Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Obama, ormai tutti lo sappiamo, incontrerà il Papa Benedetto XVI, durante il G8 che si terrà la prossima settimana in Italia....forse...a L'Aquila.
In vista di questo incontro, dal valore simbolico e politico straordinario, il Presidente degli Stati Uniti (sul quale probabilmente anche oltretevere si nutrono grandi speranze) ha voluto farsi "annunciare" attraverso una intervista rilasciata contemporaneamente ad Avvenire, ed alla Radio Vaticana.
Obama ha dichiarato così di volere intrattenersi con il papa, soprattutto sui grandi temi dell'aiuto ai paesi poveri, che intende proporre con forza proprio all'interno degli incontri del G8.
"Dal G8 - dice Obama ad Avvenire - vorrei poter ottenere la convinzione che eravamo seri quando ci siamo incontrati a Londra e abbiamo specificamente parlato della necessità non solo di stabilizzare l’economia, ma anche di far sì che gli effetti immediati della crisi non siano subiti in modo sproporzionato dai Paesi più vulnerabili. Come risultato dell’incontro di Londra, abbiamo cercato i modi per contribuire a rendere l’impatto della crisi meno duro. Per questo ho fatto approvare dal Congresso uno stanziamento di 100 miliardi di dollari in crediti per il Fondo monetario internazionale, da usare come strumento di sostegno ai Paesi in via di sviluppo. Come Stati Uniti, inoltre, abbiamo già in programma di raddoppiare gli aiuti alle nazioni povere, non solo per interventi immediati, ma anche per il futuro. La priorità dell’America al prossimo G8 è proprio di indurre gli altri Paesi a fare altrettanto."
Ma non solo di questo Obama vorrà parlare con Benedetto XVI.
"Ho avuto una meravigliosa conversazione telefonica con il Papa subito dopo le elezioni. E sebbene politicamente veda l’incontro come un colloquio con un capo di governo straniero, mi rendo conto che, naturalmente, è molto di più. Capisco bene quale influenza il Papa abbia, ben oltre i confini della Chiesa cattolica. Il Pontefice gode del mio massimo rispetto personale, come figura che unisce una grande cultura a una grande sensibilità. L’opera che ha svolto per il dialogo fra le fedi è notevole. E immagino abbia già sperimentato il rischio che deriva dal mettere insieme, a confronto, gruppi di posizioni opposte, come si è visto in Israele. Ma bisogna essere convinti del fatto che avviare il processo, far partire il dialogo, può portare a maggiore comprensione fra chi è stato su fronti diversi. Spero che con il Santo Padre saremo in grado di trovare temi sui quali avere una duratura collaborazione: dalla pace in Medio Oriente alla lotta alla povertà, dai cambiamenti climatici all’immigrazione. Tutti ambiti nei quali il Papa ha assunto una leadership straordinaria."
Non è comunque così scontato l'esito totalmente positivo di questo incontro, anche (e soprattutto) per i temi caldi sui quali Obama ha dimostrato differenze sostanziali con la posizione cattolica, soprattutto i temi della bioetica e della vita.
Ad una domanda proprio su questi temi, Obama ha risposto così:
"Non ci sarà mai un momento in cui deciderò di ignorare le critiche dei vescovi cattolici, perché sono il presidente di tutti gli americani e non solo di quelli che, per caso, sono d’accordo con me. Prendo molto seriamente le opinioni delle altre persone e i vescovi americani hanno una profonda influenza sulla Chiesa e anche sulla comunità nazionale. Vari vescovi sono stati generosi nelle loro opinioni e incoraggianti nei miei confronti, benché rimangano differenze su alcune questioni. Difenderò sempre con forza il diritto dei vescovi di criticarmi, anche con toni appassionati. E sarei felice di ospitarli qui alla Casa Bianca a parlare dei temi che ci uniscono e di quelli che ci dividono, in una serie di tavole rotonde. Ci saranno tuttavia sempre ambiti nei quali non sarà possibile trovare pieno accordo."
In definitiva quello che avverrà il 10 luglio si prospetta come un incontro davvero importante. Ci basti, per ora...in attesa di quello che realmente accadrà, riportare un'altra frase del Presindete Obama: "D’altra parte, rimango fermo a quanto ho espresso al Cairo: ogni posizione che liquidi in modo automatico le convinzioni religiose e il credo altrui come intolleranti non capisce il potere della fede e il bene che compie nel mondo.".
