Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Sono molto felice di aver letto oggi questo interessantissimo post di Fabrizio Falconi di Mysterium , nel quale propone una iniziativa secondo il mio parere molto bella.
Una sorta di "scrittura/lettura" condivisa del Vangelo di Matteo; o ancora - come l'ha chiamata Fabrizio - una specie di "meditazione virtuale".
Quale modo migliore di leggere (o rileggere) un Vangelo che non quello di scriverlo, un po' per uno? Una idea interessante e stimolante che vi ripropongo.
In fondo...leggere e ri-scrivere il Vangelo, può diventare un modo per accostarci ad un testo importante, dal punto di vista dei credenti ma anche - credo - dei non credenti; può aiutare a riscoprire "parole" magari poco comprese in passato (o a volte "subite"). Sicuramente ci potrà aiutare a comprendere, seprimentandolo, il "vero senso" del Vangelo: una "buona notizia" per noi. Una notizia che...in fondo...se rimane semplicemente "stampata" su pagine bianche, finisce per restare sterile, mentre se viene fatta nostra riesce ad essere attuale, utile e feconda.
QUELLO CHE PROPONGO IN QUESTO MIO POST E' UNA COLLABORAZIONE tra PASSI NEL DESERTO e MYSTERIUM.
Sul post di Mysterium vi invito a "scrivere" i "vostri" versetti del Vangelo di Matteo.
Su questo post vi invito a scrivere i vostri commenti (citando comunque il riferiemnto al vostro passo evangelico preferito), i sentimenti che questi testi vi ispirano, le vostre personali "risonanze", contribuendo anche con i vostri commenti - sempre in modo positivo e costruttivo - ad una sorta di "personalizzazione" del testo.
Che ne dite? A Fabrizio ed a me, è sembrata una buona idea. Speriamo possa sembrare tale anche a voi.
E' un punto di arrivo, realizzare l'inno alla carità: E' necessario prima un serio cammino di conversione personale...
bellissimo inno!
Ricordo che una volta un sacerdote aveva proposto di sostituire il proprio nome al termine 'amore'... strana sensazione si prova, ci si sente coinvolti in un impegno molto serio
E l'inno alla carità di S.Paolo? "L'amore tutto copre, tutto scusa, tutto sopporta..."
scrive Padre Pio: 'L'amore tutto dimentica, tutto perdona, dà tutto senza riserve'
belle queste considerazioni sul Battista, Pietro!
Mi fa riflettere la reazione di Gesù alla notizia della morte di Giovanni: se ne va lontano, vuole stare solo. Non ricordavo questo passaggio del Vangelo che mette così bene in luce l'umanità vera di Cristo. Ma poi, di fronte alla folla accorsa a cercarlo, Gesù mette da parte il suo dolore perchè la compassione per il dolore degli altri è più forte...più forte della morte è l'amore...un insegnamento che non voglio scordare
In quel tempo il tetrarca Erode ebbe la notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: costui è Giovanni il Battista resuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui.
ho trovato questo passo da scrivere, a primo impatto non mi suggerì nulla di particolare, poi ritornandoci col pensiero mi sono focalizzato sulla figura del Battista trovandola stupenda. Questo profeta coetaneo di Gesù la cui missione e predicazione quasi si sovrappone a quella del Cristo, quasi come uno staffettista che nella corsa fa qualche metro con l'ultimo atleta lanciato verso il traguardo per passargli il testimone.
Il "precursore" colui che predicando diceva di "preparare le strade" "convertirsi perchè il Regno è vicino".
Bene, penso che ogni figura biblica in qualche modo ci riguardi, ci coinvolga con la sua missione con la sua testimonianza, ognuno di noi è chiamato ad essere "un precursore" uno NON che prepara le strade materiali alla venuta di Cristo e del Regno (del resto Gesù non avrebbe certo bisogno di trovare viali lastricati o strade asfaltate) ma le strade dello spirito, quelle si, i sentieri del cuore sempre pieni di ostacoli, sempre troppo ingombri e tortuosi.
Penso alla sua vita austera nel deserto, diversissima dalla mia, al suo vestire, al suo cibarsi. Non mi spavento per questo, è il significato che conta, l'esempio visibile e concreto del Battista allude a ben altro, alla austerità dello spirito per liberarlo e sgombralo da tanti orpelli e carichi che alla fine lo rendono apatico, triste, infelice.
