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Nov 09 9

Il crocifisso che parla all'uomo: ecco perchè deve tacere.

Pubblicato da don Paolo Padrini alle 09:40 in Riflessione


Vi propongo, questa mattina, una riflessione di Paolo Bustaffa - direttore del SIR, sul tema del crocifisso nelle aule scolastiche e nei luoghi pubblici.

Buona lettura.

 

CROCIFISSO - Il silenzio e la parola
Tace oppure ha un linguaggio diverso?

"Un giorno, mentre dipingevo all'esterno il muro di una casa a Skhodër, tracciai come al solito il piccolo segno di croce prima di cominciare a prendere il cibo su un mucchio di pietre. Una fanciulla di cinque anni che mi guardava lavorare si avvicinò e mi disse: 'No, no! Non è così! Devi fare il segno di croce prima sulla fronte, poi sul petto a sinistra, a destra e per finire unire le due mani!'. Domandai a questa fanciulla: 'Chi ti ha insegnato a fare il segno di croce?'. Ella mi guardò e rispose: 'Mia madre'".
L'incontro è raccontato da Leon Kabashi, un francescano condannato ai lavori forzati e sopravvissuto al massacro di vescovi, preti e laici, avvenuto in Albania dal 1944 al 1991 durante il regime di Hoxha.
La sua storia, con altre ancor più tragiche, é nella raccolta di testimonianze "Hanno voluto uccidere Dio" (Ed. Avagliano, 2007), curata da Didier Rance.
Accanto a questo libro il testo della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo con la quale, il 3 novembre, viene chiesta la rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici.
Una madre italiana chiede a una Corte di rimuovere il crocifisso perché teme per la libertà dei figli e una madre albanese insegna a fare bene il segno della croce perché vuole la libertà dei figli.
Si aprono domande e riflessioni.
Popoli interi nella storia europea, e non solo, si sono rivolti al crocifisso nei momenti di disperazione, sofferenza, distruzione.
Vi si sono aggrappati.
Hanno avvertito una presenza silenziosa nell'attraversare la notte e il deserto.
L'Europa non è nella sentenza di una Corte e la stessa Unione europea ha dato un primo segnale di distanza, l'Europa è nella gente che domenica scorsa affollava la cattedrale di Budapest dove veniva proclamato beato il vescovo martire Meszléni. L'Europa è nella gente che pone il crocifisso nella propria casa come lo pone all'incrocio delle strade, nel centro delle piazze e davanti ai cancelli dei cantieri navali di Danzica, l'Europa - e il mondo - è nei milioni di giovani che si preparano a incontrare Benedetto XVI a Madrid.
Questa Europa sa che il silenzio del crocifisso non è assenza di parole.
Il crocifisso non tace, parla con un linguaggio così diverso ma così diretto al cuore e alla mente che anche i sordi lo odono.
Il crocifisso non ha parole, è egli stesso parola: dentro la storia e dentro la cultura.
Presenza che ha fatto nascere domande non solo in scrittori, poeti, filosofi, scienziati ma anche in persone umili, emarginate, indifese. Negli stessi bambini.
Ogni domanda contiene il desiderio o l'attesa di una risposta.
Forse l'inquietudine di una ricerca e la serenità di un Incontro, come il crocifisso propone, danno fastidio a una Corte.
Il crocifisso, infine, è posto sulle vette delle montagne come è posto sulle vette dei pensieri.
Raggiungere le grandi altezze è fatica per tutti, credenti e non credenti ma è a quelle altezze che avviene l'incontro con la Bellezza.
La cultura è sempre stata compagna di cordata della fede nella salita verso la cima, verso la verità, e il crocifisso è sempre stato la bussola che, in tempi e modi diversi, ha indicato la direzione del comune cammino.
Non si è mai imposto con la forza e un Papa ha chiesto perdono per coloro che nella storia lo hanno tradito usando la violenza per farlo conoscere.
Il crocifisso ha sempre voluto essere il volto della libertà più alta, quella che porta a rinunciare a se stessi per fare spazio agli altri fino alle estreme conseguenze.
Di tutto questo una donna italiana e una Corte europea non si sono accorte ma se ne è accorta l'Europa della gente, l'Europa della cultura, l'Europa delle radici cristiane, perfino l'Europa delle istituzioni.
È questa Europa che Benedetto XVI chiede ai cattolici e a ogni persona di buona volontà di costruire con un sussulto di impegno culturale e politico perché, alla pur doverosa denuncia di inadempienze e di lacune delle Istituzioni, si accompagnino, con la memoria, un pensare e un agire che sostengano l'Europa nel rispondere alla sua vocazione alla vita, alla pace, alla giustizia.

Paolo Bustaffa

 

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Commenti

1. Charles Darwin, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 10:55

Molto bello il racconto. Verrebbe da commentare: il crocifisso é un segno di libertà quando percepiamo il nostro limite ed il nostro bisogno, diventa un simbolo di potere e oppressione quando percepiamo la nostra autosufficienza: beati i poveri perché di essi é il regno dei cieli.

Noi tutti che siamo ricchi e fortunati sì da scrivere su internet, quando ne facciamo un segno della nostra cultura, arte ed identità forse lo stiamo facendo tacere per sempre dentro le nostre coscienze e forse é nei confronti di questo segno del nostro potere, non al crocifisso (che non conosce perché nessuno lo testimonia), che si ribella una madre quando si appella alla corte europea. Ieri sera con altri, cattolici e no, sono entrato in un campo Rom di cui é annunciato lo sgombero. Ho visto i ratti che giravano tra le baracche e ho udito madri (già viste lavare i panni nel Lambro, forse uno dei corsi d'acqua più puzzolenti d'Italia), raccontare dei figli che si svegliano la mattina quando si sentono rosicchiare i piedi. Uno sgombero cieco: puro atto di potre senza nessuna preoccupazione di cercare alternative, a dispetto di una realtà di quartiere mobilitata per l'inserimento dei bambini nelle scuole (con noi erano anche gli insegnanti e le maestre). Se questo é un uomo ... ho visto Cristo crocifisso.

2. Pinco, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 13:47

Fa rabbia sentire i potenti che difendono il crocefisso nelle aule e poi gli stessi potenti che permettono che uomini come quello descriitti da CD qui sopra, vivano in quelle condizioni e che anzi siano strumento per dimostrare la forza del potere nel momento in cui ha bisogno di fare bieca propaganda. 

davanti a queste cose fa quasi sorridere il problema del crocefisso nelle aule, però è prorpio da lì (nelle aule) che secondo me dobbaiamo ripartire; solo Cristo ci salva, solo Lui salva quei rom, solo amando il prossimo come Lui ha amato noi possiamo dare una spernaza anche ai rom.

Ed il Cristo, colui che ci salva e ci rende liberi, l'unico ad avere questa forza e capacità, perciò deve rimanere là, innanzi a noi: nelle aule, sulle vette, nei fondali marini, la speranza deve essere visibile sempre !!

Questo è il mio pensiero

Saluti

3. civis romanus sum, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 14:20

Nel frattempo aumenta il numero dei sindaci che vogliono multare con 500 euro chi volendo far valere un proprio diritto vuole togliere il crocifisso : da quello di Ostra Vetere (AN, a capo di una giunta di centrodestra) a quello di Scarlino (GR, a capo di una giunta di centrosinistra).

Nessuna multa invece per chi, come Lotta Studentesca (movimento vicino a Forza Nuova), con un atto di forza ha appeso ieri centinaia di crocifissi in alcune scuole di Roma: secondo il loro portavoce, il crocifisso sarebe “un simbolo chiave in cui si identificano centinaia di migliaia di studenti italiani ai quali verrebbe certamente commessa una violenza e per i quali verrebbe violato un diritto assoluto”. In pratica le stesse squadracce fasciste che lo impossero nelle classi negli anni venti ora ritornano a imporlo con la stessa arroganza che li distingueva allora.

Da rilevare in questa isteria procrocifisso  quanto accaduto ieri pomeriggio in tv:

Domenica in Arena (RAI 1) e Domenica Cinque (Canale 5) hanno dedicato un approfondimento alla sentenza della Corte Europea. E’ stata data la parola al socio UAAR che ha dato origine al ricorso: assieme ai propri figli ha testimoniato le minacce, anche di morte, ricevute negli anni per la semplice ragione di chiedere uno stato laico e civile. (In questa trasmissione di rilievo la figura da mentitore del prete presente che volendo accreditare la falsità dell'esistenza di una legge per gli abusi clericali cattolici contro la libertà di religione è stato pubblicamente smentito). A Domenica Cinque la trasmissione è degenerata poi in una vera e propria bolgia, con cori da stadio dei sostenitori del crocifisso e Daniela Santanchè a definire “pedofilo” Maometto.

Fonte Uaar.

Un omaggio invece va alla teologa che, contro il parere dei gerachi vaticani e dei loro scherani mediatici, ha dato prova di coraggio morale e intellettuale affermando che il significato del crocifisso è solo ed esclusivamente religioso e che trasformarlo in un simbolo di cultura e di tradizione per poterlo affiggere nei pubblici edifici è soltanto un volgare imbroglio.

4. Luis, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 17:13

Vista questa schiacciante levata di scudi, anche bipartisan, a favore del crocifisso, viene proprio da pensare che non siamo di fronte ad un simbolo solamente religioso, ma ad un qualcosa che richiama i valori universali propri di ogni uomo.

In ogni caso il fatto che l'esposizione di un crocifisso limiti la libertà personale, mi sembra una vera sciocchezza.  

5. Charles Darwin, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 17:49

Oppure la schiacciante levata di scudi potrebbe voler dire che é oggi solo un simbolo tranquillizzante ma senza peso e significato, perché chi significati doveva mettercene dentro (io, te, noi credenti) ha lasciato che divenisse una vuota icona da idolatrare (ed il richiamo di civis al comandamento di Mosé diventerebbe reale). Un'icona che avendo assunto troppi significati rischia di perdere il suo unico vero senso di scandalo e stoltezza (S Paolo). Lo dico senza vera convinzione (anch'io amo le tradizioni, l'arte e la cultura che formano la mia identità), ma come amarissima riflessione.

6. Alieno, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 19:10

"(..,)l'Europa è nella gente che domenica scorsa affollava la cattedrale di Budapest dove veniva proclamato beato il vescovo martire Meszléni."

Quell'Europa è anche, oggi, a festeggiare la liberazione di Berlino Est e la caduta del suo muro ideologico, che in sintesi facciamo corrispondere con l'epilogo della fine della guerra fredda e della cortina di ferro.

Tra i fautori di quella lunga resistenza che infine oggi può festeggiare, ci sono popoli che hanno resistito anche con il loro crocifisso ed è riconosciuto da tutti il forte contributo dato, in tutto questo, dalla Chiesa Cattolica e l'accorata attività Vaticana sotto la guida del Papa Giovanni Paolo II, originario della polonia, una terra ed un popolo che aveva una forte vocazione ed identità cristiana e cattolica che è stato tremendamente oppresso dall'ideologia dell'Internazionale Socialista e dal comunismo.

La stessa ideologia che ha tolto dai luoghi pubblici quel crocifisso di cui si parla, volendolo far tacere perché al suo posto ci fosse il nulla, il vuoto, destrutturando la sua identità e tradizione, perché un uomo con identità debole e non strutturata, un uomo che perde la sua storia, è un uomo debole e con meno risorse e dunque ottimo "cliente", ottimo "acquirente", ottimo "consumatore", anche di ideologie, come quella anti-cristiana del comunismo e del socialismo internazionale, che proposero la grande illusione, tutt'ora respirabile negli effetti culturali devastanti, della superiorità della "morale laica", anche se tutti abbiamo potuto vedere che in realtà, era una morale laicista dietro il paravento d'una laicità.

Tuttavia il crocifisso è sopravvissuto nei cuori più saldi, nelle fede più forti e soprattutto, nelle fede più semplici come forza e dunque il progetto di scristianizzazione si è compiuto ed al contempo è fallito, un risultato a metà.

Da ricordare che il comunismo, il socialismo internazionalista, così come il materialismo razionalista, affonda le radici nell'esoterismo e nella massoneria che gioca la sua grande partita "globalista" da almeno 2 secoli.

E lo scopo della massoneria è e resta quello di destituire e sostituire nel cuore dell'uomo la fiducia nella Chiesa Cattolica perché è ritenuta la più potente, efficace, salda portatrice del messaggio di Cristo da proporre al cuore degli uomini, mentre per la massoneria e loro derive (affiliati o strumentalizzando efficaci ideologie decristianizzanti), c'é il progetto universale della fratellanza in cui il riconoscimento è tanto nella negazione di Cristo che nell'affermazione del supremo assoluto Architetto creatore: Lucifero, Satana, che si propone appunto come vero amico dell'uomo e nel suo interesse operante.

E quei tanti progetti sposati dalla massoneria anti-cristiana, inutile negarlo, di risultati ne hanno ottenuti di notevoli, tanto che oggi anche nella Chiesa, c'é chi fatica a riconoscere queste forze in gioco e perfino per molti preti, il materialismo razionalista risulta più affascinante della proposta cristiana e non a caso, si vergognano un po' della propria fede, cercando di attualizzarla per avere un facile consenso dagli uomini, confondendoli ancora di più anziché guidarli e dunque si comportano come se fossero ideologi, teosofi o anche riducendo la fede ad una originale, colorata seduta dallo psicanalista oppure una riunione sindacale o autogestita in un centrosociale.

Per i cristiani ed i cattolici, anche i più splendidi che portano avanti la fiaccola della cristianità nel mondo, tra gli uomini, con la fede più semplice, è arrivata l'ora del conforto, dell'incoraggiamento, non siamo soli, non lo siamo mai stati, la cristianità è forte di coraggiosi testimoni, martiri, campioni.

Dinanzi alle questioni gravissime che si affrontano nel nostro Paese e nel progetto Europa, dinanzi alle grandi questioni dell'uomo, a quelle etiche, ai valori non negoziabili, è il momento della responsabilità dinanzi alle continue aggressioni, al tentativo di rubarci il terreno confinandoci nella marginalità silenziosa e mutilata nella possibilità partecipativa, espressiva, volendo deligittimare la nostra proposta perché altre non abbiano scomodità.

 

7. civis romanus sum, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 19:26

5. Il richiamo di civis al comandamento di Mosé.

Troppo onore ,,, Molto prima di me e con ben più autorevolezza già Martin Lutero si richiamò anche a quel comandamento per causare lo scisma del protestantesimo.

Ma per dirla tutta sull'imposizione del crocifisso nelle aule scolastiche bisogna dire che esso è solo una conseguenza di leggi fasciste approvate dal 1922 in poi.

Altro che "tradizioni" ,,,

- Regio Decreto. 30 aprile 1924, n.965: ”Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del Crocifisso e il ritratto del Re”;

- R. D. I settembre 1925, n.2009: “Ogni dormitorio ha l’immagine del crocifisso; ogni aula destinata allo studio ha l’immagine del Crocifisso e il ritratto del Re”;

- Circolare del 26 maggio 1926: ” il simbolo della nostra religione…sacro alla fede ed al sentimento nazionale, ammonisca ed ispiri la gioventù studiosa, che nelle università e negli studi superiori tempra l’ingegno e l’animo agli alti compiti cui è destinata” 

 

8. Pinco, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 19:46

Ho sempre pensato che scava scava qualche buona legge il ventennio l'ha prodotta. 

9. civis romanus sum, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 20:40

Si può riassumere sull'imposizione del crocifisso condannata da quella Corte di Strasburgo, molto meglio di come ho visto su organi di stampa e linciaggi tv, e precisamente così tra noi :

A) Che il crocifisso non ha nessuna valenza culturale ma solo religiosa come per me è evidente ma sopratutto come da testimonianza di una teologa ( cfr 3 e filmato Domenica in arena Rai.).

B) Che la sua esposizione contrasta proprio con la condanna dell'idolatria espressa da dio nel secondo comandamento.

C) Che la sua imposizione nelle aule scolastiche non regge su nessuna legge della nostra Repubblica, e che l'unica e prima adozione di quell'imposizione fu fatta dai fascisti che si arrogarono di quel simbolo per la propaganda ad un regime che devastò l'Italia coi suoi crimini. 

E si può dunque concludere che il rifiuto clericale cattolico di toglierlo dalle aule scolastiche statali in disprezzo di sentenze per i diritti umani, in spregio alle leggi di uno stato libero e laico, in ancora più sommo disprezzo delle leggi divine ,,, può considerarsi solo un atto di infinita arroganza nei confronti di tutta l'umanità.

Vale.

 

10. Alieno, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 21:14

Qualche buona legge?

Come "qualche"?

Il codice penale ATTUALMENTE in vigore è, dopo un lavoro lungo 5 anni, del 1930, approvato con Regio Decreto, il 19 Ottobre del '30.

In calce a quel regio decreto, le firme del Re d'Italia Vittorio Emanuele III e del capo del governo: Benito Mussolini. Nonchè il Ministro della Giustizia, l'allora Guardasibilli, Alfredo Rocco da cui prende il nome.

Ha subito negli anni delle modificazioni, ma è ancora in vigore.

Così, tanto per dire su quel "qualche" eheh.

11. Alieno, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 21:40

Alla fine del fascismo, però, ci fu una legge vergognosa: le leggi razziali.

Mussolini ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma le condizioni di alleanze e la caparbietà di Hitler e del Nazismo non è che lasciassero possibilità senza creare grave problema politico.

Nessuna "attenuante", nel senso che la legge razziale è disumana e basta, era solo per "fotografare" storicamente.

Ebbene, forse non tutti sanno, oggi che Mussolini non c'é più, ma siamo nell'era di Repubblica che si occupa di tutto meglio di tutti (da come fare il Papa, il cattolico, il laico, al politico, all'antifascista, all'antirazzista, economia e via discorrendo),

che c'è ancora un forte sostenitore di quell'infamia delle Leggi Razziali.

Ed è il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che ancora lì e non solo scrive dalle profondità e dagli abissi della sua ieratica testa riguardo alle cose del mondo, visto che lui, beh, la sa più lunga del genere umano più o meno, che più o meno emerge, guarda con un malcelato disprezzo, un po' dall'alto in basso (specialmente se gli fanno notare che spara minchiate colossali e da sempre attività coerente a se stessa nel farlo).

Ebbene, Scalfari il fondatore di Repubblica, amico di De Benedetti a cui ha ceduto la creatura e quotidiano su cui si diletta ad impartir lezioni morali al mondo,

era quello che scriveva ieri, cose di egual passione e convinzione d'oggi, impartendo lezioni morali.

Scriveva sul settimanale "Roma Fascista" e nel 24 Settembre 1942 si produsse così Eugenio Scalfari, cito testual sua opera giornalistica e culturale perché sempre vale la pena di leggere quest'uomo, anche se per motivi diversi da quelli che lui solo può sospettare ed accettare (ma tanto peggio per la realtà per lui, si sa).

“ROMA FASCISTA (settimanale), 24 settembre 1942 - Eugenio Scalfari : Gli imperi moderni quali siamo noi, li concepiamo e sono basati sul cardine”Razza”,escludendo pertanto l´estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti”.

“Un impero del genere è tenuto insieme da un fattore principale e necessario: la volontà  di potenza quale elemento di costruzione sociale, la razza quale elemento etnico, sintesi di motivi etici e biologici che determina la superiorità  storica dello Stato nucleo e giustifica la sua dichiarata volontà  di potenza”.

D'altra parte è ormai noto che i "sinistri" hanno una "superiorità morale", ciò è in effetti doverosamente condivisibile da tutti, tanto a sinistrra che non.

Perché la sinistra, come è noto ormai a tutti, quella superiorità la conferma puntualmente.

Avendo una DOPPIA morale. E naturalmente non è vero che a sinistra, i comunisti, son "coglioni".

Macchè, tutti lo sanno che non è così.

Perché semmai, i coglioni non li hanno proprio, non hanno attributi.

Nessuno fino ad oggi si è permesso minimamente di essere scomodo per Scalfari, per Repubblica, nonostante il suo passato.

Meglio delineare l'idea dell'Impero Berlusconiano, del fascismo del cdx, ma guardarsi in casa, macché.

Perché anche questa è la squisita superiorità morale dei sinistri: averne una doppia, col vezzo di volersi dire anche tradizionalmente capaci di fare autocritica, anzi, come disse una volta Veltroni (la cui morale gli fa dire che lui non è mai stato comunista ed invece ci ricordiamo trovando tracce ovunque, di quando ai comizi del Pci, burocrate precoce del partito, citava orgogliosamente le frasi di Lenin), una volta Veltroni disse che la sinistra è una forza positiva, anche se sbaglia perché fa autocritica, anzi, il problema è che ne fa... troppa!!!!

Questi, signori, sono uomini che portano avanti la superiorità morale nel nostro Paese da tempo, con costanza inesorabile. Superiore perché doppia, da tempo, con costanza inesorabile.

E non prendeteli in giro, con pernacchie e risate, perché non sono dei coglioni che qualcuno, pietosamente vorrebbe dire:

non hanno attributi! Non ce l'hanno proprio gli attributi.

Ho la nausea, perfino, di dover sentire oggi, un presidente come Napolitano che pontifica il suo discorso in coincidenza con i festeggiamenti della caduta del muro di Berlino, lui che ha militato nel Pci, fintanto che è esistito un Pci e poi seguendo l'ortodossia del momento, Ds, Unione, Pd fino al giorno dell'incoronazione a nostro rappresentante o dell'idea e dell'identità europea volendo.

Ma quando mai ha fatto ammenda autentica delle sue scelte militanti, servili, obbedienti al partito comunista? Quando mai?

Doppia morale e senza attributi, senza speranza da parte di queste mummie del pensiero criminale che oggi si spacciano per garanti dei valori democratici e civili.

Scalfari, Napolitano, ma ce ne sono tanti.

Il primo ad impegnarsi per spiegare al popolo bue e rozzo, come fosse necessario e doveroso aver leggi antisemite e razziali (mi risulta ancora percepibile un suo antisemitismo quando si affronta la questione palestinese), il secondo adesivo perfettamente, un vero uomo di partito comunista, ineccepibile, nell'invocare una punizione impietosa, esemplare contro i poveracci che tentavano in un atto disperato, di opporsi con la resistenza, alla dittatura sovietica.

Perché la doppia morale è anche qui: la resistenza è un valore solo quando conviene. La patria pure. Può essere anche un controvalore, si tratta di valutare il momento, la circostanza, l'opportunismo.

Dunque, è almeno una soddisfazione, quasi un contrappasso che questi oggi siano sottoposti a leggi create nel regime fascista, come il codice Rocco, che è quello penale che abbiamo, più o meno. Segno che andava più o meno bene, a parte modifiche passate e future.

Scalfari così potrà sempre ricordarsi del suo passato e guardare al Codice Rocco pensando che mancano quelle che lui avrebbe voluto: le leggi razziali.

E Napolitano, morirà guardando quel codice elaborato nel fascismo, pensando al fallimento totale dei suoi modelli ideologici, leggi che gli son sopravvissute e gli sopravviveranno.

Una cosa è evidente: non sono migliori, entrambi, di tanti che hanno criticato e condannato ieri, tanto meno oggi o domani.

 

 

 

12. Alieno, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 21:49

Non si è mai imposto con la forza e un Papa ha chiesto perdono per coloro che nella storia lo hanno tradito usando la violenza per farlo conoscere.

E' un passaggio di Bustaffa.

Ha chiesto perdono perché c'é un crocifisso che continuamente offre la possibilità della salvezza agli uomini, anche alla Chiesa che è fatta di uomini.

Il crocifisso non è mai un problema. E dove lo creano gli uomini, sbagliando, il crocifisso diventa anche l'antidoto.

 

13. civis romanus sum, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 22:09

11. Pensavo fosse l'ennesima mistificata smentita, e stavo per ignorarla come al solito ,,, e invece leggo con piacere che è una conferma ;)

Le uniche leggi sui cui basa l'imposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche, sono leggi fasciste !

Ormai decadute ,,, insieme a quell'idea malvagia del mondo. 

14. Charles Darwin, Martedì 10 Novembre 2009 ore 11:09

... un Papa ha chiesto perdono per coloro che nella storia lo hanno tradito usando la violenza per farlo conoscere.

La violenza per farlo conoscere e più in generale l'identificazione con il potere (da Costantino al codice Rocco e alla DC) spiega perché questo simbolo non riesca oggi ad essere un segno condiviso e compreso.  E' più proficuo interrogarsi su questi significati acquisiti o aggrapparsi ad un nuovo atto di potere (tradirlo di nuovo) ?

 

15. Alieno, Martedì 10 Novembre 2009 ore 15:29

CD: sei sempre così... severo con la Chiesa Cattolica, Vaticano, Papa e dunque poco mi stupisce quella che sembra essere la tua libera espressione, fin qui tutto bene e perfin utile, ma con una preoccupante costante avversiva: di parole buone e positive, "difensive" ne spendi davvero poche e tante, non si contan più, quelle "accusatorie".

E' come se tu fossi avvolto in un'aura spessa di pessimismo, quando parli del Vaticano, delle sue gerarchie, delle sue posizioni ufficiali...

Ma ritengo utile, però, che nella Chiesa ci sia anche chi ha voce fuori dal coro e ci pone scomode riflessioni e tu lo fai (anche se tutti dobbiamo riflettere, tanto nella costante di essere "critici" che risulta inquietante, quanto nella costante di essere "adesivi" per quanto mi riguarda, sempre dobbiamo riflettere in profondità, dentro noi stessi).

Per quanto riguarda il tuo commento, le noste analisi, partono da valori e dati condivisi (i peccati della Chiesa nella sua storia in questo caso), poi l'analisi si sviluppa in modo diverso, più o meno, quasi sempre perché, idea mia, tu appari più pessimista e severo, forse, non saprei.

Questo simbolo, dico, è vero che oggi fatica ad essere un segno condiviso e compreso per via degli errori, spesso diabolici della Chiesa che lo ha portato errando... nel senso non solo di girovagare tra gli uomini, ma di errare, sbagliare putroppo.

Ma dovresti riconsocere oggi, che quel simbolo è comunque riconoscibile e compreso da tanti cristiani e perfino non cristiani a dirci che l'analisi va approfondita e non può essere superficiale limitandosi a condannare la Chiesa, guardarla solo in uno dei suoi volti, con un approccio così pessimista che certo non ebbe Gesù per i suoi cari apostoli, compreso quel Pietro che infine lo tradì, come annunciatogli dal Suo Maestro eppure a Lui carissimo, come tanti peccatori, come son gli uomini appunto e anche su Pietro la Chiesa viene fondata.

Anche Paolo di Tarso non fu clemente con i cristiani e la cristianità, ma poi incontrò infine l'illuminazione.

Dunque se tu dici che un fattore (e non certo sol questo il motivo e nemmen, a parer mio, il più determinante) è negli sbagli di chi lo ha portato "male" quel crocifisso, in quel crocifisso c'é anche il valore del perdono, la speranza, la possibilità di salvare gli uomini o ciò che fanno rendendolo migliore, è l'antidoto a cui ricorrere, dove si vorrebbe simbolo di legittimazione per compiere violenza, massacrando altri uomini, come lo fu Cristo sulla croce. E' insomma, quel simbolo "scomodo" anche alla Chiesa stessa che dicevo, ma anche la sua possibilità di salvarsi, la sua speranza di redimersi.

E' vero ciò che tu dici, è innegabile che la sfiducia, viene anche grazie chi, con tanto di crocifisso ed investitura nel ruolo di guida e sacerdozio, ha tradito Cristo e gravemente (vedi per esempio, la devastante pedofilia nella Chiesa), ma con la ragione e la fede non mettiamo in discussione l'istituzione della Chiesa o almeno, non fino al punto di mettere in discussione lo stesso Crocifisso che, per me, come sai, facendo insiemistica, è un insieme superiore che la Chiesa cattolica comprende e non c'è certo relazione inversa o coincidenza ed adesione.

E ad attestarlo, è appunto il grande riconoscimento che cristiani e perfino non cristiani hanno per quel crocifisso, così come risulta chiaro che l'iniziativa di toglierlo, non è per amor di Cristo, ma lo strumento di chi lo disprezza e disprezza questo riconoscimento di altri in modo caparbio.

Dunque è proficuo interrogarsi, ma non mi pare proficuo prestarsi ad essere strumenti di chi per Cristo, il crocifisso, non ha alcun rispetto e riconoscimento, avendo altri intenti, ben palesati come lo Uaar.

A meritare la tua sensibilità, il tuo ingegno ed il tuo impegno, paradossale che debba dirlo io che non son cattolico a te, cattolico, è quella larga parte di cristiani e non che il crocifisso sanno vedere nel suo significato autentico e positivo e non sono portatori di risentimento, di rancori, per cui se l'uomo sbaglia in nome del crocifisso, in nome della Chiesa, la Chiesa ed il crocifisso non meritano più difesa e riconoscimento, così come noi ben facciamo a riflettere sui gravissimi casi di violenza delle forze dell'ordine, da stigmatizzare e condannare con determinazione e coraggio e però, riconoscendo la necessità, il ruolo ed il necessario operare delle forze dell'ordine che rappresentano anche altro e non debbono certo subire l'impietoso giudizio massimalista come alcuni vorrebbero.

La Chiesa ha chiesto perdono dei suoi errori ed oggi è una Chiesa sempre pronta a perdonare che ha estrema coerenza e credibilità, dunque, nel chiedere perdono. Ma tu, infine, raramente sei dalla sua parte, da quando ti conosco ed incontro qui.

