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Chiesa ed abusi: la Chiesa deve recuperare il diritto di cittadinanza nel mondo!

Martedì 27 Aprile 2010, 11:29 in Riflessione di

I vescovi tedeschi (Dbk) - riferisce l'agenzia SIR - si sono incontrati ieri a Würzburg per discutere sulle questioni degli abusi sessuali in ambienti ecclesiastici.

In un comunicato stampa diffuso al termine dell’incontro, si legge che “mons. Ackermann, incaricato per le questioni degli abusi sessuali, ha fornito informazioni circa i provvedimenti per migliorare i chiarimenti circa i casi presenti e passati e ha presentato le esperienze finora raccolte con il numero verde”.

In una prima seduta, i vescovi hanno elaborato una bozza di versione revisionata delle direttive, in cui si precisa il rapporto con le autorità e si privilegia la prospettiva delle vittime e la prevenzione.

La nuova versione, dopo essere stata elaborata “con il supporto di esperti della Chiesa ed esterni”, verrà presentata in estate.

Nel comunicato si ringraziano “tutti coloro che nelle ultime settimane hanno contribuito a chiarire i crimini che hanno arrecato grande sofferenza a molti bambini e giovani, anche molto tempo fa”. “Sentiamo che la Chiesa ha perso fiducia della gente. Nelle prossime settimane, i vescovi tedeschi si occuperanno in particolare di come recuperarla”, conclude il documento.

Ora la notizia è senza dubbio interessante ed il problema è "anche" quello di recuperare la fiducia della gente. Ma non solo...

Il problema è quello, credo, di restituire alla Chiesa la legittimità di poter stare come è sempre stata, con affetto, servizio, lavoro e dedizione, in mezzo ai giovani.

Faccio una considerazione che può forse sembrare troppo personale, ma l'altro giorno , camminando per Roma, vedendo un gruppo di bambini, mi sono chiesto: "Cosa potrà succedere se ora andassi in mezzo a quei bambini, con i loro genitori, magari anche solo per salutare qualche conoscente?" La gente con che occhi mi guarderebbe? Come posso pensare che a nessuno venga in mente qualcosa inerente ai recenti scandali di abusi?"

Forse queste domande sono esagerate e basterebbe continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto per i ragazzi nella chiesa...senza porsi troppi problemi?

Ma Queste domande mi hanno fatto riflettere sull'esigenza di restituire "cittadinanza" all'opera della Chiesa nel mondo, cittadinanza che con i nostri peccati abbiamo minato, ma che anche i mezzi di comunicazione hanno contribuito e stanno ancora contribuendo a minare sempre più...

Non dobbiamo avere paura come chiesa di lavorare con la gente...anche se il momento è davvero particolarmente difficile...

8
8 commenti
8
24 Mag 2010
alle 17:30

civis romanus sum

Aggiornamento dal commento 2.

Il processo a don Conti, il prete pedofilo grande amico del sindaco fascista Alemanno, è ormai avviato e tra mille ostacoli, tra i quali si segnalano le minacce di far saltare in aria il palazzo di Giustizia (!) e i proiettili fascisti inviati ai giudici (!!), è stato ascoltato il superiore di questo prete infame, tale mons. Reali, vescovo di Porto - S. Rufina, il quale prelato ha così giustificato la mancata adozione di provvedimenti nei confronti del sacerdote, nonostante le numerose segnalazioni che pure aveva ricevuto : “Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede perché non avevo prove degli abusi commessi da don Ruggero. E non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l’iter da seguire”.

Capito bene, questo pretino ci prende per il culo ,,, la Legge che per noi persone oneste e per bene NON AMMETTE IGNORANZA, per questi preti pedofili e per le loro conniventi coperture, viene non solo bellamente ignorata ma anche presa per il culo, insieme a tutti noi che dobbiamo rispettarla e sopratutto alle loro vittime .

E' questo sarebbe il modo per loro di recuperare terreno nella civiltà, come vuole dare a bere prete Padrini .

