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Afghanistan: basta con sacrifici inutili. I soldati a casa.

Lunedì 17 Maggio 2010, 12:36 in Cronaca di

Questa mattina purtroppo ci siamo svegliati con una terribile notizia.

Due sono stati uccisi e altri due sono stati gravemente feriti alle gambe, anche se non sono in pericolo di vita, in seguito ad un attentato nel Nord Est del Paese, nella zona vicino a Herat controllata dalle forze italiane dell'Isaf.

Le vittime, - riferisce il Corriere -  cadute nell'agguato sono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri, in provincia di Roma e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, della provincia di Bari. La soldatessa ferita è Cristina Buonacucina, caporale del 32.esimo reggimento Genio "Taurinense", originaria di Foligno. Il secondo militare ferito è Gianfranco Scirè, 28 anni, di Casteldaccia, un comune in provincia di Palermo. Luigi Pascazio era figlio di un poliziotto. Il padre del militare ha appreso la notizia in questura a Bari, dove era in servizio. Il rientro delle salme, ha riferito il ministro La Russa, avverrà mercoledì.

Naturalmente i commenti dei politici non si sono fatti attendere, e tra questi quello che più condivido è quello del ministro calderoli.

«Al di là della perdita di vite umane che fanno spaccare il cuore, bisogna verificare - aggiunge Calderoli - se i sacrifici servono. Ma c’è una comunità internazionale, prendiamo le decisioni insieme a loro».

Certo, prendiamo le decisioni insieme a loro...ma ricordiamoci che l'Afghanistan sta diventando sempre di più un pantano...e dai pantani bisogna dileguarsi il prima possibile.

Ecco perchè la decisione sulla mia posizione non può essere che questa: i soldati, a mio parere, se ne devono tornare a casa. Almeno quelli italiani.

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14 commenti
14
31 Mag 2010
alle 12:24

civis romanus sum

 

                    FASCISTA IN SCATOLA

13
22 Mag 2010
alle 15:03

Alieno

Fabrizio: hai perfettamente ragione nel contestare la qualità del governo afghano e d'altra parte comprenderai che data la cultura e la tradizione del luogo, anche volendo, non sarebbe facile trovar valanghe di candidati di qualità: lì tra fondamentalismo islamico e cultura tribale-mafiosa, in fondo, si può dire ciò che, purtroppo, vale anche per noi e qui infrango un luogo comune suppongo: la politica rappresenta i cittadini.

Purtroppo, li rappresenta fin troppo bene, non nei suoi lati migliori, ma in quelli più democraticamente distribuiti.

Ovvio che pescano tra chi "conta" qualcosa, ma è chi è riconosciuto dal popolo: dunque capi tribù, capibanda mafiosi.

Ma perché, scusa tanto, non si servirono della mafia forse, gli Stati Uniti, contro i nazifascisti da noi al Sud ma poi anche contro i comunisti? Salvatore Giuliano non era forse un bandito siciliano che operava contro l'esercito italiano tra il '45 ed il '46? Non fu accusato della strage di Portella della Ginestra diventando poi, come spesso capita, scomodo a chi lo riforniva di mezzi, armi ed informazioni utili, come spesso pare sia vera e propria tradizione marchio Usa, dove gli amici poi si scoprono essere in realtà dei pazzi incontrollabili nemici numero 1? Saddam Hussein, lo stesso Osama Bin Laden..

Ma del resto, gli Usa non esitarono a fare la stessa cosa con i banditi criminali comunisti in Italia in funzione anti nazifascista: gente senza scrupoli, feroce, bestiale.

Emergono due aspetti: uno è appropriatamente citazione di Hazrat Ali, comandante militare afghano durante l'occupazione Soviet in Afghanistan, importante leader della comunità Pashai, che dice:

"Ci sono tre tipi di amici: il tuo amico, l'amico del tuo amico e il nemico del tuo nemico".

L'altro aspetto non ho trovato citazione adeguata, sicché lo sintentizzo:

gli Stati Uniti non sanno scegliersi gli amici molto bene, anzi, stai certo che 9 su 10 l'amico scelto sarà il nemico non scelto di domani e ciò come minimo dalla seconda guerra mondiale (URSS, Cina) per continuare la tradizione poi (mafiosi di ogni tipo, ma poi dicevo più recentemente Saddam Hussein, Osama Bin Laden).

Osama Bin Laden ha praticamente un bagaglio di informazioni ottimo riguardo alle misure e le strategie anti-terrorismo, quello che oggi chiameremmo know-how nel nostro delirio-dipendenza anglofonizzante tutto e tutti, everything ed everybody anzi, che è tu guarda, fornito e griffato Usa, Cia.

Non credere che insomma, sol per il nick, io viva su un altro pianeta che questo. Ho visto cose, invece, che voi umani, vedete ogni santo giorno e potete benissimo immaginare. :-D

Ma in Afghanistan c'è poco da scegliere: ci sono praticamente SOLO i Signori della guerra, i capi-tribù, la criminalità organizzata, la mafia sistematica culturale.

Almen fino a poco fa, era impensabile trovare altro perché quella è la realtà dell'Afghanistan e non da quando in Afghanistan ci sono andati gli Usa o anche i Soviet.

Ma se è per questo, ci sarebbe anche molto da dire sulla decisione di difendere gli islamici nei balcani in modo così ottuso perché non credere che siano migliori dei bosniaci bombardati, il discorso si farebbe lungo. Oppure non abbastanza lungo perché più o meno funziona sempre, umanamente, che passa la vulgata, il racconto della storia dei vincitori e non dei vinti per un bel pezzo.

I nostri soldati, però, sono lì anche a costruire ponti, fare da balia e dove non verniciano, permettono che ciò sia possibile farlo. Cose che non riescono affatto meglio alle Ong che dici: Emergency non aiuta poi in definitiva, se guardiamo in profondità e nel medio lungo periodo. Non salva il Paese dal disastro, dall'essere senza speranza, un luogo invivibile, perché non si pone nemmeno il problema, non sceglie in questo senso. Curare un taleban o un terrorista è umanamente giusto, ma poi va anche impedito al tipo, sempre umanamente, di tornare operativo ad uccidere soldati e civili nel suo delirio.

Curare ed assistere, riconoscere dignità umana, va fatto per tutti, anche un pedofilo. Solo che il buon senso lì, più o meno emerge: gli va impedito poi di reiterare. E deve pagare il suo debito umano anche, volendo, restando almeno in carcere per un bel po'. Mentre questo discorso non emerge in Emergency, ma sarebbe come curare pedofili e poi lasciarli liberi di continuare la loro attività, spiegando al mondo che la cosa non ci riguarda, non ci interessa, anzi, non si condivide la necessità di simili scelte e dunque cure ed assistenza a tutti senza alcuna altra attività o magari, i pedofili non ci vanno a curarsi.

Lo trovo aberrante, ma è spiegabile: nel caso dell'Afghanistan, il problema sociale è un pretesto per portare avanti una causa ideologica, nel caso dei pedofili invece, l'ideologia non trova il modo di strumentalizzare e resta il problema etico e tutti, più o meno, sapendo che è giusto riconoscere dignità umana e cure al pedofilo, però poi va messo in sicurezza lui e l'umanità dalla sua possibile reiterazione.

Sanno che farsene Al Qaeda ed anche i Taleban in Afghanistan, delle Ong, a meno che non gli tornino utili per le loro finalità. Sarebbe impossibile, a qualsiasi Ong, dove si affermassero definitivamente o controllano del tutto l'area, operare in modo umanitario e questi farlocchi, perchè spesso sono così, farlocchi, ipocriti, lo sanno benissimo. Non ci vanno mica dove c'è solo il controllo di Al Qaeda o dei Taleban a curare tutti: lì potrebbero solo curare loro e accettarne le regole.

E così, da quelle parti ci vanno droni e soldati infatti, magari strappando il controllo dell'area almeno un po' e solo dopo, magari, ci si può impiantare una Ong a sputare su chi ha operato perchè potesse accadere.

Sarebbe un dibattito lungo quello sul popolo che dici, sarebbe felice di vedere glio stranieri armati andarsene. E' valso anche da noi. Bandierine e feste quando ci liberavano e passavano, ben contenti delle migliaia e migliaia di caduti, ben contenti delle risorse anche per "rinascere" nel dopo-guerra, come il piano Marshall, ma poi devono andarsene, non "occupare".

Ma non risulta che in Afghanistan ci sia il progetto di invasione-occupazione da parte dell'Italia o degli Usa, non propriamente, non almeno com'é nello stile dei comunisti (vedi storia d'Europa del secolo scorso o il Tibet) e degli islamici.

Ma sarei bugiardo se ti dicessi che odi il popolo afghano, non lo penso. Penso ad una tua lettura sbagliata dal mio punto di vista, che parte da considerazioni condivise e poi sviluppa un percorso diverso.

Non vedo quale consolazione possa essere anziché avere danni collaterali e leggi marziali e posti di blocco, avere fanatici che fanno saltare moschee, scuole, posti di lavoro e mercati, però, magari, gente del posto (e mai del tutto vero, molti sono reclutati altrove).

Ovvio che quelle misure di guerra, debbano essere solo "emergenziali" e relativi allo stato contingente di necessità, ma con un progetto, quello di dare la possibilità di avere un futuro diverso. Abbiamo visto anche noi soldati americani ovunque, ma poi.. così il Giappone, la Germania.

Ma insomma, a chi è capitato tra le grinfie cinesi o sovietiche, per sua disgrazia maggiore, tocca raccontare una storia peggiore, non è così? Vale anche per il fondamentalismo islamico-terrorista. L'occupazione del terrore resta anche dopo, si regge sul terrore il sistema, la libertà è vista una minaccia, un indebolimento del tessuto sociale perché tende a ribellarsi a quella schiavitù, non regge spontaneamente, nemmeno dopo aver vinto il controllo del territorio.

Vedi, che so, per restare attuali, l'Iran.

Non pensarmi uno sciocco che vede bianco o nero, il bene da una parte, il male dall'altra e certamente non credermi un tifoso sfegatato, acritico, degli Usa per esempio.

Credo che sia utile, però, riflettere sulle parole di Monsignor Vincenzo Pelvi durante l'omelia ai funerali solenni dei due militari italiani uccisi.

