Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Il vaticano è deluso e preoccuparo per la definitiva trasformazione in legge del decreto sicurezza, passato oggi in via definitiva.
Ed ha le sue ragioni, almeno credo.
Basta leggere cosa è stato detto oggi da due importanti esponenti della Santa Sede.
Il primo a parlare è stato Mons. Marchetto, responsabile per la pastorale dei migranti.
La nuova legge porterà «molti dolori e difficoltà» gli immigrati, secondo Marchetto. «Anche se si aspettava questa approvazione - afferma al telefono l’Arcivescovo commentando l’ok del Parlamento alla nuova legge - non posso non essere triste e dispiaciuto, con preoccupazioni per la prospettiva che ci si apre dinanzi e a mio avviso porterà molti dolori e difficoltà per persone che, già per il fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà».
Certo qualcuno dirò che le opinioni di Marchetto sono personali, e che il Vaticano non si è mai espresso su leggi dello stato italiano e mai lo farà. ma le parole del responsabile del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti, sono pesanti, senza ombra di dubbio.
Prosegue il Corriere.
Il responsabile vaticano per l'immigrazione, mons. Antonio Maria Vegliò, chiede che non vengano demonizzati o criminalizzati gli stranieri. Nel giorno in cui è stato approvato il pacchetto sulla sicurezza, l'esponente della Santa Sede, in un articolo su "Aggiornamenti Sociali", critica chi vede nell'immigrazione «un'invasione dalla quale bisogna difendersi».
LE CRITICHE - Marchetto da parte sua analizza i vari punti critici della legge appena approvata, a partire dal reato di immigrazione clandestina. «La criminalizzazione dei migranti è per me il peccato originale dietro al quale va tutto il resto», afferma il presule. L’estensione a due a sei mesi della permanenza nei centri di espulsione (Cie) «avrà gravi conseguenze per coloro che saranno detenuti e - afferma Marchetto - poiché in Europa ci sono paesi che prevedono un periodo di detenzione più breve non si può dire che si tratti di un costringimento europeo». Il segretario del dicastero vaticano critica poi l’obbligo di denuncia dei clandestini da parte dei pubblici ufficiali: «Sarà carico di conseguenze», prevede.
Lo prevedo anche io.
Vedremo se tutto ciò sarà effettivamente realizzabile, se porterà ancora più caos all'interno delle istituzioni, e se - soprattutto - farà scattare da parte di molti operatori del settori il fenomeno dell'obiezione di coscienza.
Vedremo davvero....
Enrico: Marchetto si esprime legittimamente nel suo personale punto di vista. Sarebbe a mioa avviso opportuno, però, nella normale dialettica in cui si fa legittima critica e critica della critica, guardare bene allo scenario europeo dove il reato di clandestinità è già previsto, da tempo, dunque un piccolo laboratorio in cui avere meno astrazione nel formulare ipotesi su scenari futuri.
Si può prendere in sostanza, in esame quei Paesi Europei (Francia, Germania, Gb per dirne alcuni) che già prima dell'Italia hanno introdotto il reato di clandestinità e farne un vero e proprio osservatorio-laboratorio per avere scenario futuro.
Si noterebbe, dunque, che certe diffidenze e preoccupazioni risultano esagerati nell'allarmismo di voler disegnare scenari devastanti, perchè non risulta che in quei Paesi Europei dove il reato di clandestinità è già normato da tempo, si abbia prodotto un sentimento di ostilità-razzismo-discriminazione.
Mentre è accertabile, pragmaticamente, che una politica assente o debole o addirittura erronea riguardo al tema dell'immigrazione, realmente contribuisce a creare brodi di coltura-cultura di risentimento ed esasperazione massimalisti, generalisti, indiscriminati di conseguenza. Cioè è proprio quell'inadempienza di affrontare anche con concretezza e pragmatismo la questione delle ondate immigratorie dimensionandola come problematica di dimensione troppo ampia per essere affrontata singolarmente da un Paese con le sole sue forze, spostando lo sforzo principale nell'investimento da fare nei Paesi d'origine del fenomeno drammatico di cui si parla, concertando strategie unitarie e comunitarie.
Ma riguardo a Marchetto, che in sintesi ha costretto già due volte il Vaticano a dover intervenire per rettificare e chiarire un'ambigua espressione che altrimenti, è strumentalizzabile, la dice lunga: Il Vaticano non interviene ad ogni dichiarazione di preti, monsignori o cardinali, lo fa misuratamente quando si delinea il rischio di un'erronea interpretazione della posizione della Santa Sede.
Se l'idea di Marchetto non fosse stata in linea adesiva con il Vaticano, questo non sarebbe dovuto intervenire a chiarire, mi sembra plausibile pensare che lo faccia perchè non c'è quell'adesività.
Due volte in pochi mesi, però, son tante per richiedere simile intervento di Santa Sede, osserverei.
Credo che il Vaticano abbia più prudenza e più rispetto-comprensione del tema, non sottovalutando affatto l'importanza sociale e valoriale della richiesta-necessità della legalità e della sicurezza, contrariamente da quello che parrebbe essere l'idea di Marchetto. E che dunque anche il Vaticano abbia ben presente che il maggiore investimento deve essere compiuto proprio cercando di arrivare ai luoghi dove si origina il fenomeno. I temi sull'agenda degli incontri diplomatici e le dichiarazioni, quelle ufficiali intendo, della Santa Sede, parlano chiaro in proposito.
