Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Al termine della Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Italiana radunata a Roma in Vaticano, il presidente Cardinale Bagnasco ha nuovamente espresso timori e perplessità circa la revisione delle leggi che regolano l'immigrazione.
"Ciò che deve essere temporaneo non deve essere prolungato troppo e tantomeno può diventare permanente". Queste sono le parole pronunciate da Bagnasco e riferite espressamente alla revisione della legge sui CPT.
Una revisione della legge che, sappiamo tutti molto bene, dovrebbe portare i CPT a cambiare nome diventando CEI (Centri di identificazione ed espulsione).
Ma si tratterà solo di un cambio di nome oppure ben altro cambierà?
Quello che per il momento ci è dato sapere è che la proposta è di portare a 18 mesi il termine di detenzione all'interno di questi "centri".
Ma la Chiesa non è la prima volta che si esprime con durezza nei confronti dei CPT. Più volte infatti la politica è stata messa in allarme dal trasformare questi luoghi in "campi di concentramento", in luoghi di disumana accoglienza (sembra un paradosso ma non lo è....) e comunque il luoghi che non hanno molte differenze con i "centri di detenzione" presenti in Libia, considerati veri e propri campi di concentramento e - non so se lo sapevate - finanziati da noi italiani.
Ma ciò su cui mi piacerebbe ragionare non è tanto questo fatto (ovvero quello dela situazione al limite del "diritto umano" che caratterizzerebbe alcuni di questi "nostri" centri) bensì della differenza tra i "vecchi" CPT ed i nuovi CEI.
Quali saranno le differenze? Quali li scopi? E sarà davvero possibile fare in modo che questi luoghi, nati esclusivamente per identificare i clandestini e rimpatriarli, mantengano queste peculiarità (che li differenziano da un campo di prigionia( specialmente nel caso in cui venga promulgata la legge sul reato di immigrazione?
Concordo con la preoccupazione dei Vescovi.
I tempi previsti dal provvedimento per i Cei (curiosa assonanza eheh) mi sembrano davvero troppo lunghi.
Capisco le problematiche che richiedono tempi più lunghi della precedente (distastrosa) esperienza dei Cpt culminata con il fallimento e la resa incondizionata dello Stato grazie al precedente governo che finì per chiuderne molti (e dopo averli amministrati in condizioni pessime in molti casi) e capisco che date le condizioni attuali nelle relazioni internazionali con i Paesi d'origine i 2 mesi di permanenza si rivelavano inutili, però 18 mesi son davvero tanti: un anno e mezzo fa pensare più ad uno strumento di reclusione vera e propria che ad uno di transitoria identificazione ed espulsione.
E' ovvio che la situazione è complicata e che le due preoccupazioni devono trovare una conciliazione e meglio ancora, una soluzione accettabile: da una parte quello di assicurare un controllo del territorio e della legalità che non può essere ulteriormente demandato a data da destinarsi o al caso, dall'altra il rispetto di quei valori umani fondamentali di rispetto che, come dicono gli stessi vescovi, sono patrimonio della Chiesa ma anche della storia del nostro Paese.
Dunque mi auguro che il provvedimento sia cautelativo ma con il chiaro intento di lavorare perchè il progetto possa migliorarsi parecchio.
Mi pare evidente che occorra un impegno europeo, visto che finora ognuno ha tutelato il proprio territorio, anche in modo crudele come la Spagna di Zapatero con mezzi feroci che farebbero felice il più inflessibile e duro leghista e che quindi si sia creata una situazione tale per cui il ns. Paese abbia subito una pressione enorme essendo il vero ventre molle dove l'immigrazione selvaggia, disperata o criminale si è riversata.
L'Europa naturalmente ha taciuto perchè simile situazione faceva comodo, ma ora che l'Italia ha intenzione di rialzarsi e rapportarsi ai livelli europei in molte cose, compresa l'immigrazione, è chiaro che questa dovrà farsi carico di una strategia più attuale e mirata, soprattutto comune.
Cioè, questo provvedimento già nella premessa di realizzazione, si è dimostrato utile in quanto costringe l'Europa a riaprire il discorso e ad attualizzarlo.
Io intravedo un'unica strada seria ed accettabile, tanto sotto il profilo economico che umanitario: fare delle strategie serie di aiuto, di costruzione nei Paesi d'origine del flusso migratorio.
