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Scuola ed ora di religione: la lettera integrale della Congregazione per l'educazione cattolica.

Mercoledì 9 Settembre 2009, 16:12 in Cronaca di

In queste ore è stata diffusa una importante lettera circolare della Congregazione per l'educazione cattolica, indirizzata a tutti i presidenti delle Conferenze Episcopali mondiali, circa l'insegnamento della religione nelle scuole sia pubbliche che private.

Questa lettera, indirizzata a tutto il mondo, ha ovviamente a cuore la difesa della libertà religiosa, ed in questo senso si indirizza particolarmente a stati dove essa è di fatto minata da leggi statali.

Nel contesto italiano risulta ovviamente importante, soprattutto in merito al recente dibattito, scaturito dalla sentenza del tribunale di Terni, relativo proprio all'insegnamento della religione cattolca nelle scuole, ed al suo "status" di materia scolastica al pari delle altre.

Per il momento, desidero, come è mio solito, non limitarmi ad un commento, ma voglio fornirvi il testo integrale della lettera, in modo che si possa - prima di tutto - sapere di cosa si sta parlando.

 

CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA

LETTERA CIRCOLARE N. 520/2009
AGLI EM.MI ED ECC.MI PRESIDENTI
DELLE CONFERENZE EPISCOPALI LLSS
SULL'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE
NELLA SCUOLA

Roma, 5 maggio 2009

 

Eminenza/Eccellenza Reverendissima,

la natura e il ruolo dell’insegnamento della religione nella scuola è divenuto oggetto di dibattito e in alcuni casi di nuove regolamentazioni civili, che tendono a sostituirlo con un insegnamento del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa, anche in contrasto con le scelte e l’indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare alla formazione delle nuove generazioni.

Pertanto, con la presente Lettera Circolare, indirizzata ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, questa Congregazione per l’Educazione Cattolica, ritiene necessario richiamare alcuni principi, che sono approfonditi nell’insegnamento della Chiesa, a chiarificazione e norma circa il ruolo della scuola nella formazione cattolica delle nuove generazioni; la natura e l’identità della scuola cattolica; l’insegnamento della religione nella scuola; la libertà di scelta della scuola e dell’insegnamento religioso confessionale.

I. Il ruolo della scuola nella formazione cattolica delle nuove generazioni

1. L’educazione si presenta oggi come un compito complesso, sfidata da rapidi mutamenti sociali, economici e culturali. La sua missione specifica rimane la formazione integrale della persona umana. Ai fanciulli e ai giovani va garantita la possibilità di sviluppare armonicamente le proprie doti fisiche, morali, intellettuali e spirituali; ed essi vanno anche aiutati a perfezionare il senso di responsabilità, ad imparare il retto uso della libertà, e a partecipare attivamente alla vita sociale (cfr c. 795 Codice di Diritto Canonico [CIC]; c. 629 Codice dei Canoni delle Chiese Orientali [CCEO]). Un insegnamento che disconoscesse o emarginasse la dimensione morale e religiosa della persona costituirebbe un ostacolo per un’educazione completa, perché «i fanciulli e i giovani hanno il diritto di essere aiutati sia a valutare con retta coscienza e ad accettare con adesione personale i valori morali, sia a conoscere e ad amare Dio più perfettamente». Perciò, il Concilio Vaticano II ha chiesto e raccomandato «a quanti governano i popoli o presiedono all’educazione di preoccuparsi perché mai la gioventù venga privata di questo sacro diritto» (Dichiarazione Gravissimum educationis [GE ],1).

2. Una tale educazione richiede il contributo di molti soggetti educativi. I genitori, poiché hanno trasmesso la vita ai figli, sono i primi e principali educatori (cfr GE 3; Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Familiaris consortio [FC], 22 novembre 1981, 36; c. 793 CIC; c. 627 CCEO). Per tale ragione, spetta ai genitori cattolici, curare l’educazione cristiana dei loro figli (c. 226 CIC; c. 627 CCEO). In questo compito primario i genitori hanno bisogno dell’aiuto sussidiario della società civile e d’altre istituzioni, infatti: «la famiglia è la prima, ma non l’unica ed esclusiva comunità educante» (FC 40; cfr GE 3).