Talmente incisiva è la figura del Battista e talmente vicina nel tempo e nei luoghi a Gesù che Erode li confonde al punto che lui dopo averlo fatto decapitare lo pensa risuscitato, è singolare la cosa: resuscitato! mica è facile pensarlo, quando mai si vede qualcuno resuscitare? Eppure Erode lo pensa, quasi un ossessione. Pare che in questo ci sia un involontario ma significativo riferimento alla Resurrezione! quella grande e unica di Gesù. Precursore anche in questo il Battista?
:-)
E' vero MIRIAM! La nostra fragilità non deve spaventarci, dopotutto, come dice il salmista "Il giusto pecca 7 volte al giorno"...cio' che conta, per noi, e' che Dio ci rialza e ci perdona all'infinito!
che tale resta nella fedeltà... Per questo, se cadiamo, rialziamoci subito e ritroviamo la forza e il coraggio di ripartire...
Ho appena inserito il versetto dello "scriba divenuto discepolo del regno dei cieli". Penso che anche noi siamo "uomini (e donne) del libro", che conoscono il Signore e la sua Parola, ma dobbiamo divenire 'discepoli' del regno se vogliamo poter tirar fuori 'dal nostro tesoro' "dov'è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore" cose antiche: la legge che mai cambia e cose nuove: quello che di nuovo germoglia dentro di noi in ogni sistuazione. E chi è il discepolo se non colui che segue sempre e ovunque il Suo Maestro?
E' vero, Pietro. Proprio in questi giorni, intorno alla dura prova di un mio amico in ospedale, che si sta risolvendo per il meglio con l'aiuto del Signore, ho visto tanto bene e tante persone prodigarsi e rivelare il meglio della propria umanità. Così come vedo squarci di luce pur nelle difficoltà di tante esperienze quotidiane.
Il regno è già in mezzo a noi e dobbiamo continuare a lottare e sperare. Del resto il Signore è venuto ed è "Colui che era che è e che viene" sempre. E' per questo e poi perché lo ha detto Lui che "Non prevalebunt!"
Io voglio essere ottimista ad oltranza, finchè ci sarà umanità ci sarà anche la speranza.
Vedo ancora gente sorridere, salutare, gioire, tanta gente, anche quella che non ti aspetteresti. Finchè ci sarà anche solo un sorriso la vita non finisce.
Mi chiedo da dove venga questo con tutto il male di cui siamo circondati e di cui ho, mi piaccia o meno, anche la mia parte.
A volte trovo veramente miracoloso vedere espressioni e gesti di bene, anche minimi.
Trovo miracoloso il cibo che tutti i giorni sazia e nutre, non lo vedo tanto come una cosa dovuta, scontata, miracolosa è la volontà di vivere, meno scontata e banale di quello che in apparenza sembrerebbe.
non prevalebunt!
vero Miriam? :-)
Penso, Miriam, che rappresenti davvero quasi la 'summa' del pensiero di Gesù. E che sia la parabola dal significato più evidente, meno enigmatico (molte Sue parabole, lo sono e consentono letture assai diverse, pensiamo ai 'Talenti'). Ma anche la più inascoltata, forse.
E' significativa questa tua sottolineatura: "mentre dormivano".
Il nemico - ma il nemico di cui parla Gesù, è bene ricordarlo, non è mai (SOLO) un nemico esterno, ma il nemico è DENTRO DI NOI, perchè il diavolo è dentro ognuno di noi, ogni giorno cerca di dividere, di instillare dubbi, sospetti, ne abbiamo parlato anche nel post su Mysterium dedicato al 'pensiero cattivo' - il nemico viene quando non si ascolta, quando si dorme, quando il cervello è intontito, è fermo, è inconsapevole, è ottuso.
E' lì che cresce fertile la zizzania.
E noi capiamo perchè, in QUESTO tempo, la zizzania cresce a messi e messi. Quasi inarrestabile.
F.
io avevo accennato alla parabola della zizzania... che ne pensi, Faber?
Credo, cara Philos, che la parabola abbia un significato molto chiaro. Qui infatti è Gesù stesso a interpretarla, e a non lasciare spazio per licenzie poetiche.
