Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
La visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma, che si terrà il 17 gennaio, non appare affatto scontata, soprattutto nelle roblematiche ed anche negli esiti.
Dopo le parole positive di ieri pronunciate dal Rabbino capo di Roma, oggi arriva la doccia fredda del rabbino Larasa, il quale dichiara che la visita del Papa, in buona sostanza, a nulla servirà per quanto riguarda la comunità ebraica.
Intanto l'agenzia internazionale H2Onews, pubblica oggi, in esclusiva, una importante intervista a don Giancarlo Centioni, l'ultimo testimone ancora in vita che fece parte della rete clandestina creata da Pio XII durante la seconda guerra mondiale per aiutare gli ebrei a sfuggire dalle persecuzioni naziste.
“Questa rete consegnava passaporti e soldi alle famiglie ebree per poter fuggire” spiega don Centioni, che dal 1940 al 1945 lavorò come cappellano militare a Roma, precisando che “il denaro e i passaporti venivano dati da padre Anton Weber, uno dei capi della rete, e consegnati alle persone”.
Documenti e soldi venivano “direttamente dalla Segretaria di Stato di Sua Santità, per nome e conto di Pio XII”.
Secondo don Centioni centinaia di questi ebrei erano a conoscenza che ad aiutarli era “Pio XII, attraverso noi sacerdoti, attraverso la 'Raphael's Verein', attraverso i Verbiti Società Tedesca a Roma”.
Il caso di don Centioni è stato scoperto e analizzato, comparando altre testimonianze, dalla Pave the Way Foundation (Ptwf.org) creata dall'ebreo di New York Gary Krupp. Il racconto trova riscontro documentale nella decorazione concessa dal governo polacco in esilio a don Centioni (croce d'oro con due spade “per la nostra e la vostra libertà”).
Pio XII, è lontano perciò dal poter essere catalogato come il Papa anti ebrei per eccellenza...a meno che non si voglia spingere nella direzione di questa interpretazione antistorica ed estrema per far saltare, dal punto di vista mediatico almeno, la visita di Benedetto XVI.
E' certamente il caso di buttare acqua sul fuoco delle polemiche invece che alimentarle. Ma non si può non notare come certe forzature mediatiche appaiono un po' troppo lanciate...ad arte...
Forse, al contrario, occorrebbe affrontare la figura di papa Pacelli, in modo più approfondito e serio, magari (forse) anche a ciò che di lui si dirà in occasione della visita di Benedetto XVI e magari proprio forse da parte del Papa stesso...
Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo" (Ef 4,32).
Cristo non ha abbandonato gli uomini quando lo inchiodavano sulla Croce.
Ma va inteso bene che anche il gesto di correggere il fratello che sbaglia, è un atto di generosità ed amorevolezza. E' un sostenerlo nel giusto, è dargli una generosa possibilità di ritornare al giusto.
Significa dilatare le possibilità dell'uomo aldilà dei suoi umani limiti, dei suoi sbagli, dilatando negli uomini anche la concezione del tempo.
Un tempo che altrimenti sarebbe scandito dall'intinto, dall'odio, dal rancore, ma la disponibilità cristiana al perdono, così come il ravvedimento e la generosa opportunità di correggere il fratello che sbaglia, è ciò che occorre per spezzare il cerchio delle ingiustizie e delle violenze, dunque una "forza" dove ad alcuni potrebbe sembrare, una dimostrazione di debolezza;
Una forza enorme, invece, capace di spezzare cerchi estremamente duri, spesso sembrandoci inattaccabili e potendo scoprire con questa forza cristiana del perdono, del pentimento e del ravvedimento, della generosità e della carità, che spesso sopravvalutiamo i nostri limiti e sono molti i cerchi che si possono rompere dove li penseremmo invincibili e forti e dove si può pensare ad una cristiana "debolezza".
E' imporante anche correggere il fratello che sbaglia «va' e ammoniscilo fra te e lui solo» (Mt.18,15), naturalmente inteso come atto di generosa amorevolezza.
Dal Vangelo secondo Matteo 18,15-20
@Sandra: "la mia erudizione"? Ma stai scherzando??? :-)
Ti assicuro che non scendo affatto per arrivare, come dici, al tuo "livello", che a me non pare abbia scalini da fare per raggiungerti, macché.
Semmai sei tu che li fai e ti ringrazio, ogni volta che mi leggi più o meno, facendomi onore e grazia di dimostrazione di pazienza, perché dove tu vedi la mia "erudizione", io vedo solo la mia "eruzione" di frasi e parole, ahimé, mediocremente esposte tra errori, errori e disgrafie, con una sintassi molto fantasiosa nello scrivere di getto e come un "parlato" che ironicamente ed astutamente, mi riconosco come "scrittura creativa", eheh.
Però mi hai messo di buon umore: dover pensare a me rispetto all'erudizione, non mi lascia molte alternative, o ci rido o mi deprimo perché tutto son tranne che erudito. Di certo, nulla da invidiarmi cara Sandra, ti assicuro, ma mi sei simpatica.
Venendo al punto più serio, ma dubito di restare serioso sol per questo, sulla faccenda perdono=pentimento...
Dici che in cuor tuo speri che tutti si salveranno e che forse per questo forse sei sacrilega. Chi può saperlo? In fondo ho scelto un nick simpatico, Alieno, ma volendo avrei potuto pure scegliere "eretico" con eguale intento provocatorio, ironico, se ci pensi.
In fondo, si potrebbe osservare con ironia, l'ortodossia potrebbe non essere altro che un'eresia tra molte altre che ha avuto successo.. ^_^
Voglio tentare una riflessione anche tra le pieghe del tuo discorso, vediamo che ne esce:
"Spero che tutti gli uomini si salvino", non mi pare una cosa brutta, anzi, potrebbe essere indizio quel desiderio, di animo generoso e buono invece. E' sicuramente riconoscibile l'atteggiamento cristiano che desidera il Bene tra gli uomini e si dispiace del pensiero di coloro che se lo perdono.
Quella speranza, insomma, è mi pare affatto sacrilega e coerente con il Vangelo, dove chiediamo al Padre Nostro di perdonarci e di perdonare coloro che non sanno, ricordando di Gesù sulla croce, per esempio, che ci ispira. Quella speranza in sé, dunque, non è affatto "sacrilega" e nemmeno eretica, ma legittima e racconta di ciò che muove i cristiani fin dall'inizio, mossi da questo desiderio e da questa speranza di bontà, di salvezza per gli uomini ed in questo e per questo, a portare la cristianità, la buona novella tra gli uomini, portando la fede, portando la luce, offrendo la possibilità all'uomo, la missione dei cristiani, lo dico spesso, è una missione generosa con gli uomini perchè continuamente stimolata dalla generosità di Gesù con gli uomini, riflesso dell'amore di Dio per gli uomini che nel nostro piccolo, tentiamo di tener di buon conto, grati del dono di una Verità e di una Fede che non può essere trattenuta ingiustamente, ingenerosamente, per sé. E poi il bene è diffusivo di sé, è l'amore autentico che nella sua natura, vuole estendersi.
Chi è stato innamorato ed ha conosciuto l'amore in qualche sua forma, ha potuto sperimentare questo suppongo. Chi è innamorato è certo felice di questa condizione di amore in sé, ma trasforma il suo modo di vedere, diciamo comunemente che vediamo tutto e tutti con gli occhiali rosa, per spiegare che cambia la luce con la quale vediamo il mondo, la vita, le cose e soprattutto le persone. La luce dell'amore non è in effetti rosa e mi son sempre domandato perché questo limite, ma il senso non cambia: cambia la luce e la luce viene dall'amore in noi. Per cui, innamorati, in una condizione di felicità, vorremmo che tutti fossero felici, si "accordassero" e provassero felicità, perché nell'amore, ci rendiamo conto di qual dono sia, ci rendiamo conto che è ingiusto non sia di tutti. Quando si ama, cambia la luce con cui vediamo tutto ed è talmente vero, che gli altri si accorgono che noi abbiamo una luce diversa e chi ci conosce, comprende benissimo che siamo innamorati, quella luce ci tradisce. :-)
Dunque non vedo cosa ci sia di strano nello "sperare", in quella tua generosa tensione tra gli uomini, perché il bene sia di tutti, la salvezza sia di tutti, anzi, ti fa onore perchè come sai, l'uomo spesso è ingrato ed ingeneroso e vorrebbe trattenere per sé il bene.
Mentre tutti abbiamo diritto alla possibilità dell'amore e del bene.
Quando invece scrivi che "credi" in cuor tuo che tutti si salveranno, forse sei sacrilega come dici, ma quello che credo più interessante potrebbe essere rispetto alla questione formale o dottrinale in sé, è comprendere se ciò è cosa buona e giusta.
Credi in cuor tuo che tutti si salveranno o speri che avvenga?
Credere e sperare non sono termini coincidenti. Perché il "credere" richiama la fiducia (la fede dunque), la speranza può essere perfino disgiunta: "credo proprio che non ce la faccia, ma lo spero" insomma.
La speranza è la nostra tensione interiore, il nostro bisogno, il credo è il nostro atto di fiducia, la nostra scelta, l'ossatura volendo di una speranza, in un atto di spontanea volontà e responsabilità, di fedeltà.
Io non credo che tutti si salveranno, perché per quanto possa sperarlo, è lo stesso Vangelo che ci dice una drammatica verità: non tutti si salveranno. Vorrei, ma non mi sento idoneo per arrivare al punto di sfiduciare Gesù, tentando di superarlo nel sapere come stanno le cose e nemmeno in cosa sia giusto o no. Comprendo, insomma, che posso anche essere nella condizione di non comprendere, con umiltà e... prudenza.
Può sembrare il contrario quando (e come) scrivo qui, ma son meno presuntuoso di quel che sembra eh! Non ho nemmeno convinzione di avere risposte per tutto, molte più le domande che le risposte e spesso a domandarmi se le risposte sono giuste e se mi pongo le domande giuste, non faccio altro che il mio percorso di piccolo uomo come tanti altri, ti assicuro, non senza cadere, purtroppo. Beh, finchè ci si rialza, va tutto bene per quanto mi riguarda. ^_^
La tua storia, racconta appunto un percorso, dove si cade, umanamente si cade ahimé, ma ci si può rialzare come tu hai fatto, scoprendo nel vivere che contempla cadute e pure in quel momento, abbiamo da imparare qualcosa di buono, si comincia da bambini a cadere, ma è anche così che si impara a camminare mi pare, no? :-)
E condivido pienamente dove spieghi che il perdono ci alleggerisce di pesi, che il rancore o l'odio sono, rendendo il nostro cammino nel deserto più brutto e più faticoso, meno libero.
Ma non è questo che intendevo dire, cioé negare quest'aspetto di essere disposti al perdono (anzi, ho detto che bisogna proporcelo in ogni momento, come propria disposizione), non ho detto che sia sbagliato ed inutile in sé, quanto mutilato del suo corrispettivo che rende il perdono tremendamente efficace nell'alleggerire il cuore degli uomini e nel portare una giustizia più appagante.
C'è il peso proprio, quello dell'odio e del risentimento che sparisce in un perdono. Che è un atto generoso, amorevole con se stessi e con gli altri, liberatorio in questo. Dunque a chi perdona, vien naturale questa generosità della comunicazione del proprio perdono, è importante che l'altro lo capisca, perché come ho detto, l'amore è un dono diffusivo di sé, generoso per sua natura e vuol essere condiviso, partecipato e viene di dirlo allora a chi ha offeso, di farlo comprendere che è perdonato, perché quella propria liberazione del cuore dal peso dell'offesa, del risentimento, del dolore, possa essere anche suo, possa anche chi ci ha offesi, avere possibilità di liberarsi di pesi.