"ignorare il pericolo terrorista non allontana la minaccia, ma la porta dritta al cuore delle nostre città".

(..) “le condizioni di insicurezza delle altre nazioni se non contenute e sradicate, possono ostacolare il progresso della famiglia umana. La rinuncia a pensare il mondo al di là del proprio interesse immediato, la sfiducia nell'azione umanitaria, la diffidenza verso ogni universalismo, tutto questo è la tomba dell'umanità".

Ti ricordo che non troppo tempo fa, era caduto un nostro milite. Saltando in aria mentre stava bloccando un terrorista che stava per farsi saltare in aria in mezzo ad una folla di civili, uomini, donne, bambini, c'erano tutti perché quella era una festa: si inaugurava la costruzione di un ponte.

Quell'italiano, quel soldato, già aveva in quanto tale ed in quanto lì in Afghanistan permesso la costruzione di quel ponte, che è un simbolo perfetto per rappresentare la speranza (di poter andare oltre, di gettare un passaggio, un varco nel baratro disperante per raggiungere un futuro migliore) e non c'è altro modo che le armi, per permettere in simili casi, di poter costruire un futuro civile: dall'altra parte non si vuole un dialogo, non è permesso.

Quel soldato vide l'uomo sospetto e capì, guardò in una frazione di secondo ciò che sarebbe successo, lì, tra uomini, donne, bambini, una strage.. sempre in una frazione di secondo tentò di bloccarlo e lo stoppò, facendo anche da scudo con il suo corpo stesso ed il tutto, in pochi attimi perché un militare è allenato a dover prendere decisioni rapidissime anche poderose, fu quasi un gesto automatico, ma non inganniamoci, dietro un sostegno di valori, di ideali, di cose in cui credere. Saltò in aria, sacrificandosi contro la cecità della fede e della ragione, di chi voleva una strage: si festeggiava l'inaugurazione di un ponte, tanti civili, ma non era certo "effetto collaterale", ma la strategia dell'odio cieco, era proprio a quello che mirava, il terrore funziona così, si concretizza così.

Dunque non solo i nostri soldati sono lì per costruire ponti o per permettere che si faccia, ma anche perché poi non siano distrutti dall'odio cieco. Un odio che non distingue esseri umani e cose, in fondo sono la stessa cosa perchè non vedono e la loro coscienza è deviata, la loro ragione perversa: si distruggono tanto persone (e non per sbaglio, ma volutamente perché dicevo, così funziona il terrore), che ponti, che scuole, che strade, che un Buddha vecchio di secoli e secoli in pietra, magnifico e simbolo di adorazione pacifica, non certo violenta, prendendolo a colpi di mortaio ecc.

Noi stiamo parlando di un vero e proprio scontro di culture.

Quella Afghana, ahimé, non è delle migliori umanamente e civilmente parlando, come storia e tradizione, in generale. Mafie, tribù, corruzione ovunque, signori della guerra. Ma tra loro i peggiori sono quelli che oggi combattono il governo farlocco di Kharzai. Ma chissà, forse domani potrà esserci un lavoro migliore, lavorando anche su altri fronti, il primo dei quali, certo, è quello etico-culturale, una guerra fine a se stessa è inutile ed  aberrante senz'altro, senza un simile progetto.

E' come la criminalità organizzata nel nostro Sud: non facciamo finta di no, funziona e regge anche perché tanta parte del popolo la sostiene, la protegge, la condivide perfino come proposta di anti-stato.

Ma non è un buon motivo per non combattere la mafia (camorra, ndrangheta, sacra corona unita e quel che vuoi) ed è vero che ci muoiono poliziotti e carabinieri e magistrati e civili anche, dicendo che basta, via da lì, basta poliziotti e carabinieri e magistrati morti, via da lì, si vede che il popolo preferisce così, non è il caso di "occuparli" invadendoli culturalmente.

Noi sappiamo che c'è invece un popolo al Sud che ha una speranza con sé e quella va difesa. Non perchè è maggioritaria, ci importa poco in questa scelta, se è il desiderio di molti o di pochi che la mafia sia combattuta e che il territorio sia liberato dal loro controllo.

Quello che deve determinare la nostra scelta, non è la "quantità", ma la "qualità", di valori, di cultura. Fosse anche solo un manipolo di cittadini che al sud vorrebbero un futuro diverso, vale la pena di battersi per loro e sarebbe la cultura eventualmente di maggioranza pro-mafiosa, che deve farsi da parte, estinguersi, senza alcuna legittimità o pretesa.

Anche in Afghanistan, è uno scontro di culture. I militari lì servono per permettere alla cultura poi, di costruire e gettare ponti, perché chi uccide i nostri soldati, non è amico della cultura, se non la loro cieca e folle, non è certo a favore di valori come libertà, né speranza.

Ecco che allora, sarà bene tanto riflettere sulle parole dove Mons. Pelvi spiega che il pericolo terrorista non si può, putroppo, rendere meno reale solo ignorandolo, come si fa da bambini girando le spalle e chiudendo gli occhi, pensando che così, saremo salvi ed illesi, ma anche e soprattutto, bisogna riflettere su quell'idea di "progresso della famiglia umana" pensando non solo in modo sciocco all'immediato o al proprio continenge interesse, sfiduciando l'azione umanitaria che putroppo, oggi passa anche dalla necessità delle armi e dalle scelte dei nostri soldati.

E li ringrazio perché io non farei mai una scelta simile potendo scegliere e ben contento che altri prendano il mio posto, ma è mio dovere sostenerli perché mi pare il minimo che gli debba per rappresentarci in quella parte tremenda di promozione di pace e di speranza.

A me piacerebbe assai si potesse fare a meno di clave e pietre o anche armi più evolute che sia, ma purtroppo, stando ai fatti, siamo ancora all'età della caverna, appena fuori e l'umanità non sa rinunciare alla cultura delle caverne, né riconosce il progresso autentico della grande famiglia umana, perché non accetta purtroppo spesso, una ragione degna ed una fede autentica per concretizzare un simile progresso di pace tra gli uomini. Dunque soldati e cappellani militari, a cui va il mio rispetto: non sono lì per fare le bestie, i criminali, non sono nazisti, non sono comunisti, non sono fanatici dell'Islam fondamentalista e terrorista e mi sento inquieto se qualcuno, a forza di relativizzare strumentalizzando per i propri comodi interessi ideologici, invece non distingue, confonde, pensando ai nostri caduti come fossero uguali a coloro che combattono. Uomini tutti, certamente. Anche donne naturalmente. Ma con proposte, valori, contenuti, con cultura diversa.

E' quella che si combatte: una guerra di culture incompatibili, quella terrorista ha dichiarato guerra al mondo, ha voluto ad ogni costo iniziare l'armageddon e non vedo, purtroppo, delle grandi alternative al momento.

Le armi da sole non bastano, ma senza mi pare che si possa ben poco.

Quello di quei due soldati, non è autenticamente un sacrificio inutile, certo, era meglio non ci fosse stato e sono convinto che anche loro stessi, la pensassero naturalmente così molto più di me ma ne hanno accettato l'eventualità spiacevole, l'effetto collaterale del sacrificio per valori.. di valore.

Non sarò io a negarglielo, anzi, glielo riconosco: non somigliano in molto altro, se non essere esseri umani, a chi li ha fatti saltare per aria, con altre proposte da fare al mondo.

Poi non discuto: ci saranno dietro anche altri interessi dei governi ecc. Può essere, anzi, mi stupirebbe il contrario. Ma che c'entra? A conti fatti, a me sembra sempre il male minore.

E poi sono disincantato, non sono nella pretesa che si possa aver paradiso in terra, né una vera giustizia umana. In fede dunque so che quelle aspirazioni nella loro pienezza, non sono possibili perché di questo mondo, vanno proiettate al dopo.

Ed in ragione, mi attengo al realismo coerente di dover sempre scegliere i mali minori o i beni maggiori, mai nulla di più o di meno perchè nulla di più o di meno ci si può aspettare dagli uomini.

Faccio esempio: che diamine dovrei farmene di uno che è integerrimo nella moralità, magari sposo fedele, niente storie di aborti, né è omosessuale, non gioca d'azzardo, non bara se gioca, non beve, non fuma, non va a puttane e però poi è un incapace nel governare gli uomini, per quanto sia fedelmente sposato, promuove divorzi ed aborti, per quanto etero, promuove l'omosessualità come pratica sociale da istituire nella progettualità-relazionale?

Cosa debbo farmene di una Carfagna che equiparando la prostituzione allo sfruttamento della prostituzione, volendoli entrambi riconoscibili reati, si dice magari credente e si propone integerrima? Che debbo farmene se poi finirà perfino per stare dalla parte della promozione dell'omosessualità come progetto-istituito e tutelato dalla legge?

Preferisco un gran puttaniere, l'incallito schiavo del vizio del gioco, l'infedele marito divorziato, magari avendo pure da donna un aborto alle spalle, lo preferisco mille volte anche se è omosessuale e però, non promuove socialmente il suo stile di vita, ma anzi, nell'ambiguità di testimonianza diversa, promuove tutt'altro tra gli uomini. In fondo, l'inganno è minore ed è il male minore, perché danneggia se stesso, ma non confonde gli altri, affinché si danneggino.

Così come non so che farmene di un amministratore che non ruba, onestissimo, però un'incapace, un'incompetente, un cialtrone che porta passivo e fallimento: bella consolazione! Ma ruba piuttosto, ruba e fai qualcosa di buono.

Del resto, li paghiamo già perché lo facciano. Rubano comunque gli incapaci, ladri gli incompetenti, truffatori a danno di tutti gli inetti con l'unica differenza che magari, un altro ruba ugualmente, però qualcosa di buono lo produce e mi pare che sia chiaro dove stia il male minore, allora.

Come vedi, concilio la mia fede, con un pragmatismo della ragione, dovendo scegliere per me, ma anche pensando al bene degli uomini (ed in fondo, il bene degli uomini, è comunque anche il mio). Diffido dei moralisti moralizzatori, io credo che si debba tenerne conto, ma non sia il dato determinante del bilancio l'integrità morale, ma lo sia invece di più la capacità di proposta morale.