Così è per quel crocifisso, difeso da cristiani e non, ma tu in fondo, preferisci per vie diverse, prestarti al progetto del laicismo e dello Uaar che non nasconde i suoi fini e non spendi una parola, una sola parola da quando è stato aperto l'argomento qui e nel Paese, per rispetto ed amicizia per tutti coloro, che son tanti tanti, che quel crocifisso lo riconoscono come utile, utilissimo.

Mentre interroghi gli altri, ti consiglio vivamente di interrogare te stesso: perché tutto questo risentimento, rancore, caro il mio cattolico? Perché si manifestano sempre queste tue "costanti" riflessioni?

Non credi che nel momento in cui è fragile, aggredita, meriti la tua mano tesa, il tuo conforto, il tuo sostegno, la tua difesa quella Chiesa che dice la sua sul crocifisso? E non lo meritano coloro che cristiani e non, in quel crocifisso vedono un potente simbolo positivo, religioso e culturale, identitario ed universale oppure per te, impietosamente, non meritano alcun sostengo, alcun aiuto per andare ad aiutare lo Uaar? Debbono pagare le colpe, tutti, essere puniti degli errori dell'uomo, per quanto cristiani, cattolici siano?

E dove mai è il tradimento, nel riconoscimento, visto che Pietro sbaglia dove Cristo disconosce e poi talmente sofferente del suo sbaglio, che si reputa lui indegno della Croce e non la croce indegna dell'uomo e si fa crocifiggere a testa in giù?

Perché questo tuo continuo esser severo, duro, aspro, cinico?

Dove sarebbe quell'atto di potere che dici, se semmai, è una volontà forte, fortissima che va oltre le leggi ed è semmai il potere tribunalizio che lo impone e che ci ricorda quel tribunale che sancì la crocifissione di Gesù, assecondando la maligna volontà di ucciderlo ed umiliarlo, di toglierlo dalle palle, come da tempo si propone lo Uaar a cui dobbiamo questa iniziativa?

Quante volte dovrà cantare il gallo, prima che tu possa riconoscere il tuo rancore, il tuo risentimento inestinguibile che si modera ma sempre emerge, costante, contro la TUA Chiesa, che forse non senti più così "tua", sognandone un'altra al suo posto?

Permettimi di chiedere una tua umiltà ed un tuo segno di affetto per coloro che quella croce la riconoscono e si dimostrano misericordiosi con crocifisso e Chiesa, riconoscendo la valenza positiva di quel simbolo, spaventati dal nuovo atto di potere, tribunalizio europeo, dove non bastò la più serena volontà del popolo italiano e dove non bastò neppure la sentenza in nome del popolo italiano e si ricorse caparbiamente da una volontà in nome di non si sa più cosa, un'Europa schizofrenica, che rinnega le sue radici, la sua storia senza pietà, impietosa principalmente con la cristianità....

La storia più recente, ci ha mostrato bene il volto di coloro che tentarono di togliere il crocifisso, ritenuta necessaria ed utile via per far sparire, marginalizzandola, la presenza di Cristo nella coscienza dell'uomo: la storia recente ci parla di Nazismo e di Comunismo, che tutt'ora porta avanti questo violento atto di potere e lo fa perseguitando i valori della laicità e della libertà, per un laicismo che meglio si presta per riempire di quel vuoto che è togliere crocifissi, con quello che più gli aggrada.

Per una volta, dì qualcosa di cattolico Cd e per una volta, non limitarti a far riflettere gli altri e sì, lo sai fare degnamente, bene, è ti dico cosa buona, utilissima, io ho già avuto più volte modo di ringraziarti per le stimolanti tue splendide capacità di porre "scomodità", per una volta, accetta da me una riflessione o da te stesso, una riflessione più scomoda delle scomodità che vuoi porre alla Chiesa, agli altri:

perché tutto questo risentimento? Perché non trovi.. pace?

Perché non sei in grado di spendere parole facilmente per Papa, Chiesa, Vaticano e coloro che quella croce riconoscono NONOSTANTE un passato anche doloroso, nonostante un presente che ancora sbaglierà, come sbagliano gli uomini?

Sei così duro... mi ricordi certi miei amici ed anche me stesso in una mia relazione: era così difficile manifestare dolcezza, dire solo "ti amo", ma dietro c'era un risentimento, un rancore da risolvere (e non necessariamente verso di lei in tutti i casi eh, anzi, quasi mai), andando però in profondità, si può comprendere che per un'ingiustizia subita (o sol percepita come tale) si compie ingiustizia, con ingiusta durezza, con un massimalismo impietoso.

Io credo di sapere da dove vengono alcuni tuoi limiti, ci conosciamo da un po' qui.

Tu sei capace di salvare il comunismo, il marxismo, di vederci qualcosa di buono e valido perché non sia totalmente condannato.

E però da Costantino al codice Rocco, alla Dc non sei in grado di salvar nulla, c'è una profonda disaffezione che è speculare al tuo affetto per quelle ideologie per cui riservi miglior disponibilità.

Anche a Civis bisognerebbe spiegare che il fatto che il Codice Rocco sia del ventennio fascista, non per questo è sbagliato o da condannare, così come non lo furono tante opere del fascismo (tra l'altro, opere di socialismo profondo) così come non tutto fu sbagliato tra le cose di altre ideologie nell'operare.

Ma se Hitler amava l'ambientalismo, la natura, non significa che allora è cosa nazista e dobbiamo per questo rifuggire il rispetto della natura. Se il peggior criminale del pianeta dicesse che il pane è buono, non per questo dobbiamo condannare il pane come cosa disgraziata per l'uomo.

Non facciamolo adesso per quel crocifisso, di cui, lo vedi, l'uomo ha ancora bisogno, così come la Chiesa, che però ha chiesto perdono, perdona e non è per far atto di potere, così come nella fede semplice di chi lo vuole pubblico e di chi, pur non cristiano, ha ben compreso la sua valenza signficativa, la sua utilità e tutti ben comprendendo il disegno ordito per cui oggi si pone la questione. Che sarà utile a farci riflettere, sì, ma con più umiltà, con più profondità, più carità di quella che tu sembri riservare a chi lo difende quel crocifisso.

Perchè tanto risentimento Cd?

Spero per una volta, di averti "scomodato" senza farti... arrabbiare.

Ogni bene.

 

16. Alieno, Martedì 10 Novembre 2009 ore 15:56

Ecco un luogo, un'occasione dove il simbolo del crocifisso, col suo significato, sembra essere occasione persa ed un luogo dove l'uomo ha incontrato più d'una perdizione.

Cucchi, testimone: "Pestato in cella al tribunale"

Roma - "Dalle informazioni che abbiamo, confermo la presenza di un testimone del pestaggio di Stefano Cucchi nella cella di sicurezza del palazzo di giustizia a Roma. Si tratta di un detenuto". Lo ha detto l’avvocato della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo. L’avvocato ha precisato di attendersi come imminente l’istanza di riesumazione del cadavere per svolgere una nuova autopsia. Su cosa abbia visto il testimone l’avvocato non si sbilancia. "Sappiamo cosa ha visto il testimone, chi sono le persone coinvolte. Ma in questo momento non possiamo dire di più".

Nessuno può guardare serenamente un crocifisso, se è capace di quello di cui sembra l'uomo esser capace: di massacrare, senza pietà e misericordia l'uomo, per quanto lo ritenga indegno uomo e peccatore (o portatore di reato se la questione peccato interessa meno).

Tuttavia, se una profonda riflessione è doverosa, non per questo condanneremo, per esempio, le forze dell'ordine così come non lo faremo, ragionevolmente, in altri casi. Far coincidere il crocifisso con gli sbagli della Chiesa, per trarne significato, è un errore di superficialità grossolano, è una brutale ingiustizia.

La ricetta è far emergere il significato positivo, non quello di prevaricare i significati ingiustamente in modo negativo e pessimistico. E' una prevalenza che non ha ragione di essere, salvo, avere con sé un forte risentimento.

Beh, almeno è questa la mia analisi.

 

17. Charles Darwin, Martedì 10 Novembre 2009 ore 17:03

Il crocefisso che adori é un pezzo di legno o una madre che ascolta nel buio i ratti cercare i piedi dei sui bambini ?

Confondi ET, nessun risentimento da parte mia, solo la ricerca della sostanza ed il rifiuto dell'idolatria. Non mi limito a criticare la Chiesa (mai a condannarla), prego per la sua purificazione e ne vedo la grandezza là dove altri non guardano o credono come te di individuarne il limite. So di potermi sbagliare al suo riguardo e proprio per questo evito accuratamente di identificarla con il mio sentire politico, con quello del papa o con il tuo. Per intanto mi accontento della buona compagnia di quel crocifisso in carne ed ossa che mi aspetta vivo fuori dalla porta di casa (1).

Per quanto riguarda il pezzo di legno, avrà riacquistato significato e potenza il giorno che io e te insieme saremo stati capaci di dargli sostanza: allora non ci sarà più nessun bisogno di difenderlo ma sino ad allora la sua difesa politica resta la difesa inutile di un pezzo di legno.

Un esempio tra i tanti possibili della GRANDE e SANTA MADRE Chiesa, quella che esibisce senza vergogna la croce perché la vive sulla sua pelle, quella croce che anche coloro che tu disprezzi e hai bisogno di demonizzare per poterti sentire cristiano (i mussulmani nel caso) non odiano ma quando vissuta e testimoniata riconoscono e sanno apprezzare come "propria": http://www.jesuscaritas.191.it/index.html

Ah dimentico sempre qualcosa di "cattolico":

Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono sono le gioie e le speranza, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi é di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.

Padre mio,
Io mi abbandono a te:
fa' di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.

Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature.

Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima
nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.

Ed è per me un'esigenza d'amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché tu sei il Padre mio.

18. Alieno, Martedì 10 Novembre 2009 ore 17:58

Caro Cd, non approvo il tuo egoismo, la tua mancanza di umilità ed il pessimismo sugli uomini cristiani e cattolici che così spesso manifesti e lo sai da tempo.

Noi quella "sostanza" gliela diamo eccome al pezzo di legno, mi pare di dedurre da tempo scontrandoci (pur scontrandoci, avendo dei punti condivisi tante volte).

Ma perchè negarla agli altri, quella possibilità di avere nel crocifisso qualcosa che va oltre al pezzo di legno? Perchè questa severità, durezza con gli uomini?

La pienezza della sostanza, tu lo sai come me, non potrà essere mai qui in Terra, ma nell'aldilà.

Hai una visione incredibilmente negativa ed egoista:

- o tu non vedi che un pezzo di legno e neghi la possibilità che altro vadano oltre alla superficie, cogliendo la sostanza del signficato...

- oppure tu sei capace di cogliere quella sostanza oltre il legno e però, per gli altri, c'è un tuo proporre un necessario antagonismo, dove bisogna scegliere tra la croce-pezzo-di-legno e la possibilità di riconoscere il crocifisso in ogni uomo (di carne intendo).

Ma perchè questo cinismo nel porti? Non lo capisco, non me lo spiego se non nell'idea che tu abbia un pessimismo notevole, sulla cattolicità e una carenza di umiltà e di misericordia, quasi sprezzante idea di loro inferiorità rispetto a te e pochi altri che ti restan forse più simpatici, nella Chiesa o intorno a te.

Perché quell'antagonismo in cui tu mi sembri intrappolato, non c'é, ma è un modo ingannevole di porre la questione del crocifisso.

Non si deve scegliere se riconoscere gli uomini in carne o il pezzo di legno.

Quel pezzo di legno, con la sua sostanza oltre la superficie, invece, è un'ottimo strumento a ricordarci, aiutarci, sostenerci per riconoscere gli uomini in carne ed ossa, con le loro paure e le ingiustizie, subite o percepite.

Mentre per te, ahimé, c'é un'analisi limitata: o l'una o l'altra cosa. Non sei generoso, né con il crocifisso, né con chi in quel pezzo di legno ci vede la sostanza

Il problema dell'idolatria sussisterebbe solo se ci limitassimo: solo il legno. E non il crocifisso come simbolo che ci aiuta nello sforzo di aiutare gli uomini in nome di Cristo.

Ma vedi, se bisogna fare analisi limitate, emerge anche la tua di "idolatria", come già in passato ti feci notare, cioé quella di adorare l'uomo, Cristo non più necessario, noi bastando a noi stessi.

Idolatria o altro culto proprio che dir si voglia, era una questione che avevamo già affrontato e dove, in sintesi, la necessità di Gesù, in fondo, per te è superata o superabile.

Mi ricordo per esempio, una tua difesa per Emergency passionale (come mai ne ho viste per amor della tua Chiesa Cattolica, Papi o Vaticano) che fu sostituita in Afghanistan dalla Comunità di Sant'Egidio mi pare.

Certo che il crocifisso ti aspetta vivo (ma anche morente, oppure anche incosciente su un letto, circondato dalle amorevoli cure di suore misericordiose in Cristo ed anche lì, su quel tema, Eluana, niente di "cattolico", le tue difese, il tuo impegno, il tuo sforzo sempre speso dall'altra parte in un contro, non è vero?) fuori della porta, così come in casa tua, ma perché questa ingenerosità perché fuori si possa trovare il crocifisso appeso, a confortare e ricordare, nel ricordo, in quella "memoria" di me, in quel mistero che è miracolo e simbolo che tanti prodigi e miracoli compie da allora, quando Gesù ben si rende conto che coloro che lo amano e lo ameranno, gli uomini, a partire dai più vicini, gli apostoli, hanno estremo bisogno?

Vedere oltre la superficie, anche allora, spezzando un pane, offrendo il vino, lavando i piedi... sono tutti simboli e riti che non sono solo "superficie", non son di legno, ma sostanza di cui l'uomo ha bisogno.

E tanti miracoli, nella sua storia, la Chiesa ha visto in nome della Croce. E la Croce simbolo ben più che apparenza, ma capace di dialogare e significare ed incoraggiare ad andare anche fuori della porta o proteggere dentro porte chiuse, pregando per sé e per gli altri, dentro celle e monasteri, dentro prigioni, torture o eremi e conventi, trovando il conforto amorevole che non emergerebbe così bene, tra gli uomini, non ci fossero crocifissi.

Perché così ingeneroso, perché così severo con gli altri?

Perché privarli della "sostanza"? Sol perché tu temi non ne sei capace? O perché ritieni con disprezzo e superbia, che non siano capaci e degni, coloro che pregano dinanzi al crocifisso, perché non fanno cose "straordinarie", ma hanno una fede semplice, non vanno a spasso per il pianeta, pregano...?

Tutti costoro sono, è la mia idea, graditi a Cristo e la loro fede, la loro preghiera, così importante per noi tutti e tutti dovremmo uguale gratitudine tanto siano essi, San Francesco, che Madre Teresa di Calcutta, come milioni e milioni di altri che si ritrovano a pregare, in solitudine o in comunità, dinanzi ad un crocifisso che non è più legno e non è certo idolatria, come non lo è, nella fede più semplice, affezionarsi ad un santino o qualsiasi altra cosa.

Dalla fede più semplice, anzi, noi dovremmo imparare sempre e moltissimo. E' quella base semplice su cui la Chiesa si fonda, da secoli e da cui emergono figure straordinarie, ma straordinaria è anche la loro presenza con fedi semplici, con il loro crocifisso che oggi, grazie al cielo, permette anche a non cristiani, di percepire come simbolo di significati più pieni di un semplice legno, ma tu no, tu in questo ti dimostri avido e poco umile, ingeneroso e credo, con poca umiltà.

E' giusto che tu compia il tuo percorso, strumento nelle mani di Dio come milioni di altri, ma lascia suonare anche gli altri strumenti le lodi al Signore, anche con semplicità, anche con i loro terreni bisogni, appelli, con la loro richiesta di speranza, il conforto che un crocifisso può essere, non negarglielo.

E sbagli, anche qui ingiusto, dicendo che io disprezzi islamici.

Sei ingiusto perché ho sempre posto un modo diverso di confrontarmi con loro e con la loro religione. A te non piacerà perché disturba tantissimo che io creda il mio ... credo, migliore del loro, non senta necessità alcuna di operare sincretismi e cessioni della mia fede in cui ho ancora fiducia e so essere la proposta migliore possibile per l'uomo, ma mi confronto alla pari e sempre nella comprensione dei valori della "tolleranza" nei termini più civili, che è anche il comprendere che le diversità possono offendersi e che però, non è in un relativismo o in un egualitarismo che offriamo rispetto e tolleranza. Anzi, mi sono più volte spinto ad osservare che la pretesa da parte di un islamico, di riconoscere la nostra fede equiparata, uguale alla nostra, in una sorta di sincretismo che piace al relativismo più invadente, da islamico lo riterrei giustamente offensivo, quanto inutile, perché non ci stimola più a far emergere la nostra possibilità della tolleranza, se ci limitiano a far sparire le differenze, di qual tolleranza mai saremo capaci?

E sempre distinguendo dove l'Islam è inaccettabile, cioé nella sua vocazione più violenta ed impositiva, disposto ad uccidere in nome di Allah, ma questo è ciò che dico anche riguardo alla proposta Cristiana: non possiamo uccidere in nome di Dio e pensare di restare fedeli a Cristo come fosse acqua fresca.

Ed in questo, ben in linea con il Papa attuale, che a te non sta certo simpatico e che ebbe, suo malgrado, colto nel segno, perché ebbe sollevazione anche violenta di una buona parte del pianeta Islam e con poca attestazione di solidarietà, tra l'altro, anche di alcuni soggetti politici, ma anche religiosi e cattolici.

E tu, eri dalla sua parte per quel caso di Ratisbona, caro il mio cattolico o come sui temi etici, sugli altri attacchi alla Chiesa ed oggi anche sul crocifisso, eri ancora dall'altra parte?

No, sai che rifiuto l'odiologia ed il disprezzo. Lo lascio quello sprezzante modo di porsi, ai teosofi di Repubblica, per me anche il più umile, modesto cristiano di fede semplice, che prega devoto dinanzi alla croce, merita eguale affetto e riguardo, il mio ringraziamento. Ed è "eroico" anche quel piccolo operare, senza fare cose straordinarie, anche se straordinario è nella sua semplicità e tanto più oggi, dove tra i tanti attacchi, c'é anche questa cultura dell'odio e del disprezzo facile, dove si tenta anche la carta della contrapposizione continua della Chiesa Cattolica e del Vaticano, con astio e risentimento, con tutto:

Chiesa Vs Scienza.

Chiesa Vs diritti umani.

Chiesa Vs Madre Teresa di Calcutta.

Chiesa Vs San Francesco.

Chiesa Vs missionari.

Chiesa Vs politica.

Invece no, non mi piace questo tuo modo negativo di porti, così pessimista, ingeneroso verso la tua Chiesa che, se permetti, da non cattolico, rispetto profondamente riservandole gratitudine, ti piaccia o dispiaccia e dico che sei profondamente ingiusto in quella costante critica e nell'esserle continuamente contro su ogni tema ed argomento, più o meno.

Perché la Chiesa non è contro, ma con gli uomini.

Anche coloro che hanno una fede più semplice e che hanno bisogno di un crocifisso, che evidemente, salvo tu legga le leggi dell'Universo meglio di Dio e nel cuore di tutti gli uomini, può avere sostanza.

Tu piuttosto, in questa continua proposizione per cui la proposta cristiana, in fondo, non è la migliore, non è la più giusta, la più necessaria, va bene tutto, l'Europa, l'Onu, Emergency, il laicismo, il marxismo... tutto questo proporre che l'uomo basta a se stesso, senza Chiesa, come lo spieghi in tanto tuo manifestare commenti e riflessioni?

Grazie, comunque, dello stimolo che porti sempre e grazie della preghiera che ho recitato volentieri, se non con te, appena dopo di te.

Devi essere più ottimista Cd, se mi permetti l'affettuoso consiglio, più ottimista con la Chiesa, con i cristiani e non perché mi pare che grattando la superficie emerga un'inconsolabile rassegnazione, un segno negativo eccessivo e se non è un tuo risentimento, proprio non so cosa sia, ma si avverte come tale ed è giusto che te lo dica, così come tu mi fai note ed osservazioni che prendo, sempre, in attenta considerazione.

Ogni bene.

 

19. Charles Darwin, Martedì 10 Novembre 2009 ore 18:46

Noi quella "sostanza" gliela diamo eccome al pezzo di legno

Ma se il messaggio non passa é del tutto inutile che colpevolizziamo il recettore, sul quale non ho né voglio avere alcun controllo: l'unica cosa che posso migliorare é la mia insufficiente testimonianza. Con la Chiesa e con i cristiani sono un pò più che ottimista: ho la certezza della fede (su tempi e modalità fuori dal mio controllo), ottimismo sufficiente a saperne cogliere il bene come mi illudevo di averti indicato qui sopra. Su di me come credente e come possessore di Verità, speranze molte meno. Tutto quel che posso fare é guardarmi intorno e confrontare la realtà con la Speranza, valutare le distanze ed il lavoro che resta da fare, tutto qui.

Io ET non ho difficoltà con il tuo credo o la tua buona fede ma osservo con un certo sgomento che sembri aver bisogno di prendere costantemente le distanze da qualcuno o qualcosa quasi altrimenti la tua fede non avesse modo di definirsi; osservo con paura come quel qualcuno é spesso incarnato da me, accecando ET qualcosa evidentemente molto più grande di qualsiasi fede e speranza: i giornali che uno legge, i partiti che uno vota, le persone sulle quali pone fiducia. Cosa incarni il crocefisso, ricordiamocene entrambi al prossimo sbarco a Lampedusa.

20. Alieno, Martedì 10 Novembre 2009 ore 22:04

Cosa incarni il crocefisso, ricordiamocene entrambi al prossimo sbarco a Lampedusa.

Inutile prenderci in giro, Cd, sappiamo benissimo che ENTRAMBI guardiamo con interesse (diverso tra noi e con diverse aspettative per le parti), alla politica perché questa è, laicamente, quell'arte del governo degli uomini in terra e non possiamo certo escluderla dalla nostra attenzione, dai nostri auspici, dalle nostre preghiere o condanne e così via, ci rattrista o ci conforta perché le interazioni tra politica e fede, come chiunque può vedere, sono anche inevitabili: per quanto con diverse finalità, scopi e metodi, politica e fede si occupano di umanità.

Dove si può, convergendo con valori condivisi, altrimenti con il continuo dialogo che però, da alcuni è considerata indebita ingerenza ed interferenza (ma quando mai indebita: è inevitabile a men che non si abbia idea di cosa sia la fede e si abbia una visione laicista).

Dunque, ce ne rendiamo conto al prossimo sbarco a Lampedusa, dici.

Ma perché questo limite? Perché?

Rendiamocene conto anche quando non ci arrivano a Lampedusa invece, naufragando tra i flutti nel tentativo.

E quando vengono riportati indietro fino alla costa d'imbarco dove il commercio della criminalità organizzata lucra sulla disperazione.

Ed ancora più indietro, non fermiamoci nemmeno sulla costa dove si imbarcano i disperati, perché molti di loro, sappiamo, compiono viaggi disperanza (più che di speranza, di disperazione appunto), lasciando le loro radici, spesso, le loro stesse famiglie e sottoponendosi a mille angherie, ora dettate dalla disperazione dei mezzi racimolati talvolta in modo misterioso su cui dovremmo farci domande, altre volte in modo che conosciamo, cioé sottoponendosi al ricatto, alla schiavitù per anticipare le spese.

E non fermiamoci dunque in quel profondo viaggio, durante il percorso, che attraversa il profondo africano dell'Africa SubSahariana, spingiamoci verso l'origine di quella "falla" che in fondo, è la falla umanitaria, un fallimento costante che non ha mai accennato a diminuire, ma anzi, è stato reso più recrudescentemente violento e drammatico, con strategie che si limitavano all'assistenzialismo, cioé ad aspettare

che sbarchino a Lampedusa.

L'attenzione e la coscienza, da tutti comodamente limitata, limitatissima, non siamo stati così in grado di offrire lo stimolo sufficiente ai disperati per riscattarsi, anzi, così facendo abbiamo operato per il mantenimento dell'incapacità, della corruzione e della criminalità che spesso, è la realtà di quei luoghi a governare e con la complicità di quest'occidente che ora decide che il problema va affrontato a monte, ora decide che invece bisogna accogliere, eppure, senza etica alcuna ed in onor di real-politick, non esita a farsi corresponsabile proprio nel nascondere le proprie responsabilità, lo sappiamo, spesso in quelle organizzazioni internazionali e sovranazionali come l'Onu e certe sue ramificazioni specifiche ed umanitarie, che vanno desacralizzate mettendo meglio in luce le ipocrisie di quell'organizzazione oggi come di ieri, nella sua costituzione.

Quella per cui, per dire, c'é la complicità della Cina che con i regimi che producono disperazione, sa trarci pure profitto e con diritto di veto e la sua potenza, dettando le regole come vuole, complice anche la debolezza di chi si arrende, facendo diventare l'etica, un'etichetta di piccolo ritorno e guadagno nazionale o di lobby di pochi, dove magari il popolo, potendo scegliere, sceglierebbe di meglio.

Bisogna svelare la catena di relazioni spesso di comodo ed ipocrite, per cui da una parte imponiamo di accollare costi pubblici per cause umanitarie, dall'altra collaboriamo più o meno attivamente, perché ci siano e si mantengano.

Dobbiamo pur spiegarlo perché il mondo non sembra capace di risolvere i problemi d'un Darfur e magari, interviene subito nella ex Jugoslavia. Perché si fanno olimpiadi in Cina, per quanto mi pare che tra tanti luoghi del pianeta, non sia quello il luogo più rappresentativo per farci qualcosa che ci ricorda la sportività come modo di porsi, tantomeno ricordandoci pace tra popoli o la loro tregua come avveniva, appunto con le Olimpiadi: i tibetani (e non solo loro) son stati massacrati prima, durante e dopo.

Smettiamola di pensare di poter accogliere tutti i disperati del pianeta che è una tensione ideale che se non vien riconosciuta come utopistica possibilità nostra, rischia di essere dannosa per noi e per chi è disperato e cerca di raggiungerci.

Ma non voglio consegnare un messaggio tipo: ce l'hai fatta, meriti un premio e tanto peggio per chi non ce l'ha fatta, è morto durante il tragitto, è prigioniero di quella disperazione nel luogo di origine.

Non possiamo certo illuderci di portare giustizia così.

Già il fatto di operare una scelta italiana in "discontinuità", ha costretto una parte della comunità internazionale a prendere in esame altre strategie umanitarie, dove convergere globalmente (non è che gli accordi si debbano trovare solo per salvar ambiente eh: ci sono gli uomini prima), per esempio comunitariamente rimettendosi al tavolo, in Europa, per dirne una. E scoprendone delle belle: prima di noi, già altri in Europa, zitti zitti, bravi a parole e far morali, applicano simili strategie e però comodo per tutti, per non far nulla di più, avere in Europa una Lampedusa, una Sicilia..

Vedi, non si tratta di avere reali distanze su punti condivisi (la carità, la pietà, l'umanesimo cristiano), quanto nell'analisi modesta che noi possiam fare delle strategie migliorative.

Cioé studiare qual'é il modo più efficace, infine, per aiutare il prossimo, perché questo mi pare desiderio convidiso da entrambi.

300 miliardi di dollari.

TRECENTOMILIARDI.

13.000.000.000 di dollari negli ultimi 40 anni, che più o meno sono gli anni in cui esisto, di aiuti mandati in Africa, a fondo perduto nella stragrande maggioranza, in 40, quarant'anni e con quale risultato?

Se vuoi aggiungiamo anche Lampedusa, ma secondo me non sarà questa nuova offerta che farà la differenza, come strategia.

La crescita del continente africano è inferiore allo 0,2%.

Con il solito triste osservare quanto ben poco ci siano di aiuto e conforto, consolazione le medie aritmetiche, umanamente parlando, nemmeno l'unità, nemmeno vicini all'1%, ma allo zero, zero spaccato Cd, come è giusto allora spaccare l'insistenza dell'incapacità e del fallimento umano, per un risultato, dopo 40 anni, prossimo allo zero!

Se ne potrebbe dedurre, paradossalmente il contrario esatto: gli aiuti al terzo mondo non aiutano affatto lo sviluppo umano ed economico assieme.

Anzi, a riguardo c'è l'amaro sarcasmo di una tizia che ti presento, se non l'hai sentita nominare: si chiama

Dambisa Moyo. Autrice del libro "Dead Aid", cioè aiuto di morte (non traduco per te eh), chiara allusione amara al più noto predicato rock del Live Aid del terzomondista Gob Geldof, musicista che musicalmente, tra l'altro, apprezzo pure (a partire da The Great Song of Indifference che conoscerai come chiunque altro credo),

Dambisa Moyo è sospetta naturalmente, quanto si vuole, essendo un'ex economista dei salotti dei potentati economici (ex della Glodman Sachs), ma è anche stata consulente della Banca Mondiale a suggerire che forse, qualcosina ha potuto comprendere di come vanno le cose nel mondo talvolta..