Ciò che risulta fondamentale è l'atteggiamento di 'accoglienza' della semina. Come ha fatto notare giustamente Claudio, ciascuno può essere terreno sassoso, o fertile.
E in effetti è quel che siamo sempre, tutti i giorni, nelle diverse stagioni della nostra vita, e anche in un giorno, o in un'ora piuttosto che in un'altra.
Fabrizio.
ciao Miriam :)
che bello incontrarsi anche qui, mentre facciamo due passi nel deserto!
e il Faber che ne pensa della parabola in questione? :)
a proposito della vigilanza ricordata da Don Paolo, mentre scrivevo la parabola della zizzania, mi ha molto colpito: "ma MENTRE TUTTI DORMIVANO venne il suo nemico, seminò zizzania..." Ed è una vigilanza che riguarda "tutti", tutto il popolo di Dio, quasi ognuno 'sentinella' anche per l'altro...
"vigilate e pregate"...
Deo Gratias!
non dimenticherei un elemento importante in questa parabola. il seme è seminato su tutti i terreni. Poichè è Dio che semina...e Dio non sceglio "dove" seminare (cosa che noi a volte facciamo), Dio non "seleziona" il bene e chi ne è degno oppure no...
vi saluto
don paolo
se è come tu dici, Claudio, non riesco ancora a capire che tipo di terreno sono :)... forse cercavo una 'scappatoia';)
Mmmm....secondo me no, Philos. Ognuno di noi puo' essere terreno sassoso, strada, spine. O terra fertile. Nel qual caso c'e' comunque bisogno di annaffiarla continuamente con l'acqua dello Spirito Santo!
a proposito della parabola del seminatore (Mt 13,3-9; Mt 13 18-23), forse in ognuno di noi sono presenti tutti i comportamenti indicati da Gesù anche se si dovrebbe sempre tendere alla perfezione del terreno buono e fecondo...si può cioè intendere questa parabola anche come un itinerario personale attraverso i differenti territori dell'anima?
Il riferimento al giorno del giudizio, ed al "rendere conto", è strettamente legato all'atteggiamento della "vigilanza" (non nel senso solo dell'aspettare...ma in quello dello stare svegli).
Il riferimento al giudizio è nei vangeli (almeno secondo quanto percepisco io...) un riferimento "pedagogico". Un po' come quando si dice ad un bambino "attento che se no viene l'uomo nero"...si mette il bambino di fronte ad una possibilità affinchè egli capisca dove può sbagliare, e - alla fin fine - che è responsabile dlel sue azioni.
Giudizio dice riesponsabilità, responsabilità dice vita vissuta "valorizzando i propri talenti"....
Dalla Parola di Dio accolta e interiorizzata nasce, irrefrenabile, l'azione. Concordo con Don Paolo.
Il "rendere conto" nel giorno del giudizio, può sembrare una minaccia, una intimidazione. Di contro per consolarci o per defilarci sperando di passare indenni e inosservati saremmo portati a pensare che ci possa essere un vago accenno, quasi distratto, al nostro mal agire..
Ritengo invece che sarà il tempo in cui una vita intera coglierà il suo vero e reale valore, acquisterà il suo significato pieno e definitivo, si confronterà con l'Amore eterno di Dio che le si manifesterà e alla luce di questo, penso, tutto anche le cose minime, verranno illuminate e assumendo il valore che gli compete, senza più dubbi, incertezze, opinioni umane. Occorre essere preparati non ad avere tremore e paura, ma a volere vedere ogni cosa della propria vita alla luce dell'Amore e accettare con un supremo atto di umiltà, di fiducia e di speranza che l'Amore rischiari tutta la nostra vita, specialmente dove questa ha avuto angoli d'ombra a Lui nascosti.
mi voglio regalere anche oggi, domenica, nella quale ho cercato si "servire la Parola" nella Messa, una piccola riflessione personale ed intima.
36 Io vi dico che di ogni parola detta fuori posto dovranno render conto gli uomini nel giorno del giudizio.
ha scritto Fabrizio. Come non collegare questa frase all'altro testo evangelico ""Ero nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato....".
La parola e l'azione, sono realtà davvero intimamente collegate. Sulle quali verremo giudicati. Non solo sulle parole e non solo sulle azioni...poichè parola ed azione sono la stessa cosa.
