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Card. Martini: sì ad una normativa sulla "fine della vita"

Domenica 21 Gennaio 2007, 10:53 in Cronaca, Dialogo, Religione, Riflessione di

 Il Cardinal Martini ha scritto oggi un importante articolo apparso sul quotidiano "Il Sole 24 ore" nel quale ritorna con attenzione, umanità e determinazione anche molto concreta, sui temi dell'assistenza medica in particolar modo al termine della vita.

Prima di tutti Martini sottolinea l'importanza della "cura" del malato, e quindi la necesità di una maggiore attenzione al mondo degli ospedali e della sanità. Le parole di Martini sono, come al solito, profonde e chiare.

Il Cardinale inizia ricordando quanto gli siano stati, anche personalmente, di grande aiuto molti medici ed infermieri. Prosegue poi dicendo: "Mi rendo conto però, con  qualche vergogna ed imbarazzo, che non a tutti è stata concessa la stessa prontezza e completezza nelle cure." E' chiaro, nell'articolo l'accenno alle numerosi questioni di "malasanità" presenti in Italia, difronte alle quali Martini prospetta soluzioni concrete. "Sarebbe quindi importante trovare assetti anche istituzionali, svincolati dalle sole dinamiche del mercato, che spingono la sanità a privilegiare gli interventi medici più rimunerativi e non quelli più necessari per i pazienti, che consentano di accelerare le azioni terapeutiche come pure l'esecuzione degli esami necessari".

La Chiesa, secondo il cardinale, dovrà essere sempre più attenta, pastoralmente parlando, a questo mondo ed alla persona del malato.

Al malato Martini si rivolge poi introducendo il tema dell'eutanasia e dell'accanimento terapeutico. Prima di tutti il Cardinale distingue tra i due interventi. Martini propone anche una cambiamento terminologico, laddove si parla di sospensione dell'accanimento terapeutico come di "sospensione dei trattamenti". Secondo Martini meglio sarebbe parlare di "limitazione dei trattamenti": questo cambiamento di terminologia allargherebbe la strada ad una maggiore considerazione di tutti quegli interventi (cure palliative, sedazione, ecc..) che potrebbero aiutare il malato a "morire bene". Ovviamente sempre distinguendo questo dall'eutanasia, intesa come un gesto che intende direttamente abbreviare la vita del malato terminale.

Martini è perfettamente a conoscenza che la questione è molto delicata, e cita direttamente il caso di Pier Giorgio Welby. Di fronte a questo caso, dice Martini, occorre riflettere sulla necessità di non trascurare la volontà del malato, in quanto "a lui compete - anche dal punto di vista giuridico, salvo eccezioni ben definite - di valutare se le cure che gli vengono proposte, in tali casi di eccezionale gravità, sono effettivamente proporzionate".

Allo stesso tempo il Cardinale parla dell'esigenza complementare a questa di non lasciare l'ammalato in una condizione di isolamento "secondo una concezione del diritto di autonomia che tende erroneamente a considerarla come assoluta".

Ma il punto forse più propositivo dell'articolo è questo e scelgo, vista la sua importanza, di riportarlo integralmente.

"Dal punto di vista giuridico, rimane aperta l'esigenza di elaborare una normativa che, da una parte, consenta di riconoscere la possibilità del rifiuto (informato) delle cure - in quanto rituenute sproporzionate dal paziente - e dall'altra protegga il medico da eventuali accuse (come omicidio del consensiente o aiuto al suicidio), senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell'eutanasia".

Martini propone anche poi un riferimento normativo già in atto, ovvero la legislazione francese in materia (qui il link alla legge francese) . Secondo il cardinale questa normativa avrebbe raggiunto, se non un equilibrio perfetto, almeno la capacità di "realizzare un sufficiente consenso all'interno di una società pluralista". 

5
5 commenti
5
26 Gen 2007
alle 10:19

curiositas

E' possibile trovare da qualche parte nel web l'articolo integrale apparso su Il sole 24 ore?

4
24 Gen 2007
alle 21:43

Marco Pagani

Sono felice di aver potuto leggere queste parole del Card. Martini. In questi tempi tristi di crociate e di "cristianesimo etnico" vorrei sentire un po' più spesso questo respiro universale, questa "medicina della misericordia" (secondo le parole di Giovanni XXIII).
Il Card. Martini è un uomo di preghiera, è un uomo spirituale, il suo testo è pacato, ma è ricco di amore verso tutti i malati.
La sua proposta è coraggiosa e sensata, e invoca una virtù tanto rara oggi, il discernimento, che dovrebbe aprirsi una non facile strada tra la difesa a spada tratta dei "principi" (fatta da altri monsignori) e il duro ideologismo di chi strumentalizza la sofferenza altrui per ottenere visibilità mediatica (come certi politici).
Martini ha ragione: la prima cosa da fare è stare accanto ai malati e accompagnarli fino alla fine della loro vita; solo così si può imparare il discernimento.

3
21 Gen 2007
alle 14:59

don Paolo Padrini

ho riportato il link scritto sul "Sole"...ma effettivamente non va....
lo cerco su internet e vi faccio sapere...

2
21 Gen 2007
alle 13:24

Marco

Segnalo che il link del post non funziona.
Ero curioso di darci un'occhiata...

1
21 Gen 2007
alle 12:19

cocoroito

Martini scrive: "Dal punto di vista giuridico, rimane aperta l'esigenza di elaborare una normativa che, da una parte, consenta di riconoscere la possibilità del rifiuto (informato) delle cure - in quanto rituenute sproporzionate dal paziente - e dall'altra protegga il medico da eventuali accuse (come omicidio del consensiente o aiuto al suicidio), senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell'eutanasia".

Martini non comprende che eutanasia significa "dolce morte". La dolce morte si può raggiungere sia sospendendo le cure che intervenendo attivamente a causare la morte richiesta dal malato.

E' la solita confusione terminologica dei cattolici. Un guazzabuglio frutto della loro mentalità scolastica e gesuitica.

In definitiva a Martini fa paura la parola EUTANASIA. Una paura infantile che gli potrebbe passare se solo tenesse presente che il rispetto della volontà del malato è il discrimine tra la libertà e l'imposizione autoritaria di cure e trattamenti sanitari.

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