Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Cosa è stato fatto dopo un anno dalla morte tragica di Eluana Englaro?
A poco servono le lacrime di coccodrillo dei politici che oggi hanno espresso pentimento per non avere fatto abbastanza. Dopo la morte di Eluana - ce lo ricordiamo - tutti hanno chiesto al governo di fare passi in avanti affinchè la vita possa essere salvaguardata insieme alla giusta volontà di chi - con diritto - chiede che sul proprio corpo non ci si accanisca inutilmente.
Ma oggi, dopo un anno quali frutti raccogliamo? Quali passi sono stati fatti escludendo le inutili promesse politiche e le lotte ideologiche pressochè sterili?
E' giusto riflettere su questo, insieme ad altri elementi importantissimi, quali la necessità di coltivare sempre più l'umanizzazione del fine vita e la serietà del rapporto medico-paziente.
Ci aiutano a riflettere alcuni contributi apparsi oggi sull'Agenzia SIR.
“Eluana Englaro ci ha lasciato una straordinaria eredità: difendere la vita e il suo intrinseco valore soprattutto nelle condizioni di massima fragilità”. Con queste parole, per proporre la prima riflessione, l’Associazione Scienza & Vita, promotrice della campagna “Liberi per Vivere”, ricorda la giovane donna deceduta per sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione assistite.
“Quanto è accaduto a Udine ci interpella in ambito culturale, morale, giuridico e legislativo. – ribadisce Lucio Romano, copresidente dell’Associazione Scienza & Vita, in una nota – Inoltre, la sensibilità dei cittadini è oggi molto più avvertita, così come quella di parlamentari e opinionisti”. “Le questioni delicatissime in merito alle gravi disabilità e al fine vita – conclude Romano – appaiono oggi come una grande questione democratica, che richiede il coinvolgimento di tutti coloro che vogliono tutelare la vita delle persone come Eluana Englaro. E’ una questione di giustizia, che investe il diritto alla vita e che non può legittimare un inesistente e improponibile diritto di morire, che affonda le sue radici in una concezione distorta e distruttiva della libertà individuale”.
A chiedere una accelerazione della legge è Marco Costalli, dell'MCL (Movimento cristiano lavoratori).
“Il dolore e il rammarico espressi dal presidente del Consiglio, e dai ministri Sacconi e Roccella, a un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro, sono sentimenti che condividiamo in pieno e che non possono essere cancellati dal tempo”: è quanto ha dichiarato oggi il presidente del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), Carlo Costalli. Secondo Costalli “rattrista, preoccupa e fa sentire impotenti il fatto che non si sia potuto evitare una morte così atroce, indegna per un essere umano, una morte stabilita non da Dio e dalla natura ma dai vuoti legislativi e dalle sentenze dei giudici”. Di qui l’auspicio che “il ricordo di Eluana sia seguito da una rapida approvazione di una legge sul fine vita, che eviti per il futuro simili crudeltà”.
Altre riflessioni le trovate sul sito del SIR a questo link.
, 33, 34, 35, 37,ti prendo per la manina ad esaminare la tua alternativa con : 1) se la coscienza di Eluana era morta, stabilisce che in quel caso sarebbe stata effettivamente morta (morte cerebrale) ed le , ; ---------------------------------------------------------Se ancora non ci arrivi e continui a voler mistificare- negando che siano ,- negando che quella fosse ,al fine di sostenere la definizione di una legge che vorrebbe imporre al prossimo i dogmi, negandogli la libertà di scelta, e cercare quindi ancora di<... ------------------------------------------------------------P.S. Segnalo la , che continui a riproporre perchè ne hai bisogno per poter continuare a sostenere le tue< >con una testardaggine che neppure i sofisti avrebbero mai avuto la sfacciataggine di adoperare (una questione di pudore intellettuale)per non voler accettare quanto è stato , ed al proposito della quale sei stato smentito dai giudici e più ancora da Beppino che, ti ricordo per inciso
è il padre,
mentre ?Tu non sei proprio nessuno che abbia alcuna attendibilità, se non una oltraggiosa ad implicare che Beppino abbia potuto mentire riferendo che Eluana era terrorizzata di potersi ritrovare prigioniera dello stato nel quale tu avresti voluto continuare a tenerla.Ora, visto che grazie all'eroismo della battaglia di Beppino,tu ad Eluana non puoi continuare a negare la dignità della sua morte, la sua libertà di scelta, nè di un funerale ove Beppino abbia infine potuto piangere le sue spoglie, visto che quella battaglia di civiltà l'ha vinta contro la tua prepotenza,ti ripeto, sempre più convinto:, tu pensa ché a me ci penso io con i miei cari!dato che il tuo tentativo<Era solo per abituarti a non schematizzare in modo monolitico, per diciamo. :-)>P.S. scrivi
<Beh, io mi diverto soltanto a piazzarti il razzetto nel sedere e vedere come riparti ogni volta per una serie di commenti, con i quali hai sempre bisogno di una quantità di righe ridicolmente numerose per rispondere.Mi diverto a segnalare il ridicolo della tua incapacità da imbranato logorroico che ha bisogno di specificare ogni pelo delle sue interazioni sinaptiche, senza comprendere che quel lavoro sarà forse utile alle sue disastrate organizzazioni neuroniche, ma per nulla alla esposizione di un pensiero pertinentemente argomentato.Un esempio pratico:l'ovvia banalità che tu hai affermata con 10.329 battute in 3 pagine del tuo 31 io la avrei espressa così:"attento salvatore, anche i giudici sbagliano!"Non è che scrivendola con 10.329 battute assume chissà quale valore argomentativo.Ora, prima di ripartire in compagnia del razzetto, rifletti e moderati, chè i tuoi polpastrelli ti saranno grati.Ave Crs 36,
guarda come riparte:
<1) La coscienza di Eluana è morta.
2) La coscienza di Eluana forse è viva.>
2) se la coscienza di Eluana era viva, la legge stabilisce (e pure la Pastorale) che a nessuno si possono imporre cure non desiderate.
--------------------------------------------------------- Se ancora non ci arrivi e continui a voler mistificare- negando che idratazione ed alimentazione forzata siano cure,- negando che quella fosse la volontà certa di Eluana,al fine abietto di sostenere la definizione di una legge barbara che vorrebbe imporre al prossimo i tuoi dogmi, negandogli la libertà di scelta, e cercare quindi ancora di<... convincermi che qualcuno possa decidere al posto di un altro sulle scelte che riguardano la sua persona (ad es tu al posto mio, per essere chiari),ti sei inserito direttamente nel clan infame e vile di quelli che sarebbero inevitabilmente schiaffeggiati da chi non tollera imposizioni ed attentati ai propri diritti costituzionali.>
------------------------------------------------------------P.S.Segnalo in bella evidenza la bugia, che continui a riproporre perchè ne hai bisogno per poter continuare a sostenere le tue tesi che sempre su quella bugia si fondano< la volontà di Eluana che non potevamo conoscere>con una testardaggine che neppure i sofisti avrebbero mai avuto la sfacciataggine di adoperare (una questione di pudore intellettuale)per non voler accettare quanto è stato accertato, ed al proposito della quale sei stato smentito dai giudici e più ancora da Beppino che, ti ricordo per inciso,è il padre,mentre tu, chi cazzo sei?Tu non sei proprio nessuno che abbia alcuna attendibilità, se non una oltraggiosa vile impudenza ad implicare che Beppino abbia potuto mentire riferendo che Eluana era terrorizzata di potersi ritrovare prigioniera dello stato nel quale tu avresti voluto continuare a tenerla.Ora, visto che grazie all'eroismo della battaglia di Beppino,tu ad Eluana non puoi continuare a negare la dignità della sua morte, la sua libertà di scelta, nè di un funerale ove Beppino abbia infine potuto piangere le sue spoglie, visto che quella battaglia di civiltà l'ha vinta contro la tua prepotenza,ti ripeto, sempre più convinto:togli le mani dai miei diritti, tu pensa a te ché a me ci penso io con i miei cari!dato che il tuo tentativo<Era solo per abituarti a non schematizzare in modo monolitico, per renderti più elastico diciamo. :-)>ha zero possibilità di riuscire a farmi digerire la tua prepotenza contro i miei diritti;
se non lo hai ancora capito e continui ad incollare sorrisetti qua e là e scrivere come se non ci fosse niente di personale, non fai che confermare a chi legge quanto sei incapace di afferrare la sostanza, la questione vera che continuo e continuerò a segnalare alla tua prepotenza: il rispetto dei miei diritti.
P.S. scrivi<Sal mi critica che non lo cago, non gli rispondo, lo eludo..>Beh, io mi diverto soltanto a piazzarti il razzetto nel sedere e vedere come riparti ogni volta per una serie di commenti, con i quali hai sempre bisogno di una quantità di righe ridicolmente numerose per rispondere.Mi diverto a segnalare il ridicolo della tua incapacità da imbranato logorroico che ha bisogno di specificare ogni pelo delle sue interazioni sinaptiche, senza comprendere che quel lavoro sarà forse utile alle sue disastrate organizzazioni neuroniche, ma per nulla alla esposizione di un pensiero pertinentemente argomentato.Un esempio pratico:l'ovvia banalità che tu hai affermata con 10.329 battute in 3 pagine del tuo 31 io la avrei espressa così:"attento salvatore, anche i giudici sbagliano!"Non è che scrivendola con 10.329 battute assume chissà quale valore argomentativo.Ora, prima di ripartire in compagnia del razzetto, rifletti e moderati, chè i tuoi polpastrelli ti saranno grati.Fate pace con voi stessi,
perché sulla vostra pratica del cantarsele e suonarsele da soli, fantasticando realtà impossibili, non c'é alcun dubbio,
ma vedo che ogni tanto, suonate spartiti diversi.
Allora dovrei fare, nella vostra fervida, fantasiosa auto-illusione, il razzo o il martire?
Datevi pace,
anche se in effetti,
queste comiche vostre sono impagabili.
Divertente anche leggere, una vera comica:
Uaahahah ,,, Sal , come gli infili il petardo tu, parte come un razzo.
Come se io non avessi risposto altro e prioritariamente a Sal.
Straordinario. Appena Sal scrive, io parto a razzo...
Ma scusa, anche qui la comica è infinita: Sal mi critica che non lo cago, non gli rispondo, lo eludo.. :-)
E naturalmente sbaglia, perché io non lo eludo, è lui che elude me quando non mi legge e però mi vuole elusivo,
altra comica naturalmente, ma pare che debba essere ormai,
il ruolo che volete recitare e non posso che stare a vedere lo spettacolo. :-)
Per la cronaca, oggi il più dei messaggi erano in replica a Sandra: dunque o sono sempre a partire come un razzo (e dunque è fantastica la tua pretesa che sia Sal ad essere necessario in questo effetto), o forse, più ragionevolmente,
rispondo come, dove, quando lo ritengo opportuno liberamente, come mi va e se posso, a chiunque e gli unici razzi che appaiono, sono lo strumento che tu usi al posto delle sinapsi, come collegamento neuronico, che non so se sarebbe più veloce come mezzo di trasporto, risulta di no, ma il problema non è mica questo: è che poi arrivando a destinazione il messaggio neuronico o sinaptico-razzistico, anziché produrre un effetto ragionevole,
esplode e devasta l'area circostante... :-)
Dai, passami il cane che glielo spiego, poi magari ti fa la sintesi adatta. ;-)
Alieno
Uaahahah ,,, Sal , come gli infili il petardo tu, parte come un razzo.
Delle due condizioni, una : o rinunci a infilarglielo ,,, ma ne comprendo il divertimento, o glielo infili e lo assecondi dalla partenza all'arrivo ,,, ma ne comprendo la repellenza ,,, tertium es datur a noi sorbircelo poi .
E comunque buon lavoro ,,, di questi sozzi tempi fascisti è una fortuna averne.
Salute e fratellanza.
Dimenticavo:
anche Feltri, probabilmente, ti darebbe ragione e non a me.
Sempre tanto per renderti prospettive che forse certi pregiudizi, finiscono per rendere invisibile.
A.
In sintesi, l'unica cosa che risulta,
è che non interessa dal fronte di Beppino, la volontà di Eluana che non potevamo conoscere,
ma la volontà di Beppino stesso,
E' questa l'etica che viene proposta dalla sua parte: la proprietà privata, il possesso assoluto, il diritto di vita e di morte nell'esercizio della volontà di un soggetto altro da quella vita.
Così è e vedremo con coerenza, gli stessi schieramenti, con chi promuove l'aborto e chi si oppone a questa idea della vita "oggetto" disponibile in modo assoluto.
Coerenza perché è una vera e propria, ampia, proposta "etica".
Così è anche sul tema "eugenetica", perché il punto è sempre lo stesso.
A sinistra e nel csx, è questo che si propone nella stragrande rappresentazione, con poche eccezioni: diritto assoluto e vita "oggetto" disponibile in mano di altri soggetti. Ma anche disponibile a se stessi, con licenza di suicidio.
Nel cdx, è il contrario, eccezioni incluse e la disponibilità dunque, non è né per altri soggetti, né per se stessi dove incontra l'idea della cultura e dei valori cattolici coerentemente, ma non temere che c'é anche nel cdx, chi sui temi etici come questi, ha invece l'idea della disponibilità della vita, idee laiciste anche e non è affatto cattolico.
Per dire uno tra innumerevoli esempi: Filippo Facci. Scriveva sul Giornale prima, poi è passato a Libero (non è un caso, non è in buoni rapporti con Feltri). Filippo Facci, presumo, sarebbe più dalla tua parte che dalla mia.
Ma non è il solo. Era solo per abituarti a non schematizzare in modo monolitico, per renderti più elastico diciamo. :-)
Ciao,
Alieno
Dunque, Sal al 32,
vengo al tuo commento.
Da
"Anche se molto ...."
fino a
"..impossibili anche con ben più che 24.353 battute, 8 pagine di word dei tuoi commenti dedicati 28, 29, 30, 31. "
Non ha senso che io replichi molto, visto che ci si ripete all'infinito ed è bene far pausa e dato che si commenta da solo nel mostrare il delirio, la paranoia dell'elencazione numerica..
Mah.
Continui ad insistere su un tema che per te non è producente, ma contento tu:
Delle due l'una:
- o era effettivamente già morta e quindi non credo che tu sostenga che si debbano tenere in vita i morti (ma, conoscendoti potresti discutere sofisticamente anche questo);
- o era ancora viva (cosa esclusa perentoriamente dai risultati dell'autopsia), ed allora credi di avere il diritto di negare che siano rispettate le volontà espresse
(io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?)
da una donna che aveva giudicate "terrorizzanti
Allora, ci provo a semplificare ancora di più.
Noi abbiamo due possibilità in gioco e dunque, volendo far valutazione, due "rischi" da soppesare e scegliere.
1) E' morta.
2) Non lo è.
Dobbiamo in un giudizio simile, accollarci il rischio che consegue dalla scelta.
nel caso
1) Il rischio di fare del male ad un morto, è quello che è: non soffre, non si muore due volte (nonostante che ce lo proponga Beppino dove dice che è già morta e dunque deve morire, volendo).
2) Il rischio di far del male a chi è vivo,è un tantino più consistente e rilevante, comprenderai, rispetto alla possibilità di far soffrire il morto.
Emerge che evidentemente, andando oltre la superficie, non è dalla parte di Beppino che si ritiene che sia davvero "morta" Eluana, esattamente come non lo si ritiene dalla parte della Chiesa, con certezza. Il rischio, per Beppino, allora sarà quello di averla morta "cerebralmente" e senza coscienza residua?
Vediamo:
1) La coscienza di Eluana è morta.
2) La coscienza di Eluana forse è viva.
Beppino dice che è morta. Dunque non saranno i cattolici che potranno torturarla e fare ingiustizia. La Chiesa invece avverte: possiamo colpire una coscienza residua, dobbiamo essere prudenti e comprendere il dubbio, non essere nel giudizio così impietoso, come fossimo Dio.
Allora risulta che per Beppino, né preoccupa la sofferenza organica (perchè è solo "cellulare" e non di coscienza e di certo, togliere nutrimento ed idratazione ad un organismo lo mette in condizione di sofferenza, mentre l'organismo di Eluana era affatto in sofferenza, ma in "salute" risulta), né quella di "coscienza", visto che è proprio lui ad opporsi alla Chiesa che prevede la possibilità, per Beppino invece è proprio, proprio "morta" e ogni risposta o segno, altro non è che automatismo biologico e cellulare, nervoso, tutto qua.
Ancora abbiamo che il rischio per Beppino, risulta ben difficile da far equivalere a quello proposto dalla Chiesa (e non solo la Chiesa eh, ci sono anche uomini di altra fede e atei perfino, più prudenti e con il dubbio!).
Allora dove sarebbe la barbarie che dici?
Quale che sia, risulta sbilanciata e nemmeno paragonabile a quella che denuncia che si compie uccidendo Eluana.
Allora il punto, non è questa roba, pretestuosa. Il punto è una proposta etica vera e propria, che propone che la vita sia "indegna" se nn rispetta degli standard che per Beppino sono molto, molto più esigenti di quelli che la Chiesa richiede per riconoscere la dignità della vita dell'uomo.
Mi spiace se non siamo d'accordo, ma non pretendere di avere ragione per forza da me, che ragiono con te.
io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?)
Io no, te l'ho già detto nel precedente: dovrei?
I tribunali laici sbagliano infinite volte.
Anche se dovessi riconoscere questa fallibilità al dogma cattolico, dunque non emerge chiaro perchè dovrei fidarmi di più in effetti. Lo spiegavo meglio nel messaggio precedente a riguardo.
- Barbara? A me sembra barbaro ciò che è stato fatto. E non solo a me.
- contro la sua volontà? Ma non conosciamo la sua volontà nelle condizioni in cui si trovava, per questo bisognava adottare la prudenza.
- Contro i suoi diritti costituzionali? La Costituzione tutela la vita. E se non sbaglio, comprende la tutela della libertà: anche quella di cambiare idea, quando le condizioni e dunque la consapevolezza cambia e non c'è scritto che una ragazzina di 14 anni o 16 o anche fino a ieri adulta, dice qualcosa, non possa cambiare idea, perché prevede il dogma, non certo espressione di libertà e poco umano e civile, per cui uno debba per forza essere obbligato in una scelta, che magari, è sbagliata. Una cosa orrenda.
- perfino le indicazioni della PAstorale? Non si capisce dove.
Io non eludo,
sei tu che sei pigro e puntiglioso e non mi leggi,
ma almeno abbi il buon senso, se non leggi, di non scrivere che eludo: sei solo tu che non leggi, avrai le tue ragioni, ma non puoi, se dici tu stesso che eviti di leggermi, che poi io eludo. Ciò non è leale, né onesto, non è ragionevole.
Se scegli di non leggermi, ti accolli pure la possibilità che risponda e tu non sappia come. Non sei nella condizione dunque, di giudicare ciò che faccio o non faccio,
il tuo dunque, è l'esercizio di un pregiudizio continuo.
Ogni bene e lascia stare le offese,
non aiutano l'argomento delle tue ragioni, semmai il contrario, dunque scrivere cose come
"ti sei inserito direttamente nel clan infame e vile" , ai fini della tua dimostrazione logica, è inutile, mi spiace, non la rafforza e continua nonostante gli insulti e le offese, a risultare debole e fragile, nonché tanto contraddittoria.
E dove scrivi:
"Vedo che sembreresti preferire il dogma, da quanto scrivi, pur affermando che .."
Tu l'hai detto,
e l'hai detto perché assumi con te,
dei dogmi forse, che io non ho.
Contento tu,
Ogni bene allora,
dogmatico d'un Sal,
A.
Anche se molto occupato in questo periodo, spendo un po' del mio tempo con chi ne ha da buttare:
Alieno,
resta su quanto scrivo e cerca di ritrovare il merito, bypassando il macigno del
tuo problema di cercare di giustificare alla tua stessa coscienza (una missione impossibile in psicologia) la prepotenza che cerchi di affermare per conculcare i diritti del prossimo (che è una missione impossibile in democrazia),
impossibili anche con ben più che 24.353 battute, 8 pagine di word dei tuoi commenti dedicati 28, 29, 30, 31.
