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CEI: "L'Italia è già multietnica e la multiculturalità è un valore".

Domenica 10 Maggio 2009, 16:35 in Riflessione di

Non ci ha messo molto la CEI per liquidare anche in modo deciso le affermazioni del presidente del Consiglio Berlusconi, secondo il quale non dovrebbe esistere in Italia una società multietnica.

All'ANSA ha parlato il segretario generale della CEI Mons. Crociata.

L'Italia multietnica e multiculturale e' ''un valore'' ed esiste gia' ''di fatto''. Lo ha detto all'ANSA il segretario generale della Cei mons. Mariano Crociata osservando che ''il problema e' invece il modo in cui le culture e le presenze si rapportano'' perche' ''non si cresce insieme in una accozzaglia disordinata e sregolata''. Secondo il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, le questioni legate alla multietnicita' e alla multiculturalita' in Italia ''sono discorsi superati, nel senso che la molteplicita' e' un fatto. Ed e' anche un valore''. ''Il problema - ha avvertito mons. Crociata - e' invece il modo in cui le culture e le presenze si rapportano''. ''Non si cresce insieme - ha spiegato - in un' accozzaglia disordinata e sregolata ma a partire da un tessuto storico, sociale e culturale comune che costituisce il volto, l'identita' di un paese''. Non si vuole, ha precisato il vescovo, ''cancellare l'identita' di ciascuno'' ma nemmeno teorizzare ''un'irreale parificazione che e' cosa diversa dall'eguaglianza''. ''L'appiattimento infatti non aiuta lo stare insieme, anzi lo distrugge'', ha aggiunto concludendo che e' necessario ''coordinarsi all'interno di un orizzonte di fondo condiviso, di un tessuto comune che avvolga tutti, anche chi viene'' da fuori, come gli immigrati.

La molteplicità delle razze e delle religioni che vivono in Italia è un fatto. Non solo diventa un valore nel momento in cui una società ordinata sa accogliere tutte le persone e renderle corpo organico.

Certo è che la nostra società non si può dire affatto matura da uesto punto di vista. E non parlo solo dei politici o di qualche partito, ma della gente comune.

Gente comunque che probabilmnete di fronte alle parole di Crociata avrà detto: "fa presto a parlare la Chiesa....ma noi che tutti i giorni vediamo ste persone per strada....".

Gente comune che, in grande numero, non credo la pensi diversamente da Berlusconi.

Anche se quella i Berlusconi sembra più una "machetta" per la Lega ed un gesto di pura (ed azzardata) campagna elettorale.

Il problema ancora una volta è culturale. O la nostra società crescerà in una ottica di multiculturalismo, fondato sulla valorizzazione della propria identità e sulla strutturazione dei propri valori di riferimento, sia laici che cristiani, oppure sarà destinata a vivere l'incontro tra le culture come un continuo e perenne scontro.

29
29 commenti
29
22 Mag 2009
alle 23:50

Willy

@ Alieno

Quoto al 100 %. Buone cose e ogni bene anche a te.

28
15 Mag 2009
alle 17:00

alieno

@Willy: da non cattolico, ti invito a maggior riflessione... autonoma. Per esempio non facendo torto alla storia stessa del cristianesimo.

Che ci racconta da subito della sua multietnicità e multiculturalità. Giudei e non, infatti trovano facile asilo tra i seguaci di Cristo. E le prime fondazioni della Chiesa, le prime comunità, le troviamo sparate in ogni direzione, ai confini del mondo conosciuto: dal MedioOriente più profondo all'Egitto o all'interno dell'Africa, alla Grecia, all'Italia, poi in Europa, Asia..

Del resto, oltre ad essere multietnica e multiculturale la storia stessa della Chiesa (perchè il cristianesimo si estende a tutti gli uomini aldilà del ceto culturale o economico), si deve osservare che la "consegna" di Cristo a chi lo ama è proprio questa: sparpagliatevi tra l'umanità, portate la mia parola, è questo che ci consegna come "missione" nell'amore di Cristo e per cristo, una testimonianza che supera positivamente le barriere, ad affermare una composita mono-culturalità (cioè la cultura cristiana), al cui interno interagiscono le eredità di altre culture, in una inevitabile osmosi multiculturale (sempre restando però nei cardini di quella cristiana, ovviamente, Gesù non propone di prender per buona cultura alternativa a quella di Dio, anzi, ci diffida dal farlo). Certamente però è necessariamente multietnica, proprio nella scelta di Dio di mandarci Cristo e stabilendo un nuovo patto tra Dio e l'umanità: di fatto superando la questione etnica, dove precedentemente il patto era con il popolo eletto (cioè gli ebrei) ed allargandolo con Gesù, a tutti gli uomini (ed infatti, dicendo di portare il culto di Dio tra tutti gli uomini, predicando anche sui tetti).

Sul relativismo ti dò senz'altro ragione, è una proposta anticristiana per peculiarità della natura diversa ed inconciliabile.

Sul multiculturalismo, si  può discutere: composita cultura, osmotica all'interno dell'unica cristianamente buona per gli uomini, cioè cristiana.

Sulla multietnicità, che fortunatamente (ed avvedutamente credo) è questione che non citi, non c'è discussione: cristianamente, non ci interessa nemmeno un po', l'etnia.

Buone cose, ogni bene.

Alieno

27
14 Mag 2009
alle 16:53

Willy

Questo è un discorso infarcito di palese retorica sincretista e proto massonica. Ancora di piu' insopportabile visto che esce dalla bocca di uno che fa di cognome "Crociata". E pur apologia di quell' eresia (condannata da Pio XII nella "Humani generis") che si chiama Irenismo. La societa' multiculturale è una delle utopie moderniste. O si è per la civilta' occidentale e cristiana o per quella globale, "multiculturale" e relativista.

26
13 Mag 2009
alle 14:20

Alieno

Anzi, mi correggo dove ho scritto che i dispositivi sull'immigrazione e sicurezza si rifanno non ad etnie o colori di pelle ma a nazionalità ...

nemmen più corretto "nazionalità", in realtà si rifanno all'appartenenza "comunitaria", non nazionale, salvo accordi particolari altri tra il nostro ed altro Paese.

Dunque non capisco la questione "razzista".

Dovremmo imporre una rigorosa "pulizia" dialettica per evitare che si parli impropriamente di "razzismo" (così come di nazismo, fascismo, deportazioni, regimi, shoah e via discorrendo), che insultano chiunque si riconosca davvero in valori antirazzisti e sa che sono altra roba.

Alieno

25
13 Mag 2009
alle 13:22

Alieno

L'unica cosa che non comprendo bene in questa nuova polemica che secondo me è strumentale alle strategie partitiche in campagna elettorale,

è proprio una proposizione del genere: multiculturalità e multietnicità, infatti, le abbiamo già. Siamo pieni di multicultura e multietnicità.

La questione sulla multietnicità poi nemmen mi piace e la comprendo ancor meno: i dispositivi di sicurezza (compreso quello sul rimpatrio futto di accordi con la Libia voluti dal governo di centrosinistra nel 2006, dunque non capisco bene cosa oggi molti di loro possan protestare..), sulla clandestinità, benchè Franceschini e tanti altri delirino a vanvera, non si fonda su principi etnici. Cioè non è in base all'etnia che si fa contingentamento e controllo. Nè tantomeno in base al colore della pelle.

Si fa semmai per nazionalità e per regolarità. Pelle ed etnia non c'entrano un tubo e dunque la questione non la comprendo (da entrambe le parti venga posta).

Tra l'altro, faccio notare che i dispositivi attuati da questo governo non arrestano in blocco l'immigrazione: solo quella irregolare. Continueremo dunque ad avere immigrati, ma sorvegliando per ridurre l'impatto sociale, badando che abbiano migliori requisiti potenziali (cioè che non siano delinquenti) ed in base alle possibilità ricettive che, naturalmente, per quanto si possa filosofeggiare buonisticamente, non sono infinite e non si può certo accogliere qui tutto il terzomondo.

