Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Benedetto XVI è in Terra Santa per compiere uno dei viaggi più importanti del suo ministero.
Un viaggio al quale il pontefice ha voluto dare da subito una connotazione spirituale e pastorale, quasi fosse una sorta di pellegrinaggio sulle vie di Cristo, nei luoghi che lo hanno visto camminare ed operare.
“La chiave per comprendere il viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa è racchiusa in una parola: pellegrinaggio”. Di questo è fortemente convinto anche Gian Maria Vian, direttore di L’Osservatore Romano, che firmerà domani l’editoriale dell’edizione che porta la data del 9 maggio.
Ma il viaggio del Papa, ovviamente, non riveste solo una importanza spirituale. Non si può dimenticare che parlare di pace e di dialogo "trilaterale" tra ebrei, musulmani e cristiani in terra Santa, equivale a porre forti questioni politiche.
Questioni che sono per papa Benedetto legate ai grandi temi della pace e della dignità umana.
Anche su questo, Vian, esprime parole chiarificatrici.
L’unica “intenzione politica” del viaggio del Papa, afferma infatti Vian, è quella di “contribuire alla pace”, come ha precisato il Papa stesso nell'incontro con i giornalisti, sorvolando la Grecia: “non come individuo ma in nome della Chiesa cattolica. La quale non è un potere politico, bensì una forza spirituale”.
Per il Papa, - riferisce oggi l'agenzia SIR - quindi, “la preghiera, la formazione delle coscienze e l'appello alla ragione sono strumenti efficaci per cambiare lo stato delle cose. Confidando nella ragione, base per il confronto e l'incontro con tutti, come da anni Benedetto XVI va ripetendo”.
Intenzione, quella papale, confermata nel discorso all’aeroporto di Amman, “davanti a un sovrano e in un Paese che con i fatti stanno dimostrando come può procedere il cammino comune tra musulmani e cristiani, che in Giordania sono una piccola minoranza”. Di fronte ad Abdullah II il Papa, per Vian, ”ha indicato la via maestra per promuovere i diritti umani: una «alleanza di civiltà» tra mondo occidentale e mondo islamico che possa superare le nefaste dinamiche delle contrapposizioni e dello scontro”, tramite un “dialogo trilaterale” che si estenda anche all’ebraismo.
Non solo quindi un viaggio spirituale...o meglio, un viaggio veramente spirituale, nell'ottica della spiritualità cristiana che non può non impegnarsi nel profondo per la pace ed il dialogo concreto tra popoli "fratelli".
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