Ti rammento che ponevo una questione semplicissima, non di stabilire se fosse viva o morta, ma
<Delle due l'una:
- o era effettivamente già morta e quindi non credo che tu sostenga che si debbano tenere in vita i morti (ma, conoscendoti potresti discutere sofisticamente anche questo);
- o era ancora viva (cosa esclusa perentoriamente dai risultati dell'autopsia), ed allora credi di avere il diritto di negare che siano rispettate le volontà espresse
(io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?)
da una donna che aveva giudicate "terrorizzanti" e quindi <gravose> quelle <cure> indicate nella Pastorale?>
per permetterti di comprendere che, comunque fosse,
la tua proposta di prorogare sine die la permanenza del corpo di Eluana sotto la coercizione della idratazione ed alimentazione forzata,
sarebbe stata, come è stata per 17 anni, una cosa
- barbara,
- contro la sua volontà
- contro i suoi diritti costituzionali,
- contro la legge che stabilisce di non poter applicare terapie contro la volontà del paziente,
- contro, persino, le indicazioni della Pastorale.
Che tu abbia sentito il bisogno,
per eludere la semplicità delle due alternative logiche, possibili secondo te, non secondo me o Beppino Englaro (che ne ha avuta conferma da sentenze di diverse corti giudicanti),
di scrivere 8 pagine, mi conferma quanto avevo previsto
<Lo so già che eluderai sofisticamente una risposta ragionevole e semplice (e concisa, eh) come la mia,
e darai ulteriore conferma a quanto nel mio 21, ma poi, se vuoi insistere,
ora ti scrivo soltanto che,
se nel seguito, che non ho letto, del tuo post hai cercato ancora di convincermi che qualcuno possa decidere al posto di un altro sulle scelte che riguardano la sua persona (ad es tu al posto mio, per essere chiari),
ti sei inserito direttamente nel clan infame e vile di quelli che sarebbero inevitabilmente schiaffeggiati da chi non tollera imposizioni ed attentati ai propri diritti costituzionali.>
Quindi: Fosoforo e Logica.
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P.S. a proposito del divertente petardo nel sedere col quale sei partito scrivendo al 30
<Dimenticavo Sal, un tuo passaggio che mi ero annotato e poi ho tralasciato, provvedo:
io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?)
Io no. Dovrei?
Io ho la triste lettura di infiniti casi di malagiustizia, di innocenti condannati...>
riformulo a beneficio di chi ha bisogno (petardo del 31) gli sia segnalato persino l'ovvio:
"A parità di umane possibilità di errore o di malafedi criminali, <io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?>".
Vedo che sembreresti preferire il dogma, da quanto scrivi, pur affermando che
<bisognerebbe per rispondere, scoprire se il dogma è perfetto altrettanto oppure no>.
Il semplice fatto che tu possa immaginare possibile che siano assolutizzabili i dogmi, ti precipita nello stesso errore di chi immaginava di poter presumere che fossero utilizzabili come assoluti gli assiomi di base della matematica (B. Russell ad es.) prima che Godel dimostrasse che non lo erano.
Contento tu!
I giudici italiani sono 1,39 ogni diecimila abitanti, contro la media dello 0,91 degli altri Paesi europei.
L' Italia occupa il 155 posto su 178 Paesi esaminati per l'efficienza della giustizia (rapporto annuale 2007 della Banca Mondiale)
I processi durano mediamente 116 mesi in Italia, contro i 34 mesi dell' Austria, ad esempio, con un peggioramento anno dopo anno.
Dal 1975 al 2004 la durata delle cause civili è aumentata del 90% (relazione dell'anno 2007 del presidente della Corte di Cassazione)
Tra il 1999 e il 2007 la Corte europea ha condannato l'Italia 948 volte per non aver rispettato i tempi di un giusto processo.
Questo corrisponde ad una sentenza contro l’Italia emessa ogni tre giorni.
Solo nel 2007 sono stati pagati 56 milioni di danni per MALAGIUSTIZIA (1 euro per ogni italiano).
Le cause pendenti in Italia sono 8 milioni: 5 milioni di cause civili e 3 milioni di cause penali.
Si calcola che in ogni causa sono coinvolti almeno in 2, significa che 16 milioni di italiani hanno cause in corso (1 ogni 4 abitanti).
E QUANDO SBAGLIANO?
Solo lo 0,6 per cento dei magistrati che vengono giudicati per colpa o omissioni nell'esercizio del loro lavoro
e finiscono davanti al loro organo di giustizia perdono il posto.
Negli ultimi sette anni (1999-2006) il Csm ha istruito mille e dieci procedimenti disciplinari.
Con questi risultati: 812 chiusi con l’assoluzione, 126 con l’ammonimento, 38 sono finiti con la censura,
22 con la perdita di anzianità, 2 con la rimozione e 4 con la destituzione.
In pratica, dei mille e 10 magistrati sottoposti a giudizio, solo 6 hanno pagato per le loro colpe.
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I dati non sono aggiornati. Da allora, la situazione è peggiorata di molto (più casi di ingiustizia per i più disparati motivi, meno ancora, per quanto irrisori, i magistrati a cui sono state imputate responsabilità in modo serio, al massimo note disciplinari, ma già non è poi così frequente nell'ultra-casta).
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In questi giorni va in scena la nomina del consiglio direttivo della scuola della magistratura.
Gli eletti saranno delegati a scegliere gli insegnanti più idonei a formare i nuovi giudici. Quelli che dovranno insegnare ai neofiti un comportamento irreprensibile legato alla loro professione oltre alla giusta interpretazione delle leggi ed alla loro applicazione.
Persone quindi di alto livello morale e professionale. Persone che hanno svolto il loro lavoro in modo ineccepibile.
Ebbene tra i candidati troviamo il giudice Margherita Cassano.
La signora Cassano è il giudice che negli anni '90 in Toscana raccolse le dichiarazioni di alcuni pentiti che accusarono il bancario Roberto Giannoni di appartenere a Cosa Nostra, di estorsione, usura, traffico di armi ed eroina. Un grosso delinquente secondo il giudice, che lo fece prontamente incarcerare.
Dopo dieci anni, di cui uno in carcere, e dopo aver dilapidato tutte le sue proprietà per difendersi, perso i genitori, morti di crepacuore, perso la fidanzata per la vergogna ..... E' STATO ASSOLTO.
Lo stato lo ha risarcito con 200 dei nostri milioni. La signora non ha versato neanche un centesimo.
In compenso ora è una illustre candidata ad una carica di prestigio.
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Le nuove frontiere del terzomondismo-relativismo-politically correctness:
Trieste - Condannato con rito abbreviato a nove anni e due mesi di reclusione dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Udine il 10 giugno 2008, per omicidio volontario, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, si è visto scontare la pena di un anno in secondo grado dalla Corte d’Assise d’appello di Trieste perché ritenuto “vulnerabile geneticamente”.
E’ quanto accaduto – per la prima volta in Italia – al cittadino algerino Abdelmalek Bayout, accusato di aver ucciso a coltellate nel 2007, a Udine, durante una rissa, il colombiano Walter Felipe Novoa Perez, di 32 anni.
Attraverso un’indagine cromosomica innovativa, Bayout è stato trovato in possesso di alcuni geni, che lo renderebbero più incline a manifestare aggressività se provocato o espulso socialmente. Tale “vulnerabilità genetica” si sarebbe incrociata, nel momento immediatamente precedente all’omicidio, con “lo straniamento dovuto all’essersi trovato nella necessità di coniugare il rispetto della propria fede islamica integralista con il modello comportamentale occidentale”, così da determinare nell’uomo “un importante deficit nella sua capacità di intendere e di volere”.
.....
Praticamente, siamo arrivati al paradosso: la giustizia razzista o genetica, dove magari, si vorrebbe suggerire l'opposto.
Il 22 gennaio scorso, a Guidonia, una ragazza è aggredita e stuprata, cinque giorni dopo i carabinieri arrestano i presunti autori ed i complici, che ne hanno agevolato la fuga. Ci sono le confessioni, perché uno racconta che erano ubriachi e che avevano già provato, poche ore prima, ad aggredire un’altra coppia. Ci sono le prove, perché alla ragazza portarono via il cellulare, con il quale uno dei criminali aveva chiamato casa.
Caso chiuso? No!
Il pubblico ministero di Tivoli è lo stesso pm che ha gestito l’accusa contro le maestre di Rignano, sospettate di pedofilia, in modo esemplare.
A giugno il nostro giudice dichiara di avere terminato l’inchiesta. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Ci sono le vacanze e, per giunta, lui chiede ed ottiene il trasferimento a Roma. Si arriva alla fine di ottobre e scadono i termini della custodia cautelare. Purtroppo il nostro servitore della legge non ha avuto il tempo e la memoria per chiedere il rinvio a giudizio dei due favoreggiatori, che vengono scarcerati.
Si ricorderà di rinviare a giudizio i violentatori prima che scadano i termini a gennaio?
Vedi, giustizia laica, laicissima. Ma questa condizione, non ci assicura nulla e non ci conforta, come vedi, riguardo alla giustizia, dove ppuoi leggere simili notizie: 6 mesi per terminare un'inchiesta già conclusa, a questo giudice non bastano: troppo impegnativo. Dunque si prende tempo fino ad Ottobre per il rinvio. Ma non ce la fa ugualmente, troppo impegnativo.
Se questo giudice lavorasse come un privato, un autonomo, dove se non produci e lavori, cioè dove il pane te lo devi guadagnare e ce la devi fare, o questo giudice sarebbe morto di fame, oppure ce la farebbe, improvvisamente scoprendo che non è aldisopra delle sue possibilità lavorare. D'altra parte, quando i giudici sono ultra-casta ed è improbabile aver conseguenze serie se non nella probabilità di azzeccare una quaterna al lotto, tu comprendi, non è il caso di farne un cruccio: si rimanda, chi se ne frega.
Allora, tu augurati di non aver mai bisogno di giustizia civile. E se deve proprio accadere, di avere il fattore "C" dalla tua, che non è la C di laiCo, che non sarà poi a darti ragione, bensì la C di cu.. :-S
Leggendo le notizie del giornale locale (Nazione e Tirreno), sono due giorni di fila che leggo di caso di ingiusta condanna.
Una l'ho ritrovata e te la propongo e poi vedi tu, che roba è, purtroppo:
PONSACCOA giudizio per errore,Venne sottoposta al test in seguito a un incidente d’auto, perse anche il lavoro. Ora vuole chiedere i danni alla procura
PONSACCO. Non c'è solo la malasanità ma anche la malagiustizia. Lo sa bene una donna di Ponsacco che dopo un incidente stradale, nel giugno 2006, per uno sbaglio è stata denunciata per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. La notizia diventò pubblica e la donna perse il lavoro. Ora in tribunale a Pontedera il giudice, Giulio Cesare Cipolletta, l'ha assolta perché il fatto non sussiste.
La vicenda inizia dopo un incidente stradale del 12 giugno 2006. La donna, che oggi ha 39 anni, venne trasportata al pronto soccorso del Lotti e sottoposta ad alcuni accertamenti. Il referto stilato dai medici, con i risultati delle analisi, venne male interpretato. Partì una denuncia in stato di libertà nei confronti della donna con conseguente segnalazione alla prefettura di Pisa. Inutili furono i tentativi della donna di spiegare che non aveva assunto alcuna sostanza stupefacente. Tra l'altro aveva avuto l'incidente appena era uscita dal lavoro. Non venne creduta, come ha spiegato anche il suo avvocato, Giovanna Cerisano. Né è stato dato alcun credito alla relazione fatta da un consulente di parte al quale la donna si era rivolta nel tentativo di dimostrare che c'era stato un errore nel leggere le analisi e che i valori considerati irregolari in realtà non lo erano.
«In seguito a tutta questa storia - ha raccontato la donna durante il processo - ho perso anche il lavoro, ho attraversato un momento difficile». La notizia dell'incidente e della successiva denuncia finì anche sulle pagine dei quotidiani locali così da compromettere, secondo quanto spiegato dalla donna, che ora potrebbe chiedere i danni alla Procura, il rapporto con il suo datore di lavoro.
Eppure la consulenza difensiva non deve essere stata presa in considerazione e la donna è stata addirittura rinviata a giudizio. Il caso probabilmente è stato trattato come uno dei tanti che finiscono in Procura in seguito a denunce per guida in stato di ebbrezza da alcol o da sostanze stupefacenti. Il dibattimento è servito a dimostrare - nel frattempo però sono passati quattro anni difficili - che c'era stato un errore. L'assoluzione è arrivata anche se dopo molto tempo e dopo che la donna ha dovuto sostenere le spese per difendersi da un reato che non aveva commesso.
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Vuoi un consiglio non richiesto? Cerca di non cercare le comodità e gli agi rassicuranti dei conformismi, di schemi rigidi,
c'è da restarci molto delusi, fidati, il tuo sarebbe un pre-giudizio (positivo magari), non un giudizio vero sulla giustizia, il tuo sarebbe un atteggiamento dogmatico, simil-religioso, se non conservi anche in questo, una disposizione "agnostica", cioè nell'accezione di "scettico" porsi.
Quando si tratta di uomini, sarebbe il caso di essere sempre un po' scettici, aprirsi alle diverse possibilità, mentre la fede nell'uomo, è una religione che possiamo già con certezza smontare come culto e casi così, per non parlare delle molteplici possibilità altre, ti fanno comprendere perché la fede nell'uomo divinizzato, sostituendo Dio, è una vera "sòla".
:-)
Ciao.
A.
Dimenticavo Sal, un tuo passaggio che mi ero annotato e poi ho tralasciato, provvedo:
io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?)
Io no. Dovrei?
Io ho la triste lettura di infiniti casi di malagiustizia, di innocenti condannati (peggio ancora se condannati a morte, comprenderai l'irrimediabilità assoluta), di sbagli umani inevitabili, cioè in "buona fede" del giudice (già, "fede", cioè un "credere" aldilà di come sia poi magari, la realtà che emerge successivamente), ma anche nel pregiudizio, per dogmi ideologici, incapacità, interesse...
Una letteratura sterminata quello del giudizio civile (e penale) che ci racconta, se solo li mettessimo in fila uno dietro l'altro, un orrore. Ma se sarebbe ingiusta l'immagine disfattista assoluta (perchè naturalmente ci sono casi di giustizia amministrata meglio), sarebbe utilissima a ricordarci la presunzione dell'uomo: quella di pretendere l'infallibilità del giudizio e quello, insomma, di poter mai avere qui, per quanto si impieghino sistemi, ordini o meccanismi, una reale giustizia in terra.
Non sarà qua mai possibile, perché siamo esseri umani, siamo limitati e finiti, dunque ogni nostra applicazione e possibilità, è condizionata dai propri limiti.
Tuttavia, abbiamo la possibilità di idealizzare ciò che va oltre il nostro limite, cioé l'infinito. Come è possibile che l'uomo sappia superare se stesso, le proprie possibilità finite?
Molto semplice: quell'idea non viene da lui, ma da fuori, dall'esterno, dall'infinito.
Cioè da Dio, qualcosa che abbiamo conosciuto, che abbiamo con noi, come possibilità di superare nella concezione ideale, il nostro essere finiti e limitati.
Ma come sai, non a tutti è comoda o fa piacere, l'ammissione d'una Verità, può essere tremendamente scomoda. Meglio per alcuni, pensarsi auto-sufficienti, avere presunzione,
sostituirsi a Dio. Ed è un guaio, perché poi chi lo fa, un Dio non è: dunque, l'errore sarà disastroso, perché non avendo quella giusta collocazione di umiltà del nostro ruolo, saremo continuamente imprudenti e scopriremo amaramente che la realtà è che noi, non siamo Dio davvero, nemmeno se ce la raccontiamo da soli.
Dunque, una giustizia terrena, non potrà mai davvero essere "affidabile", se non comprendendo con umiltà, il nostro difetto.
Perché altrimenti, trattasi non più di affidabilità, ma di fede vera e propria, cioé la presunzione (antica come l'uomo) di poter aver fede in se stesso, come fosse Dio.
Io posso affidarmi alla giustizia civile. Ma non ho "fede" nella giustizia. E la ragione mi sostiene in questo: è una giustizia limitata, che racconta tantissimi casi di ingiustizia, in buona o in cattiva fede compiuti, dove spesso, uno che entra in tribunale, sia esso consapevole di essere assolutamente innocente o anche consapevole della sua colpevolezza, si affida al fattore "C", alla buona sorte, oppure ai santi, a Dio, all'amuleto portafortuna perché tutti in fondo sappiamo, che nell'affidarsi alla giustizia terrena, questa non è degna di autentica "fede", è umana e dunque, puoi aspettarti il meglio, come il peggio, la giustizia decente o indecente.
E' meglio di un dogma? Boh. Dipende dal dogma. Il paragone è improprio. Sarebbe proprio se la giustizia fosse perfetta, come un orologio perfetto nel meccanismo di precisione, allora avrebbe senso e bisognerebbe per rispondere, scoprire se il dogma è perfetto altrettanto oppure no.
Mentre noi, abbiamo una giustizia che spesso fa degli obbrobri pazzeschi, dunque non orologio preciso, ma folle che ora segna l'ora giusta, poi magari no, poi sì, poi no, poi sì, ma nessuno sa il momento in cui segna l'ora perfetta e questo, in effetti, può essere un problema, non trovi?
Dunque: la giustizia laica non è perfetta. Non solo sbaglia, ma non sappiamo quando lo fa. Il dogma può essere perfetto, oppure no.
Il paragone, non ha molto senso secondo me, tu la vedi diversa, discutendo logicamente? Io in tribunale, prego che l'uomo abbia fortuna di vedere una ragionevole giustizia, però, la mia fede va ad altro, se permetti, che all'uomo che non è Dio, se non per presunzione o illusione.
Ciao,
Alieno
Vedi Sal, che dove ti prendi la briga di leggere
(ci vuole tempo, comprendo, ma se metti insieme tutto il tempo che impieghi per offendermi, per copia incollare i miei commenti che non leggi, per contare pagine e battute, e ripartire con le invettive, nonché quel tempo che impieghi per fare appelli al prossimo per fare altrettanto, quel tempo non dovrai faticare ad inventartelo, trattasi solo di miglior utilizzo)
dove lo fai, ne nasce un confronto, qualcosa che dà senso al dialogo, alla discussione, aldilà della differente posizione.
Vengo al punto, dove alla mia domanda:
<Domanda semplice che pongo alla tua ragione:e replichi:
ti do una risposta ragionevole e semplice.
Delle due l'una:
- o era effettivamente già morta e quindi non credo che tu sostenga che si debbano tenere in vita i morti (ma, conoscendoti potresti discutere sofisticamente anche questo);
- o era ancora viva (cosa esclusa perentoriamente dai risultati dell'autopsia), ed allora credi di avere il diritto di negare che siano rispettate le volontà espresse
(io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?)
da una donna che aveva giudicate "terrorizzanti" e quindi <gravose> quelle <cure> indicate nella Pastorale?
E poi, siccome sei limitato dal pregiudizio e pretendi di conoscermi fino al punto di volermi a sostenere di tener in vita i morti (ma non risulta da nessuna parte nel blog che l'abbia solo suggerito sia questo l'intento),
pensi di aver fatto un bell'esercizio di logica, ma quel pregiudizio, Sal, ti ha distratto molto mentre scrivevi:
Ora tra le due "era viva o era morta?" scegli tu.
Tu ce l'hai continuamente questa rigidità di schemi, per cui una debba scegliere necessariemente tra due o più proposizioni che tu proponi e non ne prevedi altre: così deve essere, scegliere tra ciò che proponi. E perché? Non è logico.
Io non devo affatto scegliere se era viva o morta, Sal, hai una rigidità di schemi che riduce la tua elasticità logica, non sei dinamico.