Dice, in sostanza, che dobbiamo fare di più.
Io non sono perfettamente concorde: a mio avviso, uno sforzo quantitativo è inutile se non addirittura controproducente e bisogna investire invece su un miglior sforzo qualitativo.
Onde evitare il radicamento ancora più profondo di assistenzialismo e poi osservando l'immane quantità di aiuti profusi per il terzomondo in decenni e decenni, con risultati effettivamente scarsi. Bisogna calibrare meglio gli aiuti, dunque, puntando all'aspetto qualitativo, non alla quantità, perchè altrimenti, sono tempo, risorse e speranze con risultati solo marginali.
Occorre una pressione della comunità internazionale per superare i limiti che poi sono certe amministrazioni locali, incapaci o corrotte ed affrontare il nodo di avere, all'interno della comunità internazionale, parti interessate al mantenimento di relazioni ottimali per proficui commerci nazionali, in nome d'una real politick magari, a scapito d'un miglior peso specifico (aldilà delle buone parole) dei diritti fondamentali dell'uomo.
Il caso Iran è emblematico e sicuramente maggiormente evidenziato, ma è necessario dare visibilità anche ai regimi criminali, corrotti, incapaci africani ed evidenziare i blocchi culturali, da correggere, che impediscono alle risorse profuse per aiutare le popolazioni indigenti, di essere capitalizzate, costruttivamente punto di partenza di miglioramento e non finanziamento assistenziale, improduttivo che tende a mantere il problema così com'è. Anzi, magari, aggravandone la portata.
Dunque dialetticamente contesto la proposta Vaticana di f"are di più", opponendo un "fare meglio" o non ne vale effettivamente la pena, la speranza naufraga in eterni, scoranti fallimenti puntuali quando si fanno bilanci degli sforzi compiuti.
Alieno
Enrico: non ho detto nulla di nuovo su Marchetto. Niente che non sia già stato detto e scritto. Ho solo ritenuto che non risultasse evidenziato qui, però. Come il fatto che non è la prima volta che costringe il Vaticano ad intervenire per rettificare l'immagine che la sua possa essere la voce della Santa Sede.
Naturalmente, affinché si debba aver tale intervento, il Vaticano ritiene ci sia necessità di farlo.
Per quale motivo? Perchè? Vediamo che non è che ogni volta che parla un clerico la Santa Sede intervenga a puntualizzare che NON è la posizione vaticana. Se avviene con Marchetto ben 2 volte, qualcosa vorrà pur dire...
Ciao.
Alieno
Ps.: ho dovuto tagliare vari pezzi del messaggio perchè non pubblicava il post. Al quinto tentativo ho cominciato a tagliare pezzi di commento a casaccio.. :-))
Giusto per aver soddisfazione eh! ^_^
Ma decidetevi, preti e affini ,,, o condannate, o assolvete.
Eppure fate vanto di avere lo stato più assolutista del mondo che parla per unica bocca di papa eletto per volontà divina a nome di tutto un gregge devoto.
Mi costringete così a citare ( e me ne vergogno) una vostra invenzione di cui andate tanto fieri:
Il sì è sì, il no è no, tutto il resto è del maligno ,,, di Matteo l'apostolo.
Altrimenti alimentate ancora il mio sospetto ( cfr 3 ) ,,, ondivagare nell'attesa di veder messo nero su bianco l'accordo Letta-Vaticano.
Non ho capito un tubo su quello che hai scritto di mons. Marchetto.
Mons Marchetto non è il portavoce del Papa e quindi non ha parlato a nome del Papa. Mons. Marchetto è il responsabile del Pontificio Consiglio per la pastorele dei migranti, ha parlato su un argomento di sua competenza e non sulla campagna acquisti del Real Madrid e quindi le sue parole non sono quelle di un qualsiasi avventore di un bar.
Al suo livello, quando si dicono cose che non si dovevano dire, si viene 'promossi' ad altro incarico: staremo a vedere.
Il Papa non è mai intervenuto sul muro tra Messico e USA ma i vescovi americani sì. Staremo a vedere cosa farà la CEI, una volta analizzata bene la legge.