C'è il peso di chi si ravvede. Chi è sinceramente pentito, ha un dolore se sa di non essere perdonato, un peso in più, se il pentimento è autentico nella comprensione dell'ingiustizia e della sofferenza arrecata. Perchè vive nel ravvedimento, un cambiamento, nel disagio interiore, vuol risolversi in modo positivo. Nel liberarsi, chi si pente e si ravvede, vuol sapere l'altro libero. Ed anche qui, si tenta di comunicarlo, con umiltà.
Ecco perché dico che il perdono, se non ha il corrispettivo autentico pentimento, viene "mutilato", perchè è un "sistema" che ben funziona, pienamente, concretamente, nelle sue possibilità, quando c'é la complementarità di un tutto e non la mutilazione di una sua parte, che amputa le possibilità.
E' un po' come il sistema "diritti-doveri" o "libertà-responsabilità", l'equilibrio è più efficace, migliore dove c'è un rispetto di quella relazione e non manca la parte di un tutto.
Nella tua storia, però, vedo entrambi gli elementi: liberatorio il tuo disfarti della zavorra del risentimento, ma a darti maggior soddisfazione e pienezza, mi par di capire, è anche il suo comprendere e capire qualcosa, perchè se la tua telefonata è stata la comunicazione di una tua sincera disponibilità generosa, amorevole al perdono, credo che anche le sue lacrime che dici "come un torrente in piena" siano quel disagio che vissuto, si libera e si risolve in un pentimento, in una propria liberazione.
Non è necessario pronunciare, insomma, le parole rituali, si può perdonare e comunicarlo, così come pentirsi e comunicarlo in mille modi, anche oltre le parole, volendo perfino in un silenzio, se non è quello del cuore, può comunicare e condividere.
Ben dici per come la vedo (non è che io sia degno ed autorevole per insegnar nulla eh), alleggerisce anche noi stessi, da subito, nell'istante in cui ci proponiamo il perdono, quell'atto di generosa amorevolezza e rientra perfettamente nella logica del Vangelo che ci invita a non odiare chi non ci ama infatti. Ma alleggerisce anche chi ci ha offesi dal suo peso, ché quando comprenderà (prima o poi è inevitabile comprenda), non avrà su di sé, sulla propria coscienza, tutto quel grave peso della nostra offesa, dunque il suo carico è ridotto potendo pensare che non è stato irrimediabile nel darci sofferenza, che questa è ridotta e così è ridotta la dimensione dell'errore.
Mi piace il modo con cui ha esposto: "la premessa per la verità e la giustizia".
Io parlavo di pre-condizioni tentando di dir la stessa cosa. Sono premesse tanto la propria disponibilità al perdono, che il pentimento di quella giustizia e la verità di quella giustizia, è una verità di cui è possibile raccogliere i frutti pienamente quando le due premesse, si incontrano infatti.
Ti ringrazio di averla fatta lunga con i tuoi fatti personali, molto utili alla riflessione ed anche a spiegarci. E poi, la testimonianza è importante. :-)
La testimonianza è il laboratorio dove sperimentare la nostra fede in modo empirico, volendo.
Ogni bene e grazie per "l'erudito" e l'immagine dove dovresti salire di livello tu o scendere io, era simpatica, divertente, ehehe, mi ha messo di buon umore, come un gioco insomma, ma non illuderti su di me, che son mediocre ti assicuro o mi condannerai a deluderti di sicuro, allora ti prego di non concedermi questa possibilità e dunque non illuderti su di me e sui miei livelli che poi finiresti per farmi cadere inevitabilmente con mia figuraccia sicura ed imbarazzante per me. Niente gradini tra noi, molto meglio.
Ogni bene, ancora grazie e buona serata Sandra. ^_^
Cari voi che scrivete sicuramente più documentati di me ,sono una persona semplice io e neanche poi così buona cristiana come molti di voi che qui scrivete assiduamente.
Premesso questo e se mi è lecito comunque poter dire la mia,credo che prima di affermare non esserci le condizioni per il dialogo bisognerebbe tentare di comunicare,poi può essere che non si arriva ugualmente ad un intesa,certo è che se non si tenta, da una parte o dall'altra non ci sono vere intenzioni di abbattere muri .A civis romanus sum,voglio dire che ho letto Vicari di Cristo di Peter de Rosa dove è contemplato anche il papato di PioXII ed ho ancora impresso nella mente un cortometraggio mandato in onda anni fa (,non ricordo da quale rete televisiva), proprio sui Ghetti a Roma,titolo del cortometraggio:Confortorio.(E comunque ho avuto un padre ateo che non mi ha risparmiato storie come quelle che tu scrivi) Allucinante certo!La mia riflessione riguardo agli orrori della chiesa è che comunque le organizzazioni religiose sono fatte di uomini e quindi è vero che, spesso per esaltazione e fanatismo o per brama di potere,questi uomini hanno dimenticato o frainteso gli insegnamenti per loro soggettiva e ridotta interpretazione degli stessi.Mi dici che non c'è perdono senza verità e senza giustizia,ma ognuno ha una sua personale verità e la giustizia spesso è resa dalla storia,il perdono è altra cosa.
Ad Alieno:leggerti non è sempre facile ,con me non hai certo un interlocutore tuo pari,mi rispondi sempre e di questo ti ringrazio perchè per farlo devi scendere dalla tua erudizione per metterti al mio livello.Condivido quasi totalmente quanto hai ragionato sulla questione PioXII.Invece, nonostante la tua dettagliata spiegazione dele scritture riguardo al perdono, nel tuo discorso c'è qualche cosa che non mi quadra,come ad es pentimento= perdono.Si in teoria sembra che il tuo discorso non faccia pieghe,è che per esperienza personale ho realizzato dentro di me che le offese ricevute possono essere perdonate anche se chi le ha commesse non ha spianato la strada della riconciliazione con il proprio pentimento, forse sono sacrilega quando credo in cuor mio che tutti si salveranno,non so spiegartelo come tu fai per mancanza di termini appropriati , ma se hai ancora un po' di pazienza con me ti farò un esempio per spiegarmi meglio.
-nella mia vita ho avuto pochi veri amici ma con L.è stata ed è un amicizia con la A maiuscola,quasi una simbiosi sin da bambine,abbiamo avuto la fortuna di leggere nell'anima dell'altra senza spreco di tante parole,la sincerità è stato il contrassegno di questa nostra amicizia nel bene e nel male,il caso o forse il non caso, ha voluto che molte vicende importanti e simili avvenissero nella nostra vita contemporaneamente.Abbiamo avuto entrambe il primo figlio giovanissime,io da sposata lei da ragazza madre,quando venne a trovarmi per la prima volta nella mia casa da coniugata,mio marito mi disse :- non è che mi sia molto simpatica la tua amica!.
La mia risposta fu:-possiamo scendere a compromessi su tante cose,su L.ti dico e sarò breve,ce l'hai trovata!Lei c'era già quando tu non sapevi neanche della mia esistenza,non ptretendo che ti piaccia,nè che la trovi simpatica.E' mia amica,onorala e rispettala perchè mi vuole bene,la porta di casa nostra per lei sarà sempre aperta!Non siamo mai più tornati sull'argomento.L. ha desiderato tanto una famiglia sua , quando i nostri figli avevano 14 anni lei conobbe un uomo che mi presentò con tanto entusiasmo quasi subito ,ne ebbi un impressione negativa ,non mi piacque e comunque non lo vedevo bene vicino a lei così delicata e sensibile,poi comunque quando il giorno seguente mi chiese a tu per tu che impressione avessi avuto,risposi, per non condizionare in alcun modo la sua scelta che doveva piacere a lei , se a lei piaceva io lo avrei accolto come un nuovo amico.Ripensando a quella mia impressione ripetevo a me stessa che era data dal fatto che per lei desideravo il meglio ed avevo aspettative di uomo diverso da quello scelto ,ma non dovevo essere io ad avere aspettative!L'impressione negativa evidentemente era stata reciproca,perchè lui proprio non mi sopportava e manifestando il suo essere urtato dalla mia presenza quasi subito, era infastidito dalla nostra intesa e dalla nostra complicità...come di gemelle .La questione si complicò quando lui le poibì di frequentarmi e lei per salvaguardare quella famiglia da poco costruita e tanto desiderata, interruppe con me qualsiasi contatto,ne fui ferita tremendamente, perchè non era riuscita ad affermare il suo sentimento di amicizia come io avevo fatto a suo tempo nei suoi confronti con mio marito.Insomma mi sentivo rinnegata,ho sofferto tanto e tanto ho sentito la mancanza della sua presenza nella mia vita.Ha mansioni di grande responsabilità nella ditta dove mio marito lavora,avevo notizie tramite lui che comunque mi ripeteva non essere più la L. di un tempo,arrogante e prepotente, si era conquistata in un arco di tempo il disprezzo della totalità dei dipendenti ed aveva acquisito un atteggiamento distaccato e nevrotico nei confronti di tutti,era sola come un cane randagio.Tutto questo è durato 10 anni,nel frattempo io continuavo a sentire la mancanza dell'amica che avevo avuto e che non c'era più..perduta nel limbo!Le mie ferite erano così dolenti che spesso l'ho odiata per come aveva buttato nel cestino la nostra amicizia .Era ed è una persona conosciuta in paese . Alla luce del suo cambiamento, detestata da tutti,molti mi chiedevano come era stato possibile che io ne fossi stata amica.Rispondevo che prima non era così,..non era così meschina.Una sera di un anno fa,suo figlio come il mio ormai trentenne, partecipò alla presentazione di un libro scritto da un 'amica comune,avendo avuto un impedimento quella sera io non andai,suo figlio agganciò sottobraccio un altro amico mio e un tempo amico di sua madre e della signora che presentava il libro.Erano tutti molto allegri e forse avevano esagerato con i brindisi.Insomma il figlio di L. disse al nostro amico comune che sua madre stava molto male e che ci sarebbero voluti gli amici di un tempo per tirarla fuori dalla desolazione nella quale era caduta.Al nostro amico di gioventù, passò istantaneamente la sbornia a tali rivelazioni e raccontò la cosa alla signora amica nostra, presentatrice del libro in quella serata e che mi chiamò dopo una settimana raccontandomi il fatto.
Da quella chiamata, saranno passati più o meno 20 giorni in cui io ho potuto riflettere e rivedere e pensare tante cose,chiedendomi anche se quanto espresso dal figlio fosse solo un idea sua o se veramente le cose stavano come lui aveva detto.Il mio orgoglio in certi momenti picchiava in testa e la parte demoniaca di me mi sussurava che se così era,L. aveva quello che si meritava ,...passavano i giorni e qualcosa si faceva strada nel mio cuore,non capivo però cosa fosse di preciso.Una mattina al lavoro mi sentivo strana come alleggerita da un peso,non avevo più la zavorra del rancore......l'avevo perdonata.Indipendentemente dal fatto che lei fosse pentita o meno delle ferite che mi aveva lasciato.Io l'avevo perdonata!Una sensazione di leggerezza che non so dire a parole.
Tornata a casa dal lavoro quel giorno, senza neanche togliermi il giacchetto,ho preso il telefono per chiamarla ,informando mio marito del gesto che mi apprestavo a compiere ,lui mi sconsigliò dal farlo ,dicendomi che stavo per prendere l'ennesimo granchio,non era più la persona di una volta e con molta probabilità mi avrebbe mandata a quel paese, procurandomi ulteriori umiliazioni e dolore.
