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Pillola del giorno e obiezione di coscienza: è scontro.

Venerdì 17 Luglio 2009, 17:13 in Cronaca di

Come si poteva giustamente immaginare, la quesione della somministrazione della pillola del giorno dopo  è arrivata al pettine della società civile, ovvero di coloro che si trovano a che fare di persona (poichè farmacisti, medici) con le persone che la richiedono e con gli effetti che procura (quelli veri e non solo quelli pubblicizzati....).

E la polemica, ovviamente è partita subito. Da una parte (è notizia di oggi) il senatore Ignazio Marino che chiede al Ministero di intervenire per tutelare le donne che richiedano tale prescrizione medica, e dall'altra le maggiori associazione cattoliche di riferimento (Scienza & Vita...una su tutte), che intendono tutelare l'obiezione di coscienza.

L'occasione è stata una mancata vendita della pillola presso una farmacia di Fiumicino, da parte di un farmacista obiettore di coscienza.

Riferisce La Repubblica.

 

"Una donna si e' vista rifiutare dal farmacista la pillola del giorno dopo, prescritta con regolare ricetta dal medico di un consultorio. Credo sia una vicenda incredibile: per l'Organizzazione mondiale della sanita' la contraccezione di emergenza non si puo' ritenere, dal punto di vista scientifico, un aborto e quindi quale obiezione di coscienza puo' addurre un farmacista di fronte ad un farmaco regolarmente prescritto da un medico?". Cosi' il Senatore del Pd Ignazio Marino, intervenendo sul caso avvenuto ieri a Fiumicino. "Come pensa di agire il Ministro della Salute, nel caso del farmacista che aveva invece l'obbligo di fornire quanto indicato correttamente da uno specialista? - ha affermato Marino - Sono sempre favorevole ad una discussione nella quale ogni posizione sia rappresentata e rispetto profondamente la visione etica di ciascuno. Ma in uno Stato laico i diritti di ognuno non possono prescindere da quelli di una persona che, sulla base della prescrizione del suo medico, richiede un farmaco. E se domani quel farmacista, per qualche motivo, decidesse di non vendere un farmaco salva-vita?".

Ed è su questo elemento - tirato in ballo dal senatore Marino - che non si è fatta attendere la risposta di Scienza & Vita.

Scrive l'associazione cattolica.

L’Associazione Scienza & Vita esprime incondizionata solidarietà al farmacista che ha sollevato obiezione di coscienza per la cosiddetta pillola del giorno dopo. Infatti, così come riportato nello stesso foglietto illustrativo accluso alla confezione, l’azione svolta dalla sostanza chimica, tra l’altro, impedisce l’impianto in utero dell’embrione.
La nostra solidarietà – proseguono i presidenti Bruno Dallapiccola e Lucio Romano – va a tutti i farmacisti, credenti e non credenti, che intendono tutelare il fondamentale diritto alla vita del concepito.
La pillola del giorno dopo – conclude Scienza & Vita – non è un farmaco “curativo” né “salvavita”, quindi deve essere assicurata al farmacista l’obiezione o l’opzione di coscienza nel pieno riconoscimento delle fondamentali norme costituzionali di garanzia.

 

81
81 commenti
81
12 Gen 2010
alle 14:26

civis romanus sum

Come i caritatevoli cattolici nella fattispecie i preti imprenditori con i nostri soldi, depredano le casse pubbliche per finanziare i loro politici, le loro cliniche e le loro lussuose ville d'oro.

Dieci milioni per l’acquisto di un immobile di Don Verzé ( San Raffaele )  messi a disposizione dal ministro.

------------ Fazio e la villa d'oro del prete --------------

(Clicca sul sottolineato per accedere al contenuto. )

80
31 Lug 2009
alle 02:06

claudio

Enrico 44

Enrico,nel mio lavoro sono obbligato all'osservanza delle leggi e delle normative che tutelano la vita e la sicurezza delle persone.Ci sono delle figure che sono più adatte di me a comprendere le complesse regole scritte in burocratese e che progettano il mio lavoro e se ne assumono la responsabilità.Capita spesso che si debba correggere alcune anomalie dovute all'ignoranza in materia,dei legislatori,ma non che ci si rifiuti di eseguire un lavoro perchè a noi piace così o perchè siamo nella convinzione che non sia necessario.

Il farmacista che si accorge di un errore nel dosaggio di un farmaco compie il suo dovere di professionista a informare il paziente o a modificare(autorizzato da un medico) la posologia,ma difficilmente credo che un farmacista possa cambiare un farmaco con un altro differente per caratteristiche o per principio attivo,a meno che non sia un delinquente.

Quindi ritengo che astenersi dal vendere un farmaco sia una possibilità che non vada data ad un farmacista,ma che sia dovere del legislatore stabilire se il farmaco sia da commercializzare o no,deciso questo o ti adegui o cambi lavoro...stop.

Altrimenti i fan di Di Bella poterebbero decidere di non vendere più i farmaci chemioterapici,o di non darti l'antibiotico perchè uccide la flora batterica dello stomaco e curarti con la radice di liquirizia e il maracuja.E in tutto sto casino chi ci rimette?non certo il farmacista,ma solo il paziente.

@ Alieno

Non ho potuto rispondere in tempo e modo per problemi con la Dsl,non per scarsa considerazione.Ormai è passato troppo tempo e non vale più la pena,ma una cosa voglio dirtela....Quando mi sono riferito al voto non era sentimento antidemocratico come tu abilmente ma anche no,hai cercato di spacciare.Mi riferivo,e tu lo sai benissimo,ai cinquant'anni(e stiamo continuando)di potere Dc...ogni genere di infamia è stata commessa dai timorati uomini di Dio votati dai cattolici e non certo dai circoli operai del Pc.Da qui puoi tranquillamente trarre le opinioni da solo,anche se saranno sbagliate,e allora ti fornisco io l'unica possibile...se fosse stato vietato invece che alle donne,il voto ai cattolici l'Italia si sarebbe risparmiata il periodo più buio della sua storia di repubblica...(mi adeguo ai dettami della chiesa),si sarebbe fatta prevenzione e non ci saremmo ammalati di questo cancro orribile che ancora ci soffoca con le sue metastasi.Ora ti è più chiaro?

Sulla strage degli innocenti ti ricordo che quando al prevenzione fallisce si va dal chirurgo se non vuoi morire,inutile pregare,il cancro va estirpato...conosci un modo incruento per mandare a casa quella manica di ladri che hai votato?Allora fallo e fallo alla svelta.

79
31 Lug 2009
alle 01:34

Alieno

Era Febbraio di quest'anno.

Repubblica (il quotidiano conosciuto anche come Repubblichella 2000, non la nostra repubblica), titolava a caratteri cubitali: "Englaro: silenzio su mia figlia".

L'Unità, sempre in quei primi e freddi giorni di Febbraio, titolava intimando silenzio.

Erano i giorno che c'era tutto un cordone di "protezione" a farsi solidale con la richiesta di Beppino Englaro che chiedeva il rispetto del silenzio. L'avvocato Angiolini chiedeva a nome della famiglia che "si fermi il crico mediatico" minacciando "misure legali" in caso contrario.

Nel frattempo il medico che assisterà Eluana negli ultimi giorni, Amato Da Monte, parlava a ruota libera (sempre però chiedendo silenzio e rispetto a chi non credeva che una donna fosse già morta e per questo, poi, si dovesse farla morire), per filo e per segno, al Tg3.

Tutto, quello che ha visto, quello che ha pensato, il suo stato d'animo, pareri.

Come riportò anche il Corriere disse, "guardando fisso nella telcamera", "Eluana è morta 17 anni fa."

Poi tutti coloro che non erano d'accordo, non restarono stupiti, ma nemmeno gli altri si fecero domande del fatto che ad una morta 17 anni prima, occorressero medici, infermieri ed un tempo da pochi a 15 giorni previsti perchè smettesse di vivere, che non è mica male per una donna che in effetti, dovrebbe essere già morta 17 anni prima..).

Naturalmente, siccome l'avvocato e Beppino Englaro chiedevano silenzio e rispetto, altro che circo mediatico, Eluana una roba sua, privata, non si viola la privacy l'intimità eh, qualcuno si sarà chiesto: ahi ahi! Ora il medico che ha raccontato tutto per filo e per segno a Rai3, si beccherà subito la denuncia, con il supporto di Repubblica, l'Unità e tutto il consorzio di sostenitori della scelta di Beppino che chiedeva silenzio e rispetto.

Ovviamente, coloro che non erano convinti di una morta che in quanto tale, da 17 anni, deve morire, non restarono stupiti che non avvenne mai quella denuncia, né grida di scandalo di Repubblichella per quella violazione di silenzio e rispetto.

Fosse perchè non era esattamente il silenzio che si chiedeva, il rispetto, ma chissà, magari solo il silenzio di una campana, di una parte e l'altra invece lecita e gradita?

D'altra parte poi scoprimmo, con poca sopresa tra coloro che non erano d'accordo con Beppino che una morta da 17 anni debba assolutamente morire e che chiede silenzio ma poi, dipende chi parla e che cosa dice, che lo stesso Beppino faceva la star alla corte di Fabio Fazio, sempre su Rai3 per presentare il suo libro edito da Rizzoli: "Eluana. La libertà e la vita".

Una libertà che si chiede solo ad alcuni, agli altri si chiede rispetto e silenzio. Ed una vita che considerata vita solo a determinate condizioni e misteriosamente, ci sono morti che debbono assolutamente morire, morendo almeno 2 volte.

Così poi non soprese nessuno, di qua e di là, per motivi diversi, apprendere che Beppino-chiedo-silenzio-e-rispetto-per-Eluana che ci teneva a far capire, era sua figlia, una cosa personale-intima-privata-familiare e non un tema di Stato e pubblico, aveva anche rilasciato dichiarazioni ed interviste per giornalisti di testate straniere.

Così non ci soprende che la linearità di quel pretendere silenzio, ma non facendone e comunque, non da tutti, dipende chi non era dissimile da quel "è già morta 17 anni fa" e dunque "deve esser libera di morire" (quanta libertà si vorrebbe dare per amore ai propri figli" e nemmeno ci stupì poi scoprire che tra libri, fondazioni e convegni ed inviti in giro per il Paese a parlar di Eluana, Eluana fosse sì figlia su cui far silenzio e non cosa pubblica, ma se era pubblica a modo suo, potendo, anzi, dovendo pubblicamente parlare ed il "circo mediatico", circo itinerante, purchè con il bollino di autenticità. Del resto a qualcuno piace dire cose ad alcuni ed altri no. Repubblica per esempio sembra l'ideale per comunicare al mondo faccende private. Ma Beppino-chiedo-silenzio-rispetto, non aveva problemi nemmeno con Micromega.

Nemmeno stupì sentirlo dire che chiedendo silenzio e rispetto nell'ora difficile (per chi?) in cui metteva a segno il suo progetto perseguito con tanta determinazione, poi sarebbe sparito, non avremmo più sentito parlar di lui e ritrovarcelo poi invece, tra le file del Pd a dar contributo con il tema eutanasia-testamento biologico di Eluana che non è "circo mediatico", affare pubblico, ma di provato padre-che-chiede-silenzio-rispetto.

Nemmeno sorprese moltissimo, di qua e di là, per diversa ragione di qua e di là, sentire Beppino che lamentava che in questo Paese, che cosa tremenda, non c'era nemmeno una legge specifica per questi casi ed uno doveva tribolare per anni per chiedere non solo silenzio, ma giustizia di una legge che non c'è, gravissima mancanza, passando di tribunale in udienza, un calvario tale lacuna... e poi però, al momento in cui si stava per farla, una legge, questione di poco, con preghiera di aspettare davvero pochissimo (dopo tanti anni, un'inezia), si preferì invece parecchio non averla una legge, farne a meno. Beppino dette un colpo all'acceleratore perchè il rischio di trovarsi davvero una legge, era diventato concreto.

Non stupisce nemmeno apprendere che non si sa bene dove debba candidarsi: Toscana? Circoscrizione del Nord-Est? Non ho ben capito dove il Pd lo propone l'uomo che-chiedo-silenzio-rispetto-su-eluana e combatte le strumentalizzazioni ed i circhi mediatici (quelli senza il bollino suo di autenticità).

Non stupisce la linearità per cui Beppino ha sempre detto, che questa sua determinazione proviene da una decisione di sua figlia detta tanti anni prima, giovane, giovanissima. Una decisione non ricondizionabile nemmeno da un dubbio, un moto di prudenza possibile: l'ha detto. Punto. Perchè pensare che uno debba cambiare idea dopo che ha annunciato-detto qualcosa?

Nemmeno le testimonianze di amici o parenti scettici su questo punto per cui Eluana, potendo, avrebbe confermato questa scelta hanno indotto Beppino-non-sentirete-più-parlare-di-me-chiedo-silenzio-e-rispetto ad aver un dubbio, uno scrupolo di prudenza.

La parola è importante. Senza poter contare sull'idea dell'immutabilità della parola (volant), la vita nemmen merita d'esser vissuta.

Per questo è così importante che Beppino porti Eluana come tema pubblico-politico e si candidi nel Pd. Per spiegarci quanto le cose dette tanto tempo fa, magari giovanissimi, siano di valore.

Mentre quelle di adulti padri, invece, dipende...

E' la possibilità da riservarsi per sé, da negare agli altri magari, ma lasciando ampia possibilità di ripensamento e di far scelta opposta per sé.

Qualcuno si commuoverà di tanta determinazione del padre verso la figlia che avrebbe detto tanto tempo fa... magari lo chiamerà pure "amore", tanta determinazione.

Ma poi, se non si permette agli altri ciò che si concede a se stessi (dire qualcosa e poi scegliere tutt'altro, la possibilità di cambiare), io credo che non sia difficile riconoscerlo.

Lo chiamiamo egoismo. Oppure, anche cinismo. Ma naturalmente, non possiamo dirlo a voce alta: bisogna fare silenzio, portare rispetto ad Eluana.

Hai visto mai che venga strumentalizzata, magari, addirittura, per motivi politici e qualcuno ne approfitti, di quella povera morta 17 anni prima che doveva proprio, proprio morire, perchè quel che è stato detto, non ha alcuna possibilità di mutamento. Il rispetto, per alcuni, è la negazione della possibilità della vita di cambiare, anche idea.

Beppino insegna. E con lui, il Pd.

L'ho già scritto e lo ripeto: questa fretta di uccidere i morti (o se non piace, di fare che muoiano con aiutino nostro magari perchè accada, per esempio interrompendo alimentazione-idratazione), questo dover morire due volte, fa pensare che alcuni abbiano le idee molto confuse sulla morte.

E vien da chiedersi, se sulla morte non hanno le idee ben chiare: chissà sulla vita, che cosa avranno mai capito, allora..

Secondo me il problema è il vuoto. Un vuoto interiore, nella coscienza, nell'anima e dunque, nel relazionarsi alla vita ed alla morte.

Il vuoto fa paura, spaventa, fa venire i capogiri, la nausea questo vuoto davanti alla vita.

Ed è curioso, ma a me viene in mente anche una vecchia storia, un vecchio film: la donna che visse due volte - (anche conosciuto come Vertigo).

Che in fondo poteva essere anche la donna che morì due volte, se si conosce la storia.

Il vuoto fa venire le vertigini, fa paura, anche la morte, anche la vita se c'è il vuoto per leggerle, se il significato che riconosciamo a vita e morte è appunto il vuoto.

La paura del vuoto, però, si può superare. Dandogli un contenuto, un significato per esempio.

Ma chi non è così a posto con la coscienza, ha paura anche di un'ombra. Di una suora magari. Qui finisce il film, la storia, si accendono le luci e vengono in mente, oltretutto, quelle suore misericordine...

Amavano, assistevano Eluana. Ma anche l'ombra di un amore autentico fa paura a molti..

Allora torna utile chiedere silenzio e riempire il silenzio con le proprie parole, silenzio degli altri.

Silenzio di coscienza.

Silenzio perchè l'amore non parli e si muoia due volte, ma che non ci sia l'ombra dell'amore per la vita a far paura.

Quello di Hitchcock doveva essere un thriller-horror, almeno in relazione ai suoi tempi. Oggi non ci farebbero paura, non più. Ai tempi nostri è così facile leggere storie inquietanti sui quotidiani, vederle al Tg, nei programmi di approfondimento.. ma quello che veramente a me spaventa è che nemmeno fanno più così paura, non emergano in tutto il loro orrore a molti, la proposta del vuoto, parrebbe, si è affermata al punto di essere "normalizzata".

Alle altre proposte si chiede, invece: silenzio.

Alieno

P.S.: è inevitabile che nel chiedere silenzio all'amore, l'amore per la vita, per qualcuno, non si faccia però poi silenzio affatto proponendo altro da quello. L'amore ha questo difetto-rischio di manifestarsi e di rendersi udibile, superando vuoti e silenzi, l'amore è una roba pericolosa nella sua sola idea o proposta.

Hanno confusione sulla morte, figurarsi sulla vita, alcuni, ma questo l'hanno capito: l'amore, in fondo, non avrebbe nemmeno bisogno di parole, agisce anche nel silenzio, dunque è necessario sovrapporsi se si ha un'altra proposta da fare e quello si teme.

A lasciarci senza parole, è l'amore.

O, purtroppo, come capita talvolta a me ed a tanti, a lasciarci senza parole è la negazione dell'amore.

Così l'amore c'entra sempre, sa essere così invadente..

 

78
29 Lug 2009
alle 19:31

Alieno

Naturalmente, Fabrizio, m'ero riproposto di scriverlo poi dimenticandomene, le tette restano tette e in modo largo e condiviso per noi cosa squisita, quella rotondità come altre, che associamo alla femminilità (così come suppongo, facciano le donne pensando ad un petto maschile squadrato e non pingue con tettine, meno attrattivo e squisito credo, ai loro occhi).

Certo, le tette in definitiva restano tali anche se per convenzione la forma la associamo al quadrato inverteno e perfino restano tali se invece di tette le chiamiamo in altro modo, capito ciò che dici dove ho allargato a comprendere altro (non esiste solo la bellezza di tette, materiale per dire, limitandoci a quella sensorialità unica, vista, tatto..) nel femminile per un uomo.

Ma anche qui l'assunto cambia molto le cose.

Cominciamo a dare per vero, assumiamo, postuliamo che per un uomo il postulato "tette cosa squisita" riferendosi alla tipica rotondità, aldilà delle misure, diversa da quella maschile... si debba negare. Una geometria non etero insomma. La proposta è dunque di investire anche qui, in due negazioni:

1n: per un uomo sono gradite tette maschili e femminili, tante tette.

1n: per un uomo non sono gradite le tette di nessun tipo.

Sto naturalmente facendo il semiserio, ma quegli assunti hanno delle implicazioni poi. Non sono il costruire case, templi, palazzi, fortificazioni, città, strumenti, macchine, insomma investire su rette e triangoli euclidei.

ma potrebbero farci investire su altro:

1) se diamo vero n1, ogni tetta va bene, in questa proposta i nostri figli nella proposta che incontrano, diventando adolescenti e nel percorso di strutturazione identitaria (compresa identità sessuale), saranno stimolati ad investire indistintamente per strutturare la propria identità. Ascolti ciaociaobelletettine di Bersani (Samuele, non il politico) e pensi, per dire, alle tette di Cecchi Paone! Brrr.. ^_^

N2, invece, ci fa considerare la tetta diversamente da squisita, nessuna lo è, non più di un brufolo, un tallone. Cambierebbe tutto in una simile proposta, diventerebbe un tallone d'achille questa nuova geometria.

Con quali implicazioni? Cosa buona per noi? Di sicuro, Fabrizio, la tetta resterebbe una tetta aldilà dei termini usati per definirla e qualificarla, ma cambiere il suo significato.

Non potremmo già più dire "squisita". Domani, magari, se ti azzardi, ti fanno causa per istigazione alla discriminazione sessuale e sarai, come me, trapelasse quello "squisito", messo alla gogna brutto fascista reazionario e razzista con stupide geometrie superate della sessualità e delle squisitezze, ignorante senza cuore, se ti sentisse tuo figlio, sarebbe indotto a pensare che lo siano davvero, seguendo il tuo (e mio) innominabile esempio non corretto.

Scoprendo pure che non si è nemmeno arrivati ad assumere diverse proposte geometriche, cioè sarà squisita la tetta di Cecchi Paone va benissimo, evoluta affermazione, educativa come messaggio, al pari delle fiabe di Luxuria perchè i bambini comincino presto ad avvinarsi al modello-proposta, ma non potrai nemmeno con par condicio dire squisita tetta femminile tra le altre proposte, di per sé è discriminante!

Si fa per far due risate. Almeno fino a che non leggi che madre e padre, in effetti, son termini che inducono discriminazione e vanno cancellate. Ci rifugiamo allora in N2, nessuna tetta? Mortifichiamo la carne, togliamo le tette di tutti, dalle possibilità delle squisitezze?

Sessuali ma non solo. Materne per esempio: un domani magari la tecnologica-scienza strumento, ci dice che è possibile realizzarlo e negare anche la squisitezza d'un riconoscere una squisitezza di tipo materno, nemmeno quella bellezza perchè se è vero N1, nessuna tetta possibile squisita, c'è pure questo: anche la raffigurazione, l'immagine d'una madre che allatta, va eliminata dalle nostre proposte geometriche. D'altra parte che c'è da dire "esagerato", se poi è vera quella cosa che "madre" e "padre" sono termini da far sparire? Scorretti.

Nulla ci vieta di pensare che infine, questo cambierebbe anche la nostra struttura fisica nel tempo. Nell'indistinzione assoluta richiesta chi vieta di pensare che fisicamente avremmo, generazione dopo generazione, figure maschili sempre meno riconoscibili, non solo culturalmente, ma fisicamente, andando in quella direzione? Chi dice che non potremmo infine avere una realtà oggettiva in cui essendo il ruolo degli uomini messo in discussione, la sua identità confusa, trasformandoci in una massa di impotenti, sviluppando il femminile, inutili alla natura (c'è già la femmina ed è meglio dei tentativi emulativi), dell'uomo si fa a meno?

E che senso avrebbe poi la definizione "donna" se non riconosciamo nel rapportarci, quello dell' "uomo"?

Sarebbe inutile, impossibile, privato di senso almeno come il significato del bene come proposta, cancellando quello del male; è la proposta assurda di molti preti, l'inferno non esiste, tutti salvi, tutti buoni... buoni in relazione a cosa??? Così come proporre che chiunque sarà perdonato, in tal modo, perdonato di che? Niente male possibile riconosciuto, niente perdono necessario per salvarsi. Nemmeno serve cambiare. Ma allora la proposta cristiana diventa non necessaria. Tutto è buono comunque, l'uomo basta a sé, anche senza bisogno di Dio (si salverà anche chi lo rifiuta, dunque l'uomo supera Dio e Dio è un "disturbo", un politically scorrect: basta un Gino Strada, una MArgherita Hack qualsiasi per esser comunque salvi.

Rispetto a che?

Cambiare il "diamo per vero che", cambia molte cose. Dalla tetta alla fede, cambia il significato della nostra esistenza, il nostro progetto, ciò che costruiamo e lasciamo ai nostri figli (sempre importi qualcosa, nella proposta aborto selettivo-pianificatore, siamo un pezzo avanti anche per fregarcene, possiamo superare pure questo: i figli, una responsabilità non puramente egoistica-soggettiva in cui suicidarsi tutti, ma chiamandola eutanasia legale). Una tentazione dirlo, se si desse retta a volte, all'immagine della vita, del suo significato, svuotato per volontà di usare solo, come attendibile (il resto ignorante, incivile), il metro-strumento scientifico.

Leggi, fai conto, che l'amore è solo una questione di chimica, niente di attrattivo (a meno che tu non sia cresciuto molto dai tempi del "piccolo chimico). Vivere con una percezione di amore così, vale la pena? Chi te lo fa fare? Mangiare, dormire, faticare, lavorare, studiare, accoppiarsi anche (ma solo chimica-meccanica, da spiegare in educazione sessuale a scuola, anche alle elementari, mai un'educazione affettiva-sentimentale, solo meccanica), preservativi e pillole, ammalarsi, curarsi, morire, immagino avere sogni, desideri... tutto, così preteso, da spiegare scientificamente..

Una vita così non vale nemmeno la pena, per me, d'essere vissuta, fatica e tempo sprecato.

Discutiamo di pillole e preservativi, fosse tutto qui...

A zappare i campi dice qualcuno (anche se non si rivolge a me, io non ho confuso), l'ignorante che non distingue.

Per me è sprecato anche nei campi chi si limita a questo: c'è differenza, qui la questione, non guardando più in là del proprio naso. Come tentare di tappare falle (o falli) con stracci senza che qualcuno dica: fuori da qui tutti, lo scafo è una cagata, non ce la facciamo a tappare all'infinito.

Forse il concetto di infinito, per loro è molto più "finito" del mio e non solo comodità nel nostro limite di visualizzazione-comprensione (ciò non esclude che ci sia). Come svuotare il mare col cucchiaino, se restiamo capaci, di volta in volta, di non vedere dall'alto, in modo più ampio, ora parlando solo di aborto, ora solo di pillola, ma solo di pillola questa poi solo quella, poi di eutanasia e così via.

Chi te lo fa fare di vivere anche zappando, se è solo chimica? Morì pe' campà... vale la pena?

Alieno

77
29 Lug 2009
alle 16:43

Alieno

Cominciamo, per esempio, negando il 5° postulato:

"Data una retta ed un punto non appartenente ad essa, esiste ed è unica una retta passante per il punto e parallela alla retta data".

Con questa negazione si può intendere due possiblità:

Negazione 1) Data una retta ed un punto non appartenente ad essa, esistono infinite rette passanti per il punto e parallele alla retta data.

Neg. 2) Data una retta ed un punto non appartenente ad essa, non esiste alcuna retta passante per il punto e parallela alla retta data.

Con una semplice negazione di un assunto, si aprono due scenari: tante rette e nessuna.

Cioè, abbiamo due nuovi sistemi assimatici il 5° postulato, cioè una Geometria non Euclidea.

Se si sostituisce il 5 postulato con altro asserto equivalente:

"in un triangolo la somma degli angoli interni è di 180°"

applicando i nuovi sistemi assiomatici a sostituire il 5° si hanno due possibilità:

N. 1) In un triangolo la somma degli angoli interni è minore di 180°.

N. 2) In un triangolo la somma angoli interni è maggiore di 180°-

Avremmo dunque due figure diverse del triangolo. Una figura che ricorda il triangolo, ma i cui lati sono concavi (triangolo iperbolico) ed una, al contrario, convessi (triangolo riemmaniano).

Nella teoria in cui diamo vero N1, ci sono infinite parallele ad una retta che passano per un punto ad essa esterno ed ecco che i triangolo, risultano concavi, cioè come se si fossero "sgonfiati", perchè la somma dei loro angoli interni è minore di 180°.

Se invece prendiamo la Geometria non euclidea in cui vale N2, non c'è alcuna parallela ad una retta e passante per un punto esterno ad essa ed ecco che i triangoli, al contrario, ci appaiono "gonfiati" rispetto a quelli euclidei, perchè la somma degli angoli interni è un valore più grande di 180°.

Geometria Iperbolica, non Euclidea, dal gr. yperbolè, eccesso, sovrabbonante (Yper-sopra e Bolè, getto dal verbo gettare bàllein (da cui deriva anche Balista).

In tale geometria c'è appunto, l'eccesso rispetto alla geom. euclidea, di rette parallele ad una retta data e passanti per un punto fissato.

C'è anche l'altra geometria, che chiamiamo Ellittica, in cui si assume la negazione 2 al 5° postulato, negando l'esistenza di rette parallele.

Perchè negari, per amor di cosa poi, la libertà delle possibilità?

Nulla vieta la possibilità che il percorso fosse stato diverso fin dall'inizio, per cui c'è la proposta temporalmente precedente della geometria Euclidea, sviluppandosi e poi solo successivamente (tra il 1700 ed il 1800) lo sviluppo di altre possibilità però, relative a quelle precedenti, cioè con negazione.

Oggi avremmo avuto uno scenario in cui è la Geometria Euclidea che si baserebbe sulla negazione di un postulato della Geometria iperbolica o ellittica. Ma nel frattempo, ci sarebbe un mondo con altro scenario.

Ma capita sempre così, facciamoci caso: una volta la matematica, come la scienza tutta, prima di dare legittimità ad altro, legittimava solo solo quello che dal conoscibile era mutato in conosciuto. Solo lì sviluppando il maggior, quasi il totale investimento di studio e ricerca.

Ed in questa affermazione, facendo resistenza alla legittimazione di altro. Ironicamente e sinteticamente: un àncora, la teoria unica legittimata e conosciuta, una sicurezza, un misto di prudenza e presunzione: lasciare la strada vecchia per quella nuova, vai a capire te dove ti porta, alla certezza ci si aggrappa sempre volentieri ed è poi meno scomodo (che cambiare, ricominciare, ricondizionare ciò che si dà già per vero, ma anche tutto quel che ci si è costruito su, magari un'intera esistenza. Di scenziato, di uomo, quel che si vuole).

Siccome c'è questa resistenza che dico (al cambiamento), l'unica geometria ritenuta coerente era quella Euclidea, punto.

Alle altre si chiedeva di dimostrare prove di coerenza, riducendo il problema coerenza, ad un problema di analisi reale.

Per cui, essendo sol l'Eucileda ritenuta coerente, (ma infine coerente a se stessa, dunque auto-conservativa) si è ricorsi ad una strategia: confrontare e mettere in corrispondenza le relazioni logiche delle geometrie NON Euclidee con quella Euclidea, le uniche ritenute coerenti e legittime (a sé e per tutto, essendoci sviluppati, matematicamente, su quelle).

Il trucco è una strategia mica male perchè così facendo, relazionandosi alla geom. Euclidea, mettendole in corrispondenza stretta enti e relazioni logiche a questa, se le nuove teorie fossero state incoerenti, allora si sarebbe dovuto ammettere: lo è anche quella Euclidea. Mentre se ci si pone ammettendo la coerenza Euclidea, allora le nuove teorie portava a conseguenza logica che anche i nuovi modelli non erano necessariamente contraddittori, cioè grazie alla legittimità stessa della Euclidea, con questa strategia logica efficace, avvalorando la propria coerenza.

Tra l'altro ciò permise di dimostrare l'indipendenza del 5° postulato dagli altri, cioè non usando solo la Geom. Euclidea, ma anche quelle NON, si provò che il postulato delle parallele non può essere provato a partire dagli altri postulati, dato che quel postulato, risulta coerenti sistemi assiomatici che non sono euclidei, coerenti con una sua negazione.

Questa è solo una delle possibilità straordinarie che possiamo osservare, manifestate, concretizzate: ma non è un racconto capace di aprire la mente alle altre possibilità, inimmaginabili come abbiamo visto, ormai escludendo ogni altra cosa poi ecco che all'improvviso, quando nessuno se lo aspetta, con resistenza autoconservativa, diffidenza, scenario nuovo...

non è lo stimolo per aprire la mente superando la soglia del conociuto, dirigendosi verso il conoscibile (e proiettati verso l'inconoscibile)?

E' possibile, a patto di non essere limitati, pensarlo in astratto, a patto di non essere presuntuosi e poco umili, facendo sempre, in fondo, gli stessi errori.

Che sia pure sotto il vestito della razionalità per cui escludere, con puntiglio razionale, che Galileo possa aver ragione (se non dimostri, non è dimostrato, non è vero). Così vale per le geometrie: quelle conosciute, non dovrebbero comportare, tanto più in uno scenziato, l'assenza di umiltà, tronfi del proprio giocattolino scoperto o di cui si ha padronanza, possesso, escludendo dalla Verità tutto il resto semplicemente perchè è scomodo.

Il non conoscibile, non è per sua natura NON vero (l'idea ossessiva, ma presuntuosa e mille volte smentita di certi che si vogliono atei razionalisti, razza superiore ad aver padronanza di Verità da dispensare agli uomini).

Semmai sarà ciò che si dà per vero, per farci su una geometria usabile nel nostro limite, perfin utile, ma un "dato per vero", non è Verità.

La Verità non è scienza. D'una Verità semmai si occupa la fede. La scienza, si occupa di tanti "diamo per vero", non vanno confuse le cose, non è verità e la letteratura scientifica è una continua dimostrazione: anche la razionalità può ingannare, se si ha questa presunzione di confondere.

L'amore eccessivo per certe verità scientifiche, che però sono non verità, ma un "dato per vero", sono quegli amori eterni: sì, eterni finchè durano.

Fino a che l'uomo ha intuizione, evoluzione e non aggiunge altro a renderci quella verità ricondizionabile. Non necessariamente tutta da buttare, magari si innesta parallelarmente allargando lo scenario.

Ma non capisco proprio perchè questa presunzione per cui, la difficoltà ad immaginarlo con visualizzazione di cui siamo capaci, debba essere un nostro limite del pensiero in astratto. E' comodo pensare Dio con la barba, maestoso come Giove o meglio Zeus, ma è una comodità, non è una verità, una comodità che può aiutarci a gestire quell'infinità di possibilità nel nostro limite, nei confronti del conosciuto e nella relazione con il conoscibile e ciò che consideriamo, sempre nel nostro limite, inconoscibile (ma non esclude la Verità in quanto tale).

Facciamo lo stesso con la nostra sensorialità: non esiste ciò che non si vede e non ci è manifesto. Tatto, udito, vista, olfatto, gusto... tutto ciò che non è percepito, non incontra questi sensi, manifestando la sua esistenza è da escludere?

Non avremmo forse dei radar. Non sapremmo forse nulla delle radiazioni cosmiche. Degli ultrasuoni ai nostri sensi non manifesti (abbiamo dovuto allargare, col potente dono del pensiero in astratto e dell'apertua alle possibilità, la nostra capacità sensoriale, con attrezzi altri).

Ma non facciamo lo stesso errore iniziale: se pensavamo che ciò che non si manifesta non esiste e poi invece ricondizionamo e scopriamo che è un nostro limite, esiste eccome, basta avere i sensi giusti, opportuni, perchè poi fermarsi lì, compiere ancora lo stesso errore? Non possiamo escludere ancora una volta la Verità, la possibilità a ciò che non ci è ancora manifesto, nonostante i nuovi sensi-strumenti vari.

Ultimamente la scienza sta valutando più seriamente la possibilità che, dato che coerenze e comprensioni sembrano in difficoltà, l'errore non sia quello appunto, di aver scambiato il "diamo per vero" con E' Verità.

Non chiedermi spiegazioni più precise, non me ne intendo, ma parrebbe che ci siano delle ostinate incongruenze, qualcosa che sfugge (perchè si possa esser tranquilli che tutto quadra, confortandoci nella certezza) nonostante tutto l'armamentario possibile, comprese le teorie della relatività di Einstein (oggi parrebbe, superate perfino).

Se l'errore fosse proprio nel limite posto dall'assunto?

Se in realtà non c'è niente che non va, appunto, ma siamo solo noi ostinati ad usare strumento sbagliato, spaziando nel modo e nella direzione sbagliata e per questo le cose non quadrano?

Cioè se ciò che non si conosce, ancora una volta, così come il conoscibile, ci sfugge perchè ci siamo ostinati, piccati presuntuosamente su quello che diamo per vero, però escludendo altra strada?

Ecco che a qualcuno salta in mente da tempo, ma ora più ascoltato: tutto quadrerebbe se rimettessimo in discussione il concetto che abbiamo, per esempio la terra in un determinato punto dello spazio-universo e in qualche modo, la ponessimo al centro, su un tavolo, ad appoggiarsi su qualcosa, non sospesa nel vuoto. Allora si spiegherebbe meglio ciò che oggi non si spiega, non quadra.

Oppure se ponessimo che gli universi son tanti, (infiniti o meno), ciascuno rispondendo però a proprie leggi (fisiche?), completamente dalle nostre, per noi, a parte questo contraddirlo nel dirlo, inimmaginabili. Leggi di materia, antimateria, spazio-tempo, tutto completamente diverso o assente, ci sono altre leggi fuori da qua.

Roba da far girare il capo, ma perchè escludere con presunzione ciò? E' già un passo avanti presupporre l'esistenza di altra forma di vita. Ma perchè limitarsi a rappresentarla, se non per nostro comodo e limite, umanoide?

E perchè immaginarla, per esempio, legata a leggi della tridimensionalità? Potrebbe essere poli-dimensionale, bidimensionale, perchè escluderlo?

Se limitiamo la nostra apertura mentale al conoscibile che non ci è conosciuto, magari con la presunzione di certi che si vogliono portatori del superiore pensiero scientifico-razionale per cui Dio non è, non c'è perchè non manifesto, forse nemmeno uno studio della psiche avrebbe un senso.

Non è osservabile la "psiche" in sé, semmai il suo manifestarsi. Ma non ci sono regole precise a confortarci. Non è rassicurante come 2 + 2 = 4, che diamo per vero. Diamo per vero non è verità. Si può vivere senza lo 0 o con più zeri suppongo, perchè limitarci senza umiltà dinanzi al conoscibile e l'inconoscibile?

Errore umano che si fa spesso e su tutto: negando Dio può essere una possibilità, ma anche in cose semplicissime, quel diamo per vero, ci può indurre errori e limiti.

In una relazione un uomo può comportarsi in un certo modo limitato dalla sua idea che lei sia così, abbia bisogno di questo e quello. Le cose vanno male e noi però siamo ancorati alla nostra geometria, il nostro teorema comodo e confortante. Vanno male ed è colpa sua. O solo colpa mia. Non va, dunque da eliminare, punto. Ne prendo un'altra/o e risolvo il problema.

Magari l'unico problema è aver dato l'assunto per vero iniziale. Aver progettato e costruito tutto lì. Magari se ti poni nella condizione di dover aprirti, cambiando comportamento (cambiando te stesso o non funziona se non transitoriamente), scopri che lei (e magari pure tu) sei più felice e le cose vanno bene o meglio. Non era la persona da sostituire, ma i "diamo per vero", gli assunti dell'uno o dell'altra, perchè pensare solo, come possibilità, che se le cose non vanno bene, si deve separarsi, divorziare, tentar altra strada? Può darsi, va bene, ma diamo per vere anche altre possibilità con meno presunzione, più umiltà?

Teniamoci liberi, più semplici, più umili. Oggi, per esempio, siamo conformisti più o meno alla proposta: l'omosessualità è una condizione in tutto e per tutto equiparabile all'eterosessualità. Fino a ieri, contemplata nei "disturbi", con una lunga letteratura di osservazioni a supporto, improvvisamente, con metodo culturale-ideologico ma non scientifico, anzi, la comunità scientifica in quegli anni successivi a quelle proposte post '68, guardava malamente l'ingresso di comitati non scientifici, senza argomento scientifico alcuno che imponeva proprio controllo, vigilanza e benestare, pena minacce e violenze, che ricordano le okkupazioni di oggi anche all'Università. Si chiedeva di togliere l'omossesualità tra i disturbi comportamentali e però, non per via scientifica naturalmente, contestando con argomento e metodo scientifico, macchè.

Sicchè oggi abbiamo un messaggio schizofrenico: da una parte omosessualità non disturbo, ma equiparata identità a quella omosessuale. Dall'altra tutta una serie di trattati di psichiatria insieme, di letteratura scientifica anche fatta di osservazioni e studi, che ci spiegano il ruolo determinante nella formazione dell'identità degli individui, padre e madre, ciascuno con un ruolo distinto, speciale e particolare nella strutturazione dell'individuo. Avere un padre così e cosà, cambia l'autostima del soggetto figlio. Avere una madre così o cosà fa altro. Non avere uno  o l'altro incide ancora in altro modo. In quella letteratura ho trovato per esempio l'osservazione frequente: un padre che esercita un ruolo eccessivamente autoritario, virile, diventa un modello imbattibile, insuperabile e siccome per diventare adulti, uomini, per metafora, si devono uccidere e superare i propri padri, beh, perfino corresponsabile di costruire l'alternativa di modello nel figlio maschio: l'omosessualità appunto. Derivata da un'incapacità genitoriale, un eccesso non equilibrato del padre o dalla madre.

Oggi è sparito questo approccio scientifico. Scienza da parte, in questo caso, per metodo altro: culturale derivato per esempio, dalla proposta sessantottina (liberazione sessuale).

Psichiatria a dirci che si può creare disturbo nei figli da una parte, proposta culturale convivente che continua a rodere lo spazio della prima, facendo finta di nulla oppure contestando le osservazioni, gli studi: non è un disturbo.

Se ciò è valso per depenalizzare l'omosessualità, va bene, va benissimo. Ma non sopporto che oggi non si possa dire, limitando la possibilità propria, che l'omosessualità è un disturbo curabile e non è condizione ideale equiparabile all'eterosessualità, quanto piuttosto un processo di formazione identitaria non completo, non riuscito. Perchè se lo faccio, vengo denunciato. Mi trovo appunto, nella condizione di veder penalizzata la mia idea-proposta eterosessuale.

Mettiamo limiti a nostro piacimento, ci fanno sentire sicuri, ci fanno comodo, semplicemente ci adeguiamo: geometrie, astrofisica, ma infine tutto.

A me l'idea che comunque la geometria euclidea infine non avrebbe cambiamento, piace e non piace. Quell'immutabile verità io la cerco con altro strumento, la fede, Dio, ma farlo con lo strumento scienza, mi sembra un limite anti-scientifico. La razionalità un buon strumento, ma non esclude affatto che si possa, senza, avvicinarsi più ad una verità. I termini assoluti, lasciamoli alla fede ed è proprio per coerenza che bisognerebbe farlo. Non contestarli, ma prevederli come possibilità.

Poi vabbé, rette, punti, piani erano un pretesto come la geometria euclidea per esprimersi su altro, non è che si debba guardare sempre solo il dito che vuole indicar qualcosa, eheh.

E naturalmente, puro divertimento, almeno di una persona: quella che scrive.

Ogni bene.

Alieno

 

 

76
29 Lug 2009
alle 15:54

Sandro kensan

Come hanno detto in tanti è da ignoranti dire che la RU486 (pillola abortiva) è detta anche pillola del giorno dopo. Meglio che certe persone vadano a zappare i campi. Il resto non l'ho letto ma date le premesse potrebbero essere altrettante stupidaggini.

75
28 Lug 2009
alle 16:32

Fabrizio

Non è che con la geometria non euclidea crolli tutto come un castello di carte. O meglio, se cambi le definizioni di base, cambiano i teoremi che puoi costruire, perché trattano di entità diverse. Quella che la geometria ellittica chiama "retta", per la geometria euclidea è invece la proiezione stereografica di una semisfera di centro O prodotta dall'intersezione di un piano passante per O (pesco a piene mani da Wikipedia). Ai teoremi che valgono per l'una puoi arrivare anche mediante l'altra, fatte le opportune trasformazioni; non è che se "avessimo scelto" una geometria non euclidea, allora le donne andrebbero in giro con le tette quadrate, nè! Al massimo definiremmo "quadrato" ciò che oggi è (squisitamente) tondo :-)

74
28 Lug 2009
alle 07:27

civis romanus sum

73. Come Fantozzi esausto e sfinito dopo la corazzata Potionkin 73: Una cagata pazzesca !

Dice il fesso, logorandosi in un diarroico sfogo antiscientifico, che la Scienza non offre nè mezzi nè risposte per capire il mondo, mentre la SUA particolare religione ne ha di già pronte per grazia divina ,,, negando l'evidenza di un papa che invece di raccomandarsi alla madonna più vicina offre il suo polso rotto allo scienziato per farselo steccare e risistemare ;)

Ripeto, finchè ci sono questi soggetti in giro è ancora più facile per ogni donna informarsi e difendersi nella maniera più adeguata.

 

 

 

 

73
27 Lug 2009
alle 22:26

Alieno

Beh, il fatto è che la geometria euclidea che si occupa di geometria piana, in effetti è proprio così, per certi versi: "questo lo dice lei".

Si comporta dogmaticamente, o meglio assumento per veri degli assiomi per cominciare e da lì si deducono i successivi teoremi, compreso quello di Pitagora.

Dunque il Teorema di Pitagora è vero solo se diamo per assunta la veridicità degli Assiomi di Euclide.

Ma se per ipotesi uno si sentisse di mettere in discussione l'assunto euclideo (punti, retta, piano), viene tutto giù come un castello di carte.

Immagino che la geometria così come la conosciamo è solo una delle possibilità che però, ha avuto successo. Ma poteva andare anche diversamente.

In teoria nulla vieta lo sviluppo d'una geometria diversa da quella che conosciamo e capitasse, avremo dunque una strage di punti, rette e piani a vantaggio di altro.

