Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
In merito alle recenti svolte legislative, che in diverse parti del mondo stanno portando alla distribuzione legale all'interno delle farmacie di alcune medicine anti-vita, Benedetto XVI ha espresso una richiesta chiara e decisa: i farmacisti cattolici facciano obiezione di coscienza.
L'occasione è stata il Congresso mondiale dei farmacisti cattolici, in corso a Poznan, in Polonia, al quale il Papa si è rivolto con un particolare (d accorato) messaggio.
«Nella distribuzione delle medicine - sottolinea il pontefice in un passaggio del Messaggio - il farmacista non può rinunciare alle esigenze della sua coscienza in nome delle leggi del mercato, nè in nome di compiacenti legislazioni. Il guadagno, legittimo e necessario, deve essere sempre subordinato al rispetto della legge morale e all'adesione al magistero della Chiesa».
«Per il farmacista cattolico - prosegue il pontefice - l'insegnamento della Chiesa sul rispetto della vita e della dignità della persona umana sin dal suo concepimento e fino ai suoi ultimi momenti, è di natura etica e morale».
«Non è possibile anestetizzare le coscienze, ad esempio sugli effetti di molecole che hanno come fine quello di evitare l'annidamento di un embrione o di abbreviare la vita di una persona. Il farmacista deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, affinchè ogni essere sia tutelato dal suo concepimento fino alla sua morte naturale e i farmaci svolgano veramente il ruolo terapeutico».
Ovviamente appena sarà disponibile vi offriremo il Messaggio nella sua stesura completa.
Per il momento le parole del Papa ci invitano già alla riflessione, e non mancheranno probabilmente di creare anche - nell'opinione pubblica italiana - qualche polemica.
E' fresca di giornali infatti la vicenda relativa alla pillola Ru486 e le discusioni circa la coseddetta pillola del giorno dopo.
a don Padrini
diversi threads di Blogosfere sono bloccati.
In Passi nel deserto, ad esempio
http://passineldeserto.blogosfere.it/2009/09/dimissioni-boffo-stima-e-rispetto-ha-vinto-feltri-o-ha-perso-il-giornalismo-cattolico.html
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Infatti sono ancora più pessimista di B'rat. Non é solo questione di comunicazione ma nella nostra pigrizia di identificare in modo esclusivo l'Amore nell'obbedienza a regole preconfezionate e ancor peggio nell'uso di queste regole per costruire un muro che ci protegge dagli "altri", dai loro errori forse ma anche dalle loro possibili incarnazioni dell'amore.
59
Nella comunicazione abbiamo chi trasmette un messaggio e chi lo riceve. Anche una Chiesa perfetta farebbe poca strada nel comunicare il suo messaggio se non ci fosse disponibilità nell'ascoltarlo.
Gesù: bravo comunicatore di un messaggio straordinario, eppure...
53.
Putroppo hai ragione. Purtroppo penso sia effettivamente colpa dei "metodi comunicativi" ma anche tanto delle contraddizioni nella storia e spesso anche di parti della Chiesa presente. Spero che la mia generazione di fedeli riuscirà a migliorare questa situazione.
Da ultimo ET, su questo eterno tuo dramma della cattolicità e del preteso "patto di fiducia" (56) che comprenderebbe pare né più né meno adeguarsi ai fazzoletti utilizzati dal papa per pulirsi il naso, non dimenticare che la Chiesa é composta dai cattolici, mica dai soli vescovi. Perciò si fonda direttamente su niente altro che la TUA personale ricerca di verità e bene (quella che hai deciso di sottrargli). Ciao,
CD
56
Mi annoiano da morire queste discussioni dogmatiche, un poco anche mi spaventano ed in ogni modo le ritengo totalmente ed irrimediabilmente sterili, ripirtandoci sul piano dell'articolo di Peruzzi che denunciavo (un piano che ero sicuro ti sarebbe convenuto). Comunque, visto che insisti forse varrebbe la pena capire cosa intende la tua preposizione 1792 per "deviazioni del giudizio".
1790 L'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza. Se agisse deliberatamente contro tale giudizio, si condannerebbe da sé. Ma accade che la coscienza morale sia nell'ignoranza e dia giudizi erronei su azioni da compiere o già compiute.
1791 Questa ignoranza spesso è imputabile alla responsabilità personale. Ciò avviene “quando l'uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all'abitudine del peccato” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 16]. In tali casi la persona è colpevole del male che commette.
Tornando a noi, da qui risulta inequivocabilmente che la la pretesa di una malintesa autonomia della coscienza, il rifiuto dell'autorità della Chiesa e del suo insegnamento non vuol mica dire come pretendi "conta l'ubbidienza" ma piuttosto "conta lasciarsi interrogare" (diverso da "comandare") dalle indicazioni del magistero. Se non le ascolti e non le valuti é colpa tua, va da sé, come va da sé che queste indicazioni devono essere filtrate dalla coscienza personale. E' scritto così, non ci possiamo fare niente.
Non so, personalmente non ho questo rapporto così angosciato con il problema dell'errore, perché trovo del tutto scontato e naturale cercare la verità e il bene (1791), mi appello costantemente alla mia coscienza, conto nell'aiuto dello Spirito che mi é assicurato dalla Chiesa e dai sacramenti. Di conseguienza considero come un errore madornale credere di avere la verità in tasca e so, confortato dagli insegnamenti ricevuti e dal Catechismo che abbiamo cominciato a consultare che non verrò giudicato in base ai risultati ottenuti (che possono anche comprendere grossolani errori di valutazione: 1790) ma sulla mia retta coscienza. Perciò é tutta e solo questione di prendere il coraggio a quattro mani e ... rischiare in proprio (ricordi la parabola dei talenti ?) perché alla fine l'unico luogo deputato alla formazione delle coscienze é la parola di Dio (1785; ricordi il discorso della montagna ? Quali sicurezze ne ricavi ?)
Finalmente, come mi hai spesso rimproverato, considero più angosciante il problema della corretta identificazione del bene (della Volontà divina) che non quella del male dalla quale ti lasci attanagliare)
Sarà per questo che non sei cattolico ? Troppo relativismo ?
Può darsi. Oppure, al contrario, allo stato attuale potrei dire: troppo poco relativismo mio per esserlo.
Semplificando, preferisco piuttosto che un tradimento in un patto di fiducia, preferisco non assumermi quella responsabilità di avere un patto di fiducia.
Evidentemente la mia fiducia nella cattolicità è venuta meno, ma non è un buon motivo per disprezzarla, con un tradimento, magari pure continuato...
Dunque per onestà e rispetto, preferisco dichiararmi non cattolico.
Ciao.
Alieno
Riguardo al catechismo in merito alla coscienza ed all'errore di giudizio:
1792 All'origine delle deviazioni del giudizio nella condotta morale possono esserci la non conoscenza di Cristo e del suo Vangelo, i cattivi esempi dati dagli altri, la schiavitù delle passioni, la pretesa di una malintesa autonomia della coscienza, il rifiuto dell'autorità della Chiesa e del suo insegnamento, la mancanza di conversione e di carità.
52
Non mi piacciono molto questo genere di cose come sai. Ma poiché ci marci tanto, dal catechismo della Chiesa Cattolica:
1785 Nella formazione della coscienza la Parola di Dio è la luce sul nostro cammino; la dobbiamo assimilare nella fede e nella preghiera e mettere in pratica. Dobbiamo anche esaminare la nostra coscienza rapportandoci alla Croce del Signore. Siamo sorretti dai doni dello Spirito Santo, aiutati della testimonianza o dai consigli altrui, e guidati dall'insegnamento certo della Chiesa
1786 Messa di fronte ad una scelta morale, la coscienza può dare sia un giudizio retto in accordo con la ragione e con la legge divina, sia, al contrario, un giudizio erroneo che da esse si discosta.
1787 L'uomo talvolta si trova ad affrontare situazioni che rendono incerto il giudizio morale e difficile la decisione. Egli deve sempre ricercare ciò che è giusto e buono e discernere la volontà di Dio espressa nella legge divina.
1788 A tale scopo l'uomo si sforza di interpretare i dati dell'esperienza e i segni dei tempi con la virtù della prudenza, con i consigli di persone avvedute e con l'aiuto dello Spirito Santo e dei suoi doni.
1777 Presente nell'intimo della persona, la coscienza morale [Cf ⇒ Rm 2,14-16 ] le ingiunge, al momento opportuno, di compiere il bene e di evitare il male. Essa giudica anche le scelte concrete, approvando quelle che sono buone, denunciando quelle cattive [Cf ⇒ Rm 1,32 ]. Attesta l'autorità della verità in riferimento al Bene supremo, di cui la persona umana avverte l'attrattiva ed accoglie i comandi. Quando ascolta la coscienza morale, l'uomo prudente può sentire Dio che parla.
Mai trovato assolutamente niente né qui né altrove delle tue fantasticherie sulla cattolicità. Moltissimo invece, come qui sopra sulla libertà e sulla necessità di formarsi un giudizio personale, Sorry. Sarà per questo che non sei cattolico ? Troppo relativismo ?
53
Sono d'accordo con te B'Rat, una serie di accostamenti tutt'altro che necessari.
Comunque accostamenti possibili ed utili a far scoppiare contraddizzioni: norme e norme contrabbandate per principi evangelici. Trovo che la contraddizione somma stia nella tragica confusione tra religione e sistema normativo. Va da sé che se l'avesse scritto Don Padrini nel merito sarebbe stato totalmente diverso: negli accostamenti, nella contestualizzazione, nell'interpretazione nelle contraddizioni forse risolte. Dobbiamo tuttavia arrenderci all'evidenza (evidenze del genere ne spuntano ogni momento ogni dove): questa é l'immagine che abbiamo saputo dare della fede. Pensare che dovrebbero bastare le poche righe dei vangeli ... Sono sicuro che da qualche parte ci sono ancora, ben nascoste dietro alle norme ... eppure sono così ben nascoste che non le vede più nessuno. Non credi ?
A me l'articolo di Peruzzi non sembra granchè...
La parte sui farmacisti? Come diffusamente discusso qua che l'obiezione non possa essere riconosciuta è quantomeno controverso, altro che scontato. Il fatto di non far annidare un embrione è questo si politically correct, dato che è un modo per dire ammazzare l'embrione; se questo per te è essere umano sempre uccisione resta.
Per le norme per i governanti non si vede cos'altro avrebbe dovuto dire. Che nessun governante deve mai usare il mezzo militare, magari a parte che per la difesa? Auguri, dite così e migliaia di intellettuali si divertiranno a sommergervi di situazioni ipotetiche in cui il non intervento militare sarebbe paradossale. D'altra parte altrimenti si escludono missioni di Peace Keeping o per evitare pulizie etniche (missioni che purtroppo perlopiù non ci sono state nella storia). Per il resto per molte cose la questione mi pare semplice: è inutile tirare in ballo una marea di errori del passato non recente e quindi anche la "dottrina (non) immutabile". Perchè spesso si ha chiaramente ragione: nessuno qui pensa di negare che la Chiesa come struttura umana abbia commesso errori anche grandi, palesi o tragici. Ha persino riabilitato e glorificato persone che la sua struttura passata aveva ostacolato o punito. D'altra parte non si vede cosa avrebbe dovuto fare: o si accetta tutto questo come tentativo di avvicinarsi a quello che vorrebbbe essere il suo obiettivo, essere sposa di Cristo, o non si vede cosa ci sia da obiettare sui cambiamenti di idee, se non al più che si pensa che fossero giuste quelle precedenti. O meglio, è chiaro che l'unico obiettivo di una simile critica usata da persone come civis e l'articolista sia quello di "dimostrare" che semplicemente la Chiesa non dovrebbe esistere. Grazie, ma Non abbiamo bisogno...