Per quanto riguarda poi la multiculturalità, che già abbiamo aldilà della clandestinità, non sposo la coincidenza se non che è un valore forse, ma senza entrare poi nello specifico:

la multiculturalità è un valore positivo o negativo? Non c'è necessariamente un automatismo, guardando alla storia dell'uomo, per cui si possa dire che è positivo e basta.

Un fatto è certo: se multiculturalità è un valore positivo, ciò non significa che ogni cultura è ben accetta perchè porta con sé un valore negativo.

Anzi, proprio se si ama la multiculturalità e si vuole conservarla, dobbiamo guardarci bene dall'accogliere tranquillamente o ingenuamente ogni cultura che potrebbe effettivamente poi distruggerla. Come capirlo è difficile e le previsioni sono quelle che sono spesso: ipotesi.

Però buon senso e prudenza, un minimo di lungimiranza, ci dicono che in molti casi, la previsione è potenzialmente facile: certa cultura è la meno idonea a favorire un multiculturalismo, portando con sé semmai un grosso potenziale di auto-ghettizzazione e di ostilità ad ogni contaminazione multiculturale.

Dunque per me il multiculturalismo, se sano e ben amministrato e vigilato, con senno e prudenza, va bene, ma proprio per questo non si può pensare di poter accettare con leggerezza, ogni cultura, poichè non ogni cultura porta con sé un valore positivo.

Alieno

24
13 Mag 2009
alle 09:02

civis romanus sum

22 e 23.

CVD ,,, mediashopping opta per la seconda ipotesi esposta da me nel 17.

Per ovvi motivi, l'autorevolezza dell'ONU e del suo organo preposto Unhcr, era difficile nascondere la notizia e il/la Brambilla sguinzaglia i suo serventi cagnolini contro il richiamo alla civiltà espresso in quel richiamo.

Stavolta era fin troppo facile prevederlo ;))   

23
13 Mag 2009
alle 02:03

Alieno

In sintesi: perchè l'agenzia per i rifugiati dell'Onu si debba preoccuparsi dei disgraziati, in un viaggio lunghissimo e durissimo, migliaia e migliaia di km, solo nel brevissimo tratto che è di nostra competenza o poco più in là, proprio non si capisce.

Prima no? Certo che potrebbe preoccuparsi prima dell'ultimo e breve tratto (sperando che noi si reciti la parte dei dissennati all'infinito), occuparsi di migliaia di uomini in marcia per migliaia di km prima.

Ma non può e non vuole. Perchè dovrebbe assumersi responsabilità: intervento militare o sanzioni che non vuole prendere. Anzi, parrebbe che Gheddafi l'Onu abbia piacere anche di metterlo sulla poltrona a parlar di diritti umanitari, tu pensa.

E dunque non si capisce cosa debba poi spiegarci in questa ipocrisia delirante.

Usciamo dai conformismi, per piacere. Onu non equivale a Bibbia, se l'Unchr parla, non significa che è Verità Rivelata a cui obbedire senza discutere, fiduciosi che sia la cosa giusta senza nemmen discutere, pensarci ed eventualmente, replicare.

Alieno

22
13 Mag 2009
alle 01:55

Alieno

@Civis: lascia che ti dica qualcosina dell'organo dell'Onu che richiami, l'Unhcr, per la cronaca (insomma, per altri che leggono che possono non conoscere che ente è), l'agenzia Onu per i rifugiati.

Lascia che ti dica qualcosa dell'assurdità dell'intervento oggi, della sua ipocrisia.

Chi cacchio ha mai sentito parlare, se non addetto ai lavori o dintorni, prima di oggi, dell'Unhcr, l'ente per i rifugiati dell'Onu?

Io sono certo che facendo appello tra gli italiani ben pochi prima d'oggi. Oggi che interviene preoccupandosi dei migranti che cercano rifugio altrove...

Ma scherziamo? E fino ad oggi dov'era l'Unhcr? Non son mica piovuti ieri da Marte questi disgraziati per cui oggi e solo oggi sembrano preoccuparsi tantissimo e per cui dobbiamo apprendere che esiste un Unhcr...

Cosa significa? tante cosette.

Da dove vengono? Dall'Africa, dal profondo dell'Africa. E l'Unchr che fa quando si mettono in viaggio, un durissimo viaggio, questi rifugiati? Boh.... non si sa. Non molto, direi, se questi fanno un viaggio del genere, non trovi?

E dunque, questi disperati, questi poveri uomini si mettono in viaggio, disperati e finalmente raggiungono la Libia.

Hai presente cosa è la Libia? E' un Paese enorme che si affaccia sulla costa mediterranea, ma questi poveracci, devono farsi il deserto per raggiungere la costa, spesso e volentieri, venendo dal profondo dell'Africa. Perchè se guardi l'Atlante, la stessa Libia entra nella profonda Africa.

Migliaia e migliaia di km soltanto nel territorio libico, che questi disperati attraversano per arrivare al mare.

Ora, la Libia è un regime dove praticamente non accade nulla che il dittatore non sappia o non voglia. Il controllo è rigorosissimo, perchè Gheddafi che non ha proprio la coscienza pulita e non è noto nemmeno per esser persona equilibratissima, alla sicurezza ci tiene enormemente.

Pensi dunque che questi rifugiati, che hanno fatto migliaia di km e raggiungono la Libia facendo altre migliaia di km, passino inosservati? Migliaia di persone attraversano continuamente la Libia e Gheddafi non sa nulla? Siamo sicuri sia proprio così?

Io no per esempio. Io credo che Gheddafi sa benissimo chi passa e chi si imbarca. E che usi quei disperati come arma di ricatto per ottenere immensi vantaggi. Noi, infatti, ci siamo impegnati tremendamente. Se va bene dobbiamo ricostruire una autostrada nel deserto dove c'è ciò che resta della lunga strada, mal tenuta e mal gestita, costruita con opera di assoluta civiltà ed ingegno, attraversando il deserto, dall'Occidente colonialista. Come tante altre cose che l'Occidente ha costruito lì in Libia (scuole, edifici pubblici e privati vari), lasciati all'abbandono o distrutti selvaggiamente, che geni, nell'euforia contro il colonialista invasor. Ed incapaci di fare altrettanto, poi da sempre reclutando tecnici ed operai specializzati per tutto, tantissimi italiani tra l'altro (tra cui alcuni miei parenti ed amici) per cui potrei raccontare molte cose su quel mondo di selvaggi e di regime..

Ma tant'è: migliaia di km e migliaia di persone di cui Gheddafi è perfettamente a conoscenza. E senz'altro anche l'Unhcr.

Dunque i casi son 2:

o all'Onu non gli importa un fico secco e lascia che quei disperati facciano un simile esodo in mano alle dure condizioni del viaggio (non tutti ce la fanno) o in mano a corrotte mafie governative....

oppure l'Onu, l'Unhcr lo sa benissimo perchè è il suo mestiere saperlo ed occuparsene e però non può farci nulla.

E dunque, in entrambi casi, dovremmo esser noi ad occuparcene?

Qual'è il compito del nostro Paese, il primo compito se non quello della tutela del proprio territorio e dei suoi abitanti?

E qual'è il compito di un Unhcr? Venirci a dire che dovremmo accollarci i suoi limiti, la sua incapacità?

Evidentemente non basta criticare, bisogna se si vuole criticare, avere una proposta alternativa.

Dunque l'Unhcr ci spieghi esattamente qual'è la soluzione e la proposta.

E ho l'impressione che infine dovrà adattarsi all'evidenza che non ha soluzione (non può certo dichiarar guerra ai regimi corrotti o criminali o che se ne sbattono della gente come la Libia), nemmeno per noi e si accorderà sui dei compromessi (cioè faremo una sorta di verifica su chi ha diritto d'asilo perchè rifugiato politico, per esempio) perchè per dirci che facciamo uno sbaglio, dovrebbe dirci qual'è, invece la cosa giusta.

Solo che la cosa giusta è quella che facciamo. Solo che la cosa giusta è quella che praticamente fa già il resto dell'Europa che si trova problemi uguali o simili.

