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Gen 0916

Bus "ateo" dell'UAAR non girerà per Genova...ma non gridiamo alla censura.

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 22:32 in Cronaca


E' ufficiale. Il bus "ateo" che in questi giorni ha fatto parlare in lungo e in largo la rete e soprattutto il "popolo" di Facebook e delle proteste on line, non girerà per Genova.

Il bus che avrebbe dovuto contenere la "frase atea", promossa esplicitamente dall'UAAR - come da esso dichiarato - come atto di provocazione nei confronti dell'Arcivescovo di Genova  nonchè presidente della CEI, Angelo Bagnasco, non potrà percorrere le strade del capoluogo ligure.

La concessionaria della pubblicità che regolamenta e gestisce i cartelloni affissi agli autobus, non ha infattri conceso l'autorizzazione alla pubblicazione della pubblicità.

Ovviamente l'UAAR ha cercato di gridare alla censura, chiedendo non solo i motivi "reali" di questo "divieto di affissione", ma addirittura ha chiesto al comune di Genova di revocare la concessione della pubblicità alla concessionaria tessa, rea di avere "censurato" il pensiero laico.

La concessionaria ha ovviamente chiarito l'accaduto, spiegando semplicemente che il codice di autoregolamentazione della concessionaria stessa impedisce che vengano affissi messaggi lesivi della religione e delle credenze altrui.

E così la campagna pubblicitaria più chiacchierata d'Europa, e potenzialmente anche d'Italia, è stata sospesa.

Senza dietrologie, mi permetto di dire che la concessionaria, ovviamente presupponendo che si sia effettivamente attenuta al proprio codice di autoregolamentazione, bene ha fatto a vietare questa campagna pubblicitaria. Come avfrebbe allo stesso identico modo impedito una uguale campagna contro gli atei: ovviamente sempre liberissimi di esserlo.

Questa notizia ci spinge ancora una volta a riflettere sulle modalità di espressione della libertà, quando come in questo modo, diventano dichiaratamente lesive della libertà altrui e delle sensibilità di altre persone.

Esse possono essere regolamentate, senza causare nessun tipo di scandalo. Anzi devono esserlo.

Bene ha fatto quindi, a mio parere, l'agenzia pubblicitaria a seguire il proprio codice etico, e bene ha fatto la Chiesa a livelli ufficiali a non prestare il fianco a questa inutile polemica. 

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Commenti

1. Agente Mangiariano, Venerdì 16 Gennaio 2009 ore 23:22

Se è giusto vietare una pubblicità contro potrà almeno essere sbagliato vietare una pubblicità pro?

 Perchè una pubblicità pro ateismo è giusto che sia bandita?

Allora perchè non sono bandite anche quelle pro Chiesa Cattolica?

Se affermare che Dio non esiste è lesivo per chi in dio crede, allora affermare il contrario, che Dio esiste sarà lesivo per chi non crede.

No, sono stati soltanto dei vili a bloccare la pubblicità

2. don Mario, Venerdì 16 Gennaio 2009 ore 23:47

Il discorso di Agente Mangiariano filerebbe se la campagna dell'Uaar avesse promosso un'adesione associativa all'Uaar e questa fosse stata bloccata. Se l'Uaar facesse uno spot per chiedere il 5 per mille non ci sarebbe niente di strano. Se proponesse di abbonarsi a una rivista neppure...se chiedesse soldi per fare un'iniziativa sociale....Ecco: questa  è una corretta analogia. L'esempio  fatto nel precedente commento non è adeguato.

 

3. Willy, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 01:56

Ogni tanto una notizia positiva.Questi signori oltre ad essere una setta di agitatori e di provocatori,sono dei fondamentalisti del laicismo che vorrebbero una forma di stato proto sovietico dove regnerebbe la piu becera forma fin'ora esistita : quello ateo.Da orgoglioso nazi fascista monarchico reazionario quindi clericale alle loro insulse provocazioni ed insulti nrispondo con delle grasse risate.Che si terngano pure il loro nulla.Basta che mi lascino con il mio Dio.

4. Jack, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 01:56

Affermare un idea non significa ledere od offendere chi la pensa diversamente, e basta.

Trovo vergognosa e meschina la scelta della concessionaria di vietare l'affissione, ed altrettanto vergognosa ed ipocrita la posizione di chi sostiene tale scelta.

5. Blush response, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 03:53

Trascrivo: "il codice di autoregolamentazione della concessionaria stessa impedisce che vengano affissi messaggi lesivi della religione e delle credenze altrui"

Se applicassero coerentemente questo principio, addio affari.

"E bene ha fatto la Chiesa a livelli ufficiali a non prestare il fianco a questa inutile polemica"

Infatti lo ha fatto a livelli subdoli, probabilmente ricattando la concessionaria attraverso uno qualsiasi dei molti mezzi che ha. Spero che non sia finita qui.

6. Fabio Turone, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 08:42

Nel post viene usato assai spesso l'avverbio "ovviamente", su un tema in cui di ovvio - di evidente - c'è solo il fatto che un messaggio neutrale è stato censurato con motivazioni ridicole.

Io faccio parte dell'UAAR (che a qualche ignorante fa comodo bollare con insulti come se fosse una setta assetata del sangue delle povere pecorelle cattoliche), e personalmente ho contestato all'interno dell'associazione il messaggio, ma solo perché trovo che sia un messaggio poco sensato, né più né meno di quello opposto: "Dio esiste".

Ciascuno di questi due messaggi può essere percepito come innocuo o offensivo: quello che afferma l'esistenza "offende" la razionalità umana, come l'altro "offende" le convinzioni religiose, ma solo a condizione di essere patologicamente ipersensibili o - e mi pare questo il caso - in profonda malafede.

Il metro dell'offesa, però, non può stare nella percezione soggettiva di chi si dichiara offeso, ma deve essere oggettivo.

E io sfido chiunque a sostenere in un tribunale che la frase "Dio non esiste" è offensiva. Può essere fastidiosa, ma la vita è piena di cose assai più fastidiose.

Il ricatto alla concessionaria di pubblicità è noto (il sistema è lo stesso appena usato anche per impedire che la clinica di Udine eseguisse una sentenza definitiva accogliendo Eluana Englaro: minacce di ritorsioni subdole, vergognose e illegali).

Ovviamente (e qui spero di usare l'avverbio meno a sproposito di quanto abbia fatto l'autore del post), in uno Stato laico ciascuno dovrebbe avere piena libertà di espressione del proprio pensiero, con l'unico vincolo della legge, non della sensibilità di un cardinale (rimasto al medioevo o progressista, poco importa).

Quella mossa ipocrita della concessionaria di pubblicità dimostra che quella campagna dell'UAAR (che già oggi rispettava quel regolamento, secondo me) serve davvero oggi in Italia. Basterà modificare il testo per togliere qualsiasi pretesto, per esempio così:

basta cambiare il testo della pubblicità.

Dio non esiste
secondo me

Campagna dell'Unione Atei e Agnostici Razionalisti per ricordare che in base alla Costituzione Italiana tutte le opinioni sull'esistenza di qualsivoglia divinità ultraterrena hanno diritto di cittadinanza e sono egualmente legittime

Ciò detto, io personalmente mi dichiaro agnostico, e sono convinto che per affermare o negare l'esistenza di Dio occorre usare strumenti diversi dalla razionalità e dall'intelligenza. 

Non mi interessa entrare nella diatriba.

Quello che mi interessa è frenare chi nel nome del suo Dio pretende  dettare legge nel mio Stato laico.

7. andrea, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 09:06

Immagino la felicità fino al visibilio del pretino in divisa Bagnasco che è riuscito nel suo intento di imporre la censura fascista ad una campagna pubblicitaria.

Gli ipocriti impostori della libera concorrenza in campo religioso impongono il loro pupazzo in croce dappertutto in pubblico , affermano liberamente in pubblico l'opposto di quella frase che li offenderebbe , fanno proselitismo e denaro a palate su l' affermazione indimostrabile opposta e da covatori di fascisti quali sono impediscono ad altri di esprimersi liberamente .

Prendo ulteriore appunto . Anche questo NON sarà dimenticato.

8. N.A.P., Sabato 17 Gennaio 2009 ore 10:06

Dio non esiste . Il vaticano invece sì .

E ci costa 4 miliari di euro ogni anno .

9. Emanuela Zerbinatti, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 10:12

A me sfugge come mai:

1 di un'espressione composta da due frasi tutti si siano concentrati sulla prima quando il problema sta nella seconda

2 sia diventata uno scontro "ateisti"-cattolici quando la frase è lesiva di tutti quelli che credono nell'esistena di Dio (chiunque esso sia) e pensano di averne bisogno.

Intanto io penso che si possa essere atei o agnostici senza doverne per forza fare un movimento. Io per esempio ho serie difficoltà a ritenermi credente perché per me andare in Chiesa non basta devi esserlo dentro e io dentro ho solo dubbi e l'unica certezza che forse non avrò mai certezze.
ma su un bus in tal modo sponsorizzato non ci sarei mai salita e come me anche molti altri atei e agnostici.

che qualcuno scriva Dio non esiste può anche starmi bene: c'è libertà di pensiero che ognuno pensi quello che vuole, non mi sarebbe piaciuto trovarlo su un bus perché mi pare che Dio è una cosa seria non deve diventare un profumo da pubblicizzare né nella sua esistenza né nella sua non esistenza, ma ci potevo passare sopra. Ma è la seconda frase che fa veramente incavolare. TU non ne hai bisogno. Ma chi sei tu per dirmi quello di cui IO ho o non ho bisogno? E' questo il nocciolo della questione: la lesività sta nel fatto che in questo caso l'UAAR non si limita a esercitare la sua libertà di pensare, dire e scrivere quello che vuole, ma viene a dire A ME quello di cui ho o non ho bisogno!

Stiamo scherzando?! Voglio continuare a esercitare il mio diritto di decidere da sola quello di cui ho o non ho bisogno. Non me lo dicono più in quel modo nemmeno i miei genitori da quando sono maggiorenne deve arrivare l'UAAR a farlo?

Mi sento depauperata della mia libertà e poiché, pur non credendo, rispetto tutte le persone che credono (in qualsiasi Dio) posso immaginare come debbano sentirsi loro.

Per me la trovata della UAAR è limitativa delle libertà altrui che si creda nell'esistenza di Dio oppure no e non salirei mai.

La libertà personale bisgna saperla gestire. La mia libertà si estende nella misura in cui non viene a limitare quella degli altri, se io fossi stata costretta a non utilizzare più bus per via di un simile sponsor la mia libertà sarebbe stata profondamente ridotta. E non lo avrei accettato. Me la sarei presa con chi ha autorizzato una cosa simile su mezzi pubblici che in quanto pubblici sono di tutti. Non dei cattolici ma nemmeno dello UAAR.

Una rappresentante dello UAAR ha detto "non penso che un cattolico cambierà idea per questa frase" e ci mancherebbe, ma il rispetto delle libertà altrui è un'altra cosa!

Infine, a dispetto di quello che dice lo UAAR, camminand per le strade o salendo sui bus in 36 anni di vita non ho ancora incontrato un cattolico che mi saltasse addosso dicendomi "tu devi credere! tu hai bisogno di credere!". Ma dove vivono questi nel Medioevo?

10. cignozzi, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 10:18

C’era da immaginarselo in un paese dove i mezzi di comunicazione sono così asserviti alla chiesa da dover passare su tutti i telegiornali almeno una notizia al giorno riguardo al vaticano e al suo capo.

11. don Mario, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 10:40

Molti sottolineano la questione del potere. La pressione sui media, sulle istituzioni. Altri reputano che ci sia un problema di libertà di espressione. Alcuni esultano per il presunto flop dell'Uaar. Un po' tutti siamo tentati dalla scontro tra tifoserie.

La fede, la religione, la ricerca della Verità, la passione per la vita, per la giustizia...sono fatti che ci coinvolgono non solo intellettualmente, ma anche affettivamente. La "battaglia" su Dio su svolge su più campi. Anche un razionalista sa quanto conti la pancia in certe affermazioni, in certi entusiasmi o rabbie, anche quando si argomenta con pacatezza e "oggettività".

Certo, affermato o negato, Dio è da sempre La Questione. Pienamente al centro del dibattito culturale. Questo è un dato antropologico. Il tema "Dio" non sarà mai cancellato dall'agenda delle priorità. La sua stessa negazione è ...affermazione. E Dio non si scompone...neanche davanti a questo (pensiero per i credenti...).

12. Charles Darwin, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 11:51

@Don Mario

Dici:

La fede, la religione, la ricerca della Verità, la passione per la vita, per la giustizia...sono fatti che ci coinvolgono non solo intellettualmente, ma anche affettivamente.

Trovo giusto. Proprio per questo diciamolo apertamente: non credi che sia stata una buona occasione persa ? Per tutti un occasione di riflessione contro il "menefreghismo" e l'abitudine.

13. don Mario, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 12:16

Per me è stata l'occasione in questi giorni per parlare con un po' di persone, anche molto lontane dalla chiesa, o molto arrabbiate. Non c'è dubbio.

Detto questo, non apprezzavo la scelta dei bus. Molte persone agnostiche o atee non hanno apprezzato l'idea. Insisto sulla rilevanza culturale. Anche raccogliere soldi per questo...molti dicono che la cosa sia controproducente. E poi c'è la confessionalità di un movimento ateo (il giornalista Gilioli dell'Espresso ha parlato della setta dei senza-dio): ecco questo è un fenomeno interessante, no?

14. andrea, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 12:33

Anche raccogliere soldi per questo...

Ancora un profluvio di ipocrisia da un'organizzazione di impostori  che fa miliardi a palate da duemila anni predicando dappertutto l'affermazione indimostrabile opposta a quella di un dio che non esiste .

La decenza per la Logica la dimentichi , don mario , per sacrificarla al tuo dio denaro e non te ne vergogni nemmeno un pò .

 

 

15. don Mario, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 12:43

Ma perchè se si hanno idee diverse si è ipocriti? Possiamo non essere d'accordo.

16. Fabrizio, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 12:49

Mi permetto di sottoscrivere in pieno il post di Fabio Turone. Non esistono scuse: per me questa è censura e si è tradotta in un autogoal della chiesa cattolica. Ma i cristiani non "ridevano" della provocazione? Perché proibirla, allora?

Se si comincia a dire che non si può esprimere ciò che dà potenzialmente fastidio agli altri, allora stiamo freschi! Limitiamo qualsiasi discorso al tempo atmosferico, sperando che dire "oggi c'è il sole" non offenda chi per motivi di salute deve stare al chiuso dove c'è solo luce artificiale.

Campionesse del: "Quel che dici mi offende, stai zitto!"  sono state finora le associazioni degli omosessuali; a questo punto la chiesa cattolica prende posto di fianco a loro nella classifica. Non mi sembra una posizione invidiabile.

17. enrico, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 12:51

@Emanuela

E' il problema della pubblicità: non solo quelli dell'UAAR, ma tutti ti dicono di cosa hai bisogno. Ci sono maniere più o meno subdole: magari non te lo dicono perentoriamente ma alla fine a te entra in testa che di quella cosa lì non puoi proprio fare a meno.

@ cignozzi 

A me viene da pensare invece che la presunta censura faccia comodo all'UAAR: risparmiano i soldi, possono fare le vittime della Chiesa e si sono comunque fatti un mare di pubblicità.

Forse l'azienda trasporti ha avuto paura dei boicottaggi (tipo emanuela), forse ha pensato che a Dio ci credono anche i musulmani e se si offendono loro (o almeno i più estremisti) la faccenda si fa rischiosa.

Il nostro corpo è sacro secondo il cristianesimo e io penso che ogni volta che il corpo di una donna viene mostrato seminudo o nudo senza ragione, sui tram, sui giornali o in TV, solo per vendere qualsiasi cosa, si offende la religione molto di più. ma a questo siamo già abituati e non ci badiamo più.

18. ornella, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 15:43

Donne sempre seminude. pubblicità sempre + insulse. Richiami sessuali vari come se fossero cose normali... Non importa se le vedono i bambini. Sono UTILI... Ma un parere sulla non-esistenza-di-dio... per carità...è un ORRORE! Lasciamo che il Vaticano ci controlli sempre, siamo i suoi sudditi devoti e chiniamo la testa in ogni occasione, da 2000 anni!. Però io lo voglio scrivere sulla mia auto: che NON CREDO IN DIO e voglio vedere se qualcuno mi contesterà!!! ha ha ha

19. andrea, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 17:23

Ti sfasceranno la macchina Ornella .

E' meglio scriverglielo su una delle belle e appena imbiancate da noi pareti di una loro bella chiesa  . Nottetempo di sabato ( io oggi mi sento bambino e faccio le ore piccole ), in modo che la censura non abbia modo di agire per l'indomani mattina quando i fedeli si recano a messa . Il colonnato di san piero poi sarebbe una tavolozza sublime  ;)

Ma anche Tshirt , scarpe , felpe , bandiere e santini .... e ti sto dando solo qualche idea ;)

20. Alieno, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 18:49

Mah! Io non sono d'accordo (e quando mai, ehehe). No, sul serio: sfuggono, nell'analisi che pur comprendo, le contestualizzazioni e si rischia la banalizzazione delle conseguenze previste e prevedibilmente aggiunto tassello alle future iniziative, che naturalmente, già questa provocazione lo dimostra, hanno una progettualmente crescente misura della ricerca dello scontro.

Ed invece non bisogna affatto banalizzare, non è saggio. Bisogna guardare più in là del proprio naso e non limitarsi a vivere alla giornata passivamente la risulta di strategie concrete e determinate che attaccano la Chiesa e la difesa valoriale di quella Chiesa.

Dunque, bisogna prevedere le "mosse" dell'avversario che tenta di indebolire coesione e credibilità della fede e della Chiesa che è contrastabile quando si è davvero credibili nel farlo.

Per esempio è credibile costringere all'angolo l'ateista dello Uaar quando scrive che Dio non esiste, di cui non ha certo prova razionale-scientifica e che, va messo bene in evidenza, applica un dogmatismo su cui fonda, a sua volta, il proprio culto.

Ma va prevista la non crediilità nel dire che, per esempio, quella pubblicità è "offensiva" al punto di esser illegittima sponsorizzazione propria, che la Chiesa legittimamente fa e che ci ricorda, con svantaggioso darsi la zappa sui piedi per la facile comunanza che induce, con gli integralismi islamici di cui, tristemente, abbiamo dovuto prendere nota e per cui non si può profferir verbo che in qualche modo risulti offensivo per quella comunità che ormai tutti, riconoscono particolarmente suscettibile e capace di ritorsioni anche gravi e per cui temere ( o peggio cedere) ai suoi ricatti.

Solo che noi sappiamo che la cristianità non gode di quel triste risultato, perchè la cristianità non legittima facilmente la violenza vendicatrice, ma esalta, semmai, la conciliazione, la convivenza pacifica, il perdono e dunque un simile fatto si presta solo per strumentalizzare la Chiesa accomulandola all'Islam vendicativo che impedisce dialogo, satira, discussione libera e nella sostanza però, affatto uguale a quell'Islam (non minaccia fatwe di morte, la Chiesa per esempio).

L'offesa, non mi stancherò mai di ripetere, è e deve essere compresa ed accettata, come fisiologicamente offensiva già nel confrontare diversità: il mio pensiero diverso è già di per sè proponente che il tuo sia sbagliato e questa fisiologità di offesa deve essere compresa bene se vogliamo compiere un dialogo civile ed adulto. Non vanno accettate, semmai, le patologiche, intenzionalmente manifestazioni offensive a prescindere dalla propria idea (dalla volgarità, alla squalificazione-disumanizzazione dell' "avversario", ovviamente alla minaccia di morte). Ma quella fisiologica proposta dalla propria diversità di idee certamente non può essere evitato in un dialogo dove diversità si incontrano.

Allora prevediamo, quello che io direi se fossi adepto del culto ateicida, laicistico dello Uaar!

Lo slogan era "La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno."

Non c'è affatto in quel messaggio qualcosa di esplicitamente, patologicamente offensivo della religione altrui, ma solo l'affermazione delle proprie idee, la loro proposizione libera e legittima al pari della libera e legittima proposizione di un credente che afferma che Dio esiste e che di Dio abbiamo bisogno.

Lo Uaar fa ben più offensivi proclami e iniziative volte all'offesa del culto, della religione e perfino dei credenti che descrive come una sorta di dementi incapaci, soggiogabili senza autonomia e libertà di giudizio che non hanno, specie di cavernicoli superstiziosi, lo Uaar dipinge cattolici come primitivi, sottosviluppati, lo sappiamo, ma questo non si vede, non lo manifesta in quello spot!

Questo va detto, a mio avviso, sia per onestà intellettuale, sia per la prevedibile strumentalizzazione che verrà inevitabilmente fatta. Perchè non si è contestualizzato a sufficienza, ma qui nel nostro Paese, strumentalizzazioni anche più mentecatte. Pensare che, pur essendo nel 2009, in Italia (e non solo) ancora la dialettica deve sopportare teorie del complotto "clerico-fascista" e roba simile per dar l'idea di come la strumentalizzazione dell'inascoltabile e dell'incredibile abiti felicemente in casa nostra. Quella roba che è capace di fare del giustizialismo a buon mercato, forcaiolo a difendere magistrati indifendibili ed accusando chi osa frapporsi in quella politicizzazione e faziosità evidente che a volte manifesta (e manifesta caotica declinazione sovversiva anche producendo conflitti tra magistrature come fosse una guerra tra bande di quartiere, come abbiamo visto, prive di forme di controllo e disciplina istituzionale quali sono). Con accuse strumentali e massimaliste (tutta la magistratura è sotto attacco) che però, quando condannano un loro compagno, diventa magistratura fascista ed obbediente ai dettati del regime.

Ed allora di cosa si deve parlare qui in Italia? La strumentalizzazione è di casa e gode di ampio pubblico praticante, di mestiere e l'appello non solo non serve a nulla, purtroppo, ma minimizza la reazione ai successivi passaggi. Che invece vanno previsti. Soprattutto quando si concede possibilità di far polemica ragionevolissima: quello spot non offende direttamente i credenti, manifesta le proprie idee e l'offesa è quella fisiologica della diversità che se si vuole difendere, si deve accettare. Altrimenti, il prezzo della coerenza logica, vorrebbe che nemmeno un cristiano possa affermare pubblicamente l'esistenza di Dio, per cui potrebbe offendere un ateo o un credente in Allah o in Manitù. E tutto ciò, tra l'altro, gioverebbe principalmente a non credenti che son ben felici che la religione assuma la dimensione privatistica e silenziosa.

E tra l'altro si rinuncia a quella possibilità che quello spot dello Uaar forniva alla comunità dei credenti. Sì, perchè se può permettersi di arrivare a simile provocazione, è perchè sa che oggi le "condizioni" lo permettono e lo permettono perchè in effetti, la comunità dei credenti si è autenticamente indebolita, confusa, annichilita e relativizzata. E quella comunità che lo permette, che presta il fianco e quello spot è un riconoscimento ufficiale di quella debolezza che la Chiesa ha costruito dentro di sè.

Era dunque un'ottima occasione, quel sintomo, per rendersi conto di una malattia reale della comunità dei credenti, della religione come valore, della cristianità in occidente. E come sappiamo, nascondere i sintomi, non aiuta il medico a curare, anzi, nascondere i sintomi, non richiama nemmeno l'intervento dei medici perchè, in quella mimetizzazione, si ritiene non ci sia alcun bisogno, alcun male da curare.

Dunque, si sbaglia e si sbaglia più di una volta a minimizzare. E non sarà quella contentezza nell'impedire simile spot dello Uaar con questi mezzi un vantaggio, ma uno svantaggio clamoroso per i credenti, per la Chiesa, mentre da questo risultato, lo Uaar potrà comunque ricavare un vantaggio, quello di poter strumentalizzare e nuovamente affermare come ci siano complotti, prevaricazione e non proposizione, di "clerico-fascisti" censori e così via.

Senza contare che, effettivamente, la censura, produce sempre risultati controproducenti: si ricordi la notorietà, vera pubblicità gratuita e formidabile che ha fornito la posizione della Chiesa per un romanzo (il Codice da Vinci) che in un certo senso, è diventato d'obbligo leggere perdendo la consapevolezza che sia solo un romanzo, ma allacciandolo alla concezione del realistico in quella censura effettivamente reale, oltretutto facendolo emergere per le correlate reazioni nel mondo reale, la possibilità di valutarlo come romanzo fantasioso e chissà, magari anche mediocre.

Oppure si pensi alla censura imposta dai compagnucci riguardo alla visita del Papa invitato dall'Università La Sapienza: la censura si ritorse pienamente a dipingere l'intolleranza e la grettezza di quei compagni a cui si allegarono altrettanti degni compari no-global e centrosocialisti e l'assenza del Papa, si dimostrò capace di avere più peso della sua presenza e quel discorso si fece dinanzi ad un convitato di pietra la cui assenza-presenza era tremendamente efficace.

Ma allora cosa si doveva fare? Dovrebbe la Chiesa, anzi, chiedere che quello spot si faccia?

Non c'è via d'uscita, in ogni caso c'è un vantaggio per chi la Chiesa combatte, un po' come capita ai palestinesi che provocano deliberatamente Israele che deve scegliere se non cedere al ricatto e però trovarsi a far vittime tra quegli scudi umani volontari e non che Hamas para davanti a bella posta oppure se subire i suoi attacchi perpetui, dunque sempre con una vittoria dalla sua, mediaticamente, da vantare: Israele non osa... oppure Israele osa.

Ecco: la Chiesa, subisce simile condizione. Se non interviene, beh, è perchè ormai è stremata e debole, anche al suo interno c'è uno sfiduciarla. Se interviene, beh, ecco che si può vantare invece la solita Chiesa-fascista che complotta e censura e tira i fili dei giochi di potere.

E' una realtà che non deve impedire certo una scelta, ma semmai, stimolare una consapevolezza: la debolezza dei cristiani e le scelte fallimentari operate dalla Chiesa in passato, il gioco doppio, quasi scisma mai ufficialmente dichiarato a mettere in discussione la parola del Papa, le conflittualità poderose che lo sono talmente tanto da confondere e non costruire arricchimento al suo interno (credenti e clero), sono una realtà di cui prendere atto.

Quello spot è nient'altro che un sintomo e se ci si bea di gioirne della provvisoria censura, ci si illude (perchè ovviamente la misura sarà alzata ancora: lo scontro è concreto e progettuale, sistematico) e ci si impedisce riflessione e reazione intelligente.

Eviterei banalizzazioni di analisi che si fermano al proprio naso, eviterei di festeggiare l'accaduto, tanto prima con la proposizione (non c'è nulla da ridere), tanto adesso con l'esclusione.

 Buona serata.

Alieno

21. Alieno, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 19:08

Beh, qualche idea te la dò anche io Andrea che fa della professione dell'insulto per preti, credenti e Chiesa, una missione personale e militanza perpetua.

Così, tanto per capire come funzionano le cose e capire se, effettivamente, vale la pena e con chi vale la pena.

Quella di andare a scrivere sulla Chiesa che Dio non esiste è un'idea che deve assolutamente sperimentare, con riprova del nove la propria coerenza.

Dunque scrivi in un centrosociale che il comunismo è una balla colossale di cui non abbiamo certo bisogno e poi recati in una moschea a piacere a scrivere che Allah, pessima notizia, non esiste ma per fortuna non ne abbiamo bisogno.

Sono sicuro che certi brividini all'idea di essere colto in fallo con relativa diversità di conseguenze, ti darà la misura della cosa.

Vorrei poter consigliare ad Ornella ugual prova di coerenza, scrivendo simili cose sulla macchina, ma temo per la sua incolumità dove, al massimo, come prevedi, a parlar male di cristiani, si potrebbe rischiare la macchina (e ne dubito tra l'altro).

Ecco, si faccia prova di onestà e coraggio e poi mi si racconti, grazie, onde ritornare sul discorso di chi merita simili provocazioni, chè il principio motivante sembra sempre quello che obbedisce alla logica "forte coi deboli, deboli coi forti", a cui si può sostituire anche un più esplicito: "forte coi più buoni, deboli con i più pericolosi".

E non è una bella cosa, mi pare!

Alieno

22. Alieno, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 19:16

Oh, naturalmente va bene anche la T-Shirt, Andrea ed Ornella, fai conto un giorno con scritto che Dio non c'è, uno che Allah non c'è.. poi contiamo i giorni in cui scrivere "Dio non c'è" sono possibili davvero con più serenità. Sarebbe interessante farlo, quando ci sono quelle dimostrazioni di islamici pro-hamas, per dire, così si fa prima, li incontri subito e l'esperimento chiarisce presto. Oppure anche nella prossima manifestazione di centrosocialisti dell'ultrasinistra, a scrivere che del comunismo non abbiamo bisogno e che è una baggianata.

Era così, per suggerire delle idee, delle ipotesi di relative conseguenze, che secondo me non meritano, per loro ovvietà, di essere davvero praticate.

Alieno

23. N.A.P., Sabato 17 Gennaio 2009 ore 19:29

dio non esiste . Il vaticano invece sì .

E ci costa 4 miliardi di euro ogni anno .

24. Jack, Sabato 17 Gennaio 2009 ore 21:47

@don Mario

No, don Mario, naturalmente ipocrisia non significa avere idee diverse. Nè tantomeno equivale ad aperta malafede. Ipocrisia significa mentire a se stessi, e cadere vittima delle proprie menzogne al punto di confonderle con la verità.


Mi risponda sinceramente:

E' davvero convinto anche Lei, come don Paolo, che il divieto di affissione non sia altro che il frutto di una scelta puramente "tecnica", operata in perfetta libertà e serenità dalla concessionaria pubblicitaria in ottemperanza al proprio codice di autoregolamentazione (soltanto un dovuto atto burocratico, in sostanza), e non, piuttosto, una scelta attuata soprattutto in base a considerazioni di carattere politico e di opportunità a seguito di pressioni esercitate, se non dal Vaticano, almeno da settori/parti politiche legati o affini al cattolicesimo?

25. Alieno, Domenica 18 Gennaio 2009 ore 00:49

Non sono Don Mario e nemmeno interpellato e però voglio dire la mia ugualmente: è sicuramente scelta, quella negazione, di opportunità e dove l'eventuale pressione nemmen è necessario che sia esercitata, è potenziale anche se inespressa. Perchè indubbiamente la comunità cattolica (anche fosse malata di afasia come dice Ferrara) è una grande rappresentazione dei cittadini.

Mi sembra interessante invece l'idea che ciò possa incidere spiacevolmente dal punto di vista del tornaconto di immagine, dunque economico. L'immagine è tutto per le aziende, figuriamoci di aziende che come servizio offrono l'immagine. Certamente hanno interesse proprio a sottrarsi alle strumentalizzazioni, dovendo offrire sulla piazza l'offerta quanto più allargata possibile a interlocutori. Una simile pubblicità, potrebbe procurare anche reazioni a catena: aziende che hanno vocazione alla difesa dell'identità cattolica, per esempio, potrebbero cambiare soggetto economico a cui richiedere servizio in segno di protesta.

Senza contare, anche questo aspetto di cui tener conto, che se i cristiani si offendono, beh, poco male, è lo sport nazionale ed europeo, come sappiamo: succede nulla, le guardie svizzere restan lì, il Papa non indice crociate, i cristiani non invitano alla eliminazione altrui, le fatwe non usano tra i cristiani.

Ma la negazione di Dio può offendere tantissimo gli islamici. E tutto quel discorso sopra va rielaborato bene proprio in considerazione della ben diversa attitudine dell'Islam alle reazioni, al dialogo, alla tolleranza. Fatto di cui, naturalmente, si tiene sempre in dovuto conto e fin troppo cedendo anche a potenziali ricatti a fronte di ritorsioni gravissime effettivamente manifestate dalle comunità islamiche capace di compattarsi nelle reazioni tremende.

Non è un caso che l'emittente Bbc inviti a non fare nulla di giornalistico che possa irritare la suscettibilità degli islamici. Già, dice proprio così, lo ammette: gli islamici sai come sono fatti, sono più suscettibili. Si tira al piccione, ai cristiani, al Papa, ma gli islamici meglio di no, nno è il caso, si incazzano e diventano pericolosi. Ugualmente riguardo alle vignette: si possono sprecare quelle sul Papa, sui preti, sui credenti, ma cristiani: meglio evitare quelle su islamici, abbiam visto poi quel che regolarmente accade.

Ecco: perchè non prendere in considerazione simile analisi invece di limitarsi alla solita trita questione della pressione vaticana? Può esserci, naturalmente, io ne riconosco la capacità potenziale anche se inespressa pressione e però non mi limiterei a quella analisi.

Notte.

Alieno

26. Edoardo Capulli, Domenica 18 Gennaio 2009 ore 12:27

SU Youtube gira un filmato di un nuovo bus, LEXCIVILIS, che ha frase sullo stile di quella mostrata a Genova dall'associazione di atei, ma di contenuto più ottimista e prudente. Di fronte a concetti o realtà come "Dio", serve a poco gonfiarsi come tacchini, ergendosi a fari di verità assoluta. Giova di più vestirsi di quella sana prudenza che solo gli uomini intelligenti ed umili sanno portare. Chi ha ingegno e capacità, farebbe bene ad adoperarsi per risolvere i problemi veri dell'umanità. Guerra, prepotenza, disparità sociali, negazione dei diritti, sono sfide più degne di uomini e donne che vogliano rendere utili le loro vite. Altro che battaglie contro Dio. Se non vogliamo parlare di bestemmia, possiamo parlare di bestialità.Giriamo pagina e parliamo invece di rinnovato impegno civile. Il cittadino della classe media è dormiente: risvegliamolo! Vedete www.lexcivilis.blogspot.com o cercate LEXCIVILIS su Google

27. andrea, Domenica 18 Gennaio 2009 ore 19:13

Diceva un parruccone reazionario : Eviterei banalizzazioni di analisi che si fermano al proprio naso, eviterei di festeggiare l'accaduto, tanto prima con la proposizione (non c'è nulla da ridere), tanto adesso con l'esclusione.

Diceva Mao Dse Dong : Tutti i reazionari sono stupidi: sollevano grossi massi per lasciarseli cadere sui piedi.

28. jack, Domenica 18 Gennaio 2009 ore 22:13

@Alieno

Sono d'accordo con te: e' piu' che probabile che si sia trattato di una sorta di autocensura preventiva, per cosi' dire....

Resta il fatto che l'interpreazione della vicenda data da don Paolo e' del tutto inacettabile per il semplice rispetto che si deve all'intelligenza.

Saluti

 

29. Willy, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 14:16

@ Alieno

A me che gli islamici si offendono non me ne puo fregare di meno...devono invece stare attenti i progressisti di ogni risma a non offendere il sottoscritto !!!

30. andrea, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 15:50

@ willy

Sta zitto coglione !

 

 

31. andrea, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 15:53

Visto com'è facile offenderti coglione ? 

Impara a prendertelo in quel posto , idiota , ti educo io a farci l'abitudine ;))))

32. Alieno, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 18:32

@Andrea: offendi te stesso, non solo la ragione, con simili citazioni.

Infatti è curioso che sia un Mao a parlare con disprezzo di reazionari, quando poi si rivelerà, la sua cultura, la più reazionaria di tutte e l'eredità di quel pensiero reazionario ed autoconservativo, si è vista bene a Piazza Tien An Men, dove grazie al conservatorismo feroce voluto a privare di libertà il popolo cinese, studenti saranno massacrati chiedendo un po' meno di conservatorismo, di reazionario imporre.

Insomma: solo un coglione come Mao può definire stupido quel che poi si rivelerà essere concretamente nel suo operare e pensare, si potrebbe dire. Invece no, Mao non era un coglione, ma uno molto, molto furbo, talmente furbo che può spiegare agli altri, alle masse di ieri ed ai cervelli all'ammasso di oggi che i reazionari sono solo stupidi ed esserlo, al contempo, lui un reazionario spietato ed impietoso con miliardi di persone.

Allora chi saranno i veri coglioni, visto che in sostanza Mao in quel maligno ingannare masse mentendo spudoratamente, si rivela perfin geniale, per quanto geniale criminale umanitario?

I coglioni sono, appunto, coloro che plaudono Mao ieri. E che lo citano a mo' di esempio di illuminante pensiero oggi e non si rendono conto che, citando uno dei più assolutisti reazionari della storia dell'uomo in Mao che parla della stupidità dei razionari, in realtà sono i vedi destinatari dell'idea di chi fossero, tra l'umanità, gli stupidi, i coglioni: coloro che si bevono la palese incongruenza, la disonestà evidente, l'inganno palese e che, veramente "coglioni" comunisti che festeggiano quelli che infine si sono rivelati i loro carnefici, nonchè, nel lungo periodo, i personaggi che li condannano nella loro criminalità disumana, ancora oggi, moralmente e politicamente e perfin li ridicolizzano o umiliano, assime agli "utili idioti" che il comunismo non ritengono di attaccare, completano il progetto della propria stupidità.

Un comunista non dovrebbe, per buon senso, orgogliosamente plaudire personaggi furbi a coglionarli e condannarli per sempre all'emarginazione politica: è proprio gente come Stalin, Lenin, Pol Pot, Mao, Fidel Castro e così via che è responsabile, infine, nel lungo periodo, del fallimento del comunismo e della dimostrazione della loro pericolosità ideologica. Dovrebbe detestarli tutti perchè corrispondono al loro limite più grande, il loro più grande ostacolo, fantasma permanente su ogni tentativo proponibile di essere credibili: costoro, nel successo di ieri a manifestare, una volta assunto il potere pienamente, dunque potendo vedere chiaramente cosa voglion fare quando possono farlo, rappresentano il fallimento di oggi del comunismo. Un comunista, paradossalmente, dovrebbe odiare quei leader comunisti che han mostrato il volto della propria ideologia al mondo: un volto disumano, civilmente improponibile, sfiduciante, moralmente ripugnante e perciò  politicamente condannabile.

Dunque ti ringrazio della citazione, autolesionista d'un Andrea cui il senso dell'opportunità e della furbizia politica sono completamente sconosciute: tra tante citazioni di Mao, proprio quella sulla stupidità dei reazionari dovevi evocare, quando è sotto gli occhi di tutti, l'assolutismo reazionario di un Mao, talmente tanto che ancora oggi la Cina può vantare d'essere, a causa sua, dei suoi coglioni adepti e fans, quanto degli "utili idioti", uno dei luoghi dove più si compiono, quantitativamente e qualitativamente, crimini disumani, violazione-oppressione di libertà, impedimento al riformismo, rallentamento e sfiducia alla speranza di aver di meglio. Solo tu, con la cecità imposta dalla tua posizione incapace di oggettività, da tifoseria ultrà di stadio dove l'importante è menar le mani, potevi offenderti clamorosamente da solo pubblicamente, mostrando i tuoi impietosi limiti (impietosi per te stesso dico, per la tua intelligenza).

Ciao.

Alieno

Nota: Fu Lenin, altro campione di quel culto di coglioni autolesionisti che affascinati dall'odio, sarebbero capacissimi di tagliarsi gli attributi per dispetto, a coniare e rendere nota l'espressione "utili idioti".

E chi erano per Lenin gli "utili idioti"?

Facciamo una sintesi storica da bignami perchè la conoscenza della storia dovrebbe offrirci uno splendido laboratorio per meglio comprendere il presente e progettare il futuro, dovrebbe essere maestra di vita e però, il fatto che "utili idioti" ancora persistono, fa capire che molti insistono sulla perpetuazione della cecità e dell'asineria, piuttosto che sedersi sui banchi della lezione di storia.

Il 16 Aprile 1916 il leader del partito MINORITARIO bolscevico, Lenin, torna in Russia e comincia un cammino di trionfante marcia politica che avrà l'apice nel 25 ottobre 1917, cioè con l'inizio della rivoluzione.

A cosa dobbiamo il successo della rivoluzione? Tra i tanti fattori, c'è quello del contributo dato a quel culmine di successo rivoluzionario che poi si rivelerà compiutamente come un disegno disumano e disumanizzante di dimensioni epocali e planetarie dato da persone in apparenza "conservatori", borghesi moderati e spensierati, politici, nobili ed intellettuali che si ritenevano "illuminati" e perfino tantissimi ecclesiastici che NON attaccarono il comunismo, anzi, ritenendosi più "ILLUMINATI" di chi capiva e comprendeva la sorte che l'attendeva, attaccavano proprio organizzazioni anticomuniste, così favorendo il successo di Lenin.

E Lenin definì infine queste personcine, intellettuali, ecclesiastici e nobili "illuminati" come "UTILI IDIOTI", perchè riconobbe sia il grande aiuto al suo progetto, sia la loro somma stupidità perchè, come si vide, furono inesorabilmente i primi ad essere poi massacrati. Sì, i primi proprio loro che eppure si ritenevano più "illuminati" attaccando chi si opponeva a questo criminale progetto che condannerà una fetta di umanità per decenni e decenni alle tenebre assolute, all'orrore impensabile.

Cinicamente e con tristezza, l'analisi spietata di Lenin è oggettiva e come non volgere, anche oggi, un pensierino agli "utili idioti", cioè tutti coloro che si ritengono "illuminati" e che si preparano da soli il cappio a cui saranno inevitabilmente appesi se altri che loro condannano, non riusciranno ad impedirlo, perfin salvandoli?

Si può pensare a tante situazioni: agli ecclesiastici, cristiani e gli intellettuali che sostengono Hamas ed il fanatismo integralista terrorista islamico (le donne poi, danno ancor meglio l'idea, essendo palesemente le prime vittime), oppure quelli che non attaccano certe politiche alla "zapatero" di aggressione sociale, introducendo un mix di socialismo-statalismo-relativismo che, insomma, basta vedere cosa ha prodotto dove può e che però, non contrastano nella sua possibile applicazione qui.

Ed altre mille situazioni dimostrano che la madre, di quegli "utili idioti" è sempre incinta, aldilà della possibilità della storia, di educarci e migliorarci, o almen renderci oggettivi, almeno più furbi...

Alieno

33. Alieno, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 19:06

@Willy(29): era evidente che non era una tua preoccupazione. Nè il mio post aveva quel timore, stai certo. Si offendano pure gli islamici, protestino se si sentono offesi, ma si dimostrino civili come ogni altro che viene offeso e che protesta e però, non semina terrorismo, non proclama fatwe, non inneggia alla vendetta della cultura della morte, del fanatismo impietoso e disumano, razzista proprio nel disumanizzare coloro che si considerano "avversi".

Anzi, io sono dell'idea che sia completamente sbagliato il metodo che l'Occidente usa, debole con i forti (per cui temere l'eccessiva pericolosissima suscettibilità ed attitudine alla vendetta) e forte coi deboli (insultando allegramente tutti gli altri con un doppiopesismo insopportabile e frustrante).

E' un modello "educativo" sbagliato anche per un genitore che dinanzi ad un figlio indisciplinato che manifesta bizze e prepotenza incivile nel cammino e nella ricerca della propria affermazione, ha proprio nei genitori che non son capaci di imporre regole credibili, che rinunciano all'autorevolezza nel timore di sembrare autoritari, che rinunciano al ruolo genitoriale per quello amicale per tentare ci compiacere e sedurre e non di essere solido esempio e riferimento con cui confrontarsi (perchè forse solido non è, non è genitore dentro, non è adulto, non è mai cresciuto o si rifiuta di ammettere che lo è, adulto, preferendo l'eterno giovanilismo ed il culto dell'adolescenzialismo perpetuo, non visto come fase nel percorso di crescita identitaria e personale, ma come punto massimo di arrivo) ed insomma, quei genitori che "viziano" lasciando che a dettare le regole, con le minacce siano i figli, ottendono regolarmente i risultati:

- nessun rispetto dei figli, che chiedono ed hanno bisogno, aldilà delle apparenze, di riferimenti chiari e di genitori: gli amici se li scelgono fuori dalla famiglia ed è sano così.

- l'aumento di misura ricattatoria e violenta che diventerà ingestibile e più tardivamente, renderà dolorosi i tentativi riparatori per tutti, genitori e figli.

Ugualmente si deve comprendere con molti degli islamici, a cui difetta un po' la capacità di essere integrati ed avere dunque uguale e civile capacità d'essere suscettibili e senso di misura compreso in un sistema di valori civili: se si è offesi si protesta, ma non si minaccia e non si uccide o non si invita a farlo e non si disumanizza chi lo fa. Così, insomma, come capita a chiunque altro appartenente ad altro culto o riferimento politico (eccetto agli ultrà delle ideologie che sono conformati, in quel fanatismo e in quell'incivile misura di ricatto e vendetta, come gli islamici che fanno fatwe e sostengono o compiono terrorismo - che nel loro caso, magari è sostenuto o compiuto terrorismo B.R. o B.N. e così via).

Purtroppo, se tardivamente i genitori (ma anche la scuola), la società dei cittadini (che si esprime votando chiaramente) comprendono i danni di quelle rinuncie "educative" e performanti, ne ereditano l'intossicazione valoriale, messaggistica e cercano di porvi rimedio, ancora non si comprende l'errore grave e quanto è radicato profondamente quell'errore grazie all'incapacità od alla dissennatezza per cui siamo ai fatti di oggi, alle manifestazioni di oggi caratterizzate da arroganti ufficializzazioni dell'odio, provocazione e sfida incivile, che altro non sono che i sintomi di una malattia (ed è bene che si vedano...bene, perchè l'errore è minimizzare o nascondere i sintomi, per cui negare malattia e dunque non curare mai) che si è generata nell'assenza di prevenzione e in attitudini comportamentali gravemente "a rischio" in patologie sociali prevedibilissime.

Serve autorevolezza, che significa non certo l'esercizio inutilmente ostentato dell'autorità, ma la difesa autoritaria quando serve del proprio ruolo, altrimenti si svuota il potenziale essere autorevoli, altrimenti non si ha alcuna credibilità. Se un bullo a scuola resta impunito, è ovvio che l'autorevolezza dell'istituzione scuola e dei suoi rappresentanti viene umiliata, derisa e costantemente ignorata. Punendo chi? Non certo il bullo che non ha nessun segnale ad imporgli altra riflessione, ma punendo ragazzi perbene ed insegnanti capaci che vorrebbero con più criterio fare il loro mestiere e che meriterebbero più riconoscimento di dignità. Ciò vale tanto per i genitori, che per istituzioni altre.

Io dico che gli islamici vanno educati seriamente, dunque anche all'offesa, ad iniziare da quella civile che rende possibile un dialogo vero, autentico di non consorziati, ma di diversità che si confrontano, cioè, lo dico da tempo, bisogna accettare la capacità fisiologicamente offensiva della diversità e distinguerla da quella gratuita ed inutile. Impiccati se non sopporti l'idea che io la pensi diversamente da te, se NON TOLLERI che non ti dia ragione, che in un bambino è l'incapacità, ineducato purtroppo, ad accettare un "no", in un adulto si traduce in gravissime dimostrazioni di intolleranza, pericolosissime socialmente e politicamente.

Dunque si cominci ad offendere l'Islam con par-condicio come facciamo per qualunque altro culto, si faccia satira come per qualunque altro culto, religioso o politico e nessuno, nessuno ha diritto alla deresponsabilizzazione ed alla legittimazione di una violenza e di un tentativo razzista e disumanizzante solo per la propria incapacità di accettare dialogo vero e diversità, infine, direi si possa dire, maturità, civiltà!

Questo rappresenta ciò che di meglio abbiamo costruito con la cultura occidentale e con il potente contributo anche dei valori cristiani, in un percorso che è fondato anche su tanti errori naturalmente, ma oggi errori utili per essere migliori.

Alieno

 

34. andrea, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 19:54

@ alieno

Solo un coglione ignorante della storia come te associa Tien an men al Quattro volte grande Mao .

Mao che unificò la Cina e la liberò dalla dominazione straniera dopo il "terrore bianco". E solo un imbecille coltivato a calci in culo dentro mediashopping come te può ignorare che il conto dei morti durante il periodo di consolidamento del potere successivo alla vittoria nella guerra civile cinese , fu piccolo in confronto al numero di morti causato dal terrore bianco che causò carestia , guerra civile e invasioni straniere negli anni precedenti alla presa del potere dei comunisti .

Rilassati e preparati piccolo coglione fascista , perchè come diceva il Grande  l'america sarà l'ultimo paese a diventare comunista , e Colpirne uno per educarne cento , sarà modus operandi per molto ancora in futuro  ;))))

35. andrea, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 20:08

La citazione che definisce stupidi tutti i reazionari poi ti si addice tanto che non ho potuto fare a meno di inoltrartela . Cosa si può dire infatti di un coglioncello mediashopping che vorrebbe imbastire una guerra contro l'oriente senza parteciparvi in nome di un suo dio dei cieli se non che definirlo come un povero deficiente nell'atto di sollevare un grande masso che immancabilmente gli ricade sui piedi .

Per Stalin ... ce ne fossero altri di baffoni comunisti come lui . Pidocchi come te e il tuo sodale nazista sarebbero già da tempo estinti per il bene ed il progresso dell'umanità ;))

36. andrea, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 20:39

Alieno non ti agitare troppo poi quando scrivo io e impara a comportarti da cristiano .

Se ti dò uno schiaffo comportati come vuole il tuo padrone : porgimi l'altra guancia , se no pure la stessa chè cambio io la mano ;))

 

37. Alieno, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 22:13

@Andrea (34): saresti uno spasso nella lettura cartonistica di propaganda della storia che proponi, se non fosse che dietro c'è un crimine disumano a danno di popoli tutt'ora in corso e dunque non semplicemente storicizzabile.

Il numero di morti introdotto dal comunismo è talmente spaventoso nei numeri che la tua tesi è veramente umiliante (per te) da proporre. Ed è tremendo anche nella consapevolezza che ha numeri spaventosi anche oggi. E che tanto ieri che oggi, i numeri che ci raggiungono, per quanto orrendamente grandi possano essere, sono solo una minima parte della verità che viene, a tutt'oggi, impedita in ogni modo venga diffusa. La presenza di campi di lavoro e tortura in Cina non è certo una novità e sappiamo quanto il comunismo usò quel metodo fin dagli esordi applicandolo severamente, ma la cosa grave è che ciò succeda anche oggi, nel 2009, in barba ad ogni buon senso e pretesa di appartenere al consorzio civile (con le Olimpiadi per esempio) quando tutt'ora insiste quel crimine: centinaia di laogai, l'equivalente dei gulag sovietici e dei lager nazisti che però erano di ieri, mentre i laogai. Per non parlare delle esecuzioni capitali, delle condizioni delle prigioni, delle motivazioni per cui si somministrano una e l'altra cosa, dell'uso di tortura e cose che da decenni organizzazioni varie denunciano impotenti perchè non si concede affatto che i diritti umani siano verificati in alcun modo, non si permette, non si desidera perchè quello è l'erede di un governo fortemente autoconservativo nella sua attitudine reazionaria. Il suo percorso evolutivo possibile, dal primitivo e disumano comunismo ad una compiuta democrazia, pur formalmente usurpando la definizione con una propria, arrogante di "democrazia popolare", è rallentato proprio dalla sua provenienza ideologica: reazionaria, autoconservativa, illiberale, feroce.

Inoltre: Mao non unificò un bel nulla, ma oppresse interi popoli e lo fa tutt'ora (e non ci sono solo i Tibetani), occupò, impose con il feroce regime dittatoriale e disumano che è quel concretizzare un comunismo.

I torti ed i crimini precedenti non autorizzano, in una cultura civile, il compimento di crimini anche più efferati e disumani.

In una cultura civile si fa altro. Dunque, il cosiddetto "terrore bianco" non legittima un ben più esteso, duraturo e tremendo "terrore rosso". Non è civile, liberale, umano, giusto, accettabile.

Così, il terrore bianco non legittima il terrore rosso ed il fascismo non legittima i partigiani compagni che volevano imporre alternativo regime anche più spietato, l'ingiustizia nella russia dello zar non giustifica affatto ciò che il comunismo ha imposto dopo a quei popoli e semmai, proprio la precedente ingiustizia imporrebbe invece, al contrario, la liberazione da quella ingiustizia, com'è appunto per i partigiani ed i resistenti che combatterono per liberare autenticamente il popolo italiano dal fascismo per farne un popolo libero, in pace, democratico dove il popolo è libero di autodeterminarsi politicamente.

E' ciò che è stato fatto in Germania dopo il nazismo, tranne che nella Germania nelle grinfie del comunismo, oppressore dei popoli al pari e peggio del nazismo, altrettanto reazionario ed autoconservativo disegno orrendo, che invece ha dovuto patire di più, soffrire di più, avere liberazione tardiva anche se la guerra era finita, ma non per loro. Se il popolo tedesco è stato effettivamente liberato dagli angloamericani ed in grado di autodeterminarsi, al popolo tedesco passato dal nazismo al comunismo, è toccato l'impedimento della liberazione, la prosecuzione della paura, dell'ingiustizia.

Non basta nemmeno la carestia, spiace dirlo, per legittimare l'imposizione di un orrore come quello comunista perchè altrimenti, bastando carestia, allora dovremmo per coerenza ed onestà, legittimare anche il nazismo che si innesta in un momento politico propizio proprio per le condizioni del popolo germanico.

Se il tuo modello è Stalin, è complicato per te accusare il reazionarismo altrove, essendone un grande campione e feroce campione. Probabile che il  mio sodale, come me, sarebbe estinto grazie a Stalin, ma rilassati, anche tu saresti sottoposto alla possibilità di far egual fine, perchè Stalin non aveva certo scrupolo a far fuori masse immense e perfino pescando tra i compagni entusiasti, comunisti pure, ebrei, italiani e perfino comunisti fuggiti nel mito del sol dell'avvenire dal fascismo e poi, resosi conto dell'aver compiuto errore e di aver scelto peggiore carnefice, tentando di rientrare in Patria clandestinamente, cioè dal fascismo che per quanto odiato, non era così spietato e criminale. E molti creparono, di compagni, in questo tentativo, impedito spesso anche grazie al ricatto sulle famiglie che non potevano fuggire.

Dunque non eslcuderei che il Baffone che ti sta tanto simpatico, infine, avrebbe eliminato pure te che se hai indecenza di mitizzarlo, beh, hai incapacità di divincolarti dall'essere convintamente coglione, tanto che tu sia altro che un comunista.

Fortuna nostra, il baffone è morto e sepolto ed i suoi crimini in buona parte (ma mai tutti, purtroppo, per la complice omertà anche di tanti comunisti nostrani, così spesso complici morali ed anche di più di quel criminale) sono oggi una realtà (mai sufficientemente mediatizzata per rimediare i danni ai cervelli di intere generazioni di genuini ingannati o di volontari coglioni) e non a caso, anche l'Europa ha dovuto far riconoscimento ed equivalenza dei crimini umani di comunismo come del nazismo, in una sua risoluzione, cioè già quella di Strasburgo del 25 Gennaio 2006, con 99 sì e 42 no, in cui l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato tale risoluzione di condanna dei crimini comunisti. La risoluzione è stata presentata dallo svedese Lindblad ed il Pse, il partito dove vorrebbero confluire quelli del Pd, ammesso sopravviva tanto e aldilà delle sue spaccature interne che desiderano altre destinazioni (ma insomma, i Ds vogliono andare lì, nel Pse), il Pse ha tentato di rinviarla e boicottarla: non gli va che, per quanto sia verità storica, si ammetta la verità sulle sue radici, è imabarazzante e tra molti di loro, c'è perfino il taciuto (perchè nella verità improponibile) per l'ideologia sinistra che eppure oppresse anche l'Europa stessa. Insomma, coglioni fino in fondo, senza riparo alcuno dalla speranza, mettiamoci l'anima in pace.

La risoluzione europea ha questo titolo:‘Necessità di una condanna internazionele dei crimini dei regimi comunisti totalitari’

Nasce dalla coscienza che c'è necessità di quella condanna internazionale dei crimini del comunismo perchè la grande opinione pubblica non è molto a conoscenza di quei crimini che, al contrario dei crimini relativi al nazismo, nessuna istituzione internazionale ha preso chiaramente in mano per condannare nelle sue atrocità. Un grave danno culturale, politico e generazionale in tutta Europa che se avessimo impedito, oggi ci risparmierebbe di avere ancora in circolazione criminali partiti comunisti esattamente come illegali sono quelli nazisti.

Il numero delle persone uccise, dice la relazione e la risoluzione, ha il compito di sopperire a quella omertà per cui ci sono ancora nostalgici (troppi) del comunismo in Europa ed allora ecco i dati che fornisce:

Unione Sovietica: 20 milioni di vittime.

Cina comunista: 65 milioni di vittime.

Vietnam: 1 milione di vittime.

Corea del Nord: 2 milioni di vittime.

Cambogia: 2 milioni di vittime.

Europa Orientale: 1 milione di vittime.

America Latina: 150mila.

Africa: 1,7 milioni di vittime.

Afghanistan: 1,5 milioni di vittime.

Il totale dei crimini contro l'umanità e solo considerando quelli in termini di uccisi in nome del comunismo e per il comunismo (cioè non feriti, impazziti, oppressi, schiavizzati dal comunismo), cioè i "soli" morti voluti e provocati dal comunismo per esecuzioni individuali, di massa e collettivi, decessi nei campi di concentramento e tortura, per fame e deportazione, ecco, quelle vittime, i morti del comunismo, spiega la risoluzione che non ha avuto, a causa della sistematica politica di boicottare ed essere omertosi o di ingannare i popoli del comunismo nostrano ed europeo (e la complicità del Pse, cioè gli ex comunisti però nostalgici o imbarazzati dalle loro radici), si aggirano intorno ai 100.000.000 di morti!

Sfiorano i 100milioni di vite umane! Nessuna cosa, nell'umanità, nella sua storia, si è dimostrata così estesamente feroce e compiutamente disumana come il comunismo, perfino il nazismo non ha superato quell'immensità di orrore ed è tutto dire!

Nessun uomo al mondo che non disprezzi profondamente l'umanità può sottrarsi a quella tremenda responsabilità, nessuno che dica di volere il bene dell'uomo può aver fierezza nel dire "sono comunista", nessuno civile e con briciole di umanità, per quanto possa condannare altre ingiustizie, altri orrori, può permettersi di vantare l'operato dell'ideologia comunista e dei loro leader o di mitizzarli.

Nessun progetto è stato così compiutamente disumano e contro Dio quanto e come il comunismo per chi ha fede, ciò è visibile: solo una tremenda determinazione nell'odio di Dio e dell'uomo, solo una profonda capacità di essere nel male, satanicamente, con l'inganno o esaltando appunto l'odio come valore a dispetto di Dio, può rendere possibile un simile risultato e tutto grazie all'odio feroce di un servo del Male che dichiara il suo odio a Dio e per l'uomo, come Marx e che raccoglie tanti altri sostenitori altrettanti diffusori ed impositori di quella malvagità contro l'uomo e contro Dio, sfruttando col terrore, incentivando il male nel cuore dell'uomo, esaltandone quella parte nel libero arbitrio o con l'inganno e la presuzione e la viltà o la stupidità di coloro che, appunto Lenin, definì "utili idioti", tra loro intellettuali, ecclesiastici non comunisti..

Tu capisci che se si parla di circa 100 milioni di morti operati grazie al comunismo (che tutt'ora, purtroppo, ferisce con la sua presenza maligna, disumana e disumanizzante, sul pianeta), è complicato dire che io ed il mio sodale dovremmo essere morti solo nell'aver un baffone o altri come lui portatori dell'orrore comunista e non anche tu. Per evitare simile eventualità, che anche tu non sia morto in presenza dei feroci criminali leader di comunismo, bisognerebbe che tu fossi uno di loro, ma tu, in fondo, sei assimilabile solo ad un coglione, Andrea, autolesionista pur di perpetuare l'odio che ti soddisfa e ti piace, al massimo, potresti essere un utile idiota e dunque morto o schiavo.

Continuo a porgerti l'altra guancia, cristianamente, Andrea: tu mi offendi ed io continuo a parlarti e tu continui ad offenderti ed io continuo a parlare con te, sempre ti dò possibilità. Devi comprendere che il messaggio cristiano è un messaggio complesso, articolato, intelligente, che merita studio e non è certamente un messaggio primitivo, incivile e barbaro come quello comunista per cui basta la lettura dei volantini e l'ascolto dei megafoni per ripetere gli slogans. Nel comunismo, la filosofia o razionalità, è la cornice per costruire la credibilità a supporto, per arricchire la semplice brutalità e disumanità intrinseca in una rozzissima, cavernicola ideologia elementare dove a scavare davvero, non si trova nient'altro che l'essenza della brutalità cavernicola scoprendo il cazzeggio intorno con la pretesa intellettuale ed il vezzo di nobiltà e complessità che nel nocciolo non ha affatto.

Diversamente il cristianesimo è motivo di studio che permette sempre livelli di comprensione più evoluta perchè è semplice e complesso al contempo. E dunque, Gesù si esprime per metafore, dotto qual'è, per esemplificare all'uomo ignorante qual'è, per aiutarlo nel fargli lezione, lezione rivolta agli alunni che prestano orecchio e volontà per ascoltarlo, senza pretesa che ciò debba avvenire per tutti gli uomini che invece son liberi di rifiutarlo e rifiutare Dio e naturalmente, spiegandoci, che non saranno accolti nè perdonati da Dio (non è buonista: perfino Caino che uccide suo fratello viene risparmiato dalla condanna definitiva ma solo perchè pentito e si vergogna nell'aver tradito Dio, e però non gli fa pacche sulle spalle, non è buonista, è buono e dunque lo punisce davvero in modo tremendissimo, severissimo, perchè consapevole che il Bene non è buonismo e non si deve affatto far finta di nulla, c'è una verità in quella legge di causa effetto che tanto Dio, come altre religioni, ci spiegano: Caino non è condannato per sempre perchè pentito (al contrario dell'angelo che lo sfida pensando presuntuosamente di sapere meglio cosa è giusto e sbagliato,a nche per l'uomo, come fanno per esempio oggi presuntuosi relativisti che offendono la scomoda Legge di Dio), ma è comunque punito fortemente, davvero in modo enorme!

Caino, dunque l'uomo, perderà la salvezza, non solo perde l'Eden, il paradiso terrestre, l'immortalità, ma perde la salvezza, dunque perde la possibilità, anche, si dimentica troppo spesso, di essere automaticamente con Dio. Quell'automatismo non c'è più, l'uomo ha tradito Dio e non merita più quella fiducia assoluta, ma solo la possibilità salvifica di scegliere di amare oppure no il Bene. E dunque l'uomo deve conquistarsi, da allora il paradiso, cioè l'essere accolto con Dio (che non è buonista e non accoglie affatto tutti come vorrebbero spiegarci certi preti, presuntuosamente pensando d'esser più buoni e giusti di Dio). Non solo: nonostante il pentimento, il peccato di Caino è così grave che egli non solo morirà, sarà mortale, ma sarà corruttibile: invecchierà, si ammalerà, soffrirà di tutto.

Dio è buono, non buonista e Dio è il Bene Assoluto, dunque il buonismo non è il Bene ed il Giusto per l'uomo ed è l'ora di accettare anche difficili Verità di Dio, di Cristo. Verità scomode, scomodissime, capisco..

Dunque sarò ancora qui a prendere schiaffi ma non riuscirai mai davvero a ferirmi perchè nessuno può farlo, se non sono io a permetterlo. Ed a te, spiace dirlo Andrea, non permetto di ferirmi, ma solo di prendermi a schiaffi.

Replicando per darti una possibilità, naturalmente o semplicemente portando il mio contributo perchè il tuo culto dell'odio e contro Dio sia contrastato e non confonda il cuore degli uomini, che è un mio dovere anche cristiano, naturalmente, lo faccio volentieri... :-)))

Cambia pure mano, se ritieni necessario perchè vedi, non mi ferisci mai e solo tu puoi stancarti, indolenzirti oppure farti male nell'idea di non farmene.

E so che è tremendo, non riuscirai nemmeno a farti odiare da me: non so se sia perchè tu non lo meriti, ma non lo merito io. Anche cristianamente. Come vedi, sono più libero di te e dovresti ben riflettere, invece di continuare la campagna d'odio permanente, se non volgerti a qualcosa di veramente liberatore, com'è, appunto, il cristianesimo. Tu invece rischi di essere schiavo dell'odio, prigioniero in una cella che eppure nemmen c'è più, ma tu continuando a girare in tondo come se l'avessi, chiuso in quell'odio.

Rallegrati: il comunismo qui non c'è. Sei libero addirittura di festeggiare la tua libertà abbracciando Cristo, pensa..

Rallegrati e gioisci oppure usa il tuo libero arbitrio e resta costantemente incazzato ed abitato dall'odio e dalla rabbia eternamente, se così preferisci, ma principalmente sei tu a danneggiarti profondamente, intimamente.

Ciao.

Alieno

 

38. Alieno, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 22:22

Ah, dimenticavo di commentare la tua affermazione: "..comportati come vuole il tuo padrone ".

Dio mi lascia libero di scegliere come comportarmi, assumendomi le conseguenze ma liberissimo di scegliere in piena libertà. Perchè l'amore è questo, è libero, può essere solo spontaneamente vissuto e scelto, altrimenti non è amore.

Il padrone severo è il tuo, l'odio, il comunismo... quel padrone è feroce e le libertà, se può, te le impedisce disumanamente: del resto, il padrone che scegli di servire, non ama te, non ama l'uomo, odia Dio, che vuoi farci.

Non parlare nè di reazionari, che ti dai la zappa sui piedi, nè di padroni sarcasticamente, mettendo in luce la tua schiavitù volontaria presso un padrone che non sa amarti e non ti lascia certo libero.