Mentre applicando il "questo lo pensa lei" sull'embrione pone altre questioni: eventualmente eliminiamo altro che i punti e le rette.

Per cui meglio andarci piano. A volte la differenza di sensibilità è un attimo di percezione in più o in meno, quasi intuizione, una deviazione dal programma previsto.

Basta dire "hanno un'anima" oppure "hanno una dignità" oppure ancora "non hanno nulla del genere" ed oplà, cambia l'assunto, i punti, le rette, il piano della discussione  ed i teoremi con i quali prevedere e costruire un mondo, più o meno migliore.

Basta dire "gli ebrei non sono umani, ma sub-umani" oppure "come scarafaggi, topi" e cambia la percezione della sensibilità nella proposta. Disprezzarli, restare indifferente, perfin odiarli (a me schifano i ragni, ciascuno ha le sue) non è così difficile in quella negazione, in quell'assunto iniziale su cui si fonda poi tutto il resto: i lager, le camere a gas, quel che si vuole. Non hanno dignità, dunque non ci interessa che fine fanno.

Diamo per vero che l'assunto di Euclide non è vero e sparisce la sua dignità, con eliminazione di punti, rette e piani, per un altro progetto.

Diamo per vero che l'assunto che qualcuno non ha dignità e lo eliminiamo senza disturbo della coscienza, basta aderire al primo passaggio, il resto vien da sé nella costruzione del progetto.

Diamo per vero che l'ovulo fecondato è qualcosa di più d'un po' di materiale biologico qualsiasi e la percezione cambia, la coscienza si performa poi su quell'assunto.

Diamo per vero che è indegno mancare di sensibilità per animali sfruttati, che so, in un circo e la nostra percezione cambia, la nostra sensibilità muta perchè muta la coscienza: andiamo al circo e ci divertiamo poco se li pensiamo così: animali sfruttati, da circo.

In fondo, è un attimo, basta cambiare qualcosa all'inizio, in quel che "diamo per vero che" a far la differenza.

E per quanto possa inquietare poco la coscienza, se si parla di strage di punti e torte, se è dell'uomo che si sta parlando, allora la questione cambia e non di poco. Merita come minimo, prudenza.

Se vogliamo, nemmeno un feto già abbastanza sviluppato, per quanto dopo i termini previsti dalla legge per aver possibilità di abortire in casi serissimi di pericolo psico-fisico della madre, mi somiglia tantissimo. Per quanto mi riguarda, mi somiglia solo in proiezione, sapendo ciò che diventerà, potrà perfin commuovermi oppure no, ma in effetti, potrei osservare: è bruttissimo, non mi somiglia nemmeno un po' che roba è? Sembra simile al feto di un coniglio o di un alieno!

Ha un capoccione spropositato (ce la farà poi a tener su quel capo o sarà a ciondoloni?), tutto è sproporzionato, appena abbozzato, poco definito. Me lo trovassi al risveglio di notte accanto al letto, così come lo vedo dalle eco, farei un salto per aria: che schifo! Cavolo eh? Un mostro!

E' con la ragione che ciò non accade, ma in effetti, non mi somiglia proprio e non risponde nemmeno ai canoni estetici per essere gradevole (non parliamo poi di quando escono tutti bagnati, sangue) se non con l'uso della ragione per cui invece, applico una tenerezza, lascio che si svolga una naturale propensione protettiva in proiezione di quel che sarà.

Mi somiglia poco o affatto. Più vado indietro e meno mi somiglia e meno è riconoscibile quello che poi finirei, con il tempo, per riconoscere e tutelare, provando anche affetto, ragionevolmente, in quel riconoscimento in proiezione di quel che sarà.

Decidere in qual punto usare la ragione, tempisticamente, significa porre un assioma, cioè costruire dando per assunto la veridicità.

La scienza non è la sorgente bastevole per risponderci, è solo strumento, ma la sua ragione, il pensiero scientifico, non ci risponde: scenziato era pure Mengele, scenziatissimo, ma era anche quello che era, umanamente parlando. Scenziato, pensiero razionale quanto si vuole, ragioni da vendere sotto l'aspetto del pensiero scientifico, quello che in fondo, userebbe qualsiasi cavia, una vale l'altra, dignità o meno, magari al solo scopo di sfidare il conoscibile, così, a prescindere, per vedere fino a dove si può arrivare.

Il come, sotto il profilo dei valori umani, non compete al pensiero scientifico certamente: che io collaudi e testi un farmaco o qualsiasi altra cosa su cavia animale (oggi si tende ad evitarlo, mutata sensibilità perchè mutato l'assunto iniziale) o umana che sia, la sua ricerca sotto l'aspetto scientifico è ineccepibile, anzi, più razionale ed oggettivamente più efficace se testata direttamente su cavie umane volendo. Che poi sarebbe un eccesso di razionalità nel portare avanti un pensiero scientifico: perchè sperimentare su animali? Meglio cavie umane, scientificamente è più attendibile risultato, si risparmia tempo, osservazioni più precise.

Ci tenevo a "smitizzare" l'immagine della scienza e sopratutto di molti scenziati che, è chiaro, adottano riferimenti valoriali per scegliere comportamento e proposta, in relazione ad altro che la scienza che praticano che è tanto quella di Mengele come di tanti altri, magari ben più apprezzabili umanamente parlando di lui. Ma dovessimo affidarci solo al "pensiero scientifico" magari proponendo che è la via "umana" unica sensata e giusta per gli uomini, beh, tra Mengele e tutti gli altri, Margherita Hack inclusa, non c'è distinzione: rispondono tutti allo stesso requisito: pensiero scientifico, scenziati.

Così, a ben vedere, non è scenziato a metà uno scenziato cattolico o credente eppure questo è ciò che propongono alcuni che si ritengono più "scenziati di altri".

Margherita Hack, per dire, è una grande promotrice del pensiero scientifico come proposta di progetto sociale-culturale in cui, inutile nasconderlo, si riconoscono proprio coloro che sui temi etici (etici e non scientici) hanno malcelato disprezzo per chi si affida a sorgenti etiche come la fede cristiana.

Ma poi si scopre il bluff: anche costoro, Hack compresa, non trova mica risposte "etiche", morali, valoriali, nella scienza. Le trova in altri "culti", spesso altrettanto o più dogmatici del cristianesimo.

Scopriamo che non è il pensiero scientifico come risposta di ogni male possibile sul pianeta, altrimenti affermando tal pensiero come sorgente valoriale e di proposta, parrebbe, avremmo un paradiso, quando nel 1971 firma con altri l'appello su L'Espresso (il gruppo di Repubblica insomma) contro il commissario Calabresi come "torturatore" e "responsabile dlela morte di Pinelli", ieri come oggi quel gruppo editoriale, scavalcando a piè pari tempi e modalità per un processo civile che dovrebbe ricordar prudenza ed un sano principio giuridico, anch'esso a far la differenza tra un luogo civile ed uno tribale, quello del principio di innocenza.

Il commissario Calabresi, con tanta legittimità morale a richiederlo, fu assassinato. In fin dei conti da gente che si è sempre sentita in continuità con la resistenza partigiana antifascista e comunista che non ha mai dato troppo valore al processo, al dibattimento, alla prudenza per far sentenze veloci.

Non è il pensiero scientifico che diventa presidente onorario dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. A qualcuno potrebbe venire in mente: ma più razionale e scientifica di questo riconoscimento che altro c'è?

Però non mi si è spiegato, la Hack dichiarandosi atea, quale mai sarebbe la convincente spiegazione scientifica e razionale per dichiararsi tali (magari agnostica, ma atei? Un approccio dogmatico, mica scientifico-razionale).

Non è il pensiero scientifico che la fa iscrivere all'Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica e con note posizione riguardo ai temi etici intorno all'uomo, alla dignità della persona ecc.

Non è per risposte scientifiche che è stata iscritta tra i radicali transnazionali e poi in lista addirittura, candidata, tra i Comunisti Italiani e perfino eletta però cedendo il posto al compaesano comico Bebo Storti (tanto per dir che quando gli pare, la legge porcata a loro tutto sommato piace così tanto, aldilà delle proteste, per cui ci si fa eleggere e poi si "cede" il posto a qualcun altro non eletto: ed allora come la mettiamo?).

Non è il pensiero scientifico che fa dire alla scenziata Hack che bisogna battersi per l'eutanasia, depenalizzandola, diventando socia onoraria dell'associazione Libera Uscita.

Non è per motivi scientifici che nel 21 Marzo 2009 ci riprova a candidarsi (meno male che si vogliono ggiovani in politica eh!), sempre con i comunisti Italiani, così come la sua adesione non è scientifica quando si legge il nome della Lista Anticapitalista per elezione europee (si è presentata nelle isole come capolista, ma poi la Hack risulterà presentata anche nella circoscrizione Nord Ovest, hai voglia a dire male poi di leggi porcate e sistemi fasulli, dove uno si presenta in più circoscrizioni, che fa il paio con il candidarsi, vincere elettivamentte e poi cedere il posto all'amico di partito eh).

Dunque, ipotizzabile quale mai potrebbe essere la posizione della Hack, su aborto e su pillole varie, dalla Ru a quella del giorno dopo, ma noi sappiamo che non avremmo in quella l'espressione del pensiero scientifico,

ma di una mummia comunista mai pentita, di lungo corso, dalle contestazioni giovanili, assolutamente non disposta ad una ragionovole rinuncia ai suoi affetti ideologici (ecco l'etica da dove viene, non dall'appartenenza alla comunità scientifica, ma ideologia come sorgente, ideologia non scienza) nemmeno nel 2009, nemmeno dinanzi ai disastri umanitari, alla sperimentazione ampia sul complesso del consorzio umano che è costato e costa tutt'oggi dolorosamente, come piaga tremenda per l'uomo.

Non è il pensiero scientifico che le fa scrivere sull'Espresso negli anni '70, contestando le istituzioni e legittimando più o meno ufficialmente i movimenti terroristi eversivi e non è certo scientifico avere tra le ultime sue pobblicazioni "Le mie favole. Da Pinocchi a Harry Potter (passando per Berlusconi)" Ed. dell'Altana, pubblicato nel 2008.

Quando si esprime sulle stelle, probabilmente funziona il "pensiero scientifico", quando scrive le favole (passando per Berlusconi, ossessione poco scientifica di parte), così come quando si esprime per l'eutanasia, così come se l'avessimo ad esprimersi per pillole, è altro che pensiero scientifico. Sono i dogmi di Marx e successivi. E' il proprio culto, è la propria parrocchia a cui restare, anche anacronisticamente (ed incoerentemente) "fedeli alla linea".

Al momento e con gli strumenti attuali, con le attuali possibilità scientifiche, non sarà certo il "pensiero scientifico" a darci risposte sulle pillole e su altro tema etico intorno al valore della vita, la dignità della persona e perfino a dettare tempi e misure per riconoscerne la dignità (e la relativa tutela).

E però magari si bleffa, lasciando che passi invece il messaggio che sia il pensiero scientifico razionale a parlare su tutto, a poter rispondere su tutto, con la proposta migliore perchè assunta come sorgente etica (anzichè mero strumento) e perfino si vorrebbe "imparziale" arbitrio ed una Chiesa, per dire, paragonabile a chi cerca di comprare la partita e contesta l'arbitro stesso.

Niente di più sbagliato ed insulso: la scienza è strumento usato da tutti, ma è solo strumento, a scontrarsi è, nel caso della Hack Vs Chiesa per dire, il culto comunista anti-vat (ospite gradito di quella parrocchia di culto, lo Uaar, che replica con liturgie proprie, come lo sbattezzo contrapposto al battesimo e la propaganda contro Dio e fede, contrapposti alla missione evangelizzatrice degli uomini) e la dottrina cristiano-cattolica.

Niente di scientifico, ci tengo proprio a chiarirlo, spazzando dal campo del dibattito bari che ci provano continuamente, invece, a spacciar contrapposizione che però, è parziale per altro che pensiero scientifico.

Scientificamente è una pillola, punto. Con le sue caratteristiche peculiari. Non ci dice, la scienza, se è giusta per l'uomo (anzi, la donna in particolare), se è giusta la proposta deresponsabilizzata. Non può. Affermare il contrario è un falso (ideologico davvero in tanti casi).

Basta cambiare l'assunto: mengele era scienziato a tutti gli effetti. Essendo quello che era, ma se uno da per buono che le cavie, i deportati ecc son migliori degli stessi animali, sicuramente si dice qualcosa di razionale-scientifico inappuntabile. Però era quello che era, basta cambiare l'assunto (sono esseri umani che diamine), cambia parecchio.

Uguale per la Hack: si cambia l'assunto, sull'eutanasia è così. Una posizione dogmatica come quella cristiana se vogliamo. Non scientifica, non facciamo assolutamente passare quel messaggio che sia in quel pensiero-scientifico la risposta di una Hack.

Ora possiamo confrontarci sulla pillola. Lasciando il "pensiero scientifico" da una parte, ci ha detto quel che poteva, non possiamo chiedergli altro, la responsabilità è tutta nostra, in coscienza, cioè qualcosa che supera il "pensiero scientifico" e la "razionalità", tanto più l'iper-razionalismo che di cantonate ne fa prendere tante all'uomo, anche se lo praticassero cattolici.

Degli scenziati cattolici (ed anche non) potrebbero benissimo bocciare, razionalmente ineccepibili, la teoria di Galileo. Razionalmente non riuscì a spiegare che aveva ragione, fece errori nella dimostrazione "razionale".

E però, Galileo, aveva ragione! E fu sempre fervente cattolico credente. Si potrebbe osservare che dunque, il limite alla sua ragione razionale, non fu certo la fede, ma il puntiglio della razionalità stessa.

Sono sicuro che la Hack difenderebbe strenuamente gli assunti per salvare punti, rette e piani dalla distruzione e confermando che tutto ciò che ci si è costruito sopra, dando per vero quell'assunto, merita rispetto.

Su embrioni, vecchi, malati e concepiti, ho seri dubbi farebbe poi lo stesso. Anche per i commissari come Calabresi, rinunciando a prudenze civili molto, molto vicine ad un pensiero scientifico-razionale, com'è quello di "presunzione di innocenza" cioè fino a prova contraria innocente, che si incontra benissimo con un pensiero cristianissimo che salva, nel dubbio, peccatori (al limite condanna il peccato) e non istiga lapidazioni, ma ferma le mani di chi lancia pietre.

E lei, da un certo punto di vista, continua a farlo da sempre quel lancio con le sue proposte non-scientifiche e forte della sua appartenenza alla comunità scientifica, un po' barando a mio avviso, in quella confusione di ruoli mai chiarita, messa in chiaro, dicendo la proposta propria "non c'entra nulla con la scienza", sarebbe onesto e per questo perfin con successo elettorale.

Alieno

 

72
27 Lug 2009
alle 19:27

civis romanus sum

67e 68. Nella linea evidenziata dal mio 62 sopra, quindi non mi ripeto, solo rilevo che ,,, ci ha pensato tutto un week end per inondarci delle sue maleodoranti opinioni infuse di chiara  ideologia fascista.

Nel 69 invece abbiamo l'ennesimo dottore della chiesa, di una lunghissima serie della quale lo raccomando di informarsi prima di dir altre fesserie, che vuol dir la sua sull'origine divina della vita e ci informa per volontà superiore che la Vita infusa di anima divina scocca solo quando ,,, lo dice lui  ,,, in questo caso per comodità del TAR, deuncolo minore ma con eguale dignità di altri pare: dopo che l'ovulo è stato fecondato e anche se non ancora impiantato nell'utero ,,, salvo poi dire che i paletti li mette il signor civis ;)

Che si mettano d'accordo questi eminenti dottori.

Nel frattempo qualsiasi donna in impellente necessità dovesse incappare ancora in simili mostruosi incontri può imparare a difendersi leggendo il mio 47.

 

71
27 Lug 2009
alle 19:20

enrico

65 Hinneni

Il patrimonio genetico di un embrione è unico e darà origine ad un essere umano unico con caratteristiche genetiche che non sono la somma aritmetica di quelle di spermatozoo e ovulo, ma una solo delle moltissime che erano possibili.

Uova zucchero e farina, non sono ancora una torta.

In poche e chiare righe hai detto tutto, complimenti.

Immagino che anche se Civis definisce opinioni quanto hai scritto tu dorma bene lo stesso. Comunque sulle 'opinioni' ti racconto un fatterello. Un mio amico muratore partecipava ad un corso. Non ricordo bene che corso fosse comunque chi lo teneva si mise a spiegare il teorema di Pitagora. Uno dei partecipanti non potè trattenersi e disse in dialetto (io traduco): 'questo lo dice lei!'

70
27 Lug 2009
alle 19:11

Alieno

Sintesi del 68:

se le donne sono offese dalle battute del premier, dalle sue debolezze o ossessioni, per non parlar del messaggio che passa, allora voglio capire: perchè ridono a Zelig, dalla Dandini, al cabaret, al cinema queste donne, se le battute le fanno tutti, ma proprio tutti?

E non mi conforta certo che magari, se ride Veltroni, Franceschini, Travaglio o chiunque a queste battute che però, se le dice Berlusconi, che cambia solo un particolare, invece dell'eterno arrapato sfigato, quello dell'eterno arrapato ottimista, magari non ride Rosi Bindi o Livia Turco.

Non mi conforta perchè se non ridono loro, viene in mente anche una certa storiella sulla volpe e l'uva. Roba acerba. O immorale, è lo stesso.

Ma almeno, la Litizzetto dimostra che aldilà delle proprie possibilità, si può riderne. Probabilmente anche Vergassola o Bisio, Paolo Rossi e chi si vuole.

Piacerebbe si facesse in modo più sereno, allora, con meno faziosità, anche nella platea di chi a quelle battute, a quegli spettacoli, dimostra di essere a suo agio e divertirsi.

Io per esempio, di quelle battute rido, anche se so de sinistra eh. Se fanno ridere rido comunque. Così pure per Berlusconi posso dire che non se non fa ridere, spiace, non rido e non appaludo, capita pure in gita eh, di quello che racconta battuta che non fa ridere. E magari proprio di questo si ride.

Siccome nella platea dei moralisti, c'è una larga base e non solo che ride a tempo, io credo che non sia gente allegra che si diverte, ma recita un copione di conformismo ipocrita. Gente che tutto sommato, dimostra d'essere triste, frustrata forse sul piano personale dall'incomprensione o prigioniera dell'invidia (peccato che mai suscitò nell'uomo uguale simpatia e comprensione come la lussuria, se mi si permette). O comunque l'astioso sentire, il disprezzo e non l'ironia, il gusto di ridere di tutto.

E' la differenza che passa, appunto, tra un Corrado Guzzanti e sua sorella, Sabina Guzzanti: con la seconda ridendo a fatica, perchè emerge un insano voler far ridere che non vuol far partecipi gli altri della propria ironia allegra, bensì, del proprio disprezzo.

Alieno

P.S.:

Enrico: ho usato wiki solo come pretesto, credo che per far ricerca bisognerebbe usare altri strumenti e per trarne conclusioni di ordine diverso poi, da quello squisitamente tecnico-scientifico, coinvolgendo altri aspetti, sospettabile come ogni altro strumento di condizionamenti soggettivi o strumentali.

Ma per il concetto che volevo esprimere, quella semplificazione nella proposta che dicevo per cui oggi diciamo che l'aborto è legale (e basta) con il risultato di aver condizionato nel messaggio, una cultura diversa da quella che la legge si proponeva e rilevando che si continua lo stesso metodo (pillola del giorno dopo... dopo che?), volendo minimizzare ogni implicazione altra su cui riflettere (accompagnando per esempio la possibilità della pillola con altro che informazione solo tecnica, nostra ossessione il tecnicismo con cui pretendiamo di risolvere tutto: l'aids col preservativo, la sessualità minorile anche e con l'educazione sessuale-meccanica-tecnica come "liberatoria" dlle nostre responsabilità adulte di tutela), già vedendo in brevissimo tempo poi, sparito l'aspetto non di poco conto inizialmente allegato (contraccettivo d' EMERGENZA, non equiparabile nell'uso sistematico ad ogni altro), wiki bastava ed avanzava come pretesto.

Alieno

 

69
27 Lug 2009
alle 18:50

enrico

59

Civis: caspita. Il 55 è un post sensato! Sicuramente esce fuori dal coro dei tuoi.

Sarà sensato ma è anche incompleto. Come la tua ricerca su wikipedia conferma, la sentenza del Tar del Lazio dice di più di quanto riportato da Civis.

68
27 Lug 2009
alle 18:44

Alieno

Faccio una disgressione sull'argomento (non metafisico, non etico), una riflessione sulla schizofrenica proposta morale (o moralizzatrice) con cui dobbiamo confrontarci.

Semplificando molto: da una parte Berlusconi e C., emblematico come sappiamo, nel non nascondere la sua (adolescenziale?) passione per la "gnocca" e però, al contempo, tra lazzi e scherzi, convinto di essere simpatico come il compagno di scuola in una gita, facendosi promotore dei valori come "famiglia" (cioè l'antitesi della promiscuità come progetto), come riferimento da proporre per costruzione sociale.

Insomma, dalla società la cui guida è valorialmente più sana nella famiglia, alla famiglia del "drive in" dove è tutto un mostrar di tette e culi allegro, goliardico e lo sfondo delle battute e delle gag investito soprattutto nell'allegra spensierata sessualità.

Di sicuro Berlusconi sa che aldilà delle "passioni" allegre ed adoloscenziali, è la proposta della famiglia che si deve proporre, avanzare e non quello della promiscuità. Lo sa e dunque nasconde tutto ciò che pratica di diverso. Cioè w la gnocca però poi, aldilà delle parole, degli scherzi, la concretizzazione deve essere intima, privata, non proposta sociale. Se ho attività promiscua sessualmente parlando, lo è discretamente.

D'altra parte se a Berlusconi si può fare un osservazione bivalente, sia critica che di apprezzamento, è che l'uomo Berlusconi è se stesso, sempre se stesso. E' lo stesso che ha creato il Drive In e che lo porta avanti tutt'oggi: allegria spensierata e tanta bella "gnocca" intorno.

E' un po' l'idea che a molti è venuta in mente alle critiche, a suo tempo, di Veronica, neo-divorzianda moglie di Berlusconi.

A molti sarà venuto in mente: quando l'hai scelto, quest'uomo, era lecito pensare che sarebbe stato uomo-padre fantastico e generoso (ed è così, confermato a spese dell'incauto Franceschini), uomo sempre impegnato, affatto ozioso o dormiglione, sicuramente esuberante, capace o quel che si vuole, ma non certo l'immagine specchio della fedeltà coniugale come premessa (per quanto nulla vieti lo si diventi poi), certo la seriosità non è mai stata un tratto distintivo di quest'uomo sempre allegro, ottimista, a far battute, dal gusto sei si vuole anche eccentrico (certi "vulcani" a casa sua, o pirati a Sharm-el-Sheik sono indimenticabili), con certezza un patner in grado di assicurare mantenimento e ben oltre, lusso a volontà per te e 10 generazioni a venire come minimo, cioè dal punto di vista della scelta naturale della preservazione della specie, ottimo patner ad accudir "famiglia", madre e prole.

Ma dicevo: nulla a farci pensare ad un uomo che ha tra le sue prerogative di punta, una "fedeltà" coniugale. Il tratto "esuberante", che sia quello sotto l'aspetto economico o comportamentale emerge chiaro oggi, ma anche tanti anni fa.

Del resto una Veronica Lario quando l'ha sposato, ha incontrato lo stesso uomo di oggi: ricco, indiscutibilmente. Esuberante. Capace di rispettare gli impegni economici familiari onorevolmente, così come l'educazione di figli e nipoti, parrebbe, non sta a noi a giudicare (se non da moralisti e farisei), ma lo dicon loro e perciò..

Del resto, Berlusconi quando incontro Veronica era uomo SPOSATO. Ed a Veronica andò benissimo una lunga relazione clandestina con tanto di figli e divorzio, come oggi si propone per lei che ne aveva tutte le premesse e si capisce male cosa si aspettasse da quest'uomo se non d'essere quello che le è piaciuto per investirci in un progetto. Tale e quale in un certo senso. Se stesso, quest'uomo tradisce poco anche se stesso.

Nel dire di oggi "non sono un santo", non fa che proseguire una linea lunga mai nascosta. In tempi meno sospetti, alla richiesta scherzosa di suoi estimatori (santo subito!) rispose coerentemente: "son d'accordo sul santo, ma non sul <subito>!".

Cose così le ha sempre dette, non certo dall'inizio delle ossessioni gossipare di Repubblichella 2000 e C.

A quest'uomo che non ha mai fatto mistero della sua passione per la bella "gnocca", della sua impenitente scelta banale, in tempi di diversificazione della proposta e di modelli, dove da anni si spiega che la sessualità etero è superata e di per sé figlia e promotrice di discriminazione, mentre in realtà saremmo tutti potenziali omosessuali, bisessuali, ma anche transessuali di tipo A, di tipo B, cioè transgender da uomo a donna, trans da donna a uomo, trans da trans a trans, Berlusconi è fedele alla sua proposta banale, tradizionalista, che ci vuoi fare: la gnocca per lui, il sesso etero, da esercitare allegramente, umanamente, ma con discrezione, non è quella la proposta-modello, lo riconosce proprio nella discrezionalità degli aspetti più intimi, privati, dove l'allegria è tradita, come le battute, ufficialmente.

Dunque, è ravvisabile forse la contraddizione umana, in quel riconoscere che certe regole sono giuste, ma che talvolta è piacevole trasgredirle oppure nel riconoscimento dei propri limiti: so che è giusto, ma il mio limite nel trasgredire, è un fatto "privato", non voglio rinunciare né al soggettivo, né all'individuazione di una proposta valoriale diversa.

O forse, è solo uno spirito "liberale" esercitato a tutto campo.

La contraddizione, sicuramente, è una prerogativa umana, è l'espressione umana delle proprie debolezze, dei propri limiti.

Ma sicuramente è individuabile.

Meno umana e comprensibile appare la proposta dai suoi feroci oppositori. Anche qui semplifico eccessivamente, massimalizzando.

Chi sono i moralizzatori che contestano Berlusconi? Giovani e vecchi, d'ogni estrazione sociale, di varia cultura. Chi sono quelli che fanno i predicatori scandalizzati, gli indignati col premier che poco seriamente, apprezza la banal gnocca?

Chi critica colui che fa sempre battute da guascone impenitente sulle belle gnocche? Vediamolo.

I cortei di giovani e non più giovani ma eterni adolescenti che ritroviamo nei circoli ricreativi vari, come quelli televisivi, ce lo raccontano. Prendi la Dandini e C., con accessorio immancabile da tempo Vergassolato ecc.

Lì si ride mentre si disprezza con disdegno il modello Berlusconi quanto ad immoralità di frequentazione di gnocche, vantando invece la proposta di qualità, qualità celebrali e culturali, eh, mica fisiche, estetiche.

Poi però si nota che Vergassola, pur sposato, è ossessionato dall'aspetto "bella gnocca", le sue battute, 3x2, sono di questo timbro. La sua recita, aldilà delle critiche moralistiche e di disprezzo esercitato dai fan del genere comico-sinistro, indignati per tanta immoralità di individuo, è sempre la stessa: l'eterno adolescente allupato, arrapato, solo che diversamente da Berlusconi, sfigato pure. La sublimazione del vorrei (dar due colpi) ma non posso (sicchè rifiugio in sane masturbazioni autoironiche).

I commenti per avvenenti bellezze, di un Vergassola anti-velinista, poi finiscono sempre lì, a tema unico: sei stupida mentalmente, ma bella gnocca ed elemosino attenzioni che naturalmente, restano del campo delle aspirazioni utopistiche. Dunque ancora più disprezzo per queste oche stupide, ma ancora continuazione di battute a sfondo unico, si ride tutti, alè, da allupati sfigati.

La differenza è solo questa: Berlusconi l'eterno adolescente arrapato, ma guascone e spaccone, l'autoironia è nel dipingersi di successo (e parrebbe confermato a molti). Vergassola e similari, sprezzanti per mancanza di qualità intellettuali, ma eterni arrapati adolscenti arrapati e sfigati.

Perfino la Dandini, in presenza di ospite di bella presenza, arrossisce, si eccita, si dimostra sensibile al complimento del bel figo di turno ed è a tutti intuibile che non è insensibile all'aspetto estetico, affatto così, che nemmen per lei è giunta la pace dei sensi (almen non lo prevede la recita del suo copione) e che il bello "gnocco" invece le piace eccome.

Ma vale per tutto il circo dei sinistri moralisti: che sia un Fazio Fazioso a che tempo che fa (il timido non insensibile alla bella gnocca, che magari è una come Carlà Brunì, alla quale far tanti complimenti e però va benissimo se galanti fatti da lui, simpatici complimenti e simpatico lui parrebbe), così coem se a far considerazione di questo genere è la sguaiatissima Litizzetto. Anche lei da sempre ossessionata e prigioniera del copione: la gnocca, il bello gnocco che potendo, gli farebbe di tutto o si farebbe far di tutto, solo anche lei, come Fazio, sapendo d'esser "sfigati", si limitano a sbavare secondo proprio stile. Un lavoro di squadra, ma con unico fine e proposta, quello di Fazio e Litizzetto, come il giochetto del poliziotto buono e di quello cattivo. Quello cattivo serve al buono per ottener fiducia e confessione.

Fazio ottiene fiducia perchè fa da contraltare alla Litizzetto sguaiata e così si confessano comunque le proprie ossessioni (sesso, gnocca e gnocchi per tutti, tema fisso o quasi) ed il programma però non viene liquidato come un banale drive-in. Anche perchè si parla pure d'altro, ma non cambia il concetto.

Abbiamo inoltre stuoli di riferimenti nei comici alla Zelig e dintorni, che siano riferiti a Bisio o Paolo Rossi poco cambia: si ride, 3x2 di battute sul sesso, sulla bella gnocca, recitando il copione dell'eterno arrapato, che si sia sposati o meno, poco cambia. Il copione prevede che l'essere costantemente arrapati dinanzi alla bella gnocca è la "norma"(lità) per cui tutti possono naturalmente identificarsi in loro che recitano questo copione, ridendo insieme, tutti insieme, appassionatamente.

Però se Berlusconi lo fa, è immorale, parrebbe, rovina la ggente. I farisei che a questi spettacoli sinsitri si trovano a loro agio e quando sono in prima fila e capita spesso di vederli, ridono di gusto tutti, ma proprio tutti, per la battutina sulla bella gnocca co-presentatrice ecc, mogli al seguito, mai visto uno che si alza e se ne va indignato, oggi ci propone però altra faccia, altra proposta.

Bigotta, farisaica, dallo sdegno facile, dall'indignazione militante, dall'allarmismo dello scandalo sessuale come priorità politica rintracciabile nel gossip voyueristico.

Ma sono anche color che erano tutti lì, a casa o in prima fila ospiti "live", in diretta, a ridere delle battute su quanto è bella e buona la "gnocca" (l'altro tema è anche la battuta sulla canna, che naturalmente, secondo copioni di comici simpaticissimi ai moralizzatori di oggi, tutti si fanno: come la gnocca, le battute su canne, sull'erba del vicino che è sempre più buona, sull'erba cattiva che non muore mai, beh, ormai è perfin trita e ritrita proposta).

Bersani, D'Alema o Veltroni o Franceschini, senza indagar sul privato, ospiti o spettatori di questi spettacoli comici, ridono di gusto e di circostanza. Belle gnocche, battute di eterni arrapati che farebbero questo e quello, perchè è la "norma"lità delle cose e si può ridere di questo nostro vincolo umano in cui siam legati fortissimamente alla carne e dinanzi alle sue attrattive così deboli, ma oggi ci fanno la morale: non si fa. Non si dice. Il solo suggerirlo è immorale, propone qualcosa di sbagliato, propone veline per carità.

Ma alle battute di Bisio-Paolo Rossi, Crozza e così dicendo, si è sempre riso di belle gnocche ed anche canne a go-go, libera licenza di ridere e di sentirsi, in fondo, tutti uniti in quella normalità di debolezza dell'uomo.

Ma se c'è di mezzo berlusconi, si tirano in causa figli, modelli educativi, l'eccessiva licenziosità di battute.

Eppure, per dire, i ragazzi sono mooolto più attenti al mondo spettacolo-comico-musicale che a quel mondo politico di cui molti conoscono appena due nomi per sentito dire, a malapena conoscendo altri e collocazione. Sanno tutto delle battute di zelig, della dandini-litizzetto, per non parlare dei modelli offerti dai cantanti come Vasco Rossi che tanto piace a Bersani (piace anche a me, ma che c'entra, io non faccio il moralista militante!).

Vasco Rossi per esempio, ha proposto con continuità  (e molta coerenza al pari di Berlusconi, nel tempo, uguali a se stessi ed aldilà delle scelte private, se sposati o con figli) un modello di egoismo, menefreghismo, di uso ed abuso di droghe, di relazione con il sesso molto materiale (pazienza se poi sei bugiarda quando ti conviene, versati pure da bere, è sempre dove sai tu, ma in fin dei conti l'importante è che "vado al massimo", il soggettivo, perchè il mal di stomaco ce l'ho io mica te..).

Battute di eterni allupati, ad ogni età (vergassola, dandini, litizzetto, bisio ecc non è che sian ragazzini) van benissimo come proposta educativa, così come la droga. Fatta da tutto quel mondo a cui i ragazzi sono molto attenti e conoscono e recepiscono molto meglio d'un Tg, d'una politica che li annoia e ripudiano il più delle volte, come proposta di "modelli", valoriale.

Vanno benissimo ed i moralizzatori ospiti, ridono e si divertono, è tutto un sentire "siam tutti così, ci riconosciamo tutti".

Ma guai, guai se lo fa Berlusconi.

Per me è più di schizofrenia. E' ipocrisia, è faziosità arrogante, sfacciata, delirante.

Se la gnocca fa male, fa male sempre, non solo se piace a Berlusconi. Se le battute sulla gnocca fanno male, idem.

Ma questi farisei, proprio loro, che nel loro tempio fanno altro da quello per cui contestano indignati oggi, io proprio non li sopporto, perchè non hanno nemmeno la simpatia che ispira la mia comprensione di umano, il mio riconoscere gli stessi limiti e debolezze, si ergono a predicatori morali spietati e qui, perdono, mentre si apprestano alla lapidazione, tutta la mia umana simpatia.

Che preferisco riservare all'adultera, la prostituta certo che saranno prima di loro accolti nel giusto e nel perdono in Cielo, dei farisei lapidatori abbiam già sentito narrare, sappiamo chi sono. Ma certo che sono prima di loro accolti tra le persone simpatiche, qui interra, in quel sentire passioni, con-sentire passioni: meglio l'adultera, la prostituta, meglio Berlusconi, meglio Vasco Rossi, meglio tutti.

Sono i predicatori, i moralisti che non si sopportano e che l'umanità ha già conosciuto tante volte nella sua storia. Quasi sempre, costoro, puritani e moralizzatori-moralisti, più

farabutti di tutti.

Alieno

67
27 Lug 2009
alle 16:59

Alieno

Non che io riservi l'assoluta attendibilità in quel che ci si scrive, aldilà delle elaborazioni ed approvazioni preventive, modifiche successive ecc.

Ma per comodità di strumento, riporto ciò che dice Wikipedia a riguardo della pillola del giorno dopo.

La prima precisazione è che non va confusa con la Ru-486.

Al paragrafo "Funzionamento" è definita <medoto di contraccezione considerato di "emergenza">.

Fin qui tutto bene, contraccettivo, punto, nient'altro da dire.

Però si legge che la ditta produttrice la pillola del giorno dopo (pdp), in conseguenza di una sentenza del T.A.R. del Lazio (n.8465/2201), è stata obbligata a scrivere nel foglio illustrativo che il farmaco impedisce l'impianto dell'ovulo eventualmente fecondato.

Dunque ovulo fecondato c'è? Già questo porrebbe delle zone d'ombra o almeno una più difficile collocazione se si dice che l'ovulo può essere fecondato.

Già è complicato definirlo veramente equiparabile ad un sistema contraccettivo come il preservativo, che effettivamente è preventivo alla fecondazione di un ovulo, non si limita adi impedire l'impianto di quello eventualmente fecondato.

Tra l'altro, la sua efficacia, se nei tempi ortodossi di assunzione, è del 95% (scende fino a diventare inefficace nelle 72 ore).

Se  l'ovulo fecondato, impiantato (embrione) in utero è già avvenuto, la gravidanza prosegue.

Tra le avvertenze, in considerazione di questo fatto (la gravidanza prosegue nel caso di impianto nell'utero dell'embrione), l'uso emergenziale è di particolare rilievo perchè pone il problema di controindicazioni, per esempio, per donne che hanno già fattori di rischio per gravidanze di tipo extra-uterino.

Dunque, rispetto ad altri contraccettivi avendo maggior possibilità di rischio di gravidanza, il rischio va considerato al punto di escluderla dalla famiglia dei contraccettivi di uso regolare.

Inoltre, il ricorso frequente incide sulla regolarità del ciclo mestruale.

Emergono due aspetti: è considerato contraccettivo, ma diversamente dagli altri metodi contraccettivi, il suo uso deve avere i requisiti della "emergenzialità", dell' "urgenza", annoverarla semplicemente come "contraccettivo" senz'altra spiegazione ed informazione potrebbe produrre messaggi sbagliati simili a quelli per cui oggi, nonostante una legge a dirlo chiaro e tondo, si afferma nel comune sentire che l'aborto è legale.

La proposta, il messaggio della legge, non è stato certo recepito se poi sondando in profondità, si scopre che molti si dicon sorpresi spiegando che l'aborto è legale SOLO in condizioni di gravissimo rischio per la salute psico-fisica della donna e che la legge, oltre a metter distanza chiara dall'equiparazione con sistemi contraccettivi, afferma la tutela del concepimento e raccomanda ogni sforzo per appianare le difficoltà al fine, appunto, di risolvere quanto più si può per la scelta del concepimento e non quella abortiva.

Uno scollamento tra la volontà della legge (che prevedeva allo scopo la creazione e l'utilizzo di dispositivi vari per favorire quanto più possibile la scelta del concepimento e non dell'aborto), che chiarisce subito e chiarissimo che l'aborto non può essere un metodo di pianificazione nascite né di selezione e quanto è il comune sentire, purtroppo, dove semplicemente si dice: l'aborto è legale.

A ben vedere, un'affermazione che ha senso, senz'altro spiegare, come dire "uccidere è legale", non a caso l'esempio per il parallelo, perchè l'aborto UCCIDE appunto.

Mentre la legge dice che è legale, o meglio non illecito in casi specifici particolarissimi. Legittima difesa per dire. INsomma, casi straordinari, emergenziali, "urgenti" (affinchè sia esclusa anche la premeditazione).

Ecco dire l'aborto è legale è come dire uccidere è legale.

Producendo i guasti rispetto a ciò che si propone la legge sull'aborto.

Ma anche rischiamo stesso errore, cioè lasciare che una cultura-valoriale disattenda i buoni propositi di saggezza per portarsi avanti comunque, in questo caso facendo cattiva informazione.

Allora bisognerebbe non perdere questo aspetto di non poco conto, dalla centralità del messaggio: la pdp è contraccettivo, sì, ma "emergenziale", in casi di urgenza emergenziale, non come metodo sistematico, equiparabile ad ogni altro metodo contraccettivo.

E vedo che già non si sta facendo questo percorso.

Si tratta di capire quale modello vogliamo proporre, naturalmente.

In Francia, per esempio, la pillola del giorno dopo non necessita di prescrizione medica, come da noi, non è necessario rivolgersi a consultorio come da noi, né un medico generico, né ginecologo, è disponibile nelle farmacie scavalcando questi passaggi ed è disponibile anche, gratuitamente, nelle scuole e per ragazze minorenni senza nemmeno il disturbo di dichiarare la propria identità.

Si tratta di capire qual'è la proposta che vogliamo fare, il messaggio che vogliamo passare per affermare un progetto costruttivo sociale (o provarci).

Aldilà di come uno la pensi, io trovo che sia una proposta schizofrenica, dove i messaggi confliggono contraddicendoci, quella che vuole la sessualità, la libertà sessuale come un aspetto per la cui idoneità è richiesta responsabilità adulta come condizione possibile (così che la norma preveda il reato PENALE se un adulto ha rapporti sessuali con minorenne, per quanto conseziente possa essere) ed al contempo, affermando una completa disponibilità, senza nessun vaglio o monitoraggio possibile, nell'aver pillola gratuita, nelle scuole, per minorenni, senza nemmeno intermediari, ricette, senza nemmeno il disturbo di lasciare i propri dati.

Cioè è il messaggio del via libera, senza doversi assumere responsabilità alcuna, né alcuna conseguenza da una parte, dunque la non necessarietà dell'idoneità, oltre che fisica, di maturità adulta, di responsabilità da assumersi e da vedersi riconosciute... e dall'altra invece, la punizione, il riconoscimento della responsabilità per cui nemmeno il consenso è sufficiente a legittimare il sesso minorile.

E' schizofrenico questo messaggio doppio, sembrano due identità che non sono consapevoli l'una dell'esistenza dell'altra, pianificando e progettando, esprimendosi aldilà dell'altra, in modo completamente diverso.

Sesso sì, sesso no. Minori sì, minori no. Libero e deresponsabilizzato con pillola distribuita senza alcun controllo e monitoraggio, praticamente un banale chewing-gum da una parte, cosa gravissima e riprorevole, un problema sociale da arginare nell'individuazione di un reato addirittura penale nemmen sollevato dal consenso, cioè riconoscendo una violenza a prescindere, quando il sesso è con minore.

Un aspetto disarmonico che permette la convivenza senza "sospetti" di due proposte ed interessi. Una è il riconoscimento che per il bene sociale, il sesso con minori è un fenomeno da contrastare, l'altra è il riconoscimento che poi chissenefrega e che le aziende produttrice il farmaco devono pur lavorare eh.

D'altra parte, la proposta della pillola del giorno dopo come oggetto di distribuzione obbligatoria senza possibilità di obiezione di coscienza per il farmacista che si appella alla sua non necessarietà, non essendo farmaco salva-vita (tanto-meno curativo), possibilità concessa anche ai Testimoni di Geova che rifiutano trasfuzione e non hanno che rispetto di questo diritto ove ciò non costituisca grave minaccia per la salute del paziente (e perfino risarcimento del danno qualora la trasfusione è coatta e non è giustificata come necessaria, opportuna in relazione al rischio), è un'incongruenza che si fa forte non tanto dei radicali, che son due gatti davvero, tantomeno da rappresentazioni politico-ideologiche radicali ed estreme, confinate ugualmente nella marginalità della rappresentazione politica per numero e peso specifico, ma si fa forte proprio

dei cattolici.

O per lo meno, di quelli autodichiaratosi "adulti". Quelli sì per diversi motivi, numeri e collocazione nella compagine di parte politica, di peso specifico e con il doppio valore aggiunto di definirsi "cattolici", ovvero ammortizzando l'idea che l'etica valoriale dei cattolici sia in discussione.

Anche loro si (auto) dichiarano cattolici, come il Papa e molti altri, ma contrariamente a loro, "adulti". Ma pur sempre cattolici.

Sono loro, quelli che hanno esponenti come Prodi, Bindi, Livia Turco (d'alemiana di lungo corso, nemmen prodiana) i cattolici adulti per cui dobbiamo la proposta per arrivare al modello progettuale, valoriale, sociale simil francese.

Bacchettoni, come abbiamo visto, bigotti che nemmen i protestanti, quando occorre, perfin ricordandoci strettamente il delirio astioso dei farisei al tempo di Cristo.

Ma poi, per il resto, assolutamente liberali, permissivi, con buona pace se la posizione è ben distante da quella che suggerisce la Chiesa Cattolica, il Vaticano, il Papa, per carità.

Così eccoli i cattolici adulti, con la loro ipocrisia, a mio avviso, la loro impostura del bigottismo a tempo, a ricordarci i farisei.

I primi ad aver affermato politicamente una proposta di deresponsabilizzazione sessuale, perfino tra i minorenni, però poi pronti a puntare il dito accusatorio e pronti alla lapidazione: Berlusconi frequenta minorenni.

Frequenta soltanto, fino a prova contraria, per loro è comunque già scandalo perchè suggerisce il messaggio che è qualcosa da cui attingere come modello e riferimento: 16-17-18enni che hanno rapporti, seppur consezienti, con adulti, è una cosa immorale, pericolosissima, che nemmeno deve essere ventilata come ipotesi possibile.