 

continua....

 

3. «Tra tutti gli strumenti educativi, un’importanza particolare riveste la scuola» (GE 5), che è «di precipuo aiuto ai genitori nell’adempiere la loro funzione educativa» (c. 796 §1 CIC), particolarmente per favorire la trasmissione della cultura e l’educazione al vivere insieme. In questi ambiti, in conformità anche alla legislazione internazionale e ai diritti dell’uomo, «deve essere assolutamente assicurato il diritto dei genitori alla scelta di un’educazione conforme alla loro fede religiosa» (FC 40). I genitori cattolici «affidino i figli a quelle scuole nelle quali si provvede all’educazione cattolica» (c. 798 CIC) e, quando ciò non è possibile, devono supplirne la mancanza (cfr ibidem).

4. Il Concilio Vaticano II ricorda «il grave dovere, che incombe sui genitori, di tutto predisporre o anche di esigere», perché i loro figli possano ricevere un’educazione morale e religiosa «e in armonia con la formazione profana progrediscano in quella cristiana. Perciò la Chiesa loda quelle autorità e società civili che, tenendo conto del pluralismo esistente nella società moderna e garantendo la giusta libertà religiosa, aiutano le famiglie perché l’educazione dei loro figli possa aver luogo in tutte le scuole secondo i principi morali e religiosi propri di quelle stesse famiglie» (GE 7).

In sintesi:

- L’educazione si presenta oggi come compito complesso, vasto ed urgente. La complessità odierna rischia di far perdere l’essenziale, cioè la formazione della persona umana nella sua integralità, in particolare per quanto riguarda la dimensione religiosa e spirituale.

- L’opera educativa pur compiuta da più soggetti ha nei genitori i primi responsabili dell’educazione.

- Tale responsabilità si esercita anche nel diritto di scegliere la scuola che garantisca una educazione conforme ai propri principi religiosi e morali.

II. Natura e identità della scuola cattolica: diritto ad un’educazione cattolica per le famiglie e per gli alunni. Sussidiarietà e collaborazione educativa

5. Nell’educazione e nella formazione un ruolo particolare riveste la scuola cattolica. Nel servizio educativo scolastico si sono distinte e continuano a dedicarsi lodevolmente molte comunità e congregazioni religiose, ma tutta la comunità cristiana e, in particolare, l’Ordinario diocesano hanno la responsabilità di «disporre ogni cosa, perché tutti i fedeli possano fruire dell’educazione cattolica» (c. 794 §2 CIC) e, più precisamente, per avere «scuole nelle quali venga trasmessa un’educazione impregnata di spirito cristiano» (c. 802 CIC; cfr c. 635 CCEO).

6. Una scuola cattolica si caratterizza dal vincolo istituzionale che mantiene con la gerarchia della Chiesa, la quale garantisce che l’insegnamento e l’educazione siano fondati sui principi della fede cattolica e impartiti da maestri di dottrina retta e vita onesta (cfr c. 803 CIC; cc. 632 e 639 CCEO). In questi centri educativi, aperti a tutti coloro i quali ne condividano e rispettino il progetto educativo, deve essere raggiunto un ambiente scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità, che favorisca uno sviluppo armonico della personalità di ciascuno. In quest’ambiente viene coordinato l’insieme della cultura umana con il messaggio della salvezza, di modo che la conoscenza del mondo, della vita, dell’uomo, che gli alunni via via acquistano, sia illuminata dal Vangelo (cfr GE 8; c. 634 §1 CCEO).

7. In questo modo, è assicurato il diritto delle famiglie e degli alunni ad un’educazione autenticamente cattolica e, allo stesso tempo, si attuano gli altri fini culturali e di formazione umana e accademica dei giovani, che sono propri di qualsiasi scuola (cfr c. 634 §3 CCEO; c. 806 §2 CIC).

