Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
In Iraq il Natale non sarà tranquillo. Al contrario, sembra che le molte chiese cristiane possano essere convolte in attentati, anche pesanti.
A riferirlo è l'agenzia SIR.
“Diverse chiese di Baghdad sono state minacciate dai terroristi. Vogliono impaurire i cristiani alla vigilia del Natale”.
Nel giorno in cui a Mosul - prosegue il SIR - due chiese sono state colpite provocando tre morti, due musulmani ed un caldeo, giunge la denuncia, fatta al SIR, da mons. Shlemon Warduni, vicario patriarcale di Baghdad che rivela: “tra le chiese minacciate c’è anche la mia, santa Maria. Purtroppo, da questo punto di vista, il prossimo sarà un Natale tra i peggiori di questi ultimi anni. Il clima di paura tra i fedeli è palpabile, le notizie che giungono oggi da Mosul non fanno altro che aumentarlo. Comunque non dobbiamo disperare, stiamo prevedendo un rafforzamento delle misure di sicurezza già in atto davanti le chiese, blocchi di cemento in particolare contro le autobomba. Resta però la paura di kamikaze”.
“Per prudenza le messe natalizie sono state anticipate – conclude il vicario – speriamo che la forza del Bambino Gesù possa evitare qualsiasi violenza. In questo Natale chiedo al mondo di non dimenticarci”.
La notizia arriva dopo un'altra simile che ha coinvolto, purtroppo pesantemente, altre chiese cristiane questa volta a Mosul.
Due morti e cinque feriti è stato infatti il bilancio di due attentati bomba condotti ai danni di due chiese, piuttosto antiche, situate nel centro di Mosul, la chiesa di San Giorgio dei caldei e la chiesa siro-ortodossa di san Tommaso. Si tratta del secondo attentato nell’arco di una settimana contro luoghi di culto cristiani della città a maggioranza sunnita.
A riferirlo è l’agenzia irachena Aswat al-Iraq. “Ennesimo attacco per intimidire i cristiani – dichiara al SIR l’arcivescovo latino di Baghdad, mons. Jean B. Sleiman – con all’orizzonte la tornata elettorale. I terroristi non pensano certo al Natale ma a creare una nuova situazione. Purtroppo questi attentati vanno ad aggiungersi alla triste e drammatica scia di violenza che da tempo ormai accompagna la vita dei cristiani iracheni”. Di “messaggio inquietante” parla l’arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako che, tuttavia, non manca di “sperare nella pace che resta il nostro augurio di Natale per il paese. Continuiamo a pregare per questa intenzione per accomunare tutti nella gioia della festa”.
E' in corso una recrudescenza della naturale aspirazione di conquista fondamentalista dell'Islam in tutto il mondo (naturale perché lo prevede il Corano e prevedendo bene anche la violenza così come ogni altro mezzo possibile, compresa la menzogna e la licenza di rinunciare alla pratica dei fondamentali pilastri dell'Islam se è utile alla causa, insomma, il Corano andrebbe letto e fatto conoscere meglio visto che se ne parla spesso, senza averlo nemmeno aperto mai o aperto solo a cercare quel che fa comodo, oppure limitandosi a ciò che ci viene suggerito qui in Occidente per rassicurarci, che più o meno è come aprire un libro a caso volendo trarci un oracolo divinatorio, ci si affida al "caso").
Gli agenti speciali per fermare 11 membri di un gruppo radicale islamico
Il leader morto voleva fondare uno stato musulmano negli Stati Uniti
Blitz antiterrorismo a Detroit
l'Fbi spara e uccide un imam
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
NEW YORK - Torna l'allarme terrorismo islamico nel cuore dell'America profonda. Nell'area di Detroit, la malconcia capitale dei colletti blu dell'automobile, l'Fbi spara e uccide un imam, nel corso di un'operazione per catturare 11 presunti o potenziali terroristi. Lo hanno rivelato ieri le autorità cittadine, annunciando che gli agenti avevano "colpito a morte il leader di un gruppo radicale di fondamentalisti sunniti, che si era rifiutato di arrendersi alla polizia". Nella sparatoria è morto anche un cane dell'Fbi.
Il procuratore capo che aveva firmato gli ordini di arresto ha rivelato che l'imam di 53 anni si chiamava Luqman Ameen Abdullah, ma a volte usava un falso nome più "anglo", Christopher Thomas. La sua uccisione è avvenuta dopo una sparatoria con gli agenti federali, in un magazzino nel sobborgo di Dearborn. Il dossier della magistratura lo definisce "leader religioso di un gruppo radicale" chiamato Ummah (la nazione islamica). La sua missione: "Stabilire uno Stato musulmano negli Usa". La sparatoria è iniziata quando la squadra dell'Fbi ha circondato Abdullah e 10 seguaci, 4 dei quali si sono subito arresi. In mano gli agenti avevano un mandato di arresto per vari capi d'imputazione: associazione per delinquere, ricettazione, possesso illegale di armi. Secondo gli agenti Abdullah aveva reclutato alcuni dei seguaci nelle carceri, dove si erano convertiti all'Islam.