Perché come noterai, io insisto proprio sul fatto che NON sappiamo risolvere con certezza, se era viva o morta, se vuoi metterla così ridotta, né tantomeno, su quale fosse la volontà autentica di Eluana nel momento in cui si trova nella nuova condizione.
E dunque, apparendo proprio la debolezza di impianto della "logica" di Beppino Englaro, che tanto robusta logica non è ed appunto, potendogli constestare:
Era viva o era morta tua figlia, Beppino?
Lui dice che è morta. Anzi, stramorta, da almeno 15 anni mi pare, anno più o meno. E quindi? Tanto accanimento nell'uccidere morti, per paura che i morti soffrano, non mi pare ragionevole e credibile, mentre appare più una sua questione di principio, di puntiglio, ma la teoria è, così come l'ha presentata a tutti, debolissima da difendere.
E poi ci aggiunge che la possibilità residua di una coscienza è esclusa, dunque anche la cognizione di una sofferenza o insofferenza e dunque non lascia spazio al dubbio, ma anche rinforza la debolezza della sua pretesa, per come la imposta.
Infatti, l'immagine di Eluana sofferente, ingiustamente, la nuova condizione, che è stata ampiamente presentata purtroppo e qui abbiamo visto infatti, gente che scriveva di suore torturatrici ad accanirsi su Eluana sofferente (che però, è il padre stesso a dire che è morta e stramorta da 15 anni e che si deve escludere coscienza capace di percepire il senso della sofferenza cosciente e psichica), è stata una scemenza che non è mai stata davvero confrontata ed elaborata in un dialogo, semplicemente ci è stata presentata così, scegliere la tifoseria: Eluana che soffre (da morta, stramorta e senza coscienza, nessuno che ci abbia pensato su?) che dunque deve morire, oppure gli infami pro-life, le infami suore, gli infami cattolici, o almeno coloro che danno significato al termine, così come "gli atei devoti", cattivi e crudeli torturatori (sempre di morti e di chi coscienza non ha?).
Evidentemente, come scrissi a suo tempo, Beppino barava, ha sempre barato: sapeva e soprattutto, TEMEVA che Eluana fosse viva, nonostante ripetesse come un mantra che era morta e stramorta e escludendo in assoluto coscienza, temeva di accollarsi quella vita che non riconosceva più, non era in grado di accettare così come era.
Ma allora, era meglio uscisse allo scoperto, come del resto, fece Welby, più "onestamente", diciamo, non è che devi piantare questa balla della figlia morta, stramorta che deve morire in pace, essendo già morta e che soffre, però senza aver coscienza per soffrire,
del resto il suo impianto è debole e dunque non poteva certo dire che anche se la sofferenza psichica era esclusa in assenza di coscienza, restando quella organica, perché Eluana aveva una salute di ferro, paradossalmente, in salute, non prendeva medicine per curare alcunché, anzi, un organismo in forze, capace di avere ciclo mestruale ed anche di affrontare senza cure, come quando appunto, si vide la speranza di molti pregando che morisse, per una qualche piccola emorragia,
ma la vita di Eluana, senza medicina alcuna, senza farmaco alcuno per superare quel momento, deluse queste incredibili preghiere di morte e ritornò in forma.
Dunque, organicamente robusta ed in salute Eluana e Beppino Englaro, anzi, ha deciso di far soffrire quell'organismo e non poco, proprio determinatissimo a farlo crepare senza nutrizione e idratazione.
Quelle osservazioni che fai, allora, come vedi, non sono altro che quelle che faccio a Beppino e tu, con la ragione, vedi affiorarle nella tua mente, solo che sbagli bersaglio e le rivolgi a me, che sempre dico, che non potevamo sapere, che c'erano dubbi, che dunque la prudenza era doverosa.
Volontà espresse:
Se hai pazienza di leggere quello che ho scritto oggi, così come in tante altre occasioni passate, scoprirai che anche questa è una cosa tremenda: volere la validità di una testimonianza del soggetto coinvolto, tra l'altro, parente e comunque, sempre insufficiente: nessuno vorrebbe mai essere condannato a dover fare per forza qualsiasi cosa abbia detto all'età di 5, 9, 12, 15, 18, nemmeno 20 anni, perché la vita è cambiamento, continua trasformazione e l'uomo, con la sua ragione, trasforma adattandosi o meno, alle nuove condizioni e di queto ho detto molte volte. Se nessuno può essere costretto a tifare rossonero perché lo diceva a 14 anni, che è una sciocchezza, ma sarebbe comunque assurdo gli sia impedito di cambiare idea (che so, magari cambiando idea sulla squadra del cuore nel tempo), figurati che assurdità simile pretesa per temi ben più seri.
Come la vita. Per saperne di più, avremmo dovuto avere una volontà espressa da Eluana, non frasi sentite dire tantissimi anni prima, da ragazzina. Ben pochi sono e fanno cose dette da ragazzini. Io volevo fare l'astronauta. O il veterinario. Faccio altro e non per questo voglio morire, ma allora, mi sembrava quasi che se non l'avessi fatto, la mia vita non sarebbe stata accettabile.
Non scherziamo con questi trucchi, questi bluff. Parliamo schietti. La tua è la proposta di chi riduce il valore vita a degli standard per cui debba essere accettabile e riconoscibile degna di tutela. Standard che sono mooolto al ribasso e che fanno parte di una proposta ampia di riduzione del valore vita, secondo relativi, all'utilitarsismo, alle convienienze ecc.
Le tue offese, Sal, non mi fanno un baffo. Come sai sono cristiano, qualcosa ho imparato sugli schiaffi:
non cambierò idea, né i valori, né ragione, né fede, se mi si prende a schiaffi. Però appare l'incapacità di chi offende e schiaffeggia, di contare sulla sola ragione invece, sempre molto utile.
Non ci sono attentati ai diritti costituzionali, se non in chi la stravolge e calpesta: la Costituzione tutela, infatti, la vita, non il contrario.
Devi ancora allenarti al dialogo, hai troppi pregiudizi, Sal, sei in difetto di ragione o comunque, poco allenato, non so. E sei tu che appari poco equilibrato e che forse dovresti moderarti e non poco, ma insomma, fa come sempre, un po' come ti pare, non sono io a scapitarci, è la tua immagine che ne risente parecchio e secondo me, tu meriti di meglio che rappresentarti così malamente.
A.
Lo so già che eluderai sofisticamente una risposta ragionevole e semplice (e concisa, eh) come la mia,
Quante cose sai tu. Peccato,
non ne azzecchi una,
hai troppo pregiudizio per azzeccarli i giudizi.
Tornerò senz'altro ed è appunto ciò per cui non ti dai pace e sei costretto a fare appelli e sottoscrizioni, da tempo, facendo la figura del poveretto che si impegna, si impegna tanto, ma non riesce, macché, se non ottenere niente e subito anche.
Perché appunto, il tuo è un impegno assurdo e sciocco, nonché apparendo meschino nel tuo continuo da mesi, mesi e mesi, scrivendo cose:
"non scrivete ad Alieno" o "non leggetelo", "io non lo leggo mai quando scrive troppo" e poi anche quando scrive meno "è bugiardo e mistificatore", è "malato", è "troll", è "negazionista" è "prepotente", "evitatelo", "ignoratelo", oppure fate come faccio io qui e qui, come già scritto al post n.x ed anche al n. z, dove già dimostra il n. y e dunque logicamente, evidentemente, innegabilmente...
Secondo te, che figura stai facendo da mesi e mesi? Ci arrivi a comprendere che non sono io ad offendere la tua immagine, ma tu stesso ti rappresenti al peggio?
Ce la fai? Sei connesso?
Pare di no, perché continui a ripetere te stesso, compreso divertirci con la tua ossessione aliena che senza pace, si prende la briga e la noia, gratis, di contare le battute con word...
E mentre tu sei così prigioniero della paranoia aliena, io nel frattempo da mesi e mesi e mesi, ho scritto su tutto e di tutto, facendo esattamente ciò che volevo fare: portare le mie idee, le mie riflessioni, le mie domande, i miei punti di vista, insomma,
essendo libero, dove tu parrebbe proprio lo sia in modo ridotto.
Ogni bene prigioniero,
Alieno
Si è appiccicato tutto, quindi riposto:
Alieno 22, scrivi
<Bene, ma usiamo un attimo la nostra ragione e la nostra possibilità di farlo con semplicità Sal.>
Uno tanto ridicolmente distratto da scrivere quanto sopra e poi postare un commento di 4 pagine di word, confermando quanto al mio 21 a Russell,
è quasi impossibile reperirlo, anche con qualche ora di ricerca, sul web o altrove.
Pensaci! Quindi armati di qualsiasi ricostituente per la memoria e ricorda quanto ti ho già scritto e ripetuto infinite volte:
ti leggo soltanto se sei rispettoso ed educato nella concisione, e ti invito a non indirizzarti a me con i tuoi post logorroici, e solipsistici; trovati qualche interlocutore disponibile nella vita reale,
se proprio hai tanto bisogno di dare sollievo alla tua conclamata patologia.
Comunque, visto che al solito non ce la fai per scarsità di argomenti ragionevoli e semplici ad esprimerti senza sbrodolare interminabilmente,
e visto che nel tuo incipit poni una
<Domanda semplice che pongo alla tua ragione:
Può essere gravosa qualsiasi cosa ad un morto?>
ti do una risposta ragionevole e semplice.
Delle due l'una:
- o era effettivamente già morta e quindi non credo che tu sostenga che si debbano tenere in vita i morti (ma, conoscendoti potresti discutere sofisticamente anche questo);
- o era ancora viva (cosa esclusa perentoriamente dai risultati dell'autopsia), ed allora credi di avere il diritto di negare che siano rispettate le volontà espresse
(io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?)
da una donna che aveva giudicate "terrorizzanti" e quindi <gravose> quelle <cure> indicate nella Pastorale?
Ora tra le due "era viva o era morta?" scegli tu.
Lo so già che eluderai sofisticamente una risposta ragionevole e semplice (e concisa, eh) come la mia,
e darai ulteriore conferma a quanto nel mio 21, ma poi, se vuoi insistere,
ora ti scrivo soltanto che,
se nel seguito, che non ho letto, del tuo post hai cercato ancora di convincermi che qualcuno possa decidere al posto di un altro sulle scelte che riguardano la sua persona (ad es tu al posto mio, per essere chiari),
ti sei inserito direttamente nel clan infame e vile di quelli che sarebbero inevitabilmente schiaffeggiati da chi non tollera imposizioni ed attentati ai propri diritti costituzionali.
Insisto come al solito: tante cure di fosforo ed uno studio dei procedimenti logici, eh!
P.s. Per invitarti alla moderazione ti faccio notare che il mio post (pur con tante righe di cortesia di spaziatura) occupa 1 (una) sola pagina di word con 2.511 battute.
Alieno 22scrivi <Bene, ma usiamo un attimo la nostra ragione e la nostra possibilità di farlo con semplicità Sal.>Uno tanto ridicolmente distratto da scrivere quanto sopra e poi postare un commento di 4 pagine di word, confermando quanto al mio 21 a Russell,
è quasi impossibile reperirlo, anche con qualche ora di ricerca, sul web o altrove.Pensaci! Quindi armati di qualsiasi ricostituente per la memoria e ricorda quanto ti ho già scritto e ripetuto infinite volte:ti leggo soltanto se sei rispettoso ed educato nella concisione, e ti invito a non indirizzarti a me con i tuoi post logorroici, e solipsistici; trovati qualche interlocutore disponibile nella vita reale,
se proprio hai tanto bisogno di dare sollievo alla tua conclamata patologia.Comunque, visto che al solito non ce la fai per scarsità di argomenti ragionevoli e semplici ad esprimerti senza sbrodolare interminabilmente,
e visto che nel tuo incipit poni una <Domanda semplice che pongo alla tua ragione:
Può essere gravosa qualsiasi cosa ad un morto?>ti do una risposta ragionevole e semplice.Delle due l'una:- o era effettivamente già morta e quindi non credo che tu sostenga che si debbano tenere in vita i morti (ma, conoscendoti potresti discutere sofisticamente anche questo);
- o era ancora viva (cosa esclusa perentoriamente dai risultati dell'autopsia), ed allora credi di avere il diritto di negare che siano rispettate le volontà espresse
(io mi fido dei tribunali laici più che del dogmatismo cattolico, e tu?)
da una donna che aveva giudicate "terrorizzanti" e quindi <gravose> quelle <cure> indicate nella Pastorale?
Ora tra le due "era viva o era morta?" scegli tu.
Lo so già che eluderai sofisticamente una risposta ragionevole e semplice (e concisa, eh) come la mia,ora ti scrivo soltanto che,
se nel seguito, che non ho letto, del tuo post hai cercato ancora di convincermi che qualcuno possa decidere al posto di un altro sulle scelte che riguardano la sua persona (ad es tu al posto mio, per essere chiari),ti sei inserito direttamente nel clan infame e vile di quelli che sarebbero inevitabilmente schiaffeggiati da chi non tollera imposizioni ed attentati ai propri diritti costituzionali.Insisto come al solito: tante cure di fosforo ed uno studio dei procedimenti logici, eh!
P.s. Per invitarti alla moderazione ti faccio notare che il mio post (pur con tante righe di cortesia di spaziatura) occupa 1 (una) sola pagina di word con 2.511 battute.
@Alieno
Davvero mi sarei stupito se anche per quanto riguarda il buddismo non avessi avuto qualche lezione da impartire, per altro a qualcuno (manuela) che con tutta evidenza ne capisce assai piu' di te....
Piccola domandina: esiste qualche argomento per cui tu non abbia la risposta già in tasca? Ti capita mai di dover sospendere il giudizio di fronte a qualcosa o semplicemente di provare dello supore?
Altra domandina in rifermimento al tuo n.17: come fai a distinguere un giudizio da un pregiudizio? Vi sono dei criteri oggettivi in base ai quali operi questa distinzione, oppure si tratta di una classificazione di carattere prettamente arbitrario e soggettivo, nel senso che i tuoi (o le idee che ti aggradano) sono giudizi mentre quelli degli altri (o le idee che non ti aggradano) sono pregiudizi?...
Sal & Russell,
mi siete formidabilmente utili vi assicuro, perchè mettete in evidenza la vostra ottima testimonianza
di "bullismo" nel socialnet.
Come molti avranno avuto occasione di scoprire, con la possibilità virtuale, c'é stata una massificazione ed un ampliamento "quantitativo" della cultura e del comportamento "qualitativo" reale, cioé un trasporto nella possibilità virtuale della realtà, che molte volte, come accade nella realtà appunto, potendo osservare lo stesso purtroppo, quando l'applicazione è del peggio e scoprendo che
la sommando il valore dei cervelli singoli, non si ha corrispondenza poi al risultato di una somma, ma si ottiene un risultato spesso in forte difetto, ridotto.
Così è nella realtà, quando la massa diventa branco, così parrebbe qui, quando riproduce le stesse dinamiche.
Dunque "bullismo" e "branchismo" nello spazio social-net, rappresentati magnificamente, così come la cultura della tifoseria di "ultrà".
Anche qui virtualmente, potendo notare come poi, i bulli che si sentono forti nel "branco", presi uno ad uno, si sentono deboli, molto deboli e meno spavaldi.
Ma anche come se si ha volontà di difendere le proprie ragioni e la propria proposta civile nelle relazioni,
nemmeno il numero fa la forza, perché al di là di una quantità, se questa si riduce nella qualità, sommando le capacità dei singoli non abbiamo corrispondenza con il valore risultante nella somma del branco, ma appare la drastica riduzione di qualità.
Dunque, a chiunque non si spaventi e resista nelle proprie ragioni, al bullismo o al branco, avrà comunque la possibilità della ragione dalla sua e sarà sempre il branco ed il bullismo
così, ad umiliarsi e far apparire la meschinità dei singoli che vi aderiscono.
L'unione fa la forza, quando è unione di cervelli, il numero da solo non basta,
anzi, appare ancor meglio in un branco, tra bulli, la debolezza e la meschinità dei singoli proprio nel loro intento di squalificarsi e nella loro incapacità di relazionarsi tra individui, volendo contare sul branco per sentirsi ed illudersi di essere capaci.
Dunque, grazie, grazie e grazie,
siete utilissimi, continuate così, non mi sarebbe possibile spiegarlo meglio, senza la vostra concreta testimonianza,
davvero formidabili. :-)
Alieno
Ricevo e doverosamente rigiro ,,,
Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro, dopo 17 anni passati senza coscienza in un letto, divenne finalmente libera. Direi liberata, dall'impegno civile di un padre esemplare e dal sussulto democratico di una parte del Paese che non tollerava l'illecita invadenza dello Stato nell’imporre ad una persona terapie non volute per prolungarne l’agonia.
Il dibattito sul testamento biologico fu allora travolto e nell'Aula del Senato si arrivò all'approvazione di una legge contro la libertà di scelta, calpestando il principio dell'autodeterminazione dell'individuo.
Oggi vi scrivo per ribadire, ad un anno dall'appello sul sito
che vi ha visti firmatari, insieme a personalità del mondo giuridico, della cultura, dello spettacolo, dello sport (da Gustavo Zagrebelsky a Marcello Lippi, da Eugenio Scalfari a Luciana Littizzetto): non permettiamo che venga dato il via libera a una legge contro la libertà di scegliere. La legge approvata dalla destra al Senato lo scorso marzo è adesso all'esame della Camera dei Deputati che la renderà presto definitiva. Si tratta di una norma contro la libertà individuale nella scelta delle terapie. Di fatto impone a tutti noi l'obbligo di terapie mediche quali la nutrizione e l'idratazione artificiali, anche se siamo contrari ad esse, anche se servono solo a prolungare una irreversibile agonia. La strada da percorrere è un confronto aperto e libero da condizionamenti ideologici, per una legge che tutti condividano. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha mostrato aperture in tal senso, ma il Governo sembra voler utilizzare la propria forza per imporre un voto ideologico sul testamento biologico, contro le evidenze scientifiche e la libertà individuale. Il mio impegno su questi temi continua più forte di prima. Per questo chiedo a voi, donne e uomini liberi e laici, di esercitare i vostri diritti di cittadini, promuovendo un'azione di pressione sulla Camera dei Deputati. E' il momento di fare sentire la nostra voce: scriviamo al Presidente Fini, utilizzando un modello di lettera che vi allego oppure scrivendo un testo diverso. Se saremo in tanti riusciremo a fare "massa critica" e non resteremo inascoltati. Per scrivere a Gianfranco Fini manda un'email a: fini_g@camera.it Ignazio Marino Presidente Fini,sono un sostenitore dell'appello per il testamento biologico (Appellotestamentobiologico.it) promosso dal senatore Ignazio Marino e da numerose personalità del mondo giuridico, scientifico e culturale italiano.
La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata dal Senato sarà presto all'esame dell'Aula della Camera dei Deputati. Le scrivo per invitarLa a non ignorare la mia voce. Chiedo una legge per il diritto alla salute ma contro l’obbligo alle terapie.Chiedo una legge laica, tracciata nel solco dell'art. 32 della nostra Costituzione.Mi auguro che il Suo contributo sia determinante nell'aprire una nuova fase di riflessione e condivisione su un testo che attualmente è contro le evidenze scientifiche e la libertà individuale.Un confronto che consenta di uscire da un’impostazione ideologica, rendendo la legge utile per le persone in modo che ciascuno possa scegliere liberamente a quali terapie sottoporsi e a quali rinunciare. Grazie FirmaSal, al 18:
ti ringrazio delle citazioni.
Punto 120, paragrafo 3: “L'alimentazione e l'idratazione, anche artificialmente amministrate, rientrano tra le cure normali dovute sempre all'ammalato quando non risultino gravose per lui:la loro indebita sospensione può avere il significato di vera e propria eutanasia”.>
Bene, ma usiamo un attimo la nostra ragione e la nostra possibilità di farlo con semplicità Sal.