Poi però, va bene la pillola del giorno dopo, a lor starebbe benissimo si seguisse l'esempio di altre realtà come la Francia, dove si distribuisce a scuola, a minorenni.

Che hanno fatto sesso, la gratuita disponibilità non deve davvero farci pensare che sia paragonabile a caramella con o senza zucchero, per tanti motivi:

1) le caramelle si pagano e quella pdp probabilmente, si vorrebbe liberamente e gratuitamente distribuita. Al che propongo la liberalizzazione di tutte le caramelle senza zucchero, non curano e non salvan vite come la pillola del giorno dopo, ma forse sì: riducono la carie e soprattutto, mi aiutano a non fumare, dunque volendo salvano anche vite e curano, le voglio distribuite ovunque, scuole incluse, gratuite :-))

2) Per quanto ci si impegni, tra i cattolici adulti, a spiegare che le pillole del giorno dopo non fanno male come le bombe delle sei (prova a prenderle spesso, sia l'una che l'altra e poi ne riparliamo, come il minimo il fegato fa le valigie e ti lascia un biglietto sul tavolo: non cercarmi, non telefonare, non scrivere, addio!), per quanto si proponga di raggiungere quei modelli (Spagna del W Zapatero o Francia che sia), si continua a mimetizzare qualche aspetto:

a) la pillola del giorno dopo si dovrebbe prendere SOLO in casi di emergenza, urgenti, ma non è sistema contraccettivo paragonabile agli altri, non può essere il suo uso sistematico.

b) se come si dice, "non te lo metti il preservativo se non devi scopare", tanto è più vero per la pillola: non la prendi se non è perchè hai fatto sesso.

La pillola del giorno dopo si prende sempre e solo perchè si è fatto sesso, escludendo per diversi motivi, le altre possibilità: sesso responsabile, contraccettivi.

Se non si afferma chiaro questo messaggio, la pillola del giorno dopo si prende perchè si è fatto sesso è qualcosa è andato storto di brutto (educazione comportamentale per assumersi la responsabilità, astenendosi o con contraccettivi ordinari o mancanza di libertà per esercitare responsabilità, come può essere lo stupro), noi troviamo che domani sarà sparita nella costruzione sociale-valoriale, l'emergenzialità di cui oggi a malapena si parla già e mimetizziamo il fatto che il ricorso alla pillola dovrebbe essere un sintomo di qualcosa andato storto, celiamo completamente cioè lo stimolo e l'impulso per risolvere un problema a monte.

Siccome la proposta è perfino su minorenni altrove, pdp gratuita perfin per loro, sarà il caso di fare pace con se stessi allora e ricercare un modello meno schizofrenico, meno ipocrita, più armonioso: depenalizziamo il sesso con i minori (almeno fino a 16 anni). Si perde la possibilità di fare i farisei con Berlusconi, però si guadagna in credibilità nella proposta di "cattolici adulti".

Oppure, se l'idea non piace, si rifletta meglio: qual'è il messaggio che deve passare? E' sempre comunque non auspicabile che il sesso sia esercitato da non adulti-maggiorenni davvero? Riconosciamo ancora questo come un valore sociale da difendere oppure no?

Dico sinceramente che, per quanto mi riguarda, il sesso di un 16enne conseziente per me non ha una gravità maggiore del sesso di un 18enne o 25enne o 30enne, magari ugualmente irresponsabili nel farlo. La maturità non risponde a regole e codificazioni se non convenzionali di massima, ma non possono essere di ordine anagrafico.

Ma se si può discutere se la maturità tra 16 e 18 può cambiare di poco ed avere gran frequenza di situazioni paradossali, in cui il 16enne è più maturo del 18enne, si deve riconoscere che la norma, in sé, che prevede e codifica una differenza di responsabilità, di per sé è in grado già di dettare una linea, un messaggio, cioè fa cultura, cioè propone anche, performa.

Esattamente come la distribuzione della pillola e la pretesa, per me incivile, di proibire anche l'obiezione di coscienza del farmacista, farmaco che non salva e non cura (anzi, per il farmacista obiettore probabilmente uccide pure) e poi, sempre schizofrenia culturale che si afferma, il testimone di Geova dove non c'è il vincolo dell'urgenza e necessarietà, dove non salva vita, ha il suo pieno riconoscimento di obiezione alla trasfusione e titolo risarcitorio dove coatto imporre se dimostrata la non necessarità, cioè se non salva-vita o presumibilmente a comprenderne il rischio concreto.

Di questa affermazione-messaggio, io ritengo, dobbiamo ringraziare appunto non i radicali, pochi, né la sinistra radicale, pochi di più, né la sinistra non cattolica, comunque più ampia ma costretta alla convivenza con chi è distante come i cattolici de sinsitra, i cattolici-adulti, tra l'altro, convivenza non serena e fonte di molti guai politicamente parlando, non ultima la crisi di "identità".

La responsabilità è proprio dei cattolici adulti, de sinistra: è grazie a loro, soprattutto, che passano messaggi simili. Sulla pillola del giorno dopo o sulla diffusa opinione che l'aborto sia legale, punto, senz'altro spiegare. E legale per pianificare nascite anche, a dispetto d'una legge. E' grazie alla cultura di questi autodefinitosi adulti cattolici, che i dispositivi previsti dalla legge sono stati disattesi e c'è uno scollamento così ampio tra la volontà del legislatore e come è stata, quella legge, compresa nel proprio sistema valoriale, nella propria cultura.

Per alcuni poi, sarà questo fatto un merito. Oppure no, dipende dalla posizione da cui si guarda.

Vorrei che però emergesse meglio questo aspetto e non si celasse, lavorando nell'ombra. Mi piacerebbe insomma, una miglior chiarezza di proposta, per cui si possa scegliere: ci sono i cattolici. E ci sono i "cattolici adulti. Ma sono due parrocchie diverse, mooolto diverse.

Alieno

 

 

 

 

66
27 Lug 2009
alle 09:14

civis romanus sum

65. A me piaccino le torte, Hin, specie quelle fatte in casa con le proprie mani che reputo ancora di gran lunga superiori a quelle vendute a dozzine negli spacci mediali per lo shopping.

Nel merito delle obiezioni è ovvio che per quanto riguarda la presunta presenza di un "anima" in un embrione e di quando quella assume il controllo sulla natura nell'uomo, rimarremo sempre nell'ambito delle opinioni, e ciò non contrasta con l'affermazione che contesti, e cioè che l'argomento "non possiede nulla di scientifico".

Rilevo poi come anche dalla tua parte le opinioni abbondano e sono discordanti a cominciare da Origene proseguendo per Santommaso, arrivando ai giorni nostri, se quando per esprimere una nuova opinione al riguardo la chiesa deve appoggiarsi alla scienza documentandosi sugli ultimi risultati scientifici prima di adoperarsi nell'adeguamento delle sua ultima vecchia e sorpassata se non proprio campata per aria nel tentativo di farla compatire con la parola divina.

Faccio notare poi come per la Natura non sia affatto immorale adoperare la Morte per perpetrare la Vita. La Vita tessa prevede e comprende la Morte nel suo mantenimento. 

Per il resto vale quello che ho detto sopra ,,, qui si parla di contraccezione e non di aborto.

65
26 Lug 2009
alle 10:06

Hinneni

@49   non ho ancora  letto i post succesivi, quindi se le mie considerazioni sono ripetizioni di qualcun altro mi scuso

  • L’embrione è il risultato di complessi e noti processi biochimici che hanno luogo fra organismi vivi: l’ovulo femminile e lo spermatozoo maschile. Un embrione vitale non proviene da oggetti morti o da materiale inorganico. Affermare che la vita abbia inizio all’istante della fusione del DNA di organismi vivi è una banale contraddizione nei termini.

Non la vita in generale, ma l’inizio della vita di quel particolare essere vivente, quello e quello solo.

  • L’idea che l’embrione come tale sia una “persona” è di ordine metafisico e non ha nulla a che fare con la biologia o con altre scienze. L’idea che l’istante del concepimento costituisca una qualche “discontinuità” che giustifichi l’assegnazione dello status di “persona” non trova supporto in natura ma affonda piuttosto le sue radici in quelle ideologie religiose che per sopravvivere non possono fare a meno di questa arbitraria assunzione. Si tratta di un’idea che non contiene nulla di scientifico.

Questa è un opinione come un’altra

  • Il meccanismo attraverso il quale si forma l’embrione di un homo sapiens è lo stesso di tutti gli altri organismi viventi sessuati (sia per i mammiferi sia per molti altri animali inferiori). Non occorre postulare l’esistenza di entità sovrannaturali per spiegare la riproduzione umana, o per spiegare i processi che portano alla formazione di un embrione.

Assolutamente d’accordo

  • Una coppia qualsiasi ovulo-spermatozoo non ancora uniti contiene già in sé tutta l’informazione che serve per la costruzione di un nuovo esemplare, esattamente come la stessa informazione è contenuta nell’embrione che essi formano. In altre parole, una qualsiasi coppia ovulo-spermatozoo ha la stessa “dignità” biologica dell’embrione, nel senso che è ad esso biologicamente equipollente.

Il patrimonio genetico di un embrione è unico e darà origine ad un essere umano unico con caratteristiche genetiche che non sono la somma aritmetica di quelle di spermatozoo e ovulo, ma una solo delle moltissime che erano possibili.

Uova zucchero e farina, non sono ancora una torta.

64
25 Lug 2009
alle 16:49

civis romanus sum

61. Se uno va dal medico a chiedergli il farmaco Toglimal e il medico è obbligato a prescriverlo: a cosa serve il medico?

Nebbia di guerra in enrico ,,, Ovviamente non è così. Il medico ( come nel caso del thread ) prescrive la pillolina, il farmacista non può esimersi di fornirla ,,,

63
25 Lug 2009
alle 16:40

civis romanus sum

62. Ho dimenticato qualche aggettivo ,,, mera impotenza contro sommi princìpi ,,, dicevo, che danno più sostanza alla torta.

E' che sò distratto ,,, ho finito di fumare or ora un'erbetta niente male ;))

Vale !

62
25 Lug 2009
alle 16:30

civis romanus sum

59 e 60.

Esemplari dimostrazioni di caratteristica malafede di prete o similare.

Io continuo a dimostrare, documenti medici e legali alla mano, che la pillola del giorno dopo é un contraccettivo e il Caghetta continua a citarmi la legge sull'aborto e di come auspicherebbe un suo cambiamento per far contento il suo prete, il quale, mi permetto di evidenziare, fa sesso con accortezza e in segreto, spesso in maniera perversa e illegale con minori, ed evita accuratamente di prolificare mentre lo consiglia in maniera irrazionale agli altri.

Famo così allora ,,,Tu prova a far cambiare la legge che non piace ai tuoi preti e poi ne riparliamo ,,, eh ?

,,, Certo che se continui a sparlare di me nei tuoi commenti, a citarmi come esempio superiore ;) dimostrando così assenza di argomenti e vera impotenza Logica e Razionale nei confronti dei principi espressi in essa, sarai sempre, per come la vedi te, un predestinato a subirla.

Al momento ,,, rebus sic standibus : Se un funzionario pubblico ( farmacista) nega illegalmente un diritto (in questo caso, alla salute ) a chi legalmente lo richiede, commette un illecito e deve essere sempre denunciato e perseguito nella maniera più dura ,,, il resto sò chiacchiere ,,, e delle più tediose, essendo di prete.

 

61
25 Lug 2009
alle 16:13

enrico

Sopno di fretta per ora ho letto solo questo

Non esiste il diritto all’obiezione di coscienza per la prescrizione di un farmaco

Se uno va dal medico a chiedergli il farmaco Toglimal e il medico è obbligato a prescriverlo: a cosa serve il medico?

Tanto vale che uno si faccia le diagnosi da solo e poi vada in farmacia a comprarsi la medicina. Anzi sarebbe ancora meglio se i tutti i farmaci fossero al supermercato, così si perde ancora meno tempo.

60
24 Lug 2009
alle 22:37

Alieno

Acc.... non mi ha preso il corsivo e non si capisce il testo legge e quello che commento. Il testo era

Articolo 1


Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.

L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

59
24 Lug 2009
alle 22:35

Alieno

Civis: caspita. Il 55 è un post sensato! Sicuramente esce fuori dal coro dei tuoi.

Starai mica male? Se è così, beh, speriamo duri.

Sono sbalordito.

In merito però non risolve i miei dubbi. Post-coitale, come definizione è idoneo a suggeri contraccettivo solo nel caso che l'innesto con successo dell'ovulo non c'è stato, ma nel caso diverso, a modificar cavità uterina, più che di post-coitale o tardivo contraccettivo, mi pare un precoce abortivo ed un post-fecondazione.

Cioè il discorso non è proprio uguale eh!

Parlare di "effetti che prevengono la gestazione" dopo la fecondazione è una forzatura forse, su cui rifletterci meglio, aldilà della decisione. Che sembra, tra l'altro, prendere in esame solo l'eventualità in cui l'ovulo non è ancora fecondato.

Ma non è proprio così e dunque è una decisione che si contraddice proprio per l'argomento che porta a sostegno.

E si configura la grande distanza con la legge 194, che invece spiega chiaro chiaro:

Articolo 1


Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.

L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

In base a cosa la sentenza può forzare fino ad includere anche lo scollamento di un ovulo fecondato già, cioè l'inizio dell'individuo unico, a se stante che non è solo parte biologica dell'uomo e della donna?

Non sembra certo quel che vuole la legge che invece: tutela la vita fin dall'inizio.

Mi pare contestabile quel  non si pone questione circa la qualificazione come pratiche abortive eccedenti i limiti stabiliti dalla legge n. 194/1978».

Alieno

58
24 Lug 2009
alle 22:09

Alieno

Civis: veramente sei tu che, accennando il blogger alle ferie estive, mi volevi stare appresso. Cosa che via via mi ripeti, vuoi starmi appresso, addosso. Alternandola con l'annuncio che mi ignorerai.

In ogni caso ammetto che sei sicuramente un riferimento per fare esempi. Esempio delle incoerenze che raccogli e fai tue e poi sparandole nel web, così come di certi sentimenti-propaganda militante (la tua paranoia anti-clericale per dirne una) ad indicare insomma, come ci si può ridurre o perchè non è una proposta credibile e così via.

Tu capisci, non è sempre facile spiegare, per esempio, che un militante anti-fascista in servizio permanente effettivo è il più fascista di tutti. Così come che l'antirazzista all'occasione strumentale, è razzista.

Sarebbe complicato, ma tu rendi tutto più semplice. :-))

Secondo me è anche utile ricordare che sei fumatore abituale di canna (per tua auto-dichiarazione tempo fa) e per far vedere uno degli aspetti patologici che da quell'uso ne può derivare: la paranoia.

libero di fare ciò che vuole ma non di impedire a me di fare ciò che la legge mi consente di fare.

Ma chi te lo vuol impedire? Boh.

sono ancora valido baluardo contro l'arroganza di chi vorrebbe impormi qualcosa.

Imporre? Ariboh!

Comunque, siccome ti piace tanto la legge, sarà bene fare dei ripassi, così per capire cosa cerca di affermare, qual cultura, quali principi, con la norma:

Legge 22 maggio 1978 n. 194

(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 22 maggio 1978)NORME PER LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITA' E SULL'INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA

La camera dei deputati ed il senato della repubblica hanno approvato;

Il presidente della repubblica

Promulga la seguente legge:

Articolo 1


Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.


L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Articolo 2


I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza:

a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio;

b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;

c) attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a);

d)
contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza.

Tanto solo per dire cosa già si esprime chiaro chiaro da subito, ai primi articoli, alle prime parole usate, ad esprimere la volontà della legge qual'è.

E siccome non si ritiene il concepimento un disturbo, una disgrazia sociale, ma ben altro, all'art. 17 di questo valore si rende partecipi tutti tutti avvertendo che:

Articolo 17


Chiunque cagiona ad una donna per colpa l'interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.

Chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro è punito con la pena prevista dal comma precedente, diminuita fino alla metà.

Nei casi previsti dai commi precedenti, se il fatto è commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro la pena è aumentata.
 

Articolo 18
Chiunque cagiona l'interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l'inganno. La stessa pena si applica a chiunque provochi l'interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna.

Detta pena è diminuita fino alla metà se da tali lesioni deriva l'acceleramento del parto.

Se dai fatti previsti dal primo e dal secondo comma deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita.

Le pene stabilite dai commi precedenti sono aumentate se la donna è minore degli anni diciotto.

Articolo 19
Chiunque cagiona l'interruzione volontaria della gravidanza senza l'osservanza delle modalità indicate negli articoli 5 o 8, è punito con la reclusione sino a tre anni.

La donna è punita con la multa fino a lire centomila.

Se l'interruzione volontaria della gravidanza avviene senza l'accertamento medico dei casi previsti dalle lettere a) e b) dell'articolo 6 o comunque senza l'osservanza delle modalità previste dall'articolo 7, chi la cagiona è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

La donna è punita con la reclusione sino a sei mesi.

Quando l'interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta, fuori dei casi o senza l'osservanza delle modalità previste dagli articoli 12 e 13, chi la cagiona è punito con le pene rispettivamente previste dai commi precedenti aumentate fino alla metà. La donna non è punibile.

Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da due a cinque anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita.

Le pene stabilite dal comma precedente sono aumentate se la morte o la lesione della donna derivano dai fatti previsti dal quinto comma.

Articolo 20
Le pene previste dagli articoli 18 e 19 per chi procura l'interruzione della gravidanza sono aumentate quando il reato è commesso da chi ha sollevato obiezione di coscienza ai sensi dell'articolo 9.

-----------------

Ora il problema è che noi ci troviamo con i dispositivi previsti dalla legge, da anni, completamente disattesi. Non si è lavorato per rimuovere le cause che posson portare una donna alla scelta abortiva, come previsto dalla norma, ma al contrario, si è lavorato per tanto tempo, all'inizio non ufficialmente, poi ormai svaccatamente, per rimuovere, al contrario, ogni ostacolo alla scelta abortiva.

E' per questo tradimento della legge, fatta dalla cultura proposta, che molti erroneamente pensano che l'aborto è libero e legale. Punto.

Ma non è la legge di cui si parla!

Perchè la legge, di per sè, si propone tante cose. Ha aspetti di disciplina, punitivi, sanzionatori, di riconocimento, di deterrente.. insomma, è uno strumento eccellente, straordinario per affermare una cultura, un sistema di valori, una progettualità costruttiva della società.

Evidentemente, si potrebbe osservare, nel nostro Paese c'è stata una gravissima ingerenza contro lo Stato e la Legge, se i dispositivi previsti sono stati talmente, sistematicamente disattesi che l'ignoranza su questa, cioè non ha funzionato come si proponeva, fa dire: l'aborto è legale. Punto.

Una gravissima ingerenza aldilà di Stato e Leggi che però, non è del Papa... fosse per lui sarebbe COME MINIMO attesa quella legge e più conosciuta, anzichè aver valore diffuso in un semplice "l'aborto è legittimo-legale" ovvero l'effetto "normalizzante" inoculato socialmente.

Allora è evidente che ci sono altri Papi e preti, altri culti, diciamo, che hanno fatto un'ingerenza così palese, sistematica e nemmeno ufficiale, emersa come può essere l'obiezione di coscienza di un medico o di un farmacista. Una ingerenza continua e subdola di molti soggetti altri che il Papa. A dispetto della Ragione e della Logica usata per quella legge che, faccio notare, è del 1978 e da allora, noi possiamo ricorrrere alle nuove rivelazioni e possibilità della scienza e della tecnologia per saperne di più di allora, riguardo al concepimento, al concepito in sé per cui potremmo proprio grazie a scienza aver strumento migliorato per usar Ragione e Logica e ritoccare la tempistica.

Ma vai a dirlo soltato. Si scopre che sei subito linciato da una comunità di altri preti di altri culti (ideologici e non solo) che dogmaticamente, non vogliono che tu usi la scienza e la Ragione, magari la stessa che si usò, la logica, con le conoscenze contestuali al 1978. Ma oggi siamo al 2009. Anni luce per possibilità, volendo, conoscitive e di osservazione per trarne valutazione migliore, far calibratura e convergenza..

Evidentemente, la capacità mediatrice di costoro, sempre pronti a scagliarsi contro la Chiesa accusandola di quel che fanno, è minore, soprattutto, è minore la loro volontà, la loro tolleranza ed il loro dogmatismo, più assolutista di quanto si pensi.

Alieno

Alieno

 

57
24 Lug 2009
alle 21:27

civis romanus sum

54. Chi non si accorda con me, Caghetta, è libero di fare ciò che vuole ma non di impedire a me di fare ciò che la legge mi consente di fare.

Io conosco gli strumenti per farmi rispettare e sono felice qui di metterli a conoscenza di tutti quelli che vogliono approfittarne.

Infine davvero, poi vedo che ultimamente sono il tuo argomento preferito, e questo è per me un segnale ulteriore che quegli strumenti ai quali tu nulla puoi opporre se non le tue diarroiche vacue opinioni sono ancora un valido baluardo contro l'arroganza di chi vorrebbe impormi qualcosa.

Il resto ,,, e specialmente le tante che ami fare su di me ;) sò chiacchiere.

56
24 Lug 2009
alle 21:25

Alieno

Il fatto che più mi dispiace è che la proposta che si avanza, chiedendo pillola, è una proposta in cui l'uomo è in fuga dalle responsabilità, dalla realtà.

Non me la voglio assumere la responsabilità di fare sesso, voglio farlo e basta, voglio solo stare bene, punto. Soddisfazione. L'istinto basta. Appagamento istintuale come unico tema. E' possibile e dunque è giusto farlo. Mi va e dunque mi deve essere concesso senza il disturbo di responsabilità.

La  proposta educativa-valoriale-sociale non è quella che utilizza la scienza e la tecnologia con responsabilità adulta, prudenza, relazione di causa-effetto, progettualità, la stessa relazione libertà-responsabilità viene rigettata.

Un concetto pericoloso. Il nostro ordinamento ha ben presente che "libertà" e "responsabilità" non possono essere scindibili nella codificazione delle relazioni sociali.

Infatti siamo tutti più o meno liberi, ma quando ci si comporta irresponsabilmente, la norma ci sanziona. E lo fa in misura tale per cui, più grave è la responsabilità tradita, più stretta la limitazione della libertà: arresto, carcere, ma anche i "domiciliari", l'obbligo di firma e la stessa sanzione pecuniaria (per non parlar di altri dispositivi, l'obbligo di lavori socialmente utili, di ripagare il danno imposto, lo stesso pagare, cioè privarsi di spendere quella somma liberamente per altro, l'allontanamento dai pubblici uffici e così via) sono tutti aspetti di una coscienza: la libertà è strettamente correlata alla responsabilità. Aumentare la misura della prima, libertà ed abbassare la seconda, responsabiloità è tutto tranne che progettualmente capace di prometterci benefici.

Addirittura ci poniamo talvolta la rielaborazione dei limiti per cui chi nn dovrebbe aver accesso alla libertà piena di adulto maggiorenne, perchè convenzionalmente stabilito non avendo compiuto il percorso, la maturità, la maggiore età, per aver anche coscienza responsabile e appunto, chiedendoci se, visto che i non-maggiorenni esercitano sempre più atteggiamenti liberamente irresponsabili, diventando un tema sociale, non è il caso di abbassare il punto fissato per riconoscergli anche una responsabilità più piena.

Un tentativo di correggere e riequilibrare il rapporto libertà-responsabilità causato da minorenni sempre più liberi di essere irresponsabili, dannosi socialmente, direttamente, ma anche come messaggio che passa, altrimenti.

Ma la proposta della pillola giorno dopo (non dicendo cosa, che non appaia la libertà esercitata senza responsabilità sufficiente) è questo che vuole: sposare una proposta progettualmente proiettata nel futuro, in cui si è in fuga costante dalla realtà.

La realtà della relazione causa-effetto, della naturalità per cui il sesso non è privo di implicazioni d'ogni sorta (biologiche, sociali ecc).

Quella proposta è in fuga dalla realtà. Cioè è la proposta che fa, per esempio, la droga.

Fuga dalla realtà. Niente responsabilità. Voglio stare solo bene, non pensare, non essere cosciente, non avere responsabilità, me ne sbatto di tutto, mi drogo, punto.

La proposta culturale che avanza è una proposta drogata.

C'è una continuità di proposta con le droge, lo sballo e la pillola del giorno dopo, per cui l'unica richiesta è libertà di non avere responsabilità. Di non essere adulti. E nemmeno ragazzini.

Droga per tutti. E senza obiettori di coscienza a far la morale e rompere le scatole.

Alieno

55
24 Lug 2009
alle 21:12

civis romanus sum

Se come sembra dai dubbi espressi in disonestà e malafede nel 51, non sono ancora stato chiaro al riguardo della differenza tra farmaci contraccettivi e farmaci abortivi, mi permetto di ripostare cosa dice la legge:

Esemplare è la sentenza 8465/2001 del Tar del Lazio. Chiamato a decidere proprio sulla pillola del giorno dopo, scrivono i giudici:

«Il decreto che autorizza la commercializzazione del “Norlevo” non contrasta con la legge n. 194/1978, poiché il farmaco autorizzato agisce con effetti contraccettivi in un momento anteriore all’innesto dell’ovulo fecondato nell’utero materno. Detta evenienza resta sottratta alla regolamentazione dettata dalla legge richiamata che, come in precedenza esposto, assume a riferimento una condizione fisiologica della donna di stabile aspettativa di maternità cui soccorrono, in presenza di una volontaria e consapevole scelta interruttiva, specifici interventi di assistenza sul piano sanitario e psicologico.
Come, del resto, illustrato dalle parti resistenti, il farmaco “Norlevo” esplica effetti di prevenzione della gestazione al pari di altri usuali metodi contraccettivi, quale lo “IUD” o spirale, che parimenti mirano a inibire l’impianto dell’ovulo fecondato e in ordine ai quali non si pone questione circa la qualificazione come pratiche abortive eccedenti i limiti stabiliti dalla legge n. 194/1978».

Insomma… è un contraccettivo post-coitale, d’emergenza: la pillola del giorno dopo agisce alternativamente prevenendo l’ovulazione o, qualora l’ovulo sia già stato fecondato, modificando la cavità uterina in modo da impedire l’annidamento dell’ovulo stesso. Se invece l’ovulo si è già innestato, e quindi è iniziata una gravidanza, la PDGD non avrà alcun effetto.

È – inoltre – un farmaco contraccettivo che rientra nella Classe 1 dell’OMS; la sua prescrizione è dovuta in assenza di possibilità di diagnosi… quindi ve la devono prescrivere anche senza farvi alcun controllo ginecologico (questo a differenza della procedura di interruzione di gravidanza prescritta dalla 194).

Di conseguenza è totalmente illegittimo il ricorso all’art 9 della legge 194. Non vi è alcuna pratica abortiva e conseguentemente non può esservi alcun rifiuto motivato dal fatto di essere obiettore per le interruzioni di gravidanza.

Non di secondaria importanza è il parere dell’OMS sul tema: la gravidanza inizia NON con la fecondazione, ma con l’impianto dello zigote nell’utero materno.

 

54
24 Lug 2009
alle 21:08

Alieno

Civis: in sostanza, ci spieghi, tu sei la Logica e la Ragione e derivandone conseguentemente che chi non si accorda con te, non si accorda con Logica e Ragione?

Sei uno spasso...

Ma senti, un po' di obiezione di coscienza a te proprio non va? Dalla presunzione, per dirne una, eheh.

:-)

53
24 Lug 2009
alle 20:51

civis romanus sum

Visto che nè la Logica nè la Ragione potranno mai conciliarsi con le due opinioni precedenti, a mio parere affette la prima da confusione e la seconda da malafede, io continuo a consigliare di far riferimento agli articoli del codice penale sopra enunciati quando ci si trova davanti ad un pubblico funzionario che ci nega un diritto stabilito per legge.

Nel comportamento dei medici “obiettori”, si possono riscontrare gli estremi dei reati di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), omissione di soccorso (art. 593 c.p.), interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.) e rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p).( vedi mio 47 )

Non esiste il diritto all’obiezione di coscienza per la prescrizione di un farmaco e il rifiuto, da parte di un persona in pubblico servizio, è un reato penale (omissione di atti d’ufficio e soccorso) in quanto commesso al fine di realizzare un proprio interesse traendone un utile.

Il resto sò ,,, chiacchiere.

52
24 Lug 2009
alle 19:34

enrico

Mi ero perso il codice deontologico

Titolo II, capo 1, art.3

1. il farmacista deve: 

c) operare in piena autonomia e coscienza professionale, conformemente ai principi etici e tenendo sempre presenti i diritti del malato e il rispetto della vita

51
24 Lug 2009
alle 19:29

Alieno

Mi pare già importante che dai commenti emerga che la questione non è altro che culturale ed etica.

Dunque si scontrano proposte culturali ed etiche, lasciando a questo punto la scienza che ha fatto il suo lavoro di strumento (è possibile avere una pillola per) senza poterci dire se è giusta proporla, venderla, usarla.

Il "giusto" o meno attiene all'etica, alla morale, alla filosofia, all'ideologia, alla religione a quel che si vuole ma non è una possibilità autenticamente rintracciabile nella scienza, quella di capire se è "giusto" o "ingiusto".

Lo dico per sbarazzarmi di un'idea diffusa che contrappone scienza a religione. E che vorrebbe la religione come unica possibilità di voler proporre il proprio progetto, il proprio sistema valoriale ecc.

La Chiesa non pone paletti più di ogni altra sorgente etica antagonista. A volte le pone a volte no, dipende con cosa si incontra-scontra-confronta. Lo fanno anche la politica, l'ideologia ecc. L'europa dice che (proposta tra l'altro obbligatoria nell'appartenza) le donne devono andare in pensione più tardi? Una parte politica mette i suoi paletti: le donne no. Non fino a quel punto.

Per la pillola non è diversa la questione.

Civis ha una proposta antagonista che pone paletti oppure vuol toglierli, al pari della Chiesa. I suoi referenti sono altri, tutto qua. Anche lui dice il suo "giusto" o "non giusto" che però, non è già più nel merito del pensiero "scientifico", come aspetto. Sarà ideologico, politico, culturale, personale o quel che si vuole.

Siccome è questione culturale-etica, vediamo anche che la condivisione ampia non è certo così scontata non trattandosi nemmeno di farmaco curativo (a meno di non considerar concepimento malattia), tantomeno salvavita (anzi, per alcuni ammazzavita).

Se si discutesse sull'obbligo di avere, nei centri abitati, un defribillatore ogni 500 m, per esempio, probabilmente saremmo tutti d'accordo. Averlo (costruendo anche il minimo di conoscenza-informazione per poterne far uso) è sicuramente condivisibile: potrebbe salvar vite di brutto.

Ma qui parliamo d'altro: di comportamento, di valori ecc. La pillola nella maggior parte dei casi si sceglie come proposta, riferendosi non a casi eccezionali, magari drammatici, ma come proposta funzionale ad un'altra proposta che è quella di farne utilizzo pieno nell'idea che il sesso non debba aver disturbo di eventuali responsabilità.

Che poi proprio Civis sia il primo a dirci che si parla di sua proposta culturale-valoriale si intuisce benissimo (e sapendo che se la Chiesa ne difendesse distribuzione, anche, avrebbe collocamento opposto: la Chiesa vuole la pillola perchè pedofila e le ragazzine non restino incinta o perchè, teoria del complotto, sostiene le multinazionali farmaceutiche e roba così).

Poi la sua adesione alla scienza è solo un delirio che lui ritiene funzionale per le solite ossessioni, critico acriticamente verso Chiesa-preti-Papa blablabla. E si dà la zappa sui piedi nel voler eleggere la scienza a quel che non può esser, cioè modello cui riferirsi in contrapposizione alla Chiesa.

Ma anche al buon senso, dico io, che la scienza non può certo dirimere. Non senza ricorrere ad altro.

Chi ha inventato i raggi x, i suoi pioneri, infine, han finito per uccidersi perchè i paletti non son certo stati messi. Si gioca, scientificamente, con quello che nemmen si conosce.

A rassicurarci però, che non può succeder nulla, non è la scienza, ma certi scienziati (e non tutti). Le prime esplosioni atomiche si guardavano con il binocolo, allegramente, invitando come ad un party privilegiati ospiti con gentili signore magari, a gustar i novelli fuochi di artificio. Si pensava che la distanza fosse sufficiente, a rassicurare tutti.

Ci rassicurano anche se tentano di ri-creare un buco nero. Non sanno nemmen cos'è esattamente, sono speculazioni ed ipotesi, ma ci rassicurano: non c'è pericolo.

Non significa che non si deve sperimentare quel che non si conosce, ma significa senz'altro, per buon senso, avere mooooolta prudenza, questo sì.

Dunque, i paletti, di per sé non sono positivi o negativi da porsi, magari sono utilissimi e lungimiranti oppure no. Certo non è la scienza, a cui potrebbero esser posti, a dirci se è giusto o meno. Al massimo lo dirà qualche scenziato, persona, con la sua etica, il suo sistema di valori, il suo senno e perchè no, anche un bel po' di fattore C che non guasta per vedere poi, col senno di poi, se ci aveva preso oppure se ha fatto una grandissima cagata di cui far spese, magari, un po' tutti.

La proposta che non ci debbano essere paletti, di per sé è già una proposta. Ed anche se Civis è l'incoerente che i paletti li metterebbe per altro tema ed in altri posti e soggetti, qui sembrerebbe insinuare che la sola idea di mettere paletti è di per sé sbagliata.

La cosa più divertente è poi vederlo fare la sua proposta:

Dunque fate sesso liberamente fijoli, e premunitevi coi mezzi adeguati messici a disposizione dalla Scienza, frutto della nostra Ragione, per non procreare o per farlo solo quando siete sicuri di poter dare un futuro vivibile al frutto del vostro amore fisico e spirituale ,,, in Gran Betagna lo si consiglia anche una volta al giorno agli studenti per crescere esercitando liberamente passioni e libidini e liberarsi anche dallo stress

Ma proprio Gran Bretagna dovevi citare? Non è di molto tempo fa la notizia della ragazzina di 15 anni ingravidata da un 13enne. Loro non hanno diritto di liberare passioni e libidini, stress?

Non vorremo mica mettere paletti?

Non mi convince, ci medito, ma non mi convince nemmeno Jack, quando dice:

Il punto qui a mio modo di vedere e' che nella misura in cui si riconosce un diritto all'embrione, si afferma un potere della societa' nei confronti del corpo della donna

Ma non è tanto il potere della società, quanto semmai il potere-diritto dell'embrione stesso se individuo, cioè al pari di ogni altro individuo, limitante la libertà di altri individui se compromettono la sua libertà più grande, l'affermazione basilare del sé, esistere. LA "società" non è un organismo astratto, un'idrovora insensata di diritti individuali, una bestiaccia alimentata da misteriosi esseri alieni..

Diciamo che gli individui, piuttosto, gregari, sociali, hanno codificato un terreno condiviso in cui progettare costruttivamente, cioè in definitiva, hanno messo paletti, dove e come hanno pensato di tutelare meglio l'interesse di tutti.

Non mi convince nemmeno il seguito:

dall'altro privare una donna del diritto di disporre del proprio corpo mi pare una forma di violenza.

Se è violenza, però, non è della società, ma della naturalità delle cose per cui a partorire è la donna se si è fatto sesso e non a turni. Sta a noi se considerare violenza o privilegio il fatto.

Fatto è che la pillola magica non è comunque così magica da impedire che accada quel che dici. Comunque la donna dovrà ricorrere alla pillola (l'uomo no) perchè comunque non potrà disporre pienamente del suo corpo per legge di natura per cui, se fai sesso senza altra precauzione e magari pure sfiga, se il fine è sesso fine a se stesso e con occasional patner per cui non aver nemmen dubbio sulla scelta, beh, si riafferma l'indisponibilità del corpo della donna.

Sopperisce, ma non cambia la natura delle cose: resta la donna a concepire facendo sesso. La pillola nasconde, prende scorciatoie, mimetizza, ma la disponibilità che si vorrebbe, la pillola non la dà. Semmai cambia il rapporto della propria indisponibilità: concepimento o pillola da prendere, libertà un tubo, disporre un tubo. Semmai si vorrà dire che resta comunque nella condizione naturale di non avere piena disponibilità (se così si vuole affermare ritenendo invalidante il concepimento, naturalmente) ma con la pillola è tutto più comodo.

La pillola si sostituisce al concepimento. La donna continua ad assumersi responsabilità dopo il sesso. Pillola o nascituro, relazione causa-effetto comunque, l'effetto cambia e però, mi pare, mimetizziamo le cause.

Nemmeno chiamare la Ru "medicamento" mi convince. Bleffa. E' una mimesi, perchè non è curativa la Ru e chiamarla così, "medicamento" in realtà, suggerisce una propria posizione già, quella in cui effettivamente, il concepimento è cosa da curare o curabile, cioè malattia, handicap, disturbo.

E' un po' come chiamare medicamento la crema per depilarsi! E' un disturbo, magari, ma non malattia da curare, una patologia a cui dar sollievo (tranne casi patologici veri magari, di natura ormonale appunto).

Ad ogni modo, non essendo malattia, male da curare, ma "disturbo" si ritorna daccapo: è soggettivo ed è una questione pienamente culturale-valoriale da misurare con le proposte.

Vinca la migliore.

Sulla quale, come ho già espresso, mi confronto con riserva, se si tratta di preservativi a favore, ma pillola del giorno dopo nel dubbio, non so collocarla (abortiva o contraccettiva?) e propendo con prudenza per la proposta in cui c'è, ma sempre con la saggezza di una proposta ampia allegata, di concerto, così come ci sono le auto, le armi, i trattori, gli aerei, però non è che chiunque possa saltarci sopra e farne utilizzo, ci sono dei

paletti che rimbalzano proprio su Civis che non ne vorrebbe e ne mette ed accetta tantissimi, a dire che solo quelli della Chiesa non gli piacciono, ma perchè son di Chiesa. Se la proposta fosse di accoppiarsi ad ogni minuto col primo che passa, a suo figlio spiegherebbe (anche al mondo) che è un paletto della Chiesa,  a limitare la possibilità, la libertà di usare la ragione, la responsabilità.

Alieno

 

50
24 Lug 2009
alle 19:19

enrico

 

Al massimo un farmacista che non consegna la PDGD commette illecito amministrativo, qualunque cosa dicano i radicali. La norma risale all'anteguerra e obbliga il farmacista a consegnare o a procurare il farmaco prescritto. La sua inosservanza, ripeto, costituisce illecito amministrativo.

Poi dell'embrione si può pensare ciò che si vuole, ma la legge italiana, nelle parti che ho citato, parla chiaro: l'embrione è giuridicamente riconosciuto e gode di diritti. Dire che la vita della mamma ha prevalenza sulla vita del nascituro lo conferma: la Corte Costituzionale non avrebbe perso tempo sull'argomento se non ci fossero state due persone a confronto.

Visto che con la legge non ci si fa si prova con la pseudoscienza.

Mettere a confronto un embrione con ovulo e spermatozoo separati e dire che sono la stessa cosa è un idiozia in quanto  un embrione è destinato a vivere (se non lo uccidi), mentre spermatozoi e ovuli da soli sono destinati a morte (se non si uniscono). E proprio l'unione tra ovulo e spermatozoo rappresenta quel salto, che non c'è stato prima e non ci sarà dopo, che dà il via alla vita.

  • la vita per un bambino non desiderato, specialmente se gravemente malato, potrebbe non essere la soluzione migliore.
  • Non essere la soluzione migliore per chi? Questa comunque è un'idea tanto diffusa quanto illegale. La legge non permette affatto di selezionare bambini biondi e con gli occhi azzurri, o di uccidere i down. Ma basta poco, un ginecologo compiacente, per aggirarla. Se invece qualcuno del Movimento per la Vita entra in un consultorio per cercare di evitare qualche aborto, cosa prevista dalla legge, ecco che si grida allo scandalo.

    49
    24 Lug 2009
    alle 18:24

    civis romanus sum

    Ed infine :

    L'inconsistenza logica delle tesi cattoliche sull'embrione.

    Si sente spesso ripetere, sotto varie forme, il seguente ragionamento: «Un embrione è un essere vivente che, anche se non è una persona, lo diventerà. Con l’uccisione volontaria dell’embrione tu impedisci a quel futuro individuo di vivere la sua vita. Non è diverso da un omicidio». Oppure: «L’embrione umano è già una Persona».

    Indubbiamente è vero che la soppressione dell’embrione impedisce oggettivamente al futuro individuo di esistere. Tuttavia la conclusione che l’aborto equivalga all’omicidio nasconde un grave errore logico e se vogliamo essere razionali occorre spingere i ragionamenti fino in fondo per capire che le cose non stanno così.

    Vanno chiariti alcuni punti principali:

    • La vita biologica, per come la conosciamo attraverso il metodo scientifico, preesiste alla formazione dell’embrione. L’embrione è il risultato di complessi e noti processi biochimici che hanno luogo fra organismi vivi: l’ovulo femminile e lo spermatozoo maschile. Un embrione vitale non proviene da oggetti morti o da materiale inorganico. Affermare che la vita abbia inizio all’istante della fusione del DNA di organismi vivi è una banale contraddizione nei termini.
    • L’idea che l’embrione come tale sia una “persona” è di ordine metafisico e non ha nulla a che fare con la biologia o con altre scienze. L’idea che l’istante del concepimento costituisca una qualche “discontinuità” che giustifichi l’assegnazione dello status di “persona” non trova supporto in natura ma affonda piuttosto le sue radici in quelle ideologie religiose che per sopravvivere non possono fare a meno di questa arbitraria assunzione. Si tratta di un’idea che non contiene nulla di scientifico.
    • Il meccanismo attraverso il quale si forma l’embrione di un homo sapiens è lo stesso di tutti gli altri organismi viventi sessuati (sia per i mammiferi sia per molti altri animali inferiori). Non occorre postulare l’esistenza di entità sovrannaturali per spiegare la riproduzione umana, o per spiegare i processi che portano alla formazione di un embrione.
    • Una coppia qualsiasi ovulo-spermatozoo non ancora uniti contiene già in sé tutta l’informazione che serve per la costruzione di un nuovo esemplare, esattamente come la stessa informazione è contenuta nell’embrione che essi formano. In altre parole, una qualsiasi coppia ovulo-spermatozoo ha la stessa “dignità” biologica dell’embrione, nel senso che è ad esso biologicamente equipollente.

    Questi semplici fatti implicano che la scelta consapevole di impedire, attraverso qualsiasi mezzo, l’unione di un ovulo con uno spermatozoo umani risulta logicamente equivalente a impedire che il corrispondente embrione si sviluppi secondo il suo normale corso. Cioè, se chiamiamo ciò “omicidio”, allora siamo costretti a includere nella stessa categoria anche la contraccezione e perfino l’astinenza sessuale o la scelta del celibato perché, dal punto di vista biologico, di fatto producono tutti lo stesso risultato finale: una persona non verrà al mondo e non vivrà a causa della scelta deliberata e consapevole di qualcuno.

    Dovremmo dunque considerare “assassini” anche tutte quelle persone? È chiaramente assurdo. E ogni volta che attraverso un ragionamento si giunge a un assurdo significa che o il ragionamento è sbagliato o l’ipotesi iniziale (aborto=omicidio) è falsa. L’aborto non può essere considerato equivalente all’omicidio, perché questa ipotesi condurrebbe alla conclusione insensata secondo la quale dovremmo considerarci quasi tutti omicidi.

    Stabilire quando la soppressione di un gruppo di cellule è un omicidio e quando invece non lo è, non può che derivare da una nostra convenzione e non da un elemento oggettivo della natura. Non diversamente dallo stabilire a che età si è abbastanza maturi per votare.

    by Marco Musy

     

    48
    24 Lug 2009
    alle 18:14

    civis romanus sum

    L’aborto è una piaga sociale fin dalla notte dei tempi; anche nell’antichità le maternità indesiderate erano spesso oggetto di decisioni “estreme”, mai semplici da prendere.

    Tuttavia, solo nel Novecento si è affacciata, e poi diffusa, la tesi che lo Stato debba garantire alla donne che si ritrovano in questa situazione di poter decidere (da sole) se interrompere la propria gravidanza.

    Molti sono i motivi che giustificano la legalizzazione dell’aborto, tra questi:

    • il vietarlo non ne impedisce la pratica, la rende invece clandestina, costosa e pericolosa;
    • la vita di una madre ha più valore di quella di un feto;
    • la maternità deve essere una scelta responsabile e consapevole, e non il frutto, ad esempio, del malfunzionamento di un contraccettivo;
    • la vita per un bambino non desiderato, specialmente se gravemente malato, potrebbe non essere la soluzione migliore.