Ed è naturalmente una giovane donna africana, sì, mica come certi circolini del buonismo borghese e di nobili origini dove si discetta sulla nostra umanità, con le chiappe comode in resort di lusso, magari ecologically correct, con il domestico immigrato malpagato solo per portare a pisciare fuori il cane-mosca sfizio della moglie o dei figli, a raccontarci le balle di quanto siam buoni (al massimo, buonismo d'accatto), a nobilitare l'ennesima pretesa di prevaricazione (morale, intellettuale, culturale, sempre egemonizzando in modo auto-referenziale e finto-critico), mica è, per spararne una, una giovane contessina che dallo yacht dove lussuosamente è invitata presso i suoi amichetti, puntare il binocolo per fare denunce umanitarie sui disperati che cercano di arrivare a Lampedusa e piagnucolare di quanto cattivo sia il governo ed invece buono chi gli fa opposizione come lei ed i suoi amichetti, che poi è per esempio, la stessa che ci ricorda del degrado cultural-morale imperante a suon di veline ed escort avvenenti, dove potere e sesso inficiano le relazioni umane e sentimentali, rendendoci miserabili mentre lei, si innamorerebbe volentieri, lo dice chiaro, di un operaio... e poi toh guarda, è un benestante e nobile pure lui pieno di doti che dal punto di vista umano non conosciamo però conosciamo quelle economiche e di prestigio sociale eh (e tra l'altro, nemmen brutto da buttar via), insomma, la vecchia storia dei predicatori che predicano al culo degli altri di darsi un contegno, liberi però, così puntando il ditino affilato e fine accusatorio, giurando commozione propria, di sganciare le proprie loffe più plebee e di far scelte terrenissime come quelle che si critica, senza tanto disturbo.

Naturalmente non faccio il nome di chi ho in mente. Ma il cognome comincia per B., come il "nemico" che guida questo indecente così voluto, umanitariamente governo, solo che è Bo..borr...Borromeo, la contessina, che ha lavorato, mi pare, in un sodalizio mica da ridere con certi predicatori che sappiamo, non proprio Santo il più noto, ma Santoro piuttosto..

Ebbene, questa giovane donna africana è nata e cresciuta in Zambia.

E come dice lo stirico scozzese Niall Ferguson nella prefazione, il fatto che sia nata e cresciuta in Zambia, "se non può essere l'unica ragione per darle retta, è sicuramente un aragione in più per sentire cosa ha da dirci".

E cosa mai ci dice Dambisa Moyo nel suo libro "Dead Aid"?

E' un vero calcio nella pancia del modello del solidarismo fondato sugli aiuti umanitari. Che ci spiega, ha sortito l'unico risultato dell'insuccesso, ha paralizzato, cronicizzandla, la politica economica del continente Africa.

E fosse solo questo: ha moltiplicato i conflitti tra bande armate nella lotta di accaparramento degli aiuti umanitari, vinca il più forte, il più violento, il più terrorista, insomma, la selvaggia legge del più forte applicata rozzamente sul campo, impietosamente, anziché costruire qualcosa di "umano".

Dice la Moyo: "l'idea che gli aiuti possano alleviare la povertà strutturale dell'Africa, e che lo abbiano già fatto, è un mito"

In realtà, io credo, mi pare che nessuno o pochi si spingano fino al punto di dire che lo abbiano già fatto, ma il mito che lo possan ancora fare, dopo almeno 40 anni, e non con 3 miliardi, o 30, ma 300 miliardi per un risultato prossimo allo zero e nemme vicino all'impietosa comunque unità, non è, parrebbe, nemmeno un freno, meritorio di un dubbio, di svegliarsi al mattino e sentirsi, verso i 30, 40 anni, preso in giro e libero di dirlo.

Eppure, viviamo nella "cultura dell'aiuto", fondata su un mito e come sai, c'é un'analogia nei meccanismi per mio conto, come sui miti dell'ambientalismo di cui abbiamo già (anche aspramente) discusso.

D'altra parte è una cultura assistenziale, terzomondista che come il delirio ambientalista, non è un caso marginale, in cui far ingiustificato allarmismo: funziona con tutti i suoi ingranaggi ed è tremendamente radicato, al punto che non si può nemmeno discuter serenamente senza ritrovarsi la condanna morale, l'accusa, il disprezzo nel dire che è assurdo.

E' un conformismo ormai, instaurato e come tutti i conformismi, estremamente auto-conservativo, duro da rimuovere, il cambiamento si sa, spaventa sempre, ma c'é anche chi in tutto questo, ci si è inserito comodamente, a suo agio: come per l'ambientalismo, anche per la causa umanitaria in chiave assistenziale.

A Lampedusa scoprimmo che, sparita l'emergenza del "sovraffollamento", c'era gente che si lamentava: ed ora che facciamo? Tutto il business collegato, dall'assistenza sanitaria privata, pulizie, catering, disoccupata eh. Non saranno stati contenti nemmeno gli scafisti, voglio dire. Del resto non erano contenti nemmeno quelli stipati nei centri di raccolta. Non era contento nessuno, ma c'é sempre chi si inserisce nella filiera con vantaggi personali a difendere anche caparbiamente le scelte fallimentari, comprovate fallimentari, anzi, nocive, con dati oggettivi facilmente rilevabili e senza nessuna voglia di un cambiamento: loro ci stanno bene, benissimo, hanno trovato il loro posto nel mondo, nell'intellettualità, nella notorietà e nel business.

Accade anche nel circolino terzomondista culturale della  musica, che così, nobilita se stessa e migliora gli affari.

Come la causa ambientalista che fa vendere di più le caramelle col buco od ogni altra cosa, anche le auto di cui non abbiamo bisogno, non è diverso nella cultura che ha per sfondo la musica popo, il roch, dove il solidarismo terzomondista, per usare parole della Moyo, «è diventato parte dell’industria dell’intrattenimento. Le star della tv e del cinema, le leggende del rock fanno propaganda per gli aiuti, e i governi gli vanno dietro per la paura di perdere popolarità. Bono degli U2 partecipa ai summit mondiale sulla fame e Bob Geldof, per usare le parole di Tony Blair, è “una delle persone che ammiro di più”», scrive la Moyo.

Ma alla fine, dice ancora, "gli aiuti sono diventati una merce culturale" come lo sono quei disgraziati in quei flussi di disperanza un po' per tutti, dagli scafisti, ai regimi criminali da dove partono, a coloro che nella comunità internazionale ben proteggono per farci i loro turpi affaracci, così come da noi, per farci prediche e motivi elettorali-politici, tutti alla fine, disposti ad usare per i motivi più disparati questi poveracci e disgraziati del pianeta e per inconsapevolezza o per convenienza, ben poco disposti a cambiare strategie e riflessione, ma pronti a scagliarsi con chi lo propone soltanto.

E come abbiamo visto, quella politica terzomondista, assistenzialista, buonista che dai risultati, sembra tutto tranne che una ricetta umanamente saggia o giusta (si può sbagliare, è umano, è perseverare che mi pare lo sia molto meno eh), quella è diventata merce che è anche vezzo per nobilitarsi, l'accessorio elegante da sfoggiare nei salotti o in tv, merce culturale con cui contare sulla naturale disposizione al consenso ed alla simpatia, spesso, un vero cavallo di battaglia per far concorrenza ideologico-politica.

Così però, dice la Moyo, "gli aiuti continuano a essere un incontrollato disastro politico, economico e umanitario per la maggior parte del mondo sottosviluppato».

Il fenomeno è quello che lei chiama "aid dependent", cioè l'unica e costante, torrenziale forma di sostentamento ecnomico, una giostra, che torna sempre su se stessa, avvitandosi infinitamente senza mai cominciare nessun altro gioco, perché gli stimoli sono spenti, assenti.

Dice ancora che il circolo vizioso è tra sovvenzione internazionale e corruzione endemica dei governi sovvenzionati dall'Occidente (Europa e Usa in particolare):

«Gli aiuti internazionali finanziano governi corrotti. I governi corrotti ostacolano lo sviluppo di libertà civili e impediscono la nascita di istituzioni trasparenti. Questo scoraggia gli investimenti nazionali e stranieri».

Così l'economia ristagna puntualmente, non si crea lavoro, la povertà si estende, non si riduce. E l'unica, l'unica cosa che l'Occidente sa produrre come ricetta, antidoto, ai suoi disastri, alla sua ipocrisia somma è A SUON DI PRESERVATIVI, DI ABORTI???

Bastonando la povera Chiesa magari, che invece, dove può, con le sue missioni, produce uno sviluppo completo, più autentico, con amore infinito, con misericordia infinita (e pace se ci son uomini che si perdono tremendamente dimenticando Cristo e cedendo impietosamente alle tentazioni più bestiali, non cambierà per questo il significato della Chiesa, la Sua opera, solo con un'analisi massimalista che è sempre interessata a far prevaricare la delegittimazione universale di quel che fa), che però il suo crocifisso lo sa far parlare con miglior speranza e porta nella sua missione un programma più "umano" che non è di aborti o preservativi, investe molto di più, sul comportamento, sull'educazione comportamentale, crea lavoro, non solo assistenza, crea l'arte del fare, crea la possibilità, l'accesso allo studio, al riscatto e lo fa, attenzione, non da ciarlatani continuamente vantando la propria opera (che l'elenco sarebbe sterminato), non è emergency che ne fa strumento poi nei comizi di piazza contro questi o quelli, non è un Veltroni che proclama che il suo destino è l'Africa (quante ore, quanti giorni lì? Son bastati per scriverci un libro come l'accoglienza fu merce, merce per tirarci su un "I Care" e però, alla malaparata, pronto a sgombrare un campo di Rom una Domenica mattina di pioggia in fretta e furia dopo aver permesso che quella popolazione di fantasmi crescesse nelle più miserevoli condizioni umane, culturali, igienico-sanitarie e legali...

Son bravi tutti così, Cd, come no. Un colpo al cerchio ed uno alla botte. Dentro i Rom, fuori i Rom, Ha ragione la Chiesa, ha torto, hanno ragione le lobby di omosessuali che vogliono matrimonio equiparato n tutto e per tutto, tutti ragione, tutti torto in un maanchismo.

E non parliamo dei più beceri nipotini di Marx, mai sazi degli orrori prodotti che vorrebbero che la loro ricetta fosse buona per l'uomo e quando è rigettata, cominciano a manifestare intolleranza, disprezzo per il genere umano, troppo idiota per capire la bellezza della proposta, per loro e troppo idioti loro per capire che forse, non è affatto umana, oltre che non giusta...

Ma torniamo ai risultati del "ricordiamocene entrambi al prossimo sbarco a Lampedusa" che io ritengo il sintomo di un modo limitato, autolimitato e limitante di porci, oltremodo produttore di ingiustizia dove si vorrebbe accusare di ingiustizia chi si oppone, perché così premiamo i più fortunati, i più forti, chi ce la fa, chi può, chi ha culo ed allora, beh, la differenza con chi si oppone per puro distillato di menefreghismo ed egoismo dove mai sarebbe?????

Miliardi di aiuti internazionali che naturalmente fanno gola ai governi corrotti che fanno arrivare briciole a chi opprimono e lo fanno spesso, riadattandolo in funzione auto-promotrice e propagandistica nel caso, miele per governi corrotti, per bande di guerriglieri, sempre nuove, alle fazioni tribali e sempre, la causa prima sembra essere gli aiuti, già, il "buonismo", la facciata di un bene che si limita alla forma, all'apparenza, alla possibilità di farne merce, di quel bene per altro.

Quello dei benefattori è un esercito. Fatto di funzionari della BAnca Mondiale (circa 10mila persone per farsi l'idea), delle agenzie Onu (5 mila persone), e qui si vede il delirio, l'ipocrisia radicata nel metodo auto-conservativo che non vuole cambiare dinanzi al fallimento umano, ben 25mila, VENTICINQUEMILA ONG registrate, un vero business, un apparato elefantiaco, una creatura mostruosa, insensata che già nei numeri, annuncia il suo fallimento profondo nella frammentazione delle risorse, 25mila Ong su cui ruotano, dentro la giostra della disperazione e dell'ingiustiza, una massa di 500mila impiegati di quella che possiamo a questo punto, volendo, definire "l'industria del buonismo", che assume nella sua sindacalizzazione una forza contrattuale enorme presso governi e l'Onu stessa da cui attingono legittimità, per imporre l'automatismo, coatto, all'infinito a mantenere il sistema.

Del fallimento umano.

Non intendo dire che la Moyo è il genio da adorare come fosse un messia, per carità, non voglio certo creare competizione al modello che è già stato eletto, di nuovo messia, che sarebbe Obama, non sia mai.

Dico che però, una riflessione più ampia, applicando uno scettiscismo che tu sempre applichi, ma sempre nel tuo conformismo che è sempre più o meno, costante emergere (Contro il Papa, Vaticano ecc) e non lo applichi altrove, per carità, tu sembri profondamente segnato dalla tua ideologizzazione, dalle tue preferenze politiche, che sono legittime, come le mie che però, tu vorresti condannare e causa unica delle mie posizioni.

Ed invece, vedi, se dialoghiamo, io dialogo, comunico, spiego, male magari, ma porto sostegno perché le mie non son certo scelte maturate per adesività da ultrà, per tifoseria incapace di una ragione possibile più strutturata di un invasato, sia questo di calcio, di religione o di politica.

E' vero, semmai, che per argomentare, nonostante passione ed impegno, son poco capace, troppo lungo, dispersivo ed altro.

Dunque ricordiamoci pure del prossimo sbarco di Lampedusa, ma ti prego, piantiamola di essere così limitati, di avere paura di cambiare, di guardarci dentro e guardare oltre, non limitiamo le nostre possibilità nell'unica direzione, se questa produce continuamente un fallimento umano e l'unica cosa che sa dirci, di umano è

preservativo ed aborto.

Non sono le risorse ambientali che stanno per finire, son finite nel conformismo le possibilità umane piuttosto.

Ed è un conformismo duro da combattere, purtroppo, perché ormai è un luna-park con molte comodità e molte convenienze, molti in quel fallimento, ormai, ci stanno comodissimi e tra questi, i più comodi, quelli che limitano la loro analisi all'assistenzialismo.

Ma per me, è di più che dobbiamo fare o almeno, far emergere del tutto, nelle sue dinamiche.

E credo di aver detto qualcosina a riguardo, vedi tu se era qualcosa degno della tua riflessione o se devi cestinare senza perderci tempo, ho provato a spiegare come potevo, poi beh, fai come credi.

Ogni bene.

 

21. Alieno, Martedì 10 Novembre 2009 ore 22:18

Errata corridge: dove avevo scritto 13.000.000.000 di dollari negli ultimi 40 anni, erano invece 300.000.000.000 dollari ma si comprenderà, spero, scusandomi, come dinanzi a queste mostruosità numeriche, ci si possa perdere nel significato perché è un delirio autentico poter visualizzare una differenza immaginando, per dire, quella quantità di soldi davanti a noi, riconoscendone l'immediata differenza...

Comunque: 300 miliardi. Ma forze solo scrivendo numero per numero (unità, decine, centinaia..) ci si rende meglio conto..

 

22. Beatrice, Martedì 10 Novembre 2009 ore 22:18

"L'Europa è nella gente che pone il crocifisso nella propria casa ... "

Porre il crocifisso nella propria casa, nei propri vestiti mi sembra comprensibilissimo, e non vedo perché debba infastidire qualcuno.

Appendere il crocifisso proprio in quegli spazi che sono condivisi e pagati anche da protestanti, ebrei ed altri mi infastidisce un po' perché è un modo poco gentile di marcare il territorio per dire "questo edificio è ufficialmente solamente dei cattolici, gli altri sono cittadini di seconda classe".

Nei luoghi pagati dal bilancio pubblico dovrebbe essere esposta la bandiera italiana che rappresente tutti gli italiani siano essi cattolici, protestanti, ebrei, o altro.

 

23. Charles Darwin, Martedì 10 Novembre 2009 ore 22:48

Non prendiamoci in giro ET, sappiamo entrambi che tu guardi la religione solo per quel che fa comodo alla tua politica. Infatti ad ogni minima provocazione concludi non che si tratta di cattiva politica ma tout-court di eresia o comunque di posizioni che non ti riesce di riconoscere come "di fede". Hai scritto 7 pagine, 3346 parole solo per spiegarci che non é vero quel che si dice nel vangelo: che i poveri sarebbero beati, l'immagine stessa che Cristo ci ha lasciato, il crocefisso vivente e morente con cui ci dobbiamo confrontare. Ricordi quel che risponde ai discepoli ? I poveri li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. Per spiegarci infine che accoglierli no non si può, che aiuti anzi non se ne debbono dare che fanno loro solo male. Pensare che io mi limitavo a preoccuparmi del Lazzaro che viene a morirmi sulla porta di casa.

Molto meglio, più rassicurante tenersi un pezzo di legno: almeno non puzza e questo é sicuro. Capisco ti roda e vedo come da due anni tu ci giri intorno senza soluzione, ma io alla politica ci tengo, faccio del mio meglio perché sia coerente con la mia fede ma evito accuratamente di identificarla con la fede perché questa é una bestemmia.

Sui respingimenti (che ovviamente era solo una battuta davanti alla quale al solito sei caduto con facilità disarmante) ci siamo già espressi abbondantemente. Sai bene che io non ho mai detto come con la consueta faciloneria concludi: accogliamoli tutti, ma che l'Italia e le singole persone si prendano la loro quota di responsabilità.

 

24. Alieno, Martedì 10 Novembre 2009 ore 22:53

I protestanti, pensando a Cristo o vendendolo raffigurato, dovrebbero pensare che nella sua proposta, ci son uomini di "seconda classe"??? E perché mai? Non credo abbiano così distorta idea del loro cristianesimo ed anzi, vedranno ancora gli uomini nella stessa classe.

Gli ebrei.. Gesù non era forse ebreo? Potranno sempre rivendicarlo e ricordarcelo a noi cristiani.

E' marcare il territorio? Può darsi pure che sia già marcato così, ma spaventa più la proposta di marcarlo con un nulla, col vuoto, senza storia dove appenderci di tutto volendo, ma nella sostanza è solo l'impossibilità di appenderci qualcosa per tutti ed infine scoprendo che l'istanza è di chi vuole appenderci il vuoto, cioè laicismo, ateismo e dunque vediamo di non tirare in mezzo chi in mezzo non ci voleva essere e guardare a chi promuove e perché: unione atei ed agnostici razionalisti.

Ecco cosa si deve appendere allora: un razionalismo materiale, fatto di vuoto materiale che propone altre brillanti iniziative però, di dubbia razionalità, non se ne abbiano gli Oddifreddi, le Margheritine Hack.. come lo sbattezzo e la sloganistica per rimuovere Dio non dalle scuole, ma dalle coscienze, dalla possibilità di scelta, con la loro possibilità di metterci il loro nulla, perché se ricordi quegli spot sugli autobus, la questione va più in là di una pretesa, in realtà pretestuosa questione laica, non è vero? Era mirata invece, a rimuovere l'idea cristiana ben oltre che il pubblico.

E sulla bandiera italiana: che strano tu dica così, l'identità italiana parrebbe molto legata, affezionata a quel crocifisso. Come dire, il crocifisso in Italia ha segnato il suo territorio identitario.

Infatti, parrebbe, una giustizia italiana, tricolore, amministrata a nome del popolo italiano, che curioso, ha bocciato l'iniziativa e lo Uaar è andato.. in Europa, a Strasburgo?

Allora, facciamo così, con più coerenza con quanto scrivi: via dai luoghi pubblici il crocifisso, però nemmeno la bandiera italiana, per coerenza, nei luoghi pubblici, solo quella Europea.

Oh, dimenticavo ricorda la Madre Celeste, con le sue dodici stelle e disegnata da un cattolico...

sarà dunque il caso anche di inventarne una nuova di bandiera europea, visto che già si è inventata la sua identità sul nulla e rinunciando alle sue radici storico-culturali.

Che ne dici, come simbolo, l'Euro? La moneta? Può andar bene? Oppure, chissà, può offendere qualcuno poi alla fine? Tutto a posto allora? Attacchiamo pure l'Euro alla parete se vogliamo, son certo che allo Uaar di Oddifreddi e la Hack andrebbe benissimo (beh, questa avrebbe preferito tinte sul rosso come sappiamo, ma il risultato sarebbe comunque eccellente eh, lo apprezzerebbe ne son certo).

Dimenticavo: da cambiare gli inni.

Sai com'é, disturbano.

Quello Italiano, la cui identità per carità, non segni il territorio, diceva cose come

Giuriamo far libero 
il suolo natio: 
uniti, per Dio, 
chi vincer ci può?

E per quanto mi riguarda, ben volentieri, infatti, lo cambierei, visto che per dirla fantozzianamente, per me è una cagata pazzesca sia musicalmente che come testo.

Ma l'inno dell'Europa che ha detto la sua sul "crocifisso" che disturba segnando troppo il territorio, un'occhiatina dentro di sé se l'é data o avendo disconosciuto l'identità fondata anche sulla cristianità, si propone solo di farlo, senza fretta domani?

Dice il testo dell'inno Europeo (l'Inno alla Gioia di Beethoven) cosette come

La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!

....

sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.

Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

E vedrai che qualcuno deciderà prima di quanto pensi, che quei testi offendono parecchio e vorrà segnare il territorio a suon di sentenze e tribunali, dove la rivoluzione mal gli riuscì rispetto a quella cristiana, più duratura, nei secoli dei secoli,

amen.

Anzi, devo dire che anche tu, in una scuola, tu fossi insegnante o alunna, o in qualsiasi luogo pubblico in cui palesar il modo in tu t'avea chiamata il tuo terren genitore,

rischieresti di essere offensiva, ahimé, te lo rivelo perché così sensibile, quel fatto ti sfuggì.

Beatrice fosti fin dalla tua origine (almen qui nel blog, nemmeno voglio immaginare corrisponda anche al nome reale), che deriva da beatrix, derivato per dir "beato" che già nella tarda età imperiale entrò in uso tra la cristianità con riferimento alla beatitudine spirituale.

E quel nome, quel simbolo della tua identità (almen virtuale se scelto qui) a ricordarci fastidi, come tu definisci, pubblici, a divider donne di prima e seconda categoria, perché si festeggia il 18 Gennaio quell'appellar di beati auspici portati, Beatrice II d'Este o il 29 Luglio Santa Beatrice, vergine e martire e accidenti quanto offende quel richiamo.

E denso è l'appello che infastidisce perché un lungo segnar territorio dev'essersi ingiustamente compiuto accanendosi sul quel nome, tra l'altro personalmente trovandolo stupendo:

Santa Beatrice de Silva Meneses, onorata il 16 Agosto.

Santa Beatrice di Nazareth, commemorata il 29 Agosto.

Santa Beatrice di Olive, monaca cistercense che si festeggia il 6 di Novembre.

La Beatrice d'Este, monaca benedittina.

La Beata Beatrice de Suabia e la Beata Beatrice di Ornacieu, monaca certosina.

Ahimé quanti fastidi per questo nome usato per relazionarti in modo sì ingiusto pubblicamente.

Fa' una cosa allora, togli quel nome, mi sovviene perfino l'italico segnar territorio identitario di Dante che si ispirò, nelle beatitudini evocate da tanto nome, dalla sua beatrice, al Paradiso, un paradiso beh, spiace dirtelo, un po' troppo cristiano, poco protestante, affatto agnostico o ateo e dunque somma e divina opera di cittadini di seconda categoria, dunque, per far prima, con coerenza,

fa una cosa intanto, mentre alcuni tentano di toglier crocifisso dal pubblico,

togli il tuo nome dal pubblico e mettici un più giusto

nulla.

Che nessuno si offenda e che nessun marchi il territorio infastidendo il prossimo e chi più di te ha la sensibilità per fare il primo passo?

:-)

Alieno

Ps: dimenticavo, a me non offende affatto e non mi verrebbe certo in mente di rivolgermi a strasburgo facendo notare che già nella scelta dei nomi, che son personali fino ad un certo punto, visto che l'utilità è nel relazionarsi socialmente e nel pubblico affermando identità così cristiana.. :-)

Spero che la provocazione sia utile a far comprendere la pretestuosità ed il delirio di chi l'ha promossa per motivi ben diversi da quello che, mi rendo conto, alcuni credono.

Certo, una volontà determinata nel suo progetto, questo è certo, come è certo che quella del crocifisso è solo un piccolo tra i tasselli, tra altri già stati, tra i molti che naturalmente vedremo.

 

25. Charles Darwin, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 11:02

22, 24 

Non credo abbiano così distorta idea del loro cristianesimo

Per la verità il protestantesimo ha avuto molto a che fare con l'iconoclastia. Se se mai entrato in una Chiesa protestante (bizantina a parte) avrai certamente notato la grande differenza nella rappresentazione del sacro. Sono Chiese "nude" terribili e bellissime (un vuoto che crea uno spazio interiore di accoglienza). Il crocefisso quello c'é e come messaggio secondo me ha tutto da guadagnare dalla sobrietà e dalla solitudine (quella che manca nella sovraesposizione cui lo sottoponiamo noi cattolici). 

Comunque proporrei di girarla in domanda, includendo "gli ebrei e gli altri" (la domanda che dall'inizio eviti accuratamente): Come mai hanno un'idea così distorta del cristianesimo (e della croce) ? Con l'ovvio corollario: cosa stiamo difendendo veramente ? Sicuri di non aver mai niente da imparare ? (non tutti i mali vengono per nuocere)! Ogni bene,

CD

PS il noi cattolici é sottolineato per evitarti di scrivere le solite dieci pagine esultanti esprimendo solo quello che si può dire in 12 parole: hai visto che in verità sei un protestante che odia il vaticano ? ;-))

26. enrico, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 11:57

Riporto parte di quanto detto da mons. Tettamanzi sul crocifisso.

Il crocifisso è un simbolo cristiano, ma anche un simbolo profondamente umano, perché di fronte al crocifisso tutti siamo richiamati a interrogarci sul significato che ha il soffrire, il morire. Questo è un problema che non è semplicemente confessionale, ma è un problema universale, razionale, laico....Ma il problema è che noi dobbiamo sempre passare dal simbolo alla realtà...Per un cristiano Gesù non è un morto,..è una persona viva,..incontrabile, sperimentabile. Allora il vero problema è:manteniamolo il simbolo...ma soprattutto viviamolo...ma tu sei preoccupato di un oggetto o sei preoccupato di una persona? Questo è il punto decisivo...

(da Avvenire di domenica 9)

27. Charles Darwin, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 17:54

dobbiamo sempre passare dal simbolo alla realtà ... sei preoccupato di un oggetto o sei preoccupato di una persona?

Andiamo bene, anche il cardinale un luterano iconoclasta (grazie enrico, sarebbe bello leggere tutto l'articolo ;-))

28. Alieno, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 18:19

Caro Cd, non comprendo il vantaggio di dover scrivere 12 parole sbagliate, che nemmen penso.

Scrivendo hai visto che in verità sei un protestante che odia il vaticano ? ;-))

Meglio le 10 pagine, per quanto mi riguarda, cercando malamente, come posso insomma, di dire ciò che penso e non è quello che dici in 10 parole (vado a fiducia non contandole eh).

Quello che invitavo a fare è una riflessione invece, proprio sull'essere cattolico e però, facendo emergere una prevaricazione di critiche, polemiche, rispetto alle occasioni in cui manifestare apprezzamenti, stima, fiducia (fede cattolica) quando si parla di Papa, di Vaticano..

E dunque ti chiedevo: ma tutta questa asprezza che emerge e ben poco amorevole sguardo, non avrà in fondo una causa irrisolta, un conflitto, un risentimento?

Se poi tu vuoi complicare tutto con poche parole, beh, io non sono d'accordo, però ne possiam parlare eh. :-)

 

29. Charles Darwin, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 18:47

Quello che invitavo a fare è una riflessione invece, proprio sull'essere cattolico e però, facendo emergere una prevaricazione di critiche, polemiche, rispetto alle occasioni in cui manifestare apprezzamenti, stima, fiducia (fede cattolica) quando si parla di Papa, di Vaticano..

Dove la leggi questa strana storia?

Forse sono ingenuo, ma mi pareva di aver detto quello che sembrano indicare le parole del Cardinal Tettamanzi (dobbiamo sempre passare dal simbolo alla realtà ... sei preoccupato di un oggetto o sei preoccupato di una persona?). Esattamente quelle parole (1 e ss) che a te non piacciono e tendi ad escludere. L'articolo purtroppo non l'ho letto, immagino ci sia molto altro e so di essermi espresso in modo provocatorio. In ogni modo delle due l'una: o Tettamanzi é un eretico (non nuova per te che hai già dato dell'eretico a Martini) o tu non hai capito bene cosa voglia dire essere cattolico.

Le mie critiche e polemiche più che verso il papa o il vaticano sono verso il tuo modo distorto di intendere il cattolicesimo, a mò di ideologia politica. Un modo purtroppo piuttosto comune, sei in ottima compagnia e per questo me la prendo. Eppure purtroppo per voi, tra tutti non arrivate a fare la Chiesa: avete bisogno anche di altro modo di pensare. La pace sia con te,

CD

30. salvatore , Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 19:45

Beatrice 22

sei efficacemente sintetica scrivendo

<marcare il territorio>

a dire quanto in altro thread io ho, parallelamente, cercato di richiamare

col mio 56 --- > LINK

sul vantaggio propagandistio/pubblicitario che il semplice fatto di mostrare il "logo" assicura al prodotto, vantaggio che non si vuol perdere.

Seppure sia comprensibile che uno cerchi di rendere visibili le proprie convinzioni,

come fanno quelli che marcano il territorio coi loro emblemi, falce e martello, svastiche e quant'altro, sui muri delle nostre città,

pure condivido in toto che

<Nei luoghi pagati dal bilancio pubblico dovrebbe essere esposta la bandiera italiana che rappresente tutti gli italiani siano essi cattolici, protestanti, ebrei, o altro.>

Salute e fratellanza

31. Alieno, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 01:11

CD: è tanto che ci incontriamo bene o male...

ho sorriso del tuo simpatico e furbo rispondere...