La coerenza di un terrorista di Al Qaeda, la sua integrità nell'applicazione stretta (fondamentalista) coranica, non mi rende più simpatico il tipo, anzi, perfin mi spaventa assai e di gran lunga posso preferire un corrotto governo occidentale corrotto e corruttore dovendo relazionare all'incorruttibile Osama Bin Laden o chi vuoi.

Naturalmente, è il mio punto di vista che trasporto ovunque, anche riguardo all'Afghanistan. Si può corrompere Kharzai in funzione anti-terrorismo islamico?

Tanto meglio se è così, purché si possa progettare qualcosa di buono, portare speranza che magari, fosse al suo posto un incorruttibile testimone del fondamentalismo islamico alqaediano, sarebbe azzerata.

Non ho alcun pregiudizio verso incoerenze e contraddizioni, senza prendere in esame anche in relazione a cosa. Un nazista coerente, non mi rallegra e lo preferirei meno solido di coerenze. Non vedo nulla di così distante nel vedere un soldato che cade combattendo il nazismo o Al Qaeda, anzi, vedo molte e troppe similarità ed applico una ragionevole presa di posizione a riguardo, avendo perfino l'immagine che la cultura Al Qaediana sia per certi versi, perfin peggiore ove si immaginasse la sua possibile affermazione radicale.

Ciao,

A.

 

12
22 Mag 2010
alle 02:11

Fabrizio

Alieno, scusa ma sei troppo lungo, mi fermo ai primi paragrafi e a qualcosa pescato qua e là. Io sono stato contro questa guerra dall'inizio, non da oggi. L'attuale governo afghano è secondo me un fantoccio creato dagli USA, a loro uso e consumo, pescando nei ranghi di criminalità organizzata e signori della guerra. "Chiede aiuto" nella "difesa dal terrorismo" perché è quanto gli ha ordinato il padrone americano, ma la sua legittimità è tutta da dimostrare. I nostri soldati non sono lì (sempre secondo me) a costruire ponti, fare da balia ai poveri bambini con il sorrisone e verniciare scuole. Quel genere di cose riesce meglio ad organizzazioni umanitarie non governative, che vanno lì con medicinali e mattoni anziché armi. Sono semplicemente lì ad assicurarsi che non prenda il potere un qualche movimento che voglia gestire le risorse del paese in modo sgradito a USA e NATO. Non odio i nostri soldati: spero che in massima parte credano davvero nei valori che l'Esercito dichiara di difendere. Chi ce li ha mandati, invece, è gente senza scrupoli, pronta a sacrificare la vita altrui per rimpinguare il conto in banca.

Mi fa sorridere che tu ti preoccupi tanto del popolo afghano, che io vorrei "abbandonare". Io sono convinto che in massima parte, quel popolo sarebbe felice di vedere gli stranieri armati andarsene a casa loro. Sicuramente IO non vedrei di buon occhio stranieri che spadroneggiano nel mio paese, tra "danni collaterali", legge marziale e posti di blocco dove ogni tanto ci scappa il morto (civile).

11
21 Mag 2010
alle 21:00

Alieno

@Fabrizio:

non quadra la prova del nove.

Italia, 10 Luglio 1943: Operazione Husky, gli alleati (Regno Unito, Stati Uniti, Canada) invadono la Sicilia dove ci sono le forze dell'Asse (Italia-Germania).

In Italia già operano delle forze che fanno resistenza.

"L'Italia è il ventre molle dell'Asse" disse in una storica frase W. Churchill, a seguito della decisione degli "alleati" (visti da oggi, chiamiamoli così, "alleati", perché la definizione era direi almeno ambigua per poter esser usata ieri) di attaccare l?italia direttamente sul suo suolo, piano la cui cura fu affidata a D. Eisenhower.

Le forze Usa, canadesi e inglesi, attaccavano il governo italiano. Azione anti-governativa dunque.

Ma non mi risulta che oggi si faccia un'analisi critica coerente con quanto leggo da te Fabrizio o da Civis: a casa i soldati americani-inglesi-canadesi, l'Italia non era certo casa loro. E non ho mai potuto studiare a scuola, né sentire poi in altre circostanze commemorative nazionali che chi combatteva il governo invadendo l'Italia, non doveva permettersi e ben gli stavano rappresaglie governative.

Proviamo a fare la prova del nove e vedere se c'é coerenza logica o meglio, intellettuale tornando al 1943:

Winston Churchill avrebbe dovuto, dunque, pronunciare una frase così:

"Se veramente la maggior parte della popolazione è dalla parte delle forze occupanti alleati e contraria ai nazifascisti, non c'é bisogno del nostro aiuto: si arrangino da soli.

Ma vale anche per i nazisti in Europa ed in Germania, ma anche in Giappone e ovunque, perché appunto di conflitto mondiale si tratta, così vedremo luoghi invasi da forze occupanti alleate, che diventano a questo punto, di più estesa partecipazione: inglesi, canadesi, australiani, francesi, americani, russi...

Ma com'é che noi oggi non diciamo: "dagli all'invasor, a casa, a casa, non c'è bisogno di soldati stranieri" pensando al secondo conflitto mondiale? Com'é che anzi, mi pare di aver sempre visto ampia condivisione, anche nazional-popolare poi, di stigmatizzare chi mai osasse metterla così?

Non c'è bisogno di stranieri. E se la popolazione è dalla parte dei partigiani, beh, se la caveranno. Altrimenti, significa che si debbono arrangiare, macchisenefrega.

A chi osa metterla nello stesso modo, tocca del criminale neo-nazi, del vetero-fascista, del revisionista-negazionista e tutto l'ambaradan della retorica anti-fascista e dell'orgoglio nazionale post-fascista che si voglia.

Ma in Afghanistan, invece, parrebbe che si possa dire: non è casa nostra. Non siamo lì per difenderci. Se il popolo non è d'accordo, fatti loro, noi stiamo a casa. Si mantengano l'ordine da soli.

Dove sta la differenza principale? Il Governo Afghano, ufficialmente, chiede l'aiuto alle forze alleate per essere in grado progressivamene, di difendersi da sé dal terrorismo islamico.

Che tra l'altro, ormai, non è più solo quello dei taleban, con attività ed area ristretta di operatività all'Afghanistan, ma è anche Al Qaeda che ha dichiarato guerra al mondo tutto, occidentale, ma in definitiva anche tutto il resto, tutti coloro che non sono altrettanto fanatici o non sono coadiuvanti il loro progetto di guerra globale, sono attaccati.

Non esiste un continente che uno, risparmiato dalla guerra dichiarata dal fondamentalismo islamico.

Ma in fondo, è quello che si pensò di Hitler, del nazismo, insieme ai fascisti e l'impero giapponese allegato: una minaccia globale, che richiede una strategia commisurata altrettanto larga di partecipazione.

Ed in effetti, non c'é intelligence nel mondo, che non debba fare i conti con il terrorismo islamico. Anche l'Islam stesso ed infatti, sono più i morti islamici fatti dai terroristi islamici che da chiunque altro, dovremmo rifletterci su.

Certo: il regime del Vietnam del Sud era corrotto. E lo è di brutto anche quello Afghano. Ma molto peggio era quello del Vietnam del Nord comunista, come regime. E lo sono anche i taleban (ed Alqaeda) peggiori del governo corrotto. E corrompono moltissimo i taleban ed Al Qaeda, anzi, pare che i loro combattenti siano meglio pagati di quelli governativi afgjamo, secondo alcune indagini sorprendenti.

Il che legittimerebbe serie domande da porre al governo afghano, per esempio chiedendo conto di come diamine li spende i quattrini, tantissimi, valanghe che gli piovono addosso da chi combatte i terroristi per renderli autonomi nel farlo poi.

Ne scopriremmo delle belle, ne son certo: le mafie tribali afghane hanno lunga storia e radici, pratica consolidata e difficile da estirpare.

Ma resta il fatto che i taleban son peggio e che quel popolo, non risulta al momento, tifi per Al Qaeda o i taleban. Ma certo, c'é chi lavora anche da noi, perché sviluppino ostilità ed odio contro le forze alleate.

Anche da noi fu così: i bombardamenti alleati contro i nazifascisti in Italia furono devastanti, spesso inutili tatticamente, evitabilissimi così come furono orrendi certi bombardamenti di rappresaglia indiscriminata radendo al suolo delle cittadine tedesche, ma qui mi pare che si parli di altro: una lettura incoerente, dove basterebbe dire "non è casa nostra" per dire che non ci stiamo difendendo da un nemico.

Per coerenza, per poter accettare questo principio, pretendo da chi lo propone anche, che dica che il governo fascista doveva restare indisturbato, il nostro Paese non invaso, gli alleati a casa, i partigiani fatti loro, si vede che la popolazione non era d'accordo, macchisenefrega, in fondo solo "terroristi" seguendo il filone.

Allora, se coloro che ragionano oggi così, "l'Afghanistan non è casa nostra" e dunque non ci stiamo difendendo, lo voglio valido come principio per la nostra storia stessa, in cui ci fu l'invasione contro il governo ed il popolo ed il governo potevano benissimo mantenere l'ordine da soli.

Avrebbe, se non altro, un senso anche in buona fede e coerenza, su cui si può dissentire e discutere a piacimento naturalmente, ma sarebbe se non altro, una posizione credibile.

"Dobbiamo aspettarci rappresaglie". Quante ne abbiamo viste nel doloroso percorso di liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

Però risulta che queste rappresaglie non siano del popolo afghano, né del governo afghano, ma che anzi, siano contro governo e popolo afghano, decimandoli in misura maggiore di quanto capiti ai soldati che sono lì insieme al popolo ed al governo.

Voglio ricordare che a pagare sono soprattutto le donne, che non hanno accesso all'istruzione, nella lettura talebana, per dirne solo alcune (per non parlar del burqa).

Voglio dire anche che i soldati italiani che vanno in Afghanistan, sono soldati professionisti e volontari, credono in quello che fanno e fanno riferimento a valori di pace, libertà, non combattono per "invadere", ma perché sia possibile un futuro, una speranza, con scuole, ponti, ospedali, lavoro, vita civile, speranza e futuro.

Erano italiani i fascisti, prima e dopo Salò. Erano coloro che combattevano contro "gli occupanti", si difendevano dagli invasori? E' un punto di vista legittimo, ma lo voglio riconosciuto da coloro che oggi portano avanti questo principio sull'Afghanistan, non può essere principio con doppio peso e misura, deve essere almeno credibile.