Ho tentato lo stesso e quando dall'altra parte ho sentito la sua voce ,le ho detto chi ero chiedendole se esisteva la possibilità di scambiare 2 parole.Mi risponse:-assolutamente si!Ci siamo date appuntamento per un thè in un locale a metà strada e dopo un quarto ho raggiunto il luogo,era lì fuori che aspettava in piedi davanti all'entrata.Un mucchietto d'ossa tenute insieme da bei vestiti di marca,qualche ruga appena accennata intorno agli occhi da sfinge che ha sempre avuto, la guardavo mentre scendevo dalla mia macchina e ho visto un essere vuoto e spaventato,le ho sorriso e le sono andata incontro, nell'attimo muto in cui ci siamo guardate negli occhi,mi ha abbracciato così forte da togliermi il fiato ,piangendo lacrime come un torrente in piena.Abbiamo preso un thè,abbiamo parlato di come ognuna di noi ha camminato in questi 10 anni,giusto per mettere l'altra al passo delle vicende interiori vissute,non mi ha mai detto di essersi pentita nè io le ho mai chiesto se lo fosse.....non era più necessario per me saperlo,l'avevo comunque già perdonata indipendentemente dal suo pentimento.Ora è donna più matura,suo marito è sempre il solito e non accetta la sua migliore amica,lei però riesce ora anche se con grande fatica a conciliare entrambe le cose ,ha smesso di annullare se stessa per far spazio solo alla personalità di lui,è sostenuta in questa delicata fase anche da uno psicologo.E' donna molto intelligente,più di me.Aveva solo sotterrato il cuore,credendo che fosse la cosa giusta da fare per amore del marito e della famiglia.
....Con questa storia io ho imparato che il perdono prima di alleggerire chi ci ha offeso, alleggerisce noi stessi,apre le porte alla chiusura della paura e della diffidenza, crea opportunità di dialogo e disponibilità al confronto.Quindi secondo la mia esperienza, perdonare non è conseguenza di verità e giustizia ,è invece la premessa per la verità e la giustizia.
Scusate se l'ho fatta lunga con i miei fatti personali ,ma non sapevo come meglio spiegare il mio sentire riguardo al perdono se non con un esempio diretto di vita mia.
buona domenica.Sandra
Ancora un pò di storia.
C'era a Roma una tradizione secolare che voleva che ogni anno a pasqua una delegazione di ebrei aveva l’obbligo di recarsi in Campidoglio a recare un regalo, in segno simbolico di ringraziamento riceveva un calcio nel sedere da un senatore.
La ghettizzazione ebraica negli stati pontifici era nettamente peggiore che in altri, e lo prova il fatto che nei primi decenni del 900 nel nord Italia esisteva una nutrita media e anche alta
borghesia ebraica ( ricordate i Finzi Contini di Bassani?), mentre la popolazione ebraica romana del ‘40, vittima dei fascisti, era per la maggioranza composta di “popolani”.
Non credo proprio che Laras insieme a molti altri suoi fratelli di fede possano dimenticare tutto questo solo per tacitare i sensi di colpa dei loro carnefici.
Ripeto ,,, fatevi un giro nel ghetto di Roma e ne sentirete delle belle sugli sporchi affari dei preti cattolici coi fascisti a quei tempi sulla pelle degli ebrei ,,, le tradizioni orali da quelle parti sono vive, assai longeve e impermeabili ad ogni tentativo di revisione e mistificazione.
Per l'informazione il presidente dell’assemblea rabbinica italiana Giuseppe Laras e uno dei sopravvissuti ai lager nazisti, Piero Terracina daranno forfait.
Laras, intervistato da Juedische Allgemeine Zeitung – settimanale della comunità ebraica in Germania – afferma che l'incontro “non chiarisce nulla” e fa notare che l’assemblea rabbinica italiana “non è stata affatto consultata sull’opportunità della visita, se non a cose fatte e marginalmente in ordine al cerimoniale da svolgersi”.
La maggior parte della comunità ebraica rimane critica sia verso la beatificazione di Pio XII, sia verso le recenti decisioni di Benedetto XVI quali la riedizione della preghiera per la conversione degli ebrei e la revoca della scomunica ai lefebvriani, ritenute come un ostacolo al dialogo.
Ma cosa ha detto di concreto Laras ?
Bisogna farsi spazio tra le interpretazioni e le opinioni faziose dei catto-nazisti per leggere che in sostanza ha detto che questo incontro non serve ad allentare le tensioni tra ebrei e cattolici e nemmeno a far luce sulle responsabilità di Pio XII sullo sterminio degli ebrei, ma ,,, "serve solo agli ambienti più retrivi della chiesa cattolica" ( quelli che oggi governano in Vaticano ) ,,, per ipocritamente come gli conviene mostrarsi aperti ad un dialogo che è invece nella realtà dei fatti, un monologo sulle "virtù eroiche" di un papa universalmente e storicamente riconosciuto come uno dei maggiori responsabili dell'antisemitismo nazista.
Un onestà e una dignità che sono ben lungi dall'essere riconosciute uguali negli interlocutori dei suoi fratellini di religione minori.
Dunque il rabbi Laras non andrà e ci spiega le ragioni della sua scelta, in una critica dura a questo pontificato.
E' così, da quella critica, dalle argomentazioni, che risulta ben chiaro come la faccenda della beatificazione sia un pretesto bello e buono e di come la critica, esagerata ed ingiusta, sia un'ostilità più articolata che probabilmente, teme un vero dialogo e per quanto mi riguarda, nella foga critica per boicottare la riuscita di un dialogo, dice anche molte sciocchezze.
Dunque una critica che è ingiusta, ma ci è utile, utilissima per una riflessione.
In particolar modo, la pretestuosità delle argomentazioni di Laras emerge dove, molto duro con Raztinger, gli contrappone un puntuale soggetto che ben si presta da tempo, il Cardinal carlo Maria Martini, ma soprattutto, qui ci sarebbe da ridere se non fosse faccenda più seria, un Giovanni Paolo II.
Che ricorda il modus operandi di una sinistra anti-cattolica, che quando Papa Giovanni Paolo II fu eletto e poi in vita, fu anche molto dura e perfino ostentando disprezzo, ma "post-mortem" accaparrato strumentalmente in funzione anti-Ratzinger. Che immagino, potrà post-mortem essere usato contro il prossimo Papa e via continuando.
Ma è paradossale ciò che Laras fa, con tanta supercialità (acredine? Paura di Raztinger?).
Il rabbino Laras si riferisce alla memorabile visita di giovanni Paolo II in sinagoga ed al dialogo intrecciato nel suo pontificato.
Eppure, a preparare scrupolosamente quella visita, a fornire le basi teologiche a renderlo possibile un dialogo che oggi vorrebbe esaltare in funzione anti-Ratzinger fu proprio
Ratzinger, l'allora cardinale Ratzinger, il teologo Ratzinger, il promotore del dialogo Ratzinger.
Nella foga e nella pessima disposizione al dialogo di Laras, scopriamo la pretestuosità degli argomenti portati, ma lo vediamo anche darsi la zappa sui piedi..
Un'ostilità critica quella di Laras, che sembra dettata più da una disposizione personale contro Ratzinger che altro.
Infatti: non ci risultano le sue critiche ai predecessori di Papa Benedetto XVI, che eppure, hanno mantenuto intatte, la preghiera da pronunciarsi il Venerdì Santo sencondo il rito tridentino (ed il motu propri era fortemente voluto da Papa Giovanni Paolo II, perchè voluto e richiesto da molti fedeli e solo il boicottaggio di certi preti, contro questo desiderio di Papa e credenti, ha riportato la questione nelle mani di Benedetto XVI).
Mentre per Laras sembra che sia Ratzinger a sbagliare continuamente, in una teoria di passi falsi fino ad indebolire o vanificare i risultati di un dialogo iniziato, emerge l'insensatezza e la pretestuosità per cui dirlo e forse,
temerlo un dialogo, nonché un timore (forse un "riconoscimento" anche) di un Papa come Ratzinger.
E naturalmente, dove il rabbi puntualizza gli eventuali pretestuosi argomenti di sempre, evoca altre cosette, come la "Preghiera delle 18 benedizioni" e le frasi, per par condicio, offensive per i cristiani, contenute nel Talmud.
Dunque la Chiesa sembra dimostrare una migliore propensione al dialogo di Laras. Vedremo ora che succederà con gli altri, che spero non siano "distratti" nè da Laras, né da una malintesa idea di dialogo, che genera solo delusioni e risentimenti, la finalità va ben chiarita (non è la ricerca di un sicretismo, né un piegare la religione ad un politically correct, riducendole volendo).
L'idea del dialogo malintes è, purtroppo, anche di una parte della Chiesa e della clericalità, disposta ad appiattirsi e ridursi, perchè alcuni sacerdoti o "teologi", sarebbero disposti a non nominare più Gesù, suggerendo che nominarlo, sia un ostacolo o anche qualcosa di cui vergornarsi, per cui cancellandone il nome, si cancella ostacolo e vergogna ed il dialogo può procedere rapidamente.
E te credo. Però a quel punto è diventato un dialogo sterile (e così l'idea della fede stessa), fine a se stesso o anche peggio.
Bene metterle in chiaro allora le finalità di quel dialogo, che non ci siano illusioni e delusioni, che non si aggiungano ulteriori risentimenti, dove già ve ne sono, da ambo le parti.
Alieno
Ironicamente la vedo così la questione dei "santi": santo è, aldilà di noi, di cosa noi possiamo decidere, ciò che Dio riconosce, è Dio Verità e Giusto, Bene e solo Lui ha luce piena per vedere come stanno le cose, aldilà di quanto noi si abbia presunzioni e difetto d'umiltà.
Così, ironicamente dicevo, riprendo l'espressione nota di Benedetto XVI: "sono un umile servo nella vigna del Signore".
Ecco, tutti dovremmo farci carico di questo.
Servendo nella vigna del Signore, con umiltà, non tentando di accaparrarci il possesso della vigna in cui servire umilmente, che resta invece del Signore.
Altrimenti il rischio è quello di servire noi stessi aldilà di Dio, pensando di far cosa buona e giusta per uomini e Dio, ma invece mettendolo da una parte;
mentre cristianamente, possiamo servire Dio con umiltà, servendo uomini e Chiesa ma sempre ben sapendo che la vigna è del Signore, non dobbiamo avere un ruolo presuntuoso, ambizioso ingiustamente, perché non è comunque Verità, la piena Verità, non possiamo dimenticarcele cose così perché sempre cadiamo nella tentazione di poter fare a meno di Dio, di pensare che gli uomini bastino a sé, mentre sappiamo che non basta essere uomini e fratelli per salvarci e salvare, occorre un merito che non sarà riconosciuto da noi stessi, quello è il ruolo di Dio che non sfiderei troppo.. :-)
Lasciamo che la vigna sia del Signore allora e che sia Lui a decidere, noi umilmente lieti di servire in quella vigna, con il cuore più leggero e non caricandoci di responsabilità che non meritiamo e non avremmo capacità di assolvere, se non in presunzione, davvero in una giustizia, in un bene che sappiamo perfette in Gesù, in Dio, non tra gli uomini (il Vangelo avverte infatti, che nonostante siam tutti fratelli e uomini, ci aggireremo tra lupi, violenza, persecuzioni e tribunali, niente buonismo, ma merito da conquistarsi e lasciamo che il giudizio sia di chi ha competenza propria e legittima, eh eh).
A.
Sandra: il messaggio cristiano del "settanta volte sette" è un messaggio importante, uno dei miei preferiti di un po' di tempo fa tra i tanti ed è sicuramente necessario comprenderlo, perché la riflessione sul perdono è nucleare nel messaggio cristiano.
E' ciò che distingue, anche in questo non solo in questo, la proposta cristiana.
Ed è perfino divertente.
Infatti: Pietro propone la misura di 7 volte. Che non è la "norma", già eccede (facciamo conto che la norma-lità sia il valore 3).
Dunque Pietro, qui lo trovo divertente e simpatico, va da Gesù già eccedendo, facendo di più. E come al solito, Gesù stupisce e sorprende, va oltre e sposta ulteriormente "paletti" dove noi pensiamo di averli superati, come nostro limite.
Ma se non bisogna fare l'errore che tutti comprendiamo (non perdonare o essere "limitati" nel numero del perdono, cioé in definitivia, nella disponibilità a perdonare, che deve essere sempre "infinita"), sarebbe errore grave non comprendere tutto l'insieme del messaggio cristiano e del Vangelo, estrapolandone solo parti e scollegandole, perché rischiamo di farne una lettura comunque limitata.