Il portavoce Lombardi smentisce di fatto le critiche di monsignor Marchetto al dl sicurezza
"Quando la Santa Sede intende esprimersi autorevolmente lo fa con mezzi propri" RONDE, IL VATICANO RETTIFICA "RISPETTO PER LE SCELTE DEL GOVERNO".Nella seconda metà di Febbraio di quest'anno, Lombardo esprimeva a nome del Vaticano, il pieno rispetto del tema-esigenza "legalità" della gente che ha votato questo governo e smentivaAgostino Marchetto!Che parlava e tutt'ora parla a titolo personale.Non a nome della Chiesa, ma come l'uomo che legge il giornale al bar, come qualsiasi altro: a titolo personale.Posizione tra l'altro non condivisa né da tutti al Bar, né dagli italiani votanti, ma abbiamo una certezza: non è la voce del Vaticano! Questo è un fatto che ci dà, tra le speculazioni possibili, una certezza.Critica personale e non di Chiesa-Vaticano.Oggi si può leggereIl Vaticano smentisce ancora Marchetto,Sicurezza: Padre Lombardi, Vaticano Non Fa Polemiche PoliticheCitta' del Vaticano, 3 lug. - (Adnkronos) - ''Il Vaticano non fa polemiche politiche, il Vaticano governa la Chiesa universale. Io ho detto che non mi consta che vi sia stato un pronunciamento ufficiale del Vaticano sul decreto del governo. Non c'e' una nota della Segreteria di Stato, non c'e' un documento in questo senso. Nel Vaticano ci sono poi autorevoli personalita' che a seconda della loro competenza possono dire quello che pensano su determinate questioni''. E' quanto ha detto all'ADNKRONOS il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, commentando le polemiche di queste ultime ore sul ddl relativo alla sicurezza approvato dal Parlamento italiano------------------Ora, premesso che non siamo di fronte a fatto nuovo ed inedito, lo ribadisco ancora:Il reato di clandestinità non è certo invenzione dell'Italia.Per quanto ci sia accanimento ossessivo contro questo governo, da parte di tanti apparati (certi personaggi di Chiesa in buona compagnia di lobby mediatiche e salotti europei) , proprio questo voglio ribadire:il reato di clandestinità è previsto da altri Stati Europei, come Francia, Germania, GB...Appare dunque necessario fare qualche considerazione. Soprattutto per dedurne la levatura di onestà intellettuale o capacità critica-analitica di chi oggi si diverte a sparar esagerate insinuazioni che dovrebbero restare nel campo della prudente speculazione ipotetica.Risulta che Francia, Germania, Gb siano improntati ad un regime nazista-razzista o risulta una campagna passata riguardo alla questione prima che questo governo si adeguasse a quei Paesi dell'Europa?No, niente: né certi Mons., né certi politici, tantomeno i media si sono molto spesi, ma il reato di clanestinità esiste già.L'Italia si trova ad usare lo strumento della clandestinità come reato per necessità contingente: non molti anni fa, infatti, l'Europa approvò un dispositivo per cui il "rientro" dei clandestini, in assenza di reato, non era possibile.Ecco perchè l'Italia si adegua ad altri Paesi che hanno già il reato di clanestinità e già prima anche, di quel dispositivo europeo.Ed è anche curioso osservare che Paesi come Inghilterra, Francia, Germania sono volentieri portati ad esempio come parallelo per far critica del nostro Paese, riguardo a temi etici altri, però qui, ecco, improvvisamente, quei Paesi non sono più modello e riferimento, anzi, vengono proprio trascurati.In sintesi: se la Francia disponde da tempo e senza grande discussione, la circolazione facile della pillola abortiva Ru 486, ecco, la Francia è "avanti" e modello di ispirazione dinanzi alla quale doverci cospargere il capo di cenere flagellandoci di auto-commiserazione.Se la Francia prevede già da tempo il reato di clandestinità, beh, si fischietta facendo finta di nulla.Naturalmente io concordo sul fatto che non si può operare una scelta acritica nel fare parallelismi: certe cose saranno meglio altrove, altre meglio da noi.Ma purtroppo, non è questa l'immagine che viene suggerita del ns. Paese che molti filibustieri dell'informazione e dei tam tam mediatici, vogliono consegnare sempre al volto negativo assoluto (quando c'è governo di cdx), poi a ben vedere, c'è una selezione in cui, molto spesso, inquadrare una precisa collocazione politica-etica, che sembra spesso inquinata da scelte e simpatie ideologiche, se non pro-, almen "contro". Contro il governo berlusconiano-cdx-lega per esempio, a prescindere.Lo si desume come ipotesi facilmente, visto che l'impianto di sicurezza prevede tantissime cose altre, di cui non si è minimamente parlato, per esempio, apprezzando l'inasprimento alle pene e dispositivi anti-mafia, così come nella tutela di bambini, donne, anziani.Non una parola che no sia critica. Secondo me, palesemente atteggiamento pregiudiziale.Un po' come le femministe rosse: le avete sentite plaudire una serie di norme a favore della difesa della donna, aggravio di pene ed introduzione di specifici reati (stalking), tema che dovrebbe stare a cuore alle femministe?Naturalmente no. Sono leggi che avrebbero plauso solo se provenisse dalla loro parte, non da un governo che ideologicamente, contrastano a prescindere.Sono posizioni aberranti che ricordano un tal Di Pietro. Sempre solerte a spendersi acriticamente, almen così pareva, per magistrati e giustizia, in loro difesa, tutela, garanzia.Purchè siano anti-berlusconisti però, guai se per caso, c'è il sospetto che non lo siano ed anzi..Alieno
Tranquilli fedeli della casa delle sue libertà.
Le esternazioni di ipocrito scandalo dei gerarchi vaticani sulle nuove leggi razziali, rientreranno immediatamente nei ranghi. Entro luglio appianeranno tutto in silenzio, sotterrando anche le polemiche sul mignottaro di arcore.
Abbiamo notizia certa ( a chi non crede diamo tempo appunto un mesetto per convertirsi sul dato di fatto ) di un patto stretto da Gianni Letta ( da non confondere col nipote della stessa pasta fascista infiltrato nella nuova DC, o se volete nel Partitus Dei ,,, che la sostanza non cambia ) con le gerarchie vaticane per anticipare la discussione sul testamento biologico da ottobre a luglio in modo da far passare il "progettino" della tortura obbligatoria di fine vita, nel silenzio e col favore della calura estiva.
