Mafiosi fuori dalla Chiesa: il problema è la responsabilità di tutti. E la voce dei politici??
Pubblicato da don Paolo Padrini alle 15:33 in Cronaca
Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, in una conferenza stampa ad Assisi, rispondendo ad una domanda sul documento Chiesa e Mezzogiorno, ha detto a chiare lettere che i mafiosi sono fuori dalla Chiesa.
Anche se non lo si dice esplicitamente infatti, così come già Giovanni Paolo II aveva ammonito, «Non c'è bisogno di comminare esplicite scomuniche perchè chi vive nelle organizzazioni criminali è fuori dalla comunione anche se si ammanta di religiosità.»
«Piuttosto - ha aggiunto - non si risolve questo dramma sociale che si estende a tutta l'Italia, e non solo al Sud, solo richiamando l'esclusione dalla Chiesa, ma si risolve con un impegno di tutti, della istituzioni, della magistratura».
I mafiosi quindi sono fuori dalla Chiesa, ma il problema non è questo.
Il problema è la responsabilità "positiva" di tante persone che si dicono cristiane, difronte al problema della criminalità al sud e della mafia in tutto il paese.
Gridare alla scomunicare serve oppure no? Forse è questo che giustamente i Vescovi volevano sottolineare.
Ed è anche abbastanza curioso che la società civile e politica, oltre che i media, "cerchino" la scomunica in un documento della Chiesa - tra l'altro un documento di una chiesa locale - mentre poi se su altre temi la Chiesa si propone anche in maniera più blanda viene subito tacciata di essere "retrograda" e "medioevale".
Questa cosa è davvero curiosa....e fa sorridere. ma si sà...troppo spesso la tentazione di farci una Chiesa a nostra immagine e somiglianza è troppo forte....
Ed invece la scelta dei Vescovi è stata più radicale e forte: puntare sulla responsabilità di tutti i cittadini nei confronti di un cancro sociale (e non solo localizzato) come quello della malavita. Un cancro che coinvolge la politica, come i mezzi di informazioni dove il ricatto - ormai - è all'ordine del giorno.
Un cancro che colpisce la famiglia mafiosa siciliana o calabrese, com il commercialista, l'imprenditore o l'avvocato di Milano che di fatto contribuiscono con i loro servigi a ripulire i denari sporchi degli omicidi compiuti per strada a Napoli...
Sono con la nostra responsbailità si può così sconfiggere la "mafia globalizzata", presente ad ogni livello della vita civile.
La cosa strana è che sono i Vescovi a parlarne (ed anche a sentirsi criticare velatamente durante le conferenze stampa...) e non i politici....davvero strano.
Tag: cei, chiesa, cronaca, mafia, politica, riflessione, società






1. Alieno, Martedì 10 Novembre 2009 ore 19:30
Condivido.
Ed era anche simpatico commento devo dire, ho sorriso su alcuni passaggi di ironica curiosità e constazione, eheh. :-)
Comunque condivido davvero: lo sforzo deve essere condiviso e congruente, soprattutto civile e laico, politico, con approccio trasversale univoco, questa piaga della criminalità organizzata è talmente nauseante, ammorbande che fatico a trovar distrazione perfino in un film che ne parla.
Forse perchè son cresciuto e se ne parla, se ne parla, se ne parla fino alla nausea appunto, mentre manca la corrispondenza del fare qualcosa di concreto.
Beh, mi pare che questo governo ci metta del buono e del suo buzzo buono, anche se un po' leghista, forse quel che ci voleva a giudicare dai risultati.
Quello che però mi spiace è notare che l'investimento culturale, incontra dei limiti nel radicamento del valore che condanna la mafia e sussiste una resistenza, invece, di "attenuante" quando non di aperta legittimazione. Anche da parte dei giovani, che hanno spesso una sorta di ammirazione e perfino, di gratitudine.
Sono sentimenti complicati da spezzare e mi ricordano, aldilà dell'ignoranza e delle convenienze personali o locali, certi legami affettivi che instaurano le vittime con i loro persecutori e carcerieri (sindrome di Stoccolma) e sospetto, in alcuni casi, perfin la libertà sia in grado di spaventare gli uomini, quando è proposta come "cambiamento" e dunque c'è una forse anche fisiologica resistenza al cambiamento.
2. GENNARO, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 09:54
I MAFIOSI SONO DI PER SE' SCOMUNICATI E CHE CI FA DE PE DEDIS NELLA BASILICA DELL'APOLLINARE ?
3. civis romanus sum, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 11:48
Ottima domanda, Gennaro (2).
Una domanda a cui quei preti hanno sempre rifiutato di dare una risposta o ipocritamente giustificando quella sepoltura in Basilica per i meriti di quel delinquente nell'omaggiarli di lautissimi compensi.
Soldi tutti provenienti ,,, badate bene, dalle attività criminose del suddetto De Pedis.
Evidentemente per quei preti ,,, pecunia non olet.
Altre info su De Pedis ,,, cliccando QUI.
Non sto qui inoltre a segnalare i casi di mafiosi tutti provvisti di vangelo al seguito e sul comodino e il rosario a capo del letto ad accompagnarli nelle loro attività criminose finanche in galera, e la compiacenza di alcuni sacerdoti nel celebrare le loro nozze cattoliche durante la latitanza.
Ricordo infine come i progenitori dei mafiosi in tutto il sud Italia furono i crocesignati, i laici servi dell’Inquisizione che, una volta abolita, in Sicilia si chiamarono mafiosi, a Napoli camorristi. Circolavano armati, indossando casacche bianche contrassegnate da una crociona rossa, irrompevano nelle case arrestando i sospetti di eresia o di tiepida fede secondo liste compilate e sempre aggiornate dal clero. Di torturare i prigionieri se ne facevano incarico i frati domenicani e francescani, la bassa forza ecclesiastica coadiuvata da tantissimi aguzzini laici.
4. Pinco, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 17:20
La questione della responsabilità positiva di tutti noi rispetto alla mafia ormai globalizzata posta dal don è assolutamnte condivisibile. E' inutile sperare che il problema per noi cristiani sia stato risolto con quest'allontanamento del mafioso, tutti noi rischiamo di esserne complici: affari facili, agevolazioni, intrecci societari, ecc.
Per la questione posta da Gennaro al 2, invece, devo ammettere che la cosa mi ha lasciato sempre perplesso, potrei immaginare che sia stata solo una leggerezza di Poletti, però mi pare strano, insomma non c'è dubbio, questa cosa da cristiano mi ha sempre messo in imbarazzo.
5. Alieno, Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 18:25
Dunque la Chiesa dovrebbe esser quella che toglie speranza ai peccatori lapidandoli, a colpi di pietra o quella che distingue il peccato dal peccatore e dunque, spiega che la speranza ce la giochiamo se scegliamo la via mafiosa e però nell'invito e nella speranza di riabbracciare l'uomo che si salva dal peccato, si pente, si riconcilia con la Chiesa?
Insomma: che diamine dovrebbe fare la Chiesa in definitiva, se non porsi, anche se è così difficile umanamente, nella condizione della cristiana carità, misericordia, aperta alla possibilità, alla speranza del perdono?
Dire che è sbagliato, sbagliatissimo è bene chiarirlo, ma il resto del compito poi non sarà politico-sociale-culturale?
Anche perché io credo che qualunque mafioso, lo abbia già ben chiaro il suo peccato e che si pone distante da Cristo e dalla Chiesa. Cioé che la Chiesa sia già chiara, chiarissima su questo.
Anche se forse, è bene ricordarlo per togliere dubbi a chi ne ha.
6. Pinco, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 15:32
Ripensando al 2 di gennaro ed al mio 4, penso che in fondo in fondo anche in questo la chiesa ha dimostrato di essere libera. Il giudizio di Dio è diverso dal giudizione degli uomini, caso eclatante i due ladroni crocefissi con Gesù, uno si pente (veramente) e si salva. Non vedo perchè questo non possa essere accaduto anche per De Pedis, e che la chiesa l'abbia riabbracciato, pur rischinado la faccia, come poi effetivamente è successo. Ma questo è il perdono cristiano, una cosa che chi non ha incontrato Cristo non potrà mai capire.
Non ho voluto cercare una motivazione per convincere me stesso, ringrazio gennaro per la provocazione, mi ha fatto rifelttere e trovare una risposta che spero sia condivisa.
Don Padrini, se ha tempo, che ne pensa??
Saluti
7. enrico, Giovedì 12 Novembre 2009 ore 17:35
6 Pinco
una cosa è il perdono cristiano e un'altra, secondo me, seppellire una persona in una Chiesa, specie se la persona è 'discussa'.
Su quella persona e sui fatti che gli hanno ruotato attorno c'è molto mistero, forse non è l'esempio tipico dei rapporti tra mafia e Chiesa.