Dunque vediamo di non esagerare quando si parla di Onu o Unhcr ed invece di proporre il solito atteggiamento doppiopesista e razzista verso italia ed italiani, si cominci a riconoscere le responsabilità e le mancanze prime dell'Onu e dell'Unhcr, dicendo che in fondo, è anche per sua colpa se oggi ci viene scaricato un grosso problema, dunque almeno abbia decenza di non alzare troppo la voce.

Ed infatti non mi pare lo faccia troppo: è preoccupata. Anche noi, ma va così: non possiamo da soli risolvere un problema che è di dimensioni troppo ampie perchè possa risolverle un solo Paese come il nostro.

Ciao.

Alieno

 

21
13 Mag 2009
alle 01:33

Alieno

@Cd (al 16): sagrestie sovraffollate e strutture dello Stato sovraffollate non sono in discussione, caro CD.

Ma insomma, non prendiamoci in giro eh! Io parlavo proprio del Vaticano, il Piccolo Stato Vaticano a Roma: non è sovraffollato mi risulta. E non è un mio tentativo "massificante" che vuole spiegare cosa dovrebbe fare o non fare il Vaticano.

Mi limito a prendere atto di una situazione oggettiva: lo Stato Vaticano non è sovraffollato perchè non ha aperto le frontiere accollandosi, per dirne qualcuna, quelli che si imbarcano dalle coste libiche o che vanno nei pressi di Malta o che Zapatero rimanda indietro con armi spianate. E' un fatto oggettivo osservare che questo il Vaticano non lo fa sollevandoci dall'imbarazzo della polemica o dalle difficoltà oggettive, è un fatto concreto che non esprime la mia supponenza nel dire cosa dovrebbe fare o non fare.

Io mi limitavo a dire, riguardo al Vaticano, che fa bene nella scelta che fa, che è giusto che lo Stato Vaticano resti così com'è: senza criminalità per esempio. Senza il ricatto del criminale violento tra le sue mura che spaccia droga, impone coprifuochi volontari nascondendosi al calar del sole, senza lo sfruttamento di schiavi e prostitute, senza regolamenti di conti al coltello... Osservo che lo Stato Vaticano è salvo da tutto ciò perchè la sua scelta è quella: i clandestini lì non trovano l'accoglienza indiscriminata e di massa.

Per quanto riguarda il 14... vedo che devo esser riuscito a toccarti, se intervieni, osservando quel razzismo che il negazionismo che dico, propone agli italiani quando dimostrano insofferenza per una gestione politica sbagliata e dannosa per tutti. Spero che tu non ti sia sentito tirato in causa direttamente (al limite solo coloro per cui simpatizzi) perchè mi dispiacerebbe davvero immaginarti così, ad insultare gli italiani giudicandoli menefreghisti, razzisti solo perchè cercano di far valere il buon senso.

Il buon senso che dice che, anche qui è inutile filosofeggiare: non possiamo ospitare qui il terzo mondo. Ma chi pensiamo di ingannare? E' un problema planetario che non può certo accollarsi e risolvere l'Italia nemmen con tutta la buona volontà. L'unica cosa che otterremmo altrimenti, sarebbe impoverirsi tutti: bella soddisfazione non essere più in grado nemmeno di aiutare gli altri, perchè dobbiamo aiutare noi stessi e bella soddisfazione aver distrutto ciò che abbiamo costruito, oggi attrattiva (non solo ricchezza, il nostro non è il Paese più ricco del mondo), fatta anche di civiltà, equilibrio di diritti e doveri, legalità e certo non il caos come fossimo nelle periferie di qualche Paese Sudamericano...

Dunque piantiamola con queste sciocchezze: cosa vogliamo fare, ospitare tutto il terzo mondo qua? Molto meglio lavorare in modo lungimirante e calcolare la nostra possibilità di intervenire fuori. Per esempio, proprio in afghanistan, come abbiamo fatto sempre ovunque, irak, libano, bosnia...

Sì, perchè tiri un ballo il povero afghano che è sicuramente un disgraziato, ma dimenticando di dire che noi, in afghanistan facciamo più che sparare ai taleban: costruiamo scuole, ponti, reti idriche, formiamo uomini e soprattutto, donne che vogliono emanciparsi e lavorare (anche se per molte di loro è preferibile tutt'oggi stare in carcere che tornare a casa, in famiglia, dove la loro famiglia le ucciderebbe o torturebbe).

Noi abbiamo ancora operatori in Iraq. Italiani che addestrano per esempio, la polizia affinchè si possa avere un Paese Civile non consegnato al caos, alla tribalità, ai terroristi, come si può e non certo soli (ma apprezzatissimi). Noi aiutiamo sempre tutti ma non è un motivo per essere incoscienti, mettendoci in condizioni di non poter più farlo domani.

Fini poi non è certo amico mio. E' più tuo, sia perchè parrebbe, molti a sinistra, alla base, ben lo vedrebbero come leader capace, sia perchè riguardo alle scelte etiche, mi pare che abbia posizioni più simili alle tue (e nemmen da poco). Dunque non è mio amico, tantomeno è un mio nemico.

Ora dire che Fini è "cattolico" può solo far sorridere un autentico "cattolico". Cosa bisogna sentire.. le sue posizioni sono da tempo in contrasto con gli auspici e le guide della Chiesa. Riguardo a cosa? Un po' a tutto:famiglia, eutanasia, eugenetica, aborto, pillole abortive..

Non è un caso che tu me lo citi forse, a tua insaputa, avendo con lui molte adesioni secondo me, da scoprire. Se non oggi, magari domani, diamogli tempo: lo smarcamento, per ciò che è la mia impressione, corrisponde ad un percorso carrieristico, insomma, un furbone Fini, che politicamente sa il fatto suo. Non mi pare abbia saputo far crescere moltissimo il suo partito (niente di simile a Lega, forzitalia, Idv..), ma toh, curioso, ha accresciuto moltissimo il consenso legato a sè, come persona. Probabilmente, dopo Berlusconi, è la persona che gode di più stima ed immagine di affidabilità nel Paese. E ci riesce proprio per l'adesione trasversale, cioè dalla sinistra.

Nessuno caro Cd, mette in discussione che sia un bisognoso quello sotto il camion o sul barcone.

Quello che metto in discussione è la barzelletta che si vorrebbe proposta seria di poterli accogliere tutti qua.

Fai per esempio, una proposta più credibile e concreta perchè tu possa essere compreso meglio, da me e da tantissima gente che non se ne frega affatto, ma insomma, non vive sulla luna eh! La realtà la vive quotidianamente e perciò, gli tocca spesso distinguere il filosofeggiare ed il concreto distinguere tra ciò che è dirsi "quanto sarebbe bello se.." e "quanto siamo buoni.." e ciò che è la possibilità concreta di fare qualcosa di bello e di buono, oggi e domani, perchè sia chiaro, il difetto di chi fa facile predica e critica oggi riguardo all'esigenza di un contrasto alla politica incosciente ed incapace sull'immigrazione avuta fino ad oggi, è non avere la dimensione del futuro, cioè la capacità in astratto di pensare al domani.

E se si vive solo "l'adesso", rifiutando il "futuro", abbiamo appena demolito l'ideale e la speranza.

Ed io invece voglio essere tra coloroc che costruiscono speranza e la possibilità di tendere verso l'ideale ogni giorno.

Alieno

20
12 Mag 2009
alle 23:52

Charles Darwin

Stanchezza di fine anno: non me ne ero accorto (7) nemmeno con civis che parla di tigli, ma che ci crediate o no non ci tengo manco per niente a fare il professore. E' un vero peccato suicidare il buon vecchio Darwin: mi assicura di aver passato qualche buon momento in vostra compagnia, sai mai che un giorno o l'altro resusciti. Ciao a tutti, al Don in primis, e buon divertimento. 8-)

CD

 

19
12 Mag 2009
alle 19:26

civis romanus sum

La CEI e le sue ingerenze sempre più arroganti nei nostri affari ( siamo storicamente la loro vittima preferita ,,, l'universalità va a farsi benedire per interesse evidentemente )

Da libro di prete Rino Fisichella "Identità dissolta" pagg. 69-70.