Ma Fabrizio, resta chiaro che non è mia intenzione banalizzare e semplificare l'analisi di quello scenario: il governo afghano è corrotto, le mafie locali e tribali fanno il bello e cattivo tempo da quelle parti, per tradizione storico-culturale solidissima, così come era regime corrotto ed anche fantoccio quello sostenuto nel Vietnam del Sud.

Ma voglio ricordarti che dove è legittima la confusione nell'ambiguità delle interpretazioni, ci sono dei sintomi, degli indizi molto significativi che possono migliorare la nostra lettura: la popolazione scappava, terrorizzata, dai comunisti del Vietnam del nord. Il popolo non era omogeneo.

Ma di grandi fughe verso il comunismo non abbiamo grandi storie da raccontare. Chi può scappava ieri, ancora di più poi od oggi. Voglio dirti che sai come spesso la penso ed alcuni potrei sembrare erroneamente qualunquista: il più pulito ha la rogna - potrebbe essere spesso la sintesi.

E però resta valido, molto spesso, scegliere il male minore. Quando si può scegliere naturalmente, anche solo di fuggire.

Naturalmente vale la pena anche di chiederci cosa ci facciamo in Libano ed ovunque noi siamo o siamo stati, mi aspetto l'onestà dello stesso principio-proposta valido sempre, anche andando a ritroso nella nostra storia di Repubblica Democratica che, in ordine di consequenzialità logica, è illegittima, un punto di vista coerente, ne possiam discutere, ma che si veda sempre quell'onestà.

Fino a prova contraria, chi è lì combatte un nemico che non è solo operativo in Afghanistan, ma avendo una solida base da quelle parti, è meglio impegnarlo a casa sua, sperando che lo disimpegni su altri fronti, come il nostro. O quello degli Usa, a Londra o ovunque, anche sul nostro suolo, dove in questi giorni abbiamo potuto leggere di definitiva condanna di chi faceva reclutamento terrorista e non ci rendiamo conto che ogni santo giorno, la "sfanghiamo" nella vigilanza continua dei servizi di intelligence.

Ho visto trasformare i nostri aeroporti. Ho rischiato l'arresto perchè, sprovveduto, stavo facendo delle fotografie alla mia ragazza dentro l'aereoporto. Ed era tanti anni fa. Aeroporto in casa nostra. E non mi riesce facile pensare che il nemico non sia nostro allora. Per non parlare dei dispositivi anti-terrorismo imposti da anni, per chi lavora con la ricettività turistica: come se avessi pochi obblighi già da assolvere, rischio denuncia penale se "sgarro" e la buona fede, mai è prevista per il cittadino in questi casi (mentre lo Stato la riserva per i suoi uffici spesso e volentieri).

Il nemico, io credo, sia possibile vederlo anche se invisibile, perché ci sono manifestazioni del terrorismo in casa nostra ed è un vero problema allora, se quell'invisibilità che è la forza stessa del terrorismo e che gli permette di devastare la vita civile, diventa occasione per arrivare a dire che non c'è nulla.

E' invisibile anche la radiazione nucleare. Però saggiamente si segnala la presenza di radiazioni, perché l'invisibilità non comporta che non ci sia nulla. Forse, dovremmo avere ovunque, ogni giorno, l'adesivo o la targa, in ogni luogo pubblico, l'avvertimento: siamo in guerra, c'è il terrorismo, ogni giorno l'intelligence lavora contro il terrorismo ed è per questo che il mondo è cambiato, si aggiungono obblighi professionali, ulteriori obblighi tra infiniti da assolvere e non puoi fare nemmeno la fotografia alla tua ragazza perché in pochi secondi sei sollevato di peso, circondato e portato per accertamenti da una parte, trattato come un criminale.

E sono contento, perché è il male minore, che mi ricorda che c'è un male maggiore.

L'Italia è casa nostra e io sono un italiano che vede che l'invisibile, non è una garanzia, ma una minaccia restando al tema. Ringrazio le forze dell'ordine, l'intelligence ma anche i nostri soldati che sono lì per me, oltre che per il popolo afghano perché possa avere una speranza, un futuro che oggi non ha. Non siamo lì come invasori, ma come promotori di pace con chi ha dichiarato guerra al proprio popolo, a chi ne difende la speranza, ma in fondo, a tutto il mondo perché non c'é un continente uno, che può dirsi in salvo dal terrorismo islamico. Nemmeno i continenti dove c'è l'Islam, che anzi, contano un numero di morti impressionanti. Tra civili. Volutamente, non effetti collaterali, è la strategia del terrore, ci mirano ai civili, perché vinca il terrore e non la speranza, che anzi, venga fiaccata fino a spingere a principi di rassegnazione disperante.

Suggerendo che arrendersi al male maggiore, è una possibilità.

Sono sicuro che ci furono grandi torti degli alleati nella seconda guerra mondiale. Ma il male maggiore resta il nazismo, non scherziamo.

Fu peggiore ancora il comunismo, ma questa è un'altra storia, mai fatto il tifo per il comunismo , né per il nazismo, continuerò ad essere coerente nei miei principi, sbaglierò, opinabile come la penso, ma insomma, forse un tantino più credibile di altri che oggi fanno i "pacifisti" chiedendo moratoria internazionale, ma raggiungendo l'orgasmo per cadaveri appesi e preti eliminati ferocemente magari.

Tiziano Terzani pensò che il comunismo cambogiano era il male minore, mentre l'imperialismo occidentale e capitalista quello più grande. Negò la verità che si manifestava ai suoi occhi, ignorò la verità fino alla nausa e quando ormai non era più possibile negare di essere stato disonesto e malato di ideologia fino alla cecità più arrogante (il suo metodo ampio praticato da chi ufficialmente doveva comunicarci la verità), ma infine si pentì del suo delirio odiologico, del suo pacifintismo e si confessò raccontandoci una storia di cui ringraziarlo, perchè scomoda in fondo, anche per sé, perchè possa servirci di lezione, come memoria per non fare i suoi stessi gravissimi errori.

Meglio tardi che mai. Non è mai troppo tardi per dire: ho mentito, ho creduto il falso, ho ingannato gli uomini, non avevo capito nulla. Non è tardi perché è grave ingannarsi anche caparbiamente negando i segni manifesti, non lavorando sulle cause sbagliate, ma infinitamente più grave è ingannare gli altri uomini e meglio tardi che mai, per correggere quel grave e tristo operare umano.

Se però, Fabrizio, tu hai notizia che i taleban o Al Qaeda sono i più giusti, il male minore, dammene notizia, perché a me risultano altre notizie al momento. Ombre ed ambiguità, schifezze e rogna da ogni parte, ma al momento, non vedo la possibilità di confondersi fino a tal punto.

Semmai vedo l'ipocrisia comunque dell'uomo, di qua e di là (in Iran o in Sudan non ci sono forze internazionali a combattere per dare futuro e speranza con corrispondente impegno, l'Onu mi fa cagare e non ne faccio mistero da tempo qui ecc.), ma non la butterei semplificando come fai tu dicendo che L'Afghanistan non è casa nostra e dunque, non c'è alcun nemico.

Con simpatia,

A.

A.

 

 

10
21 Mag 2010
alle 17:57

Fabrizio

Soldati a casa. Oggi, anzi ieri. L'Afghanistan non è casa nostra, non siamo lì per difenderci da un nemico. Se abbiamo partecipato all'invasione di un paese straniero, dobbiamo aspettarci rappresaglie.

Se veramente la maggior parte della popolazione è  dalla parte delle forze militari occupanti e contraria ai talebani, bene: evidentemente non c'è bisogno di soldati stranieri, possono mantenere l'ordine da soli. Altrimenti vuol dire che stiamo sostenendo un regime dittatoriale, come gli Americani nel Vietnam del sud sostenevano una semidittatura corrotta e violenta, contro il reale volere del popolo (e il risultato si è visto).

9
21 Mag 2010
alle 17:05

civis romanus sum

Mi associo all'appello :

Soldatini a casa !

Risparmeremo una montagna di denaro speso solo per ingrassar la panza di una casta di ignoranti e malati ufficiali fascisti, e vite umane sopratutto, di poverissima gente italiana e afgana .

A far la guerra che la costituzione ci vieta, ci vada quel fascista di la russa ( minuscolo che anche il correttore mi rifiuta il maiuscolo ), ci vada questo impostore di cui sopra con l'ossessione del saracino alle porte di casa sua ( sperando in un suo felice e presto sacrificio in nome del suo padrone ), ci vada quel nano padano e mafioso che ci governa ( mafioso perchè lo dice Bossi ,,, a scanso querele) insieme a tutta la sua famiglia di ladri ( intesa come famiglia di "Cosa Loro", per come è sopra ), ci vadano i vecchi petrolieri americani come bush padre insieme al suo idiota figlio alcolizzato e alla sua moglie scema, non ci mandino i giovani di ventanni a morire per i loro sporchi interessi di lucro .

Ecco cosa ci vorrebbe :

Una moratoria internazionale che vietasse ai giovani di essere spediti in guerra al posto dei vecchi cani del capitalismo che la proclamano .

Che si sfidino a duello solo questi vecchi maiali, a martellate in testa e sui coglioni, con l'unica raccomandazione che sia fino all'ultimo sangue e che il vincente si suicidi subito dopo .

Noi gli potremmo solo mettere a disposizione uno stadio apposta e magari potremmo pure scommetterci sopra, sul vincente o sul perdente ,,, sarebbe un salto per il progresso dell'umanità enorme .

 

 

8
21 Mag 2010
alle 14:46

Alieno

Ci vorrebbe una moratoria internazionale per promuovere il buon senso.

E l'onestà intellettuale.

Metterebbe forse in difficoltà (dico forse perché sono caparbiamente disonesti volontari e consapevoli) i patetici "pacifisti" che poi andando a sondare davvero, sono altro che "pacifinti" e lascerebbero il campo libero ai più autentici e sinceri promotori di pace.

Che possono avere ragione o torto nel modo di promuoverla, ma dicevo, non sono in cattiva fede come una disperante pesenza di pacifintismo tra i pacifinti.