Il link all'articolo integrale di Avvenire
http://www.avvenire.it/Mondo/intervista+obama_200907030654370600000.htm
Su un'altra icona dei pacifinti, vorrei segnalare la riflessione su questa lettera aperta:
Lettera aperta a Margherita Hack
In 3400 chiedono spiegazioni alla scienziata che ha aderito a un manifesto antisionista
Lettera aperta a Margherita Hack
Gentile Signora Hack conoscendo la sua formazione scientifica, constatiamo con stupore come, assieme a noti antisemiti, lei abbia firmato l’appello “Gaza vivrà”, si veda il sito “www.gazavive.com”, pubblicato su un dominio registrato a nome di un noto militante dell’estrema destra nazifascista. In quell’appello si afferma testualmente che lo Stato di Israele sta compiendo un supposto “genocidio” ai danni dei palestinesi della striscia di Gaza “come nei campi di concentramento nazisti” e si domanda al governo Prodi di rifiutare la definizione, riconosciuta universalmente, di organizzazione terrorista, per Hamas. Da anni ormai la propaganda antisemita dipinge il governo di Gerusalemme ed il suo popolo come genocida, tralasciando di specificare come questo Stato viva, dal momento della sua fondazione, sotto minaccia di costante distruzione mediante guerre, azioni terroristiche, lancio di missili Qassam, rapimenti ed uccisioni di militari e di civili, e senza considerare la fine che Israele avrebbe da lungo fatto, se non avesse saputo o potuto difendersi.
La compassione per il popolo ebraico che ha visto cessare la minaccia dello sterminio per mano nazista nel momento stesso in cui è cominciata quella dell’annientamento per mano araba non può che associarsi al biasimo per quei dittatori arabi che, dopo aver mandato al macello i palestinesi contro Israele, si sono rifiutati di accoglierli come esuli e li hanno costretti a vivere nell’ignoranza, nel sottosviluppo e nella miseria dei campi profughi. Per fare in modo che sia gli israeliani che gli arabi abbiano un’opportunità di vivere nella sicurezza e nella pace, il contributo della comunità internazionale è senz’altro auspicabile. Ma la pace non può essere in alcun modo raggiunta sostenendo un’organizzazione terrorista come Hamas, un gruppo che compie stragi di civili e che nel suo Statuto dichiara espressamente la sua volontà di distruggere uno Stato internazionalmente riconosciuto, che impone al suo stesso popolo una sottomissione forzata ai dettami del più bieco fondamentalismo religioso e che usa i fondi degli aiuti internazionali per acquistare armi e ricompensare le famiglie dei terroristi suicidi.
Il sostegno fattivo alla pace richiede perseveranza, mediazione, comprensione e rispetto per chi ha duramente lottato e lavorato per inverare il sogno sionista e realizzare il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, per un popolo che dopo millenni di persecuzioni è riuscito a costruire l’unico Stato democratico del Medio Oriente, pagando con ingenti sacrifici la sua volontà di resistere all’annientamento, alla colonizzazione araba e al terrorismo. Le abbiamo scritto questa lettera aperta per domandarle come si possa firmare un documento di così dubbia provenienza e che contiene così orribili menzogne, arrivando a paragonare Israele - il paese edificato dai sopravvissuti all’Olocausto - alla bestialità infame del nazismo. Un regime d’ispirazione nazista che di certo non avrebbe aspettato più di mezzo secolo per risolvere i problemi coi paesi ostili che minacciano i suoi confini, né restituito gran parte dei territori occupati vincendo delle guerre di aggressione, né tanto meno sobbarcandosi per anni il rifornimento energetico di un nemico che invece di sedersi al tavolo delle trattative continua ad aggredire le località di confine con quotidiani lanci di missili Qassam. Restiamo in attesa di conoscere come abbia trovato il coraggio di sottoscrivere un appello tanto ingiusto e menzognero.
