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La Carità: distindivo dei cristiani

Martedì 2 Febbraio 2010, 10:40 in Riflessione di

Il 31 di gennaio scorso, il papa ha parlato da piazza san Pietro, come suo solito, invitando questa volta i cristiani presenti ad unirsi per la Pace in terra Santa.

I giornali hanno dato molto risalto a questo Angelus ma per altri motivi: il Papa ha infatti rivolto parole molto forti a sostegno dell'occupazione in Italia e di vicinanza ai lavoratori delle aziende che stanno per chiudere.

Ma il tema della pace e della solidarietà non è mai rimasto sotto tono, nonostante dai media non sia stato riportato adeguatamente.

Ce ne parla un bell'articolo apparso sul sito dell'agenzia Asianews.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Un invito a unirsi alla preghiera per la pace in Terra Santa e un pensiero a quanti per la crisi economica stanno perdendo il lavoro, oggi, nelle parole di Bendetto XVI dopo la recita dell’Angelus, prima della recita del quale il Papa ha parlato della carità, definita “il distintivo del cristiano”.
  
Prendendo spunto dal passo di Paolo della liturgia di questa domenica, il cosiddetto “inno alla carità”, alle ventimila persone presenti in piazza San Pietro, malgrado la giornata piovigginosa, il Papa ha sottolineato come “Paolo mostra la ‘via’ della perfezione. Questa – dice – non consiste nel possedere qualità eccezionali: parlare lingue nuove, conoscere tutti i misteri, avere una fede prodigiosa o compiere gesti eroici. Consiste invece nella carità – agape – cioè nell’amore autentico, quello che Dio ci ha rivelato in Gesù Cristo. La carità è il dono ‘più grande’, che dà valore a tutti gli altri, eppure ‘non si vanta, non si gonfia d’orgoglio’, anzi, ‘si rallegra della verità’ e del bene altrui. Chi ama veramente ‘non cerca il proprio interesse’, ‘non tiene conto del male ricevuto’, ‘tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta’ (cfr 1 Cor 13,4-7). Alla fine, quando ci incontreremo faccia a faccia con Dio, tutti gli altri doni verranno meno; l’unico che rimarrà in eterno sarà la carità, perché Dio è amore e noi saremo simili a Lui, in comunione perfetta con Lui”.

“Per ora - ha proseguito - mentre siamo in questo mondo, la carità è il distintivo del cristiano. E’ la sintesi di tutta la sua vita: di ciò che crede e di ciò che fa. Per questo, all’inizio del mio pontificato, ho voluto dedicare la mia prima Enciclica proprio al tema dell’amore: Deus caritas est. Come ricorderete, questa Enciclica si compone di due parti, che corrispondono ai due aspetti della carità: il suo significato, e quindi la sua attuazione pratica. L’amore è l’essenza di Dio stesso, è il senso della creazione e della storia, è la luce che dà bontà e bellezza all’esistenza di ogni uomo. Al tempo stesso, l’amore è, per così dire, lo ‘stile’ di Dio e dell’uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all’amore di Dio, imposta la propria vita come dono di sé a Dio e al prossimo. In Gesù Cristo questi due aspetti formano una perfetta unità: Egli è l’Amore incarnato. Questo Amore ci è rivelato pienamente nel Cristo crocifisso”.
 
Tanti, dopo la recita della preghiera mariana, i temi toccati da Benedetto XVI nei saluti rivolti ai presenti. La Terra Santa, i malati di lebbra. “L’ultima domenica di gennaio - ha ricordato - è la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Il pensiero va spontaneamente a padre Damiano de Veuster, che diede la vita per questi fratelli e sorelle, e che nello scorso ottobre ho proclamato santo. Alla sua celeste protezione affido tutte le persone che purtroppo ancora oggi soffrono per questa malattia, come pure gli operatori sanitari e i volontari che si prodigano perché possa esistere un mondo senza lebbra. Saluto in particolare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau”.
 
“Oggi – ha detto poi - si celebra anche la seconda Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa. In comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terrasanta, mi unisco spiritualmente alla preghiera di tanti cristiani di ogni parte del mondo, mentre saluto di cuore quanti sono qui convenuti per tale circostanza. “Un messaggio di pace - ha aggiunto il Papa - ci portano anche i ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica di Roma”. Per tradizione essi concludono con la "Carovana della Pace" il mese di gennaio e al termine dell’incontro due di loro, invitati nell’appartamento pontificio, liberano dalla finestra due colombe, simbolo di pace.
 
Un pensiero, infine, per coloro che stanno perdendo il posto di lavoro, con l’affermazione che “questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti”.
61
61 commenti
61
18 Mar 2010
alle 11:07

enrico

Concordo sul fatto che a quello che succede ai cristiani nel mondo non è dato certo molto spazio dai media e che i cristiani.

Credo che a volte non sia solo questione di anticristianesimo ma che ci siano situazioni complesse. Per esempio in Nigeria negli ultimi scontri oltre alla divisione cristiani-musulmani c'è anche quella pastori-agricoltori. Se io voglio più terra per i miei campi o per le mie pecore mi è più facile coinvolgere altri pastori o agricoltori se dico che tizio (che ha la terra che mi interessa) ha bestemmiato Dio o Allah.

60
17 Mar 2010
alle 16:39

Alieno

IL MACELLO DI 500 CRISTIANI A COLPI DI MACHETE

17 Mar 2010 - di Domenico Bonvegna

Mentre il nostro Paese è immerso nelle beghe della campagna elettorale, in Africa, in Nigeria 500 persone, cristiane sono letteralmente fatte a pezzi a colpi di machete, ma quello che fa più rabbia è che interessa a pochi, i soliti, a quelli come me che sono sensibili a questo genere di notizie. Nessuno si solleva, manifesta, sciopera, neanche i cattolici si scaldano più di tanto. Perchè non dedicare le Vie Crucis che si fanno in questo periodo proprio a questi morti. In fondo nemmeno i cattolici conoscono veramente le dimensioni della persecuzione alla Chiesa. Del resto non è la prima volta che i cristiani sono perseguitati e magari uccisi. Sono vicende che non riescono a bucare le cronache dei giornali, l'ho scritto più volte.

Sui mass media la censura delle persecuzioni contro i cristiani, scrive Antoni Socci, continua in modi nuovi.

E' un continuo ripetersi di tragici fatti, in India, in Pakistan, in Iraq, in Egitto, dappertutto uomini e donne, bambini discriminati e fatti fuori perchè cristiani. Occorre che scorra sangue cristiano - come l'anno scorso, proprio in India, nello stato dell'Orissa, con i feroci pogrom di fondamentalisti indù contri i cristiani - perché i perseguitati cristiani possano essere un po' considerati dai nostri mass media.

Ma anche quando la notizia riesce ad arrivare, i nostri giornali non sono chiari, qualcuno riesce a darla in maniera precisa, come ha fatto il Corriere della Sera,  raccontando i massacri, per il recente macello in Nigeria. Non così ha fatto l'Unità e Repubblica, che sono molto vaghi ed evasivi, con titoli: "Nigeria. Oltre 100 morti in disordini tra musulmani e cristiani". Oppure "Nigeria, massacro infinito tra cristiani e musulmani". Una mattanza di cristiani, perpetrata a freddo, diventa un generico "disordine" dove non sembrano esserci né vittime né carnefici. Antonio Socci, Se 500 cristiani macellati non fanno notizia, 9.3.2010 Libero). In pratica si confonde vittime e carnefici. Anzi L'articolo di Guido Rampoldi su Repubblica, ha fatto molto di più. Ha realizzato un reportage dove si rappresentano i cristiani (soprattutto loro) nella parte dei feroci carnefici. Rampoldi parte da due mesi fa quando vi è stato un assalto di cristiani con vittime musulmane. E' notorio che la Nigeria sia un paese diviso a metà fra cristiani e musulmani e che molti cristiani abbiano cominciato a rispondere alla violenza con la violenza, è purtroppo vero. E le violenze sono tutte egualmente da condannare: i vescovi cattolici infatti non si stancano di implorare i fedeli di non rispondere agli attacchi con le armi.

 Ma la scelta di Repubblica è davvero singolare, perché il fatto del giorno, secondo le più elementari leggi del giornalismo, è l'eccidio di cristiani avvenuto a Doko Nahawee e non farli passare come sanguinari sterminatori.

 Certo da qualche anno si è cominciato ad aprire gli occhi, Socci ricorda che quando, dieci anni fa, pubblicando il libro-denuncia sul martirio in corso dei cristiani ("I nuovi perseguitati", edizioni Piemme), molti giornalisti, anche autorevoli direttori (in particolare ricorda Paolo Mieli), gli hanno confessato il loro stupore per un fenomeno che neanche avevano mai immaginato.

 E' di questi giorni che nel Parlamento italiano è stata presentata una mozione, primi firmatari gli onorevoli Marinello e Pagano sulla violazione dei diritti alla libertà religiosa in vari Paesi del mondo.

 Ma ancora sono in molti a non si comprende o si fa finta di non comprendere, quello che sta succedendo in Africa: un vasto tentativo di islamizzazione da parte dei Paesi arabi che trova spesso un sorprendente alleato nella Cina interessata al petrolio. Connubio evidente in Sudan.

 Addirittura anche il genocidio del Sudan, dove il regime islamista del Nord per venti anni ha massacrato le popolazioni cristiane e animiste del Sud per imporre la sharia, facendo circa due milioni di vittime, può essere rappresentato come un generico scontro fra cristiani e musulmani, in quanto i cristiani col tempo hanno organizzato una loro resistenza al genocidio. Tuttavia per comprendere quello che succede in Sudan basti riportare una dichiarazione di Peter Hammond, direttore di Frontline Fellowship, intervistato da WorldNetDaily (27. 5. 2001): "Qualche tempo fa, la Corte Suprema sudanese ha stabilito che la crocifissione degli apostati, cioè di persone che erano musulmane praticanti e che si sono convertite al cristianesimo, è costituzionale. E questo (sudanese) è lo Stato che ha rimpiazzato quello statunitense nella Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite".

 Sui mass media quello che si vuole evitare è che i cristiani appaiono come vittime, in pratica c'è un'establishment intellettuale dell'Occidente che pretende di vedere i cristiani sempre sul banco degli accusati e che non sopporta di riconoscerli come vittime. Un èlite intellettuale che ha avuto a cuore i Buddisti del Tibet, gli Ebrei della passata Unione Sovietica e i Musulmani di Bosnia, trova facile respingere l'idea che i Cristiani possano essere egualmente vittime.

 L'editorialista Angelo Panebianco osserva che questo disinteresse per la persecuzione dei cristiani deriva da un atteggiamento farisaico secondo il quale non conviene parlare troppo delle persecuzioni dei cristiani se non si vuole alimentare lo «scontro di civiltà»; ... L'altra causa è la tesi dei fondamentalisti islamici o indù secondo cui il cristianesimo altro non è se non uno strumento ideologico al servizio della volontà di dominio occidentale sui mondi extra occidentali... Ne derivano il silenzio sulla libertà religiosa negata ai cristiani, soprattutto nel mondo islamico, e il disinteresse per le persecuzioni che in tanti luoghi subiscono. Infine c'è una sorta di illusione ottica che a molti fa temere di più i segnali di risveglio cristiano (del tutto pacifico) in Italia (e il Europa) che tante manifestazioni di barbarie religiosa altrove...»;

 E' il solito pregiudizio anticristiano - soprattutto anticattolico -  che secondo Socci ha impedito finora di accorgersi di una clamorosa e dolorosa verità: che, cioè, i cristiani (e specialmente i cattolici), negli ultimi 50 anni, sono stati e sono il gruppo umano più discriminato del pianeta, perché sono perseguitati sotto tutti i regimi e a tutte le latitudini, mentre loro non perseguitano alcuna religione o ideologia, ma, anzi, con un esercito pacifico di missionari e opere di carità, aiutano tutti i sofferenti e i diseredati, dovunque, di qualsiasi credo o idea o etnia, senza nulla chiedere in cambio.

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59
17 Mar 2010
alle 16:28

Alieno

L'ennesima notizia semi-censurata mediaticamente, relegandola naturalmente come tanto altro, nell'informazione non degna di eco mediatica, da marginalizzare in angolini se proprio si deve dare.

Nigeria: violenze in villaggio cristianoUccise 11 persone per lo piu' donne e bambini17 marzo, 11:29 (ANSA) - JOS (NIGERIA), 17 MAR - Almeno 11 persone, per lo piu' donne e bambini, sono state uccise in un villaggio cristiano nello Stato nigeriano del Plateau. Lo ha reso noto la radio pubblica secondo la quale gli aggressori sarebbero membri dell'etnia Fulani ed erano vestiti con divise militari mimetiche quando hanno dato l'assalto a un villaggio cristiano vicino a Jos, nel distretto di Riyom. Nei giorni scorsi, nello stesso luogo c'erano state violenze interreligiose con centinaia di morti.

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In fin dei conti, son "solo" dei cristianucci che come ventilò tempo fa M.C. Allam, sono la nuova categoria di "sub-umani".

Anche per i media che si danno da fare per condizionare la coscienza di tutti..

A.

58
17 Mar 2010
alle 16:25

Alieno

Iraq: cristiano ucciso a MossulUomini armati di pistole hanno sparato vicino a una chiesa

17 marzo, 12:37

(ANSA) - BAGHDAD, 17 MAR - Un cristiano di 55 anni e' stato ucciso da uomini armati di pistole vicino a una chiesa nella parte occidentale di Mossul, in Iraq. Nelle settimane precedenti alle elezioni del 7 marzo, circa mille famiglie cristiane erano fuggite dopo una serie di omicidi che avevano colpito la loro comunita'. E ancora, alla fine del 2008, oltre diecimila famiglie cristiane di Mossul fuggirono all'estero o in altre zone dell'Iraq in seguito all'assassinio di numerosi membri della loro comunita'

 

57
17 Mar 2010
alle 15:07

Alieno

17/03/2010 10:41
IRAQ
Mosul, nuova esecuzione mirata contro un cristiano irakeno


Sabah Yacoub Adam, 55 anni, sposato e padre di un bambino, è stato freddato a colpi di pistola. Egli era proprietario di una vetreria e abitava nella zona araba della città. Alle elezioni parlamentari si profila un testa a testa fra Allawi e al-Maliki. Scrutinate l’80% delle schede.

Baghdad (AsiaNews) – Nuova esecuzione mirata contro un cristiano irakeno a Mosul, nel nord dell’Iraq. Questa mattina un commando armato ha ucciso un commerciante di 55 anni, sposato e padre di un bambino. Intanto la Commissione elettorale irakena ha scrutinato l’80% dei voti. Secondo una proiezione stilata dall’Afp, si prospetta un testa a testa fra Allawi e al-Maliki, con un leggero margine di vantaggio per l’ex premier, salito al potere dopo la caduta di Saddam Hussein.L’omicidio è avvenuto questa mattina nel quartiere di al Saa, nei pressi del monastero dei padri domenicani. Sabah Yacoub Adam, 55 anni, sposato e padre di un bambino, è stato freddato a colpi di pistola. Fonti di AsiaNews a Mosul riferiscono che egli era un caldeo praticante, proprietario di una vetreria e abitava nella zona araba della città, alla sinistra del fiume Tigri.  L’esecuzione mirata di oggi è solo l’ultima di una lunga striscia di sangue, che ha costretto centinaia di famiglie cristiane a fuggire dalla città, in direzione della piana di Ninive o all’estero. Una spirale di violenza che è cresciuta nelle settimane che hanno preceduto le elezioni parlamentari del 7 marzo scorso, tanto che mons. Emil Shimoun Nona, arcivescovo caldeo di Mosul, aveva parlato di “una Via Crucis che non finisce mai”.Nel frattempo prosegue il conteggio dei voti della Commissione elettorale irakena, giunta all’80% delle schede scrutinate. Da una proiezione diffusa ieri dall’Afp emerge il testa a testa fra l’attuale premier Nouri al-Maliki e l’ex Primo Ministro ad interim Ayad Allawy, capo del governo fra il maggio 2004 e aprile 2005.La proiezione assegna alle liste dei due candidati 87 seggi, sui 310 dei quali è composto il Parlamento irakeno. L’Alleanza nazionale irakena, che raggruppa i partiti religiosi sciiti, segue in terza posizione con 67 seggi e la lista che unisce i due grandi partiti curdi conquisterebbe 38 seggi. Dei 310, ne vanno riservati 15 alle minoranze religiose del Paese, fra cui la cristiana.In base al numero di voti ottenuti, il blocco laico che sostiene Allawi – la lista al-Iraqiya – ha raccolto 2.102.981 consensi, con un margine di 8.984 voti di vantaggio sulla coalizione guidata da al-Maliki, lo State of Law (2.039.997). I partiti religiosi sciiti hanno conseguito 1.597.937 voti e il blocco curdo 1.132.154.L’attuale premier Nouri al-Maliki registra i maggiori consensi a Baghdad, il bacino più consistente nell’assegnazione dei seggi, e in sei regioni a maggioranza sciita. Allawi, invece, pur essendo un musulmano sciita ha un ampio margine di vantaggio in quattro regioni a maggioranza sunnita. La visione laica e il sostegno di sunniti e sciiti hanno premiato il programma proposto dall’ex Primo Ministro.(DS).
56
08 Feb 2010
alle 18:02

Alieno

Civis: calunniatore?

Ma dove? Sei tu da tempo, qui a far vanto di uso costante e sistematico di canne. E sei tu qui ad aver in una occasione associato un link da cliccare come ho fatto, trovandomi appunto un video musicale reggae e spot notevole di canne.. :-)

Non si capisce il motivo per cui tu puoi postare pubblicamente Bob Marley con link cliccabile e non io dedicarti un Prem Joshua, eheh.

Continui a minacciare rivendicando torti che non hai, ma che invece, continuamente, compi, offese incluse,

sempre più debole Civis, sempre più debole, incauto ed irragionevole.

A.

 

55
08 Feb 2010
alle 09:27

civis romanus sum

53. Il piccolo calunniatore della croce mi insulta così :

dedica estesa a tutti naturalmente (suppongo adatto anche al fumatore di canna come alternativa al sound reggae),

Al che io potrei pure rispondere abbassandomi all' infimo livello per rispedire l'insulto al mittente ,,, cosa che solo per l'ultima volta mi esento di fare in attesa di un pronto, ormai ineludibile, intervento da chi di dovere, come dovrebbe spettargli per obbligo di contratto, che sia finalmente capace di far tacere questo immondo insultante orifizio crociato .

54
07 Feb 2010
alle 23:21

Alieno

Beh, io consiglio un doppio ascolto.

Uno guardando le immagini, piacevolissime (free tibet compresa).

Ma la seconda, consiglio l'ascolto ad occhi chiusi:

si vola!

E senza ricorrere a sostanze stupefacenti,

sarà stupefacente volare e fare quel viaggio sulle ali del sitar assicuro. :-)

Ovviamente, è sconsigliato a chi non vuole superare la paura del volo,

ma garantisco che il viaggio è sicuro, non c'è pericolo alcuno e ben collaudato ed anzi,

garantisco in caso contrario, il rimborso del biglietto. :-)

Ogni bene

vi porti sulle ali.

A.

 

 

53
07 Feb 2010
alle 18:58

Alieno

Sandra:

Sono comunque sempre un po' critica..

Eheh. Preferisco dire che non lo sei affatto, oppure non me la cavo bene, perché se sei tu "un po'", poi a me toccherebbe nella gradazione, dire che lo sono "troppo" .. :-)

Sempre equilibrata, dolce e simpatica nel modo di porti,

ricambio volentieri i saluti di buona Domenica o quel che ne resta e però domani è un nuovo giorno e via col vento e su e giù e cip e ciop e trick e track,

ogni bene, alla prossima.

Ah, dimenticavo, visto che stavo ascoltando...

Ricambio il tuo trasporto armonico qui nel blog,

con un'armonia suggestiva, piccolo viaggio o esperienza uditiva, almeno per me piacevole che

 spero ti piaccia (sempre che tu non conosca già) aprendo you tube cliccando su questo link. così come a manuela, mi pare si presti, ma in effetti,

dedica estesa a tutti naturalmente (suppongo adatto anche al fumatore di canna come alternativa al sound reggae),

in amicizia e buon umore.

A.

52
06 Feb 2010
alle 22:01

sandra

Salve a tutti,torno a leggervi e vedo che si sono aggiunti nuovi temi alla discussione.Ero rimasta alla" zuppa"... disoccupati,8 per mille e buddismo.

Il libro che aspettavo non è arrivato,penso che sarà proprio necessario arrivare  alla  Feltrinelli .Ho letto un po' di quanto avete scritto e voglio ringraziare Manuela per i buoni consigli.Voglio dirti Manuela che ho considerato quelle possibilità che tu mi hai ipotizzato.Sinceramente non so dirti ora dove mi porterà questa strada, ma non ne sono per niente preoccupata,accetterò qualsiasi cosa o qualsiasi lezione che da questa impresa mi verrà.Mi ronza nella testa un pezzetto della canzone "anam ji" dei Sulutumana :chi avrà il coraggio di perdersi la via troverà-.Non è detto comunque che io debba perdermi, anche se l'ho messo in conto.avrò sicuramente necessità di poterti chiedere chiarimenti o confronti ,ti ringrazio tanto per la tua disponibilità.Mi è poi venuto da sorridere, leggendo che senti Gesù più vicino, da quando lo guardi da una prospettiva buddista,alieno guarda il buddismo da una prospettiva cristiana.Ho capito cosa entrambi volete dire!Mi è comunque scappato un sorriso perchè quando ho detto ad una mia collega di lavoro,molto cattolica ed anche catechista, che sto seguendo il buddismo, lei mi ha chiesto:cosa ti da il buddismo che il cattolicesimo non ti da? ed io le ho risposto:-Mi da un altra prospettiva, diversa,alternativa..Comunque capisco che oltre ai valori condivisibili, guardare Gesù ed i suoi insegnamenti alla luce del buddismo è come osservare una montagna da una certa distanza...la vedi meglio di quando ti ci trovi in mezzo.Alieno! Mi sono mancati i tuoi post, sono spesso di una lunghezza esagerata ed anche io come Manuela ho il mio bel da fare,però credimi mi piace tantissimo il tuo modo di esporre le cose anche quando non condivido quel che scrivi.Civis è colui che in un gruppo di discussione è essenziale, se non ci fosse bisognerebbe cercarlo io lo apprezzo molto....è moooolto alternativo,leggere lui prima e alieno dopo o viceversa, è come assistere all'incontro degli opposti o dei contrari,il buddismo dice che gli opposti si incontrano nella profondità della vita ,mi piace pensare a questo spazio come alla profondità della vita appunto. Dove anche la conflittualità è una funzione necessaria per creare una condizione viva e dinamica in evoluzione.Anche tutti gli altri che qui scrivono, lo fanno rivelando se stessi in un modo che lascia intuire l'essenza che li distingue.Questo spazio è come un oasi ,si respira una genuinità che non è facile a trovarsi,di questa opportunità mi sento di ringraziare don Padrini.

Comunque così,....tanto per passare di palo in frasca ,c'è stata la conferenza episcopale 2 giorni fa,i vescovi della mia regione tra le tante cose discusse,hanno ampliamente e approfonditamente ,parlato della questione- lavoro,occupazione,disoccupati-,il problema,.. sembra essere stato l'argomento  più in  risalto in questa riunione.E' problema particolarmente sentito ovunque,...qui sta assumendo un aspetto catastrofico ed ho piacere che sia stato preso in considerazione come tale anche dai vescovi.Anche loro concordano che occorre mettervi rimedio con urgenza.Vorrei precisare ,indipendentemente da questa  notizia ultima riportata,non ho in odio o in disprezzo la chiesa cattolica,......non è perchè la condanno che mi incammino sul sentiero buddista.Ci tenevo a precisarlo per evitare fraintenfdimenti.....Sono comunque sempre un po' critica,ma senza risentimento. A tutti una serena domenica....a presto.

51
05 Feb 2010
alle 20:56

Alieno

Papa: l'eutanasia e' un colpo al cuore dei principi cristianiGrande preoccupazione anche per le ricerche sugli embrioni

CITTA' DEL VATICANO - "Il sostegno all'eutanasia colpisce profondamente al cuore il principio cristiano della dignità della vita umana": lo ha affermato Benedetto XVI ricevendo in udienza un gruppo di vescovi scozzesi. Il pontefice ha parlato delle "sfide" poste dalla "marea montante di secolarismo nel vostro Paese", sottolineando, fra l'altro, che "i recenti sviluppi nell'etica medica e alcune delle pratiche sostenute nel settore dell'embriologia sono causa di grande preoccupazione".

Troppo spesso - ha continuato Benedetto XVI - la Chiesa "é percepita come una serie di proibizioni e di posizioni retrograde", mentre "la realtà è che è creativa e generatrice di vita, ed è diretta verso la più piena realizzazione possibile del grande potenziale per il bene e per la felicità che Dio ha impiantato ad ognuno di noi". Per questo il Papa ha raccomandato ai presuli di "continuare a chiamare i fedeli ad una completa fedeltà al Magistero della Chiesa, sostenendo e difendendo allo stesso tempo il diritto della Chiesa di vivere liberamente nella società secondo la loro fede". Una simile esortazione era stata rivolta pochi giorni fa dal Papa ai vescovi inglesi, con implicito riferimento alle recenti norme sulle adozioni per le coppie omosessuali.

(Ansa 05 febbraio, 18:20)

50
05 Feb 2010
alle 20:30

Alieno

@Manuela: ma guarda che non devi mica giustificarti, eheh.