Che però, fortunamente, sanno sempre tradire la loro cattiva fede che tutto è tranne che pacifista, ma umilia gli ideali di pace, strumentalizzandola per finalità e cultura violenta, sfacciatamente violenta e ortodossa nel solco della cultura odiologica.

Può capitare, dunque di vedere facilmente un pacifinto che raggiunge l'orgasmo odiologico, pensando alla resistenza comunista italiana che faceva fuori, a guerra finita e fascismo sconfitto, senza più nemmen necessità contingente ed urgente, molti soggetti "nemici" dell'odiologia, così, barbaramente, tribalmente, incivilmente ed affatto democraticamente, con esecuzioni sommarie e brutali, impietose.

Consapevole del volto bestiale di questa cultura, a parte gli addetti ai lavori odiologici, coloro che erano più saldi e devoti nella fede odiologica, la verità venendo puntualmente nascosta, omertosamente, quando non sostituita con vere menzogne.

E così, spariscono dalla memoria collettiva, grazie ai violenti pacifinti, i racconti della nostra memoria che raccontando di selvagge esecuzioni di uomini, donne, bambini, inermi colpevoli magari soltanto di essere cattolici, preti, seminaristi o carabinieri ed insomma, chiunque fosse visto come nemico dell'odiologia.

Esecuzioni barbare e brutali, senza tanti scrupoli, come dicevo, anche a guerra finita, fascismo sconfitto.

Ma l'anti-fascismo è come il pacifismo, solo una veste da indossare per rendere presentabile il proprio corpo votato all'odio, alla bestialità ideologizzata, legittimata crudeltà anche così banalmente inutile nell'accanimento, in devozione di una ragione malata.

Fatto è che fa un po' specie leggere un commento come il n. 7, sapendo che il soggetto è uno di coloro che ancora oggi, 2010, si eccita e raggiunge l'orgasmo odiologico, fantasticamente sognando la reiterazione di quei fatti orrendi e violenti, in cui si eliminavano senza processo, sia fascisti che non fascisti, cattolici ed avversari anche non politici, ma personali.

Tutto senza dialogo, senza processo, senza alcuna predisposizione della propria cultura a votare alla pace.

Ma ancora oggi legittimata, enfatizzata e retoricamente sostenuta necessità più che giustificabile, addirittura doverosa.

Lo stesso soggetto non trascura oggi di far trasparire quanto trasudi di gusto per la violenza, anche nella dialettica (facendo grande dimostrazione di coerenza e fedeltà odiologia, duro e puro nella fede maligna e disumana), con inutili volgarità che d'altra parte, appartengono alla cultura di base di cui si vuole testimone.

Naturalmente, potendo leggere dallo stesso soggetto, che fu un errore gravissimo umanamente, tanto quell'attività resistenziale, che l'intervento degli anglo-americani, gli "alleati" che ieri ci liberarono dal nazifascismo e senza i quali non solo poco avremmo potuto o nulla, ma senza i quali saremmo precipitati in un regime ancora più terribile e lungo che era quello che volevano i partigiani comunisti appunto ed oggi, curiosamente, siamo noi a recitare nella parte, alleati per aiutare l'Afghanistan a liberarsi dal terrorismo talebano, farei riflessione di tipo diverso.

Potrei pensare: secondo me sbaglia sul metodo. Ma potrei riconoscere la comune volontà ideale della pace e della libertà. E volendo, la comune tristezza dove non c'é ed è qui che magari possiamo differire: sul modo di ottenerla. Ma resteremmo entrambi nella buona fede e nella coerenza di un'onestà intellettuale, degna del reciproco rispetto.

Mente al commento n.7, noi vediamo la doppia morale. La guerra è giusta e buona, la violenza legittima, ma solo quando è utile all'odiologia: capitalisti, occidentali, preti, soggetti politicamente distanti, tutti "maiali" che meritano "martellate in testa e sui coglioni" e senza tante storie e perdite di tempo, come può essere un processo, morte compiuta da baldi "eroi" come quelli della resistenza che ben distanti dalle seduzioni di una cultura civile e del diritto, si auto-investivano ben poco democraticamente di autorità per esecuzioni sommarie e brutali prima e dopo la morte, perché la morte, in sè, non basta all'odiologo devoto, può essere vista come non sufficiente perché la morte, infine, libera l'uomo dalla brutalità del suo simile che si accanisce su di lui. Dunque, l'odiologo devoto, anche quando si masturba odiologicamente con queste immagini, deve per eccitarsi adeguatamente, pensare alle sevizie, alle inutili crudeltà che effettivamente, furono compiute dagli molti "eroi" della resistenza comunista: ad un cattolico o prete, si nega la possibilità di avere come ultimo desiderio, l'estrema unzione. Ed il suo corpo, poi, dovrà essere umiliato e disprezzato con bestialità che procura goduria immensa.

Piazzale Loreto è un simbolo di questa brutalità culturale-odiologica in quanto noto episodio, sfacciatamente ostentato nel vanto: cadaveri appesi a testa in giù e offesi in ogni modo.

A costoro la morte non basta. A loro serve essere eccitati nel proprio istinto bestiale con cosette come "martellate in testa e sui coglioni" e mentre lo dicono, già si sentono vivi, si sentono qualcosa nel mondo, riempiono il vuoto della coscienza e della ragione con qualcosa di forte che li illude di essere davvero vivi, utili, con un significato nel mondo da praticare.

Di Piazzale Loreto, per esempio, nemmen si sa chi diamine sia quello appeso in fondo a destra della celebre foto, tra i cadaveri a testa in giù che subirono ogni nefanda porcheria della bestialità umana e solo recente è la possibilità di riflettere che Claretta Petacci, che non aveva alcun ruolo politico, né organicistico, manco doveva essere in quell'orrenda foto. Eppure non fu risparmiata la bestialità su di lei prima e dopo, sul suo cadavere, tra umani ridotti a bestie bavose, sfigurate nel volto e avendo reso la coscienza qualcosa di demoniaco, disumano, ben contente e provando gusto nel "male" in sé.

Ma colui che scrive il n. 7 non solo non ha mai preso le distanze da quell'episodio squallido e bestiale dimostrazione della riduzione dell'uomo, dell'inutilità del male che corrompe cervelli con una ragione perversa, ne ha fatto invece perfin vanto e tutt'ora si crogiola fantasticando, mentre si masturba odiologicamente, che possa rivedersi una, 100, mille Piazzali Loreto, magari con cattolici e preti appesi, previo divertimento anche di prenderli a martellate in testa e sui coglioni.

Non mi pare nemmeno di scorgere l'onestà quando i partigiani resistenti colpivano i tedeschi, ben sapendo che avrebbe pagato la comunità civile, 10 a 1. E pochi di loro ebbero il dono generoso, il sacrificio della propria vita e dei propri valori umani come Salvo D'Acquisto, un Carabiniere che appunto, apparteneva alla schiatta odiatissima nel razzismo odiologico dei comunisti, quasi quanto i preti ed i cattolici.

Ma pare invece, che allora, che morissero giovani, poco importasse, avendo la priorità di combattere i nazisti. "Effetti collaterali", ma non erronei come quelli compiuti dalle cosiddette "bombe intelligenti" o sistemi di intelligence che prendono un granchio, consapevolmente invece, producendo gli "effetti collaterali" sulla comunità civile, sapendo di condannarli alle ritorsioni dei tedeschi e dei fascisti.

Ma d'altra parte non è un mistero, né difficile immaginare: per quelle bestie, tanto meglio se morivano civili, innocenti, poveracci, perchè così aumenta l'ostilità, l'odio e l'odio è perfetto per rendere schiavi e sudditi, avere il controllo delle persone. Dunque più "vittime", più odio, più possibilità di controllare e devastare coscienze poi.

Ciò è quello che in fondo, pratica attivamente anche Al Qaeda: pochi si rendono conto che il terrorismo islamico, miete più vittime tra gli islamici che tra gli "occidentali", italiani compresi.

E naturalmente, i pacifinti, se ne sbattono allegramente, perché la loro idea di pace è appunto finta e solo pretesto strumentale: la loro è una cultura violenta, retograda, brutale, primitiva.

Paradossalmente, Al Qaeda uccide civili. Ottiene più vantaggi nell'azione di terrorismo: intanto, appunto, il terrore, la destabilizzazione, la perdita della speranza e nell'orrore continuo, la speranza si riduce spesso a dover pensare che forse, se ci arrendiamo alla loro cultura criminale, forse non sarà così brutto e disperante vivere, sarà un poco meno orrendo, forse si vive da cani, si rischia la morte per ogni desiderio di libertà, ma magari si vive.

E poi è utile per coinvolgere e confondere nell'odio, nell'inganno, facendo ricadere la responsabilità della tragedia e del dolore, mutandolo in rabbia ed odio, risentimento, contro gli "alleati".

Degli effetti "collaterali", affatto collaterali dei partigiani comunisti di ieri o dei taleban di oggi, di Al Qaeda, del terrorismo internazionale, che è mirato e voluto, compreso nella strategia del terrore, a loro non importa nulla, si arrangino, ben gli sta o chissenefrega.

Che vivano nel terrore, nella schiavitù, chissenefrega, gli effetti "collaterali" sono da considerare solo se sono i propri nemici odiologici a farli.

Non una parola spesa per condannare chi ha veramente progettato, ideato di uccidere quei due ragazzi, così come chi lo ha fatto concretamente, materialmente.

Sono solo un pretesto, quei morti hanno l'indifferenza degli ipocriti, ma erano ragazzi che credevano in ciò che facevano e lo facevano con dignità: promuovere la pace, la speranza, un futuro più sereno e meno disperante.

Ciò che non interessa, insomma, ai pacifinti, perché la loro è una cultura che relega la pace ad un ruolo relativo umiliato dalla doppia morale costante, dalla propria radicata e fanatica odiologia e violenza.

Non è una cultura che merita spazio e di sopravvivere, perché non è ravvisabile nemmeno una buona fede, ma la pratica costante della disonestà morale ed intellettuale.

Forse ci vorrebbe una moratoria internazionale per metterla al bando, soprattutto quando è sfacciata, mettendola nelle condizioni di dover render conto della propria ipocrisia e disonestà.

Sogni naturalmente: la stupidità umana è infinita come l'universo e la stupidità tra costoro, come nel caso del commento n.7, è stupidità ridotta nella responsabilità di essere consapevoli a scegliere la disonestà. Non vera, autentica stupidità, ma volontà maligna e perversa, responsabilità spontanea in buona parte.