Oggi evocare il comunismo, significa evocare la fine della libertà. E dunque, in quello, anche dell'amore, per i popoli, per l'umanità, l'impedimento, l'offesa alla speranza.

Ciao schiav...Andrea. Scegli d'essere amato e di amare, sceglilo anche "egoisticamente", nel tuo interesse. Ribellati al tuo padrone, sii uomo libero nel bene, nel cuore e nella ragione.

E' ciò che ti auguro. Il bene, ciò che scelgo.

Non dirmi cosa mi auguri tu, l'hai già detto tante volte, sappiamo cosa hai scelto fin'oggi, sappiamo cosa ti insegna il tuo padrone. Potresti perfino uccidermi (ma non ti sarebbe facile nè ti aiuterei, puoi giurarci), ma mai ridurmi alla schiavitù davvero, resto libero scegliendo il bene (e senza che abbia pretesa che non sbagli anche nella buona volontà della scelta ma c'è comunque differenza tra uno che ti pesta un piede ed uno che lo fa a bella posta).

Alieno

39. Willy, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 23:46

@ andrea

 

In quel posto ce lo metti a tua sorella.Per caso mi stavo scordando che sei solo un frocio da Zyclon B...

40. Willy, Lunedì 19 Gennaio 2009 ore 23:53

@ andrea

Se ci fosse ancora zio Adolfo ora le gentaglia subumana come te

sarebbe tutta cenere...da usare come fertlizzante !!!

Ma perche  ancora stai a sprecare ossigeno ???

W LA REAZIONE 

41. Alieno, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 00:05

@Willy: scusa tanto, ma se per te è autenticamente importante sottolineare le distanze da un Andrea, perchè diamine evochi Adolfo, in sostanza adottando le regole del gioco che vuole Andrea e procurando l'idea che in definitiva, con simili evocazioni, siete così simili?

Ripeto che l'evocazione di Stalin di Andrea è la migliore possibilità di critica che si può fargli, perchè quell'ammirazione denuncia la sua limitatezza, è la sua condanna al fallimento, all'improponibilità di quello che pensa, alla non credibilità di quello che scrive. In sostanza, nessuno sarebbe capace di dimostrare che un coglione è autenticamente coglione e molte altre cose, come uno che "vanta" orgogliosamente i "meriti" di Stalin. Ed è pura autocaricatura usarlo per condannare l'essere reazionari, quanto "liberatori". Nessuno potrebbe far di meglio di quanto lui già faccia da solo.

E per difendere la mia credibilità, nonchè per onestà intellettuale, devo ricordarti che non c'è per me differenza se sostituiamo "Stalin" con "Hitler". Dunque evita, te ne sarei grato.

Ciao.

Alieno

42. Alieno, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 01:02

@Willy: dimenticavo...

aldilà del gusto personale tuo per lo scambio di insulti ed il mio poco divertimento e la serietà spesso eccessiva che metto nelle repliche, Andrea non è affatto sub-umano.

Non lo è perchè è umano come te e me.

Non lo è anche perchè ciò lo assolverebbe dalle sue responsabilità quando cita ed ammira tronfio un criminale umanitario come Stalin: se fosse sub-umano, beh, poveraccio, non è che puoi pretendere..

Invece è umano e dobbiamo pretendere che si assuma pienamente le sue responsabilità: senzientemente, con possibilità da umano e non sub-umane, tifa per un criminale.

E dunque non ha le attenuanti che si dovrebbero concedere ad un sub-umano.

Semmai, per sintetizzare che è umano, non sub, dunque pienamente responsabile, va benissimo "coglione".

Che sicuramente lo offende, perchè lo usa, appunto, come strumento offensivo e però non può lamentarsi, essendo lui ad usare l'epiteto per primo (suo post 34 e toh, rivolto a me, ehehe).

Dimostrando che infine, sa essere un coglione al cubo: si fa sottrarre le armi dal "nemico" con disarmante facilità, ehehe.

Alieno

 

 

43. Willy, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 01:32

@ Alieno

Capisco che la razza umana si apiena di imperfezioni e che il peccato dimora in essa.Ma non arriviamo a degradarla fino a questo punto con certi paragoni.

Guarda che io sono di Destra (con la d maiuscola) ideologicamente e culturalmente parlando.Senza ostentare nessun moderatismo.E che De Maistre,Maurras e Barres mi siano testimoni !!!

 

44. Willy, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 01:33

@ Alieno

Capisco che la razza umana si apiena di imperfezioni e che il peccato dimora in essa.Ma non arriviamo a degradarla fino a questo punto con certi paragoni.

Guarda che io sono di Destra (con la d maiuscola) ideologicamente e culturalmente parlando.Senza ostentare nessun moderatismo.E che De Maistre,de Bonald e Barres mi siano testimoni !!!

 

45. andrea, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 08:59

@ alieno

Ai tuoi sproloqui sui meriti del comunismo ( milioni di bastardi fascisti eliminati benemeritamente a vantaggio dell'umanità ) non posso riconoscere nè onestà intellettuale nè dignità morale nè superiorità etica fino a quando non mi elenchi parimenti le centinaia di milioni di morti causati dalla tua ignobile superstizione crociata .

La tua chiesa cattolica da duemila anni infatti miete vite umane come se fossero spighe di grano , le quali sono nulla in confronto alle vite spezzate per affermare la superiorità dell'uomo libero nei confronti del fascismo e della reazione covati dalle chiappe della superstizione cristiana .

Torna a mediashopping e insegna pure ai tuoi padroncini l'utilità dello studio della storia se non vuoi fare altre figure di merda nei mie confronti .

@ willy il nazista 

Devo informarti che non ho sorelle mentre ti informo che è noto che tua madre è adusa da decenni servire numerosi membri comunisti in una sola volta . Non vorrei sconvolgerti ma è molto probabile che anche tu sei figlio di un bolscevico in vacanza di piacere nella tua città ;)))

Ti ricordo qui infine la fine che gli italiani fanno fare ai tuoi padroni e alle loro troie :

http://it.youtube.com/watch?v=021F8FDYxbQ

Salutami mamma ;))))))

46. andrea, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 09:11

Hasta la victoria siempre !

Ernesto Che Guevara .

Perchè è bene che sappiano questi coglioni della casa del fascio che : "Non bisogna giocare mai con l'insurrezione . Perchè quando la si inizia, bisogna pure mettersi bene in testa che si andrà sino in fondo."

Vladimir Il'ič Ul'janov detto Lenin 

47. andrea, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 10:48

Ma visto che il pidocchio della casa del fascio elenca numeri a caso (37) evidentemente estrapolati dalla lettura di una settimana enigmistica nella sede mediashopping senza citare fonti storiche e testimonianze, nell'intento fallace di denigrare moralmente il comunismo , io non voglio essergli da meno elencando le milionate di morti ammazzati a causa della predicazione della sua superstizione cristiana corredandoli di fonti e citazioni , in versione stampabile e propagandabile ( e non nascondo la soddisfazione nel farlo in un blog cristiano ;)).

E inizio da qui dividendo per periodi ed argomenti storici :

I pagani .
Nel periodo medievale dal 9° al 12° secolo centinaia di migliaia di "pagani" germanici e slavi furono convertiti con la violenza al "cristianesimo" o sterminati in modo atroce da re o principi tedeschi. La Chiesa diede la sua benedizione e esortò a fare "crociate" contro gli slavi. (Karlheinz Deschner, “Storia criminale del cristianesimo”, vol. 4, 5 e 6

Tralascio per spazio e tempo ancora gli stermini dei pagani da parte degli esaltati fanatici cristiani e la distruzione della loro cultura in nome dell'unico impostore , in Africa , Grecia e Italia. ( Riservandomene la pubblicazione dietro gentile richiesta ;)

Crociate .

Dall'11° al 13° secolo ci furono 22 milioni di morti ( dei quali migliaia di ebrei tedeschi ) causati dalle guerre di conquista promulgate dalla chiesa cattolica (Hans Wollschläger, “Le crociate armate su Gerusalemme”)

Inquisizione .

Nel periodo che va dal 13° al 18° secolo ci furono quasi 10 milioni di morti; innumerevoli altre persone furono torturate, maltrattate e terrorizzate. (Der Spiegel, 1.6.98)

Ebrei.
Nel periodo medievale dall’11° al 14° secolo la chiesa preparò per secoli con la propria istigazione il sanguinario pogrom con migliaia di morti. Nei processi di Norimberga, per giustificare l’olocausto, Julius Streicher si rifece espressamente alle prediche con cui Martin Lutero istigava il popolo contro gli ebrei. (Friedrich Heer, “Il primo amore di Dio”)

Catari, Valdesi, Hussiti ecc.
Centinaia  di migliaia di persone di altra fede muoiono per volontà della Chiesa (anche di quella luterana).

Streghe.
dal 16° al 18° secolo almeno 50.000 persone, secondo altre stime addirittura di più, in genere donne, morirono in modo atroce. Metà di esse sono morte in Germania. Anche Lutero mise al rogo le streghe. Le istruzioni sul modo di procedere furono redatte da due monaci domenicani tedeschi. (cfr. Hubertus Mynarek, “La nuova inquisizione”)

La conquista dell’America.
Nei primi 150 anni dopo la conquista da parte degli spagnoli, 100 milioni di persone morirono "in nome di Dio". Si tratta del più grande genocidio di tutti i tempi. (Il teologo Boff, Publik-Forum, 31.5.91

Genocidio in Croazia
Verso la metà del XX° secolo, tra il 1941 e il 1943, in Croazia vennero uccisi 750.000 Serbi ortodossi. Il clero cattolico ebbe una gran parte di responsabilità e il genocidio fu approvato con il silenzio dal Vaticano. (Karlheinz Deschner, “Un anno di storia della salvezza”, vol. 2)

Genocidio in Ruanda:
In cento giorni in Ruanda sono state uccise 800.000 persone: la Chiesa sarebbe stata l’unica ad avere l’autorità per fermare questo bagno di sangue. Invece "la maggior parte dei sacerdoti e delle suore erano stati a guardare il bagno di sangue senza far nulla già nel 1994 o avevano addirittura aiutato gli assassini." Il 14 aprile ebbe inizio il massacro di Kibeho, cominciando dai 15.000 profughi che avevano cercato asilo nell’area destinata alla Chiesa. Ci vollero due giorni prima che fossero tutti uccisi, fatti a pezzi, mutilati, picchiati, assassinati con armi da fuoco o in parti bruciati vivi. Alcuni testimoni accusano i preti e le suore della Chiesa Cattolica di aver sostenuto il genocidio dei Tutsi. Oggi gli accusati vivono "dietro alle mura del convento in Belgio, dirigono gli istituti del loro ordine in Francia, studiano teologia nelle università papali o predicano l’amore per il prossimo e il perdono nelle chiese italiane". Insieme al vescovo Misago - come scrive la rivista "DER SPIEGEL" (1/2000) è sotto accusa tutta la chiesa cattolica .

Ho ancora tralasciato i milioni di morti causati da Hitler ,che come bellamente ci fa notare willy il nazista orgoglioso , era un cattolico praticante che si diceva lieto di servire la chiesa nello sterminio degli ebrei e da quella festeggiato e osannato fino a dedicargli festoni e paramenti per ornare campanili ed altari .

Ho ancora tralasciato riservandomi di informarvi delle decine di migliaia di morti ammazati in Cile dal maiale Pinochet con il quale il papa polacco intrecciava solidi rapporti arrivando a farsi vedere in pubblico al suo fianco sorridente e felice e a predicare messa nella sua cappella privata davanti a maiale e consorte .

 

 

 

 



 

48. Alieno, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 16:18

@Andrea: ma perchè ti produci in queste manifestazioni patetiche? Stai cercando di commuovermi, intenerirmi?

Come si fa a scrivere "milioni di bastardi fascisti eliminati benemeritamente a vantaggio dell'umanità" e stiamo parlando di quasi 100 milioni, 100.000.000 di vite umane: sarebbero stati tutti fascisti? 100 milioni?

Ma ti rendi conto di cosa diamine stai scrivendo? Non umiliarti così, ti prego...

Poi non resisto alla tua incapacità ma volontà precisa dell'offesa volgare e gratuita dando della "troia" alla mamma altrui.

Willy si difenderà, se ritiene il caso, da solo e spero non accettando lo stesso linguaggio e dunque isolando la tua meschinità, infantile ma tu essendo adulto, non è attenuante, ma aggravante di viltà e stupidità.

Ma siccome detesto quelle viltà e gratuite volgarità nel tentativo di ferire passando perfin sulle madri, faccio conto volentieri che l'epiteto sia rivolto a me.

E ti dirò che anche se mia madre fosse "troia", il fatto che non ti somigli nemmeno un po' mi renderebbe figlio più fortunato perchè resterebbe comunque una persona con una sua dignità ed intelligenza, non scriverebbe e non crederebbe all'orrendo ed al truce che tu sostieni, non potrebbe essere insomma riconducibile alla tua bestialità infamante l'umanità e che si rallegra di circa 100milioni di umanità spezzata proprio a causa di quel che sostieni con orgoglio.

Sono convinto che un uomo, quando diventa adulto, si debba assumere le proprie responsabilità e non possa incolpare gli altri per le proprie scelte. E dunque non ho motivo per pensare ad una colpa di tua madre se sei così, ma solo immagino la sua tristezza nell'avere un figlio così volgare e stupido.

Tu sei peggiore di tua madre, di mia madre, quand'anche troia fosse, di quella di Willy quand'anche non lo fosse, tu sei, Andrea peggiore delle bestie quando scrivi, perchè alle bestie non riconosciamo il libero arbitrio, la possibilità del pensiero in astratto, non riconosciamo la responsabilità che non possono avere e che tu hai invece ed insistentemente proponendocela.

Tu sei dialetticamente, per tua ammissione, per ciò che scrivi, assimilabile al peggiore dei comunisti, al peggiore dei nazisti, al peggiore dei fascisti, al peggiore dei razzisti, al peggiore dei terroristi, al peggiore degli uomini. Tu, Andrea, sei la vergogna, dialetticamente, dell'umanità, tanto quando ti diverte dar della "troia" alla madre di qualcuno, tanto quando ritieni bello e meritorio uccidere 100 milioni di esseri umani.

Dispero ormai della tua redenzione, almeno di una parvenza di evoluzione civile (non è che chiedessi molto), ma quando potrò cercherò di contrastare la predicazione della follia e del male, dell'odio e dell'assurdo che proponi nel dialogo affinchè altri non si scoraggino dovendo incontrarti e magari facendosi l'idea che tu possa rappresentare la sconfitta delle speranze per l'umanità. Tu non partecipi ai problemi per risolverli,

tu sei IL problema.

Per ora mi rendi il compito assai facile: per quanto possa scrivere io, ciò che scrivi tu ti condanna e ti umilia (non avrei nemmeno il coraggio di umiliarti così tanto come tu fai benissimo da solo).

Stammi bene.

Alieno

P.S.: Willy, il fatto che tu sia di destra, anzi, di Destra, non significa un bel nulla. Per me non è sufficiente per definire una colpa essere di sinistra o di destra, anche se come sappiamo, il razzismo ideologico e culturale che ha egemonizzato il nostro Paese vorrebbe che l'essere di destra, di per sè, sia già grave colpa e meritorio di ogni disprezzo e delegittimazione.

Io noto che invece c'è stata una prevaricazione e una disonestà perpetrata a danno di intere generazioni in Italia per cui il criminale comunismo non ha subito uguale condanna politica e storica del nazismo o del fascismo. Se il fascismo doveva essere messo fuori legge, così come il nazismo, ugualmente lo doveva essere il comunismo. E se non ieri, oggi senz'altro di più. Così come sono convinto che il comunismo, naturalmente costretto dalle circostanze, ha dovuto per sopravvivere, adattarsi e conformarsi alla cultura democratica, alla partecipazione politica democratica (in realtà avrebbe voluto altro, come sappiamo, che democrazia, libertà e costruzione civile), ma allora questa evoluzione non si può escludere nemmeno ad un fascismo a cui dovremmo riconoscere che avrebbe potuto ugualmente compiere un suo percorso dando contributo costruttivo per il Paese.

Insomma, aldilà di come si sia collocati, c'è stata una gravissima condizione di prevaricazione politico-culturale, una gravissima ingiustizia, un doppio-pesismo disonesto intellettualmente.

Per quanto mi riguarda, il comunismo dovrebbe essere fuori legge come altre ideologie a destra, ma se proprio non si ha questo coraggio, che almeno si riconosca la propria disonestà e dunque, accetto anche lo "sdoganamento" del fascismo che non è stato e non è tutt'oggi, affatto peggiore del comunismo (o del nazismo) nè quantitativamente nè qualitativamente. Lo sono invece, sicuramente, chiaramente gravi e condannabili, le leggi razziali però nella fase terminale del fascismo e non sempre condivise da tutti i fascisti (e Mussolini non era razzista, anche la sua fidanzata era ebrea, ma non assolve le sue responsalità gravissime nel proporre ed imporre leggi razziali e permettere episodi razzisti gravissimi agli ebrei).

Ma io preferirei che il fascismo fosse "storicizzato" e riconosciuto nella sua improponibilità, anacronisticità. PEr il comunismo ciò non è possibile perchè manca, per permettere quel percorso, la sua aperta, ufficiale, continuata, consolidata, diffusa culturalmente e politicamente condanna per i suoi crimini. Cioè prima di storicizzare il comunismo, bisogna una buona volta processarlo, ma qui si continua a rinviare, come si vede, puntando sulla prescrizione, per cui oggi i comunisti possono liberamente, indisturbati, esserlo, impuniti nell'esserlo.

Mi spiace, ma non posso  condividere il tuo collocamento di Destra e però continuerò ad offrire quel che posso della mia onestà intellettuale senza pregiuziali imposte dalla propaganda comunista che è stata imposta per generazioni e generazioni, sin dai banchi di scuola delle elementari per l'indottrinamento per cui essere di sinistra significa superiorità morale ed ideologica, essere di destra, il solo fatto di esserlo, invece è riprorevole e condannabile. Che è appunto, l'indottrinamento della disonestà civile, storica, politica, culturale, che è il motivo per definirlo come forma di razzismo, che è motivo per spiegare perchè pur avendo guerra finita, l'Italia abbia dovuto convivere con clima da guerra civile, col terrorismo, spaccato, arretrato.

Ma tu, per piacere, modera i toni, anche dinanzi alle provocazioni. Sangue freddo e controllo, lucidità paziente: si colpisce meglio la preda così, fidati. Lascia che la preda si intrappoli da sola, che si metta nella condizione più sfavorevole ed allora puoi efficacemente averne ragione senza sforzo, con precisione.

Ciao.

Alieno

49. Alieno, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 16:27

@Andrea: ma perchè ti produci in queste manifestazioni patetiche? Stai cercando di commuovermi, intenerirmi?

Come si fa a scrivere "milioni di bastardi fascisti eliminati benemeritamente a vantaggio dell'umanità" e stiamo parlando di quasi 100 milioni, 100.000.000 di vite umane: sarebbero stati tutti fascisti? 100 milioni?

Ma ti rendi conto di cosa diamine stai scrivendo? Non umiliarti così, ti prego...

Poi non resisto alla tua incapacità ma volontà precisa dell'offesa volgare e gratuita dando della "troia" alla mamma altrui.

Willy si difenderà, se ritiene il caso, da solo e spero non accettando lo stesso linguaggio e dunque isolando la tua meschinità, infantile ma tu essendo adulto, non è attenuante, ma aggravante di viltà e stupidità.

Ma siccome detesto quelle viltà e gratuite volgarità nel tentativo di ferire passando perfin sulle madri, faccio conto volentieri che l'epiteto sia rivolto a me.

E ti dirò che anche se mia madre fosse "troia", il fatto che non ti somigli nemmeno un po' mi renderebbe figlio più fortunato perchè resterebbe comunque una persona con una sua dignità ed intelligenza, non scriverebbe e non crederebbe all'orrendo ed al truce che tu sostieni, non potrebbe essere insomma riconducibile alla tua bestialità infamante l'umanità e che si rallegra di circa 100milioni di umanità spezzata proprio a causa di quel che sostieni con orgoglio.

Sono convinto che un uomo, quando diventa adulto, si debba assumere le proprie responsabilità e non possa incolpare gli altri per le proprie scelte. E dunque non ho motivo per pensare ad una colpa di tua madre se sei così, ma solo immagino la sua tristezza nell'avere un figlio così volgare e stupido.

Tu sei peggiore di tua madre, di mia madre, quand'anche troia fosse, di quella di Willy quand'anche non lo fosse, tu sei, Andrea peggiore delle bestie quando scrivi, perchè alle bestie non riconosciamo il libero arbitrio, la possibilità del pensiero in astratto, non riconosciamo la responsabilità che non possono avere e che tu hai invece ed insistentemente proponendocela.

Tu sei dialetticamente, per tua ammissione, per ciò che scrivi, assimilabile al peggiore dei comunisti, al peggiore dei nazisti, al peggiore dei fascisti, al peggiore dei razzisti, al peggiore dei terroristi, al peggiore degli uomini. Tu, Andrea, sei la vergogna, dialetticamente, dell'umanità, tanto quando ti diverte dar della "troia" alla madre di qualcuno, tanto quando ritieni bello e meritorio uccidere 100 milioni di esseri umani.

Dispero ormai della tua redenzione, almeno di una parvenza di evoluzione civile (non è che chiedessi molto), ma quando potrò cercherò di contrastare la predicazione della follia e del male, dell'odio e dell'assurdo che proponi nel dialogo affinchè altri non si scoraggino dovendo incontrarti e magari facendosi l'idea che tu possa rappresentare la sconfitta delle speranze per l'umanità. Tu non partecipi ai problemi per risolverli,

tu sei IL problema.

Per ora mi rendi il compito assai facile: per quanto possa scrivere io, ciò che scrivi tu ti condanna e ti umilia (non avrei nemmeno il coraggio di umiliarti così tanto come tu fai benissimo da solo).

Stammi bene.

Alieno

P.S.: Willy, il fatto che tu sia di destra, anzi, di Destra, non significa un bel nulla. Per me non è sufficiente per definire una colpa essere di sinistra o di destra, anche se come sappiamo, il razzismo ideologico e culturale che ha egemonizzato il nostro Paese vorrebbe che l'essere di destra, di per sè, sia già grave colpa e meritorio di ogni disprezzo e delegittimazione.

Io noto che invece c'è stata una prevaricazione e una disonestà perpetrata a danno di intere generazioni in Italia per cui il criminale comunismo non ha subito uguale condanna politica e storica del nazismo o del fascismo. Se il fascismo doveva essere messo fuori legge, così come il nazismo, ugualmente lo doveva essere il comunismo. E se non ieri, oggi senz'altro di più. Così come sono convinto che il comunismo, naturalmente costretto dalle circostanze, ha dovuto per sopravvivere, adattarsi e conformarsi alla cultura democratica, alla partecipazione politica democratica (in realtà avrebbe voluto altro, come sappiamo, che democrazia, libertà e costruzione civile), ma allora questa evoluzione non si può escludere nemmeno ad un fascismo a cui dovremmo riconoscere che avrebbe potuto ugualmente compiere un suo percorso dando contributo costruttivo per il Paese.

Insomma, aldilà di come si sia collocati, c'è stata una gravissima condizione di prevaricazione politico-culturale, una gravissima ingiustizia, un doppio-pesismo disonesto intellettualmente.

Per quanto mi riguarda, il comunismo dovrebbe essere fuori legge come altre ideologie a destra, ma se proprio non si ha questo coraggio, che almeno si riconosca la propria disonestà e dunque, accetto anche lo "sdoganamento" del fascismo che non è stato e non è tutt'oggi, affatto peggiore del comunismo (o del nazismo) nè quantitativamente nè qualitativamente. Lo sono invece, sicuramente, chiaramente gravi e condannabili, le leggi razziali però nella fase terminale del fascismo e non sempre condivise da tutti i fascisti (e Mussolini non era razzista, anche la sua fidanzata era ebrea, ma non assolve le sue responsalità gravissime nel proporre ed imporre leggi razziali e permettere episodi razzisti gravissimi agli ebrei).

Ma io preferirei che il fascismo fosse "storicizzato" e riconosciuto nella sua improponibilità, anacronisticità. PEr il comunismo ciò non è possibile perchè manca, per permettere quel percorso, la sua aperta, ufficiale, continuata, consolidata, diffusa culturalmente e politicamente condanna per i suoi crimini. Cioè prima di storicizzare il comunismo, bisogna una buona volta processarlo, ma qui si continua a rinviare, come si vede, puntando sulla prescrizione, per cui oggi i comunisti possono liberamente, indisturbati, esserlo, impuniti nell'esserlo.

Mi spiace, ma non posso  condividere il tuo collocamento di Destra e però continuerò ad offrire quel che posso della mia onestà intellettuale senza pregiuziali imposte dalla propaganda comunista che è stata imposta per generazioni e generazioni, sin dai banchi di scuola delle elementari per l'indottrinamento per cui essere di sinistra significa superiorità morale ed ideologica, essere di destra, il solo fatto di esserlo, invece è riprorevole e condannabile. Che è appunto, l'indottrinamento della disonestà civile, storica, politica, culturale, che è il motivo per definirlo come forma di razzismo, che è motivo per spiegare perchè pur avendo guerra finita, l'Italia abbia dovuto convivere con clima da guerra civile, col terrorismo, spaccato, arretrato.

Ma tu, per piacere, modera i toni, anche dinanzi alle provocazioni. Sangue freddo e controllo, lucidità paziente: si colpisce meglio la preda così, fidati. Lascia che la preda si intrappoli da sola, che si metta nella condizione più sfavorevole ed allora puoi efficacemente averne ragione senza sforzo, con precisione.

Ciao.

Alieno

50. andrea, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 17:13

E bene ... il coglione di mediashopping fa comunella col figlio di troia nazista e mi dà ulteriore possibilità di approfondire sui milioni di morti ammazzati nel nome del suo impostore dei cieli .

L'opera sarà lunga e circostanziata , riguarderà i crimini di tutti i papi ( specialmente di quelli santificati )e rivolta tutta alla gentile platea che avrà la cura e costanza di leggere per farne tesoro e propaganda altrove nel web e nella vita reale .

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È storicamente ben documentato che i “Papi”, non solo sono stati direttamente responsabili di orrende atrocità, ma hanno sempre permesso, e continuano a permettere, azioni delittuose di ogni genere.

Non a caso Lord Acton (1960-1967) afferma che “I papi non furono soltanto assassini in grande stile, ma fecero dell’assassinio un fondamento legale della Chiesa cristiana ed una condizione per ottenere la salvezza” (cfr. Acton J.E. «Lectures on Modern History», London, 1960
e «Essays in the Liberal Interpretation of History», Chigago-London, 1967).

Il Papa Leone I (440-461) promosse la prima sanguinosa lotta “pro fide agere” (“agire per la fede”) contro i non cristiani giustificando per loro la pena di morte poiché non erano degni di “continuare a vivere” e la loro eresia “deve essere estirpata dal corpo della chiesa” (“haereses a corpore ecclesiae resecantur”): dichiarando di essere il “lungo braccio di Dio” (sembra proprio di sentire il coglione crociato mediashopping durante una delle sue frequenti e penose defecazioni contro l'umanità . ndr ;))))     sosteneva che i non cristiani devono essere perseguitati, oltre che “con la spada sguainata”, anche usando “la lingua come spada” (cfr. Leone I: «Epistulae» e «Sermones»). Inoltre, il Papa Leone I (440-461) fu il primo accanito persecutore degli ebrei che paragonava ad “animali selvaggi” insultandoli
continuamente come “scellerati”, “empi”, “abietti”, “miscredenti”, “sacrileghi”, “carnefici di Dio” nonostante, con palese contraddizione, ammettesse che “Dio, secondo il suo piano di salvezza, ha voluto essere ucciso da loro per poter salvare l’umanità”! , “criminali”, “assetati di
sangue”, “dissoluti”, “Servi e mercenari di Satana”, ecc.

Tale papa fu santificato !

Il Papa Felice IV (526-530) con un decreto emesso nel 529 ordinò la distruzione di tutte le sinagoghe dei samaritani, ai quali fece sequestrare i beni, e stabilì severe punizioni per chi tentasse di ricostruirle (cfr. Codex Justinianus), come attesta Procopio (500-565) furono decapitati circa centomila samaritani e ventimila, tra donne e bambini samaritani furono venduti come schiavi (cfr.Procopio: «Historia Arcana»).

Anche tale papa fu santificato!

Il Papa Gregorio I (590-604), il quale protesse il Vescovo Andrea di Taranto che aveva rapporti sessuali con le parrocchiane e picchiò violentemente una povera donna da farla morire per le lesioni riportate, ordinò la reclusione dei “peccatori carnali” in segrete paragonabili alle “antiche gabbie per schiavi” dove i reclusi erano talmente compressi da non poter muovere un passo (cfr. Kober F.: «Die köperliche Züchtigung als kircliches Strfmittel gegen Cleriker und
Mönche», Vinneland, 1875).

Anche tale papa fu santificato!

Il Papa Stefano III (768-772), appena eletto, promosse selvagge vendette: il detronizzato antipapa Costantino II (767-768) fu fatto trascinare attraverso le vie di Roma fino al carcere dove fu fatto storpiare, ai vescovi ed ai cardinali suoi collaboratori furono fatti strappare gli occhi e la lingua
ed, in particolare, al vescovo Teodoro, che aveva sostenuto fino all’ultimo Costantino II (767-768), furono fatti cavare gli occhi e mozzare la lingua e, quindi, fu fatto rinchiudere nel monastero di Clivur Scauri dove morì fra orribili sofferenze, ecc. (cfr. Deschner K.: Op. cit. Band IV, Reinbek
bei Hamburg, 1994).

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Per adesso mi fermo . Continuerò la dotta lezione non appena ne avrò tempo . la Prossima puntata inizierà dai crimini mostruosi di un altro autorevole esponente della chiesa cattolica : Papa Leone III . Quella chiesa cattolica che per bocca di questo piccolo insolente alieno covato tra le sue chiappe si permette di parlar male del comunismo e dei suoi uomini che tanto hanno dato per il bene dell'umanità ;)))

 

 

51. andrea, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 19:57

Ed eccoci alla Seconda puntata della criminale storia dei papi di cristo ( altro che i comunisti eh ?! ;))) :

Come promesso continuerò da Leone III un prete infame di tempi andati uguale in tutto a quelli attuali, anche lui credente in un dio dei cieli .


Il Papa Leone III (795-816), nonostante fosse stato notoriamente adultero ed un un pluriassassino, fu santificato nel 1673! Egli oltre a fare decapitare numerosi proprietari terrieri, ritenuti rivoltosi, incamerandone i beni espropriati  fece condannare a morte per impiccagione un notevole numero di persone ritenute “colpevoli di lesa maestà” nei suoi riguardi!

Il Papa Leone IV (847-855) «… Prima della battaglia navale di Ostia aveva promesso ai suoi guerrieri, in caso di morte, la “divina mercede”: la più antica anticipazione dell’indulgenza delle crociate, una promessa di cui molti Santi Padri hanno largheggiato, sapendo di mentire, nei tempi futuri. Qui accadde, per la prima volta, che un papa garantisse generosamente il cielo a tutti coloro che fossero morti per la “vera fede, per la salvezza della patria e per la difesa della cristianità” [!!] (ancora oggi continua ad essere garantito il “paradiso” per chi si sacrifica nel provocare le stragi terroristiche!). E così l’impresa divenne un successo travolgente. [...]. I bravi credenti, tuttavia, trucidarono i naufragi, che erravano inermi sulla costa, o appendendoli alle forche “perché il loro numero non sembrasse troppo grande”, o trascinandoli in catene a Roma, dove servirono come schiavi di guerra alla costruzione della fortezza vaticana e dove l’impresa fu esaltata come un miracolo operato dal principe degli apostoli [San Pietro]. [...]. Dunque, ad una “pax” così concepita, può seguire di tutto: conflitti ed atrocità, anzi senz’altro guerra qualora venga lesa la “iustitia” ed il “giusto ordine”, quello cristiano, appunto. E questo, non è difficile dimostrarlo, è così ancora oggi. Pace ad ogni costo è qualcosa che la storia del cristianesimo non conosce. I “valori cristiani di base” devono essere preservati e difesi fino al sangue, fino alla totale rovina dello stesso oggetto da difendere…» (cfr. Deschner K.: «Criminalgeschichte des Christentums» Fünfter Band, Reinbek bei Hamburg, 1997).

Anche questo papa è stato santificato!


Il Papa Bonifacio VI (896), che governò appena 15 giorni, mentre era Cardinale per le sue innominabili scelleratezze dal Papa Formoso (891-896) fu persino privato dei privilegi e dei diritti ecclesiastici!

Il Papa Stefano VI (896-897) per risentimenti personali verso Papa Formoso ne fece disseppellire il cadavere e gli fece tagliare le dita con cui benediceva, ma i cardinali rimasti fedeli a Papa Formoso lo fecero imprigionare e strangolare.

Il Papa Sergio III (904-911), il quale non esitò a fare strangolare i predetti cardinali fedeli di Papa Formoso , praticava regolarmente i rapporti sessuali tanto che ebbe un figlio dalla famigerata Marozia tale figlio, eletto a sua volta Papa con il nome di Giovanni XI (931-935) all’età di soli dodici anni (grazie agli intrighi tra la madre ed i Cardinali), fu fatto morire, recluso per congiura in Castel S. Angelo, appena quattro anni dopo la sua elezione nobile spregiudicata di alto lignaggio che fece assassinare ben tre Papi .

Il Papa Giovanni XII (955-964), nipote della predetta Marozia, oltre ad essere stato omicida ed incestuoso, fu un turbolento libertino abituato a vivere tra i piaceri più sfrenati, finché fu sorpreso a letto con una adultera dal marito di costei ed ucciso per defenestrazione. Egli «..Era talmente malvagio persino per quei tempi che i cittadini se ne sarebbero sbarazzati volentieri; dicevano infatti che avesse inventato peccati mai visti dal tempo dei tempi, incluso quello di andare a letto con sua madre. Teneva un harem nel Palazzo del Laterano e giocava di azzardo con le offerte dei pellegrini; possedeva un allevamento di duemila cavalli che nutriva a mandorle e fichi bagnati nel vino e ricompensava le compagne delle sue notti d’amore con calici d’oro del tesoro di San Pietro. […]. Le donne in particolare venivano ammonite a non mettere piede a San Giovanni in Laterano se tenevano al proprio onore: il papa infatti era sempre a caccia. Giunse persino a brindare al Diavolo davanti all’altare maggiore della chiesa madre della Cristianità […], aveva celebrato la messa senza l’eucarestia; aveva ordinato un diacono in una stalla; aveva eseguito ordinazioni a pagamento; aveva copulato con una lunga serie di donne, tra le quali la vecchia fiamma di suo padre e sua nipote; aveva fatto accecare la sua guida spirituale e castrare un cardinale, provocandone la morte. Per il suo comportamento sfacciatamente immorale fu deposto ed esiliato. Ma la sua famiglia radunò un esercito per permettergli di tornare […]. Giunto a Roma riprese la carica pontificia e non si accontentò della sola scomunica, ma fece mutilare o condannare a morte tutti colori che avevano contribuito al suo esilio. […]. Persino, il Cardinale Bellarmino (1542-1621), strenuo difensore del papato che sapeva tutto dei Borgia, dovette ammettere che Giovanni XII “era la feccia”: “Fuerit fieri ominium deterrimus”…» (cfr. De Rosa P.: «Vicars of Christ», London,1988)

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La prossima puntata inizierà con la storia infame dei crimini di Benedetto V , per proseguire con altri benedetti fino ad arrivare a Gregorio VII   il falsario del quale avremo molto da dire .

Alla prossima quindi e .... continuate a seguirmi e a prendere appunti ;))))

52. Alieno, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 19:58

@Andrea: ".si permette di parlar male del comunismo e dei suoi uomini che hanno dato per il bene dell'umanità.."

E scusa tanto eh! E per quale motivo io non dovrei "permettermi" e tu sì? Chi l'ha stabilita una regola simile, tu?

Tu fai benissimo a dire quello che vuoi, a pensarla come ti pare, legittimo che tu detesti la Chiesa e lodevole, non so più come dirtelo, quando porti argomentazione a sostegno e non ti limiti (e non esageri) con le volgarità gratuite.

Vista la cifra di alcuni tuoi post precedenti, ti dico che ho apprezzato l'ultimo post (cosa mi tocca dire..).

E d'altra parte, auspico che non tocchi a me il fardello di difendere l'operato della Chiesa, da solo intendo. Insomma, a volte non ho voglia, spesso devo fare altro, farò quello che posso e però non aspettarti che sia io e solo io eh (è un invito per altri naturalmente, che hanno voglia di prodursi nel dialogo).

:-)))

Ciao. ;-)

Alieno

 

53. Alieno, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 20:04

Tuttavia, Andrea, ti faccio notare che finora hai prodotto, come argomentazione, qualcosa che arriva intorno all'anno mille.

E certamente puoi andare più avanti, ma temo, caro Andrea, che faticherai poi a non notare che insomma, l'uomo del passato aveva diverso grado di civiltà, coscienza, sensibilità, comunque e non è giusto decontestualizzarlo. Cosa facevano i comunisti allora? Non c'erano.

Quando ci sono? Beh, bisogna arrivare almeno a 2 secoli fa, a partire dal marxismo (comuni di Parigi ecc). Ecco, cosa facevano da lì in poi i comunisti? 100milioni di morti. Ed oh! Continuano con i crimini sul pianeta, tristemente, in gran numero, dove il comunismo regna.

Ed allora, se proprio ci tieni al confronto, arrivando ai tempi recenti ed all'oggi, cosa fa al contempo la Chiesa? Toh, guarda, non 100milioni di morti. Toh, guarda, non opprime popoli. Toh, guarda, la Chiesa oggi non è disumana come i comunisti ed i loro nipotini, dove c'è quel disumano regime.

Ecco, credo che aldilà della tua argomentazione, la strada intrapresa non ti porterà vantaggi, ma finirà per darti la zappa sui piedi.

Detto ciò, ogni bene (nel senso: ti raggiunga nei pensieri, nell'animo, cambiandoli/ti in meglio).

Ciao. ;-)

Alieno

54. andrea, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 20:14

Se hai la pazienza di seguirmi senza dire stronzate soddisferò tutte le tue esigenze , non temere ;)))

Un'anticipazione della modernità dei crimini papali te l'ho già data al 47 con l'elenco dei morti ammazzati dalla chiesa nel nome del suo inutile dio in questo ultimo secolo ... Milioni e milioni solo nell'ultimo secolo .

Ma ci arriveremo per grado senza tralasciarne nessuno , l'opera è doviziosamente documentata e vastissima ;)).

55. andrea, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 20:36

E comunque ti ringrazio ancora per l'opportunità datami in questo blog tenuto da un sacerdote . Pubblicare i crimini dei dotti padri del cattolicesimo con dovizia e accuratezza scientifica per dimostrare l'ipocrisia di chi insulta il comunismo senza ritegno, onestà intellettuale e documentazione storica , pur appoggiando da ignorante chi si è macchiato di crimini enormemente più grandi, è per me come Ateo una soddisfazione enorme;))

Diceva il quattro volte grande Mao Dse Dong : Tutti i reazionari sono stupidi: sollevano grossi massi per lasciarseli cadere sui piedi    ;))))

56. Willy, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 20:58

@ andrea

Bolscevico lo dici a quel puttaniere che ha messo in cinta quella sifilidica cronica di tua madre.Anche in Italia nel bel tempo andato delle bestie come te ci si prendeva cura nel migliore dei modi :

http://data5.blog.de/media/764/2488764_7be67ebe15_m.jpg

Pecacto che tu non stia in fila assieme a quei tagliagole partigiani dei tuoi compari  !!!

57. Willy, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 21:09

 Le cifre del comunismo :

 

 - URSS, 20milioni di morti;

- Cina, 65milioni di morti;

- Vietnam, 1milione di morti;

- Corea del Nord, 2milioni di morti;

- Cambogia, 2milioni di morti;

- Europa dell'est, 1milione di morti;

- America Latina, 150.000 morti;

- Africa, 1milione e 700.000 morti;

- Afghanistan, 1milione e 500.000 morti;

-movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere, circa 10.000 morti.

Il totale si avvicina ai 100 milioni di morti.

E mo vediamo il trollazzo sinistronzo se ha da frignare e si mete a fare paragoni che mostrano il reale volto della sua sanguinaria ,terrorista e sterminatrice ideologia.Peccato solo che il Muro di Berlino (emblema della caduta della tirannia sovietica) non gli sia sfracellato in testa !!!

58. Willy, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 21:16

"La mamma dei trinariciuti (i comunisti) è sempre incinta"

Giovannino Guareschi

59. andrea, Martedì 20 Gennaio 2009 ore 21:38

Toh , guarda ( 57 ) il coglione della casa del fascio cita lo stesso elenco di cifre false preso paro paro dalla settimana enigmistica , senza fonti , senza documentazione e certificazione scientifica che ha citato l'altro coglione di casa mediashopping .

Sembrano mimì e cocò alle prese con la matematica creativa di Tremonti , il ladro preferito dal nano .

Quando dico che si accoppiano a due a due come i coglioni non mi allontano dal vero ;)))

 

 

60. pequenito, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 10:55

Se qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che Andrea  e Civis sono la stessa persona eccone la dimostrazione: cliccate qui

Civis-andrea-sum nei suoi copia incolla commette sempre gli stessi errori, Lord Acton nel 1960 era già morto.

Non solo lui ma anche le sue fonti storiche avevano le idee un pò confuse come Lord Acton appunto che era cattolico e liberalmassone allo stesso tempo, è risaputo infatti che Lord Acton protestò contro il significato della dichiarazione del Concilio Vaticano I sull'infallibilità del papa, anche se scrisse: "Sono sicuro di non aver mai sollevato in vita mia la pur minima ombra o dubbio su un dogma della Chiesa cattolica" . Sulla prospettiva di separarsi dalla Chiesa, egli stesso afferma che "La Chiesa dopo tutto è lo strumento offerto da Dio per la salvezza" eppure secondo Himmelfarb, Lord Acton meditò la costituzione di una Chiesa nazionale indipendente da Roma... e poi lo schizzofrenico sarebbe CD? Ma per favore!!!

61. andrea, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 11:09

Terza puntata della storia criminale di tutti i papi della chiesa cattolica .

Un'attenta ricerca sui sommi pulpiti dai quali provengono da sempre , ma con più insistenza oggi tramite infimi assoldati pidocchi , gli insulti al comunismo e ai suoi valorosi uomini combattenti per la Libertà dell'Umanità da ogni fascismo .

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 Il Papa Benedetto V (964-965), nonostante fosse tanto erudito da ricevere l’appellativo di “grammaticus”, era anche un famigerato donnaiolo e spendaccione. Infatti, «... dopo aver disonorato una fanciulla, partì immediatamente per Costantinopoli con tutto il tesoro di San Pietro, per ricomparire soltanto dopo avere esaurito i fondi, imperversando nuovamente per Roma […] finché fu ammazzato da un marito geloso ed il suo cadavere, straziato da un centinaio di pugnalate, fu trascinato per le strade e poi gettato in una fogna…» (cfr. De Rosa P.: Op. cit., London, 1988).

Il Papa Bonifacio VII (974-985) uccise il suo predecessore Papa Benedetto VI (973-974) strangolandolo con le sue stesse mani. Per tale delitto fu scacciato da Roma e si rifugiò Costantinopoli portandosi dietro tutto il “tesoro di S. Pietro”. Tornò a Roma nel 984 e s’impadronì nuovamente del potere, fece strappare gli occhi ad un cardinale, che lo aveva particolarmenten ostacolato, e fece imprigionare il Papa Giovanni XIV (983-984) in Castel Sant’Angelo nell’aprile del 984, facendolo uccidere con veleno nell’agosto dello stesso anno! Nell’agosto dell’anno successivo (985) fu ucciso a furor di popolo ed il suo cadavere trascinato per le strade di Roma fu gettato ai piedi della statua di Marco Aurelio, finché fu recuperato dai suoi servi e sepolto in S. Pietro (cfr. Rendina C.: «I Papi: storia e segreti», Newton & Compton Editore, Roma, 1983).

Il Papa Benedetto VIII (1012-1024) nel 1020, in occasione di una sommossa popolare antiebraica, scoppiata a Roma nel 1020 in seguito ad un terremoto del quale furono assurdamente ritenuti responsabili gli ebrei (!!), oltre agli ebrei ingiustamente massacrati dal popolo, ne fece atrocemente giustiziare un’ingente numero!

Il Papa Benedetto IX (1032-1044, 1045-1046, 1047-1048), fu eletto ben tre volte, nonostante fosse stato detronizzato e scacciato per le sue efferate nefandezze, tanto che nel 1047 fece avvelenare il Papa Clemente II (1046-1047) e l’anno successivo avvelenò personalmente il Papa Damaso II (1048), appena dopo 24 giorni di pontificato, suo ultimo predecessore. Alla sua prima elezione, «…avvenuta nell’ottobre del 1032, Sua Santità Benedetto IX aveva undici anni. Secondo monsignor Louis Duchense, Benedetto era “soltanto un monello […] e doveva passare del tempo prima che diventasse effettivamente pericoloso”. Ci si trovava davanti uno strano spettacolo: un bambino con la voce non ancora formata era primo legislatore e sovrano della Chiesa Cattolica, portava la tiara, celebrava la messa solenne a San Pietro, concedeva prebende, nominava i vescovi e scomunicava gli eretici. Le imprese di Sua Santità con le donne dimostrarono che il papa fanciullo raggiunse molto presto la pubertà. Arrivato a 14 anni, dice un cronista, aveva superato tutti i predecessori per dissolutezza. San Pier Damiani, fine giudice del peccato, esclamò: “Quel miserabile sguazzò nell’immoralità dall’inizio del suo pontificato alla fine dei suoi giorni”. Un altro osservatore scrisse: “La Cattedra di Pietro è stata occupata da un diavolo dell’inferno travestito da prete”. Benedetto IX dovette spesso lasciare Roma in fretta e furia. […]. Alcuni nobili tentarono di farlo fuori durante la messa […]. Un’altra volta fu scacciato, ma le truppe dell’imperatore Corrado lo fecero rientrare, Costretto nuovamente all’esilio nel 1046 per saccheggio, assassinio e vessazione. […]. Dopo cinquanta giorni […] fu rimesso sul trono dalla sua famiglia […]. Alla fine Benedetto IX decise di dimettersi, aveva messo gli occhi sulla sua bella cugina, la figlia Girard De Saxo, che diede il suo consenso, a patto che il papa abdicasse. Colto da un sorprendente attacco di scrupoli, Benedetto IX decise di controllare se aveva il diritto di farlo […]. Felice di dimettersi, richiese una buonuscita di tremila libbre d’oro e, dopo una lunga contrattazione decise per tutto l’Obolo di San Pietro fornito dall’Inghilterra. Nessuna colletta di cattolici inglesi ebbe miglior uso…» (cfr. De Rosa P.: Op. cit., London, 1988).


Il Papa Gregorio VII (1073-1085) che, soprattutto fu un grande falsario ( Di questo parlerò doviziosamente documentando le sue invenzioni e falsità tramandate ai posteri e devotamente oggi certificate come vere , in una sezione a parte ... la prossima .ndr ;)), era «…piccolo di statura, poco appariscente, piuttosto bruttino, e perciò parodiato e dileggiato […]. Ma il suo spirito era potente e spietato, la sua forza espressiva spesso intensa, concentrata […]. Basta leggere qualche testimonianza contemporanea per vederne […] la passione l’odio e la brama di vendetta.
Benché pieno di foga tempestosa, egli si frena e s’ammansisce, anche se lo fa soltanto per amore dei suoi obiettivi, dei suoi fini; sia pure per poter alla fine sferrare l’attacco, per colpire prima o dopo implacabile, per annientare ove qualcuno gli si opponga o solo azzardi ad opporglisi. Quest’uomo non conosce la pazienza. […]. Versatilità, pluralità di vedute, gli sono più estranee che mai. Aveva un unico obiettivo, il fine di tutti quelli della sua casta: potere, potere, potere. Ma egli vuole più potere, più di loro tutti, vuole un potere mondiale. […]. Per questo Santo Padre il bene si realizza ma questo, nella sua Chiesa, è un fatto ricorrente, quasi usuale quando zampilla il sangue del nemico, anche sangue di cristiani, si capisce, non è questo che importa, l’essenziale è che si muoia per essa. Che si crepi per il suo vantaggio. […]. Questo papa fu innamorato della guerra e non è un caso che uno dei più antichi documenti abbastanza dettagliati se non in assoluto la più antica testimonianza della fede di Gregorio VII nell’aiuto dal cielo faccia esplicito riferimento proprio alla guerra: cioè alla fede dei cristiani nel fatto che il papa dal cielo avrebbe protetto i suoi in battaglia e mandato in soccorso l’arcangelo Michele alla testa di tutele schiere elisie, […]. Gregorio dimostrò precocemente grande interesse per le armi e le imprese belliche. I suoi scritti papali sono costellati di modi di dire corrispondenti. Più di altri “vicari” egli si serve del linguaggio marziale, evocando spade e proiettili, ferite e morte, con ricorrenti espressioni di militia Christi, militia sancti Petri, christiana militia e simili. Parla senza tregua di “bravi soldati di Cristo” e di “combattenti regali”, con cui naturalmente allude ai “santi vescovi”; parla di “scudo della fede”, di “spada di Cristo”, “brando della parola divina”, “spada del brando universale”, di “spada della vendetta apostolica, un’arma che inguaribilmente ferisce dalla pianta dei piedi fino alla testa”. Ed incessante ricorre il suo motto ispiratore, il versetto della bibbia: “Maledetto l’uomo che trattiene la sua spada dal sangue”. […]. Naturalmente, Gregorio VII dichiarò l’uso delle armi lecito […] per la difesa dell’ordinamento stabilito da Dio [!!]. Certo, ciò che intende per […] ordinamento divino, altro non è se non ciò che torna a lui utile, ovvero quanto è di vantaggio per il papato e la Chiesa. […]. Difatti egli vuole governare in luogo dei principi, vuole governare su di loro: per questo non fa altro che denigrarli, strapazzandoli di continuo accusandoli […] di alterigia, di rapina, di infedeltà, di assassinio, “delitti di ogni specie, compiuti per incitamento del diavolo. Principe del mondo” [!!]; ed afferma che costoro vogliono dominare gli uomini con cieca bramosia, con insopportabile arroganza, ecc, precisamente quello che anche lui vuole! Tutte le pretese di primato dei papi si conformarono in lunghi periodi e s’andarono sempre più accrescendo visto che, alla fin fine, ambizione e sete di potere di questi umili servitori di Cristo, di questi “servi dei servi di Dio”, non conobbero praticamente nessun limite. […]. Tutta la Chiesa primitiva non conobbe alcun primato di diritto, istituito da Gesù, dovuto al vescovo di Roma. Anzi un tale primato è in netta contraddizione con l’insegnamento di tutti i primi padri della Chiesa., anche dei più famosi. Ciò nondimeno, a lungo andare si gabellarono come fatti sempre esistiti quelle che erano state grossolane novità; e tutto quanto era fondato su contraffazioni e menzogne. […]. Gregorio VII vorrebbe rendere docili e malleabili anche gli imperatori, subordinando in maniera assoluta i sovrani. Egli non esita a capovolgere le cose, le leggi, la storia, le realtà gerarchiche. Per raggiungere questo fine, o non possiede alcun titolo, oppure ne ricava da colossali imposture clericali, in special modo dai famigerati Decretali pseudo-isidoriani, cioè dai “falsi più fortunati” di tutti i tempi. […]. Gregorio VII era dominato dalla fissazione, da una sua idea peculiare: che il papa fosse il signore del mondo.
Infatti lui […] è più di tutti ossessionato dal potere. Chiunque altro, sia vescovo sia re, è tenuto ad ubbidirgli e servirlo. Soltanto il papa deve avere precedenza e privilegi su tutti. In fondo egli disprezza tutti e vuole essere stimato da tutti. Nel modo più pregnante, la sua esorbitante megalomania fa sfoggio di sé nel famigerato “Dictatus papae”, di cui si riportano alcune delle 27 concise e disordinate pseudo-proposizioni […] che probabilmente dovevano costituire il nucleo fondamentale di una nuova silloge giuridica: VII) “solo a lui è consentito, in corrispondenza con le esigenze del tempo, proporre leggi nuove, formare nuove comunità”; IX) “tutti i principi bacino solo i piedi del papa”; XII) “solo a lui è consentito di detronizzare gli imperatori ed il suo verdetto non può essere ritrattato da nessuno, lui è l’unico a poter revocare sentenze e giudizi”; XVIII “lui non può essere giudicato da nessuno”; XXII) “la Chiesa di Roma non è mai caduta in errore e, secondo la testimonianza della scrittura, non errerà mai per l’eternità”. […]. Gregorio voleva sottoporre al proprio comando niente di meno che il mondo intero. […]. Le armi, per papa Gregorio, furono sempre le benvenute, le predilette, purché combattessero per lui. Tant’è vero che, nel gennaio del 1075, provò a sondare presso il re danese Sven Estridsen: “Nel caso che la Santa romana madre Chiesa avesse bisogno di combattenti e di spade mondane contro i senzadio e i nemici di Dio, vorremo sapere, tramite discreti messaggi, quale speranza potremmo riporre in Te”.
[…]. Gregorio beatificato nel 1584 e canonizzato nel 1606 [!!] da Paolo V (1605-1621) pretese dal potere politico, non solo guerre a favore della Chiesa, ma anche guerre promosse dalla Chiesa stessa. Subito dopo l’insediamento nella carica, egli si occupò intensamente del riarmo, dedicandosi ai preparativi bellici. Collette e donazioni, che confluivano di continuo a Roma […] furono adoperate per dar vita ad un’armata. Per i suoi attacchi egli ammassava truppe senza tregua e, poiché non ne aveva mai abbastanza, giunse a dichiarare che fosse compito del credente quello di consacrarsi alla “militia sancti Petri” (un concetto coniato da lui). Arrivò così a sancire anche la guerra di aggressione. Anzi, mantenne da sé un esercito alla testa del quale troneggiava sul suo destriero […]. [“…Tutti i gregoriani sono favorevoli ad una guerra della Chiesa, all’applicazione della forza delle armi per amore della religione…” (cfr. Erdmann C.: «Alle origini dell’idea di Crociata», Spoleto, 1966)]. Per sua Santità non potevano mai esserci abbastanza caduti né abbastanza vittime in battaglia. Gregorio se ne rammarica dinanzi ai fedelissimi della Santa Sede:
“Fino ad oggi solo pochi dei nostri seguaci hanno resistito agli empi infedeli fino a versare il loro sangue, pochissimi hanno affrontato la morte per Cristo”. […]. Così l’indignato e deluso pontefice prega, implora e incalza senza sosta; ed ovviamente solo “da parte del santo Pietro (ex parte beate Petri)”, affinché i credenti scendano in campo “per il re celeste”, per la “celeste aristocrazia” (celestem nobilitatem), quale che sia il significato dell’espressione. […]. Ai suoi guerrieri, nonché alle sue vittime, comunque, il papa promette di più. Perché facendo speciale affidamento in tutti i suoi progetti di aggressione in volontari afflussi di truppe, egli garantisce a tutti una ricompensa in cielo. […]. Gregorio promette: “Per la vostra temporanea fatica (momentaneum laborem) potrete conseguire l’eterna mercede”. E nel suo ultimo appello dopo la perdita di Roma: “accorrete in aiuto se volete avere remissione dei peccati, benedizione e grazia in questa e nell’altra vita”. […]. Tra i primi provvedimenti militari, all’inizio del suo pontificato, vi fu la richiesta di Gregorio al suo legato spagnolo di reclutare soldati per una crociata contro i Mori in Spagna. Voleva infatti sottomettere definitivamente la Spagna alla Chiesa, giacché era “antica proprietà di Pietro” e non sottostava a nessun altro se non alla “apostolica” sede. […]. Gregorio VII, per colpa del quale grande parte dell’urbe era stata trasformata in cumuli di macerie, distrutta dal fuoco e spopolata, non poteva più restare a Roma: lo si sarebbe linciato per tutto quello sfacelo.
Per mettere al sicuro dalla rabbia popolare, tagliò la corda insieme con Roberto il Guiscardo dopo essere stato liberato da Normanni e musulmani [si pensi alla stretta analogia con Benito Mussolini che fu liberato dai Tedeschi.ndr ]: questi portarono via, come prigionieri e schiavi, un gran numero di pecorelle romane, oltre agli innumerevoli carri carichi di bottino. […]. Il 25 maggio del 1085 morì Gregorio VII, del quale molti teologi e storici cristiani, soprattutto cattolici, tessono l’apoteosi, proclamandolo non di rado il più grande di tutti i papi [!!]…» (cfr. Deschner K.: «Kriminalgeschicte
des Christentums», Sechs Band, Reimbek bei Hamburg, 1999).

 

62. andrea, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 11:20

Gregorio VII il Grande Falsario .

È noto, come attesta De Rosa (1988), che i papi sono stati tutti dei provetti “falsari”, tanto che la Roma papalina è
stata definita “patria delle truffe”. Infatti, i papi sono stati sempre abilissimi nel produrre e diffondere “documenti
falsi”., ma Gregorio VII, come precisa De Rosa (1988), «…andò ben oltre la Donazione di Costantino [notissimo falso. ndr ]: aveva intorno a sé un’intera scuola di falsari che sfornavano un documento dopo l’altro con il sigillo del papa per soddisfare qualsiasi sua esigenza. I rappresentanti principali della scuola erano Anselmo da Lucca, nipote del pontefice precedente, il cardinale Adeodato e, successivamente, il cardinale Gregorio da Pavia. Ad esempio il Papa aveva bisogno di giustificare un’azione, quei prelati producevano letteralmente il documento appropriato. […]. Molti scritti di epoche anteriori furono ritoccati in modo che dicessero il contrario di quello che dicevano in origine, anche se molti di essi erano già di per sé contraffatti. La scuola di Gregorio trattava tutti i documenti, veri o falsi che fossero, con la stessa imparziale disonestà, anticipando di nove secoli il 1984 di Owell, non in uno stato ateo agli ordini del Grande Fratello,
ma nel cuore del Cattolicesimo romano in favore del papa. Questo metodo istantaneo di inventare la storia ebbe un
successo fantastico, specialmente perché le falsità venivano inserite immediatamente nella legge canonica.
Attraverso innumerevoli sottili mutamenti fecero si che il Cattolicesimo apparisse immutabile, e trasformarono l’ “oggi” nel “fu così e lo sarà sempre” che tutt’ora contraddistingue il Cattolicesimo, nonostante le scoperte della storia. […]. Non
avrebbe funzionato in un’era di alfabetizzazione universale, stampa, fotocopie e datazione al carbonio; ma precedette
senza intoppi in un’epoca in cui i manoscritti erano rari, gli studiosi inetti e persino certi imperatori non sapevano né
leggere né scrivere. […]. Il suo Decretum, o codice di legge canonica, fu il libro più influente mai scritto da un cattolico; era un miscuglio di tre secoli di truffe, delle conclusioni da esse tratte e fantasiose aggiunte dell’autore. Dei 324 brani citati da Graziano come opera di papi vissuti nei primi quattro secoli, solo undici sono autentici.. Tra le aggiunte personali vi era una serie di canoni che trattavano come eretici tutti gli scomunicati; e ciò era allarmante, visto come erano trattati gli eretici a quell’epoca. Infatti, Urbano II, alla fine dell’undicesimo secolo, aveva decretato che dovessero essere torturati ed uccisi. Graziano inventò un modo nuovo per estendere il potere papale. Il papa, dichiarò, guadagnandosi l’approvazione di Roma, è superiore a tutte le leggi e ne è la fonte, senza limitazioni; perciò deve essere posto su un piano di parità con il Figlio di Dio Quest’ipotesi ispirò la Curia, che agiva in nome del papa, ed ogni scribacchino era quindi, in un certo senso, un Dio. […]. San Tommaso afferma che gli eretici dovrebbero essere
giustiziati allo stesso modo dei falsari, in quanto non falsificano il denaro, ma qualcosa di ben più prezioso: la fede. Non
si chiese quale fosse la punizione più appropriata per i criminali che falsificavano i documenti […], come aveva fatto
anche lui. Le falsità di Gregorio VII avevano il vantaggio di essere nello stesso tempo originali e sacrosante, nuove ed
antiche. […]. La storia divenne una branca minore della teologia, e tale è rimasta; dopotutto nemmeno la storia può
contraddire la verità infallibile [!!]. Di conseguenza negli anni in cui si costituì il Cristianesimo Cattolico Romano, tutte
le discussioni vennero soffocate facendo ricorso ad “autorità” fabbricate al momento. Gli sviluppi non si verificarono
spontaneamente, ma secondo rigidi schemi prestabiliti […]. Opinioni discusse e talvolta ridicole divennero dogmi
inconfutabili, e pareri di parte furono consacrati come insegnamenti cattolici irreversibili e senza tempo.
Ma non è cosa da poco fabbricare la Storia ( Ne sa qualcosa Alieno nel suo patetico tentativo .ndr.). Appena eletto Gregorio VII si mise in moto per attuare numerose riforme. In primo luogo,
per assicurarsi che le proprietà della Chiesa non passassero mai di mano, tentò di eliminare la “fornicazione” universale, cioè il matrimonio degli ecclesiastici. […]. Egli decretò che se i sacerdoti non si fossero adeguati, sarebbero stati sospesi ed i laici non avrebbero potuto accettati da loro alcun sacramento. […]. L’effetto di questa legislazione fu di “creare migliaia di virtuali prostitute tra le mogli innocenti di piccoli sacerdoti confusi ed adirati”. “Quando furono separate in gran numero dai mariti per opera di Gregorio VII, molte mogli di sacerdoti, indifese, distrutte dal dolore e con il cuore spezzato, decisero di abbreviare quell’agonia con il suicidio”. […]. Se Gregorio VII avesse messo in pratica la minaccia di sospendere i sacerdoti intemperanti, avrebbe praticamente cancellato il Cattolicesimo, ma non si sa se questa sia o meno una fortuna, la sua campagna non ebbe successo duraturo. Riuscì infatti a far rispettare il celibato, ma non la castità; comunque, attraverso il celibato, istituzionalizzò il sistema di apartheid da sempre vigente nel Cattolicesimo, in cui gli ecclesiastici, che godono di diritti, sono separati dai laici che non ne hanno alcuno.
Curiosamente furono più numerosi i laici che si separarono dalle mogli, forse maggiormente colpiti dagli ideali ascetici di Gregorio VII. I sacerdoti, dopo breve tregua, continuarono a comportarsi come se ciò che facevano a letto fosse solo affare loro…» (cfr. De Rosa P.: Op. cit., London, 1988).

63. pequenito, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 14:25

Non basta mettere un cfr puntato tra parentesi per attestare una fonte attendibile, inoltre scusa l'ignoranza ma chi è questo De Rosa P. di cui non citi cosa ha scritto ma solo un enigmatico "Op. cit., London, 1988" che molto probabilmente non sai neanche te che libro sia.

Non vedo poi come dovremo ritenere attendibile te, che per mesi ci hai preso in giro negando ripetutamente di essere Civis.

64. Alieno, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 14:45

@Andrea (al post 43), ancora scrivi, non sazio delle inevitabili considerazioni di replica:

"Perchè è bene che sappiano questi coglioni della casa del fascio che : "Non bisogna giocare mai con l'insurrezione . Perchè quando la si inizia, bisogna pure mettersi bene in testa che si andrà sino in fondo." Vladimir Il'ič Ul'janov detto Lenin  --"

E però fu poi il popolo russo che subì ogni sorta di impietosità: morte, tortura, internamento nei gulag, deportazione, terrorismo quotidiano, privazione di libertà elementari. E tra loro, a subire morte, tortura, appunto, tanti entusiasti "compagni" della prima ora. Compresi "compagni" comunisti italiani, ebrei che inneggiavano alla giusta rivoluzione. Insomma, checchè ne dica un disumano Lenin, è nella norma e nell'ottica tra nemici, che chi prevalendo una parte l'altra ci rimetta.

Ma se a rimetterci sono proprio i "compagni" a causa della loro adesione e scelta, e noi sappiamo bene quanto il comunismo sia stato infine impietoso anche con gli stessi compagni che l'hanno sostenuto, ammazzandone moltissimi, ma veramente tanti, beh, all'ora non è ciò che capita tra nemici, è ciò che capita ai coglioni, ma veramente, veramente coglioni che votano, festeggiano ed inneggiano al loro carnefice.

Purtroppo, quanto si definiscono i trinariciuti con meno garbo usando "coglione", si richiama o sarcasticamente, o rassegnatamente una triste realtà storica che, evidentemente non ha insegnato un granchè.

Allora rileggiamola la frase di Lenin, pensando alla sorte di tanti compagni comunisti crepati per mano dell'ideologia che han voluto, magari pregustando la fine orrenda per altri e poi ricevendola in abbondanza anche per sè, rileggiamo Lenin dinanzi alle verità di una storia per vedere la corrispondenza al vero o il reale animo di un Lenin, che ricordo, fu un dichiaratamente ed apertamente sostenitore dell'odio, in più occasioni, come necessità strumentale all'ideologia."Non bisogna giocare mai con l'insurrezione . Perchè quando la si inizia, bisogna pure mettersi bene in testa che si andrà sino in fondo."

Egli, in modo infernale, ebbe ragione e diceva il vero, infatti usò l'insurrezione per ammazzare a volontà fintanto che serviva e poi, ovviamente, abbiam visto quell'ideologia impedire sul nascere, anzi, anche solo ingiustificato sospetto e prevenzione terroristica per impedirla, una controrivoluzione, cioè un tardivo prendere coscienza della propria coglioneria dei compagni per liberarsi dell'oppressione che fu resa impossibile, schiacciando ogni speranza.