Il paragrafo è chiarissimo: se sono gravose per LUI. Lui chi? L'AMMALATO! Mica il padre o il vicino di casa, LUI è riferito SOLO all'ammalato al di là degli altri.
Ora, sempre con semplicità: Beppino Englaro nella sua tesi, porta diversi punti. Uno è quello, per esempio, che sua figlia Eluana è morta già almeno 15 anni prima.
Domanda semplice che pongo alla tua ragione:
Può essere gravosa qualsiasi cosa ad un morto? Perchè altrimenti mi preoccupo: avranno freddo i morti in questi giorni, il surriscaldamento del pianeta, come osserverai, è in estremo ritardo parrebbe ed allora, non vorrei che gravasse il gelo su quei morti, sarà il caso di installare un impianto di riscaldamento (naturalmente ecologicamente corretto, dunque eolico-solare eh).
A dirla tutta, anche sotto terra o stretti in una bara o chiusi in un forno, mi pare che possa essere gravoso, dunque sarà il caso di fare una apposita legge tipo Basaglia e lasciare i morti in libertà invece di rinchiuderli gravosamente in cimiteri e costringerli magari a prodezze atletiche scavalcando cancelli e mura o scavando tunnel nei giorni e negli orari di chiusura.
Ma amara ironia a parte, siamo ragionevoli e ti chiedo:
in qual modo può essere "gravoso" ad un morto? Lo sarà per i vivi semmai, gravoso. Come appunto, il vivo ed attivissimo Englaro. Ma il punto che citi, è chiaro: deve trattarsi di "gravosità" per LUI, l'ammalato, non Beppino.
Ma Eluana non è, nell'impianto teorico di Beppino, una "malata", bensì una morta. Una stra-morta, perché morta da oltre 15 anni!
Ecco che vedi, allora, nella debolezza argomentativa dell'impianto di Beppino, la pretestuosità.
Poi citi proprio Beppino:
<"Mia figlia era un purosangue della libertà aveva molto chiaro ciò che voleva e un anno prima dell'incidente aveva visitato un amico in queste condizioni ed era terrorizzata dal finire in quel modo".>
Ma suvvia: Allora Eluana Englaro, era proprio una ragazzina. Quante cose a noi da ragazzini ci hanno terrorizzato? Oppure al contrario, NON ci hanno terrorizzato e ci terrorizzano oggi, da adulti! Per cui certe prodezze e azioni irresponsabili, mai le faremmo oggi. Parlo per me, naturalmente, ma non sono vissuto su un'isola deserta a fare l'eremita: so che il discorso è valido per la stragrande maggioranza delle persone.
Io stesso ero TERRORIZZATO dalle ristrettezze economiche.
E ci sono finito, duramente anche. Però sono qui, non mi sono ammazzato. Così come non tutti gli operai licenziati, si danno fuoco.
Spesso, noterai, che ciò che veramente terrorizza l'uomo, è un irragionevole terrore della paura stessa.
Io stesso ho sentito più volte da altri, dirmi che il terrore di essere seppelliti vivi e svegliarsi nella bara, era così forte che loro avrebbero voluto farsi cremare, così non c'era quel rischio.
La paura è un elemento straordinariamente utile all'uomo, lo rende prudente ed accorto, ma dove è fisiologicamente a fare il suo lavoro, non dove piega la ragionevolezza ed allora, squalifica la vita e siamo nella patologia.
Chiunque credo, può dirsi terrorizzato dall'eventualità del cancro. Ma non per questo vedremo moltitudini sovrastanti altre scelte, a suicidarsi. Così per l'aids.
E comunque, nessun uomo ha piena consapevolezza del più corretto giudizio e della possibilità della ragione di farselo, se non è a vivere la condizione specifica. Parlarne da fuori, dall'esterno, non è la stessa cosa. Lo sanno gli ammalati, gli ex-drogati, lo sanno i genitori che dicono ad altri soggetti: "parlate bene voi che non avete figli".
Ora: perchè non vuoi riconoscere ad Eluana, la sua naturale, normalissima umanità, come ogni persona, incapace di valutare pienamente la condizione, se non vivendola dall'interno, e come ogni ragazzo, con tante idee che poi, con il vivere, muteranno continuamente:
"Non mi sposerò mai" magari dicendo e poi due anni dopo convolano a nozze. Magari proprio con quello che mai avrebbero, in ultima analisi, creduto possibile.
"non avrò mai figli, troppi problemi" e poi, li vedi felici, sembra che non ci siano madri e padri più madri e padri di loro.
Oppure il contrario. Ma tu vuoi una Eluana non umana, non normale, una ragazza aliena, in cui la vita deve essere il contrario di quello che è, costantemente, per noi: cambiamento. Continuo cambiamento. Io non penso, non comprendo, non vivo le stesse cose di ieri, figurati di quando avevo 16 anni o 20. Nè potevo allora comprendere cosa significasse essere adulti. O invecchiare.
Ebbene, ti dico che la nostra cultura schizofrenica, arriverà anche a questo: invecchiare è indegno come modo di vivere.
Dopo i morenti, dopo i malati, dopo gli imperfetti, a questo arriveremo perché i sintomi, ti dico, sono già evidenti: lifting, trapianti, chirurgia...
siamo incapaci di accettare la vita, con il suo continuo cambiamento, proponendo standard sempre più impietosi, artificialmente ad illuderci, ma creando delle devastante patologie sociali.
Dunque comprendo bene, come il portato per cui siamo a discutere della "dignità della vita" possa cambiare profondamente di significato e come rientri in un tutto più ampio, come portato, che lega anche l'aborto o l'eugenetica, perché è una proposta che lavora in una precisa direzione intorno al significato della vita che, effettivamente, confligge con l'idea ed il significato della vita religiosa, che sia cristiana, che sia buddhista e che è effettivamente, molto occidentale e materialista, nel suo proporre un (fintissimo, parzialissimo) relativismo.
Non è Eluana che soffriva, di questo non c'é prova alcuna accadesse. Né, quella di sapere cosa Eluana pensasse nella sua "nuova" condizione di vigilanza ridotta e di coscienza eventualmetne residuale.
Prudentemente, avremmo dovuto fare ciò che facciamo in una cultura civile del diritto: dove non ci sono prove certe, la situazione pre-esistenze, rimane intatta e non si procede a nulla.
Ma tutti abbiamo potuto vedere, che Eluana era in quella condizione, gravosa per il padre, non per l'ammalato, che per il Padre, non esisteva neppure: per lui sua figlia ERA GIA' MORTA tantissimo tempo prima.
E chi obiettava, aveva la sua secca replica: non è cosciente, non recepisce, sono automatismi del suo organismo privo di coscienza.
Ma allora, se non c'é malato, se non c'è coscienza, se siamo dinanzi ad un morto, ma proprio morto, come possiamo poi dire che qualcosa è davvero "gravoso"?
Suvvia..
Gravoso, certo, ma per lui. Oppure per una Eluana che non è quella di prima. Per mille motivi: la sua nuova condizione dopo l'incidente, così anche il fatto di viverla pienamente, la nuova condizione e non giudicandola da fuori, trovandocisi.
E' per questo che il "caso" Eluana è profondamente diverso da quello di Welby per esempio.
Beppino agisce sul suo gravoso vivere la condizione di essere padre di una figlia che avrebbe voluto, come ogni buon padre, con tutt'altra vita: solare, piena di amici, di fortuna, magari marito e figli, lavoro, salute...
chi non desidera questo per le persone amate?
Solo che poi, dinanzi ad una croce, c'é chi è capace di amore "autentico" e chi invece, non è capace di portare la croce o di assistervi. Come dire: la madre di Gesù, avrebbe dovuto o chi per lei, trapassarlo suo figlio agonizzante e sicuramente morente, per "pietismo" ed invece, non fa altro che ciò che fa chi ama autenticamente, umanamente, pienamente, dove di meglio non può fare: raccoglie con sé la sofferenza ed il dolore, ecco la disposizione di chi assiste i morenti e non per questo umanamente, li ama di meno, si assume in sé la sofferenza, il dolore, anche se non può fare di più, è vicino, non gira lo sguardo, non se ne va, non cerca scorciatoie, soffre con lui ed è possibile, allora, crescere, vivere il senso
di una vera pietà,
di un vero amore.
Una capacità che Beppino, purtroppo, non aveva, vuoi per estrazione culturale-etica, vuoi perché gli uomini possono essere deboli e facili ad ingannarsi, cercando scorciatoie illusorie.
Non si uccide un morto, visto che è già morto, con tanta determinazione. Né risulta (scientificamente) che un morto soffra o che privati totalmente di coscienza, come Beppino dice con assolutezza, senza margine al dubbio, qualcosa possa essere gravoso alla coscienza.
Può essere gravoso, al massimo, organicamente, biologicamente, cellularmente, ma se non c'é coscienza, sarà una gravosità materiale, organica, cellulare, nulla di più.
E se però si vuol dar peso a questo, tu immagina la tremenda sofferenza organica, cellulare, privando di nutrimento ed idratazione.
Infine, dove tu vuoi mia prepotenza (io solo discuto), per par condicio deve valere anche la prepotenza di chi la pensa come te, perché eventualmente, per evitare la possibilità, avremmo dovuto avere ciò che mancava ed appunto, richiedeva prudenza anche per non compiere prepotenza: la volontà di Eluana a dirci, nella sua particolare condizione, se voleva vivere o morire.
Dunque, prepotenza c'é stata, con tanto di sentenza tribunalizia, appunto.
Ecco cosa scriveva la sorella di Beppino Englaro in quei giorni drammatici, riprendo l'articolo dal Secolo XIX:
LA SITUAZIONE ALLE 21.30
Parla la sorella di Beppino Englaro. Ultime convulse ore: il decreto per bloccare la sospensione dell’alimentazione sarebbe pronto, ma i dubbi e le riserve di merito e di procedura del Presidente Napolitano e quelli del PResidente della Camera Fini bloccano tutto.
Di fatto il decreto lascerebbe l’ultima parola a Napolitano aprendo, peraltro, un enorme conflitto istituzionale già paventato dalla Consulta.
Interviene la Procura, sequestrate le cartelle cliniche.
L’INTERVISTA ALLA ZIA DI ELUANA
«Io gliel’ho detto: Beppino, Dio te l’ha data e solo Dio te la può togliere. Lui ha risposto che allora io tradisco Eluana, e sono giorni che non mi parla più. Mi ha detto di non chiamarlo». Il tinello di Emma Englaro sposata Mori è a Sutrio, frazione Priola, il cimitero è a Paluzza in frazione Naonina. Due alture della Carnia che si guardano in faccia. Zia Emma tiene la foto della nipote in cima alla credenza, mentre gli ovalini cerchiati d’oro con le immagini un po’ pompose dei suoi genitori - i nonni di Eluana - sono nella tomba di famiglia. Gio Batta Englaro, morto il 3 agosto 1980. Jolanda Di Centa, mancata il 3 marzo 1995. Fra pochi giorni la foto della ragazza costretta a vegetare in un letto da 17 anni sarà messa accanto alla loro, perché forse già domani interromperanno l’alimentazione. I medici prevedono che potrà sopravvivere due o forse tre settimane, poi morirà. Il padre ha deciso che sarà sepolta qui, nel cuore del Friuli, tra le Alpi che segnano il confine con l’Austria e le acque vorticose del Tagliamento, in un presepe di larici e case di pietra, nella terra di origine della famiglia Englaro.
«Avrà avuto tredici o quattordici anni, non ricordo bene, quando mi parlò della morte la prima volta. Un suo amico era finito in coma irreversibile e lei era stata a trovarlo in ospedale. Ne fu sconvolta. Se dovesse mai succedermi qualcosa di simile, continuava a ripetere, lasciatemi morire: non ha senso vivere senza essere coscienti. Allora sembrava una reazione allo choc, e il fatto che non se lo togliesse dalla testa un’inquietudine da adolescente. Oggi a ripensarci mi vengono i brividi».
Eluana veniva spesso a Paluzza, a trovare i nonni e la zia, e anche lo zio Armando che ha una ditta di moquettes nella zona industriale. L’accompagnavano i genitori, era figlia unica amata e vezzeggiata. «Vivevano per quella ragazza. Mio fratello poi, aveva lavorato per anni in Germania e non l’aveva vista crescere. Mi diceva sempre: non vedo l’ora di diventare nonno, mi sono perso troppi bacini e troppe coccole di lei quando era piccola. Devo rimediare. Lo ripeteva ridendo ma io sapevo che era vero, le voleva un bene dell’anima e non si dava pace di essere stato lontano. Del resto, anche lei... Si sa come sono le bambine».
Attaccatissime al papà, complici, un po’ gelose, quasi sempre viziate. «Lei onestamente non lo era, ma mi parlava di Beppino con un calore che lasciava capire quanto fosse profondo il suo legame con lui. Non aveva ancora avuto fidanzati, non me ne ha mai accennato: si vede che non erano importanti, perché a me raccontava tutto. C’era ancora il papà nella sua vita, povera stella, era così piccola e tenera».
Priola e Noanina sono sepolte dalla neve, davanti alla casa di Emma Englaro e alla tomba di famiglia si affonda fino al ginocchio. La zia si asciuga gli occhi con il grembiule a fiorellini, al cimitero non c’è nessuno. Solo un cartiglio sul cancello che annuncia prossime esumazioni, ci sono altri due Englaro – Riccardo e Galliano, scomparsi nel 1985 e nel 1966 – che lasceranno il posto. Sono parenti lontani.
Passa Dino Di Bello, «rappresentante in pensione dei salumi Molteni», 75 anni, compagno di carte del nonno di Eluana: «Per la gente di qua lui era Purchil. Meno male che non ha vissuto fino all’incidente». La signora Jolanda, invece. Ha cominciato a morire quella stessa sera del 1992, se ne è andata tre anni dopo. »E ora la mamma, sapete»? Zia Emma scuote la testa: «Il dottore glielo ha detto tante volte, signora, provi ogni tanto a pensare a qualcos’altro. Deve. Se continua così muore prima lei». La mamma di Eluana si chiama Saturna. Avrebbe voluto chiamare la figlia Etrusca, «e Beppino figurarsi se non era d’accordo: troppo contento, lui, di avere una bambina. Ma quando è andato all’anagrafe gli hanno detto che quello non era il nome di un cristiano».
Eluana, dunque. La conoscevano il parroco, don Tarcisio, che ora prega per la sua vita davanti all’altare della chiesa che ha il campanile a cipolla, come nelle vicine terre d’oriente. Il sindaco, Aulo Maieron, che non si fa trovare per paura di dire cose troppo più grosse di questo paesino, tremila anime e qualche capannone industriale, una segheria, le villette di chi fa il pendolare con Tolmezzo e l’allevamento delle trote lungo la strada che porta al confine.
«Mio fratello morirà con lei. Lui non lo immagina, ma il giorno in cui staccheranno il sondino cominceranno a fermare anche il suo cuore, perché vorrà dire che davvero Eluana non tornerà mai più. E Beppino su questo non ha mai riflettuto. Lui pensa alla figlia come se fosse viva, e quindi sa che soffre e vuole farla smettere di soffrire. Ma se questo accadrà lui dovrà fare i conti con la sua assenza per sempre, e non sopravviverà».
Zia Emma parla piano e accarezza la fotografia che ha sistemato accanto a una bambolina, un angolo di tenerezza nel tinello della vecchia casa. Sta proprio al limitare bosco, oltre la fontana ghiacciata. L’ultima volta che lei è venuta a trovarla era con un’amica, si sono sedute sul bordo della fontana e sono restate un pomeriggio intero a ridere e a chiacchierare.
«Parlavano della scuola, della comodità dell’automobile. Maledetta automobile. Quella sera era andata a trovare un amico e lui si è offerto di accompagnarla, perché c’era ghiaccio sulle strade tra Lecco e Milano: magari gli avesse dato retta. Anch’io ho una figlia, si chiama Annarita e ha 48 anni. A volte penso che se anche Eluana fosse vissuta in Friuli, nella nostra terra... Ma sono discorsi senza senso».
Ora zia Emma piange piano, «non so cosa fare. Se scendere a Udine per salutarla l’ultima volta, e voglio vedere se non mi fanno passare: sono sua zia. Oppure se restare qui per non ferire mio fratello, perché lui lo sa che non condivido quello che sta per fare. Lo capisco perché è impazzito dal dolore, non lo giudico, trovo crudeli e ingiuste certe accuse nei suoi confronti: però è il Signore che prende e che dà, e il Signore non ha ancora deciso di prendersi l’anima di Eluana».
Quando succederà, lei verrà a riposare qui. Salirà i tornanti che da Paluzza portano a Naonina, si fermerà sul ciglione dove c’è una delle quattro chiese di don Tarcisio, costretto a celebrare la messa in ognuna delle frazioni di Paluzza, perché c’è la crisi delle vocazioni anche nel cattolicissimo Friuli. Spaleranno la neve, quel giorno. Dicono i medici che senza acqua e senza cibo Eluana morirà entro febbraio, e nel mese di febbraio nevica sempre moltissimo sulle montagne della Carnia.
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Che ti devo dire, Sal,
puoi abbassare i toni,
tanto resterò ad argomentare le mie ragioni comunque, aldilà delle tue offese gratuite ed inutile che non è difficile vedermi rivolte con chiarezza.
Tu fai la tua proposta, io la mia. O se ti piace esagerare, io la mia prepotenza e tu continua la tua prepotenza.
Vedi di abbassare i toni, sono gratuiti ma non necessari..
Ogni bene,
A.
Russell 16,
non dare retta neanche un po' all'Alieno 19.
Lui vorrebbe continuare a fare il proprio comodo senza neppure voler subire punizioni ed il disturbo che gli siano segnalati in continuazione
- la maleducata lunghezza dei suoi post,
- le sue divagazioni fuori dal merito,
- le sue slealtà,
- i suoi giochetti propagandistici,
- le sue elusioni,
- etc etc,
argomenti che tanti, e più volte, hanno segnalato qui in Passi nel deserto (benvenuto nel clan de "noantri").
Quindi, continua a farlo come sopra,
e non ti curare dei suoi lamenti,
che gli servono soltanto a raccontare alla sua falsa coscienza di avere una qualche ragione per ripartire, col razzetto nel sedere come nei cartoons,
per la prossima maleducata missione, il reiterato sfogo isterico delle sue patologiche ansie reazionarie.
Salute e fratellanza.
Ricevo e doverosamente rigiro
LIBERTA' DI CURA: ELUANA UN ANNO DOPO “Si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie”. Aldo Moro, dibattito sull'articolo 32 della Costituzione, Commissione per la Costituzione della Repubblica Italiana, 28 gennaio 1947Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro, dopo 17 anni passati senza coscienza in un letto, divenne finalmente libera. Direi liberata, dall'impegno civile di un padre esemplare e dal sussulto democratico di una parte del Paese che non tollerava l'illecita invadenza dello Stato nell’imporre ad una persona terapie non volute per prolungarne l’agonia.
Il dibattito sul testamento biologico fu allora travolto e nell'Aula del Senato si arrivò all'approvazione di una legge contro la libertà di scelta, calpestando il principio dell'autodeterminazione dell'individuo.
