Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Oggi inizia il periodo importante per i musulmani chiamato Ramadan.
Ramadan è il "mese sacro" durante il quale i Musulmani vivono una particolare disciplina alimentare ma non solo. E' mese di peghiera, di sostegno ai più poveri, ed anche di festa.
Personalmente desidero rivolgere ai miei fratelli musulmani il mio sincero augurio affinchè il Ramadan possa essere davvero "generoso" con loro.
Inoltre la celebrazione del Ramadan può rappresentare per noi cattolici e cristiani, che viviamo sullo stesso suolo e nella stessa patria di molti fratelli di religione musulmana, un ottimo periodo di riflessione e di crescita nella direzione dell'accoglienza. La mia speranza è che - anche come segno di rispetto per questi nostri fratelli - si possano allontanare in questo periodo le polemiche pretestuose che in questi giorni hanno costellato le pagine dei giornali: pensiamo al cosiddetto "burkini" nelle piscine del veneto, a moschee chiuse a pochi giorni dal Ramadan per inagibilità, ecc..
La mia speranza è che il Ramadan possa, in qualche modo e nel rispetto che è dovuto a chi la pensa diversamente da noi, essere...per tutti.
Affinchè il Ramadan possa donare a tutti noi, sia che lo viviamo dall'interno come musulmani sia che dall'esterno come - nel mio caso - cristiani, sincerità di cuore, disponibilità alla moderazione alla pietà ed alla preghiera, al Dio unico, creatore ed onnipotente.
Auguri
Vi suggerisco la lettura di questo articolo...a me è piaciuto molto.
no, io non li conosco i promotori che dici.
Però approfitto per fare una domanda:
perchè è così complicato e raro, avere islamici che partecipano al dialogo, sul web?
L'impressione suggerita è quella di una ben strana propensione al dialogo, tra uomini semplici. E qui, solo per far esempio, quando mai ne capita uno? Ci sono cristiani e non cristiani, simpatizzanti buddisti, ma che ne è di quest'Islam di cui parliamo e parliamo e però senza mai un vero interlocutore, con il quale il dialogo sarebbe, effettivamente, più autentico?
A me è capitato in passato, di dovermeli andare a cercare gli islamici sul web. Purtroppo non è andata benissimo. L'impressione è quella di una sorta di ghettizzazione dell'Islam, di una rigidità, di un dialogo mai naturale, sempre impostato e molto controllato.
Dove ho incontrato giovani neofiti (islamici) pieni di buona volontà e fin dall'esordio entusiasti di farsi promotori di un dialogo positivo, pieni di fiducia, ho dovuto scoprire, con tristezza, dei richiami alle loro spalle.
Dove ho chiesto di grattare la superficie, di entrare più in profondità, nell'affrontare vari temi (anche di attualità come si fa qui), ho visto che da una parte c'è anche l'entusiasmo, ma poi è complicato avere risposte immediate, personali e pur rassicurando che non v'era pretesa di identificare "Islam" con il parere personale, la propria idea, la propria lettura.
Diventava sempre più difficile e spesso avendo in cambio risposte affatto spontanee, ma temporeggiamenti ed avvisi: ne parlo con... ti farò sapere...
Una sorta di libertà condizionata un dialogo così. Dove anche: "ma dimmi la tua, poi parli con chi vuoi, che problema c'è? Mica ti mangia nessuno se dici la tua in questo Paese libero.." crea disagio, tensione, resistenza e per quanto riguarda sempre il repertorio piccolo delle mie esperienze, la fine del dialogo, il cambio di clima (improvvisamente diffidente oppure ostile: con chi diamine hanno parlato esattamente? Cosa gli è stato detto per spezzare quell'entusiasmo iniziale?), al massimo l'invito a parlarne in un sito dedicato, specifico, dove ci sono persone più autorevoli..
E' un po' come parlare al bar con amici, anche improvvisati e veder d'improssiviso scendere una cappa pesante e l'invito a proseguire la discussione in un ritrovo, un circolo specializzato.. ma perchè? Qual'è mai il problema?