Tettamanzi e Martini...

E' un po' darmi torto e darmi ragione, eheh.

Tettamanzi e Martini... proprio i due che appunto, scatenano tra i cattolici (ma anche in ogni quotidiano, da Repubblica al Giornale per non parlar dello Uaar), le domande, le confusioni, le divisioni, in quella che pare proprio essere, in definitiva, una aspra contrapposizione in funzione anti-Ratzinger e chi con lui, bene o male, si schiera più in linea con il Vaticano.

E dunque siamo daccapo.

Ci rinuncio. Il mio era solo un'invito ad una tua riflessione per quello che emerge (eccetto Tettamanzi-Martini e "organici" in funzione contrapposta al resto) è un atteggiamento negativo, pessimista, ipercritico e piuttosto ben ti schieri più o meno apertametne, con chi si aggiunge dall'esterno ancor più palesemente e con meno ambiguità.

Come mai questo prevaricare e caricare Cd?
Era un invito a fare una riflessione perché emerge un rancore (credo, tra i picchi massimi evocati proprio da Ratzinger, infatti), ma quell'invito insomma, io l'ho posto e non voleva certo essere "pretesa", non ci inchioderemo su questo punto, per quanto mi riguarda, per quanto non ne sappia più di prima, la riflessione, l'invito era questo, doveva esser cosa tua e nemmen troppo interessato poi, che fosse argomento pubblico di dibattito.

Però confermo che mi sei proprio simpatico, giuro. E non ne capisco nemmen bene il motivo, ma suppongo perché alcune tue virtù ben compensano ciò che posso interpretare come "difetti" o come aspetti criticabili.

Anche se talvolta ho l'impressione di cogliere delle tue gradite peculiarità più come "potenziale" che come manifesto ed espresso il più delle volte.

Ma tant'é.

Ogni bene.

Anche con affetto ti dirò, ricambio ben volentieri.

La pace sia con te.

 

 

32. Charles Darwin, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 09:33

Tettamanzi e Martini... proprio i due che appunto, scatenano tra i cattolici (ma anche in ogni quotidiano, da Repubblica al Giornale per non parlar dello Uaar), le domande, le confusioni, le divisioni, in quella che pare proprio essere, in definitiva, una aspra contrapposizione in funzione anti-Ratzinger e chi con lui, bene o male, si schiera più in linea con il Vaticano.

Questa la tua percezione, lasciami dire per quanto mi é dato di capire che ritengo probabile esser quella del Vaticano e dei fedeli decisamente diversa.

E se proprio là dove vedi confusione e divisione ci fosse un segno di grandezza e unità ?

Se là dove vedi un atteggiamento negativo e pessimista ci fosse invece speranza ?

Vedi ET, non si tratta di furbo rispondere (Tettamanzi e Martini sono solo le due occasioni che ci sono capitate tra le mani, potrei suggerirtene un'infinità), é piuttosto semplice e lineare quello che da sempre sto cercando di esprimere: che il Vaticano é una parte rilevantissima, l'imprescindibile guida spirituale (non politica) ma non é la Chiesa, non il corpo di Cristo risorto ed il Vaticano sa insegnarlo benissimo a chi lo ascolta per intero.

Non lasciarti accecare da accessori quali la politica, i giornali, le ideologie, le opportunità di parte: la Chiesa nella quale credere e sperare é molto più grande di me e te messi insieme, delle nostre rispettive passioni politiche in particolare. Il collante é da sempre uno solo, quello incarnato dal fondatore: la carità (lì, nella Carità, si esprimono Verità e Speranza: Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli ... Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! S Paolo). Ciao,

CD

33. civis romanus sum, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 12:29

Prosegue anche la bagarre politica. A Trento, riporta La Voce del NordEst, il consigliere leghista Alessandro Savoi ha appeso di propria iniziativa un crocifisso in aula: si è dovuto sospendere la seduta per consentire la sua rimozione, ai sensi del regolamento vigente e per “evitare strumentalizzazioni”. A Taranto il consiglio comunale si si riunirà venerdì per discutere un ordine del giorno anti-Strasburgo: secondo il proponente, il consigliere del Partito Democratico Raffaele Brunetti, la sentenza “non è altro che un’interpretazione contro la libertà religiosa aperta a tutti gli uomini”, perché il crocifisso “è dovunque simbolo di pace e amore tra gli uomini, e come tale parte integrante della cultura occidentale aperta a tutti gli uomini di razza e culture diverse”. A Genova un’analoga proposta da parte del centrodestra è stata invece bocciata prima ancora di essere posta in discussione.

Per allegerire la pesantezza della situazione si può ricorrere alla striscia di Stefano Disegni pubblicata sul Fatto Quotidiano che peraltro ricorda anche la campagna oneri avviata dall’UAAR: oppure, per chi è iscritto a Facebook, dare un’occhiata al gruppo La pizza margherita in aula è un simbolo della nostra tradizione, che ha già raggiunto quasi 9.000 membri:

”Stando alla Gelmini il crocefisso dovrebbe rimanere in aula in quanto sarebbe ” un simbolo della nostra tradizione”.

Vero!!!

Giustissimo!!!

Ma allora ci voglio pure qualcos’altro: 1 - La pizza; 2 - Foto ritratto di Moana Pozzi; 3 - Il busto del re (uno a caso)… “.

Fonte Uaar.

34. Charles Darwin, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 12:34

31: Ci rinuncio.

A me spiace che ci rinunci. Dovresti provare a chiarire a te stesso questa strana Chiesa Santa e prostituta disposta ad accogliere il vescovo Willimason ma non la sua politica; a riconoscere il ruolo buono, utile e necessario della teologia della liberazione nella difesa dei poveri (cioé della sua politica lì ed in quel momento: Giovanni Paolo II alla conferenza dei vescovi brasiliani) ma a condannare l'identificazione che proponeva di quella politica con il vangelo. Io credo che se vuoi cominciare a capire cosa sia la cattolicità (universalismo) tu debba provare a considerare tutto l'insieme di queste contraddizioni. Scoprire magari che sono contraddizioni solo nella misura dei tuoi occhiali ideologici perché, vedi, la Chiesa non é nata sul muro di Berlino e vivrà in eterno dopo la sua caduta, indipendentemente da quella caduta.

35. enrico, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 14:36

Ho proposto la riflessione di mons. Tettamanzi per due motivi.

1) Perché la condivido

2) Perché una riflessione simile avrebbe potuto farla don Carron (CL), perché questa è la base della nostra fede: non un libro o un simbolo ma Cristo che si incontra. 

 

36. enrico, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 15:19

36

Una delle reazioni più scomposte alla sentenza è stata quella del ministro La Russa col suo 'devono morire' ripetuto.

A La Russa ha scritto don Renato Sacco di Pax Christi. Riporto la lettera.

Signor Ministro Ignazio La Russa, ho avuto modo di ascoltare in questi giorni il suo intervento dello scorso 4 novembre, su RAI UNO, in cui lei era ospite del programma condotto da Lamberto Sposini.
Voglio subito precisare che non intendo entrare nel merito della discussione sollevata dalla sentenza europea sul crocifisso.
Non è di questo che voglio parlare. Neanche del fatto che lei ha sottolineato che la sua opinione era incaz….
Certo non è proprio un bell’esempio che un Ministro, sulla più importante Rete della Rai, in diretta, dica le parolacce per rafforzare il proprio pensiero. Forse è un segno di mancanza di autorevolezza...
Le parolacce, le lasci dire ai comici...
Ma non è neanche di questo che voglio parlare.
Vorrei invece esprimere la mia forte preoccupazione per quello che Lei ha detto. Ripeto, non tanto sull’opportunità o meno di esporre il crocefisso nei luoghi pubblici, ma il fatto che Lei, per ben tre volte, ha ripetuto: ‘Possono morire, possono morire, possono morire…’ riferendosi a quelli che vogliono togliere il crocifisso. Con tanto di applauso del pubblico presente.
Mi creda, mi è venuto un brivido alla schiena.
Forse (anzi, senza forse) crediamo in un Dio diverso.
Io cerco, mi sforzo, di credere nel Figlio di Dio, morto inchiodato sulla croce come un pericoloso delinquente, che ha detto ‘Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno’. Che ha vissuto la croce, sconfitta umana in modo totale (certo poi è risorto!!), deriso dai soldati, abbandonato anche dagli amici, accusato dal potere politico e religioso di allora; con la folla che gridava ‘Via via, crocifiggilo !’.
Un Gesù che prima di essere arrestato dice a chi lo vuole difendere ‘Rimetti la spada nel fodero’. Quel Gesù che ha invitato a perdonare fino a 70 volte 7, cioè sempre. Quel Gesù che ha proclamato e vissuto le Beatitudini della mitezza, della purezza, della misericordia. Beati i poveri. Beati quelli che piangono, beati gli operatori di pace.
Quel Gesù che ha scandalizzato perchè ha accolto lebbrosi, prostitute, pubblicani, stranieri, poveri e disprezzati di ogni genere e che, finendo sulla croce, è diventato motivo di scandalo per alcuni e stoltezza per altri. Quel Gesù che possiamo riconoscere nei tanti uomini e donne ancora oggi inchiodati sulle proprie croci, perchè in ogni persona siamo chiamati a vedere il Suo volto.
Quel Gesù in cui cerco di credere è un uomo debole, mite, che accoglie, che apre le sue braccia, e il suo cuore, sulla croce, per tutti.
Un Gesù che, fin dall’inizio, rifiuta la tentazione del potere… ‘Via da me, satana’.
È aberrante ascoltare frasi come le Sue, in cui, per difendere il crocifisso, si ripete con foga e veemenza ‘Possono morire, possono morire, possono morire...’
È l’espressione di una religione che non è la mia. O, forse, è proprio l’espressione di una religione che non c’entra con la fede in Gesù Cristo. Una religione civile. E la cosa mi sembra molto pericolosa.
Le assicuro che io - prete da 30 anni - non voglio essere sacerdote di questa religione.
Concludo con una citazione di un noto biblista, Alberto Maggi:
"La differenza tra religione e spiritualità (o fede) è che mentre la prima nasce dagli uomini ed è diretta verso la divinità, la seconda nasce da Dio ed è rivolta agli uomini.
Mentre nella religione conta ciò che l'uomo fa per Dio, la spiritualità nasce da ciò che Dio fa per gli uomini.
Nella religione è sacro il Libro.
Nella spiritualità è sacro l'uomo.
Nella religione è importante il sacrificio, nella spiritualità l'amore.
Le crociate e le guerre sante non nascono dalla spiritualità, ma dalla religione”

(“E se Dio rifiuta la religione?”, Cittadella editrice).

Distinti saluti

d. Renato Sacco

Mentre chiudo questa lettera, leggo che, oggi, il Senato ha votato il ddl che istituisce la Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace. Voto bipartisan, a 6 anni dalla strage in cui caddero 19 militari italiani. Mi creda, io ho partecipato a Baghdad, nel 2003, alla cerimonia funebre per i nostri soldati uccisi... purtroppo senza una parola per le vittime irachene.
Il mio è un Dio della pace, non della guerra. È un Dio Padre di tutti. Per questo credo sia importante quanto scritto da Pax Christi internazionale e Pax Christi Italia, lo scorso 5 novembre:
“Il ricordo e la preghiera siano per le vittime, per tutte le vittime. Conosciamo il numero e il nome dei soldati americani, inglesi o italiani uccisi in Iraq, ma non conosciamo neanche approssimativamente il numero, né il nome, delle migliaia e migliaia di persone irachene uccise dalla guerra e dal terrorismo. Bambini, donne, uomini, tutte vittime della follia della violenza. Ricordare solo i ‘nostri’, gli occidentali, e dimenticare le vittime irachene sarebbe un’ulteriore violenza, un crimine nei loro confronti, che non aiuta a costruire un futuro di pace”.

37. enrico, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 15:46

8 Pinco

devi scavare ancora.

Il crocifisso previsto tra gli arredi delle aule risale ad una legge del 1859 (legge Casati). Il regolamento attuativo risale al 1860.

I crocifissi furono poi tolti una decina d'anni dopo ma non mi risulta che la legge fu abrogata. Un Regio Decreto del 1908 contiene un regolamento che conferma il crocifisso tra l'arredo.

Altri due decreti, nel 1924 e nel 1928 confermano la presenza del crocifisso nelle scuole, mentre un'ordinanza ministeriale del 1923 allarga ad altri edifici pubblici la presenza del crocifisso.

Secondo alcuni, la legge Casati sarebbe una conseguenza dello statuto albertino che riconosceva la religione cattolica come religione di Stato. Quindi se la cattolica non è più religione di stato, sempre secondo questi, viene meno il motivo di esporre i crocifissi.

Ma il TAR del Veneto il 22 marzo 2005 (sentenza 1110) ha rigettato questa tesi. Le norme regolamentari che prescrivono l'ostensione del crocifisso 'hanno quale fondamento le leggi sulla pubblica istruzione e non implicano affatto un'applicazione diretta dello Statuto Albertino'. Dice il Tar che coloro che invocano la revisione dei Patti lateranensi come motivo per staccare i crocifissi dai muri, semplicemente 'ignorano il quadro storico e normativo' all'origine dell'esposizione.

Da un articolo di Avvenire di domenica 9 di Riccardo Cascioli e da ricerche in internet

38. Pinco, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 17:57

37

grazie per questa precisazione storica, che peraltro non sembra smentire quanto scritto da civis al 7, infatti nel 1924 ci fu una conferma di quanto stabilito prima.

Non ho capito però se il senso del tuo 37 era disconocere che nel ventennio qualcosa di buono si era fatto oppure cosa? Secondo me il fascismo ha avuto solo un pregio, anche se peraltro non avremo mai la controprova o la conferma di ciò, e cioè che alleandosi con la germania nazista non si è schierato contro.

Io credo che in quel preciso periodo storico, se l'Italia fosse rimasta neutrale o figuriamoci se si fosse alleata con Francia e Inghiltera, avrebbe fatto la fine dell'Olanda e Roma di Rotterdam. Io credo che l'italia sarebbe stata distrutta dai bombardamenti nazisti, anche se poi in parte ci hanno pensato gli alleati nel 43 a colmare la lacuna...

Comunque tutto questo non è nè dimostrabile nè documentabile (ovviamente) per la gioia di chi su questi aspetti non accetta deroghe, però mi piacerebbe sapere il parere tuo e quello degli altri.    

39. enrico, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 18:25

38

Il mio 'dovrai scavare ancora' era scherzoso. Non volevo affrontare la questione del fascismo.

Ho preso a pretesto il tuo commento per segnalare come il crocifisso in aula non venga dal Concordato, come detto invece da molti in questi giorni.

Ho scritto un po' di tutto in questi giorni, anche perchè non avevo le idee ben chiare.

Dopo aver anche letto di tutto, gente che stava con la CEDU, persone che vedevano il simbolo religioso, altre vedevano una tradizione e una cultura offesi, molti di tutti gli schieramenti convinti di avere la verità in tasca, mi sono fatto questa opinione sulla sentenza.

Il crocifisso è in partenza un simbolo religioso (io ce l'ho al collo). Col tempo, visto che l'Italia è cristiana da secoli, è diventato anche un simbolo tradizionale e culturale (il che non esclude che per qualcuno possa essere simbolo religioso e culturale assieme). Come tale credo abbia pieno diritto di stare appeso anche in luoghi pubblici e comunque non può essere una CEDU a toglierlo: questa farebbe bene ad occuparsi dei 'crocifissi viventi'!

 

40. Charles Darwin, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 22:14

39

Col tempo, visto che l'Italia è cristiana da secoli, è diventato anche un simbolo tradizionale e culturale (il che non esclude che per qualcuno possa essere simbolo religioso e culturale assieme). 

Mi pare proprio questo il punto: quando un simbolo assume troppi significati si finisce nella schizofrenia ben descritta nella bellissima lettera di Don Sacco: È l’espressione di una religione che non è la mia. O, forse, è proprio l’espressione di una religione che non c’entra con la fede in Gesù Cristo. Una religione civile. E la cosa mi sembra molto pericolosa. Don Sacco ovviamente parlava delle espressioni verbali di La Russa, ma La Russa si riferiva al crocifisso e l'accostamento mi pare si applichi bene.

Dunque siamo di fronte ad un bel dilemma: per tante ragioni il più potente e umano dei simboli non é più riconosciuto come tale da una parte crescente dei cittadini. Cosa vuol dire ?

E' più logico e saggio imporlo ai dissenzienti costi quel che costi o ripartire dalla misconosciuta realtà del simbolo (Tettamanzi, se ho capito bene) ? Cosa possiamo fare perché il simbolo riacquisti nuovamente valore e realtà ?

Non sono sicuro che la risposta migliore sia lasciare alla CEDU il problema dei "crocefissi viventi" a meno la CEDU non intenda contendere a noi il simbolo (e si parteggi per lei). Battuta a parte mi pare di essermi inteso bene con Enrico.

41. Pinco, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 10:00

Ho fatto un giro su alcuni siti, ed in quello di CL ho trovato questo. Anche se ho posizioni diverse da quelle dei ciellini, su questo mi trovo sostanzialmente d'accordo e quindi ve lo propongo come spunto di discussione.

UNA PRESENZA IRRIDUCIBILE
A proposito della sentenza della Corte europea sui crocifissi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo contro i crocifissi nelle aule scolastiche ha suscitato una vasta eco di proteste: giustamente quasi tutti gli italiani - l’84% secondo un sondaggio del Corriere della Sera - si sono scandalizzati della decisione.

«E voi chi dite che io sia?». Questa domanda di Gesù ai discepoli ci raggiunge dal passato e ci sfida ora.
Quel Cristo sul crocifisso non è un cimelio della pietà popolare per il quale si può nutrire, al massimo, un devoto ricordo.
Non è neppure un generico simbolo della nostra tradizione sociale e culturale.
Cristo è un uomo vivo, che ha portato nel mondo un giudizio, una esperienza nuova, che c’entra con tutto: con lo studio e il lavoro, con gli affetti e i desideri, con la vita e la morte. Un’esperienza di umanità compiuta.
I crocifissi si possono togliere, ma non si può togliere dalla realtà un uomo vivo. Tranne che lo ammazzino, come è accaduto: ma allora è più vivo di prima!

Si illudono coloro che vogliono togliere i crocifissi, se pensano di contribuire così a cancellare dallo “spazio pubblico” il cristianesimo come esperienza e giudizio: se è in loro potere - ma è ancora tutto da verificare e noi confidiamo che siano smentiti - abolire i crocifissi, non è nelle loro mani togliere dei cristiani vivi dal reale.
Ma c’è un inconveniente: che noi cristiani possiamo non essere noi stessi, dimenticando che cos’è il cristianesimo; allora difendere il crocifisso sarebbe una battaglia persa, perché quell’uomo non direbbe più nulla alla nostra vita.

La sentenza europea è una sfida per la nostra fede. Per questo non possiamo tornare con tranquillità alle cose solite, dopo avere protestato scandalizzati, evitando la questione fondamentale: crocifisso sì, crocifisso no, dov’è l’avvenimento di Cristo oggi? O, detto con le parole di Dostoevskij: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».

Novembre 2009
Comunione e Liberazione

42. Charles Darwin, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 11:10

41 

I crocifissi si possono togliere, ma non si può togliere dalla realtà un uomo vivo. ...

... La sentenza europea è una sfida per la nostra fede.

Le sfide aggiungo sono sempre la miglior opportunità. Io non sono un ciellino ma sono tatalmente daccordo.

43. enrico, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 12:02

40 

E' più logico e saggio imporlo ai dissenzienti costi quel che costi o ripartire dalla misconosciuta realtà del simbolo (Tettamanzi, se ho capito bene) ? Cosa possiamo fare perché il simbolo riacquisti nuovamente valore e realtà ?

Credo ci siano in ballo due questioni distinte:

1) cosa rappresenta il crocifisso per i cattolici;

2) la sentenza della CEDU.

Sulla prima questione credo che io e te siamo d'accordo quindi non mi ripeto.

In questi giorni è però emerso un movimento pro-crocifisso che ha colto un po' tutti di sorpresa e che interroga noi cattolici. Sono emerse posizioni pro-crocifisso, compresi atti di violenza (Lotta studentesca mi pare), che certo non si possono definire cattoliche. Sono anzi pericolose, come dice don Sacco.

I cattolici si trovano a confrontarsi con quelli della 'religione civile' e con un ateismo crescente, dovranno rifletterci.

Detto questo, non concordo col tuo 'imporlo ai dissenzienti'. O meglio, quando ci sono posizioni contrapposte chi vince impone qualcosa a chi perde: a me e te le ultime elezioni hanno imposto Berlusconi, no? :-)

Se la maggioranza delle persone ha piacere che rimanga (che rimanga, non che venga messo), per i più svariati motivi, perché dovrebbe subire l'imposizione di chi vuole spogliare una parete perché vuole fare tabula rasa del passato?

Fare tabula rasa del passato: questo è lo scopo degli atei razionalisti. La laicità dello Stato è la scusa per togliere ogni memoria dei secoli passati. Fatti un giro nelle loro news: ci trovi messa in dubbio la storicità di Gesù, il contributo cristiano all'europa viene paragonato a quello dei Pitti, si sono persino preso galileo come testimonial.

I sostenitori della laicità come credo sia tu sono solo utili compagni per il primo tratto di strada, da abbandonare quando non più necessari.

Come utili compagni cerca la Lega tra i cattolici tirando fuori all'occorrrenza certi valori ma perseguendo in realtà altri scopi.

Il rischio della strumentalizzazione c'è sempre.

44. Pinco, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 12:53

42

a me colpisce molto la domanda: «E voi chi dite che io sia?».  In fondo ci si può mettere davanti al crocifisso ancora rispodendo a questa domanda, e la risposta, sempre dal testo, è: 

Cristo è un uomo vivo, che ha portato nel mondo un giudizio, una esperienza nuova, che c’entra con tutto: con lo studio e il lavoro, con gli affetti e i desideri, con la vita e la morte. Un’esperienza di umanità compiuta.

Ecco per me è prorpio così, un uomo vivo che si incontra, poi possono anche toglierlo dalle aule, ma l'incotro resta.

45. Charles Darwin, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 13:34

C'é solo un punto sul quale differiamo: a me dei razionalisti laici (per meglio dire del pericolo che rappresenterebbero) non me ne può fregare di meno. Nel senso che non riesco a vedere nessun muro tra me e loro né vedo perché dovrei innalzarlo io (non certo su questi temi perlomeno). A livello civile l'unica cosa che conta sono i principi democratici che giustamente ricordi (ovviamente valgono anche per gli atei e le loro posizioni), per il resto se parliamo di valori (religiosi in particolare) l'unico interrogativo penso riguardi la mia coscienza personale e nel caso il mio dovere di testimonianza. Se un valore cui teniamo non passa la colpa può essere solo nostra, non loro e altra strada per riproporlo all'attenzione non se ne vede. In altre parole: non so se la sentenza rappresenti un male o un bene. Un bene verrebbe da dire, se guardi le discussioni che sta suscitando, un male se sfocia in contrapposizioni "di principio" destinate a corrompere i principi (vedi La Russa). Ciao,

CD

46. Alieno, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 16:23

Secondo me sarebbe un male se fossimo così imprudenti da non cogliere la progettualità, il disegno del laicismo razionalista, che è una sorta di armageddon, dove in definitiva la competizine è tipo Highlander, "ne resterà solo uno".

Sarebbe imprudente perché non coglieremmo le possibilità di difendere il gregge dai lupi, bonariamente vedendoli come strani o buffi peluches che non sono affatto.

In quella prudenza, cogliendo quella progettualità ormai palesata a sufficienza credo per non doversi illudere che si possa rinunciare alle proprie responsabilità, sottostimando la questione, c'é anche appunto, il compito di essere abbastanza responsabili da non accettare le regole della sfida, semplicemente limitandosi ad una contrapposizione speculare.

Sarebbe un errore, una riduzione delle possibilità della fede che non deve sposare le regole di ingaggio stabilite dal razionalismo laicista, il quale avrebbe così solo dei grandi vantaggi nella sua guerra alla fede, mentre la fede ha la possibilità di competere vantaggiosamente facendo apparire la propria distanza proprio nelle regole, nel metodo e dimostrando che ha più sostanza, possibilità, consistenza nell'offerta all'uomo, di quanto possa averne un materialismo laiscista.

Altrimenti si incorre nell'imprudenza che ho letto (La Russa ecc), traducendosi comunque la proposta cristiana, in una sua più fragile possibilità, più confusa, più debole e confondendo gli altri, potendo avvantaggiare la progettualità come quella dello Uaar che ha sistematica ossessione nelle iniziative anti-cattoliche per esempio.

La sentenza, per la fede, per me rappresenta un male.

E' la manifestazione di un sintomo, però, non la sua causa, anche se non porre rimedio a sintomi gravi, peggiora il quadro clinico ed è pericoloso, un po' come la febbre diciamo, è un sintomo e non la causa dell'aggressione, però trascurare il sintomo, stati febbrili alti, senza proporsi di ridurli, produce comunque danno e pericolo.

Però è un sintomo e certamente di un male per la fede che emerge e che già c'é, che lo rende possibile.

E su quello, naturalmente, ci si deve interrogare e vedere come mutare quel male, in una possibilità di bene.

Dunque è un male, il suo sintomo, non c'é dubbio, ma gli uomini sanno spesso trarne profitto.

Vedo il caso La Russa, come una reazione esagerata di un'aggressione, di un male, come una febbre che è una reazione fisiologica e perfin utile per l'organismo per combattere il male, ma nell'esagerazione, può produrre un male in più e non il beneficio per cui l'organismo alza la temperatura.

Dunque è bene dare l'aspirina, la tachipirina a La Russa, tenendo sotto controllo la temperatura di tutti i La Russa, affontando il male con reazione, ma più equilibrata e non aggiungendo danno a danno, male a male.

Solo così, secondo me, la strategia di una buona cura o la via di una vaccinazione, avrà esiti più efficaci.

La fede cristiana credo abbia in sé la risorsa, l'antidoto, la possibilità per l'uomo di "curarsi", si tratta dunque di guardarci bene dentro, dopo aver visto come si comporta l'aggressione, come si muove, che meccanismi, per disinnescarli adeguatamente.

Dunque, per me è necessario prudentemente, tenere a bada gli eccessi di reazione così come sottovalutare la progettualità che sta aggredendo la fede, cercando di non limitarsi a far sparire i sintomi che invece, sono l'occasione manifesta per denunciare delle cause da rimuovere, potendo e volendo.

Alieno

 

47. civis romanus sum, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 22:17

Parecchi anni fa , il signor stefani , aveva stabilito il coprifuoco delle dieci , se il suo figliolo rincasava dopo l'orario stabilito , veniva legato all'albero del cortile e veniva frustato , se rincasava cinque minuti prima o cinque minuti dopo le dieci , ammiccava rammaricato alla pena scampata dal figlio; il signor stefani aveva un orologio nella sala , ed alle nove e mezza di ogni sera si recava in cucina per i preparativi , metteva la corda sul tavolo ed un pentolone di acqua sul fuoco dove avrebbe fatto bollire la corda (non so perchè facesse questo , quello di far bollire la corda nell'acqua , qualche nazista potrà pensare è ovvio per la profilassi igenica , non vorrai mai che il figliolo si ammali , so solo che una delle problematiche essenziali del signor stefani era l'utilizzo del sale ne l'acqua , guardava sempre con incertezza la scatola del sale); il signor stefani , era forte e fiero , sicuro di se , perchè pensava di essere nel giusto , aveva fissato la regola , e tantopiù la pena , era nel pieno diritto.

Un altro signore , di nomi ne potete pensare a iosa , non commettete nessun errore; durante la cena , se il figlioletto di sei anni non vuole mangiare la minestra , lo prende per i capelli e lo trascina nella sua cameretta , lì lo prende a cinghiate , urlandogli che in africa muoiono di fame , e mentre lo lascia rosso di sangue, pieno di lacrimoni, e senza voce per gridare , gli urla di essere molto fortunato e che non capisce la fortuna che gli è capitata; anche in questo caso esiste il diritto , ma il signore in questo caso è evidentemento mosso , dal bene che vuole fare al proprio figlio , alla positività che si vuole esprimere.

In breve questo è il diritto positivo;

Adesso il pensiero dovrebbe essere completo , perchè a questo punto la legge non merita di essere discussa , ma il paradosso del linguaggio , può portare ad intendere che 'la legge non può essere discussa' e che non c'e' niente da discutere nel senso che va obbedita o nel senso che non ha valore; usiamo le categorie : il bambino ragazzino potrà maturare una accondiscendenza verso la legge ed esprimerà questo suo apprendimento munendosi di bastoni e facendo a sua volta rispettare la legge , questo bambino sarà un fascista che avrà la vita maledetta continuando a dire che le regole vanno rispettate; il bambino ragazzino potrà diventare un socialista , sognando un mondo diverso e che qualche socialista lo porti via; il bambino ragazzino potrà diventare invece comunista , ed il suo intento sarà la vendetta ed il suo desiderio di vedere attaccato a gambe all'aria il suo carnecifice; oppure il bambino ragazzino potrà diventare anarchico , ovvero tornando alle dieci e cinque minuti dopo gli ammiccamenti del signor stefani , prenderà l'orologio della sala , lo sposterà di venti minuti in avanti e poi lo fracasserà in terra , prenderà tante botte da non averne mai prese in vita sua da rimanere in fin da vita , ma avrà il sorriso quando per una intera settimana non vedrà più quell'orologio nella sala e sarà il sorriso della verità;

L'anarchico è quello che prende più botte di tutti , è quello che rompe la regola , perchè sa la verità che non è dettata dalla posizione delle lancette, mettendo a nudo la malvagità e la crudeltà che senza la menzogna diventano ferocia : in genere la vita media di un anarchico è di 28 anni (ed in genere è un comunista a vendicarlo).

