Cercare e cercarsi nella via della comunicazione
E' stato presentato pochi giorni fa in Vaticano presso la sede della Radio Vaticana, un interessante volume di Alessandro Gisott, edito da Effatà, dal tutolo "11 Settembre - una storia che continua". Alla presentazione era presente il portavoce del Santo Padre nonchè direttore della Radio vaticana, Padre Lombardi.
"Penso che sia il momento, non solo per gli Stati Uniti ma per la comunità umana, di fare un lavoro per essere più vicini l'uno all'altro".
Molti gli uomini che si impegnarono nel salvare vite, anche a costo della propria, come i vigili del fuoco, gli uomini della polizia, i volontari un esercito che rispose all'odio con la solidarietà, come sottolinea nel suo intervento il direttore della Sala stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi:
"Ricordo che nei giorni dopo l'11 settembre, sentendo queste testimonianze straordinarie della generosità, della positività dei pompieri di New York o dei poliziotti di New York, io mi ero veramente detto: 'Pensiamo alle parabole evangeliche, pensiamo al Buon Samaritano'. Se Gesù vivesse oggi certamente ci sarebbe una parabola in cui parla del pompiere di New York, in cui parla del poliziotto dell'11 settembre, che sono figure che hanno toccato tutta la gioventù e tutta l'umanità dei nostri giorni come esempi di carità, di generosità nel dare la vita per l'altro".
Dovendo fare un bilancio - precisa padre Lombardi - non può non essere quello dell'odio e dell'amore, eppur non potendo dare una risposta esemplificativa su questo importante quesito, padre Lombardi, ha evidenziato:
"Dopo questa manifestazione assolutamente mostruosa, incredibile, disumana dell'odio omicida, poi siamo stati tutti colpiti e veramente impressionati dalla risposta di amore, dalla risposta di generosità, di solidarietà all'11 settembre, in particolare dal 12 settembre in poi è stata veramente impressionante e continua ad essere operante tuttora".
Quindi lo sguardo è andato alla necessità di dialogo per la costruzione della pace e alla negazione di ogni forma di fondamentalismo che usa la parola Dio per sostenere l'odio:
"Se vogliamo costruire la pace di questa umanità, dobbiamo riuscire a sviluppare un discorso in cui la dimensione religiosa diventi un'attiva forza di pace; parlare di Dio in modo tale da non alimentare il fanatismo. E' il rapporto che Benedetto XVI pone spesso tra fede e ragione. In questo senso, la nostra preoccupazione nel dialogo con l'islam è molto grande. Il nostro impegno è quello di riuscire a parlare di Dio, in modo tale che Dio sia sempre un riferimento di famiglia umana comune, di valori umani condivisi, di fondamento di pace, di rispetto e di amore e non un elemento di fanatismo e di odio come a volte, purtroppo, Dio - 'male inteso' - è stato".
Alla presentazione è anche intervenuta la giornalista Rai Tiziana Ferrario.
che ha documentato come ancora oggi l'Occidente sia guardato con scetticismo da una parte del mondo islamico. A contribuire le diversità culturali, ma anche le guerre, seguite alla strategia del terrore, che tanti civili hanno ucciso:
"In questi dieci anni, io ho viaggiato soprattutto in Paesi islamici. Ma proprio stando a lungo in Pakistan c'era un grande sentimento antiamericano, fortissimo, ed è andato via, via aumentando nei confronti anche di quell'Occidente che viene considerato con costumi diversi. Da dove dobbiamo partire? Bisogna lavorare con il fronte moderato. Io credo che questo sia un grande lavoro che si debba fare".
A dieci anni da quell'evento in cui Al Qaeda divenne il segno distintivo del terrorismo internazionale, presero avvio, prima la guerre in Afghanistan e quella in Iraq poi, con migliaia di morti militari e civili, l'analista strategico Andrea Margelletti, parla della necessità di abbattere pregiudizi e regole chiare per il confronto:
"Io credo che la risposta più corretta sia nel rispetto delle regole e di ricordarci che uno Stato è un grande ombrello, sotto il quale tutti hanno il diritto di trovare riparo, ed è nel rispetto delle regole che si può stare tutti sotto questo ombrello".
Buonasera,son convinta e spesso quel che leggo me lo conferma che,è abitudine quasi fare un gran minestrone tra mussulmani integralisti,fondamentalisti,islam,terroristi,e gente pacifica che crede in Allah.Se avete voglia e pazienza di leggere ,inserisco un articolo di Amira Hass giornalista israeliana che scrive per l'internazionale e veramente fa riflettere sul superamento delle diversità.Le barriere chi le crea?
Il tram dei poveri
Il 31 agosto mi ha chiamato la mia amica M. Era su di giri. “Ascolta, devi salire sul tram che è stato inaugurato a Gerusalemme”, mi ha detto, praticamente senza salutarmi.
Un accenno al contesto: la prima stazione della linea del tram si trova in un insediamento israeliano considerato dalla maggior parte degli ebrei un “quartiere” di Gerusalemme. Da lì il tram si avvicina alla città vecchia attraversando alcuni quartieri palestinesi. Poi si dirige a ovest. Il tram è diventato famoso per i tentativi di boicottaggio del progetto.
Ma torniamo alla mia amica M.: “È pieno zeppo. Tutti i poveri lo usano, dato che è gratis. E chi sono i poveri? Palestinesi ed ebrei ortodossi. Incollati gli uni agli altri. A bordo c’era anche un soldato, con una grossa kippah. Insieme a lui, un altro ragazzo ortodosso. A un certo punto sono salite due anziane palestinesi con l’hijab. Hanno saltato la loro fermata e si sentivano perse: ‘Cosa facciamo ora, dove andiamo?’. Nessun problema. Il soldato e il suo amico le hanno tranquillizzate. Tutti erano gentili l’uno con l’altro. L’autista era palestinese. Mi avevano detto che solo gli autisti palestinesi hanno fatto domanda di lavoro. Gli ebrei avevano paura di guidare nei quartieri arabi. Ma poi ho visto un autista con la kippah. Dovresti salirci anche tu. Sembravano tutti così gentili. Forse è la nuova atmosfera di Israele, creata dal movimento di protesta. Devi farti un giro sul tram prima che chiedano di pagare il biglietto e i poveri smettano di prenderlo”.
Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 913, 2 settembre 2011
alle 17:33
freedom 48
Sono sempre più dell'opinione che non possa esserci pace se non c'è giustizia e rispetto per tutti.