Sarebbe la prima moneta di scambio che il clero ha preteso dal nanetto padano come condizione per ricucire sugli scandali del pedofilo e del bari-gate.
Se tutto ciò vi ricorderà qualcosa poi, leggete un pò di storia patria di settantanni fa ,,, del concordato fascista e di come Pio XI dopo l'omicidio Matteotti e le stesse leggi razziali , ricucì col ducetto in cambio di denaro sonante e contante.
Comunque, io credo che chiunque abbia in animo di aiutare il prossimo, non abbia necessità di sforzarsi troppo per via del Ddl: spesso il prossimo è proprio così prossimo che nemmeno lo vediamo più perchè è troppo simile a noi, stesso colore di pelle, nazionalità. Magari è il vicino di casa. O quell'anziana nel quartiere, o quella famiglia in periferia.
Voglio dire che per fare promozione umana ed aiutare il prossimo, basta tenere aperti davvero gli occhi ed il cuore, le occasioni non mancano mai.
L'idea che uno straniero "non regolare" di per sé non meriti aiuto o l'indifferenza per qualcuno che non è straniero, che avrebbe colpa di essere regolare o cittadino, hanno entrambe una irragionevolezza d'essere, per quanto mi riguarda.
E nulla vieta poi, a ciascuno, nel vincolo necessario all'amore per il prossimo che è la spontaneità del provarlo, di aiutare coloro che hanno bisogno comunque: partecipando ad azioni umanitarie di ogni sorta, oppure anche educando sé e chi ci circonda a questa disponibilità.
Ed anche chi presta mani e piedi, orecchie, occhi e cuore ai propri figli, non lasciandoli abbandonati a sé (magari poi ritrovandosi sorpresi di non conoscerli e capirli), fa un grande bene all'umanità. Un compito, quello educativo e genitoriale, che ha molto, moltissimo da fare qui e che è tema urgentissimo, se si è attenti: da noi prevale una cultura più familista, ma nel resto d'Europa, se la passano peggio con il fenomeno di precocità delinquenziale e ragazzini, quasi infanti, che girano col coltello o a far strupro o altra violenza (anche contro adulti, ormai sfacciati e senza freni).
Ma siccome anche la nostra cultura subisce l'effetto della globalizzazione e dell'apertura dei confini culturali, non c'è da perdere tempo: il fenomeno, sarà sempre più serio anche qui e già lo è, come abbiamo non molto tempo fa scoperto nei video in rete, riguardo a sintomi devastanti di bullismo, ignoranza, vuoto valoriale, predisposizione all'irresponsabilità, alla violenza, a tanta, tantissima maleducazione, arroganza che naturalmente, necessita di essere risolta risalendo a monte del problema: rinunce valoriali, a partire da quello della famiglia, educativo, ecc.
Alieno
Mi sembra doveroso, soprattutto anche nella qualità di uomo di Chiesa, pesare bene le parole nella ricerca dell'onestà e della sincerità, perchè le parole hanno un peso specifico che può avere molte responsabilità in carico nell'essere udite, ascoltate e fatte proprie.
Se per esempio si parla di "criminalizzazione di migranti" si produce una falsità.
I migranti ci sono e ci saranno e non è a loro che si rivolge il Ddl. Affermare che invece ci sia un Ddl contro i migranti, legittima cattive interpretazioni e rafforza strumentalizzazioni e bisognerebbe comprendere se questo aspetto è voluto oppure inconsapevole.
Il Ddl punta a raggiungere un miglior valore della sicurezza che fino ad oggi è stato aspetto sottovalutato e pericolosamente sottovalutato: esaspera gli animi per esempio, crea maggiori conflittualità, confusione.
Bisognerebbe, per amor di prudenza e onestà, parlare non di "migranti", ma di "clandestini" o se la parola non piace, di altro termine, ma non coincidono: "migranti" non è uguale a "clandestini", perchè ci sono migranti non clandestini e clandestini che entrano nel nostro Paese con fini diversi da quelli in cui comprendiamo il fenomeno migratorio in cerca di miglior fortuna.
Dunque non c'è affatto una criminalizzazione di "migranti" in quanto tali, semmai di "clandestini".
Che comunque resta aspetto discutibile ed a mio avviso un tentativo nuovo di risolvere con altra strategia quello che fino ad oggi, in sostanza, è stato fatto male o non fatto, con risultato fallimentare tirando le somme d'un bilancio.
Personalmente, non condivido il principio: un clandestino, per me, non è criminale con automatismo, per quanto oggi si ponga fuori dalla legalità. Ma se è per questo, nemmeno chi ruba per mangiare, pur essendo fuori dalla legalità, per me è un criminale, così pure uno che va 30 kmh sopra il limite imposto, non ha automatismo per diventar delinquente, punito, sanzionato ecc.
Questo perchè, per me come per molti altri, non c'è una concidenza assoluta dei termini "legale" con "giusto", cioè in definitiva, non c'è una coincidenza con "reato" e "peccato".
Ma ovviamente, aldilà di come la si pensi, una codificazione dei comportamenti, a volte, suppliscono a situazioni di emergenzialità e stabiliscono paletti generici che certamente finiscono per rivelarsi in alcuni casi ingiusti, ma è oggettivamente impossibile fare a meno di una codificazione generale puntando sul fatto che, effettivamente, ogni caso andrebbe valutato a sé, specificatamente.