Ogni nostra parola detta e non detta, ogni nostro gesto, anche apparentemente insignificante, può diventare un "gesto rilevante"....e rilevante dal punto di vista pastorale.
Con la nostra vita in tutte le sue dimensioni (parole ed opere per me significano questo) siamo chiamati a rendere presente nel mondo la presenza pastolra di Cristo....
speriamo di riuscirci
Penso che la cosa più difficile sia quella - per un cristiano, e tanto più per un sacerdote - di far prevalere sempre, e ad ogni costo la logica dell'altruismo, e dell'amore.
Oggi il versetto che mi è capitato di postare, a Mysterium è stato questo:
" Egli disse loro: " Qual è fra voi quell'uomo che, avendo una sola pecora, se questa cade in un burrone di sabato, non l'afferra e la tira su ?"
Ecco, sembra dirci Gesù, la pecora va recuperata, va aiutata comunque, anche se è 'sabato', anche se le leggi, le norme degli uomini, le convenzioni, gli usi, le convenzioni, ci direbbero che 'non si potrebbe'.
La pecora va afferrata e tirata su. Comunque.
Fabrizio.
Essere sacerdote, oggi, vuol dire stare sulla frontiera. Come ci si vive, Don Paolo? Quali battaglie affronta quotidianamente e con quali "spade"?
37 Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà, e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Spesso mi soffermo a riflettere sul significato di "radicalità" e su quanto questo concetto sia distante dalle nostre scelte e da quelle dei nostri giovani. Dovrebbero aver "voglia" di osare...potrebbero gustare la bellezza di spendersi "tutto"...e invece: quanda "mediocrità", quanta paura di prendere decisioni forti, quanta "banalità" travestita da moderazione ed umiltà....
Radicalità...vissuta nella semplicità dei "piccolo-grandi" di cui parla il vangelo...
Spero che il Signore mi aiuti in questo importante compito...essere testimone di questa "definitività"....
i piccoli siamo noi,sempre e comunque ogni giorno bisognosi di dissetarci e non sempre troviamo chi ci offre quel misero bicchiere di acqua.
40 chi accoglie voi accoglie me,e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Schema quasi geometrico in questo passo, una transizione: da voi a me, da me a colui..."voi" "me" "colui", tre stadi in successione con al centro Cristo a fare da cerniera, da anello di giunzione tra l'uomo e Dio. Non so se sia corretto attribuire similitudini a questo triplice passaggio, considerato che molte volte questo numero ricorre nella Bibbia.
Senza divagare più oltre, è di grande consolazione vedere come l'accogliere chiunque nello spirito cristiano, quindi con amore, corrisponda in modo automatico ad accogliere Dio stesso.
le parole di Gesù, a scriverle, acquistano un peso e uno spessore diverso...
grazie di cuore a Fabrizio per averci dato quest'idea 'semplice':-) ed efficace e a don Paolo per averla sostenuta
trovo interessanti profondi e condivisibili tutti i vostri commenti!e poi abbiamo la possibilità di conoscere nuovi amici...Pietro, Claudio...una bella opportunità! :-)
Ho appena inserito Mt 34 e, allacciandomi anche all'ultimo post di Fabrizio, sul ri-trarsi dal mondo per dissociarsi all'abominio che incombe, vedo che il Signore dice: "non sono venuto a portare la pace, ma UNA spada". Quindi ci dà anche uno srumento, un'arma da adoperare e mi viene in mente:
-la spada è innanzitutto la Parola di Dio, che ci nutre, ci trasforma quando diventa in noi vita, separa, tronca di netto, il male: provoca la 'separazione' da rapporti umani 'non sani' come gli eccessivi attaccamenti, che poi il Signore esplicita nei vs seguenti...
-nel testo ebraico spada ha anche il significato di "cesello", lo strumento per incidere la pietra (ci sono altre suggestioni, ma non è questo il momento)
Infatti annunciare la Verità con Semplicità non significa che questo: ESSERE cristiani, non semplicemente mostrarlo.
F.
Annunciare la Verità con Semplicità: non e' facile. Certo oggi la gente ne assimila anche troppe, di parole. Forse ha bisogno solo di VEDERE. Vedere come vivono i cristiani. I veri cristiani! Che sono quelli che rinnegano sè stessi e prendono la croce ogni giorno...