Anche se mi rendo conto che detta così sembra pur facile ma non lo è, visto che molti Paesi da dove parte il flusso, utilizzano i migranti come vera e propria arma per condizionare rapporti e relazioni, per ricattare o come merce di scambio (le tengono a casa loro in cambio di qualcosa). Oppure lo fanno organizzazioni criminali che su questo flusso guadagnano, spessissimo con la connivenza del governo locale che o chiude gli occhi o ci guadagna.
Una mia amica ucraina mi spiegava che ha dovuto recentemente ripetere per il figlio ugual procedura da lei usata tanti anni fa per arrivare in Italia: pagare funzionari del suo Paese per poter fare documenti per andare in Polonia, dove pagando altri funzionari, si ha accesso ai documenti per arrivare all'Italia (essendo la Polonia Paese comunitario). Tanti soldi. Non ho dubbi che, nel caso dell'Africa è mille volte peggio, perchè già stanno peggio in partenza e saltano la fila della burocrazia corrotta rivolgendosi direttamente alla criminalità organizzata che è una vera e propria mafia tollerata dai governi da dove partono i flussi (non dubito che quella stessa mafia paghi una sorta di pizzo al governo per oliare chi di dovere e non farsi rompere le scatole).
Appare ancora una volta evidente come la massa disperata e disperante è trattata da molti: arma, ambiente mimetico per criminalità varia (terrorismo incluso) merce, non umanità.
Appare ancora una volta evidente che non sempre è possibile uscirne pacificamente, spesso non se ne esce proprio e fette di umanità naturalmente crepano e agonizzano. Cosa fare?
L'alternativa sarebbe intervento militare di appoggio per condurre serie politiche di aiuto e perchè gli aiuti internazionali. Miliardi e miliardi di dollari ed Euro spesi dall'Occidente, Europa e soprattutto Usa, i più attivi nella politica di aiuto al terzo mondo, ma inutilmente tanto che, nonostante le immense quantità che se davvero arrivate a destinazione con progetto efficace renderebbero i continenti più poveri i più ricchi del mondo diminuire la povertà in tal modo diventa un po' come cercare di svuotare l'oceano col cucchiaino.
Anche se da lì non parte flusso migratorio, si guardi alla Birmania: non c'è verso di aiutarli! Devono crepare ad opera di un regime criminale. Cosa si fa? Invasione? Oddio, sarebbe una cosa non disdicevole se la comunità internazionale la facesse: nel mondo si sono fatte guerre molto meno nobili e quel popolo non chiede altro che l'autodeterminazione democratica ma, nonostante avesse chiesto al mondo di non dimenticarsi di loro e di non lasciarli soli quando le comunicazioni sarebbero state interrotte dal regime e sarebbero cominciate le tremende persecuzioni. Invece il mondo ha dimenticato o è restato a guardare, abbandonandoli al loro destino davvero, spento nel sangue, nella deportazione dei campi di concentramento, nella tortura. Ed è un peccato perchè era la seconda volta che quel popolo trovava il coraggio di rimetterci il proprio sangue per aver democrazia e libertà, soprattutto speranza che ora, credo, è davvero al lumicino visto come è andata.
Ma la comunità internazionale in realtà esiste più nominalmente, come entità astratta, per molti versi. Difficilmente si ha possibilità di coesioni. La Cina per esempio, pur essendo membro permanente e con diritto di veto (essendo tra i vincitori della guerra mondiale), tutela i regimi più criminali del mondo e non ha interesse ad aperture alla democrazia ed alla libertà creando precedenti pericolosi oltretutto per sè, perchè è la prima a negare i più fondamentali diritti umanitari.
Davvero non è una questione facile perchè affrontare una questione che è planetaria come la fame e la miseria con gli strumenti locali, nazionali o europei che siano, costringe comunque a scelte dolorose in ogni caso.
Nel frattempo sarebbe bene almeno quel che si può, nel piccolo. Per esempio che questi Cei non diventino luoghi di detenzione infami, ma che siano decenti e che sia garantito il rispetto dell'uomo, che le condizioni di permanenza non ci facciano vergognare, sperando che fortunate trattative con regimi che sappiamo anche criminali (vedi la Libia) possano permettere una riduzione del tempo di permanenza domani.