Distinti saluti
Abu Ibrahim Kalim
Seguono 3400 firme (opinione.it)
Sempre riguardo al fantastico mondo del pacifintismo, è interessante questa riflessione (a cui mi piacerebbe veder replica argomentata, oggettiva e non solite invettive prive di contenuto) di certi individui che dietro il vessillo della pace, in realtà lavorano ad altro che la pace:
<Le contraddizioni dei pacifisti danneggiano la pace
La pace secondo i pacifinti
Mi chiedo da un po’ di tempo chi sono i pacifisti. Se si tratti davvero di difensori della pace o di qualcos’altro. La risposta che mi sono dato è che a loro della pace non interessa nulla. Anzi essi sono attratti solo dalle guerre. O meglio da certe guerre, e in particolare da chi le fa certe guerre. I pacifisti si muovono solo quando le guerre vedono protagonisti gli Stati Uniti e Israele. Non si vedono pacifisti protestare contro la dittatura di Mugabe in Zimbabwe, andare nel Nord Kivu per fare gli scudi umani nella guerra civile del Congo e nelle altre guerre dell’Africa dimenticata. Perché andare in quei luoghi significa non avere alcuna visibilità magari rischi anche di morirci. Ai pacifisti non interessa il dramma del Darfur. Nè i massacri e le persecuzioni che i cristiani subiscono in India e nei paesi arabi. Loro sono razionali e razionalisti e non hanno tempo da perdere con chi si va a complicare la vita per una fede religiosa. Che poi non sarebbe altro che sciocca superstizione. Loro non bruciano la bandiera dell’Iran in cui essere omosessuali è un reato che ti può costare la vita. A bruciare spesso è la bandiera di Israele. E questo gli unisce a quel fine intellettuale di Ahamadinejad che vorrebbe che quello stato non esistesse neppure.
Difendere la pace significherebbe andare in Kashmir e fare in modo che India e Pakistan non si scannino più per un lembo di territorio di confine. O mobilitarsi in occasione di attentati come quello di Mumbai. O condannare il regime castrista e quello cinese per le continue violazioni dei diritti umani. La pace non conosce latitudini : è tale in tutte le parti del mondo. Ma ai pacifisti il concetto di pace non interessa. Essi hanno trasformato la pace in un -ismo. Il pacifismo è un ideologia, come il capitalismo, il comunismo, lo jihadismo. Essa ha i suoi dogmi di cui i pacifisti sono i gelosi custodi. Sacerdoti consacrati all’antiamericanismo e all’antisionismo che talvolta si tramuta in antisemitismo ( sempre altri -ismi), sono estremamente selettivi sia riguardo agli obiettivi da difendere sia ai tempi in cui concentrare il proprio impegno.
La pace non fa clamore. Difendere la pace avrebbe significato muoversi mesi prima dello scoppio della crisi contro Siria e Iran che rifornivano di armi Hamas. O fare sit in di protesta nella zona di confine tra Gaza ed Egitto dove anche le pietre sanno che passano armi e munizioni destinate poi ad essere rivolte contro gli ebrei. Nulla di tutto questo è avvenuto. Perché non se li sarebbe filati nessuno. Anzi rischiavano di finire in qualche prigione palestinese per ostacolo ai piani di Hamas. E perchè loro parteggiano per i palestinesi sempre e comunque; sia che a guidarli ci sia il corrotto Arafat che metteva i soldi degli aiuti nei suoi conti all’estero invece di usarli per costruire scuole o ospedali per la sua gente, sia che ci siano quei razzisti, omofobi e misogini di Hamas.
Ma la pace a differenza del pacifismo non conosce partigianeria. La pace è semplicemente un’altra cosa >
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Dal blog focusonisrael.it del gennaio c.a.
Alieno
4. Ieri sera Milano sono scesi in piazza per contestare l’incontro “Sosteniamo Israele, sosteniamo la pace” in programma alle 20.30 al teatro Strehler.
Ma questa volta gli è andata male, ai poliziotti è stato dato l’ordine di non farli arrivare allo Strehler, così nell’impossibilità di fermarli con le buona, sono passati alle “cattive”. E giù mazzate, tante e dure. Pochi secondi e restano per terra alcuni manifestanti con la testa ammaccata.
Non contenti della prima salva di robuste randellate, dopo un po’ ci riprovano nuovamente e lo show si ripete ,,,
Senza più vergogna i fascisti fuoriescono dalle fogne in cui li avevano rinchiusi i nostri padri che ne avevano subito i crimini e le bestialità, sdoganati da un mafioso e appoggiati dai preti per puri fini di solo lucro e ci ri-mostrano la loro faccia di merda in tutto il loro splendore ,,,
Voglio ricordare ai curiosi riguardo al fantastico mondo dei pacifinti, qualche notiziola che non passa mediaticamente su uno dei loro miti. Non Obama, ma uno precedente nell'Olimpo delle cause a senso unico.
Gino Strada con il suo Emergency.