Oggi vi scrivo per ribadire, ad un anno dall'appello sul sito
che vi ha visti firmatari, insieme a personalità del mondo giuridico, della cultura, dello spettacolo, dello sport (da Gustavo Zagrebelsky a Marcello Lippi, da Eugenio Scalfari a Luciana Littizzetto): non permettiamo che venga dato il via libera a una legge contro la libertà di scegliere. La legge approvata dalla destra al Senato lo scorso marzo è adesso all'esame della Camera dei Deputati che la renderà presto definitiva. Si tratta di una norma contro la libertà individuale nella scelta delle terapie. Di fatto impone a tutti noi l'obbligo di terapie mediche quali la nutrizione e l'idratazione artificiali, anche se siamo contrari ad esse, anche se servono solo a prolungare una irreversibile agonia. La strada da percorrere è un confronto aperto e libero da condizionamenti ideologici, per una legge che tutti condividano. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha mostrato aperture in tal senso, ma il Governo sembra voler utilizzare la propria forza per imporre un voto ideologico sul testamento biologico, contro le evidenze scientifiche e la libertà individuale. Il mio impegno su questi temi continua più forte di prima. Per questo chiedo a voi, donne e uomini liberi e laici, di esercitare i vostri diritti di cittadini, promuovendo un'azione di pressione sulla Camera dei Deputati. E' il momento di fare sentire la nostra voce: scriviamo al Presidente Fini, utilizzando un modello di lettera che vi allego oppure scrivendo un testo diverso. Se saremo in tanti riusciremo a fare "massa critica" e non resteremo inascoltati. Per scrivere a Gianfranco Fini manda un'email a: fini_g@camera.it Ignazio Marino Presidente Fini,sono un sostenitore dell'appello per il testamento biologico (Appellotestamentobiologico.it) promosso dal senatore Ignazio Marino e da numerose personalità del mondo giuridico, scientifico e culturale italiano.
La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata dal Senato sarà presto all'esame dell'Aula della Camera dei Deputati. Le scrivo per invitarLa a non ignorare la mia voce. Chiedo una legge per il diritto alla salute ma contro l’obbligo alle terapie.Chiedo una legge laica, tracciata nel solco dell'art. 32 della nostra Costituzione.Mi auguro che il Suo contributo sia determinante nell'aprire una nuova fase di riflessione e condivisione su un testo che attualmente è contro le evidenze scientifiche e la libertà individuale.Un confronto che consenta di uscire da un’impostazione ideologica, rendendo la legge utile per le persone in modo che ciascuno possa scegliere liberamente a quali terapie sottoporsi e a quali rinunciare. Grazie FirmaRussell,
vedo che la paranoia sull'Alieno, ha ormai contagiato anche te.
Deve essere tremenda e contagiosa, così pare.
Ti invito nuovamente, all'uso della ragione che non ti è certo esclusa, se non nella riduzione del pregiudizio (e della cultura della tifoseria ultrà che sembra piacerti assai).
Mica per altro: il torto maggiore lo fai a te stesso nella rinuncia di quella tua capacità e possibilità.
Tu, in onore di un pre-giudizio, fatto in pre-sunzione, infatti scrivi
niente manuela assolutmnte niente, lui deve scrivere e basta,
forse gli è passato sooto il naso qualcosa sul buddhismo e l'ha scritto, si chiama mitomania, credo,
E però, non solo non ci azzecchi, cosa che umanamente capita, ma la tua imprudenza arrogante, presuntuosa (che presume di sapere e tanto gli basta potendo rinunciare a conoscere), ti fa apparire avventato giovane oppure rende una spiacevole immagine di meschinità che non credo tu meriti,
avendo idea che tu meriti di meglio invece.
Non mi è passato, infatto, qualcosa sotto il naso sul buddhismo, avendo già forti legami con il buddhismo da almeno 20 anni, così come ottime relazioni ed amicie con chi lo pratica (più o meno assiduamente).
Il primo ad spingere in quella direzione la mia naturale curiosità e disponibilità nella ricerca di una verità metafisica ed anche nella ricerca di valori e di significati da usare nell'esistenza, fu in tempi lontani, il mio maestro di Kung-fu, che fu a lungo buddhista e rammento interminabili riflessioni, discussioni e da lui potendo apprendere molto del bello, dal punto di vista "filosofico", nella prospettiva non di tipo "occidentale", che appunto, trovo interessante dove marca ed accentua un modo di porsi a cui non siamo abituati e che dunque ci sembra una prospettiva nuova.
Il semplice fatto di "interiorizzare" e di dover essere sempre "presenti a se stessi", nonché la pratica della meditazione, la ricerca dell'armonia, la rendono cultura straordinaria che a noi in Occidente, per quanto mi riguarda, può insegnare molto di quello che abbiamo dimenticato (perché in effetti, il Cristianesimo non manca in tutto questo che dicevo e ci pone continuamente in prospettive insolite, Gesù sempre addirittura, soprende e scandalizza infatti). La riduzione materialista dell'occidente (che ha nelle declinazioni dell'illuminismo più ideologiche e poi ancor di più nel marxismo che ha dato ulteriore spinta, ma ci sarebbe da parlare anche del nichilismo, del relativismo e non è un caso che oggi si abbia un Herman Hesse molto noto a tutti in Occidente per il suo "Siddartha"),
mi pare che lo dica più volte, non è da me apprezzatissima. Vedi, che non sto parlando della Fiat, ma vedi anche che tu parli di me, senza conoscere, senza sapere, ma non risparmiandoti un finto giudizio (un pregiudizio in realtà) e riducendo la tua possibilità di ragione (bastandoti la presunzione).
Tu puoi pure fare il tuo schieramento del fronte, il tuo jhad contro l'Alieno, ma è un attacco vano che non mi scalfisce nemmeno un po' ed anzi, il tuo pregiudizio che limita la tua capacità di ragione (e così sarà fintanto che non te ne sbarazzi un po'), in realtà mi rendono più capace di quello che sono, cioé è un po' come il gioco dei contrasti.
Mi vuoi rendere, come già altri qui, una specie di sovrapotenza, un Alieno dai poteri straordinari, capace di monopolizzare le menti ossessivamente di altri?
Io non ho affatto questo potere e non ti ingannare: è solo la tua volontà a riconoscermi un potere che ho. Cioé: sei tu a decidere. Puoi pure attaccare esternamente, anche in soverchiante numero nel "fronte", ma non cambia la sostanza delle cose.
Anzi, augurandoti ogni bene come sempre,
ti lascio un detto tibetano, magari capace di ispirarti, dove uno cristiano, animato di pregiudizi come sei, nemmeno provi ad assaggiarlo:
"Le mura esterne di pietra possono crollare:
le mura interne del Dharma non possono essere distrutte".
Svuota la tua tazza dal pregiudizio, caro Russell,
o qualsiasi the avrà un saporaccio amaro per te e penserai di poterlo escludere e giudicare cattivo,
ma se togli il pregiudizio invece di aggiungerne ogni volta cucchiaiate in più, magari scopri qualcosa di diverso.
Per esempio, che è meglio non metterci altro oltre il the nella tua tazza, ma alla peggio,
andrà bene un po' di zucchero e limone. :-)
Alieno 11, scrive
<Invito tutti nei prossimi giorni, dall'11 al 13 Febbraio, a prestar occhi ed orecchie all'importantissimo appuntamento che si terrà nella riunione della Pontificia Accademia per la vita.>
Felice che sia citata la Pontificia Accademia per la vita,
E così mi da l'occasione di citare
<Punto 120, paragrafo 3: “L'alimentazione e l'idratazione, anche artificialmente amministrate, rientrano tra le cure normali dovute sempre all'ammalato quando non risultino gravose per lui: la loro indebita sospensione può avere il significato di vera e propria eutanasia”.>
E ri-cito pure Beppino Englaro che (a riprova del fatto che quelle cure erano gravose per lei, Eluana) ha dichiarato
<"Mia figlia era un purosangue della libertà aveva molto chiaro ciò che voleva e un anno prima dell'incidente aveva visitato un amico in queste condizioni ed era terrorizzata dal finire in quel modo".>
E c'è qualche infame che possa
(a fini opportunisticamente politici e per affermare i propri principi che vorrebbe imporre al prossimo con la prepotenza)
avere la bassezza di mettere in dubbio che sia vero quanto da lui dichiarato e che ha portato Eluana a vedere infine riconosciuto il suo diritto di decidere su se stessa?
Ricordo a quegli infami, che si arrogano il diritto di ipotizzare che Beppino abbia mentito, che invece i magistrati,
quelli che la nostra Costituzione demanda a formulare giudizi imparziali ed ispirati alle leggi che da quella discendono,
hanno decretato essere stato Beppino veritiero, anche sulla scorta di annose indagni e testimonianze fornite da altri, e non certo sulle falsità e
e le vili
(in quanto Beppino forse no, ma io avrei schiaffeggiato chiunque avesse osato darmi del bugiardo su una tale materia)
chiacchiere denigratorie degli infami.
Ecco perchè poi altri giudici hanno schiaffeggiato, coi loro mezzi, quegli infami, decretando
--- > Eluana, archiviata l'indagine per omicidio
da cui discende che solo dei decerebrati possono avere l'impudenza di dichiarare
<una morte stabilita non da Dio e dalla natura ma dai vuoti legislativi e dalle sentenze dei giudici>,
frase significativa che bypassa opportunisticamente la questione centrale,
quella della volontà espressa da Eluana e che ora vorrebbero togliere a tutti la libertà di formulare, non essendoci riusciti con lei,
cercando di riempire quei <vuoti legislativi> con una legislazione antidemocratica, dogmatica, totalitaria ed anticostituzionale.
Lo ripeto, a beneficio di qualsiasi infame possa averlo dimenticato:
TOGLIETE LE MANI DAI MIEI DIRITTI!
Manuela:
non credo cambi nulla il tuo puntualizzare, perchè ciò che volevo far emergere, resta invariato, cioé ciò che mi capita spesso di rilevare da anni ed anni, nell'immagine che abbiamo delle cose, che spesso sembrano non formate in un giudizio, quanto pesantemente condizionate da un pregiudizio.
Poi potendo toccare con mano, andando a fondo, quanto sia irragionevole ma anche palese, dove le critiche vengono applicate in modo disparitario o anche gli apprezzamenti, per una non corretta o più ampia conoscenza di quel di cui si parla.
Tutto qua: questo il senso. Il tema è il pregiudizio che incide sull'immagine che abbiamo delle persone o delle cose.
Per cui, non impazzire per cercare un nesso con il tuo post precedente, in quello dove accenno alla quantità di regole, canoni, divieti, precetti che come in ogni religione, sono naturalmente tanto nel buddhismo che in ogni altra, cristanesimo incluso;
Semmai il mio commento relativo al tuo, dove il nesso c'é, era nel mio scritto precedente, il 13 che infatti, era conseguente al tuo 12, e lì traendo dal tuo delle considerazioni intorno alla prudenza doverosa intorno al valore "vita".
Il mio non era fare una requisitoria "contro" il buddhismo che a me piace anche molto e non ne ho mai fatto mistero di questa simpatia per questo culto, infatti, simpatia anche per la cultura, la tradizione e chi la pratica (seriamente intendo, però, non le riduzioni occidentalizzate-bigamesche tipo Soda Gakkai eh).
Il mio intento era quello di osservare che dove non c'é il pregiudizio, le valutazioni ed i giudizi assumono altra valenza ed il peso specifico degli elementi e dei tratti, dove sono riconoscibili in entrambe le religioni, hanno impatto, immagine, giudizio diverso.
Oserei dire che riguardo al buddhismo il giudizio è, fortunatamente, più sereno, dove non c'é una pregiudiziale contro culto, fede e religioni in genere, perché in tal caso, naturalmente, avremo il condizionamento di quel pregiudizio comunque.
Ma più sereno e più lucido, dunque più ragionevole, perché il pre-giudizio, così come una pessima disposizione, limita e condiziona, riduce, piega o anche impedisce la possibilità della ragione di un giudizio.
Ecco il senso di ciò che ho scritto: l'invito ad andare a toccare con mano i muri del pregiudizio, che sembrano pieni e fortissimi, invalicabili o insuperabili e perfino, quei muri, ragionevoli, ma spesso vediamo, che di ragionevolezza a riempirne i mattoni, ce n'é molto, molto poca e che sono muri affatto solidi, ma vuoti e tenuti in piedi per pigrizia o per propria volontà, aldilà di una ragionevolezza.
Naturalmente, il discorso, è valido per OGNI TIPO di pregiudizio, a cui è difficile scampare nella piena immunità, ma credo che sia nostro dovere civile e ragionevole, ridurli all'osso o dove possibile, farne dei muretti superabili,
a volte bastando la possibilità di un piccolo balzo per andare oltre
ai pregiudizi.
A.
niente manuela assolutmnte niente, lui deve scrivere e basta,
forse gli è passato sooto il naso qualcosa sul buddhismo e l'ha scritto, si chiama mitomania, credo,
prova a dirlgi qualcosa e lui comincai a risponderti, chessò parla della luna, oppure della crisi della fiat e lui attacca la logorrea...
ma non lo abbandoabnre pure tu se nò addio !!!
Salute e fratellanza anche a te
Vale !
@ Alieno
ci sono delle imprecisioni in quanto scrivi, riguardo al Buddhismo:gli otto comandamenti, per esempio, sono chiamati 8 precetti, e si prendono la mattina presto, all'alba per quel giorno, o per più giorni. Da come scrivi sembra che siano presi una volta per tutte, ma non è così. I 5 voti di liberazione individuale ( che tu chiami divieti) un praticante può anche non prenderli tutti, anche se naturalmente è meglio prenderli tutti: per es. se uno fuma o beve alcolici, finchè fuma o beve non dovrebbe prendere l'ultimo voto, di non assumere intossicanti.
Comunque, cosa centri il Buddhismo col mio post precedente non lo so...
REGOLE ETICHE DI VITA secondo il buddismo.
I precetti fondamento del Buddismo, per ciò che è relativo alle regole etiche di vita (sila), consistono in una ripartizione in 3 gruppi:
5 DIVIETI,
8 COMANDAMENTI,
10 CONDOTTE MORALI.
Divieti, comandamenti, condotte morali?
Sarà forse oscurantista e retogrado il buddismo come la Chiesa?
Non è il buddismo che ciascuno può fare ciò che vuole, restando il risultato invariato? Ed allora come mai ci sono regole etiche di vita, divieti, comandamenti, condotte morali?
C'è quasi da restarci secchi se ci si è avvicinati al buddismo perché la storia dei comandamenti cristiani, dei divieti cristiani, delle regole morali di condotta cristiane erano risultate pallose, scomode...
Allora, parliamo di regole etiche, cominciamo dai
DIVIETI:
1. NON uccidere alcun essere vivente.
2. NON prendere l'altrui proprietà (il buddismo prevede la proprietà privata, come il cristianesimo).
3. NON toccare la donna altrui (il buddismo prevede e vieta).
4. NON dire menzogne.
5. NON bere bevande inebrianti (perché bisogna sempre essere presenti a se stessi, essere consapevoli di ciò che si pensa, si dice e si fa).
Gli OTTO COMANDAMENTI includono i precedenti 5 DIVIETI ed aggiungono 3 punti:
1. NON mangiare cibo nei tempi non dovuti.
2. ASTIENITI dal canto, dalla danza, dalla musica e da ogni spettacolo indecente. Non ornare la tua persona con ghirlande, profumi ed unguenti
3. NON usare sedie/sedili alti e lussuosi.
Si arriva alle 10 Condotte MORALI, aggiungendo ai 5 divieti, ai 3 comandamenti, due PRECETTI MORALI:
1. NON adoperare letti grandi e confortevoli.
2. NON commerciare cose d'oro e d'argento.
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Ora, se uno vuole, noterà divieti, tante negazioni, astensioni..
a me non mi è mai sembrato per questo, di poter ridurre il buddismo ad immagine negativa, nel senso che ha con sé sol per questo, solo negazioni e divieti da proporre, volendola far coincidere la religione, in una sintesi, solo a questo.
Mi stupisco, però, quando ciò viene ingiustamente fatto nei confronti della Chiesa Cattolica.
Allora mi dico che forse ciò dipende probabilmente dai seguenti casi o più di questi e magari altri che mi sfuggono:
1. Non si conosce la religione cattolica.
2. Non si conosce la religione buddista.
3. Mancando la possibilità di un giudizio (o comunque non volendolo a prescindere), agisce un pregiudizio.
Divieti e precetti, comandamenti e regole della religione buddista, diventano tanto più severi ed esigenti, quanto più uno cerca di purificarsi spiritualmente.
Il divieto di uccidere, si estende a tutti gli animali, nessuno escluso (nemmeno insetti insomma). L'acqua andrebbe bevuta, a tale scopo di non bersi forme di vita animali, filtrata. L'aratro non va bene per il solito motivo, metti che un verme soffra (e magari è karmicamente una vita nel suo lungo ciclo di reincarnazione, magari tua madre o tuo figlio, vedi mai).
La CASTITA' SESSUALE deve essere completa. La povertà assoluta.
La Liberazione, però, non si ottiene solo nella pratica di vita osservante di regole, per quanto rigidamente osservate, non bastano (al massimo utili ad un buon karman), perchè per raggiungere la Salvezza (anzi, pardon, è termine cristiano, meglio Liberazione), si deve dedicarsi alla Meditazione che non è un momento di relax e svaccamento fancazzista, ma un'energica e non facile disciplina come sapranno i non iniziati o anche i soli iniziati non allenati nella pratica, una disciplina ascetica (yoga), la cui esperienza supera la stessa "morale", perché l'Io si libera possibilmente, proprio tramite la energica e rigida disciplina della Meditazione, dall'Illusione della realtà del mondo ed anche della propria personalità che ad esso è legato, tendendo dunque al non-io, al non-essere.
E volendo, dovremmo spiegare che il Buddismo, al pari di ogni altra religione, ha i propri dogmi, i propri canoni, i propri riti, il proprio misticismo, le proprie divinità, anche se si presta all'apofatismo religioso che tanto ha attratto gli intellettuali d'occidente, in quella possibilità di "ateismo implicito" in cui ridurre la religione buddista a filosofia (vedi Herman Hesse, Schopenhauer).
Anche nel buddismo, si comprendono divinità, soggette al Samsara e l'Assoluto o l'Eterno, è inteso come concezione di "vacuità" (sunyata).
NIRVANA, letteralmente, significa "estinzione", a cui si arriva in un Risveglio qui, in cui Siddartha, scopre la VERITA' (quella che nel cristianesimo è la Via, Gesù Stesso), per il Buddha è la Via Mediana.
In sostanza, si deve rinunciare ad ogni desiderio. Se insoddisfatti, infatti, rendono infelici. Se soddisfatti, portano a svilupparne altri ancora più grandi. Mentre si deve vincere l'Illusione cosmica (Maya).
Pochi sapranno, che oltre a regole, divieti, comandamenti, Verità, ci sono canoni e concili nel buddismo. Canoni e concili e non c'è nulla di straordinario in questo.
Ed anche la forma è importante, anche quella del "clero":
testa rasata per il monaco, niente barba, né baffi, tunica ampia e color giallo-arancione, ciotola appesa alla cintura, divieto di assumere alimenti solidi tra mezzogiorno e l'alba del mattino successivo ed il filtro per l'acqua (affinché non si uccidano bevendo e digerendo, organismi animali nell'acqua).
Il CELIBATO è d'obbligo. Così come almento una volta al mese, la confessione pubblica delle proprie colpe, sotto la guida di un monaco più anziano.
Sono previste le relative PENITENZE, soprattutto per chi NON SI PENTE (sono circa 227 precetti, duecentoventisette).
Il culto deve essere diretto da monaci che leggono i testi canonici (non è che si possa improvvisare e relativizzare a piacimento eh).
I Laici sono esclusi dalla parte attiva delle cerimonie divine.
Eccetera,
eccetera.
Allora dicevo come osservo spesso, l'azione diffusa di pregiudizi, dove vengono contestate cose alla fede cattolica che sono anche nel culto buddista o come viene criticata l'assenza nella fede cattolica di quello compreso dal buddismo di quello che invece c'é nella fede cattolica.
Pregiudizi e pregiudizi e pregiudizi: in gran quantità e raramente trovo più sereni, armoniosi, ragionevoli e legittimi giudizi.
Spero di averne picconato qualcuno dei mattoni di quei pregiudizi e dei muri di conformismo che spesso mi sembrano, provando e saggiando, anche fragili nella sostanza e facili da tirar giù, scoprendo che dentro quei pregiudizi,
son proprio vuoti!!
Gran bella religione il buddismo. E simpatici i buddisti.
Ma senza nulla per questo togliendo alla bellezza della fede cristiana ed alla simpatia cristiana,
se solo si vuole vederla buttando giù almeno
i muri vuoti.