Ed intanto si può lavorare moltissimo sul fronte interno, snellendo pratiche e procedure per l'espulsione. Siccome strategie belligeranti non sono auspicabili, è raccomandabile verso i regimi criminali che ricattano o non mantengono fede ad un progetto serio e nel lungo termine che l'Europa autorizzi polso fermo e politica di sanzioni punitive per indurli alla ragionevolezza. Anche se su quella ragionevolezza, pensando a Gheddafi, non riesco ad intravederla per credibilità-fedelt nel lungo periodo, sicchè non me la sento di essere troppo ottimista.
Se provassimo a offrire contro-flusso dei peggiori criminali che abbiamo? Se gli spedissimo in blocco tutti i mafiosi e camorristi che abbiamo? E se gli spedissimo anche tutti i violenti estremisti intolleranti o manifestanti che si oppongono alla soluzione del caso rifiuti incendiando cassonetti e picchiando polizia e vigili del fuoco o varia gioventù universitaria e non solo, che usano spranghe e sassi, estintori, molotov e magari in compagnia di Pecoraro Scanio la iena ridens dei funerali di stato in Chiesa che tanto ha fatto perchè Campania e Napoli siano così malridotte?
Si otterrebbero immediati vantaggi. Carceri più spaziose innanzitutto. I facinorosi estremisti violenti ed intolleranti scoprirebbero quanto erano fortunati a casa loro e come hanno agito disgraziatamente ed in modo delirante quando c'erano, mentre scoprono in modo educativo sulla loro pelle l'intolleranza vera e magari il desiderio di fare qualcosa di veramente utile socialmente e per la loro vita, insomma, una cosa con più Sapienza....
No eh? Peccato.. son sicuro che molti immigrati disperati, pur essendo indigenti e senza lavoro, son meglio di loro mille volte e mille volte più utili al nostro Paese con il loro contributo.
:-D
Alieno
P.S.: personalmente ritengo che sarebbe buona idea mandarci anche Giancarlo Gelmini, il vicesindaco di Treviso iper-leghista che è sempre più fuori di testa.
Dopo averci proposto imbarazzo e vergogna (proposti anche a tanti leghisti stessi) con la "pulizia etnica contro i culattoni" e "i vagoni piombati per rimandare a casa loro gli immigrati", il novello fascista (non c'è abuso del termine perchè è lui stesso a definirsi "Mussolini del Nord-Est") propone la crociata contro i cani non autoctoni.
Sentite che roba, perchè non sembra vera ed è da ricovero (non di chi legge o scrive ma di chi la propone):
"Vogliamo quegli amici dell'uomo che avevano i nostri progenitori, non quei cani stranieri che non rispettano l'ecoflora nostrana". Insomma, l'estremismo federalista e leghista combinato con la più severa ortodossia del culto ambientalista-ecologista: un verde al quadrato.
Un quadrato che io gli darei volentieri, per simili deliri, 20 minuti al giorno, come ora d'aria, prima di tornare in cella di un capace ospedale psichiatrico.-criminale.
Ora io non so se quest'uomo che mi appare misteriosamente simpatico come una pustola autoinfettante su una famiglia di emorroidi nella sua dialettica, si riferisca a razze canine autoctone pensando ai tempi di Pontida o a quelli celtici, ma credo si meriterebbe un confronto di uguale sensatezza dialettica in fondo, con un branco di Labrador, Beagle, fox terrier ma anche per miglior significato simbolico mastini napoletani, segugi dell'est magari della Transilvania, bracchi ungheresi, chihauhua (che fanno parecchio casino comunque) e se ci fossero vedrei bene anche un pastore Rom o qualcosa di simile. E se capitasse giorno tremendo di pioggia, vedrei bene nell'arena con l'uomo-simpatia anche un branco di piranha, anche se mi risulta che prediligono la politica del "fare" (gnam gnam) che del parlare.
Un incontro costruttivo perchè è ovvio che queste specie di cani non autoctoni costituiscano grave ed urgente problema e pericolo sociale (entrano nelle case, stuprano, rubano bambini e borsette) per cui il dialogo si impone nonostante il disinteresse della comunità Europea sull'argomento.
Mah.
Notte.
Concordo con la preoccupazione dei Vescovi.
I tempi previsti dal provvedimento per i Cei (curiosa assonanza eheh) mi sembrano davvero troppo lunghi.
Capisco le problematiche che richiedono tempi più lunghi della precedente (distastrosa) esperienza dei Cpt culminata con il fallimento e la resa incondizionata dello Stato grazie al precedente governo che finì per chiuderne molti (e dopo averli amministrati in condizioni pessime in molti casi) e capisco che date le condizioni attuali nelle relazioni internazionali con i Paesi d'origine i 2 mesi di permanenza si rivelavano inutili, però 18 mesi son davvero tanti: un anno e mezzo fa pensare più ad uno strumento di reclusione vera e propria che ad uno di transitoria identificazione ed espulsione.