Se c'è qualcosa che assomiglia all'inferno, tra i prodotti dell'uomo, c'è indubbiamente anche il comunismo, la condizione di chi vi precipita, compresi sostenitori entusiasti coglioni o ingannati che, abbiamo visto, han così spesso cercato di scappare da quell'orrore e spesso dolorosamente subendo il ricatto e la vendetta (la ritorsione sulle famiglie) in luoghi e purgatori più miti, dove almeno la speranza non è preclusa. In quell'inferno poi scoperto da tanti compagni trinariciuti, a trovarsi su di sè il male che auguravano festosi agli altri, c'è davvero di tutto, compresa la profonda slealtà di ciò che avevano acclamato ed aiutato. E non c'è alcun motivo di sorprendersene: il male, per sua natura, non deve certo lealtà,  dal male, per sua natura, non ci si può aspettare gratitudine, onestà, insomma, alcunchè che somigli al bene se non transitoriamente a nascondere l'inganno ed un pessimo affare. Perchè l'uomo, talvolta, è facile da ingannare. Talvolta, è incredibilmente coglione ed anche dinanzi all'evidenza (della realtà o della storia), piuttosto che arrossire di vergogna e prendere dovute prese di coscienza, preferisce restare rosso di odio, di rancore e di rabbia.

Alieno

65. andrea, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 15:20

Talvolta, è incredibilmente coglione ed anche dinanzi all'evidenza (della realtà o della storia), piuttosto che arrossire di vergogna e prendere dovute prese di coscienza, preferisce restare rosso di odio, di rancore e di rabbia.

Com'è vero Et ! Com'è vero quel che dici . Vedo infatti quella rabbia e quel rancore proprio nelle tue parole e in quelle di pequenito impotenti di fronte a chi sputtana documenti alla mano e forte della storia quei criminali che voi chiamate padri ;))))

Alla prossima puntata ;)

66. andrea, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 15:34

@ pequenito

Se proprio vuoi chiamarmi civis o pasquale o come più ti aggrada non farò nulla per evitarlo e non mi ribellerò . Più di quello che ho già detto al riguardo non saprei più che dire . 

Ma è divertente però sentire che di fronte alla mole di documenti storici non smentibili e certificati, ( prova a smentirli e avrai orecchie attente , da uno che ama la storia è un atto dovuto ) che ho portato e continuerò a portare, e che mostrano senza ombra di dubbio la criminalità dei tuoi padri della tua chiesa che oggi pretendono dai loro pulpiti putridi e grondanti di sangue accusare altri di crimini ai quali loro sono avvezzi da secoli , tu pieno di odio e rancore non puoi far altro che prendertela con i tuoi fantasmi ;))))

67. pequenito, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 15:44

Spero che nella prossima puntata ci illuminerai sulla fonte "De Rosa P.: Op. cit., London, 1988"... cos'è non riesci a trovarlo, vuoi un aiutino? ;)

Vabbè dai sei troppo divertente, ti meriti 2 piccoli indizzi:

1. Da perfetto "storiografo" che si limita ai fatti, De Rosa ha scritto solo ed esclusivamente libri e romanzi anticlericali.

2. P. è un nome di 5 lettere.

provi a indovinare subito o prima compri una vocale?

68. Alieno, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 15:49

@Andrea: pazienza quanto vuoi, tuttavia, ti aspetto, per far quel parallelo che vuoi, tra Chiesa e Comunismo, quando arrivi al periodo in cui quelle due realtà son coeve, sussistono entrambe sul pianeta e tra l'umanità.

E' lì che ti aspetto e non attardarti facendo il temporeggiatore.

Perchè anche se sappiamo che non è possibile eguagliare l'orrore vasto e disumano che il comunismo ha compiuto in brevissimo tempo, ci tengo non solo a far emergere bene che nel mentre il comunismo faceva sterminio di massa e catastrofe umanitaria e la Chiesa invece affatto (ed invece, anzi, subiva dal comunismo, come ed in quanto umanità, l'orrore e l'ingiusto), il comunismo CONTINUA a tutt'oggi a fare le stesse cose e tanto più nella stessa ferocia quanto più conserva la sua radice originale. Cioè i regimi comunisti che sono un po' meno feroci, si nota, è perchè in qualche modo si sono allontanati dal messaggio originario, insomma, sono via via più miti proprio nella misura in cui sono meno comunisti.

E d'altra parte la loro improponibilità, nella denuncia dell'orrore e della disumanità che evocano, nella possibilità di avere una verità conosciuta e non impedita, aldilà dei tentativi omertosi e di boicottaggio sistematico perchè ciò non avvenga, è anche in sintesi la motivazione del percorso dei comunisti italiani, del Pci che via via ha fatto scomparire tanto l'estetica a ricordare il legame ideologico, che la dialettica, la progettualità (si è dovuto, per esempio, conformare all'accettazione di valori democratici) ma non, come ogni tanto dobbiamo prendere atto, cambiando sempre la propria natura odiosa, a conservare quel retaggio di odio culturalmente conseguente all'ideologia di provenienza, allo stesso pensiero marxista, grande promotore di distruzione di popoli e di odio tra loro, fatto che risulta anche chiaramente per la difficoltà dei compagni di oggi (politici nel farlo, elettori nell'accettarlo serenamente) di prendere le chiare, ufficiali, aperte distanze facendo condanna di quel passato che a loro appartiene e che, via via, ancora guardano con affetto e simpatia.

Ciao.
Alieno

69. andrea, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 16:14

Eccoti la doverosa risposta pequenito ( sempre a tua disposizione ;))) :

Peter De Rosa , ex-sacerdote , oggi marito e padre, laureato all'Università Gregoriana di Roma ( Wow ;))), è stato per sei anni professore di etica e metafisica presso il seminario di Westminster e di teologia presso il Corpus Christi College ( Ri Wow ;)))). L'opera citata è Vicari di cristo . Compralo e leggilo è veramente istruttivo ;))))

Soddisfatto ?

Continua a seguirmi , ne leggerai delle belle ;)))))

70. andrea, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 21:28

Continuo dunque ad elencare i crimini di questi sozzi padri della chiesa dove anche ET che li chiede potrà trovare continui riferimenti e confronti coi nostri tempi . E' evidente infatti che la vasta opera di falsificazione della storia di Gregorio VII ha avuto enormi influenza sui crimini della chiesa dell'ultimo secolo come anche l'odio predicato contro gli ebrei dal seguente infame ( Urbano II ) ha avuto enorme influenza sui comportamenti criminali di Hitler e di mussolini .

Sotto il pontificato del Papa Urbano II (1088-1099) «…la nobiltà cristiana predatoria, sanguinaria, assetata di guerra come la definiscono i cronisti decimava se stessa e i suoi sudditi in faide interminabili.  Si affrettò  a recare soccorso “alla Chiesa prossima al naufragio ed a ripristinare la pace che era scomparsa nel mondo” con una guerra, naturalmente, per la quale egli incitò perfino i briganti a farsi soldati di Cristo.  Sua Santità, dopo aver scagliato ripetute grida di dolore, giunge in fine alla pia conclusione, alla provvidenza foriera di pace [!!]. “Impugnate dunque le armi con la passione di Dio, cari fratelli, cingete le vostre spade ai fianchi, siate figli dell’onnipotente! In verità è meglio morire in battaglia…”. In compenso ci saranno poi, ancora in questa vita, remissioni di debiti, ricco bottino; e nella vita futura, perdono dei peccati ed
interminabile giubilo in paradiso.  La Chiesa ricoperse letteralmente i militi crociati di favori e vantaggi, di quelli che ad essa costavano invero pochissimo, ma che per i destinatari costavano un prezzo assai caro. Tra i più importanti di questi doni funesti si trova l’indulgenza dei peccati, e
precisamente una remissione totale, “perfetta” […]; ma ne fanno parte anche esenzioni dai tributi ordinari, protezione da persecuzione a causa dei debiti anteriori alla crociata, scomunica automatica per chi offendesse il crociato . Si impartivano indulgenze anche alle mogli dei crociati, ai
predicatori delle crociate e persino agli ascoltatori delle prediche. Anche gli esattori dei soldi per le crociate ottenevano indulgenze perché le entrate della Chiesa aumentavano quanto più sangue scorreva.  Per il papato le stragi che si protraevano si trasformavano in un successo finanziario
colossale: grazie alle offerte, raccolte specialmente dai monaci, grazie alle cosiddette indulgenze della croce e ai versamenti pecuniari che liberavano dall’obbligo di partecipare attivamente alle crociate, garantendo tuttavia, a chi restava a casa, le stesse identiche beatitudini promesse al combattente. […]. Ma cosa non si era mai disposti a fare per la salvezza della propria anima! E la Chiesa faceva l’impossibile per appagare questo sogno di salvezza [!!]. Si pagava (se si aveva il denaro) ed il versamento ovvero il “vangelo dei quattrini” assicurava i posti più belli “lassù”, garantendo le più splendide grazie divine; in tal modo si potevano estendere le facilitazioni
dell’indulgenza anche a parenti e familiari defunti, continuando con i versamenti, s’intende. Si poteva astutamente sbarazzarsi del purgatorio, dell’inferno, raggirando ovviamente il diavolo; tutto era letteralmente in vendita: remissio peccatorum, vita aeterna, salus perpetua tanto che la faccenda divenne “il più lucrativo di tutti gli affari commerciali”, prospettandosi in un “diritto giuridico al regno dei cieli: fu questa la meta finale di tutti i crociati, che in effetti la Chiesa fece sperare a tutti”. Al centro dell’irresistibile istigazione di Urbano II (1088-1099) si colloca
l’asserzione che la Chiesa cristiana fosse vittima di oppressione e persecuzioni in Oriente.
In realtà i Cristiani non avevano di che lamentarsi nei paesi orientali. L’obiettivo vero e proprio della guerra di Urbano II (1088-1099) era la “liberazione” dell’intera Chiesa cristiana d’Oriente. Simulando ansia ed affanno per il “santo sepolcro”, per Gerusalemme.  La città era divenuta sotto il dominio dei cristiani (330-638)un autentico polo magnetico di pellegrinaggi, dotata com’era di un arsenale letteralmente vertiginoso di reliquie, non ultime le “reliquie di Cristo”; dalla colonna della flagellazione con numerose impronte del volto e del corpo di Gesù, alla corona di spine ed al calice dell’ultima cena, fino alle divine impronte dei piedi lasciate sul Monte degli ulivi prima dell’ascensione in cielo tutte cose integrali, assolutamente autentiche [!!]. Purtroppo
questi e mille altri tesori erano caduti sotto i colpi della bufera araba lasciando che vi facessero ritorno anche gli Ebrei, banditi da Gerusalemme durante l’egemonia cristiana. Venne il
momento in cui devoti partecipanti alla crociata in Francia, dove papa Urbano II (1088-1099) aveva proclamato dapprima la croce, massacrarono cittadini ebrei in numero sempre maggiore. Per cominciare orde cattoliche misero a sacco la comunità ebraica di Rouen: gli abitanti furono massacrati, le loro case date alle fiamme. Spesso anche gli ebrei battezzati scampavano a fatica da tali rastrellamenti. Nella Francia occidentale il clero aveva fatto già un lungo lavoro preparatorio di storia salvifica, da quando un sinodo dopo l’altro aveva emesso decreti esplicitamente antigiudaici.
Così nella Franconia merovingia, già alla fine del VI secolo, si procedette a battesimi coatti, espulsioni di massa, distruzioni di sinagoghe e di case di ebrei . La predicazione popolare,
martellando incessantemente sul tema del “popolo deicida degli Ebrei”, portava ad ebollizione gli animi sempliciotti dei credenti, tanto che molti crociati cedettero di poter compiere pie gesta già in patria. Ragionando in guisa del tutto cristiana anzi cristologica! si argomentava in questo
modo: “Ecco, vedete, noi partiamo in cerca del nostro Salvatore per vendicarne la memoria sugli
Israeliti ma qui tra noi vivono intanto quegli Ebrei che lo uccisero e lo crocifissero! Avanti, facciamo prima vendetta su di loro, togliamoli di mezzo, facciamoli fuori, liberiamo la comunità dei
popoli…”. Sì, perché la parola d’ordine era “Uccidi un ebreo e salva la tua anima!”. Presto, e
sempre più spesso, si credette di poter salvare non soltanto la propria anima, ma pure la propria pelle, di povera gente oberata di debiti. Ammazzando un ebreo, cioè, ci si liberava del rimborso del capitale e degli interessi. Successivamente la Chiesa liberò esplicitamente i crociati da ogni pagamento d’interessi per denaro prestato ma tassando tanto più duramente gli ebrei. In tal modo si finanziavano i “pellegrini armati”, in misura cospicua, con denaro ebraico . In questi massacri i magnati cristiani compivano gesta particolarmente gloriose. Infatti, non fu solo il
metropolita [Arcivescovo cristiano ortodosso]. di Magonza a farsi prima pagare e poi uccidere lo stesso gli ebrei.  “non risparmiava né vecchi né giovani, non avendo pietà né per bambini né lattanti né infermi, che calpestava il popolo di Dio come polvere, percuotendo i ragazzi con la spada e squarciando le donne in gravidanza” [neppure i nazisti, nonostante tale esempio, arrivarono a tanto!]. Nelle cronache ebraiche dell’epoca non c’è che pianto e lutto, “un’interrotta litania funebre, composta dei più cupi suoni della disumanità e risonante ad un tempo del folle urlo
del fanatismo fideistico . La croce di Cristo : “le donne cingevano di forza i loro fianchi squartando i loro figli e le figlie ed, infine, se stesse; molti uomini si rifocillavano e macellavano le loro donne, la loro prole; la madre tenera e docile smembrava il suo figlioletto prediletto; tutti insorgevano, uomini e donne, scannandosi gli uni con gli altri. Le donne umili e pie si offrivano  a vicenda il collo per il sacrificio a vantaggio dell’unità del nome di Dio uno ammazzava, l’altro
veniva ammazzato, finché sangue si confondeva con sangue tutti venivano uccisi e smembrati a causa dell’unità del grandissimo e terribile nome divino” . Molti ebrei si davano la morte. Si gettavano dal ponte, come tre ragazze a Colonia, nei flutti del Reno, avventandosi sulla spada, nel fuoco, tagliandosi le vene dei polsi o strangolando i propri bambini, come a Magonza, dove Mar Isac soffocò il figlio e la figlia a mezzanotte nella sinagoga . Nessuno sa quante persone
caddero in quel tempo vittime dei cattolici portatori di salvezza [!!]. Ma ne potrebbe risultare un numero di cinque cifre, quando non senz’altro la cifra di “50.000”. Solo a Magonza morirono più di mille ebrei ed in quella carneficina “i dignitari ecclesiastici hanno avuto un ruolo certamente
vergognoso” .  La prima Crociata si svolse in tre grandi ondate, la prima delle quali la “crociata dei contadini”, ossia dei massacratori di ebrei era composta di quattro possenti
bande.…» (cfr. Deschner K.: Op. Cit., Reimbek bei Hamburg, 1999).

71. Willy, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 22:34

@ andrea

E senti un caro sinistronzo della minkia,quale fondamento storico oggettivo avrebbero le tue fantomatiche documentazioni storiche.False e menzognere come te e il tuo povero cervello ammuffito.Taci una buona volta sinistronzo frocio leccaculo dei giudei.Non venirmi a piagnucolare di lagher e camere a gas..sei solo patetico e oltretutto ipocrita.Voi comunisti siete in via di estinzione.Quindi facci il sacrosanto piacere di estinguerti !!!

72. Willy, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 22:36

73. Willy, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 22:39

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200802articoli/29981girata.asp Douch parla per la prima volta:
“Eseguivo ordini” VALERIO PELLIZZARI PHNOM PENH
Douch, il professore di matematica, per quaranta mesi sterminò tutta la classe intellettuale cambogiana con rigore scientifico, dentro il liceo di Tuol Sleng, nel cuore della capitale Phnom Penh, impegnato in un teorema personale di algebra degenerata. La sua voce è bassa, rispettosa, ma nello stesso tempo si snoda senza incertezze e soggezione. Sembra stia recitando un mantra, una preghiera buddista, invece incide la colonna sonora di un incubo ancora carico di interrogativi. E il suo aspetto mite, anonimo, quasi gracile, in nessun modo si concilia con il ruolo del carnefice. Tra il 1975 e l’inizio del 79, durante il regime tenebroso e maniacale di Pol Pot, due milioni di uomini e donne, quasi un terzo della intera popolazione, furono brutalmente eliminati. In mezzo a loro oltre diciassettemila cambogiani - quadri del partito, diplomatici, monaci buddisti, ingegneri, medici, professori, studenti, artisti della antichissima tradizione nazionale di musiche e danze - entrarono nella scuola trasformata in centro di tortura. Solo sei ne sono usciti vivi. Gli altri furono portati alla periferia della città e uccisi in una risaia. Di notte. Uccidere con il buio era una ossessione degli uomini con il pigiama nero, ovunque.

Douch è il soprannome scelto da giovane quando entrò nella guerriglia. Il vero nome è Kang Khek Ieu. Dopo la caduta dei khmer rossi il carnefice si era mescolato con i suoi compatrioti, tra campi profughi e villaggi di provincia, scomparso come tanti nel caos del dopoguerra, inghiottito dal nulla. Si era convertito al cristianesimo attraverso i missionari della Golden West Christian Church di Los Angeles. La sua vera identità è stata scoperta nel '98, e in breve tempo i soldati lo hanno arrestato. Dopo la morte di Pol Pot e di Ta Mok, il «macellaio» zoppo, resta il testimone più inquietante della follia politica progettata dai khmer rossi. Oggi è custodito nella prigione dell’Onu, a Phnom Penh, in attesa che si apra dopo trenta anni e infiniti rinvii il processo ai khmer rossi per genocidio. Ma per oltre otto anni, dopo la cattura, è stato in un carcere cambogiano, controllato dai militari del suo Paese.

Questa è l’unica intervista autorizzata in tutto il periodo di detenzione. Senza registratore, senza macchina fotografica, senza parlare direttamente con lui in francese o in inglese, ma con la mediazione obbligata di un interprete cambogiano. Il generale Neang Phat, segretario di Stato, e altri generali sono seduti nella stessa stanza, ascoltano e scrutano questo uomo indefinibile e inafferrabile, che alcuni di loro vedono per la prima volta. Douch è il ritratto perfetto della banalità e della innocenza del male.

Quando era stato creato il centro di tortura dentro il liceo di Tuol Sleng?
«Il 15 agosto 1975, quattro mesi dopo l’ingresso dei khmer rossi a Phnom Penh. Ma cominciò a funzionare effettivamente solo nel mese di ottobre».

Lei è stato il responsabile fino dall’inizio?
«Sono stato chiamato con l’incarico preciso di crearlo, di metterlo in funzione. Anche se non ho mai saputo perché la scelta fosse caduta su di me. Certo, prima del ‘75, quando i khmer rossi vivevano nella clandestinità, nella giungla, nelle zone liberate, io ero il capo dell’Ufficio 13, ero il responsabile della polizia nella zona speciale confinante con Phnom Penh».

Chi organizzava la vita nel centro, chi decideva i metodi degli interrogatori?
«Quelli che interrogavano venivano in parte dall’Ufficio 13, erano uomini che avevano lavorato con me, ex quadri dell’organizzazione. E poi c’erano quelli provenienti dalla divisione 703, militari, gente che usava violenza e brutalità. Si può dire che i carcerieri erano di due tipi. Quindi il personale della prigione in gran parte non era reclutato da me».

Come si svolgeva la sua giornata in quel luogo?
«Ogni giorno dovevo leggere, controllare le confessioni. Facevo questa lettura dalle sette di mattina a mezzanotte. E ogni giorno, verso le tre del pomeriggio, mi chiamava il professor Son Sen, il ministro della difesa. Lo conoscevo da quando insegnavo al liceo. Era lui che mi aveva chiesto di unirmi alla guerriglia. Mi chiedeva come procedeva il lavoro».

E poi?
Arrivava un messaggero, un emissario, che raccoglieva le confessioni pronte e le portava a Son Sen. Lei sa che i khmer rossi avevano svuotato le città. Non c’era popolazione urbana, le scuole erano chiuse, gli ospedali chiusi, le pagode vuote, le strade vuote. Solo pochissime persone potevano muoversi. Questi messaggeri erano gli unici collegamenti tra un ufficio e un altro. La sera non dormivo a Tuol Sleng. Avevo varie case, e per ragioni di sicurezza dormivo ogni notte in un luogo diverso».

Lei ha avuto momenti di incertezza, dubbi, sentimenti di ribellione mentre sterminava tutta la classe intellettuale del suo paese?
«Per capire quel mondo, quella mentalità, lei deve tenere presente che la pena capitale è sempre esistita in Cambogia».

Anche nei bassorilievi dei templi di Angkor Wat ci sono scene di massacri orrendi, ma erano state scolpite molti secoli fa.
«Certo i capi dei khmer rossi avevano studiato alla Sorbona a Parigi, non erano selvaggi incolti. Ma a Tuol Sleng comunque c’era una convinzione diffusa e tacita, che non aveva bisogno di indicazioni scritte. Io, e tutti quelli che lavoravano in quel luogo, sapevamo che chi entrava lì dentro doveva essere demolito psicologicamente, eliminato con un lavoro progressivo, non doveva avere scampo. Qualsiasi risposta non serviva per evitare la morte».

Sopra di lei qualcuno chiedeva il suo parere?
«Quei metodi non mi convincevano da quando lavoravo all’Ufficio 13. Ma allora, se vuole, c’era il pretesto della lotta rivoluzionaria, della clandestinità, l'idea di neutralizzare le spie infiltrate, o quelle che potevano essere spie. Poi quando è cominciato il lavoro a Tuol Sleng ogni tanto chiedevo ai miei capi: ma dobbiamo usare tutta questa violenza? Son Sen non rispondeva mai. Nuon Chea, il Fratello numero due nella gerarchia del potere, che stava sopra di lui, invece mi diceva: non pensare a queste cose. Personalmente non avevo risposte. Poi con il passare del tempo ho capito: era Ta Mok (considerato da tutti il più sanguinario dei khmer rossi) che aveva ordinato di eliminare tutti i prigionieri. Vedevamo nemici, nemici, nemici dappertutto. Quando scoprii che nella lista delle persone da eliminare c'era anche Von Vet, il ministro dell’economia, rimasi veramente sconvolto, scioccato».

Lo interrompe con rabbia il generale Neang Phat, fino a quel momento composto e taciturno. Si toglie le scarpe, le calze, gli mostra i segni delle torture che ha ancora oggi sulle gambe, a distanza di oltre trenta anni. «Eravamo quattromila uomini nel mio gruppo, siamo sopravvissuti in quattro. E per salvarci siamo dovuti scappare oltre confine. Voi invece avete continuato a torturare ed uccidere». Tacciono gli altri militari. Tace l'interprete. Suo padre era l’ambasciatore cambogiano in Cina, il Paese grande protettore di Pol Pot. Fu richiamato in patria e morì a Tuol Sleng, amministrato da quel piccolo uomo a piedi scalzi che adesso gli sta davanti. Douch risponde al generale, la sua voce riprende fiato, si esprime in modo concitato. Poi congiunge le mani, si piega in avanti, nel gesto dei monaci buddisti, sul viso si disegna un sorriso. In Cambogia e in molte regioni d'Oriente sorridere è un gesto di dolcezza, di cortesia, ma anche di ambiguità, di imbarazzo a volte di autentica perfidia. Questa stanza rettangolare, silenziosa, pulita, bene ammobiliata, è piena di incubi. Fuori è una bellissima giornata di sole e di clima mite.

Che cosa provava davanti a quel numero crescente di vittime che lei contribuiva ad alimentare?
«Ero spinto in un angolo, come tutti in quel meccanismo, non avevo alternativa. Nella confessione di Hu Nim, il ministro dell’informazione, uno dei grandi dirigenti khmer, anche lui arrestato, c’era scritto che la sicurezza in una certa zona era garantita, bene assicurata. Ma Pol Pot, il Fratello numero uno, il capo di tutto, non era soddisfatto per questa affermazione, era troppo normale, bisognava sospettare sempre, temere qualcosa. E quindi arrivava la solita richiesta: interrogateli ancora, interrogateli meglio».

Che significava solo una cosa, nuove torture.
«Succedeva così. Per esempio nel caso di mio cognato. Lo conoscevo bene, si erano creati sinceri legami di parentela, ma dovevo egualmente eliminarlo, sapevo che era una brava persona ma invece dovevo fingere di credere a quella confessione estorta con la violenza. Così per proteggerlo non avevo analizzato con troppo rigore quelle dichiarazioni. E in quella stessa occasione i superiori avevano cominciato a non avere più fiducia piena in me. Contemporaneamente non mi sentivo più sicuro».

In concreto cosa era successo?
«Un giorno mi telefonano alle cinque di mattina. Quello per noi non era un orario normale. Mi dicono che sono convocato per una riunione nell’ufficio dei messaggeri. Come ho detto prima quello era un centro molto importante nel sistema di potere creato da Pol Pot, erano gli unici che potevano muoversi. Nemmeno i diplomatici delle pochissime ambasciate rimaste aperte avevano libertà di movimento. Mandavano qualcuno in strada, chiamavano il soldato che stava lì vicino, quello ascoltava e poi andava a riferire».

Una impossibilità totale di movimento.
«Erano state eliminate le comunicazioni telefoniche nel Paese, non esisteva più il servizio postale. Tutte le direttive arrivavano e tornavano indietro attraverso questi messaggeri, questi corrieri, nelle strade vuote una persona veniva notata subito».

E allora quel giorno della telefonata?
«Alle cinque di mattina prendo una motocicletta e vado vicino alla stazione ferroviaria, appunto dove si trovava quell'ufficio. Vedo una luce accesa in una casa. Ho pensato che fosse arrivata anche per me l’ora di essere eliminato. Trovavano sempre qualche accusa infondata. E invece lì mi dicono: deve venire da voi un messaggero, quando arriva arrestatelo e poi cominciate con gli interrogatori».

Lei ha mantenuto il suo incarico fino all'ultimo. Era un esecutore perfetto?
«Obbedivo, chi arrivava da noi non aveva possibilità di salvezza. E io non potevo liberare nessuno».

Fino a quando ha continuato a funzionare il campo di Tuol Sleng?
«Fino al sette gennaio 1979, quando le forze di liberazione cambogiane appoggiate dai vietnamiti hanno conquistato Phnom Penh. In quel momento il mio superiore era Nuon Chea, il Fratello numero due».

Non esisteva un piano per l’emergenza, non c’era il timore che ormai gli oppositori avessero forze sufficienti per far cadere il regime?
«Non c’era alcun piano in caso di fuga, di ritirata. Organizzammo tutto sul momento. Eravamo trecento uomini a Tuol Sleng. Tutti insieme ci dirigemmo a piedi verso la stazione della radio, che a quel tempo era in una zona piuttosto periferica. E da quel punto ci dividemmo in due gruppi, ognuno per la sua strada».

Da quel momento lei scompare dalle cronache cambogiane, si perdono le sue tracce. E un giorno si converte al cristianesimo. Cosa la porta a quella decisione?
«Mi sono convinto che i cristiani sono una forza, e che questa forza può vincere il comunismo. Al tempo della guerriglia io avevo venticinque anni, la Cambogia era corrotta, il comunismo era pieno di promesse, io ci credevo. Invece quel progetto è completamente fallito. Sono entrato in contatto con i cristiani nella città di Battambang, con la Golden West Christian Church, con il pastore Christopher LaPelle».

Sembra un nome francese.
«No, è un cambogiano. Si chiama Danath La Pel. Ha adottato quel nome per diffondere meglio il messaggio di Cristo nel mondo. All’inizio degli Anni 80 si è trasferito in America. E nel ‘92 è tornato in Cambogia, per aiutare i suoi compatrioti a trovare Cristo».

Quindi lei non segue più gli insegnamenti del Bhudda, è un cristiano?
«Sì».
E padre Christopher conosceva la sua vicenda, il suo ruolo a Tuol Sleng? «All’inizio no, però dopo la conversione ho raccontato tutto».

Gli altipiani dell’Indocina sono stati il santuario di Pol Pot, gli stessi luoghi quaranta anni dopo ospitano adesso le chiese dei missionari cristiani.
«Significa che anche altri hanno fatto la mia scelta».

Lei oggi è pentito, ma tutte quelle migliaia di vittime, quella violenza con metodi primitivi, quelle menzogne trasformate in verità?
«Se uno cerca la responsabilità, e i diversi gradi di responsabilità, io dico che non c’erano vie di fuga per chi entrava nella macchina del potere ideata da Pol Pot. Solo ai vertici conoscevano la vera situazione del Paese, ma i quadri intermedi non sapevano. E poi c'era quella ossessione della segretezza. Certo lei mi chiede se non potevo ribellarmi, almeno fuggire».

Appunto.
«Ma se tentavo di fuggire loro avevano in ostaggio la mia famiglia, e la mia famiglia avrebbe subito la stessa sorte degli altri prigionieri di Tuol Sleng. La mia fuga, la mia ribellione non avrebbe aiutato nessuno».

Oggi non c’è un khmer rosso, anche tra i capi di quel regime, come Khieu Samphan o Jeng Sary, che ammetta di avere avuto colpe, responsabilità. Eravate tutti codardi allora, o siete tutti bugiardi oggi?
Dalla bocca di Douch non esce alcuna parola. Dal fondo della sala qualcuno insistentemente dice che il tempo a disposizione è scaduto, che è arrivata l’ora del pranzo per il prigioniero. Il pretesto più banale, più burocratico, per interrompere il racconto del carnefice. Douch, il seguace di Pol Pot, e oggi seguace di Cristo, congiunge le mani, si inchina, e si allontana. La scodella di riso è pronta. L’ora della giustizia per il genocidio della Cambogia invece aspetta da trenta anni.

74. Willy, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 22:44

UL LAGER SVENTOLA
FALCE E MARTELLO

 http://www.storiain.net/arret/num44/artic5.htm



L'ingresso di uno dei lager organizzati dai capi
della repubblica comunista sovietica
di FERRUCCIO GATTUSO Quando nell'agosto 1946 il premier britannico Winston Churchill pronunciò all'università di Fulton, Missouri, il famoso discorso della "cortina di ferro", nessuno in Occidente poteva anche lontanamente immaginare che, al di là di quella metaforica divisione che si ergeva "da Stettino a Trieste", la soppressione della libertà avesse raggiunto, già da decenni, una scientifica applicazione. L'Unione Sovietica, era un "indovinello, contenuto in un mistero, all'interno di un enigma" (sempre nelle parole di Churchill) del quale non era dato conoscere nulla. Sul mito della Russia bolscevica, quindi, due sole erano le posizioni ufficiali: la condanna e l'esaltazione a priori. Questa assurdo incantesimo è potuto persistere, tra crisi di coscienza e polemiche, sino ad un recentissimo passato, il crollo del Muro, prima del quale le rigide posizioni della Guerra Fredda imponevano un atteggiamento condizionato dalle superiori esigenze strategiche dei due blocchi.
Ora che, dopo il crollo dell'URSS, gli archivi moscoviti spalancano le porte agli studiosi, una mole impressionante di informazioni si riversa sull'opinione pubblica. Impossibile, e fondamentalmente ingiusto, in queste condizioni, appellarsi alla conservazione dei giudizi resi "immobili" dal dopoguerra ad oggi. Ai conati "conservatori", che si oppongono ad un inevitabile revisionismo conseguente alla scoperta di nuovi documenti, non resta che un piccolo, ma fastidioso potere: quello di rallentare nel tempo la nuova presa di coscienza. Se ancora oggi, per la stragrande maggioranza dei giovani studenti italiani, la parola "Gulag" appare un oggetto misterioso, lo si deve proprio ad una mancata operazione di informazione storica a livello scolastico.
Il sistema dei campi di concentramento puntitivi appartiene alla storia sovietica sin dagli esordi, dai tempi di Lenin (già nel '20, presso le isole Solovki, situate nel Mar Bianco, a circa duecento chilometri dal circolo polare artico, era stato creato un "lager di lavori forzati per i prigionieri della guerra civile", dove vennero imprigionati tutti coloro che si opponevano al nuovo regime, non solo zaristi quindi, ma anche anarchici, socialisti rivoluzionari, menscevichi) ma il maggior sviluppo avviene negli anni del consolidamento del potere di Stalin, e durante il suo lungo "regno", che va dagli anni trenta fino alla metà degli anni cinquanta. La percezione del Gulag in Occidente ha subito diversi passaggi. Non va dimenticato che, per quanto possa sembrare assurdo, l'immagine della Russia stalinista godeva di un diffuso "rispetto democratico" in tutto il mondo. Nel 1933 gli stessi Stati Uniti avevano riconosciuto l'U.R.S.S. e non erano pochi gli ambienti intellettuali disposti a concedere credito e credibilità al regime dello "splendido georgiano". In quegli anni di crisi economica in tutto l'Occidente, non erano così sporadici i casi di intellettuali e operai disposti a lasciare l'odiato "inferno capitalista" per trasferirsi armi e bagagli nel "paradiso dei lavoratori". Un esempio per tutti può essere considerato l'operaio americano Fred Beal, di estrazione comunista, che lasciò l'America e si "rifugiò" in Russia dopo una condanna inflittagli in seguito ad uno sciopero. La stampa di tutto il mondo non mancò di regalare un'eccezionale cassa di risonanza all'avvenimento.
Non altrettanto fece quando Beal - disilluso dalla realtà sovietica e constatate le condizioni inumane e senza diritti degli operai nella patria del socialismo - chiese (e, straordinariamente, ottenne!) di tornare negli Stati Uniti, dove scontò la pena e dedicò la sua vita a smascherare il mito dell'URSS. Eppure, come disse lui stesso, "mi trovai così, Comunisti e simpatizzanti non volevano credere all'atroce realtà
del paradiso Urss
come spirito e come atteggiamento, del tutto fuori fase rispetto ai miei connazionali. […] Comunisti, simpatizzanti sovietici e anche democratici di vecchia scuola non volevano ascoltare nulla sulla atroce realtà del "paradiso operaio". Preferivano il quadro offertogli dai propagandisti; si adattava assai meglio ai loro ideali e alle loro illusioni". La responsabilità maggiore di questo clamoroso fenomeno di amnesia etica e storica sta però negli intellettuali, come magistralmente denunciò Raymond Aron nel suo splendido "L'oppio degli intellettuali". Una figura eminente in Russia fu lo scrittore Maksim Gor'kij, che si prestò a megafono del regime stalinista.
Alla fine degli anni Venti lo scrittore compì un viaggio presso il lager delle isole Solovki, difendendone la sua "utilità sociale e la sua capacità rieducativa". Il viaggio di Gor'kij fu abilmente pubblicizzato in Russia e all'estero. Molti dei detenuti lo attendevano con ansia l'intellettuale, illudendosi di ricevere conforto dalla sua penna. Poco tempo dopo, le sue riflessioni sull'esperienza avuta alle Solovki erano tutte improntate ad una descrizione apologetica, che dimostra in modo agghiacciante la cecità di un'intera categoria. I lager, quindi, diventavano "luoghi indispensabili", dove "aiuole fiorite crescevano intorno alle caserme". La Croce Rossa prestò credito a Gor'kij, e le immagini dello scrittore sorridente tra gli agenti della famigerata Ghepeù fecero il giro del mondo.
Già nel decennio precedente, c'era "la tendenza, - come scrive Marcello Flores - nella coscienza dell'Occidente, ad apparentare i lager russi ai campi di prigionia presenti in tutta Europa durante la guerra e a considerarli un retaggio - come suggeriscono gli stessi dirigenti sovietici che promettono una rapida sottomissione alla giustizia dell'azione della polizia - della guerra civile. Quel che nessuno sembrava intuire è che con la fine degli anni Venti avrà termine non già l'arbitrio poliziesco nella repressione e nella gestione dei campi, ma la fine della divaricazione tra giustificazione ideologica, responsabilità giuridica, prassi amministrativa e realtà della detenzione". Se il Gulag ancora fatica ad entrare nella coscienza dell'opinione pubblica, con molta più difficoltà rispetto al Lager nazista, è anche a causa della forte promessa idealistica contenuta nel comunismo, e del ricordo del contributo sovietico alla lotta contro il nazismo e il fascismo nell'ultima guerra mondiale.
Eppure, sulle torrette agli angoli dei campi di concentramento, la bandiera che sventolava era quella con la falce e il martello. Anzi, come ha sempre lucidamente sottolineato, Marcello Flores, il Gulag ha finito per essere "l'altra faccia della società, una sorta di concentrato o proiezione della realtà sovietica, di microcosmo che riflette in condizioni punitive la vita della maggioranza dei cittadini […]". Il Gulag non è quindi un reazione impazzita ad un sistema in continua emergenza, bensì un fattore endemico e perfettamente conseguente al regime instaurato. Una prima riflessione di un certo spessore ci fu solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando alcune prestigiose testimonianze di vittime del Gulag cominciarono ad affiorare. In Francia, due dibattiti attirarono l'attenzione del mondo. Il primo fu il cosiddetto "affare Kravcenko", che prendeva il nome da quello di un funzionario sovietico che aveva disertato e si era consegnato agli Americani.
"Ho scelto la libertà", il libro che Kravcenko scrisse e che venne tradotto in più di venti lingue, vendendo milioni di copie, era una indubbia testimonianza dall'interno del regime sovietico. Inaugurando una strategia che avrebbero seguito immancabilmente in seguito - quella di accusare il funzionario disertore di "aver scritto sotto dettatura della CIA" (quarant'anni dopo, in pieni anni ottanta, le stesse identiche parole marchiarono Armando Valladares, dissidente cubano che Castrò tenne segregato per 22 anni, vittima di torture ed "esperimenti biologici") - i comunisti occidentali cercarono di isolare la testimonianza del dissidente. Nel processo per diffamazione che ne conseguì, l'attenzione degli inquirenti si concentrò sulla realtà dei campi.
"Istituzioni rieducative dove i diritti umani venivano rispettati", secondo la propaganda comunista. Nemmeno lo sconvolgente racconto di Margarete Bauber-Neumann (passata attraverso il Gulag e il Lager nazista, dopo che i russi la consegnarono, in quanto ebrea, diligentemente agli alleati hitleriani) poté qualcosa contro la cieca fedeltà ideologica dei comunisti occidentali. Il secondo dibattito si svolse, sempre in Francia, Un carcere moscovita degli anni Trenta:
da qui si partiva per il gulag
intorno alla figura di David Rousset, membro dell'Associazione degli ex deportati nei lager nazisti, denunciato dai comunisti quando, nel novembre 1950, aveva lanciato un appello dal "Figaro", a tutti i sopravvissuti ai lager, nel denunciare il sistema del Gulag sovietico. "Se pensiamo - scrisse Rousset, ricordando la propria esperienza sotto i nazisti - che milioni di uomini si trovano oggi nella condizione in cui noi ci trovammo ieri, sapremo che abbiamo dimenticato". In occasione del processo per diffamazione che anche in questo caso seguì, numerose furono le testimonianze di sopravvissuti al Gulag.
Voci come Julius Margolin (condannato al Gulag con atto amministrativo, senza essere ascoltato e senza subire processo) Alexandre Weissberg, (scienziato austriaco emigrato volontariamente in URSS, arrestato con accusa di spionaggio, di complotto per uccidere Stalin (!) e di sovversione), Jerzy Gliksman, (membro del partito socialista ebreo polacco, deportato quando, in fuga dai nazisti, finì nelle braccia della polizia segreta sovietica) lanciarono uno squarcio di luce sulla realtà entro i confini dell'URSS. Quando, nel gennaio 1951, Rousset vinse il processo intentatogli dai comunisti, spiegò: "L'esistenza dei campi non è grave perché ci si soffre e muore; è grave perché vi si vive. […]
Un paese dove esistono i campi di concentramento è marcio fino al midollo: sono disumani i suoi detenuti, lo sono i guardiani e lo è soprattutto il suo regime. Il mondo concentrazionario attiva un contagio inevitabile e questa è la più grande sciagura che si possa conoscere". Il "Libro Bianco sui campi di concentramento sovietici" della Commission Internationale contre le régime concentrationnaire, pubblicato lo stesso anno, si rivelò un altro documento fondamentale apparso sulla scena culturale francese. Nemmeno la denuncia ad opera di Kruschev del terrore staliniano, nel XX congresso del PCUS del 1956, spinse l'Occidente a concentrare la propria attenzione sul fenomeno del Gulag. Quel particolare momento storico, anzi, fu visto unicamente come denuncia dello stalinismo come "deviazione" da un supposto comunismo originario e "democratico" e come suggerimento alla possibilità di una "riforma" del comunismo. Il sogno di cartapesta che lo stesso Gorbaciov, fino al Golpe del 1991, si illuse di poter realizzare. Più tardi, negli anni settanta, venne la volta de "La giornata di Ivan Denisovic" (premio Nobel per la Letteratura) e di "Arcipelago Gulag" di Aleksandr Solzenicyn e dei "Racconti della Kolyma" di Varlam Šalamov. Guardando verso la Francia - antica maestra di libertà - il mondo poteva quindi prendere coscienza degli orrori del sistema concentrazionario comunista già da quarant'anni. I Lao Gai maoisti, i campi cambogiani, le carceri castriste furono (e sono!) solo continuazioni in scala minore dello stesso incubo.
Difficile condividere l'assordante silenzio in Italia di intellettuali, libri scolastici, mass media, dove le riflessioni francesi sono approdate, e non completamente, solo dopo il fatidico 1989. Ancor più difficile condividere l'atteggiamento assunto da parte di alcuni ambienti intellettuali, che cercano di chiudere il capitolo, mai definitivamente aperto, del Gulag, con la giustificazione dell'"esaurimento della Guerra Fredda", quando, nei confronti del Lager nazista e della Shoah, avvenuti cinquant'anni fa, mantengono - giustamente - alto il monito a "non dimenticare". "È fatta, siete arrestato. E voi non troverete altro da rispondere che un belato da agnello: I-io?? Perché?? Ecco cos'è Ecco cos'è l'arresto: una brusca scampanellata nel cuore della notte l'arresto: un lampo accecante, una folgorazione che respinge istantaneamente il presente nel passato e fa dell'impossibile un presente di pieno diritto. Ed è tutto.
Nelle prime ore e anche nei primi giorni non potete rendervi conto di nient'altro. Vi balugina ancora, nella vostra disperazione, una luna da circo, un giocattolo: È un errore, se ne renderanno conto! Tutto il resto, tutto quanto è ora entrato a far parte del concetto tradizionale e anche letterario dell'arresto, non è più la memoria vostra che l'immagazzina e l'organizza, ma quella della vostra famiglia e dei vostri coinquilini. È una brusca scampanellata nel cuore della notte o un colpo brutale alla porta. È la gagliarda irruzione di stivali sporchi, d'insonni agenti. È, nascosto dietro le loro spalle, il testimone, impaurito e mortificato, che essi hanno reclutato d'autorità. […] L'arresto tradizionale sono, ancora, le mani tremolanti che preparano la roba di chi viene portato via: un cambio di biancheria, qualche provvista, un pezzo di sapone, nessuno sa che cosa dare, che cosa si può portare con sé, come sarebbe meglio vestirsi; ma gli agenti spronano, vi interrompono bruscamente dicendo: non ha bisogno di nulla.
Là gli daranno da mangiare. Fa caldo". Con queste parole, Aleksandr Solzenicyn descrive in "Arcipelago Gulag" il momento dell'arresto di un individuo prima della deportazione. La grande forza di questo libro è proprio quella di focalizzare gli infiniti effetti dell'incubo del Gulag sulla vita di un uomo. Il grande rischio che comporta parlare del Gulag - data la gigantesca ampiezza del fenomeno, l'estensione geografica dell'Arcipelago concentrazionario, il numero inimmaginabile di persone risucchiatevi - è proprio quello di restare, inevitabilmente, prigionieri dei numeri, delle statistiche, "anestetizzando", per così dire, le implicazioni umane. Quell'arresto e tutto ciò che ne seguirà è, quindi, da pensare moltiplicato per decine di milioni di volte. Subito dopo l'Ottobre bolscevico la dirigenza del partito unico cominciò a pianificare un nuovo sistema carcerario.
Già nel 1918 nasceva una Sezione punitiva centrale (CKO) all'interno del Commissariato del popolo alla giustizia, che avrebbe dovuto coordinare tutte le carceri dell'URSS. Questa istituzione fu, in definitiva, la "madre del Gulag". L'anno seguente, all'interno dell'NKVD (Commissariato del popolo agli affari Interni) fu creata la Sezione lavori forzati. Già due anni dopo la cosiddetta Rivoluzione, quindi, il nuovo regime dava rigore istituzionale al concetto dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, in aperto contrasto con le teorie marxiste cui sosteneva d'appellarsi. All'inizio del 1921 nei lager erano rinchiusi già intorno più di 156.000 detenuti. Entro il 1927 i reclusi arrivarono alla cifra di 200.000 persone. Il sistema di reclusione cambiò radicalmente nel 1929. Fuori di ogni retorica, si può affermare che, con il varo del piano quinquennale - il cui scopo era spingere la Russia in un processo di industrializzazione forzata - la "patria del socialismo", con un clamoroso salto indietro nel tempo, torna alla pratica dello schiavismo.
Non tanto clamoroso, in verità, quel salto all'indietro, dal momento che il servaggio della gleba in Russia fu abolito nel 1860! Il regime bolscevico decideva quindi di creare campi di "rieducazione attraverso il lavoro" in regioni remote e lontane dai grossi centri urbani. La Siberia - già utilizzata in epoca zarista - e la sterminata regione del Nord vennero usate come luogo per ospitare i campi. Ogni campo sarebbe distato dall'altro centinaia di chilometri, in uno spazio sterminato e ghiacciato. Assolutamente impossibile, per chiunque fosse riuscito a fuggire dal complesso carcerario, attraversare quel deserto bianco a piedi, e men che meno sarebbe stato possibile varcare il confine. Nel 1930 i detenuti nei lager sovietici salgono improvvisamente da 23.000 a 160.000, e nella primavera dello stesso anno viene creata una direzione unica di queste strutture denominata ULAG sotto la guida dell'OGPU.
Un ulteriore riforma amministrativa nell'anno seguente portò alla creazione del Gulag (Glavnoe upravlenje lagerei, Direzione centrale dei lager). È di quel periodo la decisione di sfruttare i detenuti per l'imponente costruzione del canale Mar Bianco-Mar Baltico: questo progetto sarà la chiave di volta sulla quale fiorirà il Gulag, che potrà fornire gratuitamente operai e ingegneri (tutti quelli arrestati per "sabotaggio" nelle cicliche "purghe anti-complotto") al fine di realizzare costruzioni imponenti. Gruppo di detenuti politici in un gulag mentre
scontano una condanna ai lavori forzati
Ovviamente, ciò che veniva costruito a prezzo del sudore (e della morte: solo per questo canale 15.000 persone perirono in condizioni disumane) di migliaia di detenuti veniva presentato all'estero come una gloriosa edificazione del socialismo sovietico. Contemporaneamente, in Occidente, i sindacati egemonizzati dai comunisti combattevano per i diritti dei lavoratori e glorificavano le conquiste della patria del socialismo.
Nel 1932 fu la volta della costruzione del canale Mosca-Volga, intorno al quale fiorirono diversi Gulag (l'ITL Dmiroski, 200.000 detenuti, l'ITL Bajkalo-Amurskij, 260.000 detenuti, il più grande della storia del Gulag). Nello stesso anno vengono eretti Gulag nella regione della Kolyma (l'ITL Nord-Est), che ospitò in 25 anni un milione di detenuti, destinati all'estrazione dell'oro e dello stagno, che mantenevano l'intero paese. L'anno 1934 vedeva, in tutta l'URSS, 510.000 persone "ospiti" del Gulag, e solo l'anno seguente, nel 1935, i dannati dell'inferno bianco salivano a 730.000!
La crescita esponenziale non si sarebbe fermata, perché all'orizzonte si affacciava il periodo più buio della storia sovietica: il Grande Terrore. Stalin lanciava il colpo finale all'interno del partito e gettava le basi di quel "culto della personalità" che lo porterà ad essere giudice della vita di ogni singolo cittadino sovietico. Robert Conquest - nel suo illuminante "Il grande terrore" - ricorda come ogni sovietico, in quegli anni, non si sentisse immune dalla possibilità di finire nel Gulag. Il cittadino sovietico, e gli stessi membri di partito, che finivano sotto le poco umanitarie attenzioni della polizia segreta imputavano allo sgherro di Stalin, il capo dell'NKVD Ezov, tutta la responsabilità del terrore. Nella memoria russa, infatti, il grande terrore passerà come "il periodo di Ezov", ma lo stesso Conquest ricorda come, in quei terribili anni, la vita delle persone veniva decisa da un semplice segno di matita rossa da parte di Stalin. Ezov si limitava ad eseguire gli ordini. Il grande terrore portò ad un eccezionale sviluppo del Gulag. I Gulag che, fino al 1934 erano 14, diventarono 31 e, per la fine del 1938, i detenuti erano saliti al terrificante numero di due milioni di persone.
All'inizio del 1940 i Gulag erano già 57, 82 l'anno successivo, per una popolazione incarcerata di 2.350.000 persone. Un certo rallentamento si ebbe negli anni della Seconda guerra mondiale: la popolazione del Gulag scese a 1.750.000 persone e, nel 1944, toccò il numero di 1.200.000 persone. Con la fine del conflitto, però, il Gulag riprese a pieno regime: il nemico esterno era stato sconfitto e, per mantenere salde le redini del potere, Stalin necessitava di un nuovo "giro di vite". L'aspetto più agghiacciante della storia del Gulag è sicuramente questo: che il numero di detenuti che avrebbe dovuto popolare il Gulag veniva deciso ad inizio anno, secondo direttive dello steso Stalin. Esisteva, quindi, una sorta di pianificazione degli arresti, che andava rispettata numericamente come si faceva per le direttive economiche di un Piano quinquennale. Stalin era pienamente cosciente che tutto il castello delle accuse ai condannati al Gulag era fondato sulla menzogna: il terrore gli serviva solamente per mantenere saldo il potere. In questo, lo "splendido georgiano" si attenne alle originali direttive del "grande padre" Lenin, che negli anni della guerra civile, auspicava l'uso del terrore nei villaggi e tra i contadini come arma rivoluzionaria necessaria alla vittoria. La fine della guerra, che comportava lo "scomodo" impegno a restituire i prigionieri militari nel frattempo impiegati come forza lavoro, spinse il regime stalinista a ributtarsi nel tetro "arruolamento" nelle file della popolazione sovietica. Gli schiavi servivano, e da qualche parte bisognava pur prenderli.
Nel 1948 le direzioni dei Gulag erano già una novantina, e la popolazione detenuta era tornata a toccare il record di 2.000.000 di persone. Nel maggio 1950 i "dannati" erano arrivati, incredibilmente, al numero di 2.800.000 persone. Con la morte di Stalin il sistema del Gulag venne riformato, ma di certo non cancellato. Nel marzo del 1953, a pochi giorni dalla morte del satrapo georgiano, venne interrotta la costruzione di nuovi Gulag, e un decreto di amnistia del Presidium portò alla scarcerazione di un milione di detenuti, e alla riduzione degli campi dal numero esorbitante di 175 al numero di 81. Anche le pene furono mitigate. A metà degli anni cinquanta la popolazione incarcerata nei Gulag era "solo" di un milione. Il 25 ottobre 1956 la risoluzione del CC del PCUS e del Consiglio dei ministri dell'URSS decise che era "inopportuna l'ulteriore esistenza degli ITL (altra forma burocratica per definire il Gulag, ndr)". Nel mese di ottobre il Gulag cambiò nome in GUITK (Direzione centrale delle colonie di rieducazione attraverso il lavoro). L'inferno cambiava nome, ma le fiamme rimanevano le stesse, e non bruciavano certo di meno.

75. Willy, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 22:45

Il Tibet: una tragedia dimenticata

Situato a nord dell'Himalaya, tra l'India e la Cina, il Tibet ha una superficie di 2,5 milioni di Kmq (cinque volte la Francia). La popolazione tibetana è attualmente stimata in 6,5 milioni di abitanti contro più di 7 milioni di coloni cinesi.
Per secoli il Tibet è stato un paese unito, libero e indipendente, come attestato da ben tre risoluzioni approvate dalle Nazioni Unite nel 1959, 1961 e 1965, sfortunatamente rimaste lettera morta. E' un paese incomparabile, ricco di una tradizione di saggezza millenaria meravigliosamente incarnata dal XIX Dalai Lama, la cui lotta non-violenta, che è anche quella di tutto un popolo, è stata premiata nel 1989 con il Premio Nobel per la pace.

1950, l'esercito cinese invade il Tibet e rapidamente se lo annette.
Nel 1959 il Dalai Lama, prima autorità del paese, è costretto all'esilio. Non potendo far accettare alla popolazione il ritorno forzato alla "madre patria", le forze d'occupazione hanno commesso numerosi e orribili atti di barbarie.
Gli ultimi anni sono stati segnati da continue offese al popolo tibetano e alla sua cultura. Si stima che circa 2 milioni di tibetani siano morti tra il 1950 e il 1980, in conseguenza dell'occupazione cinese. Nel corso della famigerata "rivoluzione culturale" (1966-1976), seimila templi, cioè la quasi totalità dei luoghi di culto e una miriade di tesori artistici sono stati distrutti.
E la tragedia tibetana continua:

  • Migliaia di tibetani sono in carcere per reati di opinione
  • Lingua, religione (della quale il regime vorrebbe cancellare l'influenza), storia, cultura sono negate
  • Le donne subiscono un odioso controllo delle nascite fatto di sterilizzazioni forzate e aborti sino agli ultimi mesi
  • L'ambiente già saccheggiato è in pericolo: la deforestazione provoca inondazioni sempre più frequenti e sempre più devastanti, si estinguono numerose specie animali, lo sfruttamento dei terreni provoca la desertificazione di vaste aree
  • Malgrado il muro di silenzio eretto dalla Cina, sappiamo che in Tibet esistono molti siti di stoccaggio e di lancio di armi nucleari
  • La situazione economica è catastrofica: il livello di vita è tra i più bassi del mondo, tanto che ai coloni e ai soldati cinesi viene dato uno status privilegiato e grossi incentivi economici
  • Il trasferimento massiccio e initerrotto di coloni cinesi riduce i tibetani a essere sempre più minoranza nel proprio paese.

 

LA CINA IN TIBET: breve storia dello status del Tibet

Il Governo tibetano in esilio, guidato da Sua Santità il Dalai Lama,guida spirituale e Capo di Stato in esilio del Tibet, sostiene che il Tibet è stato sotto occupazione illegale cinese dal momento in cui la Cina lo ha invaso nel 1949-50.

La storia dello Stato tibetano iniziò nel 127 a.C.; il paese così come noi lo conosciamo, fu unificato per la prima volta nel 7^ secolo d.C.; e fu una delle potenze maggiori dell'Asia. Un trattato formale di pace fra Cina e Tibet nel 821-823 definiva i confini tra i due paesi e assicurava: "i Tibetani vivranno felici nel Tibet e i Cinesi vivranno felici in Cina." Il Tibet ha mantenuto relazioni con tutte le nazioni confinanti: Mongolia, Cina, Manciuria, Nepal, India britannica, Russia e Unione Indiana.
Dal 1911 al 1950 il Tibet riuscì ad evitare ogni indebita ingerenza straniera e si comportò sotto ogni riguardo come uno Stato del tutto indipendente. I rapporti con la Cina rimasero tesi. Nello sforzo di ridurre le tensioni cino-tibetane i Britannici convocarono una conferenza a tre nel 1913: La conferenza fu un insuccesso, e non riuscì a risolvere la divergenza tra Tibet e Cina.
Il Tibet ha condotto le sue relazioni internazionali principalmente trattando con le missioni diplomatiche britannica, cinese, nepalese a Lhasa, ma anche attraverso delegazioni governative all' estero. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Tibet rimase neutrale.

L'INVASIONE DEL TIBET. Il punto di svolta nella storia del Tibet fu nel 1949, quando l' esercito di liberazione popolare della Cina per la prima volta entrò in Tibet.Dopo aver sconfitto il piccolo esercito tibetano, il governo Cinese nel 1951, impose al governo tibetano il cosiddetto accordo per la liberazione pacifica del Tibet. Essendo stato firmato sotto costrizione, l'accordo, in base al diritto internazionale, non era valido. La presenza di 40.000 soldati nel Tibet, la minaccia della occupazione immediata di Lhasa e la prospettiva della cancellazione totale dello Stato tibetano, non lasciavano molte scelte ai tibetani. In conseguenza di una aperta resistenza Tibetana all' occupazione cinese ci fu un aumento della repressione cinese, comprendente la distruzione di edifici religiosi e l'arresto di monaci e di altri leaders di comunità.
Nel 1959 i moti popolari culminarono in dimostrazioni di massa a Lhasa.La Cina rispose uccidendo 87.000 tibetani.
Nel 1963 il Dalai Lama ha promulgato una Costituzione per un Tibet Democratico, che è stata applicata con successo, per quanto possibile, dal Governo in esilio.
Nel Tibet la persecuzione religiosa, le gravi violazioni dei diritti umani, la distruzione sistematica degli edifici religiosi e storici da parte delle autorità occupanti non sono riuscite a soffocare la volontà del popolo tibetano di resistere alla distruzione della propria identità nazionale. Nel corso dei suoi 2000 anni di storia il Tibet ha subìto qualche influenza straniera solo per brevi periodi: pochi paesi oggi indipendenti possono vantare un primato così importante.
Molti paesi nel corso dei dibattiti all'O.N.U. hanno fatto dichiarazioni di riconoscimento dello status indipendente del Tibet. Dal punto di vista giuridico a tutta' oggi il Tibet non ha perso il suo essere Stato. Si tratta di un paese indipendente sotto una occupazione illegale. Il Governo cinese non ha mai sostenuto di aver acquisito la sovranità sul Tibet in base ad una conquista. La Cina infatti riconosce che l'uso della minaccia della forza, l'imposizione di un trattato iniquo o la persistente occupazione illegale di un paese, non possono mai garantire ad un invasore il titolo legale sul territorio. Le sue pretese si basano soltanto su una supposta sottomissione del Tibet ad alcuni dei più potenti governanti stranieri della Cina nel 13^ e 18^ secolo.

LA DISTRUZIONE ECOLOGICA DEL TIBET. La presenza coloniale della Cina in Tibet sta provocando un disastro ecologico: la politica di sfruttamento del territorio che ha portato lo sconvolgimento ecologico di vaste aree del Paese delle Nevi distruggendo il patrimonio naturale.Numerosi testimoni oculari hanno detto che i grandi branchi di antilopi, gazzelle, asini selvatici, yak e pecore allo stato brado che esistevano prima della "liberazione" del Tibet, sono scomparsi. Nonostante questo ai turisti occidentali disposti a pagare somme considerevoli è permesso di cacciare. Le autorità di occupazione cinesi hanno messo in opera, dagli anni cinquanta a oggi, un progetto di capillare deforestazione del manto boschivo che ricopriva intere zone del Tibet. Ovviamente i "frutti" di questa dissennata politica di deforestazione vengono goduti solo da Pechino, e nulla rimane ai tibetani.

76. Willy, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 22:48

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=60

Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.

La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce.

77. Willy, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 22:49

CONTINUIAMO CON LE MERAVIGLIA DEL SOCIALISMO REALE ???

78. Alieno, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 23:09

Oh, Andrea, ancora lì? Intorno all'anno mille? :-)

Peccato che tu non ti renda conto, in questa tua pretesa sfida ed impegno, dell'inevitabile sorte sfavorevole che ti tocca, nel confronto. Ho provato perfino ad aiutarti, non mi piace "giocare" con coloro che hanno già perso in partenza, non è divertente!!

Ci provo ancora: tu parti estremamente svantaggiato, avendo scelto di fare il tifo per quella squadra incivile che è il comunismo. E non solo per l'evidenza del suo radicato e profondo grado di barbarie, disumanità, di odio che porta con sè, che dalla sua comparsa, in poco tempo, ha prodotto superando tutto e tutti, nella dimensione horror e del dramma umanitario, quantitativamente e qualitativamente.

Tu parti svantaggiato (e perdente) anche perchè tu puoi citare fatti che sono già stati storicizzati, assimilati, almen a grandi linee conosciuti: non provochi alcuna nuova reazione, non crei alcuna sorpresa, non aggiungi altro stimolo nel fare valutazione perchè di ciò che scrivi, sappiamo già tantissimo, perchè di ciò che scrivi si è parlato ampiamente, perchè ciò che puoi scrivere, è stato storicizzato, dopo essere stato discusso, perchè non siamo più in grado di sentirlo come una questione importante, seria, urgente, attuale.

Mentre tutte le volte che mi spreco a raccontar la natura e gli effetti nefasti di quella cultura disumana che è il comunismo, ho comunque il vantaggio che molti non hanno potuto avere a disposizione la conoscenza, la verità, la cultura, l'informazione, il dibattito serio, la critica seria, l'onestà per storicizzare qualcosa che comunque, resta difficilmente storicizzabile non solo in quanto non è mai stato fatto un vero, autentico, solenne processo al comunismo (abbiamo fatto processi su processi al fascismo, al nazismo, agli Usa, al capitalismo, alla religione, a Dio e Gesù stesso), non abbiamo potuto perciò, causa menzogna ed omertà sistematica dei comunisti, nemmeno emettere la giusta sentenza e condanna e dunque non è possibile nemmeno una pretesa di "riabilitazione" reale, così come non si può fare a meno di notare che tutt'oggi, attualità dunque, non passato, non storia, insistono regimi comunisti criminali e disumani e lo sono tanto più quanto più conservano l'attaccamento alla radice originale del comunismo. Più sono comunisti, più sono disumani. Più tentano blande misure di civiltà a distanziarsi dalle origini (post) rivoluzionarie, tanto più, effettivamente, sono umanamente vivibili ed accettabili. Lo diventano, più umani e vivibili, quando in sostanza applicano misure, leggi, dispositivi che assomigliano un po' all'odiato occidente, liberismo ecc. Per cui è evidente che il problema è e resta, aldilà dei patetici tentativi di arrampicarsi sugli specchi nel difendere quell'ideologia (socialismo ideale-reale e cosette simili), proprio il comunismo: è quello il problema, è quello il male, la sorgente del male per l'uomo che comincia a liberarsi solo quando o fugge o quando il regime rosso si "allenta" o prende qualche distanza dal "comunismo" d'origine.

Del resto, nessuno pretende che si possa difendere l'indifendibile e tu hai fatto scelta di campo ed hai perfin lanciato guanto di sfida, eheh. Ma come ho detto, parti enormemente svantaggiato, quasi mi dispiace di questa tenzone dall'inevitabile risultato, aldilà dei tuoi sforzi. Conviene che tu abbandoni la nave e cominci a nuotare.

Al convegno dell'Istituto Sturzo del 2004, è stato detto di come gli orrori del comunismo siano in Italia ancora un tabù.

Oggi la situazione, purtroppo, non è cambiata di molto: da allora abbiam dovuto vedere perfino compagni che commossi, piangevano nelle infinite mimetizzazioni di partito e di simboli... come si fa.

Al solo ex compagno Napolitano, oggi addirittura P.d.R. (tra l'altro dimostrandosi migliore di altri tipo Oscar o l'affatto compianto nazionalmente, se non nella propaganda mediatica rossa, Pertini ecc., per non parlar di Ciampi ecc), tocca la sorte di accusa di collaborazione col fascismo solo perchè osa timide ricomposizioni con delicatissime porzioncine da criceti di verità storica, cioè tentando infine di fare quella storicizzazione benedetta dell'Italia che nel 2009, ancora parla di fascismo e comunismo come unica possibilità, l'una o l'altra, di antagonismo e rinnegando l'evidenza di un lungo percorso storico, democratico, in cui il fascismo non c'è più e grazie al cielo, il comunismo non ha mai potuto affermarsi davvero.

Eppure, ancora oggi è tabù parlare degli orrori comunisti. Solitamente, ai primi tentativi di onestà intellettuale o storica, partono le raffiche di accuse di fascismo. E' la sorte che tocca ai tanti Pansa italiani, conosciuti o non. Che eppure, meriterebbero tutta l'ammirazione e la gratitudine del popolo di sinistra (quella non di sinistra già ce l'ha), perchè Pansa è uomo di sinistra e proprio per la sua onestà impeccabile, rappresenta la legittimazione morale e la credibilità possibile del dirsi oggi e domani, di sinistra. Eppure, com'ebbe a dirci Pansa durante un suo appuntamento a cui ero presente per interesse personale (incluso l'irrinunciabile autografo), non lo invitano mai Sindaci di sinistra (non so se da allora la situazione è cambiata, temo di no), a dimostrazione dell'insincerità e della non autenticità, mai completa della capacità di autocritica della sinistra per cui la verità, oggi possibile più largamente, resta comunque indesiderata, scomoda ed imbarazzante.

In quel convegno dell'Istituto Sturzo e successivamente, Ernesto Galli ella Loggia (sulla trasmissione "sette"), ricorda sia il tabù della cultura di sinistra a parlare dell'orrore rosso, sia della strage, una specifica tra tante, perpetrata in Ucraina, tra il 1932 ed il 1933, "(..)uno dei più grandi genocidi del Novecento, commesso nell'ambito della politica di collettivizzazione forzata delle terre, ordinata e gestita da Stalin e dalla dirigenza bolscevica".