Te l'ho detto, ero sincero, fidati, non mi ero offeso..^_^

Alieno

P.S.: anche io incontro a volte simili difficoltà. Oltretutto lavorando al pc tutti i giorni, puoi capire il divertimento aggiunto e preferirei una buona e vecchia carta, gratificante tattilmente e non sparando tutta questa luce, gratificante anche per gli occhi. Comunque, se mi interessa e sono stanco, rimando. Oppure, se non resisto e capita, copio-incollo su word ed ingrandisco il carattere oppure attenuo la luce dello sfondo con colori più rilassanti ed umanamente tollerabili anche se non si è eschimesi. :-)

Naturalmente, accade nonostante impegni, lavoro, casa, famiglia ecc. ecc., solo se ho volontà ed interesse, se riconosco valenza in quella lettura o in chi scrive, esattamente come ho fatto quando mi sono accinto con la Bibbia, il Corano, i testi tibetani prestati o regalati e molto, molto più di questo. Ma non mi dispiace perché appunto, farlo non è un lavoro e deve essere un piacere, altrimenti, non ha senso farlo (non gratis come minimo).

E siccome io non ho alcuna intenzione di pagarti, ti capisco, ti capisco.. ^_^

Ogni bene.

Alieno

49
05 Feb 2010
alle 19:26

Manuela

@ Alieno

i tuoi scritti sono troppo lunghi per leggerli al computer, perchè dopo un po' mi bruciano gli occhi; stamparli mi sembra eccessivo e dunque leggo quà e là. E naturalment eè anche una questione di tempo, lavoro, casa, famiglia ecc. ecc.

48
05 Feb 2010
alle 16:12

Alieno

Esempio di ignoranza ed errore grave che è spesso praticato dagli stessi testimoni di fede i credenti, a spiegare come l'attrattiva cristiana sia ahimé ridotta ed altre più seducenti,

è per esempio quando a Natale alla messa, momento solenne di gioia per i credenti, ci sono preti che si mettono a fare gli scassaballe che sul pulpito fanno i moralisti e quasi ci dicono che c'è da vergornarsi di avere gioia, essere felici a Natale con tutto quello che succede nel mondo!! E addirittura, rovesciando il cristianesimo, offrendo l'immagine angosciante, di sofferenza e masochismo stile socialista, analisi classiste e moralismo ideologico-sindacale, spiegandoci che bisogna essere depressi, arrabbiati, sicuramente tristi ma NON allegri, NON gioiosi, NON felici o siamo cristiani indecenti di cui vergognarsi.

Invece la proposta cristiana non è questa sconfortante, impagabile, inconsolabile, deprimente, avvilente proposta: è l'opposto!

Ecco perché comprendo che certi preti siano inadeguati (perfino a Natale!!!) e perché comprendo chi avvicinandosi al buddismo o ascoltando la serenità, un oceano di serenità nel Dalai Lama, senta il cuore più leggero, si senta meglio, avverta l'avvicinamento alla speranza.

E naturalmente, ciò è tanto merito del venerabile Dalai Lama, che meglio rende l'idea, anche, di "santità" portando "gioia" e sollievo, quanto un demerito di tanti cattolici e preti incapaci che danneggiano la propria proposta, dove vorrebbero esserne testimoni, non sembrandoci portatori di speranza, di gioia e conforto, ma sindacalisti o ideologi, sociologi e psicanalist schizofrenici con turbe psichiche e frustrazioni da scaricare sul prossimo usando il pretesto della fede, oppure dei tafazzi che si martellano a bottigliate gli attributi, sorridenti, pretendendo di essere credibili e che lo facciano tutti.

Ma per quanto mi riguarda, il cristianesimo, il Vangelo, non è questa roba, anzi, è l'opposto! Dunque a Natale abbiamo motivo di gioia, speranza, allegria e quei predicatori moralisti, sono degli impagabili scassaballe che danneggiano continuamente cristiani e cristianità.

Questo è il mio punto di vista e mi scuso per la schiettezza.

Alieno

47
05 Feb 2010
alle 15:49

Alieno

Versione bignami-sms lungo:

Manu, il bddsmo e 1 religio.

1ma eri cme Civi, ora ti piace Gesù.

Crdo ke sia cmq 1 trip x la verità il tuo xcorso, anke se la Via non é Cristo, ma il Dharma.

Anke x me il culto bddista ha senso visto dal punto di vista crstiano: siamo pari. :-) Nn è prprio così, ma anke 1 po' csì.

Gli appelli del Dalai Lama alla calma tra i suoi, ci raccontano che il venerabile sa benissimo che non basta dirsi ed essere bddisti x non fare errori. Nn metto in dubbio che i cine sappiano usare la menzogna sistematica (tutt'oggi applicata x nascondere le violazioni gravissime dei diritti uman).

Studiare il cristianesimo, può essere fonte di grande gioia e apertura mentale. MA solo se si fa davvero e non contentandosi delle riduzioni che vengono fatte, in un razzismo anti-cattolico devastante come si vede. Ma è limitato il potenziale positivo se nn si abbraccia la piena proposta cristiana e ci si contenta della sintesi culturale o di riduzioni filosofiche pret-a-porter.

Bisogna VIVERLA la fede nella pienezza della proposta.

E credo, ke tanto valga x il bddismo cme discorso e ke debba valere l'idea di essere liberi e spontanei dove si fa.

Hai ragione dve scrvi ke l'identità bddista è ancora riconoscibile come antikissima e seducente in quella antikità.

E' infatti un danno quello di svilire la nstra identità cristiana invece, riducendola, volendola più a la page, actually, modernista, progressista ed altri deliri ke gli stessi catto, prtroppo, portano avanti. Sembra così ad alcuni "inadeguata" ai tempi, dove invece altre proposte affascinano ed attraggono di più: sembrano più solide, sembrano credere di più in se stesse.

E dunque nn mi stupisco di quelle "migrazioni" di fede ke racconti e tanto di cappello per la religione buddista in questo punto.

Ma deve essere x ogni cristiano stimolo x imparare la lezione, xké la perdita della fede e della fiducia è a causa spesso della nostra ignoranza (nn sappiamo nulla del cristianesimo, ma facciamo finta di sì e lo giudikiamo con pregiudizio) e causa di un progetto razzista intollerante, sistematico anti-cattolico ke ha preso piede anche nel mondo clericale, ahimé.

Nn vedere un guaio la mia reazione. Vedi il positivo, il bello dell'occasione ke abbiamo avuto nel confronto e nella riflessione invece e se vuoi, anke nell'avere migliore possibilità di comprenderci e riconoscerci. Nn pentirti e cogli il buono, vedi il bello, respira senza pre-giudizio l'occasione x

crescere entrambi.

Ogni bene.

Alieno

Alieno

 

 

46
05 Feb 2010
alle 15:25

Alieno

Uff...

niente da fare, niente spazi, vorrei sapere proprio perché! >:(

45
05 Feb 2010
alle 15:18

Alieno

Vediamo se va meglio così:

 

Cara Manuela, non c'é problema se confessi che i miei commenti sono TROPPO lunghi e dunque, spieghi, la tua risposta sarà viziata da questo. Bene, questa tua consapevolezza se è sincera, potrà essere d'aiuto a superare eventuali incomprensioni legati a questo fatto.Del resto, anche io potrei confessare che sono viziato dall'idea che i miei commenti non sono "troppo" lunghi: troppo lunghi in relazione a cosa? Quando decidi di leggere, un articolo, una rivista, un libro, non fai scelta certo misurandone il peso o calcolando le battue come fa Sal.. :-)Evidentemente il motivo sarà, allora, scusa la schiettezza e ti assicuro che non sono certo offeso nel dirlo, la valenza che dai o che presumi possa avere ciò che scrivo e per cui il libro tibetano dei morti non ti "vizierà", non sarà "troppo", magari una Bibbia sì, i Vangeli ti parrà che letto uno, letti tutti e Alieno è una vera rottura di scatole perché scrive "troppo", ma vedi che è un relativo troppo e si capisce già in relazione a cosa. :-)D'altra parte io continuo a pensare che una certa cultura di estrema sintesi della comunicazione, che già investe poderosamente sull'immagine (effetti speciali inclusi) e da sms, tendano a rendere inconsistente la comunicazione, perché la banalizzano tremendamente. E così, scusa se ho la presunzione di pensare che magari, quella riflessione che è emersa (il termine "amore" o "carità" o "compassione" nell'accezione buddista o cristiana o di "Civis" non sono stessa cosa), non sarebbe mai emersa altrimenti, se non ci fosse lo scassaballe alieno che si ostina a scrivere molto e così come, per come la vedo io, tante riflessioni e spunti non sarebbero mai emersi se una Sandra si limitasse a scrivere in stile sms o se lo facesse un Cd, mentre è utile che ci sia tanto chi scrive meno, chi più, come può e come vuole (viva la varietà e scusa se non mi appiattisco sullo standard, ma la varietà è importante, arricchimento, non è vero?).Dunque io non sono offeso di te, tu non offenderti di me, tu confessi, io confesso, se vuoi possiamo andare oltre una volta per tutte serenamente, avendo chiarito il punto ed avendo stabilito anche un punto: la tua risposta potrà essere viziata, dunque sarai prudente ed io sarò comprensivo in questa consapevolezza condivisa ed armoniosa. ^_^Veniamo al sodo, cito il New York Times del 3 Feb in un suo passaggio centrale relativo al braccio di ferro Usa-Cina:''The president told ... China's leaders during his trip last year that he would meet with the Dalai Lama, and he intends to do so. The Dalai Lama is an internationally respected religious and cultural leader, and the president will meet with him in that capacity,'' Burton said.Traduco come posso e mi scuso per l'eventuale imprecisione nel farlo (anzi, correzioni gradite come sempre e già ringrazio chi lo farà):"Il presidente ha detto.. (ai) leaders cinesi che durante il suo viaggio l'anno passato avrebbe dovuto incontrarsi con il Dalai Lama, ed ha così intenzione di fare. Il Dalai Lama è un leader  RELIGIOSO e culturale rispettato a livello internazionale, è il presidente si riunità con lui in questa funzione."Come si vede, il riconoscimento di rispettabile guida RELIGIOSA è indiscutibile e non è affatto in sostanza, praticamente NON una vera e propria religione, non un vero culto e credo religioso, ma praticamente "filosofia".L'ambito filosofico (che nel N.Y.Times è riconosciuto secondariamente riconoscendo IL PORTATO culturale che consegue e discende dal primo requisito, RELIGIONE), è dove il Dalai Lama, nelle sue conferenze internazionali, si rivolge all'umanità tutta. E naturalmente, per chi non è interessato all'abbraccio del culto e del credo, non è impedito affatto di partecipare, ascoltare ed anche vedere un validissimo contributo sociale, umano e culturale dei suoi interessanti discorsi, perché può riconoscere, dove non c'é l'interesse per la dimensione religiosa, della pienezza, la dimensione parziale, la riduzione, il "modo di pensare", cioé l'aspetto culturale e filosofico che si ritiene interessante nel portato, aldilà della fede e condivisibile anche da chi non è interessato seriamente alla pienezza della proposta, ma alla sua riduzione, alla sua sintesi in cui potrà riconoscere saggezza, umanità, contributo positivo e così via.Ma signori, questo è anche ciò che capita alla Chiesa, è ciò che si ha quando il Papa comunica con il mondo, in modo "universale". Se uno vuole può prendere in considerazione la pienezza della proposta, sondarne e viverla nella sua profondità, cioé andando a toccare con mano le radici, la sorgente nucleare di quella Verità da cui discendono valori, cultura, sintesi culturali e valoriali che sono aperte a tutti, anche non credenti che potranno ugualmente, riconoscerne validità, saggezza, umanità e così via. Dunque apprezzandone, dove non sono interessati alla piena proposta religiosa, comunque la sua riduzione, la sua sintesi "filosofica".Solo che da noi, naturalmente, i radicali sono splendido esempio ma non sono certo i soli, se lo fa il Papa o la Chiesa Cattolica, è indebita ingerenza, oscurantismo e minaccia grave alla costruzione sociale ed essere cristiani è un limite, un valore riduttivo per l'uomo, per cui uno scienziato cattolico, sarà uno scienziato a metà, un po' scemo si suggerisce, perché si propone da tempo la conflittualità, strumentalmente questo, tra scienza e religione (alla faccia della stessa storia della scienza che comprende ovviamente scienziati cattolici ed anche di altra religione a far emergere l'inconsistenza delle strumentali proposte di insanabili contrapposizioni), se è politico, per carità, è un servo, un mezzo demente o politico "immorale" se si azzarda a testimoniare politicamente, portando appunto, la cultura, i valori, la filosofia cattolica sul piano politico e scemo o elettore sub-elettore, incapace se è elettore cattolico che in quanto tale, rovinerebbe la democrazia in questo paese ed altre scemate che via via dobbiamo leggere e respirare dai tanti vate(r- come direbbe un buon Pinco) tuttologi che spiegano al Papa come dovrebbe essere in realtà un Papa, ai cattolici, come dovrebbero essere invece i cattolici, agli uomini il ruolo della religione e dei valori ad essa legati e via discorrendo fino ad arrivare alle prolusioni di uomini che si fregiano di titoli scientifici, per cui non si discute abbiano merito, per fare prolusioni anti-religiose con particolare accanimento anti-cattolico, cioé prolusioni morali, etiche, non più scientifiche e per cui non hanno dunque alcun titolo particolare a distinguerli da altri che contestano, che anzi, ci appaiono perfino più ferrati e titolati di loro (e per dar l'idea parlo della somma presunzione ed intolleranza continuamente profusa di vari Margherita Hack, Odifreddi ma si pensi che il panorama degli attacchi è ampio e dunque comprende anche esponenti del mondo della cultura, della letteratura, del cinema e così via).Eppure, anche nella cristianità, possiamo osservare come nel caso buddismo: Religione! Credo, culto! Tanto quello buddista, tanto quello cristiano.Ma se si vuole, se non si è interessati all'abbraccio pieno della proposta, a sondarne il nucleo, le profondità, si può riconoscere il portato che ne consegue, culturale, "filosofico" ed infatti, noi abbiamo tanti simpatizzanti della Chiesa e del Papa, che non sono credenti, anche loro finendo nell'orbita del disprezzo cinico e costante di chi sistematicamente lavora a ridurre la valenza della proposta cristiana, dunque con disprezzo saranno usate definizioni di "ateo-devoto" che non dovrebbero essere con accezione negativa, così come non dovrebbe esserlo "prete" (invece si usa in senso offensivo e l'uso che mi vien rivolto, dispregiativamente da alcuni nemici della cristianità lo dimostra qui nel blog), così come non dovrebbe essere nell'accezione negativa dire "ne_g*ro-" o "immigrato" o "africano" e per quanto mi riguarda, nemmeno "nano" o "psiconano", tantomeno "occidentale" ed invece spesso basta evocare la parola perché per alcuni sia motivo di vergogna o imbarazzo, cioé sappiamo invece benissimo tutti, possiamo anche girare la testa dall'altra parte, ma a me piace la schiettezza, a costo di risultare antipaticissimo e chissenefrega, sappiamo che l'uso invalso diffusamente è nell'accezione fortemente dispregiativa, cinica, odiologica, perchè signori, oggi dire "prete", "cattolico", "occidentale" e dove si è più clementi, limitandosi al generico "credente", non sono altro, come nel caso di "ne*g_r-o" o "ebreo" che nulla hanno in sé di dispregiativo se non nella volontà di chi intende farlo (ma non si può certo incolpare della propria malizia l'innocenza altrui eh!), che sono dunque manifestazioni sciagurate della cultura FORTEMENTE razzista, discriminatoria, oscurantista e fascista per usare la demagogica retorica in uso, ma razzismo ben accetto dal finto-relativismo, dall'ipocrita buonismo, razzismo legittimato e perfino spiegato coì come si spiegava, dicendosi portatori del pensiero razionale e fondando su analisi letterarie, storico-culturali e soprattutto, con la scienza e teorie biologico-genetiche che gli ebrei sono sub-umani equiparabili a scarafaggi, topi o razza maledetta inevitabilmente votati al male tra gli uomini, dunque per il bene dell'umanità e con il supporto di cultura, lettere, testamento e scienza e ragione, carne da macello per il bene del mondo ed ecco che da tempo, questa assurda cultura razzista è proposta da questi intolleranti e relativisti a senso unico per cui un cattolico, un credente cristiano è un sub-uomo, se politico, un politico dannoso, se scienziato, scienziato dalle possibilità limitate e limitanti, se cittadino laico elettore, un grave male della democrazia per cui leggere, tante, tantissime volte nella mia esperienza di navigante nel web, soprattutto nei siti di sinistra, anche moderata ma soprattutto estremista e non nascondo, anche in siti di ultrà di destra, che gli elettori cristiani e soprattutto cattolici (perchè ai Valdesi, per esempio invece è riconosciuto  spesso l'intento a contrastare il comune nemico, Papa, Chiesa, Cattolicesimo) NON DOVREBBERO VOTARE e meglio sarebbe se sparissero proprio, con tutto il Vaticano, cancellati dalla faccia del pianeta, perché poi le battute si sprecano (mandarlo in un altro Stato il Vaticano, significherebbe augurargli male e danno) e dunque il Vaticano, il Papa, da far sparire dalle cartine geografiche, bella dimostrazione di civiltà e cultura laica e democratica e civile, che ci rimanda pari pari ai passati regimi di tipo stalinista o all'attuale Ahmadinejad quando parla di ebrei e Israele!Ecco come mai, se io usassi il termine "ne-g_ro*" per il mio amico Josef oppure "africano" o "tunisino" o islamico il mio amico Ismail, oppure "albanese" o "ebrea" la mia amica Jessica dialogando con purezza del cuore ed amicizia, nonché ragionevolezza ed umanità, loro non si sentono affatto offesi da me ed ecco che se loro mi parlano di preti, mi dicono cristiano, bianco, pallido pure se si vuole, occidentale o cattolico, o anche solo Italiano, io non ho alcuna offesa da loro, perché non c'é l'impostura, l'ipocrisia assurda e delirante, progettualmente costruita del politically correct, del relativismo a senso unico, della cultura odiologica, intollerante, incivile quello riversato ai cristiani, in un radicato razzismo che non spetta solo ai cristiani, ma qui adesso sto affrontando una riflessione che continuamente si minimizza, si marginalizza così come scompare dall'eco e dalla ridondanza mediatica la persecuzione dei cristiani nel mondo e così come trovo giusto che non sia a suggerirci un valore dispregiativo il solo dire "buddista" o "religione" il buddismo, così rivendico fieramente una cultura più sincera, onesta, umana e denuncio il razzismo militante che ha devastato la nostra cultura,per cui è già offensivo il termine "prete" con le sue declinazioni "pretino, magari di campagna, pretonzolo", oppure "suora" o "suorina", così come clericale, cristiano, cattolico e tante, tante volte in senso dispregiativo "credente" sottintendendo poi scopre nel dialogo, che ci si riferisce ai cristiani cattolici e così vale per la guida della Chiesa Cattolica Romana, il Papa, che è spesso detto Papa e Capo della Chiesa già sottintendendo tutte le implicazioni negative immaginabili, dunque minaccia per il mondo, per la politica, per la scienza ed invece tu guarda, per la guida, anzi, il leader (perché il politically correct predilige l'anglofono, fateci caso, eccezione per qualche illuminato francesimo e quale zapateriano iberico, nonché ben accetti tutti i termini esotici, ma guai a dirlo in un italiano e peggio che mai, in latino che ricorda infatti, tanto la nostra cultura occidentale, europea e soprattutto, la nostra identità CRISTIANO-CATTOLICA).Razzismo signori. Ed io è difficile che mi scopra ad odiare qualcosa, ma certamente ODIO IL RAZZISMO e per quanto non arrivi a disumanizzare i razzisti, cioé gli esseri umani che abbracciano quella schifezza, posso assicurare che mi stanno tutti, dal primo all'ultimo molto, molto sulle palle e che devo richiamare tutta la mia non poca capacità cristiana e la mia fede per non trascendere nell'odio disumanizzante, consapevole anche con la ragione, che così, finirei per non distinguermi bene, abbastanza bene da costoro che mi stanno sulle palle.Scusate la schiettezza, ma come si dice,quando ce vò, ce vò o per richiamare il concetto e dirla cristianamente e credo, anche richiamandoci alla nostra radice identitaria,pane al paneevino al vino.Amen.
44
05 Feb 2010
alle 15:18

Alieno

A forza di tentativi, ho umiliato l'automatismo del politically correct, ma si è vendicato facendo sparire tutti gli spazi ed i capoversi.

Mi scuso per l'inconveniente.