E dunque ben fai a riportare il passaggio essenziale che permette di comprendere come funziona la coerenza e la logica di un vangelo e la sua proposta di fede-fiducia per gli uomini: il perdono ha senso se c'è un corrispettivo, un merito.
Il Vangelo, insomma, è la Verità del Bene, non un buonismo.
Così, perché sia sensato un perdono, si deve intendere che la nostra disponibilità supera i limiti, tende all'infinita disponibilità del perdono, come fa Dio con noi, dandoci sempre la possibilità di salvarci. Ma non c'è automatismo, c'è invece il "merito", dobbiamo guadagnarcelo un perdono.
Cioè non basta essere tutti fratelli ed uomini perché si affermi un bene, un giusto, una promozione dell'uomo, bisogna essere uomini in Cristo per salvarsi, bisogna avere merito, promuoverci (promuovere il cristianesimo).
Gesù è chiaro: siamo tutti figli di Dio e in questo fratelli, ma non ci salveremo tutti affatto, occorre un merito, occorre per salvare e salvarsi, promuovere la fede cristiana, credere in Cristo. Alcuni raggiungeranno Dio e saranno con Lui, altri no. Questo è un messaggio continuo di Gesù, che del resto viene per dirci la Verità, dandoci infinita possibilità. Perfino sulla croce, apprendiamo che non basta essere uomini o fratelli: uno a fianco della sua croce, lo raggiungerà presto, per l'altro macché, nessun automatismo, nessun "buonismo", non basta essere fratelli e uomini. Nemmeno un buonismo leggiamo nella narrazione di Caino ed Abele che dici. Ed infatti, se non ricordo male, la discendenza di Caino viene sterminata, non si salva nella narrazione biblica.
Non c'è mai buonismo in Gesù, ma la verità d'un bene.
Dunque ha senso perdonare, non 3 come vorremmo "norma"(le), ma nemmeno sette che esonda e supera, bensì la disponibilità al perdono sempre ogni qualvolta c'é dall'altra parte, un sincero ravvedimento, un pentimento.
Il perdono si attiva con un corrispettivo pentimento, altrimenti rimane inattivato, inutile, sterile. Ugualmente e coerentemente, potremmo osservare che Dio ama tutti gli uomini, ma se non viene attivato quell'amore (gli uomini ricambiando Dio in un corrispettivo), resta un amore mutilato, inutile per gli uomini stessi e non si salveranno né raccoglieranno frutto dell'amore di Dio per il quale si mostrano ingrati e ciechi.
E' insomma, bontà e non buonismo. Fosse anche nell'ultimo istante della sua vita, se il pentimento è sincero, l'uomo deve perdonarlo, perché la sua disponibilità, la possibilità che concede, deve essere sempre pronta.
Dunque ne consegue l'errore cristiano, di essere avaro di generosità anche in questo: se uno sbaglia, ma trova ravvedimento, noi dobbiamo perdonare e non rinfacciare mai più, perché quell'uomo che si ravvede e pente, non è più l'uomo di prima (quello dello sbaglio), ma un nuovo uomo che trova realizzazione se si applica la proposta cristiana: pentimento autentico da una parte, perdono dall'altra. Ecco come si applica una giustizia buona tra gli uomini, capace di cancellare gli sbagli, alleggerendo le nostre coscienze dai fardelli della sofferenza, del disagio, tutelandolo dalle tentazioni del risentimento, dalle tentazioni della vendetta.
La Verità del Vangelo è una proposta di bene e non di buonismo. E' una proposta del "merito" e non basta essere uomini e fratelli, bisogna promuoverci, per salvarci (e migliorare le cose qui tra noi) in cristiani.
Ma continuo a non capire la questione di Pio XII, l'urgenza e la necessità e sono con Dario Bazec al 12.
Sempre in coerenza con il Vangelo, spiegavo, non ci può essere automatismo, l'amore e così il perdono vengono attivati se ricambiati nell'amore o nel pentimento, altrimenti non sono pieni, sono mutilati di una sua componente necessaria.
Nella questione della santificazione dei Papi, invece osservo una sorta di automatismo aldilà del merito (essere Papa in sé non è un merito, così come essere fratelli o uomini, bisogna invece attivare il discorso, essendo buoni Papi, buoni fratelli, buoni uomini).
Che ormai, mi pare un conformismo, un meccanismo di tradizione caparbia che rischia di ricordare sepolcri imbiancati, non una fede viva e dunque capace di andare oltre meccanismi formali, burocratici, capace di andare oltre un conformismo, una tradizione che non è buona in quanto tale, di per sé (bisogna invece vedere di cosa si tratta e di volta in volta, misurandola sull'uomo, sull'individuo).
E Dario fa osservazioni che condivido.
A me pare che la questione "santi" andrebbe affrontata in modo più ampio.
Domandandosi, aldilà degli automatismi (quelli per cui un Papa, dalla teoria e dalla tradizione che sembra ormai confermata, è santo a prescindere), chi è santo e chi è a deciderlo.
Prevedo almeno 2 casi:
1) A decidere sono gli uomini, sono loro ad eleggersi i propri santi in terra. Ma così appare ben chiaro che, se c'è urgenza ed istanza di aver santo subito un Giovanni Paolo II come fu Padre Pio, non c'è quella per Pio XII, non risulta urgente e condiviso ampiamente. Eppure quella santità terranamente stabilita a chi si rivolge? Alla Chiesa in terra, ai cristiani. Starà dunque a loro decidere e la Chiesa potrà guidarli e servire gli uomini, ma non va visto un rapporto patologico come abbiamo avuto come cultura per troppi anni riguardo alla Pubblica Amministrazione e lo Stato (dove praticamente si è perduto il significato pieno, sono i cittadini a servire lo Stato e la Pubblica Amministrazione o auto-referenziali organizzazioni, dimenticando che uno Stato ed una P.A. ha senso solo se rispetta pienamente la finalità, bene in vista, di servire cittadini ed utenti). Così con la Chiesa, dunque con umiltà, tentando di guidarla, ma con umiltà, servendo gli uomini e tra gli uomini. Terrenamente, non risulta urgente la questione mi pare, in quest'ottica.
2) A stabilire, a sapere chi è santo o meno, è Dio. Dunque, aldilà di ciò che gli uomini hanno presunzione di sapere e decidere, solo Dio sa e decide e noi pecchiamo di presunzione, difettiamo di umiltà, se tentiamo l'invadenza di campo.
Possiamo illuderci ed eleggere Hitler o Stalin a santo, ma nella Verità, agli occhi di Dio, mi pare abbastanza improbabile, aldilà di noi. Dobbiamo dunque comprendere bene questo messaggio di umiltà rispetto a Dio, perché presunzione e superbia, sono l'errore degli uomini di cui sappiamo da sempre (a partire da Adamo ed Eva e nemmeno il più luminoso degli angeli è immune da questa possibilità tremenda), dunque di ieri e di oggi.
Ed io ho un sospetto (credo legittimo): se nella teoria di santi decisi terrenamente ci sono praticamente tutti i Papi (aldilà di un merito, per tradizione ed automatismo), temo che nell'aldilà, nella Verità verso cui tendiamo ed aneliamo, quella teoria è falcidiata di presenze, lo dico anche in un'ottica probabilistica in cui appare strana questa teoria di Papi Santi a prescindere parrebbe. Mentre nella Verità, ho idea, troveremo una lunghissima teoria di santi che la Chiesa non vede e prevede, per noi anonimi e talvolta, chissà, perfin proposti come colpevoli. Insomma, non un conformismo, automatismo, non una rigida logica della tradizione auto-conservativa, insomma, qualcosa che ci ricorda invece la possibilità magnificamente illustrata, letterariamente, in una Divina Commedia di Dante A.
Dove non basta essere tutti uomini, tutti fratelli e papi per salvarsi ed essere santi.
Poi, beh, in terra possiamo far santo anche l'Alieno, per quanto valga davvero, chi se ne importa, possiamo far santi tutti, ma per me non ha molta attrattiva la faccenda se è superficiale e nominale e spesso, pretesto per altro.
Ad ogni modo per me sbagliano le comunità ebraiche ancora di più, in quell'invasione di campo che è pretestuosa. Comunità che non esitano ad avere buoni rapporti e dialogo con chi, invece, sappiamo aver sterminato ebrei, per esempio comunisti ed islamici ed allora risulta che la questione degli ebrei salvati da Pio XII è in realtà marginale, sappiamo che non fece apologia di loro eliminazione fisica e tanto basta perché quelle comunità non rompano, però emerge che la questione è pretestuosa invece, incongruente, che risponde ad altre cause più profonde e credo, più antiche ed a logiche di convenienze altre ed è per altro che il dialogo è voluto o facilitato oppure no a ben vedere. La Chiesa ha ben diritto di scegliersi i santi come meglio crede e la comunità ebraica di metterci chi vuole tra i suoi paladini, ma noi sappiamo che gli "eroi" per le comunità ebraiche, sono a loro volta contestati e contestabili e ciò però, non risulta complicare un dialogo e risulta dunque, che la Chiesa sia più ben disposta e promotrice di un dialogo.
O almeno è questa l'impressione: sia una questione molto più articolata di quel che sembra e con molti più pretesti di quello che ci appare o vien detto da una parte o dall'altra, come sintomo di cause più profonde in cui trovar spunto di riflessione.
Naturalmente, opinabile in tutto anche io, sia chiaro, dal momento che non mi voglio nemmen santo in terra, che mi pare di poca attrattiva, oltretutto troppo terrestre per soddisfarmi granché in quanto
Alieno ^_^
Wow ,,, Il 14 sembra proprio un exorcismus adversus la Storia che illumina i nostri passi futuri con la luce della verità sul passato ,,, E' del tutto evidente poi che quei padri, quei santi e quei mistici della chiesa seguivano proprio la regola del perdonare 77 volte sette quando si dilettavano a bruciare centinaia di migliaia di esseri umani per secoli e secoli sui loro roghi in nome della croce.
MATTEO18,21-QUINDI PIETRO SI AVVICINO' E DISSE:"SIGNORE,SE IL MIO FRATELLO PECCA NEI MIEI CONFRONTI,QUANTE VOLTE DOVRO' PERDONARGLI?FINO A SETTE VOLTE?
GESù GLI RISPOSE:"NON TI DICO FINO A SETTE,MA FINO A SETTANTASETTE VOLTE.
IL NUMERO 77 CONTIENE TUTTI I PECCATI.IL 7 SIMBOLEGGIA LA TOTALITA',POICHE' IL TEMPO SI SVOLGE NELLO SPAZIO DI 7 GIORNI,E AL LORO TERMINE SI TORNA DACCAPO AL PUNTO DI PARTENZA,PER SCORRERE POI SECONDO LA STESSA REGOLA.ATTRAVERSO I CICLI REGOLATI DA TALE NORMA PASSANO LE EPOCHE,MA SENZA USCIRE DAL NUMERO 7...IL NUMERO 11 INVECE SIGNIFICA LA TRASGRESSIONE DELLA LEGGE.IL NUMERO 10 INFATTI RAPPRESENTA LA LEGGE..COSTITUITA DAI DIECI COMANDAMENTI,MENTRE IL PECCATO SI COMMETTE A CAUSA DELL'11 CHE è LA TRASGRESSIONE DEL 10.CRISTO DUNQUE PARLANDO DEL NUMERO 77 VOLLE INDICARE TUTTI I PECCATI,POICHè SE SI MOLTIPLICA 11X7 SI OTTIENE 77.
CON TALI PAROLE GESù NON VUOLE FISSARE UNA MISURA,MA INTENDE DIRE CHE SI DEVE PERDONARE SENZA LIMITI,CONTINUAMENTE,SEMPRE.