Bene (anzi, male), in due anni i comunisti per cui anche quelli nostrani oggi plaudono o si commuovono o per cui rifiutano un serio processo di autocritica, in soli 2 anni, fecero da 7 a 10 milioni di vittime "tra deportati, fucilati, soppressi e morti per fame" perchè i granai non erano vuoti, ma pieni, ma il regime fece morire volentieri milioni e milioni di contadini, ritenendoli classe di nemici, pericolosi).

Dopo ben 18 anni, dico DICIOTTO!, uscì anche in Italia il libro "Raccolto di dolore". Dopo 18 anni in cui, forse, avremmo potuto sapere di più, capire e naturalmente non permettere l'offesa al buon senso ed alla dignità dell'uomo di avere comunisti in giro per il Paese, almeno, non impuniti, almeno non orgogliosamente capaci di girare a testa alta evitando insulto e sputo o almen biasimo profondo.

Bene, il governo di Kiev ha chiesto, giustamente, all'Onu ed al Parlamento Europeo, di riconoscere questo crimine umanitario immenso, classificandolo per quello che è: "genocidio", una parola che i comunisti, per i loro comodi, usano volentieri affibbiandolo ad altri. L'Istituto Sturzo ha fatto uguale richiesta al Parlamento italiano, sperando approdi anche in Commissione Esteri.

Eppure, non c'è verso: l'istinto autoconservativo ei comunisti a danno di altri e di altro, verità inclusa, è estremamente potente.

Basta dire che ancora nel 2004, l'8 Dicembre, Paolo Mieli sul Corriere della Sera, segnalò una incredibile, allucinante, insopportabile "distrazione".

Mieli alludeva all' "importante allocuzione" di Giovanni Paolo II, "in occasione dei settant'anni dalla carestia in Ucraina" ci dice Mieli, dal "regime comunista". Mieli spiegò: "in un messaggio indirizzato ai cardinali ucraini il pontefice ha ricordato i milioni di morti provocati "con fredda determinazione dai detentori del potere in quell'epoca" sulla base di un "dissennato disegno omicida".

Ma Mieli, fa notare, "stranamente a differenza di ogni altro sospiro del Santo Padre in questo lungo anno di querra, quel discorso è passato pressochè inosservato e su gran parte dei giornali più sensibili al tema della memoria non se ne è trovata traccia".

Cosa era successo, in sostanza?

Sui giornali e sui mass media ci si era INVENTATI un PAPA "pacifista" e perfino, roba incredibile ma ormai questa gente la conosciamo, un Papa NOGLOBAL, tante volte facendo a sproposito titoloni per la gioia di tanti cattolici e preti anche, con simili simpatie sinistre.

Però, sul Papa, quello vero intendo, che punta il dito contro gli orrori del comunismo che lui stesso ha contribuito in modo DETERMINANTE ad abbattere, così facendo rendendo un enorme, responsabile, umanissimo e cristiano aiuto all'umanità, beh, c'è una coltre incredibile di censura mediatica. Nello stesso articolo Mieli, ricordando il viaggio epocale di Fini in Israele, scriveva che "se la stessa revisione fosse avvenuta anche nel campo della sinistra..."

Ed in effetti, non è avvenuta, non avviene, non avverrà spontaneamente, nè pare, in altro modo, al massimo abbiamo modestissimi sintomi e poi, in abbondanza, la più completa elusione. Ed è comprensibile: se a Fini è risultato gravoso fare quella revisione, al comunismo sembrerà insormontabile, sia per l'ostinata, determinata continuazione della menzogna e dell'omertà, sia perchè effettivamente, l'orrore prodotto tra l'umanità del comunismo è immensamente, infinitamente più grande: si parla in termini di milioni e milioni, si parla di regimi ancora in essere, è oggettivamente cosa non facile se non armati dell'arma della dignità e dell'onestà verso l'umanità autenticamente.

Nel libro "La fenice di Marx" il cui titolo in quel richiamo alla fenice, dice molto, scritto da Riccardo De Benedetti, si chiede perchè in Italia "un ideale politico come quello comunista embra sopravvivere alla severa confutazione della storia? Perchè risuona ostinato, forse solo un po' mascherato, in questo o quel discorso politico, in più di qualche frammento di filosofia e di soriografia o nella retorica stanca ma non priva di efficacia della nostalgia che tutti insieme li raccoglie?"

Il fatto, tristissimo, è che non si trova nessuno che veramente "si vergogni". I vari strappi compiuto dal Pci, che oggi ha tra la sua classe di leadership, faccio notare, gli stessi di ieri o quasi (D'Alema, Fassino, Veltroni, Napolitano ecc), non hanno mai voluto fare davvero i conti col comunismo e dunque il gulag, la sua storia è rimasta tabù.

Questo accade anche perchè il comunismo ha un elemento sottovalutato, anzi, spesso addirittura accusato in altri nemici tradizionali: il comunismo è dannatamente, estremamente CONFORMISTA, per cui, il conformismo diventa strumento utile per conservare il suo prestigio ed il socialismo riformista, in sintesi, se andiamo a vedere le cose importanti, è ancora all'inizio.

Abbiamo una spendida prova di questa spazzatura puzzolente ad inquinare la nostra povera politica nonchè l'area intellettuale, in quel campione di gaffe ed assurdità che è Furio Colombo che aspira in tutti i modi ad essere la nemesi fatta persona di Berlusconi (in buona compagnia, tra i sinistri, si metta in fila con pazienza, ehehe), che sull'Unità del 14 Dicembre 2004, scrisse l'impagabile articolo dal titolo "I Gulag ed i fratelli Cervi" in cui incappò nel terribile lapsus freudiano: dopo aver condannato Berlusconi che è il suo lavoro permanente e ragione di vita, perchè un giorno, questo in un' intervista avrebbe motrrato di non conoscere la data di morte del "papà" dei Fratelli Cervi, perchè sia chiaro, per Furio Colombo, il fatto che un cittadino italiano non conosca la morte "del papà" dei Fratelli Cervi è cosa inaudita e tremenda (mi domando se i suoi compagni, lettori, nonchè anche insegnanti la conoscono, ma immagino che sia risposta ovvia, era per far caricatura del soggetto quando non è possibile: egli lo è, in prima persona e vivente, caricatura di se stesso), sbaglia lui stesso, udite udite, anticipandola di 20 anni, mica bruscolini, cioè traslandola dal 1943 al 1923).

Questo tanto per dare idea della caratura di certi figuri sinistri.

Beh, nonostante si rifiuti un processo serio, autocritica, per la maggior parte della sinistra, così si pretende, loro non debbono nulla aver a che fare con il Pci ed i comunisti italiani e dunque, essendo complici e sostenitori quelli, nemmeno con gli orrori del comunismo. Roba tutta da ridere se non ci fosse da piangere che, si ricorderà, ha la sua sublimazione nell'attuale leader dei compagni mimetizzati nel Pd, Uolter W, che arrivò pure a dire di non esserlo mai stato, lui, comunista (e d'altra parte doveva in fretta e furia costruire il sogno americano, con la dialettica presa in prestito dal cinema di guerre stellari o da Obama Barack di cui si è dichiarato da subito ed a fiducia umile adepto del culto messianico). Cosa che fa sorridere, ricordando che ai tempi del Pci, Veltroni comiziante, dinanzi al microfono, volentieri citava Stalin e Lenin per arringare le folle, come oggi con odio continua a fare l'impagabile Andrea su questo blog.

E questo naturalmente, ha infinite implicazioni, conseguenze e spiega meglio anche l'attualità di certi posizionamenti dell'attuale risulta del comunismo della sinistra, per esempio nelle scelte in merito alla politica estera quando si parla di Israele, argomento scomodissimo da affrontare in chiave di autoanalisi storica, per quanto ci siano virtuosi, che pur elusivi e non facendo percorso e processo di revisione seria, almeno dignitosamente, adottano linee oneste oggi a compenso di linee orrende ieri: come Fassino, insomma, nei confronti di ISraele, che però, rimane incerta voce ed isolata all'interno del Pd.

Gabirele Nissim, sempre sul Corriere della Sera del 22 Dicembre 2005, specialista di storia e cultura ebraica lanciò un appello, poi ripreso anche da altri, vanamente, per esempio Antonio Socci. L'appello invitatava a non lasciare soli certi storici russi nella "battaglia per la memoria dei Gulag" (e per quanto mi riguarda, faccio quel che posso raccogliendo l'appello) e continuava "Come oggi è quasi un imperativo morale per i politici europei visitare Auschwitz o il memoriale di Yad Vashem in Israele, così dovrebbe DIVENTARE CONSUETUDINE per ogni politico europeo che si reca in Russia chiedere di rendere omaggio alle vittime del TERRORE nei gandi cimiteri di LEVASHOVO a SAN PIETROBURGO, a BUTOVO ed a KOMMURARKA vicino Mosca, dove, signori e signore, anche se voi avete sentito parlare, visto e letto anche film cinema e tv di campi di concentramento nazisti e, anche qui risulta della menzogna attuale degli ex comunisti, mai e poi mai di questi nomi di campi di sterminio comunisti dove, dicevo, eppure sono seppellite DECINE DI MIGLIAIA DI VITTIME SENZA UN NOME.

Questo sarebbe un segno non ambiguo, come lo è oggi, che L'Europa non vuole dimenticare i gulag e questa sarebbe una prova di onestà e coerenza per l'Europa che si reca, celebra, scrive e filma sui campi nazisti: quale altro motivo, se non quello che la memoria meriti, sia utile? Ed allora perchè questa gravissima, enorme mancanza?

L'ambiguità di una cultura che non rappresenta più nelle proporzioni la comunità dei cittadini europei, che si sottrae elusivamente alle revisioni dovute, alla dignità di farlo, all'omaggio ai caduti ingiustamente, che non hanno giustizia morale nemmeno oggi, alla reverenza per la verità che si continua a negare, nascondere, mimetizzare, pretendendo di farlo solo facendo sparire certe ostentazioni simboliche di colori rossi, falci e martello e ritoccando un po' la dialettica.

Gabriele Nissim è anche l'autore di un saggio, insieme ad altri 9 che, leggo, pare sia splendido che ha per titolo: "IL grande equivoco del comunismo nel mondo ebraico dopo Auschwitz" , pubblicato da Einaudi nel 2000, come volume de "La cultura ebraica".

E sarà solo per coincidenza o per errore editoriale, ma quel volume riporta il nome degli autori, tranne quello di Nissim. Fatto che fa pensare....

Quel saggio, era solo l'inizio di un processo lento, ostacolato, boicottato, da cui la maggior parte delle persone sono escluse per mancata proposizione culturale, mediatica, in cui si comincia a porre sullo stesso piano il nazismo ed il comunismo.

Ed è qualcosa, ricordo, che è scomodo, scomodissimo, anche a molti ebrei, capacissimi nella sensatezza di condannare il nazismo, non altrettanto capaci di condannare il comunismo.

Buonaserata.

Alieno

79. andrea, Mercoledì 21 Gennaio 2009 ore 23:29

Non sai/sapete con quanta soddisfazione leggo le tue/vostre reazioni isteriche alla semplice esposizione dei fatti    ;)

Ciò mi dà ancora maggior stimolo per continuare ;)

80. Alieno, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 01:38

@Andrea: "isteriche"??

Sicuro di vedere e sentire bene?

Tutto a posto Andrea?

:-)))

Ciao.

Alieno

81. Alieno, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 01:53

Ah, Andrea, dimenticavo di dirti, il libro di P. De Rosa, "Vicari di Cristo" ce l'ho, ereditato, tra l'altro, da mio padre, a cui l'avevo già sottratto quando era in vita per la lettura.

E naturalmente l'ho letto, ma tanto tempo fa (bel libro, copertina rigida e grande, talvolta un po' scomoda per dimensione da collocare in libreria).

Se ti interessa il "genere" e vuoi proporti altro tipo di critica, ti consiglio vivamente un altro libro: "Gesù non l'ha mai detto. Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzione dei Vangeli", di Ehrman Bart D.

Il libro non è di sempre di così facile lettura come l'altro per quanto ci sia il vivo impegno per quello scopo dell'autore, che propone un approccio scientifico nella lettura della critica testuale dei vangeli.

E però, per te che certamente non corri il rischio di essere confuso nella fede che non hai, potrebbe essere interessante e se non altro arricchisci il repertorio delle polemiche e delle critiche che fai a fedeli e Chiesa e non riproponi le stesse identiche cose più o meno.

Per stimolarti alla lettura, ti leggo solo la presentazione introduttiva del libro (che ho):

"Chi è senza peccato scagli la prima pietra" è forse una delle citazioni evangeliche più conosciute anche da chi non ha mai studiato il Nuovo Testamento, ma quanti sanno che l'intero episodio della lapidazione dell'adultera è dovuto a un copista e non apparteneva al testo originale del vangelo di Giovanni? Come afferma Bart D. Ehrman, un esperto di studi biblici, errori, varianti e modifiche sono la regola nella lunga e complessa storia che ha portato dalla stesura dei primi vangeli al testo che si leggono oggi. Ehrman conduce il grande pubblico nel misterioso mondo della critica testuale dei vangeli, alla ricerca dell'autentica parola di Dio."

Costa più o meno 17 Euro, una cifra accessibile (più dell'altro).

Beh, alla prossima.

Alieno

P.S.: aldilà dell'apparenza, non ho alcuna provvigione per copie vendute su proposta e naturalmente, come sempre, rimango fedele tuo "avversario", non temere, ehehe. Era giusto per rendere il gioco un po' più interessante (e non solo per te).

 

82. pequenito, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 10:21

@ Andrea 69

Quindi come tu stesso ammetti De Rosa che ci hai citato come fonte storica in realtà non è ne uno storico ne uno storiografo. Trattasi infatti di romanziere nonchè autore televisivo che da ex sacerdote ha usato tutti i mezzi massmediatici possibili per descrivere la sua ex moglie (la Chiesa) come un mostro... tipico di chi, accecato dall'odio comincia ad inventarsi tutte le falsità possibili e immaginabili per giustificare la sua condizione di ex.

Ma mi chiedo ancora cosa c'entra tutto questo con la storia, vogliamo catalogare il cofanetto DVD degli episodi della sitcom "Bless me father" (autore De Rosa) come antico reperto storico? La parodia del prete cattolico andata in onda in Gran Bretagna nel 1978 oltre che divertente immagino che per te sia anche di grande valore storiografico ovvero semplice esposizione dei fatti... ma si facciamoci 4 risate HAHAHAHA!!!!

83. andrea, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 10:58

E allora facciamoci quattro risate pequenito ;))

Cosa ti può nuocere la lettura dei crimini della chiesa a te così fedele e credulo in persone e fatti mai esistiti ?

Solo perchè l'estensore ( che non è l'unico .... hai notato ? ;)) di una così accurata ricerca storica non ti è gradito ?  Ricerca approfondita peraltro dall'interno del soggetto fatto oggetto della ricerca , quindi con più accesso a fonti certe e autorevoli  , quindi a maggior ragione più autorevole e certificato ;)))

Forse qualcuno invece gradisce essere informato da quali autorevoli personalità provengono le critiche ad altre ideologie , da quali personaggi di stimata condotta etica e morale discendono tutti i tuoi dogmi e tutte le tue credenze , non credi ?

E allora , quietati e leggi il seguito dei crimini della chiesa cattolica ;))))

Il Papa Adriano IV (1154-1159) fece bruciare vivo Arnaldo da Brescia nel 1155 perché aveva pubblicamente denunciato l’“immoralità della Chiesa”. (Vorrebbero farlo ancora questi pidocchietti crociati .... forse anche con me o con De Rosa ... poverini,  forse non li hanno ancora avvertiti che non è più possibile ;))

Il Papa Lucio III (1181-1185) nel 1184 col decreto “Ad abolendam” promulgò la cosiddetta “Santa Inquisizione” istituzione giudiziaria escogitata allo scopo di scoraggiare, con
il terrore dell’impiego della tortura e della condanna al rogo, l’incipiente diffusione delle “eresie” che ostacolavano l’affermarsi dell’“ortodossia cattolica” in nome della quale iniziò l’atroce persecuzione dei catari e dei valdesi facendo molte migliaia di vittime innocenti.
Il Papa Innocenzo III (1198-1216) era talmente perverso tanto che, come riferisce Hauck (1958), «…le falsità facevano parte dei suoi normali strumenti diplomatici […]; nella sua attività
politica non conosceva il dovere della verità […]; falsificava i fatti così come gli servivano e non disdegnava neanche l’aperta menzogna…» (cfr. Hauck A.: «Krchengeschichte Deutschlnds»,Neudruck, 1958).
Si servì delle milizie di Simone de Monfort per fare distruggere intere città, fra le quali Carcassonne, Lavaur, Tolosa e Beziers, solo perché i loro abitanti si erano rifiutati di consegnare i valdesi (cioè, i seguaci del riformatore religioso Pietro Valdo): le milizie cattoliche
entrarono nelle predette città ed eseguirono carneficine di massa gridando “uccidiamoli tutti tanto Dio saprà poi riconoscere i suoi!”, eseguendo l’ordine impartito dal Papa Innocenzo III (1198- 1216): “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi” […], «…“Dovete cercare di annientare la
miscredenza eretica in ogni modo e con tutti i mezzi che Dio vi rivelerà”. […]. I soldati […] uccisero quasi tutti, dal più giovane al più vecchio, e poi appiccarono il fuoco nella città. […]. Ai
difensori della città, più di cento, cavarono gli occhi e tagliarono il naso. […]. I “Cavalieri di Cristo” uccisero tutti, dai bambini piccoli fino ai vecchi malati…» (cfr. GubinP.Maisonneuve H.:«Histoire albigeoise, nouvelle traduction de l’ovrage de Pierre des Vaux de Carnay» Ed. Vrin,
Paris, 1951). Il Papa Innocenzo III (1198-1216) esortava così il suo esercito: “Avanti bellicosi soldati di Cristo! Marciate contro i persecutori ed uccidete i servi dell’antico serpente! […] Fino
ad oggi avete combattuto per il mondo: combattete adesso per Dio!”
(cfr. Werner E., Erbstöß M.: «Ketzer und Heilige. Das religiöse Leben im Hochmittelalter», Berlin, 1986). «…All’inizio del 1211 […]. Si combattè a lungo presso Lavaur, con baliste, macchine d’assedio munite di crocifisso […] con innumerevoli trucchi e raffinatezze da parte dei cristiani che predicano l’amore per il prossimo e per il proprio nemico. […], Lavaur, una delle città più forte del paese, stracolma di profughi, proscritti, cavalieri, catari, viene presa e tutti coloro che vi si trovavano  non importa di quale fede, età o sesso vengono scannati alla presenza dei vescovi. Una bella vittoria in nome del Signore e della santa Vergine. Aimery de Montréal […] viene impiccato; sua sorella Giraude, la castellana incinta, “haeretica pessima”, viene gettata viva in un pozzo e […] ricoperta di pietre affinché il suo pianto fosse soffocato. […]. Ottanta cavalieri, tutti “nemici della croce” […] vengono trucidati […] e, con enorme gioia, i crociati bruciarono un gran numero di eretici. […].
Alcuni sene vanno in giro per le strade al so lo scopo di massacrare innocui innocenti strappando loro gli occhi o tagliando loro a colpi di sciabola il naso o altre membra. Alti attaccano i pii pellegrini, riducono degli innocenti a storpi […]. In un solo convento furono trovati centocinquanta
uomini e donne ai quali mancavano i pollici, le mani o i piedi o vi erano stati strappati gli occhi, i seni o altre parti del corpo. Ogni giorno si inventavano “con grande zelo nuove torture non ancora sperimentate”. Talvolta è orribile a dirsi strappavano violentemente gli arti dal corpo per mezzo di corde a uomini appesi per i genitali…» (cfr. Deschner K.: «Kriminalgeschichte des Christentums», Band 7, Reinbek bei Hamburg, 2002). Inoltre, il Papa Innocenzo III (1198- 1216), nell’ultimo anno del suo pontificato, fece votare al Concilio Lateranense IV (1216) la legge che obbligava gli ebrei a vestire di giallo affinché fossero sottoposti al “pubblico ludibrio”, comportamento efficacemente imitato dai nazisti per facilitare lo sterminio degli ebrei!

Alla prossima ;))))

 

84. pequenito, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 11:25

Dopo aver demolito il commediografo De Rosa come improvabile storiografo, vediamo ora se il nuovo cfr puntato tra parentesi cioè Deschner K. può essere ritenuto degno di esporre semplicemente i fatti come una veritiera fonte storiografica richiederebbe... cito di seguito il giudizio di VERI STORIOGRAFI su Deschner:

Una volta Deschner ha affermato: “Scrivo da nemico, perché la storia di coloro che descrivo mi ha reso loro nemico”. Prendendo spunto da ciò, Georg Denzler, professore di Storia ecclesiastica all’università di Bamberga, ha risposto: “Una tale motivazione non può mai essere la base di una seria storiografia. [...] Deschner non conosce alcuno studio delle fonti, dimostra una scelta della letteratura estremamente unilaterale, interpreta le fonti senza considerarne il contesto, tratta singoli eventi come se fossero la totalità e simula un apparato erudito di note nel quale spesso non è possibile verificare ciò che viene affermato. [...] Deschner è colto, ma certamente gli mancano un pensiero e un giudizio storici”. Queste ed altre considerazioni negative sul lavoro di Deschner sono state raccolte e discusse nel principio dell’ottobre del 1992, quando si è svolto in Germania un convegno sull'argomento, al quale hanno preso parte ventidue eminenti specialisti di storia antica, storia della Chiesa, patrologia, archeologia e storia del diritto canonico, di diverso orientamento religioso. Durante il convegno è stata espressa una forte critica al metodo e ai risultati dell’indagine storiografica di Deschner. Gli Atti del convegno sono stati pubblicati con il titolo Criminalizzazione del cristianesimo? (Hans Reinhard Seeliger, Kriminalisierung des Christentums? Karlheinz Deschners Kirchengeschichte auf dem Prüfstand, Freiburg, Herder, 1993).

85. andrea, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 14:36

@ pequenito

E in cosa consisterebbe la tua demolizione di De Rosa ?

Solo perchè è un ex-sacerdote ;))) ?

Un pò pochino per demolirne l'autorevolezza,  non credi ? 

Legittima poi è la critica a Denscher ( ci mancherebbe che non fosse criticabile ) interamente copiata e incollata da wikipedia ;)) ma ti faccio notare che quella proviene da un unico sconosciuto professor Denzler che non figura da nessuna parte come autorevole come sconosciute al mondo sono le sue opere mentre invece a Denscher vengono assegnati "numerosi premi e onorificenze"  tra i quali ( sempre dalla tua fonte ;) i premi letterari Arno schmidt 1988 e Erwin Fisher 2001.

Denscher risulta dunque premiato dalla critica e gradito al pubblico mentre il suo anonimo critico è completamente sconosciuto;)))

Ennesima figura di merda per pequenito ;)))

Non reggi pequenito .... se vuoi avere considerazione da me , applicati alla ricerca storica o se puoi farlo come desideri alla critica dei dati storici che illustri ricercatori come Denscher portano alla luce . Sarebbe più onesto e interessante che non il tuo patetico tentativo di demolire o denigrare chi li dimostra ottenendo a tuo scorno premi e riconoscimenti ;)))

86. andrea, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 15:02

Ecco una parziale bibliografia di Peter De Rosa :

The bee and the rose ( 1975) 

Rebels The Irish Rising 1916 ( 1992 )

Forbidden fruit : True story of my secret love affair with ireland's most powerful bishop  (wow!) ( 1994) scritto insieme ad annie murphy (l'amante del vescovo irlandese !)

Blessed among women : the book of mary ( 1995)

Pope Patrick (1997)

Vicars of Christ (2000)

Insomma è parecchio che scrive De Rosa . Il suo Vicars of christ è sempre in ristampa , ritenuto un classico nel suo genere ...... ma oggi appare pequenito !   Che da autorevole critico letterario me lo smonta in due parole ... sigh .... che scandalo ! E' un ex sacerdote , quindi per lui non attendibile ! ;)))))

 

87. pequenito, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 16:31

De Rosa non sta in piedi non perchè sia un ex sacerdote ma per il semplice fatto che non è uno storico di professione. Per essere citato come fonte storica uno deve essere uno storico accreditato e De Rosa non lo è neanche lontanamente, non basta scrivere libri anticlericali per esserlo. Per farti capire meglio è come prendere sul serio Brown e il codice da vinci, ma dai Andrea, siamo seri per favore!

Per quanto riguarda Denscher stai facendo finta di non aver letto quello che ho riportato su di lui, le critiche non sono solo di Denzler ma di ben 22 esperti di storia antica di diverso orientamento religioso radunati in un convegno con tanto di pubblicazione a riguardo (Hans Reinhard Seeliger, Kriminalisierung des Christentums? Karlheinz Deschners Kirchengeschichte auf dem Prüfstand, Freiburg, Herder, 1993).

P.S. nella parziale biografia di De Rosa non hai citato "Bless me Father" eppure è il suo più grande successo, senza nulla togliere a tutti gli altri sui scritti che fanno ugualmente ridere ;) ))

88. pequenito, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 16:55

Denscher come tu ci ricordi ha persino vinto il Premio Erwin Fisher 2001 HOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO che bravo!!!!

Pensa che il Premio Erwin Fisher è stato istituito in Germania niente popò di meno che dalla Lega Internazionale dei Non Religiosi e Atei... strano che non l'abbia vinto anche De Rosa ;)

89. andrea, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 17:43

Poveraccio pequenito , dopo le figure di merda a raffica che fa con me non sa più a cosa attaccarsi di fronte all'evidenza della criminalità innata della sua chiesa ;)))

Spero di fargli cosa gradita proseguendo nel mio modesto lavoro .

E dopo aver conosciuto l'origine dei suoi dogmi e delle sue credenze dalle falsità operate e predicate da Gregorio VII , dopo aver avuto notizia delle torture organizzate dalla santa inquisizione isitituita da Lucio III e dopo aver conosciuta l'origine del razzismo contro gli ebrei con Innocenzo III, proseguiamo con la lettura dei crimini di tutti i papi di santa romana chiesa .

Nella seguente lettura prenderemo in esame come il prossimo infame papa decise di organizzare l'inquisizione e a chi ne dette l'incarico ( ai cani di dio , da questo detti domeni-cani !!!!) 

Il Papa Gregorio IX (1227-1241), come documenta De Rosa ;)))))) , «…impugnò la torcia del terrore con il massimo entusiasmo. Il 27 luglio 1233 nominò i primi due inquisitori a tempo pieno, Peter Seila e Wiliam Arnald, i primi di una lunga serie tranquilli e spensierati della specie umana. nel 1239 inviò il domenicano Robert le Bourge nello Champagne per indagare su un vescovo di nome Moranis che, secondo le accuse, permetteva agli eretici di vivere e moltiplicarsi nella sua diocesi. In una settimana padre Robert aveva messo sotto processo l’intera città e il 29 maggio mandò al rogo 180 persone, vescovo compreso…» (cfr. De Rosa P.: Op. cit., London, 1988)! Come documenta Deschner, «…I roghi continuano a fumare, e “una quantità innumerevole
di persone” periscono a Erfurt, Magonza, Colonia, Marpurgo, dove si incenerisce anche una vecchia che non voleva “convertirsi”.  molti eretici sono bruciati dal predicatore Corrado di Marburgo. Soltanto il suo aiutante, il frate domenicano Corrado Dorso, ne ha bruciati circa mille. Il frate Corrado Dorso ed il suo complice, guercio e mutilato, Giovanni, un vero aguzzino, si basavano su una regola assai religiosa: meglio che muoiano cento innocenti, piuttosto che sfugga un colpevole. “Nelle città e nei villaggi facevano arrestare chiunque volessero, e consegnavano ai giudici queste persone senza ulteriori prove con le parole: questi sono eretici, noi ritraiamo la nostra mano da loro”. Dopo di che i giudici dovevano bruciarli, volenti o nolenti, secondo gli
“Annales Colonienses maximi” lo stesso giorno della denuncia. una quantità innumerevole di persone venne uccisa in virtù di inaudite violazioni del diritto, di false testimonianze, solo in base a sospetti e senza ulteriori indagini; perfino coloro che dichiararono la propria fede, che “invocarono Cristo e la sua divina madre” ancora tra le fiamme . Gregorio IX non concedeva appello agli “eretici”. Gli avvocati che li assistevano perdevano “per sempre la loro carica”, così egli ordinò.
Correvano anzi il rischio di essere bruciati essi stessi; […]. E nessuno osava intercedere per un accusato o anche solo presentare attenuanti, perché in quel modo veniva considerato un difensore degli eretici, e per questi e per chi li nascondeva il papa [Gregorio IX] aveva stabilito le stesse pene
che per gli eretici stessi. […]. “Bruciamo molti ricchi eretici, e voi avrete i loro beni, Nelle città vescovili il vescovo ne riceverà una metà, e il re o un giudice l’altra. Di questo tali signori si rallegravano, e favorivano gli inquisitori, li chiamavano nelle loro città e nei loro villaggi”. […]
Gregorio IX esortava l’arcivescovo di Magonza allo sterminio degli “eretici”, e cosi anche re Errico, al quale raccomandò di imitare questo luminoso esempio di omicidio di massa tratto
dall’Antico Testamento: “Dov’è lo zelo di un Mosè, che in un sol giorno annientò ventimila idolatri? Dov’è lo zelo di un Finees, che con un sol colpo trafisse l’israelita e la medianità? Dov’è lo zelo di un Elia, che uccise con la spada i quattrocentocinquanta profeti di Baal […]”. […] Tutto
questo si deve a Gregorio IX: ha tentato di realizzare un’inquisizione tramite i suoi legati, ha nominato inquisitori a Roma e a Firenze, ha rafforzato la legislazione esistente contro gli eretici nel 1231, esponendoli così alla pena di morte. Ha fondato infine un’inquisizione papale, accanto a
quella dei vescovi, affidandone l’attuazione ai domenicani, i quali agiscono in modo terribile soprattutto in Italia settentrionale ed il Linguadoca. A Tolosa, nel 1232 furono bruciati ad opera del domenicano Raimondo di Falguario diciannove albigesi, tra cui diverse donne. A Firenze
l’inquisitore domenicano Giovanni mandò sul rogo nel luglio 1233 sessanta rispettabili uomini e donne. L’inquisitore Roberto nominato da Gregorio IX che ridusse in cenere molte persone
anche a Cambrai, Douai, Lille, fece bruciare soltanto il 29 maggio 1239 a Mont-Aime nella Champagne centotrentatre “eretici”, “maximum olocausto et placabile Domino” (“massimo
olocausto e gradito al Padrone [Dio]”) I domenicani finirono per esercitare la loro crudele opera omicida in tutta l’Europa. Papa Gregorio IX nel 1234 canonizzò Domenico di Guzman,
un uomo il cui emblema più frequente divenne un cane che stringe tra i denti una fiaccola accesa; così come i domenicani vennero chiamati, a causa del loro sanguinario compito di redenzione, “Domini cani”, i cani di Dio. I Condannati si conducevano in processione, si pagavano alti prezzi per i posti alle finestre e per ogni cattolico cristiano che portasse legna sul rogo era certa una piena indulgenza e dopo che il grande inquisitore, in una piazza o in una casa di Dio, terminata
la messa solenne e la predica, aveva consegnato i condannati a morte al potere secolare, non senza l’intimo desiderio di risparmiare a queste persone “la vita e le membra”, esse venivano condotte al luogo dell’esecuzione; a causa della loro folle depravazione, esse portavano un berretto da buffone
ed un vestito fatto di sacco, di un giallo vivo e decorato con i più pazzeschi volti diabolici, affinché anche il più stupido dei cattolici potesse vedere immediatamente quali figli del demonio fossero quei malvagi; ed in uno slancio di autentico amore per il prossimo venivano maltrattati con dei bastoni, pizzicati con tenaglie roventi e talvolta veniva loro staccata la mano destra. Per premuroso rispetto nei confronti del popolo cristiano, agli “eretici” veniva messa in bocca  per impedire
che gridassero una specie di morso, cosicché non si sentiva altro che il familiare crepitio delle  fiamme e la litania dei preti.
E mentre le loro vittime, a seconda della direzione del vento, soffocavano o bruciavano lentamente, la comunità riunita, nobiltà, popolo e clero, cantava “Gran
Dio, noi ti lodiamo”
Accanto al tavolo di tortura era appeso il crocifisso,(!!!!!!!) e durante il supplizio si aspergevano più volte di acqua santa gli strumenti della salvezza.  Se un torturato perdeva i sensi, gli si rovesciava addosso dell’acqua o lo si faceva rinvenire accendendo dello zolfo sotto il suo naso, così da poter continuare a torturarlo. Era incerto anche il limite di età delle persone da torturare. Verso l’alto esso era naturalmente aperto. Per i giovani, i concili di Tolosa, Béziers ed Albi fissarono 14 anni per il sesso maschile, dodici per quello femminile. Ma ci furono anche autorità ecclesiastiche che ridussero il termine fino a sette anni. Il “sacro arsenale” dell’inquisitore Tommaso Meneghini autorizzava anche la flagellazione dei bambini piccoli. […]. Nel 1229 Gregorio IX con la bolla “Excomunicamus”, stabilì che tutti coloro i quali dopo l’arresto si convertivano alla “vera fede” per paura della morte “fossero incarcerati a vita e scontassero in
questo modo la loro giusta punizione”. Papa Gregorio IX lodava addirittura il fatto che che gli uomini tradiscono le loro donne, le donne i loro uomini, i genitori iloro figli, i figli i loro genitori,
ed ordina che nessuno esiti a sacrificare la propria famiglia: “…uxor propriis liberis, aut marito, vel consortibus ejusdem criminis, in hac parte sibi aliquatenus non percebant…”. Un sistema diabolico, che fondava la sua certezza sul fatto di rendere sicuro, minacciare, rovinare tutto il mondo, di trascinare nella sua barbara giustizia vendicativa perfino e specialmente le famiglie, anche la più intima vita privata, anche i discendenti. Così nei confronti dei genitori eretici erano
eliminati tutti i doveri filiali, questi dovevano essere considerati, “come estranei e stranieri” e consegnati all’inquisizione; solo in questo caso il diritto ereditario continuava ad esistere.
Diversamente, anche i figli rimasti cattolici perdevano i loro averi, venivano privati di tutto il loro patrimonio. La chiesa non lasciava loro neanche la legittima, lasciava loro solo la nuda vita “solo per misericordia”. Tutto il resto lo perdevano senza alcuna misericordia…» (cfr. Deschner K.: Op. Cit., Reinbek bei Hamburg, 2002).

 

90. andrea, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 18:12

Proseguendo nella lettura , andiamo ora a ricercare l'origine delle immense ricchezze della chiesa cattolica . Mostreremo come bruciando carne umana a tonnellate e tonnellate quella chiesa ha potuto accumulare ricchezze in gran parte poi destinate a parenti e conoscenti dei vari papi che ci si sono adoperati .

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Il Papa Innocenzo IV (1243-1254), oltre ad autorizzare la “Santa Inquisizione” mediante la Bolla “Ad Extirpandam” a dover usare la tortura, emanò severissime leggi inquisitorie che stabilivano la confisca dei beni e la condanna a morte per i praticanti altre religioni se si rifiutassero di abiurare a favore del Cattolicesimo. Tali leggi, tra l’altro, sollecitavano il comportamento infamante affinché i figli denunciassero i propri genitori non cattolici pur di salvare le proprietà di cui potevano divenire eredi! Tra i condannati a morte da questa legislazione si ricorda la figura di
Paolo Bivacchino Rusconi che fu torturato e bruciato vivo per non avere abiurato. Innocenzo IV nel 1252, si rivolse ad una povera donna incinta, accusata di stregoneria, con le
seguenti espressioni: «…Ti torturerò per sei mesi o per un anno intero fino a quando non confesserai e, se non confessi ti torturerò a morte e poi ti brucerò…» (le grida e le contrazioni
dolorose delle torturate erano ritenute uno spettacolo eroticamente eccitante che attirava molti estimatori specialmente nell’ambito del clero!)

Il Papa Bonifacio VIII (1294-1303), miscredente (*) ambizioso, egoista, crudele e di turpi costumi, fece catturare ed assassinare il Papa Celestino V (1294) suo predecessore e, nel 1300, escogitò la più grande truffa di ogni tempo –– poi sempre più incentivata da tutti i papi successivi –
denominata “Giubileo” (o “Anno Santo”!), durante il quale dal papa è concessa l’“indulgenza plenaria” a tutti quelli che si recheranno in pellegrinaggio a Roma (sede del vertice
della gerarchia ecclesiastica), ove naturalmente apporteranno il vantaggio derivante dal consequenziale incremento economico, per pregare nelle quattro maggiori basiliche della cristianità
secondo le intenzioni papali! All’“indulgenza” consistente nel divino benevolo pieno condono, post mortem (!!), della pena da dover infliggere per tutti i peccati commessi in vita alla cui effettività nessun Papa ha mai creduto, tanto che il pontefice Benedetto XIV (1740-1758), noto per
la caratteristica di avere come interiezione preferita la parola “cazzo”, avrebbe avuto la spudoratezza di dire: “La voglio santificare questa parola, accordando l’indulgenza plenaria dei
peccati a chi la pronuncia dieci volte al giorno!”
(cfr. Alessandra D.: «Dizionario dei Papi», Milano, 1995).

Il Papa Clemente V (1305-1314) fece ridurre a brandelli e bruciare al rogo Frate Dolcino, perché questi lo aveva accusato d’immoralità, facendo, in seguito condannare al rogo oltre mille seguaci dello stesso Frate Dolcino. Inoltre, ordinò la soppressione dei Templari con stragi ed atroci
torture di massa : Molay, Gran Maestro dei Templari, fu fatto bruciare vivo dopo alcuni anni di atroci quotidiane torture! Tale papa, inoltre, distribuì quasi tutte le enormi ricchezze della Chiesa ai suoi parenti !

Il Papa Giovanni XXII (1316-1334) fece di tutto per riarricchire la Chiesa depauperata dal suo predecessore «…così vendette tutto quello che un francese fantasioso come lui poteva immaginare. Il perdono per qualsiasi crimine aveva un suo prezzo; ad esempio, i cattolici potevano pagare un tanto per l’assoluzione dall’omicidio ed un tanto per l’assoluzione dall’incesto e dalla sodomia.

Peggio si comportavano i Cattolici, più sua Santità si arricchiva.

Quando fu resa pubblica senza autorizzazione una lista di peccati e delle relative tangenti, si pensò ad un falso escogitato dai nemici della Chiesa, ma i nemici erano il papa e la Curia, che con l’alchimia più bizzarra trasformavano i vizi in oro. Davano ai peccatori il diritto di peccare e di evitare le conseguenze dei loro misfatti. Giovanni XXII aveva bisogno di denaro. Nutriva una passione per la guerra e, specialmente per le guerre italiane. Si calcola che avesse speso in armi il 70% dei suoi redditi. Particolarmente dispendiose si rivelarono le guerre feudali di Giovanni XXII con i Visconti di Milano. disse di lui un contemporaneo: “Il sangue che sparse avrebbe tinto di rosso le acque del Lago di Costanza e con i corpi dei caduti si sarebbe potuto costruire un ponte da una riva all’altra”. Questo avidissimo papa, che manteneva il fratello ed i nipoti nel lusso, contraddisse parecchi dei suoi predecessori sull’argomento della povertà di Cristo.  Giovanni XXII aveva un figlio, che se la cavava molto bene come cardinale, ma non aveva mai commesso il peccato di sposarsi.  Giovanni XXII [dopo morto] fu proclamato eretico, proprio lui che era stato il flagello degli eretici. Aveva, infatti, consegnato all’Inquisizione affinché fossero messi al rogo un gran numero di pii Francescani (ammontavano a 1114) il cui unico crimine era quello di sostenere che Gesù ed i suoi discepoli erano vissuti in estrema povertà.  Alla sua morte le casse papali, vuote quando era salito al trono, traboccavano. I banchieri fiorentini chiamati a stimare il tesoro rimasero stupefatti: non avevano mai visto niente di simile. Contarono 25 milioni di fiorini d’oro [il cui valore dell’epoca corrisponde a quello di circa 500 milioni di euro attuali (anno 2008)] ed una somma equivalente in gemme ed oggetti preziosi. La vera eresia di Giovanni XXII, vicario di Cristo e successore di San Pietro, fu quella di avere messo al rogo il più povero dei poveri di Cristo e di essere morto come l’uomo più ricco del mondo…» (cfr. De Rosa P.: Op. cit., London, 1988).

(*) Il Papa Bonifacio VIII (1294-1303) non ha esitato a dichiarare che «…la religione cristiana era opera dell’uomo a pari della fede degli ebrei o dei musulmani, che la vergine Maria, avendo partorito, non poteva essere stata vergine più della sua stessa madre quando aveva messo al mondo lui, che era stupido credere che un solo dio fosse anche trino, che le persone le quali si inginocchiavano dinanzi all’ostia erano “asini” e “bestie”, che i morti non sarebbero risorti più del suo cavallo crepato due giorni prima, che non ci sarebbe stata una fine del mondo, che solo per gli uomini la morte significava la fine del mondo…» (cfr. Davidsohn R.: «Gerchichte von Florenz», Berlin, 1896) ed, in altra occasione, ebbe a dire quanto segue: «…Io dò importanza alla vita di un altro quanto ne posso dare ad un fagiolo. Gli uomini hanno un’anima del tutto uguale a quella delle bestie. Il vangelo insegna più menzogne che erità; il parto di una vergine è assurdo; l’incarnazione del figlio di Dio è ridicola; il dogma della transustanziazione è una pazia. Le quantità di
denaro che la favola di cristo ha apportato ai preti è incalcolabile. Le religioni sono state inventate dagli ambiziosi peringannare gli uomini. […]. L’abbandonarsi ai piaceri sessuali con una bambina o con un ragazzo è un atto da
considerarsi privo di peccato come stropicciarsi le due mani insieme. Il nostro solo scopo è quello di vendere nelle
chiese tutto cio che gli idioti vogliono…» (cfr. G. Villani [storico fiorentino (1276-1348)]: «Cronica», editore BaccioValori, Firenze, 1587).

91. andrea, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 18:22

E questo detto da un papa è da incorniciare ( anche e specialmente alla luce della diffusione endemica della pedofilia nelle schiere dei preti ) :

Bonifacio VIII:

«…Io dò importanza alla vita di un altro quanto ne posso dare ad un fagiolo. Gli uomini hanno un’anima del tutto uguale a quella delle bestie.

Il vangelo insegna più menzogne che verità;

il parto di una vergine è assurdo; l’incarnazione del figlio di Dio è ridicola; il dogma della transustanziazione è una pazzia.

Le quantità di denaro che la favola di cristo ha apportato ai preti è incalcolabile.

Le religioni sono state inventate dagli ambiziosi per ingannare gli uomini.

L’abbandonarsi ai piaceri sessuali con una bambina o con un ragazzo è un atto da considerarsi privo di peccato come stropicciarsi le due mani insieme.

Il nostro solo scopo è quello di vendere nelle chiese tutto ciò che gli idioti vogliono…»

(cfr. G. Villani [storico fiorentino (1276-1348)]: «Cronica», editore BaccioValori, Firenze, 1587).

92. andrea, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 19:22

Una breve digressione sull'autorità della personalità in campo storico di karlheinz Deschner è dovuta a fronte delle falsità spacciate da pequenito .

Pequenito con la sua critica copia-incolla da wikipedia italiano sembra ignorare come le nozioni di quella enciclopedia web possano essere modificate soggettivamente da anonimi lettori occasionali . E come questa pratica ignobile e disonesta sia particolarmente apprezzata dal clero quando ciò che vi si dice non è a loro gradito , o quando intendono infangare e denigrare personaggi scomodi ( da un inchiesta fatta da Panorama , ripresa poi da Repubblica sul suo Venerdì , due anni fa , sembra infatti che un folto numero di mani clericali si dedichino spesso a riscrivere o aggiungere fatti e particolari per quei particolari intenti ) E nel caso in particolare sembra che quello che le due riviste raccontavano corrisponda proprio al vero . Infatti se andiamo a leggere le pagine in inglese su Wiki a riguardo di Deschner NULLA risulta di quel raduno di ventidue sconosciuti che hanno definito lo storico poco credibile . ( i nomi pequenito... voglio tutt'e ventidue i nomi di quegli autorevoli critici e storici che hanno organizzato l'incontro per denigrare lo storico Deschhner se vuoi avere considerazione , così andiamo a valutarne la levatura e autorevolezza come vuoi  per Karlheinz ;))

Dalle pagine in inglese risulta invece che Deschner

Initially matriculated as a major in Forestry in the University of Munich , Deschner attended lectures on Law, Theology, Philosophy and Psychology during 1946/47 at the Philosophical-Theological College in Bamberg. From 1947 to 1951 at the University of Würzburg he studied Contemporary German Literature, Philosophy and History and graduated in 1951 with a doctoral dissertation entitled "Lenau's Lyrics As an Expression of Metaphysical Despair." In the same year he married Elfi Tuch. They had three children: Katja (1951), Bärbel (1958) and Thomas (1959 to 1984).

Karlheinz Deschner has published novels, literary criticism, essays, aphorisms, and history critical of religion and the Church. Over the years he has given more than 2,000 public lectures.

In 1971 he was called before a court in Nuremberg , charged with "insulting the Church". He was acquitted,

Hai capito pequenito ? E'stato messo sotto processo dai preti MA E' STATO ASSOLTO DAI GIUDICI !!! Quindi NON smentibile . QUELLO CHE SCRIVE E' TUTTO VERO e frutto di attente e accurate ricerche storiche !

but his works remained unpublished until the eighties, when they were translated and published in Spain, Switzerland, Italy and Poland. The fourth part of "The Cock Crowed Once Again" was translated into Norwegian and published in 1972 though.

During the summer semester of 1987 Deschner taught a course entitled "Criminal History of Christianity" at the University of Münster

He is a member of the Serbian Academy of Sciences and Arts . in Department of Historical Sciences

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Insomma NULLA ripeto risulta nelle pagine in inglese di quella web-enciclopedia delle critiche espresse dagli oscuri storici che vengono menzionati nelle pagine in italiano . 

Il sospetto che l'aggiunta e la critica sia frutto dei devoti mentitori e falsificatori della chiesa cattolica si fa quindi certezza .

 

93. andrea, Giovedì 22 Gennaio 2009 ore 19:29

E così abbiamo di nuovo smerdato pequenito riconoscendo autorevolezza a Deschner e possiamo quindi continuare a informare i lettori delle imprese criminali di coloro che osano dal loro infimo e volgare livello morale incolpare altri ( in particolare i comunisti benedicendo al contempo i maiali fascisti ) di crimini ai quali sono adusi da millenni ;))))

94. Fabrizio, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 09:15

Pequenito, sorry ma per te chiunque non sia completamente sottomesso alla chiesa è a) non uno storico di professione, oppure b) un mostro generato dalla storiografia marxista. Da questo punto di vista hai credibilità zero, idea maturata dopo aver letto decine di tuoi post in cui accetteresti pure il giudizio storico dell'idraulico albanese che ti ripara il rubinetto, a condizione che fosse favorevole alle tue idee. Lo scegliere unicamente le fonti che dicono quello che vuoi sentirti dire non ha niente a che vedere con la ricerca storica.

Non hai fornito ALCUN elemento che "demolisca" De Rosa, possibile che non te ne renda conto???

95. pequenito, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 10:23

Fabrizio travisi il mio pensiero almeno quanto De Rosa e Deschner travisano la storia della Chiesa, ti spiego: uno storiografo per definizione è colui che si limita ad elencare fatti, Andrea definisce più volte le sue continue sbrodolate anticlericali come "semplice esposizione dei fatti", io sto solo cercando di far capire che non è così, la semplice esposizione di fatti prevede l'estraneità ad un giudizio storico che evidentemente invece De Rosa e Deschner volutamente forzano, costruendo le loro opere apposta per criminalizzare la Chiesa.

Hai ragione quando dici che accetterei pure il giudizio storico dell'idraulico, di sicuro basterebbe a equiparare il giudizio opposto di un commediografo come De Rosa, non vedo infatti perchè mai un romanziere dovrebbe saperne di più di un idraulico in fatto di Storia, me lo spieghi?

Tornando a Deschner è falsa l'osservazione di Andrea riguardo a wilkipedia dove la versione italiana sulle critiche a Deschner non è altro che la traduzione di quella tedesca, il convegno dei massimi esperti di storia antica, esperti di diverse religioni ripeto, ha rinvenuto ben 23 inesattezze storiche (leggi falsità) nell'opera di Deschner citata da Andrea. Tali inesattezze portano (non me, ma 22 esperti di storia antica) alla conclusione che tale opera è storicamente inattendibile. Deschner ha risposto a queste critiche nel quinto volume della sua storia criminale, dove egli contestava tuttavia solo una delle 23 inesattezze (falsità) pervenute.

Se vogliamo parlare di Storia facciamolo, benvenga anche il giudizio dell'idraulico che non ritengo certo da meno di noi, ma le fonti però devono essere storiografiche ovvero neutre come i 22 esperti del convegno, altrimenti stiamo solo qui a fare muro contro muro con giudizi storici secondo me troppo di parte anticlericale.

Poi il giorno che daranno pure ad uno scrittore non anticlericale il "Premio Erwin Fisher" e il "Premio Giordano Bruno" allora potremo parlare di "Deschener premiato dalla critica e gradito al pubblico"... per il momento quindi quei premi restano solo propaganda anticlericale, nient'altro.

96. andrea, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 12:20

@ pequenito

Voglio sapere i nomi di quei 22 esperti del convegno per screditare lo storico Deschner , ne voglio valutare l'autorità io stesso . Da quello che ho potuto sapere ( nulla ) del loro capoclan , tale sconosciuto prof. Denzler, la loro autorità equivale a zero .

Dammi i nomi così ne valutiamo attendibilità e valenza , altrimenti i tuoi patetici tentativi di discredito rimarranno solo come guaiti di un povero cane bastonato .

Per il resto, quando vorrai entrare nel merito dei fatti storici potrai acquistare merito e dignità che tuttora ti mancano e magari farci anche una figura migliore di quella di merda che hai fatto finora .

97. andrea, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 12:29

Le tue critiche ai premi che non sono solo di parte cattolica poi fanno scompisciare . Potremmo dire seguendo la tua logica che un qualsiasi autore premiato dai cattolici vale zero in quanto autore di pura propaganda clericale e nient'altro . Potremmo dire seguendo il tuo ragionamento su De Rosa che un Messori o un Socci valgono pure meno di zero . E che dire dei tuoi santommaso o santagostino , ignorantoni di un epoca di ignoranza ma che tuttora sono ritenuti validi dalla propaganda clericale .

E che dire del tuo Ratzinger ? Pura ignobile propaganda clericale ;))))

98. andrea, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 12:54

Dunque Denscher sarà pure un pò colorito nelle sue espressioni , potrebbe pure far venire il mal di pancia agli ipocriti adoratori di falsi come pequenito , ma i fatti che riporta sono veri e certificati e frutto di attente ricerche approfondite . Le bolle papali , le epistole , le testimonianze di altri storici dell'epoca , le cronache degli stermini hanno la loro fonte certificata , i nomi dei torturati e bruciati sono quelli veri . Tutto è vero e certificato e fa parte della storia . Denscher semplicemente li riporta , li aggrega , li sistema in un opera coerente e leggibile , cioè compie il dovere dello storico , magari dandogli un pò di colore e ravvivandole nella sua ottica , ma i dati di fatti rimangono  tali .

Si può smentire la fabbrica di falsi di Gregorio VII , l'antisemitismo di Urbano II se proprio lui nelle sue bolle lo ammette , le epistole di Leone I nelle quali paragonava gli ebrei agli animali ?  Fallo pequenito se ne hai le prove e faccle vedere e leggere ... 

Solo sui dti di fatto gradirei sentire una critica o un opinione , che non c'è , non esiste o tarda a venire per vergogna e riconosciuta ignoranza .

Si odono solo lontani guaiti di cani bastonati . bauuu bauuuuuuhhhh

 

99. Alieno, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 13:21

@Andrea: ogni tanto passo qui, ottimisticamente...

ma vedo che sei ancora a ... Bonifacio VIII? Ehehe.

Fai un fischio quando puoi cominciare quell'analisi di confronto da te voluto, tra Chiesa e Comunismo, cioè da quando infine coesistono per far confronto. Ovvero per poter così valutare l'operato dell'uno dell'altro e fare tutte quelle cosette come la conta dei morti, in quanto tempo e come, la conta delle vittime di tortura, deportazione, reclusione in campi come gulag  o laogai (non cito quelli Vaticani perchè non ce ne sono), riguardo alla dignità ed al rispetto dei diritti umani..

C'è da aspettare parecchio? Datti una mossa, caro il mio Andrea il temporeggiatore, eheh.

Anche nella prospettiva di poter valutare l'attualità, che se permetti, ha un aspetto molto coinvolgente ed interessante da proporci: cosa è e cosa fa la Chiesa oggi nell'umanità e nel mondo e cosa è e cosa fa all'umanità e nel pianeta il comunismo.

Dai, su, coraggio, prima o poi devi proporti il "combattimento", non è che tu possa fare azione di guerriglia e schermaglia restando nel Medioevo o poco più in là per sempre!

E poi sono estremamente curioso di vedere come diavolo proporrai una pretesa "superiorità" del comunismo, appunto, cosa produrrà la tua mente immaginifica, di quali acrobazie è capace nella volontà caparbia di difendere l'improponibile, l'insostenibile, condannato dalla storia e dal presente (ancora ti ricordo la risoluzione Europea che equipara i crimini del comunismo a quelli del nazismo... ed è stata risoluzione "clemente"... ).

Ciao.

Alieno

100. andrea, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 14:03

Senza contare il fatto , caro pequenito , che l'eminente storico Karlheinz Denscher ha già dovuto subire gli attacchi diffamatori di cani ben più pericolosi di te , quelli sguinzagliati dai vendicativi preti membri dell'organizzazione della quale ha deciso di rivelare i crimini perpetuati per millenni , ma trascinato in giudizio davanti ai giudici ne è uscito vittorioso e limpido . 

Stesso discorso anche per De Rosa . Se davvero come dici l'eminente De Rosa afferma il falso credi che i preti leggendariamente accecati sempre da insano desiderio di vendetta , ben più feroci dei tuoi ridicoli attacchi , non avrebbero già provveduto a diffamarlo per screditarlo chiamandolo in giudizio come per Denscher ? Invece quello scrive da decenni della storia del cristianesimo dando nessuna opportunità ai cani della chiesa cattolica per diffamarlo e anzi ottenendo sempre un grande successo ;))

Vuoi provarci tu a diffamarlo citandolo in giudizio ? No ? 

E allora .... mettiti l'animo in pace ( i nomi dei ventidue però li pretendo ;) e preparati alla lettura della prossima puntata sui crimini dei tuoi padroni .

101. andrea, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 14:18

@ alieno

Dell'immoralità somma della chiesa cattolica , nemmeno paragonabile lontanamente alla moralità del comunismo , sto scrivendo da giorni riempiendo pagine di storia in questo blog .

Sto dimostrando ampiamente da giorni l'immoralità di coloro come i preti o come te che lordi di sangue e puzzolenti ancora di carne umana bruciata assurgono al ruolo di ipocriti moralizzatori nei confronti di ideologie avverse e superiori alla loro immonda . Immonda come pure quella in cui tu ti riconosci , perchè ti ricordo a proposito che nella nostra costituzione repubblicana scritta da comunisti e alla quale tu sei sempre soggetto se vuoi far parte di questo paese , ai fascisti come te NON si riconosce dignità politica .

Se poi mi si interrompe continuamente con patetici pretesti la tua agonia dovrà essere evidentemente più lunga e dolorosa ;)))

102. andrea, Venerdì 23 Gennaio 2009 ore 15:44

Dell'origine dell'antisemitismo , pratica della quale erano grandi amanti gli amici di alieno in ossequio alla propaganda dei preti e la cui madre è la chiesa cattolica possiamo leggere di seguito nelle imprese dei suoi padri , dove apprendiamo anche del feroce domenicano Torquemada e di come si dilettavano contro i loro stessi frati che li accusavano di non abbandonare i lussi e il denaro come invece predicava il presunto gesù di cui si dicevano rappresentanti:


Il Papa Benedetto XII (1334-1342) nel 1336 lasciò che un orda di cristiani inferociti, capeggiati da Arnoldo di Ussigheim, uccidessero a pugnalate complessivamente millecinquecento ebrei, nel 1337 lasciò che a Deggensdorf fossero assaliti tutti gli ebrei, depredati, fatti a pezzi e
bruciati (cfr. Browe P.: «Judembekämpfung im Nittelalter», Zeitschrift für Katholische Teologie, 2,
3, 1938)
e che, nello stesso anno, fossero arsi vivi numerosi francescani (tra i quali si ricordan Donna Oliva da Parma, Antonio Bevilacqua, Bartolomeo Greco, Lorenzo Gherardi, Bartolomeo da Bucciano e Francesco da Pistoia) per il semplice fatto che andavano predicando la povertà!

Il Papa Clemente VI (1342-1352) fece ingiustamente inquisire migliaia di vittime innocenti: tra le quali si ricordano Francesco Stabili (soprannominato Cecco d’Ascoli) che fu fatto
bruciare vivo per aver detto a riguardo delle “tentazioni di Gesù” che, contrariamente a quanto asserito nei Vangeli, era impossibile vedere dall’alto di una montagna tutta la terra; il medico Pietro d’Albano che fu fatto bruciare vivo con l’accusa di “stregoneria”; il benefattore Domenico Savi che fu condannato al rogo per “avere eretto un ospedale senza la benedizione della Chiesa”!

Il Papa Innocenzo VI (1352-1362) fece torturare e bruciare vivi numerosi francescani (tra le vittime più note si ricordano Pietro da Novara e Francesco Marchesino da Triveneto).
Sotto il pontificato di Papa Gregorio XI (1370-1378) le piazze di molte città (Ferrara, Firenze, Pisa, Roma, Venezia, ecc.) furono teatro di continui spettacolari roghi con i quali si
facevano continue stragi d’infedeli al cattolicesimo. Fra le vittime si ricorda un umile calzolaio,
Agostino Beltramo, che il 5 giugno 1372 fu atrocemente torturato e bruciato vivo per “avere bestemmiato durante una partita a carte”; un certo Menelao Santori fu arso vivo il 10 ottobre 1387 perché conviveva con due donne; un certo Lorenzo da Bologna fu costretto a confessare sotto
tortura di aver rubato una pisside o ciborio (vaso contenitore di ostie) e reso moribondo dalle atroci torture fu condotto al rogo a colpi di frusta l’1 novembre 1388 (altro che via crucis del Cristo escogitata, e continuamente recitata, per la propaganda della fede!). La lunga serie di decapitati, impiccati, squartati e bruciati vivi sotto il pontificato del Papa Gregorio XI (1370-1378) è dettagliatamente riportata negli scritti del famoso boia romano Mastro Titta.

Il Papa Gregorio XII (1406-1415) fu talmente spietato tanto che fra i numerosi condannati durante il suo pontificato si
ricorda un certo Andreani che nel 1413 fu fatto torturare e bruciare vivo insieme alla moglie ed alla figlia perché aveva osato deridere i “Padri Conciliari” e tutti i cardinali del Concilio assistettero all’esecuzione per il semplice piacere di vedere morire con la sua famiglia colui che essi avevano
condannato “per solo sentimento di vendetta”. Inoltre, si ricordano anche M. Jan Hus e Gerolamo da Praga, macellati e bruciati vivi per aver detto che “la morale del vangelo proibisce ai religiosi di possedere beni materiali”.


Il Papa Urbano VI (1378-1389) il 22 maggio 1383 fece strangolare la Regina Giovanna di Napoli per il semplice motivo che si era dichiarata a favore dell’antipapa Clemente VII (1378-
1394), a sua volta famigerato sanguinario, da non confondersi con il futuro Papa Clemente VII (1523-1534).

Il Papa Eugenio IV (1431-1447) fu altrettanto spietato: infatti, durante il suo pontificato vi furono ignominiose atrocità come la condanna al rogo della giovanissima Giovanna d’Arco che, ingiustamente accusata di stregoneria, fu arsa viva nel 1431; nello stesso periodo furono fatti bruciare vivi due miseri popolani (Merenda e Matteo) semplicemente per fare un favore ai Colonna ed ai Savelli dei quali i poveretti avevano parlato male! Ma, immensamente riprovevole fu la strage
fatta eseguire nei confronti dei seguaci di M. Jan Hus i quali furono obbligati ad entrare in un fienile al quale fu dato fuoco dopo averne chiuso le entrate. Il fatto fu descritto dalla cronaca cattolica come segue: «…Appena entrati, si chiusero le porte e si appiccò il fuoco; e in tal modo quella
feccia, quel rifiuto della razza umana, dopo aver commesso tanti delitti [!!], pagò finalmente tra le
fiamme la pena del suo disprezzo per la religione…»
(cfr. Marchetti M.: «La santa inquisizione»,Ragusa, 1999).

Il Papa Sisto IV (1471-1484) approfittò delle enormi ricchezze accumulate dal crudelissimo inquisitore domenicano Tommaso Torquemada tramite i beni confiscati ai condannati (ebrei ed
accusati di eresie e di stregoneria) ed i beni abbandonati dalla popolazione che, atterriti dalla sua fama, al suo arrivo fuggiva in massa lasciando tutto nelle sue mani, obbligandolo a versargli il 50% dell’ignobile bottino. Si pensi che Torquemada, con la tacita protezione del pontefice, riuscì ad
allontanare dalla sola Spagna 800.000 ebrei, confiscando loro tutti i beni, sotto pena di morte qualora fossero restati o ritornati. Inoltre, sotto il pontificato del Papa Sisto IV (1471-1484) furono bruciati vivi 10.200 ebrei e di 6.860 furono riesumati i cadaveri per essere bruciati in quanto condannati post-mortem alla confisca dei beni, altri 97.000 ebrei furono condannati alla prigione perpetua dopo avergli confiscato le proprietà. Contemporaneamente, in tutte le piazze di Roma,
spettacolari roghi bruciavano i non cattolici i cui patrimoni erano requisiti dalla “Confraternita di San Giovanni Decollato” per conto del Papa Sisto IV (1471-1485) che non badava a spenderli per suoi sollazzi, tanto che donava vasi da notte d’oro alle dame che s’intrattenevano con lui, dedito
all’incesto ebbe un figlio (Pietro Riario) da sua sorella e che, ancora giovanissimo, fu da lui nominato Vescovo di Treviso, Arcivescovo di Firenze, Arcivescovo di Valenza, Cardinale di
Siviglia e Patriarca di Costantinopoli, ma che, purtroppo, finì per morire presto a causa delle troppe dissolutezze (cfr. Griesinger Th.: «The Mysteries of the Vatican», London, 1964)!

Il Papa Sisto IV (1471-1484) era noto anche per essere bisessuale e pedofilo, come ha ben documentato il cronista
Stefano Infessura (1440-1500) attestando quanto segue: «…Costui, com’è tramandato dal popolo, e
i fatti dimostrano, fu amante dei ragazzi e sodomita […], a loro non solo donò un reddito di molte
migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati. […]. E che dire
del figlio del barbiere? Codesto, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo
dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e di un importante vescovato; si dice che voleva elevarlo
al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino…»
(cfr. Infessura S.: «Diario della città di Roma» [stilato in latino nel 1484], Tip. Forzani, Roma, 1890). Inoltre, tale papa permise la pratica della “sodomia” nei mesi più caldi (cfr. De Clemanges N.: «Opera omnia», Elzevirius & Laurentius , Lugduni Batavorum, 1539)!

103. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 02:23

@ tutti i dotati di buon senso

 Ma state ancora a dialogare con il povero imbecille cretino di sopra ? Uno che crede alle cazzate marxiste quando la storia le ha ampiamente smerdate (si veda il loro successo negli ex stati sovietici....NON PERDETE TEMPO CON QUESTA MERGAGLIA DI CERVELLO FUSO...IL CERVELLO DI UN TROLL E DI UN MALATO DI MENTE !!!

104. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 02:27

«Dell'immoralità somma della chiesa cattolica , nemmeno paragonabile lontanamente alla moralità del comunismo»

AH AH AH AH AH AH AH AH AHA HA HA AH AH AH AH AH

BUONA QUESTA...MO I COMUNISTI TI VENGONO A PARLARE PURE DI MORALE...

105. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 03:53

 @ andrea

 che l'eminente storico Karlheinz Denscher

Non sara piu eminente di una mia scorreggia.Del resto e il cognome di un ebre.Un ebreo merdoso che tu da bravo cagnolino frocio comunista gli lecchi il culettino...

 W TORQUEMADA

 GOTT MITT UNS

106. don Paolo Padrini, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 09:03

Adesso basta con gli insulti e gli epiteti.... qui ognuno può esprimere le proprie opinioni...ma non insultare gli altri.

Chiedo a tutti di uniformarsi a queste semplici e civili regole di convivenza.... 

107. andrea, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 11:41

Opinioni che se sono supportate da dati di fatto e argomentazioni valide sono capaci di cambiare il modo di pensare delle persone e il mondo di conseguenza, molto di più che il semplice esercizio, per quanto abile , dell'arte retorica con intenti di persuasione .