La sparatoria di Detroit riporta in primo piano un fenomeno sottovalutato: la crescita di sentimenti di ostilità nella popolazione di cittadini Usa di origine araba o comunque di religione musulmana; un brodo di coltura nel quale possono pescare gli organizzatori di cellule terroristiche. Nel giro di poche settimane sono state svelate almeno due trame di attentati: la prima si snodava da New York fino al Colorado; la seconda si è conclusa con tre arresti a Boston. Non c'erano contatti né coordinamento fra i diversi gruppi, se non un comune richiamo al fondamentalismo islamico. Infine proprio l'altro ieri, un'altra operazione era avvenuta poco distante, nello stesso Midwest. I magistrati hanno annunciato l'arresto a Chicago di due uomini che secondo gli inquirenti si apprestavano a colpire in Danimarca: il loro obiettivo era "punire" il quotidiano di Copenhagen che nel 2005 pubblicò le vignette satiriche su Maometto. Uno dei due, David Headley, in passato aveva viaggiato in Pakistan e aveva incontrato dei dirigenti di al Qaeda.
New York, Boston, Chicago e Detroit, Colorado, Texas, North Carolina: l'elenco delle operazioni anti-terrorismo degli ultimi mesi cresce a vista d'occhio. In comune oltre alla matrice islamica c'è quasi sempre qualche forma di contatto con gruppi stranieri, la riprova che gli aspiranti terroristi non sarebbero casi isolati o privi di sostegni. Il procuratore generale di Chicago, Patrick Fitzgerald, ha ripetuto le rassicurazioni abituali: "Nessun pericolo imminente". Ma è il moltiplicarsi di questi casi che non appare così rassicurante.
© Riproduzione riservata (29 ottobre 2009) Repubblica.it
Sempre poco tempo fa fu un maggiore dell'esercito stesso, di fede islamica, a sparare sui "colleghi".
Gli Usa sono "Occidente" e terra di conquista come l'Europa e pure lì, con gli stessi problemi nella perpetuazione ostinata del fallimento di teorie di multiculturalismo relativista (in sintesi, tutte le culture sono legittime, utili e buone a prescindere) e i giochi di prestigio di Obama, però, sono già finiti.
Aldilà della ricettina buonista e della buona oratoria, oggi Obama sempre più è osservabile, si dimostra in continuità con Bush nella politica estera. In casa propria, però, le cose non sono così semplici. E non lo sono perché la questione interna è molto, molto più complessa di quella esterna, più minacciosa e pericolosa. E ci sono ragioni oggettive per aver più paura effettivamente, del fondamentalismo che cresce in seno, ci si muove con cautela o anche viltà sperando in un miracoloso cambiamento spontaneo o di far compassione.
I "sintomi" sono sempre più evidenti, mese dopo mese, anno dopo anno e però, alcuni scelleratamente aumentano la riduzione artificiale di quei sintomi, aumentando la loro minimizzazione.
Che significa, praticamente, nascondere i sintomi. Non è una buona cosa perché ci si illude salute che non c'é ed il medico non riesce a fare un quadro clinico reale.
Alieno
07 gennaio, 08:37 (Ansa)
(ANSA) - IL CAIRO, 7 GEN -Sono almeno cinque i cristiani uccisi ieri sera in un villaggio dell'Egitto dopo uno scontro con musulmani secondo fonti della sicurezza. L'attacco e' avvenuto a mezzanotte davanti a una chiesa copta nel villaggio di Nagaa Hamadi, 400 km a sud del Cairo, dopo la messa della vigilia del Natale ortodosso che cade il 7 gennaio. I fedeli stavano uscendo dalla chiesa, quando da un'auto sono scesi uomini armati che hanno sparato sulla folla dove almeno cinque persone sono morte e una decina ferite.------------
Anche questa notizia non ha eco mediatica, né manifestazioni solidali, né Piazze, né allarmi, firme, discussione e dibattito serio.
Per forza: è la solita questione che si evita come la peste di affrontare e per di più, le vittime sono "cristiani", una combinazione fatale che assicura che la notizia non sarà mai di rilevo, ma marginalizzata non avrà tam tam e sarà precocemente destinata all'oblio.
L'Egitto è uno dei tanti Paesi che noi, un po' superficialmente, un po' in una buona fede ingiustamente ottimista, tante volte in cattiva fede (anche cattiva fede cristiana intendo), noi consideriamo tra i più moderati o il più moderato.
E' un errore grave, gravissimo l'ignoranza quando è "mantenuta" a bella posta, ignorando appunto i dati oggettivi della realtà che ci comunicano, come sintomi, le patologie d'una realtà.
E' mia convinzione che tanto atei che cristiani, tendano a non comprendere bene la dimensione reale del problema, si sottraggono ad una più seria riflessione e prudenza, spesso animati dal buonismo (quell'ingiustificato ottimismo che dicevo è un suo metodo sistematico), spesso consapevolmente purtroppo. Facendo questo, non solo danneggiano se stessi, ma anche riducono la speranza per gli altri, mettono ipoteca sul futuro.
Possiamo invece considerare l'Egitto, come ogni altra realtà dove l'Islam va per la maggiore e ci permette di vedere ed osservare cosa costruisce l'Islam nella realtà, utilissima per tentare di correggere gli errori che stiamo compiendo, da tempo ormai, in Europa.