8. Pur sapendo quanto ciò oggi sia problematico è auspicabile che, per la formazione della persona, esista una grande sintonia educativa fra scuola e famiglia, così da evitare tensioni o fratture nel progetto educativo. È quindi necessario che esista una stretta e attiva collaborazione fra genitori, insegnanti e dirigenti delle scuole, ed è opportuno incoraggiare gli strumenti di partecipazione dei genitori nella vita scolastica: associazioni, riunioni, ecc. (cfr. c. 796 §2 CIC; c. 639 CCEO).

9. La libertà dei genitori, delle associazioni e istituzioni intermedie e della stessa gerarchia della Chiesa di promuovere scuole d’identità cattolica costituiscono un esercizio del principio di sussidiarietà. Questo principio esclude «ogni forma di monopolio scolastico, che contraddice ai diritti naturali della persona umana e anche allo sviluppo e alla divulgazione della cultura, alla pacifica convivenza dei cittadini, nonché a quel pluralismo, quale oggi esiste in moltissime società» (GE 6).

In sintesi:

- La scuola cattolica è vero e proprio soggetto ecclesiale in ragione della sua azione scolastica, in cui si fondano in armonia la fede, la cultura e la vita.

- Essa è aperta a tutti coloro che ne vogliano condividere il progetto educativo ispirato dai principi cristiani.

- La scuola cattolica è espressione della comunità ecclesiale e la sua cattolicità è garantita dalle competenti autorità (Ordinario del luogo).

- Assicura la libertà di scelta dei genitori cattolici ed è espressione di pluralismo scolastico.

- Il principio di sussidiarietà regola la collaborazione tra la famiglia e le varie istituzioni deputate all’educazione.

III. L’insegnamento della religione nella scuola

a) Natura e finalità

10. L’insegnamento della religione nella scuola costituisce un’esigenza della concezione antropologica aperta alla dimensione trascendente dell’essere umano: è un aspetto del diritto all’educazione (cfr c. 799 CIC). Senza questa materia, gli alunni sarebbero privati di un elemento essenziale per la loro formazione e per il loro sviluppo personale, che li aiuta a raggiungere un’armonia vitale fra fede e cultura. La formazione morale e l’educazione religiosa favoriscono anche lo sviluppo della responsabilità personale e sociale e le altre virtù civiche, e costituiscono dunque un rilevante contributo al bene comune della società.

11. In questo settore, in una società pluralista, il diritto alla libertà religiosa esige sia l’assicurazione della presenza dell’insegnamento della religione nella scuola, sia la garanzia che tale insegnamento sia conforme alle convinzioni dei genitori. Il Concilio Vaticano II ricorda: «[Ai genitori] spetta pure il diritto di determinare la forma di educazione religiosa da impartirsi ai propri figli secondo la propria persuasione religiosa (...). I diritti dei genitori sono violati se i figli sono costretti a frequentare lezioni scolastiche che non corrispondono alla persuasione religiosa dei genitori o se viene imposta un’unica forma di educazione dalla quale sia completamente esclusa la formazione religiosa» (Dichiarazione Dignitatis humanae [DH] 5; cfr c. 799 CIC; Santa Sede, Carta dei diritti della famiglia, 24 novembre 1983, art. 5, c-d). Questa affermazione trova riscontro nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art. 26) e in molte altre dichiarazioni e convenzioni della comunità internazionale.

12. La marginalizzazione dell’insegnamento della religione nella scuola equivale, almeno in pratica, ad assumere una posizione ideologica che può indurre all’errore o produrre un danno agli alunni. Inoltre, si potrebbe anche creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso se l’insegnamento della religione fosse limitato ad un’esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e “neutro”. A questo riguardo, Giovanni Paolo II spiegava: «La questione dell’educazione cattolica comprende (...) l’insegnamento religioso nell’ambito più generale della scuola, sia essa cattolica oppure statale. A tale insegnamento hanno diritto le famiglie dei credenti, le quali debbono avere la garanzia che la scuola pubblica – proprio perché aperta a tutti – non solo non ponga in pericolo la fede dei loro figli, ma anzi completi, con adeguato insegnamento religioso, la loro formazione integrale. Questo principio va inquadrato nel concetto della libertà religiosa e dello Stato veramente democratico che, in quanto tale, cioè nel rispetto della sua più profonda e vera natura, si pone al servizio dei cittadini, di tutti i cittadini, nel rispetto dei loro diritti e delle loro convinzioni religiose» (Discorso ai Cardinali e ai collaboratori della Curia Romana, 28 giugno1984).

