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Iraq: rapito un sacerdote caldeo. Chiesa sotto assedio o paese allo sbando?

Mercoledì 6 Giugno 2007, 16:07 in Cronaca di

L'agenzia di stampa Asianews riferisce oggi del sequestro di un giovane sacerdote caldeo Hani Abdel Ahad, poco più che trentenne, nel quartiere nord-est di Suleikh, a Baghdad.

Con il sacerdote - riferisce l'agenzia italiana - sono stati rapiti anche 5 giovani cristiani. Il gruppo stava andando a visitare gli edifici del seminario minore nella capitale irachena.

Questa notizia giunge pochi giorni dopo un'altra drammatica vicenda che ha colpito, sempre in Iraq, la Chiesa caldea.

La vicenda si riferisce all'uccisione di padre Ragheed, sacerdote caldeo ucciso il 3 giugno a Mosu, insiema a tre suddiaconi della stessa comunità religiosa.

Riferisce queste parole l'agenzia AsiaNews.

"Senza domenica, senza l'Eucaristia i cristiani in Iraq non possono vivere": p. Ragheed raccontava così la speranza della sua comunità abituata ogni giorno a vedere in faccia la morte, quella stessa morte che ieri pomeriggio ha affrontato lui, di ritorno dalla messa. Dopo aver nutrito i suoi fedeli con il Corpo e il Sangue di Cristo, ha donato anche il proprio sangue, la sua vita per l'unità dell'Iraq e per il futuro della sua Chiesa. Con piena consapevolezza questo giovane sacerdote aveva scelto di rimanere a fianco dei suoi fedeli, nella sua parrocchia dedicata allo Spirito Santo, a Mosul, giudicata la città più pericolosa dell'Iraq, dopo Baghdad. Il motivo è semplice: senza di lui, senza il pastore, il gregge si sarebbe smarrito. Nella barbarie dei kamikaze e delle bombe almeno una cosa era certa e dava la forza di resistere: "Cristo - diceva Ragheed - con il suo amore senza fine sfida il male, ci tiene uniti, e attraverso l'Eucaristia ci ridona la vita che i terroristi ora cercano di toglierci".

È morto ieri, massacrato da una violenza cieca. Ucciso di ritorno dalla chiesa, dove la gente, anche se sempre meno, sempre più disperata e impaurita, continuava però a venire come poteva: "I giovani - ci raccontava Ragheed alcuni giorni fa - organizzano la sorveglianza dopo i diversi attentati già subiti dalla parrocchia, i rapimenti e le minacce ininterrotte ai religiosi; i sacerdoti dicono messa tra le rovine causate dalle bombe; le mamme, preoccupate, vedono i figli sfidare i pericoli e andare al catechismo con entusiasmo; i vecchi vengono ad affidare a Dio le famiglie in fuga dal Paese, il Paese che loro invece non vogliono lasciare, saldamente radicati nelle case costruite con il sudore di anni. Impensabile abbandonarle".Ragheed era come loro, come un padre forte che vuole proteggere i suoi figli: "Quello di non disperare è un nostro dovere: Dio ascolterà le nostre suppliche per la pace in Iraq".

Anche il papa nei giorni scorsi aveva espresso vivo cordoglio per questa morte. Ma, come si è visto oggi, la situazione è ripiombata nel buio.

Il sequestro di oggi infatti fa ritornare con sempre maggiore intensità alla cronaca la situazione dei cristiani in Iraq, ed in generale all'interno di alcuni paesi a maggioranza musulmana.

Siamo di fronte ad un accanimento nei confronti della Chiesa, chiamata a vivere una sorta di nuovo (e forse mai interrotto) martirio di sangue, oppure i motivi di questa situazione sono da imputare al caos civile nel quale vive costantemente la terra irachena? 

 

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