Dati di fatto come questi ad esempio , dove apprendiamo come i padri della chiesa cattolica non si limitarono ad esercitare la loro ferocia disumana solo all'europa e al vicino oriente ma appena in grado esportarono le loro precipue barbarie chiamate con nomi d'arte del tipo assolutismo e religione anche a terre da poco scoperte ( il genocidio degli indigeni d'america ):

Il Papa Innocenzo VIII (1485-1492) oltre ad essere un corrotto simoniaco, è stato un incallito libertino, tanto da aver dovuto mantenere ben sette figli riconosciuti. Progettò una crociata contro i turchi, ma preferì patteggiare con il Sultano ed accettare da lui una pensione di 40.000
ducati, festeggiando l’avvenimento «…con uno dei più mondani carnevali che Roma ricordi…»
(cfr. Alessandra D.: Op. cit., Milano, 1995). Per bisogno di denaro «…s’impegnò la tiara e parte del tesoro vaticano presso una banca romana . Poi per ricavare altro denaro creò nuovi posti nella segreteria papale, anche se non ce n’era proprio bisogno, mettendoli in vendita; a parte l’abuso di
potere, questo portò ad affidare gran parte degli uffici dell’amministrazione curiale a persone incapaci che cercavano a loro volta soltanto il proprio vantaggio per un’avidità di denaro che diventò regola quotidiana nella Santa Sede. Tutti gli impiegati erano corrotti e il caso più lampante si ebbe con l’istituzione del collegio dei Plumbatores delle bolle pontificie, nel numero di 52; accadde che molti di loro s’industrializzarono in proprio e da autentici falsari misero su un’officina
che emetteva bolle falsificate, in un lucroso commercio assai attivo finché non furono scoperti nel 1489 e finirono sul patibolo…» (cfr. Rendina C.: Op. cit. Roma, 1983). La più famigerata bolla di questo papa fu la “Sunnis desiderantes” con la quale dichiarava «… essere cosa accertata che molti
individui d’entrambi i sessi, nelle città e nelle campagne, abbandonata la religione cattolica, avevano contatto carnale con i demoni sotto spoglie umane maschili e femminili e, con l’ausilio di questi loro alleati infernali, compivano le maggiori nefandezze ed arrecavano i peggiori guai….».
In virtù di questa bolla, come ricorda Rau (1911), «…Innocenzo VIII conferì a 3 monaci la facoltà di scacciare dalla Germania i demoni della stregoneria. Ebbero allora inizio, sulla base di indicazioni
superficiali, di denuncie basate su nulla di concreto, persecuzioni terribili che erano condotte con
voluttà fanatica di far scempio, di uccidere. E pur questi fanatici non furono soddisfatti. Occorreva
un codice formale che servisse nei processi alle streghe e portasse cioè un’esatta e completa
descrizione delle loro abominevoli azioni. Si venne così a foggiarsi la Stregoneria come un sistema
vero e proprio di criminalità diabolica…»
(cfr. Rau H.: «Sexuelle Grausamkeiten. Ein Studienbuch
für Wissenschaftler», Frankfurt am Main, 1911).

Il Papa Alessandro VI (1492-1503) che, oltre ad essere stato il famigerato organizzatore delle più aberranti orge e ad essere stato incestuoso con la propria figlia (Lucrezia), «…all’età di
dodici anni, nel 1443, aveva ucciso con molte pugnalate un giovinetto suo coetaneo soltanto perché,
essendo di condizione sociale inferiore alla propria, gli si era rivolto in maniera poco garbata […].
Egli era un maestro nel confezionare filtri velenosi e con l’assistenza del figlio [Cesare] aveva potuto perfezionare a dismisura questa sua arte […]. Non soltanto dalla morte di questo o di quel cardinale il pontefice traeva denaro, ma anche dalla loro elevazione alla porpora poiché, alla consegna del cappello rosso, il prescelto doveva pagare una forte somma di denaro…»
(cfr. Spinosa A.: «La saga dei Borgia. Delitti e santità», Milano, 1999). Inoltre, tra i numerosi personaggi condannati al rogo sotto il pontificato del Papa Alessandro VI (1492-1503) si ricordano Girolamo
Savonarola, bruciato vivo,
insieme ai suoi discepoli Domenico da Pescia e Silvestro da Firenze, il 23 maggio 1948 in Piazza Signoria a Firenze; tre ebrei anonimi che furono fatti bruciare vivi il 13 gennaio 1498 in Campo dei Fiori a Roma; Marcello da Fiorentino che fu fatto bruciare vivo in
Piazza San Pietro il 29 luglio 1498; ecc. Ma, la più riprovevole azione criminale contro l’umanità commessa dal Papa Alessandro VI (1492-1503) è stata quella perpetrata a danno degli innocenti indigeni del “Nuovo Mondo”. Appena un anno dopo lo sbarco degli spagnoli (1492) nel “Nuovo
Mondo”, il predetto Papa col pretesto che “Dio”, “tramite il figlio Gesù”, ha trasmesso il suo potere divino a San Pietro e, tramite costui, ai papi suoi successori nel 1493 ebbe l’arroganza di emanare una “Bolla” con la quale delegava la “divina autorità papale” sugli abitanti del “Nuovo
Mondo”, appena scoperto, ai monarchi spagnoli suoi vassalli che, così, acquisirono “per volontà divina” (sic!) la sovranità su quelle terre e su i suoi abitanti! In base a tale “Bolla” papale, qualora gli indigeni del nuovo continente ne avessero accettato il contenuto, sarebbero diventati semplicemente “schiavi degli spagnoli” ed, in caso contrario, sarebbero stati costretti a subire le terribili conseguenze previste nel documento che i “conquistadores” spagnoli dovevano leggere
agli indigeni prima di decidere se doverli attaccare come segue: «…con l’aiuto di Dio, entreremo con la forza nel vostro paese e combatteremo contro di voi con tutti i mezzi e tutti i modi
possibili e vi sottometteremo al giogo e all’obbedienza della Chiesa e delle Loro Altezze; prenderemo voi, le vostre mogli ed i vostri bambini e vi faremo schiavi secondo l’ordine; porteremo via i vostri beni e vi faremo ogni male o danno possibile trattandovi come schiavi disobbedienti che
rifiutano di ricevere il loro signore, resistono al suo volere e lo contrariano…»
(cfr. Tzvetan T.: «The Conquest of America», New York, 1984). Tale minacciosa intimazione veniva letta agli indigeni «…dopo averli incatenati, senza che essi comprendessero la lingua e senza interpreti…»
(cfr. Lewis H.: «The Spanish Struggle for Justice in the Conquest of America», Filadelfia, 1949).
Dal diario del cattolicissimo Cristoforo Colombo, riguardo agli indigeni del “Nuovo Mondo”, si legge quanto segue: «…Non portano armi e non le conoscono, poiché ho mostrato loro una spada e l’hanno presa dalla parte della lama tagliandosi […]. Sono le persone migliori del mondo e le più
miti di tutte, senza la più minima coscienza di ciò che è male, e non uccidono né rubano […],
amano i loro vicini come loro stessi […] e sono sempre allegri, sarebbero proprio dei servi ideali,
con soli cinquanta uomini potremo sottometterli tutti e far fare a loro quello che vogliamo…»

[questa era, in pratica, la moralità dei cristiani-cattolici i quali hanno fatto conoscere, a quella popolazione indigena innocente, l’odio e la violenza!] (*).

Il Papa Giulio II (1503-1513), padre di tre figlie, fu accanito fautore della condanna a morte e, durante il suo pontificato, tra le numerose condanne capitali si ricordano quella di quattro donne, accusate di stregoneria, fatte bruciare vive a Cavalese nel 1505 ed a Logrono sempre nel 1505 e per
lo stesso motivo furono fatte bruciare vive ben 30 persone; nel 1506 Diego Portoghese fu fatto impiccare perché accusato di “eresia”; nel 1507 per lo stesso motivo fu fatto impiccare Agostino Grimaldi; nel 1513 per lo stesso motivo furono fatti impiccare i fratelli Orazio e Giacomo di Rifreddo e nello stesso anno furono fatti massacrare dalle guardie svizzere 15 cittadini romani anche loro perché accusati di “eresia”; ecc.

Il Papa Leone X (1513-1521) «…In una lettera indirizzata al cardinale Bembo […] aveva lasciato intravedere con chiarezza il pensiero più intimo della Chiesa cattolica quando scrisse “Si sa da tempi remoti quanto ci sia stata utile la favola di Gesù Cristo”…» (cfr. Rodríguez P.: «Mentiras fundamentales de la Iglesia católica», Barcellona, 1997), questo stesso Papa nel 1517, allo scopo di
accumulare ricchezza con le indulgenze (ossia la remissione dei peccati ed il condono delle colpe, compresi i delitti più orrendi, a coloro che erano in grado di pagare determinate somme), emise la famosa Taxa Camarae, corredata dal relativo tariffario che esprime il massimo della corruzione (cfr. Dacio J.: «I papi da Pietro a Giovanni XXIII», 1963) e, sotto il suo pontificato, nel 1514 a Bormio furono arse vive 30 donne accusate di stregoneria ed altre 80 furono arse vive in
Valcamonica nel 1518 per lo stesso motivo; nel 1517 a Vercelli fu condannato al rogo con l’accusa di “eresia” un certo Jacopo Martino; con la medesima accusa 5 persone furono fatte bruciare vive a Brescia nel 1519 e nel 1520 fu fatto decapitare Paolo Baglione da Perugia, nello stesso anno furono
fatti strangolare Camillo Limaccio, Giulio Carino e Leonardo Cesalpini .

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(*) Solo nelle prime due settimane di annotazione nel predetto diario la parola “oro” ricorre ben settantacinque volte!
Cristoforo Colombo ordinò agli indigeni di portargli un ingente quantità di “oro” e, se non l’avessero procurato entro
un breve periodo di tempo stabilito, i suoi uomini li avrebbero atrocemente mutilati tagliando loro le mani! A coloro che
scapparono verso le montagne, come documentato dallo storico Morison (1961), «…fu data la caccia con i cani, e tra
quelli che riuscirono a fuggire, la morte per fame e malattia richiese un pesante tributo in vite umane, mentre migliaia
delle povere creature in preda alla disperazione assunsero veleno di manioca per porre fine alle proprie miserie
[causategli dai “conquistadores” cattolici]. […]. Di circa 300.000 indigeni, nel solo biennio 1494-1496 ne venne ucciso
un terzo ed, alla fine del 1508, ne erano rimasti vivi solo 60.000…»
(cfr. Morison S.E.: «Admiral of the Ocean Sea. A
life of Christopher Columbus», Princeton University Press, New, Jersey, 1961).
Le atrocità raccapriccianti che i cattolici
spagnoli, sbarcati nel nuovo continente, infersero agli indigeni sono state minuziosamente descritte dal diretto testimone
Bartolomé De Las Casas (1472-1566) che alla descrizione premise la seguente significativa considerazione: «…in tutto
l’infinito universo dell’umanità, questa gente è la più innocente, la più sprovvista di vizio e falsità […]. Giunsero gli spagnoli, che si comportarono immediatamente come bestie fameliche […] il motivo delle loro stragi e distruzioni […]
è che i cristiani hanno un solo obiettivo finale, che è quello di acquisire oro. […]…».
Quindi, in sintesi, riferisce che
vide i cattolicissimi spagnoli accoltellare gli indigeni per puro divertimento e che maciullavano le teste dei bambini
sbattendoli sulle rocce oppure li lanciavano ai cani affamati per farli divorare o li gettavano vivi nella folta giungla
lasciandoli morire [senza che il Dio della loro fede, “infinitamente misericordioso e giusto” lo impedisse!], che se gli adulti opponevano resistenza erano afferrati ed uccisi con “lance, picchi, balestre e fucili”, fatti sbranare dai cani
inferociti e calpestare dai cavalli, se toccavano per caso i loro oggetti  non conoscendo il concetto di proprietà
privata, tanto che concedevano liberamente a chiunque ciò che possedevano venivano o decapitati o bruciati vivi sul
rogo! Inoltre, gli indigeni venivano costretti al lavoro forzato nelle miniere e nei campi incuranti della diffusione di
molte malattie (tifo, difterite, vaiolo, tubercolosi, sifilide, ecc.), dalle quali non erano immuni, che li portavano
rapidamente a morire; molti bambini morivano anche perché le madri, sfiancate dall’eccessivo lavoro impostogli ed
affamate non producevano più latte: detto autore ebbe a constatare che ben 7.000 bambini morirono in appena tre mesi
nella sola isola di Cuba (cfr. De Las Casas B.: «Brevissima Relacion de la Destruycion de las Indias», Se ville, 1552)! 

108. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 11:55

L'unica arte che voi comunisti sapete ben fare e quellad ella menzogna

scire dal comunismo è come guarire da una nevrosi. (Ignazio Silone - cofondandatore nel 1921 del PCI, membro del Cominform sovietico - "Uscita di Sicurezza ")
Fame, morte, schiavitù, crimini, terrore,repressione:
"il fallimento di un'utopia in un secolo di storia nel mondo"
(Materiale gentilmente concesso dal sito personale di Alessandro Cochi)


Nel 1848 Marx ed Engels, pubblicando il "manifesto comunista" avevano introdotto una svolta ideologica. Per loro la pace non rappresentava più un valore in sé, ma era subordinata ad un concetto di progresso che ammetteva e anzi sanzionava la violenza come strumento: la dittatura del proletariato. Prima di loro avevano sostenuto più o meno confusamente questa dottrina dai tratti totalitari e antireligiosi, Babeuf (la terra non è di nessuno, i frutti sono di tutti) e rappresentanti del socialismo utopistico, anarchici quali Owen, Fourier, Louis Blanc, Proudhon, Bakunin, Cabet...
Il nemico di classe si affronta in qualsiasi modo, ancor meglio con la violenza, che così facendo viene definita rivoluzionaria, che deve mirare alla soppressione delle stesse classi sociali, ad un organizzazione economica e sociale fondata sulla proprietà collettiva dei beni e servizi di produzione, alla negazione della differenza tra lavoro manuale e quello intellettuale, ad annullare la differenza sostanziale tra città e campagna, alla negazione dello Stato stesso, una volta avvenuto il passaggio dal socialismo a comunismo. La vita quotidiana viene militarizzata in ogni suo momento e in ogni sua forma. Manifesto che sosteneva l'utopia, con tanto di premessa e pretesa dalle errate prognosi scientifiche, della società capitalista e delle sue contraddizioni. Il pensiero che un individuo potesse vivere secondo le sue capacità e i suoi bisogni, dove al posto dello Stato subentrasse un associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno fosse la condizione del libero sviluppo di tutti. Ma nessuna rivoluzione comunista ha mai esaudito, neanche in misura approssimativa, quel primordiale sogno dell'uomo di realizzare un paradiso terrestre, alleggerito dai pesi del Mondo. Quel che è rimasto, è un dogma che ha preteso di assumere la funzione della morale e della religione, mentre il partito unico e "padrone" che deve rappresentare tutto e tutti, si arroga l'autorità di una Chiesa, i cui capi hanno sempre posseduto l'unica chiave che apre le porte al progresso umano, l'unica verità politica ed economica, spirituale e morale.
La forte ideologizzazione porta alla religione politica, voluta dalle èlite, per una completa adesione e totale dedizione, sotto forma di credo come nel culto delle religioni. Si insegna a scuola e nei posti di lavoro, si rende omaggio al mausoleo di Lenin nella Piazza Rossa a Mosca, ad ogni famiglia russa ormai completamente sovietizzata vengono distribuite statuette di Stalin da adorare. Così anni più tardi nella fase di inasprimento terroristico, per il culto della personalità di Mao negli anni della "rivoluzione culturale" e della "rivoluzione permanente" in Cina. Tornando alla grande madre Russia, ben 5 i milioni di morti per la carestia che coincise con il primo anno della Nep (nuova politica economica, più gradualista e moderata…) voluta da Lenin. Ma alla sua morte, la nep fu oltraggiata dai piani dell'"uomo d'acciaio" Stalin, salito prepotentemente alla guida dei bolscevichi, che con la pianificazione e la collettivizzazione delle terre, attraverso i piani quinquennali portasse l'Urss a divenire rapidamente una potenza industriale pesante, soprattutto per l'armamento. Poco importa delle rinunce sul piano dei consumi di massa. Violente misure di repressione e di terrore, compreso il sistematico ricorso alla pratica delle deportazioni e relativa confisca delle terre, permisero la formazione di 230 mila aziende collettive al posto dei 26 milioni di piccole aziende individuali precedenti. Il fautore del socialismo in un solo Paese, ovviamente il suo, riuscì ad espellere ed emarginare il suo rivale interno Trotzkij, già a capo dell'Armata Rossa, che in quanto ad applicare ogni forma di violenza aveva davvero poco da imparare.
Trotzkij infatti, amava sostenere che " la rivoluzione richiede alla classe rivoluzionaria che essa raggiunga il proprio fine con tutti i mezzi a disposizione e, se necessario, con una insurrezione armata; se occorre con il terrorismo." Iniziò così la sistematica eliminazione di ogni forza alternativa alla sua: liquidò fisicamente, in tutta fretta i "nemici del popolo", che fino a pochi giorni prima avevano rappresentato la vecchia guardia della rivoluzione di ottobre del 1917. Le mitiche purghe staliniane, coordinate dal boia Berija, che alla morte del generalissimo georgiano, sarà premiato con il ministero degli Interni. Terrore, processi farsa, nessuna prova ma umilianti confessioni estorte con la tortura in sentenze prefabbricate.
Anziani rivoluzionari, dirigenti della prima ora, scomodi testimoni, quadri dell'industria di stato, ufficiali dell'Armata Rossa, milioni di semplici cittadini con le loro famiglie, in prevalenza contadine, e anche vittime di religione ebraica, molto invisi al dittatore, così come i molti sacerdoti, spediti nei gulag non perché colpevoli, ma perché divenuti superflui. Non c'era posto per le loro chiese, per questo bruciate, il loro Dio abolito e cancellato dalla rivoluzione che avrebbe visto un nuovo regno, mai esistito fino a prima, quello dell'uomo libero.
Come durante la guerra civile spagnola con l'uccisione di oltre 7000 religiosi, tra cui anche suore e vescovi da parte degli anarco-comunisti, con innumerevoli distruzioni di edifici religiosi, nel risoluto ma vano tentativo di estirpare la religione cattolica dal suolo spagnolo.
Naturalmente l'Urss e i paesi dell'Est diedero l'esempio nella sanguinosa lotta al clero. Chiusero tutte le chiese, misero in prigione preti, suore e perfino chierichetti condannati a morte e fucilati, o al meglio finiti ai lavori forzati nei campi d'internamento dei gulag, e nelle miniere d'uranio, indifesi dalle mille radiazioni, solo perché si possedesse una Bibbia, per 8-10- 12 anni.
Percosse, timpani rotti dai pugni e dagli stivali con punte di ferro degli ufficiali, 30 e più persone chiuse in baracche di pochissimi metri, dove anche nel gelido inverno era vietato chiudere la finestra, e possibile andare al bagno, solo la mattina o la sera, 20 minuti per tutti i prigionieri insieme. Poi molto spesso stanze degli interrogatori e delle torture, tra muri foderati per assorbire le urla, persone chiuse in delle tute, e poi colpite fino al collasso. Povere vittime fucilate alle spalle dal boia, dopo essere fatte entrare con l'inganno di entrare in una stanza dove chiedere la grazia. Altre invece credute morte, si salvarono svegliandosi al cimitero o in fosse comuni cercando di rimanere nascoste fino alla caduta di Stalin.
Anche l'italiano Gramsci era per "una completa laicizzazione di tutta la vita e di tutti i rapporti di costume, ossia in una radicale scristianizzazione della società." Aggiungeva inoltre una profezia che si rivelò reale: " I popolari stanno ai socialisti come Kerensky a Lenin". "Assai pochi hanno potuto penetrare la vera natura del comunismo" affermò PioXI in una famosa Enciclica del 1937.
Regno fu, ma assoluto, di marca comunista, materialista, fatto di carri armati e missili, strutture burocratiche di ferro,un paese congelato, governato dalla mummia di Lenin, fatto di emigrazioni interne forzate, e di paura della contaminazione atomica. (che solo in parte avvenne alcuni anni fa a Chernobyl).
Aleksandr Solgenitzin liberato negli anni 50, ci parlerà dell'inferno dei gulag, un immenso sistema di sfruttamento del lavoro di milioni di persone, una vera orgia di schiavismo. "Il potere nasce dalla canna del fucile" sarà il motto che guiderà la Cina per circa 50 anni, di Mao Tse tung, uno dei fondatori del partito Comunista Cinese nato nel '21, ispirato a Marx, che prima si unirà al Partito dei Lavoratori (Kuomintang) di Sun Yat-sen e del più moderato nazionalista Chang Kai-shek, per poi combatterlo prima e dopo la fine del conflitto con il Giappone. Mao, da bravo alunno di Lenin, punta sui contadini della sua provincia, Hu nan, per poi trasferirsi verso nord (Shanxi), dove quello che sarà il "grande timoniere" della Repubblica Cinese dei "commissari del popolo" darà il via alla lunga marcia, rafforzando il legame comunista-contadino minacciato dai nazionalisti. Già molte le brutalità compiute verso il lungo tragitto, con molti profughi cacciati dalle loro terre, scampati a pesanti interrogatori e torture, e ad esecuzioni sommarie. Fortissima la propaganda, nonostante la pressione fiscale del 35% sui contadini, la coltura e l'esportazione dell'oppio, l'indottrinamento politico fin da bambini con tanto di fucile, autocritica ed educazione forzata per i dissidenti, metodi oppressivi ancora all'oscuro di un certo occidente che guardava Mao con vivo interesse, anche per la su linea diversa da quella staliniana, ma non per questo più morbida… Sarà il dominio del Giappone a creare le basi che costringeranno a un Fronte Unito (e provvisorio), suggerito anche dagli Stati Uniti tra Mao e Chang, visto che dal '37 fino al 39 occupavano gran parte delle città e delle coste cinesi.
Ma sarà Pearl Habor e ciò che ne conseguirà a togliere il disturbo dell'invasore, e a far riprendere i contrasti interni con fucilazioni di massa, fino alla presa di Pechino, che darà inizio ad un regime dove l'assassinio firmato con la stella rossa, diventa metodo di governo, di un popolo che contava allora 600.000 unità, e che ospiterà da allora parate militari come massima espressione di forza per la repressione del dissenso e per la conquista del potere mondiale.
La Repubblica Popolare Cinese, nascerà nell'ottobre del '49, e non sarà riconosciuta dagli Stati Uniti. Saranno invece 2 milioni circa le persone uccise, tra cui molti reazionari, oppositori politici considerati nemici del governo popolare in soli tre anni. Un sistema di controllo con 550.000 indiziati, 3.800.000 attivisti, 75.000 informatori, 1.200.000 uomini assoldati come polizia politica. Inizierà il genocidio del popolo spirituale del Tibet, con 1.200.000 morti (un tibetano su quattro). Molti saranno internati nei campi di concentramento cinesi (laogai), impiccati, torturati, mutilati, addirittura seppelliti vivi, in acqua bollente, decapitati o crocefissi, e magari lasciati sbranare dai cani randagi. I Buddha saranno rotti e sostituiti con grandi ritratti di Mao. Il Dalai Lama costretto all'esilio. I comunisti si spingeranno fino in Indocina verso Saigon, creando una delle prerogative ad un altro drammatico conflitto, quello del Vietnam. Invece dei 5.500 missionari cattolici, ne rimarranno soltanto una decina, non di più. Il "grande balzo in avanti" con le sue acciaierie da cortile, lo sarà per ciò che riguarda il disprezzo dei diritti umani e civili, per le continue espropriazioni, purghe, e la riforma agraria impostata sull'odio di classe. Tra anni di sacrifici per mille di felicità, dicevano i seguaci di Mao, interrando chi si ribellava ad uno stato di assoluta miseria.
Tra il '59 e il '61 si contano più di 30 milioni di ulteriori vittime, così come dopo la nuotata del 1965, e la rivoluzione culturale di gruppi di giovani Guardie Rosse che non risparmiavano nessuno se non le forze armate e gli scienziati dediti a esperimenti nucleari per nuove armi belliche. Molti i perseguitati tra gli imprenditori e gli intellettuali. Muore molto vecchio, nel 1976, ma lascerà quel segno (vedi la vedova con la Banda dei Quattro) che vedrà nuove drammatiche persecuzioni in Tibet (1987) e a Piazza Tienanmen verso giovani studenti che rivendicavano regole democratiche massacrati dalla polizia cinese (1989). Questo fu il dramma a Oriente. L'intera cintura di stati: - Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Jugoslavia (poi con Tito autonoma), Albania - fu trasformata in pochi anni, dal ‘45 al ‘48, con golpe, assassini politici di statisti, elezioni burla, insurrezioni armate dei traditori sempre pronti rappresentati dai Partiti Comunisti locali, in un immenso ghetto comunista, a sostanziale dominio russo-sovietico. La metà di un intero continente, con centinaia di milioni di uomini, con intere disgraziate nazioni, divenne così - contro ogni diritto e libertà dei popoli - satellite dell'Urss. Nacque il Comecon (1949) o mercato comune orientale. Nacque il Patto di Varsavia, omologo della Nato (1955).
Nacque l'impero comunista, la guerra fredda, l'escalation degli armamenti, l'equilibrio del terrore, i deliranti piani marx-leninisti di sovversione e conquista del mondo, la trasformazione dell'intera area comunista in un gigantesco campo militare proteso al dominio planetario. Inenarrabili o quasi sono gli episodi della vergogna comunista. La divisione della Germania: a est lo stato fantoccio creato sulla zona di occupazione sovietica – o più esattamente su quanto non venne direttamente inglobato da Urss e Polonia - mentre a ovest (formata dalle ex zone di occupazione americana, francese e britannica) vigeva la libertà. Uno stato burla per il significato della sua esistenza, ma drammaticamente reale per la sua polizia segreta - immancabile nei paesi comunisti: la famigerata Stasi. Di cui verranno ritrovati dopo il 1989 chilometri di scaffali di archivi e milioni di schedature, per i suoi Vopos, per la frontiera costituita da centinaia di chilometri di rete elettrificata, sorvegliata da torrette con armi automaticamente attivate da cellule fotoelettriche in caso di passaggio (cioè di fuga verso l'occidente, per i suoi 16 milioni di mine - tante quante il numero dei tedeschi dell'est - poste sul confine. Per il suo Muro di Berlino, simbolo della prigionia schiavista del comunismo, costruito da Ulbricht e Honecher a partire dal 12 agosto del 1961 e costato la vita di 588 martiri, uccisi nel tentativo di fuga dal "paradiso dell'est" durante i 28 anni della sue infame vita. L'invasione dell'Ungheria del 1956, quando un intero popolo nauseato dalla protervia e dalla sanguinosa stoltezza sovietica, vide schiacciato il suo sogno di libertà sotto i cingoli dei carri armati russi: i capi della rivolta, Nagy, Maleter e tanti altri, spesso arresisi dopo formale promessa di avere salva di vita, vennero impiccati o sparirono nel nulla. Con la figura del grande cardinale Wyszynski e quella spregevole di Janos Kadar, carceriere del suo stesso popolo. La repressione nell'agosto 1968 della cosiddetta " primavera di Praga", quando ancora una volta la divisioni corazzate russe sgominarono anche un pallido tentativo di "socialismo dal volto umano", esautorando Dubcek e con Breznev che lancia la teoria della "sovranità limitata", con il sacrificio del giovane Jan Palac, che si immolò con il fuoco per protestare contro l'invasione. Il regime del rumeno Ceaucescu, altro bell'esempio di comunista delinquenziale, che con la despota moglie Elena tiranneggiò una popolazione di infelici ridotti- in era di pieno benessere per l'Europa - alla fame, con i folli piani di deportazioni di 7.000 villaggi in città falansterio costruite appositamente per spezzare la coscienza tradizionale e dominare meglio anche l'anima, oltre che i corpi.
Con le abominevoli vicende dei bambini infettati con l'Aids a scopo di studio per ordine del governo comunista, con i giganteschi palazzi del potere in mezzo alle catapecchie della povera gente, con le prove calligrafiche della scrittura di tutti i 23 milioni di abitanti per meglio controllare chi scrivesse le lettere anonime, con le macchine da scrivere proibite, con ogni telefono diventato una centrale di ascolto all'interno delle famiglie, con la folle polizia politica, la Securitate, con le torture ai dissidenti... La vicenda di un povero paese disgraziato come l'Albania, in mano ad un pazzo satrapo comunista come Enver Hoxa, costruttore di centinaia di migliaia di bunker contro l'invasione dal mare, sterminatore di centinaia di migliaia di oppositori, creatore di un funerario comunismo albanese in salsa cinese, che ha lasciato un popolo moralmente distrutto, di cui è stata strappata con la forza la religione, cancellato il passato e precluso il futuro. Sistematiche le purghe assassine di Enver Hoxa: 1948, fucilato Ministro dell'interno e segretario del P.C., 1954 assassinato il generale Dali Ndrev, insieme alla moglie incinta al nono mese, 1955 giustiziati 2 ministri, 1957 arrestato e fatto sparire il ministro Zia Dibra, 1959 tocca al primo ministro Tuk Jakova, torturato a morte, . .nel 1975 gli ideologi Lubonija e Paqarami... nel 1983 altri Ministri... La repressione di Jaruzelski in Polonia, quando un colpo di stato dei militari filosovietici polacchi nel 1980 realizzerà un'ennesima sopraffazione alla incontenibili istanze di libertà della gente, mettendo al bando l'organizzazione sindacale "Solidarnosc". Nel 1949 Mao Tse Tung, a lungo sostenuto dai sovietici, dopo aver rivoltato la tradizionale teoria leninista (conquistare il potere dalle città per estenderlo alle campagne) si rivolse ai contadini cinesi e vinse, dopo aver - da buon comunista - ignorato il risultato delle urne che aveva decretato il successo per i partiti liberaldemocratici e nazionalisti. E realizzando l'obiettivo di oltre 100 milioni di morti. Dopo di lui, Tien Anmen.
Le autorità della Cina dove ogni anno si eseguono circa cinquemila condanne a morte - hanno deciso di adottare il moderno e occidentale metodo dell'esecuzione mediante iniezione legale. Attualmente, i condannati vengono giustiziati con una revolverata alla nuca che, oltre ad essere tecnicamente obsoleta, puzza anche di terzo mondo e di comunismo. Il vantaggio della pallottola alla nuca consiste tuttavia nel fatto che, dopo l'esecuzione, è possibile chiederne coattivamente il rimborso ai familiari dell'ammazzato: il che, a un paio di dollari a pallottola moltiplicato per cinquemila, fa una sommetta non disprezzabile per coprire almeno parte delle spese. Adesso i dirigenti cinesi si chiedono che cosa farsi rimborsare dai parenti.. La guerra di Corea, quando nello stesso anno della proclamazione della Repubblica cinese, truppe nordcoreane e cinesi comuniste, invasero - dotate di armamento russo - la Corea del Sud. Con una crisi che imperversò fino al 1953 e causò 3 milioni di morti. Il Vietnam, con una lunghissima guerriglia sostenuta dai vietcong di Ho Chi Minh, altro comunista dell'Hotel Lux di Mosca, e di Giap contro il sud "corrotto" e dominato dai "nemici del popolo". Quando cadde Saigon per anni e anni centinaia di migliaia di vietnamiti scapparono con le loro famiglie per mare (i "boat people"). Solo allora gli utili idioti che in Italia per anni e anni avevano sostenuto la "lotta del popolo vietnamita contro gli americani" tacquero di vergogna. La Cambogia di Pol Pot, quando questo sanguinario e folle comunista arrivò negli anni sessanta al potere, deportando immediatamente l'intera popolazione urbana in campagna e nelle risaie, con marce forzate ed esecuzioni, con torture e purghe, facendo morire due milioni di disgraziati su una popolazione di sette. In uno scenario di delirio - uno dei tanti del comunismo - i kmher rossi abbattevano i piani superiori delle case più alte, perché fossero tutte eguali; uccidevano immediatamente coloro che fossero stati a contatto con gli occidentali; coloro che erano dotati di occhiali o titoli di studio perché certamente "corrotti", spesso venivano gettati vivi nelle fornaci e le ossa carbonizzate servivano a concimare le campagne. Il loro sogno era il comunismo "integrale e istantaneo": Nessuna entità familiare, solo l'Angka, il partito.
I mercenari cubani in Angola, Mozambico, in mezza Africa, quando Castro, esaurite con le sue allucinazioni economiche a base di patè di marxismo i fondi dello stato, non trovò altro mezzo che vendere il sangue dei suoi sudditi a Mosca per destabilizzare il continente africano e sostenere i regimi "amici" contro la popolazione. Oggi si serve invece del "Turismo sessuale", spesso pedofilo, per importare valuta estera. Il dittatore etiopico Menghistu, feroce deportatore delle etnie nemiche dalle proprie terre tradizionali a territori desertici lontani da centri nevralgici. Folli progetti che causarono morti e fame, finanziati con i fondi della cooperazione internazionale italiana. Anche qui prima o poi qualcuno ci dovrà spiegare il razzismo del PCI, della DC e del PSI italiani che rubarono con la cooperazione sulla pelle di tanti africani, sostenendo al tempo stesso i loro feroci persecutori governativi riempendoli di armi e finanziamenti. L'invasione - Natale del 1979 - dell'Afghanistan, un'altra bella operazione comunista, con l'invio di centinaia di migliaia di soldati sovietici, con i famigerati Spesnaz (reparti speciali), con l'abbattimento indiscriminato dei villaggi e delle città di un intero popolo che non voleva saperne dei gregari comunisti locali, dei Babrak Karmal e dei Najibullah, con le uccisioni di massa mediante i bombardamenti aerei, con le bombe a forma di farfalle perché fossero raccolte dai bambini afgani e - senza ucciderli - li mutilassero, perché fossero di maggior peso alle famiglie e ne prostrassero la volontà di resistenza. Alla fine si conteranno i milioni di afgani morti e 4 milioni di profughi, ma Mosca, per la prima volta, fu fermata. Il finanziamento e l'addestramento dei movimenti terroristici ultracomunisti in mezzo mondo: delle BR italiane alla RAF Tedesca, dell'Esercito Rosso giapponese ai Montoneros argentini. Fino al 13 maggio 1981, quando in un'apoteosi di delirio vi fu l'attentato al Papa, con un lungo filo rosso che da Ali Agcà porta ai servizi segreti bulgari e - dietro questi - direttamente a Mosca. Bene chiarire subito, senza nessun dubbio che anche in Italia c'è chi appoggiò tutto questo. È il 1921 quando a Livorno, scissionisti socialisti del partito operaio optano per la costituzione del partito comunista sezione italiana della terza Internazionale con tanto di falce e martello. Il terzo articolo del programma statutario recita: "Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione da cui deriva il suo sfruttamento, senza l'abbattimento violento del potere borghese." Il 13 luglio 1949 un decreto del Santo Uffizio dispose la scomunica nei confronti di tutti gli appartenenti al partito comunista italiano o a organizzazioni collaterali, con la condanna inesorabilmente all'inferno, cioè a non poter essere parte del progetto di salvezza di Cristo. "Stare con Cristo o contro Cristo" affermava Pio XII. In fondo l'Unità il giorno successivo alla morte di Stalin, il 5 marzo 1953 così scriveva: "Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità." Una delegazione di comunisti italiani guidata da Togliatti va a Mosca per assistere ai funerali. Il Psi invia Nenni e Lombardi. Lo stesso Togliatti che con il nome di Ercoli iniziò i lavori del VII congresso dell'Internazionale a Mosca nel 1935 rivolgendosi così a Stalin: " Noi ti rivolgiamo, capo armato del proletariato mondiale e di tutti gli oppressi, i nostri saluti ardenti… Giuriamo che sotto la bandiera di Marx, Engels, Lenin e Stalin condurremo la lotta fino al rovesciamento del capitalismo" approvando il culto della persona, del pensiero e della direzione politica del dittatore e attuandolo durante la guerra civile spagnola, i massacri degli anarchici, la distruzione del partito comunista polacco, i crimini di Stalin, il periodo delle Foibe sotto il regime di Tito (non meno di 20.000 gli italiani assassinati), la repressione di Berlino,di Budapest e di Praga. Così come uno degli ultimi discorsi dello stesso Togliatti nel campo dei pionieri di Artek, dopo una delle tante doverose soste a Mosca. "Le nostre lingue sono diverse, ma identici sono i nostri cuori. Voi e noi ci battiamo per gli stessi fini. Lottiamo per la pace, per la felicità dei popoli, per il progresso, per il socialismo."
D'altronde da Luigi Longo, Giorgio Amendola a Enrico Berlinguer e Armando Cossutta aderendo al Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda, dimostrarono di essere dei bravi "compagni" controllati non al servizio del loro stato, l'Italia, ma del Kgb e dalla Gladio rossa (come dimostrato con il recente dossier Mitrokhin) spiando e ricevendo mensili e perfino pensioni in rubli in cambio di rapporti dettagliati, carte segrete, appoggio politico ed eventualmente militare in caso di occupazione da parte dei comunisti sovietici. Questo fino a pochissimi anni fa. Oggi naturalmente il comunismo italiano è divenuto ovviamente più umano e meno cinico, anche se conserva quella cultura laica e marxista che si fonda su una concezione egoistica dell'esistenza umana, e che afferma, in nome di un equivoco concetto di libertà ripetutamente condannato anche dalla Chiesa, per esempio la liceità dell'aborto , la più disparata laicizzazione della scuola prodotta dall'ateismo di Stato, la liberalizzazione della droga e di una cultura malefica, che combatte organismi sociali dell'umanità come la famiglia, la nascita dei figli, la loro educazione civile e morale, poiché proprio da quel relativismo morale si arriva alla cultura dell'aborto, dell'eutanasia, all'omologazione del pensiero, all'uomo considerato unicamente una macchina, ad ogni forma di sedicente progresso che schiaccia e mortifica la forza e le capacità spirituali della comunità, attirando una certa visione malinconica e pessimista, di chi vede un mondo ancora diviso a compartimenti stagni, che ancora predica la lotta e l'odio e di classe. La prassi dei campi di concentramento, l'irreggimentazione e la persecuzione politica in gigantesche aree geografiche sottoposte alla dittatura comunista, al totalitarismo rosso, con i milioni di vittime di cui veniamo a conoscenza solo oggi dopo l'apertura parziale degli archivi sovietici, non lascia scampo a nessuna, eventuale, quantomeno discutibile interpretazione umana e politica della stella rossa e della falce e martello. Basterebbero chiederlo quindi ai cittadini di Russia e di tutte le sue grandi regioni, anzi Stati come Estonia, Lettonia,Lituania, Ucraina, Siberia etc. sottoposti per decenni a tale regime. Chiederlo inoltre a quelli della Cina, Polonia, Siberia, Cecoslovacchia, Germania orientale, Bulgaria, Romania, Finlandia, Ungheria, Jugoslavia, Romania, Albania, Spagna, Istria e Dalmazia, Corea, Vietnam, Cambogia, Nicaragua, Laos, Etiopia, Afghanistan, America Latina, Cuba, Grenada, Siria, Mongolia, Argentina, Laos, e tutti coloro che hanno avuto a che fare con movimenti, partiti ed organizzazioni terroristiche comuniste, nazionali ed internazionali, anche se non sempre al potere. Neanche un paese occidentale ha scelto di essere governato dai partiti comunisti, proprio per non fare la fine di molti paesi dell'Europa dell'est, dell'America latina e dell'Africa. Le vittime del nazismo (dai 3 ai 6 milioni) sono abbastanza accertabili vista la mania dell'ordine da parte dei tedeschi di tener aggiornata anche la contabilità dei loro morti. Ma per gli slavi, i mongoli e i loro affini, valeva una massima: " Un morto è un caso umano, ma un milione di morti è un caso statistico."Parole di Josip Stalin. Quindi se i morti del comunismo mondiale siano risultati 80 100 o 150 milioni di morti non è poi la cosa più importante. Chi ci racconterà del dettaglio queste come le altre vomitevoli vicende del comunismo? Chi squarcerà il velo ancora adesso alzato dalla stampa e dalla cultura di sinistra, per raccontare tali e altre nefandezze? Non basta archiviare, peggio ancora dimenticare, forse inutile chiedere scusa delle proprie colpe, fondamentale è invece capire e far comprendere quanto il comunismo sia stata un'alternativa del tutto fallimentare, e perché mai più accada che il settarismo possa colonizzare le nostre teste. A voi le mostruose conclusioni, pensando che oggi tanti militanti della sinistra, intellettuali organici, benpensanti progressisti, radical-chic, quelli che si definiscono la cosiddetta società civile, fecero proprie, con i loro padri e nonni, tutta o almeno una parte di questa storia, in Italia così come in Europa. Operazione tentata, ma per fortuna non riuscita in maniera totale, grazie a chi con la propria vita, difese la libertà propria e di quella del suo popolo, in ogni parte ed angolo del mondo. Per questo ci chiediamo esterrefatti perché ancora non vi sia una giorno fisso nell'arco di un anno, che ricordi tutto questo al mondo intero? Per ribadire in maniera forte e chiara
"MAI PIÙ COMUNISMI"!

L'ideologia di sinistra è una macchina atta a respingere i fatti che rischierebbero di costringerla a modificarsi.

Le vittime di Che Guevara sono state quasi 200. (Noticias - Settimanale argentino) 

109. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 11:57

Uscire dal comunismo è come guarire da una nevrosi. (Ignazio Silone)

110. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 12:06

@ andrea

Tu e le tue merdate pseudostoriche farete questa bella fine

http://data5.blog.de/media/764/2488764_7be67ebe15_m.jpg

111. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 12:13

@ Alieno e agli altri

ANDREA E SOLO UN TROLLAZZO CHE SFOGA QUI LE SUE FRUSTRAZIONI E I SUOI FALLIMENTI QUOTIDIANI VERSO CHI AL CONTRARIO DI LUI NON E UN PERDENTE.IO CHE HO STUDIATO PSICOLOGIA E PEDAGOGIA QUESTE COSE LE SO BENE...FATEGLI POSTARE PURE IL SUO MERDAME STORICO PENSANDO PERO ALLE PRECARIE CONDIZIONI MENTALI DI COLUI CHE LO POSTA.

UN DUE E TRE 

VIVA FRANCO,

VIDELA E PINOCHET 

 

112. alieno, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 14:03

@Willy: e delle tue condizioni non ne vogliamo parlare, un attimo?

Ho fatto appello più di una volta perchè ti ti adoperassi nell'espressione civile.

Infine dimostrando di come tu sia la nemesi emanata dallo stesso Andrea. Che ricambia, essendo specularmente la tua.

Entrambi, insopportabili nel lungo periodo.

Ed il periodo è lungo.

La linea della mia pazienza e buona volontà, invece, è diventata corta.

Ripudio i vostri razzismi, che sono la misura dell'incomunicabilità e dell'impossibilità della ragione.

Vi lascio da soli, rassegnato, a quell'impossibilità della ragione che sarà d'ora in poi il vostro inferno squallido, privati entrambi di ogni bellezza che rigettate, in quella volgarità (lessicale ed ideologica) in cui vi dilettate,  che sarà il vostro inferno, non il mio: ora basta davvero.

Auguri.

Alieno

 

 

113. alieno, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 14:07

Nè gli errori della Chiesa, nè gli orrori del comunismo, legittimano il razzismo o altro orrore.

Anzi, hanno il compito di insegnarci a riconoscerli e di darci la responsabilità di far sì che siano riconsciuti, ripudiati, condannati, evitati, salvando noi e salvando gli altri.

Alieno

114. andrea, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 18:28

Alieno dice : .... Infine dimostrando di come tu sia la nemesi emanata dallo stesso Andrea. Che ricambia, essendo specularmente la tua.

Falso anche di fronte all'evidenza ;))

A questo punto penso proprio che willy sia invece un parto dell'opinionista mediashopping . L'ideologia è la medesima , l'ignoranza pure , e mentre da una parte predica falsità dall'altra insulta in cerca di provocazione, come gli hanno bene insegnato alla casa del fascio .

Quando è con le spalle al muro la bestiola impazzisce ;)))))

 

 

 

115. andrea, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 19:09

Don Padrini

Il fascista insulta e minaccia ( visto il suo esemplare link al 110 ?) .... quando ti decidi di cacciarlo a calci e chiamare i carabinieri ? 

116. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 20:24

@ andrea

Ma da quanto in quanto un comunista come te che ammira Stalin  si fa difendere da un becero reazionario di prete servo del Vaticano come uno che si chiama Don Padrini e dai carabinieri servi del sistema capitalista massonico piduista retto dall' odioso nano ?

Oltre la fatto che la tua coerenza con te stesso e da ammirare...sei piu patetico di un bambino che va a piangere dalla mamma perche gli hanno rubato le caramelle !!!

 

 

117. Willy, Sabato 24 Gennaio 2009 ore 20:30

@ andrea

A parte il fatto che non so cosa sia sto Mediashopping, tu sei un aborto di Botteghe Oscure.Almeno mentre quella ha chiuso i battenti da tempo,tu ancora no.Perche non ti dai una mossa ?

118. andrea, Domenica 25 Gennaio 2009 ore 11:28

E siamo giunti nella nostra lettura della storia dei crimini dei padri della chiesa al periodo di massima espressione della loro criminale follia contro l'umanità . Di seguito leggeremo di come migliaia e migliaia di persone continuavano a venir bruciate vive e torturate in nome dell'unico dio crociato dalla Santa Inquisizione e di come quella prese il nome di Sant'Uffizio , nome che mantiene tuttora :

Sotto il pontificato del Papa Clemente VII (1523-1534) nel 1525 migliaia di protestanti “Anabattisti” furono fatti decapitare, ardere vivi, annegare e torturare a morte; il 30 settembre del 1525 una povera donna, ingiustamente accusata di stregoneria, fu fatta ardere viva in Campidoglio;
fra i tanti, fatti atrocemente uccidere con l’accusa di “eresia”, si ricordano Anna Furabach (9 maggio 1524), Claudio Artoldi e Lorenza di Pietro (16 maggio 1525); Rinaldo di Colonia (26
agosto 1528); Bernardino da Palestrina (20 novembre 1529); Giovanni Milanese (23 novembre 1530); ecc.

Il Papa Paolo III (1534-1549) che soleva affermare spudoratamene la non esistenza del “Cristo”, dopo aver condotto una vita spregiudicata, e provveduto ad arricchire i propri figli, nel 1542 ritenne opportuno ribattezzare la “Santa Inquisizione” con la denominazione di “Sacra
Congregazione della Romana e Universale Inquisizione”
o “Sant’Uffizio”, tramite la quale nel 1540 fece uccidere, e confiscarne i beni, tutti gli abitanti di Mérindol (città francese), che rimase del tutto disabitata, per essersi convertiti alla fede protestante “Evangelica”; fece, altresì, massacrare
tutti i protestanti “Anabattisti” di Münster (città tedesca) ed il loro capo Giovanni di Leida fu fatto uccidere il 4 aprile 1535 dopo averlo fatto sottoporre ad “orrendo supplizio”; fra i numerosi personaggi fatti atrocemente uccidere con l’accusa di “eresia” si ricordano Martino Govinin (1536); Francesco di Giovanni (1538); Ene di Ambrogio (1539); Galateo di Girolamo (1541); Giandomenico dell’Aquila (1542); Federico d’Abbruzzo che fu fatto atrocemente trasportare al supplizio trascinato da un cavallo, tanto che fu appeso alla forca completamente dilacerato il 12 luglio 1542; Girolamo Francese (1546); Etienne Dolet (1546), per avere sostenuto che Gesù-Cristo
è “un’entità inventata come testimoniano numerose contraddizioni ed omissioni”, è stato fatto
bruciare vivo a Lione insieme con i suoi libri e la sua famiglia è stata fatta lasciare priva di mezzi; Baldassarre Altieri (1548); Federico Consalvo (1549); Annibale di Lattanzio (1549); ecc. Infine, si ricorda anche che nell’aprile 1545 nella sola Provenza furono fatti massacrare dai “cattolici” ben
2.740 “valdesi”.

Il Papa Giulio III (1550-1555), avido e nepotista senza scrupoli, fece continuare senza tregua la carneficina del “Sant’Uffizio”, fra le numerose vittime innocenti accusati di “eresia” si ricordano Fanino Faenza fatto impiccare ed ardere da morto il 18 febbraio 1550; Domenico Della
Casa Bianca fatto decapitare il 20 febbraio 1550; Geronimo Gerin fatto impiccare e poi squartare il 20 marzo 1550; Giovanni Buzio e Giovanni Deodori fatti impiccare e bruciare agonizzanti il 4 settembre 1553; Micheal Serveto, insigne medico spagnolo, fu fatto bruciare vivo nell’ottobre del 1553 con l’accusa di “eresia” per aver criticato la Trinità ed il battesimo dei neonati; Francesco Gamba fatto decapitare e poi bruciare il 21 luglio 1554; Giovanni Moglio e Tesserando da Perugia
fatti impiccare e bruciare agonizzanti il 5 settembre 1554; ecc.

Il Papa Paolo IV (1555-1559), già accanito inquisitore da Cardinale, spesso presenziava personalmente le sedute inquisitorie; con la bolla “Cum numinis absurdum” del 1555 fecerinchiudere gli ebrei nei ghetti con la seguente riprovevole giustificazione: «…È assurdo e sconveniente in massimo grado che gli ebrei, che per loro colpa sono stati condannati da Dio alla schiavitù eterna [!!], possano, con la scusa della protezione dell’amore cristiano, essere tollerati nella loro abitazione in mezzo a noi…». Inoltre, li obbligò a portare un cappello giallo come visibile
distintivo discriminante. Infine, incrementò notevolmente le persecuzioni contro gli accusati di “eresia”: fra i numerosi fatti condannare a morte si ricordano Francesco Cola di Salerno (14 giugno 1555); Bartolomeo Hector fatto bruciare vivo per avere venduto due Bibbie (20 giugno 1555); Elia Golla e Paolo Rappi fatti bruciare vivi perché protestanti (22 giugno 1555); Giovanni Vernon e Antonio Labori fatti bruciare vivi perché “evangelisti” (28 agosto 1955); Stefano di Girolamo fatto
bruciare vivo perché accusato di “eresia” (11 gennaio 1956); Giulio Napoletano fatto bruciare viv perché accusato di “eresia” (6 marzo 1556), Ambrogio de Cavoli fatto impiccare e bruciare
agonizzante perché accusato di “eresia” (15 giugno 1556); Pompeo Dei Monti fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (4 luglio- 1556); Pomponio Angerio fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (19 agosto 1556); Nicola Sartorio fatto bruciare vivo perché “luterano” (13 maggio 1557); Jeronimo da Bergamo ed Alessandra Fiorentini fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché omosessuali (22 dicembre 1557) nonostante fossero notoriamente omosessuali molti
prelati ed anche lo stesso Paolo IV
(1555-1559): infatti, come precisa Mariotti (1952), «…vi erano i così detti falsetti: giovani adolescenti, con voce femminea, che servivano da gitoni, da mignons e da ganimedi […] a parecchi cardinali ed anche a qualche Giudice Inquisitore. Ricordiamo a questo
proposito l’affetto violento […] di Paolo IV (1555-1559), per un falsetto portante il dolce nome
Baéza…»
(cfr. Mariotti E.: «La Neofilia», Roma, 1952)  Gioffredo Varaglia fatto bruciare vivoperché accusato di “eresia” (25 marzo 1558), Gisberto di Milanuccio fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (15 giugno 1558), Francesco Cartone fatto bruciare vivo perché accusato di
“eresia” (3 agosto 1558), nel 1559 furono fatti bruciare vivi ben 29 “protestanti”, Gabriello di Thomaien fu fatto bruciare vivo perché omosessuale (8 febbraio 1559); Antonio di Colella fu fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (8 febbraio 1959); Leonardo da Meola e Giovanni Antonio del Bò furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché accusati di “eresia” (8 febbraio 1559); un gruppo di 13 individui furono fatti bruciare vivi perché accusati di “eresia” (17 febbraio
1559); Antonio Gesualdi fu fatto bruciare vivi perché “luterano” (16 marzo 1559); Bisantino Ferrante fu fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (24 agosto 1559); Sipione Retio fu fatto trucidare nelle carceri della “Santa Inquisizione” perché accusato di “eresia” (15 settembre 1559); ecc.

Il Papa Pio IV (1559-1565) nel dicembre del 1559 ordinò lo scempio dei “valdesi” calabri, facendo atrocemente torturare, vecchi, donne e bambini prima di essere uccisi: «…gente sgozzata, squartata, bruciata ed orrendamente mutilata. Pezzi di resti umani furono appesi alle porte delle case come esempio. Quelli che fuggirono sulle montagne furono assediati fino a che morirono di fame. Molte donne e fanciulli furono ridotti in schiavitù…» (cfr. Marchetti M.: «La Santa Inquisizione», Ed. La Fiaccola, Ragusa,); nel 1560 furono massacrati ben 4.000 “valdesi”, nello stesso anno
furono condannati a morte 6 persone (Giulio Ghirlanda, Baudo Lupettino, Marcello Spinola, Nicola Buccello, Antonio Rietto e Francesco Sega) perché sorpresi ad assistere ad una funzione religiosa in una casa privata; Giacomo Bonello fu fatto bruciare vivo perché “evangelista” (18 febbraio 1560);
Mermetto Savoiardo e Dionigi di Cola furono fatti bruciare vivi perché accusati di “eresia” (13 agosto 1560); Pascale Aloisio fu fatto impiccare e bruciare agonizzante perché “evangelista” (8
settembre 1560); Gian Pascali di Cuneo fu fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (15 settembre 1560); Stefano Negrone fu fatto morire di fame perché accusato di “eresia” (15
settembre 1960); Stefano Morello fatto impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (25 settembre 1560); Bernardino Conte fu fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (16 ottobre 1560); Macario di Macedonia fu fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (10 giugno 1562); nel 1562 ben 363 persone (tra uomini e donne) furono fatte bruciare vive perché accusate di “stregoneria”; Cornelio di Olanda fu fatto impiccare e bruciare agonizzante perché
accusato di “eresia” (23 gennaio 1563); Francesco Cipriotto fu fatto impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (4 settembre 1564); Giglio Cesare Vanini fatto bruciare
vivo dopo avergli fatto strappare la lingua perché accusato di “eresia” (5 novembre 1564); Giulio di Grifone fatto decapitare perché accusato di “eresia” (14 gennaio 1565); ecc

119. andrea, Domenica 25 Gennaio 2009 ore 12:06

Secoli di predicazione antisemita e criminale follia antiumana della chiesa cattolica non possono non avere lasciato il segno nei militi di cristo attuali e passati prossimi . La seminazione di odio razzista e antisemita e contro qualunque espressione del libero pensiero continuava da secoli per arrivare fino a ieri nel mostrarci i suoi frutti malvagi nella criminale follia dei dittatori nazifascisti che hanno appestato l'umanità nell'ultimo secolo . Oggi invece dopo la momentanea sconfitta della follia nazicattolica da parte delle forze coalizzate della Ragione umana, si hanno nuovi rigurgiti fomentati ad arte ancora dalla chiesa che accoglie materna tra le sue braccia persone ignobili che si permettono di predicare il falso senza vergogna ostinandosi a negare l'olocausto degli ebrei per mano fascista .

La semina di quella follia ebbe inizio in questi secoli del medioevo quando la chiesa era al massimo del suo splendore antiumano, nei capitoli di storia che vi sto proponendo e continuò per secoli dimostrando come le radici del Male Assoluto si trovano proprio tutte dentro la chiesa cattolica .


Il Papa Pio V (1566-1572) appena eletto emise una bolla con la quale imponeva la chiusura di tutte le Sinagoghe ebraiche e fece dono del cimitero ebraico bolognese alle Suore del Convento di “San Pietro Martire”, imponendo loro di “…distruggere qualunque sepolcro di ebrei […], di
togliere le iscrizioni, le memorie e le lapidi di marmo, distruggendole completamente, raschiandole
e spezzandole […] e traslocare ove volessero i cadaveri e le ossa…”.
Inoltre, durante il suo pontificato perseguitò ferocemente gli accusati di “eresia”, tra i quali ricordano Muzio della Torella fatto decapitare (1 marzo 1566); Giulio Napoletano fatto bruciare vivo (6 marzo 1566); Pompeo dei
Monti fatto decapitare (3 luglio 1566); Curzio di Cave fatto decapitare (9 luglio 1566); nel 1566 furono fatti massacrare ben 17.000 “protestanti” nelle sole Fiandre, Giorgio Olivetto fu fatto bruciare vivo perché “luterano” (27 gennaio 1567); Domenico Zocchi fu fatto impiccare e bruciare
agonizzante in piazza Giudia del Ghetto di Roma perché “ebreo” (1 febbraio 1567); Girolamo Landi fu fatto impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (25 febbraio 1567);
Pietro Carnesecchi fu fatto impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (30 settembre 1567); Giulio Maresco fatto decapitare ed ardere dopo morto perché accusato di “eresia” (30 settembre 1567); Paolo di Matteo, Ottaviano Fioravanti, Giovannino Guastavillani e Geronimo
del Puzzo fatti murare vivi perché accusati di “eresia” (30 settembre 1567); Gerolamo Donato ed alcuni suoi confratelli dell’Ordine degli Umiliati sono fatti barbaramente uccidere dopo averli fatti atrocemente torturare perché accusati di “eresia” (2 agosto 1570); Macario Giulio da Cetona fatto
decapitare e bruciare dopo morto perché accusato di “eresia” (18 ottobre 1567); Lorenzo da Mugnano fatto impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (10 maggio 1568); Matteo d’Ippolito e Francesco Stanga fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché accusati di “eresia” (10 maggio 1568); Donato Matteo Minoli fatto morire nelle carceri dopo avergli fatto rompere le ossa e fatto bruciare i piedi (27 maggio 1568); Francesco Castellani, Pietro Gelosi e
Marcantonio Verotti fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché accusati di “eresia” (6 dicembre 1568), Luca di Faenza fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (28 febbraio 1569); Filippo Borghesi e Giovanni Dei Blasi furono fatti impiccare e brucia agonizzanti perché accusati di
“eresia” (2 maggio 1569); Camillo Ragnolo, Francesco Cellario e Bartolomeo Bartoccio furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché accusati di “eresia” (25 maggio 1569); Guido Zanetti fu fatto murare vivo perché accusato di “eresia” (27 maggio 1569); Filippo Perroni fu fatto
impiccare perché “luterano” (11 febbraio 1570); Nicolò Franco fu fatto impiccare per aver deriso il
Papa (11 marzo 1570); Giovanni di Pietro fu fatto impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (13 maggio 1570); Aolio Paliero fu fatto impiccare e bruciare agonizzante per diretto insistente desiderio di Papa Pio V (ciò nonostante tale papa è stato santificato!) con l’accusa di “eresia” (3 luglio 1570); Girolamo di Pesaro, Giovanni Antonio di Jesi e Pietro Paolo di Maranzano furono fatti decapitare perché accusati di “eresia” (6 ottobre 1571); Francesco Gelatieri fu ucciso pugnalato dai sicari del Papa Pio V perché ritenuto “eretico” (5 gennaio 1572); Francesco
Gelatieri, Dianora di Montpelier, Pellegrina di Valenza, Girolama Guanziana e Isabella di Montpelier furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché accusati di “eresia” (9 febbraio
1572); Teofilo Pennarelli ed Alessandro di Giulio furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché accusati di “eresia” (22 febbraio 1572); ecc. Infine, si deve anche ricordare che il Papa Pio V fece impiccare Nicolò Franco, ingiustamente accusato di essere l’autore di una irriguardosa “pasquinata”, nonostante l’accorata difesa del Cardinale Morone, oltre a fare bruciare vivo il noto poeta latino Antonio Paleario semplicemente per averlo sospettato di essere l’autore seguenti
anonimi versi: Quasi che fosse inverno,//brucia cristiani Pio siccome legna,// per avvezzarsi al fuoco eterno”!

Il Papa Gregorio XIII (1572-1585) fu spietato persecutore degli “eretici” tanto che, per suo diretto ordine, ne fece massacrare ben 10.000 in Francia (la famosa “strage degli Ugonotti” della notte di S. Bartolomeo del 24 agosto 1572) e 500 in Croazia tramite il crudele vescovo
cattolico Juraj Draskovic (1573): fra l’immenso numero di “eretici” fatti atrocemente eliminare durante il suo pontificato si ricordano Alessandro di Giulio e Giovanni di Giovan Battista fatti
impiccare e bruciare agonizzanti (15 marzo 1572); Nicolò Colonici fatto impiccare e bruciare agonizzante (20 agosto 1573); Giovanni Francesco Ghisleri fatto strangolare (25 ottobre 1574): Benedetto Thomaria fatto bruciare vivo (12 maggio 1574); Alessandro di Giacomo fatto bruciare
vivo (19 novembre 1574); nell’anno 1578 ben 222 persone furono fatte bruciare vive al rogo perché “ebree”; Antonio Nolfo e Giovanni Battista di Tigoni furono fatti decapitare (29 luglio 1578); Baldassarre Di Nicolò, Antonio Valies De la Malta, Francesco di Giovanni Martino, Bernardino Di
Alfar, Alfonso Di Polis, Marco Di Pintus, Girolamo Di Giovanni, Gaspare Di Martino e Clemente Sapone furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti (13 agosto 1578); Pompeo Loiani e Cosimo
Tronconi furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti (12 giugno 1579); un ebreo di nome Salomone fu fatto impiccare perché aveva rifiutato il battesimo (13 marzo 1580); un turista inglese fu fatto bruciare vivo perché aveva offeso un prete cattolico (2 agosto 1581); Borro d’Arezzo fu
fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (7 febbraio 1583); Diego Lopez, Domenico Danzarelli, Prospero di barbera e Gabriello Henriquez furono fatti buciare vivi perché accusati di
“eresia” (18 febbraio 1583); Ludovico Moro fu fatto bruciare vivo perché accusati di “eresia” (10 luglio 1583); Camillo Limaccio, Giulio Carino e Leonardo di Andrea furono fatti strangolare perché accusati di “eresia” (23 luglio 1583) Lorenzo Perna fu fatto arrestare perché accusato di “eresia”
(16 giugni 1584) e fatto scomparire; la “Signora di Bellegard” fu fatta arrestare perché accusata di “eresia” (15 ottobre 1584) e fatta scomparire, Giacomo Paleologo fu fatto decapitare perché
accusato di “eresia” e bruciato dopo morto (22 marzo 1585), i fratelli Missori furono fatti decapitare per il semplice motivo di avere espresso il diritto di libertà di stampa e le loro teste
furono esposte al pubblico per esemplare ammonizione (22 marzo 1585); ecc. (si pensi che le spoglie di Gregorio XII, Papa assassino e cruento carnefice, sono onorate e riverite dai cattolici nella sua monumentale tomba in S. Pietro a Roma!).

Il Papa Sisto V (1585-1590), il quale non esitò a simulare di essere ammalato uscendo appoggiato al bastone prima di essere eletto ed, appena eletto Papa, gettò il bastone e mostrò la sua piena gagliardia ed il suo carattere autoritario e violento, iniziando a far lavorare senza sosta i boia
ed i torturatori, tanto da assistere gioiosamente alle crudeli esecuzioni facendosi portare da mangiare poiché, come diceva, “gli atti di giustizia mi fanno accrescere l’appetito” e dopo
un’atroce esecuzione ebbe persino a dire: “Dio sia benedetto per il grande appetito con cui ho mangiato”! Fra le sue numerose vittime si ricordano un povero spagnolo che involontariamente aveva causato la morte, difendendosi con un bastone, di una guardia svizzera che lo aveva ferito con
l’alabarda; Pietro Benato fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (25 aprile 1585); Giovanni Bellinelli, Antonio Nantrò, Gaspare Ravelli e Pomponio Rustici, fatti impiccare e bruciare
agonizzanti perché accusati di “eresia” (5 agosto 1587); Francis Kett nel gennaio del 1589 fu fatto
bruciare al rogo per aver dubitato che Cesù-Cristo fosse stato un “moralista”;Valerio Marliano fatto impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (16 febbraio 1590); Domenico Bravo fatto decapitare perché accusato di “eresia” (30 marzo 1590), Lorenzo Dell’Aglio fatto
impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (13 aprile 1590); ecc. Durante il suo pontificato si recò personalmente a vedere un crocifisso che sanguinava dalle ferite portando con se una scure con la quale ridusse a pezzi il crocifisso dicendo “come Cristo ti adoro, come legno ti
spaccò”
(cfr. Rendina C.: Op. cit. Roma, 1983); si scoprì, così, un sistema di spugnette imbevute di un liquido rosso simile a sangue! I frati, che escogitarono l’artificio per carpire cospicue offerte imbrogliando gli ingenui fedeli, furono severamente puniti.

Il Papa Gregorio XIV (1590-1591), talmente sprovveduto tanto da lasciarsi plagiare dal nipote Paolo Emilio che aveva nominato segretario di Stato, nel suo brevissimo pontificato dissipò completamente le enormi ricchezze accumulate dal predecessore Papa Sisto V (1585-1590) di cui
continuò la strage di numerosi innocenti in un solo anno di pontificato: tra le vittime si ricordano
Giovanni Angelo Fullo. Giovanni Carlo Di Luna, Decio Panella, Domenico Trailo, Antonio Costa, Giovanni Battista Grosso, ecc. fatti scomparire dalla Santa Inquisizione; Giovanni Battista
Corbinacci, Giovanni Antonio De Manno, Alexandro D’Arcangelo, Fulvio Luparino e Francsco De Alessandro fatti decapitare; Andrea Forzati, Flaminio Fabrizzi e Francesco Serafini fatti impiccare e bruciare agonizzanti; ecc.
 