13. Con questi presupposti, si comprende che l’insegnamento della religione cattolica ha una sua specificità riguardo alle altre materie scolastiche. In effetti, come spiega il Concilio Vaticano II: «il potere civile, il cui fine proprio è di attuare il bene comune temporale, deve certamente riconoscere la vita religiosa dei cittadini e favorirla; ma dobbiamo affermare che esce dai limiti della sua competenza se presumesse di dirigere o di impedire gli atti religiosi» (DH 3). Per questi motivi spetta alla Chiesa stabilire i contenuti autentici dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola, che garantisce, di fronte ai genitori e agli stessi alunni l’autenticità dell’insegnamento che si trasmette come cattolico.

14. La Chiesa riconosce questo compito come suo ratione materiae e lo rivendica come di propria competenza, indipendentemente della natura della scuola (statale o non statale, cattolica o non cattolica) in cui è impartita. Perciò: «all’autorità della Chiesa è sottoposta l’istruzione e l’educazione religiosa cattolica che viene impartita in qualunque scuola (...); spetta alla Conferenza Episcopale emanare norme generali su questo campo d’azione, e spetta al Vescovo diocesano regolarlo e vigilare su di esso» (c. 804 §1 CIC; cfr, inoltre, c. 636 CCEO).

b) L’insegnamento della religione nella scuola cattolica

15. L’insegnamento della religione nelle scuole cattoliche identifica il loro progetto educativo, infatti, «il carattere proprio e la ragione profonda della scuola cattolica, per cui appunto i genitori cattolici dovrebbero preferirla, consistono precisamente nella qualità dell’insegnamento religioso integrato nell’educazione degli alunni» (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Catechesi tradendae, 16 ottobre 1979, 69).

16. Anche nelle scuole cattoliche, va rispettata, come altrove, la libertà religiosa degli alunni non cattolici e dei loro genitori. Questo non impedisce, com’è chiaro, il diritto-dovere della Chiesa «di insegnare e di testimoniare pubblicamente la propria fede a voce e per iscritto», tenendo conto che «nel diffondere la fede religiosa e nell’introdurre usanze ci si deve sempre astenere da ogni genere d’azione che sembri una coercizione o una sollecitazione disonesta o scorretta» (DH 4).

c) Insegnamento della religione cattolica sotto il profilo culturale e rapporto con la catechesi

17. L’insegnamento scolastico della religione s’inquadra nella missione evangelizzatrice della Chiesa. È differente e complementare alla catechesi in parrocchia e ad altre attività, quale l’educazione cristiana familiare o le iniziative di formazione permanente dei fedeli. Oltre al diverso ambito in cui ognuna è impartita, sono differenti le finalità che si prefiggono: la catechesi si propone di promuovere l’adesione personale a Cristo e la maturazione della vita cristiana nei suoi diversi aspetti (cfr Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la catechesi [DGC], 15 agosto1997, nn. 80-87); l’insegnamento scolastico della religione trasmette agli alunni le conoscenze sull’identità del cristianesimo e della vita cristiana. Inoltre, il Papa Benedetto XVI, parlando agli insegnanti di religione, ha indicato l’esigenza «di allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza della loro intrinseca unità che le tiene insieme. La dimensione religiosa, infatti, è intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della persona e permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita». A tal fine concorre l’insegnamento della religione cattolica, con il quale «la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità, nei quali, decifrando l’apporto significativo del cristianesimo, si abilita la persona a scoprire il bene e a crescere nella responsabilità, a ricercare il confronto e a raffinare il senso critico, ad attingere dai doni del passato per meglio comprendere il presente e proiettarsi consapevolmente verso il futuro» (Discorso agli insegnanti di religione cattolica, 25 aprile 2009).