Gesù continua ad invitarci ad un cambiamento di vita,il problema nasce sempre se siamo disposti ad accoglierLo o se invece facciamo orecchie da mercanti,il suo messaggio sembra facile ma.......vado a pulirmi le orecchie:)
Proprio adesso mi è capitato di postare questo versetto, in Mysterium:
"Ecco io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe."
(Mt.10,16)
Io penso che sia proprio questo il bello di questo esperimento che stiamo facendo, Paolo, e tutti voi che state scrivendo in questi giorni.
Scrivere nel blog il versetto 'seguente' a quello che si trova già scritto 'costringe' a imbattersi in un versetto apparentemente 'a caso', che capita cioè casualmente sotto gli occhi.
E' la stessa cosa - anche se non avevano il blog - che facevano molti mistici nel medioevo (e non solo) e cioè aprire 'a caso' il Vangelo, lasciare scorrere il dito con gli occhi chiusi sulla pagina, e leggere il versetto capitato 'casualmente' sotto gli occhi, meditandolo per l'intera giornata.
Naturalmente questo 'caso' per un credente non esiste. E io ne sono convinto, perchè se si fa questo esperimento (e lo stiamo facendo ogni giorno nel blog), si scopre che QUEL determinato versetto sembra scritto proprio per QUEL determinato momento, per QUEL determinato GIORNO che io sto vivendo.
E' il caso anche di questo versetto che è toccato a me postare oggi. E che si riallaccia mirabilmente e così tempestivamente alle considerazioni che stavate facendo qui, Claudio, Pietro, Miriam, Philos, Don Paolo.
Non è facile, sembra dirci Gesù, andare a predicare in terra straniera. Parlare di Vangelo dove le orecchie sono chiuse e gli sguardi diffidenti (ma qui non si tratta di Islam o terre pagane, si tratta io credo anche del nostro vicino, della nostra realtà qui in Italia, così poco cristiana, così poco evangelica).
Non è facile per niente.
Lui ci indica due qualità: prudenza e semplicità.
PRUDENZA e SEMPLICITA'.
Questa sera mi porto queste due parole dentro il cuore.
F.
Un po' come sant'Agostino: Quanto tergiversare, prima di approdare alla fede...
Riflettendoci ancora, mi viene da tentare anche questa chiave di lettura, cioè la paura suscitata da Gesù e la conseguente richiesta di allontanarsi da quei luoghi può simboleggiare il male presente e radicato nell'uomo che lo spaventa e intimorisce davanti all'azione risanatrice di Gesù. Ia lontananza dall'Amore, l'abitudine e l'assuefazione al male ci mette paura di fronte al prodigio autentico della liberazione e della salvezza operati da Gesù.
Pietro...mi permetto di aggiungere un mio commento.
Il riferiemnto ai maiali e, specialmente, agli indemoniati presenti in un territorio straniero, sono entrambi elementi (rafforzantesi a vicenda) che vogliono dire: Gesù opera i suoi miracoli anche in terra straniera. Elemento questo molto importante per tutti i Vangeli.
Non so se l'allevare maiali fosse lecito o meno, probabilmente no presso gli Ebrei, ma se non sbaglio la zona della mandria di porci era in una regione esterna alla Giudea. Certo i richiami simbolici sono tanti e non sempre facili da leggere e interpretare.
In realtà, chiediamo a Dio di intervenire nella nostra vita. Ma non troppo. E' la radicalità del Vangelo che ci spaventa! (penso al "vieni e seguimi" di Gesù al giovane ricco...)
Condivido quello che dice Cantica: di fronte ad una guarigione così stupenda, il pensiero dei guardiani dei porci è tutto sul danno ricevuto (le loro mandrie disperse in mare) e in base a questo chiedono a Gesù di allontanarsi, proprio per non perdere i loro interessi, tra l'altro già basati su un'attività non lecita (il maiale non era e non è un alimento kosher).
Mi viene in mente che 'guardiano di porci' era diventato il figlio prodigo al culmine del suo degrado, quando si ravvede e torna dal Padre... quindi in ogni situazione, per quanto degradata, può raggiungerci la salvezza! ma c'è sempre il rischio che un meschino interesse prevalga e venga chiesto al Signore, che porta la salvezza!, di allontanarsi... tragica libertà dell'uomo
Mi si sono accese tante luci, durante le trascrizioni, che davvero diventano ascolto e meditazione.
