Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Benedetto XVI ha appena finito di parlare all'udienza del mercoledì da Piazza San Pietro in Roma.
Ed anche oggi, il centro della sua riflessione, è stata la figura eminente di un filosofo e teologo medioevale Giovanni Scoto Eriugena.
Tema della riflessione è stato il rapporto tra autorità e ragione.
“Autorità e ragione non possono mai essere in contrasto l’una con l’altra, perché la vera religione e la vera filosofia coincidono”.
Questo il centro della riflesisone "a braccio" fatta dal Papa che tortna così ad indagare uno dei temi fondamentali del suo Ministero, ovvero il rapporto tra la fede e la ragione.
Sirerisce il Sir.
In Giovanni Scoto – ha detto Benedetto XVI, definendo il teologo un “uomo eccezionale” – emerge “il coraggio della ragione,che risulta da una certezza: l’autorità vera è ragionevole, perché Dio è la ragione creatrice”. “Non è vera autorità – spiega ad esempio Scoto Eriugena in una delle sue opere, «De divisione naturae» – se non quella che coincide con la verità scoperta in forza della ragione” e “ottenuta grazie ad una retta contemplazione razionale”, poiché “l’autentica autorità non contraddice mai la retta ragione, né quest’ultima può mai contraddire una vera autorità. L’una e l’altra provengono senza alcun dubbio dalla stessa fonte, che è la sapienza divina”. Di qui l’attualità degli insegnamenti di Scoto anche per i teologi contemporanei, esortati ad “esercitare un discernimento appropriato su ciò che viene presentato” come “auctoritas vera” e a “continuare a cercare la verità fino a che non se ne raggiunga una qualche esperienza nell’adorazione silenziosa di Dio”.
Non quindi una dichiarazione di "minoranza" della ragione nei confronti dell'autorità e della fede, ma una dichiarazione di "corresponsabilità".
Una ragione "vera" infatti non può non essere centrata sulla "verità delle cose" e - alla fin fine - sulla "verità dell'uomo", creatura non autosufficiente e non determinante l'esito di altre creature come lei.
L'uomo autocratico è infatti l'uomo che si impossessa della ragione e della verità, sostituendosi di fatto a Dio. Ecco il perchè - secondo il mio parere - della centralità del concetto di "autorità" che solo in Dio può essere riposto, a tutela - così - della vera autonomia della ragione, che è quella dall'autoritarismo umano che si allontana da Dio.
perchè guardi solo alla fede Cristiana. Ogni fede ha bisogno della ragione, anche la fede atea! Naturalmente questo richiede un concetto vasto di fede, non solo fede come "credenza in un Dio creatore", se si allarga il concetto di fede in questo modo, si capisce che quale che sia il nostro pensiero su chi siamo, da dove veniamo e dove finiremo, quale è lo scopo delle nostre azioni ecc., solo la ragione può supportare la fede, e solo una mente libera da distrazioni eccessive può pensare e ragionare con profondità
A me bare che il grande Scoto era un fiero oppositore dell' aquinate... quindi non vedo come possa aver innalzato la ragione al livello della fede.
A me pare che la logica supporti la contemplazione , e che la contemplazione supporti la logica: nel silenzio della mente, delle sue distrazioni, anche la logica si può fare più acuta, e una logica accurata permette una contemplazione più profonda.
Come Manuela credo in una fede adulta, che fa i conti con la logica. Questo vuol dire che la mia fede esattamente come la ricerca scientifica é apertura all'esistenza reale di un mistero, inconoscibile nella sua interezza. Vuol dire anche che la contemplazione come la logica sono solo due strumenti molto diversi tra di loro. Mi pare sia stupido metterli in conflitto e miope far prevalere uno sull'altro. Dunque in realtà, nella contemplazione come nella ragione l'unica cosa che conta é l'umiltà di fronte all'inconoscibile: non smettere mai di cercare e non illudersi mai di aver raggiunto un obiettivo definitivo. E' l'illusione del possesso definitivo della Verità il cancro vero. Il cancro é l'uomo che si fa Dio (e ad esempio costruisce ideologie totalizzanti) come il credente che riduce e svende la sua fede e la sua speranza a suggestione politica, vizio questo rispetto al quale purtroppo nemmeno il Vaticano é immune.
se si crede senza che ci sia dietro un ragionamento che coincide con la realtà, si rischia di credere a tutto, per esempio che gli asini possano volare. La fede, se non è supportata dalla ragione, prima o poi deve fare i conti con la logica. Questo non vuol dire che si debba credere solo a ciò di cui si fa esperienza diretta con i propri sensi, ma a ciò che , pur senza una percezione sernsoriale, la logica ci dice che "può essere".
