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Nov 0917

Alcune voci critiche sul vertice della FAO: Unicef e PIME

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 18:28 in Riflessione


E' tutt'ora in corso il vertice della FAO, e già si fanno sentire (così come nei primi giorni) le voce critiche.

Ne riporta alcune, molto significative, il sito dell'agenzia cattolica SIR.

Per prima vi offriamo la voce di Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia.

“Conferenze e vertici inutili. Fiumi di parole e promesse non rispettate”: lo afferma oggi Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia, esprimendo rammarico per come sta andando il vertice Fao in corso a Roma. A suo avviso “si sono dette molte parole ma nessun passo avanti da parte dei Governi nella direzione di maggiori stanziamenti e di nuove politiche per combattere la fame nel mondo”. Stesso timore viene espresso in vista della prossima Conferenza sull’Infanzia organizzata dal Governo a Napoli: “Sappiamo già che assisteremo solamente a fiumi di parole – dichiara il presidente dell’Unicef -. Non possiamo dimenticare gli insuccessi fin qui conseguiti: Garante Nazionale dell’Infanzia, mai istituito; continui tagli alla Cooperazione che ci pongono agli ultimi posti tra i Paesi donatori; mancato rifinanziamento al Fondo per la lotta contro l’Aids e infine, anche se ripetutamente annunciato lo scorso anno, Piano Nazionale per l’Infanzia non ancora approvato. C’è poco da celebrare, anche perché mentre nel mondo falliscono tristemente vertici e conferenze, assistiamo a una deriva pericolosa di indifferenza”. “Noi che lavoriamo ogni giorno in tutti i Paesi del mondo e in situazioni di grande difficoltà – conclude Spadafora -, viviamo con disagio l’impossibilità di raggiungere, proprio nel nostro Paese, risultati concreti a favore dei bambini italiani e di tutto il mondo”.

Altra voce importante, attiva in prima linea nei paesi dove la fame attanaglia di più le popolazioni, è quella del PIME (Pontificio consiglio missioni estere).

“Mentre alla Fao si facevano grandi discorsi sulla sicurezza alimentare, mentre il Papa nel suo discorso denunciava con parole così chiare lo scandalo della speculazione sui prezzi dei cereali, qualcun altro agiva”. Lo afferma la rivista del Pime (Pontificio istituto missioni estere) “MissiOnline.org”, citando l’intervento di Benedetto XVI nel quale ha chiesto ieri di “contrastare l'egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci”. E proprio ieri, 16 novembre 2009, “il contratto future sul prezzo del grano con scadenza marzo 2010 alla Borsa di Chicago ha guadagnato il 2,90 per cento – informa la rivista del Pime -. Chi ha acquistato questo titolo il 1° ottobre 2009, cinquanta giorni dopo ha già ottenuto un rendimento del 18 per cento. È vero che il livello di partenza - al 1° ottobre 2009 - era molto basso, ma è proprio su queste oscillazioni che gioca la speculazione. In questi ultimi giorni sono stati scambiati quotidianamente oltre 2 milioni di contratti di questo genere. Tutti di contadini e aziende alimentari che volevano garantirsi l'acquisto o la vendita di scorte di grano a prezzi ragionevoli?”

Nov 0916

Benedetto XVI alla FAO: diritto a scegliersi il modello economico.

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 17:41 in Cronaca


Non solo carità ma GIUSTIZIA. Sembra che siano state proprio queste le parole intimamente presenti in Benedetto XVI nel momento in cui si è rivolto, oggi, alla FAO.

"Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori!". E' con un'esclamazione che Benedetto XVI ha concluso il suo discorso al Vertice Mondiale. Un discorso che era cominciato con un'analisi della situazione economica mondiale. "La Comunità Internazionale - ha detto - sta affrontando una grave crisi economico finanziaria. Le statistiche testimoniano la crescita del numero di chi soffre la fame e a questo concorrono l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la diminuzione delle disponibilità economiche delle popolazioni più povere, il limitato accesso al mercato e al cibo".

Per favorire un adeguato approvvigionamento alimentare a tutte le popolazioni del pianeta, "è necessario contrastare il ricorso a certe forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo consumo e privi di una prospettiva di più ampio raggio e soprattutto l'egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci", ha aggiunto il Papa nel suo discorso.

Fra le cause all'origine della grave crisi alimentare mondiale, non c'è solo l'aumento demografico, ma anche l'eccessivo e sconsiderato uso delle risorse ambientali, un legame importante fra cambiamenti climatici mondiali e questione alimentare. Lo ha aggiunto il Papa durante il suo intervento. "I metodi di produzione alimentare - ha detto Benedetto XVI - impongono un'attenta analisi del rapporto tra lo sviluppo e la tutela ambientale. Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta è la causa prima di ogni degrado dell'ambiente".