In virtù del suo essere democratico (,,, ne approfittano rimanendo saldi nel loro anacronistico assolutismo ,,,), lo Stato non solo deve accettare di confrontarsi con la chiesa ma deve anche saperne accogliere, solo in un secondo momento temperandole, le eventuali ingerenze. La chiesa invece richiamandosi a principi che hanno origine superiore a quella umana, non potrebbe mai accettare una qualsiasi ingerenza dello Stato sui propri contenuti.

Mi pare chiaro, no?

Ridere, vomitare, pigliarli a calci?

Fate voi ,,, io diffondo e faccio girare.

 

18
12 Mag 2009
alle 17:53

civis romanus sum

16. Per l'allergia a vari pollini che mi causava anche l'asma in gioventù ho sperimentato, involontariamente da prima, un sistema, che ora consiglio agli affetti con le dovute cautele ( potrebbe infatti non funzionare contingentemente), e che sarebbe da sperimentare scientificamente più a fondo: ho fumato marjuana e hashish per anni e ,,, Successo! Incredibilmente non sono più allergico, non ho più attacchi di asma, nè rinite, nè più feroci e ripetuti attacchi di starnuti a ripetizione che mi lasciavano sfiancato.

Se qualche sperimentatore è interessato, si applichi e sperimenti ,,, potrebbe davvero essere la risoluzione naturale del problema.

17
12 Mag 2009
alle 17:41

civis romanus sum

Per la cronaca:

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha comunicato oggi di aver scritto al governo italiano per esprimere la sua "grave preoccupazione" per il respingimento in Libia dei migranti intercettati in mare e per chiedere all'esecutivo di "riammettere quelle persone rinviate indietro dall'Italia e individuate dall'Unhcr come persone che cercano protezione internazionale".

Aspetto adesso la reazione di mediashopping che agirà immancabilmente in una di queste due direzioni: una (la più probabile) la censura mediatica con la quale questa notizia sarà ignorata totalmente dai media a servizio permanente. L'altra (se proprio la prima operazione non va in porto) l'attacco indiscriminato all'Unhcr denigrandolo o tacciandolo di essere al servizio dei "comunisti".

Intanto il nano padano mette le mani avanti e fa bella mostra della sua intelligenza assicurandoci che quei rifugiati sono tutti pagati dalla ,, e paganti della criminalità ( che forse facendo pace col suo razzismo capiremmo meglio il senso, dico infatti io o l'una o l'altra ,,, per logica eh?!) ,,, tranne un esigua minoranza effettivamente profuga da paesi nei quali li attende solo la morte. 

16
12 Mag 2009
alle 17:30

Charles Darwin

13: il Vaticano non è sovraffollato e non ho sentito la sua proposta di accogliere i barconi tra le sue mura. E non per egoismo, ma perchè sarebbe stupido.

Per la verità ho conosciuto personalmente sacrestie sovraffollate di clandestini. Ad accoglierli, persone né più né meno cattoliche di mille altre, dal punto di vista politico né migliori né peggiori di chiunque altro, ma con il coraggio di scelte conseguenti rispetto alla loro fede ed alla loro personale e INDIVIDUALE sensibilità. Qui sono le radici dell'Europa: nel riconoscimento degli individui. Non massificarci pure tu decidendo (come al solito) cosa il Vaticano o il buon cattolico dovrebbe o non dovrebbe pensare o fare, scegliendo per Europa e per identità solo quella che piace a te.

14: italiani=gentaglia di cattivoni

il primo termine, a piacere.

Rumeni? Albanesi? Non si è sempre detto che è un massimalismo, un pregiudizio a sfondo razzista simil massimalismo?

Forse si potrebbe vederla anche così: né cattivoni né brava gente, né per gli italiani né per Romeni o Albanesi o afghani. FORSE anche un italiano al posto di un afghano a parità di condizioni e di miseria avrebbe trovato il coraggio di viaggiare per settimane legato con una cintura di cuoio SOTTO il cassone di un camion, per attraversare tutto il medioriente rischiando la vita ad ogni singolo sobbalzo. Possiamo immaginare quanti sobbalzi? Quando é qui per me non é un musulmano né un afghano, né un cattivone né "brava gente" ma un mio fratello bisognoso e niente altro. FORSE c'é un disegno: qualcosa come insegnarci a giocare con gli aquiloni o raccontarci le fiabe delle mille e una notte. FORSE il "disegno" é quello di fecondare di poesia la nostra vecchia e stanca identità culturale (che di poesia ne ha avuta tanta e che ha bisogno solo di essere ri-messa in moto). Eppure esattamente come un nostro connazionale, se qui ritrova la stessa miseria di dove é partito, aggravata dall'indifferenza di chi lo corconda ... non ha molte possibilità di divenire il miglior concittadino. Qualcosa di non troppo diverso lo sta dicendo il tuo amico Fini: non so nemmeno se sia cattolico, di certo si sta smarcando dai tanti integralisti suoi compagni (camerati) di viaggio. 

15: Purtroppo di tigli e olmi non ne so niente. So appena un poco di ecologia, ma con cultura di matrice a-biotica (scienze della terra). Buona fortuna con le allergie ;)

 

15
12 Mag 2009
alle 16:07

civis romanus sum

12. Bella piccola sintetica lezione di Botanica applicata al dialogo CD. Nel tuo campo di ricerca ci devi saper far bene ,,, come anche nella capacità di sintesi che apprezzo e che ammiro come una meravigliosa capacità del pensiero umano di potare la ridondanza arrivando all'essenziale senza intaccare la sostanza anzi dandogli nuova forza per affermarsi.

Un giorno ti dovrò porre qualche domanda supplementare sugli Olmi. Intanto qui fuori a causa di quel male che citi li hanno tolti tutti rimpiazzandoli con i Tigli ,,, profumatissimi tra poco ,,, hanno fatto bene ?

14
12 Mag 2009
alle 16:06

Alieno

Una prova chiara e veloce di come il "negazionismo" de sinistra (ed anche di parte dei cattolici) finisca puntualmente per dimostrare la sua natura maligna nell'illusorietà offerta da uno scellerato buonismo è presto detta.

Si nega che ci sia un problema (socio-economico) connesso all'immigrazione che dunque non va regolata, anzi, via libera a tutto e tutti..

Si nega che i cittadini avvertano un malessere che è anche sostenuto ed argomentato dalla realtà che vivono (cioè non è una paranoia).

Si nega e naturalmente la realtà dimostra tutta la sua forza nell'evidenza altra, aldilà delle parole. I cittadini protestano contro questo "negazionismo" per cui l'immigrazione non sarebbe un problema a ripercuotersi negativamente. E cosa fanno i negazionisti di mestiere?

Dicono che se è questo, allora, che dicono gli italiani, è perchè sono egoisti, menefreghisti, razzisti e fascisti, nonchè idioti senza autonomia per far valutazine propria oggettiva.

Il negazionista è così: se non gli dai ragione, diventa subito razzista contro di te. Tutti cattivi e mostri gli italiani perchè si ribellano al negazionismo.

Italiani che se ne fregano o sono bastardi dentro o tutti idioti perchè si ribellano al negazionismo? Se non è razzismo questo, proposto proprio da chi bercia di razzismi, che cosa è?

Alieno

Per i più duri di comprendonio che perseverano nella liquidazione di chi protesta a ragione, dicendolo razzista-fascista o stupido,

basta sostituire alla loro equazione che berciano

italiani=gentaglia di cattivoni

il primo termine, a piacere.

Rumeni? Albanesi? Non si è sempre detto che è un massimalismo, un pregiudizio a sfondo razzista simil massimalismo?

Perchè ostentare così la propria ipocrisia, volendo dire che gli italiani son gente che se ne frega del prossimo o che è bastarda dento allora?

Risparmiateci l'incongruenza patetica dei massimalismi e razzismi a comano mettendovi sul pulpito, che ormai ad ascoltar predicozzo ed applaudire, vedete, son sempre meno..

 

13
12 Mag 2009
alle 15:48

Alieno

Naturalmente, riferendosi alle politiche sull'immigrazione, io sottolineerei che non c'è la perfetta adesività del termine con "multiculturalismo".