 

120. andrea, Lunedì 26 Gennaio 2009 ore 09:52

Continuo a dimostrare la criminalità di tutti i papi della chiesa cattolica disegnando ora la personalità e le gesta di uno dei suoi più infami rappresentanti (Clemente VIII).

Qualcuno , quello più in malafede per giustificare l'immoralità di questi padri della chiesa, ha detto che sono tutte storie appartenenti al passato che l'uomo del passato aveva diverso grado di civiltà, coscienza, sensibilità, comunque e non è giusto decontestualizzarlo ... e dei quali crimini la chiesa ha già chiesto scusa (il che è falsissimo !) . A quel qualcuno faccio notare che gran parte di questi criminali sono assurti ai più alti gradi di Santità , una categoria illuminata per tutta l'Organizzazione che i papi odierni gli riconoscono tutt'ora , non degnandosi nemmeno di scomunicarli o ripudiarli ( e come potrebbero ? Dovrebbero cancellarne la stragrande maggioranza dagli annali ). Non solo , ancora oggi ne onorano scegliendoli tra i più criminali tra di loro come la storia recente ci testimonia . Ma che andremo ad esaminare più tardi arrivandoci per grado e non tralsciandone nessuno in precedenza perchè come Mao Dse dong disse : I reazionari sono tutti stupidi , sollevano grandi massi per farseli ricadere sui piedi ;))

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 Il Papa Clemente VIII (1592-1605) fece spietatamente condannare e torturare numerosi innocenti tra cui si ricordano i più noti. La giovinetta appena sedicenne Beatrice Cenci la quale, dopo aver invano cercato protezione presso detto Papa riguardo le continue violenze ed abusi sessuali che subiva da parte del padre incestuoso, fu ingiustamente accusata insieme al fratello Giacomo di avere fatto uccidere il violento depravato padre e, sotto atroce tortura, costretta a confessarsi colpevole. Nonostante fosse stata dimostrata, dall’avvocato Prospero Farinaccio, la sua estraneità all’uccisione del padre, fu condannata dal predetto Papa ad essere trascinata legata alla
coda di un cavallo e, quindi, decapitata in Piazza di Ponte S. Angelo l’11 settembre del 1599.
Contemporaneamente, dopo aver fatto uccidere anche la madre, dal boia fu fatto uccidere a colpi di mazza il fratello maggiore, mentre il fratellino più piccolo che aveva appena nove anni  fu impietosamente obbligato ad assistere all’uccisione di tutti i suoi congiunti! Naturalmente, tutti i
cospicui beni della famiglia Cenci, così eliminata, furono sequestrati dalla Chiesa ed, alcuni anni dopo, dal successivo pontefice Paolo V (1605-1621), appena insediatosi, furono sfacciatamente donati ai suoi familiari (cfr. Muratori L. A.: «Annali d’Italia dal principio dell’era volgare all’anno
1749», Modena, 1749)!
Clemente VIII (1592-1605) non esitò a promulgare la condanna a morte di Giordano Bruno (1548-1600) il quale, all’alba del 17 febbraio 1600, ammanettato e con una morsa nella bocca bloccante la lingua in modo che non potesse parlare, fu trasportato in Campo dei Fiori ed ivi denudato e, legato ad un palo, arso vivo alla presenza delle potenti autorità ecclesiastiche e
del popolo impotente!
Inoltre, Francesco Gambonelli fu fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (17 febbraio 1594); Marcantonio Valena ed altri furono fatti bruciare vivi perché
“luterani” (12 agosto 1594); Agostino Graziano e Menandro Prestini furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché accusati di “eresia” (15 gennaio 1596); Cesare Di Giuliano, Giovanni De Magistris e Damiano Di Francesco furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti perché accusati
di “eresia” (17 giugno 1597); Ottavio Scipione fu fatto decapitare e bruciare da morto perché accusato di “eresia” (20 giugno 1597); Giovanni Antonio da Verona fatto bruciare vivo perché accusato di “eresia” (16 settembre 1559); Cierrente Mancini e Galeazzo Porta fatti decapitare perché accusati di “eresia” (9 novembre 1599); quattro giovani donne ed un vecchietto furono fatti bruciare vivi perché accusati di “eresia” (16 febbraio 1600); Maurizio Rinaldi fatto bruciare vivo
perché accusato di “eresia” (23 febbraio 1600); Francesco Moreno fatto impiccare e bruciare agonizzante perché accusato di “eresia” (9 giugno 1600); Nunzio Servadio fatto impiccare perché “ebreo” (25 giugno 1600); Bartolomeo Coppino fatto bruciare vivo perché “luterano” (7 aprile
1601); Tommaso Caraffa e Onorio Costanzo fatti decapitare e bruciare da morti perché accusati di “eresia” (10 maggio 1601); il 29 novembre 1602 fu fatto ingiustamente condannare Tommaso Campanella alla “prigionia perpetua nelle carceri del Santo Uffizio in Roma” ed ivi fatto atrocemente torturare (*).

(*) Il filosofo Tommaso Campanella (1568-1639) durante i suoi vari processi fu più volte atrocemente torturato come
egli stesso diffusamente racconta: «…essendo stato fino adesso già chiuso in cinquanta carceri, e con durissimo
tormento esaminato. E l’ultimo durò quarantott’ore, legato con funi strettissime che sempre mi segavano l’ossa,
pendendo per le mani avvinte dietro, sopra un acutissimo legno, il quale nelle parti direttane mi divorò la sesta parte
della carne, e la terra bevve dieci libbre del mio sangue, e finalmente risanato dopo sei mesi […] mi posero, come
Geremia, in luogo bassissimo, ove non è né luce né aria, ma fetore ed umidità, e notte e freddo perpetuo…»
(cfr.
Campanella T.: «Atheismus triunphatus Seu reductio ad religionem per scientiarum veritates», Roma, 1636).

121. andrea, Lunedì 26 Gennaio 2009 ore 19:03

E mentre dall'altra parte i devoti fedeli litigano sulle ossa della carogna, io proseguo elencando i crimini di tutti i padri di santa romana chiesa . Ecco a voi Paolo V :

Il Papa Paolo V (1605-1621), «…prima di essere nominato papa fu un modello di virtù e di devozione, ma la tiara dovette dargli alla testa se le sue abitudini, i suoi gesti e persino il suo modo di parlare mutarono. Il suo fu un governo dispotico, intollerante contro chiunque deviasse dalla
linea apostolica romana. […].
Durante il suo pontificato fu condannato il sistema copernicano…»
(cfr. Alessandra D.: Op. cit., Milano, 1995). Delle numerose atroci esecuzioni effettuate sotto il pontificato del Papa Paolo V si ricordano quella di Giovanni Pietro di Tunisi, fra quelli fatti impiccare e bruciare agonizzanti nell’anno 1607 perché accusati di “eresia”; quelle di
Giuseppe Teodoro, Felice d’Ottavio, Fancesco Rossi, Antonio di Jacopo, Fortunato Aniello, Pietro Vincenti ed Umberto Marcantonio fatti impiccare e bruciare agonizzanti nell’anno 1609, per lo stesso motivo; quelle di Fulgenzio Manfredi, Battista Lucarelli ed Emilio di Valerio, fatti impiccare
e bruciare agonizzanti nell’anno 1610, sempre per lo stesso motivo; quella di Domenico Di Giovanni, fatto impiccare nel 1611, per il semplice motivo di essere passato dal cristianesimo
all’ebraismo, quella di Giovanni Milo perché “luterano” e quella di Giovanni Mancini che fu fatto impiccare e bruciare agonizzante il 22 ottobre 1611 per avere celebrato la messa da spretato; fra quelli fatti impiccare e bruciare agonizzanti nel 1616 perché accusati di “eresia” si ricordano Jacopo de Elia (22 gennaio 1616) e Francesco Maria Sagni (1 luglio 1616); fra quelli fatti bruciare vivi nell’anno 1617 si ricorda un negromante zoppo fatto bruciare vivo perché accusato di “stregoneria”; mentre, il 17 febbraio 1618 fu fatto bruciare al rogo, dopo avergli atrocemente fatta strappare la lingua e fatto strangolare, Lucilio Vanini per il semplice motivo di avere dubitato
dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima; inoltre, nell’anno 1620 nella solo Valtellina, furono fatti trucidare dai cattolici alcune migliaia di innocenti perché accusati di “eresia” (*); ecc.
Inoltre, da una “pasquinata” si apprende che tale papa, quando era cardinale, avrebbe avuto rapporti omosessuali attivi con il suo “intimo amico” Stefano Pignatelli (1578-1623): «…Dunque perché a stupore il Mondo prese, se nel collegio [in Vaticano] volse [volle] una Creatura [il Pignatelli], il cazzo ancor del Cardinal Borghese [divenuto Papa Paolo V]?...» (cfr. Dall’Orto G.: «Il trionfo di Sodoma», La fenice di Babilonia, 2, 37-69, 1997)

(*) Ecco un esempio dell'ipocrita perdono predicato dai preti a riguardo delle stragi in Valtellina , si pensi che il Papa Giovanni Paolo II (1978-2005), nonostante abbia sfacciatamente “chiesto perdono” per queste stragi disumane, ha disposto di tenere sotto controllo le tendenze religiose non cattoliche della popolazione della Valtellina tramite la cosiddetta “Missione Rezia”, affidata ai Frati Cappuccini della “Propaganda Fide”! 

Chissà che volti gli eventi della storia non possano continuare il lavoro non compiuto ;)))

122. andrea, Lunedì 26 Gennaio 2009 ore 19:10

E poi Urbano VIII l'infame prete che costrinse all'abiura Galileo Galilei .

Il Papa Urbano VIII (1623-1644), oltre a potenziare L’Inquisizione, fu «…Ambizioso guerrafondaio e satrapesco spadroneggiatore…» (cfr. Alessandra D.: Op. cit., Milano, 1995). Tra le numerose condanne eseguite sotto il suo pontificato si ricordano le seguenti: nel 1624 fu fatto
impiccare Ambrogio Ferrari perché accusato di “eresia”; nel 1633 fu fatto torturare e condannare a perpetua reclusione Galileo Galilei (1564-1642), il quale evitò di essere arso vivo perché abiurò la sua concezione, avendolo accusato di “eresia” per avere affermato la verità scientifica che la terra ruota intorno al sole; nel 1635 fu fatto decapitare Giacinto Centini “per avere offeso la sovranità
papale”; sempre nel 1635 fu fatto impiccare e bruciare agonizzante Diego Giavaloni perché accusato di “eresia”; nel 1640 fu fatto bruciare vivo Ferdinando Alvarez “per essersi convertito all’ebraismo”; nel 1642 fu fatto impiccare e bruciare vivo Angelo Policarpo “per avere celebrato la messa da spretato”; nel 1644 furono fatti impiccare e bruciare agonizzanti Ferrante Pallavicino, Camillo d’Angelo, Domenico Ludovico, Simone Cossio, Domenico da Sterigliano.

123. Alieno, Lunedì 26 Gennaio 2009 ore 19:52

yhawnn.....ops, scusa lo sbadiglio.. o toh, dormono tutti, incredibile, chissà cosa è successo..

Ah, già, c'è la Lectio Magistralis per inaugurare l'anno accademico 2009 di Andrea, già, me n'ero dimenticato... che giorno è? ...facciamo due calcoli, anzi, guardiamo su...

6 giorni.. SEI GIORNIIII??!!

E caspita, Andrea, sei ancora al 1642!!!!

Guarda, voglio dirlo al mondo: nel trascrivere testi su testi, la tua passione e determinazione nell'attività di AMANUENSE virtuale e telematico si dimostra senza dubbio  eccezionale e degna di nota.

Fai un fischio in giro per gli altri tag quando sei arrivato arrivato a qualcosa di più recente? In cui affrontare quella speculazione che vuoi nel parallelo confronto Chiesa Vs Comunismo... che so, dopo il 1900? Un po' prima? Vedi tu, ma fai un gesto caritatevole: DATTI UNA MOSSA! Sii prolisso come occorre, ma dopo: intanto arriva al periodo in cui quel confronto ha senso.

Ciao. ;-))

Alieno

 

^_^

Alieno

124. andrea, Lunedì 26 Gennaio 2009 ore 21:37

Stiamo pian piano entrando nell'era moderna attraverso la nostra disamina dell'endemica criminalità della chiesa cattolica , ma continuando a leggere di quelle abiezioni e di quella ferocia antiumana rileviamo che ancora non tendevano a scemare ed anzi incrementavano la loro disumanità via via che il progresso scientifico e la superiorità della Ragione umana nei confronti della loro Superstizione si andava affermando . Abbiamo letto di Galileo e di come fu costretto a rinnegare il vero , costringendo l'umanità ad umiliarsi nei confronti della superstizione predicata da questi delinquenti e proseguiamo dunque a leggere di come quelli continuavano ad opporsi al progresso umano .

Il Papa Innocenzo X (1644-1655), il quale «…fu succube della cognata, Olimpia Maidalchini, chiamata dai romani “Pampinaccia” per la sua scandalosa condotta, ed in un secondo tempo, della nipote Olimpia Aldobrandini (tra le due ci furono intrighi e dispetti, finché la cognata
rimase l’incontrastata “signora”)…» (cfr. Alessandra D.: Op. cit., Milano, 1995) ed oltre a perseguitare accanitamente i Barberini, parenti arricchiti del suo predecessore, fece eseguire
numerose atroci condanne, tanto che nel 1652 fece impiccare e bruciare agonizzanti Giuseppe Brugnello e Claudio Borgognone per la semplice accusa di avere falsificato alcune “lettere
apostoliche”!

Il Papa Alessandro VII (1655-1657) che, nonostante da Cardinale fosse stato uno dichiarato riprovatore del nepotismo papale, da papa divenne un strenuo nepotista , oltre che
riprovevole persecutore. A riguardo basta ricordare che sotto il suo pontificato nel 1655 furono fatti massacrare dai “Cattolici” ben 1.712 “valdesi” e che nel 1657, tra gli altri, fu fatto decapitare Giovanni Fello perché accusato di “eresia”.


Il Papa Innocenzo XI (1676-1689) nel 1680 fece condannare al rogo 20 ebrei; il 2 agosto 1685 fece decapitare Vincenzo Scatolari per avere esercitato la professione di giornalista senza l’autorizzazione della “Santa Madre Chiesa”; nel mese di maggio del 1686 per suo ordine diretto furono fatti massacrare dai “Cattolici” 2.000 “Valdesi”; nel 1687 fece uccidere dai “cattolici” 24 “protestanti”! Tale papa è stato spudoratamente santificato da Pio XII (1939-1958) nel 1956!

IL Papa Alessandro VIII (1689-1691) «…regnò solo 16 mesi ma gli furono sufficienti per fare arricchire scandalosamente i parenti […]. Appena eletto, infatti, li convocò a Roma,
affrettandosi ad investirli di uffici altamente remunerativi…»
(cfr. Rendina C.: Op. cit., Roma, 1983). Sotto il suo pontificato fu fatto morire in carcere Alessandro Martino, nel maggio 1690, a seguito di atroci torture.

Il Papa Innocenzo XII (1691-1700) incrementò notevolmente le nefande “missioni” in America, Asia ed Africa (*) e non impedì che la Chiesa Cattolica continuasse a mietere vittime
innocenti, tra le quali si ricordano i 37 ebrei fatti bruciare vivi nel 1691, oltre ad Antonio Bevilacqua e Carlo Maria Campana fatti atrocemente decapitare il 26 marzo 1695 perché seguaci
del “Quietismo di Molinos”.

Il Papa Clemente XI (1700-1721) non fu da meno dei suoi predecessori per le riprovevoli atrocità perpetrate durante il suo pontificato: basta ricordare i casi di Filippo Rivarola che, portato in barella al patibolo per le torture infertegli fu fatto decapitare in tali pietose condizioni il 4 agosto 1708, di Domenico Spallaccini fatto impiccare e bruciare agonizzante per il semplice motivo di avere bestemmiato allorché fu colpito con l’alabarda da una guardia papalina il 28 luglio 1711 e di Gaetano Volpini fatto decapitare il 3 febbraio 1720 per avere scritto una poesia contro il medesimo
Papa! ( Ma qualche idiota crociato ancora si meraviglia per le decapitazioni effettuate in Iraq!)

Il Papa Clemente XII (1730-1740) fu tutt’altro che clemente in quanto si dimostrò uno dei più cinici sostenitori dell’“arte della tortura”, tanto da ripristinare la cosiddetta “mazzolatura”
(atroce tortura consistente nella frantumazione di tutte le ossa a colpi di mazza). La maggior parte delle sue numerose vittime sono rimaste sconosciute poiché preferiva la tecnica di fare morire le vittime sotto tortura nelle carceri anziché nel patibolo in pubblica piazza. Tuttavia, si ricorda il caso
del filosofo e storico Pietro Giarinone che fu fatto morire sotto tortura il 24 marzo 1736 per il semplice motivo di “avere sostenuto la supremazia del re sulla curia ecclesiastica” ed il caso di Enrico Trivelli fatto decapitare per il semplice motivo di “avere scritto frasi di rivolta” contro il papa medesimo! Nel giugno del 1733 fu emesso un editto che obbligava gli ebrei a rimanere nel ghetto durante la notte, a non poter leggere il Talmud, a dover portare il segno di color giallo ben visibile.

Il Papa Clemente XIII (1758-1759) incentivò la persecuzione e la condanna a morte per gli iscritti alla massoneria, istituite dal suo predecessore. Tra i condannati a morte sotto il suo
pontificato si ricorda il caso di Giuseppe Morelli fatto impiccare il 22 agosto 1761 per il semplice motivo di avere “somministrato l’eucarestia da spretato” ed il caso di Carlo Sala fatto impiccare il 25 settembre 1765 perché accusato di “eresia”.

Il Papa Pio VI (1775-1799) intensificò aspramente la persecuzione contro gli ebrei costringendoli ad indossare “vestiti di colore giallo” affinché fossero riconosciuti e pubblicamente oltraggiati!

(*) Riguardo le tristi cronache delle prime “missioni” basta ricordare la seguente: «…Alcuni cristiani incontrarono
un’indiana, che teneva in braccio un bambino a cui dava il latte; e poiché il cane che li accompagnava aveva fame,
strapparono il bambino dalle braccia della madre e lo gettarono vivo in pasto al cane, che lo fece a pezzi sotto gli occhi della donna […], se i neonati si mettevano a piangere, li prendevano per le gambe e li sbattevano contro le rocce o li
gettavano fra gli sterpi perché finissero di morire
(cfr.Todorov T., Baudot G.: «Racconti atzechi della conquista», Ed. it., Einaudi, Torino, 1988)

Forse neppure i più crudeli dei nazisti arrivarono a tanto! Ma i cristiani di oggi si preoccupano degli embrioni lasciati morire in provetta e dei feti fatti morire con gli aborti!!!

125. andreaa, Martedì 27 Gennaio 2009 ore 18:26

Intanto nel mondo trionfava l'Illuminismo e la falsa religione cristiana sempre più tornava a rifugiarsi nelle pieghe della corteccia cerebrale da dove era scaturita . Nella sua ritirata incessante continuata fino ad oggi però non mancava di proseguire a fare strage di uomini , specialmente se ebrei , di razionalità e libertà di pensiero .

Il Papa Pio VII (1800-1829) promosse accanite persecuzioni contro i cospiratori politici, i giornalisti ed i progressisti che intendevano impedire l’immoralità dell’oscurantismo religioso
attraverso azioni rivoluzionarie. Tra le numerose vittime si ricordano i casi di Giorgio Silvestri fatto impiccare il 18 gennaio 1800 perché accusato di “cospirazione politica”, di Ottavio Cappello fatto impiccare il 29 gennaio 1800 perché “patriota rivoluzionario”, di Giovanni Battista Genovesi fatto
squartare vivo e fattagli esporre la testa al pubblico per ammonizione e bruciarne le parti squartate del corpo il 7 febbraio 1800; di Teodoro Cacciona fatto impiccare e squartare agonizzante il 9 febbraio 1801 per il semplice motivo di “avere rubato un abito ecclesiatico”; di Paolo Salvati fatto
impiccare e squartare agonizzante l’11 dicembre 1805 per il semplice motivo di “avere derubato un corriere del papa”; di Bernardo Fortuna fatto impiccare e squartare agonizzante il 22 aprile 1806 per il semplice motivo di “avere fatto un furto ai danni di un corriere francese”; di Tommaso Rotilesi fatto impiccare il 15 giugno 1809 per “avere ferito un ufficiale francese”, ecc. Nel 1814 fu fatto obbligo ai rabbini romani di continuare a vestirsi di nero durante il carnevale, indossando
calzoni corti, una mantellina ed una specie di cravatta, al fine di essere dileggiati e scherniti dalla folla di cristiani cattolici!
Nel contempo la Chiesa Cattolica continuava a diffondere opuscoli contro gli ebrei dove erano descritti come “la peste dell’umanità, un branco di sporchi usurari e ruffiani, i
quali meritavano la punizione divina a loro riservata”
,

Il Papa Leone XII (1823-1829) «…uomo intellettualmente limitato, malato, con una relazione con la moglie del capitano della guardia svizzera […], mise a morte diversi carbonari…»
(cfr. Alessandra D.: Op. cit., Milano, 1995) e perseguitò accanitamente gli ebrei tanto da proibire che venissero vaccinati contro il vaiolo durante un’epidemia perché secondo lui “andavano contro la legge di natura”(*)! Tra i numerosi ghigliottinati sotto il suo pontificato si ricordano i casi del
medico Leonida Montanari fatto decapitare il 23 novembre 1825 per “lesa maestà” avendo offeso pubblicamente il papa medesimo, di Angelo Targhino fatto decapitare il 23 novembre 1825 per “avere ferito una spia papalina” e di Luigi Zanoli il 13 maggio 1828 perché accusato di “avere ucciso una guardia papalina”. Si ricordano anche Giuseppe Franconi fatto uccidere tramite “mazzolatura” (atroce tortura consistente nella frantumazione di tutte le ossa a colpi di mazza) il 25
aprile 1826 perché accusato di “avere ucciso un prete per rapina”; Angelo Ortolani fatto impiccare il 13 maggio 1828 perché accusato di “avere ucciso una guardia papalina”; Gaetano Montanari fatto squartare vivo il 15 giugno 1828 perché accusato di tentato omicidio nei riguardi di un
“emissario papalino”; Gaetano Rambelli fatto impiccare il 15 giugno 1828 per avere ferito un “emissario papalino”.

Il Papa Gregorio XVI (1831-1846), «…Reazionario, chiuso ad ogni novità, persino alle scoperte scientifiche e mediche, nell’enciclica Mirari vos (1832) condannò la libertà di coscienza, di stampa e di pensiero […], aveva un’amante, la moglie del suo ex barbiere, che viene cantata dal Belli come “puttana santissima”…» (cfr. Alessandra D.: Op. cit., Milano, 1995), impose l’assoluto divieto di ogni libertà di azione e di pensiero che non fosse conforme ai dettami della “Santa Madre
Chiesa”, con gravi minacce costrinse gli ebrei a non esercitare alcuna attività al di fuori del “ghetto”. Fra i numerosi condannati sotto il suo pontificato si ricordano i casi di Giuseppe Balzani fatto decapitare il 14 maggio 1833 per avere offeso il papa medesimo, di Luigi Scopino fatto
decapitare il 21 luglio 1840 semplicemente per avere rubato “oggetti sacri”, di Pietro Rossi e Luigi Muzi fatti decapitare il 9 gennaio 1944 semplicemente perché avevano commesso dei piccoli furti,
di Giovanni Battista Rossi fatto decapitare il 3 agosto 1844 semplicemente perché aveva commesso un piccolo furto.

Oltre queste disumane condanne a morte, nei 15 anni del pontificato di Gregorio XVI  ne furono eseguite altre 110, mentre non fu affatto punito un prete stupratore!

I numerosi riprovevoli “gusti volgari” di Gregorio XVI sono stati dettagliatamente descritti da
Aurelio Bianchi-Giovini (pseudonimo di Angelo Bianchi) (1860) (cfr. Bianchi-Giovini A.: «Il papa e la sua corte. Ricordi inediti d’un carabiniere al servizio di sua santità», Napoli, 1860).

126. ICE, Martedì 27 Gennaio 2009 ore 19:34

CENSORI BIGOTTI BUGIARDI MANGIATASSE COME AL SOLITO

Per chi di voi ha un account youtube, lascio un invito a firmare questo video/censimento:

IO SONO ATEO

http://www.youtube.com/watch?v=gp63OKYu9Lc

O SU FACEBOOK:

http://www.facebook.com/group.php?gid=56371644387

P.s. meglio andrea di wikipedia.

127. andrea, Martedì 27 Gennaio 2009 ore 21:08

Grazie ICE ;)

Ma un grazie va anche a don Padrini che permette la divulgazione della Verità . Per lui ( solo per lui e pochi altri ;) si potrà fare un emendamento alla giustizia umana che non mancherà di colpirli tutti se non si ravvederanno in tempo abbandonando ogni collusione e lasciando al loro misero ineluttabile destino i fascisti dell'attuale Regime .

C'è sempre da fare la distinzione infatti tra chi intende applicare alla lettera l'insegnamento di quell'Uomo che si presume esistito col nome di jesus e tutta quella masnada delinquenziale che si è arrogato il diritto di rappresentarlo di fronte all'umanità stravolgendone le tante idee valide ai soli bassi fini di lucro personale .

128. Alieno, Martedì 27 Gennaio 2009 ore 22:46

Ice: sono andato a vedere il video che hai indicato.

Musica pessima, ma poi ho capito che potevo fare a meno del sonoro ed il contenuto essendo solo nel testo scorrevole, già ho ritrovato un po' lo stato di grazia.. :-))

Ho letto tutto. Finito il quale, dovessi fare il riassunto-sintesi di ciò che ho appreso da quel messaggio è:

l'ateismo è un culto che deve imporsi sulla Chiesa-Vaticano, a danno della fede cristiana, della fede nel Dio cristiano perchè, si spiega, è "colpevole" anche colui che dicendosi anticlericale e però continua a riconoscere una spiritualità in un Dio e così legittima l'operare della Chiesa-Vaticano rallentando la diffusione dell'ateismo tra gli uomini. Immagino sia invito aperto ai tanti anticlericali che più o meno manifesti, sono anche tra i cattolici.

L'invito sembra infine all'abbraccio di un nuovo culto sostitutivo, quello dell'ateismo con già i suoi codici, i suoi dogmi del culto come certe considerazioni sulle possibilità-doveri dell'uomo in un intento migliorativo-salvifico.

L'ateismo come culto in cui, come si legge in fondo, si può dichiarare un mantra: io sono ateo, IO SONO ATEO e uno si aspetta di veder apparire quel che si avverte come definizione a conclusione di tutto il messaggio. Io sono dio. IO SONO DIO. Con l'invito per cui ognun possa scrivere-dire-professare il culto in cui IO SONO DIO.

Questo emerge anche da certi richiami ad Einstein, su cui ci sono ambiguità riguardo al suo rapporto con la spiritualità, alla concezione di un ordine esterno all'uomo, alle regole del tutto, fossero pure anche regole del caos che però, Einstein sembra escludere molte volte.

tant'è che sono in molti a definire Einstein non privo di spiritualità, non Ateo, ma abbracciante una visione panteistica.

Dunque sembra quasi una schizofrenica proposizione: ateismo, culto della divinità in cui ciascuno è Dio di se stesso e per cui opporsi al Dio cristiano (quasi a riconoscerne l'esistenza, si afferma che ci si ribella a quel Dio), panteismo, dogmi.

Oppure proposizione di ignoranza, confusione...

ma valeva la pena di leggerlo. Anche per comprendere l'altro elemento che lo assimila ad altri culti in quell'ateismo io son ateo, io son io, io son dio: il proselitismo!! :-))))

Vorebbe proporre qualcosa di innovativo, ma mi pare ci sia poco di nuovo e tanto ispirarsi alle religioni che condanna e vuole sostituire, ehehe.

Alieno

129. andrea, Mercoledì 28 Gennaio 2009 ore 10:23

Il teologo da mediashopping afferma : l'ateismo è un culto che deve imporsi sulla Chiesa-Vaticano,

E io mi diverto per l'ennesima volta a sconfessare le sue falsità e mstificazioni . Innanzitutto perchè il mondo della miscredenza è tanto multiforme che non può appartenere a nessuna Organizzazione di culto come invece possono i credenti in una unica superstizione che basano la loro appartenenza all'ubbidienza a dei dogmi imposti dalle loro autorità e che organizzandosi a delinquere possono continuare a rubare soldi alla collettività per ingrassare i loro predicatori . Infatti, così come non esiste una morale atea o agnostica, non esiste nemmeno una cultura atea o agnostica. Si può anzi dire che i non credenti sono gli unici veramente liberi di fare le proprie scelte: non devono risponderne a nessun ministro di culto, non devono confrontarle con la dottrina di una religione, sono assolutamente indifferenti alla minaccia di sanzioni ultraterrene. Per questo si può dire, senza tema di smentita, che l’eterogeneità di chi non crede non ha eguali: esistono probabilmente tanti “ateismi” e tanti “agnosticismi” quanti sono gli atei e gli agnostici.

Ciò che li unisce, infatti, è solo la non credenza nell' esistenza di dio (nel caso degli atei) o il convincimento che, non essendo possibile arrivare ad alcuna dimostrazione, sia meglio sospendere il giudizio. Entrambe le categorie vivono prescindendo dalla credenza in uno o più esseri sovrannaturali.

Proprio per questo motivo, quegli scettici dei senzadio devono “costruirsi” la propria visione etica, atea, agnostica o scettica che sia. E ciò, lungi dall’essere motivo di preoccupazione, è spesso la spinta a fare delle scelte e ad assumersi delle responsabilità, senza fuggire nel confortevole conformismo delle morali imposte. Un semplice confrontotra le imposizioni della morale cattolica e la libertà rivendicata dall’etica laica dimostra abbondantemente la plausibilità di questo assunto. Senza con ciò che venga meno la solidarietà verso chi è più sfortunato.

Non avendo una chiesa , un culto e un organizzazione a delinquere dietro è falso quindi affermare di un culto ateo , è mistificare affermare che l'ateismo voglia sostituirsi alla superstizione ed è sconsigliabile per alieno continuare a paragonare l'ateismo alla sua superstizione . Perchè se dovessi dargli retta e paragonare l'ateismo alla sua chiesa con un culto e degli adepti in cerca di proseliti , farebbe una figura ben più barbina di quella che sta facendo ora di fronte al paragone della criminalità dei padri del comunismo confrontata con la criminalità dei padri della sua chiesa .

130. andrea, Mercoledì 28 Gennaio 2009 ore 16:48

Siamo arrivati ora ad un punto importantissimo di tutta questa lunga e sanguinosa storia devo infatti introdurre ora un personaggio tra i più importanti del racconto:Gio Maria Ferretti di Senigallia (Pio IX, 1846-78) ovvero l’ultimo papa rex , e ciò mi crea un certo imbarazzo per la mole di documenti storici che dimostrano la sua criminalità non solo riguardo agli italiani e ai romani in particolare , che come avete letto sono stati da sempre le vittime preferite della chiesa cattolica , ma anche nei confronti dell’umanità intera . Ciò potrà inficiare la capacità di sintesi che ritengo un pregio e che ho voluto sempre usare per disegnare fino ad ora tutti i suoi predecessori . Avrei infatti potuto scrivere molto di più al riguardo di ognuno di essi , ma non l’ho fatto preferendo appunto la sintesi per rispetto del lettore e dando solo alcuni spunti come stimolo a documentarsi più approfonditamente in altre sedi .

Dunque su Pio IX si è giocata una feroce battaglia durata un secolo all’interno degli equilibri della stessa chiesa tra chi lo voleva santo , i più reazionari e orfani di quel potere temporale finalmente sottrattogli dagli italiani , e i “progressisti” che vergognandosene giustamente di fronte alla storia si opponevano ad un simile riconoscimento ad un personaggio passato alla storia con l’appellativo di “Papa Porco” . La contesa si è risolta nel 2000 allorquando un suo collega polacco cedendo ai primi l’ha beatificato . E questo fa luce sugli attuali equilibri esistenti in vaticano : i Reazionari con a capo Ratzinger e l’organizzazione dell’Opus Dei che dall’elezione di Giovanni Paolo II tiene sotto ricatto il vaticano a causa dell’appoggio economico offerto a suo tempo per salvare tutta l’organizzazione dal fallimento degli anni ottanta , l’hanno spuntata ed ora governano in vaticano .

 

Pio IX, 1846-78 in combutta con gli altri tirannelli peninsulari chiama la Santa Alleanza a impedire con la spada la nostra riunificazione. Era suo principale fine evitare la sciagura da lui più paventata: doverci restituire l’immane maltolto. Tra i tanti martiri: Carlo Pisacane e i suoi trecento fatti a pezzi dai borbonici e da una canea di bifolchi pungolati da preti e frati, Angelo Brunetti fucilato dagli Austriaci col figlioletto Lorenzo ( a riguardo di questo vile assassinio vorrei postare un breve documento video che lo testimonia da parte di un grandissimo Nino Manfredi ,se sarà possibile in seguito ), e (rara avis) il prete Ugo Bassi, messo al muro per aver tradito il massimo traditore della Patria.

Frattanto, il tracotante papista Tommaseo dispensa lodi iperboliche ai suoi simili e condanna tutti gli uomini d’ingegno d’ogni tempo, a cominciare da Eunapio, grande storico e filosofo neoplatonico del IV sec. d. C., reo di «accusare la nuova religione di crudeltà e di rapine commesse in suo nome. -Delitti secondo l’ipocrita clerico-pennaiolo più che leciti, perché altrimenti- l’uomo allora sarebbe perfetto, mentre la felicità suprema, che segue alla perfezione, non è concessa in questo stato di prova e di patimento». E ciò in armonia con la bassa asserzione chiesastica che «l’uomo è giusto per fede indipendentemente dalle opere» (Rm 2-38), volta a giustificare ogni atto malvagio compiuto a fin di bene, come incenerire fino all’ultima copia i libri scottanti, tra cui appunto la preziosissima Vita dei Cesari di Eunapio, che tra l’altro squadernava una serie impressionante di crimini perpetrati dai sacerdoti cristiani.

(continua )

131. andrea, Mercoledì 28 Gennaio 2009 ore 16:54

Pio IX con l’enciclica “Quanta cura” e con il “Sillabo degli Errori”, emessi contemporaneamente l’ 8 dicembre 1864, condannò in blocco tutte le dottrine anticattoliche

dal “panteismo” al “naturalismo”, al “razionalismo” ed al “modernismo” dal “socialismo”al “liberalismo” (cioè la “libertà di coscienza ed i conseguenti valori civili”),

riaffermando l’“origine divina di Chiesa e Stato” e ribadendo definitivamente l’impossibilità di una

riconciliazione del pontefice (da lui proclamato “infallibile”!) “…con il progresso, con il liberalismo, con la società moderna…”. Tale papa fu così criminale che non esitò ad armare eserciti, a firmare un numero esorbitante di condanne capitali _ tra le quali si ricordano quella di Romoli Salvatori, fatto decapitare il 10 settembre 1851 per avere consegnato ai carabinieri l’arciprete di Anagni, quella di Antonio Felici, fatto decapitare 24 gennaio 1854 per avere attentato

al Cardinale Antonelli, e quella dei due patrioti Monti e Tognetti fatti inesorabilmente decapitare il

24 novembre 1868 nonostante ( anche su questo proporrò un interessantissimo documento video ) l’insistente richiesta di grazia da parte del Re Vittorio Emanuele II; ed a riempire le carceri pontificie di tanti innocenti che, quando i patrioti dell’unificazione

d’Italia vi entrarono per liberare le centinaia di prigionieri che vi erano stati costretti a vivere incatenati per un tempo talmente protratto, li trovarono talmente malridotti tanto che molti di essi

avevano perso l’uso della vista e degli arti! Inoltre, nei bui ed umidi sotterranei furono trovati mucchi di scheletri e di cadaveri in decomposizione commisti a mucchi di tonache (di frati e di

suore), di vestiti civili (di uomini e di donne), di divise militari, ecc., di scarpe, di giocattoli vicino a scheletri di bambini incarcerati insieme ai genitori, ecc., né più né meno di quanto fu rinvenuto nei

lager nazisti! Tale papa, dichiarato antisemita, fece nuovamente rinchiudere gli ebrei nel “ghetto”ed impose ai commercianti ebrei a dovergli pagare il “pizzo”, proibì ai medici ebrei di esercitare la

professione, fece incarcerare un ebreo benestante per il semplice motivo di avere assunto comelavandaia una donna cristiana ed arrivò persino a fare rapire, per farli crescere nella “vera religione”, tre bambini ebrei (Edgardo Mortasa, Giuseppe Michele Coen e Graziosa Cavigli),

battezzati nascostamente dalla rispettive bambinaie cristiane! Si pensi ancora che questo pontefice è stato beatificato, nonostante il giudizio estremamente negativo sulla sua persona, espresso da Giuseppe Garibaldi _ in una lettera scritta l’8 dicembre 1869 in occasione del Concilio Vaticano che sancì l’“infallibilità del papa” e la “perpetua Verginità” di Myriam Bar-Yeôyakim (Maria Figlia di Gioacchino) “ante partum, in partu et post partum” _ come segue: «…nella contaminata vecchia capitale del mondo, si discuterà sulla verginità di Maria, che partorì un bel maschio sono ora 18 secoli (e ciò importa veramente molto alle affamate popolazioni); sulla eucaristia, cioè sul modo di far inghiottire il reggitore dei mondi, e depositarlo poi in un closet qualunque. Sacrilegio, che prova l’imbecillità degli uomini che […] così sfacciatamente si fa beffa di loro […] sull’infallibilità di quel metro cubo di letame che si chiama Pio IX…» (cfr. Ciampoli D.: «Giuseppe Garibaldi: scritti politici e militari. Ricordi e pensieri inediti, raccolti su autografi, stampe e manoscritti», Roma, 1907).

Delle sue eccelse qualità egli diede molte prove, come la distruzione della Repubblica Romana da lui insistentemente richiesta con la strage indiscriminata di cittadini d’ogni età e sesso sotto le cannonate francesi. I Triumviri avevano affidato a Cristina di Belgioioso l’organizzazione della sanità pubblica e dei convogli di ambulanze (primo caso nella storia). Poiché tutte le caritatevoli suore se l’erano squagliata allegramente, essa si appellò alle donne romane, accorse volontarie a migliaia, e ne selezionò 300, subito prodigatesi senza risparmio di tempo e di forze nella cura dei feriti. La stagione era calda ed esse operavano a maniche corte, scandalizzando Pio IX, casto Susanno di turno, che con la Noscitis et nobiscum le insulta volgarmente, piangendo sui «miseri infermi già presso a morire, […] costretti ad esalare lo spirito tra le lusinghe di sfacciata meretrice». All’abietto figuro la Belgioioso rispose con una nobilissima lettera che gli ricacciava in gola le sue insolenze. Tra l’altro diceva: «Non sosterrò che tra la moltitudine di donne che, durante il maggio e giugno del 1849, si dedicarono alla cura dei feriti non ve ne fosse neppure una di costumi reprensibili: Vostra Santità si degnerà sicuramente di considerare che non disponevo della Polizia Sacerdotale per indagare nei segreti delle loro famiglie, o meglio ancora dei loro cuori». Tuttavia, continuava, di una sola cosa si poteva essere certi, che esse «erano state per giorni e giorni al capezzale dei feriti; non si ritraevano davanti alle fatiche più estenuanti, né agli spettacoli o alle funzioni più ripugnanti, né dinnanzi al pericolo, dato che gli ospedali erano bersaglio [proprio per continuo criminale incitamento papale] delle bombe francesi». Durante i funerali di tanto santo (a detta di Woitjla) pontefice, la polizia e i bersaglieri riuscirono a stento a trattenere la folla indignata che, spintonato brutalmente l’ipocrita clero salmodiante, si era già impadronita della bara per gettarla nel Tevere dal ponte di Castel Sant’Angelo.

132. andrea, Mercoledì 28 Gennaio 2009 ore 17:06

Documenti video ( sistema infame permettendo ):

Il processo a Monti e Tognetti nell'immensa interpretazione di Nino Manfredi come Monsignor Colombo  in "Nel Nome del Papa Re" 1977 di L. Magni:

http://it.youtube.com/watch?v=hdQlrW62WpU&feature=related

Angelo Brunetti in arte Ciceruacchio fucilato insieme al figlio Lorenzo dagli austriaci per ordine di Pio IX ( ancora Manfredi ):

http://it.youtube.com/watch?v=EfTCCHbRivA

 

133. andrea, Mercoledì 28 Gennaio 2009 ore 17:28

Impressionanti i video è nevvero ?

Eh ... quanta storia è già stata dimenticata da questo popolo di imbecilli che siamo noi italiani .

Ai crimini del papa Porco ho dimenticato di aggiungere l'assassinio di Giuditta Tavani Arquati (1830-1867) e dei suoi parenti a amici . Figlia di un difensore della Repubblica Romana (1848)

La mattina del 25 ottobre 1867 una quarantina di patrioti, di cui 25 romani, si erano riuniti in  via della lungaretta 97, nel rione romano di Trastevere , nella sede del lanificio di Giulio Ajani. Il gruppo, che cospirava contro il governo di Pio IX, si era riunito per preparare delle cartucce e rifornire i fucili dell'arsenale.

Alla riunione partecipavano anche la Arquati, con il marito e uno dei tre figli della coppia, Antonio.

Verso le 12 e mezzo, una pattuglia di zuavi giunta da via del Moro e attaccò la sede del lanificio. I congiurati cercarono di resistere al fuoco. In poco tempo, però, le truppe pontificie ebbero la meglio e riuscirono a farsi strada all'interno dell'edificio. Alcuni congiurati riuscirono a fuggire, mentre altri furono catturati. Sotto il fuoco zuavo rimasero uccise 9 persone, tra cui Giuditta Tavani Arquati, incinta del quarto figlio, il marito e il loro giovane figlio. (Wikipedia)

 

134. pequenito, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 12:15

Il gruppo, che cospirava contro il governo di Pio IX...

...aveva in piano di mettere a ferro e fuoco la città di Roma e la Arquati era uno dei capi di questo congiura con tanti onorevoli e amorevoli intenti, questo però non lo scrivi nelle tue faziose sbrodolate vero? Dire che la morte dell'Arquati è opera di Pio IX e come dire che Giuliani lo ha ucciso Berlusconi, senza ricordare che stava lanciando un estintore, solo che l'Arquati stava per fare più danni di un semplice lancio di estintore:

La torre campanaria della Chiesa Ss. Rufina e Seconda porta ancora i segni dell'insurrezione garibaldina del 25 ottobre 1867: contro gli zuavi delle truppe pontificie, che si erano asserragliati sul campanile di questa chiesa, combatté un gruppo di insorti barricati nel  lanificio antistante al comando dell'eroina trasteverina Giuditta Tavani Arcuati, gli intrecci politici e ideologici del tempo rendono ancora discussa la sua figura.

La polizia fece irruzione nel lanificio Aiani, dove erano raccolte bombe, armi e una settantina di insorti.

 Gli insorti avevano deciso di aprir le carceri e liberare i malfattori, di dar l'assalto al palazzo della Pilotta e di uccidere il Ministro della guerra col suo stato maggiore e gli uffiziali radunati nel loro casino, e mettere a morte i Capi del Governo civile ovunque si trovassero. Si sarebbero anche consegnati ai sicarii il numero delle case di que' cittadini che dovevano essere uccisi. Erano risoluti di permettere il saccheggio universale con ogni violenza ed ignominia, di macellare sacerdoti e Cardinali, assalire il Vaticano e far prigioniero il Papa. Si sarebbero rinnovate le orribili scene del '93 in Francia.

Questo racconto risulta dai processi che vennero fatti, ma ci contentiamo della testimonianza del generale Alfonso La Marmora, il quale colla sua Lettera Politica agli elettori di Biella pubblicata nella Gazzetta di Firenze il 29 gennaio 1868, asseriva che le ore di questa sommossa, se fosse riuscita, avrebbero fatto inorridire il mondo civile. E a questo proposito dichiarava, come avesse deplorato e deplorasse vivamente i fatti che si erano compiti riguardo lo Stato Pontificio con grande detrimento del paese, cioè dell'Unità Nazionale; e nel caso di una rivoluzione in Roma soggiungeva: - “ Non è forse a temere di una lotta sanguinosa, che potrebbe terminare con qualche orrenda catastrofe e che è interesse di tutti e massime dell'Italia di evitare? ”

Queste preoccupazioni erano divise anche da taluni del partito liberale al Governo, i quali conoscevano i terribili segreti della congiura. Benchè si desiderasse un'insurrezione, non si voleva un eccidio. Fra gli stessi settarii ve n'erano alcuni inorriditi di ciò che doveva succedere, i quali sebbene nascostamente per l'audacia dei partiti estremi, volevano incolume Roma senza incorrere nelle loro vendette.

La cosa più urgente era impedire i lavori alle mine, una delle quali si preparava sotto il Collegio Romano posto nel centro della città. A Torino si seppe e si avvertì con dispacci in cifra; ma a Roma non si volle credere. Allora si fece pervenire al Card. Antonelli una lettera anonima che descriveva nettamente la cosa; e finalmente si ordinò una diligente visita e si trovò che i settarii avevano scavato un cunicolo che traversando il Corso doveva mettere nei sotterranei del Collegio Romano in mezzo al cortile.

La Polizia intanto e i magistrati e il Comando di piazza vigilavano, e dall'II al 21 ottobre, avute sicure indicazioni, sorprendevano e sequestravano in Roma e nelle vicinanze grossi depositi di armi, buon numero di bombe orsiniane, copioso fornimento di munizioni e di vettovaglie. E quasi tutti i giorni cadevano nelle loro mani masnadieri plebei e con essi taluno dei capi, con scritture e con carte topografiche nelle quali in colore eran segnate le mine, e con somme cospicue di danaro. In via Crescenzi la gendarmeria fu a un pelo di avviluppare in una sola retata tutta la congrega principale de' caporioni, sicchè i congiurati furono costretti a tramutarsi di giorno in giorno in nuovi ricoveri.

Garibaldi, non impedito dalla simulata vigilanza delle navi italiane, il 15 ottobre lasciava Caprera, e il 20 appariva in Firenze ove era accolto con feste. Alla notizia di questo ritorno si capì da tutti esser pronta una nuova spedizione negli Stati Pontifici e che le assicurazioni in contrario non erano veraci. Per questo la Francia si commosse talmente, che Napoleone, troncati gli indugi, comandò l'imbarco di due divisioni destinate alla difesa di Roma. Rattazzi, benchè avesse dato le dimissioni di Ministro, volendo prevenire l'arrivo dei Francesi e imbarazzare l'Imperatore con un fatto compiuto, mandò ordine al deputato Cucchi di insorgere ad ogni costo e subito; e promise a Garibaldi che dove riuscisse a trarre sessanta fucilate sopra Roma, l'esercito regio avrebbe francata la frontiera in suo aiuto.

Il Cucchi affrettava, come meglio potè, gli ultimi preparativi e fra le varie disposizioni ordinava di apprestare le mine sotto le caserme Serristori e Cimarra, di avvisare i traditori in Castel S. Angelo di dar fuoco alla polveriera ad un segno convenuto; di voltar le chiavi dei condotti maestri del gaz affinchè la città rimanesse al buio, e, ad accrescere la confusione, di vestire da Zuavi un certo numero di Garibaldini.

Per una possibile ritirata e per prolungare la resistenza, aveva fatto assegno di convertire in ridotti di rivoltosi diverse regioni della città dalle vie tortuose, con intrigo di vicoli e di chiassuoli, fra dieci o dodici isolati che si prestavano ad essere ostruiti con barricate.

Il 19 ottobre il Ministro della guerra era avvisato che i moti rivoluzionarii stavano per scoppiare. Il 21 si venne a sapere di un carico d'armi depositato a Villa Matteini, e fu sequestrato poche ore prima che le carabine fossero distribuite ai congiurati; sull'alba del 22 si ebbe certissima conoscenza della sommossa che doveva aver luogo alla sera.

Il Gen. Kanzler aveva dato ordini per la difesa: non aveva che tremila uomini, ma faceva assegnamento sulla fedeltà del popolo romano e sulla rapidità delle sue mosse per impedire le barricate. Aveva ripartito gli alloggiamenti in tutta la superficie di Roma, in guisa che ai posti strategici stazionassero i manipoli più forti. In quel giorno tutte le truppe furono ritenute in quartiere pronte a marciare. Eziandio il Cucchi era pronto, ma per fortuna la mina sotto la Cimarra non potè essere preparata e un operaio arrestato palesò l'imminente rottura dei condotti del Gazometro.

Alle 7 di sera i congiurati collocavano due barili di polvere sotto la caserma Serristori. Dato il fuoco, con orribile fragore saltò in aria un angolo dell'edifizio rimanendo schiacciati sotto le rovine ventisette Zuavi; era questo il segnale della sommossa. Tosto sbucarono a centinaia i congiurati, ma ovunque si avanzassero incontrarono grosse pattuglie di difensori. Vi furono scontri in quasi tutte le regioni della città, con morti da ambe le parti. Un'orda di prezzolati assaliva il corpo di guardia in Campidoglio e un'altra s'impadroniva dì porta S. Paolo; ma due riparti di truppa, volati al soccorso, le ponevano in fuga. Il Cucchi con ansia febbrile aspettava che scoppiasse la polveriera di Castel Sant'Angelo, ma invano perchè i traditori erano stati in tempo assicurati alla giustizia. In meno dì un'ora l'insurrezione fu repressa. Vennero arrestati più di cento sediziosi, mentre tutta la città, indignata e atterrita, applaudiva alle truppe. Così Roma era rimasta incolume.

 I Garibaldini ovunque entravano, vuotavano le casse comunali e governative, imponevano contribuzioni, comandavano provviste di vettovaglie, saccheggiavano i conventi e le chiese con orrendi sacrilegi e commettevano altri atti di violenza. Spezzati gli stemmi papali e i busti di Pio IX, proclamavano il Governo provvisorio sotto la dittatura di Garibaldi (cfr. Alfonso La Marmora, Lettera Politica agli elettori di Biella pubblicata nella Gazzetta di Firenze il 29 gennaio 1868)

 


135. andrea, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 15:02

Pequenito . Ci hanno già provato i tuoi amici al tempo del fascismo a sciogliere l'antica associazione intitolata a questa grandissima patriota italiana . Nonostante i loro sforzi di obliterarne la memoria essa è risorta con il trionfo della Libertà nel nostro paese e rimane ancora viva nella memoria di tutti i devoti patrioti della Patria . I tuoi odierni sforzi di denigrarne ancora la figura sono patetici e inutili quanto la tua persona ;)))

136. Alieno, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 15:57

@Andrea: "Nonostante i loro sforzi di obliterarne la memoria essa è risorta con il trionfo della Libertà nel nostro paese e rimane ancora viva nella memoria di tutti i devoti patrioti della Patria "

Quanta retorica Andrea. E come ti presenti come perfetto "reazionario"... e perfino un tantino di "destra" in quel proporre un valore come "Patria", ehehe. Complimenti davvero. Non è che la schizofrenia incombe? Ti viene naturale oppure fai esperimenti in cantina tipo Dr. Jeckill e Mr. Hide?

:-))))

 

137. andrea, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 16:26

@ alieno

Evidentemente la MIA Patria non è, e non sarà MAI la tua ;)))

138. pequenito, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 16:42

Andrea non ci provare, non sono io che denigro, ho solo riportato le parole di
Alfonso La Marmora

ora non venirci a dire che è storicamente inattendibile perchè saresti ridicolo ;)

139. Alieno, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 16:53

@Andrea: la "tua" Patria non la "mia"?

Cioè? Ti metti pure a fare il relativista come certi cattolici, adesso? Ma insomma! Mi confondi! Retorica, reazionarismo, valori un tantinello di destra come il patriottismo ed ora pure del relativismo come fossi un banale cattolico adulto qualsiasi! :-))

Vedi di riprendere alla svelta il tuo copione e di ripassare la parte, altrimenti invio gli "spezzoni" fuori onda di questa deriva fuori programma a striscia la notizia, ehehe.

;-)

Alieno

 

140. andrea, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 17:14

@ pequenito

La testimonianza di un servo della Monarchia sabauda è nulla se si considera che il tizio in questione era solo un generale della monarchia sabauda , reazionario e criminale come testimoniano le sue azioni contro i rivoluzionari milanesi nei moti del 1848 , gli stessi moti che diedero origine alla Repubblica Romana nella quale il padre della Arquati ebbe un ruolo di rilievo. La sua criminalità è provata storicamente quando venne inviato a Genova per sedare un'altra ribellione contro i rivoluzionari comportandosi come testimonia il Secolo XIX :

"A mezzogiorno del 5 aprile ‘49 le batterie dei piemontesi cominciarono a sparare sulla città. Il bombardamento durò 36 ore, provocando incendi, crolli, devastazioni sui quartieri più poveri e una moltitudine di vittime e feriti. Poi entrarono in azione i bersaglieri e furono saccheggi, stupri e violenze d'ogni genere contro gli insorti ."

Dopo tale animalesca rappresaglia il suo inetto reuccio sabaudo gli inviò una lettera ( reperibile anche nel web ) nella quale si complimentava per l'azione infame insultando tutta la nazione :

Mio caro generale,

vi ho affidato l'affare di Genova perché siete un coraggioso. Non potevate fare di meglio e meritate ogni genere di complimenti.

Spero che la nostra infelice nazione aprirà finalmente gli occhi e vedrà l'abisso in cui si era gettata a testa bassa. Occorre molta fatica per trarla fuori ed è proprio suo malgrado che bisogna lavorare per il suo bene; che ella impari per una volta finalmente ad amare gli onesti che lavorano per la sua felicità e a odiare questa vile e infetta razza di canaglie di cui essa si fidava e nella quale, sacrificando ogni sentimento di fedeltà, ogni sentimento d'onore, essa poneva tutta la sua speranza. Dopo i nostri tristi avvenimenti, di cui avrete avuto i dettagli in seguito a un mio ordine, non so neppure io come sia riuscito in mezzo a tante difficoltà a trovarmi al punto in cui siamo.....

Dunque nessuna attendibilità per la testimonianza di una tale canaglia che invece di ringraziare l'eroico Garibaldi che aveva regalato Roma e l'Italia al suo reuccio lo insultava chiamandolo dittatore . 

 

 

 

 

141. andrea, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 17:27

@ alieno

Cioè ( Ma guadra un pò come mi tocca spiegargli anche una semplice frase dal significato così chiaro . Dai suoi interessi anche una rilevante imbecillità è palese ( guarda appassionato i programmini per idioti da mediashopping !) E poi qualcuno qui dentro , ben pochi a quanto ho letto,  invero , lo reputano pure un essere intelligente ;))) che nella MIA Patria non c'è e non ci dovrà mai essere spazio per i servi infami della teocrazia .

Tu servi a pecoroni gli interessi dei tuoi preti , io invece mi onoro di prestare servizio per la causa comune ;))))


142. Alieno, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 19:46

@Andrea: suscettibile e permaloso. Come ogni fanatico che si rispetti. E fin qui sei fedele al copione che ti sei scelto. :-)

Però, colui che guarderebbe "programmini" vuole dirti un paio di cosette:

1) Non ho la tua "borghesissima" puzzetta sotto il naso delicato e fino, sai quella "borghesia" con pretese intellettuali (pretese intendo, non reali possibilità-capacità eh?), un po' chic, un po' snob nel disprezzo altero di questa roba plebea come la tv, per l'amor del cielo non sia mai, i "programmini"., insomma, quella borghesia viziata che è anche più che semplice stato "borghese" viziatissimo, molto spesso, ma è ceto benestante, strabenedetto di benessere che però, pur frequentando circoli e salotti elitari si autoloda e sbroda nel vezzo di dirsi anche sensibile ed umile, ogni tanto, confessa magari di fare cose straordinarie come che so, fare la spesa o buttare la spazzatura, perchè son tanto buoni e de sinistra questi radical chic. Uno splendido campione ce lo offre la Carlà Brunì, paladina dell'ovvietà nell'intervista che ci delizia con profonde affermazioni tipo: "Je suis un po' meno di sinistrà da quando c'è Sarkò e esser di sinistra significà esserè sensibilì ai menò fortunatì di moi...". Come dire che invece se uno non è de sinistrà, i meno fortunati li prende a calci in faccia oppure se ne sbatte altamentè..

Oppure, risposte di una banalità disarmant tipò: "gli italianì son diversì dai francesì..." e naturalmente tutti possiamo fare nostra questa perlà di profonditè, scoprendo improvvisement che anche gli inglesì son diversì dagli italianì e i tedeschì son diversement dai portoghesì..  :-o Ma poi vogliam parler della piagà cultural del razzismò? Che conosce très bien, razzismò che lei non ha jamais, vistò che Sarkò è presidònt fransè mais ha originì ungheresì ed ha sposato perfin un italianà!!! Che provà tremend affronter le razzism in similì conditiòn... e poi lei conoscè il razzismò perchè è amicà della ex collegà, Naomi Campbell (tutti sanno che quella povera martire dai modi così gentilì mentre picchia a colpi di telefonò domestichè e dipedent è discriminata per il suo colorè della pellè..).

Ma tutta tal finesse, elegonse, de sinistrà perchè sensibilè profondemont, è ovvio, naturelmant, fa la differòns: ce la vedetè Madame Sarkozì, che guardà la tv italions? I programmì che nous avons? Striscià la notizià? Jamais. Come Andreà, figuratì se si confond con la plebè, che volgaritè, che programmin idiosì, che banalitè, quella italianitè da mediashoppìn.. Apprendiamò il gustò, la raffinatesse, la sensibilitè, l'elegonse da Carlà Brunì oppure dall'altro splendidò esomple, Andreà, che ici ci proponè continuamont la sua sensibilitè de sinistrà, la sua superieur finèsse culturèl, l'uso discretò della ragion e dell'education civil, malheureusement toujours..

2) Che debba dirtelo io è perfin comico. L'idea della Patria per un comunista è non solo da aborrire, è da combattere. L'idea nazionale, in origine anche: il progetto internazionale del comunismo deve unire tutti i lavoratori proletari ed imporre la loro dittatura salvifica. Internazionale, internazionale socialista: ti dicon nulla questa parole? La patria c'entra poco, anzi, è la forma in cui si sfrutta il popolo, quell'ideale, per un comunista autentico, ma comprendo che nel bignami offerto alla casa del popolo o tra i suoi volantini questa roba comincia ad essere un po' più complessa e gli slogans devono rimaner in mente e perciò esser più brevi. Dunque si canti l'internazionale se si vuole e però non domandarsi troppo, la fede è fede, pur rossa, anzi perchè rossa, ancor meno domande, ancora più fede perchè altra fede si deve sconfiggere.

3) Più di una volta ci hai deliziato con entusiastici e commoventi retoriche sui fasti e sulla gratitudine tua e che tutti dovremmo avere per soggetti come Stalin o concretizzazioni come l'Unione Soviet. Cioè, in parole spicce, dittatura "monocratica" o giù di lì. Mi spieghi perchè poi ti fa arrabbiare invece l'eventualità di una teocrazia? Così, tanto per capire se almeno una volta per lustro, fai quella robina noiosa, tipo il controllo delle proprie coerenze...

Sai, sono un plebeo, uno del volgo, gente comune ed ignorante e fatico ad individuare tutti questi vantaggi nel servire a pecoroni interessi di preti oppure mettersi a pecora per un dittatore, una dittatura, una monocrazia o un'oligarchia a cui magare piace tantissimo il rosso e le falci martellate o roba simile, ma tu capisci, io son plebeo, son ignorante, son così semplice e non capisco tutti questi vantaggi che dici con tanto impegno...

^_^

Va là, come compagno già saresti pessimo, di per sè, in quella scelta. Ma sei così pessimo che nemmeno un buon compagno sai essere: secondo me nemmen sai di cosa si parli. Sei invece un ultrà; la scelta di campo per far casino ed aver voglia di spaccar teste e palle al prossimo è casuale più o meno. Scegli il lato, la curva, i colori e poi sotto a divertirti così, dai che ci si diverte.

Mah!

Alieno

 

 

143. Alieno, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 20:39

Dimenticavo al punto uno sopra: naturelmònt, puntualmònt, questa raffinatèss de sinistrà, così sensibilònt pour les sfortunè, chi ha più bisognò, le vittìm della violònse, dello sfruttamons, dell'egoismò che tanta gent nel mondò, non essendò de sinistrà, che cattivòns, insistè nell'injustìss, nella disegualitè, rubòn ai poveròns, perfin col racism perseguitòn e poi cattivòn li uccidònt... puntualmont, casualmònt, son quellì che difendòn regolarmònt gli assassin, le brigatè rossè, quelli che ammazzòn ma per l'idealitè de justiss, non è peccatò, n'est reatò, in galera no, poveròns, son sol idealistì, des sognatòr, vannò difendòns contro i cattivòns; e se hanno ammazzatò, mais tantò tempò è passatò, poveròns, anche se comprendòns la tristesse dei parentòn delle vittimòns, in galerà nonnonnò, che banalitè, che cattivòns la galèr, che torturà tremènd, non è civiltè, n'est pas très elegòns la punitiòns: sono vittimè, della societè non de sinistrà, le monde est così cattivòn, est passaton un saccò di tempò.

Ovvio: la coerenza della sinistra è quella che è e non si può pretendere.

E' passato un sacco di temo, va contestualizzato, va storicizzato, va superato e cazzi dei parenti delle vittime se non gli scende giù che questi pure si arricchiscono con tutti gli onori. Ma è passato un sacco di tempo ed alors..

Poi magari uno, faccio per dire, sbircia un po' indietro tra i quotidiani (tutti) e ti vede un Priebke, un nazista che se va bene campa altri 5 anni per veneranda età raggiunta e però leggi che la justiss deve compiersi eccome, per non disonorare le vittime dell'ideologì criminàl. Che naturelmònt è solo criminòl quando non è robà di sinistrà. Dunque ammazzare per ideali di sinistra, dai, è passato un sacco di tempo. Tu li guardi questi soggetti criminali che hanno "orfanizzato" generazioni, che hanno gettato lutto e disperazione in bambini, ragazzi, che li hanno mutilati anche di una giustizia, ieri e pure oggi quando li vedi onorati ospiti, autorevoli ospiti, pagatissimi autori ed ospiti con tutti gli onori che si può: casa, lavoro, perfino relazioni sociali, chè li vogliamo dei terroristi rossi, emarginati?

Li vedi, talvolta nemmen pentiti (come Battisti che i suoi compagni ci raccontano sfuggito alla giustizia in Brasile grazie ai servizi segreti francesi!!! Che sarà mai..). Li vedi e dici: cazzo, ma questi non sono vecchi come Priebke, a lui comunque, per età, arriva 'a livella, come ci ricordava Totò, quest'altri no, quest'altri campano. E con loro però campa l'ingiustizia, il torto, il doppiopeso, l'arroganza dell'impunità, non del fatto che non siano morti, la sfacciataggine della pretesa, della giustizia che ha figli e figliastri, della ragione sacrificata all'altare della preferenza ideologica, ieri, come oggi.

Guardi Priebke che deve esser punito, è uno scandalo perfin che lavori o che esca a lavorare eh, un'inciviltà.

Guardi certi B.R. e visto che voglia di lavorare non ne hanno mai avuta, gli ha procurato cattedre e pulpiti e quando sudano, lo fanno con comodo a scriver libri o si indolenziscono mano e braccio per la mole di autografi di tanti a far la fila, gente sensibilònt e de sinistrà, come Carlà Brunì.

Alla quale, con elegòns, non ci resta che dire: ma và a dar via el ciàp, ma vai a cagare, te e la sinistrà, la sensibilitè, la justiss e le tue bischere apparizioni tv richieste da bischeri servili ed ossequosi da far nausante stomacare, qui dichiarando che hai doppia cittadinanza e che non vuoi rinunciare a quella italiana, chè ti dispiace dal viscido Fabio Fazio su telekabul, dimenticando Fazio di farti notare, quel servo o tu di ricordarci onestamente con elegòns e sensibilòns qualcosa che non sia banale (gli italiani son diversi dai francesi... scrivete, prendete appunti, ditelo al mondo!!!) come per esempio che recentemente, in un'altra intervista, al David letterman Show, programma notissimo e seguitissimo, dichiarasti "I'm just french, sono francese, non si può tenere la doppia nazionalità."

E senza contare l'altra volta in cui manifestasti vergogna di poter esser italiana e contenta d'esser invece francese (affermazione cui degna risposta la diede solo Cossiga!).

Insomma, le conclusioni:

1) la sinistrà è attenta alla tradizione. Sì, quella di sparare balle continuamente. Cortigianeria da una parte, dall'altra contrordine compagni, roba sempre vista e che sempre pare, si vedrà.

2) parrebbe che il programmino così plebeò da mediashopping come Striscia la Notizia, sia più autentico, credibile, utile di un programma su telekabul come quello di Faziò (e taccio degli altri che son peggio), il cortigiano fazioso.

Sì, perchè Fazio servile non fa notare nulla, lecca e sbava e non fa una domanda decente, perfin dovuta. E non che non si voglia occupare di politica: è lui che gli chiede se è di sinistra, cosa significa, com'è con Sarkò esser di sinistrà. E si capisce che altro tono avrebbe simile intervista di Fazio il cortigiano fazioso se ospite fosse uno che non è di sinistrà, si capisce che le domande sarebbero più serie.