    Fino al 1975 l’aborto era in Italia ancora una pratica illegale: uno degli ultimi Paesi europei a considerarlo un reato. Ciò non significava, ovviamente, che di aborti non ne avvenissero: anzi, le donne italiane, già svantaggiate da una legislazione punitiva nei confronti della contraccezione, quando incappavano in una gravidanza non voluta si dovevano rivolgere clandestinamente alle famigerate “mammane”, praticone senza scrupoli che, con mezzi assolutamente non idonei e in cambio di un lauto compenso, “risolvevano il problema”, talvolta al prezzo della vita della donna stessa.

    Nel 1975 una sentenza della Corte Costituzionale stabiliva finalmente la «differenza» tra un embrione e un essere umano e sanciva la prevalenza della salute della madre rispetto alla vita del nascituro.

    47
    24 Lug 2009
    alle 18:10

    civis romanus sum

    46. il fatto che la scienza possa stabilire dei paletti ,,,

    Mi permetto di smentire ,,, la scienza non pone paletti.

    Per la scienza anche uno spermatozoo è già vita come lo è già un ovulo e precedentemente tutto il sistema vitale che li origina. Non esiste una discontinuità tra pre-vita e vita, tutto è già vita in continua trasformazione se non è già morto.

    Sono le religioni che pongono paletti presumendo di decidere un prima ed un dopo.

    Questo piccolo seguente articolo ha come scopo quello di analizzare, con qualche riferimento normativo, la situazione del paziente che si vede rifiutata la prescrizione (ahimé ancora necessaria) della pillola del giorno dopo.

    Capita ,,, la coppia rompe il preservativo, corsa al primo ospedale/ambulatorio aperto e una richiesta, agli occhi di una qualsiasi persona normale totalmente legittima: «Mi scusi, avrei bisogno della pillola del giorno dopo».

    Ma qui arrivano i problemi: sempre più spesso (recentissimo il servizio-inchiesta delle Iene: a Roma, per avere la pillola del giorno dopo, la coppia ci ha messo “appena” 36 ore, girando per due giorni nella Capitale) la risposta è negativa: «Sono obiettore, e non ci sono medici che la prescrivono».

    Innanzitutto mi pare doveroso chiarire questo istituto – l’obiezione di coscienza, appunto – nel particolare settore da noi preso in considerazione. L’obiezione di coscienza è permessa dall’art. 9 dalla lege 194 -1978:

    Articolo 9. «Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 e agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dell’ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento dell’abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette all’interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni».

    L’articolo continua trattando alcune eccezioni alla possibilità di non prendere parte a procedure abortive, ma questo non è di nostro interesse.

    L’oggetto della legge dovrebbe già farci riflettere: la legge 194 parla di interruzione di gravidanza, di aborto ,,, non di contraccezione!

    Ma la pillola del giorno dopo non è un contraccettivo?

    Se chiedete a qualcuno del Movimento per la Vita, a Giuliano Ferrara o a Ruini vi diranno senza dubbio che è un farmaco abortivo; fortunatamente la medicina mondiale e la giurisprudenza italiana li smentiscono fortemente.

    Esemplare è la sentenza 8465/2001 del Tar del Lazio. Chiamato a decidere proprio sulla pillola del giorno dopo, scrivono i giudici:

    «Il decreto che autorizza la commercializzazione del “Norlevo” non contrasta con la legge n. 194/1978, poiché il farmaco autorizzato agisce con effetti contraccettivi in un momento anteriore all’innesto dell’ovulo fecondato nell’utero materno. Detta evenienza resta sottratta alla regolamentazione dettata dalla legge richiamata che, come in precedenza esposto, assume a riferimento una condizione fisiologica della donna di stabile aspettativa di maternità cui soccorrono, in presenza di una volontaria e consapevole scelta interruttiva, specifici interventi di assistenza sul piano sanitario e psicologico.
    Come, del resto, illustrato dalle parti resistenti, il farmaco “Norlevo” esplica effetti di prevenzione della gestazione al pari di altri usuali metodi contraccettivi, quale lo “IUD” o spirale, che parimenti mirano a inibire l’impianto dell’ovulo fecondato e in ordine ai quali non si pone questione circa la qualificazione come pratiche abortive eccedenti i limiti stabiliti dalla legge n. 194/1978».

    Insomma… è un contraccettivo post-coitale, d’emergenza: la pillola del giorno dopo agisce alternativamente prevenendo l’ovulazione o, qualora l’ovulo sia già stato fecondato, modificando la cavità uterina in modo da impedire l’annidamento dell’ovulo stesso. Se invece l’ovulo si è già innestato, e quindi è iniziata una gravidanza, la PDGD non avrà alcun effetto.

    È – inoltre – un farmaco contraccettivo che rientra nella Classe 1 dell’OMS; la sua prescrizione è dovuta in assenza di possibilità di diagnosi… quindi ve la devono prescrivere anche senza farvi alcun controllo ginecologico (questo a differenza della procedura di interruzione di gravidanza prescritta dalla 194).

    Di conseguenza è totalmente illegittimo il ricorso all’art 9 della legge 194. Non vi è alcuna pratica abortiva e conseguentemente non può esservi alcun rifiuto motivato dal fatto di essere obiettore per le interruzioni di gravidanza.

    Non di secondaria importanza è il parere dell’OMS sul tema: la gravidanza inizia NON con la fecondazione, ma con l’impianto dello zigote nell’utero materno.

    Detto questo dobbiamo porci un altra domanda: Il medico può rifiutare la prescrizione di un farmaco?

    Secondo il codice deontologico, ex art 19, sì:

    Articolo 19. Rifiuto d’opera professionale. «Il medico, al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita».

    Ma possiamo considerare il ricorso a questo articolo del tutto illegittimo nel nostro caso, lo spiega egregiamente l’associazione Luca Coscioni, nella bozza di esposto alla procura di cui parlerò in seguito; allo scopo riporto un tratto del suddetto esposto modificandone alcune parti:

    «Nel “Commentario al Codice deontologico”, pubblicato su La Professione n° 2 del dicembre 1999, con riferimento al citato articolo si osserva: “Al di là delle questioni più rilevanti concernenti l’obiezione di coscienza disciplinata nella legge 194/78, va comunque rilevato come tale facoltà nel codice deontologico sia oggetto di una previsione di carattere generale che la connette a qualsiasi tipo di intervento sanitario che abbia implicazioni con convinzioni d’ordine morale e clinico del medico stesso. Tale previsione, proprio per la sua ampiezza, comporta però la necessità di un accordo con quella, pure di ordine generale, di cui all’art. 17 (rispetto dei diritti del cittadino). Da ciò il bilanciamento tra i diritti di libertà e gli autonomi convincimenti del paziente e del medico, relativamente a tutta una serie di interventi sanitari rispetto ai quali si registrano diversi orientamenti etici […]”».

    [inizia la parte da me modificata]

    «Ebbene, nel caso di specie il sanitario, considerata la situazione di obiettiva gravità e urgenza in cui la richiedente versa dovrebbe aderire immediatamente e senza ritardo alla richiesta della donna, e rilasciarle idonea prescrizione medica.
    In definitiva il raccordo e/o il bilanciamento tra le convinzioni morali del medico e il rispetto dei diritti del cittadino dovrebbe indurre i dottori – consapevoli che più tempo passa più aumenta il rischio per la paziente di rimanere incinta – a non rimanere sordi di fronte alle richieste della richiedente, con ciò esponendola a seri rischi per la sua salute fisica e psichica».

    Ne consegue che un rifiuto è illegittimo e contrario al codice dentologico medico.

    Detto questo torniamo al piccolo incidente di percorso: rottura del preservativo.

    Una volta arrivati al più vicino Pronto Soccorso ricordate di farvi registrare all’entrata e chiedete di essere ricevute dal ginecologo o dal medico di guardia; qualora vi dicano che non è possibile chiedete la motivazione e le generalità del medico. Qualora il medico si rifiuti di prescrivere la pillola per le ragioni illegittime espresse sopra fategli presente, in modo fermo e deciso, che quanto fa è assolutamente illegittimo e che inoltre la sua condotta potrebbe costituire illecito civile e penale.

    Per quanto riguarda l’illiceità civile della sua condotta questa è sicuramente riconducibile all’art. 2043 del codice civile:

    Articolo 2043. Risarcimento per fatto illecito. «Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno».

    La sua condotta contra legem provoca un danno assolutamente ingiusto alla donna e configura, per di più, una condotta sicuramente qualificabile come eventualmente dolosa.

    Per quanto riguarda l’illecito penale è necessario fare una piccola parentesi in limine: nel novembre del 2005, dopo una puntata di Matrix sull’argomento, la Procura aprì un fascicolo contro ignoti con ipotesi di reato quali l’abuso di ufficio e l’omissione di soccorso.

    Della stessa idea è l’on. Donatella Poretti che in una interrogazione a risposta scritta al ministro della Salute scrive:

    «Il quotidiano La Stampa di oggi riporta che una propria giornalista, prima di riuscire a ottenere la pillola del giorno dopo, si è vista negare la prescrizione della ricetta per comprarla in farmacia più volte e in vari ospedali di Roma, poiché i medici si dichiaravano obiettori di coscienza. Abbiamo quindi un ennesimo reato penale commesso da medici: non esiste il diritto all’obiezione di coscienza per la prescrizione di un farmaco e il rifiuto, da parte di un persona in pubblico servizio, è un reato penale (omissione di atti d’ufficio e soccorso) in quanto commesso al fine di realizzare un proprio interesse traendone un utile».

    Per finire, in svariati incontri sul tema gli avvocati hanno fatto presente come, nel comportamento dei medici “obiettori”, si possano riscontrare gli estremi dei reati di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), omissione di soccorso (art. 593 c.p.), interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.) e rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p).

    Analizziamo le fattispecie sopra enunciate:

    • Articolo 323. Abuso d’ufficio. «Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, al fine di procurare a se o ad altri un ingiusto vantaggio non patrimoniale o per arrecare ad altri un danno ingiusto, abusa del suo ufficio, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione fino a due anni [omissis]».
      Sicuramente l’omissione che lo vede coinvolto procura al medico un vantaggio non patrimoniale, morale potremmo dire… sicuramente abusa del suo ufficio, dato che compie atti che gli sono vietati da disposizioni di legge.
    • Articolo 328. Rifiuto di atti di ufficio. Omissione. «Il pubblico ufficiale o l’incaricato del pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto dell’ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta e il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa».
      Allo scopo di chiarire meglio il significato della disposizione riporto un interessante articolo della dott.sa Monica Bock su Overlex: «Proprio in ambito sanitario più volte si è voluto privare di ogni carattere discrezionale l’attività del medico agente come pubblico ufficiale, riconoscendo una responsabilità penale in alcuni particolari casi:
      1. il medico di guardia presso il Pronto Soccorso che abbia rifiutato il ricovero (necessario) di un paziente, per mancanza di posto letto, limitandosi a consigliare il ricovero presso altra struttura senza predisporre il trasferimento mediante ambulanza presso altro ospedale;
      2. il medico di guardia medica che, chiamato per una visita urgente la cui richiesta rivesta inequivoci connotati di gravità, non abbia visitato un paziente, rifiutandosi di recarsi presso il suo domicilio;
      3. il medico che rifiuti il ricovero del paziente, ritenendolo non necessario, senza provvedere a un’adeguata visita medica;
      4. il medico del Pronto Soccorso che, avvisato della presenza di una persona da assistere nell’immediata vicinanza dell’ospedale, non sia intervenuto personalmente o non abbia inviato un mezzo di soccorso;
      5. il medico reperibile di un reparto ospedaliero che si sottragga alla chiamata deducendo, secondo un proprio personale giudizio tecnico, che non sussisterebbero i presupposti di un’invocata urgenza;
      6. il medico reperibile che, a disposizione dell’ospedale e con l’obbligo di raggiungerlo nel più breve tempo possibile, lo faccia con grave ritardo, nonostante reiterati inviti da parte di colleghi o infermieri;
      7. il primario reperibile che, essendo stato chiamato da altro medico che abbia ravvisato l’urgenza di un intervento chirurgico, rifiuti di recarsi subito in ospedale per visitare il malato;
      8. il medico che rifiuti di intervenire per la somministrazione di farmaci atti ad alleviare le atroci sofferenze di un malato.

      Il medico è infatti titolare di un obbligo giuridico di impedire un evento dannoso per il paziente, ed è responsabile non soltanto se l’azione che aveva il dovere di compiere, e che ha omesso, avrebbe quasi certamente impedito la lesione, ma anche quando essa avrebbe potuto ridurre il pericolo di lesione del bene protetto. Quando un intervento tempestivo potrebbe salvare il paziente il medico ha comunque il dovere di compierlo, e il diniego di qualsiasi prestazione richiesta in materia di Pronto Soccorso comporta gravi rischi di responsabilità, anche per il fatto che una richiesta di intervento, pur se obiettivamente non urgente, può diventare giustificabile per il fatto che esprime un’urgenza soggettiva. Alcune sentenze della Cassazione penale sono interessanti per i casi trattati e le decisioni in merito».

    • Articolo 340. Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità. «Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona un’interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino a un anno».
      Qui la norma è chiarissima: chi interrompe un pubblico servizio (come quello del medico che si rifiuta di fare il proprio dovere) senza che questa possibilità sia prevista dalla legge è punito con la reclusione fino a un anno di carcere.
    • Articolo 593. Omissione di soccorso. «Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente e di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’Autorità, è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a lire seicentomila.
      Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità.
      Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata».
      Abbiamo già analizzato come la situazione di chi si reca al Pronto Soccorso per chiedere con la massima urgenza la pillola del giorno dopo allo scopo di prevenire una gravidanza indesiderata sia evidentemente in pericolo: la gravidanza cambia la vita della donna, una gravidanza indesiderata e un aborto danneggia in modo chiaro e certo la donna sia dal punto di vista fisico che psichico.

    Analizzata la possibile responsabilità penale del medico parlerò brevemente di cosa fare qualora costui persista nella sua decisione di non prescrivere la pillola.

    • Fatevi assolutamente rilasciare un documento che attesti il rifiuto del medico, ovviamente con le motivazioni che lo hanno condotto a questa scelta.
      Con questo documento il medico si assume tutta la responsabilità delle sue azioni. Qualora vi succeda qualcosa a causa del suo mancato intervento questo documento proverà che voi avete richiesto soccorso e che il medico si è rifiutato di prestarvelo: sarà il giudice a giudicare se il suo rifiuto era o meno legittimo. Qualora il giudice non lo ritenga tale il medico dovrà darvi un bel po’ di soldini.
      Se il medico rifiuta di adempiere a questa vostra richiesta legittima chiamate le forze dell’ordine e denunciate quanto è successo davanti a loro.
    • Dopo che finalmente avrete trovato la pillola prendetevi qualche minuto per scrivere quanto è successo a:
      • Azienda Sanitaria Locale, indicando tutti i dati (medico ospedale ecc.);
      • Ospedale;
      • Direzione Sanitaria.
    • Ora scrivete una denuncia/querela (sempre che vogliate mettere questo medico di fronte alle sue responsabilità in un giudizio penale) alla procura; trovate un esposto tipo nel sito dell’Ass. Luca Coscioni (vedere la documentazione alla fine).

    Se si verrà a creare una situazione culturale nella quale chi si vede rifiutare ingiustamente la prescrizione della PDGD non se ne andrà via con la coda tra le gambe, ma terrà testa al medico minacciandolo di azioni legali e in caso di persistenza lo denuncerà alle Autorità competenti e ai suoi superiori la situazione a mio parere cambierà.

    Sicuramente non cambierà lasciando che questi medici rimangano impuniti e felici dei loro abusi.

    Ultimo argomento che affronterò (giuro, poi vi lascio stare… se non avete già chiuso tutto) è il rifiuto del farmacista. Anche qui uso il sito dell’Associazione Luca Coscioni che è stato di un’utilità incredibile nella stesura di questo mini articolo e che ringrazio sentitamente:

    «Il comportamento del farmacista, penalmente rilevante in ragione del disposto di cui all’art. 328, comma 1, c.p. (Rifiuto d’atti d’ufficio), è contrario all’art. 38 del R.D. del 30 settembre 1938, n. 1702, il quale, nel testo vigente, precisa che: “I farmacisti non possono rifiutarsi di vendere le specialità medicinali di cui siano provvisti e di spedire ricette firmate da un medico per medicinali esistenti nella farmacia. I farmacisti richiesti di specialità medicinali nazionali, di cui non siano provvisti, sono tenuti a procurarle nel più breve tempo possibile, purché il richiedente anticipi l’ammontare delle spese di porto”».
    Si evidenzia che la violazione del sopra citato art. 38 del R.D. n. 1702/1938 è punita – per il rinvio compiuto dall’art. 64 del medesimo testo normativo – dall’art. 358 del Testo Unico delle leggi Sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, il quale prevede, salvo che il fatto costituisca reato, la sanzione amministrativa da € 1549,00 a € 9.296,00.
    Il predetto comportamento, inoltre, integra una chiara infrazione al Codice Deontologico dei farmacisti il quale all’art. 37, commi 5 e 6, precisa che “È sanzionabile qualsiasi violazione di norme di leggi o regolamenti che disciplinano l’esercizio della professione di farmacista e il servizio farmaceutico [omissis]” e “qualsiasi abuso o mancanza nell’esercizio della professione e comunque qualsiasi comportamento che abbia causato o possa causare un disservizio o un danno alla salute del cittadino”».

    Direi che questo è piuttosto chiaro. Non possono rifiutarsi: minacciate denuncia e nel caso il farmacista continui a opporre alla vostra richiesta un netto rifiuto chiamate i Carabinieri e denunciate il tutto davanti a loro.

    Concludo con una breve osservazione: la Chiesa cattolica è sempre più aggressiva nelle sue ingerenze e nel suo voler imporre a tutti i suoi valori e principî: aborto, contraccezione, matrimoni gay, PACS (o CUS o DICO o chissà come li chiameranno), ricerca sulle staminali e chi più ne ha più ne metta.

    Adoperarsi per far sì che il principio di laicità abbia un significato vero in questa nostra Repubblica teocratica è, secondo me, un dovere civico.

     

    46
    24 Lug 2009
    alle 11:48

    Jack

    @enrico


    Mah, vedi Enrico, dove esattamente inizia/termina la vita sono questioni alle quali dubito vi saranno mai delle risposte definitive ed uiversalmente condivise; il fatto che la scienza possa stabilire dei paletti, ad esempio inizio vita=impianto in utero dell'embrione ed encefalogramma piatto=morte non credo esaurisca la questione. Tra l'altro tieni presente che appellarsi alla scienza potrebbe rivelarsi un gioco pericoloso: se da un lato puo' darti un appiglio contro l'aborto dall'altro potrebbe costringerti in determinate circostanze ad ammettere l'eutanasia....


    In ogni caso, la tua obiezione e' pertinente (anche se - permettimi - voler affermare un equivalenza tra pillola antiabortiva e compressina per far fuori il nonno significa entrare in competizione con me in quanto ad intelligenza o a marino in quanto a malafede....) dal momento che in questo caso - almeno nella prospettiva di chi condivide la tua posizione - vi sono due diritti contrapposti: quello della donna ad ottenere il medicamento e quello dell'embrione a cui si riconosce personalita' giuridica e quindi tutela da parte della legge.

    Ti diro', almeno in linea di principio non sono ostile all'idea che la "vita" vada tutelata dal suo inizio, dal concepimento, al termine naturale. Il punto qui a mio modo di vedere e' che nella misura in cui si riconosce un diritto all'embrione, si afferma un potere della societa' nei confronti del corpo della donna, col rischio di ridurlo a mero oggetto contenitore del feto titolare di diritti, e se da un lato non ho simpatia per una cultura in cui si pratica l'aborto con la stessa leggerezza con cui si prende un'aspirina, dall'altro privare una donna del diritto di disporre del proprio corpo mi pare una forma di violenza.

    Non che trovare un punto equilibrio tra le due istanze sia cosa semplice, tuttavia nel caso della RU trovo che priviligiare il diritto della donna ad ottenere il medicamento sia di gran lunga il male minore anche per le ricadute sul piano pratico (meglio una pillola oggi che un aborto  "vero" domani).

    45
    24 Lug 2009
    alle 10:43

    enrico

    42

    guardi, non è come pensa... l'aspirina è per un mio amico sa, mi ha chiesto se per favore, già che passavo di qua... :-)))

    Mi sarebbe piaciuto esserci :-)))

    44
    24 Lug 2009
    alle 10:39

    enrico

    40

    Sono andato in parte OT, ma la colpa è stata di Claudio (8)

    per un medico farmacista.Io credo sia no la risposta,il compito di un farmacista è fornire i farmaci che un medico ben più capace e abile di lui ha prescritto,

    Ho avvertito sia un po' di confusione sulla figura del farmacista (ogni tanto mi capita di sentire: in fondo è un medico anche lei, no?) sia sui suoi compiti.

    E siccome uno dei cavalli di battaglia di chi è contrario all'obiezione di coscienza è proprio questa idea, che cioè una volta che il medico ha prescritto un farmaco non ci sia più nulla da dire, ho voluto mostrare qualche esempio in cui è utile il controllo del farmacista.

    Ti faccio l'ultimo esempio: arriva un signore con prescritto da un medico ospedaliero Rocefin fiale da 1 grammo. Ma la posologia indicata (mi pare 3-4 grammi al giorno) mi lasciava perplesso: la dose normale per un adulto è di 1 grammo. Non gli ho certo rifiutato il farmaco ma ho telefonato in ospedale e in effetti c'era stata un'incomprensione sulla dose. Quindi il farmacista non è 'arbitro in terra del bene e del male', ma professionista che all'occorrenza usa scienza e coscienza per aiutare al meglio i suoi clienti.

    Come forse saprai in Italia c'è il numero chiuso delle farmacie. Queste non sono messe così a caso, ma esiste una pianta organica, cioè ogni farmacia 'copre' un certo territorio. Esiste poi un sistema di turni per cui se un farmaco non è disponibile in una farmacia, si può facilmente trovare un'altra farmacia aperta a una distanza ragionevole. Ecco perché la clausola di coscienza dei farmacisti non sarebbe poi la fine del mondo: non è impresa titanica procurarsela entro le 72 ore (3 giorni) in cui fa effetto. Certo se non trovi subito il medico che la prescrive le cose si complicano, ma quella bombardata di ormoni un medico che non conosce la persona (e quante volte l'ha usata negli ultimi tempi) non sempre si sente di prescriverla, obiettore o meno. Ma qui entriamo nel problema della 'medicina difensiva' e saremmo di nuovo OT.

     

    43
    24 Lug 2009
    alle 09:46

    civis romanus sum

    Dopo che ?

    Domanda da prete.

    Ma dopo aver fatto sesso allegramente, chiaramente.

    La pillola a quello serve, a non rimanere incinte dopo ogni rapporto sessuale per poi dover ricorrere al medico ( spesso crociato) che pratica aborti, alla sua clinica privata o a similari peggiori per qualità professionali quali le "mammane" di vecchia cultura demo-cristiana, e non solo, così evitando anche la procreazione irrazionale e illimitata della nostra specie che ci sta conducendo all'estinzione passando per una serie di catastrofi, guerre, malattie e carestie per mancanza di risorse da spartire nel sistema limitato che è questo piccolo spazio cosmico dove abbiamo attecchito come specie.

    Dunque fate sesso liberamente fijoli, e premunitevi coi mezzi adeguati messici a disposizione dalla Scienza, frutto della nostra Ragione, per non procreare o per farlo solo quando siete sicuri di poter dare un futuro vivibile al frutto del vostro amore fisico e spirituale ,,, in Gran Betagna lo si consiglia anche una volta al giorno agli studenti per crescere esercitando liberamente passioni e libidini e liberarsi anche dallo stress che genera immancabilmente mostriciattoli repressi e perversi come questi alienuncoli che obiettano. 

    42
    23 Lug 2009
    alle 21:31

    Alieno

     Oggi poco serio, fa caldo, ho finito un turno di lavoro antipatico e me lo concedo, il poco serio, a vostre spese, grazie, troppo buoni, grazie, basta così.

    Dicevo: magari, il distributore automatico a gettoni (una pillola del giorno dopo, un gettone apposito dal ginecologo), lo mettiamo anche alla Coop, accanto al banco dei farmaci da banco.

    O se vuoi, fuori dalle scuole accanto al distributore di preservativi, dal benzinaio, all'autogrill e non mancando le edicole che ormai vendon proprio di tutto eheh. Oggi ho fatto la fila. 10 minuti, ma insomma, non è il casello dell'autostrada l'edicola però 10 minuti.

    Mah! Cosa ci fanno lì davanti alla fila che non si muove? Ci pregano all'edicola? Edicola sacra? A ri-mah.

    Gente che sbuffa, afrori ascellari, uno scaccolatore che ritiene che facendo la coppetta con l'altra mano passi inosservato mente va a caccia di minerali residui del cervello.

    Davanti a me, moolto più avanti a me: una signora con tre riviste ha portato via un kit di creme idratabbrozzantiautosnellenti ma che non ungono, un beauty-case o una borsetta, non si capiva bene, poteva essere anche un trolley pieghevole,  e qualcosa che son incerto se collocare nella famiglia degli elimina-peli-superflui o dei vibratori finalizzati ad altro, non si capiva bene pure questo, troppo lontana, troppa gente davanti, sole davanti agli occhi.

    Poi quella che ha chiesto 10 pacchetti di figurine dei Gormiti (non c'erano e le ha proposto 10 alternative impronunciabili), ricariche telefoniche di due compagnie telefoniche diverse e chiesto se c'era una rivista per uomo di cui non ricordava il nome, forse "man", "men qualcosa"? (fantasia da vendere!) con allegato dei apparecchi con le ventose che fanno da vibro-massaggiatori-stimolanti per scolpire i muscoli mentre si fa altro perchè ne aveva trovata solo una simile ma con gli occhiali da sole allegati; e siccome non c'era, per consolarsi ha chiesto una rivista femminile, da donna. E l'edicolante le ha dato una rivista in cui ho intravisto il nome: Donna (forse donna qualcosa), fantasia da vendere.

    Poi quella che ha chiesto se aveva asciugamani (da spiaggia) e l'edicolante è sparito un attimo e ne ha tirati fuori una dozzina, naturalmente solo in apparenza tutti uguali allegati a stessa rivista, le fantasie di colore e pure la forma era diversa, sicchè la signora si è messa a scegliere e sbuffava pure come un mantice perchè era "difficile scegliere", ha comunicato al mondo (in fila ed in attesa dietro di lei), detto a voce alta con il sorriso tentando di aver comprensione umana, d'altra parte, spiega ancora, sembrano tutti più o meno uguali piegati così ed era indecisa eh. Poi protraendosi l'attesa, l'edicolante ha avuto l'idea per sveltire la scelta esistenziale: c'è il disegnino accanto di come è l'asciugamano steso.

    Stavo per fare l'applauso.

    Poi sbadiglio. In quello sbadiglio poderoso capace di ingoiare una persona di media altezza e normopeso e nel frattempo son passati altri due.

    Poi finalmente, infine, solo uno davanti a me:

    ce l'ha il sudoku? No... no, quelli ce l'ho, ovvio, l'ho già visti, dicevo quelli elettronici... sì questo, come funziona? Ma ci sono le pile dentro? Ne ha già venduti altri? Se non funziona che faccio?

    DATTI FOCO! - avrei voluto dire, ma ormai ci siamo, vai.

    Destreggiandomi tra dinosauri prensili e ardite sfide alla gravità fatte con libri e giornalini disposti come uscirebbe uno schema di tetris mentre il giocatore, purtroppo per lui, è morto ad inizio livello, mi faccio largo, evitando anche due marmocchi agitati e con agile balzo  scavalco un cane-mosca che sta per segnare il territorio nei tappeti dei bustoni coi giochi a sorpresa a far da corridoio,

    e finalmente arrivo a rendermi visibile ed udibile all'edicolante fatto epocale e straordinario anche se al prezzo di sporgermi in avanti precariamente e di traverso, di profilo, nel tentativo di diventar bidimensionale come una figura egizia perchè ai lati ci sono due fermi lì, forse guardano mercanzia oppure il vuoto cosmico oppure sono due bonzi a guardia dell'edicola chissà e la soglia residua da utilizzare  è quella di sogliola appunto

    E chiedo, era l'ora e finalmente

    chiedo un giornale, un quotidiano.

    Silenzio improvviso.

    La faccia di biasimo delle due signore, del tipo che nel frattempo stava sfogliando dvd o cd, è chiara come quella di ostilità dell'edicolante:

    e proprio qui in edicola, tu, vieni a comprare un giornale?

    Colgo sguardi di odio e disprezzo, un paio di occhi spaventati, uno scuotimento di testa a significare che ormai per il mondo non c'è più speranza perchè come si fa, come si fa..

    Come si fa a chiederlo, con tutto quel che c'è in vendita... un giornaleeee? Un quotidianooo? Senza nemmeno l'allegatooooo?

    Ho provato, se non vergogna, un profondo imbarazzo.

    Che figura. L'edicola per comprare un quotidiano. Ma come mi sarà venuta questa idea balorda?

     E basta poi, capisco se fossi lì principalmente per altro.... Dovevo uscirne in qualche modo, però senza soldi in tasca, che fare?

    Idea! Interrompo il silenzio e la staticità generale, finta di nulla naturalmente:

     

    ....e naturalmente 10 pacchetti di Gormiti grazie! -

    Così impari edicolante da strapazzo, a mettermi in imbarazzo davanti a tutti.

    Non ce l'ho i Gormiti,.ho i ******  ed anche i ****** oppure le ***(impronunciabili per me, forse vedendo la grafia magari..), ma i Gormiti li ho finiti. - l'edicolante infastidito.

    E che non lo so? Te li ho chiesti apposta i Gormiti eh!

    NON HA I GORMITIIII???? E mi propone pure le altre come fosse la stessa cosaaa? Ma che diavolo di edicola sarebbe questa? Ma non s'è mai vista una cosa così!  Che tempi! Dove devo andarli a prendere, all'estero i Gormiti?????

    Come si fa, suvvia, ma che vergogna (tiè!).

    Guardi, mi dia il giornale va, ormai gliel'ho chiesto, per stavolta, ma si vergogni! Uno non è che possa venire qua solo per comprare un giornale, ma dai, come si fa.. ma non ha figli? Si vergogni stasera, quando torna a casa guardando nei loro occhi! Tze!!!

    Lo sguardo dei presenti solidale, adesso sì, perplessità e biasimi spariti, oplà è facile ritrovarsi in armonia con gli umani quando tutto ti direbbe che forse, sei un po'

    Alieno

    P.S.: beh, non è andata esattamente così, ma quasi.

    Però una storia vera fu da ragazzo, tanto tempo fa, in farmacia.

    Al banco, accanto a me, servivano una signora anziana di quelle che chiaccherano più di quanto il farmacista vorrebbe, ma in quel caso c'erano più commessi e il problema era solo del farmacista non mio in attesa dietro.

    E chiedo: "buongiorno, volevo una confezione di aspirina,compresse e poi dei preservativi, dove sono?"

    La signora anziana si è girata, mi ha fatto la scannerizzazione un paio di volte dalla testa ai piedi per vedere, non so, se si capiva anche dalla forma che ero un delinquente osceno immagino e poi mi ha piantato gli occhi addosso indignata, così, fissa lì a guardarmi scandalizzata.

    Ma io son sempre stato persona gentile e comprensiva, anche da ragazzo.

    E con voce amorevole e le scatole di aspirina e preservativi in mano l'ho rassicurata subito:

    guardi, non è come pensa... l'aspirina è per un mio amico sa, mi ha chiesto se per favore, già che passavo di qua... :-)))

    Il farmacista è sbottato in una risata, pudicamente soffocata all'istante coprendo la bocca con le mani e schiarendosi la voce. La signora non ha capito credo oppure ormai non c'era più possibilità di cambiare quell'espressione che mi ha seguito come un radar fino all'uscita, indignatissima.

    Che c'entra tutto ciò con la pillola? Nulla. Però evitiamo imbarazzi farmacista-cliente pillola giorno dopo con ironia, evitando i toni accesi, la contestazione, le vendette, le denunce e così via.

    Perchè è brutale, dai, poi per forza la gente litiga, se ci ostiniamo a dar un senso alle cose con il nome.

    Dunque la "pillola del giorno dopo" è già cosa troppo dura.

    Chiamiamola in modo più innocente, innocuo e la conflittualità culturale e dialettica ne avrà beneficio.

    Che so, per dire, es:

    Cliente: Senta, buonasera, ho la ricetta per la "pokemon"

    Farmacista: noi qui la pokemon non la teniamo, mi spiace.

    C: ma siamo impazziti? Lei è obbligato ad darmi la pokemon, ho la ricetta!! Lei è un incosciente irresponsabile, una vergogna, un maleducato!

    F: può anche darsi signora, ma anche lei potrebbe educarsi a pensarci il giorno prima e non quello dopo, anzichè prendersi un gormite per divertirsi irresponsabilmente e poi venire qua pretendere la pokemon perchè ha paura che si ritrovi una bella dragon-ball eh!

    Sarebbe molto molto più simpatico, correct e si appiana la conflittualità oltretutto, sull'argomento.

    Perchè in effetti già si fa questo, ma poco e male.

    Già si dice: pillola del giorno dopo.

    Punto.

    Dopo che? Diciamolo dai: dopo che? Dopo mangiato? Per fare il ruttino? Dopo che? La pillola del giorno dopo al posto del cervello il giorno prima?

    Dopo che?

    Sarà mica dopo una scop...erta dell'acqua calda? Magari ti sei scoperta un po' troppo o un po' troppo velocemente senza altra preoccupazione?Non sarà perchè hai tro...vato uno per farci sesso e tutto qua?

    Sarà che la pillola del giorno dopo è per scop

    rire che si può fare a meno delle responsabilità, del cervello e si può andare avanti sol d'istinto?

    Non sarà che la pillola del giorno dopo altro non è che la proposta di chia

    mare progresso il fare tutto quello che è possibile fare, così, sol perchè è possibile?

    Già si fa una cosa simile, ma si fa male, non abbastanza e per questo le cose vanno male, la gente si arrabbia, litiga, si fanatizza.

    Pillola del giorno dopo, senza spiegare dopo cosa, è un tentativo abbozzato, ma non basta, anche se l'idea è ottima.

    Chiamiamola "pokemon". O altro del genere: mi dia una Winx! Anche "pillola del giorno dopo" con quel "dopo" sospeso, potrebbe porci domande scomode, magari.

    Alieno

     

    41
    23 Lug 2009
    alle 19:08

    Alieno

    Beh, Fabrizio, indubbiamente un "passacarte", un puro "passacarte", non dovrebbe avere una coscienza, dunque nemmen possibilità di obiezione.

    Ma allora, per te l'ideale, non è certo il farmacista "passacarte" che fino a prova contraria è problematico perchè resta umanamente, capace di coscienza.

    Per te sarebbe auspicabile, invece

    UN DISTRIBUTORE AUTOMATICO A GETTONI.

    :-)))

    Dentro ci infili la carta, la ricetta apposita, dunque il passacarte facciamolo fare alla tipa che vuole la pillola, coscienza sua o meno, non al farmacista che a me spiace come "passacarte" con quel fastidio di aver umana coscienza non condivisa, che ne dici?

    La ginecologa passacarte alla tipa che va al distributore e oplà, tutto a posto.

    Almeno per chi ha una coscienza simile al distributore, è certo.

    Alieno

    40
    23 Lug 2009
    alle 15:16

    Fabrizio

    Enrico, io non sono farmacista, è vero, ma secondo me non ha proprio senso sostenere che arbitro della storia farmacologica di un paziente debba essere il farmacista; la figura di gran lunga più indicata per questo è il medico di famiglia. Gli anziani parlano col farmacista? Vedrai che parlano anche, e di più, con il medico generico.

    Scusami ma quello che scrivi mi ricorda molto i sacchettini anti-farmacie-nei-centri-commerciali che i farmacisti distribuivano ai tempi del governo scorso, in fase di liberalizzazione (una delle poche iniziative prodiane - o meglio di Bersani, mi pare - che apprezzo). Proprio non ci credo, che i farmacisti si preoccupassero della salute dei cittadini e non dei loro introiti. In questo caso i motivi sono diversi ma la sostanza è simile: se il mio medico mi prescrive il farmaco X, mi aspetto di andare in farmacia con la tessera sanitaria ed ottenerlo. Di fatto, non mi è mai successo qualcosa di diverso.

    Comunque, anche ammettendo che le cose stiano come dici tu, un conto è l'eventuale interazione con altri farmaci, su cui nemmeno i medici radicali avrebbero da dire, tutt'altro è la presunta "obiezione di coscienza" relativa al rifiuto di vendere la pillola del giorno dopo. Allora di cosa stiamo parlando? Se stiamo parlando di permettere ai farmacisti di ignorare a piacimento le direttive dei medici: "Questo farmaco lo tengo, questo no, questo sì, questo no..." in nome delle proprie idee, allora io sono assolutamente per i farmacisti passacarte. Se invece mi dici che ritieni di aver il diritto/dovere di avvertire un paziente delle controindicazioni legate ad un farmaco, pur regolarmente prescritto, io non ho nulla da obiettare. Ma non è quello che si sta discutendo, giusto?

    39
    23 Lug 2009
    alle 09:54

    civis romanus sum

    E vabbè, Caghetta, io c'ho provato.

    Pensavo aderissi anche tu alla concezione che ha delle donne il tuo amato papi. O meglio ancora della concezione che aveva un padre della tua chiesa, tale santommaso, che le reputava simili a bestia. Non è così? Me ne rallegro e ne farò a meno per il mio nuovo culto ,,, però tagliando le palle al cappone potrei adescare qualche bambino dicendo ai loro genitori: "Lasciate che i bambini vengano a me" ,,, Su queste avances non potrai più dire nulla di stupido ;))

    Per intrattenerti ti invito a farti due risate con me con questo esilarante commento:

    “Non sono un santo” dice DuceSilvio ammettendo implicitamente il suo priapismo incontenibile, e subito i suoi supporter, maschi e femmine, si mettono alla pecorina (metaforicamente) per testimoniare solidarietà al capo e inclinazione a soddisfare i suoi bisogni. Attenti però, che come risulta dai commenti della signora D’Addario, le sue prestazioni sono “dolorose”, quasi si trattasse di un concorrente dell’iperdotato Rocco Siffredi. Lui intanto prepara un viaggio di espiazione nei santi luoghi di Padrepio.

    Imperdibile commento di Giuseppe D’Avanzo.

    Negare è la prima regola dei corifei azzurri. Salvo smentirsi o essere smentiti da altri
    La seconda regola è banalizzare. E poi c’è la campagna di discredito contro la D’Addario
    Il Cavaliere, Ghedini e Tarantini
    al varietà delle contraddizioni
    di GIUSEPPE D’AVANZO

    Ghedini e Berlusconi in Parlamento

    Lo ha negato ostinatamente, ha evocato trame oscure e complotti assassini, ma Silvio Berlusconi sapeva che Patrizia fosse una prostituta perché i patti prevedevano che dovesse pagarla. Il “regalo” del Cavaliere aveva promesso Gianpaolo Tarantini alla signora.

    La voce di Silvio Berlusconi, le parole di Patrizia D’Addario, ascoltate ora nelle registrazioni messe a disposizione dall’Espresso, rendono onirici i discorsi, le parole e i gesti distribuiti nel corso del tempo dal capo del governo, dal suo avvocato Niccolò Ghedini, dai corifei azzurri, dai commessi obbedienti dell’informazione. Stiamo soltanto al presidente del Consiglio e al suo consigliere legale. Il fatto è stranoto a chi non guarda soltanto i telegiornali controllati dal “sultano” anche se pagati dal contribuente. Patrizia D’Addario racconta di aver fatto sesso a pagamento con il capo del governo, la notte del 4 novembre 2008 (la paga un ruffiano, Gianpaolo Tarantini, benvenuto e atteso ospite delle feste del premier).

    La donna raccoglie, a Palazzo Grazioli, fotografie e registrazioni di quella notte. La sua testimonianza è fin dalle prime battute di una solidità che imporrebbe cautela, economia verbale. Ghedini muove per primo. Il suo passo, come sempre gli capita, pretende di eliminare l’evento, come se il fatto concreto (una prostituta a Palazzo Grazioli) potesse essere cancellato: è uno sgorbio sulla lavagna. “Non credo che la D’Addario sia mai andata a casa del premier”, dice Ghedini (Ansa, 17 giugno). C’è un metodo nella tecnica dell’avvocato e del suo Capo: non esiste alcun criterio di verità praticabile, soltanto opinioni e “credenze” che durano un giorno. E’ una credenza o un’opinione che la D’Addario sia stata a Palazzo. Le informazioni che gli giungono da Bari (occhio, le registrazioni sono state consegnate al pubblico ministero e sono inesorabili) devono consigliargli una maggiore prudenza.

    Il secondo passo tende a minimizzare gli esiti giudiziari. “Ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile”. (Affaritaliani.

    it, 17 giugno). Escluso ogni danno legale, Ghedini passa a banalizzare quel che è accaduto: se pure fosse vero quel è accaduto ma non è vero quel che è accaduto (Ghedini sa essere psichedelico), Berlusconi “sarebbe soggetto inconsapevole”. Quella sera, ammesso che la D’Addario fosse lì ma non è vero che fosse lì, Berlusconi è stato soltanto affascinato dalla bellezza di quella donna che non sapeva si prostituisse. Gli dà manforte Gianpaolo Tarantini.

    Intervistato dal quotidiano della Casa, il ruffiano nega di pagare le signore “per prestazioni intime” con il premier: “Il presidente non poteva immaginare che io rimborsassi a delle ragazze le spese che dovevano sostenere per venire a Roma. Se avessi saputo che Patrizia D’Addario faceva la escort non l’avrei mai frequentata e tantomeno l’avrei portata a cena col presidente. Si era presentata come figlia di un imprenditore del settore edile” (Il Giornale, 27 giugno).

    Vediamo come vanno davvero le cose nei documenti sonori dell’Espresso. Tarantini chiama Patrizia: “Ti passo a prendere alle nove e un quarto, andiamo lì…”. Tarantini sa che Patrizia è una prostituta: “Lui non ti prende come una escort, capito? Lui ti prende come un’amica mia, che ho portato…”. Tarantini sa che c’è l’eventualità che Patrizia debba fare sesso con il “sultano”: “… Poi se lui decide rimani lì…”. Se viene “eletta” per una notte “favorita” del serraglio, sarà ospitata nel “letto grande”. Patrizia vuole essere pagata, beninteso: “Mille per la serata”. I patti sono chiari. Gianpaolo non paga l’intera posta, solo un gettone, il resto tocca al “sultano”. Dice “Mille te li ho già dati… poi se rimani con lui… ti fa il regalo solo lui…”. Dunque, “se fa il regalo” Berlusconi è consapevole del lavoro di Patrizia. Non è il povero diavolo raggirato da invitati ingrati. E’ questa la linea di difesa che il premier propone in pubblico. “Purtroppo abbiamo sbagliato l’ospite, e lui ha sbagliato l’ospite dell’ospite” (Ansa, 25 giugno).

    Se ci sono limiti allo stravagante, si deve concludere al contrario che Berlusconi sollecita e sa qual è l’impegno di Tarantini e il lavoro professionale delle amiche che gli porta in casa. Gianpaolo conosce finanche le abitudini sessuali del premier (”Non usa il preservativo”). Prepara le “ragazze”. Le rassicura che Berlusconi “farà il regalo”. Patrizia D’Addario protesterà, il giorno dopo, che nessuna busta le è stata data. Tarantini se ne meraviglia.

    Le registrazioni sgonfiano quel che ci è stato raccontato finora. Ghedini ci aveva rassicurato che nessuno poteva essere così sciocco da credere che il “sultano” dovesse pagarsi il sesso. “Il presidente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che Berlusconi abbia bisogno di pagare 2000 euro una ragazza, perché vada con lui, mi sembra un po’ troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis” (Corriere, 17 giugno). Falso. Come falso è quel che racconta Berlusconi a un salariato della Casa: “Ha mai pagato una donna perché restasse con lei?”. Risponde: “Naturalmente no. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia, se non c’è il piacere della conquista…” (Chi, 24 giugno).