In piccola, il retaggio, il danno della sovrastruttura culturale odiologica da cui derivano, con i cattivi maestri, tanti e troppi a renderli comunque, consapevoli ma schiavi, liberi di scegliere la propria riduzione umana.

Io credo sia più decoroso rispettare il lavoro di tanti nostri ragazzi che si battono per una speranza e per una promozione di pace. Sarà efficace? Non lo sarà? Ma si battono per ideali dignitosi, meritano rispetto.

Un rispetto che non gli viene riconosciuto dagli ipocriti, dai farisei del pacifintismo che speculano sempre sui cadaveri e perfin godono nel vederli esposti a testa in giù ed ingiuriati, offesi quei corpi, nella loro perversione, patologia che rasenta le devianze feticiste nel gusto del male, anche quello più inutile e bestiale che abbrutisce tanti e troppi uomini a cui la morte in sè, così com'é, non basta, dura poco ed il gioco finisce, loro voglio divertirsi coltivando la loro perversione odiologica invece.

A.

7
21 Mag 2010
alle 11:52

civis romanus sum

Mi associo all'appello : Soldatini a casa !

Risparmeremo una montagna di denaro speso solo per ingrassar la panza di una casta di ignoranti e malati ufficiali fascisti, e vite umane sopratutto, di poverissima gente italiana e afgana .

A far la guerra che la costituzione ci vieta, ci vada quel fascista di la russa ( minuscolo che anche il correttore mi rifiuta il maiuscolo ), ci vada questo impostore di cui sopra con l'ossessione del saracino alle porte di casa sua, ci vadano i vecchi petrolieri americani come bush padre insieme al suo idiota figlio alcolizzato e alla sua moglie scema, non ci mandino i giovani di ventanni a morire per i loro sporchi interessi di lucro .

Ecco cosa ci vorrebbe :

Una moratoria internazionale che vietasse ai giovani di essere spediti in guerra al posto dei vecchi cani del capitalismo che la proclamano .

Che si sfidino a duello solo questi vecchi maiali, a martellate in testa e sui coglioni, con l'unica raccomandazione che sia fino all'ultimo sangue e che il vincente si suicidi subito dopo .

Noi gli potremmo solo mettere a disposizione uno stadio apposta e magari potremmo pure scommetterci sopra, sul vincente o sul perdente ,,, sarebbe un salto per il progresso dell'umanità enorme .

6
20 Mag 2010
alle 18:21

Alieno

Il saluto ai due alpini, "sacrificio non vano"

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Non so, forse sbaglio... ma non mi ricordo il coerente post sulla missione in Libano a richiamare soldati a casa.

Forse sarebbe, così fosse, interessante capire perché è sacrificio utile quello dei soldati in Libano e inutile quello in Afghanistan, così come magari bisognerebbe dire che era inutile intervenire a Sarajevo assediata dai cecchini che sparavano sulla popolazione inerme che, così a braccio, suppongo non avrebbe suggerito un post coerente, a richiamare gli aerei a casa lasciando i cittadini di Sarajevo a sbrigarsela da sola nell'estrazione a sorte con l'appuntamento con la morte.

Mi viene in mente quella disposizione tremendamente ideologizzata e faziosa, non priva di violenza, che troviamo nelle omelie di soggetti come Don Giorgio Capitani, quel prete che non ha problemi a trattare i nostri caduti come mercenari senza scrupoli e nel contempo, spiegando a tutte le donne che non votare l'oggetto della sua ossessione-paranoia somma, Berlusconi, oppure contestarlo a parole, non basta, ma, sempre Don Giorgio spiega, che serve una ribellione, una rivoluzione violenta (c'è uno straordinario video su youtube in cui Don Giorgio trasuda e saliva odio e disprezzo e spiega che occorre la violenza, facendone apologia aperta come proposta pubblica).

Credo che un cattolico abbia la responsabilità di distinguersi da simili patologie devastanti il cuore e la mente, non coltivando l'odio(logia).

Nel 2009, 20 Settembre, l'Agi riportava quest'articolo:

Colpito dalla morte dei sei para' italiani a Kabul, Benedetto XVI ha voluto rendere omaggio a tutti "i contingenti internazionali che hanno avuto vittime e che operano per promuovere la pace e lo sviluppo delle istituzioni, cosi' necessarie alla coesistenza umana".
"La notizia del gravissimo attentato in Afghanistan ad alcuni militari italiani mi ha provocato profondo dolore", ha confidato il Papa all'Angelus di oggi unendosi "con la preghiera alla sofferenza dei familiari e delle comunita' civili e militari e, al tempo stesso, penso con eguali sentimenti di partecipazione agli altri contingenti internazionali, che anche di recente.
"A tutti - ha continuato il Pontefice affacciato dal balcone sul cortile gremito della residenza estiva di Castel Gandolfo - assicuro il mio ricordo davanti al Signore, con un particolare pensiero alle care popolazioni civili, e per tutti invito a elevare a Dio la nostra preghiera".
"Desidero - ha poi concluso - anche rinnovare il mio incoraggiamento alla promozione della solidarieta' tra le Nazioni per contrastare la logica della violenza e della morte, favorire la giustizia, la riconciliazione, la pace e sostenere lo sviluppo dei popoli partendo dall'amore e dalla comprensione reciproca, come ho scritto recentemente nella mia Enciclica "Caritas in veritate".".

Ancora l'Agi lo stesso giorno:

AGI) - Castelgandolfo, 20 set.

Benedetto XVI ha condannato con forza l'attentato di Kabul. "Sono fatti - ha detto all'Angelus - a cui mai possiamo abituarci e che suscitano profonda riprovazione, nonche’ sconcerto nelle societa’ che hanno a cuore il bene della pace e della civile convivenza".
Purtroppo, ha osservato il Pontefice, "per le numerose situazioni di conflitto che esistono nel mondo, ci giungono, quasi quotidianamente, tragiche notizie di vittime sia tra i militari che tra i civili".

L'Angelus del Papa di quel giorno è possibile visionarlo qui:

youtube.com/watch?v=SgZw30_pL2s&feature=player_embedded

Ancora, dal sito Asianews.it, riprendo un articolo opportuno:

Castel Gandolfo (AsiaNews)

Invito alla preghiera per coloro che, militari e civili, hanno perso la vita in Afghanistan, oggi, nelle parole di Benedetto XVI alla recita dell'Angelus.

Ma la recente morte di sei soldati italiani in quel Paese ha spinto il Papa a rinnovare anche il suo “incoraggiamento alla promozione della solidarietà tra le Nazioni per contrastare la logica della violenza e della morte, favorire la giustizia, la riconciliazione, la pace e sostenere lo sviluppo dei popoli partendo dall’amore e dalla comprensione reciproca”.
“Per le numerose situazioni di conflitto che esistono nel mondo - ha detto - ci giungono, quasi quotidianamente, tragiche notizie di vittime sia tra i militari che tra i civili. Sono fatti a cui mai possiamo abituarci e che suscitano profonda riprovazione, nonché sconcerto nelle società che hanno a cuore il bene della pace e della civile convivenza. In questi giorni, la notizia del gravissimo attentato in Afghanistan ad alcuni militari italiani mi ha provocato profondo dolore. Mi unisco con la preghiera alla sofferenza dei familiari e delle comunità civili e militari e, al tempo stesso, penso con eguali sentimenti di partecipazione agli altri contingenti internazionali, che anche di recente hanno avuto vittime e che operano per promuovere la pace e lo sviluppo delle istituzioni, così necessarie alla coesistenza umana; a tutti assicuro il mio ricordo davanti al Signore, con un particolare pensiero alle care popolazioni civili, e per tutti invito ad elevare a Dio la nostra preghiera”.
Alle 4mila persone presenti nel cortile interno del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, prima della recita della preghiera mariana, Benedetto XVI aveva rivolto l’esortazione a cercare la vera sapienza, rigettando cioè la menzogna e la “violenza nelle intenzioni”, così diffuse nella società di oggi. E’ un principio che ”vale per tutti, ma in primo luogo per chi è chiamato ad essere promotore e ‘tessitore’ di pace nelle comunità religiose e civili, nei rapporti sociali e politici e nelle relazioni internazionali”.
Prendendo spunto dalla Lettera di Giacomo proposto nell’odierna liturgia (3,16-4,3) il Papa si è soffermato sulla “descrizione della vera sapienza, che l’Apostolo contrappone alla falsa. Mentre quest’ultima è ‘terrestre, materiale e diabolica’, e si riconosce dal fatto che provoca gelosie, contese, disordini e ogni sorta di cattive azioni (cfr 3,16), al contrario, ‘la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera’ (3,17). Un elenco di sette qualità, secondo l’uso biblico, da cui risaltano la perfezione dell’autentica sapienza e gli effetti positivi che essa produce”.
“Perché non fermarsi – ha proseguito - a contemplare ogni tanto la bellezza di questa sapienza? Perché non attingere dalla fonte incontaminata dell’amore di Dio la sapienza del cuore, che ci disintossica dalle scorie della menzogna e dell’egoismo? Questo vale per tutti, ma, in primo luogo, per chi è chiamato ad essere promotore e ‘tessitore’ di pace nelle comunità religiose e civili, nei rapporti sociali e politici e nelle relazioni internazionali. Ai nostri giorni, forse anche per certe dinamiche proprie delle società di massa, si constata non di rado un carente rispetto della verità e della parola data, insieme ad una diffusa tendenza all’aggressività, all’odio e alla vendetta. ‘Per coloro che fanno opera di pace – scrive san Giacomo – viene seminato nella pace un frutto di giustizia” (Gc 3,18). Ma per fare opere di pace bisogna essere uomini di pace, mettendosi alla scuola della ‘sapienza che viene dall’alto’, per assimilarne le qualità e produrne gli effetti. Se ciascuno, nel proprio ambiente, riuscisse a rigettare la menzogna e la violenza nelle intenzioni, nelle parole e nelle azioni, coltivando con cura sentimenti di rispetto, di comprensione e di stima verso gli altri, forse non risolverebbe tutti i problemi della vita quotidiana, ma potrebbe affrontarli più serenamente ed efficacemente”.
Benedetto XVI, infine, ha ricordato che da sabato prossimo, 26 settembre, a lunedì 28, sarà nell Repubblica Ceca.