Mentre è Striscia la Notizia, guarda un po' ad esser plebei, che smaschera Faziò e Brunì, ricordandoci del David Letterman Show e di quella dichiarazione.

Carla Bruni smascherata da StrisciaSulla doppia nazionalità italo-francese

Nella sua intervista a Fabio Fazio nelle vesti di signora Sarkozy, Carla Bruni ha dichiarato di avere la doppia cittadinanza, italiana e francese. ''Fino a sei mesi fa ero ancora completamente italiana, adesso sono italo francese, ho la doppia nazionalità. Per non averla avrei dovuto chiedere di rinunciare alla nazionalità italiana - ha spiegato la Bruni- ma mi faceva troppo dispiacere'' . La nuova inquilina dell'Eliseo, però, come ha smascherato Striscia la notizia, ha recentemente detto il contrario al David Letterman Show. "I'm just french (sono francese, non si può tenere la doppia nazionalità").

Oltre all'articolo, si può vedere anche il video, su, toh, mediashoppìn, mica da Faziò Telekabùl - alla pagina vvv.http://www.tgcom.mediaset.it/televisione/articoli/articolo439805.shtml

Vedi ad esse plebei...n'vedi a guardà programmini.. ce stà da imparà quarcosa... poi giri sul 3, c'è 'sto tempo che fà, per non parlà dell'artri e te viè voglia de dilli: 'a fabio, un te se po' sta a sentì, un te se po' vede, me stai a fà vergogna per te, ma sei proprio  trucido, n vile, te tirerebbe un sercio quando fai 'er servo che a forza de saliva, che a forza de leccà te stai a sbavà che me pari 'n sanbernardo 'ngrifato, te sei ridotto più fragico der lumacone all'anima de li mort-bip- tua e de tu ma-bip, ma vattene a morì amm-bip, te e le fregn-bip-cce che stai a tiracce per pijacce pe' cu-bip, ma scansate và, a lurid-bip, a 'nfamone, che figgura de mmer-bip pproprio.

Alieno

P.S.: noblesse oblige..

 

 

 

144. andrea, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 21:16

... ma sei proprio trucido, n vile, te tirerebbe un sercio quando fai 'er servo che a forza de saliva, che a forza de leccà te stai a sbavà che me pari 'n sanbernardo 'ngrifato, te sei ridotto più fragico der lumacone all'anima de li mortacci tua e de tu madre, ma vattene a morì ammazzato, te e le fregnacce che stai a tiracce per pijacce pe' culo, ma scansate và, a luridone, a 'nfamone, che figgura de mmerda pproprio.

Nun te la pija così ET ... Pijatela in der c-bip tu e Priebke ;))) . Noblesse oblige ;))

145. Alieno, Giovedì 29 Gennaio 2009 ore 22:37

@Andrea: 'mo un esaggerà! Pane ar pane e vino ar vino e senza che ce stai a mette l'acqua: io so io e Priebke 'nvedi come sta messo, nvedi come 'sta conciato st'infamone li mort-bip-cci sua ma 'a morte glie 'sta cor fiato sur collo, glie sta cor l'alito nell'orecchie e a meno che 'a signora co' la falce un s'allontani pe' facci n dispetto o si schifi dell'alito suo fetido di tanti morti ammazzati che se stanno a putrefà nella su coscienza de nazi trucido che mmanco tra le bbestie proprio sanno fà cose così bbrutte tra loro, glie tocca fa i conti sua co' quei morti ammazzati, che se va bbene, pecchì ce crede nell'aldilà, i morti ammazzati, quelli glie menano sempre ma talmente forte che pigliallo nel cu-bip glie sembra na grazia ricevuta e se po' rilassà n'attimo. Poi, aridaje, si ricomincia e lo rimenano pe' sempre. PE' SEMPRE!! L'hai voluto rbaffetto tuo ad ammazzà poveri cristi? Mo' vedi baffetto ndo sta e come stai messo e vediamo se te riquadra quel discorso della razza ariana, o 'nvedi se ti riquadra la svastica e ndove te la mettono  i compari tua all'inferno. Che anche se me facessi pena, a quer punto, un te po' salva nessunooo. Te tocca stà co' baffone, che pure lui n'è che sta messo bene colla falce, er martello, un ti dico dove gli batte er martello, ma mi viene da pensà per fa prima e pe' fa anco la rima, che quel martello, glie batte proprio sull'ucc-bip. Ed è pe' sempre, pe' sempreee!!!

 'nvedi come state messi, ahò che scena...

 robba da nun crede, ma me fate pure...

 pena.

146. andrea, Venerdì 30 Gennaio 2009 ore 09:52

E dopo i patetici tentativi di seppellire con degli inopportuni sproloqui la Memoria dei crimini della chiesa e la consueta raffica di insulti a me e alla nazione da parte dei servi della teocrazia e dei suoi figlioli fascisti ( come je rode a sti leccaculo ... e proprio nun se la mannano giù la Verità sui crimini dei loro padrini ;)))) Continuiamo nella lettura della storia che svela l'ipocrisia , la falsità e la criminalità dei santi padri di santa romana chiesa .

Dopo il Papa Porco costretto ad abbandonare i tesori rubati all'Italia nelle mani dei legittimi possessori, ecco che si affaccia all'ombra della croce , un altro Leone , il XIII della serie .

Vincenzo Gioacchino Pecci, di Carpineto Romano in arte Leone XIII (1878 1903) il quale ribadì con l’Imperscrutabili la sua ferma volontà di non mollare per nessuna ragione alcunché dell’adoratissimo potere materiale. Ma non riuscendo in alcun modo a spuntarla, come astuto espediente per nuovi acquisti, oltre a conservare l’immane refurtiva, «scelse la riconciliazione della Chiesa col mondo moderno, primo pontefice a dimostrarsi aperto alle istanze dei democratici. [Ma] nella sua prima enciclica dichiarò di esigere, non per orgoglio e sete di dominio, ma per riguardo al suo ufficio e ai vincoli religiosi del giuramento, al bene pubblico e alla salvezza dell’intera società umana, la restituzione del potere temporale».( Gelmi ) Lanciò le sue folgori contro la battaglia per la cultura (Culturkampf), contro la celebrazione del primo centenario della morte di Voltaire e contro «la provocatoria inaugurazione del monumento a Giordano Bruno» (ibidem). E mentre i più spietati industriali, amorevolmente coadiuvati dal clero, facevano sgobbare in fabbrica fino a sedici ore al giorno centinaia di migliaia di bambini di sei e sette anni, Leone pubblicava «l’enciclica contro il socialismo, volta all’elevazione sociale del popolo»! (ib.). Che con involontaria ironia l’enciclopedia Rizzoli-Larousse così commenta: «…avversario del socialismo (Quod apostolicis muneris), Leone si meritò il titolo di papa sociale e papa degli operai». Retriva e antiumana è pure la tanto magnificata Rerum novarum, auspicante la gran novità di… un ritorno al guelfo corporativismo medievale. Per il gesuita Gelmi è «il più grande Pontefice del XIX secolo», forse perché, nel 1893, partorì la luminosa idea di salassare l’Italietta immiserita e stremata dalle guerre d’Indipendenza con una torrentizia emissione di bigliettoni falsi, fatti stampare in doppia serie dalla pontificia Banca Romana. Ma secondo i preti se il truculento pontefice tirò tale mazzata ai nostri già macilenti avi, lo fece però solo … a gesuitico fin di bene, per accelerarne il decollo da questa triste valle di lacrime verso l’agognato regno dei cieli. La papal maxitruffa emerse clamorosamente in parlamento su denuncia del deputato socialista Napoleone Colaianni, garibaldino. Colto col sorcio morto in bocca, il Vaticano accusò il colpo, ma come sempre, grazie alle mene dei suoi leccapiedi politici, la passò liscia, e nessuno fu condannato. Il pomposo centenario della Banca Romana è stato preceduto da tante altre impunite pie buggerature a nostro danno, di cui le più note quelle (nell’ultimo mezzo secolo) dell’abilissimo truffatore mons. Cippico, illustre cittadino vaticano, del barbuto terziario francescano Giuffrè, eccellente imbambolatore di gonzi, dei frati bergamaschi insuperabili fabbricanti di moneta falsa, del da poco trapassato in gloria arcivescovo Marcinkus, tanto caro a Woitjla per i circa 2.000 miliardi di lire (in valuta del 1982) fregati ai fiduciosi azionisti del Banco Ambrosiano, filiale del vaticano IOR (Istituto Opere di Religione), e mai più restituiti, nemmeno in minima parte, ai derubati, e dell’esimio ridanciano cardinale di Napoli Giardino) implicato nel 1998 in camorristici grossi giri d’affari usurarî. Per far passare sotto silenzio i suoi sistematici colpi gobbi assestati all’Italia la sacra gang fa leva sulla complicità dei media, a costo di dover sborsare, pur sudando sangue dal dispiacere, qualche piccola mancia prelevata dai suoi inglobati mastodontici malloppi. Per trattenersi i fottuti detti 2.000 miliardi, si propiziò quotidiani d’ogni opinione passando, p. es., al liberale Corriere della Sera 20 miliardi ed alla comunista Unità 5 miliardi mascherati da crediti agevolati. Ovvero graziosi prestiti senza interessi quando l’inflazione annua toccava ufficialmente il 18 e il 20 per cento! Nel 1983, per distrarre l’attenzione pubblica, incolparono a botta calda l’amministratore della Banca Romana, la laica testa di paglia Tanlongo, che però non finì suicidato dalla cattolicissima mafia come poi finiranno tra il silente incameramento papale, Roberto Calvi, primo capro espiatorio della truffa targata IOR, impiccato da devoti picciotti siciliani sotto il ponte londinese dei Frati neri (frati domenicani, e non fratelli massoni, come tentano di far credere), e la sua vecchia segretaria, suicidata con un’elegante defenestrazione dal quarto piano della sede dell’Ambrosiano milanese. Per farci fessi la chiesa non ha mai avuto bisogno d’incoraggiamenti, soprattutto oggi, perché mai come ora può pienamente contare, a dispetto del progresso tecnico, sulla sempre più montante imbecillità popolare. Lo conferma su Civiltà cattolica anche il famoso don Vercesi, compiaciuto del fatto che la marcia trionfale del papato non si è arrestata nemmeno nell’Ottocento, perché quando lo spirito laico lo «attaccò nei suoi aspetti più diversi sul terreno politico, religioso, sociale, storico, filosofico, ecc., il risultato definitivo fu che al suo tramonto il cattolicesimo romano era più forte, più robusto che all’alba dello stesso secolo. Fatto che non può essere contestato dagli storici imparziali». Stanco di starsene in disparte, per poter meglio ripiantare i suoi sanguinolenti artigli sui beni italiani, nel 1901 con la Graves de communi re Leone XIII. riconosce il movimento dei laici democristiani, ma mettendo loro le briglie al collo affinché trottino alacremente nel solo ed unico interesse vaticano.

 

 

147. Alieno, Venerdì 30 Gennaio 2009 ore 14:31

@Andrea... insulti a te? Guarda che era una goliardata, un cazzeggio in cui l'insulto sarcastico e "pesante" era tutto per Fazio, Carlà Brunì, a te ti tiro in ballo con mano delicata, guanto di velluto evitando l'insulto ed ironizzando sullo splendido esempio che quotidianamente ci offri della tua civiltè, elegòns...

Eddai, unsepò nemmeno scherzà n'attimo. Secondo me hai letto male!

Alieno

148. andrea, Venerdì 30 Gennaio 2009 ore 15:53

... a te ti tiro in ballo con mano delicata, guanto di velluto evitando l'insulto ed ironizzando sullo splendido esempio che quotidianamente ci offri della tua civiltè, elegòns...

Se i tuoi beceri insulti erano rivolti ad altrui ed assenti , tra i quali un elegante signora, non ci fai ancora bella figura, caro pagliaccio mediashopping ;))

Quegli insulti infatti rivelano solo e tutto il tuo infimo carattere malato, servile e clownesco lontano anni luce da ogni civiltè e elegòns ;))

E con me invece fai bene ad usare guanti di velluto , perchè sai benissimo che io ti rispondo rigirandoti come un pedalino (calzino per i non avvezzi al romanesco ), quando voglio e come voglio ;)))

Ogni bene, cara ;))

P.S. A proposito, t'è piaciuta l'ultima puntata sui crimini dei tuoi padrini ? 

149. andrea, Venerdì 30 Gennaio 2009 ore 17:37

Intanto per tornare in tema a Genova tornano in circolazione gli ateobus !!

Avrebbero dovuto sfilare per la città dicendo che Dio non esiste, ma sono stati bloccati dalla concessionaria degli spazi pubblicitari che obbediente alla censura clerofascista li trovava lesivi delle convinzioni religiose. Oggi gli ateobus hanno ottenuto il semaforo verde per un nuovo slogan e si preparano a dare ai genovesi due notizie allegre: “La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. Quella ottima è che credono nella libertà di espressione”.

La Curia ancora in piena foga censoria questa volta non li reputa più offensivi ma solo "opinabili" , in quanto secondo loro non sarebbe certo il dato dei milioni di atei . Opinabile come i loro dati sui milioni di cattolici italiani che annualmente sfoderano i preti per affermare come la loro superstizione abbia diritti di supremazia nei confonti delle altre .

150. andrea, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 09:28

Per maggior completezza sulle origini dell'antisemitismo in seno alla chiesa cattolica e dei conseguenti applicatori fascisti :

Presentiamo un’antologia di scritti tratti da pubblicazioni ufficiali della Chiesa Cattolica, nei 50 anni che hanno preceduto le leggi razziali del regime fascista. Nessuno di questi scritti, ad oggi, è stato sconfessato da fonti ufficiali vaticane.

 

Il corpo principale degli articoli della Civiltà Cattolica del 1889 è stato addirittura ripubblicato dal regime negli anni 1937-38, per provare la consonanza delle leggi razziali in fieri con la dottrina cattolica.
Dopo la salita al potere del nazismo (1933) fonti cattoliche hanno teso a distinguere la posizione della Chiesa dalla dottrina razzista tedesca. In sostanza, la Chiesa, oltre a condannare “gli eccessi”, ossia le violenze fisiche contro gli ebrei, contestava il razzismo “biologico”, che investiva anche gli ebrei convertiti al cattolicesimo, e, più in generale, l’afflato di neopaganesimo connaturato con il nazismo. Non c’era, invece, sostanziale differenza di giudizio per quanto riguardava gli ebrei non convertiti.


Nel 1889, La Civiltà Cattolica, organo dei gesuiti, pubblica una serie di articoli violentemente antisemiti, successivamente raccolti in un volume. Per cominciare, ecco alcune definizioni di carattere antropologico, riferite a quella razza, che, per le sue immondizie, facea schifo sino ai romani de’ Cesari:
« …Il codice morale dei giudei li autorizza a tutte le infamie: allo spergiuro, all’usura, al furto a danno dei cristiani…
…Che poi questo fior di dottrina morale, abbracciante altre turpitudini, nelle quali ci asteniamo di lordare la penna, non sia predicata a’ sordi, lo sperimentano tutte le popolazioni che dalla compagnia di questa razza sono infestate…
…I delitti caratteristici dei giudei sono gli scrocchi, il falso, l’usura, la captazione, il fallimento doloso, il contrabbando, la falsa moneta, la concussione, la frode e l’inganno sotto ogni forma e con ogni specie di aggravanti.»

La ragione principale delle persecuzioni, inflitte nei secoli al popolo ebraico, sta quindi nella « sua cupidigia insaziabile di straricchire con l’usura, di prepotere con le perfidie e di dominare, tutto invadendo e tutto usurpando, quanto gli è possibile, negli Stati »
L’Italia tutta era «divenuta un regno di ebrei, che avevano saputo gab­bare la moltitudine dei grulli, spacciandosi pe’ più sfega­tati ” patrioti ” della penisola » E «il peggio è che, in grazia dell’eguaglianza civile, della quale il giudaismo è ora in possesso per quasi tutta Europa, la massima parte dei delitti che si commettono da’ giudei, per una via o per un’altra, passa impunita, se pure non ha il premio di nastri e croci da cavaliere, o di titoli baronali»
Il problema giudaico è quindi tutt’uno con quello dei diritti dell’uomo e delle libertà civili. Il tutto nasce dall’apertura dei ghetti:
  I « princìpi moderni », ossia i così detti « diritti dell’uomo », furono inventati da’ giudei, per fare che i popoli e i Governi si disarmassero nella difesa contro il giudaismo, e moltiplicassero a vantaggio di questo le armi nell’offesa. Acquistata la più assoluta libertà civile e la patria in tutto coi cristiani e coi nazionali, si aperse agli ebrei la diga che prima li conteneva, ed essi, qual torrente devastatore, in breve penetrarono dappertutto e scaltramente di ogni cosa si impossessarono: l’oro, il commercio, le borse, le cariche più elevate nell’amministrazione politica, nell’esercito e nella diplomazia, l’insegnamento pubblico, la stampa, tutto cadde in mano loro
E come dimenticare la diabolica Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, origine di ogni crimine?
«Dal 1° maggio 1789, giorno in cui si divinizzarono i «diritti dell’uomo», a puro pro de’ giudei, sino al 20 settembre 1870, in cui colle bombe si espugnò Roma e vi si fece prigioniero il Papato, le congiure, i tumulti, le ribellioni, gli assassinamenti, le stragi, le guerre, i fatti così detti « rivoluzionarii », sortirono sempre e da per tutto il medesimo esito, di accrescere l’opulenza agli ebrei e di deprimere e opprimere la civiltà cristiana.
(…)La « libertà » che si è preteso di collocare sul trono, in onta al vero Dio e al suo Cristo, è stata unica­mente in utile degli ebrei.(…) Da tanto spasimo di libertà, di eguaglianza e di fraternità è venuto fuori il dispotismo delle oligarchie tiranniche, a cui si riducono gli Stati ammodernati: e chi guardi dentro scorgerà che sono oligarchie di giudei, o di massoni, vili mancipii de’ giudei. »

La complicità dei protagonisti del Risorgimento era, naturalmente, manifesta: «Colla Sinagoga trescava il Mazzini, i frutti de’ cui amori al Campidoglio di Roma non sono ignoti. Colla Sinagoga il Garibaldi, colla Sinagoga il Cavour, colla Sinagoga il Farini, colla Sinagoga il Depretis »

Non solo il male, ma anche i rimedi erano indicati da La Civiltà Cattolica. Naturalmente, bisognava estirpare alle radici l’origine del male:
«Finché son tenuti in auge gl’insidiosi « diritti dell’uomo », promulgati nel 1789, e gli Statuti parlamentari, come oggi si praticano, non vi è umana speranza di liberazione cristiana dal giogo ebraico-massonico che spossa e perverte le popola­zioni. »
Oltre a questi rimedi “politici”, anche la confisca dei beni era assai ben vista: «Che la confisca sia giusta, chi può dubitarne? La maggior parte de’ tesori che i giudei posseggono, è roba di malo acquisto: colla frode, coll’usura, colle truffe l’hanno messa insieme; e se non si pone un termine allo scandaloso loro accumulamento, fra poche decine d’anni, quasi tutto il capitale mobile ed immobile de’ cristiani sarà preda loro».

E qui inizia un lungo cammino dialettico, che si protrarrà per 50 anni, sulla legislazione più opportuna da mettere in atto: in tutti i paesi cattolici, ma soprattutto in Italia La soluzione saggia, «conciliatrice de’ diritti dei popoli cristiani colla carità e giustizia dovuta agli ebrei » era quella di «tornare indietro e rifare la strada che si era sbagliata. Se non si rimettono gli ebrei al posto loro, con leggi umane e cristiane sì, ma di eccezione, che tolgan loro «l’uguaglianza civile»,a cui non hanno diritto, che anzi è perniciosa non meno ad essi che ai cristiani, non si farà nulla o si farà ben poco, dato che l’esperimento di molti secoli e quello che facciamo ora ha dimostrato e dimostra che la « parità dei diritti » coi cristiani, concessa loro negli Stati cristiani, ha per effetto l’oppressione dei cristiani per fatto loro, o i loro eccidii per parte dei cristiani; ne scende di conseguenza che il solo modo di accordare il soggiorno degli ebrei col diritto dei cristiani è quello di regolarlo con leggi sane, che al tempo stesso impediscano agli ebrei di offendere il bene dei cristiani, ed ai cristiani di offendere quello degli ebrei» Non si può immaginare un prologo migliore ai decreti del 1938: e infatti il fascismo ne fece, come vedremo, ampio uso.

Meglio di tutto, naturalmente, sarebbe la conversione dei giudei, che «farebbe riversare in vantaggio della Chiesa le immense ricchezze, che il giudaismo possiede e la sconfinata influenza ch’esso quasi da per tutto ora esercita. Ma, aggiunge la Civiltà Cattolica, si tratta di soluzione di troppo lenta attuazione: mentre, per le nazioni cattoliche, «gli ebrei mo­derni sono il flagello della giustizia di Dio; e (…) tutto il dolce del liberalismo finisce per attirarle fra le strette della vorace piovra del giudaismo. »

Nei primi decenni del secolo XX, La Civiltà Cattolica ritorna più volte sul tema, rivendicando la bontà e la preveggenza delle tesi precocemente svolte nel 1889. Per esempio, nel 1928:
«Resta il pericolo[giudaico] incalzante ogni giorno di più; ed è merito riconosciuto del nostro periodico - possiamo dirlo con sincerità - di averlo costantemente denunciato fin dalle origini e a mano a mano documentatone, con buone prove di ragioni e di fatti, la frequente e innegabile alleanza con la massoneria, la carboneria o altre sètte congreghe, camuffate in apparenza di patriottiche, ma in verità, fluttuanti, o intese di proposito al sovvertimento, quantunque mai confessato, della società contemporanea, religiosa e civile. »

Il fatto nuovo degli anni ’30 è l’avvento al potere in Germania del Partito Nazionalsocialista. Sull’antisemitismo nazista la Chiesa è costretta ad alcuni distinguo, sempre affidati alla Civiltà Cattolica (1934): nel commentare alcuni scritti nazisti, si concorda sull’«esistenza e la gravità del pericolo ebraico», tanto che «non neghiamo che anche costoro [i nazisti ndr] apparirebbero scusabili, e forse pure degni di encomio, se la loro posizione politica contenessero dentro i limiti di una tollerabile resistenza ai maneggi dei partiti e delle organizzazioni giudaiche». Ciò che non andava bene alla Civiltà Cattolica era il «neopaganesimo» degli scrittori nazisti e la loro «costante pertinacia a voler travolgere nelle stesse accuse mosse al giudaismo chi meno avrebbero dovuto: i Papi, i cattolici, anzi il cattolicismo in quanto tale» Insomma: se la prendessero i nazisti con gli ebrei, e lasciassero in pace i cattolici.

Ciò puntualizzato, l’organo dei gesuiti poteva tornare a ribadire i suoi vecchi stereotipi, avvicinandosi al contempo alla propaganda fascista in tema di “demoplutogiudaicocrazie” . Per esempio (1936): «I giudei sono ricchi, ma d’una ricchezza differente da quella degli altri uomini, la quale, anziché far loro temere il comunismo, ne fa loro sperare guadagno. Essi sono capi­talisti nel senso moderno della parola, cioè speculatori e traf­ficatori di denaro […]. Il loro prototipo è il banchiere. Tutta la sua proprietà reale si riduce, insomma, ad un cassetto e ad un portafoglio. In questo cassetto ed in questo portafo­glio il banchiere mette il denaro, che gli si porta senz’altra garanzia che la fiducia di cui gode, e ne cava il denaro, che gli si domanda e che egli presta, ma con garanzie del tutto solide e reali. A questo solo, gesto e alla relativa scrit­tura si riduce tutto il suo lavoro».

E il tema del comunismo (qui chiamato internazionalismo, « di crea­zione giudaica ») affiora sempre più spesso, a fare da puntello politico a una visione che era stata soprattutto religiosa: «Per conquistare il dominio del mondo, il giudaismo si serve delle due potenze più efficaci di dominazione del mondo: l’una materiale, l’oro, che è al presente il padrone suprema del mondo, e l’altra ideale, l’internazionalismo. Quanto all’oro, già lo ha in massima parte in mano. Gli resta da accaparrarsi l’internazionalismo».

Il quale internazionalismo va, d’altra parte, a braccetto col capitalismo giudaico: «Sia o non sia consapevole l’ordinamento del capitalismo giudaico prima dell’impoverimento dei non giudei e poi dell’asservimento del mondo, resta sempre il fatto, noto a tutti, dell’aspirazione dell’anima giudaica al messianismo temporalistico della dominazione del mondo, sia per mezzo dell’oro, sia per mezzo della rivoluzione mondiale comunista, comunque si voglia spiegare la connessione del capitalismo con lo spirito rivoluzionario nell’anima giudaica. E resta parimente chiaro ed evidente che questa mentalità giudaica è un pericolo permanente per il mondo, sino a quando rimane tale. »

Riconosciuta questa attitudine giudaica come incorreggibile, la Civiltà Cattolica, sempre nel 1937, concludeva che essa attitudine «si poteva soltanto tenerla a freno con il “ghetto”, cioè con restrizioni giuridiche e coercitive, senza persecuzioni, in modo adatto ai nostri tempi»

Vista la data in cui queste proposte venivano formulate, non riusciamo a immaginare un miglior puntello per le leggi razziali del 1938 .

Di Piero D'Olivo e Barbara Mella

151. Fabrizio, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 12:55

Un po' in ritardo, spassoso Alieno 142 :-D

Fortunatamente (?) noi non siamo da meno dei francesi: avevo letto ai tempi che come responsabile di non so quale dicastero relativo ad immigrazione et integrazione, la destra aveva proposto Afef Jnifen, la moglie del Tronchetto Provolera. Eh già, perché essendo tunisina, ha dovuto provare di persona la dura realtà dell'immigrato! L'interfaccia ideale verso i venditori di CD taroccati e i muratori in nero: tra una sfilata di moda e una crociera sullo yacht ci infiliamo pure l'impegno sociale. Ahimé...

152. Alieno, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 14:31

@Andrea: rivolti ad.. assenti? Magari lo fossero. Ed invece son fin troppo presenti. Io non vorrei nemmeno sapere chi è Fabio Fazio. Ancor di meno Carlà Bruni. Ancor di meno vorrei la presenza, magari fosse assenza, invece presenza forzata senza scampo di dover pure pagare telekabùl, Faziò e Brunì. Devo pagare la RadioTelevisioneItaliana e già l'obolo per quell'insopportabile faziosità pubblica sopra i limiti della decenza che nemmen rappresenta un pensiero-desiderio comune dei cittadini italiani, che nemmen propone democratica alternanza, ecco già quel balzello pagato forzatamente una volta sola nella vita e poi mettendoci pietra su sarebbe ingiustizia più sopportabile: a chiunque tocca di poter-dover fare una stronzata nella sua vita. Invece no: tocca ogni anno e se non bastasse, tocca per ogni apparecchio pagare per sapere chi sono Faziò e Brunì che nemmen dovremmo conoscere. Ed allora va buono, vediamo chi è 'sta Carlà Brunì che dovrebbe esser assente invece è presente per forza e non occupandosi di moda, modelle e modellismo, nè di pettegolezzo, ma di "cultura" e perfino "politica" e "sociale", è con questa roba che l'assenza che durerebbe per mia e sua reciproca soddisfazione diventa invece una presenza infelice e coatta. Ed allora guardiamo chi è Carlà Brunì un attimo, tanto ci si infila comunque. Ma giusto un attimo, starle dietro è una passione che non mi viene. Risulta una che appare tutto tranne che un candido angioletto ingenuo e fragile. Passare da un letto ad un altro è uno sport in cui molti si applicano come possono, ma lei eccelle. Se li sceglie ricchi o famosi, anche se poi è de sinistrà e ciò perchè è sensibilònt con i più sfighè. Tanto perchè a lei de sinistrà, riesce très facile commuoversi per la sofferòns altrui, noto una certa fredda caparbietà calcolatrice ben poco pietosa per sottrarre uomini altrui. O eccellendo passando (ripassandosi?) prima il padre e poi il figlio come fosse acqua fresca. Che noia, ma questa però ci fa pure la morale, la morale a noi italiani, lei così sensibilònt che ci lascia una simpatica dichiarazione in cui definisce Br, criminali che hanno compiuto atti orrendi ed efferati, vittime ed eroi. Che sensilitè, specialmònt per le vittime, anzi, per i familiari delle vittime di quegli "eroi". Ha la sensibilitè de sinistrà che noi italiòns non possiamo certo comprendere altrettanto bene. Carlà Brunì è quella che prima di diventare la prémiere dame francàise dichiarava: "Non mi piace il matrimonio, c'è qualcosa di bugiardo in questo impegno". Ed in effetti, aveva quel rigoroso impegno nella missione di dimostrare che aveva ragione... nel matrimonio altrui! E poi eccotela qui, sposata con Sarkò a farci la morale. Lei che, sinceramente, fatico a capire cosa mai potrà avere di morale. O di coerenza. Se non ai suoi peculiari interessi in cui è una spietata macchina da guerra per arrivare allo scopo preposto. Non capisco perchè mai si debba ospitare il parere con cortigianeria di chi della sua vita ha fatto l'ipocrisia incarnata, insomma, una con ben pochi scrupoli o rimorsi per otterenere i suoi scopi, realizzare le sue ambizioni che spesso, parrebbe, son veri e propri capricci, uno dei quali è appunto essere de sinistrà. Appartenenza che effettivamente merita a pieno titolo nella continuazione della tradizione di sparar balle, di avere una lettura della realtà allucinante (criminali son vittime ed eroi pure, eroi!) ed anche quella di sentirsi addosso, inevitabile in tutti che autenticamente si sentono de sinistrà, "moralmente superiori" e dunque a frantumarci i cosiddetti facendo regolarmente i moralizzatori di tutto e tutti.

Non è assente. Purtroppo, magari lo fosse. Mi pare che sia sua ambizione pienamente soddisfatta di essere presente, onnipresente. Quasi più del presidente parrebbe. Ma pure così, non mi pare che io debba farmi scrupolo per fare della satira, del sarcasmo su un personaggio che tutto fa per rimanere ben presente nella scena (mondiale) e che tutto mi pare che sensibilònt o très fragìl, nè candida nè tangibile a scrupoli particolari. L'è invece di molto furba e mi pare che non abbia problemi ad asfaltare la concorrenza per ottenere quel che vuole.

Dunque di chi stiamo parlando? Chi dovremmo difendere? Ma semmai la critica che dovresti farmi è quella di non difenderci noi che Carlà Brunì nemmeno dovremmo sapere chi è.

Noi però possiamo cazzeggiare e riderci sopra su quel gran pezzo dell'ubalda armata di calcolatore spietato molto ambizioso, compreso quando ci spiegà, lei de sinistrà, sensibilònt di conseguenza, parlando di razzismo, che Nicolà Sarkò ha sangue ungherese, greco e poverino, ha sposato un'italiana (addirittura!!). Ci ridiamo su e però poi fa meno ridere notare come si sia opportunamente dimenticata, a dimostrare del suo intendersi del razzismo che non ha jmais, di dirci che l'elenco sanguigno di Sarkò, proprio a doverne fare era Ungherese, Greco, ma anche ebreo che ha sposato, poverino, un'italiana. Quel "ebreo", toh, non c'è. Deve essere per via della sensibilitè e superioritè moràl, quella che ci moralizza spiegandoci chi sono le vittime e gli eroi, criminali spietati per noi plebei, ma lei è così sensibile ed intellettuale ed ecco che il suo esser superiore moralista, le fa omettere quel "ebreo" in Sarkò.

Fatico proprio a pensare che una Brunì debba esser difesa da "me", tantomeno da te, non siamo ridicoli per piacere...

Alieno

 

 

153. Alieno, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 14:49

@Andrea (148): "A proposito, t'è piaciuta l'ultima puntata sui crimini dei tuoi padrini ?"

Non mi credi, ma è noioso. Perchè quel processo alla Chiesa s'è visto e sentito tante volte, tante, tanto e di più di quel che scrivi. Roba vecchia. Parti svantaggiato ti dico perchè poi, quando s'arriva a parlar di quel che ha fatto il comunismo, ecco lì c'è sempre qualcosa di inedito e soprendente, compreso accorgersi che quelle cose, infine, gli eredi dei compagni, continuano a farli nel pianeta. Si scopre che non c'è stato alcun processo storico decente, si scopre improvvisamente la cappa di omertà e di ballismo in cui siamo tutt'ora sommersi. Parti svantaggiato, purtroppo, in quella scelta di campo di voler esser difensore dei compagnucci tuoi, sei un perdente, anche e soprattutto quando i tuoi compagnucci, tristemente per il genere umano oppresso, continuano a vincere sotto i nostri occhi indifferenti o incapaci.

Alieno 

154. andrea, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 17:10

Dunque di chi stiamo parlando?

Se non lo sai te ;)))) 

Tu continui a parlarmi di questa Carla Bruni, ( che, apprendo da te, sarebbe la moglie di un neogollista francese , tuo parente quindi ;) insultandola e offendendola. Non so cosa mai ti può aver fatto e non mi interessa, ma è certo che continui a non farci una bella figura ;))

Io invece denuncio i crimini della chiesa cattolica , che posso capirti , hai sentito tante volte ma non ancora ben compreso se continui a paragonarmeli agli immensi meriti del comunismo ;))))  Crimini che in tanti ancora non conoscono a fondo perchè nascosti e travisati e falsificati dalla propaganda cattolica .

Vuoi sapere perchè continuo a farlo ?

Perchè ... "Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via . la solo divulgazione di per sè non è forse sufficente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".

Joseph Pulitzer, Fondatore Premio Pulitzer

N

 

 

 

 

 

 

155. Alieno, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 20:13

Non mi ha fatto un granchè Carlà Brunì. Ed onestamente dovrei dire che per certi versi è un peccato che a me Carlà Brunì non abbia mai fatto niente niente, visto che si dà tanto da fare e fà parrebbe... e però, come ho detto, è un problema largamente indivisa quell'ingiustizia, ma siam plebei e ho il sospetto che non abbia fatto nulla nemmeno a te! :-))

E' proprio un.. gran paio d'occhi, come si dice, davvero begli occhi in effetti.. detto ciò: ma non si capiva che era un cazzeggio alla vernacolo toscano? Curiosi questi comunisti: ironia e satira alla grande, basta non toccarli di striscio, al massimo se la fan da soli, con delicatezza, molto simpaticamente ma nvedi se t'azzardi a farne e di sinistra non sei che si levano scudi, cervelli e il sense of humor sparisce d'incanto. Si ride del Papa che dovrebbe finire all'inferno con due diavoli frocioni a tormentarlo, ma vedi che poi, se tocchi uno di sinistra torna la serietà improvvisa.

Io non paragono affatto la Chiesa al Comunismo. Perchè è un paragone improponibile. Guardo la Chiesa oggi e toh, un vedo tutta 'sta cea di morti e torturati dalla Chiesa, anzi, anzi, quando non son a dar una mano per aiutar qualche sfigato, son loro, se va bene, che finiscono morti o torturati, anche per mano dei nipotini di Marx.

Guardo il mappamondo e non vedo azioni violente a popoli comandate dal Papa, che nemmen mi pare sia particolarmente propenso a che la violenza sia diffusa. Invece vedo ancora tante ingiustizie e violenze dove il "rosso" ereditato da Marx sanguina ancora parecchio in quell'ideologia bestiale e disumana. E se non sanguina, sanguinano i diritti elementari dell'uomo. Si parla di oggi e purtroppo di domani: Cina, Corea, Cuba..

Hai idea di quanti campi di concentramento-tortura esistano nonostante il nazismo sia stato sconfitto? Si chiamano laogai: hai una minima idea di quanti siano?

Hai qualche notizia decente sui diritti umani in Corea del Nord?

Ti risulta che a Cuba, quella monarchia ereditaria comunista che tanti osannano fieramente, ci sia un popolo libero?

Ti risultano uguali oppressioni ed ingiustizie gravi, violazioni umane di varia natura all'interno del Vaticano? Fai conto, uno che se ne vuole, semplicemente, andare, credi abbia la stessa difficoltà da ambo le parti? Ti risulta che il Papa ingabbi chi fa dissenso? Vedi tu Andrè, libero di parlare di meriti e far propaganda. E' solo che non regge, lo capisci? Non regge, è inutile che ti racconti una realtà che non è la realtà, esci da quel film horror fantasy una buona volta e guarda cosette semplici semplici, come una fottuta realtà in cui, disgraziatamente tocca nascere in un regime comunista, tanto più comunista è, tanto meno libertà hai, insomma, più sei "sotto" comunismo, più sei sfigato perchè oltretutto, è questa la vera sfiga, c'è gente che ti vorrebbe pure  popolo fortunato, tra tanti meriti.

Ma come si fa..

Alieno

156. andrea, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 21:01

Io non paragono affatto la Chiesa al Comunismo. Perchè è un paragone improponibile.

E invece ci hai provato e sei stato castigato ;))

Ora ti smentisci vigliaccamente, e facendo marcia indietro confessi il paragone improponibile tra i crimini con i quali la chiesa cattolica ha infestato il mondo con i meriti del comunismo. Meriti che in Italia specialmente abbiamo tutti apprezzato ( a parte te e i tuoi amici della casa del fascio, chiaramente  ;) e qui torno ancora a ricordarti i Comunisti Padri Fondatori della nostra Costituzione ( che sei comunque costretto a rispettare se vuoi far parte del MIO paese ) che dopo averci liberato dai maiali neri hanno privato di ogni dignità politica i tuoi sodali fascisti .

Non solo ora smentisci quella pretesa, ma facendo sfoggio della malafede che tanto ti contraddistingue, hai osato di più, sei salito sul pulpito lordo di sangue della tua chiesetta e impugnata la croce, simbolo riconosciuto di sterminio, criminalità e ingiustizia, hai ardito accusare il comunismo degli stessi crimini ai quali i tuoi padrini sono avvezzi da millenni .

Disgraziatamente da povero sfigato quale sei, hai incontrato uno come me che ti ha ricacciato in gola tutti gli insulti. Doppiamente sfigato poi perchè sei nato e cresciuto nel MIO paese dove vige quella costituzione che ti ho ricordato, e che finchè sarà in vigore a te e ai tuoi amici non sarà mai permesso rialzare la testa. Costretti quindi come cani ai margini della vita sociale non vi resta che vomitare bile e insulti e maledizioni come tu del resto qui ci dimostri perfettamente ;))) 

Dunque ora silenziati, ammutolisci e impara la storia e l'educazione ;)) Smetti di imbrattare questo thread con i tuoi insulti al mondo civile, non continuare a comportarti da fascista quale sei, non ti far riconoscere pure qui,  perchè altri vogliono leggere quello che io scrivo senza dovere scansare le tue merdine disseminate quà e là a creare disturbo .

Ciao caro , ogni ben diddio ;))

157. Alieno, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 21:55

Oh, sono impressionato della reprimenda, Andrè. Eeeeh, proprio vero ciò che scrivi, dalla prima all'ultima parola, son proprio in difficoltà, si vede eh? Si vede tanto eh? Manco ci dormo all'idea stanotte, come minimo.

E poi non sono io che insulto.

Sei tu che dici d'esser comunista.

Io non vorrei mai che ti insultassi così, mi fa una tristezza Andrè...

E poi piantala con tutta questa possessività che scrivi: il "mio" Paese, la "mia Patria".... non te l'hanno detto i compagnucci tua che l'aggettivo possessivo di per sè è già un nemico del popolo e la grammatica uno sporco pretesto dei clerico-fascio-imperialisti?

E vai tranquillo questa Domenica in Chiesa, vedrai che non ti stermina nessuno, fidati, prova. :-)

T'avesse affà un po' di bene benedetto figliolo. Capace che dopo du volte che ci vai senza che nessuno ti stermina poi, ti garba pure ritornarci. O' vai tranquillo nini, li trovi tutti boncitti lì dentro le chiesette, n'avè paura che un ci son mica i miti di Rizzo, tutt'al più un ti ca'a nessuno ma di male non ce n'hai punto. Mentre tu avessi d'andà dove ci so' ancora i comunisti a farla da padrone, avè paura è meglio che buscanne, dammi retta o nini, un ci andà proprio, un fà i bischero suvvia, fai a modino..

:-))

Alieno

:-))

158. andrea, Sabato 31 Gennaio 2009 ore 23:14

Uahahahahahahahahahha

E sei fortunato che stasera non sono uscito per farmi due risate con un leccaculo della casa del fascio.

Ci sono persone indecenti anche vestite, che dovrebbero avere la foglia di fico in faccia. Quando penso alla storia dell’evoluzione della razza mi sono sempre domandato come può essere che in pochi milioni danni da un organismo monocellulare come l’ameba, a forza di selezioni successive, si siano generati il ragno e l’elefante, … il prete o questo deficiente fascista che sta sempre appiccicato ai miei commenti ... Come può essere?

 

 

 

159. alieno, Domenica 1 Febbraio 2009 ore 14:02

@Andrea: vedi, vedi, ci sono domande alle quali, con il tuo ateismo-materialismo non puoi rispondere, in effetti..

:-)))

Evidentemente non basta usare microscopio e svisceramenti-osservazioni cellulari per rispondere alle grandi domande della vita. E mi auguro che quella che poni, non sia tra le "grandi" domande..

Ma forse, anche per domande così assurde, dovresti cominciare a guardare altrove per aver risposte.

Ed hai fatto benissimo a restare se hai potuto farti  due risate che fanno sempre bene. Risate che mi auguro tu possa avere comunque anche fuori e che mi auguro, non abbia l'oneroso compito di poterti regalare solo io.

Nel qual caso dovrei decidere se richiedere assunzione regolare con regolare posizione contributiva pensionistica oppure richiederti saldo della ricevuta fiscale per prestazione di servizio, oltretutto socialmente utile già nel sopportarti, ma meritorio perchè ti metto allegria.

:-))

Alieno

160. andrea, Domenica 1 Febbraio 2009 ore 16:40

E dunque continuiamo a leggere la storia che ci racconta della chiesa cattolica , madre certificata e dimostrata dell'antisemitismo, che dopo la perdita del potere temporale messa all'angolo rosicava da ratto e vomitava insulti e ordiva macchinazioni contro il neo stato liberale italiano . Tra la più infami di queste macchinazioni, è notevole il parto del fascismo , avvenuto subito dopo però una guerra mondiale tramata , ordita e tanto desiderata dai preti fedeli alleati degli imperi centrali per riprendersi il trono sottrattogli , ma purtroppo per loro ancora rovinosamente persa .

Giuseppe Sarto di Riese, Treviso. Pio X (1903-1914), eletto col sostegno dell’Austria (braccio secolare del Vaticano), «affabile, semplice, cordiale» (Fabbretti) «si distinse per la sua squisita bontà. Notevoli erano le sue virtù morali, che praticò ai limiti dell’eroismo. […] Di innovazioni non voleva sentire parlare: dai suoi sacerdoti esigeva obbedienza assoluta: diffidava istintivamente delle correnti progressiste. Elesse vescovi preferibilmente antiliberali. Il grande Papa dell’antimodernismo, con l’enciclica Editae saepe» [esaltò] s. Carlo Borromeo ( un prete criminale dedito a persecuzioni ed esecuzioni sommarie ), [e] con la Gravissimo officii munere biasimò le associazioni culturali proposte dallo stato, raccomandò la comunione quotidiana, impose il giuramento antimodernista, [appoggiò] i cattolici integralisti che non rifuggivano da spionaggio, delazioni e metodi segreti [di cui la più nota vittima sarà il prof. Ernesto Buonaiuti ]. Pio non soltanto era a conoscenza di questa polizia segreta, ma la approvava». Parole, incredibile visu, stilate dallo stesso padre Gelmi ( il gesuita già menzionato ), che però subito dopo, pentitissimo di tanta audacia, a scanso di papal ira funesta velocemente rincula tornando a sviolinare l’appena sputtanato pontefice, in Vaticano affettuosamente chiamato «baronessa Michelina»(Gramsci). E lo difende con la speciosa motivazione ch’egli «credeva poter giustificare il Sodalitium Planum con la situazione drammatica in cui a suo avviso si trovava la Chiesa». Pio sospese a divinis e scomunicò Romolo Murri, l’unico prete insorto contro lo sfruttamento dell’infanzia nelle fabbriche, e scagliò l’anatema contro Giacomo Grosso, professore all’Accademia Albertina di Torino, per una sua tela di «diabolico nudo femminile». Finita la festa, dopo la Rivoluzione, delle donne bruciate vive sulle piazze, si contentò di farle scomparire il più possibile visivamente imponendo la moda medievale di ricoprirle dal mento alla punta dei piedi. Mise inoltre all’Indice il capolavoro di Antonio Fogazzaro, Piccolo mondo antico, dove una ricca megera fa patir la fame all’unica nipotina per largheggiare in generosi donativi ai preti. Quando era patriarca di Venezia il Sarto irruppe, non invitato ospite, nella casa del morente Giacinto Gallina (commediografo dialettale, a cui la città dedica un istituto scolastico), per poter poi vantarsi d’aver convertito in punto di morte un ostinato miscredente. Ma se ne dovette tornare stringendo in pugno, invece della ritrattazione, un colorito rifiuto. Per il clero e i servi media italiani egli era un amante della pace. Non così per gli storici , dopo la scoperta dei suoi insistenti intrighi e maneggî per aumentare la tensione internazionale e provocare la prima guerra mondiale(*). Il papato ha sempre apertamente mirato a disgregare l’Italia, a costo dei conflitti più disastrosi, per sempre più accrescere la superficie dello Stato pontificio, e quindi, dopo l’Unità nazionale, per restaurarlo vanificando tutti i sacrificî del nostro glorioso Risorgimento. Ma col trascorrere del tempo il naturale rinsaldarsi dell’unità della Nazioner lavorava a suo danno. Restava al Gran Prete solo l’ultima speranza: una guerra generale che rimescolasse in modo radicale le carte, guerra ovviamente vinta dai potentissimi Imperi centrali che gli consentisse, come pattuito compenso al despota, di risalire trionfalmente sul trono dell’abominevole potere temporale.

Fonti e info dalla Papeide di Clizio .

(*) Qui va fatta menzione del responsabile dell'attentato origine di quella guerra , il gesuita Joseph Lingam, un malfamato impostore di Sarajevo, che  organizzata e fatta eseguir nel 1914 per incarico papale l’uccisione dell’erede al trono d’Austria e della moglie, diffonde un libercolo in cui ne addossa vilmente la colpa, senza addurne la benché minima prova, alla odiata massoneria. In tribunale i sei congiurati, scelti tra i serbi per poi deviar i sospetti accusando l’irredentismo slavo, tra cui il giovane Princip esecutore materiale dell’assassinio, separatamente interrogati indicano tutti nel gesuita (frattanto elegantemente eclissatosi) la mente direttiva della banda. Accesa la miccia, il pontefice si aspetta un’immediata ritorsione dell’Impero Austro-Ungarico, braccio secolare della chiesa, con un deciso attacco alla Serbia (protetta dalla Russia). Per un mese però Vienna tergiversa, ben consapevole che, in caso di sconfitta, perirebbe anche la monarchia asburgica. Ma che rischiava il papa, dopo averla utilizzata per i suoi loschi fini, dalla rovina della sua prona ancella? Assolutamente nulla, al riparo com’egli era del suo trito bla-bla pacifista, mentre la vittoria degli Imperi Centrali avrebbe espanso il cancro papista nelle vaste pianure dell’est ortodosso e riesumato, in premio dello spionaggio clericale e propaganda contro la piamente destestata Italia, il criminale Stato della Chiesa nel quadro della prevista frantumazione della Penisola. Ovvio dunque che i  tentennamenti di Franz Joseph innervosissero il Vaticano, e quando dietro sempre più incalzanti catto insistenze il dado della guerra fu tratto, a Vienna il nunzio apostolico esternò il suo giubilo esprimendo apertis verbis la massima soddisfazione della Santa Sede, «... da tanto tempo in attesa di questa notizia». In effetti i papi sono sì «nemici d’ogni guerra», ma sempre favorevoli ad ogni conflitto (battezzato «guerra giusta») che in qualsiasi modo incrementi i loro affari.

 

161. andrea, Martedì 3 Febbraio 2009 ore 12:36

Altro papa , altro criminale razzista, antisemita e antitaliano :

Il Papa Benedetto XV (1914-1922) il 23 marzo 1918 «…si congratula pubblicamente con monsignor Jovin […] autore di La judéo-maçonnerie et la révolution sociale e di La judéomaçonnerie et la domination du monde, i cui titoli lasciano chiaramente intendere il loro contenuto
diffamatorio antisemita. L’anno successivo anche il Segretario di Stato del Vaticano, Cardinal Gasparri, invia le sue pubbliche congratulazioni al prelato razzista…» (cfr. Magazzini P.: «La
Chiesa che offende», Roma, 1993)
. Appare evidente come anche quest’ennesimo pontefice abbia contribuito a rinforzare il nefando condizionamento, costantemente operato dalla Chiesa Cattolica, che inesorabilmente condurrà, senza alcuna possibilità di riflessione critica, al raggiungimento del
tumultuoso sterminio di massa degli ebrei attuato dal nazi-fascismo!

Si proclamò anch’egli, con accompagnamento del solito enorme strepito pubblicitario, grande pacifista. In realtà, era ben incamminato sulle orme dei suoi predecessori guerrafondai, sempre accanitamente impegnati a farci massacrare, per trarne materiale guadagno, dagli stranieri. E quando la strapotente macchina bellica germanica sfondò con immani distruzioni e crescenti carneficine il fronte occidentale, si guardò bene dal gridare all“inutile strage”. Al contrario, ne gioì fino al midollo, vedendo solo nel micidiale rullo compressore teutonico il provvidenziale intervento di dio, a castigo dei nostri orribili peccati, nella storia. Ma quando la ruota della fortuna cominciò a invertire i suoi giri in senso funesto per il suo amato Kaiser, egli s’industriò con indefesso zelo a tentar di stroncare il morale del nostro esercito per costringerlo alla resa. In vista degli agognati trenta denari, sabotò con freddo cinismo, soprattutto nella fase finale, la nostra ultima guerra d’indipendenza. Ma per quanto cercasse  con melate parole e a collo torto di celare le sue macchinazioni, l’acclamato predicatore di pace di turno mostrò presto agli occhi del mondo, con chiarezza solare, la sua vera essenza di papa sanguinario, teso solo a rimestare nel torbido per tradire vigliaccamente la Patria. Approfittando infine del rovescio di Caporetto (dopo il quale fu giustamente inquisito Della Torre, capo dell’Azione Cattolica, per la sua abietta propaganda disfattista contro l’Italia) Benedetto affondò più sadicamente la lama bianco-gialla in schiena ai nostri combattenti, convertendosi di botto al da sempre dal clero deprecatissimo umanitarismo, tuttora bollato dal pacifista Sant’Uffizio come «una delle peggiori eresie». Dopo aver già tentato, per bassa vendetta della questione romana, d’impedire agli Stati Uniti di soccorrerci nel momento di nostro maggior bisogno, Benedetto gridò all’inutile strage proprio mentre i nostri fanti, resistendo eroicamente sul Piave, ribaltavano la situazione e riducevano al collasso l’attaccante. La nostra vittoria cadde come un fulmine a ciel sereno sul Vaticano riducendolo nel più grande sgomento. Crollavano tutti i suoi criminali sogni autocratici e si scioglievano come neve al sole le sue sordide trame, che coinvolgevano anche molti paesi neutrali, come la Spagna, dove «la stampa cattolica e carlista era guadagnata alla causa degli Imperi centrali. Il direttore di El Debate [foglio controllato dai gesuiti], sig. Herrera, era allora ostilissimo all’Italia. I seguaci di Vasques de Mella giuravan nel nome di Guglielmo II, che consideravano come il Costantino novello che avrebbe abbracciato il cattolicesimo a guerra terminata. […] Io sono dell’avviso di padre Gemelli [fondatore dell’Università cattolica] che gli italiani in genere e i cattolici in specie hanno torto di non mantenere stretti contatti con la Spagna […] per l’accordo nella difesa della civiltà cattolica»( Don Vercesi in " Vita e Pensiero "1932)  Ciò spiega perché l'ipocrita Benedetto, che in vista di materiale compensi sputava sulla propria terra bramando solo il trionfo dei nostri nemici, era a buonissim diritto chiamato da tutti gli uomini assennati Maledetto XV.

Significativo ora il nome preso dal nuovo pontefice ex-nazista che si richiama direttamente come successore di quel Maledetto antitaliano amante della Austria prenazista .

162. andrea, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 11:45

Ed ecco invece un vero papa nazista :

Il Papa Pio XI (1922-1939) in una conferenza tenuta presso l’Università Cattolica di Milano nil 13 febbraio 1929 elogiò notevolmente il fascismo e Benito Mussolini tanto che, tra l’altro, disse di lui: “…ci voleva un uomo come quello che la provvidenza ci ha fatto incontrare…” ! ( Cfr. Castelli G.: «Il Vaticano nei tentacoli del fascismo», Roma, 1946.) (D’altra parte, le ostentate manifestazioni filofasciste di Pio XI hanno suscitato all'epoca persino la produzione di un’infinità di vignette satiriche) . Pio XI offre i suoi servigî a Mussolini e s’impegna a consolidargli la dittatura in cambio di un concordato (*) finanziariamente molto oneroso per la misera Italia del '29, che inoltre umilia e intacca la sovranità nazionale, offende i martiri del Risorgimento e rilancia alla grande il clero, sempre bramoso di rivincita e di vendetta. Vendette e rivincite preludio del funesto evento del successivo riappropriarsi del potere sulla penisola dallo stesso duce riconosciuto esiziale in una tardiva sconsolata confidenza al genero Ciano: «Il papato è il cancro che divora la nostra vita nazionale»( Diario, 15-05-1940). Le frequenti manifestazioni di simpatia da parte del Papa Pio XI nei confronti del fascismo e di Mussolini spinsero i “moderati” milanesi ad intervenire presso tale pontefice affinché assicurasse il suo appoggio per il colpo di stato fascista che così poté essere facilmente realizzato (Cfr. Gramsci A.: «Le Vatican», Corréspondence Internazionale, IV, 179, 523, 1924.). Assestatoci il colpo letale, il papa brianzolo otteneva il titolo di sovrano assoluto, l’extraterritorialità del Vaticano e della tenuta di Castel Gandolfo, l’obbligo dei nostri governanti d’infliggere la punizione massima (allora vigeva la pena di morte) a chi attentasse alla sua vita, nonché specialissimi riguardi in favore di preti e frati imputati di delitti, il raddoppio della congrua assegnata al clero (con l’aggiunta della somma, esorbitante per l’Italia di allora, di 1750 miliardi di lire) e l’imposizione dell'insegnamento papista in tutte le scuole statali. Tuttavia il papa, non appena incassato l’enorme malloppo, mostrò di non essere affatto ancor sazio (preti e polli mai satolli!). Si mise subito a frignare, a mugolare, a snocciolare lamentele, a pretendere molto di più: «Se si computasse, capitalizzando, tutto quello di cui fu spogliata la Chiesa in Italia arrivando fino al patrimonio di S. Pietro, che massa immane opprimente, che somma strabocchevole si avrebbe!». E di rimando, tra il comune mutismo fascista, il deputato liberale Morello, purtroppo esautorato di fatto dal nuovo regime: «…quanto al computo di debiti e crediti, se l’Italia dovesse capitalizzare tutt’i danni che il papato le ha arrecato nei secoli, con le sue chiamate degli stranieri, con le guerre, le taglie, le devastazioni di ogni genere, vi sarebbe consulta di ragionieri capace di farne il calcolo?»

Nle 1931 il papa, stizzito per la forzata mezzadria col fascismo, tenta di metterglisi un gradino più su con l’enciclica Non abbiamo bisogno, ma poi, considerati i troppo grossi vantaggî della losca combutta, invita i docenti universitari a giurare fedeltà al Duce( L'Osservatore romano. 4 dicembre). Solo tredici si rifiutano e si dimettono. «Pio XI perdette così una bellissima occasione, se non di farsi onore parlando, almeno di non disonorarsi tacendo»( Salvemini ). Nel 1938 il segretario del partito Starace commemora con un umorismo di dubbia lega, alla Camera, l’editore Angelo Formiggini uccisosi per protesta contro la persecuzione antiebraica: «Si è suicidato un ebreo, proprio come un ebreo, perché per risparmiare le spese di un colpo di pistola si è buttato da una torre». Il più fascista dei ministri si dimostrava ottimo alunno del famoso fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, padre Agostino Gemelli, che in consimile occasione aveva scritto su Vita e Pensiero: «Un ebreo, un professore di scuola media, gran filosofo, grande socialista, Felice Momigliano, è morto suicida: giornalisti senza spina dorsale hanno scritto necrologi piagnucolosi. Qualcuno ha accennato che era il rettore dell’Università mazziniana. Qualcun altro ha ricordato che era un positivista in ritardo. Ma se insieme col positivismo, il socialismo, il libero pensiero e con il Momigliano morissero tutti i giudei che continuano l’opera dei giudei che hanno crocifisso nostro Signore, non è vero che al mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione anche più completa se, prima di morire, pentiti, chiedessero l’acqua del battesimo». Parole sante, parole degne di profonda meditazione da parte degli ingenui credenti nella favola della chiesa protettrice degli Ebrei.

Nel 1933, tramite il Cardinale Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII), stipulò un’alleanza col governo nazista ed indusse il Centro Cattolico tedesco a votare i pieni poteri al Führer, nel 1935 diede tutto il suo appoggio all’aggressione fascista contro l’Abissinia e nel 1936 ai falangisti di Franco contro il legittimo governo spagnolo (Cfr. Rossi E.: «Pagine anticlericali», Roma, 1966).

Pio XI poi dimentico della sua bassa estrazione sociale, nel 1937 con la Divini redemtoris fulmina la scomunica al comunismo, senza riuscire con ciò a guadagnarsi la tanto bramata stima di Hitler, il quale, benché cattolico e anch’egli firmatario di un concordato (molto meno pesante però di quello rifilato noi), sul Der Angriff non si perita d’appioppargli l’epiteto di avventuriero politico. Per darsi grand’arie di nobile, l’ex pezzente brianzolo deposita sull’arruffata testa di suo fratello una corona comitale con tanto di motto araldico; e celebra, in Vaticano, il matrimonio della nipote con uno sfarzo da far impallidire i più opulenti sultani d’Oriente. Predilige i perfidi e saccenti gesuiti, di cui tracotantemente fa santo e dottore della Chiesa universale il card. Bellarmino, spietato torturatore di Galileo e redattore degli otto motivi per il rogo di Bruno.

Papa Pio XI non mosse mai alcuna critica al carattere totalitario sia del regime fascista che di quello nazista, né al riprovevole inquadramento militare dei giovani fin dalla prima infanzia! Egli non disse mai una parola di solidarietà verso le migliaia di ebrei (Cfr. Spinosa A.: «Le persecuzioni razziali in Italia», Il Ponte, 8, 1079, 1952) che, senza alcuna colpa, erano ingiustamente perseguitati e banditi dalle attività pubbliche! Anche per il Papa Pio XI, come per Hitler e per Mussolini, nonché per i gesuiti della “Civiltà Cattolica”, gli ebrei costituivano un gravissimo pericolo per l’umanità!!(Cfr. Rossi E.: «Il manganello e l’aspersorio», Milano, 1958. )

(*) Nel 1947 il Parlamento, impaurito dalla minaccia papale di una guerra di religione, vara il nefando art. 7 della Costituzione che convalida il concordato clericofascista. «Votano NO in 149: socialisti, repubblicani, azionisti, democrazia del lavoro e il deputato cristiano-sociale. Votano SI in 350 : democristiani, comunisti, qualunquisti e tutti gli altri» ( Privitera). I liberali, salvo Croce che vota NO, ambiguamente si astengono. Per aver anch’essi svenduto l’Italia ai suoi mortali nemici, i comunisti ricevono velocemente la ricompensa vaticana: scomunica e brusca estromissione dal governo con un energico calcio nel sedere. E con il Nuovo concordato del 1984, lungamente meditato, rielaborato e rifinito, lo Stato italiano, prima di allora perlomeno a parole indipendente, si muta del tutto in servo dei preti obbligandosi a un’eufemistica…  «collaborazione paritetica». Ossia ad una vergognosa sudditanza estesa all’intero ambito politico e finanziario. Sottomissione ancor più indecorosa, immotivata e gratuita di quella del 1947: allora c’era almeno, a scusante dei pavidi, lo spauracchio del pericolo stalinista in agguato e l’infame ricatto del Vaticano che minacciava di «non garantire la pace sociale»

 

163. andrea, Venerdì 6 Febbraio 2009 ore 10:50

Il Papa Pio XII (1939-1958) era stato “Nunzio Apostolico” in Germania dal 1918 al 1929 (27) e «…Pur avendo visto il nazismo da vicino, aveva sempre temuto di più il comunismo tanto fa fare affiggere in ogni parrocchia il “Decreto di scomunica ai comunisti”.

Quando Mussolini mise sotto pressione la comunità ebraica, egli prese l’abitudine di non dir nulla.

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò in guerra a fianco di Hitler; alla fine del 1941 tre quarti degli ebrei italiani avevano perso la vita.. In tutta l’Italia e nel Reich Gli Ebrei venivano vessati sistematicamente ed, in molti casi, uccisi. Dal Vaticano non venne alcuna parola esplicita di

condanna e questo silenzio, dicono molti fu peggiore di qualsiasi eresia. Di solito tanto pronte a correggere e condannare anche la minima deviazione della fede, o qualsiasi “errore” nella moralità

sessuale, le labbra di Roma [cioè, di Papa Pio XII] erano strettamente, e come si vide poi, perennemente serrate. Lo sterminio di massa degli Ebrei era diffusamente noto molto prima della

fine del 1942. Il primo luglio [1942] la trasmissione in francese della BBC parlò del massacro di 700.000 Ebrei polacchi; una settimana dopo il cardinale di Westminster, Hinsley, ripetè questa cifra

alla BBC [quindi, è impossibile che il pontefice Pio XII non ne fosse venuto a conoscenza]

Quell’estate la Francia di Vichy si dimostrò molto zelante nel deportare bambini ebrei, anche prima che i Nazisti della Zona Occupata fossero pronti a riceverli. Un pediatra calcolò che dal 21 luglio al 9 settembre [1942], 5.500 bambini erano passati per Drancy sulla via dello sterminio; più di mille erano sotto i sei anni. I loro genitori erano già stati deportati e furono accompagnati da sorveglianti

ebrei per nascondere che erano orfani. Gorge Wellers, avvocato parigino, era uno di quei sorveglianti, e descrisse la scena del campo di transito nei pressi di Parigi nel suo libro Drancy. I bambini _ nel suo gruppo ce n’erano sei sotto i due anni _ somigliavano “a un gregge di agnellini spaventati”. La descrizione che fa delle loro condizioni è sconvolgente: piccini che non conoscevano nemmeno il proprio nome aspettavano sul pianerottolo un adulto che li portasse al gabinetto, giacevano nei propri escrementi a causa della diarrea , piangevano tutta la notte. Il 17 agosto [1943] 530 bambini con alcuni accompagnatori adulti furonomchiusi in carri bestiame; il caldo ed il puzzo erano insopportabili. Due giorni dopo arrivarono ad Auschwitz e la sera stessa erano già morti.

Poco dopo un medico delle SS del campo confidò al suo diario: “in confronto a quello che ho visto, l’Inferno di Dante sembra poco meno di una commedia”. L’inferno di Hitler avrebbe divorato un milione di bambini. Il 5 agosto [1943] il nunzio apostolico a Parigi, Valerio Valeri, aveva riferito al cardinale Segretario di Stato a Roma che i bambini deportati dalla Francia non venivano mandati in

Germania, ma in Polonia. Sette settimane dopo Myron C. Taylor, l’ambasciatore americano,inviò allo stesso Segretario di Stato, cardinale Maglione, particolari sullo sterminio di massa degli Ebrei

polacchi. Pierre Laval [allora capo del governo francese], filonazista, alle proteste del cardinale di Parigi Suhard gli rispose che avrebbe dovuto tenersi fuori della politica e stare zitto come Sua

Santità. La notte tra il 15 e il 16 ottobre [1943] a Roma gli Ebrei erano in casa a festeggiare il Sabato. Ne furono catturati un migliaio, tra cui alcune donne incinte e anziani; su un camion militare fu addirittura portata via una donna in travaglio. Tra quelli

condotti all’Accademia Militare si trovava una coppia con dieci figli, e la prima notte due donne partorirono. Due giorni dopo, lunedì 18 ottobre, all’interno del gruppo composto da più di mille

persone fu portato su un binario di deposito e chiuso in carri bestiame piombati. Il treno Partì alle 14,05 in direzione nord diretto ad Auschwitz. . Anche l’ambasciatore di Germania era

profondamente preoccupato: gli Ebrei, riferì a Berlino, erano portati via praticamente sotto la finestra del papa. Anch’egli, come molti vescovi francesi non avrebbe avuto altra alternativa che

quella di protestare contro la politica di Hitler. Pio XII non disse nulla. Quando il diplomatico fu ricevuto in udienza tre giorni dopo, il papa non menzionò gli Ebrei; la sua preoccupazione principale erano le cellule comuniste sparse per Roma. I Nazisti rimasero meravigliati; non

riuscivano quasi a credere alla loro fortuna e furono incoraggiati ad adottare misure similari a Firenze, Venezia, Ferrara, Genova e Fiume. Nel giro di sei settimane diecimila Ebrei furono catturati e portati ad Auschwith dove ne morirono 7.550.Nel dicembre del 1943 gli Ebrei

furono privati formalmente della cittadinanza italiana. In una retata a Roma ne furono cattutati 650, in un’altra 244. C’erano 70 ebrei tra i 335 ostaggi fucilati alle Fosse Ardeatine nel marzo del 1944

,morirono sei Ebrei che di cognome facevano Di Consiglio: tre fratelli, il padre, il nonno e lo zio.