18. La specificità di quest’insegnamento non fa venir meno la sua natura propria di disciplina scolastica; al contrario, il mantenimento di quello status è una condizione d’efficacia: «è necessario, perciò, che l’insegnamento religioso scolastico appaia come disciplina scolastica, con la stessa esigenza di sistematicità e rigore che hanno le altre discipline. Deve presentare il messaggio e l’evento cristiano con la stessa serietà e profondità con cui le altre discipline presentano i loro saperi. Accanto a queste, tuttavia, esso non si colloca come cosa accessoria, ma in un necessario dialogo interdisciplinare» (DGC 73).

In sintesi:

- La libertà religiosa è il fondamento e la garanzia della presenza dell’insegnamento della religione nello spazio pubblico scolastico.

- Una concezione antropologica aperta alla dimensione trascendentale ne è la condizione culturale.

- Nella scuola cattolica l’insegnamento della religione è caratteristica irrinunciabile del progetto educativo.

- L’insegnamento della religione è differente e complementare alla catechesi, in quanto è insegnamento scolastico che non richiede l’adesione di fede, ma trasmette le conoscenze sull’identità del cristianesimo e della vita cristiana. Inoltre, esso arricchisce la Chiesa e l’umanità di laboratori di cultura e umanità.

IV. Libertà educativa, libertà religiosa ed educazione cattolica

19. In conclusione, il diritto all’educazione e la libertà religiosa dei genitori e degli alunni si esercitano concretamente attraverso:

a) la libertà di scelta della scuola. «I genitori, avendo il dovere e il diritto primario e irrinunciabile di educare i figli, debbono godere di una reale libertà nella scelta della scuola. Perciò i pubblici poteri, a cui incombe la tutela e la difesa della libertà dei cittadini, nel rispetto della giustizia distributiva debbono preoccuparsi che le sovvenzioni pubbliche siano erogate in maniera che i genitori possano scegliere le scuole per i propri figli in piena libertà, secondo la loro coscienza». (GE 6; cfr DH 5; c. 797 CIC; c. 627 §3 CCEO).

b) La libertà di ricevere, nei centri scolastici, un insegnamento religioso confessionale che integri la propria tradizione religiosa nella formazione culturale e accademica propria della scuola. «I fedeli facciano di tutto perché nella società civile le leggi, che ordinano la formazione dei giovani, contemplino nelle scuole stesse anche la loro educazione religiosa e morale, secondo la coscienza dei genitori» (c. 799 CIC; cfr GE 7, DH 5). Infatti, all’autorità della Chiesa è sottoposta l’istruzione e l’educazione religiosa cattolica che viene impartita in qualunque scuola (cfr c. 804 §1 CIC; c. 636 CCEO).

20. La Chiesa è consapevole che in molti luoghi, adesso come in epoche passate, la libertà religiosa non è pienamente effettiva, nelle leggi e nella pratica (cfr DH 13). In queste condizioni, la Chiesa fa il possibile per offrire ai fedeli la formazione di cui hanno bisogno (cfr GE 7; c. 798 CIC; c. 637 CCEO). Nello stesso tempo, d’accordo con la propria missione (cfr Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 76), non smette di denunciare l’ingiustizia che si compie quando gli alunni cattolici e le loro famiglie vengono privati dei propri diritti educativi ed è ferita la loro libertà religiosa, ed esorta tutti i fedeli ad impegnarsi perché quei diritti siano effettivi (cfr c. 799 CIC).

Questa Congregazione per l’Educazione Cattolica è certa che i principi sopra richiamati possono contribuire a trovare una sempre più ampia consonanza tra il compito educativo, che è parte integrante della missione della Chiesa, e l’aspirazione delle Nazioni a sviluppare una società giusta e rispettosa della dignità di ogni uomo.

Da parte sua la Chiesa, esercitando la diakonia della verità in mezzo all’umanità, offre ad ogni generazione la rivelazione di Dio dalla quale si può imparare la verità ultima sulla vita e sul fine della storia. Questo compito non è facile in un mondo secolarizzato, abitato dalla frammentazione della conoscenza e dalla confusione morale, coinvolge tutta la comunità cristiana e costituisce una sfida per gli educatori. Ci sostiene, comunque, la certezza -come afferma Benedetto XVI- che « i nobili scopi […] dell’educazione, fondati sull’unità della verità e sul servizio alla persona e alla comunità, diventano uno speciale potente strumento di speranza» (Discorso agli educatori cattolici, 17 aprile 2008).

