Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Prosegue, potremmo dire quasi senza trequa, il braccio di ferro (ecclesiale...per carità!) tra Benedetto XVI e la fraternità del Lefevbriani.
Questa volta non solo con le parole ma con fatti, ed anche per così dire...pesanti. E' stata infatti prodotto da parte di Benedetto XVI un documento di iniziativa papale, Ecclesiae Unitatem che si articola in sette punti, nei quali Benedetto XVI riafferma il primato di Pietro, ricorda le modalità dell'istituzione della commissione Ecclesia Dei, la liberalizzazione della messa in latino e la remissione della scomunica.
In uesto documento si ricorda ciò che già più volte è stato affermato (nonostante le recenti polemiche - da qui il discorso del braccio di ferro - lanciate proprio da alti esponenti della Fraternità) ovvero che - in estrema sintesi - o si ritorna sui passi del Concilio "risolvendo le questioni dottrinali" o niente riammissione ministeriale nella Chiesa.
Un conto infatti è stata la remissione della scomunica, gesto di amore e di perdono che il Papa ha voluto con forza, un conto è la riammissione piena nella Chiesa e l'esercizio del ministero.
Fino a quando perciò "le questioni dottrinali, ovviamente rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non avrà uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero".
Nello stesso documento è stato inoltre ribadito che la commissione Ecclesia Dei è stata messa "sotto le ali" della Congregazione per la dottrina della fede, proprio per garantire questo importante passaggio.
"Proprio perché i problemi che devono ora essere trattati con la fraternità - spiega ancora il Pontefice - sono di natura essenzialmente dottrinale, ho deciso, a 21 anni dal motu proprio Ecclesia Dei e conformemente a quanto mi ero riservato di fare, di ripensare la struttura della commissione Ecclesia Dei, collegandola in modo stretto con la Congregazione per la dottrina della fede".
Ed a parlare subito dopo il Papa è stato il responsabile della Conragazione Levada.
“La remissione della scomunica ai quattro vescovo lefebvriani è stato un provvedimento nell’ambito della disciplina canonica per liberare le persone dal peso della più grave censura ecclesiastica, pur nella consapevolezza che le questioni dottrinali rimangono e finché non sono state chiarite, la Fraternità sacerdotale S.Pio X non può godere di uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa”.
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