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Cristiani crocifissi in Sudan: l'appello dei Vescovi africani per la pace.

Venerdì 16 Ottobre 2009, 12:31 in Cronaca di

La de­nuncia arriva dal vescovo locale, monsi­gnor Eduardo Hiibiro Kussala, che ha raccontato il tragico episodio di violen­za che segnala, una volta di più, la dram­matica situazione del Sud Sudan alle pre­se con la recrudescenza di violenza e in­stabilità sociale sulla quale si innestano i raid dei ribelli ugandesi.

Il Vescovo ha raccontato all’isti­tuzione Aiuto alla Chiesa che Soffre che nelle scorse settimane – il rapimento è avvenuto a metà agosto, ma le difficoltà di comunicazioni hanno permesso solo adesso di far conoscere fuori dal Sudan i macabri particolari del blitz che era pas­sato sotto silenzio – un folto gruppo di miliziani dell’Lra ha fatto irruzione nel­la chiesa di Nostra Signora della Pace nel­la città di Ezo, sul confine tra Sudan, Re­pubblica Centrafricana e Congo. 

I cristiani, prima rapiti, sono stati crocifissi.

Dapprima - riferisce il quotidiano Avvenire - è toccato ad un ra­gazzo, trovato attaccato ad un albero: il suo corpo senza vita era orrendamente mutilato. Quindi è stata la volta di altri sei sequestrati: chi ne ha scoperto i cadave­ri ha descritto la scena come la «parodia di una crocifissione», con le vittime legate su assi di legno inchiodati a terra.

Purtroppo però la situazione in Africa per i cristiani sembra essere ancora più precaria, e non sembra essere quest'ultimo un caso isolato.

Il vescovo infatti, ha rac­contato le tristi condizioni dei suoi fede­li: «La gente viene da me con la soffe­renza negli occhi, chiedendomi di fare qualcosa e di riportare a casa i loro figli e nipoti rapiti».

Nelle mani dei miliziani ci sarebbero infatti altre persone, specialmente bambini e ragazzi.

Nonostante tutto ciò, la posizione della Diocesi Africana di Mons. Kussala è quella della pacificazione a tutti i costi.

Riferisce sempre Avvenire.

  In risposta al nuovo atto di violenza che ha preso di mira la comunità cattolica, monsignor Kussala ha indetto tre giorni di preghiera e peni­tenza: all’evento hanno preso parte oltre 20mila fedeli. «Pensavo che potes­se venire molta gente, ma sono arrivate il doppio delle persone previste. È stato un incontro impressionante», ha com­mentato Kussala.

Speriamo che la pace abbia davvero la meglio....

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6 commenti
6
19 Mar 2011
alle 22:04

Ali e no

Ciao Benito! :-))))

Eri proprio di corsa, eh? La visita del dottore più o meno, eheheh.

5
19 Mar 2011
alle 17:46

BENITO

CIAOOOOOOOOOOOOOOOOO

4
17 Mar 2010
alle 14:52

Alieno

17/03/2010 10:41
IRAQ
Mosul, nuova esecuzione mirata contro un cristiano irakeno


Sabah Yacoub Adam, 55 anni, sposato e padre di un bambino, è stato freddato a colpi di pistola. Egli era proprietario di una vetreria e abitava nella zona araba della città. Alle elezioni parlamentari si profila un testa a testa fra Allawi e al-Maliki. Scrutinate l’80% delle schede.