Il che renderebbe impossibile ogni tentativo di pianificare qualsiasi strategia e bloccherebbe un già più che lento sistema giudiziario.
Comprendo tanto la posizione della Chiesa, che quella del governo; e non solo, sono tanti i cittadini che non l'hanno eletto che però, si trovano concordi con questa necessità di codificazione e di cambio di strategia per tentar rimedio o altro approccio ad un processo fallito sul tema dell'immigrazione.
Comprendo quello della Chiesa, laddove la centralità dell'individuo, dell'uomo, non può certo avere come prioritario l'aspetto dei confini nazionali o comunitari, nella sua concezione di universalità in cui l'uomo è al centro (anche quando è la pecorella smarrita da cercare lasciando un attimo il gregge, cioè proprio puntanto al singolo).
Comprendo quello del governo e di uno Stato che ha naturalmente priorità diverse. Intanto non "universali" ed intanto, per quanto tante volte ad occuparsi di stessi temi, resta la sostanziale differenza tra "politica" e "religione" le cui finalità non coincidono.
Compito del governo può e deve essere, appunto, quello di tutelare i suoi cittadini in primis. Ai migranti dunque il ruolo di "ospiti", a cui si deve rispetto, ma certamente a patto d'esser invitati e non imbucati e soprattutto di accettar le regole dell'ospitante, cioè di integrarsi.
Compiuto della Chiesa, invece, è andare oltre a questa visione materiale, sociale, geografica, insomma, fa altro che politica per quanto entrambe, politica e religione, si occupino di uomini.
Di certo c'è che politicamente, gli uomini hanno votato questo governo, hanno dato la loro fiducia affinché si facesse una legge come questa: di tutela dei cittadini, del territorio, della cultura, della sicurezza e così via. Un mandato elettivo indiscutibile sotto il profilo politico.
Nulla vieta però, in un approccio diverso con la religione, di avere anche altre priorità. Quella per esempio, della disponibilità. Che non ci è preclusa naturalmente, per questo Ddl e nemmeno rispettandolo.
Aiutare, si può e si deve comunque, ma nel modo migliore, più efficace, io credo.
Il punto è che Chiesa e Politica divergono in questo caso, perchè entrambe non hanno la possibilità di risolvere un problema così ampio e devastante come il fenomeno migratorio e perchè le cause, non sono certo qui.
Ecco che appunto, oltre ad osservare la scorrettezza e la capacità di disinformare parlando di "criminalizzazione dei migranti", quando invece si affronta il tema della clandestinità e regolarità, bisognerebbe prendere coscienza:
siamo arrivati a questo punto perchè fino ad oggi non abbiamo fatto proprio del nostro meglio. Non abbiamo investito sulla politica di integrazione, per esempio, ma abbiamo purtroppo visto anche occasioni in cui semmai, abbiamo avuto l'impressione ci fosse chiesto di integrarci ad una cultura non nostra, una pessima disposizione, poi, rispetto a quel fenomeno di fisiologico fondersi e conoscersi di diversità e capace, appunto, simile inadempienza o errore voluto, di ispirare pessimi sentimenti.
Ma se Chiesa e Politica oggi non sono d'accordo, è perchè i problemi sono a monte: nei Paesi d'origine. E' lì che bisogna investire, è illusorio da subito pensare di cavarsela a buon mercato con frontiere aperte senza vagli, avendo subito un danno sociale ed umano che non migliora nemmeno un po' il fenomeno migratorio. Sarebbe come tentar di svuotar l'oceano col cucchiaino.
Ed è, a mio avviso, illusorio anche nel lungo termine, pensare di rimediare con barriere.
Questo lo deduco dal fatto che nella storia dell'umanità, nessun muro mai ha impedito in definitiva, una qualsiasi invasione prima o poi, i muri vengono superati, distrutti o anche semplicemente aggirati.
Non servì nel lungo periodo una muraglia cinese, quando un vallo di Adriano, una linea Maginot, un muro di berlino, nemmeno un antifurto o porta blindata, in definitiva, garantisce l'assoluta sicurezza nel lungo periodo.
Dunque, è proprio nel richiamare una definizione di "invasione" che umanamente, storicamente, per quanto mi riguarda, appare immediatamente che la soluzione può essere transitoria, emergenziale, ma soluzione illusoria, nel lungo periodo comunque, non servirà e tanto vale affrontare la questione per tempo, dopo aver preso simili misure.
Tuttavia non condivido l'analisi: è fino ad oggi che si è fatta scelta sbagliata. Fino ad oggi si è in sostanza, istigata una massimalizzazione, una generalizzazione culturale "immigrato" uguale "delinquente" proprio perchè non si erano prese misure adeguate.
E di questo, bisognerebbe prendere coscienza.
Un domani, il "migrante" sarà visto semmai con maggior rispetto perchè questo Ddl proporrà infatti, questo messaggio: se è qui, è qui nella legalità, non clandestino, dunque in qualche modo, le autorità sono a conoscenza della sua esistenza.
Sarà dunque più facile guardare tra qualche anno, i migranti come ospiti voluti, "conosciuti" ed aver miglior distinzione con i tanti criminali che mescolandosi tra migranti onesti, non violenti e non dediti più d'altri alla gestione dello spaccio di interi quartieri, di sfruttamento di prostituzione e via discorrendo, che finiscono per danneggiare tutti: noi cittadini, ospiti migranti, anche regolari e con voglia di lavorare ed integrarsi ai nostri riferimenti civili.