7
29 Apr 2010
alle 11:48

civis romanus sum

Altro che chiarezza e trasparenza ,,, i preti insistono nel mentire e nel falsificare :

Dal vaticano un sabba di menzogne !

di Paolo Flores d’Arcais, il Fatto Quotidiano, 28 aprile 2010

Contro la pedofilia dei suoi preti, sembra proprio che il Papa voglia fare sul serio. Perché allora continua a occultare la verità sul passato e ha messo online un falso? Padre Federico Lombardi, infatti, non agisce di testa propria, è il portavoce della Santa Sede, e inoltre è persona di squisita gentilezza. Se dunque non ha risposte alle “quattro domande cruciali” (LEGGI) che con una mia lettera aperta questo giornale gli ha rivolto una settimana fa non è perché non ha voluto, è perché non poteva: non aveva la “licenza de’ superiori”.

Avesse potuto, infatti, avrebbe dovuto confessare quanto segue: la frase chiave “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte” contenuta nelle famose “linee guida” sulla pedofilia, messe online sul sito ufficiale del Vaticano lunedì 12 aprile, e presentate da padre Lombardi come “disposizioni diramate fin dal 2003” (sito dell’Avvenire, quotidiano della Cei) non risale affatto al 2003 ma è stata coniata nuova di zecca nel weekend del 10-11 aprile.

Al responsabile dell’autorevolissima agenzia internazionale “Associated Press”, Victor Simpson, che chiedeva lumi sulla posizione della Chiesa in fatto di pedofilia, padre Lombardi inviava infatti il venerdì 9 aprile un documento in inglese identico a quello messo online il lunedì successivo, tranne la frase chiave di cui sopra, che non compariva. E che perciò è stata partorita durante il weekend.

Come altro si può chiamare in buon italiano una manipolazione del genere se non un “falso” (“falso: non corrispondente al vero in quanto intenzionalmente deformato”, Devoto-Oli)? Perché tutto l’interesse di quel documento si concentrava nella famosa frase chiave, che non a caso è stata sbandierata come la dimostrazione di una volontà della Chiesa – da anni – di collaborare con le autorità civili, rispettandone le leggi anche quando esse impongono a un vescovo di denunciare alla magistratura inquirente il suo prete sospetto di pedofilia.

E’ dunque falso, assolutamente falso, che la Chiesa cattolica gerarchica avesse già nel 2003 fatto obbligo ai suoi vescovi e sacerdoti di “dare seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. All’epoca era vero, anzi, il tassativo obbligo opposto: tacere assolutamente alle autorità civili, in ottemperanza al “segreto pontificio”, che comporta addirittura un giuramento al silenzio fatto solennemente sui vangeli, la cui formula terribile abbiamo riportato in un precedente articolo (cfr. Il Fatto del 10 aprile).

E’ perciò altrettanto falso quanto ha sostenuto mons. Scicluna nei giorni scorsi, secondo cui “accusare l’attuale pontefice [per quando era cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede] di occultamento è falso e calunnioso (…) in alcuni paesi di cultura giuridica anglosassone, ma anche in Francia, i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all’autorità giudiziaria”.

Questa non è la dichiarazione di un carneade qualsiasi, perché, come spiega il suo intervistatore Gianni Cardinale “monsignor Charles J. Scicluna è il ‘promotore di giustizia’ della Congregazione per la Dottrina della Fede. In pratica si tratta del pubblico ministero del Tribunale dell’ex sant’Uffizio”. Che l’affermazione di monsignore sia falsa lo prova ad abundantiam la testimonianza dei giorni scorsi del cardinale Dario Castrillon Hoyos, tuttora tra i più stretti collaboratori di Papa Ratzinger, che ha ricordato come fosse stato Giovanni Paolo II in persona a fargli scrivere una lettera di solidarietà e sostegno a un vescovo francese che per il rifiuto a testimoniare contro un suo prete pedofilo era stato condannato a tre mesi con la condizionale.