Nelle Norme per i leghisti si prendono due dichiarazioni ecclesiali su decine che ci sono state. Una è sempicemente un modo per tirar fuori il Vaticano dalle polemiche giornalistiche che tanto amano usare i termini a sproposito... Come d'altra parte si noti che, come segnalo nel 24, il Papa non ha inviato per nulla questo messaggio alla riunione di quest'anno. Fra l'altro le opinioni di Marchetto furono definite <<autorevoli>>. La seconda mi pare, pur in toni "pacati", un ribadire (dal comunicato dell'assemblea di maggio) la stroncatura del decreto di sicurezza da parte della CEI (che è più naturale che si occupi delle singole leggi dello Stato Italiano). Non capisco cosa ci si debba attendere di più (e ci sono stati molti altri pronunciamenti simili, anche più duri da parte di fonti non altrettanto "istituzionali"). Per non parlare dei numerosi richiami che in tutto il pontificato Benedetto XVI ha fatto sul tema dell'accoglienza. Si noti anzi che il commento di Pompili metteva l'accento sulla necessità di aiutare i paesi d'origine, tema mai stato di moda in politica.
Sulla Sintesi c'è un problema di base. Sbaglia. "L'apostata, l'eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae" (can. 1364 §1). Evidentemente se uno fa seriamente riti pagani rientra qua dentro. Se va a fare il buffone non si vede cosa bisogna fargli. Quanto a chi fa la guerra ai clandestini va visto cosa ciò significhi, e le presumibili "pene" sono spirituali, come d'altra parte la scomunica. Non è che l'unica "pena" a livello di fede sia questa, come pare che certi pensino. Altrimenti ci si chiede a che serva la confessione.
premesso anche che il valore della "coscienza" è enfatizzato perfino da questo Papa
sottindendevo quella sorta di paradosso per cui, spesso e volentieri, chi lo contesta (sempre trattando la questione all'interno della cattolicità) lo fa proprio in virtù del valore medesimo. Ne consegue che la questione è, per cominciare, un definire un'identità cattolica e l'ambito per cui una coscienza, aldilà del suo esistere antropologico, possa esser definita tale o educata, sviluppata cattolicamente.
Va da sé che se si parla di una concezione di coscienza (consapevolezza del bene e del male, nella concezione cristiano cattolica) che è fraintesa con altra coscienza (proletaria marxista-socialista ecc), non stiamo parlando necessariamente della stessa cosa.
Anche se ci vengono in mente certi preti manifestanti arcobalenati, non necessariamente si parla della stessa coscienza.
Del 49 tralascio l'avanspettacolo, perchè comprendo ( e questa mia comprensione rientra nei tuoi tanti errori di valutazione ) la stizza di non saper dare risposte razionali a chi le chiede a proposito della fede, e passo alla sostanza.
Dunque, se intendi per "legalismo normativo", la schiera degli inter-preti artefici di quelle norme, hai perfettamente colto il problema.
Sai, io vivo in Gran Pretagna, che magari prima era intesa come solo una zona, via Aurelia verso il GRA, come la definì il giornale di Casini, il Messaggero, perché infestata da preti, dei peggiori, quelli ricchissimi, con case generalizie infinite e con grandissimi parchi attraversati spesso da vezzose suorine che si rincorrono giocando dopo aver fatto shopping a via Condotti ( mica al centro commerciale ) per comprarsi le infradito da trecento euro ( testimonianza diretta ) ,,, ma io allargando il concetto comprendo tutta la mia città, che più di un quarto della città è proprietà privata di preti ormai, fino a tutta la nazione, perchè dalla breccia fatta a Porta Pia non entrarono solo i bersaglieri ma ne uscì fuori l'esercito dei preti a colonizzare l'Italia. Dunque abito proprio a contatto con la fonte del problema, non nelle lontane province dell'impero dove appunto quella lontananza ne attenua i contorni circondandolo di mistero.
Come illumina bene un felice motto popolare "A Roma si fa la fede, altrove ci si crede",,, tutto solo per dirti che conosco bene ciò di cui parlo.
Vale.
P.S. E non mi si accusi di invidia "proletaria", che mi sbrago dalle risate ringraziando il mio sudore che mi ha reso libero e benestante.
@Willy: premesso che non sono cattolico...
dunque non può essere il mio che un parere soggettivo e personale visto che mi sottraggo alla definizione di cattolico (e per farlo è comunque necessaria almeno una sommaria definizione della "cattolicità")..
premesso che la stessa Chiesa, per quanto abbia una continuità, ha una complessità dinamica perchè è cosa viva tra vivi, dovendo camminare tra gli uomini per guidarli,
premesso anche che il valore della "coscienza" è enfatizzato perfino da questo Papa (cfr. Elogio della Coscienza di + Joseph Card. Ratzinger, all'epoca chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la Pontificia Commissione Biblica, la Comissione Teologica Internazione, la Commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa Cattolica dal 1986 fino al 1992)
ritengo che tu, da "cattolico" dovresti schierarti con la tua coscienza. Evitando però la banalizzazione del discorso riguardo alla coscienza fino a farne il pass-partout per un soggettivismo-relativismo dove in definitiva, ciascuno ha licenza di pensare che va bene ed è giusto fare quel che gli va, che gli passa per il capo, una semplificazione del concetto di "coscienza" che nell'ottica Ratzingeriana è invece, equiparabile ad un organo, il quale richiede mantenimento in salute di quello, esercizio, allenamento perchè non si atrofizzi, distrugga, ammali, ma cresca in una struttura antropologica di fondamento, bisognosa dell'aiuto degli altri, insomma organo che richiede una particolare cura (per esempio educazione e formazione e la Chiesa può assolvere questa finalità per gli uomini, anzi, chi è cattolico ha un patto di fiducia-fede perchè crea autenticamente questo) e che dunque si distanzia dalla proposta di coscienza che spesso viene utilizzata per mascherare altre finalità (per esempio liberando l'uomo dalla responsabilità d'una coscienza e facendolo sentire legittimato ad operare come gli va in un relativismo di soggettivi che toglierebbero infine, la necessarietà d'una Chiesa Cattolica tra gli uomini (cit. + J.Ratzinger, La coscienza nel tempo, Conferenza alla Reinhold-Schneider-Gesellschaft, in Chiesa, ecumenismo e politica, Edizioni Paoline, Torino, 1987, p.159 e 163).
Tanto sopra premesso (ed altro che per brevità concedo per acquisite premesse), trovo che la domanda non ha per me una facile risposta.
Contesterei già l'uso del verbo, in senso positivo, quel "dovrei" che più volentieri sostituirei con un "potrei" che meglio esalta l'aspetto della spontaneità di fede, a meno che tu non voglia specificare la parola "dovrei" in relazione a cosa si riferisca.
Faccio esempio: in relazione alla coscienza? Coscienza cattolica o in senso antropologico? In relazione alla Chiesa Cattolica? In relazione ad una disposizione dottrinale, espressione gerarchica?
A ciascuna potendo forse dar sfumatura diversa di una risposta, non mi metto adesso, conoscendomi, ad estendere il terreno del discorso sulla coscienza.
Dunque la risposta che più rapidamente mi viene in mente, alla domanda "da cattolico che posizione dovrei schierarmi?"
Ti rispondo: credo la tua sia posizione che tiene conto di coscienza educata cattolicamente e ortodossa rispetto alla posizione educativa e performante della Chiesa Cattolica.
Ma come sappiamo, esiste nella Chiesa una rappresentazione anche "eterodossa" e da qui dipartendo i dibattiti sui limiti per cui ciò può essere per la Santa Chiesa un contributo costruttivo o positivo oppure uno dissolvente e disintegrante, fuorviante per i cattolici.
Confine, in verità, non sempre facile da individuare, essendo gli uomini che siamo (uomini a tutti gli effetti in quella nostra limitatezza di comprensione e per cui muoversi con la saggezza d'una prudenza).
Nei giorni passati, per esempio, ad un certo punto ho messo a fuoco per un attimo due episodi, in qualche modo associandoli, episodi diciamo "straordinari".
Uno ben noto, è quello di Papa Paolo VI, del 1972, Omelia nella festa dei stanti Pietro e Paolo:
"Ho la senzazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C'è il dubbio, l'incertezza, la problematica, l'inquietudine, l'insoddisfazione, il confronto.
Non ci si fida della Chiesa... Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E' venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza...
Crediamo in qualche cosa di preternaturale (il diavolo) venuto nel mondo proprio a turbare, per soffocare, i frutti del Concilio Ecumenico e per impedire che la Chiesa prorompesse nell'inno di gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sè".
Vedi che non a caso mi ritornano in mente queste parole, evocate dalla tua domanda (mica facile domanda!): coscienza, coscienza di sé... o anche quel passaggio così significativo anche alla luce di oggi, che affrontiamo sempre più urgentemente e con sempre maggior frequenza grandi quesiti etici di cui l'uomo, la società degli uomini, chiede con insistenza, quel "Non ci si fida della Chiesa..." che si fatica a non ricollegare a certi sé dicenti (per alcuni anche sedicenti, eheh) "cattolici adulti"..
Cattolici "adulti" che certamente vien facile pensare, si troverebbero poco a proprio agio, per non dire con espressione sprezzante e derisoria, se oggi risentissero le parole dette sempre nel 1972, il 15 Novembre, all'Udienza generale:
"Uno dei bisogni maggiori della Chiesa è la difesa da quel male che chiamiamo Demonio. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa... Esce dal quadro dell'insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente.. E' il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora: è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana".
Bada bene dove dice: Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente..
Difficile non immaginare un cattolico adulto oggi, che propende moltissimo per un pragmatismo che esonda in una vera e propria secolarizzazione della fede, che non rende più viva l'idea del "mistero" e della "sacralità" della vita e del mondo creato, anzi, ci dà spesso l'impressione di esser teso a compiere la ricerca prioritaria verso la comprensione del mistero con l'uso della scienza e della tecnologia (ma non è lo stesso mistero della fede e la sovrapposizione dei due piani confonde), così come porta con sé una proposta di liberazione dell'uomo dalla "sacralità", intendendo oggi, questa è l'immagine resa a molti, da alcuni cattolici (anche clero purtroppo), una sottomissione alla "sacralità" (della vita per esempio) con un accezione non benefica e salvifica, non positiva, ma negativa e limitante.