Baghdad (AsiaNews) – Nuova esecuzione mirata contro un cristiano irakeno a Mosul, nel nord dell’Iraq. Questa mattina un commando armato ha ucciso un commerciante di 55 anni, sposato e padre di un bambino. Intanto la Commissione elettorale irakena ha scrutinato l’80% dei voti. Secondo una proiezione stilata dall’Afp, si prospetta un testa a testa fra Allawi e al-Maliki, con un leggero margine di vantaggio per l’ex premier, salito al potere dopo la caduta di Saddam Hussein.L’omicidio è avvenuto questa mattina nel quartiere di al Saa, nei pressi del monastero dei padri domenicani. Sabah Yacoub Adam, 55 anni, sposato e padre di un bambino, è stato freddato a colpi di pistola. Fonti di AsiaNews a Mosul riferiscono che egli era un caldeo praticante, proprietario di una vetreria e abitava nella zona araba della città, alla sinistra del fiume Tigri.  L’esecuzione mirata di oggi è solo l’ultima di una lunga striscia di sangue, che ha costretto centinaia di famiglie cristiane a fuggire dalla città, in direzione della piana di Ninive o all’estero. Una spirale di violenza che è cresciuta nelle settimane che hanno preceduto le elezioni parlamentari del 7 marzo scorso, tanto che mons. Emil Shimoun Nona, arcivescovo caldeo di Mosul, aveva parlato di “una Via Crucis che non finisce mai”.Nel frattempo prosegue il conteggio dei voti della Commissione elettorale irakena, giunta all’80% delle schede scrutinate. Da una proiezione diffusa ieri dall’Afp emerge il testa a testa fra l’attuale premier Nouri al-Maliki e l’ex Primo Ministro ad interim Ayad Allawy, capo del governo fra il maggio 2004 e aprile 2005.La proiezione assegna alle liste dei due candidati 87 seggi, sui 310 dei quali è composto il Parlamento irakeno. L’Alleanza nazionale irakena, che raggruppa i partiti religiosi sciiti, segue in terza posizione con 67 seggi e la lista che unisce i due grandi partiti curdi conquisterebbe 38 seggi. Dei 310, ne vanno riservati 15 alle minoranze religiose del Paese, fra cui la cristiana.In base al numero di voti ottenuti, il blocco laico che sostiene Allawi – la lista al-Iraqiya – ha raccolto 2.102.981 consensi, con un margine di 8.984 voti di vantaggio sulla coalizione guidata da al-Maliki, lo State of Law (2.039.997). I partiti religiosi sciiti hanno conseguito 1.597.937 voti e il blocco curdo 1.132.154.L’attuale premier Nouri al-Maliki registra i maggiori consensi a Baghdad, il bacino più consistente nell’assegnazione dei seggi, e in sei regioni a maggioranza sciita. Allawi, invece, pur essendo un musulmano sciita ha un ampio margine di vantaggio in quattro regioni a maggioranza sunnita. La visione laica e il sostegno di sunniti e sciiti hanno premiato il programma proposto dall’ex Primo Ministro.(DS).
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19 Ott 2009
alle 14:42

Alieno

Ai fratelli africani la nostra preghiera, il nostro ringraziamento, il nostro incoraggiamento a resistere senza cedere la propria fede, una fede che conosce da 2000 anni il martirio, ma non lo invoca, auspica la pace senza rinunciare alla fede: è la testimonianza autentica che purtroppo opera perché i nemici della cristianità, trasformino cristiani in martiri.

Ma ai fratelli africani non va solo la nostra preghiera ed il nostro ringraziamento: va anche la testimonianza della nostra attenzione per la loro sorte, il nostro affetto, la nostra tutela.

La riflessione, il tema di discussione, perché escluderlo? Perché non deve essere un tema di discussione quando si trucidano cristiani, si perseguitano? Non si capisce.

Non sempre ragiono in termini di politica o solo in termini di politica e però era una riflessione laicissima la mia, alla portata di tutti e non si capisce perché mai fare eccezione se si tratta di cristiani perseguitati, di tutela di cristiani, perché mai non possa essere tema di discussione, quando tu, da quando ti conosco, continuamente fai ragionamenti anche di ordine laico, politico per i temi più disparati: dal divorzio all'eutanasia, dall'Islam alle espressioni del card. che ti è meno simpatico o del Papa stesso.

Talvolta ragioni nei termini della questione di fede, altre no e del resto io non ho mai visto in questo un motivo di critica, perché le interazioni tra fede e politica non sono escludibili: la fede si occupa dell'uomo e non solo della sua dimensione spirituale, anche in modo concreto (è il caso dei temi come l'aborto o l'eutanasia per esempio), la politica si occupa dell'uomo ugualmente e certo privilegiando la dimensione materiale, ma prevedendo la dimensione spirituale dell'uomo e concetti anche astratti, come il benessere, la libertà (anche di culto) e ciò è attestato anche dal più solenne atto e documento politico che abbiamo: la Costituzione.

Viene però il dubbio che una riflessione, una discussione sul tema, a te dia fastidio e vale la pena di chiedersi perché. Anzi, ti invito a spiegare come mai non basta una preghiera per coloro che contestano una cultura che porta con sé una radice cristiana e cattolica, anche da cattolici, macché: non ti basta dire "preghiamo per il Papa" che secondo te sbaglia, come non ti bastano un ringraziamento ed una preghiera per un cardinale che magari ti resta più simpatico ed invece affronti la discussione, il tema, con grande impegno e passione.