Padre Federico Lombardi ha opposto un “no comment” alle affermazioni (palesemente inoppugnabili) del porporato colombiano, ma ha aggiunto che l’episodio “dimostrava e dimostra l’opportunità della unificazione delle competenze in capo alla Congregazione per la Dottrina della Fede”. Non rendendosi conto che tale “unificazione” avviene nel maggio del 2001, mentre la lettera del cardinale, per volere di Papa Wojtyla, è del settembre dello stesso anno, dunque è successiva, e conferma l’unica interpretazione che di quella “unificazione” si può dare: il più assoluto segreto era assolutamente centralizzato per renderlo ancora più catafratto.

Perché perciò tutto questo sabba di menzogne, visto che Benedetto XVI sembra davvero intenzionato a cambiare atteggiamento, e a non occultare più alle autorità secolari i casi di pedofilia ecclesiastica (il vescovo di Bolzano e Bressanone ha inviato in procura le prime denunce)?

Perché scegliendo la Verità dovrebbe riconoscere che il suo predecessore aveva ribadito come dovere sacrosanto l’omertà rispetto a magistrati e polizia, e difficilmente dopo tale ammissione potrebbe elevare Karol Wojtyla all’onore degli altari.

Perché dovrebbe confessare Urbi et Orbi che la svolta è di questi giorni, e che egli stesso, come cardinale Prefetto (e in larga misura anche nei primi anni del Pontificato) non ha trovato il coraggio di chiedere coram populo (non sappiamo cosa pensasse in interiore homine) una politica della trasparenza e della denuncia ai tribunali, contribuendo con ciò all’impunità di un numero angoscioso di pedofili, che se prontamente messi in condizione di non nuocere avrebbero risparmiato la via crucis di migliaia di vittime.

Perché dovrebbe ammettere che a tutt’oggi il suo portavoce si è prodigato in un lavoro di raffinata disinformacija, e consentirgli (o intimargli: non sappiamo se padre Lombardi soffra per quanto ha dovuto manipolare) di cambiare registro. Perché…

(28 aprile 2010)

6
28 Apr 2010
alle 16:50

civis romanus sum

Un esempio della malafede cattolica ?

Quando si tratta di difendere un loro pedofilo non gli fa schifo nemmeno sfilare in processione prima del processo :

Il prossimo 24 maggio comincerà il processo contro Don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio (SV) arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di aver abusato di una bambina di undici anni.

Don Massaferro è sempre stato difeso dal suo vescovo, mons. Mario Olivieri .

Nei giorni scorsi, scrive Ivg.it, cinquecento parrocchiani sono scesi in piazza per solidarizzare con il prete e chiedere “verità”: la diocesi di Albenga-Imperia aveva fatto affiggere dei volantini per sollecitare la partecipazione dei fedeli.

Non tutti, scrive sempre Ivg.it, hanno apprezzato: su Facebook è attivo un gruppo che significativamente si chiama Dalla parte delle bambine di Alassio.

Fonte Uaar.

5
28 Apr 2010
alle 15:06

civis romanus sum

La storia di Ipazia, custode della scienza e della biblioteca di Alessandria colma dei papiri custodi della sapienza millenaria dell'umanità ,,, scorticata viva e la sua biblioteca bruciata dai preti cristiani con a capo il vescovo Cirillo, poi premiato con la santità per questa e altre sue opere simili .

Nel Film prima osteggiato dalla chiesa cattolica e poi finalmente in visione anche in Italia :

                                  AGORA

4
28 Apr 2010
alle 09:29

civis romanus sum

Un articolo che riporto per intero perchè è attinente e perchè spiega bene molte cose e chiarisce come si deve comportare per la civiltà uno stato di diritto per il rispetto che deve a chi NON confessa nessuna religione ,,, semplicemente non gli impone una tassa costringendolo a pagare i preti degli altri, come invece avviene nella nostra piccola clericale Italia .