“Sosterò nella capitale Praga, ma mi recherò anche a Brno, in Moravia, e a Stará Boleslav, luogo del martirio di san Venceslao, patrono principale della Nazione. La Repubblica Ceca si trova geograficamente e storicamente nel cuore dell’Europa, e dopo essere passata attraverso i drammi del secolo scorso, ha bisogno, come l’intero Continente, di ritrovare le ragioni della fede e della speranza. Sulle orme del mio amato predecessore Giovanni Paolo II, che visitò quel Paese per ben tre volte, anch’io renderò omaggio agli eroici testimoni del Vangelo, antichi e recenti, e incoraggerò tutti ad andare avanti nella carità e nella verità. Ringrazio fin d’ora quanti mi accompagneranno con la preghiera in questo viaggio, perché il Signore lo benedica e lo renda fruttuoso”.

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Colgo l'occasione per aprire una breve parentesi su San Venceslao, che ci rimanda non solo al X secolo, ma anche all'orrore-terrore disumano della concretizzazione materiale dell'ideologia comunista che del resto, oppresse e schiacciò un bel po' dell'Europa (e non solo).

Riprendo dall'art. di Domenico Agasso (fonte Famiglia Cristiana):

C’è un luogo d’Europa che appartiene alla memoria di tutto il mondo, insieme a una data: piazza San Venceslao di Praga, 1968. Essa ricorda la “primavera”, col grido del popolo ceco per la libertà, e poi il lutto per l’invasione comunista del Paese, nell’estate dell’oppressione. Le gioie e i dolori di tutti si esprimevano qui, intorno alla statua di san Venceslao, eretta alla fine dell’Ottocento.
Venceslao (Václav in lingua ceca) è figlio di Vratislav duca di Boemia: perde il padre da ragazzo e gli succede nel governo, sia pure con la reggenza di sua madre Drahomira. E’ cristiano, educato dalla nonna paterna Ludmilla, che la Chiesa venera come santa, uccisa a causa della sua fede per ordine della nuora Drahomira, madre di Venceslao. Questi, rispetto ai prìncipi del tempo, è tra i più colti: ha studiato anche il latino.
Una volta assunto il potere effettivo, Venceslao si adopera per la cristianizzazione del Paese, chiamandovi missionari tedeschi, perché questo fa parte della sua linea generale di governo: avvicinare la Boemia all’Europa occidentale e alla sua cultura (anche se non mancano conflitti con regnanti germanici).
La tradizione fa di lui un modello del coraggio generoso: durante la lotta contro un duca boemo, Venceslao gli propone di risolvere la controversia con un duello tra loro due, in modo da non sacrificare tante vite di soldati; e il nemico si riconcilia con lui. La sua giovane età e il suo stile ne fanno un modello per molti suoi sudditi, ma proprio la vasta popolarità mette contro di lui – per motivi religiosi e di potere – una parte della nobiltà, che obbedisce (o che si è imposta) al suo fratello minore Boleslao.
Di qui, una congiura per ucciderlo, dando tutto il ducato boemo al fratello. Questi, non osando aggredire Venceslao in Praga, lo invita nel suo castello di Stará Boleslav. Si pensa di ucciderlo durante il pranzo, ma certe parole di Venceslao fanno temere che abbia scoperto il complotto. Allora lo si aspetta quando va in chiesa (da solo, come sempre) per recitarvi la preghiera delle Ore. E qui viene assassinato. Dice una leggenda che Boleslao tentò per primo di colpirlo, ma Venceslao reagì buttandolo a terra e facendogli cadere la spada; poi generosamente la raccolse e la volle restituire al fratello in segno di perdono.
Questo fu il suo ultimo gesto di grandezza, troncato dai sicari di Boleslao che lo colpirono a morte tutti insieme. Secondo un’altra leggenda, nessuno riuscì a lavare il suo sangue, sparso sul pavimento in legno. Il corpo fu poi portato a Praga e sepolto nella chiesa di San Vito. Già nel secolo X Venceslao fu oggetto di culto, e nel secolo successivo diventò il simbolo dello Stato boemo. Più tardi la Chiesa scriverà il suo nome nel Martirologio Romano, venerandolo come martire per la fede.

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Memoria e cultura cristiana non guastano, anzi, direi che purtroppo, è stata omertosamente ridotta dal regime egemonico della cultura imperante e conformista di sinistra e almeno dalla mia generazione, potendo arrivarci sempre ben poco.

Ed anche per questo, oggi a molti, è così facile non riconoscere il valore della cultura e della storia cristiana.

A.

5
20 Mag 2010
alle 17:43

Alieno

Riporto una vecchia intervista del 2003 che credo sia interessante ed attuale, anzi, ancora più di allora:

Un Arcivescovo con le stelletteIntervista a monsignor Angelo Bagnasco, che dallo scorso mese di giugno è il nuovo Ordinario Militare per l'Italia

 

Lo scorso 20 giugno il Vescovo di Pesaro Angelo Bagnasco ha sostituito monsignor Giuseppe Mani nell'incarico di Ordinario Militare per l'Italia. Gli abbiamo rivolto alcune domande riguardo alla sua nuova esperienza.

Eccellenza, sono passati pochi mesi dalla sua assunzione del nuovo incarico, che la vede impegnata nelle nostre Forze Amate. Quali sono le sue aspettative e in che modo intende compiere la nuova missione alla quale è stato chiamato?

«La mia aspettativa è quella di ogni vescovo verso la diocesi che il Santo Padre gli affida: essere un buon pastore secondo il cuore di Cristo per portare le anime che gli sono state consegnate a incontrare il Signore Gesù e a vivere con passione la Chiesa. Devo dire che fin dai primi mesi del mio episcopato nell'Ordinariato militare ringrazio il Signore per le realtà molto belle, positive e le possibilità che vado scoprendo di giorno in giorno in questo mondo per me completamente nuovo».

Potrebbe aiutarci a capire che cos'è l'Ordinariato militare?

«È una diocesi sui generis, come ci ricorda il Papa nella Costituzione Apostolica "Spirituali militum curae" (1986). Da un lato ha un popolo che conta attualmente 420.000 soldati appartenenti alle diverse Forze Armate presenti nel nostro Paese, a cui si devono aggiungere le loro famiglie; dall'altro non ha un territorio definito come le altre diocesi bensì le caserme, che sono sparse su tutto il territorio nazionale e anche fuori Italia, laddove si trovano i contingenti di pace per le missioni umanitarie. In questa diocesi particolare vi sono poi circa 200 sacerdoti cappellani militari, che costituiscono il presbiterio».

E quali sono i compiti dell'Ordinario che ne è a capo?

«Quelli di tutte le diocesi, come dicevo prima. L'Ordinario deve cioè curare in ogni modo possibile ed efficace i propri sacerdoti, ovvero i cappellani militari, che vivono in contatto con le diverse caserme. Questa è la prima preoccupazione e la prima cura. Ma rispetto alle altre diocesi esiste il problema delle distanze, in quanto le caserme sono sparse in ogni parte d'Italia: quindi per una vicinanza visiva, fisica, con la propria gente l'Ordinario incontra molte più difficoltà rispetto ai vescovi delle diocesi territoriali, anche di quelle molto estese».

Come si diventa cappellani militari?

«Attraverso una domanda: un sacerdote che sente maturare dentro di sé il desiderio di fare questa esperienza deve chiedere il permesso al suo vescovo o superiore religioso, se è un religioso, e poi inoltrare domanda di accettazione all'Ordinario militare. A questo punto, dopo due anni di tirocinio, il sacerdote entra a tutti gli effetti nell'organico dei cappellani militari, al massimo fino a 62 anni. Questo è infatti il limite di età previsto dalla legge dello Stato, entro cui qualunque cappellano militare va in pensione».

Si dice che i cappellani militari sono preti che portano le stellette. Vi sono effettivamente somiglianze tra la vita dei cappellani e quella dei soldati?

«I cappellani condividono la vita dei militari da sacerdoti, vivendo là dove loro vivono, sia in Italia che all'estero. In modo particolare nelle missioni di pace, in situazioni e luoghi di estrema difficoltà e impegno, attraverso i cappellani si esprime la maternità della Chiesa, che condivide la vita di tutti per portare conforto, fiducia e fraternità attraverso il Vangelo e i Sacramenti».

L'attuale numero dei cappellani militari è sufficiente a soddisfare le esigenze delle nostre Forze Armate?

«L'organico previsto per i cappellani militari è di 204 unità. Attualmente gli effettivi sono 196. Speriamo in questi anni di poter arrivare all'organico completo, perché i bisogni ci sono: arrivano spesso richieste per avere il cappellano militare. Purtroppo al momento non riusciamo a coprire in modo esaustivo le esigenze di tutte le caserme».

Come sono dislocati i cappellani sul territorio nazionale?

«Come nelle altre diocesi un sacerdote ha più parrocchie piccole e vicine, analogamente anche i nostri cappellani hanno l'incarico di base nella caserma principale, e poi facilmente hanno delle estensioni d'incarico in realtà militari più piccole e comunque vicine, in modo che il servizio religioso possa essere garantito il più possibile a tutti. Una particolare attenzione cerchiamo di averla per le scuole e le accademie, che sono luoghi di formazione di alto livello. Come sempre i luoghi di formazione hanno una priorità di per sé. Un'altra particolare attenzione riguarda le missioni all'estero, dove i militari, lontani dalla propria Patria e dalla famiglia, vivono situazioni di particolare difficoltà, e dunque la presenza del cappellano diventa ancor più necessaria».

I cappellani vengono accolti bene dai militari?

«Fin dagli inizi del mio ministero ho visto con gioia un grande apprezzamento e una grande stima - a partire dai più alti gradi fino ai semplici soldati - per la presenza della Chiesa nel mondo militare e quindi, in concreto, per l'opera dei cappellani. Da questo si evince il clima generale di accoglienza e di reciproca fiducia. Ma è fondamentale - mi dicono i cappellani stessi - che la loro presenza sia il più possibile costante e che esprima pazientemente, con metodo, fiducia e perseveranza l'amore di Cristo e la maternità della Chiesa per tutti e per ciascuno. Solamente nella condivisione si crea un rapporto di stima e di fiducia, si abbattono a volte diffidenze, ostacoli, qualche pregiudizio e nasce la possibilità di parlare del Signore e di sostenere il cammino della fede».