STRADA GINO: Conoscerlo meglio.
di Gigi Moncalvo
C'è uno strano caso di "silenzio stampa" in questo nostro grande paese: quello riguardante il passato violento del dottor Gino Strada. Il pacifista, la colomba, l'uomo che ama il bene e fa del bene, il missionario laico che va in soccorso degli oppressi, colui che predica col ramoscello d'ulivo in bocca, è lo stesso che faceva da "luogotenente" - insieme al futuro odontoiatra Leghissa - a Luca Cafiero il famigerato capo del servizio d'ordine del famigerato Movimento Studentesco del l'Università Statale di Milano, quello dei terribili e mai dimenticati "katanghesi". Sì, è proprio lui: il "pacifista" Gino Strada, colui che oggi dà dei "delinquenti politici" agli esponenti della casa della Libertà e dei DS che non vogliono soggiacere ai suoi diktat di aspirante leader politico che sogna un seggio in Parlamento. Per l'esattezza Strada, insieme a Leghissa, era il capo del servizio d'ordine di Medicina e Scienze e il suo gruppo o squadra aveva questo inequivocabile nome: "Lenin". Rispetto ai capi degli altri servizi d'ordine - ad esempio Mario Martucci per la Bocconi e il suo gruppo "Stalin", o Franco Origoni per la squadra di Architettura, o Roberto Tuminelli, l'erede delle famose scuole private per il recupero-anni, alla guida del gruppo "Dimitroff", il bulgaro segretario della Terza Internazionale accusato da Hitler di aver incendiato il Reichstag - il gruppo guidato da Strada si distingueva per la più cieca obbedienza e fedeltà a quel fior di democratico e di amante dei diritti civili che rispondeva al nome di Luca Cafiero, capo supremo di tutti i Servizi d'Ordine e poi divenuto deputato del PCI, candidato a Napoli, dove superò addirittura in fatto di preferenze l'on. Giorgio Napolitano. Ora Cafiero è ritornato a fare il docente universitario alla facoltà di Filosofia della Statale. Al comando generale e assoluto di Cafiero c'erano i gruppi "Stalin", "Dimitroff" e tanti altri - ciascuno dei quali aveva uno o più sotto-capi -, ma era il "Lenin" di Gino Strada che si distingueva per la prontezza e la capacità di intervento laddove ce ne fosse stato bisogno.
In sostanza, ancora ben lontano dallo scoprire il suo attuale animo pacifista, Gino Strada era uno degli uomini di punta di quel Movimento dichiaratamente marxista-leninista-stalinista-maoista che aveva i suoi uomini guida in Mario Capanna, Salvatore "Turi" Toscano e Luca Cafiero. I milanesi, e non solo loro, ricordano benissimo quegli anni, e soprattutto quei sabati di violenza, di scontri, di disordini. Ma ora nessuno dice loro che ad accendere quelle scintille c'era anche l'odierno "predicatore" Gino Strada.
Solo che allora non aveva dimestichezza con le colombe bianche, le bandiere multicolori, il rispetto altrui, il ramoscello d'ulivo.
Ma era molto di più avvezzo ai seguenti segni identificativi: l'eskimo, il casco da combattimento, e l'obbligo di portare con sé, 24 ore su 24, le "caramelle": cioè due sassi nelle tasche e soprattutto "la penna", cioè la famosa Hazet 36 cromata, una chiave inglese d'acciaio lunga quasi mezzo metro nascosta sotto l'eskimo o nelle tasche del loden. Alla "penna" - si usava tale termine durante le telefonate per evitare problemi con le intercettazioni - si era arrivati partendo dalla "stagetta" (i manici di piccone che avevano il difetto di spezzarsi al contatto col cranio da colpire), dalle mazze con avvitato un bullone sulla sommità per fare più male, e dai tondini di ferro usati per armare il cemento, ma anch'essi non adatti poiché si piegavano. I katanghesi e il loro servizio
d'ordine, Gino Strada in testa, erano arrivati a questa scelta finale in fatto di armamentario, su esplicita indicazione del loro collegio di difesa che allineava nomi oggi famosissimi come quello di Gaetano Pecorella, Marco Janni, Gigi Mariani, insieme ad altre decine di futuri principi del foro, mentre sul fronte dei "Magistrati Democratici" spiccava la figura di Edmondo Bruti Liberati.
Il "collegio di difesa" aveva dato istruzioni ben precise in caso di arresti e processi: "Negare sempre l'evidenza", anche in caso di fotografie o filmati inequivocabili, definire come "strumento di lavoro" la scoperta eventuale della chiave inglese. Sarebbe stato difficile giustificare come tale un manico da piccone o un tondino di ferro, facilmente considerabili e catalogabili come "arma impropria", mentre diventata più facile con la chiave inglese. "Dite che stavate andando a riparare il bagno della nonna o che vi serviva per sistemare l'auto di vostro padre", poteva essere una delle indicazioni difensive consigliate in caso di bisogno.