In Germania lo scandalo pedofilia ha accelerato gli addii: 200-300 al mese. In Italia il calo è del 3%

di Andrea Gagliarducci

Da 200 a 300 abbandoni al mese nella diocesi di Bamberg, Baviera. Quando venne denunciato il caso delle molestie tra i Passerotti del Duomo, il coro di Ratisbona per anni diretto dal fratello del Papa (ma non all’epoca dei fatti incriminati) 193 cattolici della diocesi lasciarono ufficialmente la Chiesa. E si sono contati 4300 abbandoni nella diocesi di Augsburg, quella del vescovo Mixa, che la scorsa settimana ha rassegnato le dimissioni dopo uno scandalo di percosse e molestie. Sono anni che la Chiesa di Germania fa i conti con un progressivo abbandono del numero di fedeli. Ma il recente scandalo pedofilia sembra abbia accelerato la tendenza. Non ci si può sbagliare. Anche perché l’appartenenza ad una Chiesa in Germania è definita dalla Kirchenstauer, la tassa sulla religione. Una tassa che vale una scomunica.

In Germania, Stato e religione non sono separati: lo Stato dà aiuti agli studenti di religione che si preparano per il sacerdozio, dà sussidi agli asili e alle case per gli anziani gestiti dalle confessioni religiose, aiuta a riparare alcune chiese. E poi, il ministero delle finanze prende automaticamente una tassa, in genere dell’8 o 9 per cento, da ogni dichiarazione dei redditi e la trasferisce alle Chiese. Si può dare il contributo a cattolici, evangelici o ebrei. Si può anche scegliere di non darla a nessuno, ma se sei battezzato vieni comunque tassato, anche se non più praticante. È un sistema che dura dal 1827. In Germania questa imposizione fiscale è considerata moralmente obbligatoria: chi non vuole più pagarla lo può fare solamente distaccandosi dalla Chiesa. Il non adempimento ha come conseguenza una comunicazione agli organi competenti che provvedono ad annullare i sacramenti ricevuti: una sorta di "scomunica" dunque.

C’è dunque una fortissima collaborazione tra Stato e Chiesa tedesca: grazie a un controllo incrociato dei dati, in caso di non adempimento del tributo le autorità inviano una lettera che sollecita il pagamento stesso, allegando, tra l’altro la documentazione relativa e l’attestazione che certifica l’appartenenza religiosa. E’ questo che permette alla Chiesa di Germania di certificare con tale precisione il numero di abbandoni. Così, la crisi della fede si risolve per ogni confessione in una crisi economica.

Non è così in Italia. Le firme a favore dell’8 per mille alla Chiesa Cattolica sono diminuite (si è passati – come aveva rivelato l’agenzia Adista - dal 89,82% del 2008 all’86% del 2009), ma questo non porta a una crisi. Merito del meccanismo dell’8 per mille. Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può sceglierne la destinazione tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Se non si firma a favore di nessuno, l’imposta viene comunque prelevata e viene distribuita ad ogni confessione sulla base della percentuale di adesioni: l’89,81 per cento del gettito finisce dunque alla Chiesa, e quasi la metà di questi soldi è destinato alle esigenze di culto, mentre solo il 20 per cento alle opere di carità. L’unico modo di non destinare i fondi alla Chiesa cattolica è l’obiezione fiscale. Ma questa pratica è considerata tuttora illegale in Italia, anche se esistono disegni di legge tendenti a legalizzarla.

Da Il fatto quotidiano di ieri. 

3
28 Apr 2010
alle 01:21

don Adriano

don Paolo, concordo con te, provo molto disagio in queste settimane a essere prete in mezzo ai giovani, eppue non ho fatto nulla... ma sembra che la gente ti guardi come un possibile ... peggio di quando le prime volte si girava da preti appena ordinati, quando sembrava che tutti ti guardassero..!

2
27 Apr 2010
alle 19:53

civis romanus sum

Un passo avanti valido e accertabile per riportare la chiesa alla civiltà sarebbe concedere ancora maggior spazio alla stampa e alle notizie che ci informano sui reati dei preti pedofili in Italia.