Forse sarebbe più utile analizzare i rapporti che ci sono in Calabria o in Sicilia. Ci sono i preti ammazzati, ci sono i mons. Bergantini, ma sono tutti così?
Quanto si può 'spingere avanti' un sacerdote nel tentativo di convertire un mafioso? Se lo confessa come può assolverlo se questo non cambia vita?
8. Alieno, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 16:01
La confessione, è un campo minato.
Perché nella discussione laica, con pretese laiciste, spesso, si vuol far coincidere con una sorta di laico auto-costuirsi che però, non sempre corrisponde ad un autentico pentimento e non segue certo lo stesso percorso di uno che va a farlo, con la ricaduta di implicazioni e di pretese coerenze.
Un elemento che non è compreso da chi ha una prevaricazione laicista è per esempio, il segreto del confessionale.
Per questa incapacità di comprendere, quel segreto è interpretato spesso, come forma di omertà, come rinuncia ai doveri civili, se non addirittura come complicità, se poi prendendo atto della confessione, non si trasporta tutto sul piano laico e civile.
ll rischio è che così facendo, si riduca per l'uomo tremendamente la possibilità della confessione religiosa e ci sia un'adesività con un sistema civile, laico, materiale che riduce la possibilità offerta dall'uomo, dalla sua possibilità religiosa.
So che avrò molte critiche per questo mio pensare, che sembrerà scabroso, ma la pretesa che un prete che confessa, si trasformi in una sorta di pubblico ufficiale è uno sbaglio enorme per la fede e per la possibilità della fede sull'uomo, che collabora naturalmente, con le altre possibilità civili e laiche, materiali, ma una adesività completa non potrebbe che essere che una riduzione della possibilità religiosa e dei suoi benefici per l'uomo.
Gesù ci insegna che l'uomo che si pente autenticamente dei suoi peccati, è già nell'istante in cui quel moto è sincero, autentico, perdonato. Fosse il peggiore criminale della terra, quella possibilità è per chiunque tra gli uomini.
Dunque che altro può fare un prete, se non perdonare chi si dice pentito, sperando in cuor suo, per amore dell'uomo e per umiltà dinanzi a Dio, che quel pentimento sia sincero, vero e capace di salvarlo?
E' ovvio che, nel caso sia vero pentimento quel confessare i propri peccati, ci sarà un cambiamento del peccatore.
Quando sbagliamo nei confronti di chi amiamo, anche qui in terra dico, se siamo sinceri, ci ripromettiamo di non farlo più e ci impegniamo nel cambiamento, perché non capiti più quell'errore che causa sofferenza a chi amiamo e a noi stessi (che vanno di pari passo del resto, in questo).
Si potrà cadere ancora, dobbiamo essere abbastanza umili per comprendere che siamo piccoli, fragili, estremamente limitati ed abbastanza umili per comprendere anche che non possiamo appoggiarci al nostro limite come paravento comodo per perpetuare l'errore, se davvero umilmente riconosciamo il nostro errore.
Un sacerdote farà come può il suo tentativo di portare la fede tra gli uomini e tanto più chi è più peccatore, richiede la preghiera e l'auspicio che ne sia autenticamente raggiunto, portando un cambiamento buono per l'uomo in questa possibilità, così come chiunque sia intorno a lui e perfino lontano potrà averne beneficio perché infine ogni uomo che incontra Dio e desidera il proprio cambiamento, porta un bene (la fede appunto) che è bene di tutti.
Anche un mafioso merita la possibilità di Dio, ne ha bisogno e si fa di tutto, cristianamente, perché possa scoprirlo prima che sia troppo tardi:
se nn avrà perdonato, non sarà perdonato,
se non avrà rimessi i suoi debiti, resterà un debito inconsolabile, sarà un fallimento, se non avrà dato,
non potrà avere.
La possibilità della fede, è una possibilità prodigiosa per gli uomini: non aderisce perfettamente alle altre proposte per l'uomo, non corrisponde in tutti i suoi contorni, non c'é equivalenza della fede cristiana con le altre proposte dell'uomo,
certo con quelle interagisce e certamente può comprenderne molte o in molte parti.
Certo, aiuta a migliorare le altre proposte per l'uomo nel suo cammino in Terra.
Beh, almeno è così che la vedo.
9. Pinco, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 18:27
7, 8
la confessione è un sacramento, non è un campo minato, e non è nemmeno qualcosa che ti fa cambiare vita.
L'assoluzione riguarda il passato, il sacerdote non può sapere se il mafioso cambierà vita, quello che chiederà è se è sicuro di essersi pentito e se si impegna a non peccare più.
Su questo assolutamente chiaro è l'atto di dolore che si recita in confessionale.
Nel caso in questione non si può credo escludere un pentimento vero del De Pedis, non lo possiamo sapere, sappiamo solo che è sepolto lì e questo disturba anche me, non lo nego.
L'unica cosa che mi conforta è che quella decisione fu presa da Poletti, che per me almeno è una garanzia.
10. Alieno, Venerdì 13 Novembre 2009 ore 19:14
Eh eh, Pinco, dicendo "campo minato" mi riferivo alla discussione in cui talvolta viene trascinata malamente, ma certo non intendevo dire che non è sacramento.
Per me, però, è anche uno strumento che può cambiarti la vita eccome, un sacramento.
Se il sacramento non è una possibilità del cambiamento dell'uomo, che farcene esattamente?
Tanto varrebbe... desacralizzarli tutti?
Confesso che poi della questione Poletti De Pedis non so praticamente nulla e del resto, non è che mi affascini nemmeno approfondire il caso specifico.
11. enrico, Sabato 14 Novembre 2009 ore 10:34
Pinco e Alieno
Nella confessione è prevista anche la penitenza. Per uno che ha ucciso o comunque ha fatto del male ad altre persone basta una penitenza di 3 paternoster e 1 avemaria? Che pentimento c'è se non c'è il proposito di rimediare al male fatto? Il sacerdote si può/deve accontentare delle promesse di colui che si confessa o deve esigere le prove del cambiamento?
12. Manuela, Sabato 14 Novembre 2009 ore 15:47
mi aveva lasciata perplessa l'esclusione di quel malato di distrofia muscolare progressiva, non ricordo il nome, willy o qualcosa del genere, a cui furono rifiutate le esequie in chiesa perchè aveva chiesto l'eutanasia; se il giudizio non è degli uomini...vale solo per qualcuno?
13. civis romanus sum, Sabato 14 Novembre 2009 ore 18:44
Piergiorgio Welby, cara Manuela.
Ma lui non omaggiava i preti come De Pedis.
14. Pinco, Domenica 15 Novembre 2009 ore 00:26
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Per me, però, è anche uno strumento che può cambiarti la vita eccome, un sacramento.
certo che sei forte alieno, fai dire delle cose mai dette..., il soggetto nella mia frase non era il sacramento ma la confessione, quindi non ho mai detto che un sacramento non cambia la vita, ma che il sacramento della confessione può non cambiare la vita, se intendiamo come qualcosa che ti permette di non peccare più, ma non è così.
L'omicidio poi è uno dei 4 peccati che grida vendetta al cospetto di Dio, non basterebbe neanche la confessione.
Invece a me è una cosa che mi ha affascinato (De Pedis), una cosa che mi interroga molto, forse confermando la fragilità umana, anche dei preti, perchè no.
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Scusa però non capisco cosa c'entri il caso Welby, può scandalizzarti a cosa, lo capisco, però prorpio perchè il giudizio non deve essere degli uomini a welby non è stato permesso il funerale, proprio perchè si è sostituito al giudizio di Dio sulla sua vita, non ritenendola tale.
Ripeto, ti capisco ma da un punto di vista "giuridico" la questione è ineccepile. E anche se avesse omaggiato i preti come De Pedis, ma si fosse ucciso in quel modo, non sarebbero cambiate le cose.
15. Manuela, Domenica 15 Novembre 2009 ore 13:40
mi riferivo alla tua frase che il giudizio di Dio è diverso da quello degli uomini; dunque appare che "certi" peccatori sono ammessi ai sacramenti come la comunione e la messa per il funerale ed altri no. Da ciò appare che gli uomini "giudicano" certi uomini "degni" nonostante tutto, e altri no. Welby ha deciso qualcosa? Certamente non avrebbe deciso di sua spontanea volontà di morire in quel modo, e probabilmente nemmeno di vivere in quel modo, Penso che nessuno desideri la condizione che è stata di Welby; forse in qualche modo è stato costretto a morire così, perchè a volte la sofferenza fisica e mentale è insopportabile e non tutti sono votati alla santità. Invece, persone che uccidono, forse non si sostituiscono alla volontà di Dio? Oltre a trasgredire il comandamento di non uccidere, fanno sì che un essere diverso da sè stesso muoia: forse è più grave uccidersi che uccidere gli altri? Si tratta sempre di un essere che muore. Può darsi che dal punto di vista del diritto canonico sia ineccepibile, ma ad una mente logica appare un po' strano e difficile da comprendere.