E questo è il primo vantaggio che vedo, viene escluso dalle considerazioni: i migranti qui, i regolari, sono fino ad oggi stati semmai penalizzati dall'assenza di un simile Ddl, grazie ad una politica fallimentare, culturalmente "criminalizzati" dalla diffidenza, dalla paura, dal risentimento generalista.
Altro vantaggio: si riduce in buona parte, lo sfruttamento del fenomeno, cioè quella criminalità che ruota intorno alla clandestinità. Schiavisti e sfruttatori. Ed anche operatori buonisti che campano su temi sensibili, tanto che siano quelli ambientali che quelli dell'accoglienza.
Il caso di Lampedusa, secondo me è esemplare: lamentele e paura quando era meta di sbarco e sovraffollata fino al disumano. Oggi Lampedusa è "libera" dal fenomeno, ma qualcuno, attenzione, è preoccupato: certi operatori dell'accoglienza, infatti, temono la "disoccupazione", vi rendete conto?
Infine: questo Ddl rimette la palla al centro (finora sempre sulla porta di casa) e richiede dunque una strategia di concerto con uno sforzo comunitario, europeo o internazionale. Cioè si raggiunge l'oggettiva coscienza: non possiamo affatto accoglierli tutti qua, non è così che potremo aiutarli davvero, anzi, finiremo, ignorando che comunque, un limite dovremmo porcelo inevitabilmente, per ridurci in una condizione in cui saremo così ingestibili da non poter nemmeno essere coloro che aiutano, dall'esterno, gli altri, ma entreremmo nella condizione di aggiungerci alla lista di coloro che hanno bisogno di aiuto. Per motivi di ordine economico, ma soprattutto sociale: sarebbe un inferno per tutti, noi e migranti che non ci vedrebbero ad un certo punto, comunque così attrattivi se ci ponessimo la condizione assurda di spalancar porte all'infinito.
Ed allora, tanto vale metterli oggi i paletti. E lavorare per risolvere come si può, la questione risalendo a monte: ai paesi dove il fenomeno si origina.
Troveremo che talvolta, sarà impossibile, se non al costo di azioni di "forza" perchè governi corrotti, per esempio, in Africa, sono tra le prime cause assolute del dispendio di risorse, tantissime, da anni ed anni, profuse per aiutarli. Inutilmente.
Voglio ricordare che anche l'Italia, nel dopoguerra, fu alla fame. E lo fu drammaticamente, ma infine, si rimboccò le maniche, riuscì a ricostruirsi, con il valido aiuto degli alleati Usa e l'impagabile lavoro di De Gasperi (che dovette contrastare la forte ostilità di nazioni come la Francia o il blocco comunista, contrarissimi a questa sorta di possibilità).
Riportare la questione nei Paesi di origine, servirà a mettere in luce le autentiche responsabilità: governi corrotti locali, così come, purtroppo, componenti criminali in quella comunità internazionale che vorremmo definire come sorta di comunità ispirata ai valori umani primari (ma basterebbe pensare all'Urss di tempo fa o alla Cina attuale per capire che non è così), governi altrettanto criminali che dall'Onu, compiacenti coi governi corrotti, impediscono azioni più serie e determinate per risolvere nei Paesi di origine più efficacemente.
Un contenimento del fenomeno migratorio, dove non vuole o non sa intervenire l'Onu, può essere stimolante per quei popoli per tentare di risollevarsi, dignitosamente, a casa loro, contestando la loro cattiva amministrazione. Più o meno come fatto da noi, facendo delle scelte più selettive oppure facendo sollevazione ed acquisendo migliore coscienza, mettendo quei governi criminali che non utilizzano le risorse di aiuto veramente per il popolo e per il Paese, in difficoltà.
A parte questo, per quanto riguarda il principio, per me l'automatismo "clandestino=criminale" non c'è e non ci può essere, è una possibilità tra altre.
Ma è forse una visione soggettiva, per quanto so condivisa da molti, come molte altre: non è criminale chi guida con prudenza e però, supera i limiti alcolici attuali o il limite di velocità (si vuole azzerare addirittura il limite alcool che già così, è più che minimalista e non sarà questo che risolverà la questione degli incidenti io credo), così come non è criminale né una prostituta, né un cliente che adulti, concordano la prestazione, liberamente scegliendo, così come non è giusto e criminale, evadere le tasse allo stato attuale, essendo un carico da usuraio e questo per ribadire:
non sempre ciò che è legale è anche giusto, ciò che è reato è anche ingiusto o peccato e ciò che magari è peccato (come la questione prostituzione per dire) dovrebbe essere anche reato.
Buona serata.
Alieno
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alle 13:20
Alieno
Le realtà europee che già prevedono il reato di clandestinità devono essere per noi, uno stimolo di riflessione ed osservazione. Le strategie applicate, offerta di spunto di considerazioni, con atteggiamento quanto meno ideologico e più oggettivo possibile, alla ricerca di una migliore efficacia e funzionalità.
Dunque da evitare l'approccio in cui si enfatizza il tutto in una posizione radicalizzata di totale, pregiudiziale aderenza (magari con contaminazione di esterofilia o disprezzo per le possibilità del nostro Paese ingiustificate), quando del suo opposto.