Alieno

43
05 Feb 2010
alle 15:16

Alieno

Come volevasi dimostrare, la ragione era quella e nn era solo teoria. Dunque ripubblico adattandomi al delirio del politically correct sbeffeggiandolo ed umiliandolo come merita come meritano tutti i suoi eventuali accoliti e fans che pretenderebbero che il delirio fosse obbligatorio ed anche AUTOMATICO come la moderazione censoria (e non ho mai visto uscire da quel limbo un mio messaggio che io ricordi!).Il commento era questo: Cara Manuela, non c'é problema se confessi che i miei commenti sono TROPPO lunghi e dunque, spieghi, la tua risposta sarà viziata da questo. Bene, questa tua consapevolezza se è sincera, potrà essere d'aiuto a superare eventuali incomprensioni legati a questo fatto.Del resto, anche io potrei confessare che sono viziato dall'idea che i miei commenti non sono "troppo" lunghi: troppo lunghi in relazione a cosa? Quando decidi di leggere, un articolo, una rivista, un libro, non fai scelta certo misurandone il peso o calcolando le battue come fa Sal.. :-)Evidentemente il motivo sarà, allora, scusa la schiettezza e ti assicuro che non sono certo offeso nel dirlo, la valenza che dai o che presumi possa avere ciò che scrivo e per cui il libro tibetano dei morti non ti "vizierà", non sarà "troppo", magari una Bibbia sì, i Vangeli ti parrà che letto uno, letti tutti e Alieno è una vera rottura di scatole perché scrive "troppo", ma vedi che è un relativo troppo e si capisce già in relazione a cosa. :-)D'altra parte io continuo a pensare che una certa cultura di estrema sintesi della comunicazione, che già investe poderosamente sull'immagine (effetti speciali inclusi) e da sms, tendano a rendere inconsistente la comunicazione, perché la banalizzano tremendamente. E così, scusa se ho la presunzione di pensare che magari, quella riflessione che è emersa (il termine "amore" o "carità" o "compassione" nell'accezione buddista o cristiana o di "Civis" non sono stessa cosa), non sarebbe mai emersa altrimenti, se non ci fosse lo scassaballe alieno che si ostina a scrivere molto e così come, per come la vedo io, tante riflessioni e spunti non sarebbero mai emersi se una Sandra si limitasse a scrivere in stile sms o se lo facesse un Cd, mentre è utile che ci sia tanto chi scrive meno, chi più, come può e come vuole (viva la varietà e scusa se non mi appiattisco sullo standard, ma la varietà è importante, arricchimento, non è vero?).Dunque io non sono offeso di te, tu non offenderti di me, tu confessi, io confesso, se vuoi possiamo andare oltre una volta per tutte serenamente, avendo chiarito il punto ed avendo stabilito anche un punto: la tua risposta potrà essere viziata, dunque sarai prudente ed io sarò comprensivo in questa consapevolezza condivisa ed armoniosa. ^_^Veniamo al sodo, cito il New York Times del 3 Feb in un suo passaggio centrale relativo al braccio di ferro Usa-Cina:''The president told ... China's leaders during his trip last year that he would meet with the Dalai Lama, and he intends to do so. The Dalai Lama is an internationally respected religious and cultural leader, and the president will meet with him in that capacity,'' Burton said.Traduco come posso e mi scuso per l'eventuale imprecisione nel farlo (anzi, correzioni gradite come sempre e già ringrazio chi lo farà):"Il presidente ha detto.. (ai) leaders cinesi che durante il suo viaggio l'anno passato avrebbe dovuto incontrarsi con il Dalai Lama, ed ha così intenzione di fare. Il Dalai Lama è un leader  RELIGIOSO e culturale rispettato a livello internazionale, è il presidente si riunità con lui in questa funzione."Come si vede, il riconoscimento di rispettabile guida RELIGIOSA è indiscutibile e non è affatto in sostanza, praticamente NON una vera e propria religione, non un vero culto e credo religioso, ma praticamente "filosofia".L'ambito filosofico (che nel N.Y.Times è riconosciuto secondariamente riconoscendo IL PORTATO culturale che consegue e discende dal primo requisito, RELIGIONE), è dove il Dalai Lama, nelle sue conferenze internazionali, si rivolge all'umanità tutta. E naturalmente, per chi non è interessato all'abbraccio del culto e del credo, non è impedito affatto di partecipare, ascoltare ed anche vedere un validissimo contributo sociale, umano e culturale dei suoi interessanti discorsi, perché può riconoscere, dove non c'é l'interesse per la dimensione religiosa, della pienezza, la dimensione parziale, la riduzione, il "modo di pensare", cioé l'aspetto culturale e filosofico che si ritiene interessante nel portato, aldilà della fede e condivisibile anche da chi non è interessato seriamente alla pienezza della proposta, ma alla sua riduzione, alla sua sintesi in cui potrà riconoscere saggezza, umanità, contributo positivo e così via.Ma signori, questo è anche ciò che capita alla Chiesa, è ciò che si ha quando il Papa comunica con il mondo, in modo "universale". Se uno vuole può prendere in considerazione la pienezza della proposta, sondarne e viverla nella sua profondità, cioé andando a toccare con mano le radici, la sorgente nucleare di quella Verità da cui discendono valori, cultura, sintesi culturali e valoriali che sono aperte a tutti, anche non credenti che potranno ugualmente, riconoscerne validità, saggezza, umanità e così via. Dunque apprezzandone, dove non sono interessati alla piena proposta religiosa, comunque la sua riduzione, la sua sintesi "filosofica".Solo che da noi, naturalmente, i radicali sono splendido esempio ma non sono certo i soli, se lo fa il Papa o la Chiesa Cattolica, è indebita ingerenza, oscurantismo e minaccia grave alla costruzione sociale ed essere cristiani è un limite, un valore riduttivo per l'uomo, per cui uno scienziato cattolico, sarà uno scienziato a metà, un po' scemo si suggerisce, perché si propone da tempo la conflittualità, strumentalmente questo, tra scienza e religione (alla faccia della stessa storia della scienza che comprende ovviamente scienziati cattolici ed anche di altra religione a far emergere l'inconsistenza delle strumentali proposte di insanabili contrapposizioni), se è politico, per carità, è un servo, un mezzo demente o politico "immorale" se si azzarda a testimoniare politicamente, portando appunto, la cultura, i valori, la filosofia cattolica sul piano politico e scemo o elettore sub-elettore, incapace se è elettore cattolico che in quanto tale, rovinerebbe la democrazia in questo paese ed altre scemate che via via dobbiamo leggere e respirare dai tanti vate(r- come direbbe un buon Pinco) tuttologi che spiegano al Papa come dovrebbe essere in realtà un Papa, ai cattolici, come dovrebbero essere invece i cattolici, agli uomini il ruolo della religione e dei valori ad essa legati e via discorrendo fino ad arrivare alle prolusioni di uomini che si fregiano di titoli scientifici, per cui non si discute abbiano merito, per fare prolusioni anti-religiose con particolare accanimento anti-cattolico, cioé prolusioni morali, etiche, non più scientifiche e per cui non hanno dunque alcun titolo particolare a distinguerli da altri che contestano, che anzi, ci appaiono perfino più ferrati e titolati di loro (e per dar l'idea parlo della somma presunzione ed intolleranza continuamente profusa di vari Margherita Hack, Odifreddi ma si pensi che il panorama degli attacchi è ampio e dunque comprende anche esponenti del mondo della cultura, della letteratura, del cinema e così via).Eppure, anche nella cristianità, possiamo osservare come nel caso buddismo: Religione! Credo, culto! Tanto quello buddista, tanto quello cristiano.Ma se si vuole, se non si è interessati all'abbraccio pieno della proposta, a sondarne il nucleo, le profondità, si può riconoscere il portato che ne consegue, culturale, "filosofico" ed infatti, noi abbiamo tanti simpatizzanti della Chiesa e del Papa, che non sono credenti, anche loro finendo nell'orbita del disprezzo cinico e costante di chi sistematicamente lavora a ridurre la valenza della proposta cristiana, dunque con disprezzo saranno usate definizioni di "ateo-devoto" che non dovrebbero essere con accezione negativa, così come non dovrebbe esserlo "prete" (invece si usa in senso offensivo e l'uso che mi vien rivolto, dispregiativamente da alcuni nemici della cristianità lo dimostra qui nel blog), così come non dovrebbe essere nell'accezione negativa dire "ne_g*ro-" o "immigrato" o "africano" e per quanto mi riguarda, nemmeno "nano" o "psiconano", tantomeno "occidentale" ed invece spesso basta evocare la parola perché per alcuni sia motivo di vergogna o imbarazzo, cioé sappiamo invece benissimo tutti, possiamo anche girare la testa dall'altra parte, ma a me piace la schiettezza, a costo di risultare antipaticissimo e chissenefrega, sappiamo che l'uso invalso diffusamente è nell'accezione fortemente dispregiativa, cinica, odiologica, perchè signori, oggi dire "prete", "cattolico", "occidentale" e dove si è più clementi, limitandosi al generico "credente", non sono altro, come nel caso di "ne*g_r-o" o "ebreo" che nulla hanno in sé di dispregiativo se non nella volontà di chi intende farlo (ma non si può certo incolpare della propria malizia l'innocenza altrui eh!), che sono dunque manifestazioni sciagurate della cultura FORTEMENTE razzista, discriminatoria, oscurantista e fascista per usare la demagogica retorica in uso, ma razzismo ben accetto dal finto-relativismo, dall'ipocrita buonismo, razzismo legittimato e perfino spiegato coì come si spiegava, dicendosi portatori del pensiero razionale e fondando su analisi letterarie, storico-culturali e soprattutto, con la scienza e teorie biologico-genetiche che gli ebrei sono sub-umani equiparabili a scarafaggi, topi o razza maledetta inevitabilmente votati al male tra gli uomini, dunque per il bene dell'umanità e con il supporto di cultura, lettere, testamento e scienza e ragione, carne da macello per il bene del mondo ed ecco che da tempo, questa assurda cultura razzista è proposta da questi intolleranti e relativisti a senso unico per cui un cattolico, un credente cristiano è un sub-uomo, se politico, un politico dannoso, se scienziato, scienziato dalle possibilità limitate e limitanti, se cittadino laico elettore, un grave male della democrazia per cui leggere, tante, tantissime volte nella mia esperienza di navigante nel web, soprattutto nei siti di sinistra, anche moderata ma soprattutto estremista e non nascondo, anche in siti di ultrà di destra, che gli elettori cristiani e soprattutto cattolici (perchè ai Valdesi, per esempio invece è riconosciuto  spesso l'intento a contrastare il comune nemico, Papa, Chiesa, Cattolicesimo) NON DOVREBBERO VOTARE e meglio sarebbe se sparissero proprio, con tutto il Vaticano, cancellati dalla faccia del pianeta, perché poi le battute si sprecano (mandarlo in un altro Stato il Vaticano, significherebbe augurargli male e danno) e dunque il Vaticano, il Papa, da far sparire dalle cartine geografiche, bella dimostrazione di civiltà e cultura laica e democratica e civile, che ci rimanda pari pari ai passati regimi di tipo stalinista o all'attuale Ahmadinejad quando parla di ebrei e Israele!Ecco come mai, se io usassi il termine "ne-g_ro*" per il mio amico Josef oppure "africano" o "tunisino" o islamico il mio amico Ismail, oppure "albanese" o "ebrea" la mia amica Jessica dialogando con purezza del cuore ed amicizia, nonché ragionevolezza ed umanità, loro non si sentono affatto offesi da me ed ecco che se loro mi parlano di preti, mi dicono cristiano, bianco, pallido pure se si vuole, occidentale o cattolico, o anche solo Italiano, io non ho alcuna offesa da loro, perché non c'é l'impostura, l'ipocrisia assurda e delirante, progettualmente costruita del politically correct, del relativismo a senso unico, della cultura odiologica, intollerante, incivile quello riversato ai cristiani, in un radicato razzismo che non spetta solo ai cristiani, ma qui adesso sto affrontando una riflessione che continuamente si minimizza, si marginalizza così come scompare dall'eco e dalla ridondanza mediatica la persecuzione dei cristiani nel mondo e così come trovo giusto che non sia a suggerirci un valore dispregiativo il solo dire "buddista" o "religione" il buddismo, così rivendico fieramente una cultura più sincera, onesta, umana e denuncio il razzismo militante che ha devastato la nostra cultura,per cui è già offensivo il termine "prete" con le sue declinazioni "pretino, magari di campagna, pretonzolo", oppure "suora" o "suorina", così come clericale, cristiano, cattolico e tante, tante volte in senso dispregiativo "credente" sottintendendo poi scopre nel dialogo, che ci si riferisce ai cristiani cattolici e così vale per la guida della Chiesa Cattolica Romana, il Papa, che è spesso detto Papa e Capo della Chiesa già sottintendendo tutte le implicazioni negative immaginabili, dunque minaccia per il mondo, per la politica, per la scienza ed invece tu guarda, per la guida, anzi, il leader (perché il politically correct predilige l'anglofono, fateci caso, eccezione per qualche illuminato francesimo e quale zapateriano iberico, nonché ben accetti tutti i termini esotici, ma guai a dirlo in un italiano e peggio che mai, in latino che ricorda infatti, tanto la nostra cultura occidentale, europea e soprattutto, la nostra identità CRISTIANO-CATTOLICA).Razzismo signori. Ed io è difficile che mi scopra ad odiare qualcosa, ma certamente ODIO IL RAZZISMO e per quanto non arrivi a disumanizzare i razzisti, cioé gli esseri umani che abbracciano quella schifezza, posso assicurare che mi stanno tutti, dal primo all'ultimo molto, molto sulle palle e che devo richiamare tutta la mia non poca capacità cristiana e la mia fede per non trascendere nell'odio disumanizzante, consapevole anche con la ragione, che così, finirei per non distinguermi bene, abbastanza bene da costoro che mi stanno sulle palle.Scusate la schiettezza, ma come si dice,quando ce vò, ce vò o per richiamare il concetto e dirla cristianamente e credo, anche richiamandoci alla nostra radice identitaria,pane al paneevino al vino.Amen.

42
05 Feb 2010
alle 15:02

Alieno

commento sparito nel limbo della moderazione, temo che come al solito, il "politically correct" applicato ai sistemi automatici, mi abbia censurato,

che tristezza..

Provvedo subito a correggere e truffare (non si merita altro ciò che già è truffa ed inganno ipocrita come il politically correct) mettendo spazi, puntini o altri nella parola che immagino già benissimo quale sia come passibile di censura.

E' la parola "ne-g-r-o_!" Sappiate che il sistema automatico di censura è ormai devoto al politically correct, alla cultura dell'ipocrisia applicata sul web.

Ma sono sicuro che se uno non si limitasse alla superficie (andando a vedere i contenuti, dunque scoprendo cosa significhi "carità" o "ne-g.ro*"), si metterebbe le mani nei capelli per tanta assurdità.

Ah, a proposito! Io sono sordo.

SORDO! Capito bene? Siete Ciechi? SORDO!

Non "diversamente udente", perché non sento in modo diverso, un modo meraviglioso, fantastico alternativo, anzi, talmente è bella diversità che consiglio a tutti di diventare SORDI??? Più sordità per tutti, evviva evviva! Macché: è che sono proprio SORDO!

E non "NON udente" (ma che significa? Io sono per esempio VIVO e mica "NON-MORTO", ma che è questa spazzatura pseudo-culturale?), sono proprio SORDO!

E siccome mi pare offensiva questa impostura ed ipocrisia imperante, non posso che confermare ahimé, che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Ma temo, per quanto il mio essere sordo, sia stato fin da piccolo, motivo e pretesto di disprezzo, discriminazione ed altre schifezze di alcuni, che essere sordi è cosa seria, ma non grave. Ed invece sia grave scoprire quell'ipocrisia militante del politicamente corretto che mi vorrebbe escludere o ingannare dandomi titoli e medagliette di cartapesta dicendomi "non udente" o "diversamente udente", cioé

trovo che essere Sordi può effettivamente essere un problema,

ma è assolutamente vero, confermo, che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire!

Però, che strano, io non posso scrivere correttamente "ne;gr*o" perchè scatta la censura?

Come al solito, impera la cultura delirante che tenta di accanirsi sui sintomi e non vede e non vuole curare la malattia, si contenta di far sparire i sintomi.

Una vera e propria scienza applicata della demenza culturale e sociale!

Alieno

Alieno

 

41
05 Feb 2010
alle 12:52

civis romanus sum

40. Prego ,,, Manù.

Ma sarebbe il caso si approfondire meglio i concetti di solidarietà e carità e le loro peculiari differenze e ,,, quando ne avrò tempo mi ci dedicherò, semmai ne avrò ancora voglia.

Vale.

40
05 Feb 2010
alle 10:46

Manuela

@ Civis

volevo ringraziarti della precisazione sulla carità laica o atea, definendola "solidarietà". E' un termine più adatto di empatia.

39
05 Feb 2010
alle 10:33

civis romanus sum

Leggo ( ignoranze ) di Borse e di propaganda politica governativa fuori tema ,,, tutto diventa utile per servire meglio il padrone, anche un blog che parla di altro ,,, e allora mi diverto anch'io a diffondere una notizia passata sotto silenzio mediatico.

E cioè di come 50 ( dicansi cinquanta ) promotori finanziari sguinzagliati in giro da banca Mediolanum ,,, sapete quella di quell'omino che gioca coi cerchi tanto vicino al suo padrone al governo che risulta essere pure uno dei suoi maggiori azionisti ,,, che frodavano allegramente il fisco riciclando denaro di provenienza illecita ( vedasi anche la sanatoria pro mafiosi che cha hanno potutto sciacquar gratis i loro soldi a spese dello stato ) .

La fonte ---->QUI 

Ma tutta questa esibizione di deontologia professionale padana mi ricorda vagamente altre faccende, una come quella della banca del nord, la banca della lega padana !  ,,, Credieuronord, miseramente fallita ,,, d'altro canto cosa si pretende da una mandria di analfabeti e ignoranti ,,, e fatta sparire in men che non si dica insieme alla cassa e ai soldi .

Quella banca sponsorizzata nientemeno che da Bossi. Appariva lui col suo faccione celtico nei depliant a dire che i padani dovevano mettere i soldi là per salvarli da Roma ladrona.

Ma, data una Roma ladrona a piacere, c'è sempre una Milano più ladrona ancora ,,, e fu così che i risparmi delle belanti caprette padane che credevano in Bossi sono spariti.

E di altre faccenduole economicopadane ,,, e di come i grandi economisti della Lega lanciarono poi, pensate un poco, l'idea dei villaggi per leghisti in Croazia.

Razziarono altri soldi e le case in Croazia sparirono.

E allora non posso che compatire i poveri celti di brescia che rischieranno di ritrovarsi ad essere governati dalla "trota" di Bossi ,,, "trota" da come è stato definito bene il figlio dal suo stesso padre ,,, quel giovincello tanto ignorante, bocciato 3 volte ,,, o quattro ? Non ricordo bene, ho perso il conto ,,, alla maturità.

Con buona pace del merito di cui si riempiono la bocca le caprette al governo. 

Compassione ,,, ma nessuna elemosina in futuro per chi decide da solo di predersi a calci in culo.

 

 

 

38
05 Feb 2010
alle 09:04

Manuela

@ Alieno

confesso prima di tutto che non riesco a leggere tutti i tuoi commenti: troppo lunghi e dunque la mia risposta sarà viziata da questo difetto. Penso che i buddhisti considerino il proprio credo una religione, e che qui in occidente sia stata definita una filosofia perchè non crede in un Dio creatore; probabilmente per gli occidentali nella definizione di religione deve entrare il concetto di creatore. Se sapevo di scatenare tante reazioni da parte di Alieno, mai avrei scritto quella piccola precisazione e dunque ora vorrei dire: da quando ho incontrato il buddhismo, solo da allora, riesco ad apprezzare il messaggio di Gesù. Prima ero più o meno nelle posizioni di Civis. Invece l'incontro con il Dharma mi ha fatto riconoscere la grandezza del Cristo. Le parole di Gesù mi suonano nella mente non meno delle parole dei Santi Lama, e dei Sutra del Buddha. Dunque, perchè non torno al cristianesimo? Perchè per me le parole di Gesù hanno senso solo viste dalla prospettiva buddhista; ma riconosco che per molte persone hanno senso viste da una prospettiva cattolica e le rispetto come se fossero fratelli di Dharma.

Riguardo alle violenze, avevo sentito che la Cina aveva pagato dei cinesi per vestirsi da monaci e simulare delle violenze, per poi filmarli. Non so se sia vero, probabilmente anche dei monaci avranno fatto delle violenze, non credo che tutte le persone che dicono di professare il buddhismo lo professino poi veramente, e come dice Gesù, "non è l'abito che fa il monaco".

A Sandra.

Studiare il buddhismo può essere fonte di grande gioia e apertura mentale, quindi gioisco di ciò che fai. Cambiare religione però è una scelta che va ponderata bene, per evitare delusini future. Anche S.S. il Dalai Lama mette in guardia dalle conversioni facili, sia che si tratti di convertirsi al Buddhismo o ad altre religioni, dunque scegli solo quando sarai ben convinta. Questo è il mio consiglio. L'incontro col Dharma ha dato senso alla mia vita, ma ho visto altri accostarsi con molta convinzione e poi dire che è come il Cristianesimo, e dunque non tornare al cristianesimo, ma allontanarsi da ogni forma di spiritualità. Comunque, metto a tua disposizione qualsiasi mia conoscenza, anche se sicuramente ci sono persone più istruite di me in giro!

37
05 Feb 2010
alle 03:15

Alieno

Ieri la borsa di Milano registrava straordinari punti di chiusura positiva.

Oggi si legge invece questo bollettino di guerra:

Borsa: l'Europa brucia 128 miliardi Madrid perde il 5,94% e trascina le altre piazze

05 febbraio, 00:12

MILANO - Le Borse europee bruciano 128 miliardi di euro in scia ai timori degli investitori legati allo stato di salute dell'economia spagnola. Al termine della seduta l'indice paneuropeo Dj Stoxx 600, che sintetizza l'andamento dei principali indici del Vecchio Continente, ha perso il 2,69% mentre la Borsa di Madrid è caduta del 5,94%.

In rosso anche la chiusura di Wall Street, sulla scia delle preoccupazioni per l'occupazione e per i deficit di bilancio di Spagna e Portogallo dopo la Grecia: l'indice Dow Jones, dopo esser sceso brevemente sotto quota 10.000, ha chiuso a 10.002,18 punti (-2,61%), mentre il Nasdaq é arretrato a 2.125,43 (-2.99%) In perdita anche l'indice S&P 500 a 1.063,11 punti (-3,11%).

Per il Dow Jones è stata la peggior perdita in punti in un giorno dal 20 aprile e la più vasta perdita in percentuale dal 2 luglio. L'indice era sceso sotto quota 10.000 poco prima della chiusura ma è riuscito a risalire di poco sopra quel livello alla chiusra degli scambi.

MILANO: GIU' CON EUROPA, TONFO INTESA E UNICREDIT -5%
Piazza Affari viene presa nel vortice della tempesta che ha il suo epicentro in Spagna. Con una rapida accelerazione dopo l'avvio in calo di Wall Street anche gli indici milanesi sono precipitati: il Ftse Mib ha perso il 3,45% a 21.404 punti e il Ftse All Share il 3,34% a 21.938 punti. "Alla caduta dei 'pigs', i paesi periferici - commenta duramente un operatore - dopo Grecia, Spagna e Portogallo manca solo l'Italia", ma lo stesso sottolinea anche come lo scossone sui mercati sia più emotivo che legato ad elementi concreti.

OCCHI ALLA SPAGNA. Occhi puntati sui gruppi che in Spagna hanno i maggiori interessi. Tra questi Generali (detiene l'1% circa del Santander) che ha perso il 4,66% a 16,58 euro, Eni (ha il 50% di Union Fenosa) ha lasciato il 2,59% a 16,52 euro, e ancora Enel (-2,36% a 3,8 euro), Autogrill (-2,61% a 8,7 euro), Atlantia (-3,53% a 17,49 euro), Mediaset (-3,54% a 5,44 euro), Fiat (-4,54% a 8,62 euro).

TONFO BANCHE. Pesanti in tutta Europa le banche escono massacrate alla fine di questa seduta. Intesa Sanpaolo ha perso il 5,33% a 2,66 euro, Unicredit il 5,01% a 1,99 euro, Mediobanca il 5,24% a 7,68 euro. Non vengono risparmiate le assicurazioni con Unipol in ribasso del 3,07% a 0,86 euro, Fonsai il 2,48% a 11,8 euro.

CONTENGONO CALO SNAM, PIRELLI E TELECOM. Telecom gira in calo nel pomeriggio insieme al deteriorarsi di tutto il listino, contiene il calo all'1,81% ma perde la soglia di 1,10 euro (chiude a 1,08 euro). Pirelli che in mattinata saliva beneficiando di alcuni report positivi e del consiglio 'buy' degli analisti di Kepler ha chiuso in ribasso dell'1,43% a 0,41 euro. Hanno contenuto il calo Snam Rete Gas (-0,37% a 3,39 euro), Ansaldo Sts (-1,38% a 14,27 euro).

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Note:

1) Perché ho il forte sospetto che chi attacca questo governo "a prescindere", colpevole di disoccupazione, precari, crisi economica, oonché di ogni male del mondo, immigrazione, miseria del terzo mondo... siano sempre meno credibili nella sistematica strumentalizzazione, palese ma patetica strumentalizzazione di una crisi dalle dimensioni devastanti, planetarie che

2) Non vede l'Italia, nonostante il suo colossale guaio di debito pubblico e relativi interessi (che nessuno si sogna di abbonarci), come la situazione peggiore nel mondo, tantomeno in Europa, ed anzi...? Anche in merito ai disoccupati ovviamente.

3) Avesse ragione e vedesse meglio di altri, il Papa quando suggerisce l'associazione di economisti ed esperti di finanza, a cartomanti, maghi ed astrologhi, nonostante questi si offendano, ma i fatti  son questi, duri e puri, anzi, impuri e per questo durissimi purtroppo..beh, fatti documentabili... come dargli torto?

Al Papa intendo, mica agli economisti!  ^_^

Alieno

 

36
05 Feb 2010
alle 01:55

Alieno

Sandra: sai che ho pieno rispetto e sincera simpatia per te e la tua ricerca della verità metafisica, così come è palpabile la tua necessità di speranza riconoscibile nella mia ed in fondo, in ogni essere umano.

Sai anche e se non lo sai te lo dico, che riservo affetto e stima per la religione buddista già da prima che tu ti affacciassi qui nel blog.

Ed è un contributo molto interessante avere buddisti o aspiranti tali qui nel blog.

Così come ogni altro.

Quello che mi preoccupa, invece, è che dinanzi alla tua spontaneità o alla mia nel confrontarci, a braccio, liberamente dicendo come siamo capaci come la vediamo (e magari, potendo anche non essere sempre ortodossi e corretti rispetto alla dottrina, ma insomma, siam qui, ci discute, ci si confronta), così come di altri anche non credenti,

pare non sia facile avere un islamico qui a contribuire.

E mi pare, quell'assenza nel tempo, un sintomo inquietante che forse può dirci qualcosa.

Comunque non dispero di averne qualcuno domani tra noi, ci sarebbe sicuramente utile e per quanto mi riguarda,

gradito.

Ogni bene Sandra. :-)

Ah, non è che devi per forza seguire il canovaccio, la trama di quello che scrivo, punto per punto. Cioè: se ti va, ma non sia mai un peso, un obbligo.

Se tu vuoi cogliere uno spunto per parlare di un altro punto di vista o riflessione, "divagando" diciamo, ben venga ci mancherebbe.

Perchè è vero che spesso, le risposte non vengono anche perché non abbiamo buone domande. E però, una buona risposta, può arrivare a farci rintracciare una buona domanda. Dunque, se "divaghi", dicendo una tua riflessione allontanandoti, per dire, dai miei percorsi, punto per punto, ma hai stimolo per far emergere il tuo percorso, altri punti, ben venga.

Vabbé, la mia preoccupazione è quella che tu non ti senta affaticata o in obbligo di rispondere punto per punto, sii libera come sempre, forse sono troppo apprensivo con te,  eheh.

Abbracci e saluti alieni.

^_^

 

 

35
04 Feb 2010
alle 23:54

sandra

Alieno,ho letto parzialmente la tua risposta e sono troppo stanca per proseguire questa sera . Prendere punto per punto verificare dove con te posso trovarmi in sintonia o in disaccordo.Ti dico solo queste cose, poi magari ci tornerò meglio ,  domani probabilmente avrò giornata piena e ti risponderò se  mi sarà possibile , ma tornerò comunque a dire la mia.Intanto ti dico questo.1)Non credere che il buddismo sia per me come il sufismo new age o bignami. Mi sto interessando seriamente, lo sto studiando e frequento un gruppo assiduamente, da diverso tempo.E' filosofia o religione? tutte e 2 è la risposta.Intesa come filosofia anche perchè non è teista,come religione perchè ha il suo oggetto di culto che è la vita appunto.2 )si ho letto il libro tibetano dei morti.3)Se il cristianesimo si è svilito nei secoli,il buddismo ancora no.4)per alcuni monaci c'è stata la scelta di non reagire alla violenza,mentre altri in tibet si sono armati di bastone,...ti sei messo addosso i panni di civis?Non sarò io a dover scusare o giustificare quei monaci che hanno reagito, se è questo che ti aspetti da me.5) la morte per i buddisti non esiste ,è solo un altro aspetto della vita,è vita latente appunto.6)Anche il buddismo antico parlava metaforicamente,si chiamano insegnamenti provvisori,poi ci sono stati quelli definitivi sempre dati da shakyamuni 500 anni prima di Gesù.So distinguere le metafore sul vangelo e sto imparando a farlo anche con i sutra.Sono comunque veramente stanca e rischio di risponderti a sproposito così mi fermo qui.Ho forte dentro di me il desiderio di approfondire il buddismo e vengo da una cultura cristiana ,sto cercando la mia dimensione cerco di farlo con il rispetto per la mia vita e per quella degli altri.Non mi interessa l'islam nè le chiese evangeliche ,battiste,ortodosse.La mia vita dentro più di tutti mi interessa, alla quale io devo in questo momento, rivolgere tutta la mia attenzione pur mantenendo i rapporti certe volte conflittuali, con il mondo esterno.Fiuto nel buddismo una buona strada per tante domande rimaste senza risposta,sento che devo percorrerla questa via,percorrerla bene e farne esperienza.Ci risentiamo presto per le altre questioni.Ti saluto,vi saluto,vi abbraccio.buonanotte.

34
04 Feb 2010
alle 23:23

Alieno

Manuela e Sandra:

l'idea di "filosofia" non mi pare regga molto, se vogliamo ridurre così il culto buddista. Semmai, dalla riduzione, semplificazione, della profondità, dell'essenza del culto e della religione buddista, se ne può ricavare una filosofia (e molte) per permettere ad una persona non credente, di sposare una ridotta possibilità, meno impegnativa anche, del culto buddista.

Mi spiace deludervi, ma non concordo affatto né con Sandra che vuole riduzione del culto-religione del buddismo a semplice filosofia (per salvarla dalla sua erronea collocazione e ingiusta valenza riconosciuta alla "religione" in quanto tale), né con Manuela dove dice che il buddismo, in fondo, prevede che ciascuno risponda di se stesso, sia responsabile di se stesso, insomma faccia come crede, cavoli suoi e non rompe le balle come fa il cristianesimo che continuamente è a spiegarci che gli uomini sono tutti tra loro in relazione invece, e tutti anche in relazione con Dio e dunque non c'é "ognuno risponde di sé, cavoli suoi" in versione bignami.

Perché anche ogni cristiano naturalmente, dovrà rispondere delle sue azioni, dinanzi a Dio, dunque, se vogliamo semplificare, "cavoli suoi".

