Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
La pace in Israele e Palestina, è una priorità per tutti, ed anche per il Vaticano.
Oggi infatti sono state queste le posizioni espresse ufficialmente dal papa, in seguito all'importante incontro con Peres che si è tenuto a Castel Gandolfo.
La ripresa dei contatti diretti tra Israeliani e Palestinesi, in programma oggi a Washington, possa aiutare “a raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli e capace di portare una pace stabile in Terra Santa e in tutta la Regione”.
Durante l’udienza, il Papa e il presidente Peres hanno anche ribadito “la condanna di ogni forma di violenza e la necessità di garantire a tutte le popolazioni dell'area migliori condizioni di vita. Non è mancato – si legge ancora nella nota vaticana - un riferimento al dialogo interreligioso e uno sguardo d’insieme alla situazione internazionale”.
Dopo l’udienza con il Santo Padre, il presidente israeliano ha incontrato anche il Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Dominique Mamberti. Durante i colloqui, svoltisi “in un clima di cordialità”, è stato ricordato il Pellegrinaggio che Sua Santità ha compiuto in Terra Santa nel 2009.
“I colloqui – prosegue la nota della sala stampa vaticana - hanno permesso di esaminare anche i rapporti tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede e quelli delle Autorità statali con le comunità cattoliche locali.
Al riguardo, si è sottolineato il significato del tutto particolare della presenza di queste ultime nella Terra Santa e il contributo che esse offrono al bene comune della società, anche attraverso le scuole cattoliche.
Infine, si è preso atto dei risultati raggiunti della Commissione bilaterale di lavoro, impegnata da anni nell’elaborazione di un Accordo relativo a questioni di carattere economico e si è auspicata una rapida conclusione del medesimo”.
(fonte: SIR)
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alle 20:57
alieno
Sia pace a Gerusalemme!
Una buona occasione di preghiera (c'é sempre una buona occasione) perché gli uomini di buona volontà ed i buoni intenti, possano resistere con coraggio, lucidità e saggezza, contro le malvagie opere compiute da coloro che promuovono la cultura dell'odio e temono, pertanto, qualsiasi processo di dialogo e di speranza.
Costoro sono uomini che si sono perduti nell'oscurità e nella disperazione, oppure sono coloro che rifuggono e disprezzano la luce promuovendo la disperazione; e facendo del proprio odio e timore, la sprezzante attività ancora più determinata, tanto più è temuta la luce della speranza, badando che il proprio impegno ed ingegno sia ancora e poi ancora, quello di ostacolare, impedire e confondere tutti gli altri, disperandoli o anche chiamandoli dalla propria parte, contro chi ha su di sé la responsabilità da protagonista del dialogo, contro quanti, tanti, tra coloro che pregano, confidano e sperano.
E', purtroppo, una speranza che ci appare fragilissima e fievole, è appena un lumicino e questo, coloro che lavorano contro la speranza, lo sanno bene, fin troppo bene, anzi, ci contano molto ed operano affinché nulla cambi davvero se non nel loro progetto perverso.
La preghiera, allora, è una buona occasione di tutti per partecipare in una scelta di campo precisa;
una preghiera perché non si spenga la possibilità di avere più luce tra gli uomini, perché la preghiera dia forza ed illumini i passi di chi, ancora una volta, l'ennesima volta, non rinuncia alla speranza tra gli uomini.
I detriti depositati dall'incomprensione, dalle continue proposte di odio, dai rancori, dalla costante affermazione della cultura della vendetta a prevaricare quella su del perdono e dell'armonia, lo sappiamo, purtroppo, bene tutti: sono ostacoli larghi ed alti come montagne, montagne enormi fatte di rabbia, lutto, dolore, odio, disperazione e poi ancora odio, odio ed odio.
Ogni cristiano, poi, sa bene che dove c'è odio come proposta, non può esserci quella di Dio, perché nell'odio non si vede più la Via vera e Gesù è la Via per Dio, così tocca scegliere:
Odio o Dio.
Ostacoli, certo, ed ostacoli grandi come montagne.