"La Chiesa non intende interferire nelle scelte politiche - ha sottolineato il Pontefice - essa, rispettosa del sapere e dei risultati delle scienze, come pure delle scelte determinate dalla ragione quando sono responsabilmente illuminate da valori autenticamente umani, si unisce allo sforzo per eliminare la fame". "E' necessario - ha aggiunto il Pontefice - maturare una coscienza solidale, che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni". Secondo il Papa teologo, infine: "riconoscere il valore trascendente di ogni uomo e di ogni donna resta il primo passo per favorire quella conversione del cuore che può sorreggere l'impegno per sradicare la miseria, la fame e la povertà in tutte le loro forme".

Parole che marcano decisamente il passo, da una visione caritatevole della soluzione contro la fame.

Parole che chiedono impegni concreti, politici ed economici.

Peccato che rimarranno parole inascoltate. Anzi...già sono state inascoltate. Da tutti gli osservatori è arrivato infatti già un giudizio stroncante e definitivo su questo summit: TANTE PAROLE, NESSUN FATTO.

Nov 0911

FAO: bambini continuano a morire di fame. Io ci sto...la petizione on line.

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 20:08 in Cronaca


La fame nel mondo colpisce sempre più persone. E mentre noi siamo qui a litigare per delle inezie, mentre i nostri politici si aggiustano le loro cose....questi bambini ci lasciano la pelle, anche per la nostra indifferenza.

Di fronte a questa catastrofe immane, la FAO ha deciso di intraprendere una importante campagna di sensibilizzazione.

«Uno, due, tre, quattro, cinque: ecco un bambino è morto di fame». Semplice, secco, senza musica né immagini. Solo Jacques Diouf davanti ad uno sfondo nero. Pochi secondi di video per lanciare sul sito http://www.1billionhungry.org./ la petizione online per dire «I agree», «sono d'accordo, dico no alla morte per fame» che oggi, nel 2009, mette a rischio la vita di oltre un miliardo di persone in tutto il mondo.

Queste le parole del Corriere della Sera che ci parla dell'iniziativa.

E a promuovere tale iniziativa, oltre che a metterci direttamente la faccia, è il direttore generale della Fao.

Diouf lancia l'iniziativa - riferisce ancora il Corriere - in vista del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre prossimo e che radunerà molti grandi della terra a parlare di sicurezza alimentare. Ma soprattutto di emergenza fame.

«Con un solo clic - spiega Diouf - chiunque potrà registrare il proprio dissenso rispetto all'attuale situazione che vede oltre un miliardo di affamati nel mondo e ogni clic servirà come spinta ad agire per i nostri capi di Stato e di governo». L'obiettivo di Diouf è quello di ottenere un miliardo di adesioni, come gli affamati: «Sono sicuro riusciremo a raggiungerlo».

Anche io ci sto, ed attraverso le pagine di Passi Nel Deserto propongo anche a voi di sottoscrivere l'appelo.

IO CI STO. IO SONO 'ACCORDO ...e voi?

Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, in una conferenza stampa ad Assisi, rispondendo ad una domanda sul documento Chiesa e Mezzogiorno, ha detto a chiare lettere che i mafiosi sono fuori dalla Chiesa.

Anche se non lo si dice esplicitamente infatti, così come già Giovanni Paolo II aveva ammonito, «Non c'è bisogno di comminare esplicite scomuniche perchè chi vive nelle organizzazioni criminali è fuori dalla comunione anche se si ammanta di religiosità.»

«Piuttosto - ha aggiunto - non si risolve questo dramma sociale che si estende a tutta l'Italia, e non solo al Sud, solo richiamando l'esclusione dalla Chiesa, ma si risolve con un impegno di tutti, della istituzioni, della magistratura».

I mafiosi quindi sono fuori dalla Chiesa, ma il problema non è questo.

Il problema è la responsabilità "positiva" di tante persone che si dicono cristiane, difronte al problema della criminalità al sud e della mafia in tutto il paese.

Gridare alla scomunicare serve oppure no? Forse è questo che giustamente i Vescovi volevano sottolineare.

Ed è anche abbastanza curioso che la società civile e politica, oltre che i media, "cerchino" la scomunica in un documento della Chiesa - tra l'altro un documento di una chiesa locale - mentre poi se su altre temi la Chiesa si propone anche in maniera più blanda viene subito tacciata di essere "retrograda" e "medioevale".

Questa cosa è davvero curiosa....e fa sorridere. ma si sà...troppo spesso la tentazione di farci una Chiesa a nostra immagine e somiglianza è troppo forte....

Ed invece la scelta dei Vescovi è stata più radicale e forte: puntare sulla responsabilità di tutti i cittadini nei confronti di un cancro sociale (e non solo localizzato) come quello della malavita. Un cancro che coinvolge la politica, come i mezzi di informazioni dove il ricatto - ormai - è all'ordine del giorno.

Un cancro che colpisce la famiglia mafiosa siciliana o calabrese, com il commercialista, l'imprenditore o l'avvocato di Milano che di fatto contribuiscono con i loro servigi a ripulire i denari sporchi degli omicidi compiuti per strada a Napoli...