Ma c'è la comprensione di un TUTTO in cui tutti siamo in relazione tra noi uomini e tutti in relazione con Dio e non ce la caviamo dunque con le semplificazioni e metterci l'animo in pace dinanzi ad una donna che sceglie di abortire perché in quel momento, non è conveniente avere un figlio o una Eluana che magari è diventata agli occhi del padre "vita indegna" o "già morta da 15 anni" che però, incomprensibilmente, per essere morta, ci è apparsa tanto, tanto viva anche solo dal suo impegno affinché morisse al più presto per vie tribunalizie.

Invece, anche nel buddismo c'è questa comprensione dei legami, di relazioni, dove la semplificazione "ciascun per sé" c'é quanto può esserci in una proposta cristiana.

Cioé ciascuno di noi interagisce con l'altro. Con la sua coscienza, cristianamente parlando, oppure con il karma dell'altro.

Dunque avremo preghiere buddiste, per il bene di altri (ma a che pro, se tanto ciascuno "fatti suoi" e non risponde che di sé?), così come tra i cristiani, preghiere per l'umanità, per il creato, per un tutto che è in relazione.

Di più: avremo esorcismi, non solo preghiere. E rituali di preghiera ed esorcismi. Perché la relazione c'é e non è coerente dirla semplificando, ciascun per sé, ciascuno isola nel suo sé. Se così fosse, un esorcismo, una preghiera, non avrebbe senso alcuno. Né un rito è facilmente spiegabile, se non fosse individuato come quello che é in sostanza, non solo nella forma: rito religioso.

Altro che filosofia. Altro che ciascuno se ne può sbattere di altri. Religione in tutto e per tutto e le distanze tra buddismo e cristianesimo ci sono, ma non dove vi piacerebbe, semplificando, dire!

E tra parentesi, tra le divinità del buddismo (mica metafore per i credenti buddisti, forse per i buddisti non praticanti o i buddisti "adulti", ma abbiamo il corrispettivo, sappiamo, sappiamo, c'é il corrispettivo nei cattolici "non praticanti" e nei "cattolici adulti", sono guai comuni eheh), ci sono divinità guerriere.

Come mi è stato raccontato da alcune mie care amiche buddiste (una più, una meno "praticante"), andando in Nepal si possono comprare "medicine tibetane" o ingredienti ed alimenti per curare malattie e mali prodotti da spiriti vari e maligni (altro che filosofia: religione!). Se poi la malattia, il male non trova sollievo e cura, allora si tratta proprio di un diavolo, un demone ostinato. O anzi, meglio ancora ne è prova se la malattia curata, riappare.

Dunque, un credente buddista in Nepal, potrà dirvi che comunque, per quanto l'attacco del diavolo possa essere, ha una durata, passerà, ha come dire, una batteria energetica limitata.

Perciò, in caso di attacco, sarà il caso di aggiungere difese rinforzanti o reintegrare quelle trascurate...

Ci sono difese ambientali (la relazione con il tutto intorno a sé, altro che ciascun per sé, isola a sé, fatti suoi e solo suoi), potrebbe comprendere il tenere accesa una candela sopra la testa o comunque vicino.

Oppure è consigliabile disperdere odori e guidare pensieri astrali per ostacolare "presenze" maligne e nocive.

il ventilatore potrà essere d'aiuto perchè disturba il diavolo, privando o attenuando il suo carico velenoso, indebolendolo.

Infine, aiuterà mangiare aglio (del resto delle virtù mediche e terapeutiche dell'aglio conosciamo tutti, le prendeva le pillole mio padre, aiuta la circolazione ed il cuore... peccato che sia morto proprio di infarto.. però forse sbagliava, perché prendeva le pillole e non lo spicchio uso supposta? Perchè uno in Nepal può pure trovare questa ricetta) e comunque da usare pillole tibetane specifiche per gli specifici malesseri causati dal diavolo.

Ciò ci aiuterà contro la possessione. Mi risulta indifferente che la supposta d'aglio sia "assunta" di giorno o prima di dormire, ma credo sia consigliabile prima di dormire, momento in cui il demone o i demoni magari aggrediscono, ben nascosti sotto il materasso e protetti dagli spifferi antipatici indebolenti dei due ventilatori tipo turbina accesi in inverno per guarire dai malanni demoniaci.

Tenere lo spicchio d'aglio in bocca (si raccomanda che non sia lo stesso già usato come supposta, che non è bello nemmeno esteticamente), invece, proteggerà la testa da infestazioni e dagli incubi e la mente sarà più libera e lucida.

Questa pratica, naturalmente, rovinerà per sempre la vostra reputazione qui e renderà inesistenti le vostre relazioni sociali e familiari ed anche il cane ed il gatto di casa, vi guarderanno con diffidenza e sospetto, ma sappiate che potrete comunque rivolgervi per rimediare al circolo bocciofila di Bersani se garantite il sostegno elettorale oppure vi sollevi dal turbamento l'idea che tra i buddisti in Nepal, tutto questo può essere normalissimo.

Si fa per fare due risate. Però, mi spiace sempre quando magari si ha da ridire sugli effetti benefici di un'ostia consacrata e si fatichi a crederci e magari, se il gusto e la versione è esotica, appare affascinante dai: facciamo la medicina alternativa, che figataaaaaa...

roba che funziona eh. Mica come l'Ostia consacrata. Come le preghiere: quelle cristiane, per carità, solo perdite di tempo. Solo esercizio di stupido bigottismo. Ma vuoi mettere, se la preghiera ha il sapore esotico di una preghiera buddista? E le bandierine, i panni stesi a diffonderle al mondo? Troooooppo giusto. Che bella cultura.

E' vero. Una gran bella religione e cultura per quanto mi riguarda. Posso riderne come rido perfino della mia cristiana o di un amico o un caro parente, lo faccio perchè non c'é malizia, c'é perfino affetto (scherzo perfino con Gesù o con i Santi e quindi? Non mi hanno mai trattato male per questo, mentre a farlo con i fanti si può incorrere in tristissime reazioni..).

Però: religione. E relazioni dove ciascuno risponde di sé. Ma è in relazione con tutto e tutti, non è semplificabile a piacere.

Dunque preghiere, esorcismi..

un buddista, un credente autentico dico, non un sois disant buddista, un buddista relativo rifiugiato comodamente in "non è religione ma filosofia" o altre categorie utili alla bisogna, tipo "buddista non praticante" o "buddista adulto",

può spendere la sua preghiera in riparazione per un tempio sacro profanato. comunque non la prenderà bene di quella profanazione. Eppure, non basterebbe pensare che in fondo, a lui che importa? Lui risponde solo di sé, è un'isola, che glie importa a lui?

Invece gli importa.

Quella preghiera ci dice che c'è una relazione, tra lui e gli altri e tra le azioni degli altri e lui, in cui ci muoviamo. Proprio come in un esorcismo.

I monaci e le monache dell'Associazione Sangha Onlus,una Ong buddhista italiana, verso la fine dell'Agosto 2008, già impegnati nella realizzazione di un monastero a cui Sua Santità il Dalai Lama ha dato nome di Lhungtok Choekhorling, decisero di praticare una intera giornata di digiuno.

Lo fecero raccogliendo l'invito di Samdhong Rinpoche, Primo Minitro del Governo Tibetano in esilio, cioè offerta quel digiuno, insieme alla giornata di preghiera, tutti uniti per "generare saggezza e compassione nella mente degli oppressori del Tibet e della sua gente".

I meriti così accumulati, venne spiegato, sarebbero stati dedicati al popolo tibetano ed alla lunga vita di sua santità il XIV Dalai Lama del Tibet, in sincronizzazione con altre organizzazioni tibetane qui e ovunque nel mondo, potendo rafforzare.

Cosa? "Generare saggezza e compassione nella mente degli oppressori del Tibet e del suo popolo".

Si può? Certo che si può fare. Se ammettiamo che il buddismo, lungi dall'essere la riduzione comoda a filosofia (per trarla d'impaccio dall'accusa di essere "religione" o per farne ricettina cotta e mangiata in 10 minuti senza doversi impegnare troppo in contenuti ingombranti, come usa nella cultura consumistica occidentale spesso), è culto, cioè appunto, religione in tutto e per tutto), ovvero se ci si crede, dunque è un credo dicevo e se e se naturalmente comprendiamo che anche nel buddismo, ciascuno non è solo un'isola, ma in relazione con tutti e tutto.

Ogni bene a voi e vi ringrazio entrambe per l'opportunità di poter affrontare argomenti sempre così stimolanti, interessanti, nonché diversivi, in cui si può anche, mi auguro, buttarla con leggerezza ed allegria, nell'affettuosa ironia e nello scherzo senza autentica malizia, ma sincera simpatia per quanto mi riguarda. :-)

Alieno

33
04 Feb 2010
alle 22:06

Alieno

Manuela, al 30: non so perchè per te sia tanto importante trascinarmi nella puntualizzazione e nella contrapposizione tra cristianesimo cattolico e buddismo.

Certo non è da me che proviene la proposta di far aderire i due culti come fossero equivalenti, uno vale l'altro, anzi.

Ma penso che avrai capito che ciò che mi preoccupa di più, è suggerire l'equivalenza, per fare esempio, dell'idea di carità, di amore e compassione di Civis con quella di un cristiano,  o quella di Emma Bonino con quella cattolica e così via.

Però, tu vuoi appronfondire? Facciamolo, se proprio ci tieni.

Penso di essere abbastanza preparato per non tirarmi indietro.

Tanto il buddismo che il cristianesimo non sono "relativisti".

Cioè sono capaci di distinguere ciò che è male, da ciò che è bene. Entrambi prevedono il mistero e non hanno presunzione, ma umiltà (nel ciclo della reincarnazione del buddismo, si è in grado di dire in cosa ci si reincarna? In chi? No, però sappiamo che delle azioni, sicuramente, sono distinguibili come azioni negative nel percorso di illuminazione e purezza, di liberazione in quel ciclo karmico, la cui condanna in definitiva si esaurisce quando finisce quel ciclo. O anche quando finalmente si è così evoluti da essere liberi dai vincoli che ci imprigionano e ci limitano, costringendoci continuamente alla riproposizione di quel ciclo.

E tu, giustamente, ricordi che l'attaccamento, nel buddismo (affetti compresi, così anche alla vita stessa, la paura della morte né è un sintomo, è una sofferenza, la viviamo come violenza). Ed infatti, nella cultura tibetana, l'idea della morte, non viene vissuta drammaticamente come possiamo a volte assistere in Occidente.

Perchè comunque c'é una speranza, una consapevolezza, una consapevolezza (non solo materiale, anzi, anzi, dove la materialità è un limite da superare) riguardo all'idea della vita e con essa, riguardo la morte.

Ma anche il cristianesimo, se permetti, non è da meno. Non considera "veleni della mente", però considera i limiti dell'uomo. Ed i suoi vincoli terreni, materiali.

Forse tu sei più ferrata sul buddismo e meno sul cristianesimo: nulla di male, ma provvedo allora a rintracciare qualche elemento che magari può sfuggirti e comprendo bene anche perché, poi ti dico, ma intanto rifletti su Matteo 10,34, 11,1:

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare ''il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa''.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa”.
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

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Capito come girano le cose nel Vangelo?

"CHi ama il padre o la madre più di me non è degno di me.

Chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me.

Certo, non sono veleni gli affetti familiari, per il cristianesimo, però noi bisogna sforzarci di andare oltre, ancora più in profondità.

Un credente cristiano, sa benissimo che nella proposta di Cristo, non c'é qualcosa di cattivo o ingiusto o tremendo, dove in sostanza, chi ama il padre o la madre o il figlio o la figlia, sbagli, faccia male.

Anzi, semplificando, si potrebbe dire che un Cristiano sa benissimo che non c'è modo migliore per amare madre e figli, padri e figlie, uomini tutti, se non tramite la Via, Cristo stesso. Amando lui, si fa la cosa più buona e giusta per tutti.

Così come un credente buddista, non pensa di certo che la proposta buddista è cattiva e crudele dove spiega la necessità, la possibilità di liberarsi dai suoi vincoli, ma semmai è un bene, un bene per tutti.

Un non credente, può trovare difficoltà invece. Ed interpretare malissimo perché non è in grado di andare in profondità quanto una religione magari può portare a fare.

Ma spesso lo fa strumentalmente di interpretare male.

Magari è capace, in nome di un'ideologia, che rifiuta, disprezza le religioni, di ritenere legittimo il sacrificio di figli, madri, padri, di ogni uomo e lo vede cosa buona per tutti.

Il suo, insomma, è un opportunismo  a dimostrare che può, può comprendere benissimo la proposta religiosa senza vederci maliziosamente, strumentalmente, il male e così, leggerà come cosa cattiva Gesù che viene come una spada o il buddista che lotta per liberarsi dai suoi vincoli,

affetti e passioni comprese. E poi però, per un'ideologia che le religioni magari le ritiene limitate, oppiaceo, male del mondo, vale la pena di rinunciare ai vincoli, agli affetti, destituirli.

In quel momento noi sappiamo solo che è possibile credere in cose diverse, che il credo, anche quello di religioni, è legittimo e degno, valido aldilà di chi semplifica e disprezza ma poi, tradisce solo la conflittualità di una proposta che è anti-religiosa mettiamo.

La morte, nella cultura buddista, non è vissuta come spesso vediamo qui, anche in Chiesa.

Ma ti ricordo che nelle prime comunità cristiane, anche per i cristiani era così.

Poi pian piano, il cristianesimo è stato purtroppo svilito, semplificato, ridotto tremendamente.

La sola idea di rendere astratte metafore l'idea dell'aldilà, dell'inferno, della beatitudine, di Dio e Gesù stessi, della Salvezza, di rendere la speranza unicamente valida come proposta sociale materiale,

ha ridotto tremendamente le possibilità e le capacità della fede cristiana più autentica.

Ma i primi cristiani sapevano rintracciare la gioia, il conforto, la speranza di chi lasciandoci, raggiungeva il Padre Nostro.

Così come i cristiani imparano dalla Croce, dalla passione e dalla crocifissione, a trasmutare la sofferenza, il dolore, l'ingiustizia in una splendida occasione di gioia e di felicità.

Non perché siano masochisti. Ma perchè è una proposta profonda, affatto scemenza, superficiale, che richiede anche impegno, lavoro per arrivare a tanto, per cui una croce, simbolo di sofferenza ed ingiustizia somma che si abbatte sugli uomini, possa assumere la valenza di speranza e conforto.

Così come i cristiani non sono stupidi o masochisti con il messaggio della Croce, per esempio,

così io non penserei e direi mai che un buddista, che cerca di liberarsi dai suoi legami, è un menefreghista egoista.

Eppure non sono buddista. Ma posso capire e vedere ugualmente, del resto, per mia curiosità da sempre, non ho mai perso occasione di leggere, riflettere e soprattutto, di parlare con i miei amici buddisti di questioni come queste, così come ho fatto con amici islamici.

Cioé non mi sono limitato a: sei buddista? Sei islamico? Io sono cristiano. Parliamo di sport!

Macché! Formidabili occasioni così, non me le sono certo lasciate sfuggire. Ore ed ore a parlare di Islam con un mio caro amico albanese (lo conosco dai più di vent'anni, in tempi meno sospetti ed esasperati eh) che mi faceva, nel mentre, a pezzi giocando a scacchi. Parlando di fede, di vita, di morte, di sociale, di donne, di giustizia, di bene, di amore, di pace..

E così con altri, non solo albanesi: tunisini, algerini..

E ugualmente, ore ed ore in lunghissime cene con amici buddisti. A cui ho chiesto in prestito testi (come appunto il libro tibetano dei morti) e come ho avuto in regalo, vista la mia curiosità e credo, simpatia nel pormi, altri testi e saggi.

Uno dei due Corano che ho in casa, è un regalo appunto.

Però sono cristiano. Sempre rimasto cristiano nel confronto. Nessun imbarazzo o difficoltà o disagio nel portare sempre, sempre la mia fede. Dunque anche io suggerendo riflessioni, testi e regali anche.

E così con atei, agnostici e perfino, cattolici "relativisti".

Le mie posizioni, non vengono da facili scorciatoie, da comodi pregiudizi.

Sono sufficientemente preparato al dialogo, al confronto, alla discussione e, peggio ancora, mi piace il dialogo, ascoltare, riflettere, portare le riflessioni, ti avverto.

Dunque ti consigli di fermare qui al momento in quella constatazione: i valori, aldilà del termine che formalmente è lo stesso (compassione, carità, amore), non racchiude in sé sempre lo stesso contenuto.

L'idea può cambiare se è Civis, la Bonino, tu o me, il venerabile Dalai Lama oppure il Papa, pur usando tutti lo stesso termine, non è della stessa cosa che stiamo parlando.

Mi pare, perfino, ovvietà.

Certamente "compassione" non è "amore". Nella lettura cristiana, la compassione è implicazione, conseguenza naturale, manifestazione che è originata da Gesù stesso, da cui facciamo discendere la concezione di amore stesso, da cui consegue la carità, la compassione, la pietà..

Dunque credo che si sia perfettamente d'accordo e che si possa risparmiare pagine e pagine nella puntualizzazione della comparazione tra cristianesimo e buddismo, risparmiarlo al povero Et che non ha alcuna voglia di farlo (mentre volevo mettere in rilievo le distanze di idea di bene, giusto e carità con quelle di altri che qui sistematici nell'essere contro la Chiesa, provano a sostenere che la Chiesa non sia bene, giusta o capace di carità, si sarà capito), ma soprattutto risparmiarlo a te, povera te se mi accingessi, eheh. :-)

Non comprendo però cosa risolva la tua riduzione:

L'azione diventa buona solo se crea felicità negli altri, o sollievo.

Le  passioni dell'uomo, che soddisfa i suoi istinti per esempio, potrà essere felice. Ma per il buddismo, alla fine, non sarà un bene, anzi. E' per questo che il Dalai Lama non molto tempo fa, si espresse amaramente sulle possibilità di uomini e donne che si relazionano, affatto in castità. Perché nella sua osservazione lucida, scopriva amaramente come tutte queste situazioni e condizioni, infine, comportano tensioni enormi che sfociano spesso violentemente, in atti, azioni e parole violente.

Eppure potremmo osservare che il soddisfacimento "istintuale", anche di una passione sessuale, produce almeno all'apparenza, felicità.

Salvo scoprire poi, che è solo transitoria.

Salvo poi scoprire, andando ancora più in profondità, che nemmeno nel vocabolo "felicità" intendiamo davvero sempre la stessa cosa e certo, non dando lo stesso peso specifico.

Può essere il massimo punto raggiungibile per alcuni, per altri, solo una tappa o una riduzione di ciò che dovremmo raggiungere.

Essere uccisi non piace a nessuno, è difficile che crei felici..

Ti sbagli, non ce la caviamo così: Welby voleva morire.

Ma anche un kamikaze islamico non vede l'ora di morire facendo morire quanti più ebrei possa mettiamo. E non solo lui, ma anche la madre sarà orgogliosa di suo figlio e la comunità, festeggierà già dal progetto, dal solo annuncio l'eroe virtuoso e sarà martire osannato, così come osannata la madre, che magari, è la prima che ha spinto il figlio a desiderare l'atto violento, su di sé e sugli altri, i nemici.

E forse, qualcuno dirà che questo sacrificio infine, è un atto di carità per i poveri palestinesi contro gli ebrei cattivi cattivi. E sarà considerata carità anche l'azione di quella mafia integralista fondamentalista, che in premio alla famiglia del kamikaze, darà onori, ma anche una sorta di pensione assistenziale, molto, molto caritatevole, non trovi?

Ogni bene. Che non possa mai essere un vincolo, un limite, un veleno per te.

A.

 

 

32
04 Feb 2010
alle 21:17

Alieno

Sandra:

Detto questo vorrei chiedere ad alieno che cosa vuole evidenziare?Che le piaghe sono moltemplici e di diversi aspetti?

Esatto. E che spesso ci limitiamo a preoccuparci dei sintomi e non della causa di una patologia che li origina e ci inganniamo anche nel curare solo i sintomi.

Certo è che i suicidi sono meno numerosi dei disoccupati!

Domanda: ti angoscia di più, umanamente, un disoccupato, uno che perde il posto o uno che si toglie la vita?

Certo che non tutte le persone si tolgono la vita per lo stesso motivo,è vero anche che non tutti i disoccupati si tolgono la vita

Allora non ho ragione di dire che è una riduzione occuparsi solo dei disoccupati? Solo alcuni arrivano a togliersi la vita aggiungendosi a tanti altri che fanno eguale atto di violenza contro di sé e contro gli altri, perchè il matrimonio è andato male, perché si è malati o è malato qualcuno caro, perché, perché, perché... l'urgenza allora è andare a ristabilire, ricostruire in tutti costoro, quale che sia l'occasione, il pretesto, il senso dell'esistenza, il suo valore, l'auto-riconsocimento della propria dignità a "prescidere" dalle varie occasioni che la vita ci può offrire, perchè l'uomo non avverta la vita stessa come un male e non viva un disperante (senza più speranza appunto) mal di vivere, schiacciato dal dolore, accecato dalla sofferenza oppure ingannato da falsi valori, tradito e deluso da false proposte a cui ha creduto e si è adeguato.

La causa principiale è la depressione!

No, non è vero, anche qui ci limitiamo al sintomo. Prima bisogna farsi una domanda: qual'é la causa della depressione?

Avremo una molteplicità di risposte. La depressione come patologia, cronica e medica senza dubbio. Ma magari c'è molto altro che appare e non soddisfa più la riduzione alla lettura dei sintomi senza andare in profondità.

Un anoressica magari non è affatto depressa. Anzi, può arrivare a diventare anoressica proprio in reazione ad una precedente depressione. Chi perde il lavoro, magari era tranquillo apparentemente prima. Ma non basta perdere il lavoro per arrivare al compimento di una scelta così violenta, come dici bene, non tutti si suicidano (oppure uccidono altri anche) per questo.

Dunque dobbiamo rinsaldare, fortificare la giusta risposta a questo male dell'uomo che lo dispera e lo riduce all'atto di estrema violenza su di sé e sugli altri.

Dobbiamo dargli una risorsa che potrà sempre occorgliergli dinanzi alle possibilità che la vita ci para davanti: la speranza.

Ma per farlo, bisogna dare un significato all'esistenza, percorrere in questo la costruzione del valore dignità della vita (affinché un uomo non autosufficiente non veda la propria vita indegna e nemmeno la vedono così ridotta i familiari, ma ne colgano comunque la bellezza, l'importanza, l'inviolabilità!).

Sul fatto che la politica ed i soggetti coinvolti debbano partecipare alla soluzione del grave problema della crisi, non ci sono dubbi. Il Papa stesso lo fa richiamando tutti alle proprie responsabilità. Ciascuno è chiamato a fare la sua parte come può.

Poi si può fare speculazione squisitamente politica sull'argomento: il governo fa bene, fa male, fa maluccio o benino. Io mi limito ad osservare che sempre è possibile fare di più e che la crisi che ha investito tutti e da tutti sentita, è ben più consistente altrove che in Italia: Usa, ma anche in Europa è devastante, con il suo carico di disoccupati che trascina con sé.

Ma l'idea di "lavoratori" corporativista ed ideologicamente ristretta al solo lavoro dipendente della grande azienda o industria o al lavoro pubblico, io non riesco a condividerla.

Lavorano anche gli autonomi, le piccole imprese familiari ed anche le piccole aziende, le piccole attività con pochi dipendenti, magari uno soltanto, che magari è quello che porta il pane a casa e permette ai figli di andare a scuola.

E nessuno, mi pare, nessuno si preoccupa di questa realtà del lavoro e nemmeno umana, non è vero? Non i sindacati. E mi pare, anche la politica difetti molto, su questo ampio mondo dimenticato, su questi fantasmi, buoni solo da spremere quando si ha bisogno di soldi o per farci demagogica aggressione morale ideologica, categorizzandola come categoria infame e spregevole per raccattare intorno a sé facili e scontati consensi, denigrando queste categorie ora di fantasmi, dimenticati, ora di capri espiatori utili per ogni stagione.

Ma queste, come dicevo, sono speculazioni politiche e specifiche, su cui possiamo confrontarci a parte, politica ed ideologia, ma io stavo facendo un discorso più ampio, dove è stato ridotto strumentalmente da alcuni furbetti qui, con la fissa dell'aggressione militante alla Chiesa, con il pretesto dell'8 %.

Ed in relazione a ciò che scrivevo all'inizio, non trovo giusto suggerire che sia risorsa sprecata o male utilizzata se va alla Chiesa e come ho potuto, ho cercato di portare alcune (e non tutte) ragioni per cui uno può sentirsi fiero, dignitoso, caritatevole e giusto nel dare l'8% alla Chiesa e non per questo è uno che se ne sbatte dei lavoratori disoccupati.

Tutto qua. Perché io non contestavo certo la legittimità di fare destinazione personale dell'8permille a chi si vuole, ci mancherebbe. Semplicemente ho messo in evidenza le riduzioni, i bluff ed i conformismi in cui continuamente si vuol ridurre e marginalizzare il ruolo della Chiesa nella costruzione sociale e soprattutto, nella funzione positiva tra gli uomini, in tempi in cui per molti, il solo dire "prete" è offesa da usare (in ogni declinazione, dunque anche pretuncolo, pretino, pretonzolo, pretuccio) e dove continuamente è proposta come accezione negativa e riduttiva l'identità cristiana, come valore "diminuitivo" (meno scienziato di un normale scienziato se disgrazia somma, è scienziato cattolico, meno politico valido e libero, se disgraziatamente ha per riferimenti i valori cattolici e non si unisce al coro degli insulti al Papa o non ascoltandolo e fregandosene bellamente di ciò che auspica e spiega e così via) e qui, la discussione ha preso proprio quella piega. Del resto, le attitudini e la sistematicità di certi attori del dialogo qui, sono a senso unico, non c'era da dubitarne nemmeno, figurati.