Dobbiamo insomma, ripensare le nostre illusorie semplificazioni (lo è anche parlare di Islam "moderato" che non è semplificazione accettata dagli stessi credenti islamici, non ha senso per loro, dove c'é solo un buon islamico, oppure un cattivo islamico o un miscredente), alle categorizzazioni di comodo che noi tanto usiamo anche per noi stessi (cattolico non praticante o "cattolico adulto" rendono l'idea di come semplifichiamo ed adattiamo la questione strumentalmente per mimetizzare finalità e condizioni reali). Dobbiamo anche ripensare all'idea di multiculturalismo relativista che ha fallito ovunque, in Europa e che ci si ostina a mantenere rifiutandosi di accettare una realtà scomoda, appunto, i fallimenti ovunque.
In Inghilterra, gli islamici risultano essere, da alcuni sondaggi specifici, spesso ostili all'Europa, Occidente, al Paese natio che è l'Inghilterra stessa e quell'odio viene da nuove generazioni di islamici, nate lì, cresciute lì tra multiculturalismo e relativismo, tra politically correct e tentativi di sintesi del laicismo, un odio più forte degli stessi avi che erano immigrati lì, non nati lì. Ugualmente in Francia, dove le Banlieux ben rappresentano la localizzazione concentrata della violenza e dell'ingestibilità (e un ricco islamico aprirà lì delle scuole coraniche ed islamizzate per destrutturare ogni pretesa integrazione ed occidentalizzazione delle nuove generazioni, senza contare le realtà, tante, della Francia dove le comunità islamiche sono numerosissime, nel sud addirittura superando le altre realtà e già festeggiando la prossima elezione di sindaci e partiti islamici.
In Olanda, la situazione è drammaticamente violenta. Anche quello impero del politically correct, del relativismo e del buonismo e però, i casi di fatwe e di minacce e limitazioni alla libertà espressiva, sono ormai un dato costante che alcuni soggetti pagano di più, gli altri adeguandosi per paura a auto-censurarsi.
Della Danimarca ricordiamo appena il caso delle vignette. Tutto viene assimilato e però non metabolizzato davvero, ma espulso e non digerito, come cellulosa, arrivando a "normalizzare" e insensibilizzandoci, tra rassegnazione e illusione, ai dati gravissimi. Lì, che diamine, si trattava di semplici vignette: dico, VIGNETTE, ci rendiamo conto di cosa si parla? Vignette.
Ma è così ovunque.
C'è un grave problema di cui dobbiamo parlare e siamo in estremo ritardo. Si chiama Islam. A rendere il ritardo e l'ostruzionismo alla riflessione, spiace dirlo, ma è una parte della stessa Chiesa.
Se si vuole, si può anche riflettere dei motivi per chi la Chiesa, una sua parte, porta avanti questo progetto che rimanda e marginalizza la questione "Islam" e credo che anche l'individuazione di quei motivo per cui parte della Chiesa rimanda e impedisce una più urgente e seria, grave riflessione, aiutino a comprendere quanto è grave la minaccia.
Alieno
3. Sulla "schifezza" concordo ,,, finchè ci sarà gente come un papa cattolico o come un ayatollah o un rabbino o come i loro serventi e delegati che propagandano e fanno guerre di religione sentendosi investiti della verità unica da una loro propria superstizione.
E appunto dicevo che abbiamo già troppo da fare qui in occidente a rintuzzare e rimettere al loro posto i periodici rigurgiti dai tombini religiosi che tanto fastidio danno ancora al nostra evoluzione verso la perfezione e pace sociale, da non poterci permettere invasioni controproducenti in campo altrui.
La guerra alle religioni che io accomuno tutte e specialmente quelle monoteiste, nel male assoluto che tarpa le ali all'umanità nel suo progresso verso la perfezione e la felicità, si fa con altre armi: Le armi della Conoscenza contro l'ignoranza, della Libertà di coscienza e di espressione contro il concetto unico imposto da abietti dogmi medioevali, l'arma dell'informazione che svela il ridicolo delle arroganti pretese dei preti ( tutti uguali di qua e di là del mondo ) l'arma della Razionalità, sommo privilegio dell'uomo conquistato con millenni di evoluzione, contro l'irrazionale paura del nuovo e del diverso indotta dalla mera superstizione.
Solidarietà agli insorti iraniani contro i loro preti.
Civis: d'accordo, ma allora quel tuo ragionamento che spieghi,
"Interventi dall'esterno corrono il rischio di essere controproducenti specialmente se fatti e se guidati da soggetti occidentali .." con miglior coerenza e credibilità, non andrebbero mai fatti, né militarmente, né politicamente, né facendo piazze e proteste solidali, non è che si possa pretendere credibilità di organizzazioni come l'Onu o l'Europa stessa e naturalmente, gli stessi pacifisti che ora decidono urgenza e massiccio intervento e sforzo, ora invece nicchiano o se ne fregano e dopo un po', a qualcuno il dubbio viene sulla credibilità, sulla stessa onestà.
Non si capisce perché, per dire, per la Birmania fu un tam tam solidale, magliettine arancioni e raccolte commosse di firme, blog con post a tema, siamo tutti birmani e tutte le cagate della commedia pseudo-sentimental globale mediatica ed internauta. Tutta apparenza, naturalmente, tutta recita e finzione per dirsi impegnati e buoni, perché come vedi, dei Birmani nessuno sente più parlare e non risulta che siano state accolte le richieste dei poveracci repressi dal regime, di aver democrazia, libertà e perfino l'appello disperato al mondo: non dimenticateci quando non potremo più farvi avere notizia ed il regime riprenderà il controllo, il terrore.