Ma è anche quello che muore con il sorriso della conoscenza della verità , per mano di coloro al quale ha tolto per sempre il falso sorriso.

48. Jack, Sabato 14 Novembre 2009 ore 12:02

Vari Pinco, Enrico, Alieno, ecc.

Ma davvero ritenete che a motivare chi valuta inopportuno esporre il crocifisso in luoghi pubblici quali scuole o tribunali sia il desiderio recondito di obliterare il cristianesimo dalla vita pubblica e culturale? Che atei, laici, agnostici, razionalisti, etc. costituiscano, tutti assieme e senza distinzioni, un branco di lupi mascherati da agnelli il cui unico scopo e' quello di far tabula rasa del passato?

A me onestamente pare una rappresentazione della realta' assai semplicistica e, se permettete, anche un poco di comodo nella misura in cui consente di convalidare la propria posizione senza il bisogno di persi troppe domande. Messa in questi termini - gli aggressori, i rancorosi anticattolici da una parte, le vittime, i miti difensori della verita' e della giustizia dall'altra - diventa piuttosto facile, quasi automatico, sentirsi dalla parte della ragione, non vi pare?

Tuttavia, anche ammesso un modicum di sentimento anticattolico, vi siete mai chiesti da dove questo origina e il perche'? Che sia una specie di virus, che uno di punto in bianco si sveglia alla mattina con la bava alla bocca e gli occhi iniettai di sangue, simile ad uno zombie, pieno di livore nei confronti della chiesa? Oppure che la caccia al cristiano sia per alcuni una specie di sport, di passatempo? Secondo me certe domandine sarebbe salutare porsele, di tanto in tanto.

Tra l'altro, si tenga presente che oltre ad essere distorsivo della realta', lo sbocco ineluttabile di un tale atteggiamento e' il muro contro muro, il "dovete morire" pronunciato su entrambi i fronti; e' questo dunque cio' a cui si aspira?

Ps - Curioso che C&L abbia citato Dostoevskij: Ho appena finito di leggere "L'idiota", e vi sono per bocca del protagonista (il buono, direi proprio in senso cristiano, del racconto) delle bordate nei confronti della chiesa di roma di una virulenza che nulla ha da invidiare al garibaldi citato da civis e mi dicono che pure nei fratelli Karamazov (che non ho letto) non sia affatto da meno....

Saluti - Jack

49. Charles Darwin, Sabato 14 Novembre 2009 ore 16:08

46

Sembri in grado di definire la fede solo come opposizione al nichilismo, come fede contro, incapace ad esempio di incontrare l'uomo nichilista nei suoi potenziali valori ed eroismi. Ti propongo di leggere civis (47) come un possibile apologo, senza farti catturare come al solito dalle etichette (socialista, comunista, anarchico) per interrogarsi sui rapporti tra ideale e potere o se preferisci tra la fede ed il modo migliore perché diventi feconda.

Giusto per tornare in tema, per parlare di opposizione al nichilismo che riesci a vedere solo in senso ideologico e politico, mi veniva fatto di confronatare una notizia letta questa mattina sul sito di Repubblica

Messa a morte la cagnetta Oreo. New York non ha potuto salvarla. Associazioni animaliste e singoli cittadini si sono opposti fino all'ultimo
Ma la protesta non è servita. Oggi le è stata praticata l'iniezione letale

con questi dati

Alla data del 17 aprile 2007 sono state contate 16.000 famiglie che vivono nelle comunità di accoglienza: circa 9.000 famiglie e 7.000 individui adulti. Il conteggio di HOPE ha individuato, in tutta New York, all’incirca 3.843 persone “senza tetto e senza una rifugio” . Crediamo che questo numero sia drammaticamente più basso della popolazione che in realtà vive per strada ... (fonte IAI, International Alliance of Inhabitants).

Farò coscientemente del facile moralismo, ma dove sta il crocefisso, dove la Speranza che per tutti noi incarna, dove il nichilismo ?

Ti segnalo questa lettera apparsa Domenica su Avvenire

Caro Direttore, dopo che la Corte europea ha senten­ziato di togliere il crocifisso dalle scuo­le, qualcuno ha tirato in ballo don Mi­lani per dire che lui il crocifisso lo tol­se 62 anni fa alla Scuola popolare di San Donato. È vero, ma lo fece esclusi­vamente per contribuire a vincere l’i­niziale resistenza dei giovani comuni­sti a frequentare la sua scuola, tratte­nuti dalla propaganda del loro partito che additava Chiesa, preti e simboli re­ligiosi come nemici del popolo e servi dei padroni. Noi, allievi di quella scuo­la laica, attestiamo che questa è la ve­rità. La scuola si riempì e nel ’48, men­tre in tutta Italia si consumava il più duro scontro ideologico del dopo­guerra, nella parrocchia di San Dona­to, ogni sera, giovani di diversi colori politici discutevano animatamente ma in modo civile e rispettoso sotto la gui­da di un prete: don Lorenzo Milani. Ma non dobbiamo dimenticare che in 'Lettera a una professoressa', alle pa­gine 120-122, laicamente scrive tra l’al­tro: «Non dite che il Vangelo tocca ai preti. Anche levando il problema reli­gioso restava il libro da studiare in o­gni scuola e in ogni classe. A letteratu­ra il capitolo più lungo toccava al libro che più ha lasciato il segno, quello che ha varcato le frontiere. A geografia il ca­pitolo più particolareggiato doveva es­sere la Palestina. A storia i fatti che han­no preceduto accompagnato e segui­to la vita del Signore». È strano che la gran parte di chi scrive su don Milani dimentichi sempre queste tre pagine.
  gli allievi di don Lorenzo riuniti nel Gruppo don Milani
Calenzano (Fi)

48

Vedo tra Dostojevskij e CL molte più assonanze di quanto tu non creda. I fratelli Karamazov, nel contesto profondamente (pericolosamente, tristemente) nichilista di fine '800, fondano l'idea che non possa esistere etica senza Dio (al di là della Chiesa) e sostiene perciò un integralismo forte. Ciao,

CD

50. Jack, Domenica 15 Novembre 2009 ore 11:08

@49 

Come dicevo non ho letto i fratelli Karamazov come pure altri libri scritti in eta' piu' avanzata nei quale verosimilmente Dostojevskij elabora in maniera piu' compiuta certe tematiche; comunque, non escludo affatto che sul piano, diciamo cosi', morale-filosofico vi possano essere delle convergenze con CL, soltanto mi ha un po' sorpreso che un'associazione legata al cattolicesimo citi un autore che della chiesa di roma aveva una pessima opinione e si e' espresso nei suoi confronti in maniera cosi' violenta, tutto qua.

Riconosco tuttavia che forse e' stata operazione un po' maldestra quella di associare, seppur a puro titolo esemplificativo, il nome di Dostojevskij a quello di Garibaldi, i quali fatta eccezione per l'avversione nei confronti del vaticano credo avessero davvero poco da spartire.

Ciao.

 

51. Pinco, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 14:48

Non so perchè, però vedo che effettivamente i ciellini amano molto parlare di Dostojevskij, anche al meeting di Rimini di qualche anno fa ci furono alcuni incontri su lui, soprattutto sul tema della libertà in Dostojevskij.

Sarebbe curioso approfondire, ma non ne ho il tempo   

52. civis romanus sum, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 16:26

Non solo non è vero che senza dio non può darsi l'etica ma anzi è solo mettendo da parte dio che si può veramente avere una vita morale.

Per approfondire invece che analizzare Dostojevskij, che direi ormai datato, consiglierei il lavoro chiaro e intellettualmente onesto di Eugenio Lecaldato. "Un etica senza Dio". Ed. Laterza 2008. Un libro filosofico, di cordiale filosofia, accessibile e illuminata da esempi eloquenti.

Lecaldato è ordinario di Filosofia morale presso la facoltà di Filosofia dell'Università La Sapienza di Roma, ed ha fatto parte anche del Comitato Nazionale di Bioetica.

53. civis romanus sum, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 16:29

Errata ,,, Lecaldano Eugenio ,,, invece che lecaldato.

54. Alieno, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 17:50

Che il risultato della sentenza della Corte di Stasburgo sull'abolizione del Crocifisso, sia un passaggio importante, come tanti altri, di una strategia ormai palese dell'Europa,

non è certo solo opinione personale, ma idea di molti.

Quella del Crocifisso rientra nel quadro di una progettualità che ebbe forse il più chiaro sintomo nella negazione delle radici cristiani come fondanti l'identità stessa dell'Europa.

Ed era anche il "passaggio" più difficile, perché per affermare un cosa simile, non c'era a monte alcuna coerenza.

Ma digerito questo, l'Europa non fonda le sue radici sulla cristianità, poi si possono costruire a piacimenti tutte le coerenze che si vogliono, perché naturalmente, sono a ricaduta anche spontanea (permettendo iniziative e con successo nella nuova possibilità di avere coerenze!).

Venerdì scorso, per esempio, sono stati bocciati molti degli emendamenti proposti da alcuni membri della delegazione italiana di cdx.

A cosa puntavano gli emendamenti bocciati dall'Europa (complice l'assenza di membri europei del Ppe, facendo vincere naturalmente la sinistra, il Pse ed altri, come i radicali europei)?

A confermare la contrarietà ai principi costitutivi dello stesso Consiglio d'Europa in quanto contrari tanto alla Dichiarazione dei diritti umani del '48 che alla carta dei diritti del fanciullo approvata 20 anni orsono.

Tradotto: contro l'aborto compreso come diritto e principio umano europeo, su cui fondare la propria identità valoriale, dove si è negata (si comprende la scomodità) la matrice fondante cristiana, che poi è anche un insulto ad un qualsiasi libro di storia d'Europa, vabbé..

Dopo di che a Parigi, si parlerà invece del Rapporto Gross, che è un socialista svizzero, favorevole al puieno riconoscimento delle unioni omosessuali e delle garanzie ai "diritti di genere", tra cui le spese pubbliche sanitarie per l'orientamento, considerandole naturalmente delle priorità.

Nei prossimi 3 messi, è prevedibile l'approvazione di altri due Rapporti impegnativi poi per gli Stati Membri:

1) Divieto di obiezione di coscienza nei casi di aborto o medicinali contraccettivi.

2) Il riconoscimento della piena legittimità del "diritto umano all'eutanasia".

Insomma, si va affermando, con la progettualità che la Nuova Europa si è data e proposta, una nuova forma di totalitarismo tremendo che alza muri ideologici spessissimi e cupi.

E dove, naturalmente, non vi è appeso alcun crocifisso, esteticamente ed eticamente di pari passi, ritenuto scomodo ed inadeguato.

 

55. Alieno, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 18:16

@ Cd: non posso ridurre la mia fede, per soddisfarti, ad un pamphlet di un altro culto, marxista, socialista o quello che vuoi.

La fede cristiana ha una profondità che mi impedisce la tentazione, la scorciatoia semplificatrice, tentando di ridurla (semmai è l'uomo che deve tentare di elevarsi al messaggio cristiano, cambiano le direzioni e le relazioni, come del resto le facciamo discendere diversamente anche quando parliamo di uomo ed ambiente ecc).

Paradossalmente, gli ultimi sono un dono per gli uomini, perchè gli permettono di crescere, sono il suo costante pungolo, lo stimolo per tenere la coscienza viva.

Ma sono equilibri diversi.

Il cristianesimo, più profondo, si guarda bene dall'ingannare l'uomo. Promettendogli, per esempio, di concretizzare pienezza di risultati e felicità in terra, quando l'avremo, semmai, nell'aldilà.

Ed andando più in profondità, permette di comprendere come mai l'uomo, talvolta sa stupirci ed è felice con molto poco, pochissimo e uomini che hanno tutto, sono sempre incazzati, rancorosi, desiderosi di vendette o sofferenti a perdersi e dannarsi.

Mentre la riduzione "idelogica" è quella che non va in profondità, non vede oltre i suoi limiti, dunque trova legittimo quando non fondante, la necessità dell'odio tra gli uomini (per esempio, in classi sociali-economiche).

Il nichilismo si scopre dove appunto, c'è una perdita di fiducia, di fede e ci si ripiega su noi stessi (senza più Cristo o comunque, non ci è più necessario, non basta ecc).

Il passaggio alla scelta ideologica o all'indifferenza, poi, sarà solo lanciare una monetina, non è che faccia poi così tanta differenza, quando Cristo si mette da parte.

E dunque sarà possibile, in una riduzione così profonda della fede, trovarsi ad essere nient'altro che ideologi o tifosi di ideologie che comprendono odi e rancori insormontabili, perché cominceremo a non riconoscere più gli uomini senza Cristo:

non ci sembrerà degno di amore, un ricco, perchè ricco. Non ci sembrerà degno della nostra pietà e della nostra misericordia.

Guardando l'uomo e non vedendo più la necessità di Dio (l'uomo deve bastare a sé per evolversi meglio in questa lettura), ci verrà in mente che l'aborto è una soluzione su cui investire.

Nichilismo o odiologia, disprezzo (che non sono i sentimenti, la palestra che ci consiglia Cristo, non è vero? Forse l'anticristiano Marx, ma non Cristo).

E così via.

Naturalmente, il problema di simili tentazioni è di tutti, anche preti, come ben si sa.

Abbiamo dunque visto preti che in questo sconforto delirio, Cristo se lo perdono per strada e si arrabbiano, ma con gli uomini. E magari tolgono cristo dal presepe: i parrocchiani non se lo meritano, non meritano Cristo.

Ed invece, chi più di loro, nel caso. Ma soprattutto, chi più di quel prete ne avrebbe bisogno, di Cristo, per comprendere che non è solo un simbolo e si è già un po' perduto e confuso e ritiene di essere più Cristo di Cristo stesso o il Suo padrone e non il suo servo devoto, dunque togliendolo o dandolo a chi crede, chi decide lui stesso, perché di Cristo non abbiamo più bisogno (ed invece forse più ideologia, socialismo, per lui, non saprei), certo se l'é perduto un attimo quel Cristo che è venuto per tutti, ma proprio per tutti e non ha ritenuto quel nostro Maestro, di specificare che per alcuni (ricchi o parrocchiani che siano), non è venuto, ma come si sa,

certi uomini cadono in facile tentazione,

dunque non deve essersi avveduto di aver corretto il Maestro, auto-nominandosi come minimo, Professore.

Continuo a farti notare, che spendi molto più tempo a criticare chi difende la cristianità come può e poco per offrire una proposta convincente di cristianità a chi si propone di rimuoverla dalle nostre coscienze.

Ed è, ti ripeto, curiosa circostanza che più o meno, si ripete ormai da tempo: ti dimostri più utile alla causa di chi odia la Chiesa che di quella che non ha in animo, un malanimo per quella, che però, cerchi di mettere in difficoltà, confondendoli fino, forse, a dargli occasione di pensare: ma allora avranno ragione i detrattori della Chiesa, nella loro iniziativa e coloro che la odiano?

Fortuna mia, la mia fede è una continua risorsa come la mia ragione, per quanto modesta, così come il mio ottimismo fiducioso.

Ma è davvero curiosa questa tua costanza frequente collocazione ed opera qui nel blog, ti assicuro.

Ciao,

ogni bene.

 

 

56. Alieno, Martedì 17 Novembre 2009 ore 01:05

@Pinco: ovvio che parlo per me, di quello che penso (non è che debba spiegarlo ogni volta eh).

Torno a ripeterlo come la vedo e non trovo alcuna traccia di quel che dici nel Vangelo, ma forse abbiamo edizioni diverse:

NESSUNA PIENEZZA di risultati qua in Terra, ma la possibilità di realizzarne una parte, la pienezza poi.

Lo dice continuamente il Vangelo che non dobbiamo ingannarci su questo punto (e continuamente anzi, ci prepara a sacrifici, persecuzioni, ma non sono un fallimento proprio perché saranno ripagati poi nell'aldilà).

Ed è anche in fondo, il messaggio che propone Spe Salvi da subito: la felicità, la liberazione dell'uomo, la concretizzazione di una parte della speranza, è anche già adesso, ma la pienezza poi.

Se a te non basta, beh, non è un problema mio, ma mi piacerebbe ripassare un attimo il Vangelo insieme per capire dove non ci capiamo.

Dunque per me è così, forse anche per te e non diciamo cose diverse, basta spiegarsi.

Quello che tu dici "contentarsi" sarebbe proprio il tuo modo per quanto e come lo esponi (cioé la pienezza del risultato qui in Terra) e quella sì riduzione dell'infinito (che è poi e non terrenamente concretizzabile).

Il Leopardi, come tanti altri uomini, avverte il suo desiderio dell'infinito e però è in definitiva un uomo triste, profondamente triste. Ma non lo è certamente, il Leopardi, capace di far fruttare l'incontro con Cristo, come profittevole concretizzare pieno in terra, anzi, volendo, paradossale la tua citazione,

il Leopardi ben rappresenta la non concretizzazione in terra, nonostante il desiderio di infinito dell'uomo (che se non incontra Cristo, è bulimico, cioé mai saziabile in effetti).

Infatti, il Leopardi rappresenta un profondo pessimismo:

1) Il pessimismo come singolo individuo.

2) Pessimismo come essere umano, cioè pessimismo nella sua lettura dell'umanità.

3) Pessimismo cosmico, cioè di tutte le creature del creato.

Nello Zibaldone, per esempio, si trovano tanti pensieri sull'anima, sulla metafisica, la religione, la società, la natura, la morale..la teoria del piacere.

L'analisi critica della tradizione laicista italiana per esempio, nega la filosofia leopardiana, ritenendola poco significativa e poco profonda.

Per F. De Sanctis (Schopenhauer e Leopardi), la filosofia del Leopardi è un superficiale pessimismo contraddetto dalla poesia.

E del resto, il Leopardi, come filosofo, è uno che ODIA la vita e paradossalmente, ce la fa amare con la sua poesia.

Gli studi sul Leopardi, vengono poi rinnovati grazie alla critica "storicistico-marxiana", mettendo in risalto le opere ultime del Leopardi (dopo il '30).

Ecco dunque saggi che fioriscono (Cesare Luperini, con Leopardi Progressivo, del 1947 - Walter Binni dello stesso anno con "La nuova poetica leopardiana e Sebastiano Timanaro del 1965 con "Alcune osservazioni sul pensiero di L.... addirittura "La Protesta di Leopardi" di W. Binni, del 1973, già anni di contestazione e protesta socio-odiologica imperante e così via imperversando con i tempi, "La posizione storica di Leopardi" di Bruno Biral....)

Tutti studi fortemente marcati da una decisa matrice ideologica.

Difficile però difendere il Leopardi filosofo perché un conto è ciò che fa la filosofia (prima analisi poi giudizio, dunque potendo ricreare la via oggettiva e logica), un conto ciò che fa Leopardi, che fin dall'inizio ha un atteggiamento critico negativo nei confronti della vita e dei valori che essa esprime, considerati tutti miti ed illusioni, dunque il percorso diventerebbe prima giudizio e poi analisi, ovvero, pregiudizio.

Non è certo l'incontro con Cristo che impedisce a Leopardi di cadere nella tentazione, ma il suo pregiudizio, il suo pessimismo umano, individuale e cosmico profondo,

che nemmeno l'ottimismo di Cristo (che ritiene che l'uomo, volendo, ce la può fare e che merita se stesso, fino alla morte) riesce mai a sciogliere, incontrandolo veramente.

Mentre se dessimo per buono la pienezza dei risultati nell'oggi, avremmo proprio tutto il diritto di non sentirci responsabili in Cristo e magari cadere nella tentazione, cercando di concretizzare da subito i nostri desideri e non investendo in un progetto di lunga durata capace di essere valido tutta l'esistenza, ma anche poi e questo, mi pare, che continuamente Cristo ci dice, spiegandoci al contrario di quello che emerge da ciò che scrivi (forse mal comprendendo io, forse mal esprimendo tu), che anche i più sofferenti, gli ultimi sulla terra, tra gli uomini, avranno piena felicità, riscatto e felicità poi, anzi, primi dei primi in terra, quegli ultimi, a causa della loro sofferenza ultimi.

Un ottimismo che oppone Cristo, quanto un San Francesco, l'allegro giullare di Dio, in mezzo agli ultimi con ottimismo e passione e senza per questo mettere in discussione la fede, forte, nel messaggio di Cristo.

Ecco: magari prova a pensare di essere stato un tantino severo e discutiamone e abbi un po' di ottimismo e fiducia, le mie filippiche, come quelle di chiunque altro, non si autoinvestono, auto-eleggono come il pensiero di tutti.

Mi auguro di non dover spiegare ad ogni passo che non è il mio stile parlare a nome di tutti ed anzi, sorrido di chi magari ha quella pretesa, oltretutto, poco oggettiva in un soggetivo smisurato ego (e sì che il mio ego è notevole, eheh).

Ciao, ogni bene e stai calmo, virtù dei forti, così come la prudenza, nonostante le lusinghe e le tentazioni di prendere scorciatoie.

Tra l'altro, hai ben poca pietà per gli uomini peccatori, ma almeno limitati a questo:

scrivere che il Berlusca va a minorenni, è non solo atto meritevole di denuncia legale, ma soprattutto, riprorevole civilmente e moralmente, perché non è oggettivabile.

E se tanta prudenza dobbiamo, anche cristianamente, dinanzi agli uomini peccatori ed alla nostra tentazione di lapidarli,

dove sei finito tu se giudichi un uomo di cui non c'é nemmeno una prova di colpevolezza?

Sei imprudente, fragile nella tua fede, ma anche nel rispetto dei valori più civili, troppo debole nella tentazione di "esagerare", immagino, a "fin di bene" nel trasporto e nella passione, ma vedi di non perderti in diaboliche tentazioni di vecchia conoscenza dell'uomo.

NOn hai nessuna prova per dire una cosa così grave, come BErlusconi va a minorenni, dunque ti prego, civilmente, di correggere ciò che hai detto chiaramente, ritornando alla prudenza per il bene di tutti oppure, se sei a conoscenza di quel fatto che è reato, di correre immediatamente a denunciare un reato com'é tuo civile dovere, portando un po' di giustizia terrena, che non è un granché, certo non come quella poi, nell'aldilà, ma resta un tuo dovere.

Dunque, prima di scrivere, proponiti di essere forte, ovvero calmo e prudente (la prudenza è una virtù cardinale tra l'altro) e continuiamo una discussione interessante per comprenderci.

Ricordati: condannare un uomo richiede sempre una responsabilità grande. Condannarlo senza prove, è quanto di più riprorevole e pericoloso si possa proporre e suggerire, con il proprio esempio, agli altri.

In assenza di prove "aldilà di ogni ragionevole dubbio", dovrebbe farci rispettare il principio prudente e civile della "presunzione di innocenza".

Ora: è vero che in Italia c'é una perversa attività di alcuni settori della magistratura che riesce a condannare il proprio "nemico" ideologico o anche per tutela della propria casta, anche senza essere nella condizione "aldilà di ogni ragionevole dubbio", ma per processi alle intenzioni o anche ipotetici alternativamente "non poteva non sapere" per il nemico o "poteva non sapere" per i più simpatici, oppure un teste attendibile quando dice, per dire, che B. è colpevole, però inattendibile, quando dice che non c'entra nulla, dimostrando un pregiudizio meno affascinante di quello Leopardiano e dimostrando che è una giustizia terrena, quella italiana, ben volentieri anche farlocca e sfacciata.

Ma nemmeno la magistratura è stata in grado di dire quel che dici tu: Berlusconi va con le minorenni. Segno che certe letture o ascolti, ti hanno condizionato con poca capacità critica di reagirvi, ma facci caso, nessuno di chi indottrina gli altri, si fa trovare davvero con la mano armata di pietra, mentre armano quella altrui. Repubblica non ha scritto nulla del genere (e se avesse potuto, l'avrebbe fatto), né Santoro, né un magistrato e tu così fai la fine di quel coordinatore Pd, che si ritrova come uno scemo con il cerino in mano, senza sedia quando la musica si ferma, dicendo quello che solo con imprudenza si può dire, perché tutti dalla sua parte, più o meno, fanno di tutto perché si pensi, si dica o si faccia un simile invito ed augurio (possibile che non ci sia nessuno che spari in testa a Berlusconi - o qualcosa del genere), ma poi è lui, bischero, a doversi dimettere perché nessuno è così scemo, nell'indottrinamento, di farsi fregare con la pietra in mano, avendo armata anche la sua come mille altre.

Poi, dopo mesi e mesi di indottrinamento odiologico, dove avendo potuto l'avrebbero scritto a caratteri cubitali, arrivi tu e dici che Berlusconi va con le minorenni?

Suvvia, la poca calma ti fa perdere la lucidità e dici cose che non dovresti e non potresti dire, non usare male la tua libertà, per esempio, liberando una calunnia e sacrificando il buon senso.

Ma tu puoi fare di meglio in questo blog: puoi limitare le tue pulsioni passionali (ahimé, di passioni non ci son solo quelle carnali a tentarci sai) usando la tua civiltà, la tua prudenza, la tua calma, aiutato nella fede in questo e non scrivere cose così gravi, ricordando che le parole, pesano come macigni.

Anzi, siccome sono sempre stato incuriosito ed anche affascinato dalla cultura buddista, te lo dico diversamente: hai posto una pessima causa in quella imprudente, ingiusta accusa senza nemmeno motivo per scriverlo e le parole scolpiscono negativamente il tuo karma, non sottovalutare il fatto che siano "solo" parole, ma vai a ricercare le cause che ecco, all'occasione, si manifestano con quelle parole e rimuovile.

Dunque medita. O prega. O entrambe le cose.

Scusa la severità, resto nell'affetto dei consigli, amichevoli, ma tu è già la seconda volta che cedi, debolmente, al trasporto.

Ti ho già invitato alla prudenza per la pessima accoglienza al gentile, educato e civile porsi del Testimone di Geova ed ho pensato che beh, capita a chiunque la giornata sbagliata, l'errore, ma tu devi avere una causa sbagliata se quell'imprudenza, in poco tempo, si manifesta già, dunque causa forte, in cui l'occasione è naturalmente facile!

Stai tranquillo, non ti denuncerò, nemmen pensato eh. :-)

Ma tu comprendi, qualcuno potrebbe pur farlo, oltretutto il mio invito è anche amichevolmente tutelandoti dal farti del male, non solo nel farne qui con imprudenza.

Grazie.

 

Grazie.

Ogni bene.

 

57. Alieno, Martedì 17 Novembre 2009 ore 02:05

L'idea della Chiesa è per sua natura associata a quella d'un dono, d'un bene, di una felicità, di un regno pieno di luce e di vita.

Se però dimentichiamo che la beatitudine che ci annuncia la felicità di un regno pieno di luce e di vita, che qui in terra si annuncia, è promessa e si realizza però solo parzialmente, essenzialmente in modo spirituale e mai totale, allora anche un Testimone di Geova avrà nella sua fede in Cristo, qualcosa da insegnarci sull'essenza del Cristianesimo.

Solo OLTRE il nostro cammino in Terra, un viaggio nel deserto dei nostri limiti, delle nostre tentazioni, della nostra corruttibilità anche corporea, potremo avere pienezza di quella beatitudine della coscienza e della speranza a cui aneliamo e che ci è promessa.

San Paolo ci spiega che siamo salvati nella speranza, non dalla felicità piena in terra, che ci è preclusa nella sua interezza e pienezza: "Spe enim salvi fatti sumus" (Rom. 8,24).

San Pietro: "DIo ci ha rigenerati in una speranza viva (Petr.1,3).

E questo si propone la Chiesa, nella sua storia di sempre, prendno la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della Salvezza che poi raccoglieremo pienamente, oltre questa vita (Lumen Genium, n.8).

Sant'Agostino ci ricorda infatti, che la Chiesa "prosegue il suo pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio: inter persecutiones mundi e consolationes dei peregrinando procurrit Ecclesia",ù

Che la nostra prima ricerca non debba essere in Terra, ce lo ricorda anche Matteo: "Cercate come prima cosa il regno di Dio" (Mt. 6,33).

Anzi, di più, ti propongo: la Chiesa, anche nella sua sofferenza, proprio nella sofferenza, sperimenta le "consolationes dei" e non nella felicità, effimera in terra, certo non piena e stabile, sicuramente non eterna perché l'eterno non è di questo mondo, proprio nella sofferenza la Chiesa "sovrabbonda di gaudio in ogni trivolazione" (2 Cor. 7,4) e proprio nella sua sofferenza la Santa Madre Chiesa merita di essere più amata, come amiamo il Cristo sofferente sulla croce.

Siamo chiamati alla pienezza della vita, per poter raccogliere pienamente i frutti poi, oltre questa vita.

Giovanni ci ricorda: "Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell'Agnello" (Apocalisse 7,14). che incontreranno la beatitudine, la ricompensa nei cieli,

Così, avendo ciò che in terra sarebbe un paradosso: la sofferenza salva, ma il giudizio (di Dio) la distrugge definitivamente.