Secondo me è un po' strumentale questa continua proposizione dove il "multiculturalismo" debba coincidere con "immigrazione" e dove c'è un rapporto quantitativo diretto (più immigrazione, più multiculturalismo) e dove, faccio notare, nulla riguardo all'aspetto ed al rapporto "qualitativo".

Faccio esempio semplice, banale: un'immigrazione aperta, non vigilata, incosciente ad una cultura integralista-fondamentalista, aumentando la sua portata, diminuirà invece la possibilità di un "multiculturalismo".

L'ingresso di criminali e delinquenti (che magari a casa loro hanno altro trattamento, per esempio certezza di pena e maggior controlli) non produce affatto un "multiculturalismo", bensì l'affermazione della legge del più forte nel quartiere, nelle periferie, nel centro città appiattendo nella sostanza una multiculturalità (perchè altra cultura, poi nei fatti, si appiattisce adeguandosi o concentrandosi sulla reazione esasperata consequenziale, dunque di chiusura emergenziale più dura).

Questi sono errori che, per esempio, la sinistra, politicamente ha compiuto culturalmente, dimostrando tutta la propria dissennatezza sull'argomento, spesso voluta, faziosa, strumentale incapacità di lungimiranza, pagandola cara poi nella cabina elettorale, perchè l'astrazione dalla realtà funziona per un po', ma prima o poi, la realtà è talmente evidente che è difficile bleffare e continuare a contarsi balle nella prova del nove, la pratica della teoria..

Il Vaticano per esempio no. Come ho detto, il Vaticano non è sovraffollato e non ho sentito la sua proposta di accogliere i barconi tra le sue mura. E non per egoismo, ma perchè sarebbe stupido. Non è un principio assennato dinanzi ad un problema planetario dalle dimensioni enormi: ne puoi accogliere, per dire, 100, 500, 1000, 3000 di immigrati tra le mura, poi infine avendo creato una situazione ingestibile di appiattimento verso il basso (di tutto ciò che è buono) e sarebbe il Vaticano a dover chiedere asilo. Cioè non essendo più in grado di operare come ben fa, in tutto il mondo, aiutando il mondo là, proprio là nei luoghi dove c'è bisogno e dove la disperazione costringe l'uomo a fuggire. Alla fine ci avrà rimesso Vaticano e coloro che il Vaticano aiuta così tanto e bene nel pianeta.

Ugualmente si può dire dell'Italia. Oggi è un luogo attrattivo. Ma lo è anche perchè fino ad oggi, c'è un equilibrio, per quanto sempre più precario, che gli permette d'esserlo. L'immigrazione dissennata ed aperta, inutile dirlo, ha una capacità ricettiva limitata perchè poi subentra un drastico peggioramento dell'equilibrio, cioè della possibilità attrattiva, ma anche della possibilità di aiutare gli altri, fuori dai propri confini, come infatti l'Italia fa in tantissimi modi, anche governativamente, non si deve pensare solo al volontariato.

Ma oggi anche la sinistra, o meglio, alcune sue parti, si trovano a rendersene conto.

Quella del rimpatrio, per esempio, accordandosi coi libici, era proposta e patto poi fatto da Prodi, D'Alema, Amato, cioè il governo di sinistra. Quello che fa questo governo è in sostanza, l'attuazione, cioè nella sostanza, dare seguito ai fatti e non restando alle chiacchere (una critica facile da fare alla sinistra quella dei pochi fatti e tante parole belle per illuder elettori che però, poi, la memoria almeno fino al prossimo voto, ce l'hanno, come abbiam visto).

Ma insomma, in modo crescente, c'è un riconoscimento della sinistra che aldilà delle belle chiacchere (multiculturalismo ed accoglienza), la proposta che fino ad oggi è stata fatta e che ancora si bercia allarmisticamente gravemente minacciata da nazismi, razzismi ed involuzioni (bum!), sono stati fatti degli sbagli tali che una discontinuità, una rottura o una modifica che sia con la politica passata, non è da prendere in considerazione soltanto, ma necessaria ed urgente.

La voce fuori del coro di fassino sulle polemiche a Maroni per il rimpatrio già anticipano qualcosa. Che in realtà è già stato anticipato dove la politica è più veloce (in virtù del legame più diretto coi cittadini), cioè nelle amministrazioni comunali. Amministrazioni di sinistra son dovuti correre ai ripari dalle storture culturali e buoniste dell'inadempiente ed inconcludente, per non dir dannosa e sul territorio, vivendo la realtà fuori dagli ambienti ovattati e vellutati del potere centrale e dai salotti alti politicanti, si percepiscon bene e subito, con contromisure limitate alle loro possibilità.

Ronde, magari non chiamate così, ma organizzate da giunte e sindaci di sinistra non sono certo una novità.

Pisa per esempio: con un discreto successo ha già applicato la proposta coi Rom. Offrendo contributo (soldi) per chi se ne ritorna da dove viene. Un buon successo reso necessario dallo stato grave in cui versa la città, che è un approccio morbido, si potrebbe inquadrare nella moral persuasion, non certo nella persecuzione, ma chiaro nelle direttive: meglio se vanno altrove. Il segno è chiaro.

Ora Pisa si è proposto il problema dei senegalesi, già avendo messo in pratica a tutela delle attività e della legalità, dispositivo chiamato anti-borsoni, cioè basta con la tolleranza alla vendita illegale che nutre ed alimenta l'illegalità della frode e della criminalità organizzata che quei borsoni riempie perchè i senegalesi poi le rivendano per strada o nelle piazze, con gran poco rispetto, anzi, con umiliazione ed offesa dei pochi entusiasti commercianti che sono sottoposti alla legalità fiscale e sanitaria od ogni altro controllo che sia, se viene tollerata.

Dunque questi senegalesi non possono più vendere con facilità in quella scelta non unica di Pisa (vale anche per altre amministrazioni di sinistra, come Firenze). Il comune allora ha deciso di proporre qualcosa di analogo a quanto fatto coi rom. Offrire dei corsi di qualificazione e formazione perchè possano tornare a casa loro e lavorare lì. E' una bella proposta.

Il direttivo della comunità dei senegalesi di Pisa (ma anche il pres. di quella italiana) sono interessati e, parrebbe, favorevolissimi all'iniziativa. I senegalesi sembrano interessati, particolarmente, ad imparare a lavorare la terra. Che spesso là da loro possiedono, ma non sanno valorizzare, lavorare.

Insomma, si tratta di aiutarli ad evolversi, si tratta di aiutarli dove la loro cultura è deficitaria e noi abbiamo possibilità e capacità, nella nostra miglior cultura, di poter essere d'aiuto, perchè crescano. Cultura è anche insegnargli a far coltura in quelle lande disperate e selvagge meno evolute, appunto, di noi e per questo, riconoscendo una nostra miglior evoluzione, affidandoci una responsabilità di formazione.

Sono interessati soprattutto ad imparare a coltivare, ma la progettualità non si conclude qui, per l'amminsitrazione che collabora con l'associazione senegalesi di Pisa e Italiana. Perchè purtroppo, i loro deficit culturali vanno ben oltre al semplice non saper lavorare decentemente la loro terra. Manca anche tutta la cultura organizzativa perchè poi, il frutto di quel lavoro, possa aver uno sfogo di mercato, dunque possa esser venduto il frutto della loro fatica. Si pensa di coordinarsi con varie catene di distribuzione alimentare, disposte ad esser sensibili nell'aiuto.

Ho raccontato qualcosa che non ha una dimensione leghista, né fascista-nazista, né razzista. E dice che il segno oggi migliore per tutti è questo: basta pesci, meglio imparare a pescare. L'accoglienza autentica, parte da qui, non solo nella semplice predazione e nello sfruttamento dei frutti costruiti qui, ma investendo anche guardando al futuro o finiremo, nella semplice idea di accoglienza primitiva che si contenta di far entrare qui all'infinito non pensando alle conseguenze, cioè guardando più in là del proprio naso, per comportarci come le cavallette. Non ci si può limitare alla divisione perpetua, bisogna anche moltiplicare. Non si può solo prendere frutti, prima o poi finiscono se anche non impariamo a piantare nuovi alberi. Così, non possiamo assolutamente pensare di accogliere tutto il terzo mondo qui, ma nemmeno una sua considerevole parte, dobbiamo investire più oculatamente nell'interesse di tutti quanti: investire pensando al domani, guardando più in là del chiacchericcio o del buonismo da due soldi, perchè domani si possa avere più bene da offrire a tutti.