La prima nella 'tempesta sedata': il fatto che Gesù era sulla barca con i discepoli, ma dormiva... penso ad una sua presenza che non sempre ci è manifesta, ma c'è... e quando, impauriti, i discepoli gli chiedono aiuto, li rimprovera per la loro paura e placa la tempesta... ma i discepoli non avevano ancora fatto l'esperienza che è poi quella delle folle prese dal timore dopo la guarigione del paralitico e "resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini" perché comprendono che Gesù ha agito come Figlio dell'Uomo... Una folla 'sapiente', non più tanto anonima, direi, capace di vedere nell'evento l'opera del Signore e anche di rendergli gloria!
Appena riesco a scrivere più a lungo condividerò le altre 'luci' di quest'ultima parabola!
E' purtroppo, Cantica, quello che accade quasi sempre con gli uomini. Gli uomini solitamente non riconoscono il bene. Gli uomini sono sempre 'sottili'. E cercano sempre di vedere cosa c'è dietro. Cercano sempre (o quasi) l'ombra, il dubbio, la divisione, anche laddove vi è (o vi sarebbe) una verità talmente manifesta.
F.
Ho appena trascritto il v.34 del cap. 8: "Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e ...lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio".
Aveva appena guarito un indemoniato (= aveva appena salvato un uomo e lo aveva restituito alla sua dignità) e la città lo allontana.
Non c'è posto nelle nostre città per quell'amore ... così grande da passare sopra a qualsiasi altro interesse. La persona umana, il fratello, viene dopo. Molto triste.
Spero che nei nostri cuori si crei sempre quello spazio dove la pena degli altri trova dimora.
Cantica
Grazie Fabrizio, convengo con quanto dici, ritornando con la memoria al passo di cui parli, effettivamente ho difficoltà a capirne a fondo il significato, il perchè di tre esiti differenti: il Sinedrio, il Giudizio, la Geenna, riferiti tre casi distinti, ma forse è materia complessa e difficile da trattare nel blog. un saluto!
Caro Pietro,
la mia riflessione è questa:
come spesso accade nei Vangeli, Gesù 'integra' i comandamenti dati nel Vecchio Testamento, con 'nuove' indicazioni. Che in qualche modo sono assolutamente rivoluzionarie, e in molti casi addirittura 'rovesciano' la prospettiva del Vecchio Testamento.
Quando Gesù per esempio dice che non basta amare i propri simili, ma che bisogna 'AMARE I NEMICI' perchè è questo che differenzia i cristiani, ci dà un comandamento assai arduo da seguire, ma che in qualche misura 'rovescia' gran parte dell'ottica vetero-testamentaria tutta basata sull'antitesi amico-nemico. Ricordate i Salmi: "salvami dal mio nemico."
Così anche qui, nel passo che citi tu, Gesù va assai oltre il comandamento di 'non uccidere'.
E chiede espressamente di non offendere, di non insultare, soprattutto di non mancare di rispetto gratuitamente.
Le parole, sembra dirci Gesù, uccidono quanto e forse più che la violenza. Dire a qualcuno che 'è pazzo', screditarlo, gettarlo al pubblico ludibrio è in certi casi come ucciderlo.
Fabrizio.
Grazie Alessia per il commento al mio commento, anche se non sono riuscito a capirne le attinenze, mi pare tu abbia fatto un altro genere di riflessioni rispetto alle mie e con altri argomenti comunque interessanti.
grazie! :-)
i riferimenti in San paolo sarebbero davvero moltissimi. Potremmo dire che tutti gli scritti dell'apostolo nascono dalla sua personale esperienza di uomo debole (e peccatore) che viene illuminaro gratuitamente da Dio, e - addirittura - scelto per diventare apostolo al pari degli altri. San Paolo si definiva nella scrittura che abbiamo letto ieri a messa "un aborto", l'ultimo degli apostoli...ma comunque uno degli apostoli, con eguale possibilità e diritto di annunciare il vangelo.
In tutti (o quasi) i suoi scritti è sottesa la "teologia" che si può sintetizzare in questa frase "Quando sono debole è allora che sono forte" (2 Cor 12,10).