    Più che falso, è colpevolmente menzognero il Cavaliere quando la butta in politica, adombrando alle spalle della D’Addario un complotto e un partito. “C’è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D’Addario” (Chi, 24 giugno). Non c’è il mandato del ruffiano amico che ha ingaggiato Patrizia, e non solo, per animare le sue notti, ma addirittura il solito “progetto eversivo”.

    Questa è la scena, questo il metodo. Primo, negare. Lo si è visto anche lunedì alla diffusione dei primi nastri. “Materiale senza pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione”, dice Ghedini (Ansa, 20 luglio). Quel che sentivamo era “frutto di un’invenzione” meglio tapparsi le orecchie. Secondo, banalizzare. Nessun eccesso del Cavaliere, soltanto un invito infelice. Le parole di Tarantini liquidano anche questa: “… Poi ti fa il regalo solo lui…”. Terzo, il discredito contro la donna: “E’ stata mandata e retribuita benissimo”. Il solo che l’ha “retribuita” è stato Tarantini, Berlusconi se n’è dimenticato anche se lo doveva fare come era nei patti.

    L’audio delle conversazioni a Palazzo Grazioli documenta che il capo del governo ha mentito a gola piena dal primo giorno di questa storia (terzo capitolo di uno scandalo cominciato con le Veline e continuato con Noemi). Non si può far torto a Luigi Zanda che ieri nell’aula di Palazzo Madama ha detto: “Gli ultimi scampoli di conversazione resi noti ieri e oggi sono lì a dimostrare quanto ci sia bisogno che chi governa il nostro Paese dica la verità. Anche nel dire il vero e il falso, il presidente Berlusconi ha superato ogni limite consentito. Non esiste alcuna nazione dove la menzogna dei governanti non corrompa pericolosamente la società e le istituzioni”.

    (22 luglio 2009)

     

     

    38
    22 Lug 2009
    alle 23:15

    Alieno

    Civis: Quanto vuoi per le tue donne Caghetta ?

    Naturalmente le rispetto troppo perchè possano esser vendute o scambiate, a me piacciono donne libere, questione di gusti, capisco..

    Comunque sto al gioco, facciamo finta, accontentiamo il bambino delirante, poi a nanna eh? Pure le vestali vuole, quando forse l'unica veste idonea è un camice, la camicia di forza, vabbé...

    D'accordo, ti dico quanto voglio, ma poi fai il braavo, va bene? Su, su, che è tardi, anche oggi hai fatto niente tutto il giorno, sarai stanco morto e domani non ce la fai poi a svegliarti per stracciare gli attributi con le tue ossessioni al mondo eh!

    Dunque, quanto voglio? Mi chiedi..

    Voglio almeno 1500 km tra te e loro, come ti dicevo le rispetto troppo ad esser seri, dunque libere, ma anche per scherzo non ce la faccio poi a non rispettarle abbastanza: dico che 1500 km dovrebbero bastare.

    Un metro in meno e vedrai che ti mandano affan... :-))

    Capisco che forse non siano idonee, le "mie" donne ad esser vestali che vorresti, ma puoi sempre chieder a Salvatore, in fin dei conti siete amici, salute e fratellanza, Vale e via sbatter di ciglia, pacche sulle spalle, fusa e scondizolamenti reciproci no?

    Sarà lieto di darti le "sue". E tu le "tue", che bello, che sentimiento, mi spezza il cuore tanta immagine leggiadra.

    Anzi, potendo potete anche saltar passaggio e fare a turno uno la vestale dell'altro, non litigherete certo per stabilire se è il Venerdì o il Lunedì che tocca a te e tocca a lui, vi volete tanto beeene, no? Già vi immagino commosso l'un l'altro, che teneri: "te voglio proprio bene assai" e poi in coro: "dobbiamo stare vicinivicini!"

    :-))

    Beh, ora a nanna, è tardi. E non avere paura se spengo la luce e ti sembra di veder muoversi qualcosa nel buio, è solo un riflesso. Della tua coscienza, ti ci specchi ogni giorno, costringendola a riflettere ciò che sei quando scrivi, tu capisci, quando dormi, vada a prendersi una boccata d'aria libera di riflettere qualcosa di meglio, un lavoro duro il suo, ma ora dooormi, è tardi, troppo tardi per imparare qualcosa, forse domani.. :-))

    Alieno

     

     

     

    37
    22 Lug 2009
    alle 22:53

    Alieno

    Civis: "le mie donne", ehehe. :-)))

    Le mie don...

    ne... Ma che diamine.. ma...

    Oh cavolo, Civis... mi starai mica intercettando eh?????

    O fotografando? Non si capisce nemmen da dove, non ho spazi esterni...

    Bada! Tu stai rischiando parecchio, vedi come girano le cose... c'è la fila di quotidiani all'estero, a far proprie scuse per l'indebito utilizzo di immagini ed altro a danno della tipa rossa del grande fratello, non ricordo il nome.. anche perchè la tipa fa sul serio, ha preso avvocato e misure di conseguenza.

    E tutti in fila a far scuse, capo chino, voce bassa, cenere autocosparsa e mea culpa per creduto e ceduto la propria etica professionale alla linea dettata da Repubblica.

    Anzi, ti riporto notizia, così ti diverti:

    Bari, 19 lug.- (Adnkronos) - Il 'Sunday Times' porge le scuse ad Angela Sozio, la 'rossa' del Grande Fratello 3 coinvolta dal quotidiano britannico nella Papi-story. In calce ad un articolo apparso oggi e relativo alle feste a Villa Certosa, si legge testualmente: ''Correzione: in un articolo del 5 luglio, abbiamo riportato che Angela Sozio, un ex concorrente della versione italiana del Grande Fratello, era stata interrogata dai procuratori di Bari che stanno indagando sul sospetto reclutamento di ospiti femminili per le feste nelle residenze di Berlusconi. Ora riconosciamo che la signora Sozio non e' mai stata convocata o interrogata e ci scusiamo per l'errore''.

    Insomma, dopo che anche il ''Times'' aveva riportato la precisazione, finisce ora con tante di scuse il capitolo erroneamente aperto su Angela Sozio, difesa dall'avvocato Roberto Ruggiero. Era stato proprio il difensore della 'rossa'' a sollecitare l'immediata smentita di quanto pubblicato dai giornali inglesi, che avevano ripreso senza verifica indiscrezioni apparse su alcuni quotidiani del sud.

    ''Sono soddisfatto delle doppie scuse giunte dal Times e dal Sunday Times. Spero che la stampa italiana impari non solo lo stile ma anche a chiedere scusa, evitandomi cosi' azioni giudiziarie. Angela Sozio -ha ribadito il noto penalista- non ha niente a che vedere con i vari personaggi, Tarantini, D'Addario etc. dell'inchiesta di Bari. Non solo. Le foto del 2007 nulla hanno a che vedere con l'inchiesta giudiziaria del capoluogo pugliese. Il collegamento e' un espediente giornalistico diffamatorio del quale i responsabili saranno chiamati a rendere ragione nell'ambito delle successive iniziative giudiziarie civili e penali''.

    ---

    Vedi, non basta il rosso perchè le cose vadan male o peggio, come succede alla sinistra italiana o europea, certe rosse hanno le loro belle soddisfazioni eh.

    Ma le novità quanto a faccende italiane, nella perfida Albione, nonostante certi figuri nostrani ci abbiano lavorato molto perchè volgessero a favore dello sputtanamento altrui, ma infine, dell'immagine del ns. Paese (e poi fanno pure finta di preoccuparsi ed angosciarsi dell'immagine all'estero, clamoroso), non finiscono certo qua.

    Ricorderai, immagino, come l'onnipresente ed onniparlante Di Pietro, che dice che è censurato e boicottato perchè c'è regime, cileno, nazista o perfin dittatura democratica (tant'è che gli italiani si chiedono da anni chi diamine sia quest'uomo censurato e boicottato, che faccia abbia, che abbia fatto mai nella vita..) decise, visto che l'antiberlusconismo perdeva colpi nel G8 (umiliato da ignorante anche da Napolitano di recente ed in qualità di Presidente della Repubblica, non per parere "personale" eh), ebbene, quest'uomo dei Valori, si affittò un'intera pagina su quotidiano straniero, perchè se l'antiberlusconismo qui non funziona poi tanto, intervenissero in soccorso gli stranieri, la comunità internazionale.

    Ed ecco un'intera pagina per scrivere perchè siamo in pericolo, in dittatura e lui per primo immagino, sarà ricorso a clandestini piccioni viaggiatori come di solito fa per comunicare al Paese i suoi deliri, parrebbe da quel che dice (nonchè radio nascoste in botole celate dai tappeti e dai mobili presumo).

    Ma del resto, quel che dice Di Pietro, si conosce bene, scherzi a parti.

    Ripassiamo qualcosa del predicatore qui:

    youtube.com/watch?v=MgaJhzDfNaI&eurl=http%3A%2F%2Fgisa%2Esplinder%2Ecom%2Ftag%2Ffabio%2Bfazio&feature=player_embedded

    Bene, dopo che Di Pietro ha affittato apposta pagine di diversi quotidiani nel quale afferma che democrazia e indipendenza sono stati violati e che siamo a rischio di dittatura, beh, come spesso capita ai predicatori e moralisti, gli arriva pan per focaccia. Napolitano è il primo a ricordargli che la sua arroganza delirante è frutto del suo delirio (in lingua dipietrese rigorosamente)

    La risposta dopo qualche giorno. Arriva appunto dal PdL che informa  gli stessi quotidiani ed oltre, di una bella e semplicissima lettera, dove la riflessione, il commento, la speculazione uno se la può fare benissimo da solo, insomma, informazione quasi allo stato puro, di dati, fatti, notizia.

    E la voglio rilanciare qui, che si conosca davvero che c'è libertà e mi accorgo che certe e tante cose, di quest'uomo non si conoscono abbastanza in questo Paese, non vorremo mica rischio dittatura eh? Di Berlusconi sappiamo di tutto, inutile compreso, non si parla d'altro, ma parliamo di chi parla da sempre di Berlusconi?

    Così per capire la credibilità del personaggio dei Valori.

    Pubblicato il giorno: 22/07/09
    pan per focaccia

    L’onorevole Antonio Di Pietro, attuale leader dell’Italia dei Valori, ha pubblicato su diversi quotidiani un testo nel quale afferma che in Italia i principi «di libertà democratica e indipendenza della Carta Costituzionale sono stati violati, e che per queste ragioni c’è il rischio che il Paese scivoli dalla democrazia alla dittatura».

    È importante informarvi sui comportamenti e le attività dell’onorevole Di Pietro quando è stato magistrato presso gli uffici della Procura di Milano.

    Si noti che le persone coinvolte - il signor Gorrini e il signor D’Adamo - sono stati perseguiti per corruzione e altri reati dalla Procura della Repubblica di Milano, dove stava lavorando il signor Di Pietro, considerato uno dei più importanti magistrati per l’indagine denominata “Mani Pulite”.

    1) Il magistrato Di Pietro ha ricevuto 100 milioni di lire senza pagare interessi dall’imprenditore Gorrini, che sono stati restituiti con assegni circolari, poi raccolti e avvolti in giornali poco prima delle sue dimissioni nel 1994.

    2) Il magistrato Di Pietro ha ricevuto 100 milioni di lire senza pagare interessi dall’imprenditore D’Adamo. Tale importo è stato dato nel 1995 in una scatola di scarpe, che è ancora oggetto di procedimenti giudiziari.

    3) Il magistrato Di Pietro ha ricevuto periodicamente denaro in delle buste dall’imprenditore D’Adamo.

    4) Il magistrato Di Pietro ha ricevuto centinaia di milioni dagli imprenditori Gorrini, D’Adamo e Franco Maggiorelli per i debiti accumulati dal suo amico Eleuterio Rea per il gioco d’azzardo.

    5) Il magistrato Di Pietro ha ricevuto una “Mercedes CE” dal valore di 65 milioni di lire da Gorrini, che è stata poi venduta ad un suo amico, l’avvocato Giuseppe Lucibello, per un importo che è stato poi reinvestito per l’acquisto di una “Fiat Tipo“ bianca; il denaro è stato restituito attraverso assegni circolari nel maggio 1994, ma incassato nel mese di novembre, solo l’anno dopo, appena prima delle sue dimissioni.

    6) Il magistrato Di Pietro ha ricevuto una “Lancia Dedra” per sua moglie dall’imprenditore D’Adamo.

    7) Il magistrato Di Pietro ha avuto la disponibilità di una “garçonnière“ a Milano (vicino Piazza Duomo), appartenente all’imprenditore D’Adamo, fino all’inizio del 1994.

    8) Il magistrato Di Pietro ha avuto la disponibilità di una suite da 5-6 milioni di lire finanziata dall’imprenditore D’Adamo per almeno un anno e mezzo dal 1989. Era il residence Mayfair di Roma, vicino a Via Veneto.

    9) Il magistrato Di Pietro ha acquistato un appartamento a Curno con soldi forniti dall’imprenditore Gorrini.

    10) Il magistrato Di Pietro ha avuto un appartamento a titolo gratuito per il suo amico Rocco Stragapede, sempre finanziato dall’imprenditore D’Adamo.

    11) Il magistrato Di Pietro ha ottenuto una grande quantità di file e procedure legali dalla società Maa dell’imprenditore Gorrini, per sua moglie, anch’essa avvocato. Il figlio di Di Pietro è stato assunto dalla stessa Maa.

    12) Il magistrato Di Pietro ha ricevuto vari e costosi “regali” da D’Adamo: vestiti di lusso delle boutique di Milano Tincati, Fimar e Hitman, telefoni cellulari per sé e per il suo amico Rocco Stragapede, almeno 15 biglietti aerei Milano-Roma e alcuni mobili per la sua casa di Curno.

    13) Il magistrato Di Pietro ha ricevuto vari e costosi “regali” anche dall’imprenditore Gorrini: ombrelli, programmatori, cancelleria di lusso, viaggi per cacciare su jet privati per la Spagna, la Polonia e la riserva di Asti di Giovanni Conti. Infine, una grande quantità di calzini ad altezza ginocchio.

    Spetta a voi giudicare la credibilità di tale individuo.

    -----

    Già, spetta a noi valutarla in effetti, la credibilità di tal predicatore che vuol essere l'unica parte di governo credibile, nonchè l'unica opposizione possibile, con dei valori.

    Valori da custodire in scatole di scarpe, avvolti nel gioranle, magari, nel ripostiglio dello scannatoio-garçonnière?

    E assicuro che ci sono andati delicatissimi, fin troppo buoni questi del PdL, perchè c'era ancora tanto da dire, anche più recente. A spiegare come continua la storia del magistrato (semi-analfebitizzato, un mistero la laurea a meno che non sia creata ad hoc per lui in DiPietrese, ma non capisco l'attinenza, andava bene anche il diploma di estetista o mago...noooo, non ce l'avrebbe fatta, quella è roba troppo seria per chi parla in DiPietrese) che è diventato milionario con la politica dell'antiberlusconismo, argomento unico dei Valori da portare in Italia ed all'estero.

    C'era mooolto di più, molto, ma si vede che son buoni da quelle parti, se non l'hanno scritto. O forse c'era troppo da scrivere e non vivono ossessionati da unico argomento, magari c'è da fare anche altro politicamente parlando.

    Comunque ho un po' di tempo da perdere e voglio aggiungere qualcosa: manca un Fuoristrada Immatricolato però come autocarro che il trebbiatore dei valori usava per entrare a Milano nel periodo in cui a Milano gli autocarri potevano entrare (si pagan meno tasse sugli autocarri eh).

    Manca anche l'appartamento ad uso del figlio allievo di Polizia alla Caserma Annarumma di Milano, sulla strada per seguir orme del padre (ed abbiam visto che fa stesse cose più o meno, ma meno accorto l'allievo-figlio del maestro-padre dei valori).

    Naturalmente Di Pietro uscì da quei fatti che scrivo, acquisiti nel processo di Brescia, completamente "pulito". D'altra parte era il mito di "mani pulite", quel grosso processo a senso unico con figli e figliastri in cui Di Pietro ultimò il carro per saltar poi in politica avendo acquisito la necessaria visibilità e popolarità per aver buon inizio.

    Se la cavò, se non ricordo male, con mere sanzioni disciplinari dell'ordine, robetta, nonchè l'invito a dimettersi da magistrato (nemmen licenziato, per carità), ma libero di spacciarla come decisione spontanea naturalmente, non si trova pubblicità nemmen di questo e vien il sospetto che davvero ci sia una minaccia democratica o almeno una dittatura mediatica che lavora bene.

    Sì! Ma dalla sua parte! Son loro a cui restano le "mani pulite" parrebbe!!

    cane non morde cane? Si è amici di chi ha nemico comune?

    Comunque sia, liberi di far propria valutazione dei valori e della credibilità del predicatore furbo.

    Meditare gente, meditare. In italiano potendo, non in dipietrese che non si capisce se è il fiasco a parlare, dopo il sole, la trebbia, il pulpito, si sa, capita..

    Alieno


     

     

    36
    22 Lug 2009
    alle 21:26

    civis romanus sum

    Intanto arrivano le prime tanto attese risposte all’annunciato tour di don Buttiglione: Scrive il New York Times che la riforma sanitaria che il presidente Usa vorrebbe varare prima della pausa estiva elargirà fondi federali pro-aborto sia agli enti pubblici che alle assicurazioni private.

    Smetterà prima Buttiglione di girare per gli Usa a predicar cazzate o B16 di pregare per Obama?

    35
    22 Lug 2009
    alle 21:00

    civis romanus sum

    33. Caspita che mago che sei, Caghetta ,,, sai più cose tu di me che il mio padre confessore. Un mago delle stesse capacità di harry potter, o meglio, date le tue frequentazioni capace come padrepio e vanna marchi.

    Non sono sicuro di quello che dico ,,, ma se lo dici te, mi fido.

    Ora poi dopo la tua analisi (che mi dispiace dirti non potrò pagare per debiti pregressi) comprendo pure la mia fissazione per i preti ,,, volevo essere un prete come te, ma la mia ripugnanza per la pedofilia allora come ora è stata più forte, e me ne rammarico ,,, avrei potuto diventare pure papa !

    Non sapevo nemmeno che c'era un culto del Dna di cui sono pure adepto poi, però ,,, mica male. Almeno quel dio lo si osserva, è reale e promette veramente l'immortalità ,,, lo sai che m'hai dato un idea?

    Fonderò il culto del DNA e lo apparenterò al culto di Spaghetti flying monster ,,, e poi battezzerò, comunicherò, amerò i tuoi bambini e le tue donne ,,, a proposito ,,, mi vendi tua moglie?

    Quanto vuoi per le tue donne Caghetta ? Le tratterò bene ,,, Ne farò vestali per il mio nuovo dio.

    34
    22 Lug 2009
    alle 19:35

    Alieno

    Enrico: "Quando, specie gli anziani, non sono i clienti stessi a parlare dei loro mali anche più a lungo di quanto il farmacista desidererebbe."

    Ci puoi giurare, anche più a lungo di quanto desiderebbe quello in fila dietro.. :-)))

    Alieno

    33
    22 Lug 2009
    alle 19:27

    Alieno

    più vilmente assai dei pedofili di famiglia

    Civis: sicuro di quel che dici?

    La Chiesa è una famiglia di sicuro,

    a suo modo.

    Ma la famiglia è la famiglia

     in ogni modo si voglia.

    Affidato alla tutela ed alla protezione, psichica e fisica della madre, già nel ventre. E' lì per essere protetto forse in salvo perfin dallo sguardo egoista dell'uomo che chissà, altrimenti forse, se non prole propria, se li mangerebbe come fanno certi animali in natura.

    Perchè diciamo pure questo: una cosa naturale, non è di per sé giusta. Il concetto di giustizia non è derivabile dalla "naturalità" di espressione e rappresentazione.

    E forse non è un caso, appunto, che fuori dalla portata dell'uomo, dalla sua vista, cresca nel ventre materno abbastanza per essere riconoscibile più simile all'uomo, anche se non è figlio suo, più simile a sé, che gli costi di più il gesto d'un leone che divora la cucciolata di concorrente, lontano dagli occhi, lontano dal cuore fintanto che non abbia riconoscibilità, aldilà della paternità, con se stesso.

    Non materia organica, uomo, piccolo quanto vuoi, ma forse è meglio così chissà, perchè l'uomo sa essere un uomo grande così spesso, ma talvolta sceglie di ridursi a solo glande e il resto disattivandolo.

    Ma tu vuoi i preti pedofili peggiori di famigliari pedofili.

    Ciò è forse vero e non contestabile, dalla lettura fatta da ferventi uomini di fede, da preti, che credono alla loro missione e dunque riconoscono in pieno ciò che dici.

    Ma tu? E' forse qui la causa della tua ossessione? Avresti voluto esser prete e non ti hanno preso?

    Chiunque è responsabile, adulto, più adulto, di bambini, anche se non sono i suoi. Responsabilità maggiore se gli sono affidati. Tanto più quanto più gli sono affidati nella crescita.

    Vale dunque per preti che gestiscono una "pseudo-famiglia" come un orfanotrofio, indubbiamente, ma non c'è discussione che l'affido di chi concepisce, cioè in primis ci mette il suo perchè quella vita esista, questa la responsabilità, padre e madre, sono i primissimi tra tutti a dover rispondere di quella responsabilità adulta avendo anche quella di aver in sé i presupposti, anche genetici, dell'esistenza di quei bambini. Chi più di loro potrebbe dire che nel difendere e tutelarli, in fondo, fa una scelta di amore che in parte, difende anche se stessi, il proprio patrimonio genetico?

    Non sei tu l'adepto del culto in cui la ricerca dell'eternità si sintetizza nell'acido desossiribonucleico?

    Nessuno più di te, padre, ma ugualmente fossi madre direi tale e quale, ha più responsabilità, nel bene o nel male.

    Sicuro di quel che dici? La tua ossessione è il tuo limite, credimi.

    Ma si parla di sfumature inutili: un pedofilo è un pedofilo chiunque sia, prete o non. Certo, continuo a ritenere che se la pedofilia la esercita il genitore, la compromissione gravissima e seria del suo sviluppo psichico è ancora più drammaticamente compromessa, ma non intendo in alcun modo offrire attenuante al male in sè, la pedofilia, tantomeno se di prete o turista ed è ovvio che il problema del prete è connesso anche ad un tradimento-male nel rapporto doppio che ha con gli uomini, cioè non solo di ragione, ma di fede.

    Ma tu non ne hai, che te frega di questo aspetto?

    Comincia a fare uno sforzo davvero anti-razzista: comincia a riconoscere uomini nei preti e prendi in più seria considerazione il detto l'abito non fa il monaco. Purtroppo nemmeno il padre, il turista, lo zio, il maestro..

    Ma in generale condivido. La Chiesa vuol esser famiglia in senso ampio (quella in cui siamo tutti fratelli) e dialetticamente questo lo annunciamo appunto, rivolgendosi al clero con "padre" e "madre" in effetti, hai le tue ragioni da vendere.

    Tu però sei fissato con 'sti preti.

    Alieno

     

    32
    22 Lug 2009
    alle 19:18

    enrico

    26

    Tu potrai citare il tuo caso, ma io sono farmacista e non mi invento nessun inesistente problema pratico, parlo per esperienza diretta mia e per conoscenza del mondo della farmacia.

    Nella grande maggioranza dei casi la gente va nella farmacia che le è più comoda e quindi o in quella più vicina all'ambulatorio del proprio medico o in quella più vicina a casa.

    Se in una farmacia ci sono 3-4 farmacisti in genere sanno parecchio dei clienti abituali. Quelli con patologie croniche se non sono lì tutte le settimane ci manca poco. Inoltre, in genere, essendo forniti di lingua, i farmacisti parlano coi clienti, facendo anche delle domande. Quando, specie gli anziani, non sono i clienti stessi a parlare dei loro mali anche più a lungo di quanto il farmacista desidererebbe.

    Dallo specialista ci vanno più spesso di quanto tu creda, o perchè il medico di base non riesce a risolvere il problema e/o perchè un conoscente ha vantato le fantastiche capacità di un certo specialista. Poi preferiscono tenere il medico di base all'oscuro perché potrebbe anche offendersi.

     

    31
    22 Lug 2009
    alle 18:46

    civis romanus sum

    Ho sentito volare una zanzara ,,, l'avete sentita anche voi ?

    ZZZZzzzzzz ,,, 

    Sento ronzare un insetto che mi informa che i preti appartengono ad una razza a sè stante ,,, addirittura !

    E che non solo possono abusare vilmente dei bambini che gli sono affidati, dunque più vilmente assai dei pedofili di famiglia, ma che addirittura denunciarli sarebbe istigazione all'odio razziale !!

    Uahahhahahahahahahahhah ,,,,,,,,,

    30
    22 Lug 2009
    alle 18:34

    Alieno

    Il tuo sui preti è un massimalismo, un generalismo fondato sul pregiudizio e sul disprezzo acritico in quell'estensività non oggettivamente riscontrabile, che nemmen tien conto che la pedofilia è trasversale ad ogni categorizzazione, ma riguarda tutta l'umanità.

    Non te lo devo dire io che hai detto una cosa incoerente argomentando che sia, la ragione del tuo dire, la scelta di castità, se poi si può osservare che così tanti casi di pedofilia avvengono tra mura domestiche, in famiglia dove la castità non è praticata.

    Insomma, scemata la tua, ma come al solito, da fascista qual sei, o comunista che è lo stesso in definitiva o pure peggio, nei metodi, beh, è l'espressione della tua contina istigazione alla discriminazione, al disprezzo, all'odio, cioè quello che genericamente, definiamo "razzismo".

    Sei il solito razzista e parli da razzista quale sei, ossessionato coi preti, come si potrebbe esserlo per colore di pelle, ma vi muove ugual difetto di ragionevolezza e civiltà: il pregiudizio, il disprezzo, l'ignoranza e così via.

    Un fatto è certo: i preti non vanno "salvati" in quanto preti, ma in quanto uomini che sono anche preti. Dunque lo sforzo migliore nella selezione qualitativa deve essere compiuto, pace se quantitativamente è meno attrattiva (ma a dispetto dell'apparenza, sarebbe tutt'altro che così, ne son convinto). Vale per i problema dei preti pedofili (la maggior parte dei quali, omosessuali), come per altre questioni, in cui occorre la ricerca della qualità.

    E del resto la ricerca quantitativa non può certo mai essere un fine o avremmo il paradosso di avere, nell'estensione della figura e del ruolo, una proposta che rinuncia alla procreazione, dove la Chiesa ne ha sempre fatto tutela, difesa, cardine.

    Anzi, nella fede cristiana (quella cattolica con ampio terreno già sul culto mariano), il presupposto della famiglia procreatrice ed etero è un caposaldo per aver proprio Cristo su cui si può discutere quanto si vuole per il fatto del concepimento immacolato (del resto non è sol uomo Gesù nella fede e lo spirito santo non è che la continuità del divino che si fa carne, uomo nel racconto e facendosi uomo, dandoci possibilità salvifica, in un certo senso "divinizzandoci" si potrebbe osare), ma il procreare è il presupposto più cristiano che solo a pochi riserva la castità. Pochi ma buoni. I preti è giusto sian pochi. Pochi ma qualificati, non tutti sono idonei. Non tutti, Gesù ama i bambini e non nasceranno bambini da Pietro e Paolo, per quanto ami Pietro e Paolo! Non è difficile comprendere come certe "politiche" passate della Chiesa, sbandando per tendere alla "quantità" con rinunce "qualitative", inseguendo modernismi, attualismo, mode, popolarità, sia quanto di più insensato ed autodistruttivo, nel significato profondo, della Chiesa stessa in cui c'è anche il ministero esercitato dal clero (se ci si vuol cattolici).

    Possibile, Civis, che tu abbia solo conosciuto preti indegni della tua stima, almen dei tuoi dubbi? Solo uno di loro già basterebbe, alla tua ragione, sepolta non so dove e sopratutto perchè, per dire che quel massimalismo, quel generalizzare così razzista, se non per amor di estrema e comoda sintesi, non ha motivo di esistere.

    E non solo: se la tua ragione non è limitata al direttamente conoscibile, se può aprirsi al dono stupendo del pensiero in astratto che fa dell'uomo un "animale" così più evoluto d'ogni altro, non hai nemmen bisogno di averne conosciuto uno davvero, la tua ragione non è limitata al puro materialismo, è privarti di una possibilità quella di andare oltre il conosciuto e tendere verso il conoscibile.

    E' la tua stessa ragione che sacrifichi per razzismo che dovrebbe dirti: i preti non sono tutti così. Non c'è alcun motivo genetico, oggettivo perchè io pensi ed affermi simil cosa.

    I preti non sono tutti pedofili, non hai bisogno di sentirtelo dire da nessuno, tantomeno da me, basta la tua ragione, la sua possibilità se non accecata, resa invalida e monca, dal tuo razzismo militante.

    Così come non lo sono tutti gli uomini, ma sicuramente ci sono uomini e uomini preti che lo sono e sono troppi, sono troppi anche se fossero uno. Da uomini è immorale al punto di aver reato, da uomini preti, lo è al punto di aver peccato, peccato gravissimo, oltre che reato.

    Un prete pedofilo può aver perdono come ogni uomo altro, di qualsiasi peccato, è questa la proposta cristiana, piaccia o dispiaccia.

    Ma è mia personale opinione che un prete pentito del suo peccato e reato, debba per aver perdono di Dio e degli uomini, assumersi la propria responsabilità. Espiando nel cambiare la propria coscienza in quel pentimento da confermare ogni giorno affinchè mai più possa peccare, il cambiamento non è accessorio optional per ottener la comunione con Dio, rinnovarla, ma un passo obbligato. E' quello che Chiede Gesù, sempre, ad ogni peccatore: va e non peccare più. Sei salvo solo così, cambiando, devi dare qualcosa in cambio, il cambiamento appunto (e qui c'è la visione distorta di molti credenti e preti per cui Dio perdona a prescindere ed un delinquente gli è simpaticissimo pure se reo che reitera, finendo per mutare il salvar peccatore, missione cristiana, in salvar peccato, cosa grave dal mio punto di vista cristiano!).

    Ma anche devi assumerti le responsabilità di uomo, di uomo terreno, per aver giustizia terrena. Devi cioè, andare in galera, pagare la tua colpa. Anche qui c'è, come certi preti, molta gente che in galera non ci terrebbe nessuno, tantomeno se non vive meglio che a casa sua, meglio di chi la galera non merita, con ogni privilegio e tutela, ma è uno sbaglio sociale precludersi questa possibilità di capire ed espiare, precludersi la possibilità della riabilitazione esitando, autorevolmente ma anche autoritariamente, nella condanna.

    Un prete pedofilo pentito dovrebbe confessarsi a Dio ed agli uomini, alla giustizia di Dio (avendo possibilità del perdono nell'autenticità del sincero scambio nel cambiamento), così come alla giustizia di Cesare.

    E dunque, la Chiesa deve assolutamente invitare in ogni modo perchè ciò avvenga, pur non potendo certo tradire il patto di fiducia della confessione, che sarebbe grave come un figli che confessa alla madre un segreto che non consegnerebbe mai a nessun altro e questa lo tradisse. E madre Chiesa non può tradire, io credo, ma la proposta deve essere chiara, ufficiale, costante, fortissima: costituisciti, paga, affronta le tue responsabilità, salvati con Dio e con gli uomini.

    Ma poi ci sono insegnanti, genitori, turisti, vicini di casa, zii, schiavisti senza scrupoli ed animali malati da sollazzare invece di curar malattia perchè questo è in fondo, esser pedofili: essere malati gravemente. E pure contagiosi: chi subisce atto violento di questa natura, parrebbe, è più facile tenda a riproporre ugual cosa.

    Curare la pedofilia non significa né coccolare pedofili e pedofilia, né uccidere malati gravi. Naturalmente vanno isolati, resi inoffensivi, la tutela da questi malati pericolosi per tutti (per se stessi, ma in primis per le vittime passate o presumibilmente future) non è in discussione, così come la fermezza.

    Tuttavia io osservo che di questa malattia, tutti più o meno siamo complici nella proposta che affermiamo c'è schizofrenia e tra le varie identità o componenti, in cui la sessualità ci ossessiona essendo sovradimensionata, esattamente come la proposta di prevalenza istintuale su quello della ragione, c'è anche la pedofilia. Occulta o meno che sia, c'è. Non è necessario rivolgersi ad un islamico per farcelo notare per quanto nemmeno lui, come identità e storia, sia immune, fin dalla storia stessa del Profeta che volle assolutamente per sé come ulteriore moglie, l'ultima, da vecchio, quella bambinetta che si dondolava ancora sull'altalena, come fanno i bambini innocenti, appunto, divertendosi con poco e non avendo malizia nel dondolarsi...

    Aveva 6 o  7 anni soltanto quando fu data in sposa a Mohuammed, Mohuammad, Mujammad, Maometto che si voglia quando ne aveva però già oltre 50, lui, di anni. E fu la terza e la favorita dal profeta che, laicamente, osservo, doveva esser affamato di carne fresca capisco, per questa sua inderogabile, autoritaria volontà di possederla.

    Siccome Aisha era una bambina e non sarebbe stato bello, osservo, portare il messaggio che possedere bambine è cosa buona derivandola dal modello ed essendo Muhammad l'uomo che era, cioè per quanto mi riguarda, capace di proposte schizofreniche (dal perdono alle stragi, dalla moderatezza alla vendetta senza confini o sassi in cui potersi nascondere mai) e dunque permettendosi allegramente quello che agli altri non voleva si permettesse in mille cose, beh, si aggiustò la perversione (che non può esser altro nella nostra cultura che questa, perversione, patologia psichiatrica, malattia e disturbo grave dell'identità sessuale e quel che si direbbe per chiunque altro non sia lui), per l'immagine e l'opinione pubblica, per i posteri così: se la prende subito, se la porta con sè in moglie, però, però, ci vien detto, il matrimonio consumato solo 3 anni dopo (cioè NOVE anni, tra l'altro, non è che sia poi gran vanto). Capito?

    La prende subito con sè, se la porta tra le "mura domestiche" poco conta sia tenda o meno, lontano da occhi indiscreti ma ci dicono che il matrimonio lo consumò tre anni dopo (lasciando che da 6 arrivasse a 9 anni)... seeeeeeee....

    Aspettare per aspettare, potrebbe dire qualcuno (se non ha paura di crepare ammazzato con fatwa o non abbia piacere di non dispiacere alcuni per dispetto ad altri anche, poichè il comune nemico rende amici), poteva direttamente sposarsela 3 anni dopo (per arrivare a 9 poteva anche sposarsela 4, 5, 6, 7 anni dopo a dirla tutta, ma il vecchio era vecchio, capisco che il tempo disponibile per soddisfare brame può esser più limitato eh), anzichè imbarazzare tutti con una simile versione aggiustata e tra l'altro sconsigliata per altri, da riprodurre?

    No, lui la vuole subito in moglie, non può attendere anni per aver il giocattolino delizioso (perchè certi vecchi, infine, diventan come bambini, parrebbe), la sposa subito ma ci vien detto: però aspetta 3 anni (capirai, ha nove anni così) per "consumare".

    Non appare un bel modello, capace di arrivare proponibile, accompagnando l'umanità nel suo cammino, fino ad oggi, non è vero?

    Noi oggi discutiamo della Madonna, insultandola in ogni modo (le bestemmie urlate che ho sentito in questi giorni, da adulti e, tristezza ancor maggiore, ragazzini nemmen maggiorenni..), ritraendola come una banale figura da dissacrare, con pretese artistiche (piena di sperma) e così ugualemnte facendo per suo figlio (trasformato in rospo crocifisso per dire) e ridiamo, inveiamo ma infine parliamo di che?

    Spirito santo o meno che sia, cosa c'è da odiare, disprezzare, usare malamente, con malanimo in costoro, Madonna e Gesù?

    E sia, è la libertà di espressione bellezza, si può speculare sul nulla o sull'ipotesi astratta come si vuole.

    Ma provate a farlo di Maometto. Provate solo, in fondo, a raccontare, senza aggiunta alcuna, ciò che chi ci crede effettivamente racconta e crede.

    Fatelo per esempio, oggettivamente: è un modello di pedofilia, altro che accanimento sullo spirito santo che magari era piuttosto il bastone di Giuseppe (cosa che comunque, non sarebbe umanamente, laicamente, ateisticamente ciriticabile come esempio-proposta eh!). E' la storia del gigante e della bambina, del vecchio e della sua preda, carne fresca, consumata a nove anni, se va bene, ma seeee.... credici, ma sia, 9 anni.

    Come mai il mondo occidentale, liberale, laico e laicista, aconfessionale e materialista, nonchè comunista non ha il coraggio di osservazioni oggettive?

    Perchè contesta la Bibbia, l'omelia, la sola forma liturgica, il fatto che preti omosessuali la Chiesa preferisca non averle, che ritenga la società, nuclearmente fondata sulla famiglia, famiglia etero, degna di essere bandita cultura dalla nostra storia e radice, dal Parlamento Europeo se qualcuno osa, da tirargli le scarpe nel nostro Parlamento se osa

    e però in Italia, in Europa, restando sol qui, nessuno che ha palle di osservare: cacchio! Ma era pedofilo questo profeta!!!! E' una proposta pericolosa, contraria alla nostra di cultura, on possiamo tollerarla.

    Invece nisba. Vili ed opportunisti nisba. Manca poco che poco tempo fa avessimo avuto messe cristiane fuori legge per dispositivo europeo (la proposta etero di per sé e istigazione al razzismo per questi deliranti accattoni della ragione laica che ritengono razzista anche la parola "madre" e "padre" preferendo progenitore A e B e simile follia).

    Ma nessuno, nessuno che alzi la voce, civiltà del piffero, Eurabia come ben diceva la Fallaci e dica, disincantato, oggettivo, laico, libero davvero (quant'è bello sentirsi liberi insultando la fede cristiana e tutto l'ambaradan ahhh, che espressione di libertà democratica eh): caspita ma questo insegnamento non possiamo accettarlo! E' una proposta insana, contraria ai nostri principi, siamo tolleranti, ma i pedofili caspita, come riferimento è troppo...

    Nessuno che rischi una fatwa nel dirlo, con il fanatico a farti la pelle ed il complice magari de sinistra a dargli manforte, nonchè foto sul web, indirizzo e numero telefonico?

    Nessuno che voglia più Europa e meno Eurabia? Nessuno che voglia più libertà espressiva e dunque arte e vignette su cristianità, islamismo, materialismo e laicità come si preferisce?

    Una bella mostra a Milano con Aisha piena di sperma ed il vecchio profeta lì accanto soddisfatto, arte eh? Non la vogliam fare l'arte dissacratoria? Con Sgarbi a difenderla, ma anche la Moratti, non c'è dubbio, ci sarebbe. Nonchè tanti preti, pazienza, non lo sono, non è il mio ruolo, nemmeno son cattolico a dirla tutta.. per non parlar dei centrisociali..

    Facciamola la mostra non è strano che non venga l'idea?

    Non vorremo mica dire che ha ragione Oriana Fallaci neeee? Gliela diamo vinta così a quella pazza che però, fino a prova contraria, continua ad aver ragione?

    Facciamola la mostra, il film, magari con Abantuomo a far, anzichè il Giuseppe, troppo facile eh, a far il profeta e mettiamoci la bambina a fare Aisha e soprattutto, diciamo che è un bel film, di spessore, da premiare, intelligente...

    Facciamolo il cabaret a parlar di Maometto, del profeta e di chi ci crede, compresi quelli che tirerebbero giù un dipinto a Bologna, arte senza dubbio, più di quella pretesa col rospo sulla croce e la Madonna dissacrata a porno coperta di sperma, quella scena ben dipinta almeno, dove il Profeta è all'inferno, scena da tirar giù con l'esplosivo come del resto offendeva anche un gigantesco Buddha di secoli e secoli, segno di devozione preso a colpi di mortaio per non parlare delle almeno inoffensive battute su quanto è buddana quella ah aha che spasso, ma perchè questa zona off-limits, quest'imperio applicato nell'omertà per cui non c'è nulla, nulla di simile nella nostra cultura che vorremmo libera, laica??????

    Nessuno che rischia linciaggio morale, censura, segnalazione alle autorità, fatwa di morte per coerenza, onestà, coraggio nel dir ciò che ...

    ho scritto.

    Ops.

    Già.

    Avere palle, far parlare propria coscienza, talvolta, espone a dei rischi, pazienza, vedrò di ridurli. Non certo rinnegando ciò che ho scritto, ma guardandomi alle spalle, schiena dritta.

    Oggi voglio fare l'obiettore di coscienza contro questo conformismo di Eurabia.

    C'è molto lavoro da fare tutti, preti, cattolici, laici, islamici che spero si adeguino agli standard di tolleranza validi per tutti gli altri. Compresi gli adepti che si voglion razionali nipotini di un Marx, Karl non i f.lli che son irrazionalmente divertenti, cioè il preteso filosofo accattone di cui si è fatto mito e culto, ma era un malato di mente in gioventù dedito a sollazzarsi alcolizzandosi ed andando a puttane (curioso oggi veder certi moralisti con cotanta eredità, senza alcuna prudenza dico, nel non esagerare con le prediche) e poi, anche lui più attempato, a farsi la serva di casa e mettendola incinta, ma non riconoscendo paternità.Uomo padrone, ad approfittarsi della posizione più in alto con il subordinato, sfruttando la differenza per far sesso, come ogni altro, uomo così simile ad un qualsiasi capitalista però, da fallito com'era (e non potevano esser d'altro risultato le sue teorie), a farsi mantenere, a fare il mantenuto, perchè nemmeno il capitalista sapeva fare, oltre che non saper fare in prima persona, ciò che predicava agli altri.

    Facile esser finocchi col culo degli altri - diceva quel comico. Versione colorata di un più antico predicare bene e razzolare peggio o ancora più indietro, scagli la prima pietra.

    Ed allora, però, scagliamole davvero bene e su tutto e tutti queste pietre, non facciamo sconti e favoritismi, avanti, venghino signori, ce n'è per tutti.

    C'è il prete fascista ed il Civis più fascista e razzista di tutti nel blog che però ha il vezzo di volersi anti-fascista e difensore del valore anti-razzista.

    Ce n'è per tutti, venghino signori, le pietre quante se ne vuole e scusate se può capitare che ne tiri una anche a voi oppure mi casca su un piede, che differenza fa. Piace il gioco della libertà, dell'antifascismo, della tolleranza anti-razzista?

    Giochiamo perbene allora. Mi devo pur divertire anche io ogni tanto eh!

    Marx fallito e vile opporunista a far il meschino padrone che ingravida serve e nemmen capace di mantener figli, se stesso ed onore, assumendosi responsabilità che però ha voluto consegnare agli altri ed abbiamo tanti osannanti devoti al suo culto.

    Profeta che si prende in moglie bambine di 6 anni e si accoppia, ultracinquantenne, se poi è come vuol versione ufficiale e molto sospetta, quando ne hanno 9.

    Facciamolo davvero il gioco laico della libertà, dell'arte libera, della libera espressione, satira, del dialogo scherzoso e sereno oppure dimostriamo davvero quanto abbiamo difeso il valore della tolleranza per smentire l'accusa di omertà stile mafioso e suicida che la Fallaci ci raccontò.

    Diciamolo che siamo liberi di dire che l'Occidente è perverso e che propone una sospetta pedofilia proprio nel distribuire educazione sessuale e profilattici a ragazzini, imberbi e bambinelli. Sparandogli in vena precocemente la nostra ossessione di adulti, il sesso. Tanto c'è la pillola da prendere e da vendere! Diciamolo che difendiamo la libertà come ci torna comodo e siamo i migliori patner commerciali dell'Iran, mica male del regime cinese e però ci sentiamo fighetti impegnati e molto solidal politically correct no-global globalizzati, federalisti internazionali democratici per cui la democrazia è però dittatura.

    Facciamolo sto minestrone tanto..

    Ogni bene, a tutti, compresi i vili opportunisti, silenziosi o beceri urlanti, a comando, quando conviene, tanto per fare, il bene vi colga.

    Alieno

     

    29
    22 Lug 2009
    alle 16:25

    civis romanus sum

    Certo è che se tutti si comportano come il viscido teogay Vendola stiamo freschi nel pretendere una sanità veramente efficiente e rivolta al pubblico pagante invece che al prete parassita:

    Miracoli della fede

    Per essere assunti alle ASL va bene anche una laurea in teologia.

