Amato: occorre riconoscere diritti delle minoranze Rom e Sinti
Pubblicato da don Paolo Padrini alle 09:03 in Riflessione
Il Ministro dell'Interno Giuliano Amato, ha visitato il giorno di Ferragosto, un campo nomadi romano. Parlando ai nomadi, il Ministro ha detto che il nostro ordinamento deve affrontare il problema dello status giuridico della minoranza rom e delle altre minoranze nomadi che, comunque, restano fuori dal provvedimento di legge legato alla cittadinanza agli extracomunitari.
"L'Italia è uno dei pochi paesi dove non è riconosciuta la comunità Rom - ha detto il responsabile del Viminale - eppure molte di queste persone sono pronte ad inserirsi, ma incontrano molte difficoltà a farlo sia nella scuola che nel lavoro. E' nostro interesse che il loro inserimento possa, invece, avvenire".
Ciò che chiede il Minsistro è il riconoscimento dello status giuridico dei Rom e Sinti, seppur non all'interno del provvedimento sulla cittadinanza agli extracomuntari. Il problema infatti dei nomadi è ben diverso e per certi versi più peculiare ed annoso.
Quello che è più problematico è specialmente l'alone di pregiudizio e di razzismo che pervade questo popolo, e che traspare dalla rappresentazione generalizzata che gli italiani hanno di loro. C'è poco da fare: per molti di noi italiani è diffici liberarsi dal pregiudizio e dal giudizio su quelli che vengono chiamati dispregiativamente "zingari" e che sono considerati generalmente ladri e mendicanti.
Il problema non può essere affrontato con questa superficialità. Occorre considerare perciò le parole del Ministro senza banalizzarle. Specialmente il riferimento alla necessità di ordinamento giuridico, già presa in forte ed ufficiale considerazione in sede Europea.
Da una decina d'anni, l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa ha sottolineato la necessità di riconoscere ai Rom e ai Sinti una protezione speciale ed ha altresì condannato qualsiasi forma di discriminazione, che purtroppo tuttora si verifica nei diversi Stati Membri dell'Unione Europea.
Il tutto è ben precisato nella raccomandazione del 1993. Malgrado i notevoli sforzi messi in atto dalle organizzazione nazionali, dai poteri locali e dalle organizzazioni non governative, gli obiettivi fissati sono stati raggiunti solo in parte. L'assemblea ricorda la Convenzione per la tutela dei diritti dell'uomo e le libertà fondamentali del 1950 nonché la Convenzione Europea del 1987 che vieta la tortura, pene o trattamenti disumani o umilianti, la Carta Europea (1992) sulle lingue regionali o minoritarie, la convenzione quadro del 1995 per la protezione di minoranze nazionali e la Carta Sociale Europea, rivista nel 1996.
Ma la situazione giuridica in Europa è tutt'altro che omogenea.
Da un punto di vista giuridico le Comunità rom e sinte non sono ancora considerate, in tutti i paesi membri, come minoranze etniche nazionale e pertanto non beneficiano dei diritti che questo status prevede. I Rom e i Sinti devono essere trattati come gruppo comunitario nazionale o etnico in ogni Stato membro ed i oro diritti devono essere garantiti. Esiste una Carta Europea che tutela le lingue regionali o minoritarie nonché una convenzione quadro per le minoranze nazionali e vanno applicate.
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