Comunque se vuoi leggerti uno dei passi più importanti da questo punto di vista...leggi il capitolo 7 della lettera ai Romani.
buona lettura
caro don Paolo,
quando hai tempo potresti fornirmi i riferimenti agli scritti di San Paolo a cui accennavi?
buona giornata ai mysterici e ai desertici! :-)
la tensione alla meta che il vangelo ci mette di fronte, insieme alla consapevolezza della nostra "piccolezza", delle nostre difficoltà, è ciò che ci rende umani. Capaci di grandi cose poichè sempre accolti da Dio che ci vuole "grandi". San Paolo torna spesso su questo concetto...che credo sia veramente fondamentale e da approfondire...
mi sto rendendo conto, scrivendoli in prima persona, di quanto sia difficile mettere in pratica tutti gli insegnamenti di Cristo che peraltro continuano a essere i migliori che mi siano stati proposti
questo può portare a volte a farci sentire abbattuti, come se tendessimo ad una meta che percepiamo irraggiungibile nella sua totalità, ma contemporaneamente questa irraggiungibilità è forse il mistero che ci tiene avvinti a quelle Parole e ce le fa amare
Volevo provare a commentare il commento di Pietro:
Pietro ha detto:
.....gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria....
I regni del mondo e la proposta: "te li darò" come se il mondo fosse cosa che si può possedere, cosa possiede veramente di mondano l'uomo se non è padrone della cosa fondamentale: la Vita.
Come può l'uomo pensare quindi di diventare padrone del mondo, di esserne dominatore quando il mondo nessuno lo possiede, ma è lui a possedere l'Uomo a farne strumento dei suoi riti vacui, della sua mutevole ed effimera farsa.
Quale vita ricava l'uomo dal mondo se da questo alla fine viene emarginato e abbandonato, se gli lascia solo nostalgie struggenti se non gli da consolazione ma solo malinconia e tristezza.
Quale vita conquista l'uomo col mondo se poi alla fine la vede svanita e persa.
E' proprio il vederla persa, la vita intendo, che dà valore alla vita stessa. Il sentimento che dalla notte dei tempi dà peso alle cose è la paura. E'la paura il motore stesso dell'Amore. Legarsi a qualcosa per timore di doversene prima o poi separare. Bene e Male, felicità e dolore. Ogni cosa ha la sua controparte, che dà significato alla cosa stessa. La vita ultraterrena è una versione pienamente totalizzante di ciò che si dispiega già quaggiù. Una lotta continua, un equilibrarsi di due tendenze opposte. Difficilmente (per fortuna) le cose sono bianche o nere. Ma il bianco e il nero sono entrambi presenti ovunque. Da un punto di vista oserei dire matematico la questione è in realtà molto semplice. Vivere è anche soffrire e combattere perchè ognuno di noi è un campo di battaglia. In tal senso "possediamo" il mondo. Ognuno di noi è un mondo, una lotta, un arbitro di due immani potenze. E credo sia la libertà più grande cui si possa ambire. E quella di cui meno al contempo ci rendiamo conto. Ci lamentiamo del nero. Ma senza il nero non ci sarebbe il bianco (e viceversa) perchè non ce ne potremmo rendere conto.
Spero.. di essermi spiegata!
Avete inteso che fu detto agli antichi: non uccidere, chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al Sinedrio e chi gli dice: pazzo sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
tradizione antica e nuova parola si congiungono, la nuova parola forma estensione e completamento dell' antica, con due esempi nuovi aggiunti da Gesù apparentemente semplici nella loro formulazione ma che sicuramente nascondono anche altri significati che però devo ammettere, fatico a capire. Se qualcuno mi soccorre....
dimenticavo....in proposito vi consiglio di leggere questo articolo
http://www.ilfoglio.org/293/Antisemitismo_nel_Nuovo_Testamento.htm
o comunque i testi del teologo Zenger
Erich Zenger, Il primo Testamento. La Bibbia ebraica e i cristiani, Queriniana, Bologna 1997
17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
In questo passo si parla di completamento. L'impressione che questo passo potrebbe dare è quella di una superamento "storico" della religione Ebraica che sarebbe stata cancellata o resa "inutile" dal "superamento" cristiano.