ALTRI CODICI DICONO FINO A SETTANTA VOLTE SETTE;TALE VERSIONE è ANCH'ESSA SUSCETTIBILE DELLA MEDESIMA INTERPRETAZIONE,POICHè L'UOMO NELLA SUA COMPLETEZZA,RAPPRESENTATO DAL NUMERO 7(EGLI è INFATTI CREATURA CHE CONTIENE IL 3 A CAUSA DELL'ANIMA,CHE è IMMAGINE DELLA TRINITA' E IL 4 A CAUSA DEL CORPO,COSTITUITO DAI 4 ELEMENTI E CHE SI MUOVE NEI 4 PUNTI CARDINALI)è MOLTIPLICATO PER SETTANTA,NUMERO CHE RAPPRESENTA LA DURATA DELL'ESISTENZA UMANA.SI VUOLE QUINDI CON QUESTA ESPRESSIONE INDICARE LA MASSIMA CAPACITA' DI PERDONO DELL'UOMO,IN QUANTO ESTESA ALL'INTERO SUO ESSERE E ALL'INTERO ARCO DELLA SUA ESPERIENZA TERRENA(AGOSTINO)
MATTEO 18,35....E IL CONDANNARE NOI STESSI è IN FUNZIONE DEL PERDONARE,affinché cioè il perdonare diventi più facile.COLUI INFATTI CHE RICONOSCE I PROPRI PECCATI SARA' PIù DISPOSTO A PERDONARE AL PROPRIO FRATELLO. E NON SOLO A PERDONARE CON LA BOCCA,MA DI CUORE. ALTRIMENTI RIVOLGEREMO LA SPADA CONTRO NOI STESSI.CHE MALE PUO' FARTI IL TUO NEMICO CHE POSSA ESSERE PARAGONATO A QUELLO CHE TU FAI A TE STESSO,ACCENDENDO LA TUA IRA E ATTIRANDO CONTRO DI TE LA SENTENZA DI CONDANNA DA PARTE DI DIO?SE INFATTI TU SEI VIGILANTE E VIVI CON DISTACCO,TUTTO IL MALE RICADRA' SULLA TESTA DI CHI TI OFFENDE E SARA' LUI A PAGARE IL MALFATTO;MA SE TI OSTINI NELLA TUA INDIGNAZIONE E NEL RISENTIMENTO,ALLORA SARAI TU STESSO A RIPORTARE IL DANNO:NON QUELLO CHE TI PROCURERA' L'OFFESA DEL NEMICO,MA QUELLO CHE TI DERIVERA' DAL TUO RANCORE.(CRISOSTOMO)
FONTI-COMMENTARIO MATTEO-NUOVO TESTAMENTOcon commenti ai vangeli tratti dai padri,santi e mistici della chiesa.
sandraE siccome senza verità non può esserci giustizia e perdono ( cfr 11 ) racconto altro delle connivenze tra preti cattolici e nazifascismo ,,, e dell’arcivescovo di Baviera, il cardinal Michael von Faulhaber, che all'indomani del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944 levò al cielo il suo Deo gratias e definì l’attentato “un orrendo crimine“: “La vita del legittimo capo supremo del Reich tedesco – disse – è sotto la protezione del IV comandamento, che rende per noi un dovere l’obbedienza e la fedeltà verso coloro che guidano lo Stato“, sacri come genitori.
Si tratta del cardinale che, secondo Joseph Ratzinger, dovrebbe essere considerato un simbolo della “opposizione all’ideologia distruttiva della dittatura nazista” (La mia vita, Ed. San Paolo, 1997), ma che lo storico Günter Lewy ha irrefutabilmente dimostrato essere fra i più ossequiosi al nazismo (I nazisti e la Chiesa, Il Saggiatore, 1965).
Non bisogna stupirsi troppo del tentativo di Joseph Ratzinger di presentarci in buona luce il cardinal von Faulhaber, perché il prelato più filonazista di tutta la Germania nazista esercitò su di lui un gran fascino, quand’era bambino: “Quando arrivò dalle nostre parti, con la sua imponente veste color porpora, ne restai talmente colpito da arrivare a dire che anch’io volevo diventare come lui” (Il sale della terra, Ed. San Paolo, 1997).
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Cosa fece Pio XII per gli ebrei a Roma ?
La notte tra il 15 e il 16 ottobre [1943] a Roma gli Ebrei erano in casa a festeggiare il Sabato. Ne furono catturati un migliaio, tra cui alcune donne incinte e anziani; su un camion militare fu addirittura portata via una donna in travaglio. Tra quelli condotti all’Accademia Militare si trovava una coppia con dieci figli, e la prima notte due donne partorirono. Due giorni dopo, lunedì 18 ottobre, all’interno del gruppo composto da più di mille persone fu portato su un binario di deposito e chiuso in carri bestiame piombati. Il treno Partì alle 14,05 in direzione nord diretto ad Auschwitz. Anche l’ambasciatore di Germania era profondamente preoccupato: gli Ebrei, riferì a Berlino, erano portati via praticamente sotto la finestra del papa.
Pio XII non disse nulla.
Quando il diplomatico fu ricevuto in udienza tre giorni dopo, il papa non menzionò gli Ebrei; la sua preoccupazione principale erano le cellule comuniste sparse per Roma.
I Nazisti rimasero meravigliati; non riuscivano quasi a credere alla loro fortuna e furono incoraggiati ad adottare misure similari a Firenze, Venezia, Ferrara, Genova e Fiume. Nel giro di sei settimane diecimila Ebrei furono catturati e portati ad Auschwith dove ne morirono 7.550.Nel dicembre del 1943 gli Ebrei furono privati formalmente della cittadinanza italiana. In una retata a Roma ne furono cattutati 650, in un’altra 244.
Se soltanto il papa avesse rischiato l’arresto portando la stella di Davide, o avesse parlato, anche una sola volta, per dire al popolo ebreo che non era solo nella sua agonia !
C’erano 70 ebrei tra i 335 ostaggi fucilati alle Fosse Ardeatine nel marzo del 1944,morirono sei Ebrei che di cognome facevano Di Consiglio: tre fratelli, il padre, il nonno e lo zio.
Scrisse Robert Katz nel suo libro Death in Rome: “Non era necessario un miracolo per salvare i 335destinati a morire nelle Fosse Ardeatine. C’era un uomo che avrebbe potuto. Anzi, avrebbe dovuto[…] e ora deve rendere conto del motivo per cui non l’ha fatto: papa Pio XII”.
Il Papa venne a sapere da Dollman, capo delle SS a Roma, che ci sarebbe stato un bagno di sangue. Tuttavia, riteneva che il crimine più grave fosse l’attacco alle truppe tedesche da parte della Resistenza, in quanto non era stato provocato. Il giorno del massacro lo trovò in udienza con i cardinali del Sant’Uffizio e con la Congregazione dei Riti, per la preparazione agli esercizi quaresimali [!!]. La radio vaticana non diede notizia della carneficina.
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Del suo amore per Roma e i romani sopratutto ce lo ha raccontato Guareschi ( sissignore ,,, proprio il cattolicissimo autore di Don Camillo ) facendo bombardare durissimamente Roma il 19 luglio 1943, a pochi giorni dalla caduta del fascismo.
Guareschi ( monarchico e clericale) denunciò sulla sua rivista il Candido le responsabilità di De Gasperi e Pio XII per il bombardamento di S. Lorenzo ( più di 3000 morti ) essendo venuto in possesso di lettere autografe del democristiano allora rifugiato in Vaticano, nelle quali era evidente un rapporto e un accordo tra i due e lo stato maggiore dell’esercito USA per far bombardare Roma ( individuando un luogo piuttosto lontano dal Vaticano ) per fiaccarne il morale.
Fu diffamato, le lettere furono dichiarate false ( dopo tre perizie che ne certificavno l'autenticità ) distrutte affinchè se ne perdesse la memoria e lui sbattuto in galera per un anno.
,,, E del suo anno di galera se lo fece tutto rifiutando la concessione di grazia fattagli ipocritamente da De Gasperi .
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La storia non si cancella ,,, è ha il brutto vizio ( per chi vorrebbe cancellarla e mistificarla ) di ritornare sempre a galla.Non voglio fare polemiche, perché non servono.
Desidero invece fare alcune considerazioni. Giovanni XXIII è già beato, Giovanni Paolo II forse lo sarà presto. Perché? Perché questi due papi sono sostenuti dal "consensus fidelium". La Chiesa non è fatta soltanto di vescovi e preti, ma anche dai laici. E bisogna tenere in seria considerazione quello che pensano i cristiani laici, che, a quanto sembra, non hanno alcuna fretta a che Pio XII sia beatificato.
Un altro punto che desidero evidenziare è che bisogna rispettare le norme ecclesiastiche per la canonizzazione. Fra queste è prevista tassativamente la pubblicazione di tutti, ripeto tutti i documenti che riguardano il beatificando. Per quanto attiene Pio XII, questo non è successo. I documenti sono tutti secretati, anche se alcuni volumi sono stati pubblicati, ma non tutti. Ora per Pio XII non ci sono norme speciali: "Coram Deo non est acceptio personarum", davanti a dio non c'è preferenza di persona.
Può darsi che Pio XII abbia fatto qualcosa a Roma. Ma se lo ha fatto, perché non c'è nulla di scritto, ma soltanto qualche singola testimonianza orale? E dopo ben oltre 65 anni? Non si può quindi dimostrare che ciò che ha fatto la Chiesa al di fuori di Roma, sia stato fatto per ordine di Pio XII.
Sicuramente non a Trieste, dove il vescovo Mons. Antonio Santin ha salvato quanti ebrei poteva, senza attendere ordini dal Papa. Inoltre Mons. Santin fu l'unico, ripeto e ribadisco l'unico vescovo italiano che ebbe il coraggio di andare a protestare personalmente a Mussolini contro le leggi razziali, non solo per motivi concordatari, ma anche perché anche fra gli ebrei c'era gente povera, diversamente dalle dicerie che affermavano che tutti gli ebrei sono ricchi. Soltanto dopo Mons. Santin informò il Vaticano di quanto aveva fatto. E quando Mons. Santin morì gli ebrei triestini andarono a pregare nella Cattedrale di S. Giusto finché la salma fu esposta. Non poterono partecipare al funerale, perché si svolse di sabato e in quel giorno gli ebrei devono pregare in sinagoga e non possono pregare nelle chiese. Ancora oggi gli ebrei triestini conservano un grato ricordo verso Mons. Santin.
Questo è quanto bisogna affermare e ribadire. Ma se la Chiesa non rispetta le sue proprie leggi, perché vuole imporre agli altri la beatificazione di Pio XII.
Dario Bazec
P.S. Joseph Ratzinger non fu mai nazista. Fu arruolato nella Wehrmacht e fu mandato in Cecoslovacchia a scavar trincee, porpio perché non volle aderire al nazismo.
Senza verità non può esserci giustizia.
Senza giustizia non può esserci perdono.