16. Alieno, Domenica 15 Novembre 2009 ore 16:43
@ Enrico: l'ho detto che è un campo minato.
Ovvio che non basta, ma la Chiesa non può certo rinunciare a dare fiducia, possibilità, speranza, che dovrebbe fare?
Se un uomo si manifesta a disagio con il suo peccato, si dice pentito, promette e ripromette che non lo farà più, la Chiesa dovrebbe negargli la possibilità di un perdono?
Ma cristianamente toccherà dargliela quella possibilità. E non 1 o 7 volte, ma 70 volte 7... ;-)
Dunque non si tratta tanto di un "contentarsi", la Chiesa adotterà la prudenza, che è tanto quella di cercare di riconoscere l'autenticità del pentimento, quanto la prudenza di dargli quella possibilità di comunione e perdono, di riconciliazione.
Non basta dunque l'avemaria o il paternoster lo sappiamo e dunque la Chiesa deve ricordarlo: chi non è pentito, dunque è (ancora) mafioso, certo non è in comunione con Dio e con la Chiesa, non è che occorra dirlo sempre, si dovrebbe già sapere ma se occorre, si ripete ai duri d'orecchie (cioé è un udire senza sentire un paternoster o un' avemaria, è un usare le orecchie senza il cuore, è un recitare senza smuovere la coscienza, ascolto privo di significato e di possibilità salvifica se si limitasse alla forma e non comprendendo che quella forma è tale perché è l'annuncio di un contenuto).
Come si può non provare compassione dinanzi all'uomo peccatore? Come non avere una consolazione nella possibilità di riconciliazione di questo, nel pentimento? Avrà sbagliato tremendamente, ma un uomo riconciliato con Dio, è un uomo rinato in Cristo, deve essere motivo di rallegramento nonostante dolore e sofferenza.
La lezione del perdono è una delle più dure, difficili regole da applicare della palestra del Signore, serve molto allenamento perché possa essere interiorizzato l'insegnamento nella coscienza.
Ma certo, c'é spazio per chiunque, in quella possibilità, anche per un mafioso se è autenticamente pentito. Chi non lo è, beh, sta fuori. E la Chiesa potrà pur sbagliare, ingannata, talvolta, ma non può rinunciare alla sua possibilità di fiducia per l'uomo, dando possibilità e sappiamo benissimo che quell'inganno, in fondo, può essere per gli uomini, anche per la Chiesa in buona fede, se tradita nelle sue speranze ed aspettative, certo non lo sarà per Dio che ci insegna a lasciare prudentemente, quella via aperta di riconciliazione.
Così rispondo anche a Pinco: dal mio punto di vista, anche l'omicida in un autentico pentimento, si può riconciliare in Cristo, con Dio e dunque anche con la Chiesa, perché no.
Sarà la sua stessa coscienza, in quanto omicida, se autenticamente consapevole di ciò che ha fatto, ad essere tormentata di dolore per aver offeso così tanto e dunque, in quel pentimento, cercherà di farne qualcosa di utile e buono perché dinanzi alla Croce, anche questo impariamo: dalla sofferenza e dal dolore, può iniziare la Via della nostra salvezza, un percorso della speranza, del conforto.
Dunque mi auguro che chi ha ucciso, sia il primo, in prima fila a battersi perché nessuno lo faccia, se ha compreso.
Sul caso Welby: la Chiesa ha preso una decisione dolorosa per sé, ma Welby ce l'ha messa proprio tutta per non permettere un sol dubbio che una riconciliazione con la Chiesa non era possibile. Il suicidio dettato come atto estremo e disperato nella tragedia umana, la Chiesa comprende, avviene in una non piena consapevolezza e coscienza: il dolore offusca la possibilità, la lucidità della ragione e della fede, impedisce la luce, acceca di oscurità la disperazione che compie un simile atto. E così applica misericordia, salvando la possibilità di restare in comunione con la Chiesa.
Ma Welby, beh, ha proprio fatto di tutto per chiarire che era consapevole, lucidissimo, con un battage promozionale, se mi permetti, estremamente anti-cattolico.
Dunque la Chiesa non ha certo chiesto che il suo corpo non meritasse sepoltura, ma fosse fatto a pezzi e dato ai cani ed i corvi, ma come poteva, a quel punto, con tanto ingegno ed impegno determinato, lucido, propositivo di una campagna oltretutto, che andava oltre a lui stesso, riconoscere ancora una comunione possibile con la Chiesa?
E' proprio Welby che l'ha impedito addolorando la Chiesa, non il contrario.
La questione giuridica c'entra poco o nulla, per quanto mi riguarda nel discorso.
Welby era consapevole, era progettuale consapevolezza, lungamente portata avanti contro la proposta della cattolicità cristiana, che difende la vita e la sua dignità tra gli uomini, quali che siano le sue condizioni fisiche, fossero pure morenti, terminali o pieni di difetti, di sofferenza.
Se Welby avesse impostato la sua battaglia sul non accanimento, probabilmente la Chiesa avrebbe avuto uno spiraglio aperto, ma il punto è che la progettualità con Welby, era quello della proposta dell'eutanasia ed allora il discorso cambia parecchio.
Non a caso, è stato appoggiato da chi si propone quelle battaglie etiche sfidando la Chiesa continuamente su valori "non negoziabili", come l'eutanasia appunto.
17. Alieno, Domenica 15 Novembre 2009 ore 16:53
Credo di aver risposto anche a te, Manuela, con i commenti sopra.
Ma cerchiamo di non fare confusione: non è che la Chiesa abbia ucciso Welby. O che abbia provato un sadico piacere nel negargli funerali, avrà sicuramente sofferto di questo suo rifiuto costante, determinato, invece, ad essere figlio della Chiesa, non è che nega la propria pietà in quella scelta.
Certo che il sommo giudizio spetta a Dio. Ma la Chiesa ha un compito tra gli uomini, per guidarli e deve dunque proporsi anche dei giudizi o non potrebbe guidare proprio nessuno.
Pensa ad una madre: come può guidare suo figlio, se non ha la capacità o la voglia di assumersi la responsabilità di dare giudizi? Come può educare, se in un nichilismo, si sottrae alla possibilità di dire cosa è giusto e cosa sbagliato per i suoi amati figli?
Dovrà dunque assumersi quella responsabilità, non starà certamente, impotente, educherà nel modo migliore, con il proprio giudizio e naturalmente, con molta prudenza, ma è una responsabilità che comporta meno danni e rischi di chi rinuncia a quella responsabilità educativa, fatta ovviamente di giudizi dove è possibile delineare cosa è giusto e cosa no.
Una madre "paralizzata" nelle sue possibilità e capacità educative, non sarà certo una grande opportunità per i suoi figli, sarà assente, mancante, carente.
Non per questo la Chiesa nega però la pietà. E' come un dire: non è stato possibile, non hai voluto avere comunione con la Chiesa, dunque vai direttamente da Dio e che possa aver misericordia di quel rifiuto.
18. salvatore , Domenica 15 Novembre 2009 ore 17:05
Manuela 16, condivido, da agnostico, la logica del tuo conciso e lineare ragionamento.
Il fatto è che la Chiesa pretende da una parte di affermare principii universali, ispirati direttamente da Dio, mentre, dall'altra ne trasgredisce la coerenza, essendo succube di realtà locali
- per quieto vivere?
- per connivenza con la qualità deteriore di certa fede?
- per la difficoltà di mantenere il proprio potere?
nell'impossibilità di essere insieme rigorosa ed accetta da chi del rigore morale, non ha una idea alcuna,
esasperando certo, ma per chiarire la mia argomentazione, quanto di don Padrini si può leggere tra le righe che cito
<la responsabilità "positiva" di tante persone che si dicono cristiane, difronte al problema della criminalità al sud e della mafia in tutto il paese...>
<responsabilità di tutti i cittadini nei confronti di un cancro sociale...>
Insomma a me pare che la Chiesa contraddica le sue pretese "divine" con le sue "umane" debolezze.
Queste ultime non smentiscono la fondatezza di quelle?
Io credo proprio di si, ed è uno dei motivi logici per il quale non "posso essere cristiano e tantomeno cattolico" come scrive Odifreddi che nel suo omonimo libro racconta molte storiche contraddizioni logiche del tipo che indico sopra,
sempre relative all'autoreferenzialità della pretesa di infallibilità e "divina" coerenza smentite più volte dai testi incoerentemente secolarmente prodotti (ad es. confronta Sillabo e C.V. II) e dai fatti avvenuti nelle cronache storiche "locali" e non.
19. Alieno, Domenica 15 Novembre 2009 ore 18:17
E mia opinione che Oddifreddi e chi con lui ha la pretesa che l'uomo possa sottrarsi del tutto alle contraddizioni, alle incoerenze, non pensa realmente a uomini, ma a super-uomini.