Stessa cosa per Tien An Men: oggi la Cina detta le condizioni e ricatta e noi non siamo nemmen degni di essere rispettabili amici, tantomeno nemici: vogliono le Olimpiadi e lì si fanno. Si chiede in contropartita almeno la finzione, la recita, l'apparenza per non perdere la dignità occidentale: prima e durante, fatele bene le persecuzioni, che so, al Tibet, magari abbozzate un po'. Invece, macché, l'arroganza del regime cinese se la ride: altrimenti? Dunque, persecuzioni dure, durissime prima, durante e dopo, qualcosa da ridire?
Siamo dei venduti caro Civis, abbiamo venduto dignità etica, per avere quella di un qualche malissimo distribuito vantaggio di briciole ad accontentar pochissimi ai piani alti dell'economia, della finanza, gli altri si arrangino. La Cina si fa beffe di un Occidente senza dignità ed impone che il Dalai Lama sia umiliato, non ricevuto con ufficialità. Altrimenti, scatena l'inferno delle persecuzioni, minaccia o ricatta economicamente o finanziariamente. Nemmeno il Papa, la Chiesa osa tanto e del resto, l'impressione è che i tibetani, i buddisti, non gli siano mai rimasti a cuore, quanto altre realtà religiose e culturali.
Con l'Iran non è diverso: l'Europa ha venduto l'anima per il turpe commercio in cui l'etica si piega all'etichetta. Noi stessi siamo formidabili patner commerciali. L'Onu stessa ha, oltre connivenze ed appoggi mal mimetizzati (Urss, Cina ecc) a boicottare sanzioni, anche scheletri nell'armadio dell'etica e della morale che conosciamo e ricordiamo, come quando si imponevano sanzioni a Saddam Hussein e poi si commerciava in gran segreto (lo scandalo Oil for food).
Insomma, caro Civis, una schifezza in cui è difficile raccapezzarsi, farsene una ragione, si è costantemente stimolati al disfattismo, alla rassegnazione, però secondo me va preservata la speranza, una briciola di idealismo, capaci ancora di far critica, capaci ancora di indignarsi, anche contro la finzione mediatica ed internauta, quella del buonismo da due soldi, quella che si bea del sentirsi buoni come in un gioco, in una soap, siam tutti birmani, indossiamo magliette arancioni, accendiamo le candele, un minuto di silenzio, facciamoci su il post e firmiamo e poi, tutto è come sempre, quell'ipocrisia per cui ci contentiamo sempre dell'apparenza e della superficie, ci commuoviamo, lacrima facile, al cinema, in tv, si piange sempre, sceneggiati, soap, reality, piangono tutti anche nei giochi a premi, il consumismo dei sentimenti, delle emozioni e poi però, incapaci di commuoversi nella realtà, in casa propria, nella propria famiglia, con il patner, coi figli, coi vicini, con i diversi, siamo quelli che fanno beneficienza soprattutto quando lo fanno tutti, appuntamenti speciali, partite del cuore, maratone mediatiche, concerti e per non affaticarci troppo mentre recitiamo la carità e la compassione, basta mandare un sms (numero per cellulari, numero a parte per i fissi), che pretendere in una cultura pervasa dal consumismo dove la dignità sembra cadere più volte di quelle in cui si rialza Civis?
Posso prudentemente concordare con te, con riserva, in quel tuo dire, intanto, cominciamo: esprimiamo la nostra solidarietà ai rivoltosi iraniani. Con riserva perché onestamente, non ho ben capito chi siano, cosa vogliono, dove stia poi tutta questa differenza con il regime che li opprime, non mi è chiarissimo.
Certo è che loro si sforzano di fare arrivare, ad un caro prezzo di sangue, le immagini e le notizie, coi cellulari, nel grande mare del web, dunque al mondo. Dunque forse è un loro desiderio avere solidarietà, ma anche in quel comunicarci all'esterno a rischio della vita ben concreto rischio documentato, ci stanno chiedendo qualcosa più di questo, è la mia impressione.
Mi sembra però ingiusto il termine di paragone: tu, come ogni altro, non devi subire dai preti ciò che subiscono in Iran. E del resto, la rivoluzione verde iraniana, ha delle figure religiose di riferimento, non mi pare che protesti per estrometterle tutte, solo per scombinare gli equilibri attuali, sostituire la guida attuale.
Ciao, buona serata.
Alieno
Il problema è più ampio e si chiama, per esempio Islam, Corano, Profeta Maometto.
Ne vogliamo parlare o cosa?
Ecco il punto sul quale non coincidiamo ,,, a me piace più parlare di Cristianesimo, Bibbia e criminalità del papato.
Dico ,,, perchè li sento più attuali e vicino a me, tanto vicino l'enorme problema che ci avvelena la vita in Italia da secoli e che ancora lo alimentiamo invece di troncargli definitivamente l'ossigeno, ospitando in casa il nostro peggior nemico per il progresso verso un umanità più libera e consapevole.