Non lo trovo naturale, non lo trovo un buon sintomo, non percepisco, per quanto mi riguarda, un ' autenticità del dialogo da parte dell'Islam, ma una progettualità di controllo molto forte, molto rigida, pesante (a partire dai più giovani entusiasti neo-fiti pieni di buona volontà, all'inizio), impostazione che viene dalle loro spalle e da altre menti che la loro. Percepisco una difficoltà congenita in quel dialogo semplice, aperto, dove ognuno dice la sua, si discute, anche in modo acceso, beh, non è la fine del mondo, ci si convive volendo, in uno spazio di dialogo, ma con l'Islam pare, è più complicato, come un dickat che prima o poi arriva a tutti i naviganti: non ci integriamo in un dialogo davvero, però potete venire a trovarci e se vorrete, integrarvi.
Questa è la percezione e forse è solo percezione sbagliata o di esperienza non proprio positiva, ma ripeto la domanda:
perchè non è così facile questo dialogo?
Perchè non ci sono mai o almen non per molto, islamici qui, anche qui in questo blog, che ne parla e per certi versi, sostituisce un vero dialogo, ma non rappresenta e non può l'islam?
Perchè passano meteore, come reclutati a giornata, a lasciare volantini (tipo quello sopra al n. 8), andate qui, andate qua... ma qui non ci viene il dialogo? E perchè c'è bisogno di un luogo specifico e non può incontrarsi qui, al bar, nei blog tantissimi, come siamo abituati a fare?
Cos'è, un preteso campo neutro, la terra di nessuno, dove dialogare? Una stanza imbottita privata di spigoli, moderata e sorvegliata a vista?
Il dialogo, io credo, dovrebbe poter esser possibile anche con più naturalezza e semplicità. E quella naturalezza e semplicità, mi pare evitata con una certa cura..
Ogni bene.
Alieno
Non so se conoscete i promotori delle giornate del dialogo islamo- cristiano di Modena c'e' un appello sulla rivista www.ildialogo.org chi fosse interessato puo' partecipare.Grazie degli auguri pace e bene
C'erano molti modi di convalidare la posizione di Don Paolo.
Concordo ed aggiungo: c'erano molti modi per convalidarla e per contestarla criticamente.
E le provocazioni sono utili anche per far emergere le diverse modalità, appunto, di lettura, stimolando anche chiavi necessarie per aprire le possibilità della riflessione.
inoltre anche gli appartenenti ad altre religioni possono essere interessati alla religione del paese che li ospita, senza per questo essere convertiti
Ben detto!
Personalmente penso che sia normale per un prete sostenere l'insegnamento del cattolicesimo nelle scuole italiane
concordo pienamente, ritenendo la propria fede una proposta efficace, utile, anzi, per un prete, NECESSARIA all'uomo.
Aspetto, quello di considerar la propria religione come necessità dell'uomo, che non sempre emerge dai preti; ed allora non posso dire, con altrettanta facilità "penso che sia normale".
Mentre penso lo sia sostenere l'insegnamento nelle scuole da parte loro, si voglia o meno condividere da fuori.
Mi sembra, per semplificare, il minimo o la naturale predisposizione, per qualcuno che sceglie PER VOCAZIONE (da qui il richiamo alla "naturale predisposizione") la vita-missione clericale, che come sappiamo, non ha imposizione od obbligo alcuno ma si presume, debba per autenticità, sincerità crederci nella propria proposta come buona e sana, utile e necessaria.
Ogni bene.
Alieno
la mia era una piccola provocazione; i giorni scorsi c'era la discussione sugli insegnanti di religione. promossa da Don Paolo. Personalmente penso che sia normale per un prete sostenere l'insegnamento del cattolicesimo nelle scuole italiane, anche perchè la maggioranza delle persone presenti in questo paese sono cattoliche; inoltre anche gli appartenenti ad altre religioni possono essere interessati alla religione del paese che li ospita, senza per questo essere convertiti. E il cattolicesimo non esclude la presenza dei musulmani. Quindi l'augurio di Don Paolo poteva starci senza essere ipocrita. C'erano molti modi di convalidare la posizione di Don Paolo.
3 Manuela
mi sembra una contraddizione spingere da un lato l'esclusivo insegnamento della religione Cattolica nelle scuole italiane,
E infatti don Padrini non ha mai detto una cosa del genere.
@ Manuela: "fa molto politicamente corretto e sembra anche vero..."
Politicamente "corretto", probabilmente lo è comunque oserei dire.
Basta non dare l'accezione di "giusto" e comprendere il significato di "aggiustato", cioè intendendolo come verbo part.pass. e non come aggettivo.
Insomma, politicamente corretto come un caffè.
Perchè se fosse aggettivo quel "politically correct", allora vedremmo, che so, gli auguri per la festa del Vesak. Oppure per il mese di "Saka Daua".