Lo stesso concetto di "sacralità della vita", così ben espresso nella sua indisponibilità, da questo Papa (e per questo attirandosi l'antipatia e l'avversione, la sfiducia conseguente di alcuni cattolici "adulti") diventa un terreno non solo di confronto (costruttivo) ma di scontro che si palesa all'interno della stessa Chiesa, tra cattolici, laici ed anche clericali.
Ancora il 3 Feb 1977, Udienza generale:
"Non è meraviglia se la Scrittura acerbamente ci ammonisce che "tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno".
Si comprende lo sconforto di Paolo IV, che continua a ripetere, alla fine del suo pontificato, il tema: la Chiesa è sotto l'attacco di satana, essere oscuro realmente esistente che induce l'uomo all'errore, confondendolo, lusingandolo, mimetizzandosi, attacco che Montini avverte intorno a sé all'interno della Chiesa stessa. E mimetizzazioni che in me evocano i recenti moti di pietà fasulla (pietismi) e di bontà accomodante e superficiale (buonismi) portati avanti anche da soggetti clericali.
Uno sconforto palpabile che però non fa rinunciare a Paolo VI l'audacia di denunciare le sue cause, comunicando ciò che vive e respira intorno a sé, già, all'interno delle stesse mura vaticane e comunicandolo infine come un appello, alla Chiesa tutta.
Allora erano anni difficili. Ma non da meno adesso. Tuttavia molti delle problematiche conflittuali attuali, partono proprio da quegli anni. Il percorso di secolarizzazione (per non parlare degli "abusi liturgici") non si sono più fermati. L'idea di cattolici ed anche preti, di far aderire la proposta comunita-socialista con l'istanza cattolica muove i suoi passi dopo il '68, un sempre maggiore attivismo cattolico (anche clericale ripeto) che si fa perno dell'ondata euforica del modello "rivoluzionario" che supera la rivoluzione cristiana, lo aggiorna o lo relega come inesorabile sfondo; inizialmente traendone legittimità nella costruzione e ricerca di adesioni valoriali poi nella marginalizzandone delle possibilità di cambiamento del cristianesimo. che è intravista nella cultura del socialismo sinistrorso e valutando anche la non necessarietà del cristianesimo stesso per cambiare l'uomo per il meglio..ed oggi abbiamo presenti certi preti arcobalenati e di lotta - continua per far battuta -che ne sono eredità.
L'episodio della morte di Moro, in sé già significativo, porta con sè altri pesi sul cuore di Paolo VI non abbastanza rimarcati: in un momento simile di sovrapposizione di modelli (socialismo con o al posto o continuità del cristianesimo), in quel rapimento c'è un fatto incredibile e sconvolgente:
tra i brigadisti coinvolti nel rapimento, c'era il figlio di un dipendente Vaticano che il Papa aveva conosciuto bene, avendone perfino celebrato il matrimonio.
E' un periodo in cui molti all'interno del clero, si pongono in modo più o meno conflittuale con la Chiesa: molti preti, in un momento di lotte sotterranee, perdono completamente fiducia, dismettono l'abito, altri si buttano per ravvivarla, in creazioni originali, artistiche della Santa Messa. Il Card. Virgilio Noè, rivelò che Montini, parlando di Satana, pensasse anchea tutti quqi preti che della Santa Messa facevano paglia in nome della creatività: persone possedute da vanagloria e dalla superbia del Maligno.
"Vanagloria", tieni ben a mente questa parola.
Per non contare di chi operava appunto, dall'interno: articoli ed articoli in favore di un "ammorbidimento" della dotrtina cattolica antiabortista sono pubblicati dalla rivista dei gesuiti francesi Etudes, in Italia è il gruppo di padre Ernesto Balducci che afferma che non si può imporre alla donna di generare contro la sua volontà.
In tutto questo casino, tra fumi e continue crepe aperte anche dall'interno della stessa Chiesa (fessure?), emerge una debolezza se non un certo isolamento del Papa che non sembra più capace di guidare e rimettere in ordine quel tafferuglio di giochi sotterranei che punta alla "secolarizzazione" della Chiesa o al matrimonio nuovo con un'idea "socialista" del cristianesimo e come conseguenza, arriva infine la rottura con l'arcivescovo tradizionalista Marcel Lefebvbre.
Nel frattempo al Papa, arrivano perfino le accuse di omosessualità in relazione con l'attore di teatro, tal Paolo Carlini (accusa di uno scrittore omosessuale francese dove la contestazione del '68 è estremamente consolidata ed attiva, prolifica).
All'attuale Papa, grazie al cielo, sono state risparmiate almeno le accuse di omosessualità. Ma non per questo se l'è cavata a buon mercato, anzi, volendo, attualizzando i valori, ben peggio: razzista, nazista, anti-semita, anti-islamico, nemico del progresso e della società civile ecc. In occasione del discorso di Ratisbona, in quello della remissione della scomunica per i lefevbriani, nei momenti "caldi" di eluana, nel discorso del testamento biologico e perfino attaccandolo sulla liturgia e le preghiere volendole anti-semite, per non parlare delle fotografie a quel museo contro l'antisemitismo in cui si vuol includere, come nemico degli ebrei, Pio IX e tante altre occasioni (fin dal suo esordio in verità, attaccato con disprezzo il "pastore tedesco" come titolò mi pare, il Manifesto).
Ti dicevo di tenere bene in mente quella parola, volendo intendere un concetto: "vanagloria". Cioé una gloria (consenso prodotto magari dall'accomodamento, ammorbidimento, come i gesuiti francesi che su dicevo) che però, in rapporto con l'autentica fede, è vana, dunque ingannevole e nell'inganno forse inutile o perfin nociva (come minimo nociva comunque nell'investimento di tempo inutile).
Dicevo all'inizio che è emersa in me, in questi giorni, ad un certo punto, l'associazione con recenti episodi in cui mi è sembrato di cogliere una straordinarietà di parole in Benedetto XIV, in occasione nella messa solenne nella Basilica di San Pietro ordinando i vescovi.
Il Papa ha appunto detto: "I vescovi devono esere servi fedeli, prudenti e buoni. Non cerchino potere e prestigio".
Quella fedeltà e bontà che Papa Montini sentiva venuta meno avvertendo il fumo di satana nella stessa Chiesa.
E quella vanagloria richiamata da quell'appello "non cerchino potere e prestigio".
Un appello che si rivolge, appunto, specificatamente, ai vescovi!
La Chiesa soffre per questo, spiega ancora, perchè anche nella Chiesa, come nella società civile, molti lavorano per se stessi e non per la comunità.
Ancora: la «prima caratteristica, che il Signore richiede dal servo, è la fedeltà».
La seconda, ancora per un vescovo, è la "prudenza", non intesa come astuzia, ma come capacità di giudicare in base all'insieme "e non a partire da dettagli casuali".
Infine "buono" appare come un risultato consequenziale alle due caratteristiche sopra, in un dialogo costante con Dio.
Ancora dall'omelia del Santo Padre:
"La fedeltà del servo di Gesù Cristo consiste proprio anche nel fatto che egli non cerca di adeguare la fede alle mode del tempo. Solo Cristo ha parole di vita eterna, e queste parole dobbiamo portare alla gente. Esse sono il bene più prezioso che ci è stato affidato. Una tale fedeltà non ha niente di sterile e di statico; è creativa."
Ora devo dire che le parole di Benedetto XIV sono per me l'occasione stimolante di riflessione, anche profonda, pur non essendo io cattolico (ho voluto superare la definizione-scudo di "cattolico non praticante"), tantomeno "clero", sincera autentica riflessione che scaturisce da una serenità di rapporto con la Chiesa che non serba con sé rancori e conflittualità astiose.
Queste, invece, si respirano proprio tra il clero e tra i cattolici (almeno così sé dicenti, non entro nel merito ora) e anche riguardo al contesto "fedeltà", qualora essa esprima la cattolicità oltre che la cristianità (cioè la fedeltà alla Chiesa stessa).
Non se è più opportuno inserire in questo contesto di conflittualità i preti in rivolta di Treviso o il credo più grave episodio dei 41 preti firmatari l'appello per la libertà di cura, in conseguenza della quale la Congregazione Vaticana per la Dottrina della Fede, l'ex Sant'Uffizio, avrebbe mandato lettra ai vescovi delle diocesi in cui operano costoro che promuovono l'appello della comunistoide rivista MicroMega a favore della libertà del fine-vita, iniziativa nata dopo la morte di Eluana Englaro.
E qui ritorniamo all'inizio, caro Willy, al valore della "coscienza" che un Flores d'Arcais, per esempio, vuole addirittura intimidita nello scambio simoniaco tra Chiesa e Berlusconi (non ho invece avuto modo invece di leggere se il connubio con la scelta di Beppino Englaro e Micromedia invece è altrettanto oppure è invece Santo).
Si legge il corriere della sera qui.
E' un quadro desolante, credo, quello dei 41 pro MicroMega e per la scelta di Beppino Englaro.
Ma si tratta di una spaccatura in seno alla Chiesa o no?
O semplicemente c'è una fauna composita tra il clero, alcuni rappresentanti della quale dicono delle solenni fregnacce oppure si nascondono dietro i birignao della politicante cattolicità adulta ed opportunista?
E' configurabile una sorta di scisma di fatto, almeno nel potenziale che tenta di portarlo avanti, un disegno omogeneo oppure è una semplificazione eccessiva sol parlarne?
Soprattutto è una domanda che ha una sua legittimità nel porsi o deve essere disprezzata perfino come offensiva?
Di cosa si parla quando si tratta di "coscienza cattolica" o di "identità cattolica" però non emerge sempre così chiaramente, non è vero?
E' anche per questo, caro Willy, che fatico un po' a rispondere alla tua domanda: non è semplice, davvero non lo è. Diciamo che la tua posizione è quella che mi sembra più ortodossa e fedele alla dottrina vaticana e tutelata dalla Congregazione della Dottrina e della Fede.
Ciao, ogni bene.
La forma in queste cose é sostanza civis, per questo Peruzzi e non te ha fatto il miracolo (il 48 conferma). Sorprendente la tua sorpresa: devo concludere che anche nel tuo caso (ne conosco personalmente molti) il problema come suggerivo non é la fede in sé ma il legalismo normativo con cui viene comunemente presentata ? Vale
47. visti i precedenti tocca darsela da soli ...
Sono anni che scrivo in questo blog argomentando nelle più varie maniere i motivi del mio disprezzo infinito verso questi pagliacci. Ne avrei riempito libri di centinaia di pagine esponendone i motivi storici e documentandoli accuratamente, citando personaggi illustri, ricerche scientifiche, nonchè catechismi, bibbie e vangeli, disputando accanitamente di fede e ragione cogli adepti, insultandoli anche, come loro peraltro fanno con me ( fa parte della dialettica ) ,,, e oggi questo qui se ne esce che non ne aveva ancora capito i motivi ,,, fino ad oggi !
Oggi Peruzzi ha fatto il miracolo !
Alleluja ,,,
46
La mia adesione é al dato esposto nell'articolo di Peruzzi e agli accostamenti pur malevoli. Credo non sorprendano nessuno le parole grossolane di civis, e va da sé che non le condivido. Diciamo che mi pare doveroso domandarsi da dove discendano (non che lui aiuti molto) e quella sopra é la risposta che mi sono dato (visti i precedenti tocca darsela da soli ...).