La lega non c'entra, il buon senso sì. Il Vaticano non è nazista prchè le sue mura son chiuse, così come non lo sarà l'Italia, se dimostrerà, in fondo, un avvicinamento alle sue politiche: aiutare nei luoghi d'origine.

Per fortuna, qualcuno a sinistra ormai, non può più sottrarsi alle responsabilità (primi gli amministratori locali perchè è politica dove il legame cittadino-amministratore è più diretto e la realtà evidente, non negabile).

In queste discussioni qui ho sentito qualcuno parlare di "negazionismo".

Bene, forse dovremmo parlarne di questo negazionismo.

E' quello proposto per tanto tempo dalla sinistra:

negare che ci sia un problema sociale, una politica scellerata. Negare l'evidenza, la cronaca, la vita degli individui, la loro dignità, la loro tutela, la loro serenità, la loro speranza per il futuro, a sinistra c'è stata una continua proposizione e tutt'ora sussiste fortemente del negazionismo: l'immigrazione non è un problema, va tutto bene, non c'è nulla, siete solo male informati, siete stupidi e idioti, vi fate prendere in giro e se proprio insistete dicendo che la realtà non è solo percepita male, ma è concreta e reale e potete provarlo quotidianamente, allora siete razzisti, fascisti, leghisti.. e se i cittadini a vivere questa realtà poco contenti son tanti, allora significa che gli italiani son menefreghisti egoisti, razzisti, persecutori, nazisti ed involuti.

Ecco: effettivamente, io dico, c'è un serio problema di

"Negazionismo" in effetti..

Io sono italiano, ma non razzista, non fascista, non leghista, ma nemmeno "negazionista". Perchè devo mentire e non raccontare se mi capita che se una mia carissima amica, che ha sempre usato il treno come mezzo di viaggio (per studio o lavoro o per venire da me), ha visto un consistente peggioramento del nostro Paese; non è Veltroni, nè Franceschini, mai stata razzista, ma il treno lo ha sempre preso e non solo per farci campagna elettorale: per necessità! E la paura che ha avvertito crescere, è raddoppiata d'un colpo quella volta che è stata molestata da un'orda di extracomunitari saliti in un treno semi-incustodito, con stratagemma e prontezza di riflessi, scappando fino all'inizio del convoglio in cerca di qualcuno che potesse offrire tutela o pronta a scendere in caso contrario.

Dunque una proposta come quella di Salvini è impraticabile ed illegittima, ma cosa dire del negazionismo che non si sopporta più, cioè i motivi per cui a Salvini viene offerta la possibilità di fare quella proposta?

L'intolleranza è in crescita, ma non per colpa di Salvini, che appare semmai consequenzialmente: l'intolleranza crescente non è perchè gli italiani fanno schifo e son bastardi dentro. L'intolleranza cresce perchè c'è, di fatto, un negazionismo: va tutto bene e se la realtà dice altro, tanto peggio per la realtà e per voi, ecco cosa è stato proposto fino ad oggi.

Dunque, se vogliamo l'intolleranza decrescere per miglior garanzie di civiltà, anche culturali, bisogna abbattere questo stupido, incivile, "negazionismo", strumentale a logiche altre che il benessere dei cittadini o del Paese, ma anche degli extracomunitari stessi.

Perchè attenzione: il nostro limite non è solo quello di non riuscire più a tutelare i diritti della persona cittadino. Noi possiamo ben leggere che non riusciamo nemmeno a tutelare la legalità per tutelare loro, gli extracomunitari, in balia dei più criminali e violenti, regolamenti di conti fai da te ed altre inciviltà che se a noi spaventa osservare, mentre si ammazzano, ricattano, minacciano tra loro, loro vivono già concretamente: bella roba davvero se permettiamo questo che infine, ripeto, danneggia proprio tutti.

Alieno

La Toscana non gode fama di esser bacino elettorale e governo di destra o leghista, anzi...

 

12
12 Mag 2009
alle 14:53

Charles Darwin

Grazie ET: l'immagine della foglia al vento é bellissima e l'assumo volentieri. Ho bisogno di linfa dalle radici, ma la mia personale identità di foglia ha bisogno anche di raggi di sole, gocce di pioggia, cacche di uccelli e soprattutto vento, senza il quale non avrei raccolto né sole né pioggia né cacche (bleh!), oscurata da quel grande Olmo Alieno che mi sovrasta: sarei già secca e caduta da un pezzo.

NB Olmo: grande, maestosa e bellissima pianta europea e nordamericana, oggi pesantemente decimata da una malattia di origine asiatica. Madre natura é anche questo: evoluzione, comparse e scomparse di nuove specie. Persino da una scomparsa qualche singola fogliettina può trarre giovamento. Alla fine quello che conta, sopravvive e si perpetua é madre natura, non la foglia né il placido e maestoso Olmo (solo apparentemente inamovibile) . Ogni bene  e bada soprattutto a non estinguerti ;-)

CD

NB niente resta immutato nel corso della vita di una pianta, nemmeno le radici. Quello che ora é storia (il ramo verde del multiculturalismo) domani é tradizione, cultura, identità di un popolo (humus per le radici). Per vivere ho bisogno di cambiamenti, la loro assenza é la morte !

11
12 Mag 2009
alle 14:26

Alieno

niente di cristallizzato (e non cristallino).

Alieno

10
12 Mag 2009
alle 14:21

Alieno

Caro Cd, se la mia è logica con contorcimento, la tua è in nome di una leggerezza che ricorda le foglie.

Al vento.. :-))

Perchè l'esempio del cantiere in costante evoluzione, per me è meno seducente dell'esempio di una pianta, una bella pianta (un bell'albero ad esempio), in continua crescita ed evoluzione.

Sì, perchè quello che tu non vedi è che io non propongo, nella difesa di identità, un cantiere chiuso o una pianta morta, ma una pianta che cresce, muta...

L'idea della contrapposizione di un dinamismo (tuo) ed un cristallizzarsi immutato (mio) è per me, senza offesa (e senz'altro ricambiato in questo), un tuo limite nella capacità di vedere.

Il concetto di difesa identitaria che io sostengo, infatti, non è affatto una società "chiusa" nel rifiuto di crescita, bensì equivale ad una pianta che per crescere bene o non seccarsi, deve avere salde radici perchè si plasmi al vento, ma non sia spazzata via e deve avere i suoi rami secchi, marci, potati affinchè migliore sia la sua salute ed i suoi frutti, così come deve essere protetta dagli attacchi infestanti e parassiti.

Cioè nel difendere l'identità, difendo le radici affinchè la società non venga spazzata ad ogni moda, nuovismo o barbarie in atto, nel potare i rami secchi o malati c'è tutto l'impegno a prendere atto dei limiti e degli errori da eliminare perchè i frutti, cioè i figli, possano crescere meglio, con più speranza e più possibilità da chi propone, infestandoci, barbarie o involuzione.

I gusti son gusti, a me probabilmente piacerà più l'immagine della pianta per proprio legame con l'ambiente naturale in cui vivo, per cultura e forse, non escludo, perchè il richiamo a radici, piante, frutti e rami da potare, gramigna da bruciare mi sono suggeriti dagli stessi Vangeli che ho modo di apprezzare per la loro capacità di superare il tempo, accompagnando l'uomo nel suo percorso nei secoli, trovandoli sempre attuali dove l'uomo talvolta crede che si debba buttare il vecchio per rinnovarsi. Non è così e per me l'attualità degli stessi Vangeli lo dimostrano, così come della Croce, di Gesù, a dispetto di nuovismi, modernismi, modaiolismi, sono elementi sopra questi limiti nostri che spesso ci inventiamo per incapacità percettiva, per noia, per ignoranza, per tanti motivi altri.