"Pacifici ma mai pacifisti" era uno degli slogan ideati da Mario Capanna, ed è strano dunque che oggi Gino Strada si definisca proprio "pacifista". Comunque - a parte la canzoncina ritmata con cui si caricavano prima degli scontri (kata-kata-katanga) - essi pronunciavano ad alta voce ben altri slogan di quelli di oggi e perseguivano ben altri obiettivi. E i loro avversari non erano solo i Tommaso Staiti sul fronte della destra, ma anche i "compagni" di Avanguardia Operaia (molti dei quali oggi sono esponenti dei Verdi), Lotta Continua (dei Sofri, Mario Deaglio, Gad Lerner, apprezzato radiocronista dai microfoni di Radio Popolare incaricato di dare le istruzioni in diretta sulle vie da evitare e sulle strade di fuga in cui fuggire) e Lotta Comunista (memorabile e indimenticabile uno scontro di inaudita violenza) e perfino coi primi gruppi di Comunione & Liberazione. Anche quelli di sinistra erano i "nemici" di Strada al pari di Tom Staiti e dei suoi. Non c'è bisogno di scomodare la memoria del prefetto Mazza e del suo famoso rapporto, la cui rispondenza alla verità venne riconosciuta solo molti anni dopo, per affermare che il servizio d'ordine del Movimento Studentesco era uno dei corpi più militarizzati, una autentica banda armata che incuteva terrore e seminava odio in quegli anni.
Si trattava di una autentica falange macedone di 300-500 persone, (Strada e Leghissa ne guidavano una cinquantina), che non arretravano di un millimetro nemmeno di fronte agli scudi della polizia in assetto da combattimento. Semmai, purtroppo avveniva talvolta il contrario. Unico aspetto positivo è che, a differenza di Lotta Continua, l'MS non ha prodotto successivi passaggi al terrorismo. Anche se bisognerebbe riaprire le pagine del delitto Franceschi alla Bocconi e sarebbe ora che la coscienza di qualcuno che conosce la verità finalmente si aprisse. Che si trattasse di un corpo militarizzato, in tutti i sensi, strumenti di violenza compresi, è fuor di dubbio. Così come è indubitabile la autentica ed elevata ferocia che caratterizzava quei gruppi che attaccavano deliberatamente la polizia come quando si trattò di arrivare alla Bocconi per conquistare il diritto dei lavoratori ad avere le aule per i loro corsi serali. E non possono certo essere le attuali conversioni dei Sergio Cusani, degli Alessandro Dalai, dei Gino Strada, degli Ugo Volli (considerato, senza ritengno alcuno, "l'erede di Umberto Eco") o degli Ugo Vallardi (al vertice del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera) a far dimenticare quegli anni, quelle violenze, e quelle "squadre di propaganda" di cui faceva parte anche un certo Sergio Cofferati, in qualità di studente-lavoratore della Pirelli. Qualcuno, quando incrocia il dottor Gino Strada in qualche talk-show televisivo, vuole provare a ricordargli se ha qualche ricordo di quei giorni, di quegli scontri, di quelle spranghe, di quei ragazzi (poliziotti o studenti) rimasti sul selciato? Che bello sarebbe poterglielo chiedere al dottor Gino Strada se rinnega il suo passato e come si concilia col suo presente.
E poi, soprattutto: quale titolo ha costui per poter definire "delinquenti politici" gli altri?
Gigi Moncalvo
dalla newsletter di Giuliana d'Olcese
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Alieno
Mi piacerebbe anche capire perchè Obama abbia dato il via alla più larga, imponente operazione militare dopo il Vietnam (nome in codice "Colpo di Spada") e però non osservo i pacifisti tout court a rivendicare i fiori al posto dei proiettili (tanti) e l'amore al posto della guerra (ed è guerra di brutto) e tutto l'armamentario arcobalenato che, ci fosse stato un Bush qualsiasi, avrebbero in un baleno attrezzato finestre, uffici pubblici, piazze per non parlar di certe Chiese con vocazione più politica che spirituale con tutta la cartellonistica, sloganistica e ridondanza mediatica che sappiamo.
Forse le bombe di Obama non fanno male?
Fosse per il suo color di pelle? Mi auguro di no, sarebbe certamente ascrivibile come cultura razzista un simile aver doppio peso e riguardo..
Fosse che sono dei peracottari e degli ipocriti incredibili, appunto i cosiddetti "pacifinti", cioè nulla di nuovo sul fronte occidentale.. anzi, orientale?