Che tristezza!Tornare a leggere dopo tanto tempo e trovare lo stesso tono,la stessa qualità di dialogo. Così ben documentato dall'una o dall'altra parte certo, con l'atteggiamento però, di chi disperde il senso vero dello scambio di idee nella propria visione,nella personale interpretazione delle nozioni storiche.Giuste o sbagliate fuorviano dal sentiero della costruttibilità,le parole sono sempre solo parole,tante parole,tanta saccenza ..dove si aggrappano tenaci, le posizioni contrastanti come in un duello.La necessità di un dialogo tra religioni è innegabile per chiunque riesce a fare un quadro generale dell'umano e del sociale nel mondo.La rigidità delle proprie posizioni scavalca la funzione stessa della fede in questo o in quel credo religioso o ideale di vita che sia,ne calpesta le radici e non crea valore.Sono stanca e disamorata dei bei discorsi e dei tanti ragionamenti che si reggono sulla pretesa di demolire l'interlocutore, cercando di evidenziare l'inattendibilità della tesi sostenuta, come parto mal riuscito di una mente diversa, pregna di incondivisibili ideologie politiche giudicate malvage solo perchè derse dalle proprie.Trovare un punto d'incontro è assai difficile quando il dialogo si prospetta sterile nel suo fine.. che non è quello di piegare l'altro alle proprie discutibili ragioni,è cercare invece un pensiero condivisibile,almeno uno..ed intorno a questo tentare di costruire una conversazione che sia arricchimento per l'anima in chi crede in essa o per la propria interiorità in chi si definisce ateo.Non condivido la beatificazione di PioXII,non mi accanisco però per contrastare chi invece beato lo vuole, lo vogliono beato?.. Che così sia!Forse è vero ,forse no che si prodigò in favore degli ebrei,forse da buon pastore avrebbe dovuto prendere posizione apertamente in favore delle anime dei perseguitati anche se di credo diverso ,oggi non ci sarebbero equivoci nè dubbi.Dalla parte di chi si sente offeso e porta ancora nella propria anima le cicatrici delle ferite della persecuzione il limite è l'assenza del perdono, se perdono è necessario.Il rancore per tutti,non solo per gli ebrei, in qualsiasi contesto, è quell'ostacolo che impedisce il progredire degli individui,l'intolleranza è la madre di molti mali,se si rimane attaccati ai propri mostri interiori non si creano presupposti per un futuro più aperto,più umano.Siamo fratelli in quanto esseri umani e non in quanto cristiani o ebrei o mussulmani o atei,la mente divide in categorie,l'amore no.L'amore per la vita include anche fare esperienza del perdono per creare unione,per essere in pace con se stessi e con il prossimo.Tutto questo è molto semplice se io scelgo Abele nel mio cuore e nell'altro è Abele che cerco.Perchè se cerco un Caino dal quale difendermi, sarò sempre figlia unica.
Buona pace a tutti.Sandra.
Purtroppo per loro anche gli ebrei sanno con chi hanno avuto a che fare, fatevi un giretto nel ghetto di Roma e ne sentirete delle belle ,,, altro che don Centioni ,,, di qui gli ostacoli e i paletti nel permettere ad un prete di mettere piede nella loro Sinagoga, deve essere seriamente pentito e riconoscere i suoi torti, bene e in pubblico, altrimenti ,,, ciccia.
Hai voglia quindi a sbattere la testa al muro del pianto e ad infilarci bigliettini di perdono per poi ipocritamente predicare l'opposto e rimestare nell'orrore.
Un cristiano che mentre prega insulta i Perfidis Judaeis, non va giù, rimane sul gozzo ,,, è una cosetta che provoca non pochi e giustificati risentimenti a casa degli ebrei.
E non mi meraviglierei che il papa seppure fosse ammesso a casa di chi ha perseguitato per secoli, venisse accolto come gli si prometteva alla Sapienza ,,, In tale contesto infatti la visita del papa agli ebrei viene vissuta con una reale apprensione, addirittura più di qualcuno ipotizza contestazioni.
Divertenti il duo fan e alieno ( in arte Calunnia e Diffamazione ) ,,, veramente divertenti, messi di fronte alle prove e ai dati di fatto storici si dimenano come due ossessi colti da crisi isterica.
Peccato per loro ,,, come si diceva : La storia non la cambia nemmeno il loro dio.
Possono tentare di mistificarla come fa il loro mandante gettando discredito preferibilmente su chi ne denuncia le falsità, possono tentare di celarla come hanno fatto sempre i preti di fronte all'inesistenza storica di qualsiasi documento provasse l'esistenza del loro cristo ,,, ma per quanto facciano quella ritorna sempre a galla con la sua Verità più vera e appena gli si getta in faccia l'orrore del loro passato danno fuori di matto come degli ossessi.
Una volta, ai miei bei tempi ma anche nel passato prossimo ,,, diciamo all'incirca poco prima e subito dopo il 1870, si procedeva all'esproprio contro chi si riteneva a torto padrone di qualcosa. Cavour addirittura espropriò i beni della chiesa in piemonte per finanziarci la prima scuola pubblica del neo stato italiano ,,, bei tempi quelli ! Ora non si pratica più peccato ,,, Allora mettiamola così, questo ritenetelo un tentativo ben riuscito di ripristino della Verità ,,, per il piccolo calunniatore dell'altro mondo, solo per lui, un esproprio proletario ,,, e che buon pro gli faccia ;))
Civis: il tuo commento sulla questione del nazismo ateo, è interessante. Perchè mette in rilievo di come sia sempre stato un limite dell'ateismo, per sua natura, proporsi così com'é, non è una proposta credibile, "umana" come proposizione.
Insomma, non funziona così come è un "ateismo", non regge come proposta, perché non assolve nel soddisfacimento più pieno della dimensione umana, in cui un solo materialismo, appare sgradevolmente triste.
Come ben ricordi, anche la deriva dell'illuminismo, che proponeva una proposta odiologica (di classe e con ostacolo nella fede cattolica e cristiana), antesignana poi di altre derive (che da una proposta laica, declinano in laicismo per dire), si pose il problema e pensò bene di provvedere rispolverando i "classici", cioè un neo-paganesimo, che ancora oggi sa pervadere nella proposta (abbellisce ciò che altrimenti sarebbe arido ed inadeguato, illudendo gradevolezza ed idoneità, misura per l'uomo), con il culto della Natura, dell'Ambiente di oggi insomma, con tanto di calendarizzazione alle divinità della Natura, delle Stagioni e così via.
Ma di fondo, c'é un prevalere dell'odio per Cristo e per i cristiani, non per qualsiasi culto. Quello pagano va benissimo, è tollerato. Nella proposta materialista comunista, di derivazione marxista, si muove per esempio la massoneria. Che contempla una riproposizione formale, ma anche sostanziale, di un culto antitetico a quello cristiano (e spesso con sedute spiritiche dedicate proprio al maligno, nemmeno queste escluse).
Nel comunismo soviet, o maoista o coreano, il culto non scompare, ma è all'ideologia in sé ed anche alla persona stessa (per cui Mausolei, riti di massa, aggreganti ed occupanti gli indivudui continuamente come riferimento, anche culto impositivo), processioni (ideologiche e militari insieme) e così via, calendarizzazione compresa a sostituire il culto cristiano.
Negli anni della contestazione del delirio sessantottardo, l'aggressione alla proposta cristiana già era più sottile dove si contava parecchio nel suo scardinamento dall'interno, cioè proponendo non più una contrapposizione, ma una contaminazione, una seduzione perfino di stessi preti e vescovi, non solo di cristiani laici. Fu una proposta di relativismo che nemmeno oggi è sopita, anzi, ha fortemente ridotto la cattolicità (sia svuotando chiese da fedeli, che riducendo vocazioni, sia peggio ancora, contaminando preti stessi a lavorare dall'interno con efficacia) e naturalmente, periodo d'oro del new age, la nuova era, da sostituirsi a quella precedente, dove gli uomini si rigenerano in Cristo, con altri culti dove ciascuno può inventarselo a piacere un culto e perfino "Cristo", riducendolo a proprio piacimento ed elasticizzando come da convenienza e necessità, molto efficace insomma. Anche Hitler si rende conto bene che la proposta di un materialismo non è per l'uomo, non basta a sé, per quanto disprezzi gli uomini e amando molto di più la natura. Nella proposta sempre cercando di confondere e sedurre gli uomini, nella trasmutazione dell'atto di male che invece sarebbe atto di bene.
E' in fondo una storia antica, nella narrazione biblica è ciò che viene fatto come proposta tentatrice ad Adamo ed Eva: vi è stato detto che è male, ma è bene, bene per voi.
Perchè ovviamente, il male in sé non avrebbe alcuna seduzione se fosse mostrato nella sua natura (nè ragionevolmente, avrebbe senso aderirvi per sua natura, essendo male, dunque infine non conveniente, ingrato, inaffidabile, impietoso anche con chi vi aderisce o non sarebbe puro Male). Deve camuffarsi, deve fare propaganda seduttiva con la trasmutazione, ma gioco di prestigio, da illusionista, per non apparire così come è.
Vale anche per Hitler. Vale sempre.
Vale anche per gli ateisti dello Uaar. Non funziona così come è la proposta ateista, non è sufficiente e mostrata pura e cruda, non riesce ad imporsi spontaneamente, fa acqua da tutte le parti. Dunque si inglobano per partire, anche agnostici, panteisti, altri che sono accomunati dall'ostilità verso la proposta cristiana per cominciare, già qui dimostrando la finalità di tutti costoro così aggregati: il comune nemico. Tutto qua, altrimenti sarebbe incoerente avere agnostici, panteisti ed altri insieme ad ateisti, perchè per l'ateista si parla di proposta "assoluta" che non si può conciliare per sua natura.
E poi il culto non sparisce: scientismo, razionalismo, laicismo invece di scienza, razionalità e laicità, che non sono sufficienti, così come sono, a sostenere il progetto di odio e riduzione della cristianità ed in particolare, della cattolicità.
E perfino copiando, non avendo di proprio un'identità attrattiva, ciò che la Chiesa propone da sempre, con un vissuto ed un pregresso formato generazione dopo generazione, in un proprio essere: il battesimo, dunque, ci si rende conto, non è rinunciabile come ogni altra liturgia. Dunque ecco che il culto ateista attinge e propone lo "sbattezzo".
E proponendo sempre la seduzione della confusione tra gli uomini: per il vostro bene. Lacità per il vostro bene - per esempio, ma in realtà è laicismo, altra storia.
Ma non funziona nemmen così e dunque si ricorre ai tribunali, alle senteze, alle strategie elitarie nei luoghi che contano per cambiare le cose aldilà della libera adesione partecipativa: l'Europa (a cui far sparire con un falso storico, la radice cristiana, perché superato quello scoglio, imposto quel falso, finalmente sono possibili delle vere coerenze impostate su quel falso, dunque il successo più formidabile dell'anticristianità e del laicismo di oggi e di domani, la vera battaglia decisiva, è stata lì, nel negare la storia, la verità e negando la matrice cristiana come fondante l'Europa come idea, entità, identità).
E da lì tutto è in discesa nel progetto sistematico di ateisti, la stragrande maggioranza dei quali a forte vocazione marxista e comunista (non a caso eh) o con una storia identitaria a raccontarcelo, come abbiamo visto nella sentenza di Strarburgo per il crocifissi e come sempre ne vedremo di più.
La cosa difficile era far passare, non si è capito CHI ha deciso (certo non la gente, mai riusciti a far ciò, si scavalca acquisendo posti di potere e così si è risolto), il falso storico. Era una cosa assurda, impensabile, non confortabile ed argomentabile, ma una volta ottenuto quel falso, l'Europa senza fondante identità nel cristianesimo, tutto il più del lavoro viene facile, per implicazioni, con un effetto domino, coerenza su coerenza, dove in quell'assurdo e falso, non poteva esserci, né porne.
L'europa, è il riscatto dei marxisti e dei materialisti che hanno sempre avuto il proprio limite nella cristianità. Ma oggi hanno molti complici all'interno.
Hitler nel suo odio contro gli uomini, sa bene che non può proporre la ricetta atea e di odio così come è. Così fa il gioco di tramsutazione, di prestigio, fa l'illusionista e ben riuscendo: il male diventerebbe bene, nel gioco di illusione. E per Hitler c'è la consapevolezza che tutto è utile: usare ciò che può il cristianesimo, non mettendosi in aperta contrapposizione, però ignorandolo, rendendolo marginale, formale, più una possibilità intimistica e privata possibile tra altre, una vale l'altra (lo stesso che propone oggi il relativismo nel suo svilire il cristianesimo), così van bene superstizioni, forme di culti ambientalisti e di adorazioni pagane, comunanze e sinergie, anche nell'Islam ed io ho già raccontato di questo, ma se interessa si può comprendere come sia non casuale che chi odia il cristianesimo, ha posizioni faziose e pregiudiziali a favore dell'Islam e dei palestinesi, naturalmente anti-semite (per quanto i palestinesi siano semiti) e così comunisti, fascisti o nazisti si accomunano rivelando la loro natura malvagia, tanto spesso, indistinguibili aldilà della superficie. Gesù era ebreo, era uomo e nessuna di quelle proposte ama uomini ed ebrei al contempo, tanto sia dovendolo leggere da un Marx, da un Hitler che in un Corano, se si ha pazienza di leggerli.