E' ovvio che si accetta la riduzione della Chiesa o della fede cristiana, della sua proposta ad ideologia, ragionando e volendo il confronto come se fosse solo ideologia, la Chiesa apparirà inadeguata o in difetto. Ma si pone l'errore pregiudiziale, perché la fede, la proposta della Chiesa, non è ideologia. Per essere così ridotta, deve appunto rinunciare a parte notevole di sé ed ecco perché le risposte sembrano inadeguate. Ma è un proporsi, a mio avviso, non proprio corretto, onesto e lo dico, spiegandolo come posso, spiegando che la Chiesa non è ideologia, ma non per questo, è una cosa astratta, accessorio optional a cui rinunciare, bensì molto concreta nella proposta.

Non approvo nemmeno poi dove dici:

Se vogliamo cercare la verità,cerchiamo almeno di essere sinceri con vero spirito di ricerca.E aggiungo che il discorso dell'aborto non regge,c'è un incomprensione di fondo.Vero è che un buddista è assolutamente contro la soppressione della vita e quindi non sceglierà mai per se stesso di farlo.Ma differentemente da molti,ritiene ognuno artefice e responsabile della propria vita.

Mi pare che la Chiesa non mandi guardie svizzere a minacciare di morte chi abortisce. Non lo fa. La fede cristiano-cattolica è un'adesione spontanea. Ovvero, come per il buddismo, ciascuno è chiamato alle proprie responsabilità e si è consapevoli del proprio libero arbritrio.

Il buddismo spiega bene le conseguenze nella relazione di causa effetto e pure la Chiesa continuamente fa questo, spiegandoci cosa comporta, cosa implica, il valore della vita o quello della violenza che le imponiamo con un aborto.

Macchierà il karma? La propria coscienza dinanzi a Dio? Non vedo poi tutta questa distanza tra una lettura ciclica buddista e quella cristiana che è lineare, non una differenza per contestare la Chiesa su questo argomento.

Per la Chiesa l'aborto è un crimine dell'uomo, cioè un atto di estrema violenza. Ma lo è anche per il buddismo. Oppure per Ghandi, che ce lo dice chiaro come il sole che è un crimine.

Poi vabbé, se uno vuole raccontare buddismo (o l'idea di Gandhi) in riduzione bignami new age e buonista, faccia pure, ma io contesterò: qui se la Chiesa dice che l'aborto è un omicidio, c'è una reazione violentissima, si parla di ingerenze illiberali, di intolleranza gravissima, di criminalizzazione incivile, di oscurantismo. Poi se lo fa il buddismo, o lo dice Gandhi, noi sorridiamo beati, illuminati da visioni di celesti armonie, love love, peace and flower.

Se lo dice l'Islam, nemmeno ci facciamo caso magari.

Ma la Chiesa no, non può ed il Papa subisce un'aggressione senza pari come i suoi cattolici più fedeli. E perché tacere di queste incongruenze, di queste ingiustizie diventate via via, un vero, solidissimo muro di conformismo?

La mia responsabilità civile e cristiana è di prendere a picconate quel muro!

A me sta benissimo, mi sono simpatici buddisti e Gandhi. Simpatici anche perché ne condivido, in questo caso, i valori.

Ma richiedo onestà, ricerca spirituale più sincera, come minimo par condicio. E non ne vedo.

E sai perché? Perché c'è una proposizione disparitaria. Che odia la Chiesa Cattolica, progettualmente, nella propria ossessione, impenitente.

Ma anche in difficoltà, soprattutto quando i cattolici ed i cristiani sono preparati e coraggiosi ed imparano a rispondere adeguatamente, smontando e picconando quel muro di ingiusto, fazioso, organico e sistematico conformismo anti-cattolico. Cioé un solido pregiudizio gravemente discriminante..

D'altra parte, tu comprendi, per anni ed anni, un movimento come quello radicale, soggetti come Bonino e Pannella, malati di anti-clericalismo militante, hanno strumentalizzato il tibet e testimoni come Gandhi. Brava gente, gente seria e buona per gli uomini, mica come i preti, i papi, la Chiesa che non meriterebbero nemmeno di esserci con il loro oscurantismo barbaro.

Poi i cattolici si sono svegliati. Ed hanno cominciato a fare osservazioni:

ma scusa, non è Gandhi a dire che "E' chiaro come il sole che l'aborto è un crimine?"

E non è il Dalai Lama stesso a dirci quant'é grave un atto di violenza come è anche l'aborto?

E dunque, ciccini, come la mettiamo? Brava gente i buddisti, bell'esempio valoriale e di proposta Gandhi? Allora forse lo sono anche i cristiani. Almeno riguardo all'aborto. Ed i radicali, forse, sono pessimi soggetti, a fare pessima proposta per gli uomini, non è vero?

Ed infatti io qui mi spendo per incoraggiare e confortare cristiani e cattolici, come posso, portando le mie capacità, dove mi sembrano possano sconfortarsi, arrendersi ai muri di quel progettuale e sistematico conformismo. Lo faccio esponendomi io per primo (subendo ogni ingiuria e pretesto infatti qui, nelle aggressioni incivili, nella pura invettiva, di chi odia la Chiesa e la proposta che fa, come hai e potrai sempre vedere), ma d'altra parte siamo uomini o caporali?

Uomini o Franceschini? Siamo uomini cristiani, si può replicare anche se non abbiamo fatto il militare a cuneo o militato alle Frattocchie o Botteghe oscure per quanto mi riguarda.

Cerchiamola la verità: che altro faccio io se non proporre riflessioni qui sull'argomento? Che altro faccio se non provocarlo un dialogo, richiamando la discussione, il confronto, superando e mettendo da parte offese, invettive e solidamente convinto e resistente, portando ragioni, discussione, dove ciascuno, ciascuno per me è legittimo, nessuno deve andarsene, ciascuno è da me considerato, letto, ascoltato, ciascuno avendo risposte, che altro faccio se non questo proporre qualcosa di diverso da ciò che continuamente mi viene proposto, sistematicamente mi viene proposto da alcuni invasati ostinati nel pregiudizio, che impazziscono perché un cristiano dialoga, parla, scrive, ragiona, argomenta e non si arrende, non se ne va, perfino li ridicolizza dove scadono nell'incivile pregiudizio, nell'offesa, li fa rimbalzare continuamente, sempre però invitandoli a far di meglio, a superare i loro limiti?

Ricerchiamola la Verità, io qui mi ci metto, come tanti altri vedo, civilmente, con capacità anche superiori di molto le mie, mi offro volentieri, sono da altri incoraggiato ed incoraggio altri e lo voglio fare da cristiano, legittimamente sostenendo le ragioni della Chiesa, compreso, compreso il più che ragionevole, legittimo, dignitosissimo, utilissimo sostegno con l'8 per mille.

Anzi, diciamole tutte, così magari si scopre che il bignami del buddismo, fa un danno ingiusto al buddismo, perché non lo racconta, smontiamo insomma, i facili conformismi:

Così come i monaci trucidati in Birmania non hanno reagito alla violenza perchè la violenza condannano,non hanno neanche impedito in alcun modo che venisse usata nei loro confronti.Questa è la differenza,se credi fermamente che uccidere sia sbagliato,piuttosto che uccidere ti farai uccidere,non userai violenza neanche per difenderti. Non impedirai ad un altro ,responsabile per se stesso, di porre cause " buone o cattive"

Io ho visto altro. In Birmania ed in Tibet. Ho visto buddisti, monaci inclusi, armati di bastone (del resto, via via ci giunge spassosa notizia di monaci di differenti monasteri che scendono a valle a bastonarsi tra loro ed a me viene in mente un set cinematrografico di film tipo Bud Spencer e Terence Hill), armati di bastoni oppure disarmati, alzarsi la veste per prendere a calci, per dire, negozi cinesi.

Ho ascoltato con sofferenza come quella del venerabile Dalai Lama, i suoi richiami al controllo, a non produrre quella reazione di violenza, a cui hanno partecipato buddisti laici e perfino monaci, ascoltando con sofferenza e dolore il Dalai Lama (che infine ha somatizzato di brutto con dei dolorosissimi problemi di stomaco mi risulta) che faceva appelli alla calma di tutti, ma accorati ai suoi.

Noi abbiamo l'idea negativa offerta dalla vulgata ideologica anti-cattolica, di una Chiesa spregevole, che noi talvolta, ci limitiamo a moderare nel giudizio pessimo offerto, facendo la tara di un po', dunque spregevole e non spregevolissima, magari in passato spregevolissima sempre e mai buona...

Ma non facciamo così per il buddismo. Un buddismo che quando i maoisti ormai era evidente, si sarebbero annessi in nome del comunismo e della "democrazia" proletaria odiologica, stava per fare la fine della cavalleria polacca contro i fucili, mitragliatrici, carri armati. La storica cavalleria di guerrieri tibetani, una tradizione militare di secoli e secoli, perché anche il buddismo ha conosciuto un percorso nella sua storia, ha combattuto e quei cavalieri erano noti per il loro valore (in combattimento), solo che poi, adeguati solo al contesto storico medievale che quando si impone l'orrore comunista, è una realtà anacronistica fuori da lì. I monasteri più antichi tibetani, ci appaiono ancora oggi come robuste, spesse, solidissime fortezze, non è un caso cara la mia Sandra.

Senza contare la affascinante tradizione dei monaci shaolin, conosciuti ovunque nel mondo, non è vero?

Voglio denigrare il buddismo? Affatto: ho ammirazione e simpatia, mai nascosta e non la ridurrò solo perché qualcuno può suggerire di usare il buddismo in funzione anti-cattolica, ci mancherebbe.

Chiedo solo di fare una par-condicio, un riconoscimento più onesto perchè emerga chiara la strumentalità che viene spesso fatta, mimetizzando con bei vestiti, l'odio inesauribile per la Chiesa Cattolica che trova radice antica e che più recentemente, nella nostra storia moderna, trova ragione ideologica, oggi ridotta ad odiologia pura, in quell'etica che ha un elemento non accessorio, ma fondamentale contro la Chiesa Cattolica.

Quante divisioni ha il Papa? Nessuna. Ed è ancora qui, la Chiesa. Non se ne fanno una ragione. L'odio non solo resta, ma è aumentato per la frustrazione, è e resta nella relazione di rancorosità poderosa.

Dici:

Trascuri una cosa essenziale alieno,è essenzialmente una filosofia,se anche è istituzionalizzata come religione ed un ordine monastico esiste al suo interno,non è soggetta a dogmi . I precetti, sono quelli che distinguono una vita degna,...libera scelta di ogni individuo.

Vedi, anche tu proponi un pregiudizio incoscio.

Emerge dove scrivi, quasi a dire "attenuante" dalla colpa:

"E' essenzialmente una filosofia". Come a suggerire che per te, incosciamente, inconsapevole o forse più che conscia, essere "religione" sia un bel problema, un cruccio per l'umanità, come voleva per esempio MArx e come dice Civis esprimendo tanti altri in Europa non è vero?

Non è davvero davvero religione il buddismo, sembra quasi un tentativo della difesa di proporre al giudizio il riconoscimento delle attenuanti generiche, oppure di trarre fuori il soggetto, il buddismo, dall'individuazione di responsabili e corresponsabili, il fatto non sussiste, non è davvero una religione, è così che la dipingono i cattivoni, in realtà il buddismo è SOLO una legittima e nobile filosofia come altre legittima e valida, non confondiamola con una religione vera come il cristianesimo, che guaio, ci rendiamo tutti conto, signor giudice, delle gravi implicazioni nella costruzione e nella quiete sociale che portano le religioni, ma il buddismo, no, per carità, religione non è, è filosofia, dunque pulita ed incolpevole...

Uno potrebbe leggerla così quella quasi excusatio a favore del buddismo nel processo alla religione, cattolica poi che cosa tremenda, ma excusatio non petita, accusatio manifesta, non è vero? Il buddismo, signori giudici della corte, vorrete prenderne nota, non è ascrivibile ai soggetti imputabili, perchè non è poi davvero religione, ma filosofia, dunque innocente!

Scusa non richiesta, accusa manifesta si potrebbe leggere su quella puntualizzazione a distinguere (ehi, non confondiamo, il buddismo non è nemmeno pensabile di associarlo in qualsiasi modo alla religione cattolica cristiana eh: manco si trattasse di discolparsi dal reato di associazione mafiosa!).

No, mi spiace, non ritengo di fare un pessimo figurone, ma di fare una cosa lecita e legittima, che propongo in una discussione e non mi contento di un dogma, un veto, nell'anatema: "Usa altro per favore!",

non osare Alieno, nn osare mescolare i credi.

Inceve, per favore delle mie ragioni, lo farò. Di osare. Ma non per mescolare (ma dove?), semmai facendo emergere le mescolazioni che vengono fatte.

Per arrivare  a dire che magari, il buddismo, signori della Corte, non è una religione, ma nobile filosofia, roba degna, mica robetta, robaccia, roba anacronistica fonte di guai.

Dico che magari, è un'ipotesi che faccio, sei tu ad aver mescolato. Volendo il buddismo in una riduzione comoda, bignamesca e new age. Una riduzione "occidentalizzata", pret-a-porter, pronta nella sua attitudine consumista a svuotare i contenuti, sempre visti troppo scomodi ed ingombranti, come ricettina facile.

Riducendo magari il buddismo alla litania nam moho renge kyo nella riduzione bignamesca nella lettura semplificata della Soda Gakkai?

O nell'abbraccio in stile relativista minimalista occidentalizzato in versione da consumo facile, ridotto di responsabilità e ingombranti, faticosi contenuti, dove uno può dirsi buddista ma anche no, buddista non praticante, buddista, ma anche un po' cristiano ed anche un po' islamico, volemoce bene tutti il Dio è unico oppure ce ne sono tanti perché no, magari torneremo tutti alla civiltà aliena da dove provieniamo ed infatti, via via vengono da noi ad avvisarci che il momento è quasi giunto...

new age!

Il buddismo non è una vera religione: è filosofia!

Beh, scusa tanto, ma allora, anche il cristianesimo.

Religione. Ma anche filosofia. Solo che la fede cristiana è l'insieme più capace che comprende in sé la o le filosofie, il contenitore, non il contrario! E così il buddismo.

I monaci buddisti, il Dalai Lama, i devoti che offrono, anche in povertà, i loro segni di devozione, togliendosi un po' della loro ricchezza, del cibo o che elevano templi e simboli anche pregevolissimi e costostissimi (in termini di sacrificio di tempo e di risorse e ricchezze eh), sono solo filosofi?

Guardi un prezioso monile donato con devozione, una scultura, magari di oro zecchino, un tempio, magari maestoso oppure anche semplice, guardi le campane tibetane e ti viene in mente che è "filosofia"?

Sari tu che mescoli i credi? Buddismo, islamismo, cristianesimo, filosofie, new age e bignami di consumismo pret-a-porter in versione occidentale facile, facile (ci sono anche i disegnini magari)?

Sarai tu che forse osi più di quanto tu abbia poi capacità di fare, quando mi dici di non farlo?

Hai mai letto il libro tibetano dei morti?

E' un bel tomone Sandra. La prima cosa che mi è venuta in mente, quando mi sono trovato davanti al libro e pronto con la mia curiosità ad affrontarlo è: forse lo chiamano libro dei morti per questo! E' un'impresa poderosa leggerlo, magari uno non ce la fa, non ce la fa in tempo..:-)

Leggendolo poi, ho pensato: no, aldilà del volume, dello spessore formale, forse si chiama libro dei morti perchè è titanica anche l'impresa di immersione nei contenuti.

E l'ho letto, naturalmente, curioso in quella ricerca di verità che dici di condividere con me.

La prima parte comincia così:

Buddha e Bodhisattva che risiedete nelle dieci direzioni dello spazio, voci che avete grande compassione, onniscienza e amore, che possedete i cinque tipi di occhi, protettori di tutti gli esseri senzienti, spinti dalla forza della compassione, venite e accettate queste offerte.

Filosofia Sandra? Bodhisattva... cinque tipi di occhi... protettori di tutti gli esseri.. filosofia?

Scusa sandra, ma io credo che tu mescoli a piacimento.  A me pare che si tratti di culto. E di religione!

"Signori della compassione, questa persona sta andandosene da questo mondo verso l'altra sponda, sta morendo senza possibilità di scelta, siate un rifiugio per lui che no ha rifugio, proteggetelo, difendetelo, fatelo uscire dal grande uragano del karma, proteggetelo dalla grande paura del signore della morte, liberatelo dal lungo e pericoloso sentiero del bardo."

Filosofia Sandra? A me pare che si tratti di un vero e proprio culto. DI RELIGIONE. Non di una non proprio, davvero religione, in realtà filosofia, solo che cattivoni la dipingono così, religione...

DI RELIGIONE SI TRATTA.

E quale è mai il problema? Una tua pessima collocazione, idea della religione in sé? Essere invece in realtà filosofia... nobilita la proposta? Essere in realtà altro che religione, la rende più degna agli occhi degli uomini, più legittima, più utile nel contributo?

Accomodati Sandra! Sei in buona compagnia, ti assicuro, se è così che la pensi. :-)

Invece è religione. Culto. Culto buddista, sissignori, religione. Come porta la cristianità. Non c'è motivo alcuno di vergogna o di imbarazzo in questo. Né per il fatto che siano religioni e culti entrambi, per questo devono incontrarsi, aderire e fondersi in un'unica proposta, ci mancherebbe, anzi, mi pare improbabile quel sincretismo in una coerenza religiosa, dove magari è un possibile e più coerente in un percorso filosofico.

Preghiera del bardo che protegge dalla paura:

Quando il viaggio della mia vita è giunto alla fine

e, poichè i parenti non possono seguirmi,

vago solo nello stato di bardo,

possano i buddha pacifici e infuriati intervenire con il potere della loro compassione

e disperdere le fitte tenebre dell'ignoranza.

Quando, separato dagli amici che amo, solo vado vagando

e le forme vacue delle mie proiezioni appaiono,

possano i buddha intervenire con la forza della loro compassione

e dispredere le fitte tenebre dell'ignoranza...

Ecc, ecc.

Filosofia Sandra? Non credo (preghiere incluse?)?

Fossi tu a mescolare e far confusione Sandra?

Magari l'errore nasce dove i buddisti, il Dalai Lama, così come il Papa e la Chiesa, i credenti, comunicano con il mondo dei viventi, anche se non appartengono alla loro fede, comunicano e lo fanno sul piano della ragione, per comunicare con loro, in modo che possano essere compresi e condivisi dove la fede non c'é.

Allora, in quel caso, noi potremmo semplificando dire, che il messaggio cristiano è "filosofia", dunque non bisogna odiare, non bisogna uccidere, bisogna amarsi invece e perdonare.

Filosofia. Per un non credente. Ma è religione, un credo e non solo dimensione filosofica dove c'è il credente. Che sia buddista, che sia cristiano.

La riduzione new age, consumista, molto in voga in Occidente (gli Usa sono campioni nello svuotamento di significati e contenuti ingombranti, scomodi, che richiedono impegno e continuo sforzo, responsabilità, ma non è che in Europa si scherzi), può pensarla così:

sono metafore eh. Roba astratta, non è che i buddisti ci credano davvero ai demoni, alle figure spirituali a proteggere, solo metafore per spiegare concetti..

Col cavolo!! Ci credono, eccome se ci credono, perché appunto è un credo. Ed infatti pregano, pregano anche tanto. Perché non sono certo lì a pettinare le pantegane o a togliere le caccole ai castori e nemmeno a fare le treccine rasta agli stambecchi ubriachi, ma sono lì a fare preghiera perché è un culto, un credo, una religione vera e propria.

E non basta tifare per il dalai Lama, riconoscere la dignità, la venerabilità del Dalai Lama per dirsi buddista (buddista non praticante? Altre riduzioni occidentali del credo, del Vangelo, altre versioni bignamesche o new age, il Vangelo dice scemenze se non si comprende che la salvezza, l'aldilà, l'inferno o la beatitudine sono solo, solo concetti astratti e metafore, non è che ci si debba credere... non è che funziona così? Cattolici adulti, cattolici non praticanti... quante formule e ricette pronte in 10 minuti!).

Io qui mi trovo a difendere il Dalai Lama, il buddismo, ma non per questo mi dico credente buddista. Né oserei insultare, togliere dignità, considerare imbarazzo un credente buddista, non riconoscendo la dignità di essere culto e religione.

Vuoi farlo tu? In fin dei conti, solo "filosofia"?

Tu confondi il linguaggio della religione che si rivolge all'esterno, ai non credenti e quello sarà letto probabilmente, come filosofia, perché se non c'è fede, non è certo la religione che si potrà facilmente comprendere nel messaggio.

Ma non è che se il Papa si rivolge a chi non ha la fede, allora la cristianità diventa "filosofia" e non "religione", non è vero? Non sarà nemmeno così se a farlo è un Dalai Lama. Non è una riduzione dire "religione" come possibilità dell'uomo.

Anzi, dal mio punto di vista, è una riduzione la psicologia, la filosofia, l'ideologia ecc, rispetto alla religione: che può comprendere filosofie ed anche psicologia, così come quel che si vuole, scienza, tecnologia, sociale..

Anzi, dirò di più: la psicologia come modo di affrontare l'uomo, è una riduzione alla parzialità dell'uomo, è in confronto all'approccio religioso, quello psicologico, una sua riduzione naif.

Lo posso dire? Legittimo? Posso osare da credente senza vergogna o imbarazzo, tanto meno se mi dichiaro cristiano?

Religione, non filosofia, se non nelle riduzioni che continuamente facciamo. Per il buddismo lo vogliamo fare, per salvare quella cultura più simpatica magari di quanto sia la cristianità per alcuni, dalla crociata contro le religioni dell'occidente? Gli diamo le attenuanti generiche? Non vera religione, in fin dei conti è solo una filosofia.

Sarà filosofia quando guardi il film di Richard Gere Sandra. Che resta simpatico pure a me. Ma evitiamo di mescolare la nostra necessità riduttiva e comoda, quando non strumentale, non è vero?

Leggitelo il libro tibetano dei morti, sempre che tu non l'abbia già fatto e forse te lo sei dimenticato oppure ce l'hai in mente ed io ti aspetto qui, avendolo letto naturalmente, a confrontarmi con te per dirti che il buddismo è un culto, un credo, una religione. E non c'è alcun motivo di imbarazzo, se non nelle ossessioni di certi tipetti che qui nel blog orbitano come fuori, dove "religione" in sé è già un valore negativo e riduttivo, una minaccia per l'uomo (e sempre lo ripetono recitando slogan, manifestini e ripetendo a pappagallo quello che passano i megafoni di propaganda, ma poi quando si tratta di confrontarci a braccio, autonomamente, sono in puntuale difficoltà negli argomenti e scappano, si rifiugiano nell'insulto, non è così?).

E non farti cruccio del mio rimprovero, che aldilà della mia verve polemica e dell'apparenza (mi difendo come orsacchiotto buffo quando sono attaccato io, ma  come un leone con passione e coraggio stoico, fosse pure in impari forze, anche destinato a sicura sconfitta, quando si attacca chi è a me caro, amico, fratello e lo è anche la Chiesa e la religione cristiana, si noterà, rientra nell'annovero e comunque quando c'è l'ingiusta, ingiustificata, irragionevole aggressione, così come mi è capitato di fare per chiunque nella mia vita reale e perfino nel web, a partire dai vecchi forum, fino ai blog in cui ho difeso più volte islamici dove l'aggressione era irragionevolmente odiosa, ingiustificato tentativo disumanizzante contrario ai miei principi RELIGIOSI, ben oltre una filosofia, semmai anche a comprendere una filosofia nel trasporto e nell'applicazione dove devo relazionarmi ai non credenti, in modo da loro comprensibile!).

Non ingannarti, dunque, il mio è comunque un rimprovero polemico com'é forse un po' nella mia natura, ma in nulla togliendo la simpatia, la stima e l'affetto che ti riconosco

e lieto e sorridente nel ricambio dell'abbraccio.

E non sentirti "strapazzata". O meglio, solo un poco, eheh. ^_^

Ogni bene resti con te.

Alieno

31
04 Feb 2010
alle 20:25

Sandra

Grazie Manuela,non è sempre facile istruirsi in questa materia sono concezioni molto distanti dal nostro modo occidentale di porsi nei confronti dei fenomeni della vita.La definizione che io conosco di compassione buddista, comprende  quella dell'amore a insieme quella della compassione che tu hai scritto sopra e che è "desiderare la felicità dell'altro e togliere la sofferenza",è l'obbiettivo del bodhisattwa che mi piace veramente tanto.Tanto tanto leggo e mi documento che m'innamoro sempre più della visione buddista della vita.Grazie per il chiarimento e spero ci siano altre opportunità di confronto.

Un abbraccio

30
04 Feb 2010
alle 18:23

Manuela

@ Sandra

mi sembra che tu abbia scritto al tuo 26 cose corrette; vorrei solo fare una precisazione dove dici: si potrebbe dire che amore e compassione sono la stessa cosa ecc.: la definizione di amore nel buddhismo è: il desiderio che gli altri\un altro siano  felici. La definizione di compassione nel buddhismo è : il desiderio che gli altri\un altro siano liberi dalla sofferenza. Come vedi la definizione di amore è leggermente diversa da quella di compassione. Quello che tu citi come amore nel buddhismo viene considerato attaccamento, ed è uno dei tre veleni della mente.

Ad Alieno: quello che ho scritto lo penso. LO PENSO DAVVERO.

