Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
ANDATE A VEDERE IL CODICE DA VINCI!!
Chiamatela appello o provocazione, chiamatela come volete....ma, per favore, andate a vedere "Il Codice Da Vinci"( o leggete pure il libro).
Dopo avere letto ancora oggi su Repubblica l'ennesimo articolo a riguardo delle "reazioni" ecclesiastiche alla imminente uscita del film ispirato dal romanzo di Dan Brown "Il Codice Da Vinci", mi sono fatto - lo confesso - un po' di violenza....e ho deciso di ritornare sull'argomento del quale avevo già precedentemente trattato, scrivendo questo post.
Voglio prima di tutto ringraziare il blog Gasolina per il post pubblicato pochi giorni fa. Post al quale non posso non fare riferimento.
Mi riferisco al giudizio negativo che viene espresso in merito alle proposte "controrivoluzionarie" di boicottaggio, ed a quello positivo circa l'atteggiamento dell'Opus Dei.
Concordo pienamente con quello che si dice nel Post. Voglio citarlo.
Insomma, qui nessuno dice che Brown (e prima di lui Baigent e Leigh) abbiano ragione. Qui si dice che le idee si combattono con le idee. Non con i boicottaggi.
Colgo l'occasione per fare alcune considerazioni di carattere puramente personale.
Il testo al quale ci si riferisce è un ROMANZO: questione non di secondaria importanza. Tutti sanno che differenza c'è tra un romanzo ed un qualsiasi altro tipo di testo. I generi letterari diversi, presuppongono diversi modi di porsi nei confronti del testo stesso. Non si legge un romanzo come si leggerebbe un testo scolastico....e qui scivoliamo nell'ovvio.
Tra l'altro, il fatto che l'operazione commerciale legata al testo abbia presupposto il passaggio alla versione cinematografica, sottolinea ulteriormente questo elemento.
Seconda considerazione, questa volta riguardante anche i precedenti testi a cui faceva riferimento il post su Gasolina.
Questi testi infatti si proponevano come testi storici.
E anche se fosse, che problema ci sarebbe per i cristiani se fossero pubblicati dei testi storici "contrari" alle nostre idee? Fino a prova contraria la "storiografia" è una scienza, ed ognuno può confrontarsi scientificamente con qualsiasi testo, secondo letture differenti, o, ancora, facendosi aiutare da "strumenti intellettuali" vari nel metodo e nell'impostazione anche ideologica.
Se - come sembra - la base storica ai testi di Brown (e degli altri autori) in quanche modo risulta deficitaria, sarà compito di un lettore "serio" approfondire l'argomento ed utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione per affrontare la lettura del testo in modo più consapevole.
Insomma....non vedo perchè avere paura di un testo, in qualunque modo si ponga nei confronti del lettore...
Semmai ci si potrà seriamente confrontare su di esso, con tutti gli strumenti anche scientifici che la nostra "intelligenza" ci metterà a disposizione, senza avere paura del "confronto delle idee".
Da cristiano e credente vado oltre e dico: anche senza avere paura della propria prospettiva di fede che - se adulta - non può e non deve temere nessun "nemico".
Mi piace in questa occasione ricordare quello che i Vangeli riferiscono: non ci rende impuro quello che entra dalla bocca (dalle orecchie, dagli occhi, ndr), ma quello che esce dal cuore.
Certo: forse qualche Cardinale non crede che i cristiani possano essere così adulti da "coltivare un cuore puro" e pensa che sia perciò più facile porre dei veti, al fine di evitare che occhi, bocca e orecchie entrino in contatto con qualche cosa di "male"....ma questa non mi sembra una prospettiva "educativamente" responsabilizzante, ed adulta.
Scusate lo sfogo domenicale....
Il romanzo di Dan Brown è arrivato al grande pubblico, ma mi ripeto, ritengo che qualunque discussione più seria vada impostata dopo aver letto il saggio dal quale è stato plagiato. Perchè quello si propone soprattutto come inchiesta giornalistica.
Credo che più o meno concordiamo....anche se non è obbligatorio ( anzi....a me piace parlare con persone che la pensano diversamente da me!).
Mi permetto solo di aggiungere una considerazione, peraltro abbastanza banale.
A dire il vero, il testo, nel suo prologo, non si propone STRETTAMENTE come "storico".