D'altra parte, è vero anche che crediamo che le cose intorno a noi esistano solo come le percepiamo , se però le analizziamo vediamo che non è così: basta per esempio prendere un microscopio perchè la realtà di un oggetto cambi anche di molto.
continuare a cercare la verità fino a che non se ne raggiunga una qualche esperienza nell’adorazione silenziosa di Dio.
Grande affermazione. Eppure credo che ben pochi siano arrivati alla fede attraverso la strada della ragione, più spesso assai il contrario e credo anche che non per questo la ragione umana sia meno sana e prolifica. Senza una ragione che così spesso ha dovuto contrapporsi alla fede l’attuale progresso non sarebbe stato possibile (e la fede oggi se ne giova). Il rischio a me pare semmai solo quello di divinizzare la ragione: questo sì credo sia stato foriero di veri e propri disastri. Altrettanti disastri li ha compiuti la fede quando ha creduto di poter essere l'imprescindibile indirizzo nella ricerca della Verità (una fede malintesa, senza dubbio). Eppure sotto lo stimolo anche di questi contrasti, la Scienza oggi si giova di una nuova coscienza delle sue responsabilità etiche. Comunque alla fine o uno ci crede o no, con o senza l'ausilio della ragione e tutto il resto a me pare una perdita di tempo. I due principi di fede e ragione devono restare nel modo più assoluto indipendenti e semmai cercare di rasserenare il dialogo, perché se Dio é amore, é tutto quello che mi serve sapere: non esiste né mai esisterà nessuna formula né regola per definire l'amore.
Ha ragione Don Paolo: L'uomo autocratico è infatti l'uomo che si impossessa della ragione e della verità, sostituendosi di fatto a Dio.
Nelle parole del pontefice: l’autentica autorità non contraddice mai la retta ragione, né quest’ultima può mai contraddire una vera autorità. L’una e l’altra provengono senza alcun dubbio dalla stessa fonte, che è la sapienza divina.
Esiste però credo anche il rischio opposto. Che qualcuno possa ritenersi l'interprete unico autorizzato della sapienza divina, contraddicendo in sé l'esigenza prima di dover continuare a cercare la verità. E' anche questo aspetto, non solo l'uomo autocratico a suscitare costantemente attriti. Perché un conto é sapersi depositari della rivelazione, altro pretendersi interpreti unici della Divina Provvidenza.
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alle 12:59
Jack
Intendevo ainserire un mio commento ma vedo che Laico (Darwin?) mi ha preceduto, dicendo in sostanza, tra l'altro con estrema delicatezza ed eleganza, buona parte di cio' che avrei voluto dire io.
Aggiungo soltanto che, almeno per quanto riguarda le possibili conseguenze, vedo una certa ambivalenza ed ambiguita' nella filosofia di Scoto: se da un lato porta a rigettare l'idea di un potere arbitrario ed autocratico, assoggettando il concetto di autorita' alle istanze superiori di ragione e religione idealmente unite in un virtuoso abbraccio di chiarificazione e moderazione reciproca, dall'altro si direbbe alludere ad una convergenza tra potere spirituale e potere temporale nella misura in cui individua nella perfetta coincidenza tra filosofia e religione la sola e unica legittima fonte di autorita', spianando in tal modo - mi pare, almeno sul piano teorico, la strada ad un potere assoluto, infallibile e inattaccabile, come prima e piu' di prima autocratico ed arbitrario, in nome di un dio e di una ragione questa volta uniti non in un virtuoso abbraccio, ma da uno scandaloso patto con il diavolo il cui unico scopo e' il potere.