E' per questo che per esempio, quando fino all'anno passato, l'Iran del fondamentalismo sciita organizzava convention aperti a tutto il mondo in funzione anti-semita, da tutto il mondo, anche Europa e Usa, a promuovere l'odio ed il negazionista, con tutti gli onori, ci andavano invasati comunisti e nazisti, ultra destra ed ultra sinistra, alé, insieme uniti perché lo sono sempre stati in un comune denominatore: rappresentano l'odio per gli uomini, rappresentano l'odio per Dio e per il Bene. Sanno andare d'accordo se impostano l'accordo su questo. Ecco perchè vediamo, del resto, che il laicismo non sia poi sempre così imparziale: a volte lo vediamo in funzione anti-cattolica e però non altrettanto in funzione anti-islamica. Si riconosce la vocazione anti-cattolica dell'Islam, dunque alleato nel comune ntento di sua riduzione. Si recluta di tutto per lo scopo: ambientalismo, relativismo, tutto ciò che è utile e necessario, conveniente nel sentimento di ostilità, credo insanabile nella radice contro la Chiesa stessa. Ma formidabile al punto che il fumo di Satana è ormai entrato tra le mura vaticane, come ci spiegò inquietato in un annuncio, una confessione allarmata, inedita, epocale annuncio al mondo. Cioé i più formidabili nemici di Cristo e della Chiesa, oggi sono gli stessi preti che sono stati sedotti da altri padroni. E promuovono l'odiologia, ne fanno apologia più o meno aperta.
Trovano dunque reciproca alleanza anche con gli atei, mentre mostrano disprezzo ed ostilità spesso, proprio rivolta alla propria Chiesa ed alla sua proposta, perché il pericolo è la fede cristiana per la loro proposta contro l'uomo ed anti-cristiana.
E poi forse sono annoiati, stanchi, hanno una fede ridotta, non solo confusa o assente, Cristo non gli basta più, nemmeno una Chiesa, vanno attualizzate, occorrono complementi perchè oggi a molti preti, piace più fare ideologici e sociologi che fare la loro missione, quella per cui sono preti, cristiani e cattolici.
Dunque proteste di piazza, arcobaleni e ricerca del consenso ideologico, politico, sociale e di fede si parla poco, male o nulla.
A.
Fan del blog: forse sbaglio, ipotesi mia, ma non son convinto che ignorarlo sia infine la soluzione migliore, con maggiori probabilità di esserlo. Argomento perché la penso così, non vado a caso.
La sua "deriva" qui, nell'inclinazione al delirio ossessivo e ridondante, tutto sommato è canalizzata fintanto che è compresa qui. Ma ignorandolo, potrebbe peggiorare, qui o nella realtà, per sé o per gli altri, potrebbe essere indotto a fare di peggio, con altra provocazione, chi lo sa?
D'altra parte, non è un'entità astratta, virtuale. Civis è reale, nella realtà e dirò di più, a rappresentare anche altri, come (e perfin molto peggio di) lui. Rappresenta se stesso, ma è a rappresentare ed è rappresentato da altri nella raltà, tanto nel modo che nella disposizione.
E non si può cavarsela sereni, ignorando una realtà. E molto meglio che, per quanto disturbi, la realtà manifesti i propri sintomi, così che abbiamo idea delle sue patologie e delle strategie da proporsi.
Aldilà della scelta etica (evitatelo o ignoratelo, che concettualmente non mi piace come proporsi ed infatti detesto le convenzioni suggerite spesso da regole, come la netiquette, non risolvendo problemi - come i troll - ma creandone di nuovi - troll è diventato un modo per legittimare l'esclusione di chi disturba o è scomodo scriva, per liquidarlo ed è diventato un concetto esteso, contenitore strumentale come fascista, che oggi praticamente può significare tutto quello che si vuole), aldilà di tutto, ti dico che l'esempio di Paolini che poni è perfetto a dirci, che se noi ignoriamo lui, probabilmente lui non ignorerà noi e chi si è inventato questa strategia, ha sparato una scemenza formidabile che il più delle volte, non funziona, ma è controproducente.
Infatti, Paolini è perfetto esempio: ignorarlo, non ha mai prodotto una sua desistenza, come sappiamo, anzi, è il suo carburante quotidiano.
La strategia migliore per me, invece, è proprio quella di disarmare il provocatore. Vuoi dire che sei censurato, boicottato, escluso al mondo? Ed io ti leggo, ascolto, ti rendo visibile, lo metto in evidenza e spesso risulta bene che appunto, è tutto finto e pretestuoso, finalità altre se ci sono, espedienti per legittimare la rottura di scatole.
Quello che, per esempio, fece in una storica puntata Fabio Fazio con Di Pietro, Di Pietro che si è cucito addosso, con beoti che ci credono, che a lui non lo invitano mai, non lo fanno mai parlare, vedere, di lui non si sa nulla.
Invece già prima entrasse ufficialmente in politica, non facciamo che essere invasi da Di Pietro, dalla sua voce, dalla sua ignoranza, dalla sua faccia, lo leggiamo ovunque e comunque, lo ascoltiamo ovunque e dovunque ma lui lamenta che è censurato, che non si vede e non si può ascoltare Di Pietro perché lo boicottano. E Fabio Fazio usa il suo personaggio (candido ed innocente, è il suo copione facendo la parte del poliziotto buono dove la spalla Litizzetto assolve e recita il copione della "scorretta") e gli dice: "veramente io la vedo sempre, ovunque, la vediamo tutti.."
E così un Di Pietro viene disarmato, reso patetico, per non parlare del parlare stesso, il famoso Dipietrese, che il furbo Di Pietro vuole rendere un pregio, quando è un limite suo e Fabio Fazio glielo smonta, sempre in quella storica puntata del Tempo che fa, facendolo ritornare nel suo alveo: il dipietrese non è un pregio, ma un limite, un'incapacità e perfino un ostacolo, perchè non capisce nessuno il dipietrese, nemmeno Di Pietro stesso sa quel che dice (memorabile il pezzo dipietrese in cui si tiran fuori sfere di cristallo dal cilindro).
Fabio Fazio ottiene il risultato migliore: sarebbe inutile ignorare Di Pietro, perché Di Pietro non ignorerebbe noi comunque e Fabio Fazio lo disarma (e lo ridicolizza pure), lo ridimensiona efficacemente e nulla può un Di Pietro, perché emerge ben chiaro che la strategia di Di Pietro è esercizio di furbizia d'ignorante come spesso ci capita di riconoscere nella vita, furbi gli ignoranti; ma quella di Fazio è intelligenza, non furbizia e son due cose diverse, assai diverse.
Paolini non sparirà eppure sono anni che la tv tutta si è passata la consegna: evitatelo, ignoratelo. Ma lui non ignora, anzi.
Basterebbe fare l'opposto per un po'. Facendo vedere e rivedere ed allora farebbe la fine di una Lecciso, rendendosi conto che da "provocatore" che in sé richiama qualcosa di nobile o vorrebbe, ci fa una pessima figura.
Forse non c'è un modo per farlo smettere un Civis. Forse nemmeno è giusto che sparisca (come ho detto, è parte della realtà e sappiamo che rappresenta altri come e peggio un Civis), però possiamo ridimensionarlo e magari avere un piccolo cambiamento della realtà. Se il dialogo non gli interessa, non deve sparire Civis, deve apparire Civis dove e come dimostra questo, in modo che sia "costretto" a dialogare per dimostrare il contrario e continuare ad esserci. E per quanto riguarda me, un Civis che dialoga è bene che ci sia, ci ricorda una parte di realtà con cui fare i conti, compresa quella programmatica, sistematica ostilità, progettualità riduttiva della cattolicità, della cristianità, del valore della fede nel contributo di costruzione sociale e valoriale che effettivamente, è concreto ed ha radici solide, ideologiche ma non solo.
Talvolta può essere utile evitare, schivare ed ignorare, ma nell'uso occasionale, dando significato, come alle pause, in musica, deve essere occasionale per mettere in rilievo qualcosa nell'assenza.
A.
non rispondetegli, evitatelo, ignoratelo, non fa altro che provocare, a lui non interessa il dialogo nè crede realmente in quello che dice. Probabilmente è in cura psichiatrica, o andrebbe curato, è un po' come Paolini, quello che interrompe i servizi tv.
L'unico modo è ignorarlo, prima o poi smetterà e si rimetterà a giocare con facebook
La storia per quanto mistifichino oggi preti ( cfr la tardiva testimonianza di questo anziano don Centioni ) e papi non la cancella nemmeno il loro dio ,,,
In nome di questa croce sono stati sterminati milioni di ebrei nei lager nazisti benedetti da dio e da due papi.
( Cliccare sul sottolineato per accedere al contenuto )Per smentire BXVI, che ricordo ha militato attivamente per il terzo reich, che va mistificando in giro di un regime nazista ateo ,,,
Il nazismo non era affatto ateo.Con un recente processo di revisione storica, attuato principalmente dalla Chiesa Cattolica, si sta cercando di far passare l'idea che il nazismo sia stato un'ideologia atea, anzi piú precisamente che l'ateismo sia stato la causa stessa della nascita del nazismo.
Si puó dire che Papa Benedetto XVI sia uno dei maggiori esponenti di questa tesi, la quale é stata in piú occasioni il tema principale dei suoi discorsi, in particolare il pontefice ha affermato: "Tanti ebrei [...] furono brutalmente sterminati sotto un regime senza Dio che propagava un'ideologia di antisemitismo e odio." (15/05/2009); e anche: "I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell’inferno che si apre sulla Terra quando l'uomo dimentica Dio." (09/08/2009).
Evidentemente l'intento di queste affermazioni é screditare l'ateismo, attribuendo agli atei la colpa dell'avvento del nazismo e dunque di uno dei periodi piú bui nella Storia dell'umanitá.
Tuttavia, alla luce degli avvenimenti storici, ció é completamente falso.
Infatti il nazismo é stato tutt'altro che ateo, anzi fin da principio ha avuto un fortissimo legame con la religione, in particolare proprio con il cattolicesimo, il quale aveva coltivato per secoli l'antisemitismo europeo.
Inoltre, se ora la Chiesa Cattolica si dichiara paladina della lotta al nazismo, a suo tempo invece non ha mostrato ostilitá nei confronti dei nazisti, al contrario ha avuto un atteggiamento di connivenza.
La fede di Hitler. Adolf Hitler nell'introduzione al suo libro Mein Kampf (La mia battaglia) scrisse: "E cosí io credo come sempre che il mio comportamento é in accordo col volere dell'Onnipotente Creatore. Fin quando mi reggeró in piedi saró contro il Giudeo difendendo l’opera del Signore.". Hitler credeva in Dio e nei suoi discorsi vi faceva continuamente riferimento: "Preghiamo il nostro Signore di continuare a benedirci in questa nostra battaglia per la libertá..." 1940, "Crediamo di guadagnare la benedizione della Guida Suprema... il Signore Iddio ha dato la Sua approvazione alla nostra battaglia. Lui sará con noi... nel futuro" 1941, "E pregheremo il Signore Iddio per questo, la salvezza della nazione..." (1942), "Continueremo a dare tutta la nostra forza per la nostra nazione quest'anno. Solo cosí potremo... pregare il nostro Signore Dio, affinchè ci aiuti come ha sempre fatto." 1943.