Io però qui, non ne ho mai visti.
Ma avrai capito, credo, capitando sui miei commenti, cosa ne penso d'un "politically correct"..
Un modo molto furbo di portare avanti una "politica" su quel gioco di doppio modo di poter intendere il termine "corretto", cioè in superficie proponendo che è all'aggettivo che ci si riferisce, una sorta di proposta di equità, quando invece è troppo spesso una "correzione" che punta ad altro che quella.
Di quest'aspetto di giochi sottili ed ambigui per fare proposta, tra l'altro, si son accorti in tanti (cattolici e non) e potendo rilevare che dietro c'è, invece, una "correct" con doppi pesi e misure.
Non concordo, per esempio, sull'idea che si faccia di tutto perchè in Italia imperi solo la religione cattolica. E' impressione di molti, anzi, che si faccia di tutto perchè non sia così e imperi altro: proposte relativiste che inducono, per uscire dall'infinito generare dubbi, ad una codificazione di massima (comunque necessaria perchè è molto complicato non avere riferimenti e perdersi all'infinito in infiniti dubbi senza soluzione di continuità) che si vorrebbe "neutra" (e non lo è affatto), cioè "laicista" (minimizzando la componente contributiva religiosa non più vista come risorsa, ma come ostacolo appunto in quel continuo relativismo e poi soggettivismo) ed anche di proposta perchè quanto più velocemente possibile imperi, per esempio, la proposta islamica, operando in modo che al più presto possa aver radicazione territoriale e culturale.
Due proposte inconciliabili che infine, a mio avviso, tolti di mezzo gli avversari tradizionalmente più forti (per esempio cattolici), dovranno giocarsela una contro l'altra, ma per ora, in qualche modo, operosi nella trasformazione generale del tessuto culturale europeo-occidentale.
I mancati auguri per le festività o le occasioni speciali di altre religioni da parte del Don, denunciano una sua precisa scelta in questo senso che, naturalmente, non è solitaria all'interno della rappresentazione del clero.
Però a me non piace nemmeno la "correzione" della vulgata secondo la quale il buddismo, per esempio, possa essere identificabile con una proposta incapace di intolleranza e violenza, fanatismo e così via. Insomma, non piace quella lettura un po' buonista e facilona stile "figli dei fiori" dove il sol fatto di aver proposta esotica, orientale, di per sé comporta una migliore e più evoluta proposta (anche in termini di proposta pacifica).
A parte i casi pittoreschi in cui via via poter leggere di monaci buddisti che se le suonano di santa ragione tra loro che io immagino sempre in stile rissa con Bud Spencer/Terence Hill, cioè botte da orbi, ma senza che poi si faccia male davvero nessuno, ma più seriamente consapevole che non è proprio così che va..
andiamo oltre l'apparenza e le vulgate che spesso passano con leggerezza e osserviamo:
Buthan:
Culto pubblico, evangelizzazione e proselitismo religioso sono illegali se compiuti da non buddisti.
Nelle due versioni di buddismo Ningmapa e Kagyupa presenti e capaci di interagire, come ogni altra proposta, con la politica, per un buddista è ILLEGALE convertirsi al cristianesimo.
Nelle scuole solo il buddismo è legale. Nel Paese è vietato introdurre testi religiosi non buddisti.
15.000 induisti sono stati espulsi in India e la pratica del governo butanese buddista non è diverso da quella tipica dei regimi ideologici come quello comunista-laicista che per esempio, è praticano dalla Cina sul Tibet: induisti fuori dalle balle e insediamento forzato di butanesi buddisti al loro posto.
Cambogia:
Luglio 2004: circa 100 buddisti hanno attaccato una chiesa a Kok Pring,nel sud-est cambogiano, durante la messa domenicale, incolpando i cristiani di una siccità che durava da 3 anni.
Situazione drammatica anche per i cristiani Montagnard. Scappati dal Vietnam che li perseguitava e rifugiatisi in Cambogia, il governo cambogiano li ha rispediti tutti in Vietnam.
Nel 2006 AsiaNews.it:
VIETNAM
Vietnam, denunciate nuove torture contro i cristiani montagnard
La Fondazione montagnard denuncia il rapimento di un cristiano di etnia degar e le torture nei confronti di un altro, picchiato a sangue perché parlava ad un cellulare.