E' ovvio che la situazione è complicata e che le due preoccupazioni devono trovare una conciliazione e meglio ancora, una soluzione accettabile: da una parte quello di assicurare un controllo del territorio e della legalità che non può essere ulteriormente demandato a data da destinarsi o al caso, dall'altra il rispetto di quei valori umani fondamentali di rispetto che, come dicono gli stessi vescovi, sono patrimonio della Chiesa ma anche della storia del nostro Paese.
Dunque mi auguro che il provvedimento sia cautelativo ma con il chiaro intento di lavorare perchè il progetto possa migliorarsi parecchio.
Mi pare evidente che occorra un impegno europeo, visto che finora ognuno ha tutelato il proprio territorio, anche in modo crudele come la Spagna di Zapatero con mezzi feroci che farebbero felice il più inflessibile e duro leghista e che quindi si sia creata una situazione tale per cui il ns. Paese abbia subito una pressione enorme essendo il vero ventre molle dove l'immigrazione selvaggia, disperata o criminale si è riversata.
L'Europa naturalmente ha taciuto perchè simile situazione faceva comodo, ma ora che l'Italia ha intenzione di rialzarsi e rapportarsi ai livelli europei in molte cose, compresa l'immigrazione, è chiaro che questa dovrà farsi carico di una strategia più attuale e mirata, soprattutto comune.
Cioè, questo provvedimento già nella premessa di realizzazione, si è dimostrato utile in quanto costringe l'Europa a riaprire il discorso e ad attualizzarlo.
Io intravedo un'unica strada seria ed accettabile, tanto sotto il profilo economico che umanitario: fare delle strategie serie di aiuto, di costruzione nei Paesi d'origine del flusso migratorio.
Anche se mi rendo conto che detta così sembra pur facile ma non lo è, visto che molti Paesi da dove parte il flusso, utilizzano i migranti come vera e propria arma per condizionare rapporti e relazioni, per ricattare o come merce di scambio (le tengono a casa loro in cambio di qualcosa). Oppure lo fanno organizzazioni criminali che su questo flusso guadagnano, spessissimo con la connivenza del governo locale che o chiude gli occhi o ci guadagna.
Una mia amica ucraina mi spiegava che ha dovuto recentemente ripetere per il figlio ugual procedura da lei usata tanti anni fa per arrivare in Italia: pagare funzionari del suo Paese per poter fare documenti per andare in Polonia, dove pagando altri funzionari, si ha accesso ai documenti per arrivare all'Italia (essendo la Polonia Paese comunitario). Tanti soldi. Non ho dubbi che, nel caso dell'Africa è mille volte peggio, perchè già stanno peggio in partenza e saltano la fila della burocrazia corrotta rivolgendosi direttamente alla criminalità organizzata che è una vera e propria mafia tollerata dai governi da dove partono i flussi (non dubito che quella stessa mafia paghi una sorta di pizzo al governo per oliare chi di dovere e non farsi rompere le scatole).
Appare ancora una volta evidente come la massa disperata e disperante è trattata da molti: arma, ambiente mimetico per criminalità varia (terrorismo incluso) merce, non umanità.
Appare ancora una volta evidente che non sempre è possibile uscirne pacificamente, spesso non se ne esce proprio e fette di umanità naturalmente crepano e agonizzano. Cosa fare?
L'alternativa sarebbe intervento militare di appoggio per condurre serie politiche di aiuto e perchè gli aiuti internazionali. Miliardi e miliardi di dollari ed Euro spesi dall'Occidente, Europa e soprattutto Usa, i più attivi nella politica di aiuto al terzo mondo, ma inutilmente tanto che, nonostante le immense quantità che se davvero arrivate a destinazione con progetto efficace renderebbero i continenti più poveri i più ricchi del mondo diminuire la povertà in tal modo diventa un po' come cercare di svuotare l'oceano col cucchiaino.