Non si puó non citare l'antico motto degli imperatori tedeschi: "Gott mit uns" (Dio é con noi), che Hitler inserí nella bandiera della Germania e fede incidere anche sulla fibbia delle forze armate tedesche. Hitler affermó di avere avuto un'esperienza religiosa durante la prima guerra mondiale, era rimasto temporaneamente cieco a causa di un attacco nemico con il gas e una voce interiore gli disse di abbandonare il rifugio in cui si trovava. Poco dopo in quel punto cadde una granata e Hitler interpretó l'evento come un segno di predestinazione.
Infatti Hitler era un esaltatore dell'instinto e un nemico del pensiero razionale, il suo comportamento era dogmatico e aveva fiducia in tutta una serie di elementi religiosi e soprannaturali. Perció durante la Germania nazista fu costituito il cosidetto Istituto del Pendolo, una speciale congregazione di astrologi e occultisti, nella convinzione che le loro pratiche sarebbero state utili a scopi militari.
Dunque Hitler non era ateo, anzi era un fervido credente, e sempre dal libro Mein Kampf sappiamo che era contrario al bolscevismo ateo e in generale riteneva l'ateismo asociale.
I rapporti tra il regime nazista e la Chiesa Cattolica sono stati notevoli e numerosi.
In primo luogo, il Partito operaio nazionalsocialista tedesco raggiunse il potere legalmente il 23 marzo 1933 proprio grazie ad un'alleanza con il Partito del Centro Cattolico (Zentrum), senza il quale non sarebbe riuscito ad ottenere la maggioranza parlamentare necessaria.
Il partito cattolico era guidato dal prelato Ludwig Kaas il quale votó a favore del Decreto dei pieni poteri che permise ad Hitler di instaurare una dittatura in Germania. Lo scopo di Kaas fu di ottenere in tempo breve un concordato tra la Santa Sede e il Terzo Reich, il che infatti avvenne il 20 luglio 1933.
Questo trattato fu firmato personalmente da Eugenio Pacelli futuro papa Pio XII allora Segretario di Stato Vaticano.
Il Reichskonkordat pose la Chiesa Cattolica in una posizione privilegiata rispetto alle altre confessioni religiose in Germania, similmente a come era accaduto nel 1929 con i Patti Lateranensi in Italia. Tra i punti piú concreti del concordato c'erano: Il diritto per la Chiesa di riscuotere la tassa ecclesiastica (art. 13); L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole (art. 21); Il giuramento di lealtá dei vescovi (art.16): "Io giuro e prometto di onorare il governo costituzionale e di far sí che il mio clero lo onori".
In seguito peró la Germania nazista violó il concordato nell'articolo 31, riguardante la protezione delle organizzazioni cattoliche e la libertá di pratica religiosa, e ció portó Pio XI a emanare nel 1937 l'enciclica Mit brennender sorge (Con viva ansia).
Questo testo viene spesso citato dai cattolici come testimonianza di una lotta della Chiesa contro il nazismo, ma da una attenta lettura non risulta emergere alcuna presa di posizione contro il Terzo Reich. Prima di tutto l'enciclica ha un tono estremamente basso e non cita mai esplicitamente i nazisti, ció che traspare é un'attenzione positiva nei confronti del nazismo: "La moderazione da Noi finora mostrata, nonostante tutto ció, non Ci é stata suggerita da calcoli di interessi terreni nè tanto meno da debolezza, ma semplicemente dalla volontá di non strappare, insieme con la zizzania, anche qualche buona pianta", si tratta di un riferimento alla parabola tratta da Matteo (XIII, 24 - XIII, 30).
Il papa non vuole condannare tutto il nazismo (il grano) a causa di pochi elementi contrari alla religione cattolica (la zizzania), perché comunque il nazismo promette un buon raccolto.
In particolare, la zizzania per la Chiesa Cattolica era il tentativo di alcuni nazisti di negare le radici del Vecchio Testamento del Cristianesimo, escludendo che Gesú Cristo fosse nato nel popolo ebraico ma considerandolo un ariano tradito dai giudei. Dunque gli attriti con il nazismo non erano dovuti ai crimini commessi da quest'ultimo, bensí erano di tipo dottrinale, il concordato rimase valido e nel 1939 una lettera pastorale dei vescovi cattolici della Germania affermó: "In quest'ora decisiva esortiamo i nostri soldati cattolici a fare il loro dovere in ubbidienza al Fuhrer e ad essere pronti a sacrificarsi completamente.".
Infine, alla conclusione del nazismo ( regnate Pio XII), il Vaticano ha permesso la fuga in sudamerica di numerosi criminali nazisti, salvandoli dai processi per crimini di guerra, fornendoli un passaporto diplomatico con falso nome.
Tra essi c'erano Adolf Eichmann, che organizzó il traffico ferroviario per trasportare gli ebrei ai vari campi di concentramento; e Joseph Mengele, il medico torturatore nazista soprannominato "l'angelo della morte", che uccise piú di 3000 persone praticando presunti esperimenti scientifici: trasfusioni incrociate, iniezioni di cloroformio nel cuore o di batteri nelle ovaie, aborti indotti, prelievo di organi e tessuti senza anestesia, castrazioni e sterilizzazioni. Fuggendo dall'Europa Mengele rimase inpunito per tutti i crimini commessi.
Qui un ampia rassegna fotografica delle connivenze tra clero cattolico e criminali nazisti.
(Clicca sul sottolineato per accedere al contenuto)
Abito a Roma , in un quartiere a ridosso del Vaticano. Numerosi sono gli istituti religiosi presenti nel quartiere. Tutti furono aperti agli ebrei durante gli anni della guerra. Disposizioni ben precise provenietni dal Vaticano invitavano le religiose ed i religiosi a dare ospitalità a bambini, anziani , intere famiglie. Nel nostro quartiere le suore di via del Casaletto ancora ricordano i volti e le storie. Sono usciti anche numerosi libri sull'accoglienza degli ebrei presso gli istituti cattolici del quartiere. Ancora oggi questo è abitato da numerose famiglie di religione ebraica .Ci sono due tempi Bet Michel ed un altro di cui ora mi sfugge il nome, dove i nostri fratelli maggiori si riuniscono per il loro culto. Le nostre Chiese sono limitrofe. Nel rispetto reciproco e nella valorizzazione delle fedi specifiche ciascuna religione vive e cresce. I rapporti con la Comunità ebraica si sono fatti tesi dopo la pubblicazione del Summorum Pontificum, ma la visita del papa in Sinagoga vuole essere il riconoscimento di un rinnovato dialogo. Preghiamo perchè le reciproche incomprensioni trovino una soluzione.
Don Verzè e le parole (forse) azzardate su ricerca e Chiesa.
Festival della Dottrina Sociale della Chiesa: una opportunità di risveglio?
Apple SIRI: non a tutte le domande ci dev'essere una risposta!
Cortina e la finanza: inutile lamentarsi. Non ce ne doveva essere bisogno.
Indagine Chiesa e pedofilia in Olanda: verità, vergogna e cambiamento.
alle 12:51
sandra
Buon giorno a tutti.
ad alieno
Neanche io voglio superare le scritture,riflettendo però sulle parole di Gesù sulla croce quando dice" Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno ".Bè questa frase la dice lunga,qual'è il messaggio di queste parole?Tutta la storia di Gesù è fatta anche di quella compassione che vuole correggere come tu dici, il fratello che sbaglia,dove c'è la presa di coscenza delle offese recate,c'è la presa di coscenza che offendendo l'altro si offende la propria stessa vita,proprio in virtù di quell'unità che mette tutte le cose create in relazione tra loro,Gesù ci insegna che l'ego può essere sconfitto,non chiede giustizia sulla croce, ma perdono per i suoi carnefici che non sapendo quel che stavano facendo non potevano neanche essere pentiti.Ogni essere ha in sé il buono e il cattivo,l'amore e l'odio così come la paura e il coraggio.I sentimenti opposti coesistono in ognuno di noi,la via indicata sulla croce scelta, secondo me è proprio quella di uccidere il proprio ego per tornare a quell'unità che tutto comprende e tutto ama e sull'amore stabilisce la sua armonia,il suo ritmo,l'essere dinamico della vita stessa.Cristo che è Dio ma anche uomo,chiede il perdono per i carnefici.Se nonostante la sua preghiera i carnefici andranno persi,qual'è il senso della scelta della sua croce?Credo che il messaggio dell'epilogo della vita di Gesù sia quello di perdonare senza condizioni ed è messaggio da uomo,perchè da Dio avrebbe detto:-Vi perdono perchè non sapete ciò che state facendo.Ma è anche messaggio di Dio perchè ha sconfitto il male in se stesso diventando amore assoluto.Egli ha trovato l'unità,l'unione dell'uomo con Dio nel momento in cui illumina l'oscurità abbracciando dello stesso amore tutto e tutti.Il nostro metro è dato dalla nostra educazione e dalle nostre esperienze,manifestiamo il nostro sentire con le nostre scelte... ed il nostro sentire spesso sfugge a quanto di razionale vuol mettere ordine nelle cose del cuore.
Prendiamo ad esempio Laras,non è un tiepido,prende posizione dicendo che non può partepiare all'incontro .Motivo? Si annuncia dall'altra parte il voler onorare un papa che dal suo punto di vista, non avendo avuto un ruolo chiaro nella persecuzione agli ebrei è probabilmente responsabile di non aver ostacolato i carnefici.Laras ha perso la mamma e altri della famiglia e quel dolore è ancora vivo in lui e per questo forse diversamente da altri ebrei che non hanno avuto un dolore così grande non riesce a perdonare,ma non è tiepido nè ipocrita quando dice che le motivazioni che gli impediscono di partecipare all'incontro sono sue personali e parla per se stesso e non in nome della comunità ebraica.Così facendo egli riconosce il suo limite che però non riesce ad oltrepassare perchè il suo dolore lo impedisce.Quindi, con un occhio secondo me vede bene,non vede bene con l'altro quando dice che questo incontro costituirà un precedente per possibili ostilità(non so se è il termine giusto che ha usato ma rende l'idea)future tra le parti.Quindi fa un processo all'intenzione,ha un pregiudizio ,anch'esso dovuto a quella diffidenza nei confronti di una chiesa cattolica di cui non si fida perchè vuole onorare un papa che sempre dal suo punto di vista ha contribuito a procurare dolore a quanti come lui hanno avuto gravi perdite durante la persecuzione.Quindi quel dolore che sarà sempre vivo non può comunque essere oltrepassato?Certo che si!.Gesù ci mostra come fare.Ma tra comprenderlo con la mente e sperimentarlo con il cuore c'è tanta differenza è un suo limite,io lo accetto e lo rispetto.Ho impiegato 10 anni per perdonare sentitamente le offese ricevute.....niente in confronto alle sue.Le situazioni hanno bisogno del loro tempo per maturare,chi può dire quanto tempo occorre?Ognuno ha i suoi tempi,la pazienza è di per sé una grande sfida e spesso è la chiave per farsi strada in una situazione apparentemente senza via d'uscita.Penso che i fratelli di fede di Laras,(quelli che invece sono favorevoli all'incontro)lo hanno senza meno ammonito amorevolmente perchè la sua diffidenza è comunque un ostacolo ai tentativi che da entrambe le parti vengono fatti per superare quei fatti del passato,Quelle divergenze che tendono a separare e non camminano verso l'unione di amorevoli intenti per costruire o partecipare ad un presente senza rancori che sarà la base per il futuro.Il passato è passato ,ieri è andato,oggi è un altro giorno,un giorno per volta.
Forse ho scritto cose già dette e forse la mia personale visione è ridotta , spero nel fruttuoso incontro tra cattolici ed ebrei come un inizio nuovo o come continuità di quel dialogo iniziato da un altro pontefice ,che possa servire anche ad ognuno di noi come opportunità di oltrepassare i nostri limiti e i nostri pregiudizi nei confronti dell'uomo come creatura di Dio,come fratello.Che possa essere di buon auspicio per un dialogo con tutti i credi diversi per il bene della collettività tutta.
n.b. alieno sei simpatico pure a me!....e sei pure modesto!
questo ti rende onore ed accresce la tua simpatia.ciao.Sandra.