Hanoi (AsiaNews) Non si ferma la persecuzione del governo vietnamita nei confronti dei cristiani montagnard di etnia degar: un uomo è in fin di vita, torturato dalla polizia, mentre un altro è stato rapito e da allora non se ne sa più nulla. Lo denuncia la Fondazione Montagnard, che opera da anni per la libertà religiosa della "popolazione degli altopiani" e ne segue costantemente la situazione.
Il 13 ottobre scorso, due agenti hanno rapito Thinh, cristiano degar, mentre camminava vicino al suo villaggio: al momento sono ignoti il luogo della sua detenzione ed il suo stato di salute. La famiglia è "estremamente preoccupata", perché molto spesso gli "arresti" che terminano con la sparizione significano tortura o morte in carcere.
La Fondazione denuncia anche le torture contro Y-Tao Eban, membro della stessa etnia. L'uomo è stato fermato insieme a due familiari il 14 settembre scorso perché parlava ad un telefono cellulare: è questo il pretesto con cui spesso la polizia ferma i montagnard per "controlli".
Nel corso dell'interrogatorio, Eban sarebbe stato picchiato con un mitra AK 47 fino a svenire: preoccupati che potesse morire in carcere, gli agenti lo hanno caricato su una macchina e portato a casa.
Sono stati i parenti a portarlo in ospedale, dato che egli non era più in grado di muoversi. La famiglia "teme che non possa sopravvivere, anche se al momento lotta per la vita: secondo i medici che lo hanno curato, sanguina dalla testa a causa delle ferite riportate per i colpi della polizia".
Secondo i dati dell'organizzazione, sono oltre 350 i cristiani montagnard di etnia degar che si trovano tuttora in prigione: possono scegliere se rinnegare la fede o emigrare in Cambogia.
Il Vietnam vuole entrare nell'Organizzazione mondiale del commercio, ma prosegue in una politica di sistematica violazione dei diritti umani e della libertà religiosa. Hanoi rifiuta al Comitato per i diritti umani della Nazioni Unite l'incontro con i prigionieri di coscienza.
Ad aprile, subito prima dell'inizio del 10mo Congresso nazionale del Partito comunista, centinaia di persone sacerdoti cristiani, monaci buddisti, professionisti, ex comunisti, ex detenuti, professori e altri - hanno firmato un documento per chiedere il rispetto dei diritti umani fondamentali, un sistema politico multipartitico, sindacati indipendenti e la libertà di religione e di associazione politica.
"In Vietnam, la semplice firma di questo documento osserva Brad Adams, direttore del dipartimento Asia di Human Rights Watch causa un'indagine di polizia e spesso la carcerazione".
La stessa AsiaNews, sembra avere qualche problema ad usare toni adeguati, quando si tratta di usare termini come "comunismo" in senso critico e mi pare di osservare invece, un suo doppio-peso in senso anti-occidentale, per una scelta di proposta di tipo "socialista". Però intanto ci informa che i cristiani son perseguitati ovunque in Asia. Che lo siano da buddisti si capisce meglio, che lo siano dai comunisti, bisogna dedurlo da soli (nemmen si parla di Vietnam Nord o Sud, talvolta, come se l'idea dell'associazione al socialismo-comunismo del Nord dispiacesse proprio).
Laos:
Il governo comunista (dal 1975) ha dichiarato pubblicamente: eliminare i cristiani. Considera la religione una violazione identitaria ed una religione straniera imperialista, dunque sovversivi, nemici di stato. Fatto che con me è come sfondar porta aperta, non posso che concordare sull'incompatibilità e la condizione non risolvibile di conflittualità violenta tra la proposta comunista e quella cristiana, per loro natura.
Fatto sta che invece, il buddismo (therevada) è invece l'organizzazione religiosa più importante del Paese e pur non essendo la religione di Stato (c'è il comunismo comunque), il governo la favorisce nella caratterizzazione identitaria nazionale e non è insolito che manifestazioni statali vedono l'inserimento di rituali buddisti.
Altre religioni hanno invece grande ostacolo al proselitismo e sono documentati casi di abiura forzata dalla fede cristiana (in carcere chi rifiuta).
Mongolia:
Il buddismo (tibetano lamaista) viene considerato parte integrante dell'identità nazionale ed ha acquisito supremazia e vantaggi rispetto alle altre religioni che sono tollerate, ma hanno vari ostacoli per il proselitismo, difficoltà di registrarsi, per avere permessi per attività religiose ecc.