Un approccio distaccato cercando di osservare pregi e difetti delle strategie di altri Paesi, soprattutto europei per via della nostra possibilità di concertare una strategia più unitaria comunitaria.
Appare evidente, io credo, che dialetticamente abbiamo prodotto una falsa idea del significato dei termini, attribuendogli per motivi spesso ideologici, valenze negative o positive a prescindere oppure anche, abbiamo scelto dialetticamente termini sbagliati.
E' importante l'approccio dialettico, aldilà di quanto si possa concordare sulla priorità dei contenuti rispetto alla forma, ma sempre la forma interagisce osmoticamente, con i contenuti ed è spesso la forma, sintomatica e sintesi dei contenuti. Dunque è bene fare buone sintesi e non tralasciare la questione formale.
Per esempio, si può osservare che nel termine "discriminazione" si è finito per attribuire al comportamento discriminatorio, una valenza pregiudizialmente negativo. Ma a ben pensarci, fare un discrimine, significa scegliere, selezionare e non fare discrimine tra buono e non buono o almen nella ricerca di sceglier bene, è una scelta scellerata.
O si ristabilisce un equilibrio nel significato "discrimine" o si cambia termine.
Tolleranza zero - è una scelta che certamente adempie all'immediatezza della richiesta di sicurezza e cambio di strategia in un territorio esasperato o trascurato per tanto tempo, ma infine dimostra di produrre una limitata condivisibilità di quello che si propone perchè ne disegna l'aspetto negativo e non costruttivo.
Tolleranza zero - infatti, richiama un termine come Intolleranza. Mentre ciò che si deve richiamare, è un discrimine, una selezione dove si tenta di sradicare solo ciò che non è tollerabile in modo più ampiamente condivisibile: illegalità, violenze, criminalità, così come, per motivi pratici, un'accoglienza infinita, indiscriminata quantitativamente che non è possibile fare senza impattare negativamente su quanto di buono già è consolidato, con danneggiamento di tutti, cittadini ed immigrati facilmente prevedibile.
Dunque, lo sforzo deve puntare sull'accoglienza che punti alla qualità, dove quantitativamente i limiti sono imposti dalle materiali impossibilità di porvi rimedio all'infinito.
Qui troviamo che il miglior modo di fare accoglienza, come sempre più cittadini europei si rendon conto, è quello di vincolare una contingentata capacità di assorbimento del fenomeno in loco (il resto dello sforzo va fatto, in modo ampio e comunitario, nei luoghi di provenienza), ad una seria, credibile politica di "integrazione".
Integrazione, dunque volontà comprensiva, inclusiva che però non può cedere pericolosamente o scelleratamente i valori di riferimento, spesso duramente conquistati, a quello che consideriamo "ospite".
Ospite, ospitalità, non sono certo termini negativi. Ma anche qui si deve puntare sulla determinazione per cui quel ruolo di "ospite" è vincolato a precisi riferimenti valoriali. L'ospite insomma, è accettabile, quando si adegua al rispetto delle norme vigenti, alla necessità sociale-politica locale di non riceverne un danno.
L'ospite, a casa mia, non può pisciare nelle stanze a piacimento, non può rubare, non può minacciare, non può dettare regole, ma può semmai esser libero di aderirvi o andarsene e se non si conforma a ciò, lo metto sicuramente alla porta.
Varrebbe ugualmente se amministrassi un centro di recupero per tossicodipendenti, poveri indigenti, un ospedale da campio o qualsiasi altro disagio che cerco di assistere:
Nessuno può mettere in pericolo rivendicando immunità e assenza di conseguenze, chi opera nell'assitenza, nell'ospitalità e per gli altri assistiti, è mio dovere tutelare questo principio.
Chi non si adegua, si può scegliere obbligo forzato di adeguamento (detenzione e sanzione) oppure diretta espulsione. Se vuoi essere ospite, se vuoi avere questa possibilità, devi assolutamente rispettare delle regole sociali che sono chiare in quel "patti chiari, amicizia lunga" d'un modo di dire che sintetizza una necessità inviolabile per avere un proficuo relazionarsi presente e futuro.
Da qui, espongo le strategie e le scelte politiche alla ricerca di quel vincolo migliorativo che punta all'inclusività più serena, non all'esclusione e nell'esclusione di alcuni, puntando all'inclusione di molti altri che vanno tutelati e preservati anche da sentimenti di esasperazione diffusi.