Nella cristiana possibilità di considerare l'uomo, ci sono molte ricette interessanti per comprenderlo: prudenza, carità, perdono...
Perché l'uomo è pur sempre uomo, coi suoi limiti e non ci è dato pretendere una superba perfezione e solo quella potrebbe garantirci una perfetta coerenza, priva di contraddizioni.
La Chiesa le sue coerenze, le trova proprio assumendo l'uomo con le sue contraddizioni. Pietro è un peccatore, come lo fu Paolo e su di loro la Chiesa si appoggia.
Non si tratta dunque di poter vantare di non avere "umane debolezze" per la Chiesa, che è fatta di uomini e che si occupa di uomini, tutti soggetti a tentazioni e tutti, se vogliamo, anche peccatori.
E' piuttosto una pretesa più a ragione d'uomo, più idonea per le sue possibilità, più "umana" dove si esercita la comprensione degli uomini, tentando di salvarli dal peccato e di ridurre il peccato, operando di prudenza e pietà, con amore.
Anche Oddifreddi però, non si sottrae alle sue contraddizioni ed anzi, ne fa un motivo fondante, operando specularmente alla religione in modo anche dogmatico.
Faccio esempio delle sue provocazioni.
"La vera religione è la matematica, il resto è superstizione".
E' un dogma.
"La religione è la matematica dei poveri di spirito" è ancor più paradossale perché prevederebbe il calcolo della ricchezza di spirito in termini... matematici?
D'altra parte tutta la sua attività è ispirata progettualmente ad una proposta razionalista, anticlericale, anticattolica nel senso di destrutturare il suo ruolo tra gli uomini, sociale, educativo, valoriale.
Un'attività molto intensa, criticando ovunque potesse allo scopo: dai "miracoli", alla "caccia alle streghe", da Galileo a Spinoza, da PAdre Pio a Madre Teresa, dalla "Fides et ratio" di Giovanni Paolo II alla Spe Salvi di Benedetto XVI, dal referendum sulla legge 40, alla pedofilia eccelsiatica.
Quello che si propone di fare è destrutturare la religione cattolica, sostituendola con altro culto (quella attuale è non razionalista e dunque priva di dignità come proposta, per "primitivi" o "involuti").
E naturalmente diventa un vero e proprio adesivo allo stereotipo del razionalista anti-cattolico.
Come le derive del pensiero illuminista fortemente progettuale nella destrutturazione della possibilità religiosa cristiana e cattolica, sostituisce il Dio della tradizione giudiaico Cristiano con Madre Natura e spiega, questo purtroppo piacendo anche ad alcuni cattolici, anche preti, che l'uomo basta a se stesso, non c'é necessità di Cristo.
Insomma, un rimpiazzamento nemmen nuovo. Ha dunque riconosciuto i limiti di un puro materialismo, elaborando una proposta di "spiritualità laica", che ha un manifesto ne
"IL MIO CREDO" ne "IL MATEMATICO IMPENITENTE"
che recita il nuovo credo, la nuova proposta per gli uomini così:
« Credo in un solo Dio, la Natura, Madre onnipotente, generatrice del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, l'Uomo, plurigenito figlio della Natura, nato dalla Madre alla fine di tutti i secoli: natura da Natura, materia da Materia, natura vera da Natura vera, generato, non creato, della stessa sostanza della Madre.
Credo nello Spirito, che è Signore e dà coscienza della vita, e procede dalla Madre e dal Figlio, e con la Madre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti dell'Intelletto.
Aspetto la dissoluzione della morte, ma non un'altra vita in un mondo che non verrà."
Dunque
Non Dio, non più l'antropologia Cristiana, dove l'uomo ha la sua relazione con Cristo e da qui discendendo ogni sorta di implicazione, ma
la divinità Madre Natura e l'adorazione dell'uomo che basta a sé.
E naturalmente un culto che non è privo di contraddizioni e di atti di fede dogmatici (non in un'altra vita in un mondo che non verrà infatti, non risulta razionalmente e matematicamente calcolabile).
Come ebbe a dire, infatti, Avvenire, e poi meglio ancora l'Osservatore Romano, tante sono le incoerenze di questo culto sostitutivo alla cristianità che Oddifreddi propone per l'uomo,
che si osserva come il suo libro "Il Vangelo secondo la Scienza" sia "Un libro che confonde perfino l'infinito metafisico con quello matematico".
Non a caso, Odifreddi in tutta la sua attività intensa in funzione anti-cattolica, si è mostrato sempre più come testimone e campione dei sentimenti di ostilità progettuale verso la fede cattolica e la Chiesa e come altri campioni (Margherita Hack per dire), è stato nominato presidente onorario dell'Uaar, ovvero Unione egli Atei e degli Agnostici Razionalisti.
D'altra parte la sua progettualità è palese e risulta nella pubblicazione di libri come "perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)", denunciando le sue ossessioni particolari (ed anche spiegando perché qui riscuote la simpatia ed il consenso di chi è mosso dagli stessi sentimenti), che ha un'introduzione piuttosto chiarificatrice, che ha questo titolo per rendere l'idea:
"Cristiani e cretini" divertendosi molto nel percorso etimologico, tramite la lingua francese, da cui derivare cretini (chretien-crétin, dunque derivando da "cristiano".
Sempre progettualmente allo scopo di marginalizzare e destrutturare la proposta cattolica, si osservano le sinergie:
Odifreddi (come Margherita Hack e molti altri dello Uaar) ha l'impostazione ideologica de sinistra, con impegno di rilievo:
nel 2007 si è candidato con il Pd, invitato e voluto dallo stesso Veltroni. E' stato eletto nel collegio Torino Centro.
Poi membro della Commissione Manifesto dei Valori del Pd, dunque volendo, già potendo delineare le attuali vicende dove Rutelli non può più restare, la Binetti vive tra rimproveri e silenziatori e tutto il resto: è il progetto della sinistra di ieri o di oggi, tutto nella norma.
Quest'anno era a sostenere Ignazio Marino, che tutti sappiamo, il più contrapposto con le possibilità costruttrici nel dialogo con la Chiesa Cattolica, per le sue intransigenti posizioni etiche che quel dialogo lo vorrebbero morto del tutto.
Anche lui, come molti a sinistra, visto i magri risultati elettorali e di consenso, ha cominciato a criticare quello che ritiene comunque "sedicente" sistema democratico.
Dopo la sentenza della Corte Europea sulla rimozione dei crocifissi dalle aule scolastiche, naturalmente Odifreddi manifesta la sua approvazione.
Alle sue provocazioni rispondono spesso esponenti del centro destra, che miglior armonia e serenità nel dialogo hanno con la Chiesa Cattolica e lui puntualmente risponde dal "Fatto Quotidiano".
Ospite fisso a Crozza Italia, 3 puntate ad Anno Zero (sempre contro la Chiesa Cattolica), a Porta a Porta (controversia con il Papa sul caso de La Sapienza che sappiamo), a Matrix ancora contro la Chiesa sul caso Eluana.
Costui naturalmente, inutile negarlo, usufruisce della più o meno ufficiale adesione consensuale, di cattolici (per esempio "adulti", di sinistra che intravedono un comune impegno politicizzato ed ideologico chiaro ed affidabile e che condividono il sentimento di ostilità più o meno apertamente manifesto verso Vaticano, Papa e Chiesa Cattolica così com'é, sedotti dalla possibilità di destrutturarla).
La cristianità "positiva" ad Odifreddi interessa per niente, mentre è interessato a sfruttare ogni possibile punto debole, anche umano, da ritorcere contro la cristianità, per affermare il suo credo razionalista e, per quanto mi riguarda, pagano (credendo in Madre Natura e tutto il corollario).
Se c'é una persona che ben rappresenta lo stereotipo più attuale dell'anticristiano e del nemico della Chiesa palesato ed attivo, Odifreddi lo incarna perfettamente. Ma è utile, perché fa venire allo scoperto anche chi tifa per il suo progetto, rivelandosi più chiaramente.
Purtroppo, anche cattolici e preti, ma meglio costoro sono illuminati da Odifreddi, meglio possiamo illuminarci noi nella fede, vedendoli sempre più chiaramente, comprendendo anche quel risentimento costante, continuo, che lavora dentro la stessa Chiesa per rimuoverla.
Va da sé che alle continue provocazioni, il modo più cristiano ed efficace di porsi per far competere la propria proposta cristiana e cattolica è armoniosamente, pacatamente, affidandosi serenamente alla forza della fede e della ragione che questa possibilità concedono egregiamente.
Mentre l'invettiva chiamata da Odifreddi, significa proprio dargli la soddisfazione di trarne maggior vantaggio.
Si tratta di disinnescare le sue trappole non cadendoci dentro reagendo duramente, altrimenti ne consegue un risultato simile a quello che puntualmente si propone Hamas o Hezbollah, provocando Israele: sanno di non poter certo vincere con quelle continue provocazioni, ma la loro vittoria è proprio quella di avere una risposta dura prima o poi. Una sorta di ricatto continuo, in cui muoversi con prudenza ed intelligenza insomma.
