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Feb 10 9

Eluana Englaro: ricordare è giusto, ma dopo un anno, cosa è stato fatto?

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 18:33 in Riflessione


Cosa è stato fatto dopo un anno dalla morte tragica di Eluana Englaro?

A poco servono le lacrime di coccodrillo dei politici che oggi hanno espresso pentimento per non avere fatto abbastanza. Dopo la morte di Eluana - ce lo ricordiamo - tutti hanno chiesto al governo di fare passi in avanti affinchè la vita possa essere salvaguardata insieme alla giusta volontà di chi - con diritto - chiede che sul proprio corpo non ci si accanisca inutilmente.

Ma oggi, dopo un anno quali frutti raccogliamo? Quali passi sono stati fatti escludendo le inutili promesse politiche e le lotte ideologiche pressochè sterili?

E' giusto riflettere su questo, insieme ad altri elementi importantissimi, quali la necessità di coltivare sempre più l'umanizzazione del fine vita e la serietà del rapporto medico-paziente.

Ci aiutano a riflettere alcuni contributi apparsi oggi sull'Agenzia SIR.

“Eluana Englaro ci ha lasciato una straordinaria eredità: difendere la vita e il suo intrinseco valore soprattutto nelle condizioni di massima fragilità”. Con queste parole, per proporre la prima riflessione, l’Associazione Scienza & Vita, promotrice della campagna “Liberi per Vivere”, ricorda la giovane donna deceduta per sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione assistite.

“Quanto è accaduto a Udine ci interpella in ambito culturale, morale, giuridico e legislativo. – ribadisce Lucio Romano, copresidente dell’Associazione Scienza & Vita, in una nota – Inoltre, la sensibilità dei cittadini è oggi molto più avvertita, così come quella di parlamentari e opinionisti”. “Le questioni delicatissime in merito alle gravi disabilità e al fine vita – conclude Romano – appaiono oggi come una grande questione democratica, che richiede il coinvolgimento di tutti coloro che vogliono tutelare la vita delle persone come Eluana Englaro. E’ una questione di giustizia, che investe il diritto alla vita e che non può legittimare un inesistente e improponibile diritto di morire, che affonda le sue radici in una concezione distorta e distruttiva della libertà individuale”. 

A chiedere una accelerazione della legge è Marco Costalli, dell'MCL (Movimento cristiano lavoratori).

“Il dolore e il rammarico espressi dal presidente del Consiglio, e dai ministri Sacconi e Roccella, a un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro, sono sentimenti che condividiamo in pieno e che non possono essere cancellati dal tempo”: è quanto ha dichiarato oggi il presidente del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), Carlo Costalli. Secondo Costalli “rattrista, preoccupa e fa sentire impotenti il fatto che non si sia potuto evitare una morte così atroce, indegna per un essere umano, una morte stabilita non da Dio e dalla natura ma dai vuoti legislativi e dalle sentenze dei giudici”. Di qui l’auspicio che “il ricordo di Eluana sia seguito da una rapida approvazione di una legge sul fine vita, che eviti per il futuro simili crudeltà”. 

Altre riflessioni le trovate sul sito del SIR a questo link.

 

Feb 10 8

Il Papa conferma la linea dura della Chiesa contro la pedofilia.

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 18:34 in Riflessione


Benedetto XVI è tornato a parlare di diritti dell'infanzia d anche delle situazioni nelle quali questi diritti non sono tutelati o - peggio ancora - sono violati.

Lo ha fatto ricevendo i partecipanti all'assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia.

Quste le parole del Pontefice.

«La tenerezza e l'insegnamento di Gesù  hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura».

«La Chiesa, lungo i secoli, sull'esempio di Cristo ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare».

Parole che esprimono ancora una volta l'attenzione del Papa circa uno dei temi più gravi per la società ed uno di quelli più "scottanti" per la vita della Chiesa.

Le parole del Papa dicono però molte più cose di quelle che si possa immaginare.

Certamente esprimono una verità: la Chiesa  ha sempre avuto premura per i bambini, fa da sempre moltisismo per tutelarne la crescita, l'istruzione, la salute.

La Chiesa non è un covo di pedofili (come qualcuno ancora tenta di farci credere). Essa al contrario è stata per moltissimi secoli l'unica agenzia che tutelava i bambini, sostenendoli nelle difficoltà famigliari, sociali ed educative.

La Chiesa certamente ha ed ha avuto al suo interno dei membri (non solo facenti parte del clero) che hanno tradito il messaggio e l'insegnamento del Signore, riferito all'amore per tutti ed alla carità, in modo particolare nei confronti dei bambini e delle persone più povere ed indifese.