Abbiamo qui ancora purtroppo molti problemi per l'abitudine viziosa di delegare i concetti etici e morali che riguardano il sociale in mano ad individui che sopravvivono da secoli cibandosi solo della loro imponente ipocrisia.
Dei problemi in oriente lasciamo la soluzione a chi di dovere: Quelle popolazioni che li ospitano. Così a casa dei sionisti che devono fare i conti coi loro rabbini criminali di guerra, così a casa degli ayatollah dove in Iran finalmente qualcosa si muove per merito della rivoluzione verde per illuminargli quel buio da medioevo religioso che ancora li attanaglia.
Interventi dall'esterno corrono il rischio di essere controproducenti specialmente se fatti e se guidati da soggetti occidentali che del razzismo fanno bandiera per i loro interessi economici, e rinsaldare magari vecchie teocrazie già indebolite dall'evidenza dei loro danni all'umanità e sconfessate dalla gran massa popolare.
Le rivoluzioni per la libertà dai dogmi religiosi spettano a coloro che le subiscono e come in occidente abbiamo avuto l'Illuminismo che ha definitivamente messo al loro posto i preti cristiani, così in oriente dobbiamo avere fiducia in quegli uomini e nella loro voglia e forza di spezzare le catene dell'ignoranza imposte dalla religione. Magari aiutandoli facendo conoscere al mondo il loro coraggio, finanziariamente e culturalmente mettendogli in mano le armi per vincere: concetti come democrazia, razionalità, diritto, libertà di stampa e di espressione ,,, il resto è nelle loro mani.
Intanto possiamo cominciare ad esprimere la nostra solidarietà ai rivoltosi iraniani ad esempio:
Viva la rivoluzione verde iraniana !
Augurando una veloce scomparsa dal mondo dei loro preti e della loro religione, proprio come ce l'auguriamo definitivamente in patria ( ultima roccaforte della superstizione in occidente ) per i nostri preti e i residui della loro religione.
Vale.
Nonostante sia ampiamente abituato da tempo, perfin "vaccinato", il "pacifintismo" non finisce mai di stupirmi nella sua più sfacciata, palese ipocrisia a tradire le contaminazioni politico-ideologiche che fanno della pace, solo un pretesto da strumentalizzare a piacere.
La sorpresa, nonostante l'esser ormai ben abituato, è proprio nella costante, ostinata perpetuazione della sfacciataggine.
Per dire: in questi giorni abbiamo notizia di pacif(int)isti in Egitto, pro-palestinesi.
Nulla di male in questo, eccetto che manifestazioni pacif(int)iste quando è Hamas o Hezbollah a sparare missili su Israele, nella speranza che reagisca massacrando palestinesi e poter vantare il trofeo del martirio al mondo, portando a casa il punto sicuro dell'ennesimo allontanamento della possibilità di un progetto di pace, non ne vediamo praticamente mai, ma sulla questione, dove entrano in gioco consolidati sentimenti razzisti di anti-semitismo (col vestito buono dell'anti-sionismo magari) ed anti-occidentalismo, perchè in fondo Israele è un'isola di democrazia occidentale in un deserto di fondamentalismi lontani da quella cultura, ormai stupiscono ben poco. Nemmeno che i pacif(int)i non si spendano nemmeno in semplici parole, quando Ahmadinejad ci ricorda il suo progetto di cancellare Israele con il suo contenuto dalle cartine geografiche.
Ma gli ebrei e perfino gli occidentali non sono in causa in Iran, dove ormai da mesi, alti e bassi, si massacrano iraniani ed a farlo, sono iraniani, una lotta all'interno del crudele regime fondamentalista coranico sciita.
Gli unici a protestare mostrando solidarietà sono appunto gli iraniani qui in Occidente, alle ambasciate, ma dei pacifinti non v'è traccia. Non è una pace interessante, strumentalizzabile per i fini soliti che sono oltre il pretesto della pace, ancora non si è trovato il modo di farlo e dunque, silenzi ed assenze clamorose, perchè è una faccenda anzi, dannatamente scomoda a quei fini altri che una pace.
Ecco: con i cristiani, accade più o meno lo stesso.
I Cristiani perseguitati, per i media ufficiali sono più o meno dei fantasmi, chissà, forse leggenda metropolitana messa in giro da qualche pazzo, magari un fondamentalista cristiano che non ha a cuore la pace e vorrebbe mettere più zizzania nel mondo, un guerrafondaio come minimo.
I solerti difensori della libertà, sempre così attivi nel pacif(int)ismo e nella difesa delle libertà, comprese quelle di stampa come sappiamo, adusi a Piazze, appelli e tam tam firmaioli, catene di santantonio quasi che a non parteciparvi, si abbia sfiga o peggio, si cade nel preteso automatismo di essere contro libertà di stampa ove non si appone firma e solidarietà (un bel trucchetto-ricatto psicologicamente efficace pare),
in questa carenza, quando non vera e propria omertà sistematica verso la questione dei cristiani perseguitati, questione assente dalle nostre urgenze, dal dibattito, dalla solidarietà, l'allarme, l'impegno, non vedono l'urgenza nemmeno di rivendicare una migliore libertà di stampa ed informazione, facendosi domande o facendone ad altri, macché.