    "I mali della sanità pugliese, oggetto di accertamenti giudiziari e che hanno suggerito come una prima cura da parte del presidente Vendola un minitraumatico rimpasto nella Giunta, si aggravano con la impugnazione  dal parte del Governo centrale della disposizione sull’ inquadramento  in ruolo  di un blocco  di dirigenti “precari”. All’azienda Le/1 risulta beneficiario del provvedimento una figura professionale non medica, fornita, come  titolo di studio, di una laurea in teologia! (stampa locale del 16 c.m.).

    Quale criterio sarà stato adottato per riconoscere la laurea in teologia come titolo equipollente a quelli richiesti per lo svolgimento di una pubblica funzione nell’ Asl ?

    Quale equipollenza in un rifondato servizio sanitario grazie ad un teologo come aiuto?

    Segnalazione di Giacomo Grippa del Circolo UAAR di Lecce.

     

    28
    22 Lug 2009
    alle 16:16

    civis romanus sum

    27. Nel consueto diarroico sproloquio dal pulpito di don alieno colgo una chicca a caso:

    Noi odiamo i bambini. Siamo perversi come pedofili. Diciamo di amarli, ma gli facciamo violenza nel momento stesso in cui li trattiamo come adulti,

    E meno male che se ne accorge da solo ;)))))

    E' proprio per questo odio viscerale verso i bambini, che i preti cattolici si votano alla castità, ovvero si autoimpongono il divieto di procreare, che per le soddisfazioni sessuali non si fanno mancare nulla, nemmeno appunto la violenza sui bambini.

    27
    22 Lug 2009
    alle 16:04

    Alieno

    Te l'ho già detto: secondo me  un farmacista dovrebbe essere obbligato a vendere tutti i farmaci prescrivibili da un medico, la discrezionalità apre possibilità che non mi piacciono. Se poi in termini di legge le cose stanno come ha detto Enrico, pace: il farmacista ne uscirà prosciolto e non succederà nulla. Nemmeno io ne farò una malattia.

    Fabrizio: sempre degno di stima il tuo equilibrio e, aldilà della distanza di idee, il distacco da certe adesioni di fanatismo nel proporsi.

    E' il modo migliore e più sereno di portare avanti un dialogo per trovare mediazione, se possibile, ricercando il miglior equilibrio possibile. Che, secondo me è, in definitiva, l'interesse specifico, di un individuo che quella di soggetto con idea diversa e contemporaneamente, con soddisfazione di un interesse non frammentario, instabile, transitorio come può essere un interesse comune, collettivo, da individuare.

    Utopia naturalmente, accontentare tutti, ma il "tendersi verso" è la direzione ottimale, io credo, in una cultura autenticamente laica, liberale ma non anarchica, non priva di codificazione possibile e lungimirante.

    Ovvio che un fanatismo di qualsiasi sorta (ideologico-teologico) e lo è in fondo anche la proposta non laica, ma "laicista", non sarà accontentato pienamente perchè di mediazione si parla.

    Che ciascuno partecipi con la propria proposta è assolutamente legittimo, per quanto mi riguarda.

    Dunque anche la tua che, civilmente, esprimi con un "secondo me" che è già un'espressione di consapevolezza dell'esistenza di un "soggettivo" e non "oggettivo", cioè a prevedere che il tuo è un contributo tra altri che possono essere diversi e di cui tener conto (a riprova anche il "nemmeno io ne farò una malattia").

    Poi io sono perfin fatalista, in definitiva: mi batto come ogni altro con la mia proposta (aderendo a quella uguale o più vicina) in una competizione concorrenziale ma infine penso che se una cultura, compresa la mia, di valori ecc, stenta a sopravvivere beh, allora forse non merita di sopravvivere.

    Fatalismo se vuoi, ma non solo, volendo, c'è anche un'aspetto a ben vedere, connesso con la mia fede cristiana, quando penso alla Chiesa, che molti vogliono in difficoltà ed in un percorso di estinzione (che per ora è ben lontano dall'essere, per quanto concordi sulla difficoltà), ma se anche fosse, se nonostante alcuni possano battersi per "salvarla" diciamo, non funziona, beh, allora forse non merita d'essere salvata.

    Se a salvarla non son interessati nemmeno certi preti, certi cattolici adulti, che allora compia il suo destino, significa che per Dio e per gli uomini, non merita di sopravvivere, pace, ho fatto quel che dovevo fare, punto.

    Naturalemente faccio quel che devo fare. Secondo coscienza. Anche obiezione. Assumendomi responsabilità in ogni caso. Cosa che al cristiano una volta si insegnava, forti anche dell'esperienza di tanti, Pietro incluso a farci lezione: non si rinuncia alla propria coscienza, non è cosa buona, nemmen dinanzi alla morte.

    Ma in fondo vale per qualsiasi idea in cui crediamo fermamente, in cui abbiamo fiducia autentica che sia cosa buona, no?

    Si tenta la carta del dialogo, tramite gli strumenti ortodossi previsti democraticamente nel tentativo di affermare la propria proposta in cui si crede, poi, se non va bene, si esercita il dettato della coscienza in proprio, per sé.

    Per esempio potrebbe essere, in questo caso per una donna: le altre ricorrano alla pillola del giorno dopo, c'è e se così possono e vogliono, lo facciano, io eviterò, credo sia giusto altro. Educherò i miei figli con la mia proposta, parlandogli di responsabilità (evitare la promiscuità, prendere precauzioni oppure far prevalere sull'istinto la ragione e costruire un progetto non transitorio, casuale, duraturo, almen provarci), gli altri facciano pure.

    E nel caso, mi assumo anche la responsabilità nell'ascolto di coscienza, facendo obiezione, è un diritto comprensibile.

    Significa difendere il diritto, esercitarlo se va oppure, se non è compreso perchè la codificazione vigente (che oltretutto si modifica nel tempo e nello spazio), mi assumo comunque la responsabilità: multe, carcere, insomma, saranno valutazioni da fare in soggettiva.

    In soggettiva come quel tuo "secondo me un farmacista dovrebbe essere obbligato..".

    Io ritengo che la possibilità migliore di equilibrio, tanto per cominciare sia proprio quella dove la donna ha possibilità di aderire alla sua coscienza, ricorrendo a pillola del giorno dopo, cercandosi la farmacia (tantissime, la maggior parte, peraltro) che la vende, così come il farmacista quella di fare obiezione e non venderla.

    E' il miglior equilibrio possibile, da punto di vista "laico" dove l'accontentare il tuo soggettivo, infine, non sarebbe ugualmente inclusivo e comprensivo, in quel desiderio di obbligo, somiglierebbe più ad una proposta laicista piuttosto che una laica. E più assoluta che relativista.

    Sarebbe insomma, l'esatto speculare, opposto dello sposare, per esempio, la proposta della Chiesa, ma entrambe sono posizioni assolute.

    Tuttavia la Chiesa proprio la mediazione ricerca. Consapevole oggi del suo ruolo tra gli uomini ed avendo recuperato piena coscienza del valore non impositivo della fede, si propone col dialogo. Naturalmente "tende verso..." la proposta sua che è assoluta, per sua natura e peculiarità, ma ricerca la mediazione nella proposta di costruzione sociale-valoriale confrontandosi con gli altri; ai singoli che voglion esser cattolici è richiesta invece fiducia e fede nella propria proposta, non è obbligatorio esser cattolici del resto, ma se proprio si vuol esserlo, l'adesione ci deve essere, non è mica un PD qualsiasi che per salvar se stessa, disperata, chiunque può iscriversi e dirsi cattolico e magari è ateo, un satanista, un nazista, un comunista e così via, anche la Chiesa è cosciente che se deve sopravvivere, se così Dio e gli uomini vogliono, sopravviverà altrimenti, beh, evidentemente non è così che deve essere! Certo per sopravvivere, non può ridursi ad imbarcare chiunque, per quanto cerchi di essere comprensiva, inclusiva e di avere comunione di diversità quanto è possibile.

    Mediazione, dunque se ai propri fedeli parla con linguaggio di fede, agli uomini tutti, nella sua universalità, adotta il linguaggio laico e della ragione, quella è la lingua di scambio, di mediazione.

    L'abbiamo visto tempo fa, quando tentò di dialogare sull'attuale legge dell'aborto. Sia perchè è in effetti disattesa nell'intento del legislatore e nei dispositivi previsti (cioè si doveva assolutamente operare, così spiega la legge, tentando sempre di appianare e risolvere gli ostacoli e le difficoltà, favorendo il più possibile il concepimento, non l'aborto e non è stato fatto assolutamente anzi..) cercando di risolvere il disagio di chi è nella condizione di chiedere aborto in una scelta di affermazione della vita, sia, attenzione, tenendo conto che la legge è di tanti, tantissimi anni fa, 40 anni signori.

    Legge dunque formulata con le contestuali conoscenze tecnologiche e scientifiche a supporto.

    Avete presente cosa fosse la possibilità tecnologica (diagnostica, rilevazione ecc) e scientifica 40 anni fa?

    Scientificamente-tecnologicamente, medio evo o peggio.

    Il concepimento, in quel buio ai nostri occhi di una verità celata nel ventre materno, era ancora qualcosa con molti lati misteriosi in cui fare speculazioni ipotetiche (molte sbagliate).

    Oggi abbiamo, per dire sol dell'ecografia, possibilità di scansioni in ogni modo, monitoraggi, anche 3D, abbiamo perfino ecografi tascabili.

    Ma allora, quando al legislatore toccò codificare in materia, affatto così.

    Voglio dire: la scienza è una cosa meravigliosa, uno strumento formidabile, volendo un dono divino ma è pur sempre strumento, attenzione, attenzione sempre.

    Occorre saggezza, intuito, esperienza, occorre un riferimento per tentare di muoversi bene e far sì che lo strumento non diventi dannazione, tortura. Un riferimento che non è la scienza in sé, ma sorgente etica altra. Altrimenti è come affidarsi ad un rastrello, una zappa per tentare di capire come coltivare e cosa fare. Le possibilità sono tante: di lavorare la terra, strumento utilissimo, ma anche di darlo in testa a qualcuno, compresi se stessi, nell'euforia e facendone un culto (come è in un certo senso lo scientismo, cioè il tentativo di far dello strumento una sorgente etica di riferimento).

    I pioneri e gli inventori delle radiografie, dei raggi x, colti dall'entusiasmo di possibilità apertosi (ma non sol per queste possibilità, giusto o saggio farne uso indiscriminato) finirono per suicidarsi con lo strumento stesso, nonchè ammazzando un bel po' di gente.

    La semplice esistenza della possibilità non ci dice nulla a riguardo della saggezza per l'uomo, di adottarla, bisogna esser prudenti, non fanatici (né acriticamente pro, né nello stesso modo contro).

    Ma è uno strumento formidabile che abbiamo possibilità, anzi, direi dovere perfino, non fosse che per gratitudine, di utilizzarlo.

    Le possibilità tecnologico-scientifiche oggi, diversamente da 40 anni fa e poi, soprattutto in Italia, ci dicono molte cose più, abbiamo dati che non avevamo per ricondizionare e meglio calibrare la nostra scelta, per rendere la nostra valutazione più attendibile.

    Possiamo vedere che, per esempio, molto prima di quanto si pensasse, abbiamo nel feto, la formazione di un sistema nervoso capace di essere sensibile alla stimolazione (sofferenza inclusa) ed è paradossale non tenerne conto oggi, nella nostra cultura schizofrenica, quando si tien conto della sofferenza di animali e piante, che a torturar una margherita, mi ama non mi ama un petalo via l'altro, se non si va in galera, corri il rischio di esser linciato da invasati ambientalisti che a volte non fan nemmeno mistero di sognare un mondo felice dove l'uomo è estinto e non disturbi Gaia, il pianeta che vive (e se ne sbatte di uomini e margherite, se si annoia cambia il clima ed è tutto ghiaccio o tutto fuoco, per non parlar d'altro e pazienza per miliardi di specie estinte subito o un po' alla volta, impietosamente, indifferentemente e per la quale, volendo Terra divinità Gaia che a me sembra ben poco Gaia allora, culto pagano poi, mica scoperta nuova come vorrebbe dirci proprio il New Age, beh, l'esistenza dell'uomo è in rapporto alla sua, uno sputo insignificante, dove si osa vantar millenni di storia, tiè, la divinità Gaia se ne fotte allegramente con i suoi milioni e milioni!!), ecco, deliri a parte, dicevo, sarebbe paradossale che si tenga conto della sofferenza di piante ed animali e non si possa tener conto di quella vita che è, appunto, un feto umano. Un feto che è sensibile al dolore, alle stimolazioni sensoriali.

    La Chiesa media e con linguaggio laico, assolutamente laico e di ragione, chiede di ricalibrare alla fonte dei nuovi dati, della nuova conoscenza, la "tempistica" dell'aborto.

    Ed ecco che invasati laicisti, femministe incluse (mai presenti se un fanatico islam minaccia cristiani o occidente, mai presenti a festeggiare leggi a tutela maggiore delle donne, con inasprimento pene e introduzione del reato stalking codificato ben precisamente sol perchè di parte ideologica-politica-partitica avversa) si ergono, bellicose: la Chiesa non osi.

    Non osi che? Parlare laicamente? Di ragione? Non osi parlare e basta? Di questo si tratta. La Chiesa che non può nemmeno usare la scienza come strumento, la ragione per far proposta, non può mediare, parlare (sarebbe ingerenza).

    E' il ribaltamento della vulgata in cui la Scienza dovrebbe essere ostacolo e nemico mortale della Chiesa, ma qui si vede pienamente: è una versione di comodo. A scontrarsi è altro!

    Cultura, ideologia, altro che Ragione contro Fede, Scienza contro Chiesa. Sono etiche, semmai, che cozzano. E la Chiesa chiede dialogo dove altri, invasati, son tutt'altro che moderati.

    Ho letto in quel periodo, non molto tempo fa, blogger donne capaci di fare affermazioni naziste a riguardo di feti, chiesa, preti, credenti. E siccome feci notare che, autodichiarandosi comuniste, l'estetica come minimo era in tilt, censurato e bannato da queste autodichiarate "streghe" (ma in realtà son molto più simpatiche le streghe eh) e prive di argomentazione ragionevole, dimostrando che la loro è in tutto e per tutto una fede assolutista, dogmatica fino al midollo e per questo incapace di accogliere anche la proposta mdoerata d'una Chiesa, d'un credente (ah, le comunaziste, con cortigiani al seguito, hanno stabilito che non solo gli uomini non devono aver alcun diritto di parola sull'argomento, ma che le donne non comuniste non sono donne, oplà, non sono vere donne, il processo di "disumanizzazione" dell'avversario è compiuto, aldilà del colore di preferenza, nero o rosso che sia!).

    La Chiesa ha chiesto di riaprire il dialogo, usando ragione e lo strumento scienza-tecnologia con i nuovi dati su cui discutere, ma quel timido chiedere, quel moderato cercare mediazione, è stata subito subissata di offese rivelando uno spaccato culturale nascosto, ma fortissimo, stratificato.

    Quello che dicevo: l'aborto è legale. Punto. Per motivi come pianificazione o selezione. A decidere la donna come le gira, pieno diritto quando anche si potesse affermare, discussione etica e non scientifica, che il concepito sia persona con tutto l'ambaradan delle tutele e dei riconoscimenti che la norma e la ns. cultura dovrebbe prevedere.

    Dignità ai gorilla, alle foche, agli stercorari, alle muffe e licheni antartici, tutela anche per stalagmiti e stalattiti che non si posson vedere in sofferenza (magari troppi turisti che alitano e cambiano il micro-ambiente) ma nessuna pietà, nessuna per l'eventualità che un feto, un embrione possa già soffrire!

    Non deve nemmeno soffrire nominalmente, per memoria dettata in vita in condizione altra, chi ha perso conoscenza e coscienza, si vorrebbe indurre alla morte anche togliendo idratazione ed alimentazione perchè soffra meno a lungo possibile (anche se poi si considera già morta e dunque non sofferente, vabbè, certe questioni di principio son così), ma nessuna pietà per embrioni e feti, proprietà privata della donna come una ciste, un brufolo, per cui ricorrer all'estetista se così va.

    E l'estetista c'è per queste donne. L'apparenza è importante per costoro. L'estetista ci dice che per brufoli e per rassodar pelle meglio non strizzare, lasciamo fare il mestiere a chi lo sa fare, con creme, laser, perfin chirurgia.

    Ma c'è anche l'estetista-chirurgo dialettico. L'embrione espulso, attenzione, queste donne non vogliono che si chiami in tal modo (né si debba mostrare immagine alcuna, dentro o fuori il ventre), embrione, feto, vita umana restando generici noooo, macchè.

    Si deve chiamare "materiale organico". Come una cacca, come un mucchio di foglie morte e marcie, come il nutrimento degli acari, vita umana è scomodo ed ecco la chirurgia estetica femminile: materiale organico! Punto.

    Ché la eventuale discussione sia spenta oggi e domani, che a nessuno salti in mente, oltre margherite e trifogli, amazzonia e calotte polari, di occuparsi di vita umana. Sparisca dalla vista, sparisca la sola possibilità di pensarci un attimo.

    Che so, un senso di colpa? Deve sparire! Un rimorso? Un'esperienza in grado di lasciare un segno? MAI!

    Si deve abortire, ma fidati, tutto bene, come dall'estetista, il disagio è solo perchè è la prima volta, vedrai, vedrai, la prossima volta non avrai disagio, paura, te la facciamo sparire e guai se qualcuno si azzarda, soltanto si azzarda a proporre un dubbio, una discussione, guai tanto sia scienza, ragione che religione, guai se non è la propria di invasate, con la religione più dogmatica ed assolutista, schizofrenica di pazze, la più fanatica del mondo, le streghe son tornate, son tornate.

    Tornano solo per argomenti così, quando c'è il "nemico" da abbattere, dove vadano poi in tutte le altri occasioni in cui la donna, la sua dignità, dovrebbe esserci solidalmente, è un vero mistero.

    E' un po' come i sindacati che non fanno sciopero o comunque pochi e comunque timidi e moderati in rapporto a quanto fanno soliutamente, se c'è un governo a loro organico.

    A dirla tutta sulla natura loro, femministe e sindacati, la cui ragione sociale ci direbbe scopo, ma a ben vedere altro che quello, pretesto strumentale. Come minimo, al mantenimento di sé.

    Ma a dire anche che la natura dello "scontro" è culturale ed etico, la scienza non c'entra nulla in sé, bensì gli uomini, anche scenziati, con la loro coscienza ed etica.

    IL farmacista che fa obiezione è un farmacista vero anche se fa obiezione. Uno scenziato cattolico, non è uno scenziato a metà. La Chiesa che cerca mediazione nella costruzione progettuale sociale-valoriale, richiamandosi al progresso scientifico-tecnologico viene rifiutato spesso con intolleranza durissima. Non dai laici, ma da invasati d'altra religione: laicismo, ideologia ridotta ad odiologia, logiche di partito, simpatie personali, antipatie personali, pure questo c'è.

    "Questo Papa mi sta sulle palle" è un a prescindere che è capace di invadere il dialogo dove l'altro piaceva un sacco. Ma a ben vedere, le distanze infinite tra i due, in materia di argomenti così importanti, etici, non c'è. Non c'è sull'aborto, sull'omosessualità, sull'eutanasia...

    Si può discutere di questioni più "interne"  alla Chiesa e dottrinali, ma nella sua relazione con il mondo è la stessa Chiesa quella di questo e del precedente.

    Si può votare pro perchè Pannella è simpatico, contro perchè Berlusconi è odioso, ma anche qui, io dico, non vigilando su questi aspetti del "soggettivo" così invadente, facciamo un piccolo errore: la simpatia è legittima, per carità, ma lasciare che condizioni il giudizio non è una rinuncia alla ragione?

    La posizione acritica contro la Chiesa, non è una rinuncia alla ragionevolezza?

    Il disprezzo per un farmacista, un medico, uno scenziato cattolico, aldilà di quel che argomenta, a prescindere, volendolo comunque dimezzato, meno autorevole, come scenziato mancato e manchevole, non è una rinuncia alla ragione, ragione laica intendo???

    Un Civis qui, in questo blog, non è l'espressione della rinuncia continua alla ragione laica nella sua invettiva pregiudiziale, martellante, contro preti e Chiesa? Non è l'espressione di un fanatismo che rinuncia alla ragione, alla laicità come possibilità civile, a dispetto del nick che si è scelto?

    Fabrizio quella cultura laica e civile la porta avanti dall'istante in cui comincia con un "secondo me", legittimando perfettamente, volendo, qualsiasi cosa poi dirà.

    All'interno della proposta della fede, si tende verso l'assoluto, nella proposta politica si può e si deve puntare alla mediazione per la convivenza con i "secondo me", i soggettivi, in modo ragionevole, laico, moderato che punta alla proposta competitiva con i mezzi della persuasione pacifica.

    Ma è il cattolico farmacista, è la Chiesa che dialoga che subiscono soprattutto, la profonda intolleranza e l'ignoranza proprio da chi si riempie la bocca di parole come "ragione" e "laicità", "democrazia" e "sovranità popolare" arrivando, non poche volte, ad ipotizzare la privazione del voto per i cattolici cittadini, non dissimile dai blog incontrati dove le donne sono vere donne solo se comuniste.

    Ah, ribadisco: non sono cattolico, son favorevole al preservativo, ho posizione prudente sulla pillola del giorno dopo che non so collocare effettivamente, tra il sistema contraccettivo ed il sistema abortivo, ma propendo più per la prima possibilità e dunque, al momento e con dubbi, favorevole alla vendita. Sicuramente per casi eccezionali, drammatici, uno per tutti, lo stupro.

    Ma fare sesso senza preservativo o anticoncezionali e poi andare a chiedere al ginecologo: "non è che rischio di rimanere incinta" resta uno strupro dell'intelligenza, della ragione, delle possibilità umane migliori, uno strupro del senno che non vuol riconoscere, almen quello perchè così umanamente capita, si sbaglia, il senno di poi.

    Sul senno di poi investiamo poco o nulla. Tanto ci son pillole e preservativi e tanto basta. Essere uomini o adulti ha poco significato, è una condizione casuale, si poteva essere scarafaggi dal pelo lungo o conigli rasta, è uguale, così come bambini, l'unica cosa di cui preoccuparsi è assecondare l'istinto del momento e della condizione, senza domande da fare e da farsi, senza cercare dunque risposte altre che questo: assecondare l'istinto, praticare una possibilità sol perchè esiste.

    La rinuncia ad essere uomini, potremmo pure essere bestie allora. Oppure bambini, la ragione, la responsabilità, l'esperienza messa a frutto non occorrono più, ci sono pillole e preservativi.

    E non stupiamoci del paradosso, che non lo è più. Educazione sessuale si fa fin dall'infanzia ormai, precocemente. La nostra proposta di adulti verso i bambini, in definitiva è già questa: lezioni di educazione sessuale. Ora sapete. Arrangiatevi. Noi siamo a posto, abbiamo fatto il possibile, vi abbiamo fatto lezione di educazione sessuale (nulla di quella affettiva, relazionale, sentimentale, della responsabilità, per quello son sempre bambini eh e bambini pure noi che ci deresponsabilizziamo dal ruolo adulto e genitoriale).

    Ci sono simpaticissime ong, non cattoliche ovviamente, che in Africa risolvono i problemi così: dinanzi alle tante bambine stuprate o comunque indotte a far sesso, preservativi. Capito bambine sfigate perchè nate in un posto di selvaggi incivili e barbari, adulti da educare per primi? Eccovi il preservativo. Da raccomandare prima dello stupro, prima della prestazione sessuale. Così si risolvono i problemi delle gravidanze "indesiderate", così quello dell'Aids, preservativi.

    E magari non la pillola del giorno dopo perchè l'occidente è tanto cattivo e per ora se la tiene per sé, sennò alle bambine nemmen si capisce se ancora in grado di concepire o meno, ma meglio star tranquilli in coscienza, inonderebbe il tutto non solo di lattice e preservativi, ma di pillole, solo che l'Occidente è avaro e tirchio e le pillole costano tanto tanto, che ci vuoi fare, siamo cattivi.

    Una proposta diversa (che costa un tubo in dollari o Euro) nemmen presa in considerazione! E guai, GUAI a chi osa fare osservazioni, da linciare e lapidare subito. Certe mafie nelle comunità scientifiche organizzano subito l'appello oppure sono reclutate da altri, multinazionali in primis ma non solo.

    Preservativi e pillole ai bambini, dove si stupra in modo diffuso, così come a noi, però che cosa mai dovremmo fare oltre a volantini e corsi di educazione meccanico-sessuale?

    Essere adulti davvero? Assumerci responsabilità? Sia mai, per carità. Tutelarli? Col preservativo e l'educazione sessuale, non sono in fondo già molto tutelati?

    Noi odiamo i bambini. Siamo perversi come pedofili. Diciamo di amarli, ma gli facciamo violenza nel momento stesso in cui li trattiamo come adulti, si arrangino col preservativo e l'educazione sessuale, ecco la nostra proposta di adulti perversi che dicono di amare i bambini, come i pedofili, vieni qua che facciamo un giochino nuovo e divertente, diventerai subito grande, vieni, ecco pillola e preservativo, ecco sei grande, noi odiamo i bambini, siamo perversamente egoisti, non li riconosciamo per quello che sono, facciamo finta di vederli la prima volta (che ci vuoi fare, ormai fan tutti così, chissà da dove vengono, dove hanno imparato, sempre più precoci, chissà, chissà da qual pianeta..), non riconosciamo più nemmeno noi stessi come adulti, non amiamo essere adulti, ci piace essere egoisti, senza responsabilità, viva l'istinto, da assecondare sempre per propria realizzazione, perchè fa bene alla salute, tiene in forma, si è più felici, passa il mal di testa e si bruciano più calorie, noi non amiamo bambini, li detestiamo, non li riconosciamo, li rifiutiamo, rinunciamo a difenderli, proteggerli, troppa fatica nel momento stesso in cui li dotiamo di preservativi, educazione sessuale, pillole, cosa voglion di più da noi adulti, questi bambini che chissà da dove vengono e perchè fanno così..

    Scusate lo sfogo!! Ma l'ipocrisia mi fa imbestialire quando dalla misura fisiologica, con arroganza sfacciata, diventa patologica!

    E spero si comprenda: non sono ricorso al linguaggio di fede, per quanto ragionevolmente e laicamente comprensibile, usando le parole di Gesù a difendere l'innocenza di bambini da adulti che scelgono la strada per l'inferno.

    E senza voler andare oltre, intendo..

    Qui in terra, da subito, perchè l'inferno è l'impossibilità della ragione!

    Alieno

     

    26
    22 Lug 2009
    alle 15:49

    civis romanus sum

    Da parte mia se vado dal farmacista fornito di cotanta ricetta strafirmata dal mio medico di fiducia, PRETENDO la fornitura di quello che chiedo, sempre se sia disponibile.

    Non c'è santo o papa che tenga.

    Se non lo fa lo denuncio e passo ad un'altra farmacia.

    Invito chiunque altro, uomo donna che sia a fare altrettanto.

    Vedrete che dopo qualche bella denuncia ben affibbiata abbasseranno la cristocresta e ritorneranno al convivere civile o passeranno a fare un altro mestiere più consono alla loro superstizione. 

    25
    22 Lug 2009
    alle 15:28

    Fabrizio

    Guarda Enrico che il farmacista è già a tutti gli effetti un passacarte, tranne che per il discorso dei farmaci da banco. Si può andare dal medico specialista senza passare dal medico generico? Vero, ma rischioso e poco consigliato; a questo punto si può anche andare dal farmacista A a prendere il Pippotrol, dal B a prendere il Paperinovic e dal C ad acquistare l'acido minnieplutilico, cosa vuol dire? Il mio farmacista abituale non sa niente di me. Al banco del negozio si alternano almeno tre persone diverse; secondo te queste mi riconoscono e sanno quali farmaci io assuma normalmente? Bè, ti assicuro io: non lo sanno, e solo il mio medico di famiglia, che è sempre il mio punto di riferimento, è in grado di prevenire eventuali interazioni tra farmaci.

    Uno può avere le sue idee e va bene. Però, per favore, non inventiamo inesistenti problemi pratici per difendere idee prettamente etiche/religiose.

    24
    22 Lug 2009
    alle 12:40

    enrico

     

    Alieno, hai inquadrato benissimo qual è il problema a monte della pillola del giorno dopo. Mi piace quanto hai scritto perchè, secondo me giustamente, hai inquadrato la questione in una visione 'laica'.

    In generale c'è un po' di confusione sul farmacista. Molti pensano sia un medico, ma non lo è. I corsi di laurea in farmacia e medicina sono separati tra loro.

    Una volta il farmacista era quello che riusciva a leggere la scrittura altrimenti indecifrabile del medico. Con l'uso del computer, se il farmacista deve semplicemente consegnare quello che ha scritto il medico, a cosa serve? Il suo lavoro potrebbe farlo chiunque abbia la terza media o al massimo la maturità.

     L'utilità del farmacista è proprio nel suo essere filtro tra il paziente e il farmaco. E' il farmacista che sa quali farmaci da banco può assumere una persona affetta da malattie croniche. Alcuni poi vanno dallo specialista senza dirlo al medico di base: può capitare che il primo prescriva farmaci che interagiscono con quelli con cui la persona si sta già curando. Senza un farmacista che dica: non puoi prendere questi farmaci assieme, ci sarebbero grossi rischi per il malato. Peggio ancora se questi va poi da diversi medici perchè ha diverse malattie.

    Un farmacista ridotto a passacarte sarebbe un grosso danno per la salute pubblica.

     

    23
    22 Lug 2009
    alle 00:27

    Alieno

    Uno scollamento che è un abisso tra la proposta valoriale-culturale, il messaggio educativo che viene fatto sul piano ufficale, anche solenne e, dovrebbe, rigoroso nel farlo, della legge, com'è appunto nel caso dell'aborto che sono in troppi a credere usabile per pianificazione familiare (un modo simpatico a mimetizzare la questione di abortire, eliminar feti per "pianificare" che apparirebbe cinico e crudele così apertamente mostrato, come un programma di tagli aziendale, che sconvolge di più coscienze, pare), di selezione (magari son difettosi i concepiti) e la proposta che poi davvero viene fatta, culturalmente, a tutti, al piano basso del vivere, quello esteso, largo dei cittadini, genitori e ragazzi, bambini che poi saranno adulti che trovano questa roba.

    No, non è un caso che la legge sull'aborto sia stato bellamente disattesa, che si sia fatta sistematica proposta che infine arriva a far credere che l'aborto è legale, così, punto, nient'altro.

    L'aborto è legale senza spiegare quando e come, cioè in particolarissime condizioni eccezionali e sempre lavorando per risolver situazione a favore del concepimento (a dirlo è la legge, non io, non è un mio desiderio eh), è come dire che in questo Paese sparare è legale, dunque che non si rompa le palle sull'argomento. Così, legale, senza spiegare dove, come, quando, perchè.

    Come l'aborto, è legale. Punto. Però non si dice sullo sparare, si dice sull'aborto. Rientra in un programma sistematico ad introdurre cultura anche a dispetto di una legge, un programma politico-culturale di lungo corso, ormai, la legge non è certo nuova.

    E' così che possiamo leggere, quando le possiamo leggere è già fortuna, lettere in forum, blog e siti comunque ad occuparsi di salute, donna, informazione, come questa:

    D: Ho preso la pillola del giorno dopo Ho 22 anni, ho avuto un rapporto non protetto il 17/1 sera, il 18/1 mattina ho preso la pillola del giorno dopo, ho avuto delle piccole perdite per un pomeriggio, le mestruazioni mi erano venute il 10/1, di solito mi durano 6-7 gg, il mio ciclo è di circa 26-28gg. Quando devo aspettarmi le mestruazioni? In questi giorni secondo il mio ciclo normale o tra una settimana tenendo conto di quelle perdite che però a me non sembravano proprio mestruazioni? Spero di essere stata chiara e spero mi rispondiate prestissimo perchè ho una gran paura di essere rimasta incinta.

    R:

    Per quanto non sempre sia facile interpretare i sgnali del corpo, è possibile che quelle perdite fossero riferibili alla pillola del giorno dopo, che in questo caso avrebbe fatto effetto. E' possibile che, per un effetto così significativo, le mestruazioni vengano spostate perchè si è interferito con la situazione ormonale di quel mese. Aspetta con fiducia le mestruazioni, anche in ritardo di una settimana, ma se poi veramente non vengono scrivici, al limite, fai un test di gravidanza.La proposta è tutta qui: tranquilla, abbi fiducia nella pillola magica ed altrimenti, ne inventiamo un'altra.Nessuna proposta relativa, per dire, a quel particolare: rapporto non protetto.La pillola si appresta a sostituire non solo la responsabilità nell'avere rapporti sessuali, cioè un comportamento adulto-responsabile in cui si ha cognizione delle conseguenze, aldilà degli istinti. Ma anche il preservativo stesso, che già dissimulava la questione della responsabilità adulta nella sua relazione con la sessualità.Nessuna proposta comportamentale per far sì che la cosa non si ripeta ancora, per carità. Vogliamo turbare una ragazza già spaventata che la cazzata abbia conseguenze? Vorremo mica traumatizzarla, che magari la prossima volta, ci ripensa e si cautela con contraccettivi o almen ragione? Per carità! Sia mai!La ragazza così confortata (abbi fiducia), si farà forte di questa esperienza e ne avrà di fiducia la prossima volta ancor di più, perchè è questo il messaggio: va tutto bene, fidati, c'è la pillola.Naturalmente è evidente che non si sta più parlando di situazioni occasionali, drammi umani, eccezionali, come uno stupro, ma di una vera e propria proposta culturale-valoriale che i produttori di pillole hanno tutto l'interesse ad affermare, tutti soldi in cassa, tutti clienti-dipendenti da fidelizzare, così come certi figli di ideologie ormai ridotte ad odiologie (contenti perchè chissà come si arrabbia il Papa eh!) e certi dissennati post sessantotto che continuano a far danno non sazi di quelli prodotti sul profilo educativo-formativo di massa, tutti hanno qualcosa da guadagnare, gli utilizzatori finali di pillole a guadagnar che? La possibilità di non azionare il cervello, l'essere adulti, cioè di dover associare alla libertà di azione, la responsabilità per cui usare il cervello. Vada pure tutto in automatico, con l'istinto. Ci guadagna il non aver disturbo, in definitiva, del cervello. Con i complimenti dei produttori di pillole. Di maschietti che non debbono indossar preservativo nemmeno sottilissimo, di femminucce che non debbono ricordarsi il calendario della pillola tradizionale anticoncezionale ....e quando mai se lo ricordano davvero davvero eh! Certi infarti mi ricordo..vatti a fidare! Anzi, il punto è qui: non serve nemmen fiducia tra uomo e donna. Basta aver fiducia nella pillola magica del giorno dopo (alla peggio l'aborto, per il fastidio del mal di testa indesiderabile d'un concepimento).Non serve la fiducia nella relazione: se lui il figlio non lo vuole, abortisco. Nemmeno lui ha possibilità di aver valenza di fiducia in fondo: se lei gli gira, c'è la pillola del giorno dopo. Magari la prende perchè abbiamo litigato, oppure perchè ha avuto sesso con me, ma vorrebbe far progetto con il mio amico, era giusto sesso eh!LA pillola del giorno dopo apre un mondo di implicazioni e di proposte, ma parte dalla proposta: si può disattivare il cervello e l'essere adulti diventa, in fondo, non determinanti. Non ci si assume responsabilità, non occorre, la scienza è magica in questo, se scopre poi che è la via per farci i soldi, la pillola te la inventa di sicuro. E te la vende, vai sicuro che il modo di vendertela lo trova, basta inoculare la proposta del desiderio-legittimo, della possibilità-desiderabile, l'automatismo della prima a provocar seconda.D: La pillola del giorno dopo e controindicazioni La pillola del giorno dopo ha controindicazioni sulla salute, provoca disturbi? Essendo un concentrato di ormoni ha effetti collaterali?L'organismo è perfettamente in grado di smaltire la pillola del giorno dopo così come fa con gli alcolici, se non sono troppi, così come fa con i grassi e le proteine. Gli effetti collaterali non sono più di quelli che può dare una cena abbondante con aperitivo, vino e liquore alla fine. Se lo si fa in continuazione gli apparati di smaltimento non riescono più a far fronte al lavoro necessario per la detossicazione, ma ogni tanto non succede nulla.Pillola del giorno dopo e perdite ematiche Dopo assunzione della pillola del giorno dopo a distanza di 5 giorni si sono manifestate perdite di sangue per 5 giorni (tipo mestruazioni) anticipando il ciclo di circa una settimana. (assunta al 13esimo giorno). E' matematico che non c'è una gravidanza? E' opportuno fare ulteriori test?Niente è matematico in medicina, ma se la mestruazione è stata come una normale mestruazione in genere tutti i mesi la diamo come testimonianza della mancanza di una gravidanza. Se vi resta qualche dubbio, comunque potete fare un test di gravidanza da acquistare in farmacia, come sicurezza aggiuntiva direi che è più che sufficiente.Pillola del giorno e flusso mestruale non regolare Ho avuto il flusso mestruale il 23/02/2003 nella tarda serata, e poi ho avuto un rapporto completo, nel pomeriggio, col mio ragazzo, quindi al 7° giono. Il 05/03/2003 ho assunto la pillola del giono dopo, prima che passassero le 72 ore. Su consiglio del ginecologo ho anticipato l'assunzione della seconda pillola di 4 ore. Premetto ho un flusso mestruale non regolare, circa 2-3 giorni di ritardo per mese. Corro rischi di una gravidanza indesiderata? I tuoi rischi sono davvero così bassi da non poterli nemmeno quantificare. Se il tuo ciclo dura di solito 30/32 giorni significa che hai l'ovulazione il 16 o il 18 giorno. E' molto difficile che avendo avuto un rapporto non protetto in settima giornata tu possa rimanere incinta. Dovresti avere almeno un ciclo di 26 giorni, e contemporaneamente, uno spermatozoo che dura cinque giorni......e, in più hai preso la pillola del giorno dopo....stai tranquilla.----Ecco, tutte qua le risposte in definitiva, perchè è questa la proposta che si pone, si rafforza, si raccomanda di aver fiducia, star tranquilli, insomma, avanti tutta così.Educazione sessuale a volontà. Educazione comportamentale-responsabilità, educazione "sentimentale" zero!In fin dei conti è un disturbo come un concepimento in un mondo consumista e ringraziamo che generosi multinazionali, industria e ideologi-odiologi, aspiranti animali rinuncianti al privilegio di esser creature più evolute, beh, pensano a noi, ci rispondono, fabbricano, vendono, spacciano: fidati, fidati, c'è la pillola.Alla domanda "corro rischi di una gravidanza indesiderata?" Nessuno che abbia un po' di palle, di coraggio per dire: "ma vi preoccupate tutte il giorno dopo? Chiederselo prima invece di stracciare le palle con le stesse domande?Il fatto è che una proposta diversa, è scomoda a molti, moltissimi. Probabilmente anche a me, ma almen lo dico, lo dico: pensarci prima no? Attivare il cervello prima di usare il resto no? Lo dico e me lo dico se capita, me lo dissi quando capitò e ritengo doveroso aver fatto sforzo di apprendere.Significa che il sesso non ha più attrattiva? Che son meno "terreno"? Meno tentabile? No. Ma insomma, non escludo il cervello.Va molto di moda. Dalla cultura dello sballo, al chiedere il giorno dopo "corro rischi di gravidanza"?, c'è una linea di continuità, valoriale e culturale che facciamo finta sia irrilevante, ignoriamo.Chi lo fa, lo ammetta: è convenienza pura, ci dica quale esattamente.Chi produce pillole, beh, si intuisce, gli altri?Siamo onesti, suvvia.. :-))Il consumismo ci piace, anche essere passivi di testa, attivi sul resto..Sballo e pillola magica.COme dice la dottoressa che risponde, basta non farlo in continuazione, cioè basta darsi il tempo per smaltire e ripartire.Ci rendiamo conto?Per alcuni l'aborto è legale, punto, finita lì, legale senza spiegazione altra e per altri è una domanda "normale" chiedere "corro una gravidanza indesiderata?A parte che come diamine si fa a chiedere una cosa così.Te lo deve dire il medico se è "desiderata" oppure "indesiderata"? Si può rispondere, così per divertimento dinanzi alla noia di questa gente senza cervello, cosa che capita agli umani, alieni inclusi, ma magari cercando di non farne evento sistematico..mi piacerebbe il medico, anzi, la dottoressa, avesse risposto con meno ovvietà in tanto conformismo culturale.Sarebbe stato divertente leggere: "non corri rischi di una gravidanza indesiderata, basta desiderarla et voilà, il problema è risolto in modo naturale, abbi fiducia, poi ringrazierai".E naturalmente, parafrasando un comico di cabaret, anche una riposta ipotetica tipo: "certo che corri il rischio di gravidanza dopo aver fatto sesso senza nemmeno precauzione alcuna, sul soggetto e sui metodi contraccettivi, cara, carissima, esimia testa di ca..., certo che lo corri, non è che i bambini nascano sotto il cavolo e guarda che mamma si deve esser dimenticata di dirti il resto dopo quel discorso delle api e dei fiori che, tra l'altro, è una cagata pazzesca, non fanno sesso, i fiori, con le api, perchè mai dipingere una natura perversa così, non è che tua madre posata su un'ambulanza.... e poi nascevano i bambini solo perchè ci è saltata su, a meno che ad impollinarla non sia stato quel volontario del pronto soccorso che, in effetti, ti somiglia...hai capito esimia testa di ca...?E' una domanda da fare? Fai sesso e non vuoi restare incinta e dunque, perchè sei esimia come dico, nemmeno il preservativo, non prendi pillola, magari manco sai come si chiama lui, magari ti sei bevuta il mondo in cocktail però con i continenti mixati a caso e con polverine e pasticchine e poi chiedi: nonè che rischio gravidanza indesiderata?Come si fa. Lo chiedi, la tua vita è fatta di domande che sono già una risposta in sé: la madre degli stolti ti ha partorita e tu ti appresti a proseguire la tradizione di famiglia delle esimie teste di ca...Ma stai tranquilla, fidati, la pillola magica provvede anche a questo, le multinazionali tuteleranno e proteggeranno la tua ignoranza, la tua stupidità, esimia testa di ca..Ecco, una risposta così, tanto per non essere sempre così banali, conformisti al dettato del consumismo più scemo come proposta, mi piacerebbe leggerla più spesso, ma non ci conto.E non è che a me il sesso non piaccia eh! Ma che c'entra poi, a volte mi piacerebbe metter bomba sotto il letto del vicino di casa che detesta i gatti che camminano, ma non è che poi vado a chiedere: non corro il rischio di avere esplosione indesiderataaaaa?Fidati, tranquilli tutti. Le multinazionali ringraziano, forse anche il cervello, dopo secoli, millenni, finalmente sulla soglia della pensione definitiva (e già è stata un'esistenza lavorativa così spesso precaria), sempre che a qualcuno non salti in mente di far taglio definitivo prima e senza cassa integrazione).AlienoAlienoSi prosegue?
    22
    21 Lug 2009
    alle 23:33

    Alieno

    Enrico: interessante ciò che hai scritto. E pure divertente, come al commento 15.. :-)))

    Alieno

    21
    21 Lug 2009
    alle 23:27

    Fabrizio

    La pillola però è legale venderla. E' una possibilità o un obbligo? La vogliamo obbligatoria? E lecita la scelta di venderla ed assumerla, prescriverla, ma in base a quale etica si dovrebbe obbligare ogni farmacista, togliendogli la possibilità di obiezione scusa? In base a quale morale, sorgente etica, cultura valoriale?

    Te l'ho già detto: secondo me  un farmacista dovrebbe essere obbligato a vendere tutti i farmaci prescrivibili da un medico, la discrezionalità apre possibilità che non mi piacciono. Se poi in termini di legge le cose stanno come ha detto Enrico, pace: il farmacista ne uscirà prosciolto e non succederà nulla. Nemmeno io ne farò una malattia.

    20
    21 Lug 2009
    alle 22:39

    Alieno

    Fabrizio: guarda che sottovaluti l'aspirina. Ti fa fare delle sudate che aiutano davvero a "sfebbrare", ma poi le virtù dell'acido acetilsalicilico sono ampie. Non funziona mica solo come analgesico ed antipiretico, ma è un vero e propro farmaco anti-infiammatorio.

    Inoltre ha effetto fluidificante sul sangue e il suo uso, a piccolo dosaggio, previene attacchi cardiaci.