Ma non per questo dobbiamo rinunciare alla speranza... si potrebbe dire che anzi, è il contrario, proprio per questo NON possiamo concederci di rinunciare alla speranza:
è proprio dove è più fragile, dove manca di più, dove viene perduta così facilmente, dove viene devastata diffondendo la disperazione, che occorre ed occorre più che in ogni altro luogo e più che in ogni altro uomo, la speranza.
E' una buona occasione e so benissimo che, certo, non è la prima volta, né la seconda, né la settima, purtroppo, né la settattensima volta: è l'ennesima si sa...
Eppure vale la pena di insistere ancora, non una, non sette, ma almeno settanta volte sette;
ciò è possibile; di più: è un sacrificio con cui relazionarci, mettendoci alla prova, è una sfida, provando a misurare i limiti dell'uomo, scoprendo che con sacrificio e fede, è possibile spostarli un bel po' più in là. E questo va fatto, perché tra gli uomini c'è chi si impegna, si ingegna e si sacrifica per stringere sempre di più lo spazio delimitato da quei paletti, promuovendo odio, disprezzo, rancore, vendetta, disperazione, sfiducia e se lasciassimo fare, senza creare una tensione contraria, vedremo quei paletti che infine ci saranno conficcati nei nostri stessi piedi ed ogni piccolo ostacolo, sarà grande come una montagna.
Perciò dico, che pregare ha una buona occasione di essere, per contribuire con la nostra piccola partecipazione.
So bene che per alcuni, è ben piccola cosa, la preghiera.
Ma tutti sanno o dovrebbero sapere, che è dall'infinitamente piccolo che prende forma e vita qualcosa di grande, anche di infinitamente grande ed addirittura, che forse non dovremmo pensare ai termini "piccolo" e "grande" come due entità agli antipodi, talmente lontani dall'esser letti come opposti e perfino contrari, bensì sarebbe più saggio e corretto, forse, considerare "piccolo" e "grande" con una lettura di continuità e di contiguità, come un cerchio che si chiude ed anche comincia, come parte di un tutto che partecipa continuamente, con l'altra misura, grazie all'altra: piccolo e grande.
Non considero affatto la preghiera una piccola cosa, ma quand'anche fosse così per alcuni, prenda pure atto con umiltà di quanto il piccolo sia necessario al grande, a dargli forma, contenuto ed essenza.
E' ancora una buona occasione (e c'è sempre una buona occasione) per pregare e sostenere la speranza con la preghiera.
E' buona occasione anche se gli ostacoli sono enormi, montagne.
E' buona PROPRIO perché gli ostacoli sono enormi, sono montagne.
Ed inoltre, la preghiera è uno strumento formidabile: può dare molto, moltissimo (anche a chi ne fa) e però costa poco, pochissimo, è assolutamente strumento giusto, di "costo democratico", giusto, perché chiunque, chiunque può accedere alla preghiera, ricco o povero, quale che sia la etnia, l'aspetto fisico ed ovunque sia, chiunque può pregare ed usare questa risorsa che è la preghiera e la sua preghiera non sarà da meno delle altre.
E' una buona occasione per pregare ed il mio invito è quello che tutti più o meno sappiamo riconoscere come buon messaggio educativo, ripetendolo in altre circostanze: non sprecare la buona occasione, non sprecare le risorse;
così avremo speranza e possibilità di superare l'ostacolo quando ci sembra troppo grande: facendo buon uso delle buone occasioni, non lasciandole inerti, non sprecandole.
Buona serata,
A.
Ed egli rispose: « Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. (Matteo 17, 20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi dunque intendete la parabola del seminatore: tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.
Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato.
Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto.
Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta”. (Matteo 13, 18-23)
Così dice il Signore, l'Eterno: «Io prenderò un ramoscello dalla punta del cedro più alto e lo pianterò; dalla cima dei suoi giovani rami staccherò un tenero ramoscello e lo pianterò sopra un monte alto ed elevato. Lo pianterò sull'alto monte d'Israele; metterà rami, porterà frutto e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui dimoreranno uccelli di ogni specie; essi dimoreranno all'ombra dei suoi rami. (Ezechiele, 167,22-23)