Eppure, i cristiani subiscono in maniera intensa la persecuzione continua nel mondo, a partire in particolar modo dagli anni '70.
Per dire: che traccia rimane di quel vecchio frate a Sanremo, che il 27 Settembre 2008, fu aggredito da un extracomunitario, si suppone nordafricano, al grido di Allah ak bahr (Allah è grande), che lo ha massacrato a colpi di bottiglia e non pago di tanta ferocia, infierendo sul vecchio frate, con calci e pugni, quando praticamente era mezzo morto a terra?
Ebbene, il povero vecchio e frate, Riccardo, anni 76 rischia di perdere l'uso di un occhio, ma non risulta esserci stata eco mediatica, in un patto scellerato tra stampa e pubblico, dove la stampa non è interessata ad interessare ciò che al pubblico non interessa (pacifinti compresi) ed il pubblico non ha interesse affinché la stampa ne faccia miglior mediatizzazione o approfondimento.
Nello stesso giorno, in Egitto (mica in un luogo lontano e sconosciuto, magari in un villaggio sconosciuto dell'amazzonia), un cristiano copto, Hanna Amir Rezq, anni 26, giovanissimo dunque, viene assassinato da un autista musulmano, tal Nayer Mansour Sahrab, che si è offeso perché il cristiano aveva preferito salire su un altro mezzo e così, il conducente islamico, lo ha aggredito con ripetute coltellate alla schiena, all'addome.. non soddisfatto, si è accanito poi sui suoi fratelli MAurice e Amin, nonché sul nipote ventenne di Amir Rezq che si chiama Ashraf Maher Amir.
E' rimasta traccia di quest'episodio? Macché. Per due motivi: la pretesa "libertà" di stampa è anche quella che liberamente non caga de pezza questioni come Islam vs Cristiani, non meritano eco mediatica e del resto, dando ciò che molto probabilmente i più vogliono leggere e sentire, che infatti, non si scandalizzano affatto, né per amor di pace e giustizia, né per altro, libertà di stampa compresa: la faccenda non solo non è strumentalizzabile favorevolmente, ma addirittura scomoda, scomodissima.
E così continua quello che effettivamente, si compie puntuale come un crimine costante, consolidato: silenzi, assenze, omertà. Privando della miglior libertà (informazione) per farci un'idea di come vanno le cose e sul da farsi eventuale per migliorarle. Se non conosci la tua malattia, se nemmeno sai di averne una, non c'é alcuna riflessione da fare sulla cura e ciò, ad alcuni, va benissimo così com'é, utile perché la malattia possa fare indisturbata il suo decorso quanto più si possa e se poi sarà innegabile, forse sarà comunque un po' troppo tardi per porvi rimedio.
Il 13 Agosto del 2009, avremmo una notizia che per "colore" intenso, avrebbe dovuto restarci ben impressa ed avere una mediatizzazione fin troppo facile a colpire l'immaginario dell'opinione pubblica:
7 giovani sudanesi sono stati crocifissi. Ma la notizia è apparsa molto, molto tempo dopo, ai primi di Ottobre e senza risalto, notizia messa da una parte e poi naturalmente accantonata: non interessa, non è utile.
Chi ha crocifisso i 7 giovani sudanesi? Al Qaeda, complice il governo di Khartoum, a sua volta protetto pesantemente, facendolo intoccabile anche solo nella forma, dalla Cina che ha il veto pesante all'Onu, Cina che è puntuale nel far commercio profittevole con i peggiori regimi criminali del mondo, difendendoli da sanzioni dell'Onu e ricambiata poi da loro, appoggiandola nel numero per altre questioni all'Onu. Un mutuo soccorso del crimine e del libero esercizio di disumanità insomma.
In quei giorni, la tristezza è palese, come l'ipocrisia o la follia: perfino cristiani, perfino vescovi erano molto, molto più interessati al tiro al bersaglio contro Berlusconi, sulla questione morale di Berlusconi, la vita privata di Berlusconi, ben distanti tutti, cristiani e Vescovi dal Papa che via via, anche in quei giorni, appare addolorato e sconvolto da tanto orrore e ricorda martiri, persecuzioni, avendo cura di segnalare luoghi e Paesi.
Raramente indicando anche un comune denominatore, una parola scomoda anche per lui: Islam. Corano. Come fonte di ispirazione e rivendicazione. D'altra parte c'é da capirlo: la persecuzione è aspra e pure a lui toccò sperimentarla in quel di Ratisbona dove cercò di portare la luce della fede non violenta e della ragione, ma non ci fu verso, la reazione fu tremenda contro questo azzardo di tentativo e ci lasciò la vita una suora. E' la logica del terrore, che ricorda ogni gruppo armato violento a cui il Papa si rivolge il primo di quest'anno, così come un terrore disumano di quello che per molti e troppi fu un mito ed un modello invidiato e lo è ancora oggi: Mao Tze Tung, a spiegarci come "punirne uno per educarne cento" funziona come metodo.
D'alta parte, la difficoltà non è solo la stretta soffocante che toglie le parole, del crimine terrorista che il fondamentalismo coranico ben applica su tutto il pianeta: c'é spesso, una volontaria connivenza e sinergia in quell'omertà, censura e sprezzante disinteresse di chi vede in questo, una buona strategia per portare avanti i propri odi, i propri fini e padroni ideologici e così via. Anche all'interno della stessa chiesa, c'é chi si prodiga affinché una riflessione seria non si faccia mai, che il risalto non sia mai.