    Peccato che a gente come me, invece, buca lo stomaco come ogni altro farmaco di tipo FANS (farmaco anti-infiammatorio non-steroideo), come del resto l'Aulin che l'ultima volta ero al pronto soccorso con due ulcere simultaneamente e gastroscopia d'urgenza (senza anestesia tra l'altro, per fortuna il dolore e tante altre cose le sopporto e le controllo benino).

    Certo, se l'aspirina ha avuto largo uso per la febbre influenzale, oggi ci si rivolge ad altri farmaci con altri principi, tipo Tachipirina (il principio è il paracetamolo) che però ha un effetto di tossicità sul fegato mica da ridere.

    Qui già per far ironia sulle medicine e sui farmaci in cui a legger bugiardino ti si rizzano i capelli. Ti fanno passare il mal di testa, ti si abbassa la febbre e però, si dice, si sono riscontrati casi di grave guasto altrove (ulcere ed intossicazioni del fegato non son mica da ridere), magari c'è scritto pure che solo raramente si sono riscontrati casi mortali.

    Il caso più divertente è quello di una mia carissima che, in piena depressione (disoccupazione in famiglia non agiata e lutto del padre, è un mix micidiale, una bella botta davvero) che mi ha letto il foglietto dell'antidepressivo prescrittole dal medico. Beh, l'antidepressivo riportava che talvolta il farmaco può indurre stati di depressione grave e manie suicide!! Giuro, non è battuta! Come si fa!

    Tornando al serio, più o meno. L'anti-infiammatorio cura, sana, lenisce. Non è solo condizione indesiderata, ma una condizione che da sempre la medicina, dalle sue origini (dai tempi di ippocrate insomma) prevede come condizione da curare-lenire, come un "male".

    Ma non possiamo considerare tutto ciò che non desideriamo come un "male".

    Non possiamo considerare un concepimento, oltre che come "indesiderato", un male allo stesso modo di un mal di testa come di un cancro sol perchè non lo desideriamo. Non possiamo proporci l'eliminazione di qualcosa soltanto perchè "indesiderato" così come noi, non sposiamo mai nemmeno l'opposto, cioè legittimando tutto quel che desideriamo. Dipende di cosa si parla.

    Il desiderio in sé non basta come sorgente etica, come fonte per definire legittimazione oppure eliminazione, ci mancherebbe.

    E' un aspetto che il Papa, non a caso, ha evidenziato come limite della nostra cultura attuale-occidentale-consumista e così via. La deriva culturale per cui basti la possibilità o il desiderio per farne pratica e proposta, è micidiale per gli uomini. Certamente è una proposta allettante per chi fa dell'edonismo e del relativismo un punto proprio di proposta da portare avanti, ma se si punta ad altro progetto, beh, se ne vedono le implicazioni in proiezione.

    Fai uno sforzo di ragione e di logica: ma riesci a vedere in qual direzione vai?

    Il mio vicino di casa è uno che è andato a protestare dall'amministratore: lo disturbano i miei gatti perchè sente che camminano sul pavimento. Non perchè miagolino, non perchè saltano o simili, no, perchè camminano sul pavimento e lui ritiene che la sua vita sia squalificata, sente di avere un disagio e chiede all'amministratore di far monito e pressione perchè io provveda di conseguenza: tagliando le zampe ai gatti e mettendoli su apposita tavoletta a rotelle forse?

    Beh, son certo che avrebbe da ridire comunque: andrebbe dall'amministratore a lamentare che si sentono le rotelline che i gatti usano al posto delle zampe. Questa certezza sul delirio del vicino, è la salvezza dell'integrità dei miei gatti, questo è certo. Ma è così: il vicino considera che i miei gatti, io stesso che li ha adottati, sono a porlo in una condizione indesiderata.

    Ma questo non gli da alcun diritto di eliminarmi. E per quanto l'amministratrice, non so con qual faccia, ha avuto il coraggio di venirmelo a riferire invece di mandarlo a cagare seppellendolo cn una risata (perchè nno si può sentire una cosa simile, questo sente le voci, è pazzo secondo me! Il gatto, nemmeno un cane che non ha unghie retrattili e fama sol felinesca di ninja peloso silenzioso e felpato eh), eccomi precipitato, con questo rompiballe, anche io nella condizione di reciprocità: anche per me, il vicino, di conseguenza, è indesiderato.

    Ma non mi salta in mente di eliminarlo, non è una condizione, l'indesiderabilità, a dirci sufficiente la legittimità per toglier il disturbo.

    Ora tu paragoni gravidanza a mal di testa. Ed è proprio questo il problema. Che è culturale.

    Nè più ne meno di turisti che cercano la casa in cui far villeggiatura in campagna, volendo provar esperienza alternativa alla città e poi protestano: ci son un sacco di rumori che ci impediscono di dormire, gli uccellini cinguettano già dalle 5 e mezza del mattino, i cavalli nitriscono, i cani abbaiano, i galli cantano e poi ci sono un sacco di insetti, formiche, farfalle... è incivile, come si può vivere così? Non si riesce a stare rilassati, non si può dormire, che scandalo una casa in campagna del genere, non è come in tv eh (formiche, insetti di plastica? Cavalli che nitriscono a comando? Galli che aspettano che ti svegli e poi dopo, se ti vedono tranquillo, fan chicchirichì?).

    Hanno ragione, dal loro punto di vista. Per loro è un disagio, un disturbo, una condizione non desiderata.

    Ma si potrebbe osservare che quella condizione di disagio, non è oggettiva, non oggettiva come il mal di testa, mal di denti, un cancro, condivisibile da tutti che sia disagio! Che non sia desiderabile. Che sia da prevenire, curare, lenire.

    Ma la campagna? I rumori della natura di una villeggiatura perfin scelta liberamente? Ma allora sei scemo! Sprovveduto. Immaturo! Hai operato una scelta immatura, sbagliata e però vuoi rimedio alla tua dabbenaggine, senza almen far tesoro? Che so! La campagna mi sta sulle palle! Mai più, solo in residence insonorizzati, mai più, i cavalli a gettoni oppure siano deportati quando vado a dormire e gli uccellini siano sterminati nel raggio di 100 km per farne residence serio e non rompano l'anima.

    Sarebbe già qualcosa di coerente. Farne tesoro dico, nella prossima scelta, ci si augura, più responsabile.

    Ma chi fa sesso e poi si sottrae alla responsabilità (quella di farlo con chi si ha progettualità, quella di farlo prendendo precauzioni contraccettive ecc) e vuol invece, la legittimazione della propria scelta di irresponsabilità, cioè la pillola del giorno dopo come metodo sistematico?

    Che immagino, come ogni altro farmaco, avrà anche controindicazioni, ma non è questo il punto.

    Il punto nodale è quello che si sta discutendo di un tema il cui presupposto a far differenza è la proposta culturale.

    Quella per cui la campagna si spegne col telecomando, così come il rumore del mare, pur avendo scelto casa sul mare, ma proprio lì a meno di 5 metri, quella per cui il sesso, ugualmente, è dotato di telecomando e pillola per rimediare alla propria irresponsabilità.

    Perchè la campagna, così come il fatto che i bambini non nascono sotto il cavolo, son sempre stati lì, ma costoro son cambiati. Son cambiati perchè è cambiata la proposta culturale fatta in cui son cresciuti, vissuti, in cui hanno respirato, in cui hanno formato la propria coscienza. E' questo il punto. Un mondo di plastica da una parte. La pillola del giorno dopo, dall'altra.

    Ma la pretesa che basti il "desiderio" come parametro per comprendere se una cosa è legittima o meno, è un delirio.

    Significa che, stando a questo principio, essendo io indesiderato al condomino, così come i miei gatti che fanno rumore se camminano, legittimiamo potenzialmente la nostra eliminazione? Certo, ci sono io che a mia volta, contrasto quel desiderio con il mio, che è quello di vivere peraltro, a dispetto del vicino, coi miei gatti integri di zampe e dunque tu dici, si fa pareggio: il mio diritto-desiderio di vivere annulla il suo ritenermi indesiderato eventuale diritto-desiderio di eliminazione.

    Ma sicuro che sia sol per questo? Il desiderio, se non minaccia direttamente la vita altrui, è sufficiente a legittimare?

    Vado davanti all'asilo e mi faccio una bella pera? Vado all'asilo e mi amputo un braccio con motosega? L'unico a rischiare, son io eventualmente e magari nemmen crepo, potrei anche attrezzarmi perchè elimini questo rischio. Ma scopro che non lo posso fare. Nemmeno se lo desidero.

    Non ci crepa nessuno ed io non son libero, nonostante lo desideri moltissimo, di amputarmi un braccio davanti ai bambini, ma ti rendi conto? Siamo proprio retogradi eh!

    Ora tu dici, vabbè, l'aborto è legale.

    Attenzione, non hai letto la legge sull'aborto forse oppure eccedi in sintesi. L'aborto non è affatto "legale" se non in casi specifici. La legge parla chiaro, leggitela. Fin da subito mette distanza tra sistema contraccettivo e sistema abortivo e continuamente ripete in quale condizione si possa praticare lecitamente: grave rischio fisico-psichico della donna gravida. E comunque, entro un preciso lasso di tempo in settimane, oltre il quale la restrizione è ancor più chiara.

    La legge sull'aborto, non rende legale l'aborto, così come la volontà del legislatore non è mai stata quella di farne proposta culturale per cui arrivare ad oggi con te che fai il parallelo tra indesiderato mal di testa, l'aspirina ed il concepito e l'aborto. Cose fuori dal mondo, dovrebbero essere, in realtà, purtroppo affatto.

    Perchè la legge, per esempio, è stata disattesa. Disattesi tutti quei dispositivi che con la legge, a dichiarar aborto solo in condizioni gravissime di pericolo psichico-fisico della donna e dunque da mettere in atto per fare di tutto, di tutto per tentare di risolvere gli ostacoli, di rimuovere le cause per una simile scelta, per quanto emergenziale. Cioè privilegiando il concepimento, la vita! Leggila la legge Fabrizio.

    Dispositivi disattesi, ma anche tantissima cultura, purtroppo, portata da tanti soggetti, a cambiarne significato nell'opinione pubblica (che nemmen se la legge la legge e però a quella si appella, in tanti casi), soggetti che qui da noi in Italia sono stati rappresentati dalla sinistra, dai radicali, dal delirio dei movimenti post-sessantottardi.

    Ma la legge è chiara: non si può assolutamente intendere l'aborto legale per farne uso altro che gravissima situazione di pericolo, mai per utilizzar strumento come metodo di pianificazione o di selezione.

    Cioè per legge, io non posso affatto abortire solo perchè in un dato momento, decido che il figlio mi è di incomodo, è un disagio, indesiderato. Quando diciamo l'aborto è legale, facciamo pessima informazione, per sintesi, per ignoranza o per strumentale intento nel farne.

    Torniamo alla pillola del giorno dopo. Come ho già detto, per quanto mi riguarda, fatico a catalogarla come sistema abortivo e del resto ad inquadrarla come sistema contraccettivo.

    Il sistema contraccettivo-preventivo, a cui sono favorevole, l'ho detto tante volte ormai, nella sua "tempistica" appunto a prevenire, presuppone l'uso della ragione e della responsabilità e non necessariamente è un cedimento al desiderio istintivo. L'esercizio responsabile c'è, relazionandosi al sesso, nella misura in cui, appunto, si previene il concepimento.

    Poi si può discutere, naturalmente, anche su questo, ma insomma, io la penso così, pur condividendo che investire nella proposta culturale, solo sul preservativo, è ingannatorio, bisogna risalire a monte.

    La pillola del giorno dopo è in quella zona d'ombra tra il contraccettivo e l'aborto come strumenti disponibili, situazioni border line se si vuole che sempre ci troveremo parati davanti, con l'aumento delle possibilità tecnologico-scientifico per cui le condizioni e situazioni eccezionali, si guardano e nno si liquidano, col rischio di trovarceli pure come situazioni "normali" con cui fare i conti.

    Un discorso valido per l'accanimento terapeutico ecc, per esempio.

    Dunque, lo ripeto, non sono contrario alla pillola, non avendo idea precisa di come inquadrarla, mantengo atteggiamento prudenziale a riguardo.

    Ma aldilà del fatto che sia più prossimo al contraccettivo o all'aborto, aldilà del fatto che sia contento o meno della vendita, beh, è comunque l'espressione di un sintomo.

    L'ennesimo del sesso deresponsabilizzato dalla proposta culturale che si estende pericolosamente, precocemente, anche nell'età e che non è dunque più configurabile questione in casi eccezionali (come lo stupro per dire), ma possibilità nefasta di introduzione valoriale, introiettata socialmente, per cui si possa far allegramente sesso, senza conseguenza e repsonsabilità necessaria, maturità.

    Continuando a proporre sesso in questo modo, cioè deresponsabilizzato, cioè non serve nemmeno la maturità per far scelta libera e più assennata (per non farlo con la prima che capita per dire e senza alcun proporsi nemmeno il disturbo del preservativo, la pillola è invisibile e l'idea disturba meno, così come è meglio della pillola contraccettiva da ricordare ogni giorno, compresi i giorni di interruzione, mentre la pillola del giorno dopo è ricetta facile, unica soluzione), ecco, se arriviamo a tal punto, in cui la maturità, la responsabilità che è anche assumersi conseguenze, comprendere la relazione causa-effetto, beh, non si capisce perchè diamine impedire il sesso con ragazzini minorenni consezienti, pur senza violenza.

    Se la responsabilità, l'esser adulti, che significa assumersele responsabilità e conseguenze, non occorre più, tanto c'è la pillola, allora perchè non introdurre la liberazione del sesso con minorenni se consezienti? La maturità non occorre, basta non fare violenza, non è così?

    Anche questo a dirti, prospettarti la direzione, le implicazioni di un simile ragionamento, il tuo dove la legittimità scaturirebbe dal semplice desiderio, l'azione troverebbe conforto anche legale nell'esser cosa desiderata o indesiderata.. ma è un delirio.

    E' la nostra involuzione per farci più vicini al mondo animale, dove l'assecondamento dell'istinto è sicuramente privilegiato.

    E' la rinuncia alla nostra natura di uomini, cioè ben più che animali, privilegiati anche nelle maggiori responsabilità-libertà che devono andar di pari passo.

    Potrei continuare sulle implicazioni di un simile affermare il parallelo, aspirina e mal di testa, disturbo.

     non sei pazzo, non sei strano, sei figlio di una proposta culturale consumista, edonistica, tutto qua, ma in mezzo ci siamo tutti a questa proposta, non temere, non sono un santone, non sfuggo nemmen io alle tentazioni, stai certo.

    Si fa per ragionare e confrontarci.

    La pillola però è legale venderla. E' una possibilità o un obbligo? La vogliamo obbligatoria? E lecita la scelta di venderla ed assumerla, prescriverla, ma in base a quale etica si dovrebbe obbligare ogni farmacista, togliendogli la possibilità di obiezione scusa? In base a quale morale, sorgente etica, cultura valoriale?

    Quella del "fanno così all'estero"? Del "cosi fan tutti"? Che fila ancor meno, nel senso che è chiaro che c'è stato sicuramente un momento in cui così non faceva quasi nessuno e chevvordì?

    Quella della semplice possibilità-desiderio?

    Lasciami dire la mia: la mia teoria è che sia la complicità, di una cultura deresponsabilizzante per vari motivi, ma anche di logiche di lucro, di lucro enorme di multinazionali che questi prodotti fanno, ma non possono che aver sollazzo se la proposta culturale per cui il ricorrer alla pillola è esteso, allargando il più possibile la fascia d'età della clientela.

    Più irresponsabili a ricorrer a rimedio del giorno dopo, la pillola magica che fa sparire la possibilità di crescere, maturare, evolversi, cambiare fino ad operare scelte più assennate con l'esperienza alle spalle, più guadagno.

    Ma in realtà, nemmeno l'aborto è legale. L'aborto in certe condizioni gravi lo è. C'è una forzatura, uno scollamento, una schizofrenia per cui, effettivamente, è idea diffusa: l'aborto è equiparabile al contraccettivo, è libero e legale sempre, come metodo di pianificazione familiare perchè la legge legittimerebbe pensare il concepimento come eventuale disturbo, indesiderato e tanto basta.

    Uno scollamento in cui la politica ha gravissime responsabilità. Soprattutto a sinistra. Ma non solo, certi liberismi anche dall'altra parte, quelli che in fondo nella cultura del consumismo in cui aderiscono così tutti, destra e sinistra, hanno avuto il loro ruolo pesante. Così come certi cattolici-adulti, pronti a sacrificare la loro presunta etica cristiano-cattolica a logiche di partito, ridimensionando la prima a vantaggio della seconda e così, anche loro sposando la proposta culturale.

    Una cosa è legittima nel semplice desiderio o istinto di per sé. Insomma, è cosa buona perchè, soltanto perchè, possibile. Basta che non crepi nessuno. Ma talvolta, buona anche in quel caso, com'è nel caso dell'aborto, dell'eutanasia e via discorrendo.

    L'equilibrio mediatore, la donna che se vuole ricorre alla pillola, cercando la farmacia che la vende ed il farmacista che se vuole non la vende e pace se incassa meno, pace con se stesso intendo, beh, mi sembrava il migliore di quello che qui si vorrebbe proporre, dove la donna vedrebbe tutelata i suoi desideri, a prescindere, magari sol frutto di istinto e comportamento irresponsabile, creando un precedente che ha valenza incisiva culturalmente, estensiva, il farmacista no, nulla.

    E' vero, non siamo noi a decidere e si vedrà. Ma non cambieremo idea, io o te, su quello che pensiamo, aldilà della sentenza. Non si tratta di accertare se c'è stato un delitto che per noi è condivisibile come fatto da condannare, il giudizio si esprimerà su un aspetto culturale-valoriale, nemmen medico-scientifico, sarà una senteza, a suo modo, di pura etica.

    Vedremo qual'è l'espressione di organi competenti in merito. Ma essendo tema culturale-valoriale, non cambieremo idea fino a prova contraria, così come riteniamo che alcune sentenze siano giuste, ingiuste, inadeguate, eccessive. Ma questa è altra storia.

    Ciao.

    Alieno

    19
    21 Lug 2009
    alle 20:15

    civis romanus sum

    18. Povero enrico ,,, eppure dovresti avere un pò di quella cultura che concede dignità, onestà e onore a chi la possiede per esercitare liberamente la tua professione.

    Di Giussani ricordo solamente che tu nemmeno sapevi che era morto ;)

    Sui medici atei che certificano gli imbrogli clericali invece aspetto ancora i loro nomi da te.

    E di quello che, tu disonestamente dici, mi approprio, mi spetta di diritto in qualità di spirito libero da ogni superstizione nonchè in autonomia di coscienza come quegli obiettori incarcerati da preti e fascisti ai miei bei tempi, e in assenza di perverse manie di servilismo a qualunque padrone, foss'anche preteso creatore e per di più ,,, celeste ,,, come i puffi di Peyo.

     

    18
    21 Lug 2009
    alle 19:55

    enrico

    16

    ti farebbe comodo che ti ignorassi completamente eh? Così qualcuno 'becca' e crede alle tue sparate!

    Io rispetto le persone. Qui non sono opinioni ma fatti. Ci sono stati obiettori e sostenitori dell'obiezione cattolici, testimoni di geova, valdesi e socialisti, quindi non cercare di appropriarti di cose che non ti appartengono.

    Sui medici ti ho risposto, sei tu che su don Giussani hai detto una cosa che non hai saputo provare.

    17
    21 Lug 2009
    alle 19:46

    enrico

    5

    Bè se è inverosimile la negazione di un farmaco salvavita da parte del farmacista non vedo come sia verosimile l'ipotesi del farmaco per il nonno o i farmaci del dott.Mengele

    Facciamo gli scongiuri, ma come è sorto una volta il regime nazista che voleva eliminare zingari ed ebrei, esiste la possibilità che capiti di nuovo. Un farmacista potrebbe rifiutare un farmaco salvavita (magari x pazzia), ma non potrebbe certo invocare dallo Stato il diritto a rifiutarlo. Non ho approfondito ma avevo sentito parlare di un kit x l'eutanasia in vendita in farmacia in Belgio e/o Olanda. I miei esempi non sono per niente inverosimili (purtroppo).

    Il Comitato Nazionale di Bioetica il 28.05.2004 all'unanimità si è pronunciato a favore dell'obiezione di coscienza riguardo al levonorgestrel (ossia la pillola del giorno dopo). Secondo tale comitato, ogniqualvolta sia in gioco quantomeno il dubbio circa il diritto all'esistenza del concepito- costituzionalmente tutelato e garantito - è senza dubbio da accogliersi la possibilità per il medico e dunque anche per l'esercente la professione sanitaria (ossia il farmacista) di rifiutare la prescrizione o la  somministrazione del levonorgestrel.

    Il farmacista che non intenda vendere questo principio attivo ha diritto di appellarsi alla clausola di coscienza, dato il riconosciuto rango costituzionale dello scopo di tutela del concepito che motiva l'astensione (vedi ad esempio Corte Costituzionale n.35/1997).

    Il nostro Codice Civile, all'art.1, comma 2, nel titolo 1 dedicato alle 'persone fisiche', si occupa del concepito: quest'ultimo dunque è considerato persona fisica a tutti gli effetti, anche se la norma subordina all'evento nascita i diritti che gli sono pur tuttavia riconosciuti, quali ad esempio la capacità di succedere. Il Codice fa esplicito riferimento al concepimento (e non all'annidamento) quale momento rilevante per il diritto ai fini dell'individuazione dell'inizio della persona fisica.

    La legge 194/78 all'art.1 sancisce la tutela della vita umana dal suo inizio, senza distinguere tra concepimento e annidamento.

    La legge 40/2004 all'articolo 1 comma 1 indica il concepito quale quale soggetto i cui diritti devono godere di adeguata tutela.

    Secondo il diritto positivo attualmente in vigore in Italia, è fuor di dubbio quindi che la persona abbia inizio col concepimento.

    Questo caso balzato agli onori della cronaca non è stato casuale: è da tempo che il dott. Uroda, presidente dei farmacisti cattolici italiani, si batte per il riconoscimento esplicito della clausola di coscienza per i farmacisti. I giornali erano prontissimi su questo caso. Un po' meno rumore ha fatto invece l'invasione che ha subito un farmacista di Bologna mi pare un anno fa. A Bologna solo due farmacie non vendono la PDGD: una di queste è stata presa di mira da un gruppo di femministe del Tpo (centro sociale), che l'hanno imbrattata e offeso il farmacista. In nome della libertà ovviamente.

     

    16
    21 Lug 2009
    alle 16:31

    civis romanus sum

    15. Enrico ma non dovevi ignorarmi ?

    Perchè qui dopo avermi citato i tuoi due piccoli eroi della croce io dovrei citarti solo tra i miei compagni due dozzine di persone, nomi e cognomi non illustri ma che per la loro libertà, e anche per quella degli ipocriti farmacisti cattolici che obiettano oggi, hanno patito vessazioni e carcere dai tuoi preti e dai fascisti che pullulano nelle varie armi dell'esercito italiano.

    E ingnora quello che scrivo ,,, va.

    Toglimi 'sto fastidio di leggerti sempre appiccicato ai miei commenti come fa quella caghetta aliena.

    O in alternativa rispetta le mie opinioni come sempre io ho rispettato le tue prima che scrivessi falsità e bugie su presunti e inventati da te medici atei che certificano gli imbrogli miracolosi dei preti, senza neppure scusarti come onestà e dignità vorrebbe. Rispetto che potrò rilevare appunto dalla risposta che ti chiedo invano ormai da tempo, su quei nomi che ancora non hai saputo darmi. 

    15
    21 Lug 2009
    alle 16:01

    enrico

    14

    Ma erano i miei bei tempi dove ad obiettare eravamo solo noi libertari e anarchici.

    Fabrizio Fabbrini e Giuseppe Gozzini, giusto per dire i primi due che ho trovato, erano cattolici.

    14
    21 Lug 2009
    alle 13:33

    civis romanus sum

    Ai miei bei tempi chi obiettava di coscienza veniva spedito a Forte Boccea o in alternativa a Gaeta, ambedue carceri militari.

    Ma erano i miei bei tempi dove ad obiettare eravamo solo noi libertari e anarchici. Ora che sono i preti ad obiettare è tutto tollerato, anche il rifiuto di prestare il servizio alla collettività per cui si è scelto di lavorare e dalla quale si è pagati.

    Ma non diciamo che sono ipocriti sti pretonzoli, che sennò pigliano d'acido e frignano da martiri.

    Spediamoli solo in galera e buttiamo la chiave!

    13
    21 Lug 2009
    alle 12:06

    Fabrizio

    Alieno, dici che la pillola non è "curativa", ma questa è una forzatura. Perché sarebbe curativa l'aspirina? Chi dice che il mal di testa è qualcosa da curare? L'aspirina non cura niente, agisce solo sui sintomi. Ci si potrebbe rifiutare di vendere l'aspirina in quanto non salva vite e potrebbe anzi causare intossicazione. Il punto è che per me il mal di testa è una condizione indesiderata, e pertanto ritengo legittimo "curarlo" con l'acido acetilsalicilico. Allo stesso modo, evitare una gravidanza indesiderata è una possibilità ad oggi offerta dalla legge, che piaccia o meno, e onestamente siamo su tutto un altro ordine di grandezza di conseguenze indesiderate derivanti da un mancato intervento.

    Allora, tu sei contro l'aborto e sei libero di esserlo. Io ti direi che l'aborto andrebbe vietato se la maggioranza, relativa o assoluta, avesse votato in questa direzione. Non l'ha fatto; prendiamone atto. SECONDO ME un farmacista deve essere OBBLIGATO a fornire QUALSIASI farmaco legalmente prescrivibile da un medico. Restano di libera scelta i prodotti di contorno, quali miracolose diete dimagranti o i cerotti di Paperino. Se l'idea non gli piace, è libero di fare il muratore o lo stagnino. Sulla base di quale etica, mi chiedi? Ti rispondo che un farmacista fornisce un servizio ben preciso e di prima necessità; trovo giusto che sia soggetto a maggiori vincoli di quelli a cui deve sottostare un venditore di frutta e verdura (che comunque a sua volta deve obbedire a regole ben precise).

    Poi in ogni caso non sono io a decidere; è stata fatta una denuncia, gli organi competenti decideranno.

    12
    20 Lug 2009
    alle 21:52

    Alieno

    Fabrizio: permettimi di dirti che l'esempio del medico testimone di genova che rifiuta la trasfusione non è esempio più appropriato.

    Hai dimenticato l'elemento non di poco conto: la pillola non è salva vita.

    Anzi, diciamola tutta: la pillola non solo non è salvavita, ma nemmeno curativa, non sana alcuna malattia. Il concepimento non è una malattia da curare, un "disturbo".

    Il medico che rifiuta la trasfusione, invece, può condurre ad un pesante aggravio del quadro clinico e perfino alla morte.

    Il rifiuto della pillola del farmacista no.

    E' interessante, allora, una sentenza della Cassazione in una materia che, nel caso della trasfusione è delicatissima.

    Per la pillola, non avendo con sé implicazioni come quella di salva-vita, affatto così. Ma per la trasfusione, argomento estremamente difficile e delicato e la Cassazione così si pronuncia, che però ci aiuta a desumere elementi utili anche riguardo al tema "pillola":

     Il medico può disporre una trasfusione di sangue che sia indispensabile per impedire la morte del paziente, anche contro la volontà del paziente espressa quando ancora non in pericolo di vita. Lo ha stabilito la Cassazione, che ha respinto il ricorso di un testimone di Geova che aveva rifiutato una donazione di plasma, praticatagli durante l'intervento per una complicazione che rischiava di farlo morire.
    La materia trattata dalla sentenza n. 4211 del 21 febbraio 2007 era delicatissima. E, i giudici, hanno preferito non prendere una posizione ben precisa sul tema del rifiuto alle cure, ma si sono limitati a valutare il comportamento dell'equipe dell'ospedale di Trento che hanno giudicato legittimo e incensurabile.
    Tutto era cominciato quindi dalla trasfusione, in seguito alla quale il paziente aveva denunciato i medici e chiesto il risarcimento del danno morale, biologico e patrimoniale. Per l'uomo i dottori avrebbero potuto essere più tempestivi nell'intervenire con altre terapie senza dover necessariamente ricorrere alla trasfusione.
    Ma la sua istanza era stata respinta dal tribunale di Trento e dalla corte d'Appello per approdare in Cassazione.
    I togati hanno quindi analizzato tutte le circostanze della situazione, in primis il fatto che la trasfusione fosse avvenuta quando il paziente era già sotto anestesia e che, prima di procedere, il chirurgo avesse sentito il parere del procuratore della Repubblica.
    Nella sentenza quindi la corte ritiene che l'équipe chirurgica abbia agito in modo irreprensibile. E spiega che qui il concetto di "rifiuto delle cure" non rientra nei casi di accanimento terapeutico, testamento biologico o di suicidio assistito. Qui non si sentenzia sulla legittimità del diritto, da parte dei testimoni di Geova, di rifiutare le trasfusioni di sangue anche se ciò determina la morte, ma di accertare la legittimità del comportamento dei medici che hanno deciso la trasfusione, convinti che il rifiuto iniziale del paziente "non fosse più valido e operante".

    Gli elementi interessanti da usare poi nel tema "pillola" visto che si vorrebbe far parallelo con il caso "trasfusione" (e facciamolo bene allora), sono una Corte di Cassazione che non si esprime sul diritto di rifiuto (cioè una propria obiezione), ma riconosce la legittimità di forzare quel diritto di obiezione sol quando c'è pericolo di morte!

    Dunque, possiamo escludere la pillola del giorno dopo, perchè - era intuibile aldilà della lettura di questa sentenza sulla trasfusione della Cassazione - non rispetta i requisiti della forzatura del diritto del rifiuto, di obiezione, dove non sussiste un motivo per cui un soggetto, sia se stesso o altro, è in pericolo di vita per imporre obbligo.

    Ci aiuta anche l'interpretazione del diritto in materia di un'altra sentenza, in sede civile, a danno dell'Ospedale San Carlo di Milano, condannato per aver sottoposto coattamente, un paziente affetto da neoplasia gastrica che, in quanto testimone di Geova, era contrario.

    E faccio notare che l'Ospedale aveva ottenuto l'approvazione della Procura per il T.S.O., procedendo ugualmente.

    Bene, il Tribunale Civile ha riconosciuto una violazione dei diritti del paziente, disponendo un risarcimento alla moglie dell'uomo, poi morto, di 20mila Euro.

    L'uomo è morto a causa della malattia, aldilà della trasfusione coatta. E se non ho capito male, ciò che viene contestato è il metodo di contenimento della trasfusione imposta e non il fatto in sé, con approvazione della Procura. Sentenza del Maggio di quest'anno mi pare.

    Torniamo dunque alla pillola, che non cura alcuna malattia e che non salva vita, cioè aspetto ben meno delicato della trasfusione, ma soprattutto, che si fa forte di argomentazioni non tanto medico-scientifiche (non c'è malattia, non si parla di rischio di morte), ma culturali ed ideologiche, tutto qua.

    Ho sorriso dove hai scritto "Non fai il farmacista", naturalmente, un pensiero che viene in mente, certo, come battuta: fai altro mestiere, fai l'erborista, spaccia prodotti omeopatici no?

    Però, siamo seri: il farmacista ha tutto il diritto di non vendere la pillola del giorno dopo perchè come tu stesso dici, sono prescrivibili dal SSN, ma non obbligatori!!!

    Il tuo discorso avrebbe miglior sostegno argomentativo nel caso in cui il SSN imponesse la vendita, come nel caso, magari, che sia prodotto salvavita. O almeno curativo. Mentre la pillola non cura, non salva e dunque non si capisce, se non per motivi culturali-politici, la discussione, al punto di voler boicottare il diritto di obiezione di coscienza anche in questi casi: politici e culturali.

    Ritengo che sia un presupposto pericolosissimo voler imporre forzatura del diritto di obiezione di coscienza laddove non sussiste nemmeno un serio argomento medico-scientifico a dirci che la vita del soggetto richiedente a cui si rifiuta vendita o trattamento, non è in pericolo, nemmeno malata da curare.

    Significa un imposizione violenta per motivazione politica e culturale, ci rendiamo conto? Come si può non salvaguardare il diritto di obiezione di coscienza in questi casi?

    Dunque, se io voglio fare il farmacista e sono contrario alla vendita pillole, ho tutto il diritto di farlo, anche di aprire una farmacia che voglio sia farmacia dove, appunto, si sposa un'etica (quella cattolica in questo caso? Ho i miei dubbi, visto che quella, di sicuro, ne vieta l'uso ma non la vendita) che non è in contrasto con la normativa vigente, dunque legalissima scelta mi pare.

    La vendita di un prodotto che non è salvavita, né curativo deve essere obbligatorio? In ragione di cosa, esattamente, se non un'etica a sua volta, contrapposta? Bene, e quale sarebbe?

    Dunque, io sarei per metterlo proprio fuori e visibile: qui in questa farmacia, non si vendono pillole del giorno dopo.

    Così come in un negozio altro, potremmo far scelta altra, di non vendere prodotti che però è possibile vendere se si vuole e scrivere: qui non vendiamo prodotti OGM.

    Sono scelte e l'etica del primo o del secondo, non mettono in pericolo nessuno, sono in ragione di scelte non argomentate con presupposto medico-scientifico a dirci che curano o salvan vita.

    Ed io ho tutto il diritto, se voglio, di punire quella scelta, rivolgendomi ad altra farmacia per compare anche un'aspirina o i preservativi al gusto frutti di bosco, perchè non approvo quella scelta ed il proprietario mi è antipatico.

    Poi, come ho detto, io son favorevole ad uso "eccezionale" della pillola (così come della vendita dei preservativi ai frutti di bosco), per esempio in caso di stupro e questo servizio di vendita, a cui non sarebbe male associare anche controlli ed assistenza, per evitare effetti spiacevoli, dovrebbe essere reperibile in un Ospedale, un Pronto Soccorso, quel che si vuole. E poi le farmacie che non sono contrarie o comunque l'interesse è far cassa, seguire etica puramente commerciale, come certe multinazionali il cui fine è solo l'utile e che hanno tutto l'interesse a preparar terreno culturale, tentando di condizionarci perchè tutti o quanti più possibile, si ritengano malati da curare, dunque bisognosi di rimedi farmacologici per tutto, dal mal di testa al raffreddore che non curato dura ben 7 giorni mentre curandolo una settimana.. :-)), la stitichezza oppure nulla, ma non la vuoi prendere la vitamina-minerale-oligoelemento per stare meglio?

    Ma insomma, auspico che non ci sia alcun obbligo di vendita, così come di scelta di acquisto: non curano, non salvano vite, è un problema culturale-politico, non perdiamo di vista la questione promuovendo un parallelo con la "trasfusione", cosa più seria.

    Se al farmacista non si può dire: "dovevi pensarci prima di fare il farmacista",

    in molti casi, tranne lo stupro dove non è possibile l'esercizio della libertà-responsabilità, io credo che si potrebbe dire ad alcune donne: potevi pensarci prima di trom..trotterellare senza precauzioni e giudizio? Era necessario far cassata? Capita, però da adulti, ci si assume la responsabilità.

    Anche quella che si vuol "tremenda" di andare nella prossima farmacia.

    Per quanto riguarda il Pd, il "muoia sansone con tutti i filistei" come strategia, è una derivazione dell'errore iniziale del partito. Che era partito male, malissimo nella sua nascita (decidere nome, leader senza nemmen sapere di qual identità, programma e dunque alleanze possibili si tratti, è orrendo), ma aveva del buono in quanto annunciato da Veltroni.

    Cioè di diventare riferimento autonomo per gli elettori in cerca di alternativa in un sistema che sia tanto bipartitico che non, volendo vocazione maggioritaria. Ed infatti, Veltroni all'inizio prospettava un progetto credibile per i cittadini, per il Paese, dunque opposizione "responsabile" e non "pregiudiziale", tema per tema, argomento per argomento, costruendo così la propria forza identitaria, la propria credibilità, la propria attrattiva. Basta antiberlusconismo, insomma.

    Poi ha imbarcato Di Pietro, lì l'errore più grave. Da allora è a ruota, in scia, pieno di paure e complessi, condizionato e condizionabile, con timor reverenziale di chi la forza l'ha assunta proprio in questo atteggiamento di subordinazione, nella condizione di alleato e dettando la linea, ostruzionista come unica forma di credibile opposizione, acritica, pregiudiziale. Da allora il Pd è con il fiatone dietro a Di Pietro. Che in quanto "alleato" poi, gli ha decimato l'elettorato al Pd, riservandosi il diritto (legittimo) di denigrarlo, sputtanarlo, insomma, facendo la maggior parte della sua campagna politica permanente, proprio guardando all'elettorato del Pd e della sinistra, è lì che pesca l'IdV, a sinistra soprattutto.

    Così, un po' dietro a Di Pietro, un po' dietro, anche, ai radicali, ai cattolici-adulti, eccoti il risultato sulla sicurezza: dapprima proposte, mozioni, aggiunte e variazioni, poi totale boicottamento in scia di altri, come al solito dimostrando di avere un'identità fragile, non credibile nemmen a loro stessi.

    Alieno

    P.S.: Claudio: allora, visto che ti ha divertito l'argomento "prostituzione" in cui mi vorresti ben informato, ti aggiorno.

    In realtà non so nulla sulla prostituzione, eh, giuro! So quello che saprebbe chiunque.

    Per esempio che la crisi si fa sentire anche in questo settore a Berlino. Dunque i market del sesso a pagamento adottano le strategie anti-crisi aumentando l'attrattiva come ogni altra attività. L'attrattiva economica intendo.. :-)

    Ecco alcune ricette anticrisi di Berlino per il crollo di consumo nel settore:

    Alla tariffa ordinaria di 70,00 Euro, cioè la tariffa base che comprendeva una prestazione + bottiglietta acqua minerale, si ha promozione: due donne, più bevande e altri servizi (massaggi e trattamenti benessere vari per i luoghi che di solito offrono una gamma di servizi relax ampia). Dunque offerta classica: prendi 2 paghi 1 più optional aggiunti da scegliere, come quando si fa offerta di materassi.

    Oppure si può ricorrere all'ultimo grido delle offerte commerciali: la tariffa flat. Come la connessione internet.

    Paghi un fisso, aldilà del numero degli "accessi" effettuati (che di solito non superano le 2 volte, parrebbe, dunque ricordano le offerte di certe compagnie telefoniche che ti offrono gratis fino a 1000 sms al giorno... ma a chi diamine devi scriverli (e cosa scriverci poi) in 1000 messaggio al giorno? A chi conviene l'offerta se non uno che sta facendo stalking? Mah.

    Insomma, la crisi si fa sentire anche ai bordelli berlinesi, a significare che è proprio una crisi del ca...volo, evidentemente.

    Ma io non so nulla di prostituzione, non capisco proprio come ti venga in mente che io sia sempre ben informato eh! :-)))

    Comunque, pur non avendo problemi ad ammetterlo in caso contrario, non frequento e non ho in programma di farlo in futuro, credo di avere abbastanza risorse personali, nel caso, per non dover pagare eh! Ma poi il sesso senza implicazioni mentali-sentimentali, per me non ha attrattiva se non transitoria magari (può capitare certo) e l'idea di una non progettualità e di un rapporto che non vada in profondità che non sia solo prettamente fisico e materiale, mi deprime anche un po', mi conosco, "dopo" non starei bene con me stesso.

    Ciò nonostante continuo a ritenere sbagliato punire per legge e considerar reato il libero, responsabile ed adulto trattare di adulti una prestazione sessuale. Non capisco in virtù di quale etica, dove non si ha sfruttamento o violenza, ma scelta adulta, libera, pacifica, si possa considerar reato. Lo sfruttamento sì, la violenza fisica o psicologica sì, ma perfin sull'adescamento, beh, sono perplesso.

    Tentano di adescarmi decine di volte le compagnie telefoniche o servizi provider, per non parlar d'altro, ma non è che mi sento minacciato, al massimo è rottura di scatole.

    Dunque l'adescamento in sé nemmen mi convince. Al limite si discute sulla "decenza" per mostrar mercanzia, ma non è che al venerdì sera, al sabato, si veda qualcosa di molto diverso, anche da ragazzine imberbi ed allora??? Le arrestiamo?

    O magari, ci si limita ad educarle? Se però dobbiam fare multe ad adescatrici e vestiti che mostran mercanzia, beh, allora sarà il caso di ordinare qualche treno di blocchetti per staccarle tutte eh! Io trovo che ci sia ipocrisia e schizofrenia nel nostro sistema culturale-sociale. E mi pare che bisogna guardarsi, soprattutto, dal fanatismo e dall'estremismo.

    Anche quello di chi vuol obbligare un farmacista a vendere un prodotto che non salva vite e nemmeno cura alcuna malattia!

    Mi piacerebbe una risposta argomentata, educata e non necessariamente aggressiva Claudio, per spiegarmi perchè si debba imporre il veto sul diritto di coscienza per una questione culturale-politica: non intravedi il fatto incredibile, di cui inquietarsi, soprattutto senza presupposto democratico-elettivo, ma anche fosse, non si deve cercare di conciliare il diritto individuale e quello collettivo nel modo più armonico possibile, più inclusivo possibile?

    La donna è libera di scegliere l'uso della pillola, il farmacista di non venderla, non si tratta di medicina essenziale, cosa c'è che non va in questo equilibrio?

    Alieno

    Alieno

    11
    20 Lug 2009
    alle 18:48

    Fabrizio

    E Claudio mi ha bellamente fregato l'esempio del medico testimone di Geova che rifiuta la trasfusione :)

    Concordo con chi dice che l'obiezione di coscienza in questo caso non abbia senso. Vediamo come spiegarlo. A me non piacciono le mine antiuomo, sono contrario alla loro fabbricazione e alla loro commercializzazione, e quindi? NON LAVORO PER CHI LE FABBRICA, FACCIO QUALCOSA D'ALTRO. Ecco, il giro è lo stesso. Ritieni che vendere determinati farmaci, regolarmente prescrivibili dal SSN, sia in contrasto con la tua morale? NON FAI IL FARMACISTA. L'obiezione di coscienza ha senso se riferita ad un atto obbligatorio per tutti, come era la leva generalizzata, non certo a un mestiere volontario come quello del soldato di professione!

    D'altra parte ha proprio ragione Alieno sul fatto che  quelli del PD che fanno tanta caciara abbiano fin dall'inizio apertamente parlato di sabotare praticamente l'intero pacchetto sicurezza approvato da questo governo, e allora casca l'asino. Tutti boicottiamo più o meno apertamente quello che non ci piace, e fanculo il mondo. Troppo comodo esigere il rispetto delle leggi da parte degli altri e poi per primi fregarsene dichiarando anticostituzionale quello con cui non siamo d'accordo. Io ci starei a rispettare semplicemente le leggi, punto; carine o antipatiche, belle o brutte; solo non ci sto a dover essere l'unico. E ritengo di essere coerente.

    10
    19 Lug 2009
    alle 14:11

    Alieno

    anche delle tue preziose indicazioni sulla prostituzione...a proposito sempre ben informato eh?ahahah

    Non ho capito perchè mai dovrei essere informato sulle farmacie all'estero dove vendono la pillola del giorno dopo e non sui luoghi dove la prostituzione è regolata, codificata e legale come in Germania.

    Non capisco: che problemi hai con il sesso? Ti imbarazza e nell'imbarazzo ridi oppure ti offende che io parli di PROSTITUZIONE, quale ardire... ???

    Che problemi hai con la sessualità? Non capisco perchè risulti degno di nota che uno si interessi alla prostituzione.. fatto riprorevole forse? E della pillola allora che dovremmo dire?

    Ne parlavo sol per far esempio, però mi incuriosisce questo tuo subitaneo notare: prostituzione, cioè sesso.

    La pillola ha dei vantaggi non è vero? Nasconde molto bene le cose, la pillola. La pillola magica e sparisce la questione.

    Eppure, il tema sessuale c'è comunque: la pillola del giorno dopo si prende dopo aver fatto sesso, caro Claudio.

    La pillola si prende SOLO dopo aver fatto sesso e probabilmente, avendolo fatto in una condizione tale dove non si è poi in grado di assumersi responsabilità.

    Io come ho detto, non ho una posizione assolutamente definita, riguardo alla pillola del giorno dopo.

    Che, almeno fino ad oggi, ritengo strumento utile, per dire, dopo uno stupro, per esempio. Così come son favorevole all'uso del preservativo.