Un appello alla destituzione di Obama-guerrafondaio non ce lo vogliam mettere? Raccolta di firme? Boicottaggio commerciale? Incontri socialforum con solidali salotti e trasmissioni di approndimento critico dedicati?
Una misera raccoltina di firme anti-Obamiana che spiega marines come un Bush? qualsiasi no?
O forse, alla luce del mito obamiano, si vorrà concedere una rilettura più moderata relativa all'operato di Bush riguardo all'uso militare per risolvere i conflitti?
E soprattutto, esattamente in cosa Mc Cain era auspicabile non venisse eletto, riguardo alla politica estera?
Dove siete, pacifinti a turni che fino a ieri, urlavate di dolore portando la questione in parlamento dell'improponibilità del nome dato ad aerei, "predator" ritenuti termini troppo aggressivi e militareschi, proponendone sostituzione?
Alieno
La fede del Papa farà sicuramente bene al mondo.
Certamente non fa male come quella proposta da tanta e troppa fede islamica come quella proposta da Hamas, Hezbollah, Taleban..
Sapete cosa fa Hamas ai bambini? Vogliamo affrontare il nodo del problema che lo rende insormontabile se non si affronta il contrasto serio alla cultura dell'odio di quelle proposte che non ha pietà di bambini, educandoli all'intolleranza, alla violenza, esaltando la cultura della vendetta, della morte?
Non c'è speranza di pace possibile fintanto che ci sono culture simili a quelli di Hamas o Hezbollah.
Anzi, per chi non l'ha mai fatto, è il momento di farsene un'idea almen vaga guardando qui:
littlegreenfootballs.com/weblog/pictures/PalestinianChildAbuse/?imgIndex=1&autoShow=6
youtube.com/watch?v=YIBNRVgq59Y
Inserire http ecc all'inizio di ogni stringa.
Un blogger (Orpheus) ricordava che:
Lo sanno tutti cosa fa Hamas ai bambini palestinesi.
Lo sanno tutti come li indotrina al martirio, come li usa a mò di giubbetto antiproiettile, come ne calpesta l’infanzia e l’innocenza e come li immola sull’altare dell’odio contro Israele. Ci sono decine e decine di fotografie e filmati in internet: PROVE indiscutibili delle gravissime violazioni dei diritti umani di Hamas, nei confronti di chi non si può difendere: bambini in primis, ma anche donne, anziani e malati.Eppure il “giornalismo” ignobile di Anno zero ha presentato i bambini palestinesi come vittime unicamente dei “criminali” e “sanguinari” israeliani, in una puntata che definire d’informazione è offendere l’intera categoria dei giornalisti, come lo sarebbe paragonare la categoria dei medici al Dottor Morte.
Una puntata su un tema così importante, che non dico avrebbe dovuto essere obiettiva, ma almeno rispettosa dei diritti dei bambini palestinesi (perché è noto i bambini israeliani per la sinistra non hanno MAI avuto diritti). Invece come Hamas, Anno zero li ha usati per strappare lacrime, per fomentare odio contro gli ebrei di tutto il mondo e Iddio sa se c’è ne bisogno…
Li ha usati per fare clamore (una puntata del genere, era scritto avrebbe provocato polemiche), per far riempire i giornali di titoloni e per far protestare le istituzioni, in modo d’aver l’alibi per poter gridare alla censura.
Anche se in questo caso non esiste censura nel togliere di mezzo questo figuro e la sua corte di leccapiedi, che in ogni puntata mette in piedi un teatrino di marionette, dove la menzogna è d’obbligo, dove non esiste un contraddittorio e dove figuranti pagati dal contribuente fanno la claque a qualsiasi ignobile falsità.
Un giochetto tanto subdolo, quanto spregevole, con conseguenze nefaste per i bambini israeliani che saranno odiati e dovranno sentire e leggere slogan come: “Hamas gli ebrei al gas”, oltre a fare da tiro al bersaglio ai razzi di Hamas da ANNI e per i bambini palestinesi, che questi turpi mercanti dell’ informazione condannano ad un destino atroce: Hamas continuerà a farne carne da macello perché il loro sacrificio è di notevole impatto mediatico e giova alla causa dei terroristi palestinesi.
Tutto questo è ininfluente per i mercanti dell’informazione, quello che importa è l’audience: una bella litigata in tv lo fa schizzare e poi, il giorno dopo, pubblicità a gratis su tutti i giornali…
In questo momento, ci scommetterei la testa, si stanno sfregando le mani anche se lorde del sangue innocente dei bambini palestinesi ed israeliani.