A.
Bene, Manuela, tu hai molte domande da porti e da porci, più domande che risposte.
FAI BENE! Condivido.
Ed allora è d'obbligo aver prudenza, doverosa la cautela nel dubbio e noi lo facciamo dove al di là d'una fede, solo applichiamo una ragione civile:
non si condanna, tanto meno a morte poi, nessuno se non al di là di un ragionevole dubbio.
Se non c'è certezza, si lasciano stare le cose come sono e giuridicamente, in un sistema civile, non ci sarà alcun sovvertimento delle condizioni pre-esistenti, si lascia stare.
Prudenza che è continuamente a proporcisi (non è un caso, avendo noi una fortissima civiltà che ha assorbito il dettato cristiano dove la cautela dinanzi alle facili lapidazioni, la prudenza aldilà della sola apparenza... ed il tremendo valore riconosciuto alla vita umana per cui prima di porci nella condizione di "irrimediabilità" com'é la morte..),
giuridicamente, faccio esempi continui di doverosa prudenza e giustizia civile:
- l'onere della prova tocca a chi accusa, non a chi si difende (o così dovrebbe essere, anche se ultimamente in Italia, parrebbe di vedere altro).
- Perché prudentemente e civilmente, assumiamo il principio di innocenza, cioè fino a prova contraria, uno è e deve essere considerato innocente (o così dovrebbe essere, anche se ultimamente in Italia, parrebbe di vedere altro).
- Prudentemente adottiamo anche l'umana fallibilità. Che non possiamo cancellare (i casi di verdetti poi rivelatisi ingiusti, erronei, a condannare innocenti, sono sterminati nella letteratura giuridica italiana ed ancor peggio quando è in alcuni Stati Uniti che applicano la pena di morte, dove comprendiamo il più pesante risultato dell'errore, nell'irrimediabilità della condanna), perché tutte le persone di buon senso e di ragione, sanno che la giustizia amministrata dagli uomini, non può essere perfetta ed infallibile (anche se in Italia parrebbe di vedere e sentire tutt'altro ed io resto sempre sconcertato quando sento della retorica di tipo religioso, a porci un dogma, un dettato di verità metafisica e si sentono dichiarazioni assurde tipo: "ho piena fiducia nella giustizia.." - quando tutti sanno che il fattore "C" è estremamente rilevante, perché non è sempre la verità che emerge, ma dipende quant'è bravo il tuo avvocato, l'avvocato contro e come si sveglia la mattina il giudice, metti che ha le emorroidi quel giorno fastidiose ed abbia scoperto che i vestiti e le mutande ed i calzini nell'armadio matrimoniale, non sono suoi e metti che incontrando il figlio, non lo caghi nemmeno ed abbia le cuffie su con il cappuccio tirato in faccia anche per non vederlo il padre e che incontrando la figlia e salutandola, sia simpaticamente a rispondergli "non rompere" e che poi il cane lo guardi un attimo e alzi la zampa facendo i suoi bisogni sulla sua gamba ed il gatto mostrando ancora meno apprezzamento di quel giudice parrebbe, perché ha quella espressione schifata e faccia il gesto di ricoprire il giudice come fa nella lettiera per i suoi bisogni che non è equivocabile e poi metti che quel giudice cerchi conforto facendo corte alla dipendente del suo ufficio che però, è due di picche perché fila benissimo con altri più ricchi, più belli, più giovani, più fortunati ed allora,
se a te tocca incontrare quel giudice,
prega, ma prega tanto perchè non è detto che emerga la verità, ma il suo condizionamento e fa che tu non gli ricordi qualcuno che ha incontrato quel giorno, nemmeno un parafulmini o un capro-espiatorio e naturalmente, che il tuo avvocato sia più bravo della parte avversa.
Ma nel dubbio, si dovrebbe lasciare le cose come stanno ed uno è innocente per presunzione di innocenza e prevedendo la fallibilità umana, voluta non voluta fallibilità, si tenta di ridurre avendo fino al terzo grado di giudizio e fino ad allora, noi dovremmo dirci in presunzione di innocenza (e però mi pare che in Italia si veda altro),
probabilmente assumendo anche la riflessione:
"meglio 100 colpevoli liberi che un innocente in galera",
così potrei dirti: meglio un morto che non viene ucciso (se è già morto, poco male mi pare, se non è cosciente, non soffre, decidiamoci insomma sulla tesi: si può uccidere ciò che è già morto e pretendere pietà per chi si dice già morto o comunque, non cosciente ed in grado di soffrire?), che un vivo ammazzato, o che ha anche una residuale coscienza, per quanto a noi possa essere in dubbio,
nella valutazione, adottiamo un prudente rischio minore nella comparazione e la risulta di un simile bilancio, cambia proprio nel dare il peso specifico, il valore alla vita: se la svalorizziamo, la svalutiamo da una parte e diamo un più alto valore alla morte, allora sarà un bilancio con risultato diverso, non è vero?
Ma tu sei piena di domande, hai giustamente meno risposte,
hai molti dubbi da porti e da porci
ed è proprio per questo che dico arrogante, imprudente, scellerata, incivile la scelta applicata su Eluana,
i dubbi erano troppi per decidere ed ha vinto, dinanzi alle tante domande, alle ben poche risposte, la superbia ed il dettato che svaluta il valore vita ed eleva quello della morte, svaluta il significato della dignità dell'esistenza e nobilita il valore della dignità della morte.
Noi avevamo molti dubbi su Eluana, ma pare che qualcuno invece, abbia deciso di essere divino e dunque potendosi permettere l'imprudenza di sostituirsi ad un dio, uno strano dio che è "proprietario" di vita altrui, quando invece forse dovremmo pensarci come "tutori" privilegiati di vita altrui, dove questa non possa da sola esprimersi e difendersci, né scegliere togliendoci almeno qualcosa dei dubbi.
Anche dal punto di vista "giuridico" io trovo sia stato compiuta una scorrettezza notevole. Si è rivendicata la necessità del giudizio, per legittimare la decisione favorevole ad Eluana, addossando la responsabilità alla carenza normativa.
A parte che esiste una gerarchia giuridica nell'ordinamento, dove la Costituzione si pone sovrastante alla norma ordinaria e questa, prevede la difesa e la tutela della vita umana,
l'impossibilità di dare giudizio, contrariamente a quanto ci è stato astutamente detto, non deve essere necessariamente superata. Continuamente noi abbiamo l'applicazione ragionevole e corretta giuridicamente di non applicabilità di giudizio: non luogo a procedere, prove insufficienti, non competenza...
Una sterminata narrazione di giudici che rinunciano ad emettere verdetti improri, nel dubbio o forzando, ma qui, ci è stata raccontata 'sta balla che i giudici dovevano pur decidere qualcosa, mica colpa loro.. che altro si poteva fare?
Ma dove? Ma quando? Ma chi vogliamo prendere in giro?
Si è voluto fare ciò che era meglio non fosse stato fatto, anche dal punto di vista giuridico, una forzatura ancora più paradossale ed incredibile, dove mancando la norma, l'organo giudiziario riempie la carenza, l'assenza normativa, con la propria sentenza, perché ciò significa, nei fatti,
che l'organo giudicante, si è assunto il potere normativo, che in un paese civile e democratico, non può spettare mai all'organo giudicante, che solo può applicarla la norma, non farla e nemmeno sostituirla, perché per far simile cosa,
occorre la fonte della legittimità, cioé un mandato del popolo sovrano, quello elettivo che spedisce parlamentari al parlamento (o anche eleggendo un governo che potrà fare decreto che pur sempre dovrà essere poi commutato in legge ordinaria pena decadimento o anche assumendo il popolo quella facoltà sfruttando il referendum in funzione abrogativa ecc). Mai dei giudici in un Paese civile ed in un diritto civile,
hanno diritto di compensare, sostituire, cambiare una legge presente o assente, perché non è certo la Costituzione a riconoscergli facoltà. Quella Costituzione che afferma il valore della vita da tutelare e che si vuol dire di difendere, calpestandola continuamente!
Dubbi c'erano e nel dubbio, era meglio la prudenza di una superbia che vuole e pretende risposte che non ha, così come era meglio una presunzione di innocenza e non di colpevolezza in una condanna a morte, salvo rilevare che in questa cultura pazzesca che stiamo vedendo militante ed organizzata, la colpa, la cosa indegna, sia vivere se la condizione non è quella che vorremmo o desidereremmo, se non corrisponde agli standard prestabiliti.
E questo è cupo, estremamente cupo, triste, inquietante.
A.
Compassione: desiderare che gli altri siano liberi dalla sofferenza. Il problema dunque non è disconoscere la sofferenza di un altro essere: donna fecondata o feto che sia, ma capire quale azione solleverà quell'essere dalla sofferenza. Soprattutto se si parla di due esseri insieme. Pensare che solo l'aborto o la morte (nel caso di persone come Englaro) sollevi dalla sofferenza non credo sia corretto, come anche il contrario: non lo so; può darsi che ci siano dei casi così, con la morte o con l'aborto quell'essere finirà di soffrire per prendere una condizione di minor sofferenza, ma può darsi il contrario. C 'è qualcuno che sa con certezza che condizione abbia ora la Englaro? E' non esistente del tutto, esiste in paradiso, in purgatorio, nell'inferno, ha preso il corpo di un animale, o di un altro essere umano, soffre o ha trovato la felicità eterna? Qualcuno lo sa con certezza? Con certezza si sa solo che ha abbandonato il corpo,ma se qualcuno sa con certezza dove la sua coscienza permanga ora, lo dica, così sapremo finalmente se hanno fatto bene a interrompere le terapie o no. Qualcuno può credere che alla morte la coscienza cessi del tutto di esistere, e dunque credere che non esista più in nessun modo: ma è un'opinione, non una certezza. Come io invece credo che la coscienza sia solo temporaneamente mescolata col corpo umano, e che alla morte si separi dal corpo per prenderne un altro, o per (finalmente) raggiungere lo stato di Buddha.
Invito tutti nei prossimi giorni, dall'11 al 13 Febbraio, a prestar occhi ed orecchie all'importantissimo appuntamento che si terrà nella riunione della Pontificia Accademia per la vita.
Non è detto che la riunione sia particolarmente "tranquilla", ma si comprenderà l'importanza dei temi coinvolti, direi fondamentali questioni del nostro tempo, che credo interessino principalmente tutti i cattolici, i cristiani, ma in definitiva credo proprio sia interessante per tutti, per le implicazioni progettuali che i cattolici ed i cristiani sono chiamati a costruire valorialmente e responsabilmente, sul piano sociale e politico.
Buona serata,
A.
NOTE
(1) "Le Monde" del 19 novembre 2009 titolava vistosamente in prima pagina: "Il peso della natalità minaccerebbe il clima". Il seguito di questo articolo dovuto a Grégoire Allix appariva a p. 4 sotto il titolo: "Limitare le nascite, un rimedio al pericolo climatico? La Nazioni Unite fanno appello alla presa in considerazione della questione demografica al vertice di Copenaghen".
(2) Cf. a questo proposito il nostro libro "La face cachée de l’ONU", pp. 61-70. Questo capitolo è intitolato: "La Carta della terra e l'imperativo ecologico". Vedi ciò che scrive san Paolo su questo tema, in Romani 8, 18-22.
(3) Il caso riguarda una bambina di 9 anni, "Carmen", stuprata dal suo patrigno e trovatasi incinta di due gemelli. Malgrado gli appelli alla compassione lanciati da Dom José Cardoso Sobrinho (all'epoca arcivescovo di Recife) a da suoi collaboratori, la bambina è stata sottoposta a un doppio aborto, tra l'altro sotto la pressione di movimenti femministi radicali. Curiosamente, Dom Cardoso è stato sconfessato da un dignitario ecclesiastico romano, che ha tentato di far valere che coloro che volevano proteggere i gemelli avevano mancato di "compassione" per i medici che avevano praticato l'aborto, i quali "avevano dovuto prendere una decisione difficile".
(4) Vedi a questo proposito "La Libre Belgique" del 14 novembre 2009 e "Le Monde" del 16 novembre 2009.
(5) Cf. Matteo 19, 1-9; Marco 10, 1-12; Luca 16, 18.
(6) Cf. in particolare Genesi. 1, 28; 2, 18-24; cf. Giovanni 1, 1.
(7) Cf. Matteo 19, 10.
(8) Cf. Genesi 19, 1-29; Romani 1.
(9) Cf. Luca 7, 36-50, o la scena che svolge a casa di un fariseo; 15, 3-32; 19, 1-10; 23, 40-43.
(10) In collaborazione con Klaudia Schank, abbiamo tradotto e presentato questo libro: "Euthanasie: Le dossier Binding et Hoche. Traduction de l'allemand, présentation et analyse de 'Libéraliser la destruction d'une vie qui ne vaut pas d'être vécue'. Texte intégral de l'ouvrage publié en 1922 à Leipzig", Paris, Éd. Le Sarment-Fayard, 2002, 138 pp. ISBN: 2-866-79329-3.
(11) Cf. sopra, n. 3.
(12) Vedi sopra, al n. 3, i casi di pedofilia.
(13) Vedi su questo tema "La plus jeune mère du monde", breve articolo in "La Presse médicale", Paris, 13 mai 1939, p. 744; vedi anche la lettera del dottor Edmundo Escobel (Lima), "La plus jeune mère du monde", in "La Presse médicale", Paris, 31 mai 1939, p. 875. Questo caso è anche riferito nel lavoro di Rodolfo Pasqualini, "Endocrinología", Buenos Aires, Editions El Ateneo, 1959. Vedi specialmente le pp. 684-686. Pasqualini cita l'articolo di Escobel a p. 686.
(14) Vedi Jacques Suaudeau, articolo "Sexualité sans risques", pp. 905-926 del "Lexique des termes ambigus et controversés" del consiglio pontificale per la famiglia, del 2005.
(15) Edward C. Green è direttore dell'AIDS Prevention Project allo Harvard Center for Population and Development Studies. Il testo citato si trova in http://www.lifesitenews.com/ del 19 marzo 2009, dove si trovano anche altre informazioni.
(16) Fonte: http://www.elmundo.es/, dispaccio del 12 novembre 2009. Vedi anche http://www.sectorcatolico.com/, dispaccio del 30 dicembre 2009.
(17) Cf. Codice di diritto canonico, 751; 1364, § 1; 1398.
(18) Cf. http://www.lifesitenews.com/, 27 novembre 2009. La posizione esente da ambiguità riaffermata dalla conferenza episcopale spagnola tramite il suo segretario generale Mons. Martínez Camino è stata di nuovo riaffermata da Isidoro Catela Marcos, direttore dell'ufficio informazioni della CEE. Vedi il sito ACI Prensa: http://www.aciprensa.com/, dispaccio del 4 gennaio 2010, che a sua volta rinvia a http://www.conferenciaepiscopal.es/
(19) Vedi nel sito di "The Providence Journal": http://www.projo.com/ del 23 novembre 2009, l’articolo di John Mulligan, "Kennedy: Barred from Communion".
(20) Il testo completo si trova in http://www.lifesitenews.com/ dell'8 maggio 2009.
(21) Il testo è stato pubblicato dal sito internet http://insidecatholic.com con la data del 26 settembre 2009.
(22) Cf. Luca 17, 1-2.
(23) Codice di diritto canonico, 915; 1184, § 1, 3°.
(24) Cf. l’articolo di John-Henry Westen, "A Vatican Archbishop: Kennedy Funeral Critics Not Hurting Unity but Helping Church", su LifeSiteNews.com, 29 septembre 2009. Les citazioni sono tratte da questo articolo.
(25) Luca 17, 1 s.
(26) Cf. Canone 915.
Una domanda ineludibile
La pseudo-compassione, spesso invocata a favore di autori di atti in sé cattivi, come l'aborto, conduce dunque allo scandalo; invita gli altri a peccare gravemente. Lo scandalo è la prima cosa da evitare (25). La pseudo-compassione conduce anche all'eresia, alla divisione nella Chiesa, poiché incita i fedeli a staccarsi da un punto non negoziabile della dottrina della Chiesa: il dovere di rispettare la vita innocente. La pseudo-compassione potrebbe condurre a una situazione nella quale la dottrina della Chiesa e la morale naturale risulterebbero da una procedura consensuale e si formulerebbero in compromessi.
Alcuni, ingannati dalla pseudo-compassione nei riguardi di coloro che peccano pubblicamente contro la vita, ritengono che la Chiesa è, su queste questioni, troppo severa. La Chiesa, in effetti, si esprime con chiarezza: "Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti [...] e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto" (26). Ora, se si tiene presente il carattere menzognero e violento della pseudo-compassione, si ci si accorgerà subito che questa severità non è che apparente, che è essa stessa un'alta espressione della carità. Essa è un appello urgente al cambiamento di vita. Il rifiuto di dare la comunione per le ragioni che abbiamo richiamato non è che l'espressione dell'amore della Chiesa per i più deboli e l'invito al pentimento rivolto a coloro che rischiano di restare incatenati ai loro peccati e di incatenare gli altri.