Dove io individuo elementi di paganesimo intrisi di razionalismo materialista e laicista, altri hanno individuato la sua proposta del mondo come Scientista Positivista.
La sua provocazione è naturalmente progettualmente motivata tanto a destrutturare la posizione della Chiesa Cattolica nelle sue possibilità, che la valenza di un fondamento giudaico-cristiano in senso più ampio. E naturalmente non risparmiandosi di attaccare anche uomini di scienza, se in qualche modo, ostacolo il progetto del pensiero unico (note le sue plemiche con il fisico Antonino Zichichi, qual quale ha ricevuto anche due querele e Paolo Diodati, con filosofi (Cacciari, Gianni Vattimo, Severino), non solo con politici di centrodestra o con quelli di sinistra con posizioni troppo "moderate" verso la Chiesa Cattolica (meglio Ignazio Marino di Bersani o Franceschini insomma), perché la sua proposta è una proposta a 360° nell'impegno progettuale: scienza, etica, religione, politica..
Un progetto che ben si presta, a mio avviso, ad essere sposato come culto in un sistema totalitario, Statalista Socialista e così via.
E' sicuramente una proposta di tipo assolutista ed intollerante (gli altri, se va bene, "cristiani" cioè "cretini").
L'incoerenza di Odifreddi è a mio avviso ben chiara nella pretesa di confutare l'autoreferenzialità dell'infallibilità divina, però volendo la propria (razionalista e materialista come minimo) pretedendo di assumere il linguaggio matematico come capace di interpretare tutta o l'unica verità.
D'altra parte ci appare tragicomica ed assai imprudente la pretesa che qualsiasi modello matematico possa comprendere ogni variabile dell'infinito, ma lui, beh, fa qualcosa di più che ipotizzarlo.. :-))
Come dire: è un fervente, fondamentalista del suo culto e fa invidia pensando a certi cattolici, anche preti, che da quel fervore tutto sommato, son perfino sedotti (ma a sedurli è la simpatia nella condivisione di risentimenti e di ingenerosi rancori mai risolti nella disposizione verso la propria Chiesa eheh).
Buona serata.
20. salvatore , Domenica 15 Novembre 2009 ore 20:06
Riposto e, all'occasione, correggo l'indirizzo.
Manuela 15, condivido, da agnostico, la logica del tuo conciso e lineare ragionamento.
Il fatto è che la Chiesa pretende da una parte di affermare principii universali, ispirati direttamente da Dio, mentre, dall'altra ne trasgredisce la coerenza, essendo succube di realtà locali
- per quieto vivere?
- per connivenza con la qualità deteriore di certa fede?
- per la difficoltà di mantenere il proprio potere?
nell'impossibilità di essere insieme rigorosa ed accetta da chi del rigore morale, non ha una idea alcuna,
esasperando certo, ma per chiarire la mia argomentazione, quanto di don Padrini si può leggere tra le righe che cito
<la responsabilità "positiva" di tante persone che si dicono cristiane, difronte al problema della criminalità al sud e della mafia in tutto il paese...>
<responsabilità di tutti i cittadini nei confronti di un cancro sociale...>
Insomma a me pare che la Chiesa contraddica le sue pretese "divine" con le sue "umane" debolezze.
Queste ultime non smentiscono la fondatezza di quelle?
Io credo proprio di si, ed è uno dei motivi logici per il quale non "posso essere cristiano e tantomeno cattolico" come scrive Odifreddi che nel suo omonimo libro racconta molte storiche contraddizioni logiche del tipo che indico sopra,
sempre relative all'autoreferenzialità della pretesa di infallibilità e "divina" coerenza smentite più volte dai testi incoerentemente secolarmente prodotti (ad es. confronta Sillabo e C.V. II) e dai fatti avvenuti nelle cronache storiche "locali" e non.
21. Pinco, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 10:13
15
certi peccatori sono ammessi ai sacramenti dopo un vero perntimento e un serio proponimento di non peccare più che si traduce poi nel sacramento della confessione.
Certi uomini (i sacerdoti) giudicano non chi è degno e chi no (non compete a loro), ma chi si pente e chi no, e anche su questo più che una questione di diritto canonico mi sembra proprio una questione logica: se non accetti la legge di Dio, perchè ti arrabbi se gli altri (la Chiesa) ne prendeno atto e non ti accolgono? Se vuoi sposare una donna (tu donna) invece che un uomo, perchè pretendi di farlo in Chiesa?
Diverso è il problema dell'insopportabile condizione di sofferenza di quell'uomo, non vorrei essere blasfemo (mi perdoni don) sostituendomi alla volontà di Dio, ma penso che nella Sua profonda misericordia avrà accolto Welby in Paradiso, magari passando un attimo in purgatorio a ginuflettersi...
Comunque mentre se uccidi avrai sempre la possibilità di pentirti, se ti uccidi ovviamente no...Ricordati però che l'omicidio è uno dei 4 peccati che grida vendetta davanti al cospetto di Dio, anche se pentiti e confessati, non ti dico quali sono gli altri sennò scoppia un pandemonio tra i benpensanti..
Un saluto.
22. Manuela, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 11:32
Che sapore ha avuto il rifiutare il funerale a Welby? (e qui ringrazio Civis di avemene ricordato il nome)...
Il sapore della compassione? Dell'amore? O che altro? Ricordo che in quei giorni mi venivano in mente le parole di Gesù " quando il sale perderà di sapore con che cosa lo si salerà?" Mi sembrava di capirne la enorme portata delle sue parole, il comportamento degli ecclesiastici mi sembrava senza sapore. Se Welby aveva rifiutato la chiesa, non così mi sembrava di capire la moglie, che avrebbe chiesto un funerale religioso. Che scopo ha avuto rifiutarlo?
23. Pinco, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 13:33
Mi colpisce questa tua posizione, voglio contribuire inserendo un articolo dell'epoca di un personaggio molto discusso (anche da me) ma che nell'occasione ha avuto una chiarezza di giudizio che mi sento di poter sposare in pieno.
CiaoMA LA CARITÀ NON SI SACRIFICA ALLA VERITÀ
di Gianni Baget Bozzo
È costume del laicismo italiano dire alla Chiesa Cattolica quello che deve fare per essere cristiana. Forse ciò nasce dal riconoscimento del ruolo pubblico della Chiesa, forse invece è solamente un modo di combatterla. E la lezione del laicismo italiano è molto semplice: essi vogliono che la Chiesa sia carità senza verità. Il maestro di questo pensiero è certamente Eugenio Scalfari, che invita i cattolici ad amare il diverso in quanto diverso. E ciò vuol dire una sola cosa: accettare la verità del diverso come propria verità. «Farsi tutto con tutti» dice San Paolo ed i laicisti italiani lo intendono così: per essere cristiani occorre accettare la verità dell'avversario e svuotarsi, ridursi, rimpicciolirsi.
Ciò è stata a lungo un'idea diffusa tra i cattolici progressisti e lo è tuttora. Il priore di Bose che va per la maggiore, Enzo Bianchi, ha scritto un libro intitolato La differenza cristiana in cui egli esprime la stessa linea di Scalfari: essere cristiani significa alienarsi nella verità dell'altro, conformarsi.
Fortunatamente abbiamo un Papa che ha attraversato il Novecento con mente aperta e cuore libero e sa che il Dio che si definisce come carità è anche il vero Dio. Il Cattolicesimo è a suo modo la coincidenza dei contrari, come insegna Nicola Cusano, e non può pagare la carità al prezzo della verità. Lo prova l'esperienza più significativa del Cristianesimo: il martirio. Il martirio è esattamente il rifiuto di conformarsi all'altro al prezzo della propria vita. Conformarsi all'altro vuol dire rinunciare al Cristo e conformarsi ai poteri di questo mondo. La Chiesa Cattolica è stata la più perseguitata di tutte le chiese perché è rimasta legata alla sua verità: Gesù Cristo.
In genere queste critiche alla Chiesa vengono da sinistra e non credo che Giordano Bruno Guerri appartenga alla sinistra. Ovviamente c'è anche un laicismo di destra e sappiamo quanto consistente. Se c'è una cosa che dovrebbe essere considerata di competenza ecclesiastica è l'amministrazione dei sacramenti.
La Chiesa non dà i sacramenti senza condizione e quindi in riferimento alla verità di chi riceve il sacramento, della sua conversione. La Chiesa non giudica la coscienza di nessuno, sa che infine Dio conosce i suoi anche quando essa non li conosce. Il suffragio cristiano va all'anima di Piergiorgio Welby perché è battezzato ed ha diritto all'intercessione ecclesiale.