Ecco che avremo allora la pienezza, poi, a cominciare dalla grande vittoria della Vita sulla morte.

E' una grande tribolazione, la vita terrena, contro l'uomo, che non lo risparmia nemmeno nel grembo materno, perché il male lo minaccia tentando l'uomo e la Chiesa invece aiuta a prendere coscienza che la vita è sempre al centro di una grande lotta tra il bene ed il male, tra luce e tenebre.

Ed infatti, tra le grandi tribolazioni dell'umanità, c'è anche quell'offensiva mondiale, culturale e materiale che promette miglior felicità immediata e terrena e però si accanisce impietosamente contro l'uomo non ancora nato, con l'uomo appena concepito, con l'aborto.

Scriveva Giovanni Paolo II, a riguardo di quest'aspetto della grande tribolazione dell'uomo e con lui, della Chiesa, certo non felice di questo e ben sapendo che non è possibile qui realizzar piena felicità, ma dovendo tener di conto, vivendo pienamente qui, dei frutti che raccoglieremo poi:

"Ad essere calpestata nel diritto fondamentale alla vita è oggi una grande moltitudine di esseri umani deboli e indifesi, come sono, in particolare, i bambini non ancora nati" (Evangelium vitae, 5).

Va da sé che "non nati" sta per quel periodo in cui sono concepiti nel ventre materno, nel grembo ed in particolare si rivolge alla riflessione a quei tantissimi che hanno meno di tre mesi di vita, che sono come noi, anzi "noi fin d'ora siamo figli di Dio" (1Gv, 3,2) e ce lo urlano al cuore, lo urlano al mondo, a ciascuno di noi, nonostante la tremenda strage planetaria, il grande crimine devastante che ci tenta con la felicità immediata, non pensando al "poi".

Ancora Giovanni Paolo II:

"Maria aiuta così la chiesa a prendere coscienza che la vita è sempre al centro di una grande lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. Il drago uo rivorare il bambino appena nato, figura di Cristo.. figura di ogni uomo, di ogni bambino, specie di ogni creatura debole e minacciata, poiché, con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo ad ogni modo".

Dove "incarnazione" sta per il primo istante della sua incarnazione e la precisazione "specie di ogni  creatura debole e minacciata", sottintende lo stesso momento, perché l'uomo appena concepito è più di ogni altro e più di ogni altro momento nella condizione di debolezza e di minacciata sopravvivenza.

Eppure c'é una congiura planetaria che certo non rende felice noi cristiani, né la Chiesa, ma di questa tribolazione, tentando di destreggiarsi in una promessa futura di pienezza di raccolto, tra il bene ed il male rifuggendo anche la tentazione di una felicità immediata (magari l'aborto può avere vantaggi immediati, non è vero? Possiamo essere indotti a pensarlo e se puntiamo tutto nel qui, in terra, illudendo che qui si ha pienezza di felicità da compiersi, la tentazione è ancor più forte tra gli uomini) perché è oltre questa vita, che delle nostre tribolazioni, avremo ricompensa, la nostra felicità, promessaci eterna, la nostra sofferenza, distrutta, affermando la Vita sulla Morte.

Se però tu cerchi la pienezza del risultato qui in Terra e concludi anche che altrimenti, non avrebbe nemmen senso esser cristiani, beh,

allora la tua fede (a mio avviso ben ridotta nelle sue possibilità così fosse), puoi lasciarla perché a soddisfare quella promessa di piena felicità in Terra, hai già delle proposte specifiche che a questo puntano:

socialismo, marxismo, consumismo... c'è una teoria infinita di promesse a riguardo, come proposta per l'uomo e se così fosse, che per te se la felicità non ci concretizza pienamente in Terra, non varebbe la pena d'esser cristiani, beh, hai appena fatto morire Cristo inutilmente, rinnegandolo nel suo messaggio di promessa e speranza consolatoria (che ci rallegra e conforta, regala anche piccole felicità, parziali felicità in Terra per questo) e sicuramente potrei vedere più degno di dirsi cristiano un Testimone di Geova, ma anche un Berlusconi o perfino un Marrazzo e forse tanti trans, che non ho mai sentiti dir nulla del genere, per quanto peccatori tu possa vederli. :-))

Forse a te basta un socialismo, un marxismo, un consumismo, con le loro promesse ingannevoli di felicità, materiale, concreta, piena in Terra, eheh.

Ma lieto di avere mal compreso, per quanto colto l'occasione per fare una riflessione a cui tenevo, sospesa con te, tempo fa: tu non pensi davvero quello che hai scritto, no?

Sei cristiano, per di più cattolico e non potrebbe essere certamente.

Ma comprendi adesso, quando ti dicevo quanto oggi sia un problema non parlare, per vergogna o minimizzazione e riduzione della nostra religione cristiana, perfino ad opera di certi preti, non parlare di aldilà, dell'Oltre, del Male, di Satana, della pienezza che è la vittoria della Vita sulla Morte, il paradiso, la beatitudine eterna...

tutte cose di cui molti cattolici e molti preti, avendo ridotto la fede ad ideologie (ma pronti ad accusare gli altri di averlo fatto eheh), investono tutto qui, nel materiale e nel concreto.

Dunque Marx è riuscito benissimo nel suo intento diabolico ed anti-cristiano, seminando molta confusione, ahimé, nella nostra cultura e nella possibilità cristiana e non c'é da stupirsi allora, che certi preti appaiano più motivati, con più passione, a promettere l'oggi, il materiale e la promessa ingannevole della pienezza materiale qui in terra, sociale o socialista e cose del genere, togliendo crocifissi ma anche una parte notovole della nostra fede cristiana e non aiutando certo gli uomini ad incontrarla, ma a mutilarla e naturalmente, tradendo la missione apostolica, dove gli apostoli ci fanno dono, tra gli uomini, nel mondo, del dono della speranza di essere pienamente felici poi, oltre la vita ed in quella stessa speranza, in quell'annuncio, potendo assaggiarne un poco di quei frutti poi pienamente raccolti, a Dio piacendo.

Un vero peccato che oggi tanti cattolici, preti inclusi, si vergognino di questa parte preminente della fede cristiana, preferendo sposare altre cause (socialismo, ambientalismo, pacifismo, ma anche consumismo di felicità, soggettivismo e relativismo per concretizzarlo, illusoriamente, tutto pienamente in terra, in questa nostra possibilità di esistenza limitata, ecc), ma d'altra parte, la fede non si impone,

è un atto di amore che evidentemente, non ha più la loro piena fiducia e si è ridotto, forse annoiati o ritenuto inadeguato per l'uomo, come atto di fiducia, una fede come quella cristiana.

Così tutti e troppo a parlare di felicità piena qui, tra ideologi e teosofi di ogni natura e ben poco dell'aldilà, del poi, per cui dobbiamo vivere pienamente e cristianamente, purtroppo.

Mentre scrivo, naturalmente lo ripeto, parlo del mio modo di conoscere Cristo e la fede, la mia ma anche quella di tanti cristiani nella storia della cristianità e della Chiesa e so benissimo che oggi, parlare di certe cose crea imbarazzo (l'aldilà, l'anima, Satana, Dio Padre, Creatore, eternità, inferno, resurrezione..), non ci si crede più (non si ha più fede sufficiente purtroppo), non interessa proporre cose simili e dunque so benissimo che a molti, il solo parlarne, fa venire l'orticaria.

E non sto pensando a te, Pinco, ti assicuro.. ;-)

Ogni bene e grazie dell'occasione offertami.

 

 

58. civis romanus sum, Martedì 17 Novembre 2009 ore 10:09

"In Libia non obblighiamo nessuno a mettere la Mezza Luna. Chi vuole lo fa."

Muammar Gheddafi  .

( Per accedere al contenuto cliccare sul sottolineato.)

59. Charles Darwin, Martedì 17 Novembre 2009 ore 12:02

55

Cd: non posso ridurre la mia fede, per soddisfarti, ad un pamphlet di un altro culto, marxista, socialista o quello che vuoi.

Uffa!! Dove hai letto questa cosa che sono arcistufo di smentire ?

ti dimostri più utile alla causa di chi odia la Chiesa ...

Causa da difendere (cfr. 34) ? Credere di poter identificare i destini della Chiesa in una causa politica (delirio di onnippotenza ?) é esattamente quella "riduzione" che in modo maldestro riversi su di me amando leggermi al solito come un tuo rovescio. Ricambio la simpatia,

CD

60. civis romanus sum, Martedì 17 Novembre 2009 ore 13:21

Il 58 era chiaramente a significare del punto a cui siamo approdati al seguito della marea fondamentalista ingrossata in questo ultimo decennio, ovvero a farsi dare lezione di laicità da Muammar Gheddafi !

Ora metteteci tutti i distinguo del caso, dall'effettiva onestà del personaggio nel riferirsi così alle nostre questioni citando forse anche falsità sulla situazione reale nel suo paese, alla sua mania esibizionista, resta il fatto che quel ducetto africano si è permesso di darci quella lezione solo perchè NOI glielo abbiamo permesso.

Quando toccherebbe a noi occidentali illuminati dovergli insegnare i concetti democratici e il rispetto per i diritti di ognuno.

61. Alieno, Martedì 17 Novembre 2009 ore 13:38

Civis: ma quale lezione di laicità...

E' che non tira aria.. sana per gli altri culti, il fondamentalismo impone i suoi simboli e la sua legge con la minaccia costante (terrorismo pure questo).

E' come in ogni regime più duro: nessuno ti impone di partecipare a comizi o alla foto iconografica sulla parete di casa.

Però se non lo fai, c'é sempre qualcuno che lo riferisce, poi qualcun altro viene a trovarti e non ti dice o fa cose carine o simpatiche..

Anche nei villaggi dove i talebani o al qaeda, con le sue orde affiliate arrivano, non c'è pirma una legge che impone il velo, il burqa o che le donne non possano circolare liberamente da sole e non accompagnate dal marito, dal padre o dal fratello.

Ma siccome non è aria buona per fare altrimenti, solo alla voce della loro possibilità di arrivo prossimo, probabile o anche poco probabile perché la posta in gioco è alta, in quei villaggi dove ancora la legge non c'é, compaiono burqa e veli e le donne si nascondono e dunque vedi, non c'é bisogno di leggi ad imporre simboli, a volte basta la legge della minaccia, la regola della paura, il terrorismo fondamentalista.

Ovviamente dici bene: toccherebbe a noi occidentali illuminati dovergli insegnare i concetti democratici ed il rispetto per i diritti di ognuno, noi occidentali che abbiamo l'eredità di un occidente fortemente illuminato dai precetti cristiani che precorrono i tempi e raccontano molto presto i principi della laicità e della non imposizione, dove le comunità scelgono il proprio modello, la propria proposta.

E chi altri meglio di un crocifisso sulla parete, può difendere la possibilità laica? Le altre proposte che via via han cercato di tirarlo giù, ci han raccontato di un laicismo dal volto disumano ed intollerante: comunismo, nazismo.. è una storia troppo recente dell'Occidente, dell'Europa per non tenerne di conto e rinunciare ad esser vigili.

 

62. civis romanus sum, Martedì 17 Novembre 2009 ore 13:59

Vorrei invitare ancora Et a non citarmi per i suoi logorroici sfoghi ,,, ma servirebbe?

Che poi ,,, da logorroici sono diventati di lettura estremamente sintetica.

Se prima bastava leggere prologo ed epilogo per coglierne tutta la "sostanza", ora basta solo il prologo per rilevarne la costante patetica prevedibilità finale.  

63. Alieno, Martedì 17 Novembre 2009 ore 17:02

Vorrei invitare ancora Et a non citarmi per i suoi logorroici sfoghi

Qualcosa mi sfugge, Civis.

O forse a te sfugge.

Scrivi pubblicamente e dunque poni a disposizione di tutti per farne quel che vogliono, in un dialogo, del tuo scrivere:

ignorarlo, approvarlo, contestarlo o assumerlo come sfondo o punto di partenza per ampliare una riflessione.

Insomma, è così che funzionano le cose, normalmente: se si scrive a tutti, ciò che è scritto, è certamente citabile.

Tra l'altro, nel commento sopra in conseguenza del quale poi mi inviti a non citarti, cito ciò che hai scritto, rispondendo a ciò che hai scritto, in una riflessione su ciò che hai scritto e nemmen considero chi lo scrive, il soggetto, avrei scritto lo stesso se quel messaggio l'avesse scritto chiunque altro.

E' dunque anche un sereno riconoscere dignità ai soggetti (contestando semmai, ciò che viene espresso nel dialogo).

Però, per rivendicare la pretesa non citabilità, riservandosi però la libertà di esprimere pubblicamente, devi spiegare il meccanismo che lo rende sensato.

Se la citabilità ti preoccupa, non devi far altro che non scrivere su un piano pubblico, usando email, pvt o blog dove l'accesso è riservato e limitato a chi, in qualche modo, ti sembra legittimato a citare.

Qui, non puoi certo chiederlo, soprattutto perché era un dialogo civile, non ci sono invettive o offese o minacce nei tuoi confronti, prendo in esame ciò che hai scritto tu e dico la mia su quella, in un normalissimo confronto.

Dunqe ben fai a chiederti se servirebbe chiedermi di non citarti, ma soprattutto dovresti proseguire la riflessione: ha senso che lo chieda? :-)

Ciao.

 

64. Alieno, Mercoledì 18 Novembre 2009 ore 19:57

Il Dalai Lama sul crocifisso in aula: ''Fondamentale mantenere le tradizioni"

Adnkronos - ultimo aggiornamento: 18 novembre, ore 16:20

Roma - (Adnkronos/Ign) - Incontro a carattere privato tra il presidente della Camera e il leader tibetano, giunto nella Capitale per partecipare al quinto Congresso mondiale parlamentare sul Tibet: "Grazie per il sostegno''. Ieri a Bolzano per un progetto della Provincia autonoma a favore di Tibet e Nepal.

E sull'invito di Obama a Pechino: ''Apprezzo molto ma è chiaro che gli Usa hanno dei limiti''.

Roma, 18 nov. (Adnkronos/Ign) - "Solidarietà e vicinanza" al Dalai Lama e al popolo tibetano. Ad esprimerla è stato Gianfranco Fini, che stamattina ha incontrato la massima autorità spirituale tibetana in forma privata negli appartamenti del presidente della Camera. "Sono onorato di darle il sincero benvenuto alla Camera, salutando lei saluto tutto il popolo tibetano", ha detto Fini che con la compagna Elisabetta Tulliani ha accolto il Dalai Lama."La Camera dei deputati segue con attenzione e preoccupazione ciò che accade in Tibet, e siamo convinti di dover esprimere solidarietà e vicinanza alla sua persona e al suo popolo", ha aggiunto il presidente della Camera esprimendo, tra l'altro, "un senso profondo di ammirazione per la saggezza e l'illumintata moderazione" dell'ospite. Fini, nel corso del colloquio, ha ricordato che dopo gli ultimi incidenti nella scorsa primavera la Camera aveva votato una mozione bipartisan con cui "ha fatto sentire la sua voce, esprimendo viva preoccupazione per il popolo tibetano". Tra le altre cose, la mozione sollecitava il governo cinese ad accogliere le richieste del Parlamento europeo per "un dialogo costante, aperto, veritiero e costruttivo tra le autorità di Pechino e i rappresentanti del Dalai Lama"

 

Lo scorso febbraio il leader spirituale tibetano ricevette la cittadinanza onoraria di Roma, e Pechino, che lo accusa di portare avanti una politica separatista, parlò di "grave interferenza" negli affari interni cinesi. La Farnesina rispose che i comuni italiani "sono autonomi e assumono le loro decisioni in assoluta indipendenza dal Governo" e ribadì "il fermo sostegno del Governo italiano alla politica di una sola Cina".

 

Da parte sua, il premio Nobel per la pace ha espresso "profonda gratitutine per il sostegno di Fini e della Camera dei deputati alla causa del Tibet. Nel modo libero -ha aggiunto-, e in Italia in particolare, c'è una forte simpatia per il Tibet". Dopo l'incontro, Fini e il Dalai Lama, con una folta delegazione che comprendeva anche l'attore Richard Gere, ha incontrato una delegazione dei parlamentari che sostengono nel mondo la causa tibetana. Poi, il presidente della Camera ha accompagnato di persona il suo ospite ai lavori del congresso dei parlamentari pro Tibet che si svolge alla Camera.

 

Il Dalai Lama si trova da martedì in Trentino Alto Adige, una tappa non casuale visto l'interesse del premio Nobel per l'autonomia alto-atesina come modello per un futuro Tibet autonomo all'interno della Cina. A Bolzano il premio Nobel per la pace e' stato ricevuto dal presidente della provincia Luis Durnwalder ed ha incontrato la giunta provinciale. "Siamo sempre pronti a dialogare con il governo della Repubblica Cinese", ha detto il Dalai Lama a margine di una tavola rotonda a Trento. Quindi, sull'invito che il presidente Obama ha rivolto a Pechino, ha aggiunto di aver "apprezzato molto" le parole del presidente americano "ma è chiaro che gli Usa hanno forti limiti per i quali non possono esprimersi come vorrebbero''. 'Il clima in Cina è molto cambiato negli ultimi 60 anni e questa situazione e' destinata a proseguire'', ha aggiunto il Dalai Lama.

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Il Dalai Lama con Gere
in Parlamento: "Vietare
il crocifisso è una violazione delle libertà"

quotidiannet.ilsole24ore.itIl Dalai Lama è arrivato a Montecitorio accompagnato dall’ attore Richard Gere, e dai deputati Gianni Vernetti e Matteo Mecacci dell’Intergruppo per il Tibet

Roma, 18 novembre 2009 - "La Camera dei deputati segue con attenzione e preoccupazione quanto accade in Tibet". Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è rivolto oggi al Dalai Lama, ricevuto nella sala della Biblioteca a Montecitorio. Nel corso dell’incontro, svoltosi in forma strettamenta privata e durato oltre mezz’ora, e al quale era presente anche la compagna di Fini, Elisabetta Tulliani, il presidente della Camera ha espresso al Dalai Lama "solidarietà e vicinanza alla sua persona ed al popolo tibetano".


Il Dalai Lama è arrivato a Montecitorio accompagnato dall’ attore Richard Gere, e dai deputati Gianni Vernetti e Matteo Mecacci dell’Intergruppo per il Tibet, per partecipare alla V Conferenza mondiale dei parlamentari per il Tibet, che si svolge nella Sala della Regina.

 

"È di fondamentale importanza mantenere le proprie tradizioni e l’Italia ha un retroterra cristiano e cattolico. Quindi mantenere la tradizione del crocifisso nella aule scolastiche è importantissimo". Lo ha detto il Dalai Lama, durante la conferenza stampa oggi alla Camera dei Deputati, rispondendo a una domanda sulle polemiche suscitate nel nostro Paese dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che, in riferimento all’istanza presentata da una cittadina italiana, ha stabilito che la presenza del cristo nei luoghi pubblici è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

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Beh, non posso che confermare, oltre all'attenzione e la stima profonda , il rispetto che mi lega da tempo ormai, a sua santità il Dalai Lama, al suo popolo, alla loro cultura,

la profondità di saggezza e lo sforzo di comprensione e compassione che continuamente ci propone.

E non nascondo che riconosco in quest'uomo più capacità, spesso e volentieri, di alcuni stessi cattolici o preti, ma sarà già chiaro a molti e considero un vero dono per l'umanità, che quest'uomo sia tra gli uomini in quelle sue capacità, perché il suo non è contributo da poco.

Anzi, colgo l'occasione per segnalare un'iniziativa che ben esprime una proposta di compassione più autentica, un investire meglio nelle possibilità per l'uomo, di quanto faccia il pietismo e buonismo occidentale che investe su aborti ed eutanasia (pietismo e non pietà, buonismo e non bontà la ricetta che anche in Europa si sta progettando sempre più radicalmente):

HOSPICE A CASTELLINAPer aiutare i malati terminali
ingaggiati i monaci buddisti
I monaci buddisti aiuteranno i malati terminali. L’hospice progettato a Castellina è inedito, almeno in Toscana, in quanto esterno a una struttura ospedaliera e perché saranno applicate tecniche di accompagnamento spirituale alla morte di stampo buddista. All’interno saranno realizzati, almeno sulla carta, dodici posti letto, una foresteria, una sala conferenze da 80 posti, ambulatori, locali colloqui e per la preparazione dei farmaci. E una sala meditazioneCASTELLINA MARITTIMA. Un nuovo centro di assistenza ai malati terminali. Dove? Nella campagna di Castellina Marittima, non molto lontano da Pomaia, o meglio dall’istituto Lama Tzong Khapa. L’hospice, promosso dall’associazione onlus Dare Protezione in collaborazione con la Fondazione Cure palliative, è legata al monastero tibetano. Al progetto ora dovrà dare il via libera la Regione Toscana.

L’hospice progettato a Castellina è inedito, almeno in Toscana, in quanto esterno a una struttura ospedaliera e perché saranno applicate tecniche di accompagnamento spirituale alla morte di stampo buddista. All’interno saranno realizzati, almeno sulla carta, dodici posti letto, una foresteria, una sala conferenze da 80 posti, ambulatori, locali colloqui e per la preparazione dei farmaci. E una sala meditazione.

Il progetto vede in prima linea Francesco La Rocca, medico specialista in pneumologia e master in cure palliative. La Rocca, che da alcuni anni lavora all’hospice di Livorno, è socio fondatore dell’associazione Dare Protezione e da oltre venti anni è praticante del buddismo tibetano. Ecco, quindi, il rapporto con il Lama Tzong Khapa, «anche se l’hospice che abbiamo in mente a Castellina - spiega La Rocca - è rivolto a tutti, qualsiasi sia la fede o confessione». Sul progetto La Rocca non si sbilancia nei dettagli, «perché ancora manca l’autorizzazione della Regione Toscana». Ma l’iter per l’approvazione di questa struttura non dovrebbe ricevere ostacoli.

Ma perché una struttura del genere a Castellina? «Nella Bassa Val di Cecina e a Piombino - spiega La Rocca - non esiste una struttura del genere: ci sono posti letto dedicati nell’ospedale di Cecina, ma non si possono praticare cure palliative. Così si è scelto Castellina per la particolarità geografica, per la sua bellezza, ma soprattutto per la vicinanza al monastero tibetano, con cui ci sarà una collaborazione in particolare per le tecniche di riduzione dello stress. La morte potrà essere vista come opportunità spirituale (Da Il Tirreno -18 novembre 2009)

 

65. civis romanus sum, Giovedì 19 Novembre 2009 ore 10:59

63. Caro ET.

Innanzitutto ti ringrazio di aver riconosciuto anche te quello che io vado dicendo da anni frequentandolo come questo blog sia pubblico e aperto a tutti, quando da molti ( e fino a ieri anche da te ) leggo continuamente come questo blog sia da considerarsi proprietà di qualche sacrestia cattolica e dunque forse precluso ai molti che non si riconoscono in quella dottrina.

La mia richiesta poi di non appiccicarti sempre ai miei commenti non dovevi prenderla come un divieto ( non ho il potere nè la voglia di imporre divieti a chicchessia, almeno come poi ti spiego, fino a che non ledono i miei diritti ) come lo hai male interpretato distorcendo le due parole contate che ho scritto, ma era semplicemente una richiesta di cortesia dettata dal fastidio che mi dà il tuo osceno vizio di distorcere, mistificare e diffamare qualunque commento, pure insieme al suo autore, non reputi gradito alla tua visione assolutista e integralista del mondo, visione che si riduce poi solo all'intenzione di salvaguardare gli interessi privati e le pretese arroganti dei tuoi padroni.

Prendo qui atto del tuo rifiuto alla mia cortese richiesta, rifiuto che peraltro, come avrai avuto modo di leggere ( cfr 62), era già ampiamente previsto nella richiesta.

Mettendoti però di nuovo in guardia sull'uso corretto che fai delle MIE parole. Perchè se da una parte è lecito commentare pubblicamente i miei commenti altrettanto pubblici, o prendere spunto anche solo da essi per imbastirci la tua consueta prevedibile logorroica digressione sui capricci del tempo e sui fastidi che causa la prostata al tuo padrone, dall'altra parte non è lecito calunniare e diffamare l'autore di quei commenti, in questo caso ME stesso, distorcendone il senso o mistificandone il contenuto.

Dunque ,,, presta molta attenzione.

,,, E questa prendila come l'ennesime lezione, la numero 1010, che ti insegna un cives romanus, o come postilla alla 1009 nella quale alcuni tuoi commenti offensivi e diffamanti nei miei confonti sono stati cancellati dal server proprio per questo tuo ormai celebre vizio di forma.

Vale.   

66. Charles Darwin, Giovedì 19 Novembre 2009 ore 11:30

63

Dalai Lama: Fondamentale mantenere le tradizioni

TUTTE le religioni nascono e trovano la loro ragion d'essere nella storia, cultura e tradizione di un popolo specifico, ed anche per questo TUTTE faticano ad uscire da quel recinto. Le parole del Dalai Lama potevano essere quelle di qualsiasi altro leader religioso e non potevano essere diverse ET. 

Esiste un'unica religione che sin dalla nascita del fondatore si apre programmaticamente all'universalismo ed all'inclusione di ogni uomo e di ogni cultura e proprio in questo ci vedo la sua antica-eterna modernità. Sì, aperta anche a quelle culture e tradizioni formalmente avverse che ti fanno tanta paura e come un tuo personale mantra hai bisogno di esorcizzare ad ogni messaggio. Ovviamente non vuol dire che il cristiano rinunci ai propri simboli e alle proprie tradizioni, ma che il suo approccio alla politica, che il suo modo di proporsi all'uomo e alla cultura può essere radicalmente diverso (più profondo, più fecondo, più sostanziale, meno simbolico) come proprio sul piano scolastico e culturale la lettera da Calenzano (49) mi pare racconti benissimo.

67. salvatore , Giovedì 19 Novembre 2009 ore 18:39

don Padrini,

DOVREBBE AVER CONSTATATO IL RINCOLLAGGIO 64 DI ALIENO, DEL SUO 208 DA
--- > LINK

IO AL SUO POSTO, EDUCATAMENTE, AVREI INSERITO UN SEMPLICE LINK COME QUI SOPRA.

MA, VISTO CHE DELLA MALEDUCAZIONE QUI SI FA REGOLA AMMESSA,

a dare piena libertà alla REITERATA ansia propagandistica e monopolizzatrice, con qualsiasi insensato mezzo sia tollerato, A DANNO DEL BLOG,

(<Ho anche già chiesto di fatto ad Alieno di essere più conciso, come gesto di buona volontà onde permettere una lettura più veloce e fruibile.> suo 245 allo stesso link più sopra),

NON AVENDO RICEVUTA DA LEI ALCUNA RISPOSTA AL MIO 247 (SEMPRE STESSO LINK COME SOPRA),

ALLORA FACCIO ALTRETTANTO CON I MIEI COMMENTI NEI POST SEGUENTI

68. salvatore , Giovedì 19 Novembre 2009 ore 18:43

Crocefissi nelle scuole: tanta bagarre...tanti errori

Comunicato Stampa di

Francesca Palazzi Arduini 07/11/2009

 

Alcuni hanno presentato la decisione della Corte come una offesa, o peggio, un oltraggio operato da alcuni buontemponi.

O addirittura hanno descritto, non lesinando giudizi su questioni pedagogiche a loro probabilmente sconosciute, la signora ricorrente come una affiliata a organizzazioni... dedite a disprezzare il credo altrui.

E’ il caso invece di ricordare che la Corte è un organismo che è tenuto ad applicare la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, della quale quest’anno ricorre il 60esimo anniversario. La Corte è composta da membri del 47 stati aderenti al Consiglio d’Europa.

E’ indubbio quindi che essa non operi parteggiando per questo o quello Stato, questa o quella Religione. La sentenza della Corte riguarda un caso, e non rappresenta una ingiunzione generale.

Non solo, nel decidere la Corte ha tenuto conto delle ragioni opposte dal Governo italiano, che ha comunque ammesso che l’esposizione obbligatoria del crocefisso nelle aule pubbliche è risalente a periodi nei quali la religione cattolica era considerata religione di Stato (sancita come tale nel 1871 e poi coi Patti del 1929, sino a cessare di essere tale col Concordato del 1984).

 

Il Governo italiano infatti non contesta le ragioni della signora Lautsi ma afferma che “bisogna capire che la Repubblica italiana, benché laica, ha deciso liberamente di mantenere il crocefisso nelle aule scolastiche per diversi motivi, tra i quali la necessità di trovare un compromesso coi partiti d’ispirazione cristiana che rappresentano una parte importante della popolazione e coi sentimenti religiosi di questa”. (Caso Lautsi contro Italia, richiesta n.30814/06, sentenza del 3 novembre 2009, Strasburgo).

 

Viene riconosciuto cioè che, al di là dei principi etici che si vedono rappresentati nel crocefisso, e che possono essere ritenuti universali e presenti anche nella Costituzione italiana e in altre Carte, il crocefisso abbia una valenza preminentemente religiosa e che la sua esposizione sia dovuta anche ad opportunità di carattere politico.

 

Per questo la Corte, dopo attento esame, ha ritenuto di doversi richiamare all’articolo 9 della Convenzione, in quanto è problema civile e pedagogico reale che i figli della signora Lautsi, come tanti altri originari di famiglie laiche o comunque altrimenti religiose, si “sentano educati in un contesto scolastico segnato da una religione data”, mentre, recita l’art. 9 della Convenzione: “...la libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni non può essere oggetto di altre restrizioni se non di quelle che...costituiscono misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.