8) A motivo della sua gravità, anche l'Aids è una malattia che invita alla compassione. Degli organismi pubblici e privati si sono specializzati nella prevenzione e/o nel trattamento di questa malattia. Dei centri di accoglienza e di cura sono stati fondati per accogliere, curare e accompagnare fino alla fikne le persone colpite da questo male. Delle congregazioni religiose, specializzate nelle cure sanitarie, hanno adattato i loro programmi alle situazioni nuove create dalla diffusione di questa pandemia. L'esempio della beata Madre Teresa di Calcutta ha fatto scuola. Ma non tutti sono ispirati dalla compassione esemplare di Madre Teresa.Nel marzo del 2009, sull'aereo che lo portava in Africa, papa Benedetto XVI è stato attaccato da dei giornalisti perché aveva osato dichiarare che il preservativo non era veramente la soluzione del problema. Sempre pronta ad arricchire la collezione della "storie belge", la camera dei rappresentanti [di Bruxelles], ivi compresi diversi mandatari "cristiani", ha condannato le dichiarazioni "irresponsabili" e "inaccettabili" del papa. È mancato poco che gli onorevoli deputati convocassero una riunione d'urgenza del consiglio di sicurezza dell'ONU! Grazie a Dio, il senato belga non ha seguito la camera dei rappresentanti nel suo delirio anticristiano.Ma questa stessa camera avrebbe comunque potuto rivendicare la cauzione di qualche eminente ecclesiastico. Tra essi, dei cardinali molto presenti sui media, i cui nomi sono ben noti, hanno curiosamente raccomandato l'uso del preservativo presentando questo come un male minore, il male più grande da evitare essendo il pericolo di contagio mortale in caso di non ricorso a questa precauzione. Il motivo invocato è dunque la compassione.L'argomentazione di sviluppa abitualmente come segue: essendo la pulsione sessuale irresistibile e incontrollabile, l'uso del preservativo è il solo mezzo efficace per evitare l'Aids. Basta poco perché certi "moralisti" arrivino fino a invocare il quinto comandamento di Dio, "Tu non ucciderai", per presentare l'uso del preservativo come un obbligo morale! Altri moralisti o pastori sviluppano una variante di questa argomentazione: insegnano a peccare senza rischio.Nel caso dell'Aids, la compassione è dunque invocata a due titoli differenti. Certo, la compassione si rivolge anzitutto ai malati colpiti da questa terribile malattia. Come per tutti quelli che soffrono malattie molto gravi, bisogna badare a che le loro sofferenze siano alleviate, a che essi ricevano le cure igieniche di cui hanno bisogno; occorre dire a loro delle parole di tenerezza: dire a loro la tenerezza degli uomini, ma anche la tenerezza di Dio. Ma nel caso di cui ci stiamo occupando, la compassione è anche invocata in modo menzognero: Il preservativo si impone – si insinua – a motivo dell'incontrollabilità della passione degli uomini, della loro assenza di libertà rispetto alle pulsioni che li assalgono.Non è nostra intenzione riprendere qui le discussioni sull'Aids, le sue cause, il sjuo trattamento, ecc. Due constatazioni dovrebbero tuttavia far riflettere gli zelatori della falsa compassione. Ricordiamo anzitutto che basta consultare le riviste dei consumatori per apprendere che i preservativi non sono sicuri al 100 per cento. Se non lo sono al 100 peer cento per la contraccezione, perché lo sarebbero per impedire la trasmissione dell'Aids?Ma c'è un altro aspetto del problema, largamente misconosciuto da molti eminenti pastori-teologi. È quello che gli economisti chiamano effetto rimbalzo. L'immagine della palla che rimbalza è in effetti suggestiva: al termine di una prima parabola, essa tocca il suolo, ma per ripartire subito verso l'alto e più lontano. Due esempi familiari faranno comprendere di che cosa si tratta. L'arrivo delle lampadine economiche è stato salutato con entusiasmo: una lampadina economica di 11 watt fa altrettanta luce di una lampadina classica di 60 watt. Si potrebbe esclamare: "Che risparmio!". In realtà, si osserva che a motivo del basso consumo di queste lampadine le gente tende a illuminare di più le proprie case moltiplicando le lampadine e aumentando le ore di illuminazione. Le lampadine economiche compensano così i risparmi che esse avrebbero dovuto comportare; esse possono anzi produrre un aumento del consumo di energia.Altro esempio: alcune automobili, prima dotate di un motore vorace, sono oggi dotate di motori particolarmente sobri. Anche qui, la gente dice: "Che risparmio!". Ma poiché l'auto consuma, poniamo, 5 litri di benzina invece degli 8 litri dell'auto precedente, la gente scoprirà che viaggiare è diventato meno caro e viaggeranno più di quanto facevano con la loro vecchia macchina. Si viaggia di più con una macchina che consuma di meno. Ne risulta che il risparmio ottenuto con il motore di nuova generazione è compensato da un aumento del numero dei chilometri percorsi e spesso dall'aumento della velocità alla quale si aveva l'abitudine di guidare.Un terzo esempio di rimbalzo è segnalato da Jacques Suaudeau (14). Da quando le cinture di sicurezza sono diventate obbligatorie in Inghilterra, si è constatato con sorpresa che il numero di incidenti e di vittime è aumentato. Uno studio attento ha rilevato che gli automobilisti credevano di trovare una maggiore sicurezza allacciando le cinture. Ma essi affrontavano anche più rischi, correvano più velocemente di prima. Il beneficio che si attendeva dall'uso delle cinture è stato compensato da un'accresciuta assunzione di rischi.Il fenomeno del rimbalzo si osserva anche nell'utilizzo del preservativo e nell'incidenza di questo utilizzo sulla diffusione della malattia. Gli eminenti moralisti dovranno tener conto di questo fenomeno. La grancassa mediatica che incita a ricorrere al preservativo per limitare la diffusione dell'Aids ha un effetto perverso: il preservativo dà un falso senso di sicurezza. Ricorrendovi, chi lo utilizza tende a compensare il rischio diminuito dal preservativo moltiplicando i rapporti rischiosi più di quanto lo facesse abitualmente, cambiando i partner, variando i rapporti e avendo le prime relazioni sessuali sempre più presto.Notiamo che è ciò che ha spiegato il dottor Edward C. Green il 19 marzo 2009, dopo il linciaggio mediatico di cui il papa è stato oggetto in occasione del suo viaggio in Africa:"I nostri migliori studi [...] mettono in evidenza un'associazione costante tra una maggiore disponibilità e un maggiore uso del condom e un tasso più elevato (non più basso) di contagio dell'Aids. Ciò può essere dovuto in parte a un fenomeno conosciuto come compensazione del rischio, che significa che quando si utilizza una 'tecnologia' che riduce il rischio, come i condom, si perde spesso il beneficio (la riduzione del rischio) 'compensando' o affrontando rischi più grandi di quelli che si affrontavano senza la tecnologia chje riduce il rischio" (15).Ecco ancora, a proposito dell'Aids, un esemlio rimarchevole di "compassione" menzognera e violenta. Menzognera poiché poggiata su asserzioni delle quali una persona appena un poco informata può rilevare la falsità. Violenta, poiché nel nome di premesse false si spinge obiettivamente a prendere il rischio di morire e di dare la morte.9) Si può dare la comunione a dei parlamentari che si dichiarano pubblicamente a favore dell'aborto? A questa domanda, alcuni pastori hanno dato praticamente o teoricamente una risposta affermativa. Bisognerebbe, si dice, avere compassione per questi parlamentari, dilaniati interiormente. Come cristiani, essi dicono, sono certo contrari all'aborto; ma nel dibattito in parlamento votano per la sua legalizzazione. Questi rappresentanti, si dicde, vivono un dramma di coscienza e non bisognerebbe respingerli se si presentano per ricevere la santa comunione. Delle situazioni analoghe si presentano, ad esempio, per dei medici che notoriamente praticano degli aborti, per dei magistrati, dei responsabili politici, ecc. Tutti avrebbero bisogno di conforto spirituale e dovrebbero poter avvicinarsi alla Santa Mensa.Alcune prese di posizione recenti mostrano che la Chiesa non può approvare questa pseudo-compassione. Citiamone due:a. Nel novembre del 2009 Juan Antonio Martínez Camino, gesuita, vescovo ausiliare di Madrid e segretario generale della conferenza episcopale spagnola, ricorda che approvando e votando una legge favorevole all'aborto i battezzati si mettono oggettivamente in stato di peccato mortale (16). Coloro che promuovono tali leggi peccano pubblicamente e non possono essere ammessi alla Santa Mensa. Per essere sicuro di essere ben capito, il vescovo ausiliare di Madrid aggiunte che chi afferma che è lecito togliere la vita a un essere umano innocente cade nell'eresia e incorre nella scomunica "latae sententiae" (17).Il 27 novembre del 2009 l'assemblea plenaria della conferenza episcopale spagnola pubblicava una dichiarazione secondo cui i politici che votano una proposta di legge che liberalizzi l'aborto in Spagna si pongono essi stessi in "uno stato di peccato oggettivo, e se questa situazione si prolunga non possono essere ammessi alla santa comuniione" (18).b. Domenica 22 novembre 2009 (19) Patrick Kennedy, membro democratico della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, annuncia che il vescovo di Providence, Thomas J. Tobin, l'ha pregato di astenersi dal ricevere la santa comunione e ha invitato i preti della sua diocesi a non dargliela. Bisogna ricordare che qualche tempo prima di questo divieto, il congressista Patrick Kennedy aveva dichiarato pubblicamente la sua opposizione all'insegnamento della Chiesa sul rispetto della vita.10) Le trappole della compassione che abbiamo passato in rassegna hanno fatto l'oggetto di parecchie dichiarazioni della più alta importanza da parte di Sua Eccellenza Mons. Raymond L. Burke, prefetto del supremo tribunale della segnatura apostolica e arcivescovo emerito di Saint Louis MO, negli USA. Ci limiteremo a presentare tre di questi documenti.a. Venerdì 3 maggio 2009 l'arcivescovo Burke pronunciava il discorso principale dell'incontro "Digiuno e Preghiera" che riunisce dei cattolici per pregare per la nazione americana. Questo discorso ha per titolo "Gli insegnamento della Chiesa cattolica" (20). Il prefetto vi analizza le pratiche ostili alla vita, al matrimonio e alla famiglia.Denunciando la falsa compassione nell'azione dei poteri pubblici, l'arcivescovo sottolinea che gli attacchi contro la vita, il matrimonio e la famiglia minano i fondamenti sui quali sono costruite la nazione americana e le nazioni attaccate a questi stessi fondamenti. Richiama i cattolici – siano essi medici, politici, uomini d'affari, ecc. – a rispettare la legge naturale e la legge divina, che sono nel cuore dell'insegnamento della Chiesa. L'arcivescovo invita alla preghiera, al digiuno, alla confessione, alla santa comunione perché il Signore illumini i leader. Un'attenzione speciale deve essere riservata, nelle università e negli istituti di educazione cattolica, ai giovani. Questi devono essere preparati a riconoscere che là dove Dio è rigettato, la secolarizzazione e il relativismo aprono la porta a leggi e programmi politici immorali. Al contrario, bisogna spingere i legislatori e gli elettori a correggere le leggi gravemente ingiuste.Infine, "che un dottorato honoris causa sia stato conferito dall'università di Notre Dame a un presidente che promuove aggressivamente un'agenda anti-vita e anti-famiglia è fonte del più grande scandalo".b. Il 18 settembre 2009 ,'arcivescovo Burke prendeva la parola al XIV banchetto annuale di partenariato organizzato da "Inside Catholic" (21). Questo discorso è stato pubblicato sotto forma di articolo in "Crisis Magazine", nella data del 26 settembre 2009. Ha per titolo "Riflessioni sulla battaglia per promuovere la cultura della vita".L'arcivescovo di offre qui un discorso di una forza eccezionale. Ecco, citate liberamente, alcune idee forza di questo discorso: "È impossibile essere cattolici praticanti se, nella propria condotta, qualcuno sostiene il diritto all'aborto o il diritto al matrimonio di persone dello stesso sesso. Dobbiamo riconoscere lo scandalo dato da cristiani che omettono di far rispettare la legge mortale naturale nella vita pubblica. Questa omissione ingenera la confusione e induce in errore tutti i cittadini. Con le nostre azioni e le nostre omissioni possiamo condurre degli uomini e delle donne a compiere il male e a peccare, così come a nuocere gravemente ai fratelli, alle sorelle, alla nazione. Nostro Signore è stato inequivoco nel condannare coloro che, con le loro azioni, provocheranno un vero scandalo, cioè precipiteranno gli altri nella confusione o li condurranno a peccare (22). È per questo che la disciplina della Chiesa vieta di dare la santa comunione e di celebrare i funerali religiosi a coloro che persistono, dopo essere stati ammoniti, nel violare gravemente la legge divina (23). Certo, la Chiesa affida ogni anima alla misericordia di Dio [...], ma questo non la dispensa dal proclamare la verità della legge divina. Quando qualcuno ha pubblicamente aderito e coopera a degli atti colpevoli, [...] anche il suo pentimento da tali azioni deve essere pubblico".Chiamando le cose col loro nome, l'arcivescovo Burke non esita ad andare al fondo del problema:"Si vede all'opera la mano del Padre della Menzogna nel poco di attenzione portata alla situazione di scandalo, o nel fatto che sono ridicolizzati o persino censurati coloro che subiscono gli effetti dello scandalo".c. Il 29 settembre 2009 l'arcivescovo Burke interveniva per prendefre la difesa dei militanti pro-life che protestavano contro lo scandalo dei funerali grandiosi e molto pubblicizzati celebrati per il senatore Ted Kennedy (24). Questo senatorte "cattolico" si era spesso distinto per le sue posizioni inaccettabili in materia di rispetto della vita e della famiglia. Alcuni cattolici, presi da compassione per il senatore, se l'erano presa vivamente con i militanti pro-vita e pro-famiglia, accusandoli tra l'altro di rompere l'unità della Chiesa. La messa a punto dell'arcivescovo non doveva farsi attendere:"Una delle ironie della situazione presente è che uno che prova scandalo di fronte ad azioni pubbliche gravemente colpevoli di un altro cattolico è accusato di mancare di carità e di causare una divisione nell'unità della Chiesa."In una società il cui pensiero è governato dalla 'tirannia del relativismo' e nella quale il politicamente corretto e il rispetto umano sono gli ultimi criteri di ciò che si deve fare e di ciò che si deve evitare, l'idea di indurre qualcuno in un errore morale ha poco senso. [...] Ciò che causa meraviglia in una tale società è il fatto che vi sono di quelli che omettono di osservare il politicamente corretto e che, per ciò stesso, sembrano perturbare la sedicente pace della società. Tuttavia, mentire od omettere di dire la verità non è mai un segno di carità".
La compassione oggiPossiamo discernere la vera e la falsa compassione nei fatti o nelle prese di posizione osservabili nel mondo di oggi. Così appariranno i disastri che la falsa compassione giunge ad esercitare tanto a livello delle persone che a livello delle società umane. Passiamo dunque in rassegna alcuni esempi.1) Nel 1962, la corte di assise di Liegi (Belgio) è stata portata a giudicare una madre che, "per compassione", aveva ucciso il suo bambino. Durante la gravidanza, quasta madre aveva assunto del Softenon, conosciuto oggi sotto il nome di Talidomide. Il bambino era nato portatore di malformazioni gravi. La madre decise di mettere fine alla vita di suo figlio; e in effetti così fece. Al termine di un processo molto pubblicizzato, la donna fu assolta. Uscì libera dal tribunale, tra gli applausi del pubblico.2) Gli animali beneficiano sempre più della "compassione" degli uomini. In un film "documentario" di Al Gore, "Una verità che sconvolge", consacrata al riscaldamento climatico, si vede un cartone animato che mostra un orso polare sfinito mentre cerca disperatamente un appoggio per salvare la sua vita. Il messaggio è chiaro: se la calotta polare si riscalda e scioglie, la causa deve essere cercata nel numero eccessivo di uomini che inquinano la terra (1). Occorre dunque contenere la crescita demografica dell'umanità, di cui si assicura che è la causa della degradazione dell'ambiente circostante. Inoltre, la "compassione" verso gli animali, la protezione della fauna, della flora e delle specie in via di estinzione richiede il rispetto di quote fissanti il numero, vale a dire la "qualità" degli uomini autorizzati a riprodursi. In una della sue varianti, questa posizione raccomanda agli uomini di avere "compassione" per Gaia, la Madre Terra, che – si sostiene – si degrada a motivo dell'azione devastatrice dell'uomo. L'uomo deve essere sacrificato all'ambiente (2).3) Nel corso degli ultimi anni sono comparsi diversi casi di pedofilia che hanno fatto molto rumore. Negli Stati Uniti, in Messico, in Irlanda e in altri paesi, membri del basso o dell'alto clero sono stati implicati in parecchi procedimenti giudiziari. Nella maggior parte di questi casi, si è rimproverato alle autorità ecclesiastiche di aver cercato di tenerli nascosti. Per tutto il tempo che hanno potuto, queste autorità hanno fatto finta che nulla, o poco, fosse accaduto. Il motivo più spesso invocato è quello della "compassione" per gli autori degli atti di pedofilia. Si invoca la compassione per i poveri sacerdoti, che soffrono già tanto per le loro pulsioni, e che i loro superiori non possono affliggere pubblicamente né tanto meno esporre alla condanna infamante da parte delle istanze giudiziarie competenti. Se bisogna proteggere chi pratica gli aborti, perché non proteggere i pedofili?Questo atteggiamento ricorda il caso di Recife (Brasile), che ha invaso le cronache nel marzo-aprile del 2009 (3). Nei due casi. i casi di pedofilia e quello di Recife, piuttosto che manifestare compassione per le piccole vittime innocenti, si invoca la "compassione" per quelli che hanno fatto a loro un torto immenso, i medici a Recife, i sacerdoti altrove.4) Il 16 novembre 2009 la stampa annunciava un'iniziativa di Ségolène Royal. Sempre molto pubblicizzata, la presidente della regione Poitou-Charente (Francia) annunciava la distribuzione di "pacchetti contraccettivi" (4). Questi kit contraccettivi contengono tra l'altro dei preservativi e degli "assegni contraccezione". L'obiettivo di Ségolène Royal è di "andare in soccorso del disagio degli alunni", di ridurre il disagio sociale rappresentato dalle "gravidanze precoci". Dopo aver incitato al consumo sessuale con la fornitura di preservativi nel kit contraccettivo, Ségolène Royal ricorda l'esistenza di una "circolare in vista della contraccezione di domani". Qui di nuovo, degli adolescenti e dei bambini non nati rischiano di pagare il prezzo della pseudo-compassione.5) Si assiste oggi a una messa in questione radicale del matrimonio e della famiglia. Dei cristiani domandano alla Chiesa di autorizzare il divorzio o di permettere il "secondo matrimonio" dei divorziati. Alcuni vanno più in là poiché chiedono che la Chiesa riconosca le unioni omosessuali, con o senza l'adozion e di bambini. Queste rivendicazioni si fanno tutto nel nome della "compassione". La Chiesa avrebbe torto a mostrarsi intransigente su queste questioni; essa sarebbe senza pietà per gli sposi ingiustamente abbandonati dal coniuge e per i figli delle coppie divorziate. Essa ignorerebbe la tendenza omosessuale inscritta nella costituzione di alcuni uomini o di alcune donne. Qui ancora si fa appello alla "compassione".Ma quale compassione?Interrogato sulla questione del matrimonio e del divorzio, Gesù riafferma con forza il disegno di Dio dalle origini: il matrimonio voluto da Dio è monogamico, fedele, indissolubile (5). Gesù ripristina il matrimonio così com'era secondo il cuore di Dio nel momento della creazione (6). Egli non fa alcuna concessione concernente il matrimonio così come Dio l'ha voluto. Gli apostoli si stupiscono di questo rigore di Gesù (7). Come alcuni fanno oggi, essi attendevano da Gesù una compassione al ribasso, una tolleranza qualsiasi, riguardo alla legge, riguardo alla volontà chiaramente enunciata dal creatore fin dalle origini. La giustificazione, la santificazione appaiono qui come un ritorno all'inizio, una ri-creazione che passa per la conversione del cuore. Ciò che Gesù mette in luce è l'uguale dignità dell'uomo e della donna. L'uomo non può rivendicare un "diritto" qualsiasi a ripudiare sua moglie. Ciò che rivela Gesù è la forza di Dio all'opera nel matrimonio. È Dio che unisce. La compassione non può esprimersi nel rigetto della forza divina sempre all'opera nel matrimonio. Viceversa, la compassione di Dio si esprime nel perdono che Gesù a quelli e a quelle che hanno commesso l'adulterio, si sono prostituiti o hanno praticato l'omosessualità (8). La compassione di Gesù non è in alcun modo una approvazione del peccato; è un invito ad accogliere il perdono e a ritornare sul retto cammino. La compassione di Gesù è la misericordia (9).6) Binding (1841-1920), giurista, et Hoche (1865-1943), medico, hanno pubblicato nel 1920 un'opera pochissimo conosciuta e che tuttavia è stata una della più influenti del XX secolo. Gli autori spiegano che occorre "liberalizzare la distruzione di una vita che non merita di essere vissuta" (10). È il titolo di quest'opera, in cui si trova formulato e giustificato il programma di eutanasia che sarà messo in pratica qualche anno più tardi da Hitler. Come d'abitudine, l'argomentazione dà l'impressione di essere impregnata di compassione. Vi sono, si assicura, categorie di individui la cui vita non merita la protezione pelale. La loro vita è senza valore. L'eutanasia risparmierà loro di vivere una vita che nnon è degna di essere vissuta. A questi individui bisogna dare l'eutanasia nel loro stesso interesse. Ma bisogna dare loro l'eutanasia anche nell'interesse della società: questi esseri sono non solo senza valore, ma sono anche un fardello per tutto coloro che sono utili alla società. La "compassione" nei riguardi della società deve essere invocata al pari della "compassione" nei riguardi di questi esseri che devono essere liberati dalla loro totale mancanza di valore e di utilità. Ora, dietro queste considerazioni apparentemente capaci di intenerire si nascondono delle considerazioni pseudo-scientifiche con forti connotati eugenici e razzisti. La compassione è qui manipolata a vantaggio di un programma politico che è la negazione stessa stessa della compassione.7) Nel caso di Recife (11), abbiamo potuto osservare un caso flagrante di compassione menzognera. In sintesi, occorreva dar prova di compassione nei riguardi dei medici che avevano praticato un doppio aborto diretto. Bisognava tenere nascosta questa vicenda come se ne tengono nascoste altre (12). Ora, la letteratura medica riporta delle situazioni simili a quella vissuta da "Carmen", la bambina di Recife, ma in cui la vera compassione si è espressa nei riguardi delle giovanissime madri e dei loro figli. La stampa medica dava già conto, nel 1959, dell'esistenza di una trentina di casi conosciuti di gravidanze molto precoci, spesso prima dei 12 anni di età. Il caso più noto è quello di una giovane peruviana, Lina Medina, nata nel 1933, che ebbe le sue prime regole all'età di 8 mesi (sic). All'età di 5 anni e 8 mesi (sic) ella diede alla luce un bambino, Geraldo, che, nel 1954, aveva 15 anni mentre la sua mamma ne aveva 20. I medici avevano diagnosticato, nella madre, una pubertà precoce costituzionale, non patologica.Ciò che va rimarcato, nella storia di Lina Medina, è precisamente che sono stati i medici a constatare che la gravidanza della bambina non aveva niente di patologico. L'eventualità di un aborto non fu mai presa in considerazione. I medici hanno al contrario dato prova di compassione vera nei riguardi della madre e del suo bambino. Notiamo che questa madre vive tuttora nella periferia di Lima, in Perù. Fino ad oggi, ella non ha mai rivelato il nome del padre di suo figlio. Questo era nato per parto cesareo ed è morto nel 1979 all'età di 40 anni (13).L'articolo pubblicato da "La Presse Médicale", nella sua edizione del 13 maggio 1939, precisa che il parto, con taglio cesareo, fu operato dal dottor Geraldo Lozada. Il breve articolo del 13 maggio sottolinea che "La piccola Lina è circondata da cure minuziose. Un comitato di donne si è costituito per assicurare per il presente e per l'avvenire le cure e le condizioni materiali della vita della piccola mamma e del suo futuro bebè".L'articolo del 31 maggio 1939, anch'esso del dottor Escobel, si richiama anch'esso alla compassione:"Si spera che lo Stato e il Focolare della Madre proteggano questa sfortunata bambina, che ha creato in tutti i cuori un moto di simpatia e di pietà, tanto più che il suo piccolo è nato il giorno stesso in cui la nazione peruviana celebrava la Festa della Mamma".