Ed ho scritto forse che basta pensare : faccio questo per il bene degli altri perchè diventi bene? Quindi basta che penso: sto uccidendo degli esseri, ma per il loro bene, perchè diventi una buona  azione? Non penso questo. L'azione diventa buona solo se crea felicità negli altri, o sollievo. Essere uccisi non piace a nessuno, è difficile che crei felicità nell'essere che viene ucciso e dunque diventa difficile pensare che sia un atto di carità

29
04 Feb 2010
alle 17:18

sandra

Premesso che volevo fare una precisazione,necessaria che ho trascurato di fare nel mio 26.cioè , la carità rimane in eterno come il karma, ma mentre la prima comprende solo opere buone,nel Karma tutte le azioni sono comprese.Comunque anche il papa ne riconosce l'eternità di una parte mi pare di aver capito.(quelle caritatevoli)

Detto questo vorrei chiedere ad alieno che cosa vuole evidenziare?Che le piaghe sono moltemplici e di diversi aspetti? Lo sappiamo.Certo è che i suicidi sono meno numerosi dei disoccupati!Certo che non tutte le persone si tolgono la vita per lo stesso motivo,è vero anche che non tutti i disoccupati si tolgono la vita.La causa principiale è la depressione! Che poi questa sia indotta da un divorzio ,dall aver perso il lavoro o da altri motivi, nessuno lo nega.Non stiamo qui a dire che si potrebbero aiutare i disoccupati perchè a rischio di suicidio!Stiamo dicendo che è una piaga che sta diventando infetta e puzzolente per la socetà,una forma di disagio di grande risalto proprio perchè coinvolge tante persone.Forse un 8 per mille a questa destinazione potrebbe arginare il problema, in attesa che qualcuno per competenza, muova il suo di dietro e si prodighi seriamente per rilanciare il settore lavoro.E' stata una proposta che può non essere condivisa,ma perchè rigettarla come inutile o sbagliata.Diciamo!Diciamo piuttosto che un altro 8 per mille nella lista della denuncia dei redditi sottrarrebbe entroiti a qualcun altro! E questo non piace.Se vogliamo cercare la verità,cerchiamo almeno di essere sinceri con vero spirito di ricerca.E aggiungo che il discorso dell'aborto non regge,c'è un incomprensione di fondo.Vero è che un buddista è assolutamente contro la soppressione della vita e quindi non sceglierà mai per se stesso di farlo.Ma differentemente da molti,ritiene ognuno artefice e responsabile della propria vita.Così come i monaci trucidati in Birmania non hanno reagito alla violenza perchè la violenza condannano,non hanno neanche impedito in alcun modo che venisse usata nei loro confronti.Questa è la differenza,se credi fermamente che uccidere sia sbagliato,piuttosto che uccidere ti farai uccidere,non userai violenza neanche per difenderti. Non impedirai ad un altro ,responsabile per se stesso, di porre cause " buone o cattive".Pur senza cadere nella confusione tra ciò che è tollerante e intollerante legittimato,queste sono cose per altri.Il buddista tollerante non contempla una intolleranza legittima,ovvero, lo fa solo in quanto le distingue, riconosce una tolleranza da una intolleranza,ma non diventerà mai intollerante a sua volta per difendere la tolleranza in cui crede.Questo rende giustizia al buddismo e lo innalza sopra i relativismi o i compromessi ipocriti.E' una delle strade più difficile da percorrere,una delle più complesse proprio perchè la sorte di ogni uomo è affidata principalmente alla sua condotta e non a quella degli altri.Non si confondono facilmente con le atrui vicende umane se pur ne son toccati.Trascuri una cosa essenziale alieno,è essenzialmente una filosofia,se anche è istituzionalizzata come religione ed un ordine monastico esiste al suo interno,non è soggetta a dogmi . I precetti, sono quelli che distinguono una vita degna,...libera scelta di ogni individuo.

E se permetti,da amica, sinceramente parlando , fai un pessimo figurone a mescolare i credi cercando delle analogie convergenti per persuadere o convincere ai tuoi propositi . .Usa altro per favore!!!

Detto questo, comunque fraternamente ti abbraccio..... e anche a tutti gli altri.

28
04 Feb 2010
alle 15:44

Alieno

Manuela:

avevo ben compresa l'ironia nella precisazione in relazione a quanto proponevo alla riflessione.

Legittimo che tu la pensi come meglio credi.

Io ti dico soltanto: ma sei sicura che poi ci credi in quello che scrivi? Sei in grado davvero di sostenere ciò che scrivi, quelle posizioni difenderle?

Per il buddismo, l'aborto è un atto di violenza.

Da noi, ci sono proposte che suggeriscono che sia un diritto positivo ed un atto pietoso, dignitoso, caritatevole e buono per il progresso, sociale, per le donne.

Per il buddismo, il suicidio o l'omicidio è un atto di violenza tremenda, che non comprende, non è consapevole dei valori di compassione e rispetto della vita, anche la vita più debole merita la nostra carità,

da noi, avanzano proposte di eutanasia e si propongono come "pietose" e "caritatevoli" invece per la vita più debole.

Potrei continuare, potrei continuare tanto per argomentare che c'é un fondamento osservabile in ciò che ho scritto, io mi sono limitato all'osservazione, alla elaborazione ed alla decantazione di quelle osservazioni per tempo e poi ho portato il frutto di alcune riflessioni e considerazioni qui;

tu puoi pure legittimamente pensarla come credi, ma non capisco come pensi di poter difendere e sostenere la tua posizione.

La carità intesa da un talebano, da un hezbollah, da uno di Hamas, può essere quello di eliminare dal mondo un infedele, una donna che offende Allah, oppure un ebreo.. è un gesto di carità agli occhi di Allah o dell'umanità che è degna dove riconosce Allah, chi dice che non sia in "buona fede" costui, cioé che ci creda autenticamente e che sia carità magari, farsi esplodere portando con sé più uomini (donne e bambini anche) che possa per la causa.

Ma io dico che non basta, il relativismo è inadeguato, non tutte le idee e le proposte di "carità" si equivalgono, solo perché le chiamiamo con unico termine "carità" e non tutte le religioni si equivalgono, solo perché comunque usiamo lo stesso termine religione e non tutte le culture si equivalgono, solo riconsocendo che sono culture,

mentre sappiamo che alcune di loro sono inadeguate ed intollerabili. Cioè sappiamo che a volte, l'intolleranza è necessaria, il discrimine è un valore positivo e non è assolutamente da prendere l'ipocrita suggestione che "tolleranza" sia di per sé valore positivo e "discrimine" valore negativo.

Sappiamo insomma, che il "relativismo" stesso è ipocrita, perché anzi, per sua natura, dovrebbe metterci in condizioni di poter distinguere riconoscendo i "relativi".

Dunque tolleranza o intolleranza, non ci dicono se è cosa giusta o no da proporsi, finanto che non spieghiamo a cosa è relativa. E discrimine ugualmente, alcune cose infatti, le discriminiamo continuamente.
Nel ruolo educativo genitoriale, discriminiamo ciò che pensiamo sia utile e giusto e cosa no. Siamo intolleranti con le proposte neo-nazi, non applichiamo l'idea di un relativismo, che è impostura e non è nemmeno relativismo, perché relativizza ciò che vuole, se è comodo e strumentale, oppure fa finta di non poter distinguere in altri, sempre per convenienza.

E' uno specchietto per allodole, in cui si parla di tolleranza ma poi scopriamo tanta intolleranza legittima.

Va tollerato un burqa, l'Islam integralista e fondamentalista magari, ma poi si bada bene di considerare intollerabile un prete che recita messa, perchè suggerisce una discriminazione nel farlo (distinguendo tra famiglia naturale, etero e non comprendendo quella omo ecc), al punto di volerla mettere fuori legge.

Sarà sempre carità per te, legittimo tu sia ad esprimerlo, così è legittimo fare le mie osservazioni, replice e riflessioni nel confronto:

In occidente, la cultura abortista, quella che propone continuamente, da sempre, dagli anni '70 culturalmente, il superamento della legge 194, volendo l'aborto legittimo e buono per i motivi più disparati (pianificazione familiare, selezione), intende la propria opera anche in senso caritatevole per la società e per le donne. Le decine di migliaia di aborti in pochissimi mesi compiuti illecitamente,illegalmente da Bonino e compagnia, non sono aborti compiuti nel rispetto non solo della legge (cioé fatti in modo "domestico"), ma nel tradimento della sua volontà, del suo intento, in cui l'aborto è previsto SOLO in circostanze drammaticissime, non superabili avendo provato di tutto per evitarlo, cioé nelle gravissime condizioni di minaccia alla salute psico-fisica della gestante.

La Bonino ha operato una strage e non ha fatto di tutto per accertare se era evitabile, quale fosse il reale autentico motivo, perchè per lei non c'è distinzione: è caritatevole l'aborto come scelta soggettiva, individuale, relativa solo a sé, cioè diminuendo gravissimamente il valore della vita umana.

Per lei e le femministe al seguito, dunque, opera di carità la loro strage, illegale (mai punita oltretutto, ben usufruendo dell'immunità parlamentare dove magari si scoccia siano altri a rivendicare tale opportunità, non è vero?), ma soprattutto nel tradimento della volontà di quella legge che appunto, è legge che è a tutela della maternità, dunque sovvertendola totalmente.

Per lei è caritatevole quella proposta, anche ampiamente applicata aldilà della legge e non ha vergogna nè ripensamento nemmeno oggi, anzi, ne va fiera.

Per un cristiano o un buddista, però, quella violenza è l'opposto d'una carità verso la vita, è una violenza inaudita.

Io ho pensato che tu volessi solo far battuta in quella puntualizzazione e conoscendoti un po', appena qui, sapendoti simpatizzante nella valorialità e nella proposta buddista, non ho davvero pensato che tu, aldilà delle battute potessi sostenere una simile idea che la "carità", che la dica Civis, la Bonino, il Dalai Lama, me, te o altri, trattasi comunque di stessa cosa, di eguale valore, di stesso contenuto e sostanza.

Resto aperto alle tue spiegazioni, perché onestamente, mi sfugge come tu possa difendere una simile posizione ed ho l'impressione che tu abbia sposato un concetto in cui non credi tu personalmente, che tu sostieni una posizione che poi, nella realtà, non è tua e dunque lo fai, forse, in quel frequente gioco di contrapposizione di schemi e di proposte, di schieramenti, in cui il blocco "abortista" e quello "antiabortista" rappresentano molto, molto di più.

O sbaglio?

A.

27
04 Feb 2010
alle 15:19

Alieno

Treviso - Stava male, non ce la faceva più. Capita a molti adolescenti. Alcuni trovano la forza di uscire fuori dal tunnel, altri purtroppo no. Andrea Parpinello, 17 anni, si è tolto la vita. E' successo a Ponte di Piave, nel Trevigiano. Per spiegare il suo gesto ha scritto un biglietto ai genitori: ha spiegato loro che non ce la faceva più ad andare avanti. Probabilmente progettava da tempo il gesto. Difficile che ne abbia parlato con qualcuno. A quell'età spesso ci si chiude e si evita di parlare ei propri problemi con gli altri. Un po' per vergogna, un po' per mancanza di coraggio. Si resta soli davanti al proprio dolore. E tutti, intorno a te, pensano chissà a cosa: magari una delusione amorosa. Oppure che tu abbia problemi a scuola.

Lo sfogo su Facebook C'è un particolare inquietante in questa storia: Andrea ha scritto su Facebook le sue intenzioni. Ha affidato al social network la sua disperazione. Lo scorso 29 gennaio si era iscritto a un gruppo: "Che ne dici di farla finita?". Molti suoi amici non gli avranno creduto, avranno pensato a una battuta, o alla solita esagerazione da ragazzi. Invece era tutto vero. Andrea viveva con la famiglia: mamma parrucchiera, papà tecnico a un consorzio di bonifica, e due sorelle, una più piccola (frequenta le medie) l'altra più grande (25 anni). Era considerato uno "studente modello". Martedì scorso ha aspettato di essere da solo in casa e ha preso il fucile da caccia del padre. L'ha portato con sé in camera. Poi se l'è puntato contro e ha fatto fuoco. A fare la terribile scoperta è stato il padre, al rientro dal lavoro, tra le 18.30 e le 19. Ormai era troppo tardi. Andrea non c'era più. 

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Leggendo con lo stomaco chiuso dallo strazio, notizie così,

non viene da chiedersi qualcosina sulla destinazione dell'8% e sulla riflessione della carità?

In cosa questo ragazzo non meritava di vivere, di non cadere privo di speranza, nell'atto violentissimo di togliersi la vita, lasciando intorno a sé una tremenda violenza di dolore tra gli affetti familiari, gli amici, i consocenti, la collettività.. ?

Una violenza che arriva perfino me che ne apprendo notizia, uno strazio che colpisce anche chi quel ragazzo non l'ha conosciuto né certo potrà mai conoscerlo.

La perdita della speranza, la caduta nell'oscurità senza più una luce nemmen flebile, è un dramma, una violenza che dobbiamo ridurre o ci limitiamo ad inseguire i casi specifici, inseguendo i sintomi e non il male dell'uomo?

Un bravo medico non si limita ad attenuare i soli sintomi. Anzi, si augura che i sintomi non siano mascherati dal paziente, così che possa ricondursi alla causa della patologia. E se è possibile, evita l'errore di uno studio esclusivamente specifico, ma comprende il quadro clinico generale del paziente.

Non si limiterà a guardare solo "il cuore" o solo "il fegato" o solo la cistifellea.. in una diagnosi occorre la veduta d'insieme, perchè altrimenti, si rischiano notevoli passi falsi e perfino, cure peggiori del male.

Ora: pretendere di aiutare gli uomini solo guardando il cuore (suicidi e perdita di speranza per motivi sentimentali) oppure solo il fegato, i polmoni, gli organi sessuali..

lavorando a compartimenti stagni, riducendo l'uomo a singoli sue porzioni,

a me pare delirante.

Una persona che si uccide perché perde lavoro, in realtà ha nel lavoro l'occasione per manifestare una grave patologia: ha una perdita di speranza ed un'alterata verità con sé, cioé il significato dell'esistenza, della vita è relativa. Relativa sempre a qualcosa, che può essere appunto il lavoro, ma certo è stato fatto esercizio di "relativizzazione" e così si è indebolita la consapevolezza di quale sia il significato, il perché, il senso che in quella relativizzazione, è passato in un debole "soggettivo", non più riferimento "oggettivo".

Così quando il "soggetto" si è indebolito in una pressione, in una condizione particolare, quel seme del relativismo e del soggettivismo dimostra il suo frutto: si è indebolito il valore della propria vita e così è stato possibile superare la resistenza, nella disperazione, nella perdita cioé della speranza (perché disperazione è appunto di-speranza, perdita di speranza, ricordiamoci di cosa si parla quando si parla quanto più si possa), superando la naturale resistenza che agisce in modo naturale nel riconoscimento della propria difesa (sopravvivenza) e in modo spirituale e di coscienza, nonché culturale (la comprensione interiore, la consapevolezza della gravità non accettabile dell'atto violento).

Perchè ciò accada allora devono essersi sovrapposte due condizioni.

Uno è quello al quale l'uomo continuamente si trova sottoposto: drammi, tragedie, dolore, sofferenza, paura, confusione, pressioni enormi, ma non sufficienti da sole a portare al suicidio, perché sussiste la naturale comprensione del valore "vita" (sopravvivenza come moto) e la consapevolezza che comunque, aldilà di quale pressione possa esserci, aldilà del dramma, l'atto suicida è di una violenza inaudita e sproporzionata anche rispetto alle violenze che percepiamo (e naturalmente consapevoli anche per comprendere la violenza che imponiamo a chi ci ama in un nostro suicidio, perché nessuno può davvero dire che "la vita è mia e ci faccio quello che credo" se non nella riduzione del valore vita).

Allora, deve essere subentrato qualche altro elemento ancora a rendere possibile il suicidio, la perdita di speranza.

Elementi come una sovrastruttura mentale in una costante proposta culturale di relativismo e di materialismo, per cui la nostra vita ha valore e dignità solo condizionata al relativo essere ciò che propone il modello sociale o familiare (sei degno solo se vai bene a scuola oppure se hai ragazze, tanti amici, sei figo o se sei ricco o se hai lavoro o se sei integro e non invalido e così via).

O anche fattori di tipo chimico-biologico (patologia, malattia vera e propria da curare in contrasto, anche con medicine specifiche, anti-depressivi ecc).

Ma la vera causa non è la perdita del lavoro. E' invece l'aver relativizzato il valore vita, il suo significato, il riconoscimento della sua dignità "a prescindere".

Ecco che allora, io posso considerare che l'8 per mille alla Chiesa ha un valore che nella destinazione "diamolo ai disoccupati" è estremamente ridotto ed inadeguato. E corrisponde, quella destinazione ad una lettura dell'uomo, ad una proposta riduttiva che non affronta davvero il nucleo, il male dell'uomo, ma lo inganna nascondendo solo i sintomi, che continuamente avranno occasione di manifestarsi altrove, in altra circostanza, perché l'uomo è indebolito nella sua consapevolezza.

Ecco che allora, l'8 per mille alla Chiesa mi pare molto, molto più utile all'uomo di quanto possa essere una proposta ideologica, sociologica e sindacale dell'8 per mille ai disoccupati che però, non tutelerò dal suicidarsi (o anche dall'uccidere) se sono impiegati, ma frustrati e depressi, oppure gelosi della moglie, oppure malati di depressione, oppure malati di cancro, di aids, oppure rimasti invalidi, inabili al lavoro, oppure mille altre cose, perché è un oppure perduti senza più percepire il loro ruolo, il loro significato, cioé di-sperati, senza più speranza, senza più forza a cui attingere per reagire alle sfide della vita, che non possiamo mai e poi mai davvero prevedere e controllare come vorremmo ed è nostra presunzione pretenderlo, ma poi, quando siamo delusi nello scoprire l'inganno della nostra presunzione,

non abbiamo nemmeno più la forza di vivere, siamo "disperati".

Ecco perché contesto la limitatezza di chi attacca la Chiesa, accusandola di poca carità. Ma io dico che di carità ne ha molta di più di altre organizzazioni e proposte, di amore per gli uomini ne ha più di altre proposte, di pane ne porta e ne moltiplica molto di più di altre proposte e dunque è una risorsa a cui incoraggio a partecipare, aumentando quella continua risorsa.

A.

26
04 Feb 2010
alle 15:07

sandra

Effettivamente differense di significato non ce ne sarebbero.Delle distinzioni ci sono però ,perchè altrimenti non ci sarebbero diversità tra buddisti e cristiani,invece ce ne sono eccome!Tra fede ,speranza e carità,la carità è la più importante per i cristiani.L'atto di carità(qualcuno mi corregga se sbaglio) negli uomini è mosso dalla fede in Dio,L'impegno richiesto è come quello che si adotterebbe come se l'altro fosse Cristo stesso.Un uomo volto a Dio con fede riceve il riflesso della sua giustizia.S. Paolo esorta ad essere saldi rivestiti dalla corazza della giustizia.Quindi amare come Dio ama.La fede è il motore e la carità il carburante che consente di muoversi in direzione di....Quindi senza le opere la fede è poca cosa.La frase:-l’unico che rimarrà in eterno sarà la carità, perché Dio è amore e noi saremo simili a Lui, in comunione perfetta con Lui-.E' paragonabile a quello che nel buddismo rimane in eterno e cioè "il karma",le azioni che non sono solo quelle materiali ma anche  pensieri e parole.Il karma è concetto fondamentale nel buddismo,la legge di caua effetto è quella più importante,le opere quindi intese in un senso molto ampio,... in eterno rimangono anche per i buddisti.La compassione come atteggiamento mentale nei confronti della vita si manifesta nella condizione vitale di buddità.Cos'è la buddità? e' l'essenza più pura ed illuminata della vita,Il budda ci dice che non è solo per alcuni,non è un dono,ma esiste nella vita di ognuno,esercitare la compassione significa riconoscere la propria natura di budda in sé e negli altri.Ma appunto il budda non è una divinità, ma l'essenza pura della vita,quella incontaminata.L'essenza sublime che giace dormiente o si eleva sveglia dalla profondità della vita.Si potrebbe pensare che amore e compassione siano approssimativamente la stessa cosa,il buddismo però ci dice  per esempio che se  l'amore viene deluso può trasformarsi in odio,una persona invece piena di compassione cercherà sempre di salvare il prossimo.la compassione abbraccia la vita totalmente, mentre l'amore può essere caratterizzato dall'egoismo.L'esempio più efficace della compassione di un budda è quella di un genitore per i suoi figli,è comunque ugualmente riduttivo perchè abbraccia la vita ad un livello ancora più profondo.Togliere sofferenza e portare felicità,è il significato di compassione.Sono allora espressioni simili per il cristiano ed il buddista,fatta eccezione che il cristiano vede Cristo nel prossimo suo.Il buddista vede un uomo come lui dotato esattamente come lui di quella componente che è la buddità.L'oggetto di culto è la vita in tutte le sue espressioni e manifestazioni,nel cammino verso il risveglio si contemla un oscurità fondamentale, così come l'illuminazione ed altri stadi detti mondi o regni essa è parte  della vita,.Nel riconoscimento di questa oscurità della vita,si opera la trasformazione per l'illuminazione.Tutto ciò che è fuori è anche dentro.l'uomo ha in se tutti gli aspetti che caratterizzano la vita,dentro ad ognuno c'è il "santo"potenziale o il potenziale assassino.Anche la buddità è solo un potenziale se rimane latente.

Spero che manuela non me ne vorrà se ho voluto così precisare,anzi se credi di dover correggermi in quel che ho scritto,te ne sarò grata.Sarà per me cosa gradita e per te un atto compassionevole.

buon pomeriggio a tutti.Sandra. 

25
04 Feb 2010
alle 13:54

jack

@enrico al n.9

Grazie per la precisazione, non ne ero al corrente, anche se in fin dei conti credo si tratti di una distinzione piu' di natura contabile che sostanziale.

Gia' che ci sono, vorrei chiarire meglio il mio pensiero: va da se' che la vita in comune implica comunque un modicum di solidarieta' (piu' o meno a seconda dei contesti e delle circostanze, ma virtualmente sempre presente - pure tra i corsari del XVII secolo..), e che difficilmente si puo' immaginare una convivenza stabile ed armoniosa basata su principi esclusivamente individualistici od improntati soltanto al darwinismo sociale. Tuttavia a mio modo di vedere la solidarieta' dovrebbe in qualche modo essere compresa nei principi e nelle leggi che si pongono a fondamenta e che regolano la vita della comunita', e di conseguenza soprattutto esplicitarsi in quella che si potrebbe (per praticita' di linguaggio, senza particolare connotazione ideologica) definire come "giustizia sociale", piuttosto che con oboli una tantum o con l'applicazione di tasse sulla bonta'. Del resto, per essere caritatevoli non e' necessario attendere il 740, allo stesso modo in cui se si desidera fare felice la propria fidanzata non e' necessario attendere san valintino.

 

@civis n.8

 

"encomiabile"....scusa ma mi e' venuta cosi'.

 

 

@alieno n.13

 

fortuna che l'hai detta umilmente, altrimenti al posto di 300 e passa righi posso solo immaginarmi quanti sarebbero stati...

24
04 Feb 2010
alle 12:45

civis romanus sum

23. ,,, possiamo chiamarla compassione, come nel Buddhismo, o carità, o empatia,( per gli atei, )

Mi permetto di ribadire che per le persone normali è più corretto chiamarla col termine di Solidarietà per il bene comune, generalmente di specie se vogliamo e nazionale per la particolarità, lasciando le emozioni agli ,,, emozionabili.  

Per il resto, manù, concordo in massima parte col tuo 14.

 

 

23
04 Feb 2010
alle 11:52

Manuela

Salve, ho specificato "carità Buddhista", solo per prendere bonariamente in giro Alieno, che voleva distinguere sopra la carità Cristiana; in realtà non vedo differenze, possiamo chiamarla compassione, come nel Buddhismo, o carità, o empatia,( per gli atei, ),malo sforzo che il singolo mette in questo impegno verso gli altri e in sè stesso per non diventare arrogante ecc. secondo me è il medesimo, qualunque fede dichiari di praticare. Io la vedo così, ma posso anche sbagliare.

22
03 Feb 2010
alle 20:29

civis romanus sum

 Citando allegramente il piccolo ET 13: ,,, Sappiamo che i cristiani potranno anche essere perseguitati più duramente di quanto mai possa fare un Civis qui,   ( me cojoni !!! ,,,  nda)   malamente nonostante l'intento, anzi, fa sorridere, ( ,,, ride mentre lo perseguito !  nda ) può sembrarci perfino simpatico se poi vediamo come i Cristiani siano perseguitati proprio a causa di Cristo, dall'intolleranza non a noi, ma a Cristo, questo è con umiltà ciò che dobbiamo riconoscere: la persecuzione cristiana, non è che la persecuzione di Cristo, di chi uomo lo abbraccia e lo testimonia fedelmente, non rinunciando a Lui.

Civis, in fondo, non è che un bravo ragazzo innocuo, un fumatore di canna molto debole nelle sue possibilità,   ( ,,, ma allora Et, se è così debole e fumato, perchè calunniarlo in così cattolica maniera ? nda )   che può essere anche simpatico (altre volte scade malamente nel becero), ma non è sempre così, la vera persecuzione continua altrove.

Insomma il chierichetto Calunnia e Diffama ,,, non si smentisce mai .

Per l'appunto tra le varie tecniche degli avvocatuncoli di dio ( gli apologeti ) esiste l'accusa "ad hominem" sovente appaiata alla "colpevolezza per associazione", ossia quando l'argomento da "confutare" è talmente inattaccabile, che conviene far leva su ben noti espedienti di riflesso (ad es., la "morale") per attaccare, invece ,,, il pensatore.

 

21
03 Feb 2010
alle 20:05

Alieno

@Manuela: non c'è dubbio che c'èun grande valore riconosciuto al valore "compassione" nel buddismo e detto tra noi, volendo riconoscere la pianta dai suoi frutti,

quando guardo al buddismo ho continuamente occasione di vedere che in quella pianta c'è del bello e del buono e che spesso è possibile rintracciare una profondità di intenti convidisi, importantissimi dove sfuggono ad altre proposte che io ritengo più insoddisfacenti.

Per esempio continuamente stimolando sull'idea della consapevolezza, nel far emergere continuamente la relazione di causa-effetto, nel collegare dunque le nostre azioni e parole, stimolandoci alla continua prudenza, umiltà e responsabilità e con un alto e nobile riconoscimento del valore della vita e della sua dignità.