Perché dunque invocare la guerra di religione o insistere, come fece il Ministero della Pubblica Istruzione nel 2007, circa l’esposizione del crocefisso accanto al ritratto del Presidente?

Per calcolo politico ovviamente, per spacciare la battaglia a favore dell’esposizione del crocefisso come propria professione di etica cristiana oltretutto fortemente irreale.

 

E’ infatti realtà di questi mesi lo strazio dei respingimenti voluti da questo Governo ed effettuati al largo delle coste siciliane, nei confronti di persone probabilmente bisognose di asilo, e la Corte europea, purtroppo, è costretta a condannare l’Italia anche in altri casi che riguardano il rispetto dei diritti umani, come quelli che hanno riportato l’attenzione sui pestaggi in carcere.

Ben venga quindi, in una società che vede molteplici Intese tra Stato e religioni e una secolarizzazione sempre più intensa, anche la decisione della Corte, che riporta alla realtà un Governo ed una società che sembrano voler vivere solo di parole e di sceneggiate.

69. salvatore , Giovedì 19 Novembre 2009 ore 18:45

Il no della Corte di Strasburgo al crocifisso nelle scuole(COUR EUROPÉENNE DES DROITS DE L’HOMME DEUXIÈME SECTION - AFFAIRE LAUTSI c. ITALIE (Requête no 30814/06) ARRÊT STRASBOURG 3 novembre 2009)di Saverio De Laura
L’esposizione di un simbolo religioso di natura confessionale nelle aule scolastiche rette dallo Stato limita il diritto dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni religiose o filosofiche e con la libertà degli alunni di credere o di non credere. Lo afferma una sentenza della Corte europea sui Diritti dell’Uomo che ha condannato l’Italia sulla base della propria Convenzione fondativa. La Corte di Strasburgo ha rimarcato come la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche contrasti con la necessaria neutralità che uno Stato dovrebbe avere nell’esercizio delle proprie funzioni pubbliche. In modo più diretto, ha ritenuto che questo simbolo può essere una fonte di turbamento emotivo per gli alunni che credono in un’altra religione o che non credono affatto. La sentenza ha inoltre stabilito che l’Italia dovrà pagare alla ricorrente, una cittadina italiana con due figli in età scolare, 5000 euro a titolo di danni morali. Il suoi precedenti ricorsi di fronte al Tribunale amministrativo del Veneto e presso il Consiglio di Stato non avevano sortito effetto. Le conclusioni della Corte europea tracciano in sostanza un’equazione tra il simbolo religioso in questione ed il fatto che la confessione religiosa maggioritaria degli italiani è quella cattolica. Diversa l’argomentazione di parte italiana, secondo la quale l’esposizione del crocefisso non metterebbe in discussione la laicità e l’imparzialità dello Stato. Si tratterebbe piuttosto di una scelta di compromesso che tiene insieme all’insegna della neutralità i valori religiosi maggioritari ed un più ampio significato storico-culturale del simbolo. Per i giudici tuttavia l’esposizione del crocefisso contrasterebbe con le necessarie garanzie di pluralismo educativo di una società democratica. Posizione analoga è stata espressa anche dal Greek Helsinki Monitor in qualità di parte convenuta, laddove afferma che la croce o il crocefisso possono rappresentare una forma implicita di insegnamento della religione. La ricorrente ha d’altro canto rimarcato che lo Stato dovrebbe garantire a tutti i cittadini la libertà di coscienza, a partire da un’istruzione pubblica capace di forgiare l’autonomia e la libertà di pensiero della persona nel rispetto dei diritti garantiti dalla Convenzione.(03 novembre 2009)------------------------------------------------------------COUR EUROPÉENNE DES DROITS DE L’HOMME DEUXIÈME SECTION - AFFAIRE LAUTSI c. ITALIE (Requête no 30814/06) ARRÊT STRASBOURG 3 novembre 2009

Traduzione del passo essenziale

(...)

 

3. Giudizio della Corte

d) Principi generali

47. Per quanto riguarda l'interpretazione dell'articolo 2 del Protocollo n.1, nell'esercizio delle funzioni che lo Stato assume nel campo dell'educazione e dell'insegnamento, la Corte ha raggiunto nella sua giurisprudenza i principi enunciati qui di seguito che sono rilevanti nel caso di specie (v., in particolare Kjeldsen, Busk Madsen e Pedersen c. Danimarca, Causa Dicembre 7, 1976, AO 23, pp. 24-28, § § 50-54, Campbell v. Cosans Regno Unito, Causa Febbraio 25, 1982, AO48, pp. 16-18, § § 36-37, Valsamis c. Grecia, Causa dicembre 18, 1996, Raccolta delle sentenze e delle decisioni 1996-VI, pp. 2323-2324, § § 25-28, e Folgerø e altri contro Norvegia [GC] 15472/02, CEDU 2007-VIII, § 84).

(a) è necessario leggere due frasi dell'articolo 2 del Protocollo n.1 alla luce non solo gli uni degli altri, ma anche, in particolare, degli articoli 8, 9 e 10 della Convenzione.

(b) è sul diritto fondamentale all'istruzione, che si innesta il diritto dei genitori di rispettare le loro credenze religiose e filosofiche e la prima frase non distingue più della seconda, tra l'istruzione pubblica e istruzione privata. La seconda frase dell'articolo 2 del Protocollo n.1 mira a salvaguardare la possibilità di pluralismo in materia di istruzione, essenziale per la conservazione della "società democratica", com’è intesa dalla Convenzione. A causa del potere dello Stato moderno, è soprattutto l'educazione pubblica che ha bisogno di raggiungere questo obiettivo.

(c) Il rispetto per le convinzioni dei genitori deve essere possibile attraverso una formazione in grado di fornire un ambiente di scuola aperta e inclusiva, piuttosto che di esclusione, a prescindere dal background degli studenti, dalle convinzioni religiose o dall’etnia. La scuola non dovrebbe essere la scena di proselitismo o di predicazione, dovrebbe essere un luogo di incontro di diverse religioni e convinzioni filosofiche, dove gli studenti possono acquisire conoscenze sui loro pensieri e sulle loro tradizioni.

(d) La seconda frase dell'articolo 2 del Protocollo n. 1 implica che lo Stato, nello svolgere le funzioni da essa assunte in materia di istruzione e formazione, controlla che le informazioni o le conoscenze incluse nei programmi vengano trasmesse in modo obiettivo, critico e pluralistico. Gli è precluso di perseguire un obiettivo di indottrinamento che possa essere considerato non conforme alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori. Qui è il limite da non superare.

(e) Il rispetto per le convinzioni religiose dei genitori e le credenze dei bambini comporta il diritto di credere in una religione o di non credere in nessuna religione. La libertà di credere e la libertà di non credere (libertà negativa) sono entrambi tutelati dall'articolo 9 della Convenzione (v., in termini di cui all'articolo 11, Young, James e Webster c. Regno Unito, August 13, 1981, § § 52-57, serie AO 44).

Il dovere di neutralità e imparzialità dello Stato è incompatibile con qualsiasi potere discrezionale da parte sua quanto alla legittimità delle credenze religiose o dei loro modi di esprimersi. Nel contesto dell'educazione, la neutralità dovrebbe garantire il pluralismo (Folgerø, Supra, § 84).

b) applicazione di questi principi

48. Per la Corte, queste considerazioni comportano l'obbligo dello Stato di astenersi da imporre anche indirettamente, credenze, nei luoghi in cui le persone sono a suo carico o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili. La scolarizzazione dei bambini è particolarmente delicata perché in questo caso, il potere vincolante dello Stato è imposto a sensibilità che sono ancora mancanti (a seconda del livello di maturità del bambino), della capacità di assumere una distanza critica in relazione al messaggio di una scelta preferenziale espressa da parte dello Stato in materia religiosa.

49. In applicazione dei principi di cui sopra al caso di specie, la Corte deve esaminare la questione se lo Stato convenuto, esigendo l'esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche, ha garantito nell'esercizio delle sue funzioni l'istruzione e l'insegnamento che la conoscenza sia diffusa in modo obiettivo, critico e pluralistico e il rispetto delle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori, a norma dell'articolo 2 del Protocollo n. 1.

50. Nel valutare tale questione, la Corte tiene conto della particolare natura del simbolo religioso e il suo impatto sugli studenti sin dalla giovane età, soprattutto sui bambini del richiedente. Infatti, nei paesi in cui la stragrande maggioranza della popolazione appartiene a una religione particolare, la manifestazione dei riti e dei simboli di questa religione, senza restrizione di luogo e modalità, può costituire una pressione sugli studenti che non praticano tale religione o di coloro che aderiscono a un'altra religione (Karaduman V. Turchia, Decisione della Commissione del maggio 3, 1993).

51. Il governo [italiano] (paragrafi 34-44 supra), giustifica l'obbligo (o il fatto) di esporre il crocifisso al positivo messaggio positivo morale della fede cristiana, che trascende i valori laici costituzionale, il ruolo della religione nella storia italiana e le radici di questa tradizione nel paese. Egli attribuisce al crocifisso un significato neutrale e laico in riferimento alla storia e alla tradizione dell’Italia, strettamente legata al cristianesimo. Il governo ha sostenuto che il crocifisso è un simbolo religioso, ma può rappresentare anche gli altri valori (cfr. Tribunale amministrativo del Veneto, nO 1110 Marzo 17, 2005, § 16, punto 13).

Nel parere della Corte, il simbolo del crocifisso ha una pluralità di significati tra cui il senso religioso è predominante.

52. La Corte ritiene che la presenza dei crocifissi nelle aule va oltre l'uso di simboli in specifici contesti storici. Ha anche ritenuto che il carattere tradizionale del significato sociale e storico di un testo usato dai parlamentari a prestare giuramento non priva il giuramento della sua natura religiosa (Buscarini e altri contro San Marino [GC], n.O24645/94, CEDU 1999-I).

53. Il denunciante sostiene che il simbolo è un affronto alle sue convinzioni e viola il diritto dei suoi figli che non professano la religione cattolica. Le convinzioni di questi ragazzi hanno raggiunto un livello di serietà e di coerenza sufficientemente coerente tanto che la presenza obbligatoria del crocifisso potrebbe essere ragionevolmente intesa come un conflitto con loro. L'interessato vede nell’esibizione del crocifisso il segno che lo Stato è dalla parte della religione cattolica. Questo significato è ufficialmente accettato nella Chiesa cattolica, che attribuisce al crocifisso un messaggio fondamentale. Pertanto, la preoccupazione del richiedente non è arbitraria.

54. Le convinzioni della signora riguardano anche l'impatto dell'esposizione del crocifisso ai suoi figli (supra, punto 32), all’epoca di undici e tredici anni. La Corte riconosce che, come abbiamo visto, è impossibile non notare il crocifisso nelle aule scolastiche. Nel contesto della pubblica istruzione, è necessariamente percepita come parte integrante della scuola e può quindi essere considerato come un "potente simbolo esterno" (Dahlab V. Svizzera (dicembre), nonO 42393/98, CEDU 2001-V).

55. La presenza del crocifisso può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, e si sentono educati in un ambiente scolastico caratterizzato da una particolare religione. Ciò che può essere incoraggiante per alcuni studenti di una religione può essere emotivamente inquietante per gli studenti di altre religioni o di coloro che non professano alcuna religione. Questo rischio è particolarmente presente tra gli studenti appartenenti a minoranze religiose. La libertà negativa non è limitata alla mancanza di servizi religiosi o di istruzione religiosa. Esso copre le pratiche dei simboli che esprimono, in particolare, o, in generale, una credenza, una religione o ateismo. Questo diritto negativo merita una protezione speciale, se lo Stato esprime una convinzione e, se la persona si trova in una situazione che non può essere superata se non con uno sforzo individuale o un sacrificio sproporzionato.

56. L'esposizione di uno o più simboli religiosi non può essere giustificata né con la richiesta di altri genitori che vogliono l'educazione religiosa coerente con le proprie convinzioni, né, come sostiene il governo, con la necessità di un compromesso necessario con i partiti politici di ispirazione cristiana. Rispetto le convinzioni dei genitori in materia di istruzione deve tener conto del rispetto delle credenze di altri genitori. Lo stato ha l'obbligo di neutralità religiosa nel contesto del l'istruzione pubblica obbligatoria in cui la partecipazione è richiesta a prescindere dalla religione e deve cercare di instillare negli studenti il pensiero critico.

La Corte non vede come l'esposizione nelle aule delle scuole pubbliche, un simbolo che è ragionevole associare con il cattolicesimo (la religione di maggioranza in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una "società democratica", come concepito dalla Convenzione, pluralismo è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale (cfr. paragrafo 24) nel diritto interno.

57. La Corte ritiene che l'esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione nell’esercizio della funzione pubblica per quanto riguarda situazioni specifiche, sotto il controllo del governo, in particolare nelle aule, limita il diritto dei genitori educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto di scolari di credere o di non credere. La Corte ritiene che ciò costituisca una violazione di questi diritti, perché le restrizioni sono incompatibili con il dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell'esercizio del servizio pubblico, in particolare nel campo dell'istruzione.

58. Di conseguenza, vi è stata una violazione dell'articolo 2 del Protocollo n. 1 in combinato disposto con l'articolo 9 della Convenzione.

 

(...)

70. salvatore , Giovedì 19 Novembre 2009 ore 18:47

Che l'Italia faccia ricorso!

- se ritenesse la Sentenza non conforme al principio dettato dall'Art. 9 della Convenzione (a leggere gli argomenti dagli avvocati italiani portati a difesa, e citati nel mio 68, mi pare proprio una via "all'italiana" in Europa impraticabile)

- e se la sentenza fosse appellabile, secondo la Convenzione sottoscritta.

Ma i clericali smettano di raccontare balle, e sempre allo stesso scopo di imporre con la prepotenza al prossimo le proprie credenze, le proprie pratiche religiose ed i propri simboli.

Tanti, a partire dagli eretici bruciati vivi e massacrati da Santa Romana Chiesa, sono anche morti, per conquistare il diritto, che hanno consegnato alle generazioni future, di non subire più tali soprusi,

diritto che oggi si specchia (sarà un caso che l'Europa debba essere baluardo contro gli stessi abusi di potere sulle coscienze che quei martiri denunciavano?) nei Trattati Europei liberamente sottoscritti.

E la delegittimazione dei giudici, che applicano leggi di una chiarezza inoppugnabile,

- a mezzo della negazione dei fatti e delle norme sottoscritte
- e la dietrologia secondo la quale, quando non fa comodo, si sostiene che i giudici non applicano le leggi ma bensì fanno politica con le sentenze,

è la stessa, con gli stessi soliti argomenti, buoni per i creduloni, adoperati da alcuni in Italia, i quali, nel momento stesso che vengono richiamati o perseguiti per aver violato delle norme o delle leggi,

pretendono poi di disconoscerne logica e fondatezza giuridica, per farsene altre, su misura della proria violazione; che in quei casi equivale a voler cambiare le regole del gioco durante la partita.

Per volontà di tanti italiani onesti, e per fortuna(?!), siamo in Europa, dove quegli infami giochetti delle tre carte indignano e fanno ribrezzo,

come lo fanno a me e quanti non amano farsi governare da indagati, rinviati a giudizio, salvati da prescrizioni, ed elusori dei propri processi, nè farsi imporre i simboli di altri.

71. Alieno, Giovedì 19 Novembre 2009 ore 18:48

tradizioni formalmente avverse

CD: è un motivo di distanza tra noi.

Tu sei un ... "estremista", in un certo senso.

Per te è forma o sostanza, materiale o immateriale, estetica od interiorità, simbolo o significato.. e così via, in un estremismo che non è certo mio, che ho costruito equilibri diversi anche dovendo sbatterci la testa mille volte, dovendo fare molti passi indietro, a ricercar più prudente lettura.

Che appunto, è quella che è vicina al modo di intendere anche del buddismo o della chiara espressione del Dalai Lama: non ha detto mica che le tradizioni sono importanti per tutti, frase buttata lì, è entrata nello specifico, scomodamente per alcuni: giusto che il crocifisso resti lì, sul muro.

Perché la sua visione, mi permetterai, non è "estremista", è armonica. E mi permetterai che non sia il Dalai Lama il campione della superficialità e non dell'interiorità, della forma anziché il contenuto..

Infatti è testimone di una bellezza, di un'armonia che gli riconosco: è semplice ma ricco, è umile, ma pieno di dignità che io, al suo cospetto, beh, potrei ben sentirmi perfin umiliato eheh ed è armonia tanto si trovi dinanzi ad un Buddha d'oro massiccio, l'offerta di persone semplice che si privano di beni per fargli offerta (ma il "dono" non è solo un simbolo, qui il punto, come si può dire di no, disconoscendo il suo.. contenuto?), quanto in una cella arredata in modo minimalista.

Armonia, non estremismo. Saggezza non imprudenza. Quel crocifisso deve stare sul muro, perché non possiamo vedere solo la superficie ed solo facendo questo, che infatti, si può considerare giusto toglierlo da lì: essere incapaci di andare oltre in modo armonico, in un estremismo che a me pare talvolta, anche adolescenziale, immaturo: è l'anticonformista che lo è severamente, aspramente ma così facendo, proponendo un nuovo conformismo.

La proposta di togliere quel crocifisso, è una proposta di "squilibrio" e non di armonia.

Ovvio che poi, siamo d'accordo: non va oltre la superficie nemmeno La Russa se poi dice "morite tutti" e non si rende conto della paradossale imprudenza nello spiegare che c'é un "oltre".

Non mi convince nemmeno qualche leghista, in cui la coltivazione dell'identità fondata sui valori cristiani, mi pare emerga solo recentemente (scoperta tardiva come funzionale anti-islamica o anti-immigratoria credo), mentre all'inizio era tutta una recita di paganesimo, tra l'altro a piacimento interpretato e molti alla base, non riservavano simpatiche parole al Vaticano, rientrando anch'essa nella Roma ladrona e nel potere centrale (nel senso, centro-Italia ed un tantino a Sud volendo, rispetto al Po).

Non mi convincono troppo certi eccessi perché sospetto che non siano consapevoli dell' "oltre", ma sia una percezione "rozza", ancora "grezza" dei significati che sposano tardivamente: ne avranno beneficio pieno, quando sapranno andare oltre quella superficie e avranno silenziato un po' gli esagitati che strumentalizzano senza poter andare "oltre".

Specularmente e per me con poca saggezza e sbagliando, può essere un cattolico che quel crocifisso non lo difende sul muro, incapace pure lui di andare "oltre", anche lui, estremista.

Miglior capacità di comprendere e più armonia invece per il Dalai Lama, per quanto mi riguarda.

 

72. salvatore , Giovedì 19 Novembre 2009 ore 20:43

Mi annoia un sacco leggere elogi ed apprezzamenti dei simboli,

le loro sfumature e gli aggettivi, le storie e quanto attraverso la lettura unilaterale, che sempre ne fanno le fedi, si riesce a dimenticare dell'uso violento che degli stessi simboli i loro reggitori hanno fatto.

Come se si scrivesse della "Falce e Martello" ricordando soltanto la Rivoluzione del '17, speranza per l'umanità, allora composta in stragande parte di poveri "cristi" sfruttati e mandati al macello, e non si ricordasse poi Pol Pot e altre storie altrettanto delittuose.

Non che non si possa esaltarne, con ragione, i significati nobili che i "fedeli" giustamente tendono a rivendicare.

Ma quel che trovo, ancor più che noioso, sfacciato ed impudentemente illogico è il fatto che, da quelle rivendicazioni di nobiltà

si possa dedurre, come fosse conseguente e c'entrasse qualcosa, in qualsiasi stato laico quale il nostro, e l'Europa,

- la liceità di affermare la prosecuzione della pratica incivile dell'indottrinamento subliminale forzato,

- della conservazione del vantaggio propagandistico dell'esposizione pubblicitaria (mio 56  --- > LINK)

- dell'imposizione prepotente di quei simboli a chi negli sapzi pubblici, per definizione quindi "di tutti", non li può e non li vuole tollerare, sulla scorta del principio,

sensatamente rispettato dalla Sentenza, che <recita l’art. 9 della Convenzione:
“...la libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni non può essere oggetto di altre restrizioni se non di quelle che...costituiscono misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.
>

Tante rivendicazioni di valore attribuite ad un simbolo, fossero anche moltiplicate per mille volte, e per decine di logorroici post, qui diarroicamente ancora affermate,

non sono pertinenti, nè minimamente sufficienti quindi, a

- poter corroborare la violazione dell'articolo citato, dallo Stato Italiano liberamente sottoscritto nella Convenzione,

- ed a contestare quindi, con argomenti estranei al merito, la Sentenza, che ha

coerentemente, logicamente e con pienezza di giurisdizione,

approntato delle <misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui>,

facendo pure persino, a scopi divagatorii, il processo alle intenzioni di chi ha richiesto quella protezione, cosa che,

praticata da chi le proprie "protezioni" se le fa sfacciatamnte pagare in diversi modi da tutti, senza preoccuparsi delle proprie, di intenzioni,

risulta francamente ridicolmente pretestuoso.

Salute e fratellanza.

73. Alieno, Giovedì 19 Novembre 2009 ore 22:11

Mi annoia un sacco leggere elogi ed apprezzamenti dei simboli,

le loro sfumature e gli aggettivi...

Lo immagino. Non può essere che così quando non si può vedere "oltre": noioso. O incomprensibile.

L'essenziale

è invisibile agli occhi -

per dirla con Il Piccolo Principe.

Però sono in tanti, più o meno consapevolmente a percepire che

"Un Simbolo è più profondo,

infinitamente più profondo del pensiero di chi lo contempla" per dirla con Paolo Coelho.

C'è una grande ricchezza simbologica nell'esperienza paleocristiana, anche "materiale" (il pesce), oppure astratta (croce).

Il simbolo della croce, certamente ha un significato peculiare per un cristiano, ma ha anche un senso umanistico idoneo per ogni essere umano.

Il cristianesimo ha formato e plasmato radicalmente l'Europa, anche l'Italia e dunque è un elemento profondissimo della cultura nostra, della nostra identità. Ma è anche un simbolo portentoso: capace di unire aldilà delle differenze e ben lontani dunque dalle pretese della Signora Solie Lautsi o dello Uaar e chi tifa per loro (anche alcuni cattolici purtroppo), in quanto rappresenta la rinuncia alla violenza, sopportando anche la sofferenza e mutando il dolore in una possibilità positiva di umanità, di amore, di rispetto.

E' ovvio che l'etica di questa "Corte Europea" dei diritti umani, ha voluto affermare una volontà progettuale, che parte da prima in un caposaldo da cui controllare una spianata infinita di nuove coerenze: la rinuncia a riconoscere come fondante la matrice cristiana per l'Europa.

Prendi una pagina velocemente, che so...Wikipedia:

Il "simbolo" è un elemento della comunicazione....

I simboli sono diversi dai segnali, poiché questi ultimi hann un puro valore informativo e non evocativo..

Ma se non si è capaci e disposti a percepire oltre l'apparenza oppure si ha un "pregiudizio",

allora certo, anche insistendo con qualcuno perché avvenga il miracolo di una cosa semplice, si annoierà.

Tuttavia, a smentire che è cosa noiosa la questione dei simboli o la loro proposizione monolaterale, è proprio chi ha intrapreso l'iniziativa ed anche la Corte Europea, con tanto di motivazione a dirci tutt'altro.

Non c'è spazio per la noiosa "neutralità", il simbolo "croce" comunica in ogni caso: una violazione per chi vuole toglierlo, una proposta anche umana, non solo cristiana, per chi vuole lasciarlo o almeno,

che si decida qui, nelle nostre scuole, da soli, con la nostra storia, la nostra identità, la nostra percezione senza pretese di cervelli all'ammasso, all'omologazione appiattita senza storia.

La sentenza appare a molti affatto coerente, logica e sulla pienezza di giurisdizione in questo campo bisognerebbe discuterne (quando mai ci è stata data la possibilità, poi, di farlo) e non a caso, il governo ha presentato un ricorso.

Per quanto riguarda me, io contesto già la competenza della Corte sui diritti umani che mi pare, ben poco c'entrino con questa storia del crocifisso sui muri delle scuole, visto che non limitano le possibilità ed i diritti di nessuno e la stessa promotrice, in caso contrario, dovrà girare in Europa con il paraocchi, vedendo continui richiami alla cristianità e dunque?

Tiriamo giù tutto come i talebani con i budda secolari?

Abbiamo mi pare un delirio di invasati, cioé fanatici laicisti, di infinito laicismo e come integralisti-fondamentalisti che si rispettino, guai a rappresentare l'infinito laicismo: il nulla proposto, ha il simbolo nella sua nullità, nel "vuoto".

Dunque auguriamo a costoro di girare con il paraocchi, visto che già ne indossano uno cupo ideologico e speriamo che non gli venga in mente che le coerenze saranno migliori ancora, facendo sparire ovunque le tracce della nostra identità che non sanno né riconoscere, né amare, né rispettare, ma riconoscono presente, la percepiscono anche ad occhi chiusi ed è per questo che diventa loro priorità:

l'essenziale è invisibile agli occhi. Si percepisce, lo sanno.

Dovremmo secondo questi fondametalisti laicisti, sottoporci tutti al rito iniziatico del nulla e del vuoto: sbattezzi e via i crocifissi.

Vorrei dire: siete dei poveretti davvero, poco armoniosi, equilibrati e meschini.

Ma non posso perché non rendo giustizia alla loro "pericolosità" sociale e progettuale che portano avanti in Europa e sarà sempre peggio, non sono persone in pace, serene, che altro dobbiamo aspettarci? Un miracolo ad illuminarli?

Per non rischiare miracolo, pure la croce fanno sparire.

Ogni bene.

 

74. Alieno, Giovedì 19 Novembre 2009 ore 22:23

D'altra parte, alcuni si annoiano con le sfumature, gli aggettivi sull' amore.

E' il cinismo che nutre costantemente il loro culto del "nulla" e del "vuoto" che non ha fascino o attrattiva come altre proposte, non hanno la stessa profondità e lo percepiscono con astio, rancore.

E' una pessima disposizione d'animo rancorosa: c'é chi vedendo due innamorati mano nella mano, riconosce in quell'istante un simbolo di amore e si commuove o si rallegra e così via e chi invece non prova nulla, oppure medita vendetta perché lui quell'amore non ce l'ha dentro, non lo conosce o non lo vuol riconoscere (nel senso, anche non avendo un patner, si può riconoscere l'amore eh).

Dunque se va bene, dicendo che il crocifisso è un altissimo simbolo di amore, se va bene sbadigliano, altrimenti peggio e dunque, tanto meglio se sbadigliano.

Purtroppo, anche quando dicono di annoiarsi, sappiamo già nello stesso istante, che non è così: è come uno che ti scrive che tanto non ti ascolta e non ti legge, in realtà detesta la possibilità e lo fa, eccome se lo fa.

Altrimenti, semplicemente, penserebbe ad altro, non ci farebbe caso. Ed invece ci fanno caso di brutto e sono irritati, non annoiati, dagli aggettivi e tutto il resto, dalle sfumature, dalle letture unilaterali, che non sono quello che vorrebbero: il loro nulla, il vuoto da riempire,

naturalmente unilaterale e con bollino di certificazione della Corte Europea.

E' un po' come certi atei, cinici, sprezzanti: ma sono sempre lì, ossessionati da Dio, non parlano d'altro, curioso.

L'essenziale è invisibile agli occhi,

ma sa farsi sentire. E si può amare o disprezzare, dipende dalla propria disposizione d'animo che se è serena, ama o al massimo, pensa a tutt'altro.

 

 

75. salvatore , Venerdì 20 Novembre 2009 ore 14:35

73 e 74

Per ragionare sulla tua solita pratica di elusione a mezzo di divagazione, parto da una delle tante

<Tiriamo giù tutto come i talebani con i budda secolari?>

Qualcuno ha proposto di abbattere chiese e simboli storici o impedisce che in luoghi privati si edifichino simboli, o che in luoghi pubblici si facciano processioni o ha richiesto che vengano rimosse Croci storiche disseminate in luoghi pubblici di tutto il territorio nazionale? Se ciò avvenisse se ne potrebbe disutere, allora, nel merito.

Ma non di questo si tratta, oppure abbiamo letto due sentenze diverse?

No?

Allora perchè reiteri proprio quanto segnalo come non pertinente, al mio 72, stavolta pure col solito trattatello sulla noia, frutto, secondo te, delle incapacità altrui e non piuttosto della pertinenza assente dai tuoi commenti?

Infatti non entri nel merito dei diritti dei non credenti, alla cui pertinenza ho richiamato.

Chi te lo fa fare ad insistere dietrologicamente

<E' ovvio che l'etica di questa "Corte Europea" dei diritti umani, ha voluto affermare una volontà progettuale...>

senza l'onestà intellettuale di considerare minimamente quei diritti, che la sentenza protegge, alla luce dei trattati sottoscritti?

Forse che non debbono essere rispettati? perchè si sarebbe dovuto rinunciare a presevare la laicità ed il rispetto di tutti gli Europei, di religioni diverse o proprio atei, col

<riconoscere come fondante la matrice cristiana per l'Europa>?