CD
45
Cd, non concordo col tuo concordare su accostamenti e sintesi di comodo.
Se non l'hai notato in fondo il signorino manda aff... il Papa e invita a fare altrettanto: evidentemente tutti su blogosfere sono uguali liberi e democratici ma qualcuno lo è più degli altri.
Grazie civis, concordo. Sei riuscito a sintetizzare in poche parole alcuni dei motivi per cui non é facile oggi credere nella Chiesa, e sono esattamente quelli che da sempre indico preoccupato come la ragione profonda della sua decadenza. E' l'idea di poter rinchiudere l'etica e la morale in rigide norme comportamentali che annullino il senso stesso della coscienza personale ed é soprattutto l'idea che fede sia solo un problema di adeguamento a queste norme. Questo e non altro é quello che inevitabilmente appare all'esterno della Chiesa (come in un negativo fotografico, la stessa cosa che appare ad ET). Poi possiamo ingolfarci ancora una volta in tentativi di spiegare come tutto questo si viva all'interno della Chiesa, il rapporto spesso vivo e proficuo che si respira tra laici e magistero, cosa siano per noi libertà e coscienza, cosa sia realmente "Chiesa" ... resteremo solo ed esclusivamente servi stolti, al più schizofrenici. Sarà anche una visione parziale e malevola ma resta la triste constatazione che questa é l'immagine della fede che noi laici con i nostri pastori siamo stati in grado di comunicare. Solo misconcezioni malevole ? Mi pare di grande rilievo constatare con rinvigorita tristezza che quando questa immagine derivasse da letture non preconcette né malevole si riversa e rinchiude in una prospettiva di opportunità politiche decretando non solo la nostra decadenza ma persino il nostro asservimento ideologico (vero ET ?)
Piccola lezione dell'ipocrisia di questi piccoli individui.
Della morale cattolica secondo ser Benedetto
di Walter Peruzzi
Norme per farmacisti -
Benedetto XVI, nel suo messaggio del 13 settembre 2009 al Congresso mondiale dei farmacisti cattolici in corso in Polonia, ha invitato all’obiezione di coscienza in quanto trattasi di un "diritto riconosciuto" (nonostante il contrario avviso di Farmitalia) quando si tratti di fornire medicine "che abbiano scopi chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia…
In questo campo non è possibile anestetizzare le coscienze, per esempio circa gli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento di un embrione " (Rai news 24).
Dunque vietato ai farmacisti essere complici per quanto indiretti della morte di un malato terminale che la vuole o di un essere ancora non nato, e perfino di un rapporto sessuale fatto con l’avvertenza di evitare che l’embrione si annidi ecc. ecc.
Norme per governanti -
Recita il Compendio del catechismo, approvato e prefato nel 2005 sempre da ser Benedetto, che a decidere se sia lecito o no ricorrere all’impiego della forza militare, “moralmente giustificato” solo a date condizioni che il catechismo elenca, “spetta al giudizio prudente dei governanti, cui compete anche il diritto di imporre ai cittadini l'obbligo della difesa nazionale, fatto salvo il diritto personale all'obiezione di coscienza, da attuarsi con altra forma di servizio alla comunità umana”.
Dunque i governanti, a differenza dei farmacisti, non devono obiettare alla guerra. Anzi, devono imporla, se del caso, anche ai loro cittadini, ai quali solo da poco tempo è lasciato quel diritto di obiezione che l’immutabile dottrina cattolica vietava fino a Pio XII incluso.
Norme per leghisti -
Circa i respingimenti in mare, i cui effetti omicidi sono noti almeno quanto quelli delle molecole che impediscono l’annidamento, il 4 luglio 2009 il portavoce vaticano Lombardi, per smentire le critiche di mons. Marchetto, della Commissione migranti, precisava “non mi consta che vi sia stato un pronunciamento ufficiale del Vaticano sul decreto del Governo” (ADUC, immigrazione).
Nella stessa occasione, Domenico Pompili, responsabile dell'Ufficio comunicazioni sociali della Cei, ha dichiarato che “vale anche oggi quanto affermato nel comunicato finale dell'ultima assemblea generale della Cei di maggio” e cioè “che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico, che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri, risulta insufficiente, se non ci si interroga sulle cause profonde” dell’immigrazione.
Dunque nessuna sanzione per i leghisti, semmai solo un pensoso interrogarsi, da parte di Vaticano e Cei.
Sintesi -
Per chi fa la guerra e respinge i migranti non vige la scomunica che colpisce chi pratica o asseconda l’aborto. Nessuna sanzione è prevista per chi si sposa con rito celtico, celebra il dio Eridano o bagna i bimbetti con l’acqua del dio Po, purché – si intende – abbia “radici cristiane” e difenda la famiglia “fondata sul matrimonio indissolubile fra uomo e donna”.
Il politically correct, infine, impedisce di definire ser Benedetto come meriterebbe.
wp – 13 settembre 2009
Chi invece delle pratiche anglosassoni o barbariche tipo il politically correct, se ne sbatte come me civis romanus, può tranquillamente mandarlo affanculo, accompagnandolo nel cammino con una litania di "moccoli" ben assestati ai suoi profeti e corredo vario di maghi e fattucchiere.
Vale.
@ Alieno :
Scusa ma da cattolico da che posizione dovrei schierarmi ?
Non ci vedo molti preamboli...
@ CD: hai colto nel segno, naturalmente.
Perchè non a caso volevo fare del sarcasmo, con quel mio commento, riguardo alla cosiddetta "società civile" citata da Civis.
39. Scherzi del relativismo (o della libertà? tutto si confonde con il suo contrario)
Non sanno nemmeno loro di cosa dibattono. Una confusione indotta dal loro pastore ( non è significativo come quello ami farsi chiamare così da coloro che spregiatamente reputa così le sue pecore in gregge?) che dal suo pulpito gli ha precipitato addosso una questione di dogma irrazionale che li pone davanti al dilemma se seguirlo, così andando contro l'interesse collettivo, quindi anche contro il loro, o mandarlo a cagare come coscienza razionale vorrebbe.
Non li invidio proprio ,,, e nemmeno mi fanno pena, in fondo unicuique suum.
38. Caro CD, condivido. A volte si fa fatica, quando leggi certe cose ti viene da pensare: questo è proprio un cretino. L'importante è resistere alla tentazione di dirglielo e cercare invece gli argomenti che te lo fanno pensare.
E che fai ti reprimi enrico? Io non ho mica riserve a dirti che sei un imbecille.
Ma ditemi un pò come si può ragionare con codesti individui ,,, questo qui cita una disonesta interpretazione di opinioni di altro fatta in malafede da altro ancora e la usa per poi insultare il primo incolpevole.
Un motivo in più per denunciarlo se dovesse capitarmi sotto trovandolo in vena "obiettiva".
Pure i danni gli faccio pagare ,,,
37
Chi fa obiezione di coscienza non fa parte della cosiddetta "società civile"?
Non é detto ET, bisogna fare attenzione. Perché se obietti a Berlino nel '34 sei servo dei rossi e muori; se obietti a Norimberga nel 1945 sei servo degli americani e ti salvi la vita; se fai obiezione fiscale allora sei servo della Lega e ti escludono dalla società civile solo AN ed il PD; se obiett(avi) al servizio militare sei servo dei radicali e ti escludevano dalla società civile MSI e PLI; se sei un farmacista... ma allora sei dell'UDC, PORC! ditelo subito perché effettivamente non vi vuole nessuno. Scherzi del relativismo (o della libertà? tutto si confonde con il suo contrario) ;-))
34
Io non assumo MAI che qualcuno diverso da me non sia libero e cosciente nelle sue scelte
Caro CD, condivido. A volte si fa fatica, quando leggi certe cose ti viene da pensare: questo è proprio un cretino. L'importante è resistere alla tentazione di dirglielo e cercare invece gli argomenti che te lo fanno pensare.
Chi fa obiezione di coscienza non fa parte della cosiddetta "società civile"?
Allora la cosiddetta, nel caso non preveda l'obbiezione, si può chiamare ancora società "civile"?
O piuttosto è un progetto sociale con un tentativo di collettivizzazione dei valori, un socialismo ideale dove il soggettivo, con la sua coscienza, deve essere sacrificato (salvo poi casi altri dove invece si vuol esaltare il soggettivismo, magari in funzione anti-gov e anti-vat, non è vero?).
Un trombone mediatico che subito mi viene in mente, che da tempo si destreggia tra contraddizioni (originate dalla strumentalizzazione di ordine ideologico-politico) però volendo per sé il pulpito dell'integrità morale e della coerenza, è Repubblica.
Repubblica, è l'idea di tanti, ci ha abituato a questi spostamenti repentini e sempre tendenti all'eccessivo collocarsi, disdegnando forse gli atteggiamenti prudenziali come di poco fascino.
Dunque non siamo nemmen sorpresi di vedere Repubblica stessa a berciare di libertà, anzi, dovere di informazione (anche basato su sospetti ed in assenza di argomento giudiziario a sostegno) entrando nel privato in versione gossipara, indignata dalle richieste di tutela della privacy, poi a breve distanza ritrovandocela indignata perchè magari si fa su un soggetto in qualche modo organico al loro collocamento tra le geometrie politiche.
Cioè se è il Berlusca, per dire, è lecito e doverosa espressione, sintomo della salute della libertà di informazione.
Se è Boffo o Vendola, non è detto, insomma, c'è la barbarie e naturalmente, motivo di indignazione.
Repubblica è di quelli a cui piace essere "indignati" e da lì, dallo stato di perenne "indignazione", partono tanto le dichiarazioni di voler andare all'estero, in una vera società civile di molti suoi simpatizzanti, ormai convinti che l'italiano fa un po' schifo, è ottuso, senza speranza, quanto gli appelli e la raccolta firme (improvvisamente gli italiani meritano speranza) e naturalmente, l'esito sul giudizio degli italiani, è sempre in ballottaggio tra le due fasi dell'indignazione, legata al risultato elettorale o alla raccolta firme (mai che tengan fede all'esilio volontariamente annunciato o mai una coerenza per cui, se l'italiano fa un po' schifo, il minimo e non appellarsi a lui per richieder firma).
Beh, un'altra prerogativa è l'alternanza sulla questione dell'obiezione di coscienza, del soggettivo.
Ora volendo spiegarci che l'obiezione di coscienza è una dittatura: LA DITTATURA DELLA COSCIENZA di Umberto Galimberti - La Repubblica, 26 Febbraio 2007 è un esempio.
In chiusa dell'articolo si può leggere:
Questo tipo di “coscienza” che non assume alcuna responsabilità sociale è una coscienza troppo ristretta, troppo angusta per poter essere eretta a principio della decisione. Se poi, alle sua spalle lavora l’obbedienza a principi che qualche autorità, come ad esempio la chiesa, pone come “vincolanti”, allora si giunge a quell’autolimitazione della responsabilità che abbiamo conosciuto in epoca nazista, dove tutti, dalle più alte gerarchie ai semplici militari, si sentivano responsabili solo di fronte ai superiori (“Ho obbedito agli ordini”) e non responsabili di fronte alle conseguenze delle loro azioni.