Il primo sentimento che il vescovo Fisichella ha espresso alla notizia della morte di Welby mediante l'interruzione dello strumento che lo manteneva vivo è stato di rispetto e di preghiera. Ma Welby ha legato la sua morte all'affermazione del principio del diritto a disporre della propria morte: e questo è un principio che la Chiesa non ritiene vero.
Il funerale pubblico significava un riconoscimento di un atto politico voluto esattamente per combattere la posizione della Chiesa. E siccome la Chiesa è legata dalla verità che professa non può concedere questo fatto. È il medesimo principio per cui i primi cristiani rifiutavano di dare onore divino agli imperatori romani. La Chiesa non ritiene di dover bruciare nemmeno un anello di incenso di fronte al dio del nostro giorno: l'opinione pubblica.
Il laicismo è dominante in Italia ed in Europa e vuole che la Chiesa diventi irrilevante applicando come assoluto il principio di compassione. Così la compassione diventa resa, presenta il Dio morto di compassione di cui ha parlato Zarathustra; o il «Gesù idiota» che rifiuta di riconoscere il male come Nietzsche che ha descritto l'anticristo.
È strano trovare che uno scrittore che aveva capito tutto annunciando la morte di Dio, tutto ciò che sarebbe stato il Novecento, ci venga ora riservito dagli atei colti come se non sapessimo il latino. La loro indignazione è violenta, ed essi ci comunicano «il sentimento di vergogna e di ripugnanza». La violenza della parola indica un'avversità profonda, quella che il Cristianesimo sempre suscita, e soprattutto il Cattolicesimo, in coloro che ne sentono il fascino e lo esprimono respingendolo con decisione.
Un amore alla vita che termina scegliendo la morte suscita rispetto ma non accettazione. È sempre il problema della carità della verità, una carità che il laicismo non gradisce ma che il Cattolicesimo non può non offrire perché Gesù Cristo ha detto di sé: «Io sono la Verità».
24. Manuela, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 16:24
non credo che i non cristiani sappiano interpretare meglio l'indirizzo dato da Gesù degli ecclesiastici; ciò non toglie che comunque un po' di cultura cristiana l'abbiamo tutti, essendo nati in un paese cattolico e di conseguenza a volte si può o sapere o ritenere di sapere che certe posizioni non siano conciliabili con il messaggio di Gesù. Comunque, il mio scritto di cui sopra era solo un riportare i miei sentimenti di quei giorni, non affermare che gli ecclesiastici avessero sbagliato in assoluto. D'altra parte, trovo ingenuo pensare che gli ecclesiastici, in quanto tali sappiano sempre esattamente cosa è giusto , e sappiano sempre essere fedeli interpreti di Gesù, perchè loro non sono Gesù, e possono essere in preda a sentimenti terreni più che divini e le loro posizioni riflettere la loro "terrenità": Quindi trovo giusto una posizione critica anche verso i riferimenti spirituali, poichè il mondo è pieno di "falsi maestri".
25. Alieno, Lunedì 16 Novembre 2009 ore 18:37
@ Manuela: concordo con quello che hai scritto infatti.
A fare la differenza, dunque, sarà la propria disposizione, la propria fiducia, la propria fede.
Esattamente come una madre per un figlio: anche se sbaglierà, riconoscerà che è una possibilità umana e non per questo l'amerà di meno.
Esattamente come un figlio per sua madre:
potrà trovare che a volte ha tentato di educarlo con valori sbagliati, ma non metterà in discussione che sia stato a "fin di bene", per amore, saprà riconscerlo come atto di amore e già in questo, avendo un motivo educativo immenso.
Insomma, la disposizione farà la differenza. Se però uno non ha più fiducia nella Chiesa, non ha più quella fede (che sia l'amore a muoverla, per gli uomini) certo non ha senso ciò che fa, non si fermerà un attimo a pensare, che magari, c'era amore e perfino una proposta giusta.
Ascolterà altre sirene nella propria coscienza, non riconoscendoLe più il dettato di guida amorevole, non le obbedirà certamente, anzi, il primo bischero fuori di "casa" sarà molto più figo, come capita, appunto, talvolta ai ragazzi che fuori di casa, dimenticando l'amore genitoriale, si perdono di brutto, facendo malissimo a sé ed agli altri (anche questo week-end disgrazie su disgrazie in strada, purtroppo).
Ovvio che sono interpreti di Gesù. Ma la Chiesa infatti, non si assume di farne sostituto, si fonda sugli apostoli del Maestro (che erano imperfetti peccatori, ma da Gesù ritenuti validi per portare il suo messaggio) ed il Papa non è certo il nuovo Gesù, ma un Vicario.
Ovvio che una posizione critica è legittima, anzi, perfino di una sua utilità, come possibilità di prudente riflessione, stimolante.
Bisogna distinguere invece la disposizione con cui ci relazioniamo.
Se un cattolico è costantemente polemico con la Chiesa, pronendo un dettato puntualmente discordante, beh, in quel caso è proprio lui che dovrebbe aver possibilità di prudente riflessione, a mio avviso.
Così come vale per i cosiddetti "cattolici adulti" che se ne sbattono però del dettato di Raztinger che resta la guida della loro Chiesa.
L'obbedienza, inoltre, non va vista necessariamente come un limite delle proprie possibilità, ma come una manifestazione, un atto di amore.
Obbedisce San Francesco e non per questo limita il suo contributo per la Chiesa. Anzi, ha arricchito profondamente la Chiesa, pur restando obbediente.
Così come, che ne so, Padre Pio o Madre Teresa. Obbedienza come atto di amore che permette di crescere e far crescere gli altri, nel tempo.
Ma non è quello che fanno certi preti, certi cattolici, che invece, puntano ad una poco amorevole destrutturazione, delegittimazione, perchè in cuor loro, animati da altri sentimenti. E spesso, da altri padroni da servire che la Chiesa in cui ripongon poca fede e fiducia.
Meglio sarebbe per loro, l'onestà di uscirne e rifondarne una magari, anziché destrutturare e delegittimare chi la Chiesa ha saputo rendere grande, anche nella diversità della proposta, ma con l'atto d'amore di obbedienza.
Non fosse altro che per gratitudine.
La disposizione d'animo cambia sicuramente l'uomo in tutto ciò che fa.
Faccio esempio: io seguo con profonda attenzione e stima sua santità il Dalai Lama. Certo lo critico, come critico il Papa se ho ragione di farlo, ma la disposizione che riservo, mi permette di cogliere spesso delle ragioni per comprenderli che senza, forse, non avrei e dunque, le mie critiche, sono ridotte, ma sopratutto, restano costruttive, non rancorose, odiologiche.
Ed infatti, mi piacerebbe che il dialogo inter-religioso fosse più ampio, aperto, tra le due religioni.
Ciao.
26. Manuela, Mercoledì 18 Novembre 2009 ore 11:17
Rispondo brevemente:
1- la critica non deve essere apriori, ma motivata da considerazioni logiche che a sua volta possono essere confutate
2- quanto all'amore, andrei piano a considerarlo presente a priori nelle decisioni. E poi, amore per cosa? Per le persone o per l'istituzione chiesa? Non sempre le due cose sono conciliabili, e qui ricordo Simone Weil, che ricordava con sgomento come anche santi, in nome dell'istituzione chiesa, avessero appoggiato le crociate e l'inquisizione, in dsobbedienza al comandamento di non uccidere .
3- non credo che siano le religioni a doversi parlare. Ognuna ha la sua peculiaritò che non va secondo me modificada dalle credenze di altre fedi. Sono le persone che debbono parlarsi, rispettandosi anche se di opinioni (politiche, religiose, o che altro) differenti.
27. Pinco, Mercoledì 18 Novembre 2009 ore 12:39
Manu e alieno, io credo che alla base del rapporto fedeli Chiesa ci debba essere il dialogo, ma nel rispetto sempre delle regole e dei ruoli.
E' un po' come il rapporto padre-figlio, il figlio critica, si arrabbia, prova a fare di testa sua, ma mai dico mai potrà mettere in dubbio la figura del padre senza poi pagarne le conseguneze su stesso. A meno che non sia il padre assente, ma con la Chiesa il paragone non terrebbe.
La chiesa c'è, le regole pure, critichiamola, combattiomola, ma non disconosciamone mai l'autorità, non sacrifichiamo la verità ai nostri giudizi, impulsi e quant'altro può esser dettato da un sentimento o da un umore seppur legittimo ed umano.
E' quello il rischio, lasciarsi prendere dall'istinto, come un figlio nei confronti del padre: sa che c'è e ci si affida nei momenti più difficili.
28. civis romanus sum, Giovedì 19 Novembre 2009 ore 20:11
A proposito di mafiosi fuori dalla chiesa mentre invece risultano seppelliti con tutti gli onori dentro le basiliche ,,, ecco altre notizie freschissime sul beato Renatino De Pedis e di come faceva sparire dentro apposite betoniere di cemento le sue vittime, non ultima la Manuela Orlandi misteriosamente scomparsa dal mondo a quanto pare proprio per agevolare gli intrighi dei palazzi vaticani.