Identità come radici, dunque, perchè la pianta cresca e si evolva. Niente di immoto e statico, niente di cristallino. Che la pianta si pieghi, ma non si spezzi e che l'umanità non debba sempre essere la foglia in balia dei venti "nuovi" o "vecchi", senza identità, senza radici, incapace comunque di valutare il buono o il cattivo, perchè non ha alcuna possibilità di scelta.

Mentre nel nostro dono divino, la libertà (il libero arbitrio) noi abbiamo il duplice regalo: libertà e responsabilità. Maggiore la libertà, maggiore l'impegno.

I risultati dello sradicamento "pregiudiziale" (nuovismi, modaiolismi, esterofilia, strumentalità ideologico-poliche-culturali ecc) sono ormai evidenti a molti. In ogni ambito.

Quando parlo di radici da difendere, infatti, il mio primo pensiero con apprensione non va a cercare la "cultura" portata dagli immigrati africani od orientali, ma ai danni inferti da materialismi, ideologie criminali (poco importa il colore od il collocamento nella geometrida destra-sinistra), statalismo, nichilismo, relativismo ed altri figli di sbornie culturali capaci di destrutturare fondamenti su cui radicare una società: famiglia, ruolo educativo, ruolo sessuale anche..

La continua proposta di modelli antagonisti alla famiglia, al ruolo dell'adulto responsabile, del genitore, così come alla sessualità definita in un percorso identitario concluso, uomo o donna, inutile prenderci in giro, ha una ricaduta nella loro diffusione in quella continua offerta che se va bene confonde e basta le nuove generazioni, se va male, stratifica e rende più difficile l'approccio costruttivo. Ciò che accade con il politicamente corretto, per esempio, in tema di omosessualità, è un esempio formidabile di come ritardando il prendere nel giusto peso il problema, con una strategia buona (che non è persecutoria, ma progettualmente credibile e convincente), poi diventi quasi impossibile solo avvicinarglisi per farlo..

Oggi se dico che un omosessuale è un'identità immatura, non completamente formata nel superamento delle dinamiche della costruzione identitaria, rischio una denuncia se va male, se va bene, vengo messo alla gogna in modo moralistico, dove io tento l'approccio diverso da quello "morale". Il mio dialogo dunque è amputato pregiudizialmente ed è sempre più complicato fare la mia proposta: vengo giudicato severamente immorale se lo faccio. Non ho stima particolare per l'individuo, ma mi impressionò moltissimo il veto sulla candidatura Europea di Buttiglione per via delle sue posizioni sugli omosessuali (ed essendo un cristiano democratico, son certo che non volesse per loro sterminio e gulag in cui confinarli). Oggi, coloro che si presentano per l'Europa, che ha deciso l'eradicamento di sé nella sua matrice cristiana anche grazie a quelle che appaiono lobby con grande peso specifico nel programmare direttive e progettualità per il futuro, si guardan bene di poter manifestare la propria libertà espressiva o di posizione, per non fare la stessa fine.

In un certo senso, mi viene da pensare, il limite al multiculturalismo siamo noi stessi nella misura in cui in quel "multi" non sappiamo offrire una nostra cultura se non debole e confusa, da qui l'incapacità di essere capaci di un vero multiculturalismo: siamo foglie al vento e non c'è la nostra forza identitaria capace e convincente a proporsi in un multiculturalismo. Finiamo solo per essere schiacciati da ogni cultura che si presenti da noi, quel multiculturalismo dunque è meno multi di quanto si pensi.

Noi siamo un Paese che ha dei valori civili e di accoglienza, nel rispetto dei diritti umani, della persona, della legalità per offrire tutela? Poi nei fatti, dimostriamo di essere incapaci di "reggere" alla prova del nove, dimostriamo di essere deboli, inetti, confusi perchè se la prova dell'accoglienza si traduce con un aumento della legge del più forte nelle strade, con occupazione di territori, sia nello spazio che nella misura del tempo (meglio non circolare, ormai, dopo una certa ora, è pericoloso..), distribuendo paura, drammi, incentivo alla reazione violenta ed esasperata o ancor più spesso alla rassegnazione (e ho dubbi che sia fatto migliore), se vediamo l'ingiustizia ed il caos, allora significa che avevamo una pessima idea dell'accoglienza (facciamo infine torto a tutti: chi c'è e chi entra sperando d'esser accolto ancora in un Paese civile che aveva una sua vera attrattiva in questo per crescere magari i propri figli o lavorare) e ben poca consapevolezza di cosa sia un bene, confondendolo con un buonismo che ne simula solo teatralmente, la sua forma (nella sostanza producendo l'opposto).

Non si tratta dunque di difendere musei (anche quelli naturalmente, la memoria è importante nella cultura di un popolo vivo, il passato utile al presente ed al futuro) dai ladri, si tratta di difendere tutti dai ladri, dai predatori, dal caos, si tratta di difendere noi e ciò che di buono abbiamo costruito, si tratta di offrire speranza e serenità migliore per i nostri figli. E se non lo difendiamo ciò che abbiamo costruito, lo abbiamo svalutato, umiliato, come possiamo mai pensare che qualcuno possa prendere il nostro come un buon modello costruttivo?

Cioè di aver esteso la nostra proposizione costruttiva anche oltre i nostri confini, abbiam perso d'un colpo il potenziale: se noi rinunciamo a noi stessi, a crederci in ciò che siamo e che vogliamo essere, alla nostra origine, alla nostra identità, non si capisce perchè mai debba farlo qualcun altro. Per cui non avremo certo un modello, per dire "italiano" da prendere ad esempio in un disgraziato Paese africano, anzi, ne trarrà un pessimo insegnamento: se il multiculturalismo da noi produce effetti così nefasti, tenderà ad imparare la lezione: guarda cosa è capitato lì, tra i buonisti, meglio altro modello.

Il multiculturalismo in sé è forse inevitabile addirittura. Ma non è quello che stiamo facendo davvero oppure non lo stiamo affatto facendo bene.

Allora: radici, pianta. La pianta cresce, non rimate immutata, cresce. Facciamo che non si spezzi nel plasmarsi, facciamo che non basti ondata o colpo di vento perchè sia spazzata via. Facciamo che la sua cura, sia un buon modello per i nostri figli e per coloro che oggi ci guardano con speranza, affinchè possano imparare da noi.

Ciao, ogni bene. ;-)

Alieno

9
12 Mag 2009
alle 13:07

Charles Darwin

Però è meglio sapere chi si è, quali sono i valori con cui si è cresciuti per confrontarli coi nuovi con cui si viene a contatto e prendere su quanto si ritiene ci sia di buono.

Assolutamente d'accordo. Bisogna vedere e gestire attivamente i cambiamenti, non subirli. Faccio fatica a vedere questo atteggiamento in chi vede qualsiasi cambiamento come una minaccia. Il problema dell'identità lo vedo più che altro come un paravento per le nostre umanissime paure.

8
12 Mag 2009
alle 12:41

enrico

7

Prova a pensare alla nostra comune identità come ad un cantiere in costruzione, ad una costante evoluzione possibile

Probabilmente al giorno d'oggi veramente isolate dal resto del mondo ci siano rimaste poche tribù di indios amazzonici e forse di pigmei. L'Italia è già il risultato di tante culture, in Italia sono passati in tanti, nessuno di noi credo sia in grado di dire se ha sangue celtico o longobardo, etrusco o romano. Quando certi leghisti (non Fabrizio, di cui non condivido certe idee ma che rispetto per la civiltà con cui le esprime) ci vogliono far credere  di star difendendo una cultura, di cosa parlano? Non esiste una cultura italiana o lombarda o altoatesina statica, c'è una continua evoluzione.