Ad ogni modo, le persecuzioni sono tante e non sono tutte operate rivendicando il Corano a legittimarle, ci sono anche altri riferimenti, magari criminali ma ideologici o altri culti (come abbiamo visto in India, come sempre vediamo in Cina ecc).
Però si nota questo dato: la Chiesa è vittima sistematica di violenza ed aggressioni, sembra essere, un po' come gli ebrei, una vittima, una preda predestinata. Il panorama di questa persecuzione è ampia: ovunque c'é il fondamentalismo islamico, ma anche quello indù. E poi puntualmente perseguitati i cristiani, dal comunismo, com'é fin dall'esordio di questa degenerata e disumana ideologia: in Cina (oggi avendo aggiunto al comunismo, il tratto capitalista, ma conservando tutti i metodi e la cultura del comunismo: pena di morte, tortura, terrore, laogai), a Cuba, in Corea del Nord, anche in Venezuela, in Bolivia.
E di tutto questo scenario, non si parla affatto, è una scomodità suggerire un problema devastante come motivo per riflettere, altrimenti, come dice un tizio intervenuto qui nel blog occasionalmente, non si porta avanti quell'odio naturale che si dovrebbe sviluppare portando "istruzioni basilari", conoscenza. Naturalmente geneticamente modificata, in modo che sia in funzione anti-cristiana. E l'odiologia anti-cristiana, da noi è di casa da lunga data, come sappiamo e da chi sappiamo oltretutto, benissimo.
Le violenze, poi, non sono solo verso i cristiani che abitano in luoghi che consideriamo estremamente fondamentalisti e integralisti a vivere il Corano. Macché: le violenze sono anche in quei paesi islamici che noi siamo adusi a considerare "moderati" o "progressisti". Violenze liberticide e persecuzioni di ogni tipo e sfumatura.
In Arabia Saudita, per dire, non c'é solo il divieto di far proselitismo, render visibili i propri simboli cristiani, Bibbia, crocifissi, non basta, macché la minaccia di morte per chi volesse cambiare la propria fede islamica in quella cristiana o il carcere e peggio per chi magari fa quello che ogni cristiano, se può, deve fare (evangelizzare, portare speranza, luce, salvezza): un cristiano ha il divieto assoluto di recitare perfino un rosario in casa propria!
Una violenza inaudita, siamo ancora nell'era dove il cristiano è costretto nelle catacombe per non finire nel circo o appeso nel martirio. E' feroce violenza. A cui ormai siamo abituati, purtroppo, non ci facciam caso, non ci indigna, non ci allarma, ma soprattutto, in molti casi, non ci interessa, non ci è utile il cristiano perseguitato, chi se lo fila?
Per la cronaca: in Arabia Saudita, tra le merci illegali e dunque, considerate di contrabbando alla dogana, non ci sono tanto le droghe, gli alcolici, il materiale porno, ma: "tutti gli oggetti a forma di croce, anche a scopo ornamentale, tutti i libri cristiani, tutte le foto o le pubblicazioni cristiane".
Sono osservazioni che aggiungono amarezza all'amarezza quando anche qui da noi, non c'è alcun rispetto nel difendere i simboli della cristianità, magari sprezzanti, ma sprezzanti anche nel dono di avere quella ricchezza di identità e possibilità, dove altri, che magari possono solo sognarla, la vorrebbero, non possono nemmeno azzardarsi a parlarne.
In più, c'è quello che non si vuol ammettere nemmeno da noi, in molti casi, notizie che spariscono dallo scenario del dibattito, da noi arriva solo il test precompilato: vuoi le moschee, i minareti si o no? Se è no, sei uno sporco razzista e non sei degno cristiano (addirittura, come se mai il Vangelo ci avesse dato missione di difendere altri culti che una ed una sola nella Via, la Verità di Cristo piuttosto) e questo, ahimé, è triste abitudine che si è consolidata anche tra il clero.
Notizie che scompaiono, ma completano e spiegano lo scenario, l'habitat ideale in cui poi si concretizza e manifesta la persecuzione ai cristiani, il seme continuamente curato e coltivato: Corano e preparazione psicologica che suggerisce: la violenza contro il cristiano è legittima, è autenticità, dovere, rispettabilità, responsabilità di musulmano.
Dunque, passano in secondo piano da noi, i continui incitamenti d'odio diffusi, non bastasse il Corano stesso che di per sé, ha passaggi nei versetti già di suo chiari e tremendi, non bastasse l'esempio stesso del migliore degli islamici, il Messaggero di Allah, il Profeta, diffusi con i media, i manuali scolastici, le prediche.
In Algeria, per dire, che molti considerano "moderato", che ha intrecci compiacenti anche europei (francesi inclusi), da qualche tempo il proselitismo cristiano è diventato illegale.
Qualcuno ricorda qualcosa di questo dato? I media non sono interessati ad stimolare la pubblica opinione perché anche la pubblica opinione non stimola i media. In fin dei conti di cosa si tratta? Solo di cristiani, di Chiesa, figurati. Eppure l'Algeria non è su un altro pianeta lontano, ma nemmen lontano dall'Europa in questo pianeta e gli algerini portano con sé la tossina dell'odio che respirano, va messo in conto come possibilità.. probabile.