Come avviene all'estero da dove è partito lo scandalo ma come non avviene invece qui da noi .

Esempi:

Don piero gelmini è noto per essere a capo di un grande centro di recupero per tossicodipendenti maschi, per utilizzare invece di psicoterapia e/o farmaci il rivoluzionario metodo detto cristoterapia, per avere come responsabile della comunicazione Alessandro Meluzzi, già deputato di Forza Italia e opinionista di punta dei talk show più trash della tv nostrana, per avere tra i più cari amici ed estimatori sottosegretari come Giovanardi, deputati come Gasparri, e per godere di donazioni cash da parte del premier.

Solo i più attenti però sanno che Piero Gelmini non può più fregiarsi del titolo di don in quanto tornato allo stato laicale per meglio affrontare le pesanti accuse di molestie mossegli da parecchi ragazzi che hanno frequentato i suoi centri.

Molti romani hanno conosciuto don Ruggero Conti durante la campagna elettorale che ha portato Alemanno al Campidoglio. Il prete era in pole position per ricoprire il ruolo di assessore ai servizi sociali ma non se ne fece più nulla solo perché si erano accumulate denunce di molestie e pedofilia ai danni dei ragazzini che frequentavano l’oratorio.

Come è noto il Comune di Roma da parecchi anni si costituisce parte civile nei casi che maggiormente destano sconcerto nella popolazione, ma per un motivo misterioso, o meglio miracoloso, il sindaco non diede mandato per costituire parte civile la città.

Il processo a don Conti , così come quello a Gelmini, sono avvolti in una nube densa che li nasconde ai giornalisti.

Il diritto all’informazione, a giornalisti che non siano solo e sempre servi garantiti dalla fnsi, dall’usigrai e dall’ordine (l’ordine dei giornalisti esiste in Italia e in qualche altro paese d’operetta) per fortuna ha casa in altri paesi, guarda caso quelli da dove sono partite le commissioni d’inchiesta per i preti pedofili.

Se non ci fosse stata una stampa libera, e in Irlanda e negli Stati Uniti c’è stata, il Vaticano non sarebbe stato costretto a guardare in faccia la realtà che le gerarchie avrebbero volentieri continuato ad ignorare. 

1
27 Apr 2010
alle 19:17

civis romanus sum

Ancora un leggero passo avanti della chiesa verso la civiltà questo contributo di Padrini .

Ma non è ancora abbastanza .

Si notano ancora sfumature di vittimismo e tentativi di accollare altrove ( i media che contribuiscono come devono contribuire ad informarci per tutelarci dai criminali ) le proprie sole colpe ,,, e ciò non aiuta a "restituire cittadinanza alla chiesa nel mondo".

Ci vuole un riconoscimento pieno della propria colpa, seguito da un atto di contrizione pubblico e universale, completato da un risarcimento adeguato alle loro vittime anche dei reati prescritti con la dimostrazione provata che si stanno adoperando attivamente a consegnare alla giustizia umana tutti i pedofili che militano ancora tra le loro fila ,,, ad esempio: tutti i preti e chiedere perdono per strada per le colpe infami dei loro colleghi, sarebbe già un bel vedere e un atto apprezzabile.

Se poi rinunciassero a metterci le mani in tasca per pagarsi i risarcimenti sarebbe meglio, dunque conseguente rinuncia all'otto per mille.

Ma SOPRATUTTO il definitivo abbandono della pretesa di imporci regole morali manipolando coscienze e ricattando esponenti politici della democrazia contribuirebbe al meglio per quello scopo .

Regole morali e etiche che oggi abbiamo la dimostrazione non gli sono mai appartenute per diritto .

Altrimenti temo proprio che insistendo a non abbandonare questa arroganza di pensiero, questo ritenersi vittime incolpevoli additate dai media che fanno solo il loro dovere, questo ritenersi in diritto di dettare agli altri le loro regole morali e etiche ,,,  i " momenti difficili" aumenteranno sia di numero che di intensità. 

Vale.

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