Quello che fa, invece, è di inserire nella tessitura tipica del romanzo (o del thriller se si preferisce) una serie di agganci contestualmente congruenti ad ambiti quali la storia dell'arte, la storia biblica, l'archeologia, l'iconografia, la storia delle religioni....
Questi agganci "verosimili" e "possibili" rendono interessante ed avvincente (per chi lo reputa tale) il testo; lo agganciano alla realtà....anche se non si dichiara mai che esso parta da dati storici. A meno che non consideriamo il genere letteraio del romanzo di Brown un genere "realistico" solo per il fatto che si svolge in luoghi realmente esistenti...
Insomma....confermo l'abilità dell'autore nel confezionare un prodotto senza dubbio appetibile e "funzionante" dal punto di vista del "lettore medio".
Sono abbastanza daccordo con lei, donpaolo (e non ho mai pensato alle sue parole quando parlavo di rilassatezza).
Leggendo il suo ultimo post riflettevo, e ho ricordato i primi tempi in cui si parlava di questo romanzo. La parola chiave era proprio ROMANZO. E per tale l'ho sempre considerato, mai preoccupandomi della sua esistenza. La recente (e crescente) preoccupazione, da parte della Chiesa, che in qualche misura (come lei diceva) si è conformata in una sorta di "sopravvalutazione", tornando indietro come un boomerang, riveste di maggior autorità il Libro di Dan Brown.
D'altra parte è anche vero però che il testo "incriminato" si autodichiara fondato su documenti certi.. e comunque arrivando in tantissime case, e tra non molto sugli schermi cinematografici (e magari poi, televisivi) è giustificata una certa apprensione. La fede è un bene prezioso, e non si deve permettere che gli animi siano confusi o turbati, laddove sia possibile agire.
Sono peraltro convinto che laddove ci sia una forte e salda fede adulta, non vi saranno problemi. Non venendo meno il discorso fatto sugli strumenti che occorre mettere a disposizione dei fedeli.
Il mio, naturalmente, non voleva essere un auspicio alla rilassatezza intellettuale nei confronti di questo fenomeno.
Ho utilizzato un linguaggio provocatorio e paradossale, se volgiamo,...ma è chiaro che ciò che Andrea dice è perfettamente condivisibile.
Sono d'accordo anche io sul fatto che non tutti i cristiani possiedono gli stessi strumenti culturali per approcciarsi nel modo più corretto ed informato possibile ad una serie di obiettive falsità metodologiche e storiche.
Però la mia provocazione va sostanzialmente in questa direzione: il boicottaggio proposto da una "certa" Chiesa che risultato può avere?
Secondo me alcuni risultati negativi:
- produce pubblicità!
- crea una artificiosa (e subdola) sopravvalutazione di un fenomeno che deve - sostanzialmente - essere valutato per il peso che ha in sè stesso
- fa passare una idea di Chiesa gravemente negativa (quella dei libri bruciati...di una volta....tanto per capirsi)
...in conclusione....credo sia ujn atteggiamento INUTILE oltre che DANNOSO.
A questo punto cosa si può fare?
Credo si debba fare una scelta di fondo: la gente non è stupida....semmai può essere meno dotata di strumenti.
A questo punto questi strumenti occorre DARLI, fornendo metodi nuovi, chiavi di lettura intellettualmente adeguate (e semplici) per affrontare nuovi problemi, nuove questioni....
Insomma...occorre avere più fiducia nella gente, ed imparare a declinare nuovi metodi di lettura ed "appropriazione" della realtà, che contemplino la possibilità della fede, ma che non siano più di ispirazione "medioevale" (nel senso oscurantista del termine).
Non quello che entra per la bocca... era in riferimento al fatto che se uno mangia il Sabato (come capitava a Gesu' e gli apostoli) non rende impuro se stesso. Ma cio' che esce dalla bocca... quindi dal cuore dell'uomo, allora si puo' renderlo impuro.
Ma gli occhi? sappiamo che l'occhio è la lanterna del corpo.. se il tuo occhio è tenebra, quanta tenebra potra' esserci dentro di te? questo discorso lo possiamo legare alla concupiscenza che viene da cio' che vediamo in generale...