(..) E questo vale tanto per i medici, la cui responsabilità oggi non è più solo tecnico- professionale ma anche sociale, quanto per i politici ..
(..) una simile coscienza, che limita a tal punto il “principio di responsabilità collettiva e sociale”, è troppo ristretta e troppo angusta per diventare il punto di riferimento della decisione politica, che per sua natura deve farsi carico della mediazione e delle conseguenze delle sue risoluzioni. Per cui la dittatura della soggettività è in ogni suo aspetto incompatibile con l’agire politico, e non salva neppure l’anima perché, come ci ricorda Kant: “La morale è fatta per l’uomo, non l’uomo per la morale”. E questo monito vale anche, e forse a maggior ragione, per l’ideologia.
Dunque la coscienza soggettiva deve farsi da parte in nome dei "principi di responsabilità collettiva e sociale, altrimenti diventa dittatura della soggettività e poi, dopo aver tirato in ballo la Chiesa, discetta sulla salvezza dell'anima con la citazione colta d'un Kant.
Legittimo per carità, non è questo il punto.
Il punto è che poi, il valore del soggettivo, della coscienza individuale risulta esaltata quando si tratta, per esempio, di sottrarsi alle nuove norme di sicurezza per segnalare, per dire, i clandestini.
Ed allora, il progetto sociale non può più aver diritto di prevaricare la possibilità dell'obiezione di coscienza e la Chiesa stessa, voluta invasiva anche nella sola sua esistenza dialogante (sull'aborto per esempio) anche esercitando quello stimolo alla dittatura della coscienza a svantaggio del progetto sociale che richiede mediazione appunto, doveroso compito politico, diventa caposaldo testimoniale e non solo non è più invasiva ed ingerente dittature di coscienza individuale, ma è citata ed issata sul vessillo di battaglia.
Ideologica però, con coscienza a singhiozzo come l'esigenza politica della mediazione tra coscienze individuali e progetto collettivo-sociale.
Dunque il farmacista non può sottrarsi alla mediazione collettiva delle istanze individuali, ponendo la sua personale, in virtù d'una coscienza. Il medico, invece, ha il dovere di non segnalare un clandestino, dovere di coscienza individuale.
Tutto chiaro nella proposta di Repubblica? No?
Appunto..
Alieno
Siccome Repubblica è ormai probabilmente, il partito più rappresentativo dell'opposizione, rilevo l'episodio divertente di questi giorni, nell'occasione di un mito della sinistra in visita da noi, Zapatero.
Così come fu per Obama, per cui Repubblica aveva ampiamente figurato il futuro gelo per il Berlusca (invece dimostrando l'incapacità di analisi previsionistica con dichiarazioni chiare di amicizia e stima addirittura "personale"), pur passando in sottotono, qualcosa del genere è avvenuto appunto con Zapatero. Niente dichiarazioni di stima personale, tuttavia l'analisi di Repubblica è andata oltre: fallita, da previsionistica ha tentato di trasformarsi in lettura confermata.
Facendo un incredibile e non nuovo passo falso.
Cosa era successo stavolta?
I militanti e professionisti di Repubblichella, ormai esperti in tutto, dall'anima al gossip, dalla scommessa alla fantascienza politica nazionale ed internazionale (in ogni campo dimostrando l'incapacità di aderenza alla realtà e naturalmente sempre scoprendolo con "indignazione") avevano potuto leggere il profondo imbarazzo di Zapatero a fianco di Berlusconi.
qui un articolo a riguardo oppure qui in modo più "colorito" (ma anche più divertente:
Anche Zapatero sfanc... Repubblica.
...........
Fino a ieri, la sinistra voleva far credere che una querela di parte era una minaccia capace di inficiare la libertà di stampa.
Anche lasciando da parte l'infinità di querele fatte dalla sinistra alla stampa, se la sentono di difendere Il Giornale e Feltri dal preteso "ricatto" della querela, dal sistema dittatoriale della richiesta pecuniaria elevata, oggi presentato da Fini contro Feltri o sarà come per il caso Boffo, per cui la querela era strumento legittimo?
Le contraddizioni sono aspetto tipico, credo, della possibilità dell'uomo nelle proprie scelte e valutazioni, ma almeno far passare un po' di tempo non sarebbe opportuno? Qui passano mesi o giorni per averne e forse allora, sarebbe richiesta più prudenza per evitarne a breve, finendo per esaltarne una sovrapposizione.
Per i distributori automatici posso concordare nel ridicolo della soluzione. Avremo così un farmacista stipendiato da me che si rifiuta di fornirmi con le sue mani il farmaco maledetto dal suo prete rimandandomi all'apparecchietto dal quale attingere appositamente installato dentro la sua farmacia. L'apparecchio però deve essere installato prima che quello obietti che altrimenti è sempre d'obbligo denunciare il famacista per omissione di atti di ufficio e interruzione di pubblico servizio e farsi pagare i danni per la lesione dei propri diritti.
A me sembra una soluzione pateticamente ridicola ( si scompisceranno dall'artico all'antartide ;) proprio come la presenza e l'atteggiamento del prete alla causa del problema.
Ma tant'è, siamo in Gran Pretagna ,,, il ridicolo ci accompagna.
34. Io non assumo MAI che qualcuno diverso da me non sia libero e cosciente nelle sue scelte ,,, eccetera.
Pare la diffamazione in malafede di qualcuno presente, fossi io quel tale? Se è come pare, è come dicevo un chiaro esempio di malafede e disonestà intellettuale, propriamente facente parte della cultura cattolica. Se poi devo comprendere in questo atteggiamento una sottesa risposta alla mia domanda ( che hai bisogno di arzigogoli per spiegarti? ,,, potevi semplicemente rispondere alla mia precisa domanda con due parole, o di qua o di là, senza insultarmi ) mi pare chiaro che tra willy e il papa e te stesso non c'è nessuna differenza di intenti e opinioni.
Grazie.
Devi chiarire bene Cd.
Io non assumo MAI che qualcuno diverso da me non sia libero e cosciente nelle sue scelte. La ritengo un'offesa per chiunque crede nell'umanità e nella ragione. Oso supporre che nemmeno il papa cada in errori così grossolani e se parla di obiezione di coscienza ... si riferisca a chi la coscienza ce l'ha semplicemente con un invito ad interrogarla. Il resto sono solo illazioni stupide ed insultanti che nascono da chi ragiona immancabilmente solo per partiti presi (é così che funziona quando si pretende di essere in nome della ragione ?)
31. Devi chiarire bene Cd. Perchè io possa capire altrettanto bene con chi ho a che fare.
In quei due miei commenti che citi (4 e 21 ) si evidenziava appunto la pretesa superiorità morale da parte di un prete che armatosi di quella, incita a delinquere il suo gregge secondo i suoi dogmi irrazionali, e al contempo l'idiozia contro l'interesse collettivo ( dunque anche contro se stessi ,,, di qui l'idiozia ) di chi gli dà retta.
Devo pensare che concordi con l'orrore che quegli inviti al reato contro lo stato esprimono o devo pensare che hai orrore di chi denuncia e invita a reagire all'altrui sopruso?
Perchè se si vogliono accuire le tensioni sociali, come è evidente dai continui incitamenti clericali alla sovversione contro lo stato, si invita allo scontro sociale che potrebbe avere come sbocco una guerra civile ( un ipotesi che io non ho mai scartato e della quale ho sempre continue e ulteriori conferme da parte degli atteggiamenti del clero aiutato in questo disegno dai fascisti da loro appoggiati al regime ) perchè se questo è il disegno, dicevo, bisogna contarsi come invitavo e devo sapere per certo chi è con l'arrogante superiorità morale dei preti e chi è contro.
Chiarisci bene dunque per chi hai orrore tra le due parti ormai in evidente conflitto.
Sei con Willy ed il papa o con la società civile che vuol continuare a fornirsi di quello che gli necessita nelle farmacie pubbliche da essi stesse pagate e sovvenzionate abbondantemente ?
@Willy: probabilmente ho fatto parallelo non riuscito, con il "deserto" da attraversare, utilizzato però in chiave diversa dalla consueta.
Ciò che intendevo dire, infatti, era un riferimento all'appiattimento generale di valori sulle posizioni anti-cattoliche e comunque anti-obiezione di coscienza per i farmacisti cattolici.
Appiattimento, piatto come un deserto appunto.
Siccome il tuo post mi sembrava l'unica animazione ad elevarsi su un comune appiattimento, mi è venuta immagine della tua traversata in un deserto con il tuo distinguerti (al momento in cui scrivevo, poi dovendo rilevare già da solo che il deserto si è mosso e dovendo le mie scuse, intanto intravedo, a B'Rat: dopo vado a leggere i messaggi, me li devo esser persi, pardon. ^_^
Alieno
30
Dunque secondo il tuo "ragionamento" ( eufemismo evidenziato dalle virgolette ) dovrei anche accettare ...
Neanche per idea civis, come al solito leggi solo quello che ti comoda. Al 22 avanzavo provocatoriamente l'ipotesi di distributori automatici di medicine in strada... Dico molto semplicemente che in questo come in altri casi sono in conflitto due principi altrettanto importanti ambedue da salvaguardare. Come sempre (come spesso nei confronti di molti cattolici e lo sai bene) a me fa orrore chi pretende di sindacare non sulle azioni ma direttamente sulla coscienza degli altri pretendendo immancabilmente la sua superiorità morale e l'altrui idiozia (es. 4, 21). Certo il mio "ragionamento" implica riconoscere che tutti si possieda una coscienza ...
28. Perciò il tuo discorso sembra improntato ad un'apparente richiamo all'umanità e alla coerenza ma non lo é perché al contrario per ragioni polemiche tue personali ha bisogno come spesso ti capita di ridurre il confine dell'umano a tua misura, posizione che giudico molto poco razionale.
Dunque secondo il tuo "ragionamento" ( eufemismo evidenziato dalle virgolette ) dovrei anche accettare che un giorno un macchinista di treno aderente ad una nuova religione, più in voga perchè in possesso di più "ploùtos", che vietasse l'uso dell'energia elettrica perchè creatura diabolica, incitato da un suo prete, obiettasse all'improvviso lasciando a terra centinaia di persone.
Oppure che un suo "sodales" di fede impiegato nell'azienda elettrica pubblica, esaltato dal medesimo prete, spenga tutti i generatori causando un black out.
Oppure che un altro esaltato della stessa fede aggredisca tutte le lampadine pubbliche rompendole a sassate.
E mica potremo insultarlo poi se rimaniamo al buio, la SUA fede così vuole, e noi ci dovremo adeguare contenti ,,, e coglionati.
Mi pare un bell'atteggiamento di civiltà, tutto crociato, per il bene comune intendo ,,, che lo stato ha anche il dovere primario di garantire le libertà individuali, come dici, soprassedendo alle libertà collettive mi pare dunque.
Questa è l'illuminante razionalità espressa nel tuo commento ,,, complimenti, superiore senz'altro della mia.