Francia. Nicolas Sarkozy, già quand’era ministro dell’Interno, ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina uno dei suoi cavalli di battaglia. Nel 2005 è stata introdotta in Francia una rigida regolamentazione degli ingressi, con la schedatura di tutti coloro che fanno richiesta di visti o permessi di soggiorno. Obbligatorio registrare impronte digitali e dati biometrici. La “carta di residenza” viene concessa dopo cinque anni trascorsi in Francia. Il requisito fondamentale per ottenerla è la conoscenza della lingua e dei principi della Repubblica. La “detenzione amministrativa” in attesa di espulsione è stata aumentata nel 2008 da 12 a 32 giorni. In Francia ci sono “centri aperti”, i cosiddetti Cada, per l’assistenza durante la richiesta di asilo politico e “centri chiusi” per la detenzione di chi viene arrestato. Chi è rimasto sul territorio senza permesso può essere condannato sino a un anno di carcere e a 3.750 euro di multa. Germania. Dal 2005 ha avviato una politica di incoraggiamento dell’”immigrazione qualificata”, con modalità che consentono di ottenere la residenza e il permesso di lavoro fin dal primo momento. Requisito essenziale: una concreta offerta di lavoro e un particolare permesso rilasciato dall’”Agenzia tedesca per l’impiego”. In Germania esiste il reato di immigrazione clandestina, che è punito con la reclusione fino a tre anni in caso di recidiva. I centri di identificazione sono in prossimità degli aeroporti; esistono poi 32 centri di detenzione in cui il periodo di permanenza prima dell’espulsione può essere esteso sino a 18 mesi. Lo straniero può essere detenuto per sei settimane anche mentre è in attesa della decisione sull’espulsione.Gran Bretagna. Per i “lavoratori qualificati” le pratiche seguono un processo più veloce. Esiste un sistema a punti basato su diversi parametri. L’età, la situazione finanziaria, il livello di istruzione, le eventuali qualifiche e la conoscenza della lingua inglese. C’è poi l’obbligo, dal quale sono esentati solo i lavoratori particolarmente qualificati, di presentare uno “sponsor” che offra un lavoro.
Sono previsti arresto e sanzioni amministrative per chi ha documenti falsi, per chi entra illegalmente (sei mesi) ma anche per i datori di lavoro di irregolari con pene durissime, fino a 14 anni. Le persone fermate alla frontiera sono detenute in centri gestiti da privati per conto della Bia (Border and immigration agency), in attesa di espulsione. Non esiste un termine di tempo definito per la permanenza.
Olanda. L’immigrazione clandestina è reato. Allo straniero viene intimato di lasciare il Paese; se non ottempera, al successivo fermo può essere condannato fino a sei mesi.
Belgio. Sono reati l’ingresso e la permanenza illegale. La sanzione va da tre giorni a otto mesi di reclusione, più una multa da 143 a 1.100 euro. Segue l’espulsione.
Svizzera. Fino a un anno di carcere per chi viola le leggi sull’ingresso, soggiorna con il permesso scaduto, entra o esce dal Paese senza passare per un posto di confine. Stessa pena per chi “incita o agevola” questi reati.
Oggi possiamo aggiungere
ITALIA. Lo facciamo sicuramente in ritardo ma meglio tardi che mai. Lo dico per evidenziare come non c'è una nostra esclusività, invenzione, così come per offrire a chi paventa scenari esageratissimi, speculazioni interpretative di ipotesi future, non abbia tenuto conto né di una necessità che non è solo nostra (anche se basterebbe politicamente la nostra per prenderne atto e contromisure, perchè questo è il compito della politica eletta dal popolo sovrano a governar Paese), così come credo, non si possa osservare argomento che sostiene la strumentalizzazione politica dell'opposizione che bercia di scenari apocalittici, inediti o editi con nazismi e fascismi che, suvvia, non sono contestabili a Svizzera, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Francia.
Sono affermazioni ridicole, che però evidenziano l'incapacità critica oggettiva perchè pregiudiziale dell'opposizione che insiste ad affrontare problemi di debolezza intestina ed identitaria con analisi incapaci di leggere territorio e istanze dei cittadini, puntando sul reclutamento, sulla chiamata alle armi della militanza contro l'odiato nemico enfatizzando scenari incredibili, improbabili, anacronisticamente: nazismi, fascismi, inciviltà varie sono termini in cui nascondere le proprie debolezze progettuali, l'incapacità di formulare un progetto credibile per cui avere consenso ed adesività. Dunque si punta all'insinuazione astratta, all'assurda ipotesi allarmista, alla radicalizzazione dello scontro politico (giochetto pericolosissimo perchè produce fenomeni incontrollabili di chi prende sul serio la cosa e passa alle vie di fatto in modo eversivo e violento).
Niente di utile per il nostro Paese, semmai, ne danneggia fortemente la serenità e la possibilità costruttiva. Perfin Napolitano si trova nella condizione di richiamare alla moderazione le esagerazioni della conflittualità politica in occasione internazionale in cui a rimetterci, altrimenti, è proprio il nostro popolo, il nostro Paese, le nostre istituzioni.
E Napolitano, proveniente da apparato Pci, poi seguendo le sue mimesi fino ad essere identificabile con la sinistra Pd di oggi, non può essere definito certamente un berlusconista, né un leghista, né qualcuno di vicinanza ed affinità con una politica di cdx. Lo richiede il suo ruolo istituzionale, ma lo richiede perchè c'è necessità.
Il nostro Paese non va verso l'imbarbarimento come non ci sono andate le altre realtà d'Europa che hanno introdotto regole di sicurezza e strategie riguardo ad immigrazione ed integrazione ed infatti, non ho sentito polemiche accese ed allarmismi da coloro che oggi ne fanno sul nostro Paese. Semmai, sono tentativi di non avere imbarbarimento e di mantenimento e miglioramento delle conquiste civili.
Mi piacerebbe una coerenza, dunque, di signori come Marchetto, potendo leggere negli anni passati, le sue denunce di imbarbarimento dei Paesi sopra citati. Dubito ne troverò. Eppure, restano osservatorio per evitare di dover amplificare ipotesi speculative con scenari allarmistici.
Alieno