Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Premetto che non voglio fare polemiche con un articolo - di per sè - di taglio cronachistico, ma la pagina del vaticanista Tosatti - apparsa su la Stampa di oggi, ancora una volta rirpopone un tema importante e sempre giustamente nel cuore e nelle preoccupazioni pastorali della Chiesa, con il solito atteggiamente da cospirazione antidemocratica.
Avrete sicuramente modo di leggere l'articolo che immagino arriverà un line tra poche ore, ma tesi neanche troppo nascosta è sempre quella: le discussioni all'interno della Chiesa circa i suoi problemi pastorali (che poi sono i problemi di una Chiesa che si pone onestamente ed umanamente in mezzo alla gente) è sempre fonte di scandalo e di polemica, sempre proposta come una sorta di ribellione al "capo" di Roma, e via di seguito ....
I Vescovi Viennesi, riporta l'articolo, si sono trovati per discutere circa il tema dei divorziati risposati e non, e l'ammissione alla celebrazione del sacramento della Eucaristina ed alla ricezione della Comunione.
Ieri i vescovi austriaci hanno costituito una commissione per discutere della situazione dei separati con il mandato di inviare a Roma proposte concrete per consentire la comunione a chi ha contratto civilmente nuove nozze. E’ allo studio una via canonica per il sì (a determinate condizioni) ai divorziati risposati, come, per esempio, l’ammissione ai sacramenti per scelta di coscienza approvata dal confessore. Con le regole attualmente in vigore, infatti, può ricevere l’ostia solo chi (pur convivendo con una persona diversa da quella sposata in Chiesa) rinuncia ai rapporti sessuali. Tra i due conviventi è consentita la coabitazione, il rapporto affettivo, il mutuo sostegno: cioè molti aspetti che caratterizzano il matrimonio, ad eccezione però dei rapporti sessuali.
Poi l'articolo prosegue.
Nella gerarchia ecclesiastica è giusto discutere anche del celibato. Le «preoccupazioni espresse dal vescovo Paul Iby» (favorevole ad abolire il divieto per i preti di sposarsi) sono «le nostre preoccupazioni», assicura Schoenborn, che si dichiara «felice di vivere in una Chiesa dove c’è libertà di espressione». Un cantiere aperto, dunque: «I vescovi lo dovrebbero fare non solo in Austria ma a livello di Chiesa universale». Al meeting è stata ufficialmente sollevata, in prospettiva, anche la questione delle ordinazioni femminili. Un dibattito a tutto campo e un manifesto per la Chiesa del futuro che «non va ignorato ma amplificato nel mondo cattolico».
Della necessità di sanare la ferita dei divorziati risposati ha parlato anche Benedetto XVI al clero di Aosta nel luglio 2005 e alla Rota Romana nel gennaio 2006, esortando ad approfondire la nullità di un matrimonio ecclesiastico celebrato senza fede, per coloro che passati a una seconda convivenza tornano alla pratica cristiana e desiderano ricevere l’ostia.
Istanze serie, quelle proposte nell'articolo che - come ripeto volentieri - apprezzo nel contenuto di cronaca.
Ma l'idea che rischia di passare (soprattutto per il titolo usato "Chiesa, altro strappo di Vienna...") è che se la Chiesa si mette a discutere (tra l'altro sulla scia dello stesso Papa che MAI si è defilato dalla discussione in merito e dal confronto, anche diretto e pubblico con la Chiesa su questi temi) è una Chiesa di "ribelli" e - comunque - una Chiesa che vive nella polemica, nello "strappo", ecc.
La Chiesa, come dicevo, non è così e - come giustamente riporta l'articolo - la discussione in merito ai problemi delicati come quello della comunione ai divorziati e più in generale della cura pastorale che vivono in situazioni famigliari di difficoltà, è sempre un tema affrontato con libertà e giustizia, nel dialogo e nel rispetto delle dinamiche "gerarchico-pastorali" della Chiesa stessa.
Altro che "strappo"...
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alle 18:33
BERNARDO
Mi sono informato, ho letto il vangelo, sembrerebbe che ciò che differenzia la chiesa cattolica da altre confessioni cristiane sia un problema di interpretazione delle scritture. Tenendo conto anche delle traduzioni che col tempo sono intervenute nella trasmissione dei testi, la chiesa cattolica impone un rigida interpretazione del volere di Gesù, e cioè divorzio mai in nessun caso, perchè si incorre nel peccato di adulterio sempre e comunque. Io leggendo il vangelo percepisco che il non divorzio deve essere una cosa che si fa dall'oggi al domani come se niente fosse, ma in certi casi Gesù non intende essere così categorico, severo, intransigente...Per esempio vi sono dei casi di abbandono definitivo del coniuge, che vede il suo/a ex ricostruirsi una famiglia in modo irreversibile. Allora chi ha visto finire il suo matrimonio dopo aver fatto tutto il possibile per salvarlo è destinato a finire i suoi giorni da solo? Deve continuare a rispettare un patto rotto unilateralmente dall'altro in modo palesemente irreversibile??? A questa persona viene negata la comunione, ma Gesù gli/le negherà la salvezza solo per aver voluto ricostruire un matrimonio che magari funziona meglio del primo???? No. Leggendo il vangelo io non percepisco questo. Gesù ama e sa ciò che c'è dentro di noi. La chiesa dovrebbe rivedere le sue posizioni.
Grazie.