Quali difficoltà essi incontrano nell'assolvimento dei propri compiti?

«Una particolare attenzione da avere riguarda un certo orario d'ufficio che oggi è diffuso, per cui ad una data ora del pomeriggio il personale termina il servizio. Questa circostanza esige di calibrare sempre meglio la presenza e l'azione pastorale».

La scorsa settimana lei si è recato in Bosnia e in Kossovo dai nostri militari. Cosa può dirci a riguardo?

«In Bosnia sono stato per conferire la Cresima a un gruppo di soldati e in Kossovo per dedicare la chiesa costruita nel villaggio militare di Pec. È stata una visita pastorale che mi ha molto colpito, perché ho potuto vedere di persona il grande lavoro dei nostri uomini: la loro dedizione merita tutta la nostra stima e gratitudine. Del resto la presenza dei militari in queste terre, come negli altri teatri di missione, è molto apprezzata, sia per il servizio d'ordine sia per il servizio umanitario di assistenza che essi prestano a tutti. La gente del posto riconosce quest'opera e mostra crescente stima».

Anche alcuni cappellani militari hanno preso parte alle recenti missioni all'estero. Qual è il suo giudizio sul loro contributo nel corso delle operazioni nelle diverse aree di crisi?

«I nostri cappellani in mezzo a questi contingenti di pace sono una presenza molto importante e desiderata per l'equilibrio umano e il conforto che offrono, per la serena fraternità cristiana che esprimono e per il costante annuncio del Signore, che illumina le missioni umanitarie e sostiene i militari - operatori di sicurezza e di pace - con la parola del Vangelo e la forza dell'Eucaristia e degli altri Sacramenti».

Oltre le missioni all'estero, questi anni sono caratterizzati da altri due eventi di grande rilievo: il termine della leva obbligatoria e il sistema della sicurezza comune europea...

«Si tratta di svolte impegnative ma anche ricche di opportunità: se per esse si cercherà ispirazione nella grande tradizione cristiana si potrà in entrambi i casi contribuire al bene comune».

Art. Pier Vincenzo Rosiello (dal sito dell'Arma dei Carabinieri, carabinieri.it, anno 2003). 
4
20 Mag 2010
alle 17:33

Alieno

Purtroppo non sono pochi coloro che sono morti uccisi combattendo la mafia, barbaramente assassinati dei criminali che non apprezzavano poliziotti, carabinieri e magistrati.

Ma credo, a nessun uomo di buona ragione verrebbe in mente di dire: basta sacrifici "inutili", via dal Sud, magistrati e forze dell'ordine a casa.

Per non parlare di quelli caduti sotto i colpi dei criminali terroristi Br. Ma non credo che combattere contro le Br sia stato "inutile" sacrificio e non mi pare che sia pensato: beh, facciano pure quello che credono, apriamo il dialogo..

Perché l'unico dialogo che viene concesso, sono ricatti insostenibili, tanto che siano la nostra criminalità organizzata, il terrorismo comunista, che quello islamico ed anzi, un dialogo è ciò che costantemente si evita come la peste, così come la ricostruzione della pace, del vivere civile (deve invece essere appunto, terrore, insicurezza, instabilità, il terrorismo è questo).

Anche la morte di quel poliziotto morto a causa della delinquenziale e criminale cultura sfascista e bestiale che circola intorno alle tifoserie ultras di calcio, l'ispettore Raciti, non credo sia stato sacrificio inutile e tanto meno ho visto sollevarsi l'indignata (strumentale) grida: tutti i poliziotti a casa, altro che stadi o servizio d'ordine, son sacrifici inutili.

Invece macché.

Ma io credo che dirla così, "sacrifici inutili" offenda coloro che hanno speso la loro vita invece, in qualcosa di giusto.

Non si sono mica suicidati. Hanno compiuto una scelta in qualcosa in cui hanno creduto.

Ed allora si tratta di capire se quel qualcosa in cui hanno creduto, era una cosa giusta oppure inutile e dunque, sbagliata.

Non sono sucidi, non sono dei fanatici deliranti e privi di senno, ma uomini che credono in qualcosa di giusto: la pace, la dignità, la libertà come diritto di altri e per cui vale la pena di correre dei rischi.

Io credo che l'omelia ai funerali solenni sia più dignitosa e giusta, questione di punti di vista naturalmente, di quello che è stato esposto nel post.

E vedo che i commenti che mi precedono, restano perplessi di una lettura così... superficiale? Strumentale?

Dunque, riporto la nota di agenzia (Ansa) in merito all'Omelia che dicevo, offrendo un punto di vista che è mia presunzione pensare, rende miglior dignità a coloro che si sono sacrificati, ma non inutilmente: avrebbero fatto a meno di essere uccisi da dei criminali, ma si sono accollati un rischio perché ci sono dei valori che vale la pena di sostenere battendosi come si possa.

Certe battaglie vanno la pena di essere combattute anche e perfin sapendo che si perderà. Ma io credo che non sia questo il caso, ma che questo racconti la storia di chi stava dalla parte della speranza, ne aveva come ne hanno gli uomini e le donne che sono oggi in Afghanistan. Per scelta, voglio ricordare, non più servizi di leva su cui speculare nell'ambiguità.

Ecco

L'OMELIA - "Il sacrificio dei nostri militari non è vano, non solo per l'Afghanistan ma anche per l'Italia e il mondo intero". Lo ha detto l'ordinario militare, mons.Vincenzo Pelvi, nell'omelia ai funerali solenni dei due alpini uccisi lunedì scorso in Afghanistan, Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio. "Luigi e Massimiliano - ha spiegato Monsignor Pelvi - hanno vissuto per gli altri, e sono morti per gli altri: sono morti come hanno vissuto, offrendo la loro giovane vita per gli altri".
Quando Luigi e Massimiliano, ha proseguito l'ordinario militare, "hanno scelto la professione militare volendo partecipare in modo attivo e creativo alla pace, hanno scelto di donare tutto loro stessi per gli altri. Sapevano bene che la vera disgrazia sarebbe stata morire per niente e per nessuno, ed è stata proprio la loro morte a rendere più evidente il vivere per gli altri". "Per i nostri giovani militari - ha sottolineato monsignor Pelvi - le missioni di pace sono una questione d'amore, per dare dignità e democrazia a chi piange, soffre nelle terre più dimenticate. Ricordiamo che il servizio reso dai nostri figli e da militari di altre nazioni resta un evento scritto per sempre nella storia della pace, un patrimonio che deve irrobustire la coscienza nazionale unitaria degli italiani".
(da Ansa, 20 Maggio 2010).

Ricordiamoci che quei ragazzi, portavano con sé speranza e valori di pace, di vita civile, di libertà. Ed è quella che i Talebani ed Al Qaeda non vogliono, temono e per questo hanno dichiarato guerra al mondo e quei ragazzi sono morti: la speranza che si possa vivere in pace in quel luogo del mondo, li terrorizza: a loro serve invece, disperazione, paura, terrore, odio e sono tutti elementi necessari per potersi imporre e governare gli uomini con più facilità.

Sono criminali che uccidono sì, ragazzi come quelli perduti (ma certo non sacrificio inutile), a combattere per quei valori che dicevo, di civiltà, di pace, di libertà, di democrazia anche ma non esitano ad uccidere uomini e donne della loro terra, per i motivi più disparati: perché donne che studiano, emancipate, perché non indossano il velo e non c'é pietà in quella cultura della morte e della follia cieca, perché quella è una cultura che ha perso del tutto la ragione ed è sostenuta da una pessima fede per gli uomini, una cultura per cui non c'é festa, né ballo, né possa volare un aquilone.

In quella cultura, la pietà è un principio disprezzabile di debolezza, l'umanità non è riconoscibile, la libertà è una minaccia, la speranza non può essere.

E' uno scontro di culture in cui una non solo non è interessata al dialogo, ma lo disprezza con orgoglio.

Ma non è inutile opporvisi con coraggio e certo, tristezza nel cuore che non possa solo la ragione e la fede, una buona ragione ed una fede, risolvere in un dialogo, tutti lo vorremmo, tranne appunto,

coloro che hanno barbaramente ucciso i due giovani nella loro missione. Rischiosa, militare, ma di pace, mica di conquista, mica per imporrre terrore e violenza, ma per portare speranza.

Sacrifico ma non inutile.

A.

3
17 Mag 2010
alle 23:46

amleto bussotti

E vvaiii che ci frega a noi di quello che succede nel mondo tanto non ci toccano.Questa in sintesi è la sua proposta caro don Paolo, se nel corso della storia avessimo tenuto queste posizioni certamente saremmo ancora governati da nazismo e fascismo. La libertà purtroppo la storia ce lo insegna costa sangue. Il dramma caro Don Paolo non sono le vite umane che purtroppo con dolore spendiamo per conquistare la libertà ma è la dabbenaggine, una volta raggiunta, con cui ce la giochiamo ogni giorno mettendola a repentaglio con comportamenti sconsiderati.Si parla tanto di exit stradegy ma nessuno ci chiarisce in che consiste, io mi aspetto che tutti coloro che enfatizzano il dialogo con i terroristi si facciano promotori di iniziative in tal senso nei paesi dove noi siamo a difendere anche la nostra pace con i militari. Allora si potrebbero ritirare i militari, allo stato attuale io non vedo alternative.

2
17 Mag 2010
alle 14:47

andrea

sei sempre il solito cattocomunista! ciau don. stami ben

1
17 Mag 2010
alle 13:09

Ivan

Se si potesse trovare una soluzione, condivisa con gli altri paesi, che partecipano alla cosiddetta Missione di pace in Afghanistan, sarei d'accordo su un eventuale e graduale ritiro. Forse intensificando la vigilanza in patria sul terrorismo, impiegando, più o meno, come numero e risorse ciò che ora si impiega all'estero, si potrebbe ottenere un risultato migliore.

Sono comunque cose sulle quali non si può non tener conto del parere degli esperti militari e della sicurezza. Bisognerebbe avere il buon senso di non condizionarli politicamente perché suggeriscano le soluzioni tecnicamente più affidabili.

 

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