E' questo un male gravissimo che però non fa parte dell'essenza costitutiva della Chiesa. E' un male che ha colpito direttamente ed indirettamente alcuni membri anche della gerarchia e del clero...ma non può ssere considerato un "male endemico".

Allo stesso tempo, per il ruolo della chiesa e soprattutto per la sua "essenza", esso è un male che chiede di essere estirpato ed impedito totalmente e con estrema forza.

Ed in questa direzione tutti non possono che essere concordi nel dire che Papa Benedetto XVI ha fatto e sta facendo moltissimo.

La linea è dura, e si vede. Le posizioni del vaticano fermissime, le condanne anche. Condanne che vengono richieste sia in ambito canonico che civile.

Ma è chiaro che tutto ciò rientra in una azione costante della Chiesa e non è invece (come alcuni pensano) un modo un po' tattico per correre ai ripari, soprattutto di fonrte ad una opinione pubblica che è stata veramente colpita mediaticamente dai recenti scandali legati alla pedofilia.

La Chiesa è sempre stata attenta a tutelare i piccoli, ed è sempre stata premurosa nei confronti dei suoi sacerdoti, soprattutto in ambito formativo, affinchè potessero sperimentare la via del celibato in modo salutare, equilibrato e non frustrante, costruendosi al contrario una sana affettività e sessualità.

Concludento: le parole del Papa sono state forti. Direi...nuovamente...forti. Forti, attente e vigilanti su un tema molto serio che merita di essere seguito, affrontato con decisione e serietà, ma anche all'interno di una visione reale e non camuffata da letture ideologichee "mediatiche".

La Chiesa non è retrograda e fatta di proibizioni. Sono state queste le parole di Benedetto XVI, parlando ieri ai Vescovi scozzesi radunati a Roma.

“Troppo spesso la dottrina della Chiesa viene percepita come una serie di proibizioni e posizioni retrograde”, quando invece la realtà proposta dalla Chiesa “è creativa e vitale, e è finalizzata alla realizzazione più completa possibile del grande potenziale di bene e di felicità che Dio ha impiantato all'interno di ognuno di noi”.

Il Papa – che visiterà il Paese nell’ambito del suo viaggio apostolico nel Regno Unito a settembre – ha fatto riferimento alle “sfide” che la Chiesa di scozia è chiamata ad affrontare di fronte alla “crescente marea di secolarismo nel vostro Paese”. Ed, entrando nei particolari, il Papa ha aggiunto: “Il sostegno all'eutanasia colpisce nel cuore la concezione cristiana della dignità della vita umana. I recenti sviluppi in materia di etica medica e alcune delle pratiche promosse nel campo dell'embriologia destano grande preoccupazione. Se l'insegnamento della Chiesa è compromessa, anche leggermente, in uno di tali settori, diventa poi difficile difendere la pienezza della dottrina cattolica in modo integrale. I pastori della Chiesa devono, pertanto, continuamente richiamare i fedeli alla completa fedeltà al Magistero della Chiesa, e allo stesso tempo, sostenere e difendere il diritto della Chiesa a vivere liberamente nella società secondo le sue convinzioni”.

Il Papa ha chiesto infine  ai presuli scozzesi di far capire alla gente del loro Paese che “la Chiesa offre al mondo una visione positiva e stimolante della vita umana, della bellezza del matrimonio e della gioia della paternità”.

E’ una visione – ha aggiunto – “radicata sull’amore infinito, trasformante” di Dio “per tutti noi”. “Siate sicuri di presentare questo insegnamento in modo che sia riconosciuto come messaggio di speranza”.

Peccato che, un po' per semplificazione un po' (forse) per superficialità, tanti giornali tendono ancora a considerare la Chiesa in modo totalmente diverso, soprattutto quando essa si pronuncia in ambito morale ed etico.

Non solo, troppo spesso, i media si spingono anche a dare interpretazioni fin troppo affrettate di alcuni pronunciamenti ecclesiali, dimenticandosi (apposta) che la Chiesa oltre che essere maestra è anche "madre" e questo lo dimostra con le sue parole e con le attenzioni quotidiane di tanti pastori e laici nei confronti proprio di quelli ai quali si vuole a tutti i costi far credere che la Chiesa sia una "matrigna cattiva".

Quante volte si sente o si legge..."la chiesa scomunica", oppure "la chiesa non accetta", ecc..?

Se si conoscessero meglio le posizioni vere della Chiesa, e si seguissero tutti i suoi pronunciamenti e le sue azioni pastorali, e non solo techicamente dottrinali, forse un certo linguaggio potrebbe essere moderato, e la Chiesa potrebbe essere vista da tutti senza diffidenza e senza paura, come una madre attenta  e certamente seria...quale essa è.