Una trasmissione obiettiva, rispettosa dei diritti dei bambini, degli israeliani e dei palestinesi non estremisti, si sarebbe persa nel panorama televisivo…
Orpheus (postato il 17 Gen 2009).
Interessante anche un articolo precedente, in cui lo stesso scriveva:
I pagliacci pacifinti occidentali si sono finalmente risvegliati dal letargo in cui erano caduti malgrado il "lavoro" non gli mancasse, l’occasione per esprimere appieno il loro significato di "pace&love", con spranghe, randelli, bombe carta e devastamenti vari, gliel’ha fornita Israele.Ieri sera Milano sono scesi in piazza per contestare l’incontro “Sosteniamo Israele, sosteniamo la pace” in programma alle 20.30 al teatro Strehler. Incontro svoltosi nel più rigoroso rispetto della democrazia e della civiltà, "sa va sans dire".
Ma come ben si sa, ai pacifisti, democrazia e civiltà fanno andare in tilt gli unici due neuroni che posseggono e così “democraticamente” e “pacificamente” hanno inscenato la solita vergognosa guerriglia urbana. Ma questa volta gli è andata male, ai poliziotti è stato dato l’ordine di non farli arrivare allo Strehler, così nell’impossibilità di fermarli con le buona, sono passati alle “cattive”. E giù mazzate, tante e dure. Pochi secondi e restano per terra alcuni manifestanti con la testa ammaccata.
Non contenti della prima salva di robuste randellate, dopo un po’ ci riprovano nuovamente e lo show si ripete (tutto questo mentre dentro lo Strelher i “falchi” parlavano di Israele e della pace, che tutti vogliono, senza far volare nemmeno una sedia o una misera molotov).
In Inghilterra una scena analoga, con la sostanziale differenza che ai pagliacci pacifinti inglesi è stato permesso di devastare negozi e vie cittadine, con i poliziotti impalati come citrulli, fermi e in piedi, a prendersi di tutto in testa. Povera Inghilterra sono messi male, ma proprio male
Infine un ultimo video sempre sulle proteste di queste “colombe” pro-Hamas in quel di Danimarca, che mostra come siano più filonazisti, che non filopalestionesi.
Da principio urlano: "abbasso abbasso Israele, abbasso abbasso USA, abbasso abbasso la democrazia, abbasso abbasso la Danimarca"
dopo 41 secondi si sparano un bel saluto nazista!
dopo 1 minuto e 10 secondi uno di loro urla "vogliamo uccidere tutti gli ebrei, tutti gli ebrei devono essere uccisi, non hanno diritto di esistere!"
Notevole anche lo slogan "Hamas, Hamas gli ebrei al gas".
Meglio di così solo i seguaci di Hitler sono riusciti a fare.
Orpheus (postato il 13.01.2009).
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Basta ipocrisia. Basta se davvero si aspira alla costruzione d'una cultura più pacifica, concretamente, se si vuole la speranza più viva nella sua concretizzazione, basta all' ipocrisia.
Alieno
COTABATO (FILIPPINE) - E' salito ad almeno cinque morti e 35 feriti il bilancio dell'esplosione di una bomba davanti a una chiesa a Cotabato, nelle Filippine meridionali. Lo ha reso noto la polizia filippina, che ha attribuito l'attentato a ribelli musulmani. L'ordigno è esploso mentre i fedeli uscivano dalla cattedrale dell'Immacolata Concezione dopo aver assistito alla messa. Quattro persone, fra cui due soldati, sono rimaste uccise sul colpo e una quinta è morta in ospedale per le ferite riportate, secondo la polizia. I feriti sono in maggioranza donne e bambini, ha detto Froi Cordero, un prete che li ha accompagnati all'ospedale. L'attacco non è stato rivendicato, ma un portavoce dell'esercito, il tenente colonnello Jonathan Ponce, ha subito chiamato in causa il ribelli separatisti musulmani del Fronte Moro islamico di Liberazione (Milf).
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Va da sé che certe testimonianze di fede che legittimano la violenza, il fanatismo, la radicalizzazione della shar'ia, sono certamente escluse dal contributo positivo della fede e vadano contrastate con determinazione.
Alieno
Mi auguro che aldilà dell'importanza del ruolo che riveste Obama, non in quanto Obama in sé, ma in quanto presidente di una delle più importanti realtà planetarie (sotto il profilo politico e non solo), non si voglia arrivare a proporre che un qualsiasi altro non-Obama, anche italiano, abbia meno credito nel dir stessa cosa, magari da anni ed anni e ben prima che conoscessimo Obama.