Avremo modo di intenderci razionalmente più spesso allora ,,, Contaci!
su questa scelta credo che obiettore dovrebbe essere il medico e non il farmacista. Perchè il farmacista non è tenuto a sapere il perchè è stato prescritto quel farmaco.
Altrimenti, potremmo chiamare in causa come obiettori anche chi produce, trasporta o in qualche modo contribuisce alla produzione di questo farmaco.
Credo che la vita inizi al momento del concepimento, e logicamente considero di conseguenza ogni atto che impedisce il proseguimento di questa vita un omicidio. Ma se una donna mi dicesse: questo figlio ce l'ho in pancia io e non lo voglio, non potrei certo prenderlo nella mia di pancia, e potrei forse costringerla a tenerlo? Potrei cercare di convincerla, ma se lei non volesse a nessun costo tenerlo? Dovrei lasciare che faccia ciò che ha deciso.
21
Che l'obiezione di coscienza sia contraria ad una legge é una tautologia (Wikipedia: Si definisce obiezione di coscienza il rifiuto di assolvere a un obbligo di legge gli effetti del cui espletamento si ritengano contrari alle proprie convinzioni ideologiche, morali o religiose.); che l'obiettore sappia che rischia qualcosa in proprio automatico (minimo diciamo la clientela ?) Perciò il farmacista in questione pensa evidentemente sia giusto farlo. Tu invece al solito lo insulti come non potesse essere altro che un servo (non siamo tutti figli delle stesse esperienze). Sarebbe utile capire se faresti lo stesso ragionamento per qualsiasi obiezione e qualsiasi coscienza. Ammesso (e non concesso purtroppo) noi si viva in uno stato capace di far rispettare le leggi sono d'accordo con te che lo stato dovrebbe arrivare sino alle estreme conseguenze (ritirare le licenze ?). Credo però che lo stato abbia anche il dovere primario di garantire le libertà individuali ed in un quadro come quello delineato da Enrico il problema non si pone. Perciò il tuo discorso sembra improntato ad un'apparente richiamo all'umanità e alla coerenza ma non lo é perché al contrario per ragioni polemiche tue personali ha bisogno come spesso ti capita di ridurre il confine dell'umano a tua misura, posizione che giudico molto poco razionale.
Enrico 23,
sarà perchè qua si è scritto sulla pillola abortiva, e non sul kit belga, che mi pareva di allargare troppo il discorso...
Scrivi poi <...è avvertito principalmente dai cattolici ma non è una loro esclusiva (vedi Alieno)> anche se Alieno non l'ho visto, impiego spesso meglio il mio tempo quando esagera in lunghezza,
mi correggo comunque:
<i cittadini cattolici (e quanti ideologicamente ne condividano gli "scrupoli") potrebbero versare un contributo volontario a favore di un fondo per le farmacie che siano svantaggiate o perchè non siano indotte a discriminare>.
Io e molti altri non saremmo disposti ovviamente a versarlo, e tantomeno a concordare che sia a carico del SSN, secondo l'idea che, se uno, per propri motivi personali, non potesse assicurare compiutamente un qualsiasi servizio dovuto e per il quale fosse pagato, non dovrebbe pretendere di caricare il suo "problema" sulle spalle di tutti.
Salute e fratellanza.
@ Alieno :
Ma stai bene ? Ti rendi conto di quello che dici ?
Il deserto valoriale lo avrai tu di sicuro e non il sottoscritto che aspira a prendere i voti. Il fermacista credente che ha una coscienza in quanto tale deve obbedire prima a Dio e poi al resto
Una nota della Consulta di Bioetica.
“I servizi essenziali riguardanti l’assistenza sanitaria devono essere disponibili a tutti i cittadini, come previsto per altro dalle normative europee, senza ricorrere a pretestuose obiezioni di coscienza che non hanno alcun fondamento razionale e che solo acuiscono le tensioni sociali. Infatti, dopo i farmacisti potrebbero chiedere l’obiezione di coscienza anche i giornalai, i sarti e chiunque altro“.
Ma sì ,,,obiettiamo tutti e fanculo allo stato. Così in un panorama da guerra civile, andiamo ad accrescere le divisioni e a fomentare paura e terrore. Andiamo a contarci allora, suonate le trombe a raccolta, avanti miei prodi crociati e non, scanniamoci a vicenda ,,, cui prodest?
Forse solo a chi alimenta il tutto?
Ma se pò esse più stupidi?
Ehm, comunque comunico a Don Paolo che temo che ci sia da fare una precisazione, vedere: http://paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com/2009/09/gravissimo-errore-dellagenzia-ansa-la.html
A Alieno
Uffa, anch'io sono per l'obiezione, anch'io anch'io! :p
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Caro Salvatore,
col fatto che il Papa si immischia sempre delle faccende italiane :-) forse non ti sei accorto che parlava ai farmacisti cattolici di tutto il mondo (anch'io mi sono sbagliato, pensavo a quelli europei). Pertanto visto che in belgio vendono il kit apposito in farmacia, anche l'eutanasia c'entra.
Apprezzo il tuo sforzo di risolvere il problema. Siccome questo è avvertito principalmente dai cattolici ma non è una loro esclusiva (vedi Alieno) non ti sembra che dovrebbe essere il SSN a farsene carico?
L'obiezione di coscienza é un diritto essenziale ed inalienabile di ciascuno (e vorrei vedere qualcuno dei soloni qui sopra disposto a privarsene sui principi di suo interesse). E' altrettanto vero che lo stato ha il preciso dovere (ahinoi così spesso disatteso) di garantire i diritti e le leggi. E se i due principi fossero in antitesi ? Vuol dire che se le obiezioni fossero numerose vedremo i distributori automatici in strada ? (vale la pena pensarci e ragionare anche nei termini di "riduzione del danno"). Cade davvero a proposito la precisazione di Enrico e purtroppo non fatico a credere nella strumentalizzazione delle notizie.
E' ora di finirla con la storiella clericale dell'obiezione di coscienza. Essa per essere tale deve coinvolgere unicamente chi la mette in opera, non può avere ripercussioni sugli altri, sui suoi diritti, altrimenti non è più tale.
Cos'è questa stronzata? Un nuovo concetto di coscienza collettiva basato sulla superstizione cattolica?
Nel caso dei farmacisti pubblici che volessero aderire all'istigazione a delinquere del prete, che appunto essendo pubblici già ricevono corpose sovvenzioni e facilitazioni dallo stato, si configurano due reati: omissione o rifiuto di atti d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Reati penali punibili con una multa, dai 3.000 ai 18.000 euro, e vanno perseguiti senza indugi a salvaguardia dei propri diritti.
Citabile in sede di giudizio anche l’articolo 38 del regolamento sanitario che recita “…i farmacisti dinanzi a una prescrizione medica, devono consegnare il farmaco o a procurarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile”.
Le farmacie sono un servizio pubblico, il farmacista è tenuto a vendere tutti i farmaci che lo Stato stabilisce, se non ne vende alcuni pur essendone fornito per una qualsiasi ragione commette un reato. Se il papa afferma che i farmacisti cattolici non devono vendere alcuni farmaci commette pure lui un reato, l'apologia di quel reato. Fate valere anche questo in sede di giudizio. Castigateli senza pietà e fatevi pagare i danni per la lesione dei vostri diritti.
Se volete assistenza rivolgetevi alle molte associazioni laiche che offrono tutela legale in materia.
Se il farmacista cattolico non vuol vendere i prodotti condannati dalla sua superstizione, cambi mestiere, vada a pulir le strade o i cessi pubblici o quelli nelle scuole pubbliche che dopo il più grande licenziamento di massa della storia della repubblica messo in opera da questo governo di preti e fascisti ce ne sarà estemo bisogno.
Questo è solo l'ennesimo tentativo di intimidazione ai danni dei cittadini operato dal clero a scopo di lucro personale ,,, dunque basta non farsi intimidire, non aver paura di denunciare la lesione dei propri diritti e gli ritorcerete contro tutto l'odio antiumano trasudato dai loro pori che tentano di riversarvi addosso.
Sabato vi informo inoltre che ci sarà a Roma il primo meeting nazionale per un paese lacio e civile.
LIBERI DI NON CREDERE.
http://www.uaar.it/uaar/19-settembre
Anche qui potrete trovare aiuto e indicazioni per come reagire a questo ennesimo attacco del pretume ai nostri diritti civili.
mi era sfuggito il commento di Salvatore. Se non altro non è di chiusura totale.
Il discorso di scrematura personale, da applicarsi alle farmacie comunali o come? Non capisco l'idea..
9
la libertà di culto non c'entra un tubo.
Questa è una questione assolutamente laica che evidentemente i cattolici sentono più di altri.
Secondo alcuni, in base alle conoscenze scientifiche, la vita inizia dal concepimento. Secondo altri, sempre in base a conoscenze scientifiche, la vita inizia con l'annidamento nell'utero.
Se la vita inizia col concepimento la PDGD è potenzialmente abortiva perchè tra i meccanismi d'azione c'è l'impedimento dell'insediamento dell'embrione nell'utero. Di conseguenza l'obiezione è legittima.
La seconda possibilità, che la vita cominci dopo l'annidamento, è stata fatta propria da importanti associazioni mediche internazionali. Tuttavia sembra un tantino una soluzione di comodo in quanto tra il concepimento e l'annidamento non ci sono 'salti' che la giustifichino. Inoltre sappiamo che può trascorrere un tempo variabile tra 2 e 5 giorni: allora un embrione di due giorni annidato in utero è un essere umano e uno di 5 non annidato non lo è?
Al momento ci sono 13 commenti, il mio escluso.
E mi pare che con la sola eccezione di Willy, siano tutti più o meno omogenei nella risposta di una negazione del diritto di obiezione per il farmacista.
Un appiattimento che è perfino disarmante e che, in quell'omogeneità di vedute, per quanto con differenti toni ed argomenti (dove ce ne sono perchè almeno un commento, rinuncia a portarne), mi fa vedere Willy muoversi in un deserto, inteso come luogo di ostilità e deserto "valoriale" dal suo punto di vista, da attraversare con la propria identità e le proprie tentazioni con cui confrontarsi (per esempio quella di limitarsi all'invettiva anzichè argomentare, ma recupera invece al post 9 per fortuna d'un dialogo).
Mi sorprende, più d'ogni altra, Manuela che mi ero fatto l'idea, di simpatie buddiste.
Il buddismo come la gran parte delle religioni maggiori, solitamente condanna la scelta abortiva, con le limitate eccezioni in circostanze particolari.
A meno che non si voglia intendere la pillola come strumento contraccettivo e non abortivo, con chiarezza, ogni religione più o meno, tra le maggiori, richiede molta prudenza nel tema specifico.
Vale la pena di far ripasso:
Ebrei: contrari riferendosi alla Bibbia, ma con accettazione nelle prime 4 settimane: solo in caso di pericolo di vita per la madre.
Ortodossi: da sempre contraria, sempre per riferimenti biblici e con conferme successive in testi non canonici. Anche qui, non si esclude la possibilità in caso di pericolo per la madre.