Birmania (Myanmar):
Regime comunista dal 1962, che si impone militarmente sbattendosene alla grande della vittoria elettorale del partito democratico ottenuta nel 1990 da Suu Kyi (sarebbe il sogno bellissimo dei comunisti nostrani fare altrettanto: sbattersene del consenso, delle elezioni, dei risultati che anzi, aumentano il disprezzo per il nostro popolo e la nostra cultura).
Il buddismo therevada è praticato dalla maggioranza della popolazione, controllata dal regime comunista (tipo ciò che tenta di fare la Cina con la Chiesa Cristiana, volendo diritto di scelta di Vescovi o comunque da nominare solo su proprio avallo). Ma le minoranze islamiche e cristiane sono perseguitate, le scuole cattoliche confiscate dallo Stato (anche questo sogno dei comunisti de noantri), i cristiani non possono avere ruoli dirigenziali.
Molti sono dovuti (e potuti miracolosamente) fuggire in Thailandia o in India, dove però vivono in campi profughi. Ed abbiamo visto, i cristiani anche in India non se la passan sempre bene e sono detestati, odiati, perseguitati, torturati, uccisi. Bibbie vietate (il comunismo ritiene un testo troppo sovversivo ed insanabilmente conflittuale per la propria ideologia ed ha ragionissima), i cristiani pagano tasse per sostenere la religione buddista (strategia che ricorda l'Islam che invase la Spagna) ed hanno incentivi e vantaggi, privilegi se si convertono al buddismo. Impossibile per i cristiani riunirsi fuori dalla messa domenicale e pure quelle volentieri disturbate o interrotte. Molti bambini cristiani, inoltre, vengono internati in monasteri buddisti.
SRI LANKA
Buddisti al 70% circa. Il cristianesimo è visto come eredità (negativa) coloniale. I gesuiti sono banditi da più di 30 anni, ma è dura entrare anche per gli altri pastori e sacerdoti.
Ogni tanto, i monaci buddisti guidano gli assalti a chiese, scuole, pastori, sacerdoti e fedeli, con distruzioni e massacri, inneggiando al riscatto dalla "diabolica cospirazione delle forze cristiane per convertire e corrompere la nazione". Nel 2003, la corte suprema di stato, ha stabilito che la costituzione dello Sri Lanka vieta il proselitismo cristiano. Poi il governo ha chiuso tutte le scuole superiori cattoliche.
Vietnam:
sono autorizzate le religioni buddista, cattolica, protestante, islamica, Hoa-hao e Cao-dai. Ma con un fortissimo controllo governativo, via via con arresti di fedeli e distruzione di chiese o templi. La minoranza cristiana (circa l'8%) è particolarmente vessata per motivi sia religiosi che etnici (Montagnard e Hmong). Va detto che però anche la religione buddista, che da sola rappresenta la metà dei vietnamiti, ha forti restrizioni governativi. Il suo più autorevole leader (Thic Huyen Quang) è agli arresti domiciliari dal 1982.
Si può osservare che negli Stati asiatici a maggioranza buddista (8 Stati), solo la Thailandia garantisce una libertà religiosa ed uno, addirittura, il Vietnam, a maggioranza buddista, perseguita tutte le religioni, buddismo compreso.
Dunque dico queste cose perchè non passi una lettura facilona e non corretta, ovvero corretta superficialmente come spesso si fa in Occidente, che credo in particolar modo da dopo il '68 porta con sé una proposta culturale che rinnega le proprie radici occidentali (la cultura "senza padri" e la "cultura senza cultura", non sol quella del "vietato vietare eh) e ritiene (in modo talvolta anche credulone e legato all'ignoranza riguardo alla propria cultura, dunque più facile da sottovalutare e scartare) che tutto ciò che è "orientale" sia di per sé, per questo solo fatto, proposta di più evoluta capacità mistica o spirituale, per esempio, nonché associabile in modo più naturale al "pacifismo".
A me vengono in mente, pensando a questa "mentalità" svuotata e contorta dall'ignoranza e dalle proposte del '68, alcuni film molto significativi, per quanto leggeri e comici, con Verdone ( e gli immancabili Hare Krishna ormai son "soggetto elettivo" che sintetizza bene l'idea, ma van bene anche lo "zen" ed il buddismo).
