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Oggi arriva Natale: chissà come reagirà lo Spread.

Sabato 24 Dicembre 2011, 08:55 in Comunicazione, Cronaca, Religione, Riflessione di

Siamo in periodo di crisi ed arriva il natale. Come possiamo viverlo? Cosa può donarci umanamente e cristianamente? Come "superare" il Natale, senza farci ingoiare dalla tristezza e dalla desolazione?

Sui giornali di oggi ho letto, con divertimento purtroppo amaro, una simpatica vignetta che recitava quasi come il titolo che ho usato per questo articolo.

In effetti, in questo periodo di crisi e di concitati movimenti finanziari, politici e sociali, più che di questioni economiche e di spread non si è parlato. Qualcuno l'ha addirittura definito il "terrorismo dello spread".

C'è un fatto però che - io lo vedo nella concretezza del mio servizio pastorale di parroco - indubbiamente caratterizza questo Natale, forse come non mai fino ad ora. La crisi non è più una parola e si fa sentire, e come, con tutta la sua violenza assordante.

Non sarà terrorismo mediatico, non sarà violenza linguistica, ma tutte queste notizie che leggiamo, e soprattutto la leggerezza del nostro portafogli (non solo ormai quello percepito...ma quello reale...) si fanno sentire prepotentemente. 

Elemento non secondario, con una prepotenza ed una violenza "sorde", striscianti che si insinuano viralmente nel nostro cervello ed anche - ho paura - nel nostro cuore.

E qui arriviamo al punto. Cosa succederà al natale in questo tempo di crisi, in questa situazione così tragica? Cosa porteranno le feste natalizie nelle nostre famiglie?

Forse - è immaginabile - meno consumi e più preoccupazione, probabilmente meno cercette e più paure.

Proprio in questa situaizone credo si nasconda una grande opportunità per chi voglia vivere il Natale (cristianamente e non).

Dal punto di vista non cristiano, credo sia giusto riflettere sul tema del "donare". Al Natale è collegato da sempre il concetto di dono, espresso plasticamente nei regali, nell'accoglienza verso i parenti, nei momenti conviviali. In questo "concetto" (che dalla crisi sarà forse reso più astratto) si nasconde una grossa opportunità; il fare e ricevere regali può forse farci comprendere come non è solo quello che si ha che ci rende felici, ma soprattutto quello che si condivide. Non per falsa retorica ma per "vera consistenza" del dono che - a prescindere dal valore del bene che ha in oggetto - manifesta un "bene superiore" tanto celato quanto importante. 

Chi fa regali si sente realizzato perchè esprime vicinanza ad una persona, considerazione, stima, gratitudine. Chi i regali li riceve, parimenti si sente considerato, importante; sente che "lui conta", che per qualcuno la sua vita non è irrilevante o un semplice "titolo di giornale".

E dal punto di vista del Natale cristiano? Qui il discorso si fa più semplice ed allo stesso tempo "pesante". Qui c'è in gioco la nostra fede che poi è tutt'uno con la nostra vita. Qui c'è in gioco la certezza delle Vita che sempre è chiamata a "volare" sulle ali della speranza, poichè è una vita che ha in Dio la sua fonte, ed in Dio la sua realizzazione e compimento.

La nostra speranza, in Cristo, è chiamata a volare ed a mai farsi abbattre, soprattutto nei momenti difficili come questi che rischiano di appesantire inesorabilmente i nostri cuori.

Abbiamo bisogno di speranza, di pace e di amoe. Sì. Non sono parole da bambini, non sono espressione di un "natale melenso" e retrogrado. Sono - e forse quest'anno ce ne rendiamo più conto - le parole che abbiamo bisogno di sentirci augurare.

Sono, nel mio piccolo, anche il mio sincero augurio a tutti voi.

Buon Natale.

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