 

Seconod l'oncologo Umberto Veronesi, la eligione sarebbe per definizione (!) integralista, mentre solo la scienza sarebbe capace di porsi dubbi alla continua ricerca della verità.

Verrebbe da dire: vallo a spiegare ai primi scienziati che erano tutt'altro che atei, anzi uomini di religione, di fede ed addirittura in un certo qual modo dei...mistici.

Ma veniamo alle parole di Veronesi.

«Scienza e fede non possono andare insieme - ha affermato l' oncologo - perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di legenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti».

Secondo Veronesi, così, la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza, è la sua tesi, si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l'uno dall'altro, che non possono essere abbracciati tutti e due. Nel corso della trasmissione si Sky TG 24 pomeriggio, l'oncologo ha poi ricordato di venire da una famiglia religiosissima, «ho recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni», ma di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. «Perché - ha concluso - mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico».

La domanda viene subito spontanea. Come facevano i maggiori studiosi del passato ad essere TUTTI credenti? Non parlo solo dei cattolici o dei cristiani, ma anche degli islamici, arabi, dai quali derivano tantissime fondamentali invenzioni.

Senza contare i filosofi...o forse loro non sono scienziati? La filosofia è integralista come la "cosiddetta" religione?

Insomma, a sentir parlare Veronesi, sembrerebbe che gli unici scienziati siano coloro che rinuncino d alcun riferimento religioso, filosofico ed etico...

A parte il fatto che questa tesi ridurrebbe di moltissimo il numero dei "veri scienziati", sono alquanto spaventato per le conseguenze che - se essa fosse vera - si potrebbero avere: immaginate un fisico atomico senza una fede, un genetista senza etica, un medico senza  filosofia?

Liberi, per carità, di essere laici...ma neppure prendere tuti per cretini, volendo far passare la "scienza" per la fede laica del 3° millennio!!

 

Feb 10 3

Sempre più depressi sul web? Lo dice uno studio americano.

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 15:04 in Riflessione


L'utilizzo eccessivo di internet - riferisce la Repubblica di oggi - potrebbe causare depressione. Ma potrebbe essere anche il contrario: cioè chi è già più incline alla depressione è maggiormente spinto a passare molte ore sul web. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Psychopathology.

Gli esperti dell'Università di Leeds hanno intervistato 1.319 persone tra 16 e 51 anni raccogliendo dati sul loro uso di internet e valutando la presenza e l'entità di sintomi depressivi; l'1,2% del campione è risultato affetto da dipendenza da web ed è emerso che l'essere connessi per un tempo eccessivo è associato a sintomi depressivi. È possibile che chi usa troppo internet al punto da sostituire le relazioni sociali reali con quelle virtuali sia più a rischio isolamento e depressione.

Lo studio sembra essere serio, anche per il fatto che non punti il dito necessariamente contro internet, quasi come se fosse la causa della depressione giovanile.

Prosegue l'articolo.

«La nostra ricerca indica che l'uso di internet è associato a depressione», spiega Catriona Morrison, che ha guidato lo studio, «ma ciò che non sappiamo è se c'è un meccanismo di causa-effetto, ovvero se internet causa la depressione o se invece chi è depresso tende a collegarsi di più al web. Quello che invece è chiaro», aggiunge Morrison, «è che per un piccolo sottogruppo di persone l'eccessivo utilizzo del web potrebbe essere una spia allarmante di una tendenza alla depressione».

Sinceramente non me la sento di screditare studi del genere che - almeno questo - fino a prova contraria certifichino come non si possa scendere sempre alle solite semplificazioni quando di parla di effetti sociali dei media elettronici ed anche - specificatamente in questo caso - di effetti psicologici.

E' chiaro ed anche ovvio...direi...come effetti psicologici ce ne siano e come. E' chiaro anche come l'utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione modifichi il modo che abbiamo di percepire la realtà che ci circonda, gli spazi, il tempo, e - alla fin fine - noi stessi e le nostre relazioni.

L'errore che non dobbiamo fare è quello di lasciarci andare a semplificazioni o peggio ancora a "demonizzazioni" dei media diitali.

E ciò che al contario dovremmo fare è mantenere alta la nostra sensibilità etica e pedagogica, nel momento in cui questi strumenti ci trovassimo ad utilizzarli oppure nel momento in cui - ad esempio come genitori o educatori - ci trovassimo a doverli "fare usare bene" ai nostri ragazzi e giovani.

Ovviamente per fare in modo che anch'essi non entrino nel numero degli asociali o psicopatici...di internet e del web!

 

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