Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
Come era da immaginarsi, la legge sul fine vita, recentemente approvata alla camera ed in procinto di essere discussa al Senato dopo l'estate, inizia a cozzare contro appelli di singoli cittadini, iniziative legali di magistrati ed avvocati.
La notizia alla quale mi riferisco è uscita in questi giorni, anche se il fatto a cui si riferisce è di alcuni mesi fa.
Il caso è quello di un giudice del trevigiano, Clarice di Tullio che ha firmato alcuni mesi fa un decreto per permettere a una paziente di 48 anni di rifiutare le cure.
La storia, riportata oggi da alcuni giornali nazionali e locali, risale all'inizio dell'anno.
La donna, affetta da una grave malattia degenerativa, era stata ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Treviso. Nonostante il quadro clinico stesse precipitando, la paziente aveva rifiutato sia la trasfusione, essendo testimone di Geova, sia la tracheotomia permanente, che le avrebbe permesso di limitare il deficit respiratorio. Da qui la richiesta, di potere scegliere di sospendere, in caso di necessità, le terapie salva-vita.
Le condizioni della donna erano poi migliorate, al punto da permetterle di ritornare a casa, ma la paziente aveva comunque deciso di inoltrare la richiesta al giudice se la situazione fosse nuovamente peggiorata. "Non voglio che la mia vita venga prolungata se i medici sono ragionevolmente certi che le mie condizioni sono senza speranza", aveva detto la donna. Una richiesta che il giudice ha deciso di accogliere, nominando anche il marito come amministratore di sostegno.
Naturalmente questa scelta si scontrerà con l'esito parlamentare della legge che - se approvata - cancellerebbe la decisione del giudice con ovvie prese di posizioni conseguenti. Presumibilmente non solo della famiglia interessata (che rispettiamo in questo momento di sofferenza) ma - è immaginabile - da parte di numerosi soggetti che non vedono l'ora di partire con una guerra vera e propria che avrebbe la conseguenza diretta i affossare "de facto" la legge a suon di sentenze, ricorsi, ecc.
Staremo avdere se le cose andranno così...o se ci sarà finalmente la possibilità di creare un serio dibattito, pacato e responsabile, su questo tema così delicato.
Formalmente un giudice non ha potere legislativo. Siccome però si vedono troppi casi dove il giudice fa quello che gli pare, sono la norma sentenze opposte per situazioni analoghe, a seconda dell'estro del momento, nei fatti il potere legislativo ce l'ha eccome.
In questo caso il giudice ha di nuovo deciso di capa sua, e anche se sono pienamente d'accordo con il provvedimento in sé, non mi sembra che sia stato seguito l'iter corretto.
@ Fabrizio
Credo che tu faccia un po' di confusione: il giudice non ha potere legislativo, ma decide caso per caso e la sentenza ha valore solo per il caso specifico.
Ho postato qualcosa sul suo articolo - Chiedete e vi sarà dato - E' una richiesta che la
prego di prendere in seria considerazione. Volevo scrivere altro a proposito d'ebrei,ma
ho visto che i pezzi sono retrodatati di parecchio. Mi chiamo bruno d'alessandro e le sarei estremamente grato se volesse rispondere utilizzando la mail.Non sapevo dove scriverle ed ho utilizzato questo spazio. Naturalmente non è un commento da pubblicare. La ringrazio per l'attenzione che vorrà prestarmi.
Per quanto io sia a favore dell'autodeterminazione, con l'unica riserva di assicurarsi che non sia la famiglia a voler togliere di mezzo il parente scomodo, non trovo giusta l'incredibile libertà di giudizio concessa ai giudici. E no, non sto parlando del caso Berlusca ma di altri casi simili a questo, con semplici cittadini come attori, dove il giudice di turno ha fatto quello che gli pareva e non ha mai dovuto subire alcuna conseguenza in caso di successivo ribaltamento della sentenza.
Separazione dei poteri: mi sta bene. Ma proprio per questo principio, il potere legislativo non dovrebbe spettare ai giudici.
alle 09:40
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Questo è un argomento molto complicato ma io penso che ognuno deve decidere sulla propria vita, come diceva Fabrizio però, controllando che non sia la famiglia a spingere sulla decisione del paziente di non accettare le cure. D'altra parte, un giudice ha la facoltà di decidere in casi particolari e mi sembra giusto.