Cattolici: come sappiamo, equivale ad un omicidio, peccato mortale gravissimo. In particolar modo, l'amatissimo (oggi più di ieri, parrebbe) Giovanni Paolo II ha spiegato la posizione nell'enciclica Evangelium Vitae, ma l'allora Card. Ratzinger oggi Papa benedetto XVI (curiosamente amato meno da certi che lo vedono come una sorta di rigido fondamentalista nel confronto con il precedente Papa riguardo alla dottrina sui temi etici), affermò guidando allora la Congregazione della Dottrina della Fede, che è lecito l'aborto in conseguenza di grave danneggiamento dell'utero o nel caso rappresenti un grave pericolo per la vita o per la salute della donna, dunque un grande passo riguardo alle posizioni più oltranziste precedenti (meno flessibili).
Anglicani: non hanno definito a partire da quando la vita concepita è "persona", dunque da tutelare. Una minoranza sposa la posiz. cattolica, la maggioranza contestualizza e dunque risulta, in funzione dei principi etici meò caso di conflitto tra diritti di persone diverse, che l'aborto è moralmente giustificabile.
Ptrotestanti: sia Calvino che Lutero sostenevano l'immediatezza e la contemporaneità dell'esistenza anima-corpo. Attualmente, molte chiese fanno ricadere la decisione dell'aborto sulla responsabilità della donna, responsabilità personale, riconoscendo la questione anche ambigua e tragica, comunque affar suo. Così alcune lo condannano, altre lo accettano.
Islamici: l'anima arriva dopo 4 mesi dal concepimento, dunque è un no, tranne nei casi in cui ci siano problemi di salute della donna o in caso di stupro (!).
Induismo: è un no. Ma con una certa tolleranza per chi lo fa.
Buddhismo: vietato da tutti i testi e da tutte le tradizioni. Il XIV Dalai Lama, restando contrario, si è dichiarato disponibile ad una valutazione caso per caso per una scelta del male minore (salute della donna ecc).
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La questione è allora, per cominciare, capire se vogliamo considerare lo strumento in oggetto, abortivo o altro (contraccettivo o similare).
Mi pare però da evitare l'assimilazione del concetto di obiezione di coscienza (tanto più per motivi religiosi) con quella di correttezza deontologica, professionale, di fedeltà corporativa, visto che non c'è adesività tra i sistemi.
E' curiosa anche la disponibilità all'integrazione di diversi sistemi valoriali e culturali e spesso, dagli stessi, l'indisponibilità verso la posizione cattolica.
Anzi, ho l'impressione che perfino certi cattolici farebbero carte false perchè si creino le condizioni per cui un islamico, per dire, non debba vivere con disagio la sua coscienza (dal ramadan sul lavoro alla "dieta") e poi ritrovandolo incredibilmente a fianco di un pensiero materialista e laicista che sacrificherebbe quel diritto di coscienza in nome, a questo punto, non saprei più di cosa (fedeltà professionale, di categorie? Boh).
Mi prendo la briga di rispondere specificatamente
@Zarbon: mi pare una argomentazione debolissima la tua.
Il tuo diritto non è precluso da quello del farmacista obiettore. Puoi benissimo rivolgerti ad altro farmacista lasciando integro il diritto del farmacista obiettore, ma il suo diritto verrebbe precluso completamente nel caso tu forzassi perchè il tuo si rivalga proprio su quel farmacista specifico.
Si presume che l'equilibrio migliore si raggiunga dove è possibile, quanto è più possibile, nel modo in cui i diritti possono essere quanto più inclusi e non esclusi. E dunque è un approccio più inclusivo quello di lasciar libero il farmacista di obiettare e tu avendo il tuo diritto tutelato comunque, rivolgendoti altrove. La scomodità di fare più km, nel caso, non è paragonabile all'esclusione del diritto del farmacista obiettore in termini di "sacrificio".
@ Gabriella: sentenze recenti hanno stabilito che la trasfusione su un testimone di Geova è illegittima qualora non sia altrimenti evitabile e se non è configurabile un argomentata valutazione d'un rischio imminente e grave. In questo senso, infatti, la parte "lesa" a cui è stata imposta trasfusione, è stata risarcita e la parte avversa, dimostrata la sua non necessarietà di azione, costretta a pagare (e nemmen poco).
In questo modo si intende ancora una volta ribadire i due concetti cardine:
- la vita va tutelata (in quel caso anche rivolgendosi ad autorità per fare trasfusione, nel caso sia seriamente minacciata).
- la libertà di coscienza, va assolutamente tutelata in tutti gli altri casi (pena sanzione).
Ora: non c'è alcuna attinenza con il farmacista, a meno che tu non mi voglia spiegare che la pillola di cui si parla, al pari della trasfusione sia suscettibile di una discussione in quanto strumento "salvavita", che appunto, rientrerebbe nel rispetto del primo principio (la tutela della vita).
Quella pillola, c'é poco da discutere, non tutela la vita di nessuno.
Risulta chiaro invece solo il secondo principio, nell'obbligo: il sacrificio (totale) del diritto di obiezione del farmacista.
Avendo interrotto il commento, noto che si è aggiunto arricchimento all'appiattimento iniziale, contributo di Enrico, che dicevo e ne son contento.
14, senza bisogno di aprire fronti su eutanasia e altro,
questa questione dell'Obiezione di coscienza è già abbastanza controversa e delicata.
Secondo me si dovrebbe risolvere in senso tecnico, impedendo che ci possa essere un disservizio, assicurando comunque in quella o talaltra farmacia la presenza di un non obiettore disponibile a vendere il prodotto.
Ma questo sarebbe poi considerato un onere a carico dell'impresa e, magari anche, in taluni casi più o meno estremi, una discriminazione per i lavoratori obiettori che, per quella loro "indisponibilità", potrebbero essere scartati in eventuali selezioni del personale.
Soluzione: i cittadini cattolici (solo questi ovviamente) potrebbero versare un contributo volontario a favore di un fondo per le farmacie che siano svantaggiate o perchè non siano indotte a discriminare.
Chiaramente so già che, seppure possa essere considerata una soluzione tecnicamente praticabile e moralmente giusta, non sarebbe mai accettata da quei cattolici che pretendono sempre che siano tutti a pagare per le loro particolari esigenze "spirituali".
Che ne pensi Enrico?
13
Stiamo parlando di obiezione di coscienza per salvare una vita, per altro non è ammessa dalla legislazione italiana.
Visto che sei così informata sul caso di fiumicino, forse mi saprai dire come mai, se la donna è andata nella farmacia di Uroda 'per caso', i giornali hanno ripreso la cosa in maniera rapidissima. Era successo un caso analogo a Roma qualche mese prima ed aveva fatto meno rumore. Tra parentesi in quel caso il farmacista era stato denunciato non dalla paziente ma dalla ginecologa, aderente ad un'associazione radicale.
Ci sono 72 ore di tempo per assumere la pillola: nessuna farmacia sta chiusa 72 ore consecutivamente.
Non c'è in realtà questo problema di trovare la pillola, anche perchè gli obiettori sono pochi. C'è piuttosto gente che li va a cercare per creare il caso, perché non accetta che sulla vita umana qualcuno la pensi in maniera diversa dalla loro.
Da me ci sono persone anziane che tutti i mesi si devono fare 25+25 km per andare a prendersi un medicinale in ospedale, sarebbe bello che qualcuno si battesse anche per loro.
Del resto, cosa vuoi farci: non devono mica procurarsi il kit x l'eutanasia ;-)
@ Zarbon :
Io non ho mai imposto niente a nessuno. Per me ognuno puo' fare cio' che vuole tranne se cio' limita la liberta' altrui e la mia.
Il Papa ha parlato ad un congresso europeo.
Ci sono Paesi come il Belgio e l' Olanda dove in farmacia vendono un kit x l'eutanasia. Teoricamente la legge è molto restrittiva, in realtà le cose vanno diversamente.
Dal Belgio arrivano notizie di nuovi passi verso un allargamento delle situazioni in cui è ammessa l’eutanasia. Questa volta si tratta della proposte di legge presentate dal Partito liberale belga, membro della coalizione di governo, finalizzate a rendere possibile l’eutanasia per i minorenni in stato terminale e per malati di mente con patologie gravissime. Anche in questo il Belgio segue le orme dell’Olanda, ma si potrebbe dire che l’allievo supera il maestro.Ovviamente a fondamento di tali proposte viene posta come sempre la richiesta libera dei soggetti malati. Ma è facile rendersi conto della problematicità di ottenere un consenso trasparente da bambini malati o da persone dementi. Dicevamo che l’Olanda, Paese capofila dell’eutanasia, viene superata dal Belgio che la copia. Infatti finora in Olanda non si è avuto il coraggio, a causa delle critiche della comunità internazionale, di approvare una legge che consenta l’eutanasia dei bambini e degli anziani colpiti dal morbo di Alzheimer. Però queste operazioni vengono realizzate nella realtà quotidiana, perché il protocollo di Groeningen, che consente in via sperimentale la somministrazione dell’eutanasia anche ai bambini fino a dodici anni, non è altro che un via libera di fatto all’eutanasia dei bambini malati terminali, pur in assenza di una legge esplicita. Lo stesso accade per gli anziani, ai quali si somministra l’eutanasia anche senza una loro esplicita e reiterata richiesta, come prevede la stessa legge olandese. In questi casi si commette un reato penale, perché l’eutanasia è legale solo se esiste una richiesta del soggetto, mentre resta una pratica fuori legge se questa richiesta manca. Ma nessuno in Olanda si cura di queste eutanasie illegali, anzi la legge impedisce alla magistratura di occuparsene. La proposta di legge dei liberali belgi è più esplicita nel tirare giù la maschera sulla questione dell’eutanasia. In queste proposte di legge, l’eutanasia non è più invocata come un diritto di libertà, come una forma dignitosa di conclusione della propria vita, ma è una realtà infinitamente più triste: la dichiarazione che ci sono persone umane la cui vita non ha più valore.E se queste persone non chiedono di morire, visto che la loro vita è senza valore e la società ne porta il peso in termini economici e assistenziali, diventa utile decidere per loro. Si provvede somministrando loro d’autorità l’eutanasia che non hanno avuto la possibilità o il ' buon gusto' di chiedere in proprio. In Olanda lo si fa nella pratica quotidiana, senza legge. In Belgio lo si vuol fare con la copertura esplicita della legge.Naturalmente tutto è condito di retorica e si ripete che si agisce solo per il « bene » di queste persone.In realtà, si afferma una concezione della vita di tipo quantitativo, per cui se e quando non sono ravvisabili certe quantità di intelligenza o di coscienza, non c’è più l’uomo. Sarebbe perciò addirittura insensato sprecare risorse per simili persone. È l’esito di un processo consequenziale: si parte dall’idea che avremmo il diritto di porre termine alla nostra vita, e per realizzare questo presunto diritto si deve introdurre per forza il concetto di ' vita senza valore' ( infatti chi riconoscerebbe questo diritto a una persona nel pieno vigore?), ma una volta stabilito questo orribile criterio, che riduce l’uomo a cosa, si vedono le sue terribili conseguenze: se sei ' senza valore', anche la società può provvedere autonomamente alla tua eliminazione. E la vitale libertà di partenza non esiste più. Se le proposte diverranno realtà, è probabile che, in una prima fase, anche in Belgio non ci si scoprirà fino in fondo e ci si nasconderà dietro paraventi, quali una presunta ' dichiarazione' del malato avvenuta molti anni prima fa, un dolore insopportabile, ecc. Ma la questione è chiara: si lavora a un’inaccettabile e cinica rottamazione dell’uomo.
e se un chirurgo si rifiuta di fare una trasfusione ad un paziente perchè il chirurgo è testimone di Geova?è chiaro che una persona come questa non può lavorare in nessuna sala operatoria,come può allora farlo un farmacista?