Anzi, colgo l'occasione per esternare le mie congratulazioni ad Obama Barak, per aver trovato un coraggio finora sconosciuto, forse si è "risvegliato" eheh.

Il mio auspicio è che non manchi ora alle attese e renda testimonianza delle sue parole, dove già deve "riscattarsi" se così vogliamo, dalla pessima immagine resa quando a Suo tempo rifiutò di ricevere solennemente un uomo venerabile, nobile, disarmato se non dell'arma della sua fede, esiliato e continuamente attaccato e costretto all'amarezza di vedere il consorzio internazionale piegato ai dictact sfacciati ed arroganti del regime cinese, prima, durante e dopo le olimpiadi, disprezzando ogni promessa e preghiera di moderarsi almeno prima e durante l'occasione fatta, perchè la Cina ha ragione di disprezzare i suoi nemici, se sono i primi a vendere la propria dignità, trova sprezzo per chi come la comunità internazionale ha fatto, mostra tutta la sua viltà, la sua debolezza identitaria.

E' bene che cambi d'ora in poi questa scellerata politica, un pragmatismo che infine è continuamente ad affermare la legge del più violento e del più incivile, del più arrogante.

E' bene che ci si renda conto che la famigerata "potenza" cinese che temiamo, è quella economico-finanziaria e guardiamo i risultati: siamo destinati all'asservimento. Perchè l'abbiamo, vendendoci ed arretrando continuamente, contentandoci sempre del nulla e subito in cambio;

perché aldilà delle cerimonie del consorzio civile che ci vuole anche la Cina per farci commercio, continua la Cina ad essere quella che primeggia nelle violazioni dei diritti umani, con l'assuluto maggior numero di esecuzioni capitali, i laogai sono sempre ai loro posti, il riconoscimento dei diritti umani sempre estesamente violentati però noi recitiamo che la Cina è degna così com'é di stare nel consorzio civile e dunque ottenendo solo che sembra proprio che sia quel consorzio internazionale, quello che fa comunque le olimpiadi, ad aver ridotto la sua civiltà e non il regime ad aver aumentato la sua!

Disposti a vendere la nostra identità, continuamente cedendola, abbiamo cominciato a sentirci così deboli e rassegnarci all'inevitabilità, abbiamo perduto in parte la nostra speranza oppure l'abbiamo resta rarefatta ed astratta, come dovesse caderci dal cielo senza che noi si abbia alcuna responsabilità o cosa da fare.

Abbiamo sovradimensionato il regime cinese. Superpotenza economico-finanziario che ora ci tiene per le palle (per esempio, avendo in mano mi pare più di un terzo del debito Usa), permettendosi di compiere crimini su scala planetaria (vedi Africa per esempio cosa sta facendo da tempo).

Ma quale superpotenza! E' un Paese emergente, in forte sviluppo che unendo in sé il peggior comunismo con il peggior capitalismo come vie privilegiate per espandersi, ha un iper crescita della produzione che noi consideriamo solo il suo grande potere senza pari. Eppure è quella forza la sua debolezza. Perché al momento soltanto che noi chiudessimo un mercato o davvero partecipassimo alle sue regole in modo almeno decentemente dignitoso ed etico, in modo che alla Cina spetti la responsabilità di adeguarsi,

quella iper crescita e iper produzione, quella potenza, crolla su se stessa, cade.

Ovvero: non è vero che noi abbiamo inevitabilmente necessità della Cina. E' vero che quel mercato per poter vendere in Cina, a noi è utile, nemmen necessario, ma utile sì.

Ma se vediamo la nostra bilancia o quella dell'Europa, noi vediamo uno squilibrio enorme tra import-export e questo dovrebbe farci capire, che la Cina ha più bisogno dell'Occidente del contrario. Dunque abbiamo nelle nostre mani una valenza, si tratta di farla valere, senza agire vilmente come al solito oppure, come è la mia impressione, per il lucro di pochi, vantaggi di pochi che portano oltretutto, più svantaggi e danni per la nostra economia, trascinando tutti al continuo cedimento dei nostri valori, alla nostra umiliazione, alla nostra ipocrisia enorme che

il caso Dalai Lama, è l'occasione continua di mostrarci, di mostrarci fino a qual punto sappiamo piegarci, fino a quali pretese siamo in grado di arrenderci:

nemmeno riceverlo! Uomo disarmato, senza esercito, che non predica vendette e violenza, ma il dictat cinese è: non osate nemmeno riceverlo o saranno guai.

Se il disprezzo cinese per noi arriva a tanta sfacciata arroganza, è perché noi per primi siamo arrivati nell'esercizio indegno dell'ipocrisia e per il lucro di pochi e poco, a togliere il nostro rispetto, la nostra dignità.

E quel caso indegno delle Olimpiadi, così come ogni volta che qualcuno asseconda il ricatto cinese di non azzardarsi a ricevere il Dalai Lama, ce lo ricorda che la Cina non è certo oggi un Paese civile (come se servisse poi solo questo a ricordarcelo), ma ci ricorda che noi in cambio dell'inciviltà, cediamo continuamente la nostra civiltà.

Dunque io spero che Obama si sia "risvegliato", qualcuno gli abbia fatto notare della figura da pellaio che ha fatto (dove il suo predecessore lo lascia indietro di molte lunghezze, ricevendo con solenne riconoscimento il Dalai Lama ed in questo facendo onore alla cultura ed alla civiltà Usa, non umiliando gli americani) e che sia in grado di mantenere le parole che vanno comunque riconosciute come coraggiose, come un segno positivo di cambiamento, non perdendo per strada la forza (che se vuole ha del tutto nelle sue mani e non si inganni) per onorare quelle parole, dunque

ricevere il Dalai Lama. E presto. Questo ha detto. E come in passato sono stato fortemente critico, oggi ho il dovere di esternare il mio apprezzamento ed il mio incoraggiamento, l'auspicio, che mantenga la sua parola fino in fondo, accettando la responsabilità di questa sfida fino in fondo.

Ma anche tenendo fede alle parole, finora vuote e demagogiche, ma che è possibile ancora rendere più consistenti di quelle sparate per far campagna elettorale:

we can change! E' vero. Se però si vuole, ci si crede. Si può cambiare. Credo, si può cambiare anche la Cina, guadagnandosi prima di tutto, il rispetto, perché non colgo il vantaggio di essere considerati "amici" senza rispetto ed anzi, disprezzo, mi pare più capace quella di "nemici" con rispetto di poter guidare i passi verso una più autentica amicizia futura, dove si comincia intanto da un valore importante: il riconoscimento della dignità, del rispetto per l'altro.

Quello che la Cina dimostra di non avere, dimostrando spesso che siamo noi a non meritarcelo affatto.

A.

20
03 Feb 2010
alle 19:38

sandra

Manuela  trova la mia approvazione ed il mio sostegno.Spieghiamo un attimo,..certo che la carità cristiana abbraccia una sfera più grande di quella ridotta alla sola dimensione materiale,mi sembra scontato.Però! Però  il riferimento all'articolo di Pardi postato sopra,  sicuramente è una provacozione,ma di quelle buone, posta ad allargare e dibattere la questione per averne una più profonda comprensione.Provocatoria si, ma non fuori tema.La chiesa esercita  oltre a tutte le altre forme di carità spirituali e di sostegno morale anche quella materiale.Le parrocchie si attivano come possono,anzi! I parrocchiani prendono iniziative spesse volte, quando si presentano problemi che il parroco solleva .Mercatini con lavori fatti  dai cittadini per raccogliere somme di aiuto alle persone,..i bambini in america latina e via dicorrendo....sono una manifestazione di questo aiuto materiale.

La questione poi ha preso in considerazione la provocazione di civis perchè effettivamente è un problema nel quale tanti italiani sono immersi, la solidarietà sociale o politica può secondo me prendere sotto braccio la carità cristiana,pur rimanendo cose distinte,tutte e due sono volte ad abbracciare il prossimo,(l'uomo nei momenti di travaglio e disagio sostenuto dai suoi simili in forme diverse) La  condivisione della sofferenza e sostegno dell'altro che cè! Il mio prossimo .

Ora se per qualcuno il suo prossimo più vicino e più bisognoso è colui che perde il lavoro,sentirà maggiormente questa sofferenza.. ed il dilemma è sorto? .Il papa stesso si appella al senso di responsabilità del governo per la questione del lavoro. .Ha cercato di sensibilizzare tutti quanti ai problemi che affliggono l'umanità,non si è rivolto ai lavoratori,imprenditori o governanti cattolici,a tutti dunque.La carità buddista,come Manuela la chiama, è la compassione e l'empatia,la condivisione ed il sostegno per aiutarti a rialzarti da te,in questo è implicito che comunque non basterebbe l'aiuto materiale per tamponare le carenze o le mancanze,ma si può esprimere con un detto molto conosciuto che è:Se vedi qualcuno che muore di fame ,non portargli pesce,ma portagli la canna da pesca e insegnagli a pescare!Dunque un aiuto economico come potrebbe essere quello di un 8 per mille ai disoccupati è necessario ma non basta,non è sufficentemente compassionevole o caritatevole.

Allora sarebbe veramente carità attivarsi alla risoluzione del problema, tamponabile solo temporaneamente con un incentivo alle famiglie o un sussidio che come ripeto aiuta ma non risolve.

Ogni qual volta,ci si propone attenti ai problemi altrui,anche se ognuno poi vede la risoluzione di questi problemi in modo diverso è sempre positivo secondo me,se poi è anche propositivo meglio ancora .Nel porsi all'ascolto dell'altro e dei suoi problemi, c'è già dentro quell'atteggiamento di carità cristiana anche per chi cristiano non è.Quindi non solo aiuti materiali,ma anche quelli!

Alieno ti esprimi benissimo.Ma il sostegno alla chiesa cattolica non con forza morale o etica o spirituale ,ma con un  tangibile  8 per mille è dato da chi ripone fiducia totale nell'utilizzo che la chiesa fa di questi soldi.Chi invece sospetta e non si fida e non ci crede vorrebbe poter comunque essere caritatevole anche lui .Un 8 per mille ai disoccupati, accontenterebbe gli uni e gli altri.Non esiste timore o pericolo di fraintendere la carità cristiana per chi si riconosce in questa.C'è invece una possibilità proposta come alternativa ,sotto altra forma per chi in questa non si riconosce.Questo io leggo in questa discussione.

 Grazie,Sandra. 

19
03 Feb 2010
alle 19:23

Alieno

Enrico, 18,

grazie prima di tutto. ^_^

E' naturale si intreccino, la proposta socio-politica o ideologica si occupa dell'uomo quanto quella cristiana e dunque sarà semrpe così.

Meno naturale è la pretesa che la Chiesa debba rispondere secondo una lettura puramente politica o solo squisitamente ideologica o come appunto evidenziavo, solo nel comprendere o nella prevaricazione della sua dimensione materiale, perchè in sostanza, l'idea è quello di far discendere dalla sua materialità per implicazione, ogni sua lettura e conseguenza.

In sintesi, dinanzi a queste domande, è un po' come se ci venisse contestata la poca ideologicità materiale della proposta cristiana. Sta a noi a non perderci, utilizzando la ragione, ma non dovendo rinunciare alla fede complementare sol per questo, perchè così avremo un diverso uso della ragione, se è complementare la fede con lei ed è ciò che farà la differenza, per esempio, con una Hack, un Civis e altre proposte appunto.

Ogni bene.

A.

18
03 Feb 2010
alle 18:59

enrico

16 alieno

Molto bello quello che hai scritto.

13 alieno

Si sono venute ad intrecciare la proposta cristiana (della carità) e la questione dell' 8 per mille. La proposta cristiana non è solo puramente materiale, l' 8 per mille si.

 

17
03 Feb 2010
alle 18:28

enrico

15 manuela

Mi pare che tu abbia chiarito bene cos'è la carità.

A me e mia moglie è capitato di metterci a parlare con persone che chiedevano soldi (zingare e vu' cumprà per intenderci) e quando li abbiamo incontrati di nuovo queste persone non ci hanno chiesto soldi ( o cercato di venderci qualcosa) come facevano con gli altri ma hanno scambiato qualche parola o un sorriso se non c'era il tempo per altro.

Non di solo pane e/o denaro vive l'uomo.

16
03 Feb 2010
alle 18:02

Alieno

Un esempio della differenza di sostanza tra l'idea di carità cristiana ed una altra, perché è la naturale implicazione di una diversa considerazione e lettura dell'uomo quella cristiana tra altre proposte,

ci viene benissimo da quel caso che ha colpito tutti e viene continuamente citato: un giovane operaio che si dà fuoco e in tremenda agonia muore, lasciando la moglie con questa immagine di tragedia irreparabile.

La proposta di uno Stato o di altra attività politica o ideologica, potrebbe essere quella di destinare delle risorse per ridurre la possibilità di un simile evento.

Ma è una proposta ridotta rispetto a quella cristiana, per quanto mi riguarda, perché quella cristiana va oltre, comprendendo l'uomo in una dimensione piena ed ampia appunto.

Quest'uomo infatti, ha perduto il lavoro, è vero, ma non è, NON E' QUESTO il vero motivo per cui si è suicidato, bensì solo l'occasione in cui manifesta la propria disperazione di aver perduto ogni speranza. Ed anche, nella disperazione, di aver perduto il senso, il significato della vita, il suo valore, la sua dignità.

Egli, nella disperante perdita della speranza, è diventato cieco prima di darsi fuoco. Ma ha relativizzato la verità dell'uomo. Che è degno solo se è autosufficiente, che è relativo al "lavoro", la cui speranza è valida soltanto fintanto che ha un lavoro, altrimenti il significato, la sua dignità viene cancellata.

Ma è così?

Io dico di no.

Perché l'uomo continuamente lo leggiamo, purtroppo, nella tragedia della cecità, della disprerazione perdendo il significato autentico della vita, del suo valore, della sua dignità.

Leggiamo in cronaca di tutto, è per me disperante a volte in certi giorni di cronaca più spietata nel riportare il dramma dell'uomo e confesso, che a volte mi concedo digiuno per un po' per il carico di disperazione.

Ma non posso osservare che l'uomo, trova disperazione e perde speranza per i più disperati motivi, sempre motivi altri, diversi, nuovi.

Ed io non sono soddisfatto di risposte "particolari", settoriali, cerco sempre risposte più profonde, comuni denominatori e non posso non rilevare il dato: l'uomo è disperato perchè perde lavoro ed arriva ad uccidersi (o anche ad uccidere altri, oppure se ed altri), ma lo fa anche dove magari, il motivo è altro.

Perché il matrimonio si è rotto, per motivi passionali, per malattia propria o dei propri cari, per una disperazione interiore, depressione, il male oscuro di cui magari nessuno sospetta, amici, genitori, scuola, sembra tutto a posto e poi magari anche il più giovane, che dovremmo pensare con ogni prospettiva aperta davanti, a cui sembra in fondo non gli manchi nulla, si butta di sotto dal 3 piano e muore, oppure lo fa una persona anziana, che si sente inutile, non riconosce più il significato della vita, non vede più la propria dignità.

Ecco che allora, se uno comincia a fare una ricerca di verità più profonde, estese, ampie, alla ricerca di verità nucleare riguardo al dramma dell'uomo, della sua disperazione, della sua perdita di speranza, rintraccia il comune denominatore.

Non è la perdita del lavoro. Perché c'è anche il motivo sentimentale. Oppure una malattia come sfondo. Un motivo passionale. Un'infinità di motivi per cui l'uomo dispera e non trova luce, cade nell'oscurità senza speranza.

Ecco quale è il comune denominatore allora di queste profonde tragedie: la perdita di speranza. Lo scollegamento, la perdita ed il disconoscimento del significato dell'esistenza e della dignità della vita, anche la propria.

Questa disperazione tremenda, porta con sé, essendo una violenza enorme, un atto di enorme violenza con sé: il suicidio, l'omicidio, il suicidio e l'omicidio, la strage..

Quello del lavoro perduto è solo l'occasione per cui si manifesta il seme gettato e cresciuto, è il suo frutto.

Se abbiamo resa relativa la verità dell'uomo, se l'abbiamo condizionata e relazionata, potrà comunque esserci la disperante cecità, la violenza della perdita della speranza, l'uomo in una occasione qualsiasi che può presentarsi, potrà considerare la propria esistenza inutile oppure trascinare in questa disperazione altri con sé.

Ecco che allora, possiamo cominciare a comprendere alcune incoerenze, dove prima ci siamo ridotti a verità relative e vedremo uomini che hanno molto poco, materialmente, ma non si suicidano affatto e perfino, sorridono, stanno bene, possono conoscere la gioia e la felicità. E magari altri, a cui in effetti non manca nulla, possono suicidarsi o uccidere e suicidarsi.

Ecco perché un uomo che ha il lavoro, può suicidarsi perchè è stato abbandonato dalla moglie, ecco perché una donna si uccide e trascina con sè nell'atto violento, il figlio perché è stato abbandonato dal marito, come abbiamo letto contestualmente in cronana proprio mentre si leggeva del povero operaio.

Allora, cosa possiamo fare? Andare per "settori", in compartimenti stagni, a difendere l'uomo, la vita? Una donazione, un'organizzazione specifica per quelli che si suicidano se perdono lavoro, ma dobbiamo farne una anche per quelli che si suicidano perché lasciati dal marito e dai figli, una per quelli che hanno tutto e si suicidano perché non hanno più il collegamento con il significato dell'esistenza, il "mal di vivere", uno per quelli che cedono all'istinto e questo li governa nei motivi più disparati, passionali, di invidia, di gelosia..

Quante cose dobbiamo fare per l'uomo, perché ciascuno di questi casi, è un dramma che ha valore, non uno inferiore all'altro dinanzi alla nostra coscienza.

Ecco che allora, una proposta di fede, può essere la riposta più piena, completa, efficace e coerente, dove non porta una verità "relativa", ma autentica, affidabile, sincera, oggettiva valida sempre. Quella per cui l'esistenza ha un significato sempre, la dignità non viene meno solo perché da altri non viene riconosciuta e perché quel "mal di vivere" possa trovare sostegno e sia raggiunta dove oggi sembriamo così incapaci di farlo.

I motivi per disperare gli uomini, saranno i più diversi, ma se noi affrontiamo il nucleo, andiamo all'essenza, al profondo dell'uomo, comunicando con la sua pienezza, con la verità sull'uomo, che appunto non è solo materiale e "relativa", allora noi lo aiutiamo meglio aldilà delle occasioni, perché sarà più preparato per ogni occasione della vita, sarà più consapevole

del significato della vita e così potrà vedere gli errori grossolani, tremendi che via via sentiamo tradotti in sintesi da tante proposte, anticristiane per esempio, cose come "la vita è mia e ci faccio quel che voglio" oppure "tutto ciò che è possibile fare o che è, è giusto", oppure anche la riduzione dell'uomo in un relativo, in cui la sua dignità è condizionata dalle sue condizioni fisiche, dalla mentalità di utilitarismo sociale, dalla sua autosufficienza, tutti gravi allontanamenti dalla verità sull'amore, sulla carità, sulla pietà, sul bene dell'uomo.

Alieno

15
03 Feb 2010
alle 17:38

Manuela

@ Alieno

specifico: la mia è una carità buddhista!

14
03 Feb 2010
alle 17:36

Manuela

se avessi perso il lavoro, non mi piacerebbe fare la carità, nè mi piacerebbe riceverla: vorrei la speranza di  un lavoro futuro. Che lo stato provveda a degli ammortizzatori sociali credo sia doveroso, con 8 per mille o in altro modo.

Non so cosa intendesse  Don Padrini, ma io la carità non la intendo come offerta di denaro in questa fattispecie. La intendo come sentimento di fratellanza verso i nostri simili, con impulso ad aiutarli a superare le loro difficoltà, non tanto o non solo economiche, ma interiori:  trovare un ammalato senza parenti, un anziano solo, aiutare un giovane confuso sul futuro, dare agli altri del calore umano, fargli sentire che non sono soli, che metto loro a disposizione me stessa, le mie conoscenze, il mio tempo. E senza chiedere in cambio niente, senza sentirmi migliore di loro, senza pensare di stare facendo chissà che, senza pensare aiuto questo ma non quello, senza adirarmi se il mio aiuto viene considerato sempre troppo poco. Questa per me è la carità.

13
03 Feb 2010
alle 17:21

Alieno

Se posso dire umilmente la mia,

la questione così posta pone inevitabili critiche che non sono risolvibili in modo credibile e volendo restare nella questione così posta (da Civis o Pardi ecc ) credo che non sia facilissimo, per quanto non impossibile ad un cristiano brillante e preparato nel dialogo, risolvere in modo credibile replicando alle critiche.

Non sono né brillante né adeguatamente preparato.

Però osservo che c'é un errore grave di fondo: le critiche sono basate su una condizione capziosa.

La condizione che la proposta cristiana o l'opera della Chiesa debba competere con la proposta politica ed ideologica, come se appunto, fosse una contrapposta politica ed ideologia.

Ma non è esattamente così, non è vero? C'è quest'errore di fondo, che può confondere oppure è posto a confondere bellamente, in modo strumentale, a scopo demagogico.

Si potrebbe cominciare ad uscire da questi schemi, dove si vorrebbe l'attività della Chiesa equivalente a quella di un'ideologia o di un partito per cominciare.

Sarà bene che comincino a prenderne atto, soprattutto i cristiani, che se non si accorgono dell'errore, a meno che non siano particolarmente dotati e votati, preparati, saranno in difficoltà dinanzi a queste domande capziose, strumentali in funzione anti-cattolica.

Cominciamo per esempio a prendere atto che lo stesso termine di "carità" che viene usato, non ha lo stesso valore, non porta la stessa idea, né la piena dimensione se non diciamo che è anche carità "cristiana". Per cui l'idea di carità di un Civis, tratta altra proposta ed idea, un'idea ideologica che però, dinanzi all'idea della fede cristiana, è riduttiva, perchè riduce la dimensione dell'uomo.

Per esempio, Civis e così altri, hanno una concezione limitata dell'uomo dove è prevista la sola "materialità" (è nella lettura della loro etica marxista per esempio oppure di altre anche, non è solo il marxismo a portare questa condizione nella lettura dell'uomo).

Se l'uomo viene ridotto al suo solo materiale, cosa che pone già una distanza sostanziale con la proposta cristiana e del Vangelo, così sarà anche notevolmente e sostanzialmente diversa l'idea della carità per l'uomo che ne consegue ed è un inganno allora per un cristiano, trovarsi a rispondere adeguandosi ad una concezione riduttiva che nel Vangelo è molto più ampia, ma nel Vangelo essendoci una Verità che ha senso compiuto nella sua interezza e dunque ecco perché a volte noto che il cristiano si trova in difficoltà: riducendo il Vangelo alla sola dimensione ideologica e materiale, non trova più le parole.

Per ritrovare il senso, bisogna ritrovare il Vangelo nella sua interezza e scopriremo che l'uomo non ha solo dimensione materiale, che il suo senso è più ampio e completo di una riduzione ideologica ed allora potrà ritrovare le sue coerenze logiche e le parole. Insomma, basta capire il bluff dall'altra parte.

Basta dire che non si può dare risposta ad una domanda mal posta, capziosa, senza prima affermare che quella domanda è strumentale o inadeguata.

Cominciare a comprendere che la "carità cristiana" è qualcosa di meglio, cristianamente parlando, di una "carità" ideologicamente strumentale ai fini anti-cattolici di Civis e compagnia, perchè è qualcosa di meglio l'idea dell'uomo che ha il cristianesimo rispetto a quei riferimenti ideologici, comprende l'uomo nella sua dimensione più ampia, cioé materiale, ma anche spirituale,

c'è il pane, quello materiale, con cui nutrire caritatevolmente gli uomini e non meno importante, essenziale, inscindibile, che non deve commuoverci, esserci meno sensibile, il pane della verità, della luce, della fede, della speranza, della salvezza.

In sintesi: la Chiesa che pensa al solo pane materiale, non è più Chiesa cristiana: è una ong, una og, un'ideologia, un sindacato, un centro sociale, quel che si vuole, ma ha ridotto la sua missione tremendamente.

Quando diamo sostegno alla Chiesa Cattolica (che sia l'8% o che sia sostegno morale e di consenso, di rispetto, di ascolto, di partecipazione, di riconoscimento del suo ruolo, altrettanto importante), non lo facciamo SOLO perché i preti ospitino e sfamino o accolgano in senso materiale.
Questo può benissimo farlo uno Stato, così come una Ong, i servizi sociali, ci sono mille forme organizzative e non avremmo nemmeno più bisogno d'una Chiesa.

Lo facciamo perché non ci contentiamo che faccia quello che fanno lo Stato, la politica, il volontariato altro, ma vogliamo una missione che porti speranza cristiana, carità cristiana, vogliamo che ci sia assistenza spirituale e non solo psichiatrica o psicologica, vogliamo che l'uomo sia promosso, possa andare oltre a questo e dunque spieghi e testimoni perché una persona, anche se difettosa, malata, morente, emarginata, esclusa che possa essere, non perde dignità, valore, significato, che ci è utile, che non deve aver vergogna di esistere, nemmeno perde davvero la dignità, se altri non gliela riconoscono e cercano, in una falsa pietà (perché non è carità e pietà cristiana appunto, ma ideologica riduzione), un pietismo, così come un buonismo, di promuovere il suo suicidio come se questo fosse un atto di dignità!

Solo che per un cristiano, che ha dinanzi a sé la più alta dignità del sofferente, del morente sulla Croce, il bene, l'amore, la pietà, la carità è un'altra cosa. Ed infatti, nessun cristiano si potrebbe mai immaginare il gesto di finta carità e finta pietà, uccidendo Cristo perchè tanto deve morire e soffrirà: chi lo ama, sta dinanzi alla croce e soffre con Lui, condivide la passione, condivide l'amore, anche dinanzi al morente con un'idea più alta di carità e pietà.

E questo, come si vede bene, non è proposto da tante organizzazioni o proposte: c'è bisogno della Chiesa.