Mentre preghiamo l’Eminenza/Eccellenza Vostra di voler portare a conoscenza di quanti sono interessati al servizio e alla missione educativa della Chiesa i contenuti della presente Lettera Circolare, La ringraziamo della cortese attenzione ed in comunione di preghiere a Maria, Madre e Maestra degli educatori, ci valiamo volentieri della circostanza per porgere i sensi della nostra considerazione, confermandoci

dell’Eminenza/Eccellenza Vostra Reverendissima
dev.mi nel Signore

 

Zenon Card. GROCHOLEWSKI, Prefetto

+Jean-Louis BRUGUÈS, O.P., Segretario

10
10 commenti
10
14 Set 2009
alle 01:43

Willy

Bisogna ritornare al Concordato del '29 !

9
13 Set 2009
alle 14:45

salvatore

8

chiaro come una fotografia ad alta risoluzione!

S. e f.

8
13 Set 2009
alle 13:47

Jack

Mah, forse saro' prevenuto, pero' al fondo di tutta questa magniloquenza e nobilta' d'intenti vi vedo soprattutto una Chiesa terrorizzata alla prospettiva di un cattolicesimo proposto nelle aule scolatiche in maniera aconfessionale, congiuntamente e sullo stesso piano di altre fedi, spaventata dalla possibilita' del confronto e di conseguenza anche dal dialogo che appunto grazie a questo si realizza, e piu' che la difesa della liberta' religiosa o dei sbandierati diritti di giovani e genitori lo scopo di questa lettera (che a tratti suona quasi come una chiamata alle armi) mi pare soprattutto essere la difesa di antichi privilegi o l'acquisizione di nuovi, a seconda...

7
12 Set 2009
alle 22:40

Charles Darwin

Difficile che una "congregazione per l'educazione cattolica" potesse affermare qualcosa di diverso, egualmente mi pare una presa di posizione miope. Posto che la scuola non é una parrocchia (sacrosanto) resta da capire perché mai un ragazzo dovrebbe porsi il problema della fede in chiave cattolica se in generale della fede e della religione non gliene frega sapere niente e niente gli viene spiegato se non in chiave "magica" (é quello che succede).

6
11 Set 2009
alle 09:38

Manuela

credo che se fossi una studentessa, sarei felice di discutere con la prof di religione; ma non so quanti ragazzi di religione non cristiana siano in grado di sostenere un dialogo costruttivo in questo contesto. Per me il confronto con la religione cattolica rappresenta un approfondire e apprezzare ancora di più il messaggio del Buddha. Credo che se c'è paura che il confronto con altre religioni metta dei dubbi nella propria, vuol dire che la propria fede non ha radici ben salde, ma che si è semplicemente legati solo all'aspetto esteriore della religione.

5
10 Set 2009
alle 18:30

salvatore

L'argomento è stato dibattuto e, a mio avviso, con argomenti contrari all'egemonia dell'insegnamento religioso cattolico nelle scuole, che le precisazioni della Lettera Circolare non possono che confermare, poichè essa non considera minimamente le ragioni affermate nella sentenza del Tar.

La pubblicazione della Lettera Circolare riesce solo a farci preoccupare ancor di più, nel mentre che la sua impostazione "difensiva" dei diritti dei Cristiani bypassa la questione posta dal Tar rispetto alle discriminazioni, risultando, nel contesto politico, di fatto "aggressiva" nei confronti dei diritti dei non cattolici.

4
10 Set 2009
alle 18:29

civis romanus sum

In pratica alla luce di queste ultime pretese dei terroristi talebani, si sta facendo luce piena sul più grande, feroce, indiscriminato e infame licenziamento di massa della storia della Repubblica.