E' un errore storico che non si poteva proprio fare, a dimenticare

- la cultura ben più antica sulla quale l'Europa si basa, quella della Grecia classica, col buono che di essa ci ha lasciato di "fondante" e fondamentale per la cultura europea condivisa, la Democrazia condivisa e la Scienza condivisa, strumenti "fondanti" di tutte le libertà e le concrete conoscenze, utili e liberamente affermate.

- e che l'Europa nasce proprio invece dalle ceneri delle divisioni e dei fallimenti delle religioni ad assicurare la pace, sempre invece fondanti ed alleate di nazionalismi criminali e sciovinistici (vedi oggi la Lega che ripropone lo stesso "cristiano" sciovinismo).

Dai, prova a rileggere e, per soccorrere le tue solite difficoltà a seguire rimandi precisi, incollo qui sotto il mio 72:

[[[Mi annoia un sacco leggere elogi ed apprezzamenti dei simboli,

le loro sfumature e gli aggettivi, le storie e quanto attraverso la lettura unilaterale, che sempre ne fanno le fedi, si riesce a dimenticare dell'uso violento che degli stessi simboli i loro reggitori hanno fatto.

Come se si scrivesse della "Falce e Martello" ricordando soltanto la Rivoluzione del '17, speranza per l'umanità, allora composta in stragande parte di poveri "cristi" sfruttati e mandati al macello, e non si ricordasse poi Pol Pot e altre storie altrettanto delittuose.

Non che non si possa esaltarne, con ragione, i significati nobili che i "fedeli" giustamente tendono a rivendicare.

Ma quel che trovo, ancor più che noioso, sfacciato ed impudentemente illogico è il fatto che, da quelle rivendicazioni di nobiltà

si possa dedurre, come fosse conseguente e c'entrasse qualcosa, in qualsiasi stato laico quale il nostro, e l'Europa,

- la liceità di affermare la prosecuzione della pratica incivile dell'indottrinamento subliminale forzato,

- della conservazione del vantaggio propagandistico dell'esposizione pubblicitaria (mio 56  --- > LINK)

- dell'imposizione prepotente di quei simboli a chi negli sapzi pubblici, per definizione quindi "di tutti", non li può e non li vuole tollerare, sulla scorta del principio,

sensatamente rispettato dalla Sentenza, che <recita l’art. 9 della Convenzione:
“...la libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni non può essere oggetto di altre restrizioni se non di quelle che...costituiscono misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.
>

Tante rivendicazioni di valore attribuite ad un simbolo, fossero anche moltiplicate per mille volte, e per decine di logorroici post, qui diarroicamente ancora affermate,

non sono pertinenti, nè minimamente sufficienti quindi, a

- poter corroborare la violazione dell'articolo citato, dallo Stato Italiano liberamente sottoscritto nella Convenzione,

- ed a contestare quindi, con argomenti estranei al merito, la Sentenza, che ha

coerentemente, logicamente e con pienezza di giurisdizione,

approntato delle <misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui>,

facendo pure persino, a scopi divagatorii, il processo alle intenzioni di chi ha richiesto quella protezione, cosa che,

praticata da chi le proprie "protezioni" se le fa sfacciatamnte pagare in diversi modi da tutti, senza preoccuparsi delle proprie, di intenzioni,

risulta francamente ridicolmente pretestuoso.]]]

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Quanto a

<E' il cinismo che nutre costantemente il loro culto del "nulla" e del "vuoto"...>

ci vuole una bella faccia di bronzo ad affermarlo, da parte di uno che

- idolatra dei simboli e ragiona dimenticando che non sono condivisi (motivo appunto della sentenza)

- e pretendendo che rappresentino l'essenza di divinità delle quali non sa dimostrare l'esistenza, il nulla ed il vuoto, appunto, fino a prova contraria.

Se quella prova oggettiva fosse mai stata portata

non staremmo qua a discutere e dividerci come non ci dividiamo sull'esistenza della gravità e,

per merito di eretici perseguitati, oggi neppure più sulla rivoluzione della terra attorno al sole.

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Quanto all'amore etc. che pretenderesti essere riservato ai credenti ed accessibile soltanto attraverso il sentimento religioso, non ti rendi conto di quanto dello stesso dissennato intollerante sciovinismo ti mostri responsabile in chiaro?

praticato col vuoto ed il nulla, piuttosto che nella concretezza delle relazioni, parentali e sociali di chi fa figli

e lo conosce assai meglio degli ecclesiastici che non li fanno e pretendono tuttavia di insegnarlo al prossimo, come fai tu che attraverso diversi insulti, arrivi poi all'insulto finale

<Vorrei dire: siete dei poveretti davvero, poco armoniosi, equilibrati e meschini.

Ma non posso perché non rendo giustizia alla loro "pericolosità" sociale e progettuale che portano avanti in Europa e sarà sempre peggio, non sono persone in pace, serene, che altro dobbiamo aspettarci? Un miracolo ad illuminarli?>

Il vero miracolo sarebbe che tu provassi una volta a staccarti dalla tastiera per pensare come risolverti a rispondere nel merito, prima di tornarci su ed a <vedere> il solito tentativo della Chiesa di imporsi contro la ragione e con la forza, considerando ad esempio quindi

la contraddizione affermata da don Padrini nei due capi della sua frase

<Non si è mai imposto con la forza e un Papa ha chiesto perdono per coloro che nella storia lo hanno tradito usando la violenza per farlo conoscere.>

e dimenticando che tra quelli, dentro la Chiesa ci sono stati moltissimi Papi e moltissimi Santi, ancora oggi tali, come, tra i tanti, San Roberto Bellarmino.

76. Alieno, Venerdì 20 Novembre 2009 ore 16:28

Sal, 75:

sei troppo... rigido, quadrato, non ci si intende bene.

Per dire, scrivi:

perchè si sarebbe dovuto rinunciare a presevare la laicità ed il rispetto di tutti gli Europei

Ma il punto non è questo. Il punto è che laicità e rispetto di tutti gli Europei non era affatto minacciata.

E comunque, si minaccia il rispetto dei cristiani, volendo.

Come ho detto, la discrezionalità arbitrale, permette di avere sentenze completamente opposte, capace di ribaltare conclusioni, ragionamenti e percorsi logici e verdetti.

Idem per quanto riguarda il seguito:

non si capisce, come non si capisce il conflitto con la laicità ed i diritti dell'uomo di quel povero crocifisso sui muri,

la contrapposizione "grecia classica" e "cristianesimo", anzi, si intrecciano perfettamente, non si ha una vera contrapposizione da dedurne come matrice fondante.

l'Europa nasce proprio invece dalle ceneri delle divisioni e dei fallimenti delle religioni

macché, l'Europa delle divisioni religiose, non era Europa, ma sua frammentazione finanto che era contrapposizione all'interno della cristianità: protestanti contro cattolici per dire.

Niente Europa, ma divisioni profonde.

L'Europa invece arriva quando la cristianità smette di contrapporsi, ha gli ottomani alle porte di Vienna ed allora, essendo cultura completamente estranea e considerata non auspicabile, si forma un'Europa che converge: non permettiamo all'Islam di entrare in Europa, protestanti, anglicani o cattolici che sia, coalizziamoci per la bisogna, la minaccia.

La stessa cosa che avvenne, per dire, con le città stato in grecia, Sparta ed Atene per dire, quando arriva la minaccia dall'oriente, persiana. Ecco che in quell'istante, nel riconoscimento della minaccia, l'immagine di Grecia appare meglio e si riduce la tensione frammentatrice (città stato in guerra tra loro).

Dove l'Europa poi incontra serie difficoltà e si spacca è con le grandi ideologie, che affondano radici nell'ottocento e proseguono per quasi tutto il novecento: a dividere l'Europa saranno terribili demarcazioni: una parte nazista ed una parte no, democratica. E poi dopo, a nazismo sconfitto, resta a dividere l'Europa il gelido orrore del comunismo.

Dunque sono queste cose che dobbiamo evitare di portare appresso, assumendole alla dignità di radice fondante comunitaria, visto che in realtà, hanno spezzato l'Europa.

Cosa che avverebbe in modo naturale: non ci è facile girare l'Europa e intravedere simboli del nazismo o del comunismo. IL simbolo del comunismo, poi, è venuto giù da qualche anno, in quel muro-simbolo di Berlino. Mentre di croci, ovunque.

Non seguito nella replica, era solo per dirti che siamo nel regno delle speculazioni ed una Corte Europea, dunque non ha avuto l'impossibilità a decidere altro, non ha voluto, è diverso.

Certo, si stanno gettando le fondamenta perché non si possa decidere altro, questo sì, riducendo anche la possibile discrezionalità che prevede il riconoscimento della cattolicità.

Non mi stupirei da vecchio, di vedere la cattolicità costretta ad una condizione di semi-clandestinità (ove non voglia rinunciare a sé, mutilandosi ed adeguandosi al dettato laicista-socialista e tutto i resto naturalmente, cioé ove non voglia essere come la Chiesa  2 controllata dal regime cinese, per dare l'idea).

Così, una nostra diversa disposizione, ci separa ovunque:

il solito tentativo della Chiesa di imporsi contro la ragione e con la forza

scrivi. Ma in Europa, però, mi pare che il tentativo di imposizione più fresco e terribile, lo abbiamo grazie al comunismo, al nazismo, che certamente avevano a cuore, progettualmente utile al rafforzamento e mantenimento, controllo, della propria ideologia, un laicismo.

Anche con iniziative come quelle di togliere il crocifisso, toh, guarda che curioso, entrambe.

Dunque potrei dire che è questo che ha deciso la Corte Europea, il solito tentativo di imporsi contro la ragione e con la forza senza dover scorrere molte pagine indietro nel libro della nostra storia europea.. storia moderna insomma.

 

 

 

77. Alieno, Venerdì 20 Novembre 2009 ore 16:37

Comunque Sal, non devi essere così rigido.

Per esempio questa tua ossessione del "merito" per cui dovrei scrivere.

Che ti risponda o meno, io scrivo comunque, perché ho qualcosa da scrivere, che ritengo importante scrivere altrimenti farei altro in quell'istante, ti assicuro.

Ho il diritto di scrivere quel che ho da dire, o secondo te, la possibilità di questo spazio è limitata a chi risponde secondo il tuo giudizio?

Se io "divago" e non mi chiudo nel tuo "merito", è perché ritengo interessante farlo, utile o necessario. Posso anche decidere che il tuo commento, per esempio, è "chiuso" ed aprirlo per una riflessione migliore (dal mio punto di vista) e se a te non sembra migliore, legittimo pensarlo, ma insomma, non facciamone poi una fissa, no?

Scrivo su questo spazio perché è uno spazio dove se si ha qualcosa da dire, si può fare, grazie alla generosità del blogger (nei limiti della civile espressione, per quanto ampi).

Lo fa Civis (a te non dispiace, è un dire utile), lo fai tu (immagino che tu non ti dia torto da solo), lo faccio io, non condiviso da te, ma legittimo come te ed ogni altro, punto.

Sei troppo rigido, per certi versi, "ingeneroso" diciamo.

Ciao.

 

78. salvatore , Venerdì 20 Novembre 2009 ore 17:30

76 e 77

<Ma il punto non è questo. Il punto è che laicità e rispetto di tutti gli Europei non era affatto minacciata.>

Io, insieme a quelli che hanno legiferato, penso all'opposto

e, per restare al merito della sentenza, se esiste quell'articolo 9 sottoscritto dall'Italia, ed uno vi ricorre perchè, nella fattispecie, appunto chiede che, a propria tutela sia difesa la laicità,

tu, che sei tanto tondo e non quadrato e rigido come me,

perchè fai tanta in-credibile fatica a vedere che uno, il quale poi ottiene pure ragione con sentenza, possa sentire minacciata la laicità e la libertà che l'Europa afferma con quell'articolo 9, sottoscritto dai trattati?

Rileggi bene, insisto:
<recita l’art. 9 della Convenzione:
“...la libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni non può essere oggetto di altre restrizioni se non di quelle che...costituiscono misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.
>

E neghi il fatto che,
con i <diritti e le libertà altrui> appunto (è scritto eh, rileggi ancora e, munito di fosforo, rileggi di nuovo)

nella precisa fattispecie del contesto
<la libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni>
è proprio la laicità che si difende con quell'articolo?

Bisogna avere gravi problemi a connettere, pur accompagnati passo passo, se ancora non ci si arriva!
In una udienza europea giudicante ti avrebbero espulso dall'Aula per offesa all'intelligenza della Corte!

E scrivi di fantasiose discrezionalità:
<Come ho detto, la discrezionalità arbitrale, permette di avere sentenze completamente opposte, capace di ribaltare conclusioni, ragionamenti e percorsi logici e verdetti.>

Proprio non hai idea del fatto che una norma chiara come quell'art. 9, non permette alcuna discrezionalità che tu accampi del tutto opposta alla sua lettera.

A te piace sempre far credere che esistano discrezionalità sui fatti (vedi le tue fantasiose invenzioni storiche su Garibaldi) pretendendo di attribuire ugual valore alle tue distorsioni ed opinioni ed ai fatti.

Una tale concezione dell'opinabilità di tutto è sofistica pura, farina del diavolo, ti direbbe un sacerdote!

Per quanto mi riguarda quanto ho scritto io e quanto le tue prediche ribadiscono, bastano ed avanzano.

E le tue definizioni d'accatto, "quadrato", "rigido" e le offese dei precedenti post a che servono? se non a confermare che gli argomenti diretti ti fanno, come al solito, difetto?

Ciao "tondo" e "moscio"!

79. salvatore , Venerdì 20 Novembre 2009 ore 17:38

Una ovvia (ma non si sa mai) precisazione al mio 78:

Dove scrivo

<è proprio la laicità che si difende con quell'articolo?>

si deve intendere

"è proprio, oltre la libertà religiosa etcanche e proprio la laicità che si difende con quell'articolo?"

80. Alieno, Sabato 21 Novembre 2009 ore 18:13

Sal, 79: che la progressione laicista (non lacia, ma proposta di laicismo invasivo) dell'Europa sia manifesta progettualità che inquieta, è percepibile dai cattolici, ma anche dagli islamici ed anche da laici che non si riconoscono in una religione (come appunto, certi disprezzati "atei devoti").

Ciao.

 

 

 

 

81. salvatore , Sabato 21 Novembre 2009 ore 20:54

81,

che la difesa della laicità possa essere percepita come una progressione "laicista" (vabbe' lasciamo correre quanto sottolineato)

sono pienamente d'accordo,

ma come direbbe "quelo" è... sbagliata, perchè ribalta la lettura dei fatti storici, definendola <laicismo invasivo>

quando è soltanto la continuazione di una difesa, dall'invasività secolare e prepotente delle religioni, una prosecuzione del perseguimento di una piena civile libertà per tutti, che non toglie mai a nessuno, per definizione, la libertà di professare il proprio credo.

Che gli islamici si trovino in disaccordo con la laicità, ti pare strano? Ad alcuni di loro piacerebbe, come fanno alcuni regimi teocratici islamici, non laici, decapitarli proprio, i laici.

Attenzione alle alleanze, eh!

82. Alieno, Lunedì 23 Novembre 2009 ore 21:33

Macché: il laicismo se la prende anche con un Marcello Pera.

E' un becero laicismo che si rallegra della sentenza, non un'idea di laicità.

Un sistema di massimo diritto come vuole il laicismo che si propone di togliere il Crocifisso dai muri, ricorda il monito di Cicerone: "summum ius summa iniuria", cioè il massimo diritto, la massima ingiustizia.

Qui si sta strumentalizzando il crocifisso, invece, per "colpire" tutti in un processo di sterilizzazione di massa progettuale che è il progetto Europa che già ha rinnegato la sua identità, le sue radici, rivelando cosa si e ci propone.

L'attenzione per le "alleanze" è necessaria prudenza, come delr resto è bene applicar prudenza in ogni altro ambito (per esempio, sui temi di "immigrazione").

Mi pare di aver sempre scritto che miglior spazio bisognerebbe offrire all'Islam più moderato, capace di concepire il concetto di laicità (che del resto è un po' invenzione del cristianesimo, anzi, un concetto che nasce con Cristo in tempi dove l'idea era pressoché inapplicata o sconosciuta).

E che l'alleanza infatti è doverosa e necessaria, tra cristiani, islamici e laici anche atei per guardarsi dal fondamentalismo integralista e terrorista, perché siamo naturalmente nemici naturali tutti.

La risposta però non è un laicismo, che in realtà, rafforza il fondamentalismo e l'integralismo religioso e non la laicità, nelle pulsioni sociali e nella stimolazione progettuale di reazione, di risposta.

Ed il laicismo è speculare all'integralismo-fondamentaismo religioso, non aiuta la proposta religiosa che comprende la necessarietà della laicità e la tutela, anzi.

E' speculare ma è riconoscibile nella stessa tensione di intolleranza verso la diversità da sé.

Purtroppo è un laicismo che è l'ultima declinazione dei grandi dettati ideologici di ieri, secolo scorso (fascismo, nazismo, comunismo), è una rigida disciplina giacobina, soffocante, illiberale nella concezione dello stesso Stato che spesso troviamo e troveremo sempre di più, a richiamarsi ai "diritti".

E' un concetto di laicità patologicamente malato, un pseudo liberismo che fa tremende devastazioni.

Per esempio nella pretesa di ri-organizzare il sistema dei diritti civili tramite la protezione di scelte personali, trasformate in "diritti" e creando "categorie protette" alla bisogna nel caso occorra nella proposta culturale.

Solo che moltiplicare i diritti di qualcuno, comporta la moltiplicazione dei doveri di qualcun altro ed alla fine, ciò che si crea, è una riduzione degli spazi di libertà di tutti, affogati nei diritti-doveri accresciuti sotto il capitolo "diritti", a suon di leggi, sentenze, sanzioni e minacce varie.

Non mi pare che l'Europa intenda applicare un multiculturalismo liberale, un pluralismo: mi pare invece fortemente riduttivo il pluralismo che propone, riduce gli spazi di libertà e la questione del crocifisso si innesta su una vera e propria progettualità anti-cattolica.

Non porta per esempio, questo laicismo, la proposta di aggiungere al crocifisso una mezzaluna, ma vuole imporre una sterilizzazione dove non saremo liberi di tenerci un crocifisso, né una mezzaluna.

Gli islamici ben fanno ad essere preoccupati, come i cristiani che lo sono e come lo sono anche atei e liberali, però non invasati di giacobinismo, che meglio distinguono e vivono l'idea laica e non si confondono con il laicismo che vediamo fortemente desiderato da alcuni soggetti, come lo Uaar, così come nelle stanze dei bottoni in Europa.

Quel crocifisso non ha impedito fino ad oggi di avere un parlamento laico (cioé non clero, ma liberi e laici cittadini eletti a lavorare), così come un governo laico (stesso discorso).

Ma il laicismo non si contenta, dietro c'é un retroterra fortemente illiberale, intollerante: infastidito solo all'idea che un cittadino laico possa avere la sua proposta cattolica.

Ma una cultura laica si ferma dove il parlamentare o il governo, è laico e non clero, perchè tanto basta a vedere rispettata l'idea laica.

Quello che capita invece da noi, è un laicismo per cui la cattolicità non può partecipare nel dialogos, la semplice presenza è definita intollerata ingerenza.

Questa è ideologia, laicismo come deriva o declinazione residuale o rinnovata di vecchie proposte ideologiche (con eguale proposizione odiologica che viene mantenuta prioritaria, essenziale), come il nazismo, il comunismo, in una lettura autenticamente laica, un cattolico ha tutta la legittimità di partecipare attivamente eleggendo o essendo eletto e la cattolicità partecipare come ogni altra possibile fonte etica, al dialogos.

Ecco perché si lavora alacremente, nel progetto ideologico di questa Europa che rinnega le sue radici, per la sterilizzazione a tappe forzate del contributo cattolico: non basta la laicità, è il laicismo che si vuol costruire ed imporre.

Non interessa che non sieda nei parlamenti o nei tribunali il "clero", deve semplicemente la Chiesa togliere il "disturbo" ed i cattolici adeguarsi al dettato laicista.

Ovvio che il gioco a carte scoperte i promotori o testimonials del laicismo anti-cristiano (e più che mai cattolici) cercano di evitarlo.

Non gli piace di essere "scoperti". Gente come Piergiorgio Odifreddi, Umberto Eco... piuttosto fanno il gioco delle tre carte. Se qualcuno fa osservazioni, allora escono fuori lamentele: "non si può parlare più di laicità serenamente che ti accusano di essere laicista".

Come no. Ma loro vivono in un ambiente laico: a votare, ad essere eleggibili, eletti in Parlamento o nello Stato, non preti, ma laici.

A loro però non scende proprio giù che alcuni possano essere cattolici, per carità.

Un Papa nemmeno a fare un discorso a La Sapienza, per carità. Una difesa di valori "cattolici" (famiglia, aborto, eutanasia) illegittima per loro, è cattolica.

E' laicismo, non laicità che già c'é, ma per i laicisti, la laicità non basta davvero, non è quello che han sempre sognato, bensì un laicismo dove, operando una sterilizzazione di massa, possono imporre i loro più disparati dettati.

Sinistrorsi per Eco, culti scientisti e neo-pagani per odifreddi e così via, materialismo o anche forme alternative di spiritualità che però, sono profondamente anti-cristiane, intolleranti, con profondo rancore e disprezzo in particolar modo con la cattolicità come possibile contributo e proposta.

Repubblica per esempio, è un formidabile organo di diffusione della cultura del laicismo speudolibertrio e non certo di laicità liberale!

 

 

 

 

 

 

 

83. salvatore , Martedì 24 Novembre 2009 ore 00:28

82

Embe', questa è bella, i laici dovrebbero essere laici come piace ai cattolici e magari pure agli islamici;

chè se poi uno si ribella a non farsi imporre i simboli altrui diventa un "laicista" e, poiché cerca di difendere i propri diritti, "anticristiano" ed "intollerante"?

Bel ribaltamento della frittata e della storia, come già indicato al mio conciso (a me non servono tanti paragrafi di contorcimenti per esprimermi) 81.

E beccati anche tu un'affermazione perentoria ed inutile come quella della tua chiusa del post:

E l'Osservatore Romano <è un formidabile organo di diffusione della cultura> dell'antilaicità antilibertaria <e non certo di laicità liberale>!

Embé?

84. Alieno, Martedì 24 Novembre 2009 ore 18:16

Embe', questa è bella, i laici dovrebbero essere laici come piace ai cattolici e magari pure agli islamici;

Certamente non può essere laicità quella che non piace se non ai laicisti di sempre o dell'ultima ora.

E dunque?

 

 

85. Alieno, Martedì 24 Novembre 2009 ore 18:22

Tanto perché sia in nome della laicità, mi pare allora che si dovrebbe riconoscere la legittimità dell'Osservatore Romano con le sue osservazioni, come quelle di qualsiasi altra testata, che sia Repubblica o il Times o El Pais.

Mentre dubito che una cultura laica davvero sia dalla tua parte e sia capace: se è l'Osservatore Romano, subito i lai, le strilla, le grida manzoniane a torturarci che si tratta di "ingerenza".

Il times o El Pais se parlano dell'italia o di Berlusconi van benone, anzi, si citano, ma per carità, che non venga nulla dal vaticano..

E questa cultura si chiamerebbe... laica?

Ma mi faccia il piacere..

 

86. salvatore , Mercoledì 25 Novembre 2009 ore 13:23

85,

non hai capito una ceppa; io sollineavo l'inutilità di scoprire l'acqua calda!

E scrivi <mi pare allora che si dovrebbe riconoscere la legittimità dell'Osservatore Romano>

Embé? la libertà di scrivere quello che gli pare nessuno la nega, no?

Il discorso sull'ingerenza di uno Stato nelle faccende di un altro è tutt'altra cosa.

Attento ai soggetti delle cose che scrivi; non confondere a comodo tuo

- i Giornali (El Pais, Avvenire, Repubblica, Osservatore Romano)
- con gli Stati (Spagna, Italia, Città del Vaticano).

<Certamente non può essere laicità quella che non piace se non ai laicisti di sempre o dell'ultima ora.>

Dimentichi la Corte Europea.

Come mai?

87. Alieno, Mercoledì 25 Novembre 2009 ore 15:11

Il discorso sull'ingerenza di uno Stato nelle faccende di un altro è tutt'altra cosa.

Siamo sempre lì: l'ingerenza di Repubblica, El Pais o il Times, perché magari utile in funzione anti-berlusconista sì e l'Osservatore Romano che scomoda su questioni etiche, invece è ingerenza in faccende di Stato "tutt'altra cosa."?

 ^_^

L'importante, mi pare, è che non ci siano preti o spagnoli o americani in Parlamento o nel governo e tanto basta per vedere soddisfatta la condizione di laicità.

Ma come sappiamo, ai laicisti non basta: un cattolico in Europa, se è come Buttiglione, per quanto eletto come tanti altri dal proprio Paese... oppure un cattolico in Parlamento, per quanto laico e nn chierico, si bercia che è ostacolo alla condizione di laicità, ingerenza clericale...

Non mi pare che tu abbia spostato la questione di una virgola.

E mi pare che non dimentico affatto, la Corte Europea, con le sue sentenze laiciste, mica laiche! Come fu già laicista togliere dalla definizione dell'identità Europa, la matrice cristiano-cattolica. Mica laico lavoro nei salotti alti e nelle stanze dei bottoni, circolini intellettuali e lobbies, ma laicista per tentare di fare un revisionismo storico così palesemente manipolato e strumentale (al laicismo che si propone).

 

88. salvatore , Mercoledì 25 Novembre 2009 ore 16:38

87, Alieno, visto che

- non hai saputo leggere il mio 86, proprio non arrivando a saper distinguere tra Giornali che esprimono opinioni e Stati (appunto L'Osservatore è un Giornale di Stato) che ingeriscono;

- del mio 82 non avendo quindi <capito una ceppa; io sollineavo l'inutilità di scoprire l'acqua calda!> riguardo alle posizioni di Repubblica, alcune posizioni, se leggi bene quel giornale;

- riproponi tesi "storiche" che ribaltano sfacciatamente la frittata, come ti ho già chiarito nei miei post precedenti;

- e arimistifichi, dato che non c'è alcun problema a che ci siano preti in Parlamento: per due volte Baget Bozzo fu parlamentare europeo per il Partito socialista e, per la sua militanza politica, è stato sospeso a divinis dalla Chiesa, mica dallo Stato Italiano;

io sono soddisfatto e non ci perdo altro tempo.

89. Alieno, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 18:51

Sal:

1) precisazione inutile la tua prima. Giornali e Stati ingeriscono puntualmente, così come ingerirà la sovranazionalità Europea  (che già parla di aumentare l'autofinanziamento tassandoci e voglio vedere come ci fanno digerire pure questa).

Ci interessa poco fintanto che in Parlamento ci vanno cittadini eletti democraticamente, a governare idem, un presidente del Consiglio che ha la fiducia del popolo.

Ovvero: che dica la sua Repubblica o l'Osservatore, sposta di poco la questione. Diventa invece inquietante dove Repubblica avrebbe pretesa che l'Osservatore non sia legittimo a dire la sua (e perché?) e magari interessante citarci il Times o El Pais se fanno campagna contro Berlusconi (ovvero Presidente e laico cittadino italiano eletto da laici cittadini italiani in virtù del presupposto della democrazia laica).

2 - Dici bene: acqua calda su Repubblica. Ma non si può evitare di portare l'acqua calda nel dibattito quando Repubblica è acqua calda ormai, che equivale ad un partito e detta l'agenda politica del Pd e dei giustizialisti nei dintorni.

3 - La sfacciata frittata è il "revisionismo" sommario fatto dall'Europa che offende qualsiasi libro di storia, dove è riscontrabile il profondo peso nel determinarne l'identità della cristianità. Non bastasse, basterebbe farsi un giro per l'Europa per scoprirne traccia storica ovunque, durante i secoli in Europa.

- L'esempio di Baget Bozzo che cosa dovrebbe dimostrare: che la Chiesa è più laica dell'Europa?

La Chiesa l'ha sospeso in quanto esercitava un ruolo politico senza alcuna licenza della Chiesa, l'ha riammesso quando quell'incarico politico lo terminò...

E dunque?

 

90. salvatore , Giovedì 26 Novembre 2009 ore 21:19

89

e dunque, dopo l'acqua calda, la minestra riscaldata.

Per chi è carente di buon senso a continuare,

negli stessi termini, come un disco rotto,

ad annoiare il prossimo, ripetendo quanto già contestato come H2O a temperatura superiore a quella dell'ambiente,

sarà pure un miglioramento.

Quindi: mi complimento.

91. civis romanus sum, Domenica 29 Novembre 2009 ore 14:36

Graffito dal Paedagogium Palatino.

ΑλΕξΑΜΕΝΟς CεΒΕΤΕ ΘΕΟN  ovvero: Alexamenos sebete theon

Ovvero ancora:

Alessameno venera il suo dio ,,,

92. alessio di benedetto, Mercoledì 2 Dicembre 2009 ore 01:38

Come diceva Garibaldi:

“Che diavolo di libertà vuole un popolo che tutti i giorni va a prostrarsi a’ piedi d’un prete, piedistallo di tutte le tirannidi e soldato del più atroce de’ tiranni d’Italia? [...] Quel vecchio putrido, sacerdote della menzogna e del delitto, che siede in Roma. [...] Il prete, senza cui non vi sarebbe la tirannide, è come la gramigna; se non si sradica sino all’ultimo pelo, essa si propaga subito e invade, infetta la pianta umana che commise il delitto di non spegnerla...”.

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