Anche se da lì non parte flusso migratorio, si guardi alla Birmania: non c'è verso di aiutarli! Devono crepare ad opera di un regime criminale. Cosa si fa? Invasione? Oddio, sarebbe una cosa non disdicevole se la comunità internazionale la facesse: nel mondo si sono fatte guerre molto meno nobili e quel popolo non chiede altro che l'autodeterminazione democratica ma, nonostante avesse chiesto al mondo di non dimenticarsi di loro e di non lasciarli soli quando le comunicazioni sarebbero state interrotte dal regime e sarebbero cominciate le tremende persecuzioni. Invece il mondo ha dimenticato o è restato a guardare, abbandonandoli al loro destino davvero, spento nel sangue, nella deportazione dei campi di concentramento, nella tortura. Ed è un peccato perchè era la seconda volta che quel popolo trovava il coraggio di rimetterci il proprio sangue per aver democrazia e libertà, soprattutto speranza che ora, credo, è davvero al lumicino visto come è andata.
Ma la comunità internazionale in realtà esiste più nominalmente, come entità astratta, per molti versi. Difficilmente si ha possibilità di coesioni. La Cina per esempio, pur essendo membro permanente e con diritto di veto (essendo tra i vincitori della guerra mondiale), tutela i regimi più criminali del mondo e non ha interesse ad aperture alla democrazia ed alla libertà creando precedenti pericolosi oltretutto per sè, perchè è la prima a negare i più fondamentali diritti umanitari.
Davvero non è una questione facile perchè affrontare una questione che è planetaria come la fame e la miseria con gli strumenti locali, nazionali o europei che siano, costringe comunque a scelte dolorose in ogni caso.
Nel frattempo sarebbe bene almeno quel che si può, nel piccolo. Per esempio che questi Cei non diventino luoghi di detenzione infami, ma che siano decenti e che sia garantito il rispetto dell'uomo, che le condizioni di permanenza non ci facciano vergognare, sperando che fortunate trattative con regimi che sappiamo anche criminali (vedi la Libia) possano permettere una riduzione del tempo di permanenza domani.
Ed intanto si può lavorare moltissimo sul fronte interno, snellendo pratiche e procedure per l'espulsione. Siccome strategie belligeranti non sono auspicabili, è raccomandabile verso i regimi criminali che ricattano o non mantengono fede ad un progetto serio e nel lungo termine che l'Europa autorizzi polso fermo e politica di sanzioni punitive per indurli alla ragionevolezza. Anche se su quella ragionevolezza, pensando a Gheddafi, non riesco ad intravederla per credibilità-fedelt nel lungo periodo, sicchè non me la sento di essere troppo ottimista.
Se provassimo a offrire contro-flusso dei peggiori criminali che abbiamo? Se gli spedissimo in blocco tutti i mafiosi e camorristi che abbiamo? E se gli spedissimo anche tutti i violenti estremisti intolleranti o manifestanti che si oppongono alla soluzione del caso rifiuti incendiando cassonetti e picchiando polizia e vigili del fuoco o varia gioventù universitaria e non solo, che usano spranghe e sassi, estintori, molotov e magari in compagnia di Pecoraro Scanio la iena ridens dei funerali di stato in Chiesa che tanto ha fatto perchè Campania e Napoli siano così malridotte?
Si otterrebbero immediati vantaggi. Carceri più spaziose innanzitutto. I facinorosi estremisti violenti ed intolleranti scoprirebbero quanto erano fortunati a casa loro e come hanno agito disgraziatamente ed in modo delirante quando c'erano, mentre scoprono in modo educativo sulla loro pelle l'intolleranza vera e magari il desiderio di fare qualcosa di veramente utile socialmente e per la loro vita, insomma, una cosa con più Sapienza....
No eh? Peccato.. son sicuro che molti immigrati disperati, pur essendo indigenti e senza lavoro, son meglio di loro mille volte e mille volte più utili al nostro Paese con il loro contributo.
:-D
Alieno
P.S.: personalmente ritengo che sarebbe buona idea mandarci anche Giancarlo Gelmini, il vicesindaco di Treviso iper-leghista che è sempre più fuori di testa.
Dopo averci proposto imbarazzo e vergogna (proposti anche a tanti leghisti stessi) con la "pulizia etnica contro i culattoni" e "i vagoni piombati per rimandare a casa loro gli immigrati", il novello fascista (non c'è abuso del termine perchè è lui stesso a definirsi "Mussolini del Nord-Est") propone la crociata contro i cani non autoctoni.
Sentite che roba, perchè non sembra vera ed è da ricovero (non di chi legge o scrive ma di chi la propone):
"Vogliamo quegli amici dell'uomo che avevano i nostri progenitori, non quei cani stranieri che non rispettano l'ecoflora nostrana". Insomma, l'estremismo federalista e leghista combinato con la più severa ortodossia del culto ambientalista-ecologista: un verde al quadrato.