Questa ciellina nipotina di prete delinquente Gelmini cerca di far spazio all'esercito di preti pronti a colonizzare (evangelizzazione la chiamano ) la scuola pubblica con la loro abietta subcultura antiumana.

Con la stessa si rimpinguano al contempo le casse dei ladri banchieri, storicamente in mano anch'esse ai preti cattolici, in difficoltà per la crisi da essi stessi scatenata per i loro imbrogli e latrocini, come vuole il ladrone padano tremonti, che poi se ne lagna ipocritamente e viscidamente come vorrebbe a scanso della futura e immancabile resa dei conti, e si avvantaggiano le loro scuole crociate, libere ormai di accogliere nuovi clienti, per l'evidente deperimento della concorrenza, ma illuse di ingrassarsi ancora alle spalle di un paese ormai allo stremo per la mancanza di quelle risorse troppo a lungo da loro razziate.

E il nano mafioso ( come diceva Bossi, a scanso querele) prometteva ancora poco tempo fa, un milione di posti di lavoro per un nuovo miracolo italiano. 

Qualcuno gli farà pagare tutto questo, molto presto, e saranno proprio coloro che fino ad oggi soggiogati e succubi del loro terrorismo fascio e crociato, apriranno gli occhi di fronte all'abisso di ignominia da loro spalancato.


 

3
10 Set 2009
alle 13:24

civis romanus sum

,,, Se non c'è mai il dubbio, non è possibile nessun dialogo che comprenda le ragioni degli altri. 

Da incorniciare.

E mentre il cuore e la ragione discutevano, il dubbio sedeva tra loro ( Salvaneschi ) e il dubbio cresceva con la conoscenza (Goethe).

Ora vaglielo a spiegare ai preti del sommo valore umano del dubbio.   

2
10 Set 2009
alle 12:51

Ivan

Alla base della questione c'è l'essenza della filosofia cattolica: la ragione e la fede si integrano pienamente, ciò che insegna la Chiesa è pienamente razionale ecc.

Però se uno ragiona in maniera un po' diversa, ragiona male.

La competenza della Chiesa va oltre la fede e la dottrina; il teologo può stabilire anche ciò che vale filosoficamente.

Da questa pretesa scaturisce che un insegnamento religioso non di parte è impossibile.

Ma come la mettiamo con le altre materie d'insegnamento di tipo culturale?

Per esempio, un docente di italiano dovrebbe comunque dire che Leopardi è un grande poeta, ma le sue idee sono sbagliate?

Perché non può dire che ha ragione?

Chi ha il diritto di stabilire la ragione o il torto nelle teorie filosofiche?

Per la storia, come la mettiamo? Ogni docente deve dire, per forza, che Lutero ha sbagliato, che il Comunismo è una dottrina aberrante ecc. 

E' tutta l'impostazione, amio avviso, da rivedere.

Seguire Cristo non implica l'intolleranza per chi fa scelte ideologiche diverse.

D'altra parte che razza di dialogo si può intrattenere con altre religioni o con atei se si parte dalla sicurezza della propria sintesi di fede e ragione?

Se non c'è mai il dubbio, non è possibile nessun dialogo che comprenda le ragioni degli altri. 

1
10 Set 2009
alle 12:04

civis romanus sum

Ringalluzziti dal totale asservimento dei politicanti italiani, i gerarchi vaticani, in pieno delirio di onnipotenza, dettano legge anche oltre i confini del nostro Paese. Con una differenza, che nei paesi seri, anche se a maggioranza cattolica, questa pretesa a tutti gli effetti "talebana" non verrà tenuta in nessuna considerazione. In Italia invece già si mobilitano i catto-talebani della politica ( la ministra fascio-ciellina, nipotina di prete infame, ex galeotto per truffa di nuovo indagato per molestie sessuali, tale Gelmini, si è prontamente messa ginocchioni per compiacerli e servirli ) per rendere obbligatoria l'ora di religione, nel totale disprezzo della facoltatività stabilita dal Concordato e dell'ultima sentenza del TAR che relegava giustamente nelle fogne i loro insegnanti di panzane per allocchi superstiziosi, pagati da noi ma scelti da un prete.

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