Però è meglio sapere chi si è, quali sono i valori con cui si è cresciuti per confrontarli coi nuovi con cui si viene a contatto e prendere su quanto si ritiene ci sia di buono. Per fare un esempio banale anche se sono cresciuto a tagliatelle, tortelli e cappelletti non per questo rifiuto di mangiare un buon salpicao o una galinhada. E se dalle mie parti va il liscio, pur rimanendo romagnolo io preferisco Bob Dylan o i Chieftains 

7
12 Mag 2009
alle 10:11

Luca Benciolini

Che strani contorcimenti logici ET. Personalmente la mia identità é laica e credente. Non ci vedo nessuna contraddizione e ci convivo da sempre benissimo. La difendo da qualsiasi attacco. Il problema é semplice: coltivo un'identità personale, non un'identità etnica, di casta, religiosa. Abbiamo la fortuna che l'occidente abbia costruito L'INDIVIDUO e la separazione tra fede e identità etnica, per aprirsi all'universalismo. A me pare che siano le tue parole a svendere o rinunciare all'Europa, al multiculturalismo (che é un valore), all'idedntità. Non ho capito bene in nome di cosa. Prova a pensare alla nostra comune identità come ad un cantiere in costruzione, ad una costante evoluzione possibile (é proprio questo dinamismo la nostra forza!) anziché ad un museo da difendere dai ladri ;)

CD

6
12 Mag 2009
alle 08:23

Pochispiccioli

credo anch'io che ci sia da fare una crescita culturale grande.

 

5
11 Mag 2009
alle 12:51

Ivan

Bravo civis!

Siamo stati un popolo di emigranti, non dobbiamo dimenticarlo!

4
11 Mag 2009
alle 02:44

salvatore

Impressionante Crs!

3
10 Mag 2009
alle 18:46

civis romanus sum

"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".
"Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

2
10 Mag 2009
alle 17:21

alieno

Tanto per dare l'idea di ciò che può capitare: una volta, la bella Terra dei Cedri, il Libano, aveva anche altre bellezze: era un luogo dove il multiculturalismo poteva esprimersi in un luogo estremamente affascinante da visitare e conoscere.

Potevano convivere laici, cristiani, islamici ed ebrei. Tra l'altro in una ricchezza aggiunta nella varietà possibile di laici, cristiani, islamici ed ebrei.

Oggi c'è un appiattimento evidente ed avvilente. Perchè poi..

Poi è arrivato il fondamentalismo. Ciao ciao multiculturalismo. Oggi non c'è incanto: ci sono tutti i segni della distruzione, della morte e della paura. Sia nelle tracce della guerra che ne è conseguita, sia culturalmente-socialmente, visto che il fondamentalismo, ormai, detta le regole.

Ovvio che non possiamo ignorare simili fatti, dovendo invece farne tesoro perchè non si replichino. Sempre che non piaccia immaginarci qui, il Libano di domani..

Alieno

1
10 Mag 2009
alle 17:16

alieno

Per certi versi posso condividere dei principi di massima.

Me ne sono accorto, più che altro, nella chiusa dove scrive:

O la nostra società crescerà in una ottica di multiculturalismo, fondato sulla valorizzazione della propria identità e sulla strutturazione dei propri valori di riferimento..

fondato sulla valorizzazine della propria identità...

questo è secondo me l'elemento centrale del fallimento della proposta multiculturalista e della capacità di integrazione:

da noi, oltre all'offerta xenofobica, c'è una fortissima proposta xenofila che propone allegramente un dissolvimento, smantellamento identitario. L'equilibrio tra le due spinte, che nell'essere opposti poli, si respingono l'un l'altro in una continua tensione, deve ancora essere trovato: quella parte che tenta di farlo, risulta voce debole e soprattutto poco credibile perchè abbiamo una troppo vasta rappresentazione, nella concretizzazione multiculturale sul pianeta, del martirio dell'identità ospitante o di guai altri.

Gli  esempi di vasto di multiculturalismo capaci di suggerire ottimismo sono, a mio avviso gli Stati Uniti (multiculturale e multietnico insieme) e Israele che però ha trovato nel fondamentalismo che la costringe alla guerra perpetua, il limite alla sua capacità. Israele è necessariamente multiculturale e multietnica per il vissuto del popolo ebreo, sparpagliato nel mondo prima della fondazione dello stato di Israele e come gli Stati Uniti, per un radicato e condiviso valore culturale: occidentale e democratico. La sua collocazione geografica però, ne fa un'ostaggio permamente e costretto a rivelare il suo tratto di continua emergenzialità, lo stato di guerra permanente: circondato da cultura altra che democratica nella forma, nella sostanza o in entrambe, quella propria identità di naturale composita ricchezza multiculturale, si comprime all'inverosimile. Il fondamentalismo del resto, ha dovuto comprimere anche gli Stati Uniti e l'Europa, cioè in ultima analisi, tutto l'Occidente. E non solo, comprime anche le evoluzioni di culture teocratiche o di regime: il fondamentalismo è una minaccia anche per gli stessi Paesi Arabi. L'Inghilterra poi ha dimostrato in pieno il fallimento delle sue politiche integrative: le nuove generazioni tendono al fondamentalismo più delle vecchie e pur non avendo mai conosciuto direttamente i Paesi d'origine del fondamentalismo o dove esso è radicato socialmente.

Io credo che non avremo nessun risultato, ma solo l'aumento del conflitto e della tensione, fintanto che non si inverte il processo partendo dalla presa d'atto degli errori più gravi: la rinuncia troppo facile all'identità, la sua svalorizzazione o cancellazione. In questo resta emblematico e gravissimo l'errore (un vero assassinio a freddo) dell'Europa che rinuncia, nel tracciare, codificandole, le proprie origini, la matrice cristiana, dimenticando di come storicamente il fatto sia assolutamente incredibile: l'identità europea, storicamente si afferma affacciandosi più chiaramente, nella minaccia di una identità aggressiva ed espansionista: l'Islam che è arrivato alle porte di Vienna, nonostante la strenua difesa, anche valorosa, audace, ma incapace stavolta di arrestarne la potente spinta, delle terre di confine ad Est dell'Europa.

Cancellandone la matrice cristiana, L'Europa rinuncia oggi a difendersi dove si difese ieri ed infatti oggi dobbiamo assistere ad una grande difficoltà in Europa della valorialità cristiana a concretizzarsi o partecipare alla laica costruzione sociale e valoriale ed al contempo, ad una incredibile, straordinaria crescita espansionista dell'Islam, che ormai è capace di dettare regole anche antitetiche ai principi più laici (nella sostanza, impedendo coercitivamente con minaccia di rappresaglia o per vie più sotterranee in alleanze contro il comune "nemico" tradizionale, cioè appunto la cristianità cancellata da Bruxelles, per cui non si possa più esprimersi serenamente e criticamente con par condicio e comunque affermando il diritto espressivo: solo a far satira (si immagini quanto sia più difficile farlo seriamente) si rischia se va bene denuncia nonchè l'induzione alla gogna mediatica e l'esilio intellettuale-culturale, se va male, si rischia di dover vivere scortati oppure di crepare.

Tutto ciò afferma dove rintracciare l'errore: non abbiamo valorizzato la nosta identità, l'abbiamo venduta, dimenticata, umiliata in un suicidio e in una guerra di resistenza che non aiuta un multiculturalismo pacifico, ma alimenta la tensione tra gli opposti.

Ritengo che nulla di questo sarebbe stato possibile, se non grazie ai danni compiuti culturalmente dal laicismo, che nell'Islam intravede un'occasionale alleato da usare come ulteriore ariete di sfondamento dell'identità cristiana, dimostrando tutta la sua ipocrisia, faziosità, ipocrisia, ma in sostanza, tradendo i suoi disegni ed i suoi sentimenti.

Casi esemplari di ciò che dico possono essere quelli come la Fiera del Libro di Torino: in quel caso il nemico che fa da comune denominatore è Israele, gli ebrei, ma rende l'idea: laicisti e simpatizzanti di ideologie criminali e disumane come il nazismo o il comunismo, non hanno alcun problema di coalizione nella politica di non affrontare un reale dialogo tra loro, assodando i valori condivisi e facendo emergere le distanze (inconciliabili del resto, non conviene), concentrandosi tutti insieme nell'unico valore-movente-stimolo: l'odio comune.

Se questo è il multiculturalismo, è bene che stia fuori dalla porta, fino a quando non avremo imparato a proporne uno costruttivo, pacifico che possa arricchirci davvero.

Alieno

 

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