Viene il sospetto che tu abbia paura. Paura che l'occasione di un tema simile possa spostare l'attenzione tematica da dove la vorresti e dove da quando entro qui, le preghiere non ti bastano e discuti (legittimamente per quanto mi riguarda) eccome se partecipi ai temi di discussione senza porre una questione di principio sul merito liquidando il tutto con una preghierina.

Ed allora, ti invito a non avere paura, ad avere coraggio, coraggio di pregare anche sui tetti, di ringraziare oltre 2000 anni di cristianità anche con la partecipazione alla discussione che sempre i cristiani hanno avuto, fin dalla nascita delle prime comunità, ponendosi inevitabilmente anche riflessioni che invadono il campo laico, politico, cioé del governare e del costruire una società.

E la fede non rimane confinata in una dimensione marginale, con una lettura che a volte in passato, mi sembra ti piaccia particolarmente: privata ed intima, non sociale e sempre subordinata a tutto il resto (letture materiali, politica, altri culti).

Ma la missione cristiana è una missione UNIVERSALE e, per quanto mi riguarda, fa a pugni con la tua pretesa di marginalizzazione.

Quando Paolo (e su Pietro e Paolo si fonda la Chiesa) fa il suo viaggio missionario, si rivolge decisamente ai pagani.

I cristiani sono chiamati da Dio ad essere luce delle genti.

Ma non sono stupito di certi atteggiamenti attuali, anche presso i cattolici: spesso la Parola è rifiutata da coloro dove ci si aspetterebbe che sia accolta ed al contrario, può essere accolta da chi non ci aspetteremmo mai e riteniamo che non possa esser idoneo.

E' proprio con Gesù che comincia questo accadimento, i primi che diventano ultimi e viceversa, peccatori che diventano apostoli, farisei che meditano di umiliare ed uccidere Gesù.

San Paolo si rivolge dunque ai cristiani che vengono dal paganesimo e con loro, si rivolge a tutti, ricordando che bisogna "perseverare nella bontà di Dio" (Rm 11,22), restare in quella grazia e solo in tal modo possiamo avere la possibilità e la speranza di essere quanto Dio ci chiede: luce del mondo, speranza tra gli uomini.

E la storia della Chiesa parla naturalmente anche di autorità, di potere.

Paolo per esempio, ha delle discussioni con Pietro, gli rimprovera il modo di agire, ma non mette il discussione la sua aturotà del capo del collegio apostolico e della Chiesa.

A risolvere il problema della libertà nei riguardi della legge giudaica poi fu la riunione degli apostoli e degli anziani, che si tenne a Gerusalemme, nella quale Piero svolse ruolo eterminante. Discussione lunga che vide opporsi Paolo e Barnaba ad un buon numero di farisei convertiti che volevano necesssaria la circoncisine per tutti i cristiani, anche per coloro che venivano dal paganesimo.

Fu decisivo l'intervento di Pietro, (dell'autorità, del potere, ecc) in un passaggio essenziale per lo sviluppo della Chiesa e per l'Unità della comunità cristiana.

Il cristianesimo promuove il progresso dell'umanità ed io non ho motivo di non condividere che non sia tema di discussione il fatto che a questo progresso qualcuno si opponga e ponga ostacoli continuamente, tentando di far divenire marginale quella promozione tra gli uomini, anche da qua.

E sarebbe senz'altro ingrato per coloro che han subito martirio per la loro fede in Dio, per l'odio e la violenza di chi professa altri culti e prega altre divinità, avendo scatenato un armageddon, anzi, una jhiad contro tutti che da loro si distinguono e tra gli uomini promuovono un progresso, come fa il cristianesimo, con alle spalle una storia ricca di sacrifici e devozioni per cui certamente possiamo ringraziare, pregare ed incoraggiarci a portare avanti il testimone.

Prendi per esempio San Bonifacio, battezato come Winfrido: apostolo tra i pagani, attivo nel lavoro di evangelizzazione e di organizzazione della Chiesa, favorendo fondazione di monasteri (maschili e femminili), celebrando Sinodi, affinché il faro della fede e della cultura umana che la nostra fede rappresenta, si irradiasse.