Siccome son antipatico, pongo alcune domande maliziose..
ho sentito talvolta contestare al Vaticano di non esser abbastanza incisivo e solerte nella persecuzione per esempio, dei buddisti, dove e quando capita, il Vaticano condanna le violenze in senso ampio ed universale, si fa promotore di pace in un portato ampio, ma alcuni ritenendo sia troppo "generico" appello, mentre lo vediamo invece più capace di farlo più specificatamente a condannare violenze, per esempio, su "islamici".
Devo dire che anche io ho quest'impressione, in effetti. Talvolta avendo impressione addirittura che ci sia una sorta di prelidezione nel dialogo verso islamici che altre parrocchie "cristiane", cristiani non cattolici.
Sia come sia, non è questo il punto.
Il punto è che questa "critica" sembra avere una sorta di continuità di pensiero, qui e fuori da qui, (occidente) riguardo al Vaticano.
Ma fuori cosa si fa? Il buddismo, per esempio, in che modo si spende relativamente alla persecuzione che viene attuata anche in Paesi a maggioranza buddista, nei confronti di altre religioni (cristianesimo-islam ecc)?
Forse mi sbaglio, ma qui non giungono voci alte di una loro chiara presa di posizione a riguardo, che talvolta ci giunge in forma di condanna generale, ovviamente, per la violenza, ma non sembra mai mirata e diretta, fai conto, alla persecuzione di cristiani o islamici ad opera di buddisti.
Sono impressioni mie, le prime sul vaticano o sul buddismo (dalai lama compreso), dunque discutibili a piacimento se si vuole, intendevo però, provocare una lettura, per dirla alla Verdone "alternativa", un "famolo strano" il ragionamento uscendo un po' dagli schemi che via via ci si presentano davanti e per cui avere sempre la prudenza e l'umilità di prendere in esame se non siano, in qualche modo, confezionati troppo.
Per esempio, pur avendo simpatia per la cultura buddista, a costo di essere antipatici, andrebbe presa in considerazione anche l'idea di non credere a tutto ciò che viene scritto e detto talvolta. Sicuri che una proposta "buddista", per esempio, sia proposta capace di portare più "pace" di altre proposte?
Perchè è questa talvolta l'idea diffusa che respiro: ma ha un fondamento? Quale?
Buona giornata.
vorrei riallacciarmi un momento al discorso dei giorni precedenti sull'insegnamento di religione in Italia, perchè, mi scusi, Padre, ma mi sembra una contraddizione spingere da un lato l'esclusivo insegnamento della religione Cattolica nelle scuole italiane, e dall'altro augurare ai fedeli musulmani una buona pratica religiosa. Quando questi vanno a scuola, sono a quel punto emarginati. Davvero, se fossi musulmana mi sentirei presa un po' in giro da Lei se mi augura un buon Ramadan e allo stesso tempo fa di tutto perchè in Italia imperi solo la religione cattolica.
Ma forse sono troppo drastica, meglio essere un po' convenzionali, suona bene augurare un buon ramadan, fa molto politicamente corretto e sembra anche vero...
Rispetto il Ramadan, ma osservo che il rispetto di regole esteriori, presente anche tra i cristiani, non è la cosa più importante secondo Gesù.
OK, ma penso che possano aiutare a fermarsi ogni tanto a riflettere. Uno potrebbe scegliere autonomamente quando digiunare e quando pregare ma col ritmo della vita di oggi c'è il forte rischio di rimandare sempre, di non trovare mai il tempo.
Condivido pertanto l'augurio di don Padrini.
Rispetto il Ramadan, ma osservo che il rispetto di regole esteriori, presente anche tra i cristiani, non è la cosa più importante secondo Gesù.
Finché è possibile si deve rispettare la legge, ma la vera religione è nel cuore degli uomini. Il Padre Nostro si deve recitare in segreto, nella propria cameretta.
L'Islam amplifica l'importanza dell'aspetto esteriore, peraltro rispettato con molta e sincera convinzione dai fedeli; non sono convinto di questo, ma ammiro la fede di tanti nel rispettare certe regole.
alle 14:56
Alieno
Macché....
per ora sembra che debba funzionare così: passaggi veloci lasciando l'avviso, il volantino pubblicitario-promozionale e tanto basta.
Come chi è reclutato per distribuire i volantini della catena di mobili o elettrodomestici, opera degna di volantinaggio tipo tecnocasa, volantinaggio nel web, offerte promozionali.
Ma di quel dialogo che dicevo su, beh, nemmeno l'ombra.
Che tristezza però.
Alieno