Un quadrato che io gli darei volentieri, per simili deliri, 20 minuti al giorno, come ora d'aria, prima di tornare in cella di un capace ospedale psichiatrico.-criminale.
Ora io non so se quest'uomo che mi appare misteriosamente simpatico come una pustola autoinfettante su una famiglia di emorroidi nella sua dialettica, si riferisca a razze canine autoctone pensando ai tempi di Pontida o a quelli celtici, ma credo si meriterebbe un confronto di uguale sensatezza dialettica in fondo, con un branco di Labrador, Beagle, fox terrier ma anche per miglior significato simbolico mastini napoletani, segugi dell'est magari della Transilvania, bracchi ungheresi, chihauhua (che fanno parecchio casino comunque) e se ci fossero vedrei bene anche un pastore Rom o qualcosa di simile. E se capitasse giorno tremendo di pioggia, vedrei bene nell'arena con l'uomo-simpatia anche un branco di piranha, anche se mi risulta che prediligono la politica del "fare" (gnam gnam) che del parlare.
Un incontro costruttivo perchè è ovvio che queste specie di cani non autoctoni costituiscano grave ed urgente problema e pericolo sociale (entrano nelle case, stuprano, rubano bambini e borsette) per cui il dialogo si impone nonostante il disinteresse della comunità Europea sull'argomento.
Mah.
Notte.
Don Verzè e le parole (forse) azzardate su ricerca e Chiesa.
Festival della Dottrina Sociale della Chiesa: una opportunità di risveglio?
Apple SIRI: non a tutte le domande ci dev'essere una risposta!
Cortina e la finanza: inutile lamentarsi. Non ce ne doveva essere bisogno.
Indagine Chiesa e pedofilia in Olanda: verità, vergogna e cambiamento.
alle 13:53
claudio
Bè Gelmini non è fuori di testa,è solo coerente con la direttiva di partito.eheheh
Devo purtroppo dissentire dalla tua idea del contro flusso migratorio,più chealtro perchè inattuabile,tutti i camorristi e i mafiosi...ci toveremmo con le carceri sempre al collasso(camorristi e mafiosi in carcere?E dove sono?)ma con il vuoto che lascerebbe l'intera classe politica italiana,estradata in massa,confindustria in massa anche loro...e anche qualche cittadino vaticano...improponibile,auspicabile e condivisibile ma purtroppo inattuabile.
Per le altre categorie citate,consiglierei più prudenza nelle parole,stai parlando di cittadini che esasperati da secoli di soprusi finalmente si ribellano,è questa la democrazia,il diritto a protestare,il diritto allo sciopero,alla manifestazione.Chiaro se il governo non è proprio quel che si dice "democratico" e mette in campo esercito e carabinieri che non van lì per picchiare,ma che stranamente son bardati come i cavalli dei crociati e caricano i manifestanti solo perchè sorridono,dovrai convenire che sarebbe d'uopo spostare il tuo target dall'altra parte della barricata.
Torno al post.
Sono daccordo con la Cei,strano ma vero,i Cpt dovrebbero essere centri di accoglienza temporanea,ma si sono rivelati piccoli campi di concentramento dove poliziotti e carabinieri frustrati dalle mogli a casa si vendicano tormentando e in qualche caso violando i diritti umani dei detenuti.Vedasi la famosa inchiesta su Lampedusa.Ora allungare il periodo di fermo nei Cpt a cosa servirebbe?Ad esasperare gli animi e a permettere torture prolungate nel tempo sullo stesso immigrato?Li devi espellere?Allora li butti fuori subito.Il problema quale sarebbe?Che non han documenti,non sanno da dove vengono,chi sono....e chissenefrega,li carichi così come sono arrivati e li rispedisci al porto da dove son partiti.Mi sembra scelta più coerente,che tenerli chiusi in un lager e poi lasciarli liberi con un foglio in mano che li invita ad andarsene.
Ma la coerenza non è di questo governo,per cui occhio a non abbronzarvi troppo questa estate,e se fate il bagno non approdate a Lampedusa,nuotate ancora un pò e spiaggiate a Cagliari...non correte rischi inutili...qui tra un pò esser neri sarà reato...democraticamente parlando e con il beneplacito dell'europa tutta.