Che dunque non si debba vedere cosa straordinaria o miracolosa solo perchè è Obama a dirla.
La stessa cosa, riguardo all'importanza e la possibilità costruttiva della fede la ripetono tanti altri, qui da noi e fuori da qui.
Lo stesso Bush, mi pare che non abbia fatto mistero della sua idea sulla valenza della fede.
Dunque, Obama, in questo tema, non aggiunge niente di nuovo, niente di staordinario e tantomeno nessun cambiamento.
Per fortuna.
Poi vabbè, c'è chi già sbrodolava di piacere pregustando il conflitto Obama-Chiesa, Usa-Vaticano, così come Obama-Berlusconi ed anche, che so, Usa-Israele e via continuando.
Ma allora non dobbiamo prendere atto d'una straordinarietà di Obama, ma della miseria di costoro, le cui speranze erano sicuramente aldilà delle prospettive probabili e sicuramente strumentali a desideri di tutt'altra natura.
Poi vabbè, le distanze restano tra Obama e Vaticano, indubbiamente distanze anche sostanziali. E' la diplomazia a dircelo. Mai così esplicita la diplomazia, ma per chi ne segue un po' il linguaggio, è possibile tradurle le distanze, per esempio, proprio nell'evitare certi temi e distanze.
Se il Vaticano ed Obama parleranno di crisi economica ecc e non di aborto, per esempio, è l'esercizio diplomatico che ci racconta appunto della distanza su quell'argomento.
Presumo che infatti, non si affronteranno i temi della bioetica proprio nella consapevolezza di quella distanza inconciliabile che però, si tenta di non averla a disturbare altre linee comuni su altri temi e dunque di questi si parlerà.
Non dico che è scontato, scontato non è mai nulla, ma è probabile che non ci sarà affatto una conflittualità evidenziata, si evidenzierà invece la comunanza dove possibile, avendo entrambe interesse le parti, tanto Usa che Vaticano, a non avere compromissioni di relazioni.
Probabile che entrambe le parti eviteranno i temi dove si pone una possibile conflittualità. E chiunque voglia capire come stanno le cose, verificare le distanze, potrà desumerlo, in diplomazia è spesso così, più dal NON detto che da ciò che verrà detto.
Alieno
Yah ,,, sure!
Se la messa fosse officiata da padrini in questa maniera
http://www.youtube.com/watch?v=Gq49h06yE64&feature=PlayList&p=9BD1C5A12BB5F317&index=1
Io reagirei proprio come John Belushi ;))))
Don Verzè e le parole (forse) azzardate su ricerca e Chiesa.
Festival della Dottrina Sociale della Chiesa: una opportunità di risveglio?
Apple SIRI: non a tutte le domande ci dev'essere una risposta!
Cortina e la finanza: inutile lamentarsi. Non ce ne doveva essere bisogno.
Indagine Chiesa e pedofilia in Olanda: verità, vergogna e cambiamento.
alle 17:27
Alieno
Altra icona del pacifintismo a senso unico?
Bologna, Universita’ blocca Vattimo e serata anti-Israele
No a dibattito per boicottare fiera libro (Corriere di Bologna)
BOLOGNA, 26 apr. (Apcom) - A Bologna arriva lo stop del preside di lettere e filosofia Giuseppe Sassatelli, al dibattito con il filosofo Gianni Vattimo dedicato al boicottaggio di Israele e della Fiera del libro che ospita lo Stato ebraico.
L’appuntamento, riporta oggi il Corriere di Bologna, è fissato per il 29 aprile alle 21, con un incontro dal titolo ‘Boicotta Israele, sostieni la Palestina. Incontro-dibattito sul boicottaggio del salone del libro di Torino e sulla resistenza palestinese. Relatori Gianni Vattimo, comitato Free Palestina’. “Noi non siamo obbligati a concedere spazi - spiega il preside al Corriere - figuriamoci se questi servono a propagandare iniziative antidemocratiche, non condivisibili, inaccettabili in una logica di tolleranza. L’Università non può ospitare eventi che incitano al boicottaggio di Israele”.
Dal canto loro i collettivi che hanno organizzato l’appuntamento, replicano: “Non ci danno un’aula? E noi occupiamo la facoltà di lettere”; più morbida la posizione del filosofo: “Alla peggio il dibattito lo faremo in piazza, anche perché da professore universitario, se occupo una facoltà mi tolgono lo stipendio”. Vattimo comunque si dice molto amareggiato perché “anche l’università non si sottrae al pensiero unico dominante”.
(Alice News, 27 aprile 2008)