Questa idea è considerata dagli esegeti odierni errata. Tanto che alcuni propongono di non parlare più di "Antico testamento" e "Nuovo Testamento", ma di "Primo" e "Secondo" testamento. Il rapporto tra relgiione ebraica e religione/fede cristiana è ben più complesso; non si può certamente risolvere dicendo..."prima c'erano gli Ebrei, adesso ci siamo noi"...e non dico questo per "correttezza politica"...
da ciò che mi è stato insegnato, circa la lettura esegetica del testo del Vangelo, posso dire che le indicazioni topografiche o geofragiche non sono mai marginali. Nascono innumerevoli spunti anche attraverso questi apparentemente semplici dettagli...hai ragione Pietro
Eh sì, Pietro. La cosa poi veramente strana dei Vangeli è che spesso, quasi sempre anche quei passaggi apparentemente marginali, geografici o topografici, contengono anch'essi una forza misteriosamenete evocativa.
F.
Seguendo l'osservazione di Fabrizio, senza attribuirne a tutti i costi dei significati, vedo curiosamente che a me è capitato di trovare due passi che non trattano episodi particolari ma condensano in modo generale e impersonale tante azioni di Gesù, riportandone solo la collocazione topografica e gografica, episodi azioni e predicazioni che non trattano casi singoli, quasi delle note che fanno da sfondo e cornice nonchè da giunzione ai passi con i personaggi, una cornice che a mio parere completa e dilata la cronologia del testo rendendolo tangibile reale, circostanziato.
ma forse quelle reti sono (anche) tutti gli auto-impedimenti e le auto-giustificazioni che ostacolano una nostra completa conversione, quelle di cui ha scritto poco fa don Paolo
e dopo sono chiamati Giacomo e Giovanni...anche loro, come Giuseppe, rispondono subito al richiamo.
Abbandonano le loro sicurezze materiali (le reti) ed anche i loro affetti (il padre) e seguono Gesù, si abbandonano a Lui, a Lui solo...
A te, Paolo.
Proprio ora è toccato a me inserire il versetto fatidico sulla chiamata di Simone e Andrea, che il Maestro investe del ruolo di 'pescatori di anime'.
Che grande responsabilità.
Che tremore, e che timore. Ma anche che gioia essi devono aver provato.
F.
PS Sono contento che l'idea vi sia piaciuta...Permettetemi di ringraziare Fabrizio.
"Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino"
Convertirsi, cambiare: due delle cose più difficili da fare, per noi uomini sempre pronti ad avere ragione ed a giustificare le nostre debolezze.
Due delle cose per le quali ci vuole più coraggio.
un'idea magnifica!
Giuseppe, chiamato, è pronto ad alzarsi, sollecito al richiamo di Chi riconosce come Dio e Signore...un modello per le nostre anime che a volte o spesso sono pigre
.....gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria....
I regni del mondo e la proposta: "te li darò" come se il mondo fosse cosa che si può possedere, cosa possiede veramente di mondano l'uomo se non è padrone della cosa fondamentale: la Vita.
Come può l'uomo pensare quindi di diventare padrone del mondo, di esserne dominatore quando il mondo nessuno lo possiede, ma è lui a possedere l'Uomo a farne strumento dei suoi riti vacui, della sua mutevole ed effimera farsa.
Quale vita ricava l'uomo dal mondo se da questo alla fine viene emarginato e abbandonato, se gli lascia solo nostalgie struggenti se non gli da consolazione ma solo malinconia e tristezza.
Quale vita conquista l'uomo col mondo se poi alla fine la vede svanita e persa.
Buona idea, vediamo come si svolge.
è una bella idea!!:))
versetto 4 le tentazioni,cerchiamo di stare in guardia
dalle persone che,si presentano sempre bene,con voce languida e amichevole,ma dentro sono viscidi come serpenti e aspirano solo al loro potere.
Ok. L'esperienza mi entusiasma...
Inizio io con citare un passo msuggerito da Miriam.
22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del Profeta:
"Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emanuele,
che significa Dio con noi.
Il nostro Dio è solo un Dio "per noi"? Spesso a me lo sembra. Usare la fede per i propri interessi, per il proprio potere...è una tentazione alla quale siamo soggetti tutti. Ma Cristo è il "Dio con noi". Una compagnia che non è esclusiva nè mia nè di nessun altro...un cmpagno che mi sta a fianco ma che non cammina al posto mio...
alle 16:52
philos
Sì, è vero. Un cammino verso la vetta