Grammatica della fede: la carità cristiana

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Il Vangelo che in questa domenica la Chiesa propone nella liturgia della messa recita così.

In quel tempo, Gesù diceva alla folla mentre insegnava: "Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave".
E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.
Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: "In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere".

Non affronto il commenti della prima parte del testo, sulla quale ci sarebbe moltissimo da riflettere….almeno su quanto l'atteggiamento condannato da Gesù da parte degli scribi, possa essere analogo a quello di tanti di noi credenti, e preti.

Quello che vorrei lanciare è il tema della carità. Quando noi cristiani pensiamo alla carità, la prima cosa che ci viene in mente è il "fare la carità", oppure - nella migliore delle ipotesi - l'atteggiamento di amore nei confronti dei nostri fratelli.

Quello che questa pagina tenta di dirci, è che il problema della carità (ma più ampliamente si può applicare ad ogni dimensione della nostra vita) è di "qualità" e non di "quantità". Il ricco di cui si parla nel vangelo non è carente dal punto di vista quantitativo: è ricco e dà molto. Gesù sembra voler del tutto sorvolare la dimensione quantitativa della carità, del "dare".

La vedova invece, dà "tutto": nel tutto c'è la dimensione della totalità, quindi quella della "qualità". La vedova non dà solo "tutto" quello che ha, ma "tutto quanto aveva per vivere". Il rpoblema è la "qualità" della nostra carità". E cosa differenzia un valore qualitativamente alto da uno basso, applicato alla carità?

Negli scorsi giorni un mio lettore ha scritto questa frase: "Se uno fa la carità è un buon cristiano, se uno si chiede perchè, è un comunista". Scusatemi l'azzardo, ma questa frase potrebbe essere benissimo (e biblicamente) applicata al cristiano…anzi…deve esserlo.

"Se uno dà e basta, è un filantropo. Se uno si chieder perchè quella persona è messa necce condizioni di dover chiedere ciò che non ha….è un cristiano vero".

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