Clicca QUI per accedere alla fonte .
29. Alieno, Venerdì 20 Novembre 2009 ore 16:50
ma non disconosciamone mai l'autorità,
Non so per Manuela, ma per me non c'é ragione perché debba riconoscere l'autorità della Chiesa, non mi professo cattolico e forse l'invito dovresti farlo a cattolici che, è l'impressione mia e di tanti, hanno una pessima disposizione, lavorando volentieri al fianco di chi la vorrebbe delegittimata e ridotta, dall'interno oltretutto, in modo molto più efficace che dall'esterno.
Da non cattolico, dunque, non ho alcun vincolo per riconoscerne l'autorità.
In compenso.... compenso quei cattolici che dicevo, che forse più di me o di Manu, non saprei, meritano l'appello che fai, perché se non riconosco l'autorità, più di loro riconosco l'autorevolezza ed infatti, ho la fisiologica e scontata reazione più dura dei più duri, palesi, aperti, ufficiali nemici della Chiesa, quelli esterni che me le cantano in faccia di tutti i colori, non avendo problemi di coerenza complicati, non essendo mimetizzati all'interno, come cattolici, per esempio.
Dunque l'appello al riconoscimento di autorità, spetta ai cattolici, che hanno un patto fiduciario che in lealtà, andrebbe rispettato, con obbedienza autentica ed umile (che sappiamo difettare spesso, slealmente, purtroppo),
mentre quello all'autorevolezza.. beh, potrai vedere che qui, da quando sono qui, non sto a far le trecce ai criceti, ne difendo costantemente l'autorevolezza, l'immagine, la proposizione positiva, la legittimità e la difendo con il cuore, perché è autorevolezza che è sinceramente riconosciuta, in un rapporto di serena relazione (ed anche di gratitudine, merce rara per gli uomini eh).
Sulla tentazione dell'istinto che fai in chiusa, beh, hai proprio ragione. E la Chiesa è certo in prima fila a ricordarcelo che la seduzione dell'istinto ci allontana facilmente dall'elevazione dell'uomo e dell'umanità, facendoci somigliare più a bestie piuttosto.
Insomma, non posso che condividere la tua riflessione sul rischio che è perfettamente coerente con la proposta della Chiesa che anche su questo tema, ha delle aggressioni tremende, dall'esterno o dall'interno, dove si tende a legittimare l'istinto più o meno consapevolmente strutturando la proposta con derive del genere:
"tutto ciò che è possibile, in quanto tale, è giusto".
"il soggettivo, in quanto relativismo ai singoli soggetti, deve produrre l'oggettiva concretizzazione".
Lo vediamo, lo scontro della proposta della Chiesa con queste derive, sui grandi temi etici (aborto, eutanasia, eugenetica ecc.).
Ciao, ogni bene.
30. Manuela, Venerdì 20 Novembre 2009 ore 18:46
non ritenendomi cristiana, di conseguenza non accetto l'autorità della religione cattolica. Però mi interesso di quello che la maggiore religione presente in questo paese propone e dice. Pinco sembra dire che sempre e comunque gli ecclesiastici fanno il bene e devono essere seguiti i loro consigli, come un padre ama i figli. Trovo pericoloso questo modo di pensare. Ci sono padri che violentano i figli, dunque è bene verificare se i consigli del padre sono validi e motivati dall'amore. Ma ognuno può fare ciò che crede. Questo è ciò che penso io.
31. Alieno, Sabato 21 Novembre 2009 ore 15:31
Manuela: giusto ciò che dici, osservando la possibilità dell'uomo, anche padre, di essere incapace di amore o anche, di un amore "malato" tremendamente che effettivamente non è facile definire autentico in quell'essere amato, com'é nella pedofilia appunto, tremendità raddoppiata se si verifica in famiglia.
Però dobbiamo tenere di conto anche di quello che suggerisce Pinco: guai, guai se i figli non potessero più guardare ai loro padri con fiducia, con serenità, diffidando del loro amore.
Dunque dobbiamo sì, vigilare, essere prudenti, nell'osservazione drammatica che fai, ma anche prudenza e vigilanza affinché i figli possano essere fiduciosi nell'amore di loro padre e non perdano quella possibilità armoniosa, tra gli uomini: di essere padri, di essere figli, di amare, essere amati, con fiducia.
Sarebbe la rassegnazione dell'inferno in terra. Mentre sappiamo che non è certo paradiso, luogo perfetto, ma nemmeno l'inferno, luogo di sola dannazione, insomma, dobbiamo essere prudenti nel riconoscimento del nostro ruolo e delle nostre possibilità, con umiltà e prudenza non solo unidirezionalmente, pensando ai padri che violentano ma ai tanti, tantissimi che amano, ai tanti, tantissimi figli amati, preservando e costruendo nel miglior modo le condizioni sociali possibili, in terra, perché possano essere meglio a loro agio, più sereni, di più anche domani.
Dunque, potrei dire, da un ottica cattolica: guai, guai se i figli non possono più vivere la serenità d'una fede cattolica, nella loro Chiesa con fiducia, guai se con la prudenza, la vigilanza si finisse insomma, per essere imprudenti costruendo una profonda sfiducia, perché ciò infine, produce solo l'imprudente costruzione della riduzione della possibilità e del beneficio che offre la Chiesa.
E' insomma, la linea sostanziale a far differire un San Francesco d'Assisi da un sacerdote come certi delle Piagge...
San Francesco non riduce le possibilità della Chiesa, ma le aumenta. Alle Piagge invece, si costruisce la riduzione della Chiesa, la sfiducia, il pessimismo, la delegittimazione "sociale".
Dico alle Piagge per citare un recente caso di cronaca, quello di Don Santoro, ma ovviamente, nel clero c'è anche dell'altro fumo che si avverte da tempo, eheh.
32. Manuela, Domenica 22 Novembre 2009 ore 09:26
Non è corretto credo delegittimare un'istituzione se nel complesso porta avanti principi che si risonoscono positivi .
Ma nemmeno è corretto dimenticare che una istituzione non è una cosa statica, e dunque è formata da persone che cambiano in continuazione. Verificare l'attendibilità di queste, sulla base non solo di quello che dicono, ma anche di come si sono comportati personalmente, è secondo me necessario proprio per non arrivare a delegittimare l'istituzione.
33. Alieno, Domenica 22 Novembre 2009 ore 19:21
Manuela: perfettamente d'accordo con te!! :-)
Della questione ne parlavo proprio oggi nella pausa pranzo sul lavoro.
Si parlava di quei tremendi, inquietanti avvenimenti recenti, per me tremendissimi, delle morti in carcere o altrove di detenuti molto probabilmente uccisi così.
Una roba tremenda dal punto di vista umano, non c'è dubbio. Ma anche sotto altre letture: sociali! Un danno immenso.
Ecco, la tipa con cui discutevo mi ha corretto: "non sono Cc quelli che hanno picchiato il ragazzo che spacciava, sono guardie carcerarie".
La precisazione e l'espressione allegata nel farmela mi ha insospettito e dunque ho buttato là per fare riprova del nove:
"sì, non cambia nulla in ciò che stavamo dicendo però, sulla gravità sociale del fatto che avvengano cose simili da pubblici ufficiali.... i Cc a ricattare Marrazzo non è che cambino la sostanza eh" - le ho detto.
E lei: "Ma non sono mica tutti così i Cc".
Dunque avevo ragione dei miei sospetti. Certo che non sono così tutti i Cc. Però l'osservazione è scattata solo per i Cc e non le guardie carcerarie, giudici, medici eventualmente coinvolti... perché?
Perché naturalmente era avvertita la necessità di difendere la fiducia (fede volendo) nell'arma fedele come "istituzione".
Fa bene. Sarebbe un bel problema se non potessimo farlo, infatti, oltre che probabilmente ingiusta conclusione, che infine produce più danni che benefici, nell'uso della saggezza o prudenza.
Innegabilmente ai Cc dobbiamo molto, moltissimo, tanto nella nostra storia democratica che ogni santissimo giorno.
In questa tipa, inutile lo spieghi, c'è una sorta di affetto, di buona disposizione, di amore se vogliamo, per l'arma dei Cc.
Che è legittima e motivata per quanto ne so.
Da qui torniamo alla cattolicità: c'é quella disposizione davvero in certi cattolici che investono tutto nella continua aggressione e critica, quando non nel fiancheggiamento aperto di chi lavora in modo sistematicamente ostile, progettualmente, per marginalizzare, ridurre, discreditare, delegittimare la Chiesa?
No, non c'é. Una volta, due, tre volte, 10 ma insomma, qualche indizio è qualche coincidenza, molti sono "prove", almeno nel senso di sintomi manifesti di qualcosa a muoverli, ogni volta che si presenta l'occasione, facendo emergere una causa (quella che ha costruito una pessima disposizione, certo non di affetto, di gratitudine, di riconoscimento di dignità e legittimità da difendere come istituzione).