E' interruzione di pubblico servizio,anche se la farmacia è privata, non basta dire:che ne trovino un'altra.La ragazza di Fiumicino ci aveva provato ma su4 faramcie 2 erano chiuse e 2 di Urodache si è dichiarato obiettore e per avere il farmaco ha dovuto fare 40km.
Willy la libertà di culto tua, non può configurarsi in una lesione del diritot mio; mettirelo, e mettevelo, bene in testa! Nessuno costringe i cattolici a fare i farmacisti, e per loro ragioni lo diventano non possono poi per loro personali motivazione costringere me a sottostare ai loro dictac morali.
Le farmacie sono in numero limitato sul territorio, e nemmeno le si possono aprire in regime di libera concorrenza, sicché i farmacisti rappresentano una casta privelegiata e intoccabile. Se poi gli si permette pure di decidere di quali farmaci e quali no la comunità locale deve disporre, cadiamo si in una vera e propria dittatura. Se tutti i farmacisti di una zona fossero cattolici, e in alcune del paese ciò è realtà per motivi storici, questo significherebbe di fatto la comunita locale si troverebbe privata del suo diritto di usufruire di un medicinale perfettamente legale.
Willy la libertà di culto tua, non può configurarsi in una lesione del diritot mio; mettirelo, e mettevelo, bene in testa! Nessuno costringe i cattolici a fare i farmacisti, e per loro ragioni lo diventano non possono poi per loro personali motivazione costringere me a sottostare ai loro dictac morali.
Le farmacie sono in numero limitato sul territorio, e nemmeno le si possono aprire in regime di libera concorrenza, sicché i farmacisti rappresentano una casta privelegiata e intoccabile. Se poi gli si permette pure di decidere di quali farmaci e quali no la comunità locale deve disporre, cadiamo si in una vera e propria dittatura. Se tutti i farmacisti di una zona fossero cattolici, e in alcune del paese ciò è realtà per motivi storici, questo significherebbe di fatto la comunita locale si troverebbe privata del suo diritto di usufruire di un medicinale perfettamente legale.
@ albo :
E quando vi convincerete voi talebani atei e laicisti fondamentalisti che la liberta' di culto è tutelata dalla Costituzione (art 7) ? Perche' tu e il tuo degno compare civis non vi fate un bel po' d' eutanasia prima del tempo visto che l' amate cosi' tanto ?
@ albo :
E quando vi convincerete voi talebani atei e laicisti fondamentalisti che la liberta' di culto è tutelata dalla Costituzione (art 7). Perche' tu e il tuo degno compare civis non vi fate un bel po' d' eutanasia prima del tempo visto che l' amate cosi' tanto ?
Al 6 di manuela
Faccio notare che la differenza con il caso della pillola abortiva è ASSOLUTA. Questo perchè se un farmaco è devoto a cercare di migliorare la situazione complessiva del paziente, anche a rischio di peggiorarla sotto alcuni aspetti, la pillola abortiva ha per unico e dichiarato scopo quello di uccidere ciò che per molti (non solo religiosi) è un essere umano.
Ma perchè i cattolici ottusi e integralisti non fondano uno Stato tutto loro e lasciano i cittadini italiani liberi di decidere? Cl, Opus dei & C. impongono il loro modo di vedere agli altri anche in modo subdolo: in Lombardia Formigono mette solo uomini di CL ai vertici delle libere ASL e degli Ospedali che impongono la linea ai loro subalterni (se vogliono lavorare). Altro che libertà di coscienza! Ipocisia di Stato, direi, che spinge chi, non riconoscendosi nei diktat papali, vuole abortire, fare un figlio, curarsi con metodi alternativi, non soffrire inutilmente, ecc. a emigrare (cosa che viene riservata ai più ricchi). Agli altri restano i metodi "fai da te" ( sono ritornate di moda le mammane). Ma quando questi ottusi bigotti nel loro delirio di onnipotenza e di sterminio delle opinioni altrui (v. Willy) verranno chiamati dal loro signore, lasciandoci vivere in pace in un mondo dove ci sia una vera libertà di scelta? io non ho mai costretto nessuna cattolica ad abortire, nessun cattolico a divorziare, ecc. mentre alcuni cattolivugliono imporre le loro scelte agli altri per legge.
credo che se il farmacista dovesse vendere solo i farmaci che non danneggiano il corpo umano, o che in potenza non potessero uccidere un essere, sarebbe costretto a chiudere la farmacia. Tutti i farmaci sono potenzialmente pericolosi, anche magari solo per scatenare una reazione allergica, o in altri modi. E' il medico che decide se quella persona può assumere un determinato farmaco senza pericolo. Quindi, se c'è la ricetta medica, il farmacista credo DOVREBBE consegnare il farmaco, poichè la responsabilità è del medico, e non del farmacista. Ma saranno davvero tanti i farmacisti che si oppongono a consegnare questo farmaco?
Denunciate invece gli squilibrati come civis per farli portare al piu' vicino centro di igiene mentale. Il loro cronicizzato delirio paranoide è un pericolo pubblico
Un prete che incita a delinquere.
La più chiara dimostrazione delle tesi che vogliono codesti pagliacci in galera affinchè non possano più nuocere alla comunità.
Denunciate tutti quei farmacisti che accolgono la clericale richiesta delinquenziale. Fategli pagare i danni ai vostri diritti. E se volete aiuto o assistenza legale per farlo rivolgetevi all'UAAR che è sempre disponibile, o alle altre associazioni che sono già pronte a fornirla contro l'arroganza criminale di questi infami.
Non mi pare affatto banale che il resto siano chiacchere. Poniamo che negli Stati Uniti la legge permetta in maniera del tutto legale di l'uccisione di un certo tipo di persone in una determinata situazione con un arma fornita da un qualunque poliziotto.
Secondo il tuo ragionamento si potrebbe discutere finchè si vuole sulla liceità morale della procedura ma essa sarebbe diritto del cittadino statunitense. E il poliziotto che in nome di scrupoli di coscienza (suoi) non collaborasse, violerebbe un mio diritto.
Eppure penso che se la questione fosse posta così quasi nessuno si opporrebbe al diritto di obiezione di coscienza per le forze dell'ordine. Eppure per chi è convinto che l'embrione sia già vita umana la situazione è esattamente la stessa.
A mio parere la questione va maggiormente inquadrata nell'ottica di chi si rivolge al farmacista, e non in quella delle convinzioni religiose e morali dello stesso. Io sono cittadino italiano. Una legge dello stato in cui vivo permette in maniera del tutto legale la vendita di un certo farmaco? Bene, il farmacista me la deve dare. Punto e basta.
Poi si può discutere finché si vuole sulla liceità morale del farmaco e tutto quello che volete, ma ricevere un farmaco perfettamente legale, oltretutto prescritto da un medico, è un mio diritto di cittadino italiano. E il farmacista che in nome di scrupoli di coscienza (suoi) non me lo fornisce, viola un mio diritto.
Il resto sono chiacchiere.
Penso, laddove, l'obiezione, venga, esercitata, nel territorio nazionale, venga, altrettanto..punita penalmente..a meno, che, l'editto non valga, per il solo territorio...vaticano..credo, che siamo, in presenza di "prove tecniche..di trasmissioni" in vista della discussione, della legge sul bio - testamento!!!!....
Don Verzè e le parole (forse) azzardate su ricerca e Chiesa.
Festival della Dottrina Sociale della Chiesa: una opportunità di risveglio?
Apple SIRI: non a tutte le domande ci dev'essere una risposta!
Cortina e la finanza: inutile lamentarsi. Non ce ne doveva essere bisogno.
Indagine Chiesa e pedofilia in Olanda: verità, vergogna e cambiamento.
alle 23:20
Paolo
Stimolato dalle notizie sull’obiezione di coscienza dei medici e più recentemente dei farmacisti ho deciso di scrivere la mia opinione. Parto dalla definizione che ne fornisce l’enciclopedia Wikipedia: “Si definisce obiezione di coscienza il rifiuto di assolvere a un obbligo di legge gli effetti del cui espletamento si ritengano contrari alle proprie convinzioni ideologiche, morali o religiose. Colui che pratica tale opzione si chiama "obiettore di coscienza". Caratteristica saliente dell’obiezione di coscienza è l’assunzione in prima persona delle conseguenze civili e penali che derivano dall’obiezione”. Io che ho un’età tale da ricordare che per sostituire il militare con un anno di servizio civile si poteva “obiettare”. Ricordo anche che l’obiezione portava delle conseguenze, anche gravi. Ricordo l’impossibilità di partecipare ai concorsi per essere assunti in polizia o nei carabinieri o a richiedere il porto d’armi. Insomma era una scelta che ti segnava, che prevedeva delle conseguenze. Ecco perché storco il naso quando sento i medici parlare di obiezione di coscienza. Se un medico obietta sull’erogazione di determinate prestazioni mediche previste per legge, che cosa rischia? Quali sono le conseguenze che è disposto a sopportare per dimostrare la reale convinzione della sua scelta? Nulla! Anzi vale il contrario; se un medico si dichiara obiettore trova più facilmente lavoro o è favorito nella carriera. Risulta dalle cronache che sono stati scoperti medici che erogavano privatamente quelle prestazioni per cui avevano obiettato in ospedali pubblici. È automatico essere indotti a pensare che, per la maggior parte, si tratta di false obiezioni, dichiarate per motivi di convenienza. Tanto cos’hanno da perdere?
Ciliegina sulla torta è la notizia che anche i farmacisti rivendicano, al pari dei medici, il diritto di obiezione alla vendita di determinati farmaci. Per loro vale la stessa riflessione fatta per i medici; che cosa ci rimettono? Come intendono “risarcire” la società civile dal danno che provoca la loro scelta? È dunque stabilito per definizione che in assenza di conseguenze in prima persona derivanti dall’esercizio dell’obiezione il termine “obiezione di coscienza” è improprio, a mio avviso usurpato.
Signori medici e farmacisti, o vi inventate una nuova definizione senza svalutare quella originale, o accettate di pagare delle conseguenze in prima persona. Per me un medico che non eroga tutte le prestazioni mediche previste per legge non dovrebbe fare il medico. Per me un farmacista che non vende tutti i presidi sanitari autorizzati per legge non può fare il farmacista. Se la loro coscienza non gli consente di erogare tutte le prestazioni che prevede la legge avrebbero dovuto mettere in preventivo l’opportunità di fare un altro mestiere.