Il 5 Giugno del 754 fu assalito da una banda di pagani e trovò la morte e così poté scrivere un suo biografo: "Il Santo Vescovo Bonifacio può dirsi padre di tutti gli abitanti della Germania, perché per primo li ha generati a Cristo con la parola della sua santa predicazione, li ha confermati con l'esempio ed infine ha dato per essi la vita, carità questa di cui non può darsi maggiore (Otloho, Vita S. Bonifatii).

Qual'era il messaggio dell'attività intensa di questo Santo?

La centralità della Parola di Dio, vissuta fino al martirio, correndo anche dei rischi.

Il frutto di quell'intensissimo impegno ed ingegno fu un saldo spirito di coesione, congiunengo Roma all'Inghilterra, la Germania, la Francia, ponendo in misura decisiva, determinante, quelle radici cristiane dell'Europa che oggi, perfino certi auto-dicenti cattolici rinnegano e vogliono marginale, vana o insignificante.

E non è un buon modo di ringraziare.

Alieno

 

2
19 Ott 2009
alle 11:13

Charles Darwin

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.  (Mt 5, 11-12)

prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. (Lc 21,12) 

Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi (Gv 15,20)

Ti domandi:

Tocca confermare che i cristiani perseguitati non sono un tema interessante di cui discutere nemmen per alcuni cristiani.

Non è nemmen la prima volta che l'osservo, aspettando a scrivere per contare i commenti.

E come in altre occasioni, tocca fare osservazioni

Ci si potrebbe anche domandare: come mai da noi i cristiani amati, riveriti, temuti e ripspettati occupano invece i primi posti ? Continui a ragionare in termini di politica e potere, senza nemici e contrapposizioni il tuo Cristo non si sa bene che fine farebbe. Eppure il Vangelo non fa che parlarci di testimonianza personale e sacrificio di sé in nome dell'Amore, addirittura si rifiuta esplicitamente come patto con il demonio la prospettiva del potere. Ai fratelli africani la nostra preghiera ed il nostro ringraziamento (non un tema di discussione).

1
18 Ott 2009
alle 12:25

Alieno

Tocca confermare che i cristiani perseguitati non sono un tema interessante di cui discutere nemmen per alcuni cristiani.

Non è nemmen la prima volta che l'osservo, aspettando a scrivere per contare i commenti.

E come in altre occasioni, tocca fare osservazioni:

1) Nel post non appare la parola Islam. Eppure a crocifiggere cristiani (ed autori di persecuzioni ed escalation di violenza in quel teatro) sono milizie islamiche.

2) Non appare neppure la sigla Al Qaeda. Eppure è lo stesso mons. Hiiboro Kussala che nell'intervista del 15 Ott che ce lo conferma, casomai qualcuno avesse dubbi dicendo, cito un passaggio dell'intervista:

D. – Si verificano anche attacchi contro la comunità cristiana?

R. – Sì. Il 13 agosto scorso, i ribelli sono entrati nella chiesa della mia parrocchia ed hanno preso tante persone in ostaggio. Mentre fuggivano nella foresta, ne hanno uccise sette: li hanno crocifissi agli alberi. Si verificano tanti drammi come questo. Alcuni di loro sono stati istruiti da al Qaeda in Afghanistan: sono contro la Chiesa. Il progetto è intimidire i cristiani.

capito come girano le cose?

La consegna mediatica è minimizzare la questione "Islam", poi c'é chi esagera e non ne parla proprio.

Egualmente, il riferimento ad Al Qaeda, per alcuni, non piace perché mette in rilievo la ragione dell'intervento occidentale in Afghanistan dove ha base e dove è stato spostato lo scenario dello scontro: a casa di Al Qaeda.

E d'altra parte, consapevoli che lo scenario di Al Qaeda è tutto il pianeta nella guerra micidiale che questa ha dichiarato a tutta l'umanità che non vuole adeguarsi alle sue regole coranico- fondamentaliste e jhadiste.

La politica strategica di poter affiliarsi ad Al Qaeda in una sorta di franchising internazionale è una strategia che non lascia scampo dove si abbassa la guardia, c'é debolezza (per non parlar di connivenze ed affinità naturali).

Ed allora forse questo post, che non cita né l'Islam, né Al Qaeda che sono elementi essenziali della questione di cui si riporta notizia (praticamente è notizia mutilata nel contesto e nelle ragioni), forse non meriterebbe davvero commenti.

Il contesto per esempio, è il Sudan spaccato in due dove in una parte, nel Nord c'è una prevalenza araba che ha imposto la legge coranica, la sharia; ed il Sud invece è altro (cristiano animista).