Il presidente degli Ulema in una dichiarazione predica, ha affermato: "nuovi crociati tentano di critianizzare gli algerini. La Moschea, la scuola, i media e le istituzioni dello Stato vi si devono opporre".
Ma non ci si impressiona. Nemmeno notando la linearità logica, la coerenza, la continuità con le continue, ma anche recentissime dichiarazioni di Al Qaeda, anche queste mai enfatizzate, ma sempre ridotte e marginalizzate, scomode verità, che si richiamano al Jahd, alla guerra contro i "crociati", stesse parole, stessa fede, stessa coerenza logica ed identitaria..
Cambiamo scenario sul mappamondo. Si fa un salto nell'Indonesia. In particolare: isla di Celebes, regione di Poso.
Theresia aveva 15 anni.
Alfita, 17.
Yarni 15.
Il 29 Ottobre 2005, vengono attaccate improvvisamente da integralisti islamici.
Le tre liceali cristiane, vengono decapitate.
Si comprende allora lo sgomento e la preoccupazione del Papa, quando si rivolge ai gruppi armati e chiede almeno, almeno di non sacrificare la speranza dei bambini in questo orrore.
Che in troppe parti del mondo, si legittima nella lettura del Corano. Perché violenza si compie nel mondo dove c'é l'uomo, ovunque, ma quando si notano insistenti motivi, ricorrenti dati di fondo, comuni denominatori, relazioni, non possiamo chiudere gli occhi d'una coscienza e dell'onestà:
c'é da tempo in atto una persecuzione cristiana, violenza che è proprio per la natura cristiana, mica occasionale, spesso dichiarata e documentabile: avviene perchè cristiani, su di loro in quanto cristiani.
Così come c'é un gravissimo, orrendo problema di cui si parla pochissimo e male, di cui si ha paura, terrore oppure convenienza a non farlo emergere che si chiama "Islam".
Bisogna parlarne. Siamo in estremo ritardo, estremo. La cronaca è piena di dati, ma non vengono metabolizzati, non vengono pesati, ci lasciano indifferenti, siamo ingannati quotidianamente. Attentati, attentati mal riusciti, progettati, invasati ovunque. Mogli e figlie percosse per odio verso l'occidentalizzazione o islamici che non possono cavarsela serenamente per diventare cristiani, circolari che raccomandano nelle sedi dell'informazione che non è il caso di citare la parola Islam, gente suscettibile, assecondiamoli o son guai (si chiama terrorismo per quanto mi riguarda). Il vignettista danese, già con scorta, ancora una volta a farla franca da un pazzo islamico, sempre quel dato che ignoriamo ostentatamente: islam, islam, islam.
Fare l'equazione: islam = violenza-terrorismo-criminalità non ci è dato poterlo fare, è vero, sarebbe ingiusto davvero, ci sbaglieremmo.
Fare la relazione Islam e Violenza, terrorismo, criminalità, odio, beh, è doveroso, è necessario, urgente ed è folle, disonesto, inganno, orrore non farla.
E non se la ridano gli atei, pensando di essere nella situazione comoda e divertente del "tra i due litiganti il terzo gode".
Si inganna e si sbaglia di brutto.
"Non frequentate alcun estraneo (all'Islam). Non fate alcun compromesso con gli atei. Bisogna ucciderli. Punto e basta."
Gli atei vanno uccisi! Chi lo dice? Un Ulema lontano da qui? Arabia Saudita? Pakistan? Yemen? Afghanistan? Chi le ha pronunciate queste parole molto, molto esplicite affinche gli atei siano morti, molto morti? Un Imam in Iran? In Iraq?
E' un imam che vive a Torino. E non è il solo a pensarla così, in Italia siamo pieni di fondamentalisti e radicalisti dell'Islam.
E non siamo nemmeno capaci di parlarne, mediatizzando adeguatamente, riflettendo idoneamente, con urgenza, si minimizza o addirittura, stigmatizza chi osa,
la nostra libertà è già ridotta.
Non serve frammentare un disegno più ampio, complesso, planetario, parlando di un caso singolo. Italia o Natale in Iraq.
Il problema è più ampio e si chiama, per esempio Islam, Corano, Profeta Maometto.
Ne vogliamo parlare o cosa?
Si tratta di portare miglior speranza anche in questo. Ma non con giochi da illusionisti, inganni, omertà, riduzioni.
A.
Scuole cattoliche: il Papa le promuove, ma il calo si sente.
La morte di Lucio Dalla e l'accanimento dell'Annunziata
Le tariffe "etniche" delle assicurazioni italiane.
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Morosini: ora il pianto. Ma non passi solo la linea della fatalità.
alle 23:07
Alieno
A conferma di quanto dicevo, pare si possa riscontrare anche qui, nel blog:
quando sono i "cristiani" a morire (magari in nome dell'odiologia coranica), non c'è eco, c'è silenzio, imbarazzo o disinteresse.
Una farsa dell'interesse per gli "altri", che si vorrebbe perfino altruistica dunque, ma poi si scopre che i cristiani, non sono abbastanza "altri" per meritare altrettanto altruismo e solidarietà o almeno, una riflessione più seria.