Non ci basta certamente che una Eluana sia nutrita ed idrata, perché se manca la concezione piena dell'uomo, il significato della sua esistenza, la sua dignità, anche se non risponde alle esigenze di una cultura utilitaristica e viene considerata vita indegna, noi vedremo umiliata ed abbandonata quella vita.

Noi abbiamo bisogno di quelle suore che erano disposte ad amarla Eluana, dove il padre non era più capace, con umiltà offrendosi in questo.

Se portiamo solo l'idea materiale, del solo pane materiale, l'uomo viene ridotto tremendamente, non sarà nutrita la sua piena dimensione, che è anche quella dello spirito, di una coscienza ed è quello che ogni cristiano ben dovrebbe sapere leggendo un Vangelo, conoscendo la Verità del nostro destino.

Dunque la Chiesa non deve fare ciò che è richiesto ad uno Stato di fare o ad altre proposte ideologiche o altro, di fare, perché la Chiesa deve essere cristiana e leggere l'uomo, il suo significato, il suo destino, le priorità, La Verità in senso cristiano, non ridotto.

Ecco perché si può continuare a parlare per ore senza venirne a capo, se non si riconosce che l'idea di carità cristiana, non è affatto quella che usa Civis, quando parla di carità. Due termini identici, due significati (e due proposte) sostanzialmente differenti, che si incontrano solo parzialmente (e dunque se non lo riconosciamo, avremo parziali risposte, inadeguate).

Pardi, Civis e gli altri fano il "loro", legittimamente e comprensibilmente, fanno la loro proposta; ma non dimentichiamo di fare la "nostra" proposta cristiana per gli uomini: si incontrano spesso, ma anche confliggono, perché non sono due proposte adesive, equiparabili, né per un cristiano, sostituibili, rimpiazzabili, eliminando la Chiesa o riducendola, come appunto vorrebbero Civis e compagnia bella.

Fanno il loro, ma non è il nostro, non sempre, anzi poco e pochissimo dove propongono la riduzione costante, ossessiva della Chiesa, comprensibilmente non riconoscendo la sua utilità, la sua missione, la sua verità, la sua idea dell'uomo, della carità, della pietà, del bene stesso dell'uomo, tantomeno le sue priorità e così via.

Sveliamo dunque un punto da subito: la questione è posta malamente. E' capziosa. Ma non per una domanda ridotta strumentalmente, la risposta cristiana deve ridursi, rinunciando a sé.

O se vogliamo, cristianamente, dobbiamo anzichè confonderci ed allarmarci, svelare l'inganno, il bluff di chi continuamente lavora contro la Chiesa Cattolica.

Vorrei avere maggiori capacità e purtroppo, la verità sè dentro di me, vivissima e chiara ma poi ecco, fatico a tradurla e metterla in modo organizzato, decente, in parole, mi rimprovero di questa mia mediocrità, ma colgo l'occasione, se qualche cristiano si sente migliore di me in questa capacità (assicuro, è molto facile essere migliore di me per scrivere e trasporre riflessione), si impegni e testimoni anche così, delle risposte adeguate.

Io ho potuto fare solo qualcosina, limitato alle mie modeste capacità, ma credo suggerendo almeno, perché talvolta i cristiani si perdono nel rispondere e si sentano in difficoltà ed allora perché non ricordare, per ritrovare coraggio e forza, le belle parole di Giovanni Paolo II per ritrovare la luce, il coraggio?

"NON ABBIATE PAURA! APRITE, ANZI, SPALANCATE LE PORTE A CRISTO! ALLA SU SALVATRICE POTESTA' APRITE I CONFINI DEGLI STATI, I SISTEMI ECONOMICI COME QUELLI POLITICI, I VASTI CAMPI DI CULTURA, DI CIVILTA', DI SVILUPPO. NON ABBIATE PAURA! CRISTO SA COSA E' DENTRO L'UOMO. SOLO LUI LO SA!".

Questo disse il venerabile Papa.

E dunque ripeto con mie parole:

Non si senta alcun cristiano in imbarazzo o vergogna, in ogni campo, in ogni luogo, in ogni circostanza, non si vergogni mai di Cristo, non abbia paura di dirsi cristiano e di affrontare ogni tema, ogni argomento, affronti a testa alta, con dignità ed orgoglio che gli provengono dall'umiltà di riconoscere la Verità di Cristo. Troppe volte i cristiani, si mostrano confusi, in imbarazzo, quasi a vergognarsi, in certe circostanze, in certi temi ed ambiti (scienza inclusa), quasi nascondendo Cristo, non si fidano più di Lui, cominciando a pensare che forse, relativamente parlando, Cristo è "inadeguato", "non sufficiente" all'uomo o anche "anacronistico" e "superato".

Ma io dico che quei cristiani, nel ridurre Cristo, in imbarazzo o vergogna, o anche per vari opportunismi e convenienze, finiscono per ridurre solo se stessi e non essere più loro adeguati per portare Cristo agli uomini.

Dunque: non abbiate paura di dirvi cristiani! Anzi, aprite le porte, trovate il coraggio, siate fieri testimoni della fede, non c'è nulla da temere, né il disprezzo che i cristiani incontrano (da sempre ma il Vangelo è sempre stato sincero con gli uomini e di questo ha avvertito), né la calunnia.

La carità, il bene, l'amore, la pietà che intende Civis (cito lui come testimone di una proposta chiaramente anti-cattolica, ma è ovvio che lui ci è utile a rappresentare una proposta che è ben visibile fuori di qui), non lasciatevi trarre in inganno,

sono valori e significati completamente diversi dall'idea che un cristiano vive di carità, di bene, di amore, di pietà.

Ed è per questo che per lui è carità e pietà uccidere eluana, promuovere l'aborto pianificato e selettivo, l'eutanasia, l'eugenetica senza scrupoli di coscienza, anzi, lavorando continuamente perché una coscienza veda ridotta continuamente la possibilità di uno scrupolo e di una crescita in quell'occasione, di una possibilità di cambiamento e di promozione umana.

Ma cristianamente noi siamo inorriditi da questa riduzione violenta dell'uomo e di questa riduzione tremenda del significato più autentico di bene, di carità, di pietà, di amore, perché cristianamente ci guidano ben diversamente e cristianamente, siamo nella responsabilità di testimoniarlo continuamente, senza imbarazzo o vergogna.

Non abbiate Paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!

E' una nostra responsabilità che nell'amore di Cristo, la Via di salvezza e speranza, la Luce, dobbiamo generosamente trasmettere a tutti gli uomini.

Dunque, incoraggiamo anche i cristiani confusi, smarriti, imbarazzati o che si stanno in questo ed altro, allontanando dalla Verità, dalla Luce, dalla Fede.

Sappiamo che i cristiani potranno anche essere perseguitati più duramente di quanto mai possa fare un Civis qui, malamente nonostante l'intento, anzi, fa sorridere, può sembrarci perfino simpatico se poi vediamo come i Cristiani siano perseguitati proprio a causa di Cristo, dall'intolleranza non a noi, ma a Cristo, questo è con umiltà ciò che dobbiamo riconoscere: la persecuzione cristiana, non è che la persecuzione di Cristo, di chi uomo lo abbraccia e lo testimonia fedelmente, non rinunciando a Lui.

Civis, in fondo, non è che un bravo ragazzo innocuo, un fumatore di canna molto debole nelle sue possibilità, che può essere anche simpatico (altre volte scade malamente nel becero), ma non è sempre così, la vera persecuzione continua altrove.

Benedetto XVI l'11 Gennaio, alla fine della preghiera dell'Angelus ha detto:

«In varie parti del mondo i cristiani sono oggetto di attacchi, anche violenti. La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perchè si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana».

Violenza che purtroppo, avviene anche nell'indifferenza o anche nella compiacenza dei governi e per cui il Papa li chiama in causa:

«le istituzioni sia politiche, sia religiose», affinchè «non vengano meno, lo ribadisco - ha insistito - alle proprie responsabilità».

Il quotidiano IL Tempo in quei giorni riportava:

Il sangue dei cristiani di Egitto è ancora fresco. Il governo de Il Cairo ha reso pubblico l'arresto di quarantadue persone, di cui 14 musulmani e 28 copti, in seguito alle violenze scoppiate nel villaggio di Baghorah. A Roma la comunità copta che in Italia conta 40mila fedeli, è scesa in piazza per richiamare l'attentzione sulle violenze di cui sono vittime i loro confratelli in terra d'Egitto. «Con lo spirito e con il sangue difendiamo la croce», gridavano uomini, bambini, donne che mostravano le foto delle ultime vittime della violenza. Croci listate a lutto, striscioni contro «i terroristi protetti dalla polizia egiziana» e manifesti dove campeggiavano i versetti del Vangelo che ricordavano «sarete perseguitati a causa del mio nome».


«Sono secoli che subiamo la persecuzione dei musulmani - ha detto Barnaba El Soryany, vescovo copto della chiesa di Roma - Il governo non ci protegge. Anzi trova sempre una scusa per dare la colpa ai cristiani». Alla manifestazione ha partecipato anche il convertito Magdi Allam che da parlamentare europeo si è impegnato a portare la questione a Strasburgo. «Vogliono esplellere i cristiani dal Medio oriente. Dobbiamo uscire dalla logica dela paura - ha detto Allam - Il Parlamento europeo e quello italiano devono assumere iniziative in difesa dei cristiani di Egitto e del Medio oriente e pretendere la libertà di religione da tutti i governi della Regione». A raccogliere il messaggio, Maurizio Lupi vicepresidente della Camera dei deputati e l'onorevole Mario Mauro, presidente dei deputati italiani Pdl al Parlamento europeo.


«Da tutto il mondo continuano ad arrivare notizie della persecuzione dei cristiani. La tutela delle loro comunità è fattore essenziale - hanno detto i due parlamentari del Pdl - Si colpiscono i cristiani, cioè, perchè la loro presenza nel mondo è evidenza di una misura non riconducibile a progetti di potere magari attraverso la violenza. La comunità internazionale non può rimanere indifferente. La difesa dei cristiani coincide con la salvaguardia della ragione stessa della esistenza delle istituzioni internazionali». In Malaysia, nel giorno in cui migliaia di cristiani in si sono riuniti in preghiera, in chiese ormai sorvegliate da un potenziato servizio di sicurezza, altri due luoghi di culto del Paese sono stati attaccati con ordigni incendiari, nell'ennesimo episodio di intolleranza scatenato dalla diatriba sull'uso del termine «Allah» da parte dei non musulmani.


Segno che i molteplici appelli alla calma, nonchè le rassicurazioni offerte dal governo di Najib Razak, non hanno finora sortito l'effetto desiderato. L'intolleranza varca i confini e fa emuli in tutto il mondo islamico. Dopo le violenze in Egitto ieri una chiesa protestante è stata date alle fiamme in Cabilia, regione montuosa dell'Algeria. Le prime tensioni tra islamici e cristiani erano esplose lo scorso 26 dicembre quando un gruppo di abitanti della zona, spinta da alcuni integralisti islamici ha bloccato l'ingresso della chiesa e impedito ai fedeli di celebrare la messa. Ieri i locali della chiesa protestante «Tafat» (Luce, in berbero ndr) di Tizi Ouzou, il capoluogo della regione berbera, sono stati presi d'assalto e incendiati da un gruppo di abitanti del quartiere.


«Durante tutta la giornata ci sono state delle tensioni con gli abitanti della zona», ha detto uno dei membri della comunità religiosa, poi, «un gruppo di "barbuti" (come vengono chiamati gli integralisti islamici, ndr) ha impedito ai fedeli di partecipare alla funzione del sabato». In serata «dopo aver saccheggiato i locali della chiesa, hanno appiccato il fuoco».

Noi anche da qui possiamo fare nel nostro piccolo qualcosa.

A parte l'importantissima preghiera e la solidarietà (che è aperta a cristiani e non cristiani, civilmente),

noi possiamo frenare e contrastare a coloro che anche qui d noi e non altrove, non in medio oriente, non in Algeria, in Egitto, in Iraq, ma qui e proprio qui, perfino in questo blog,

lavorano costantemente contro la cristianità, compiacenti, riducendo la sensibilità sulla questione dei cristiani perseguitati, volendo minimizzare continuamente, perché lo scopo progettuale è quello di minimizzare il ruolo dei cristiani e della Chiesa nel mondo. Noi dobbiamo testimoniare invece la difesa della nostra identità, l'aumento progettuale della nostra proposta,non una sua riduzione ideologizzata o opportunistica,

noi non dobbiamo avere paura, né imbarazzo, né vergogna di essere cristiani, abbiamo la responsabilità di essere invece con e per gli uomini, per promuoverli invece, in Cristo.

Non vedremo in difesa della Chiesa o dei cristiani, dai continui attacchi, perfino dei cristiani dalla fede confusa, debole, relativa o ridotta ed assente. A loro è nostra responsabilità, richiamare la loro responsabilità di cristiani.

Ma anche se questo non smuove la loro coscienza cristiana, non dobbiamo pensare allora di rinunciare, perdere la speranza, noi dobbiamo muoverci senza paura nel dirci cristiani, come se ciascuno di noi fosse l'ultimo cristiano o come se non ci fosse un altro cristiano a sapersi assumere quel coraggio, quella responsabilità, non un altro dietro di noi che lo farà: tocca a noi.

Dobbiamo muoverci senza paura come se fossimo soli, come se nessuno possa prendere il nostro posto, tocchi a noi. E però potendoci consolare: non siamo affatto soli, ci sono tanti cristiani con noi, ad assumersi questa responsabilità, altri meno bravi e molto più bravi, ma tutti facendo ciò che possiamo, come meglio possiamo, ugualmente utili uno all'altro nel sostenerci e nel farsi coraggio anche in questo, dunque coraggio, coraggio e coraggio:

NON ABBIATE PAURA!

Non saranno le domandine di Civis e le riduzioni continue, gli attacchi, le calunnie, i bluff e nemmeno i cristiani confusi a confonderci se non abbiamo paura di avere paura, anzi, umilmente dobbiamo riconoscere la nostra paura e chiedere sostegno a Cristo, aprendogli la porta, fidandoci di Cristo che sa, cioè avendo forza dalla fede.

E solo così, trovando coraggio, faremo coraggio ad altri cristiani e saremo credibili nella proposta cristiana, rispettabili per portare altri uomini a Cristo, promuovendoli in Cristo, parlando di carità cristiana, di bene autentico, di amore vero e vedere più chiaramente, lucidamente dove ci arrendiamo per poco: magari pensando che la carità di Civis, sia equivalente (sostituibile e rimpiazzabile) alla più piena e vera consistenza della carità cristiana, nel suo vero significato da portare agli uomini,

quella per cui ha ragione di essere il nostro sostegno, per esempio, alla Chiesa Cattolica e nessun altra organizzazione potendo soddisfarci al suo posto, perché con altra funzione, altra missione, dunque non ci basterebbe una qualsiasi Ong, non ci soddisfa solo la politica, non ci basta il volontariato sociale, se non è anche cristiano nella proposta di carità, insomma, rintracciando il motivo per cui sosteniamo la Chiesa Cattolica, riconoscendo la sua più autentica missione tra gli uomini.

A.

 

 

 

12
03 Feb 2010
alle 16:40

sandra

enrico vedo che anche a te s'è accesa la mia stessa lampadina!!

non avevo ancora letto il tuo post mentre scrivevo il mio subito dopo quello di civis.Mi sembra  che non sono solo io a vederla come una possibilità quindi

saluti.Sandra

11
03 Feb 2010
alle 16:33

sandra

Certo,civis mi trova in sintonia con la sua riflessione.Quindi secondo me: lo stato contempla già il suo 8 per mille come fondo di solidarietà,solo che le voci sono generiche,wiki riporta queste-

  • fame nel mondo
  • calamità naturali
  • assistenza ai rifugiati
  • conservazione di beni culturali
  • La chiesa ha la percentuale più alta di entrate dell'8 per mille, sicuramente sarà coerente con la carità che predica ma senza meno potrebbe fare di più,,almeno per come la vedo io.Altre istituzioni o congregazioni religiose godono dell'8 per mille.Lo stato cerca di beneficiare tutte le organizzazioni,tranne i veri interessati,i veri bisognosi.Allora perchè non aggiungere una voce mirata,un ulteriore indirizzo all'8 per mille degli italiani?Comunque a qualcuno bisogna indirizzarlo,così come giustamente dice Jack che  non la vorrebbe istituzionalizzare,..sarebbe si istituzionalizzata, ma  dipenderebbe da una libertà individuale indirizzarla a quello scopo preciso,chi non vuole essere solidale potrebbe sempre scegliere tra le altre opzioni.Quindi non beni culturali,non fame nel mondo,ma aiuti diretti ai disagiati nostrani che non hanno reddito perchè hanno perso il lavoro.Anche le calamità naturali sono un problema,io ho vissuto il terremoto del 97.Diversi sono rimasti con le stelle come tetto,ma quelli che con il terremoto non hanno perso anche il lavoro lo hanno superato meglio degli altri,il lavoro quindi è importante per superare anche le altre difficoltà.Anche io preferisco il termine solidarietà a carità, oltre che più dignitoso,lo trovo più vicino ... meno distante della carità, tra chi la fa e chi la riceve.Il fatto di quel giovane caduto in depressione dopo che ha perso il lavoro e si è dato fuoco,...bè m'ha lasciato veramente male,è una testimonianza , ne ricordo un'altra di qualche anno fa, quando un altra persona si è tolta la vita per lo stesso motivo,magari ce ne sono altri che rimangono sconosciuti,dimostrando  come ci si possa sentire perduti e soli senza lavoro.Lo stato potrebbe indirizzare quel che gli viene dal suo 8 per le altre opzioni considerate già,la chiesa continuerebbe ad avere anche lei le sue entrate,le altre congregazioni rimarrebbero e se ne potrebbe aggiungerebbe un'altra.Con regole e norme chiare, tali che i contrubuenti possano sapere ogni anno quanto entra e poter verificare con i numeri non quali, ma quante famiglie sono state aiutate con questi soldi.E' importante sapere poi come effettivamente vengono utilizzati.Se per esempio io do 200 euro all'avuls( tanto per citarne una a caso),perchè con quei soldi possa comprare una lavatrice a Rosa che ne ha bisogno e non può permettersela,non mi va certo bene che in mancanza di fondi per altre spese quei soldi vengono utilizzati diversamente dallo scopo per il quale io li ho dati.Quindi potrebbe essere una soluzione un 8 per mille per la solidarietà di chi ha perso il lavoro.Mirato e trasparente.
  • sandra
10
03 Feb 2010
alle 16:11

enrico

prova

9
03 Feb 2010
alle 15:53

enrico

L' 8 per mille non è una tassa in più, se non sbaglio. Mi pare che sia lo Stato ad aver deciso di destinare l' 8 x 1000 del gettito IRPEF a vari scopi tra i quali il cittadino può scegliere. Tra i vari scopi ci si potrebbe aggiungere anche quello proposto da Pardi oppure a quello scopo potrebbe essere destinato la quota di quelli che scelgono lo Stato come beneficiario.

Lo Stato non ti porta via dei soldi per farti fare beneficenza, ma usa una parte dei soldi che comunque tu gli devi dare per fare beneficenza.

 

8
03 Feb 2010
alle 15:18

civis romanus sum

7. Mah ,,, encomiabile.

Se inquadro il problema nei termini della giusta distinzione tra carità e solidarietà, io sono spinto e animato da una prospettiva ugualmente individualista, meglio ancora utilitaristica, se guardo ai problemi del mio vicino come un possibile problema per me.

Per dire semplicemente che se mezzo paese perde il lavoro o è ridotto a vivere in condizioni disagiate ciò non sarà di certo un aiuto all'economia del paese nel quale vivo. Non ci saranno più i consumi di una volta, i produttori come i venditori perderebbero clientela come anche gli artigiani. Se la "lira" non circola tutto il sistema si deprime, la qual cosa potrebbe anche scatenare conflitti sociali e ,,, stiamo male tutti quanti, compreso tu.

In questa visione si utilizzano i sussidi agli svantaggiati e ai più deboli anche nelle democrazie più liberiste.

 

 

7
03 Feb 2010
alle 13:53

Jack

@6

Da un certo punto di vista il tuo e' senz'altro un atteggiamento encomiabile, e verosimilmente la mia e' in generale una prospettiva piu' individualista (egoista, se credi) della tua.

Detto questo, tendo a concepire sia la carita' che la solidarieta' come un qualcosa di essenzialmente disinteressato, per sua natura alieno da qualsiasi calcolo utilitaristico o possibile tornaconto. Da qui la mia scarsa simpatia per una carita' (o solidarieta') resa compulsiva ed istituzionalizzata. 

6
02 Feb 2010
alle 21:06

civis romanus sum

5. Ma se parliamo di solidarietà invece che di carità ecco allora che una tassa, e concordiamo nel considerare come una tassa l'obolo dell'otto per mille, potrebbe essere giustificata, perchè in fondo dalle sorti di un mio simile possono dipendere anche le mie.

5
02 Feb 2010
alle 19:55

Jack

Sara' che sono distratto, ma di carita' praticata, non soltanto proclamata o esibita a parole, nella vita di tutti i giorni, cattolici o meno, ne vedo ben poca; mi chiedo quanti di coloro che inneggiano alla figura del Papa prestino poi davvero ascolto alle sue parole.

Per quanto riguarda l'otto per mille, a prescindere dal beneficiario, la mia opinione e' che dovrebbe trattarsi di una tassa facoltativa: la carita' imposta per legge e' a mio parere soltanto un abuso privo di alcun fondamento giuridico e lesivo dei diritti (e delle tasche) dei cittadini. 

 

 

4
02 Feb 2010
alle 19:03

Russell

3

non mi hai smentitio per nioente,

1) non centra niennte.

2)perchè non quello della chiesa??

3)l'aiuto se c'è va all e famiglie e non ai single,

4) anche ai soldi, non solo

il capitlaismo è sempre stato caldeggiato dalla chiesa ed ecco le conseguenze, e quindi come mi avresti smentito??

Vale

3
02 Feb 2010
alle 18:27

enrico

Russel, quattro considerazioni:

1) tutti sono capaci di essere molto generosi coi soldi degli altri;

2) correttamente Pardi ha proposto di usare l' 8 per mille, ma non quello della Chiesa;

3) sono varie le diocesi che hanno stanziato soldi per aiutare le famiglie a superare la crisi;

4) quando la Chiesa parla di carità c'è chi pensa solo ai soldi.

 

 

2
02 Feb 2010
alle 17:51

Russell

sono d'accordissimo con l'amico civis, vi riempite la bocca di belle paroel e poi davanti alla possibilità concreta di aiutare i disoccupati o chi ha perso il lavoro veidimo come reagite.

l'8 pe rmille a favfore dei disoccupati,e poi proporrei anche che la colletta in parrocchia. almeno una o du e volte al mese fa la stessa fione invece che per comprare invcenso e candele

che la cheisa crei un fondo per chi ha perso il lavoro, magari per i padri di famiglia (perchè tanto i single quellli che non fanno figli possono pure crepare)  e allora sì che aarò il primo a riconoscere la carità cristaian.

anche perchè il capitalismo da sempre è stato protetto dal clero che vedva in questo una forma di sosstentamnto, vediamo chi mi smentisce (alino ti prego non ti appicciare come al solito)   

Salute e fratellanza

1
02 Feb 2010
alle 16:21

civis romanus sum

Dice il prete: La carità è il dono ‘più grande’, che dà valore a tutti gli altri, eppure ‘non si vanta, non si gonfia d’orgoglio’, anzi, ‘si rallegra della verità’ e del bene altrui. Chi ama veramente ‘non cerca il proprio interesse’,

E allora lo si prende subito in parola ( non possiamo farci sfuggire una così rara occasione ) come ha fatto Pancho Pardi con la sua proposta di destinare meglio la quota dell'otto per mille a favore dei preti cattolici da girare ai disoccupati nella disperazione a causa dell'agonia senza fine del capital liberismo assassino.

Proponiamo l’8 per mille a favore dei disoccupati.

Non credo possa dispiacergli al prete, anzi dovrebbe "vantarsi e gonfiarsi d'orgoglio per il bene altrui" come lui stesso afferma e aspettiamo quindi anche una sua lieta e pronta adesione alla proposta ,,,

Un operaio di 35 anni in cassa integrazione prende l’auto e si allontana da casa. In una piazzola di sosta si ferma, si rovescia addosso una tanica di benzina, la rimette in auto e poi si dà fuoco. Muore dopo poche ore tra le sofferenze atroci che toccano agli ustionati. Alla moglie, che avrà condiviso lo smarrimento per la sicurezza svanita, tocca di colpo e senza preavviso il peso della scelta suicida.

In Francia sono ormai svariate decine i suicidi tra i licenziati di France Telecom. Ognuno avrà avuto la sua motivazione personale.
Ma in tutti i suicidi per mancanza di lavoro e reddito si impone un elemento comune, a dispetto di tutte le differenze individuali. A chi lo sceglie il suicidio appare come l’unica forma possibile di rivolta individuale contro l’ingiustizia.

La precarietà è già all’origine il prodotto della solitudine. Proprio perché ognuno è ridotto fin dall’inizio alla sua singolarità, il mercato può imporgli l’assenza predeterminata della lotta collettiva. Il precario non potrà essere un soggetto singolo che arricchisce una forza comune, da dividere e irrobustire insieme con altri. Il precario è privato per definizione delle risorse che scaturiscono dalla solidarietà consapevole e militante. Gli resta dunque la rivolta estrema.

Così, come quasi nessuna delle vittime dell’usura decide di uccidere l’usuraio e finisce per uccidere sé stessa e, magari, la propria intera famiglia, allo stesso modo la vittima della mancanza di lavoro e reddito rivolge con le proprie mani contro di sé la violenza immanente che l’aveva già condannato all’impotenza.

Consigliare alle vittime una speranza impossibile è retorica ipocrita. Chi vuole incoraggiare la speranza indichi obbiettivi realistici.

Proponiamo l’8 per mille a favore dei disoccupati.

Pancho Pardi

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