Dunque: giusto, giustissimo verificare l'attendibilità, ma anche una chiara condanna delle "mele marce", la cui colpa è nel ruolo che rivestono, doppio o triplo, perché colpiscono appunto, tanto i singoli, che la comunità e l'istutuzione utile.
Del resto l'abbiamo visto: l'operato della Chiesa riguardo a fatti scomodi e terribili (vedi la pedofilia nella Chiesa Americana), è stato infine controproducente, irresponsabile, a confondere e danneggiare la fiducia anche più autentica di fedeli cattolici, perché non abbastanza chiaro e dall'altra parte c'è stata una forte strumentalizzazione di chi progettualmente lavora per delegittimarla con il fiancheggiamento di cattolici stessi, poco "fedeli".
Poco fedeli nel senso che loro, la legittimazione già non gliela riconoscono pregiudizialmente, lavorano da dentro ed ecco perché sono costantemente utili a chi si propone di legittimare.
Proprio come quei 3 carabinieri o certi delle forze dell'ordine alla Bolzaneto, sono la gioia di chi ha sempre sistematicamente fatta propria la guerriglia, lo scontro, la delegittimazione di chi rappresenta l'ordine.
Ai cattolici dunque spetta l'invito di Pinco: che disposizione avete? Che fiducia avete? Volete difenderla la Chiesa? Allora prudenza, chiarezza, coraggio per difenderla l'istituzione, non il gioco delle tre carte, l'ambiguità prestando il fianco a chi vuol distruggerla da tempo.
Insomma, ciò che tu dici, io lo condivido pienamente. Lo faccio a partire dall'essenziale, parlando di "uomo": non voglio delegittimarlo solo perché gli uomini sbagliano anche gravemente.
E non lo metto da parte, tanto onorando un principio di innocenza (tanti uomini bravi uomini, tanti preti bravi preti, tanti Cc bravissimi ed ahimé, ben poca la gratitudine pure a loro), che onorando quella possibilità enorme che tutti abbiamo diritto ad avere e che perciò tutti dobbiamo proporci di dare perché sia proposta credibile: la possibilità del perdono, la speranza. Questa ci salva dalla "delegittimazione".
Un altro esempio è l'attacco su ogni fronte che si fa all'istituzione "famiglia" da tempo. Un mattone nucleare di una qualsiasi società.
E' vero: prendiamo atto delle tensioni e delle violenze che si generano all'interno, ma le possibilità positive che genera, sono in definitiva più significative, più importanti.
Dunque bene la verifica, ma importante investire sull'educazione nel difendere l'istituzione, non delegittimarla strumentalizzando.
Dire per esempio che i casi di pedofilia si concentrano all'interno del contesto familiare, spesso, nasconde un tentativo delegittimatorio per altri fini (di scardinamento sociale-valoriale per esempio).
Mica bisogna tacerlo, ma ricondurre la questione nei termini giusti sì.
La famiglia è il contesto dove si verificano casi tremendi, tuttavia resta la legittimità nella possibilità positiva che è più ampia, consistente e numerosa di quei casi su cui vigilare costantemente, nella famiglia (investendo molto sull'educazione dei soggetti che vi partecipano per esempio).
E poi, beh, c'é anche una fisiologica ovvietà: in qual altro luogo stanno i bambini? Ovvio che i casi di pedofilia non sono sull'Apollo 13, i bambini passano il loro tempo prevalentemente a contatto della famiglia, non può essere che lì la maggiore occasione dei malati di mente e dei lupi: in quel contesto dove più stanno. Oppure a scuola.
Dove c'é miseria e la famiglia vive in condizioni educative disastrate e di scuola non se ne parla, la pedofilia si sviluppa per le strade ed altrove (vedi turismo sessuale pedofilo).
Nelle favelas nelle baracche (famiglia o vicini, vista la promiscuità e la debolezza dell'istituzione famiglia).
Vigilare, educare ma legittimare l'istituzione e tutelare, questo è importantissimo secondo me, la fiducia.
Un bambino va tutelato nella sua possibilità di avere fiducia guardando i genitori, come la riconosciamo nell'adulto se incontra divise di forze dell'ordine e così via.
E' una speranza che non possiamo giocarci così.
Ed infatti, rilevo che spesso il danno di chi proprio dall'interno è "mela marcia" così come quello che dall'interno collabora maliziosamente alla delegittimazione, in qualche modo lavorano insieme.
Nella Chiesa, uno dei maggiori ostacoli è quello "interno": dentro si lavora alacremente alla sua destrutturazione, delegittimazione così com'é. Accade tra cattolici, nel clero e la mimetizzazione con tanti birignao è bene che venga alla luce in un confronto qualitativo senza preoccuparsi solo delle implicazioni quantitative.
Ciao.
34. civis romanus sum, Lunedì 23 Novembre 2009 ore 18:55
Leggete dei veri motivi del perchè un assassino è sepolto in una basilica e del bel quadretto che ne viene fuori:
La teste: Marcinkus la incontrava a Torvajanica
di Giuseppe Vittoritutti
«Marcikus venne a trovare la Orlandi nella casa di Torvajanica. Io sentii le urla di Emanuela ma De Pedis mi disse di farmi gli affari miei...». Sabrina Minardi torna ad accusare l’alto prelato, ex presidente dello Ior, e rivela anche un’altra delle prigioni dove la ragazza rapita il 23 giugno del 1983 nel centro di Roma venne tenuta segregata: una casa al mare, la stessa dove venne poi uccisa, chiusa in un sacco e gettata in una betoniera. Un racconto drammatico che conferma ancora una volta la tesi della donna secondo la quale Emanuela sarebbe stata sequestrata per ragioni sessuali.
La Minardi ha raccontato tutto in una intervista a Rai News 24. «Io stessa insieme a De Pedis e Sergio portai la ragazza nella casa al mare. Doveva restare solo un giorno ma è rimasta 15 notti assistita da una zia di De Pedis, Adelaide». L’ex donna di De Pedis che nei giorni scorsi è stata nuovamente ascoltata dalla Procura dice anche di aver sentito la voce di tale Mario, l’uomo che chiamò a casa Orlandi. «L'ho riconosciuto - ha spiegato - : ha la mia età, era ricco di famiglia. Un grande amico di Renatino, sono certa della sua identità». Non è la prima volta che la supertestimone chiama in causa monsignor Marcinkus. Già nella prima deposizione la donna aveva raccontato di aver portato più volte alcune ragazze in un appartamento di via di Porta Angelica dove erano messe a disposizione del prelato. Ha poi raccontato di aver accompagnato lei stessa Emanuela ad un appuntamento in Vaticano e che proprio in quell’occasione, vedendo questa ragazza un po’ su di giri, le aveva domandato il nome e lei, candidamente, aveva risposto Emanuela.
Sabrina Minardi ha mantenuto per anni questo segreto. Perché così le aveva detto di fare il suo uomo Renatino De Pedis («Se dimentichi quello che hai visto non ti succederà nulla»), sia per le minacce di incolumità alla figlia. Per trent’anni ha tenuto nascosto di sapere dove era segregata la ragazza. E anche quella frase pronunciata da Renatino che due anni fa ha troncato ogni speranza della famiglia: «Vedi quei due sacchi neri? Dentro c’è Emanuela».
La Procura le crede? Sembra proprio di sì. Soprattutto adesso che alcune incongruenze, date confuse, fatti che non riusciva a collocare bene nel tempo, sono scomparsi. Sabrina Minardi ha riconosciuto il fantomatico Mario e il riconoscimento ha avuto un riscontro. I magistrati sono riusciti ad ricostruire l’identità di tre sequestratori di Emanuela Orlandi. Uno di loro è il biondino che fece salire Emanuela nella Bmw grigia parcheggiata davanti al Senato. Un gregario della banda della Magliana, non un personaggio di primissimo piano, ma uno che conosceva bene Enrico De Pedis «Renatino», e i suoi segreti. Il suo curriculum racconta di rapine, estorsioni, ma mai di condanne per omicidi tant'è che ora è libero. Sarebbe questo l'identikit del telefonista che spiegò di chiamarsi Mario e che chiamò a casa di Emanuela Orlandi il 28 giugno del 1983, sei giorni dopo la scomparsa della figlia quindicenne del postino personale di papa Wojtyla, commesso della segreteria vaticana.
22 novembre 2009
35. civis romanus sum, Lunedì 23 Novembre 2009 ore 19:34
Ma nel titolo del thread leggo da un prete che per i mafiosi fuori dalla chiesa "la responsabilità è di tutti" ,,, come dire ,,, di nessuno, e meno che mai la nostra ( dei preti ) che della responsabilità di aver seppellito in basilica un feroce assassino se ne fregano altamente pare, impedendo a chiunque di accedervi nella ricerca della verità, finanche alla magistratura che vorrebbe indagare.