Scrisse Robert Katz nel suo libro Death in Rome: “Non era necessario un miracolo per salvare i 335destinati a morire nelle Fosse Ardeatine. C’era un uomo che avrebbe potuto. Anzi, avrebbe dovuto[…] e ora deve rendere conto del motivo per cui non l’ha fatto: papa Pio XII”. Il Papa venne a sapere da Dollman, capo delle SS a Roma, che ci sarebbe stato un bagno di sangue. Tuttavia, riteneva che il crimine più grave fosse l’attacco alle truppe tedesche da parte della Resistenza, in quanto non era stato provocato. Il giorno del massacro lo trovò in udienza con i cardinali del

Sant’Uffizio e con la Congregazione dei Riti, per la preparazione agli esercizi quaresimali [!!]. La radio vaticana non diede notizia della carneficina. Se soltanto il papa avesse rischiato l’arresto portando la stella di Davide, o avesse parlato, anche una sola volta, per dire al popolo ebreo che non era solo nella sua agonia!. Il mondo tace. Tace anche il rappresentante di Dio in Vaticano.

Del più funesto degli ultimi Pii e forse, dopo Woitjla e s. Pio V, di tutti i papi, Mussolini disse che «lascerà dietro di sé il maggior cumulo di macerie» (Gran consiglio, 18-10-1938). E mai il Duce fu come allora tanto buon profeta, perché il papa le lasciò davvero, e non solo metaforicamente, anche facendo bombardare durissimamente Roma il 19 luglio 1943, a pochi giorni dalla caduta del fascismo [ Guareschi ( monarchico e clericale) denunciò sulla sua rivista il Candido le responsabilità di De Gasperi e Pio XII per il bombardamento di S. Lorenzo ( più di 3000 morti ) essendo venuto in possesso di lettere autografe del democristiano allora rifugiato in Vaticano, nelle quali era evidente un rapporto e un accordo tra i due e lo stato maggiore dell’esercito USA per far bombardare Roma per fiaccarne il morale.  Fu diffamato , le lettere furono distrutte affinchè se ne perdesse la memoria e lui sbattuto in galera per un anno ].  Atteggiandosi a libero pensatore, don Gelmi finge di prenderne le distanze attribuendogli «mentalità clericale (sic!), atteggiamenti plateali, disdicevoli favoritismi, tendenze al nepotismo». Solo tendenze, o effettivi disdicevoli favoritismi? Inoltre, il buon gesuita, che diligentemente tace i suoi torbidi maneggî contro la Patria in guerra già iniziati nel lontano 1917, quando Pio non meno dell’ineffabile suo boss Benedetto XV «provava un debole per i Tedeschi», un debole però manifestato con «squisita sensibilità, precisione geometrica e fervida intelligenza», si scaglia contro lo scrittore Hochut che lo «accusa di non aver fatto, per avidità di denaro, quant’era in suo potere per salvare gli Ebrei dalla follia nazista».

 Ora il Vaticano e i clericali d’ogni colore dell’arcobaleno giurano sulla sua avversione al nazismo, nonostante i ridanciani prelati suoi rappresentanti fotografati a braccio entusiasticamente teso nel saluto hitleriano tra gli alti ufficiali delle SS, e nonostante la calorosissima stretta di mano tra il ghignante nunzio apostolico Basalto e il Führer del Terzo Reich. A inchiodare la gerarchia vaticana durante il pontificato di Pio XII sono alcuni documenti fotografici imbarazzanti, che ritraggono alti prelati del clero cattolico che compiono saluti nazisti insieme ad alti ufficiali del regime hitleriano, tra cui il ministro della Propaganza Joseph Goebbels e Wilhelm Frick ( Holocaust Encyclopedia). Nell’archivio dello US Holocaust Museum è conservata una foto che ritrae Adolf Hitler con il Nunzio Papale, l’Arcivescovo Cesare Orsenigo, al ricevimento del Nuovo Anno a Berlino il 1 Gennaio 1935.

 

Gli orrori di Roma cessarono il 5 giugno 1944, quando gli Alleati liberarono la città. Il cappellano militare tolse i sigilli dalle porte della Grande Sinagoga, compresi quelli di Pio XII. Gli Ebrei erano di nuovo liberi; uscirono dai nascondigli per scoprire che più di duemila dei loro non c’erano più . Perché Pio XII non fece sentire la sua voce? I suoi difensori dicono che voleva mantenere la

neutralità del Vaticano come mediatore e temeva di caricare le coscienze dei Cattolici tedeschi di un peso intollerabile. Rispondono i critici: può esserci neutralità tra il bene ed un male tanto tremendo?

Ed il peso imposto agli Ebrei, ammazzati a milioni, dai tedeschi sia Cattolici che non? Sua santità, dopo aver dichiarato infallibilmente nel 1950 che un’Ebrea era stata assunta in cielo corpo

ed anima [!], non avrebbe potuto affermare autoritariamente nel 1942 che la sua razza non doveva essere annientata per il fatto di essere ebrea? L’unica spiegazione soddisfacente al silenzio di Pio XII è che egli era prima di tutto e soprattutto un Cattolico; un Cattolico prima che un Cristiano o un essere umano. Il suo ammiratore ebreo Lapide scrisse: “Un solo editto papale in cui si dicesse

ai Cristiani che la legge ebraica insegnata dal Cristo ai suoi discepoli _ ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’ _ andava applicata anche agli Ebrei sarebbe stato più utile di lunghi elenchi di proibizioni e restrizioni. Ma una simile lettera non venne mai da Roma”. Sarebbe bastato che Pio

XII avesse amato gli Ebrei quanto Pio IX aveva amato il suo Stato Pontificio…» (cfr. De Rosa P.: Op. cit., London, 1988). Invece, come precisa Rossi (1966), «…Pio XII _ malgrado fosse a

completa conoscenza dei feroci crimini commessi dalle SS e dello sterminio in massa degli ebrei _

fece tutto quello che poteva per aiutare Hitler a vincere la guerra, ritenendo che il nazismo fosse

l’unico baluardo valido per contenere l’espansione del comunismo nell’Europa occidentale…» (cfr. Rossi E.: Op. cit., Roma, 1966).

Sull’esempio del «dritto, fermo, ascetico e volitivo fin all’ostinazione Pio XII» (Fabretti), i preti blandirono sempre amorevolmente il Führer baciato dalla Fortuna. E quando questi entrò trionfalmente in Austria, fuor di sé dal visibilio «il clero pavesò i campanili delle cattedrali e persino gli altari di bandiere con la svastica» (Friedrich Herr, Università di Vienna), mentre «i cattolici tedeschi, che guardavano ai loro capi religiosi come ad una sicura guida spirituale, circa la loro partecipazione alla guerra di Hitler ricevettero le stesse risposte che avrebbero ricevuto da Hitler medesimo» (Zhan). L’ipocrisia dello pseudopacifismo papale traspare chiaramente nella pastorale Aspersi commotis anxietatibus, che esorta i militi «di ambo le parti» (non si sa mai!) ad affidarsi ai rispettivi vescovi militari, e raccomanda ai cappellani, in quanto «guerrieri che combattono sotto le bandiere della Patria, di combattere anche per la Chiesa» (Lewy). Il giorno dell’invasione della Polonia il New York Times titolava: SOLDATI TEDESCHI CHIAMATI A RACCOLTA NELLE CHIESE, mentre Pio gongolava pregustando affari d’oro nell’istigazione dei nazi ad aprire gli sterminati spazî dell’Est ortodosso al suo santo proselitismo. Nel ‘42 duecento preti e frati agli ordini del famigerato vescovo di Zagabria Stepinac (beatificato dal dolce Woitjla) guideranno gli ùstasah (i nazifacisti croati) al massacro di molte centinaia di migliaia di cristiani ortodossi (soprattutto intere famiglie di Serbi), e di decine di migliaia di Ebrei e di Zingari. I francescani Brzica, Majstrovic e Simic, in odio all’eresia ortodossa, nel ‘41 faranno decapitare dalla divisione italiana Sassari, per risparmio di pallottole, ben 40.000 persone che si rifiutavano di convertirsi al papismo (Deschner). 

Ispirato dall’ineffabile padre Gemelli, Simic diceva: «…ammazzare tutti i Serbi nel più breve tempo possibile, questo è il nostro programma…» (Enrico Vigna, La politica ei crimini di guerra dell’Italia fascista in Jugoslavia, Esse-Zeta, Varese), mentre padre “Filipovic-Majstorovic, detto Fra Satana, si guadagnò tra i prigionieri anche la fama di abilissimo strangolatore» (ib.).

 

Infine, si ricordi che il Papa Pio XII è morto «…con un patrimonio di 80 milioni di marchi [equivalenti a circa 500 milioni di euro attuali (anno 2008)] in oro ed i suoi tre nipoti ne hanno accumulati 120 [equivalenti a circa 750 milioni di euro attuali (anno 2008)] nei diciannove anni (1939-1958) di papato dello zio…» (cfr. Deschner K.: «Ein Jahrhundert Heilsgeschichte. Die Politik der Päpste im Zeitalter der Weltkriege: von Pius XII», Band II, Reimbek bei Hamburg, 1983)!

164. andrea, Sabato 7 Febbraio 2009 ore 08:39

Angelo Roncalli, ossia Giovanni XXIII di Sotto al Monte, Bergamo, patriarca di Venezia dal 1953, ( 1958-1963) è detto il papa buono. Tutta la sua bontà consisteva nello sbracciarsi a benedire a destra e a manca. Devotissimo dell’atroce Carlo Borromeo, sul quale compì studi molto profondi e scritto degli ipocriti fantasiosi volumi, in cui «più che il rigore scientifico, gli era da guida una certa curiosità sapienziale per la storia della Chiesa, specie nei suoi aspetti pastorali. Nei confronti di Pio XI e XII dimostrò non solo la più scrupolosa fedeltà esecutiva, ma anche un allineamento ideologico senza riserva» (Gasparri). gli è stato modello anche l’acrimonioso Leone XIII, sull’«indifferenza per i contenuti sociali e civili per le forme di governo, che andavano accettate o rifiutate solo in base alle garanzie che offrivano alla libertà [affaristica] della Chiesa» (ib.). Lui pure quindi appassionatamente ama, finché essi hanno il vento in poppa, il Duce e il Fhürer, docili firmatarî di concordati comodissimi al clero come copertura dei suoi continui imbrogli e rapine. Poiché alla morte di Stalin il pericolo atomico sovietico, l’incertezza della guerra fredda, la crescita dei comunisti in Italia e in Francia, l’umiliazione statunitense a Cuba e in Vietnam sembrano concorrere a far inclinare il mondo a sinistra, la chiesa, attentamente fiutata la direzione del vento, scalpita per balzare in tempo sul carrozzone rosso in barba alla scomunica del marxismo e alla giurata fedeltà agli alleati occidentali. E G. è «scelto come papa di provvisoria transizione» (ib.) nell’eventualità di nuove acrobazie ecclesiastiche. Appena eletto, egli nomina cardinale di Vienna, con un’assai significativa scelta, il ‘rivoluzionario’ mons. König, che subito proclama: «Tra liberalismo e comunismo, preferisco il secondo». G. fa poi cadere come cacio sui maccheroni l’enciclica Pacem in terris. Enunciandola in quel periodo di nebulose prospettive politiche, il sacro opportunista ottiene un duplice vantaggio: guadagnar tempo, in attesa di schiarite, e procacciarsi, a furia di trinciar benedizioni, prematura fama di santo.

165. andrea, Sabato 7 Febbraio 2009 ore 09:26

Il Papa Paolo VI (1963-1978), figlio di un imprenditore e banchiere bresciano, inizia il suo pontificato col dover risolvere un grave problema finanziario. Per tale motivo, non si fece scrupolo

di intraprendere anche attività illecite ben illustrate da Guarino (1998) come segue: «…sulle casse papali incombe l’incognita della nuova legislazione fiscale italiana, che dal dicembre 1962 impone

una tassazione fino al 30% dei profitti derivanti dai dividenti azionari. Per le sue speculazioni sui mercati azionari, il Vaticano pretenderebbe un regime di totale esenzione fiscale.”  La questione è oggetto di una delicata trattativa diplomatica che si protrarrà negli anni, sia per l’instabilità dei governi italiani sia per il tenace rifiuto Vaticano di rispettare la legge. Il contrasto si risolve nel

1968, quando il governo conferma che il Vaticano è tenuto a pagare le tasse sui profitti azionari ed entro fine anno dovrà cominciare a versare il dovuto pregresso (circa 240 miliardi di lire dell’epoca

[equivalenti a circa 1.200 milioni di euro attuali]. A quel punto la Santa Sede decide di correre ai ripari spostando fuori dall’Italia il suo patrimonio azionario per sottrarlo alla tassazione dell’Erario

italiano. L’operazione al limite della legalità, viene affidata alle alchimie societarie di un finanziere siciliano attivo a Milano, amico di Paolo VI e suo “consulente”, già in affari col Vaticano, e con

solidi legami negli USA: Michele Sindona. Tanto cattolico quanto spregiudicato, Sindona si era specializzato nella remunerativa pratica dell’elusione fiscale, studiando a fondo i paradisi fiscali

europei . Nel 1955 Sindona aveva attuato una serie di speculazioni edilizie nella periferia di Milano ed in quella occasione era entrato in contatto con l’arcivescovo Giovanni Battista Montini

(il futuro Paolo VI). Sindona, a quel punto, era divenuto il “consulente finanziario” della curia milanese: non solo uomo di fiducia di Montini, ma legato anche a Monsignor Pasquale Macchi, il

potente segretario dell’alto prelato. I rapporti ecclesiali di Sindona non si erano limitati all’arcidiocesi milanese, ma erano arrivati fino in Vaticano. Nel 1960 Sindona aveva raggiunto lo

status di banchiere proprio attraverso un affare concluso con la banca del papa . Nel 1963, quando era sceso al soglio di Pietro, Montini aveva insediato in Vaticano anche Monsignor Macchi

ed altri esponenti della Curia lombarda: una cerchia di collaboratori che negli stessi ambienti era stata ribattezzata “mafia milanese”, perché tra essi c’era il consulente esterno in odore di mafia

Michele Sindona. Paolo VI, infatti, alle prese con le difficoltà economiche del Vaticano, era intenzionato a rafforzare ed espandere il potere finanziario della Santa Sede ed aveva affidato il

compito all’amico Sindona, affiancandolo all’esperto di finanza vaticana Massimo Spada e ai dirigenti dello Ior Luigi Pennini e Pellegrino De Strobel. Nella seconda metà degli anni sessanta

Sindona non si occupa solo della finanza vaticana. È anche il consulente tributario, per esempio del boss mafioso italo-americano Joe Doto . Sindona si reca negli Stati Uniti ed a New York viene accolto dalla famiglia mafiosa di don Vito Genovese. Per conto del clan Genovese, Sindona si occupa di alcune società predisponendo canali per il riciclaggio dei proventi illeciti. Consulente del Vaticano e della mafia italo-americana, il finanziere siciliano brucia le tappe anche negli USA ed in breve diviene un protagonista del mercato finanziario nordamericano. […]. Sospettato negli USA di essere coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti e legato ad ambienti mafiosi, in Italia il chiacchierato Sindona può dedicarsi indisturbato ai suoi loschi traffici finanziari. Può farlo grazie agli ottimi rapporti instaurati con la Democrazia Cristiana ed alle credenziali che gli derivano dall’essere legato al Vaticano e personalmente al papa. Un legame, quest’ultimo, che nel 1968 si fa strettissimo. Infatti Paolo VI, intenzionato ad eludere la legislazione fiscale italiana sottraendo alla tassazione l’ingente patrimonio azionario Vaticano, affida la delicata incombenza al finanziere,siciliano, il quale non tradisce le aspettative del pontefice. “Sindona spiega al Santo Padre il suo piano: trasferire gli investimenti dall’Italia nel mercato degli eurodollari tramite una rete di banche off-shore [= residenti nei “paradisi Fiscali”]. Il Papa […] consegna a Sindona un documento, da lui stesso firmato, che gli affida il controllo degli investimenti del Vaticano all’estero. I due si inginocchiano e pregano. Poi Sindona prende la mano di Paolo VI e bacia

l’anello del Papa” [Cfr. Di Fonzo L.: «Saint Peter’s Bank», New York, 1983]. Ma è necessario che al regista esterno Sindona corrisponda all’interno del Vaticano un referente altrettanto abile e

spregiudicato. Così Paolo VI provvede ad insediare al vertice dello IOR un prelato di assoluta fiducia e dai molti talenti: monsignor Paul Casimir Marcinkus. La carriera di Marcinkus è simile a quella di Sindona: folgorante. Nel dicembre 1968 Paolo VI lo nomina vescovo della diocesi di Orte, e di lì a poco gli viene affidata la presidenza della banca vaticana. Nella primavera del 1969 il duo Sindona-Marcinkus si attiva per alienare uno dei più importanti cespiti

vaticani, la Società Generale Immobiliare (SGI), da anni fiore all’occhiello dello IOR, che ne detiene il controllo con il 38% del capitale (un valore Stimato più di 30 miliardi dell’epoca

[corrispondenti a circa 15.000 milioni di euro attuali]). Sindona compra solo una piccola parte di quel 38% di azioni della SGI, mentre Marcinkus parcheggia le rimanenti azioni dello IOR in una

società domiciliata nel paradiso fiscale lussemburghese, sottraendole così alla tassazione del Fisco italiano. I maneggi del duo Sindona-Marcinkus intorno alle azioni SGI di proprietà dello IOR sono

comprensivi di una truffa […] che diviene evidente […]. Con l’operazione SGI, il duo Sindona- Marcinkus dà l’avvio ad una lunga serie di intrichi societari, artifici contabili, speculazioni, elusioni

ed evasioni fiscali. Scorribande finanziarie alle quali ben presto si unisce un terzo personaggio: il banchiere cattolico e massone Roberto Calvi. Con l’insediamento di Calvi alla guida del Banco Ambrosiano, l’originale progetto del Vaticano di sottrarsi all’Erario italiano diviene molto più ambizioso. L’obiettivo strategico è di costruire un polo finanziario cattolico capace di competere con la finanza laica internazionale, in grado di salvaguardare gli interessi temporali di

Santa Romana Chiesa ma anche influenzare gli assetti politici occidentali in chiave anticomunista.

Un progetto che sembra tagliato su misura per il fiduciario del pontefice Michele Sindona, il quale non è solo un finanziere di successo: è anche legato alla Democrazia Cristiana italiana, a importanti

esponenti dell’Amministrazione USA, alla mafia italo-americana e a settori della massoneria

internazionale, tutte entità unificate dalla comune matrice anticomunista. Per realizzare

l’ambizioso programma è indispensabile l’apporto del Banco Ambrosiano, quella banca dei preti

con sede a Milano che, infatti, sotto la guida di Calvi, diverrà ben presto il più importante istituto di

credito privato d’Italia, assumendo una posizione di rilievo nel gotha finanziario internazionale.

È l’inizio di una spericolata ragnatela societaria tessuta dalla triade Sindona-Marcinkus-Calvi

secondo lo schema delle “scatole cinesi” . Fin dall’inizio, il sodalizio fra i tre banchieri

cattolici si configura come una specie di mutua associazione a delinquere. Sindona accresce il

proprio impero, e riesce a ripulire ed a occultare gli ingenti capitali affidatigli dalle cosche mafiose siculo-americane. Calvi utilizza i capitali dell’Ambrosiano per acquistare in proprio pacchetti azionari sempre più consistenti del Banco allo scopo di divenirne il proprietario. Marcinkus riesce a sottrarre il patrimonio vaticano alla tassazione del Fisco italiano, ed a sviluppare gli interessi temporali del papato. Ma per le casse della Chiesa Cattolica ci sono anche concreti vantaggi

aggiuntivi: lo IOR, oltre a lucrare cospicue commissioni sulle vorticose operazioni che la triade va tessendo, ricava ingenti profitti dall’illegale esportazione di capitali italiani all’estero. Una pratica,

quest’ultima, che la banca del papa può attuare grazie alla extraterritorialità dello Stato del Vaticano

rispetto all’Italia, e che lo stesso Sindona racconterà così: “Lo IOR apriva un conto corrente con l’istituto di credito italiano che voleva esportare in nero. Il cliente della banca italiana depositava i soldi liquidi sul conto, e lo IOR provvedeva ad accreditarglieli all’estero, nella valuta e presso la

banca che gli erano state indicate. Nell’eseguire l’operazione, lo IOR distraeva una commissione poco più alta della normale. […]. Il vescovo Marcinkus, si convinse che il sistema usato dallo IOR

per esportare fondi fosse una specie di delitto perfetto”( Cfr. Tosches N.: «Il mistero Sindona», Milano, 1986.)

Nelle loro scorrerie finanziarie, Sindona e Marcinkus, nel periodo 1971-73, arrivano a maneggiare obbligazioni falsificate di provenienza mafiosa per un miliardo e mezzo di dollari [= circa trenta miliardi di euro attuali (2008)]. Nei primi mesi del 1974 il mercato azionario internazionale attraversa una congiuntura negativa. Sindona deve fronteggiare un generale ribasso delle quotazioni delle sue società ed una grave crisi di liquidità: l’effetto congiunto dei due problemi potrebbe provocare contraccolpi fatali all’ambiguo impero finanziario costruito dal consulente personale di Paolo VI.

Per uscire dalla difficile situazione, Sindona conta sull’aiuto dei suoi padrini politici italiani ed americani, la destra clericale Dc di Fanfani-Andreotti e l’Amministrazione Nixon. […]. Benché il

finanziere siciliano abbia versato nelle casse della Dc 2 miliardi [= circa 20 milioni di euro attuali (2008)] per sostenere la campagna referendaria antidivorzista fortemente voluta dal Vaticano, il 12

maggio la Democrazia Cristiana esce sconfitta dal responso delle urne e deve affrontare una difficile crisi politica.. Senza la copertura politica che fino a questo momento gli ha garantito

complicità e connivenze sia in Italia sia negli USA, la situazione di Sindona precipita. In un’appunto riservato del SID (il Servizio Segreto Italiano), datato 13 gennaio 1975, si legge che “la

situazione contabile [di Sindona] registra un ‘buco’ valutato in circa 700 miliardi [=circa 14 milioni di euro attuali (2008)]” (Cfr Flamigini S.: «Trame atlantiche. Storia della loggia massonica segreta P2», Milano, 1996) .Il crac dell’impero sindoniano, in effetti è un grave insidia _ finanziaria e giudiziaria _ anche per i due soci-partner IOR e Banco Ambrosiano; monsignor

Marcinkus e Calvi, per fronteggiare l’emergenza, incrementano le loro spericolate operazioni finanziarie [Tra cui, «…un investimento da parte dello IOR nel Casinò di Montecarlo, nelll’acquisto di azioni dell’industria delle armi da fuoco Beretta, nei titoli di un’industria canadese produttrice di contraccettivi orali…» (cfr. Morgan-Witts M.,Thomas G.: «Pontiff», Garden City, 1983)].

Il 6 agosto 1978 muore Paolo VI. La scomparsa di Papa Montini, ispiratore della triade Sindona-Marcinkus-Calvi, è un altro duro colpo alle superstite speranze sindoniane. Un colpo che diviene definitivo con l’elezione del nuovo papa. Appena eletto, al nuovo papa,

Giovanni Paolo I si rivolge il Giornalista Paolo Panerai con un’accorata lettera aperta nella quale scrive: “Vostra Santità, è giusto che il Vaticano operi sui mercati come un’agente

speculatore? È giusto che il Vaticano abbia una banca che interviene nei trasferimenti illegali di capitali dall’Italia in altri Paesi? È giusto che quella banca aiuti gli italiani ad evadere il Fisco?”

Il settimanale “Op”, diretto da Mino Pecorelli, sotto il titolo “La Gran Loggia Vaticana” pubblica l’elenco di 121 nomi di esponenti vaticani affiliati alla massoneria; nella lista, oltre ai nomi

di alti prelati, compaiono quelli di Paul Marcinkus e di Donato De Bonis (braccio destro del presidente dello IOR). Dopo aver disposto un’inchiesta sulla presenza di massoni tra le

gerarchie vaticane. Il 28 settembre Giovanni Paolo I affronta con il segretario di Stato Joan Villot la scabrosa questione-IOR: “Luciani avvertì Villot che Marcinkus doveva essere trasferito subito. Nontra una settimana o un mese: il giorno seguente […]. Luciani gli disse ‘Ci sono altri cambiamenti all’interno dello IOR che devono essere operati immediatamente. Pennini, De Strobel e monsignor De Bonis devono essere sostituiti subito […]. Voglio che siano interrotti tutti i nostri rapporti con il Banco Ambrosiano”. La mattina del 29 settembre _ poche ore dopo il colloquio con Villot e le disposizioni papali in merito allo IOR _ Giovanni Paolo I viene rinvenuto cadavere.

Una morte improvvisa e per più aspetti misteriosa (*) seguita da una frettolosa imbalsamazione: per decisione del cardinale Jean Villot, il cadavere del pontefice non viene sottoposto ad

autopsia (**) Il 16 ottobre 1978 il conclave elegge papa il cardinale polacco Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II). Nel segno della piena continuità con Paolo VI, Wojtyla non attua alcuno dei

cambiamenti decisi da Luciani. Così “Marcinkus, aiutato da Pennini, De Strobel e monsignor De Bonis, continuò a dirigere la Banca vaticana e continuò a far sì che le attività criminali col Banco Ambrosiano prosperassero. Calvi e i suoi maestri della P2, Gelli e Ortolani, furono liberi di continuare nei loro furti e nelle loro frodi con protezione [dello IOR]. Papa Wojtyla diventerà un

estimatore di Marcinkus: nel settembre 1981 lo promuoverà arcivescovo, e gli affiderà l’ulteriore incarico di vicegovernatore dello Stato della Città del Vaticano. All’inizio del 1982, inoltre,

Giovanni Paolo II si appresterà a nominare Marcinkus cardinale, ma il presidente dello IOR non avrà l’onore della porpora, proprio a causa degli strascichi giudiziari del più grave scandalo della

storia di Santa Romana Chiesa…» (cfr. Guarino M.: «I mercanti del Vaticano. Affari e scandali: l’industria delle anime», Milano, 1998).

 

(*) Ma, non tanto misteriosa se si pensa quanto alcuni giorni prima è accaduto in Vaticano allo sfortunato metropolita Nikodim arcivescovo di Leningrado (quarantanovenne, vigoroso ed in piena salute) per essersi recato in Vaticano a colloquio con papa Luciani: «…Al metropolita sono stati concessi quindici minuti per parlare privatamente al papa dei problemi relativi al culto religioso in Russia. […]. Mentre avvengono le presentazioni entra suor Vincenza con un

vassoio su cui sono disposte delle tazze per il caffè. […]. Per un momento parla all’ospite, poi versa il caffè in due tazze. Giovanni Paolo I offre al metropolita panna e zucchero […]. Nikodim beve un sorso dalla sua tazza. Giovanni Paolo I sta per fare la stessa cosa quando si ferma trasalendo. Uno sguardo affranto appare sul volto di Nikodim. La tazza ed il piattino gli cadono dalle mani. Il piattino si frantuma sulla scrivania; dalla tazza cade il caffè che si sparge sul

tappeto […]. Nikodim stringe le mani al petto, emette un suono soffocato e poi si rovescia all’indietro, crollando al suolo. Il papa prende il telefono bianco e chiama Lorenzi dicendo di convocare subito un dottore. […]. Buzzonetti arriva subito dopo. Il dottore si inginocchia vicino al corpo, ascolta i battiti del cuore, cerca il polso. Poi si alza

scuotendo il capo. […]. Giovanni Paolo I guarda il corpo. Il cadavere è ancora caldo quando comincia a circolare una voce: Nikodim è la vittima sbagliata di un avvelenamento; ha bevuto un caffè mortale che in realtà era destinato al papa…» (cfr. Morgan-Witts M., Gordon.T.: Op. cit., Garden City, 1983).

(**) Dalle indagini di David Yallop il Papa Giovanni Paolo I risulta essere stato assassinato per avvelenamento su mandato dell’alta gerarchia vaticana (cfr. Yallop D.: «In God’s name», London, 1984).

166. andrea, Sabato 7 Febbraio 2009 ore 09:55

Il Papa Giovanni Paolo II (1978-2005), che il noto antropologo Alfonso Maria Di Nola(docente di storia delle religioni) ha definito “papa mediocre, di scadente livello intellettuale,

incapace di affrontare la gravità dei tempi perché passa da impensate aperture a chiusure

ideologiche tipiche della teologia medievale”; ma, come sottolinea Guarino (1998),«…popolarissimo e carismatico grazie ad un’immagine mediatica che ne ha fatto un Pontefice-divo:

“È bello, è forte, è un divo, smuove gli istinti di Eros e di Vita, libera la Chiesa da tetraggini,sembra aperto al mondo perché ha una piscina e va a sciare”. Un papa “medievale” ammantato di

“modernità”, che in attesa di celebrare “il primo Giubileo dell’era telematica” (parole sue) ha deciso qualcosa che nessun suo predecessore aveva osato: concedere lo stemma del Vaticano per

pubblicizzare prodotti commerciali. È accaduto nell’ottobre 1995, dopo l’ultima sua visita negli Stati Uniti. In pratica il papa ha autorizzato alcune aziende ad utilizzare lo stemma pontificio a

scopo commerciale. Secondo il quotidiano finanziario Americano “Wall Street Journal”, il mercato USA verrà presto invaso da una serie di oggetti targati Vaticano: magliette, cartoline, gioielli,

orologi, gadget d’ogni tipo. La spudorata operazione commerciale, reclamizzata con spot pubblicitari, è curata dall’Archivio Vaticano. Si calcola che il giro d’affari porterà nelle casse dello

IOR circa 20 milioni di dollari l’anno [di dieci anni or sono]…» (cfr. Guarino M.: Op. cit., Milano,1998). Egli protegge spudoratamente lo spregiudicato monsignor Paul Marcinkus «…che per volontà del Santo Padre viene confermato alla presidenza dello IOR. Una decisione inspiegabile (La risposta a riguardo si ritrova documentata nel dossier dal titolo «All’ombra del Papa infermo» _ pubblicato da “Discepoli di Verità”, Milano, 2001 _ come segue: «…In vaticano la enigmatica inamovibilità di monsignor Marcinkus dalla presidenza dello IOR trova spiegazione in relazione ai fatti di Polonia: i finanziamenti papali a Solidarnosc. “il supporto finanziario all’organizzazione clandestina dei lavoratori polacchi [Solidarnosc] era davvero

considerevole. I flussi di denaro confluivano a Varsavia attraverso lo IOR e, più concretamente, attraverso l’istituto finanziario che faceva da alleato laico per eccellenza della banca vaticana e di Macinkus: il Banco Ambrosiano …» )che suscita sconcerti in Vaticano e polemiche in Italia, ma che riaccende le superstiti speranze di Michele Sindona.. Il finanziere organizza l’omicidio del liquidatore della Banco Ambrosiano, Giorgio Ambrosoli. L’11 luglio 1981, a Milano, dopo aver testimoniato di fronte agli investigatori americani in merito alla documentazione sindoniana che ha scoperto durante la procedura liquidatoria, Ambrosoli viene fatto assassinare dal killer di “Cosa nostra” William Aricò. Ad agosto Marcinkus convoca Calvi in Vaticano e gli detta le condizioni per un accordo che favorisce lo IOR, ma che il presidente dell’Ambrosiano non può rifiutare. Calvi è costretto a sottoscrivere una lettera di manleva con la quale si addossa tutte le responsabilità per le operazioni passate, presenti e future dell’Ambrosiano, liberando Marcinkus e la banca del papa da

ogni possibile addebito; in cambio lo IOR fornisce al presidente del banco Ambrosiano alcune lettere di patronage garantendo le posizioni debitorie di una serie di società estere dell’Ambrosiano.

L’accordo-capestro ha un termine: il 30 giugno 1982, data dopo la quale Calvi si impegna a pagare allo IOR una penale di circa 300 milioni di dollari [= a circa 30.000 milioni di euro attuali (2008)],

somma che libererà definitivamente lo IOR. In pratica Marcinkus accorda a Calvi dieci mesi di

tempo per salvare la situazione dell’Ambrosiano fornendogli documenti utili per tranquillizzare i mercati e per trovare nuovi partner e nuovi capitali; nel frattempo, lo IOR deve essere liberato dal

ginepraio debitorio che ha contribuito a creare nelle casse della società dell’Ambrosiano. Il 9 giugno Roberto Calvi si dà alla fuga. Il 17 giugno si svolge l’ultima drammatica riunione del

consiglio di amministrazione dell’Ambrosiano . Il giorno successivo, 18 giugno, Roberto Calvi viene rinvenuto cadavere a Londra, impiccato sotto il Black Triars Bridge (Dalle dichiarazioni di alcuni noti “collaboratori di giustizia” (Tommaso Buscetta, Marino Mannoia e Francesco Di Carlo) si è poi saputo che Calvi fu fatto assassinare per ordine di “Cosa nostra” poiché non aveva protetto i capitali della mafia depositati per riciclaggio presso il Banco Ambrosiano. )Alla fine del

giugno 1982, i commissari insediati al vertice dell’Ambrosiano rilevano come gran parte dei crediti riguardano la costellazione di società estere legate allo IOR; si rivolgono quindi a Marcinkus,

invitando la banca del papa a onorare i debiti. Ma il presidente dello IOR è irremovibile: non intende sborsare un soldo. Benché non ritenga di dover onorare i propri impegni debitori esteri, lo IOR subisce un grave nocumento . Al punto che deve mobilitarsi in prima persona il

Santo Padre. Wojtyla annuncia infatti che il 1983 sarà proclamato Anno Santo straordinario :

una decisione del tutto estranea ad esigenze spirituali, ma dettata dalla necessità di fare affluire denaro contante  nelle esangui casse della Santa Sede [tanto da non esitare, nel 1991, a

ricorre persino all’illecito riciclaggio di “parte della maxitangente dell’Enimont”].

Grazie al complice avvallo di papa Wojtyla [grato per il trasferimento dei fondi del Banco Ambrosiano in Polonia per sostenere Solidarnosc ] Marcinkus rimarrà insediato al vertice

dello IOR fino al 19 giugno 1989, quando lascerà la guardia della banca papale e l’Italia per ritornarsene nella natìa Chicago. Il 16 aprile 1992 il Tribunale di Milano comminerà pesanti pene

detentive per la bancarotta fraudolenta: ma tra i condannati mancherà il nome di monsignor Paul Casimir Marcinkus…» (cfr. Morgan-Witts M., Thomas G.: «Pontiff», Garden City, 1983).

 

Anche il Papa Giovanni Paolo II è stato l’ennesimo «…capo di una monarchia assoluta distintasi nei secoli per la sua barbarie. La Chiesa che ha perpetrato e benedetto il massacro di milioni e milioni di uomini e donne torturate, bruciate, uccise in nome della croce [nonostante ciò, Papa Giovanni Paolo II non si è vergognato di esibirsi fra una miriadi di croci, ]

non è il ricordo di un passaggio ormai rinnegato, ma ha trovato in Wojtyla un degno epilogo. Karol Wojtyla in 27 anni si è distinto per le sue scelte reazionarie. Egli è stato responsabile della diffusione dell’AIDS in Africa dove la pubblicizzazione e l’uso dei preservativi avrebbero potuto salvare dalla malattia milioni di persone, fra cui tantissimi bambini Egli ha dato copertura al dittatore, torturatore ed assassino cileno Augusto Pinochet, al quale ha stretto la mano durante un viaggio nel martoriato paese sudamericano, nelle cui carceri vivevano straziati migliaia di oppositori politici. Non una parola per le vittime ma benedizioni per il carnefice e la sua famiglia. Egli ha indossato le vesti della pecora e quella del lupo a seconda degli interessi dell’organizzazione di cui è stato sovrano. […] Egli sostenne e giustificò le guerre che hanno insanguinato la ex Jugoslavia. Con la Croazia cattolica, contro musulmani e ortodossi, il papa dell’“ecumenismo religioso” ha fatto santo Stepinac, il cardinale che a fianco dei fascisti croati si schierò con Hitler, “inviato da Dio” e benedisse le innumerevoli atrocità perpetrate dagli ustascia [nazionalisti croati ribelli-combattenti] con la complicità delle truppe di occupazione italiane. Egli ha protetto e sostenuto il Cardinale Pio Laghi, già Nunzio Apostolico in Argentina ai tempi della dittatura che massacrò 30.000 persone. Pio Laghi benedisse e coprì i torturatori e gli assassini. Egli è stato il capo di una multinazionale con interessi ramificati in tutto il mondo e redditi elevatissimi in un pianeta dove la maggioranza della popolazione sopravvive con meno di due dollari al giorno. Egli, un “paladino della vita” che ha mantenuto un atteggiamento ambiguo nei confronti della pena capitale, è stato l’artefice di una cultura di oppressione. Una cultura che vorrebbe la mortificazione della vita delle donne, condannate a partorire ad ogni costo bambini malformati o destinati alla morte per fame. Una cultura che preferisce una vita di dolore ad una vita di gioia e salute, una cultura che criminalizza gli omosessuali, che trasforma il desiderio e l’amore in colpa, che difende

chi non è nato e perseguita i vivi. Egli ha santificato i preti spagnoli che si schierarono in armi con le truppe del Cattolico-fascista Francisco Franco. Questi santi martiri volevano rinverdire i fasti della chiesa di Torquemada e dei quemaderos, i “forni collettivi” dove gli eretici erano cotti a fuoco lento…» (cfr. Art. «Sulla morte di Karol Wojtyla», diffuso dalla Commissione di Corrispondenza, F.A.I., 2005). “Giovanni Paolo II rimane sovrano e, nel caso degli omicidi di Vergès e Brossolet (2002), magistrato supremo di uno Stato dove si assassina impunemente la gente, dove la ricerca della verità è condizionata da interessi di regime, dove la giustizia si basa su espedienti e su farse, dove i diritti più elementari della persona non sono che parole, dove le vittime e le loro famiglie non hanno neppure diritto al più elementare rispetto. Che l’apatia di Giovanni Paolo II si basi su una volontà personale o su una decisione presa per lui dal suo enturage, il Santo Padre porta e porterà la responsabilità di un’ingiustizia stridente, tanto più vergognosa in quanto ammantata di uno sprezzante silenzio…” (cfr. Vergès J., Brossollet L.: «Assassini in Vaticano, 4 maggio 1998» Ed. it., Milano, 2002).

Si pensi che pontefice Giovanni Paolo II con ogni evidenza per trarne vantaggi, oltre ad ostentare con grande teatralità, in ogni occasione, atti estremi di recitata umiltà ha persino avuto l’ardire di chiedere “perdono” per gli errori commessi dalla Chiesa e per tutte le atrocità commesse dal “Cristianesimo Cattolico” in passato, e che impunemente continua a commettere in presente e continuerà a commettere in futuro! Ciònonostante questo pontefice sarà santificato ad onorem per chiara fama coram populi, proprio da quel popolo ingenuo, abilmente plagiato ed indotto al fanatismo da lui continuamente incrementato, con notevoli vantaggi esclusivamente per l’associazione dei santificatori!

167. andrea, Sabato 7 Febbraio 2009 ore 10:06

Il Papa Benedetto XVI (2005), Joseph Ratzinger, nominato fin dal 25 novembre 1981 prefetto della “Congregazione per la dottrina della fede” (ex “Sant’Uffizio” ossia l’antica “Santa
Inquisizione”)
, è stato candidato alla successione di Giovanni Paolo II  soprattutto per opera dell’inarrestabile congregazione reazionaria “Opus Dei” (in Vaticano definita “Santa Piovra”!). A dimostrare la mentalità “dispotico-dittatoriale” del pontefice Benedetto XVI  basta ricordare quanto segue: «…A metà marzo 1986, braccio destro del papa, privò padre Charles
E. Curan della licenza d’insegnamento.  L’affermazione di Ratzinger secondo cui Curran “non possiede assolutamente i requisiti” per insegnare in un Istituto Cattolico era un altro colpo d’avvertimento sparato per i pensatori di spirito indipendente. Ratzinger ha, inoltre, messo agli atti
che i Cattolici leali debbono obbedire non soltanto ad un determinato precetto, ma anche all’intera
dottrina magistrale così com’è espressa dal papa.  I vescovi non possono essere indipendenti o, in parole povere, che i vescovi ed i teologi possono mettersi al servizio della verità soltanto obbedendo al papa. Tacitamente il dissenso leale, per il Vaticano, come per il Cremlino è una
contraddizione in termini. Più di una volta Ratzinger ed il Generale dei Gesuiti di Roma dissero a Sweeney di bruciare gli esiti delle sue ricerche o di lasciare l’Ordine. Sweeney, Gesuita da ventiquattro anni, ritenne che la sua unica possibilità fosse quella di andarsene. Come avrebbe potuto bruciare la verità? Quel tipo di obbedienza, affermo, “non è consona alla dignità umana”. È difficile capire perché un eminente Gesuita debba essere costretto a lasciare l’Ordine non in conseguenza di una devianza morale o dottrinale, ma per avere reso pubbliche le opinioni di alcuni vescovi che hanno risposto liberamente alle sue domande. Il papa sembra terrorizzato all’idea che
qualcuno sappia cosa pensano veramente i vescovi, cioè i suoi vescovi. È questa l’immagine che
viene in mente: il papa considera i suoi vescovi come i suoi impiegati. Qualsiasi possa essere la loro
opinione non devono comunicarla, ed egli solo parla per conto della Chiesa…»
(cfr. De Rosa P.: Op. cit., London, 1988). Il teologo dissidente Hans Kung, prima di essere silurato da Ratzinger, fece appena in tempo a dichiarare “Per Ratzinger, oggi esiste al mondo un unico buon teologo: Joseph
Ratzinger. È l’orgoglio dell’uomo di potere che del potere si è impossessato”
ed a dire che l’ “Opus Dei” consiste in “un’organizzazione segreta, un’istituzione teologicamente e politicamente reazionaria, immischiata nelle banche, nelle università e nei governi, che ostenta tratti medievali e controriformisti”, tanto è vero che un ex-affiliato dell’organizzazione asserisce quanto segue: “Non
vi sono dubbi che l’obbiettivo dell’ ‘Opus dei’ è di conquistare il potere politico, bancario, militare.
Il sogno, la cospirazione machiavellica che muove gli uomini dell’ Opus è di entrare in tutti i gangli vitali della vita del Paese, per condizionarli. […]. L’Opus è come una droga e fa anche male alla salute mentale. Ci sono molti che hanno perduto la salute psichica vivendo dentro l’Opus. Ho conosciuto personalmente due casi di persone che hanno avuto gravissime crisi psichiche”
.

Il 22 febbraio 1996 da Ratzinger, con altri eminenti personaggi della curia, fu fatta firmare al Papa Giovanni Paolo II la Costituzione Apostolica “Universi Dominaci Graegis” che stabilisce per i futuri conclavi l’annullamento del quorum dei due/terzi dei votanti alla trentaquattresima votazione
per favorire il principio della “semplice maggioranza” allo scopo di far prevalere i voti dei numerosi cardinali appartenenti all’“Opus dei”, fatto che ha garantito l’elezione a pontefice di
Joseph Ratzinger . Infine, la riprovevole mentalità dell’attuale pontefice Benedetto XVI, tipica dei capi delle peggiori cosche mafiose, è rivelata da una sua lettera, scritta
nel 2001 quando era Cardinale, con la quale ordina ai Vescovi di tutto il mondo, pena la scomunica, il diniego a collaborare alle inchieste giudiziarie sui preti pedofili , già distrattamente scotomizzate dal suo predecessore Giovanni Paolo II . Imponeva di mantenere il segreto e
di archiviare in silenzio i relativi rilievi scaturiti dalle loro investigazioni, nonostante i numerosi
episodi di sacerdoti pedofili fossero rivelate dai giornali di tutti i paesi. In tal modo «… Il Vaticano cercava di arginare l’inchiesta sul potentissimo Marciel Degallado, messicano, fondatore dei “Legionari di Cristo”, accusato di pedofilia dai suoi ex allievi. Il processo si era aperto in Texas nel
1997. Pubblico persino al riscontro di testimonianze, come quella di Padre Juan, ex seminarista di
Degallado: “Quante volte mi svegliava nel cuore della notte ed abusava della mia innocenza. Notti
di paura, notti di assoluto terrore”. Ratzinger scrisse (con perfetto rigore) che “casi del genere
sono soggetti al segreto pontificio”. Scrisse che si sarebbe dovuto aspettare la maggiore età delle
vittime e poi altri 10 anni prima di rivelare le accuse. Raccomandava cautela. Minacciava
scomuniche. Secondo l’avvocato texano Daniel Shea, si trattava di indicazioni così perentorie da
“costituire un intralcio alla giustizia”, reato che la giustizia americana considera assai grave.
L’intera storia, non ancora conclusa e continua negli sviluppi, è venuta a galla in questi giorni sui i giornali britannici. Accresciuta in ragione degli eventi e dei protagonisti. Ratzinger è diventato Papa. I “Legionari di Cristo” hanno moltiplicato il loro potere insidiando persino quello dell’“Opus Dei”. La pedofilia dentro la Chiesa è un problema rimosso. Il danno si perpetua. Eppure sui devoti fogli italiani nulla di nulla (ad eccezione dell’Unità). Nonostante lo spazio, e l’attenzione
per certi versi maniacale…»
(cfr Art. nella Rivista “Vanity Fair”, p. 24, n. 18, 12 maggio 2005).

 

168. andrea, Sabato 7 Febbraio 2009 ore 10:16

Ecco giunta al termine la mia operazione storica volta a dimostrare la criminalità di tutti i padri della chiesa

( "I reazionari sono tutti stupidi , sollevano grandi massi per poi farseli ricadere sui piedi ." Mao Dse dong ).

Il resto è pura attualità che conferma in tutto il suo squallore e miseria l'estrema pericolosità e disumanità di questa organizzazione criminale , la più potente e ricca del mondo .

Stampate e fate circolare nel web e altrove dove potete perchè :

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via . la solo divulgazione di per sè non è forse sufficente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".

Joseph Pulitzer, Fondatore Premio Pulitzer

 

169. andrea, Sabato 7 Febbraio 2009 ore 17:24

Non mi piace vedere obliterare tutto questo lavoro .

Dovrò dargli un pò di visibilità di tanto in tanto in modo che quanta più gente possa leggerlo e diffonderlo .

L'abietta storia criminale della chiesa cattolica non si nasconde, si legge si impara e si diffonde  :)

170. andrea, Martedì 10 Febbraio 2009 ore 08:18

Visibilità alla storia dei crimini di tutti i papi di santa romana chiesa ... Dal commento 50 fino all'ultimo trovate tutta l'oscena storia della chiesa cattolica ( inframmezzata dagli insulti del fascista alieno e dal suo alterego willy ) . Leggete stampate e propagandate perchè :

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via . la solo divulgazione di per sè non è forse sufficente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".

Joseph Pulitzer, Fondatore Premio Pulitzer

 

171. Alex, Giovedì 17 Settembre 2009 ore 00:31

@Andrea Ecco,ora che hai scritto sta massa di boiate e che sopratutto hai terminato il tuo poderoso copia e incolla posso svelare a tutti quale è la fonte di tanta scienza.. (rullo di tamburi) Si chiama Karlheinz Deschner. Ecco cosa scrive di lui (la non certo cattolica) wikipedia: "Una volta Deschner ha affermato: “Scrivo da nemico, perché la storia di coloro che descrivo mi ha reso loro nemico”. Prendendo spunto da ciò, Georg Denzler, professore di Storia ecclesiastica all’università di Bamberga, ha risposto: “Una tale motivazione non può mai essere la base di una seria storiografia. [...] Deschner non conosce alcuno studio delle fonti, dimostra una scelta della letteratura estremamente unilaterale, interpreta le fonti senza considerarne il contesto, tratta singoli eventi come se fossero la totalità e simula un apparato erudito di note nel quale spesso non è possibile verificare ciò che viene affermato. [...] Deschner è colto, ma certamente gli mancano un pensiero e un giudizio storici”. Queste ed altre considerazioni negative sul lavoro di Deschner sono state raccolte e discusse nel principio dell’ottobre del 1992, quando si è svolto in Germania un convegno sull'argomento, al quale hanno preso parte ventidue eminenti specialisti di storia antica, storia della Chiesa, patrologia, archeologia e storia del diritto canonico, di diverso orientamento religioso. Durante il convegno è stata espressa una forte critica al metodo e ai risultati dell’indagine storiografica di Deschner. Gli Atti del convegno sono stati pubblicati con il titolo Criminalizzazione del cristianesimo? (Hans Reinhard Seeliger, Kriminalisierung des Christentums? Karlheinz Deschners Kirchengeschichte auf dem Prüfstand, Freiburg, Herder, 1" In pratica uno che si è inventato tutto! ;))

172. civis romanus sum, Giovedì 17 Settembre 2009 ore 15:57

171. Io che ho apprezzato questo lavoro di divulgazione fatto dal mio amico andrea testimonio che quanto sopra esposto è l'encomiabile frutto di numerose ricerche su fonti storiche e documentali peraltro sopra accuratamente riportate, non quindi attinte ad una sola fonte, anche se autorevole come Deschner, come questo individuo di sopra vorrebbe insinuare nel falso.

Sfido chiunque a dimostrare il falso di uno qualsiasi degli episodi storici qui sopra riportati. Sfido codesto individuo ancora a farlo citandomi un episodio storico qui documentato provandomene la falsità, ovviamente riportando la fonte storica o documentale che lo autorizza a farlo, che non sia solo lui dunque nella sua piccola ignoranza che desumo dalla sua scarsa attenzione alla lettura che altrimenti si sarebbe accorto che ciò che è citato da Deschner, pur nella sua autorevolezza già dibattuta peraltro nel corso della stesura, è solo una piccolissima parte di questo cospicuo, onesto e preciso lavoro di ricostruzione storica di una parte dei più numerosi crimini secolari dei papi della chiesa cattolica.

173. Francesco Marziale, Domenica 3 Gennaio 2010 ore 00:33

Non si può dire che la chiesa cattolica e i vari papi non abbiano mai commesso crimini.

Avere un'istruzione basilare sulla storia, dovrebbe di per se far sorgere automaticamente un'odio innato per le organizzazioni di potere a sfondo religioso (o perlomeno è ciò che è accaduto a me), che dichiarano di agire in nome di Dio. Loro l'hanno mai visto Dio? Chi sono loro per dire di agire in nome di Dio?

La cosa orribile non è il fatto che siano organizzazioni di potere, ma che dichiarino di agire in nome di una divinità! Esattamente ciò che succede in medio oriente, dove la religione influisce sulla politica. 

174. Alieno, Domenica 3 Gennaio 2010 ore 02:43

@ Francesco: non mi pare che tu abbia portato, facendo la riprova del nove, argomento così convincente, persuasivo, dove in sintesi, in chiusa, scrivi:

La cosa orribile non è il fatto che siano organizzazioni di potere, ma che dichiarino di agire in nome di una divinità! Esattamente ciò che succede in medio oriente, dove la religione influisce sulla politica. 

E' vero, si può pensare al Medio Oriente, dove vige la Legge Coranica, la shari'a, che so, l'Iran e potrebbe venire in mente subito, pensando all'Iran: che diamine, questo ha ragione in effetti..

Perché in effetti, l'Iran primeggia tra i luoghi del pianeta a compiere cose orrende e lì non c'è distinzione alcuna di una ragione laica: religione, potere, giurisprudenza, economia, questioni militari: tutto è compreso e rappresentato da un Corano. E come riportano puntualmente ogni anno i tristi documenti che elencano i luoghi dove si compiono più nefandezze contro l'uomo ed i diritti umanitari, l'Iran svetta in pole position. Per esempio, per il numero incredibile di condannati a morte. E fin qui, beh, uno potrebbe ben dire: forse ha ragione, il problema è la religione, in quanto tale..

Poi però, sovviene che nei reportages ad occuparsi di questi cupissimi argomenti, violazioni e crimini umanitari, svetta la Cina. Dove, curiosamente, a monte non c'è la religione a muovere il compimento di tanta disgrazia, anzi, anzi, al contrario, l'accanimento contro la religione non è uno scherzo. Però è invece, una ragione laica, laicissima, anche laicista volendo a far sì che la Cina svetti puntuale, tra i luoghi dove si compiono numeri incredibili di crimini. Sol per la pena di morte, primeggia da anni e superando, imbattibile, per quantità qualsiasi altra organizzazione di potere. Poi ci sono i gulag ed altre cose la cui elencazione sarebbe troppo lunga, ma insomma, una cosa che per usar tuo termine, è "orribile".

Dunque: la religione del MedioOriente ci dice che la religione può essere motivo di "cosa orribile", la ragione (anche anti-religiosa, laicissima) della Cina ci sconforta: non basta una ragione per aver garanzia.

Ed allora come ce la caviamo per ridurre "la cosa orribile"?

Un'ipotesi interessante: una buona religione ed una buona ragione, che si completino e si intreccino, perché pare che una fede senza una buona ragione, può essere un problema, quanto una ragione senza una buona fede.

E avere un'istruzione basilare sulla storia (quale? Di quale momento la narrazione della storia? E quella dei vinti o quella dei vincitori, aldilà del momento?), soprattutto per noi europei, ci fa subito venire in mente cosa possa essere l'odio per una religione cristiana, che tu vuoi perfino naturaliter nell'istruzione sulla storia: nazismo, comunismo, una devastazione dell'umanità poderosa!

Com'é potuto accadere? Con le istruzioni basilari sbagliate. Prendi il comunismo per esempio: cominciò ad istruire masse CONTRO la religione. Abbiamo visto poi cosa è stato capace di concretizzare: molto peggio di uno stesso nazismo, per numero di morti, di atrocità, per perduranza, durò più d'un nazismo, d'un fascismo, angariando gli uomini senza pietà.

Eppure, si partì presuntuosamente con la stessa premessa, tra i comunisti: dando istruzioni di storia a far sorgere un'odio innato contro la religione, in particolare quella cattolica, allo scopo di far sorgere al suo posto, il sol dell'avvenire, proponendo una nuova generazione di uomini a sostituire il rito consolidato degli uomini rigenerati in Cristo.

Migliorarono le cose? Non direi: in tutto il 1900 abbiamo avuto che l'orrore non fu a causa di "sfondi religiosi", anzi, a sfondi anti-religiosi volendo. Anzi, il comunismo continua ad essere feroce con le religioni e pure lì si potrebbe scrivere, analogamente a quanto scrivi tu, parafrasando la tua chiusa:

"la cosa orribile non è il fatto che siano organizzazioni di potere, ma che dichiarino di agire in nome di un odio contro gli sfondi religiosi e che nemmeno si contentino, ma lo mettano in pratica puntualmente. Esattamente ciò che succede in Cina, ma non solo lì, dove c'é il comunismo ancora, l'uomo se la passa male, mooolto male, gli vengono fatte cose orribili in nome di quell'odio, a causa di istruzioni basilari di storia, ma storia ed istruzioni evidentemente, non corrette, ingannevoli, strumentali istruzioni".

Non so: prova ad andare che so, in Polonia per dire, a spiegare ciò che dici, dando istruzioni basilari. Lì, da quelle parti, sono purtroppo stati dolorosamente costretti alle istruzioni basilari ed alla storia (quale? di chi?), ma oggi, finalmente liberi dall'odio verso le religioni, risultano perfino vaccinati da certe istruzioni, volendo: nazismo, comunismo... ai polacchi non è stato risparmiato nulla dell'odio contro gli sfondi religiosi, ma in questo, anche odio contro gli sfondi umani.

Che fortuna dunque, che la Chiesa Cattolica abbia in modo formidabile dato una mano a compensare, portando speranza e concretizzandone un po', quei crimini della storia.

Eleggendo un Papa Polacco. Formidabile. Formidabile il Papa ed i polacchi, capaci di resistere, non perdendo la speranza dinanzi alla pretesa, molto presuntuosa e molto poco umana di far sorgere un'odio innato per gli sfondi religiosi e con quelli, puntualmente, contro l'uomo stesso, imponendo una "cosa orribile": prima i nazisti, poi i comunisti, per molto, molto più tempo, ma polacchi e Papa polacco, in qualche modo, hanno fatto trionfare quella speranza che era viva, ancora viva  e sai perché era viva quella ragione di speranza? Perchè viva la fede. Perché nel cuore e nella coscienza di tanti, per dirla con le tue parole, dinanzi alla cosa horribilis, ha conservato nelle difficoltà e nei momenti di-speranti, la speranza degli "sfondi religiosi".

Ottenendo finalmente, un riscatto nella storia, di ragioni senza fede ed oggi con sarcasmo, potendo rispondere al cinismo sarcastico e presuntuoso d'uno Stalin che disse sprezzante:

"quante sono le divisioni del Papa?".

Oggi, la storia ci permette di dire, dal cuore, ad uno Stalin e chi con lui era ed è adesivo: "Quante sono le divisioni di Stalin?" :-D

Ciao.

Alieno

 

175. Alieno, Domenica 3 Gennaio 2010 ore 02:55

Beh, per esser più precisi, in Cina si chiamano laogai e non gulag: c'é una differenza formale, ma insomma, nella sostanza poi, un comunismo resta espressione del male e dunque poco cambia nella sostanza, il contenuto e ciò che è a muovere quei contenuti, tutta questa differenza tra laogai e gulag (e campi di sterminio altri), non cambiano la natura del Male.

Male che nell'ateismo, ha trovato un habitat idoneo per sviluppare la "cosa orribile" in proporzione devastante.

Volendo semplificare come tu fai, uno potrebbe dire pure, che istruzioni di base sulla storia, svilupperanno un naturale odio per l'ateismo e senza bisogno di andare molto lontano nella storia nostra, basta andare al secolo scorso restando in Europa e dintorni oppure andare ai giorni nostri, spingendosi più in là dove un ateismo è la religione ufficiale di stato.

Il fatto è che la realtà (dell'uomo) non conviene semplificarla a proprio piacimento, comodamente. E nemmeno la storia. O le istruzioni di base. Le delusioni poi son forti e gravi.

Ciao.

 

176. salvatore , Domenica 3 Gennaio 2010 ore 16:50

Francesco M. 173, concordo su quanto scrivi.

<Avere un'istruzione basilare sulla storia, dovrebbe di per se far sorgere automaticamente un'odio innato per le organizzazioni di potere a sfondo religioso (o perlomeno è ciò che è accaduto a me), che dichiarano di agire in nome di Dio.>

Infatti è anche per questo che si può dar ragione a

Crs 172 al quale scrivo:

divertente che Mister Divagazione divaghi,

ma alle documentazioni di Andrea non si dia risposta alcuna, da alcuno, a smentire <uno qualsiasi degli episodi storici qui sopra riportati>.

Mission impossible? o proprio timore che se ne scriva, a corroborare quanto scrive Pulitzer?

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via . la solo divulgazione di per sè non è forse sufficente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".

177. Alieno, Domenica 3 Gennaio 2010 ore 18:34

Il Nazismo contribuì ad una fortissima riduzione della partecipazione religiosa alla costruzione sociale e politica, sostituendola con il culto di Hitler, della razza ariana, dei super uomini e nella naturale conflittualità con la proposta cristiana, si ebbero proposte alterne di sprezzante e cinico ateismo e materialismo, nonché una fervida ripresa, organizzata, di culti pagani, con forti simbologie e ritualità, di massa, proprio per sostituire la forte ritualità e sacralità della cristianità.

Dallo stesso stemma, la svastica che riprende la simbologia dei culti antichi (egizi? Ma con il verso uncinato invertito) e celtici. Paganesimo e superstizione a piene mani, dunque, in quella riproduzione "pseudo-religiosa" di masse a compiere e celebrare riti.

Il comunismo poi fu ancora più esplicito. La sostituzione era ufficiale e completa, nei riti solenni, perché ancora più di un nazismo, il comunismo è in conflittualità con la proposta cristiana dove entrambe hanno pretese "universalistiche", anche qui, una riduzione fortissima della Chiesa, da subito, avendo in sé il fulcro nel proprio profeta, Marx, la legittimazione dell'odio e del disprezzo per la religione, con particolare impegno contro la cattolicità.

Ora: in queste proposte, che possiamo leggere in un libro di storia basilare, si notano la irrisolvibile conflittualità tra quelle proposte e la proposta cristiana.

In funzione di "nuove istruzioni basilari sulla storia" dell'uomo, uomini "nuovi" e nuovi soli dell'avvenire a sorgere sull'umanità contro la Cristianità, l'orrore assume proporzioni devastanti.

Ma c'è anche un altro fatto che effettivamente, si potrebbe prenderne ben nota, si può considerare, visto che si cita Pulizter:

Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via . la solo divulgazione di per sè non è forse sufficente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".

Se sappiamo quanto dolore e devastazione umana portarono due ideologie criminali che si posero in conflitto con la proposta cristiana della fede (il comunismo esplicitamente da subito), sappiamo anche come nel nazismo, quanto nel comunismo,

il delitto, l'inganno, il trucco, l'imbroglio, il vizio furono di proporzioni poderose, a suon di propaganda e terrorismo, concretizzato barbaramente.

La stessa cosa accadde quando il sol dell'avvenire si levò più ad est: in Cina, in Vietnam, in Cambogia, in Corea...

siccome l'inganno ed il delitto erano sistematici, perfino da noi, potendo avere più libertà e meno terrore, a guerra finita, molti e troppi furono gli entusiasti sostenitori dell'orrore, ma anche a legittimare il delitto, l'inganno, il trucco, negato fino all'insostenibile, taciuto ed abbandonato (pure coi piantini e le nostalgie commosse) solo quando non era proprio più possibile legittimare tanta menzogna e tanta disumanità salvando la faccia.

Ma alla fine, nonostante l'omertà, la connivenza, la menzogna sistematica (da noi il Pci ha fatto storia nella sua incapacità di onestà e si è sciolto veramente oltremodo tardissimo rispetto alla quantità di informazione e verità ormai accessibile, oggettivamente non più negabile o riducibile), ebbero ragione coloro che non ci cascarono o che, in un atto di onestà intellettuale, anche amaramente delusi, ne presero atto in tempi più degni. Ed oggi, quella verità accessibile che ha finito, giorno per giorno per sgretolare la dura roccia della menzogna di cui si ammanta il terrore per conservarsi, tirando giù muri a separare la circolazione delle libertà (umane e di informare) e l'orrenda prigione (aldilà delle cortine rosse), effettivamente ben dice Pulizter: rende ridicoli coloro che non ebbero dignità, onestà di ammettere lo sbaglio tremendo.

Ed è ancora ciò che accade dove, il nazismo essendo stato sconfitto, regna l'orrore che con sé porta sempre la menzogna, la riduzione della verità (perché è a rappresentare la libertà, a veicolarla), dove impera il comunismo.

Ci siamo dimenticati di Tien An Men, ma dovremmo dire "tieni a mente Tien An Men" invece, per comprendere quanto sia importante portare alla luce del giorno quei segreti orrendi, anche se non sarà facile ridicolizzarli: in Cina, per esempio, non è possibile sfondare del tutto i "segreti" orrendi: non sappiamo nemmeno quanti (e dove) sono i laogai e mille altre cose.

E qui da noi, ancora nulla o poco sappiamo del Pci, anche se sappiamo che l'imbroglio, il vizio di mentire, sono state ferree ortodossie (compresi i finanziamenti segreti del partito e delle cooperative ed anche altre entità, quelle che per esempio, ci parlano di De Benedetti, il proprietario di Repubblica, che allora con l'Olivetti..).

E' vero: la divulgazione forse non è di per sé sufficiente, ma aiuta tanto, tanto.

Ma qui in Italia il reazionario, durissimo, conservatorismo dei miti, su cui poggi la radice dell'attuale e del reale, avendone ereditato i privilegi nonostante la mimetizzazione attuale e la conservazione della menzogna di ieri, è talmente forte, ancora,

che nemmeno ci è possibile parlare serenamente di Risorgimento. O dell'orrore che il comunismo scatenò anche oltre l'anti-fascismo, uccidendo anti-fascisti o innocenti, anche a fascismo sconfitto, a guerra finita. E tanto è l'imbarazzo per il castello di bugie e menzogne perpetrate, che non si può toccarne una, perché poi viene giù tutto, come un castello di carte. PEr cui nemmeno delle verità, come quelle del comunismo slavo di Tito che nelle foibe ci infila italiani, comunisti compresi, oggi è diffusa adeguatamente come informazione nella pubblica opinione e solo di recente ci è possibile farci arrivare qualcosa, ma sempre talmente aspre le polemiche, l'allarmismo, la violenza intorno a ciò, che nemmeno un uomo di sinistra, come G. Pansa può raccontarla una storia "basilare": troppi gli scheletri negli armadi, le responsabilità impunite, gli appoggi di oggi sulle menzogne di ieri.

MA bisogna insistere, perché nella divulgazione (storica, letteraria, culturale, cinematografica) abbiamo un mezzo, uno dei migliori o il migliore per far fallire la nostra grande menzogna che ancora perdura e non ci dà libertà più piena, per poter capire.

E scegliere di conseguenza.

Alieno

178. Dr.Poyendo Williams, Domenica 14 Marzo 2010 ore 17:39

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Dr.Poyendo Williams

179. Alieno, Domenica 14 Marzo 2010 ore 18:56

Rif. 178:

Ma mi faccia il piacere mi faccia °_°

 

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