Inoltre in questo specifico caso, il problema è quello di far passare per vere cose che reputiamo differenti (vuoi per storia, vuoi per fede).
In definitiva sono dello stesso parere dell'autore del blog, per certi versi.. ma rendendomi conto che non tutti i fedeli dispongono degli stessi strumenti.. e ricordando che il vangelo parla spesso di coloro che depistano l'altrui fede.. mi rendo conto che questo è uno dei casi in cui il rischio è quantomeno latente.
Non sono convinto del boicottaggio, ma neanche di un atteggiamento di assoluta rilassatezza davanti al problema.
Diffondere informazione come hanno fatto giornalisti, prelati ed altri studiosi è un ottimo atteggiamento. Auspico a tal proposito un linguaggio che sia il piu' semplice e comprensibile, e un ben disporsi da parte dei media a favore della informazione (in opposizione alla controInformazione del Cod.DaVinci)
Quando ancora di Dan Brown praticamente non si parlava ho letto il reportage storico/giornalistico che è stato plagiato per gli ormai più famosi libro+film. Per questa ragione non ho mai voluto nè leggere Dan Brown nè vedrò il film.
Ciò premesso, il libro originale ("Il Santo Graal") si divide in tre filoni fondamentali: la ricostruzione degli ultimi anni di vita del curato francese (e del suo arricchimento inapiegabile), una minuziosa e molto pizzosa (è un saggio) ricostruzione araldica della famiglia dei Merovingi, uno stimolante gioco -per loro stessa ammissione rigoroso ma semiserio- di esegesi a partire da quanto scritto nei Vangeli e quanto accertato storiograficamente di fatti e costumi della Palestina di 2000 anni fa.
Per quanto riguarda la possibilità di ricostruire ed accertare tutte le fonti citate nel libro, mi convincevo già durante la lettura dell'impossibilità di verificare il percorso ventennale degli autori e di esaminare la vastità del loro materiale.
un saluto
Don Paolo, le tue parole sono oro! E purtroppo mi confermano quanta distanza corra tra la Chiesa di base e i suoi vertici. Parlando con l'ex prete della mia ex parrocchia, ho sempre riscontrato il contatto con la vita, con la quale il precetto di fede deve fare i conti ogni giorno. Ascoltando i vescovi (non tutti, ovviamente; ma molti) ho sempre avuto la sensazione di subire una guida calata dall'alto, una specie di "ora di religione" in cui mi si chiede, quando non me lo si impone, di seguire la vita cristiana senza pormi domande.
Non vorrei che questa mia sensazione sia dettata da un luogo comune. Mi piacerebbe parlartene. Puoi girarmi una tua mail (manda pure a igorprincipe@yahoo.com)?
Grazie
mi spiace non poter aderire all'appello,ma andrò al cinema 2 o 3 volte l'anno, per cui devo centellinare le uscite. Per quanto riguarda il boicottaggio, non ho veramente parole e preferisco non commentare, che è meglio, sennò trascenderei troppo... Il problema è che ora ci sarà sicuramente qualcuno (ne ho già in mente un paio) che prenderà alla lettera gli illustri desiderata.
alle 22:58
andrea
Leggevo poc'anzi un articolo dell'Espresso nel quale, fermo restando legittimità di Dan Brown nell'inventare cio' che preferisce nei suoi romanzi, si critica proprio che l'autore all'inizio ci dica che quello che racconta è verità storica.
E' questo il punto focale, da cui nasce l'azione di "smantellamento" delle "mistificazioni" di Dan Brown.
Per chi fosse curioso, ecco il link per leggere l'intero articolo su L'Espresso:
http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?m1s=o&m2s=null&idContent=1043949&idCategory=4789
------------------------------
in particolare cito uno scorcio:
"Intendiamoci. Il 'Codice da Vinci' è un romanzo, e come tale avrebbe il diritto di inventare quello che vuole. Oltretutto è scritto con abilità e lo si legge d'un fiato. Né è grave che l'autore all'inizio ci dica che quello che racconta è verità storica. Figuriamoci, il lettore professionista è abituato a questi appelli narrativi alla verità, fanno parte del gioco finzionale. Il guaio comincia quando ci si accorge che moltissimi lettori occasionali hanno creduto davvero a questa affermazione, così come nel teatro dei pupi gli spettatori insultavano Gano di Maganza."