Provo a ripostare qui, visto che è appropriato anche questo post, sperando la pubblicazione non cancelli spazi e capoversi come il precedente tentativo (sigh).
LE TRAPPOLE DELLA COMPASSIONE (Mons. Michel Schooyans, professore emerito dell'Uiversità Cattolica di Lovani, specialista in antropologia, in filosofia politica ed in bioetica).
Un termine ambiguoQuando si parla di compassione, si pensa immediatamente alla sofferenza altrui, alla situazione tragica nella quale un altro si trova....E' semplice stare dalla parte giusta
Amare la vita umana, difenderla, sostenerla e – comunque e sempre – accoglierla e rispettarla è la cosa più semplice di questo mondo. E viene naturale. È naturale e umano proteggere chi è piccolo e fragile, aiutare chi è in pericolo, consolare chi soffre. È naturale e umano dar da mangiare e da bere a chi non può provvedere da solo. Innaturale e terribile è invece l’idea di negare, in qualunque modo, la vita di chiunque o anche solo di abbandonarla nella debolezza, nell’estrema dipendenza, nella difficoltà. Innaturale e terribile è anche solo pensare di lasciar andare alla deriva una persona totalmente disabile. Amare la vita è semplice. E, infatti, sono le persone semplici che sanno farlo meglio. Quei semplici che sono semplici perché – per quanto abbiano sperimentato, per quanto abbiano studiato, per quanto abbiano indagato – hanno colto, e conservano, il senso di una verità basilare: ogni essere umano è « degno » e nessuna vita, mai, è padrona di un’altra vita. Quando le cose, dentro di noi e nelle comunità di cui facciamo parte, sono così chiare, è facile capire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.
Chi sta con la vita – chi è per la vita – mai la ferisce e mai arbitrariamente la finisce. Chi coltiva un’idea di morte – chi si allea con la morte – fa l’esatto contrario.
Eppure, oggi, c’è molto che sembra rendere incredibilmente ardua la comprensione di che cosa è giusto e di che cosa è sbagliato. E c’è chi tenta, in tutti i modi, di renderci difficile, addirittura impossibile, dire dei « sì » e dei « no » limpidi e chiari. Per questo, oggi, a un anno dalla dolorosissima morte di Eluana Englaro « per disidratazione » , cioè per sete – così ha certificato l’autopsia –, ci sembra importante tornare a indicare a noi stessi e a tutti, con la necessaria chiarezza, l’esempio di coloro che, con dolcezza e sapienza umana e medica, amano e servono la vita e non la negano.
Vi raccontiamo le suore Misericordine che nella casa di cura ' Talamoni' di Lecco continuano a offrire ai loro pazienti la stessa dedizione e la stessa fedeltà che diedero per 17 anni alla giovane donna in stato vegetativo persistente poi portata a morte a Udine.
E vi raccontiamo i medici che al Centro ' Cyclotron' dell’Università di Liegi stanno dando nuove e sempre più impressionanti risposte scientifiche alle domande di chi non s’arrende e non dichiara perse e « senza qualità » le persone classificate in stato vegetativo. Facciamo parlare Lucrezia ed Ernesto Tresoldi che hanno riavuto il loro Massimiliano, dopo dieci anni di asserito stato vegetativo «permanente» (aggettivo oggi abolito dagli uomini di scienza, tranne che da quelli superficiali o tenacemente pro- eutanasia), perché l’amore aiuta i « miracoli » e quel figlio ferito e perso in una disabilità sconfortante loro non l’hanno mai voluto lontano dalle loro vite e da casa sua.
E diamo voce a tutte le altre famiglie toccate dalla durissima prova di una persona cara e presente chiusa in uno stato che la rende apparentemente o effettivamente « irraggiungibile » ( famiglie che non lasciano soli questi loro congiunti, ma che, troppe volte, sono lasciate drammaticamente sole dalle pubbliche strutture di assistenza). Questi sono gli esempi, i fatti. E poi ci sono le chiacchiere.
I digrignanti sofismi di chi vuol far credere che accudire i malati più gravi, i cosiddetti « senza speranza » , sarebbe crudele. Le algide polemiche di chi osa descrivere come una « violenza » le tenere cure prestate a chi non può badare a se stesso.
L’alterigia antidemocratica di chi invoca l’azione di « saggi magistrati » per sovvertire le leggi che già stabiliscono (come la legge 40) o, si spera, stabiliranno presto (come la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento) un limite di rispetto nella manipolazione della vita nascente e un dovere minimo di assistenza degli inabili. Le chiacchiere anche feroci di chi, insomma, pretenderebbe di rovesciare il senso reale delle cose. Fino a dichiarare « inumano » lo stare, senza esitazioni e senza accanimenti, semplicemente dalla parte della vita.
Parole cattive, ferrigne propagande che non valgono un attimo del tempo di ricerca e di cura del professor Laureys o del professor Dolce e neanche il più piccolo e umile dei gesti che compiono ogni giorno, a Lecco, suor Albina e le sue consorelle. Parole cattive che vogliono rendere «morte» sinonimo di «libertà» , e perciò non sono e non saranno mai specchio dell’animo vero della gente.
(da Avvenire.it - quotidiano dei Vescovi -di oggi).
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Come dicevo, non è difficile sapere da quale parte stare... ;-)
Possibile..che, in questo, schifo di Nazione - Vat.. non si possa decidere, di morire in pace..magari, dopo aver sofferto le pene dell'inferno?..No..non si può..perchè, gerarchie ecclesiali..e.loro (politici) baciamani..sono, d'accordo, che la gente, deve soffrìre ..fino..alla fine..ormai..non potremmo, decidere,(nemmeno..volendo) quando..quanta..pipì..o popò..dovremmo..fare..cmq, bravo..Fini..
Civis:
E allora chi è il padrone ?
Secondo lui è chiaro: Solo lui ,,, e i suoi preti in porpora e orbace.
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Trovami un qualsiasi discorso o prolusione del Papa dove affermi che lui è il padrone della vita altrui.
Io osservo proprio qualcosa di diverso: nessuno lo è davvero, dove la vita è indisponibile e non può certo significare che il padrone deve essere il Papa.
Osservo anche che sei coerente con le riduzioni demagogiche in corso e ben rappresentando moltitudini di pensiero a sinistra, compresi "cattolici-adulti" e questo va riconosciuto senz'altro.
A.
Credo sia doveroso ricordare cosa (non) è stato fatto, sopratutto facendo emergere ben chiaro
PERCHE' non è stato fatto e di CHI è la responsabilità perché non fosse stato fatto.
Credo che basti vedere che fine hanno fatto nell'opposizione coloro che portano i valori cattolici, per esempio in un PD, che in sostanza potremmo benissimo riconoscere DS ormai, così come è degno di nota che sia stato formulato l'atto interno partitico di regolamento, per cui un cattolico, vedi Binetti, non possa più liberamente dire la sua ed aver dissenso dalla decisione organica di partito, ovvero tradotto: se vuoi fare la cattolica, accomodati, quella è la porta. Spot a conclusione di questa chiara determinazione partitica e di base per chi milita nel Pd, è rintracciabile perfino in una puntata di Luciana Litizzetto che appunto con il compiacente sinistrorso Fazio a far da candida spalla, questo dice alla Binetti: Vai! Vai!
Oltre a questo, nell'opposizione abbiamo una coalizione. In cui si muovono in modo coerente ed ortodosso per valorialità e proposta i radicali e si può comprendere cosa propongano riguardo al tema Eluana e vita.. ma anche l'Idv, che comunque ha una rigorosa dottrina in funzione anti-berlusconista ed in questo momento in cui la coalizione di cdx-lega governa, puntualmente anti-governativa a prescindere. Che in fondo è ciò che si propongono i cosiddetti "cattolici-adulti", che se ne sbattono di cosa raccomandi la Chiesa o auspichi ed inviti il Papa, preferendo la coerenza organica alla sinistra, anti-berlusconista ed anche anti-cattolica.
Nel cdx, non abbiamo una lettura organica dove il dissenso è escluso sprezzantemente e rigigamente riguardo a questi temi: nel cdx si muovono proposte liberali anche iper-laiche o laiciste (vedi Fini), cioé non manca il dissenso rispetto alla proposta cattolica, anche se permane una più armoniosa adesione ai valori cattolici ed un più sereno rapporto di dialogo con la Chiesa indiscutibilmente, che nel fronte dell'opposizione, è praticamente rarefatto quando non completamente impedito (pena la scomunica del Pd, Radicali, comunisti allegati e l'assalto dei comici, ballerine e saltimbanchi, nobili ed intellettuali o registi, che porranno alla pubblica berlina il malcapitato cattolico più coerente con i valori cattolici).
Cioé, se un cattolico ritiene temi etici intorno alla vita, come fu straordinariamente quello di Eluana e vuole avere speranza di un'attuativa concretizzazione della proposta cattolica, una coerenza migliore con il suo dirsi cattolico,
sa benissimo da che parte votare o almeno,
da qual parte non votare.
E' per questo che allora oggi è opportuno ricordare ciò che non è stato ancora fatto, ma per far emergere perché e grazie a chi.
E non sarebbe male ricordare che il Sig. Englaro, nonostante gli accorati appelli del governo di aspettare ancora poco ormai, mettendo al lavoro urgente commissioni e governo allo scopo di fornire una pista normativa, non solo se ne fregò altamente (ed a molti apparendo la contraddizione palese con le sue lamentele ridondandi di non avere disciplina nel nostro paese, cioè legge alcuna sul merito e di essere vittima di questo),
ma si affrettò ben temendo che il governo potesse provvedere e mantenere la sua parola, in quell'invito a pazientare pochissimo ancora, questione di giorni, settimane, a far morire Eluana sospendendo nutrimento e idratazione. Il governo provò esponendosi molto a rallentare questa volontà, ma fu chiaro a tutti in quei giorni tremendi, qual'erano le forze in gioco a muoversi perchè Eluana morisse e quali perchè vivesse, così a tutti apparve la determinazione di Englaro, il cui problema non era non aver legge e regolamentazione in questo Paese, ma quello di non avere una norma che gli permettesse di fare quello che ha fatto velocemente, solo questa la reale mancanza che si contesta, non di aver assenza di legge, ma temendo di averne una che con sé porta anche il contributo di tanti cattolici, che evidentemente non si considerano poi così legittimi, con una ben strana idea di democrazia e laicità.
Oggi la proposta dell'opposizione, è ancora più chiara di ieri a riguardo della considerazione della valorialità cattolica e del rapporto ed il dialogo con la Chiesa o il Papa.
Alieno
Non trovavo le parole per ricordare questa vicenda, forse le avevo già spese tutte a suo tempo, poi ho letto questo articolo di un onesto giornalista e così lascio parlare lui per me ,,, nelle sue parole riconosco perfettamente le mie:
Il silenzio e gli insulti.Se i tanti autorevoli personaggi che in questi giorni parlano e sparlano del dolore si prendessero la briga, con una buona dose di umiltà, di farsi due chiacchiere con una a caso fra le migliaia di persone comuni che lo vivono, si renderebbero immediatamente conto di quanto potente, disperato e a volte ossessivo possa diventare il desiderio di morte in coloro che assistono un anziano non più in grado di badare a se stesso, un malato di mente, un malato terminale o un disabile gravissimo. Abbandonati a se stessi da una società ipocrita ormai abituata a misurare il “diritto alla vita” in termini di propaganda elettorale, tutti quelli che il dolore vero ce l’hanno dentro casa e ne sperimentano l’atroce senso di solitudine, prima o poi, si sentono così schiacciati dalla responsabilità che incombe su di loro da invocare la fine. È un fenomeno così umanamente universale che persino gli esperti da talk-show sono in grado di comprenderlo. Poi, certo, tutti i disperati tirano avanti. S’inventano strategie di compensazione, si aggrappano alle speranze più vane, invocano il conforto impossibile di una solidarietà latitante, si trincerano nella fede.
Qualcuno, come Englaro, fa una scelta diversa. Una scelta tremenda: non libera se stesso liberandosi del dolore, ma affronta, con un coraggio eccezionale, il dolore più tremendo. E invece del rispetto, da parte di chi la pensa diversamente, soprattutto da costoro, arrivano gli insulti, i proclami roboanti, le lezioni di etica dalla cattedra di uomini soi-disant di fede che hanno persino dimenticato come si pronuncia la parola “compassione”. Il tema è così profondo, così lacerante che meriterebbe, invece, una dialettica serena, civile, compassionevole. E legislatori saggi e sensibili in grado di rispondere a una domanda elementare e tremenda: perché una morte dignitosa dovrebbe costituire una minaccia così terribile per l’ordine sociale?
Giancarlo De Cataldo .
Poi ne leggo altre ,,, di quelli che negano il diritto delle persone a decidere sulla propria salute, sul proprio corpo e sulla propria vita, nemmeno quando i dolori sono atroci e insopportabile e non c'è nessuna speranza di guarigione. Dobbiamo morire nella sofferenza e nell'umiliazione del nostro corpo fisico ,,, dicono senza vergogna ,,, e trattenendo i conati di vomito non posso che dichiarare farneticanti le parole di Ratzinger che l'altroieri nel consueto discorso da Piazza San Pietro ha affermato: "Nessuno è padrone della propria vita".
E allora chi è il padrone ?
Secondo lui è chiaro: Solo lui ,,, e i suoi preti in porpora e orbace.
Don Verzè e le parole (forse) azzardate su ricerca e Chiesa.
Festival della Dottrina Sociale della Chiesa: una opportunità di risveglio?
Apple SIRI: non a tutte le domande ci dev'essere una risposta!
Cortina e la finanza: inutile lamentarsi. Non ce ne doveva essere bisogno.
Indagine Chiesa e pedofilia in Olanda: verità, vergogna e cambiamento.
alle 02:19
salvatore
Cerco di rimediare al casino delle formattazioni dei post 38, e 39.
Riposto
Ave Crs 36,
Alieno, 33, 34, 35, 37,guarda come riparte:
ti prendo per la manina ad esaminare la tua alternativa con concisione e semplicità:
<1) La coscienza di Eluana è morta.
1) se la coscienza di Eluana era morta, la legge stabilisce che in quel caso sarebbe stata effettivamente morta (morte cerebrale) ed avrebbe imposto di sospendere le cure, non di continuarle;2) La coscienza di Eluana forse è viva.>
2) se la coscienza di Eluana era viva, la legge stabilisce (e pure la Pastorale) che a nessuno si possono imporre cure non desiderate.
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Se ancora non ci arrivi e continui a voler mistificare
- negando che idratazione ed alimentazione forzata siano cure,
- negando che quella fosse la volontà certa di Eluana,
al fine abietto di sostenere la definizione di una legge barbara che vorrebbe imporre al prossimo i tuoi dogmi, negandogli la libertà di scelta, e cercare quindi ancora di
<... convincermi che qualcuno possa decidere al posto di un altro sulle scelte che riguardano la sua persona (ad es tu al posto mio, per essere chiari),
ti sei inserito direttamente nel clan infame e vile di quelli che sarebbero inevitabilmente schiaffeggiati da chi non tollera imposizioni ed attentati ai propri diritti costituzionali.>
------------------------------------------------------------P.S.
Segnalo in bella evidenza la bugia, che continui a riproporre perchè ne hai bisogno per poter continuare a sostenere le tue tesi che sempre su quella bugia si fondano
< la volontà di Eluana che non potevamo conoscere>
con una testardaggine che neppure i sofisti avrebbero mai avuto la sfacciataggine di adoperare (una questione di pudore intellettuale)
per non voler accettare quanto è stato accertato, ed al proposito della quale sei stato smentito dai giudici e più ancora da Beppino che, ti ricordo per inciso,
è il padre,
mentre tu, chi cazzo sei?
Tu non sei proprio nessuno che abbia alcuna attendibilità, se non una oltraggiosa vile impudenza ad implicare che Beppino abbia potuto mentire riferendo che Eluana era terrorizzata di potersi ritrovare prigioniera dello stato nel quale tu avresti voluto continuare a tenerla.
Ora, visto che grazie all'eroismo della battaglia di Beppino,
tu ad Eluana non puoi continuare a negare la dignità della sua morte, la sua libertà di scelta, nè di un funerale ove Beppino abbia infine potuto piangere le sue spoglie, visto che quella battaglia di civiltà l'ha vinta contro la tua prepotenza,
ti ripeto, sempre più convinto:
togli le mani dai miei diritti, tu pensa a te ché a me ci penso io con i miei cari!
dato che il tuo tentativo
<Era solo per abituarti a non schematizzare in modo monolitico, per renderti più elastico diciamo. :-)>
ha zero possibilità di riuscire a farmi digerire la tua prepotenza contro i miei diritti;
se non lo hai ancora capito e continui ad incollare sorrisetti qua e là e scrivere come se non ci fosse niente di personale,
non fai che confermare a chi legge quanto sei incapace di afferrare la sostanza, la questione vera che continuo e continuerò a segnalare alla tua prepotenza: il rispetto dei miei diritti.
P.S.
scrivi
<Sal mi critica che non lo cago, non gli rispondo, lo eludo..>
Beh, io mi diverto soltanto a piazzarti il razzetto nel sedere e vedere come riparti ogni volta per una serie di commenti, con i quali hai sempre bisogno di una quantità di righe ridicolmente numerose per rispondere.
Mi diverto a segnalare il ridicolo della tua incapacità da imbranato logorroico che ha bisogno di specificare ogni pelo delle sue interazioni sinaptiche, senza comprendere che quel lavoro sarà forse utile alle sue disastrate organizzazioni neuroniche, ma per nulla alla esposizione di un pensiero pertinentemente argomentato.
Un esempio pratico:
l'ovvia banalità che tu hai affermata con 10.329 battute in 3 pagine del tuo 31 io la avrei espressa così:
"attento salvatore, anche i giudici sbagliano!"
Non è che scrivendola con 10.329 battute assume chissà quale valore argomentativo.
Ora, prima di ripartire in compagnia del razzetto, rifletti e moderati, chè i tuoi polpastrelli ti saranno grati.