    Ma intuisco che dietro la proposta della Chiesa c'è qualcosa di più che valido. Una proposta culturale che investe (solo o quasi) su preservativi e pillole, è una proposizione di società dove gli individui tendono alla bestialità (nell'accezione più istintiva e dove è marginalizzato l'uso responsabile della libertà) e soprattutto, nasconde una più efficare politica-cultura di contrasto. Insomma, è la pretesa dell'uomo di far tutto quello che è possibile fare senza assumersi conseguenze, responsabilità, nemmen un piccolo monito della coscienza, un minuto di senso di colpa, per carità, da far sparire anche nella richiesta di mimetizzare la questione dietro l'astutissimo sostituire termini allo scopo.

    Peccato che il senso di colpa, così come il rimorso, sono sintomi. Sintomi che a nasconderli, nascondon l'esistenza della "malattia". Sono lo strumento della coscienza e della ragione, magari entrata in funzione, più lucidamente, dopo il prevalere dell'istinto che sul momento l'ha annichilita o marginalizzata, sono il frutto di un processo di decantazione e di elaborazione che alla mente occorre.

    La pillola e basta, quella donna dice che vuole la pillola. Dietro c'è sesso. Se fa ridere la prostituzione, parlarne, beh, dovrebbe farlo pure la pillola del giorno dopo.

    Bisognerebbe dire invece, che quella donna ha fatto sesso irresponsabilmente, da cretina pentita (così che magari si possa anche leggere che se si reca puntualmente in farmacia, è una cretina che reitera bestialmente l'errore e non è più nella dimensione umana dell'errore), magari per soddisfare istinti del momento, oppure è una vittima, c'è un dramma serio, perchè non è stata libera di scegliere e di esercitare la sua responsabilità.

    Dietro la prostituzione, come dietro la pillola, c'è comunque il sesso, un argomento serio. Che può essere estremamente divertente, attraente, così come incredibilmente drammatico.

    In un certo senso, però, il tema della prostituzione è più onesto: è visibile, è ben in vista di cosa si parli.

    La pillola nasconde invece.

    Una donna che va in farmacia per la pillola, è una donna che vive un dramma, magari avendo subito violenza, oppure è una donna irresponsabile che ha fatto una scemenza, una puttanata, da donna immatura?

    E nel caso, ha intenzione di far tesoro dell'umano errore (sbagliando si impara), dell'esperienza di cui far tesoro, oppure aderisce alla proposta consumista e deresponsabilizzante per cui saltare a piè pari questo processo, "tanto c'è la pillola"?

    Il punto è qui, per quanto mi riguarda. il "tanto c'è la pillola" che non educa, non cresce e non migliora gli uomini.

    Alieno

    9
    19 Lug 2009
    alle 13:38

    Alieno

    Claudio: anche dover leggere per forza o per intero ciò che scrivo non è questione di vita o di morte, dunque non capisco il motivo delle tue lamentele.. vai nella prossima farmacia, al prossimo messaggio, non è che ogni volta che scrivo devi stracciare le palle al mondo perchè il post non ti è piaciuto e ricordando che tu non l'hai letto.

    Meno chiacchere e più fatti, caro quaquaraquà del blog: non dire che lo salti ogni volta, una basta, anche un paio, ma insomma fallo e basta, vedrai che il mondo continua ugualmente bene senza il tuo ritornello. :-)))

    Non controllo e vado ad occhio e memoria. Però se non sbaglio in quel post non ho usato la parola "comunisti", tantomeno "criminali" e dunque il tuo risulta il becero commento di sempre più teso alla delegittimazione in toto di chi esprime l'idea che nel contrapporre l'idea propria alle idee altrui argomentando, dove investi molto poco.

    Evidente che mi dai molta importanza, più di quanto ne vorrei da te. Mentre avrei più piacere nella concorrenza di idee, facendo lì il massimo investimento, questione di cui appunto facevo un punto del post.

    Qui non è questione di Pd o sinistra o ammazza vita,..

    Dal tuo punto di vista Claudio, dal tuo punto di vista. Da quello di altri non è così. E dal mio, come si può dedurre da ciò che scrivo, è argomento in zona d'ombra su cui mi risparmio la scelta di campo, onestamente, nel dubbio.

    Nemmeno ci risulta che nel caso, bisogna andare all'estero, ma se fosse, proprio perchè non è di salva-vita che si parla, non mi viene in mente che la questione debba avere una priorità eccezionale, si fanno proposte con strumenti democraticamente ortodossi o si aderisce a quelle già in offerta. E se tanto mi da tanto, ho idea che in generale, non sia una priorità per la maggior parte dei cittadini, dal momento che forse, diversamente, i radicali avrebbero una rappresentazione di maggioranza, quando invece non è affatto così, detto in parole povere.

    Vedi Alieno,il tuo problema e quello di tanti altri come te,è che una volta che vi siete ficcati in testa un idea(e quasi sempre sbagliata purtroppo)volete in ogni modo e maniera farla subire agli altri...

    Vedi, Claudio, sei talmente concentrato a parlare malamente di me, piuttosto di quel che scrivo, che finisci nell'entusiasmo per darti la zappa sui piedi.

    Perchè in quel corsivo che riporto, è di te che parli e non di me, nel caso specifico.

    Infatti tu ti sei ficcato in testa l'idea che un farmacista debba per forza vendere il prodotto, mentre io non ho, per dire, mai detto che un farmacista debba per forza rifiutarsi. Dunque la testa ficcata non è mia.

    Non solo, non pago finisci dopo la zappa sui piedi, per prenderti il manico del rastrello in fronte dove scrivi "volete in ogni modo e maniera farla subire agli altri", quando io non ho affatto detto che bisogna impedire alla donna di andare in altra farmacia (non necessariamente all'estero, ma pure fosse..) dove invece tu vorresti imporre ai farmacisti che fanno obiezione, un'azione contraria a valori per loro non negoziabili (sennò si risparmierebbero l'obiezione e venderebbero un prodotto in più facendo più cassa).

    Dunque, tu ti ficchi in testa cose e le vuoi far subire agli altri, non certo io e nel parlar male di me, toh guarda, hai finito per confonderti e parlar di te stesso.. :-))

    Inoltre - e qui è un vero spasso - "volete in ogni modo e maniera farla subire agli altri, con il voto.."

    Con il voto non va bene? Col VOTO no???? A questo vi getta la vostra disperazione e la vostra ignoranza democratica? Il voto non è lecito... avrei capito bastonate, pistole alle tempie, minacce eversive e terroristiche, ma no, per carità, votare, che orrore...

    A riprova che per certa gente, la democrazia e la Costituzione si tengon di conto solo quando ci da ragione, altrimenti è qualcosa di riprorevole.

    Un po' come giocare a briscola e poi, sol perchè si perde, si contestano le regole: che ingiustizia imporre tutti quei punti sol perchè si può ammazzar carta con il carico a coppe! Così non vale!

    Poverini. Non potendo contestare metodi stalinisti nell'imporre (ed immagino che si vorrebbe un metodo stalinista contro i farmacisti obiettori invece), si contestano i cittadini elettori che liberamente votano, che fanno democrazia.

    Quanto agli insulti, beh, basterebbe forse non allontanarsi dal blog. E qui si nota, dovendo sommariamente far squadre di qua e di là, che io non son quello dedito all'insulto volgare ed offensivo, quanto semmai a riceverne a volontà da tempo.

    Ma forse tu per "violenza verbale" intendi anche la difesa di una proposta che non è la tua. Forse "violenta" lo è già nell'esprimersi.. in ogni caso, ti invito a farti un giro per il blog, tra i tanti post diversi e noterai che io non son certo quello da ascrivere ai "violenti" verbali e semmai seguendo i miei commenti, troverai intorno una costellazione di violenti in cui magari riconoscerti. Ormai è tanto che scriviamo, abbiamo tanto e tanto materiale su cui pesarci, non è vero?

    Dunque i diritti che vuoi difendere, devi difenderli per principio, in termini generali e non particolari.

    Non si capisce perchè il diritto del farmacista non ha legittimità e quello della donna che vuole la pillola sì. Quando si può rispettare il diritto di entrambi, mediando: il farmacista libero di far obiezione, la donna libera di andare a comprarla altrove, ciascuno rispettando la propria etica, i propri valori.

    Siamo in un paese che tollera ormai da troppo tempo le ingerenze della chiesa e della religione cristiana..

    Mah. Se fosse vero, ho idea che i cattolici sarebbero dove oggi sono i comunisti, cioè fuori dal parlamento oppure come i radicali, imbarcati in una coalizione per compensare la propria deficitaria e non di breve corso, condizione senza peso specifico o quasi. Invece i cattolici sono nelle due rappresentazioni di maggioranza, li troviamo nel PdL, nella Lega, nel Pd per non parlare dei vari riciclati eredi della Dc.

    Risulterebbe, stando ai dati oggettivi riscontrabili col voto dell'urna, che l'ingerenza che non si sopporta benissimo è quella di chi è fuori del parlamento o ha meno elettori, non è vero? Ed è questo, appunto, che ti fa guardare con odio il voto democratico  e libero, con astio.

    Poi capisco lo sfogo di chi non vede sposata dalla maggioranza degli italiani la questione come prioritaria (la battaglia personale contro la Chiesa e la fede?). Ma che diamine c'entrano le malattie, i contagi..  con le pillole di cui si parla?

    Quell'accostamento, però, non è così casuale. Quel metter tutto nel calderone, ricerca scientifica per curare malattie e pillole del giorno dopo, è in fondo la sintesi di una cultura che dalla tua parte si fa da tempo come proposta: il concepimento è un male da curare, un guasto, un disturbo, un guaio, un problema sero a cui porre rimedio. E questo anche nella proposta di deresponsabilizzazione, per cui il sesso dovrebbe ascriversi ad un piacere come andare in palestra 3 volte a settimana, cioè togliendogli quella connotazione che invece rende l'attività sessuale per l'uomo, un momento di alta responsabilità di adulti. E da adulti, sapendo che i bambini non nascon sotto il cavolo, non sono le cicogne che li portano infagottati e da adulti riconoscendo alla sessualità una valenza di adulti già nel momento in cui decidiamo che, a dimostrazione che non è un gioco innocente e privo di responsabilità, i minorenni dovrebbero aspettar maturità per farne. Attenzione, non maturità biologica cioè in termini scientifici, ma maturità nelle responsabilità da assumersi!!

    La scienza magari ci dice altro. Ci dice che una bambina di 13 anni potrebbe esser biologicamente pronta al concepimento. Che un bambino di 13 anni potrebbe ugualmente, essere idoneo alla riproduzione sessuale. Casi del genere, non c'è bisogno di andare in luoghi digiuni di evoluzione culturale e civile per trovarne, ne avemmo notizia non molto tempo fa, in Inghilterra (con uno scenario di promiscuità allarmante che però è sempre accompagnato dal sottovalutare la responsabilità dell'atto sessuale). Scientificamente, dunque, noi abbiamo una comunicazione: è possibile fare sesso sotto i 18 anni ma anche sotto i 16 e volendo sotto i 14 anni.

    Noi, però, abbiamo una cultura altra, oltre quella scientifica che non può certo rispondere alle nostre scelte etiche, a dirci che l'atto sessuale, essendo non mero gioco o sport hobbistico, ma atto in cui occorre essere adulti, cioè aver possibilità di essere responsabili nel discernere e nel discrimne delle scelte, ai minorenni lo escludiamo.

    Non tutta l'offerta delle possibilità che la scienza ci offre, la sposiamo solo perchè c'è. L'idea che sia giusto fare tutto quello che è possibile fare, che la scienza ci dice possibile fare, civilmente e culturalmente non la sposiamo in automatico, ma operiamo rivolgendoci ad altro. Sorgenti etiche altre, per esempio, visto che la scienza è e resta mero strumento, il cui buono o cattivo uso, fa la differenza positiva o negativa sull'uomo e sulla sua costruzione sociale.

    Potremmo dire che la scienza ci segnala che il sesso è tecnicamente e biologicamente possibile farlo a 13 anni e però la Chiesa si oppone, nella proposta, naturalmente. Beh, forse una ragione c'è se si oppone, non si capisce perchè mai voler a tutti i costi far proposta culturale dove si può fare tutto quello che è possibile fare con automatismo, se si ha la pretesa di essere adulti senzienti che tentano di costruire un progetto migliore e sempre migliorabile.

    In questo caso, per esempio, ritengo che l'investimento prioritario debba essere uno sforzo culturale che faccia emergere questa continua proposta di mettere in pratica tutto ciò che è possibile fare con processi di deresponsabilizzazione individuale e sociale.

    Facendo o volendo far diventare casi eccezionali, in sintesi, la norma.

    Ma la norma dovrebbe essere, credo, quello di assumersi responsabilità di uomini adulti (non di immaturi adolescenti, né di animali in cui l'istinto debba avere sempre e comunque priorità sulla ragione, che è anche quella che sostiene la responsabilità) e fare in modo che sempre meno donne debbano trovarsi nella condizione di dover prendere la pillola del giorno dopo.

    Ed è quello che, a grandi linee, si evita di fare dalla tua parte, dove si vuole più che una liberatoria deresponsabilizzante, ma una "normalizzazione" in onore al soddisfacimento del piacere soggettivo ed istintivo, senza assumersi alcuna conseguenza (personale o sociale), cioè priva di responsabilità.

    Dietro questa proposta, ci sono molte cose: radici ideologiche (che oggi son sintetizzate, essendo tempi di crisi delle ideologie, nelle odiologie come quelle contro la Chiesa, contro la quale esser contro "pregiudizialmente" e rifiutando aprioristicamente un qualsiasi dialogo, proponendo intolleranza culturale per delegittimarla) ma anche fortissimi interessi di multinazionali potenti, capaci di condizionare la politica (nazionale ma soprattutto europea), alle quali fa sicuramente comodo questo consumismo irresponsabile del sesso, cioè fa molto comodo economicamente, che prenda piede una proposta culturale dove sempre più donne debbano ricorrere alla pillola del giorno dopo.

    Multinazionali che, in altra tematica magari, sol perchè spaccia hamburger o coca-cola, prendereste in odio a prescindere, denunciandone l'interesse consumistico.

    In questo caso, nemmen un timido dubbio eppure pur sempre di enormi interessi economici e speculazioni enormi si tratta.

    Arrivare a proporre una cultura come quella consumistica deresponsabilizzata del sesso, in Europa, significa avere un mercato enorme, profitto assicurato, una fonte di guadagno immenso.

    Qui dovreste applicarvi come di consueto nelle vostre solite teorie del complotto, ma non lo fate, toh, c'è di mezzo la Chiesa e piuttosto, meglio il profitto, il consumismo come proposta.

    Tentando di far la sintesi del tuo commento, togliendo la tara delle invettive pure, delle offese e dei deliri, purtroppo trovo meno di due righe di argomentazione.

    Ed è curioso che in tutto e per tutto, tu ti trovi a rappresentare esattamente ciò di cui vorresti accusare altri:

    sei tu a voler imporre, l'obiettore non impone nulla, ma tu vorresti gli fosse imposto.

    Sei tu il violento inconcludente, che contesta pure la violenza del "voto" (ed allora suggerisci l'alternativa legittima al voto, quale sarebbe?).

    E siccome su te stesso e su quello che hai da proporre, tu parli meglio di quanto io potrei mai fare, mi limito a incollare la tua chiusa, perchè hai pure il coraggio poi di accusare gli altri di violenza verbale, tu te le canti e tu te le suoni (e finisci suonato):

    (..)se la pillola e l'aborto fossero stati inventati l'una e legalizzato l'altro tempo addietro il novantacinque per cento di quegli scherzi deformi della natura,ladri mafiosi e corrotti che oggi grazie a voi ci governano con molte probabilità non sarebbero mai nati e ora ti sfido a dimostrare la pericolosità degli unici rimedi che ci avrebbero salvato da sì triste destino."

    Ecco la sintesi migliore delle tue idee: il metodo dello sterminio, fatto però in pillole.

    Capisco, allora, che il disturbo del "voto" e l'eventualità dello scomodo risultato dell' urna per te sono davvero un gran fastidio intollerabile, nonchè una perdita di tempo.

    Perchè si potrebbe per esempio dover perdere tempo a pensare, usare la ragione, la propria capacità di proposta e di persuasione.

    Si potrebbe dover usare, faticosamente, un cervello.

    Tanto per aver risultato di voto gradito oppure per non trovarsi in una situazione in cui si abbia necessità (non vitale oltretutto) di dover ricorrere alla pillola.

    Cervello, maturità, responsabilità Vs pillole, ecco la tua proposta. Perchè perder tempo? Pillola a tutti, oplà. Così si fan fuori i "nemici", culturali o come soggetti.

    Pillola per tutti.

    Probabilmente è meglio delle deportazioni ed esecuzioni di massa, dei gulag e dei campi di lavoro forzato per risolver problemi a proprio vantaggio eh.

    Però a me una proposta così, non mi convince nemmeno un po', anzi, mi preoccupa.

    Saluti.

    Alieno

     

     

     

     

    8
    19 Lug 2009
    alle 04:33

    claudio

    Mamma Alieno peggiori con il tempo...azz

    Ho letto sino a metà poi sei partito col solito pistolotto Pd sinistra omicida comunisti criminali e ho saltato a piè pari ai saluti che però non ho trovato....

    Qui non è questione di Pd o sinistra o ammazza vita,qui la questione è se sia giusto o no obiettare di coscienza per un medico farmacista.Io credo sia no la risposta,il compito di un farmacista è fornire i farmaci che un medico ben più capace e abile di lui ha prescritto,se non gli va di farlo invece di mandare la povera donna all'estero o in un altra farmacia si manda lui in Germania così può fare quel che gli pare e usufruire anche delle tue preziose indicazioni sulla prostituzione...a proposito sempre ben informato eh?ahahah

    Vedi Alieno,il tuo problema e quello di tanti altri come te,è che una volta che vi siete ficcati in testa un idea(e quasi sempre sbagliata purtroppo)volete in ogni modo e maniera farla subire agli altri,con il voto,con la fede con l'obiezione a volte con la violenza verbale e non.

    Possibile che non riuscite a capire che ci sono persone,esseri umani con dei diritti che non desiderano subire o tollerare i vostri diktat e le vostre perniciose superstizioni?Siamo in un paese che tollera ormai da troppo tempo le ingerenze della chiesa e della religione cristiana,ingerenze che hanno gravemente segnato lo sviluppo scientifico e condizionato politici e legislatori i quali per non scontentare l'elettorato e la potente chiesa cattolica approvano leggi che in nessun paese civile si sono mai sognati nemmeno di proporre.Avete castrato la ricerca,vedi gli embrioni,le cellule staminali....avete costretto centinaia di donne che desideravano la maternità a migrare all'estero per non vedersi impiantare un embrione malato o deforme....volevate addirittura privare il mondo(e lo volete ancora)dell'unica difesa contro terribili malattie adducendo penose scuse e inventandovi statistiche che si stanno rivelando false e per le quali migliaia di donne e di uomini si ammlano contagiano e muoiono...ora ve la prendete pure con le pillole...e tu addirittura aggiungi rimedi idioti e ironizzi su problemi che non conosci o che fai finta di non conoscere.

    Direi che essendomi limitato ai danni che avete fatto solo negli ultimi dieci anni(ma nemmeno tutti) è giunta l'ora che vi facciate da parte occupandovi delle vostre anime e lasciando ai legittimi propietari corpi e menti,esseri umani che hanno dei diritti che non devono essere calpestati in nome di fantomatici esseri supremi che avrebbero deciso per noi chissà quale meraviglioso futuro dopo la morte a patto che si soffra terribilmente in vita.No Alieno,alle donne spetta il diritto di scegliere cosa sia meglio fare in questi casi,voi che delle donne parlate con spregio come fai tu,invitandole a migrare in pellegrinaggio alla ricerca di un medico che faccia il suo dovere,dovete tacere e limitarvi a eseguire gli ordini rivelati senza obbligare gli altri a seguirvi sulla strada folle che avete intrapreso,questa è democrazia non quella che descrivi tu nel tuo delirante scritto.

    In quanto al PD e aggiungo io al PDL e a tutti i partiti dell'arco costituzionale,se la pillola e l'aborto fossero stati inventati l'una e legalizzato l'altro tempo addietro il novantacinque per cento di quegli scherzi deformi della natura,ladri mafiosi e corrotti che oggi grazie a voi ci governano con molte probabilità non sarebbero mai nati e ora ti sfido a dimostrare la pericolosità degli unici rimedi che ci avrebbero salvato da sì triste destino.

    Saluti

    7
    18 Lug 2009
    alle 22:47

    Alieno

    I nostri principi costituzionali, il ns. ordinamento e, almen fino a non troppo tempo fa, sono tutti tesi alla tutela della vita.

    E non della morte. Chiaro che questa scelta di cultura, etica, della nostra cultura che è riflessa dal ns. ordinamento e che a sua volta ne ribadisce i tratti e le direzioni, finisca per scontentare qualcuno, ma ciò è inevitabile e "fisiologico" in una qualsiasi scelta, quale che sia.

    Dunque la paradossale situazione del "salvavita" è esempio quanto mai inappropriato perché va, a ben vedere, a rafforzare la cultura di chi oggi si schiera contro l'aborto e per la tutela della vita, così come l'eutanasia e via discorrendo.

    C'è, insomma, una proposta coerente in chi contesta le scelte etiche di Marino che si accordano bene con la proposta costituzionale e tutta la normativa in cui basterebbe leggere, per dire, la legge sull'aborto che esprime fin dall'inizio, ribadendo il punto, la volontà di non equiparare il sistema abortivo dal sistema contraccettivo e nel far ciò riconoscendo tutela per il concepito.

    Qui ci troviamo, però, in una terra di mezzo dove la definizione, volendo scegliere nel particolare, diventa complicata, ombrosa e dunque vi è, probabilmente, più difficoltà ancora per trovare una linea di consenso più ampio ed esteso sul merito.

    In questo caso, la differenza è senz'altro dettata dalla propria proposta valoriale e culturale ed è auspicabile che, laicamente, si confrontino in modo competitivo e democratico, letture diverse sulla relazione che dobbiamo avere nei confronti della vita umana, delle sue tutele, sulle libertà, sui suoi limiti e così via.

    Ma è anche importante, su una questione così delicata e nucleare (i principi della vita e della libertà, la relazione del sé con l'esterno è il nocciolo di ogni etica, filosofica, politica o religione che si voglia), cercare di trovare un equilibrio tra il bene comune e quello soggettivo.

    Mi pare che, aldilà della competizione delle proposte che vengono portate dalla politica, a cui spetta il compito di lavorare  concorrenzialmente e democraticamente per la propria affermazione culturale, l'obiezione di coscienza sia lo strumento di mediazione da rispettare e tutelare proprio per trovare quell'equilibrio tra la necessità dell'esprimere un bene comune ed i beni soggettivi.

    Uso il termine "soggettivo" non a caso, visto che assume una valenza particolare a cui, per esempio, la proposta cattolica e cristiana è molto attenta: il soggettivismo è talvolta l'elemento di sfondamento, di punta nella proposta dell'iperlaicismo con cui la fede deve fare i conti oggi, in Occidente (anche se poi osservo che quel laicismo, cosa diversa dalla laicità, in altre occasioni propone lo strumento etico che prevale anche sul soggettivismo, così come il suo uso del "relativismo" si rivela talvolta strumentale quando poi in altro tema, si porta una riduzione del relativismo in un atteggiamento assolutista nella proposta).

    Dunque se l'esempio del "salvavita" è paradossale, anche perchè semmai è l'aspetto, quello di salvar vita, peculiare di chi oggi si oppone all'uso della pillola magica e oltretutto prospettiva non credibile, è un suggerimento proprio per rovesciare la situazione, la lettura:

    si vuole imporre uno Stato Etico capace di obbligare i soggetti interessati alla distribuzione, alla vendita dell' "ammazza-vita"?

    Contestare l'obiezione di coscienza in questo caso, prefigura una situazione davvero allarmante e non facendo speculazione ipotetica futura e paradossale, magari improbabilissima, ma attuale, concreta oggi.

    Ritengo che l'obiezione di coscienza in questo caso sia assolutamente da preservare proprio perchè non trattasi di salvavita (semmai può essere per alcuni ammazza-vita) ed è da considerare proprio questa la linea coerente di chi oggi contesta quella scelta di pillola, proponendo altro valorialmente e culturalmente competendo democraticamente-politicamente tra altre proposte contrapposte ma con tutto il diritto di non dover in proprio, rinunciare all'interesse ed il bene proprio, alla propria libertà di non uccidere.

    Indubbiamente ciò può creare qualche disagio. Ma è evidente che l'interesse comune, non risulta così invalidante l'interesse soggettivo e la libertà del singolo.

    Con qualche disagio senz'altro per altri, ma non è configurabile come danno di eguale entità relazionandolo a chi si vorrebbe obbligare, contro volontà, alla vendita del farmaco che non è essenziale, vitale (semmai mortale).

    Disagi che continuamente ci troviamo ad affrontare, quando la nostra libertà è vincolata da una scelta dello Stato che la ritiene non prioritaria. Volessi andare in moto senza casco, tanto peggio per me, sono sanzionato. E' una limitazione di libertà?

    Una mensa scolastica o di lavoro. Avere un menù unico, sicuramente è un risparmio di costi rispetto alla proposta di menù diversificati.

    Se io fossi islamico, posso proporre il mio sistema (non si mangia maiale per esempio) e tentare di avere un menù specifico. Magari ciò aumenta costi e scontenta altri, che del maiale non buttan via nulla e lo apprezzano come patrimonio culturale della nostra terra da sempre, anzi, prodotti lavorati che sono anche vanto gastromico nel mondo e ruotandoci tutto un mondo di lavoro, di attività artigianale o industriale.

    Ma nessuno, nessuno può, se fossi islamico, impormi di mangiare il maiale se lo ritengo contrario alla mia libertà. Se non c'è il menù diversificato, il giorno che c'è il maiale, mi porto una frittata, il pesce, quello che voglio, ma la mia libertà in questo caso non limita quella degli altri e non si tratta di questione vitale per gli altri che io mangi maiale.

    La tipa che trova il farmacista che fa obiezione di coscienza, si arrangia e va in un'altra farmacia.

    Una volta individuata, ne faccia la sua farmacia di fiducia e festa finita.

    Se io vado in un qualsiasi negozio, officina o altro e non trovo quello che cerco o mi sta antipatico il gestore, faccio la stessa cosa. Sicuramente la mia vita non è in pericolo nell'accordare la mia preferenza da un altro.

    Se io voglio andare a puttane senza essere sanzionato, devo andarmene in Germania dove hanno aperto una catena dove si vende sesso mercenario, una super-catena che è in un certo senso come le catene di supermercati o di autogrill (non così distribuiti naturalmente, sul territorio) e posso realizzarmi liberamente come desidero anche facendo abbonamento giornaliero con tariffa flat (le operatrici del sesso dicono che è comunque rarissimo che si sfrutti il flat con più di due prestazioni giornaliere eheh) così come ho bevuta analcolica inclusa o per singola prestazione, bottiglietta d'acqua inclusa nel servizio e così via. Posso anche prenotare più operatrici contemporaneamente se così mi va, nessun problema.

    E posso sentirmi magari a disagio qui, in Italia, dove la prostituzione è diventata reato e non c'è possibilità di usufruire di una simile libertà che però, per altri, è tutt'altro che libertà o comunque libertà da proporre. Posso dire: mi tocca andare all'estero?

    Beh, si, se proprio ci tengo si, pazienza, non è la morte di nessuno! Perchè pillola o prostituzione non sono salva-vita appunto e dunque se ho difficoltà qui, pazienza, ci sono altre priorità.

    Una delle priorità, per esempio, almen per quanto mi riguarda, è fare una proposta culturale e valoriale più ampia, spiegando che il sesso non è atto che si possa deresponsabilizzare sperando nel salvacondotto offerto da pillole magiche che la tecnologia ci offre.

    Per fare sesso servon libertà e responsabilità di pari passo. E' uno dei motivi per cui rifiutiamo la proposta del sesso minorile, ritenendo i soggetti minori non maturi, cioè non capaci di piena responsabilità adulta, per quanto possan essere magari pienamente maturi dal punto di vista "biologico".

    Dunque alla tipa che si vede negare dall'obiettore di coscienza il farmaco non salva-vita:

    1) vai in un'altra.

    2) il disagio va eventualmente come ulteriore stimolo di riflessione: perchè ho bisogno della pillola? La pillola, fosse del giorno dopo, non deve essere motivo per rinunciare alla responsabilità d'un pensiero il giorno prima!

    3) Se la cosa non si trova giusta, benvenuta nel club, io ho un sacco di cose ingiuste, ma se non va, democratiche proposte e progetti si posson fare per cambiare le cose, oppure si va nei luoghi dove si ritiene si è più realizzati.

    4) Non essendo un salva-vita, la libertà personale dell'obiettore ha in questo caso piena legittimità di essere, va tutelata, non compromettendo in modo altrettanto grave la libertà di chi vuole la pillola e deve spostarsi.

    5) Cosa succederebbe nel caso tutti si rifiutassero di dar pillola? Anche qui mi pare ipotesi improbabile: c'è convenienza economica e commerciale, qualcuno che la vende con meno scrupoli, si troverà sicuramente sempre. Ma se fosse, nessuno che la vende, beh, significa probabilmente che in questa democrazia, laicamente, si è deciso che non rientra, la sua vendita, tra le nostre priorità o tra le proposte da fare. Democrazia è anche questo, talvolta: non essere d'accordo, pace. Non averla non è la morte di nessuno.

    Magari un motivo per mettere in pratica una responsabilità maggiore nel comportamento sì.

    Magari un motivo per riflettere su una proposta valoriale che avanza pericolosamente dove il concepimento possibile è visto come un "incidente di percorso", una "malattia" da curare, un cancro nel caso non si provveda per tempo.

    Nel caso dell'aborto, voglio ricordare che non è obbligatorio fare sesso con chi non si vuole come patner, all'interno di una progettualità, ma certamente il sesso non è privo di responsabilità, certo non è uno sport, così come non lo è correre in auto in mezzo al centro abitato schivando le persone, per quanto possa essere molto divertente l'eccitazione dello slalom.

    E comunque esistono precauzioni che sono doverose, nei casi in cui non si voglia assumersi la responsabilità del concepimento nemmeno con un successivo affido nel caso non si voglia un figlio. Una è attivare il cervello prima di attivare il resto del corpo, l'altro è tutta una teoria di anti-concezionali, in lattice, sintetici, interni, esterni, spray come si vuole.

    Non mi pare dunque che sia in discussione nemmeno la libertà sessuale per aver necessità poi di prendere pillola a rimediare conseguenze.

    Diverso sarebbe se per un soggetto è salva-vita. Ma qui abbiamo discussione su un prodotto chimico, artificiale (in altri temi, come l'eutasia, si rigetta volentieri tutto ciò che si configura come "innaturale" ed "artificiale" perfin l'alimentazione e l'idratazione ed è da osservare che di solito, sono gli stessi soggetti che qui invece soprassiedono all'artificialità, ricorrendovi volentieri) che non salva vita da una parte, contrapposta ad un altro soggetto, il farmacista che fa obiezione, che ritiene che l'ammazza.

    Non capisco perchè mai il privilegio di andare alla farmacia prima che si trova dovrebbe essere prioritario nel confronto tra due scelte diverse e nel tutelarle, non mi pare che si ci debba discutere molto se non nel fare una proposta culturale-politica con gli strumenti democratici ortodossi, senza tentare scorciatoie.

    Del resto già c'è: a sinistra si fa questa proposta anti-cristiana, anticattolica che porta avanti numerose scelte etiche che guardano volentieri alla tutela dei soggettivismi, dei relativismi, alla cultura della morte (eutanasia, aborto e così via).

    Dall'altra parte, c'è una proposta più composita dove la parte liberale e quella di radice valoriale per la tutela della vita e del concepimento è più serena, armoniosa e propende più volentieri per la scelta della tutela della vita da privilegiare su quella della morte (al contrario d'un Pd dove la parte cattolica-adulta si accorda con esigenze del soggettivo, del relativo, di partito oppure dove cattolici altri, pochissimi, sono marginalizzati, spesso offesi gravemente dai compagni di partito, silenziati e dunque non hanno molte possibilità di far valere la loro proposta).

    Si faccia scelta come si vuole in propria coscienza, finita lì. Non sta scritto da nessuna parte che la farmacia più vicina abbia un obiettore di coscienza, magari è la farmacia più lontana,ma non mi pare tema prioritario oggi, nel nostro Paese, tra le tante che abbiamo, anche gravi ed urgenti.

    Mi pare piuttosto prioritaria esigenza d'una sinistra in gravissima difficoltà identitaria (non lo dico io, ma lo dicono a sinistra tutti, vertici e non) che cerca di farsene una sposando un tema che ha grandi possibilità di attrattiva ed adesione, insomma, popolare.

    Liberissimo il Pd di costruirsi un'identità sulle pillole abortive, sull'eutanasia e quel che vuole, ma ecco che credo, a mio modesto parere, le priorità siano altre ed i cittadini, guardando ad altro. Poi, insomma, sarà l'urna, il voto, il popolo a premiare oppure no questo ennesimo tentativo disperato della sinistra che, fino ad adesso, non ne ha imbroccata una, ma non si può escludere che non trovi in questo tema, un cavallo vincente: il soggettivismo nella nostra cultura occidentale, è una proposta costante ed attrattiva che per quanto mi riguarda, va osservata, vigilata e contrastata con lungimirante prospettiva generazionale, ma liberi di pensarla diversamente.

    L'obiezione di coscienza, in questo caso dove è difficile stabilire il confine tra sistema contraccettivo e sistema abortivo, è un ottimo strumento di mediazione, civile, necessario perfino, culturalmente, a tenere viva la discussione fino a maggior definizione.

    Ho idea che sempre più, in futuro, lo studio scientifico e le risorse tecnologiche, ci proiettino a metter in luce temi che in passato, avremmo configurato come "border-line" ed eccezionali. E sempre più dovremo dunque scegliere tra situazioni ombrose e nella scelta affidarci, mi auguro, non al caso, non alla moda del momento, non al proprio particolarismo, ma tenendo di conto anche una proposta di riferimento per guidare i nostri passi.

    Proposte che tra loro devono competere ed in cui lasciare, sempre un margine di possibilità come quella di obiezione di coscienza durante la concorrenza dei competitori di pacchetti valoriali e culturali a cui riferirsi.

    Bisognerà anche tenere di conto che la scienza ci offrirà probabilmente sempre più possibilità, cioè scelte da fare, in cui decidere. Scienza che però non è in grado di darci risposte, resta utilissimo strumento per far proprie valutazioni, ma poi non ci dice, tra le possibilità, cosa è giusto fare oppure no.

    Un aspetto che spesso viene dimenticato, forse nell'eccesso di enfasi dovuto all'accesso delle possibilità scientifiche, fino a farne un culto, una religione, una filosofia, insomma, una fonte etica da cui attingere.

    E' bene ricordare invece il ruolo della scienza: strumento, non fonte etica, dunque strumento per poi decidere, ma non ci risponde.

    L'esempio veloce, classico: la scienza ci dice che è possibile creare una bomba nucleare o coltivare e sparare il virus dell'ebola sulle popolazioni. Ma non ci dice se è poi giusto farlo oppure no.

    Certi fanatici del culto di Gaia il Pianeta che Vive, magari pensano, ritenendo l'uomo colpevole di disturbare la divinità e degno di estinguersi, che sarebbe una gran cosa farne uso, così che la divinità Terra si liberi del nostro impiccio (ci sono fanatici davvero capaci di affermare cose del genere).

    Ma non è certo la scienza a suggerirlo. La fonte etica è altro. In questo caso, probabilmente, il delirio ed il disprezzo dell'umanità, non è importante per il discorso che dicevo. Dunque bisognerebbe spiegare giè ai ragazzi: non guardate alla scienza come fonte etica in grado di rispondere a tutte le vostre domande, non è vero, vi deluderà, perderete tempo o cadrete in errore.

    La scienza è uno strumento, solo strumento, non diamogli un valore ed un significato che non può avere per sua natura.

    E come ogni altro strumento, il suo utilizzo può renderlo utilissimo oppure micidiale, dipende appunto, dall'uso che l'uomo ne fa, dalle sue scelte.

    Dalla sua etica. Le sorgenti, però, sono altrove.

     

    Alieno

     

     

     

    6
    18 Lug 2009
    alle 20:09

    claudio

    Ru non rsu pardon

    5
    18 Lug 2009
    alle 20:08

    claudio

    Bè se è inverosimile la negazione di un farmaco salvavita da parte del farmacista non vedo come sia verosimile l'ipotesi del farmaco per il nonno o i farmaci del dott.Mengele,peraltro trovo proprio di cattivo gusto il riferimento subliminale ma neanche tanto al medico nazista,riferimento tristemente usato ormai da chi vuole negare i diritti a tutta l'umanità cercando di imporle le proprie superstizioni e paure.

    A parte comunque le disquisizioni etiche,morali e religiose sul quando si diventi esseri umani o si resti ancora un grumo di cellule,la scienza e la legge si sono pronunciate adottando e commercializzando un farmaco.Punto

    Ipotizziamo che tutti i farmacisti si accodino al losco figuro del post e decidano di non vendere più farmaci che contrastino con la loro visione del mondo della vita e di Dio,i cittadini dove dovrebbero andare a comprarlo ?All'estero?

    L'obiezione di coscienza è una cosa seria,non limita la libertà di un altro,hai fatto riferimento alla guerra e all'obiezione e io credo tu sia leggermente fuori strada,primo perchè l'obiezione di cui tu parli è quella che si faceva alla leva obbligatoria e non alla guerra,se ti rifiuti di andare in guerra la legge marziale che vige in Italia ti fa fucilare non ti lascia a casa a coltivare il giardino,e alla fine dei conti  uno che non va in armi paga con la sua pelle e non danneggia altri...nel nostro caso il farmacista non paga nulla e limita la libertà e i diritti del cittadino a cui occorre il farmaco.

    Pensa che mio fratello obiettore di coscienza alla leva obbligatoria si è sciroppato due anni di manicomio in qualità di infermiere al posto di un anno di leva....al farmacista cosa costerà la sua obiezione?Qualche euro in meno che recupererà vendendo costosi farmaci inutili  per malattie inesistenti(a cui non fa obiezione)o creme miracolose per obese donne di mezza età che non le faranno ringiovanire o dimagrire dissanguandole economicamente....ma non vedo cortei o scioperi ne tantomeno obiezioni di coscienza...sarà che la coscienza nel caso venga adeguatamente ricompensata si tacita molto più facilmente...la Rsu costa troppo poco....

    4
    18 Lug 2009
    alle 19:40

    enrico

    3 Jack

    Nel caso in questione condivido senz'altro quanto detto da Marino, in quanto l'obiezione del farmacista va a discapito di un diritto individuale garantito e tutelato dalla legge.

    Nella maggior parte dei casi penso che avresti ragione ad assumere questa posizione. Ma in questo caso a fronte di un diritto individuale ce n'è un altro:

    come riportato nello stesso foglietto illustrativo accluso alla confezione, l’azione svolta dalla sostanza chimica, tra l’altro, impedisce l’impianto in utero dell’embrione.

    Ossia lo uccide, perchè è nell'utero che l'embrione ha la possibilità di crescere e di vivere fino alla nascita. E l'embrione, non dimentichiamolo, è dotato di garanzie costituzionali. Il foglietto non lo diceva all'inizio, ma una sentenza del TAR del Lazio ha imposto la modifica del foglietto in base a dati scientifici. 

    Ora chi chiede l'obiezione di coscienza non chiede che la pillola del giorno dopo venga ritirata, chiede di essere esentato dal venderla. Questo perché c'è la possibilità, come dicevo sopra, di uccidere un embrione.

    Uno Stato veramente laico riconosce la precedenza della coscienza quando un certo atto può provocare la morte di un altro. Difendere la patria è dovere di ogni cittadino ma a chi non si sente di farlo con le armi è riconosciuta la possibilità dell'obiezione. Così al farmacista che conosce il possibile effetto della PDGD deve essere offerta la medesima possibilità. Nello stesso tempo lo Stato deve garantire il diritto della donna, munita di ricetta medica, ad acquistarla. Questo può farlo attraverso modalità che starà al servizio sanitario nazionale mettere a punto.

    Francamente Jack, o sei molto più intelligente di Marino o quest'ultimo è in malafede. Che il farmacista neghi un salvavita è un'ipotesi assurda, inverosimile e punibile dalla legge. Se invece si nega l'obiezione e il farmacista deve consegnare qualsiasi farmaco il medico prescriva, potrebbe un giorno trovarsi a dover consegnare la compressina x eliminare il nonno malato, peso x la famiglia e per lo Stato. O i farmaci che il dott. Mengele prescriveva x i suoi esperimenti.

    Comunque tutto parte dalla questione di quando inizia la vita. L'OMS non dice che parte dal giorno X dopo il concepimento, dice che parte da quando si annida nell'utero. E' come dire che io sono una persona se sono a casa mia e non lo sono più se sono per la strada. Sa un tantino di comodo, per mettersi l'animo in pace e metterlo a tante donne che un grumo di cellule lo eliminano senza problemi ma per una vita avrebbero qualche scrupolo in più.

    3
    18 Lug 2009
    alle 13:54

    Jack

    Nel caso in questione condivido senz'altro quanto detto da Marino, in quanto l'obiezione del farmacista va a discapito di un diritto individuale garantito e tutelato dalla legge.

    Particolarmente grave mi sembra, inoltre, la nota emessa dall'associazione scienza e vita, dal momento che il suo invito a l'obiezione di coscienza si traduce in un invito pubblico ed esplicito a trasgredire le leggi dello stato, cosa che secondo me andrebbe sanzionata.


    D'altro canto, mi chiedo, puo' essere il rispetto della legge l'orizzone ultimo - e unico - del nostro agire? Immaginiamo per un attimo di essere, invece che nel 2009, nel 1939: saremmo disposti, in nome del rispetto della legalita' (in fondo pure durante il fascismo, l'Italia rimaneva, almeno sulla carta, uno stato di diritto) ad accettare le leggi razziali, agendo di conseguenza a discapito della nostra coscienza? Oppure io medico (si fa per dire) nel 2009, sarei disposto a denunciare alle autorita' l'immigrato clandestino che si rivolge a me per essere curato, nella consapevolezza che conseguenza della mia denuncia sarebbe il carcere oppure la deportazione immediata?

    2
    17 Lug 2009
    alle 20:57

    claudio

    L'importante è che è stato denunciato anche se in questo paese di pagliacci non gli faranno niente.

    E se domani quel farmacista, per qualche motivo, decidesse di non vendere un farmaco salva-vita?".

    E' certamente una provocazione,ma ritengo che in un paese civile le leggi vadano rispettate e basta,è inconcepibile che un farmacista adotti una sua linea di comportamento e venda quello che gli pare e come gli pare.E lo stesso deve valere per i medici,superstizione o no devono rispettare le leggi dello stato e non i diktat imposti dalla dittatura religiosa,altrimenti non ci lamentiamo se giunti in PS con un arteria che piscia sangue ci vedremo rifiutare una trasfusione dal medico testimone di Geova,o operati senza anestesia da un protestante evangelico che non vuole contaminare il nostro corpo.

    Credo sia ora di dire basta e bloccare qualunque polemica,la scelta c'è e ci deve essere siamo in democrazia o almeno lo eravamo,ma non è scegliere di somministrare un farmaco piuttosto che un altro in base a chissà quale legge di chissà quale Dio,ma è nel scegliere di fare il farmacista e osservare la legge o non farlo e andare in un agenzia interinale a cercare lavoro.

    Ma si sa in Italia nulla è semplice e niente è mai fatto in favore dei cittadini che pagano le tasse,il farmacista continuerà a vendere mille porcherie che ci fanno scoppiare il fegato o ci faranno venire un infarto ma la pillola no,in barba alla legge,in barba ai cittadini in barba ai diritti degli italiani....meglio un neonato in un cassonetto tritato dal camion portarifiuti che una pillola,meglio un neonato lasciato morire di freddo in mezzo al pattume che una pillola...meglio mille bambini abbandonati o uccisi che una pillola..mah.

     

    1
    17 Lug 2009
    alle 19:41

    enrico

    Stasera non ho letto tutto, comunque due cose veloci: la pillola del giorno dopo non è la RU486.

    L'altra cosa è che il farmacista, se è il caso che conosco io, avvenuto qualche mese fa, non è stato denunciato dalla paziente ma dalla ginecologa della paziente, appartenente ad una associazione di area radicale.

    Domani spero di avere tempo x approfondire.

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