Sono con la nostra responsbailità si può così sconfiggere la "mafia globalizzata", presente ad ogni livello della vita civile.

La cosa strana è che sono i Vescovi a parlarne (ed anche a sentirsi criticare velatamente durante le conferenze stampa...) e non i politici....davvero strano.

Nov 09 9

Il crocifisso che parla all'uomo: ecco perchè deve tacere.

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 09:40 in Riflessione


Vi propongo, questa mattina, una riflessione di Paolo Bustaffa - direttore del SIR, sul tema del crocifisso nelle aule scolastiche e nei luoghi pubblici.

Buona lettura.

 

CROCIFISSO - Il silenzio e la parola
Tace oppure ha un linguaggio diverso?

"Un giorno, mentre dipingevo all'esterno il muro di una casa a Skhodër, tracciai come al solito il piccolo segno di croce prima di cominciare a prendere il cibo su un mucchio di pietre. Una fanciulla di cinque anni che mi guardava lavorare si avvicinò e mi disse: 'No, no! Non è così! Devi fare il segno di croce prima sulla fronte, poi sul petto a sinistra, a destra e per finire unire le due mani!'. Domandai a questa fanciulla: 'Chi ti ha insegnato a fare il segno di croce?'. Ella mi guardò e rispose: 'Mia madre'".
L'incontro è raccontato da Leon Kabashi, un francescano condannato ai lavori forzati e sopravvissuto al massacro di vescovi, preti e laici, avvenuto in Albania dal 1944 al 1991 durante il regime di Hoxha.
La sua storia, con altre ancor più tragiche, é nella raccolta di testimonianze "Hanno voluto uccidere Dio" (Ed. Avagliano, 2007), curata da Didier Rance.
Accanto a questo libro il testo della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo con la quale, il 3 novembre, viene chiesta la rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici.
Una madre italiana chiede a una Corte di rimuovere il crocifisso perché teme per la libertà dei figli e una madre albanese insegna a fare bene il segno della croce perché vuole la libertà dei figli.
Si aprono domande e riflessioni.
Popoli interi nella storia europea, e non solo, si sono rivolti al crocifisso nei momenti di disperazione, sofferenza, distruzione.
Vi si sono aggrappati.
Hanno avvertito una presenza silenziosa nell'attraversare la notte e il deserto.
L'Europa non è nella sentenza di una Corte e la stessa Unione europea ha dato un primo segnale di distanza, l'Europa è nella gente che domenica scorsa affollava la cattedrale di Budapest dove veniva proclamato beato il vescovo martire Meszléni. L'Europa è nella gente che pone il crocifisso nella propria casa come lo pone all'incrocio delle strade, nel centro delle piazze e davanti ai cancelli dei cantieri navali di Danzica, l'Europa - e il mondo - è nei milioni di giovani che si preparano a incontrare Benedetto XVI a Madrid.
Questa Europa sa che il silenzio del crocifisso non è assenza di parole.
Il crocifisso non tace, parla con un linguaggio così diverso ma così diretto al cuore e alla mente che anche i sordi lo odono.
Il crocifisso non ha parole, è egli stesso parola: dentro la storia e dentro la cultura.
Presenza che ha fatto nascere domande non solo in scrittori, poeti, filosofi, scienziati ma anche in persone umili, emarginate, indifese. Negli stessi bambini.
Ogni domanda contiene il desiderio o l'attesa di una risposta.
Forse l'inquietudine di una ricerca e la serenità di un Incontro, come il crocifisso propone, danno fastidio a una Corte.
Il crocifisso, infine, è posto sulle vette delle montagne come è posto sulle vette dei pensieri.
Raggiungere le grandi altezze è fatica per tutti, credenti e non credenti ma è a quelle altezze che avviene l'incontro con la Bellezza.
La cultura è sempre stata compagna di cordata della fede nella salita verso la cima, verso la verità, e il crocifisso è sempre stato la bussola che, in tempi e modi diversi, ha indicato la direzione del comune cammino.
Non si è mai imposto con la forza e un Papa ha chiesto perdono per coloro che nella storia lo hanno tradito usando la violenza per farlo conoscere.
Il crocifisso ha sempre voluto essere il volto della libertà più alta, quella che porta a rinunciare a se stessi per fare spazio agli altri fino alle estreme conseguenze.
Di tutto questo una donna italiana e una Corte europea non si sono accorte ma se ne è accorta l'Europa della gente, l'Europa della cultura, l'Europa delle radici cristiane, perfino l'Europa delle istituzioni.
È questa Europa che Benedetto XVI chiede ai cattolici e a ogni persona di buona volontà di costruire con un sussulto di impegno culturale e politico perché, alla pur doverosa denuncia di inadempienze e di lacune delle Istituzioni, si accompagnino, con la memoria, un pensare e un agire che sostengano l'Europa nel rispondere alla sua vocazione alla vita, alla pace, alla giustizia.

Paolo Bustaffa

 

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