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Nota vaticana chiarisce ulteriormente sulla questione Lefebvriani.

Mercoledì 4 Febbraio 2009, 17:07 in Cronaca, Cronaca di

Ancora una volta, dopo le incomprensioni dei giorni scorsi ed i fraintendimnti, il vaticano si fa sentire - se vogliamo con voce ancora più autorevole - sulla questione della scomunica dei vescovi scismatici appartenenti alla Comunità fondata da Lefebvre, e sul discorso dello scandalo negazionista.

La nota del vaticano ha sostanzialmente dichiarato tre cose.

La prima: il Papa non era a conoscenza delle dichiarazioni negazioniste fatte dal Vescovo Williamson.

La seconda: il decreto con cui il 21 gennaio il Papa ha revocato la scomunica «è stato un atto con cui il Santo Padre veniva benignamente incontro a reiterate richieste da parte del Superiore Generale della Fraternità San Pio X», nell'intento di «togliere un impedimento che pregiudicava l'apertura di una porta al dialogo. Egli ora si attende - precisa la segreteria di Stato - che uguale disponibilità venga espressa dai quattro vescovi in totale adesione alla dottrina e alla disciplina della Chiesa».

In modo ancora più chiaro poi la dichiarazione della Segreteria vaticana ricorda che «lo scioglimento dalla scomunica ha liberato i quattro vescovi da una pena canonica gravissima, ma non ha cambiato la situazione giuridica della Fraternità San Pio X, che al momento attuale non gode di alcun riconoscimento canonico nella Chiesa cattolica». Anche i quattro vescovi, «benché sciolti dalla scomunica, non hanno una funzione canonica nella Chiesa e non esercitano lecitamente un ministero in essa». «Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X - afferma la segreteria - è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI. La Santa Sede non mancherà, nei modi giudicati opportuni, di approfondire con gli interessati le questioni ancora aperte, così da poter giungere a una piena e soddisfacente soluzione dei problemi che hanno dato origine a questa dolorosa frattura».

Un avvertimento questo duro e chiaro da parte del Vaticano che mette definitivamente fine alle polemiche circa il "rientro" in seno alla Chiesa della comunità del veterocattolici lefebvriani.

Ma - non meno importante - è la terza cosa dichiarata dal Vaticano.

Anche se venissero accettate queste richieste legate alle motivazioni "reali" che hanno portato alla scisma lefebvriano, sarà ancora necessaria una cosa, affinchè questi vescovi possano essere totalmente reintegrati: l'abiura delle tesi negazioniste e riduzioniste.

In sostanza: o Williamson (e gli altri sacerdoti della Comunità di San Pio X) smentiscono ufficialmente le tesi negazioniste, o è impossibile che siano reintegrati nella Chiesa.

 

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2 commenti
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05 Feb 2009
alle 16:35

pequenito

La Chiesa s'è guadagnata rispetto e attenzione discutendo con noi di sesso nelle ore di religione (grazie don Carlo), e giocandosela a pallone sulla terra degli oratori.

La Chiesa deve andare incontro ai giovani parlando di sesso e giocando a pallone, deve andare incontro ai Lefrebvriani parlando in latino e togliendo scomuniche, deve andare incontro ai mussulmani cercando dialogo e permettendo la costruzione di moschee, incontro agli ebrei ripetendo cento volte:"noi cristiani abbiamo sbagliato, voi invece non sbagliate mai" ... ma i giovani, i lefrebvriani, i mussulmani e gli ebrei vanno anch'essi incontro alla Chiesa? Oppure si allontanano ulteriormente nel furbesco tentativo di portarla sempre più vicina alla loro irremovibile visione delle cose?

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05 Feb 2009
alle 12:29

lello

A riguardo invito a leggere il seguente pezzo di Severgnini di oggi sul corriere della sera e che condivido totalmente:

Dov'è la Chiesa che scalda i cuori ?

Beppe Severgnini,

Il Papa non era al corrente delle dichiarazioni negazioniste del vescovo Williamson, al momento della remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani? E non aveva pensato che la decisione coincidesse col 50° anniversario dell'annuncio del Concilio Vaticano II?

Ci crediamo. Ma possiamo dire - da osservatori distanti, da cattolici incompetenti - che ciò appare stupefacente? Una svista così possiamo aspettarcela da un governo, per sua natura provvisorio; non dal Vaticano, per definizione definitivo, cauto e informato.

Possiamo aggiungere - con rispetto - una preoccupazione? Questa lezione di teologia continua non rischia di spegnere quello che il sorriso di Giovanni XXIII aveva acceso? I princìpi sono importanti; ma gli uomini, in tempi come questi, hanno bisogno di comprensione e rassicurazione. Qualcuno direbbe: hanno bisogno di amore.

Circondato dall'affetto sospetto degli atei devoti e dall'adulazione interessata degli incoerenti, il Vaticano da tempo istruisce, ammonisce, invita alla perfezione. Ma spesso sembra di vederlo dal lato sbagliato di un cannocchiale: una presenza distante, irraggiungibile. Gli imperfetti guardano, chiamano piano: ma nessuno risponde.

Papa Giovanni XXIII - i cui ritratti ingenui adornano ancora le case degli italiani - aveva capito che bisogna andare incontro agli uomini, non aspettarli. Alberto Melloni, sul "Corriere" del 3 febbraio, ha usato una frase illuminante: "Quella speranza che oggi tutti consegnano a Obama, allora guardò alla Chiesa di Roma (...). Il concilio non fu un'idea, un testo da manovrare ermeneuticamente, ma un evento nel quale la Chiesa ha cercato a mani nude, nelle macerie del Novecento, chiamate di obbedienza più esigenti di quella che era la comoda routine intransigente".

Credo che molte vocazioni, devozioni ed educazioni familiari abbiano le radici in quel periodo. Una voce nuova per un mondo nuovo. Nessuno chiede che la Chiesa sia progressista. Vogliamo molto di più: speriamo sia lungimirante.

I pontefici che hanno scaldato i cuori hanno svegliato i giovani. Papa Roncalli, magnifico bergamasco, non è rimasto solo. Lo ha seguito, nel suo brevissimo pontificato, Giovanni Paolo I, provocando stupore riconoscente. Lo ha rilanciato, lungamente e potentemente, Giovanni Paolo II, che pure non era morbido in materia di dottrina.

Potrebbe farlo - è tempo, è in tempo - Benedetto XVI.

Non è discutendo con i lefebvriani che si riconquistano i ragazzi italiani (e non solo). La Chiesa s'è guadagnata rispetto e attenzione discutendo con noi di sesso nelle ore di religione (grazie don Carlo), e giocandosela a pallone sulla terra degli oratori. Antonio Piloni, si chiamava il curato del Duomo, a Crema, negli anni Sessanta. Se alla domenica la cattedrale è piena, e don Emilio è contento, è anche per merito suo.

Non amo scrivere di questi argomenti: dichiararsi cattolico sui giornali è ormai una furbizia o una dichiarazione di guerra. Ma sento, dentro e fuori di me, un disagio crescente. E lo scrivo, consapevole che non servirà a niente.

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