La conquista del continente africano per il jhadismo coranico e la sharia è cominciato da un pezzo e però non se ne parla granché. Gli accordi di pace del 2005 avevano stabilito che entro il 2010 dovrebbero svolgersi elezioni politiche e nel 2011 è stato fissato un referendum per l'autodeterminazione del Sud.

Sono appuntamenti ora a ridosso, a scadenza, ma i termini lunghissimi previsti hanno visto da una parte la mancanza di volontà della comunità internazionale ad occuparsi della faccenda e dall'altra l'inasprimento delle violenze da parte di vari gruppi ribelli legati alla cultura del Corano e della Sharia che con la logica del terrore, della persecuzione, imperversano per condizionare i due appuntamenti che dicevo, tra l'altro, con scadenze fissate in termini lunghi ed inaccettabili.

I ribelli, sempre più feroci, ricevono aiuto dal governo islamico del Nord del Sudan, sono tutti armati.

Riprendo passaggi dall'intervista a Mons. Kussala:

R. – Questi ribelli, a nostro modo di vedere, stanno ricevendo aiuti da parte del governo del Nord. Tutti hanno fucili, armi … Credo ci sia la volontà di lasciare il Sud Sudan in difficoltà perché non abbia quella pace necessaria per preparare il referendum che è previsto per l’anno prossimo.

D. – Si verificano anche attacchi contro la comunità cristiana?

R. – Sì. Il 13 agosto scorso, i ribelli sono entrati nella chiesa della mia parrocchia ed hanno preso tante persone in ostaggio. Mentre fuggivano nella foresta, ne hanno uccise sette: li hanno crocifissi agli alberi. Si verificano tanti drammi come questo. Alcuni di loro sono stati istruiti da al Qaeda in Afghanistan: sono contro la Chiesa. Il progetto è intimidire i cristiani.

D. – Vivere il Vangelo è una scelta difficile: si può andare incontro al martirio …

R. – Sì. Noi viviamo proprio in questo senso, perché stanno uccidendo la gente, bruciano le loro case, le chiese: questo è martirio.

D. – I cristiani hanno paura di vivere la loro fede? Lei come pastore ha paura di operare nella sua diocesi?

R. – Paura, sì: perché i ribelli continuano ad uccidere la gente. Questa è la nostra paura. Ma noi non vogliamo morire: tutto questo rafforza la fede della gente, la gente continua a venire in chiesa.

D. – Ed essere un segno di pace e riconciliazione, è anche questo testimoniare il Vangelo in una terra che perseguita i cristiani?

R. – Sì: questo è il nostro motto, continuare a vivere la riconciliazione e la pace. Dopo sei secoli, il cristianesimo è stato praticamente distrutto nel Nord del Sudan, e noi ne soffriamo in nome del Signore.

La possibilità cristiana è già stata distrutta nel Nord Sudan, annientata dal Corano e dalla sharia, con la violenza.

Ora tocca al Sud.

Invocano aiuto i cristiani nel Sud Sudan, ma la comunità internazionale sta a guardare perché nella comunità internazionale ci sono soggetti, come la Cina, che hanno tutto l'interesse a continuare favorevoli mercanteggi coi criminali del pianeta e tra questi, il governo islamico del Sudan.

Non è che la gente comune possa fare moltissimo, in Occidente, quando si decidono strategie globali dove il Sudan, per esempio, riscuote la protezione di soggetti interessati a farci affari lucrosissimi, chissenefrega delle persecuzioni e della violenza, gli affari sono affari.

Oltre la preghiera, sarebbe importante far emergere dal basso un sentimento di condanna che non abbia timore di individuare i responsabili e dunque è necessario riportare informazioni con maggior completezza di dati.

Nella fattispecie, rinunciare a nominare Al Qaeda o la parola Islam per disegnare lo scenario, il problema ed eventualmente suggerire strategie o anche solo una concreta volontà di trovarne, sarebbe il minimo per non rendersi più o meno consapevolmente complici o utili idioti per Al Qaeda e per l'ISlam fondamentalista jhiadista che porta la sharia criminale nel mondo, legittimando la violenza e la crudeltà di cui, in questi giorni, abbiamo assaggio, ma non è né l'inizio, né la fine.

E' importante farlo anche perché l'Islam stesso si ponga con urgenza e chiarezza, a voce altissima, ufficiale, una riflessione e converga sulla condanna senza lasciare ombre e dubbi a riguardo.

 

 

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